martedì 13 giugno 2023

10 anni di asimmetrie europee: i video

Poco fa, su Facebook, ho rivendicato un dato oggettivo: se oggi sul MES c'è un dibattito, quel dibattito che sull'euro non c'è stato, tanto per capirci, e se questo dibattito è riuscito finora ad arginare l'autolesionistica ratifica dell'infame trattato, il motivo è semplice: c'è dibattito perché c'è stato il Dibattito, cioè questo blog che non esiste (perché ai media fa comodo che non esista). Qui si sono riunite, confrontate, coalizzate le forze sane del Paese, in un contesto purificato da narcisismi e protagonismi e vivificato da una dialettica assolutamente trasversale, quella che vedete iconicamente rappresentata da questa foto tratta dall'album del nostro secondo convegno annuale (il #goofy2):


Non è poco quello che abbiamo fatto e sono quindi ben chiare sia le ragioni di chi dall'alto (inteso come sopravvento tattico, come disponibilità di mezzi) vuole ignorarlo,  sia quelle di chi dal basso (inteso come statura morale) vuole denigrarlo. Ma ha fatto bene Benedetto Ponti a rivendicare i meriti di a/simmetrie aprendo il convegno del 15 aprile:


un convegno in cui abbiamo parlato di cosa siano le asimmetrie economiche e di come l'UE le amplifichi a casa nostra e altrui:


e in cui ci siamo confrontati da e con uomini liberi su come sostenere un dibattito efficace partendo da condizioni di inferiorità tattica:


"Sono solo chiacchiere, vogliamo i fattiiiii!", proromperà Gennaro54729447 su Twitter. Beh, certo, anche queste erano chiacchiere, ma da quelle chiacchiere sono discesi questi fatti. Il cretinismo becero di Gennaro54729447, che quando con lungimiranza scavavamo la trincea era da qualche parte a contemplare il suo ombelico, non vi confonda: una è lotta, una è l'idea, uno è il movimento che è riuscito ad incidere, spesso grazie a voi, qualche significativa volta nonostante voi.

Ed è qui, nel blog che non c'è, non altrove.

Rifletteteci, e intanto buona visione!

(...questi sono i lavori della mattina, che trovate qui, dove presto troverete anche le relazioni del pomeriggio. Nel frattempo, mi permetto di ricordarvi di sostenere a/simmetrie col vostro 5x1000. Se non siamo ancora stati incaprettati dal MES il merito non è del giurista Timballo, dell'economista Tribordi, della pubblicista Cadonetti: il merito è, sostanzialmente, di a/simmetrie e del lavoro che ha fatto e che continua a fare sulla frontiera della difesa della nostra libertà. Abbiatelo presente e tenetene conto: non vi costa nulla e vi rende molto...)

lunedì 12 giugno 2023

In memoriam

Nel post precedente citavamo una pagina dei libri (ton bibliòn). Oggi ve ne propongo un'altra, questa:

Il tassista de "L'Italia può farcela", il protogrillno che "Se sò magnati tutto!", ve lo ricordate certamente in molti. Pochi però notarono all'epoca, o almeno pochi, praticamente nessuno, mi fecero notare di aver notato dove mi stesse portando. Era stato il mio modo per segnalarvi, osservando la necessaria riservatezza, che un interesse per il nostro lavoro c'era stato, che un discorso stava andando avanti. Perché di avviarlo, quel discorso, me lo avevano chiesto alcuni di voi, e io non avevo motivi per non darvi retta.

Ma forse dovremmo fare un passo indietro, tornando qui, cioè qui, cioè qui:


Era il 23 agosto del 2011, io ero solo un associato di politica economica, fuori dai palazzi, ignaro della grammatica e della sintassi della politica, ma avevo capito come sarebbe andata a finire, e lo trovavo profondamente ingiusto. Se questo blog che non esiste ha avuto il successo che (non esistendo non) ha avuto, è, credo, perché molti di voi, nonostante foste stati, come me, educati da quei maestri di hate speech che sono i media a disprezzare Berlusconi, capivate che quello che stava succedendo era profondamente ingiusto, perché Berlusconi era stato voluto lì dagli italiani, magari non da noi, ma comunque da altri italiani. Era ingiusto che il sorrisetto di due personaggi su cui nel frattempo è calata la scure della Storia (questo e questa) fosse sufficiente a deporlo, ed erano assurde e pericolose le reali motivazioni di questa ardita operazione: spianare la strada all'austerità, al macellaretto col grembiule rosso (che poi sarebbe stato, ma io ad agosto 2011 questo non potevo saperlo, Mario Monti).

Mentre oggi quelli del codardo oltraggio si sbilanciano in servi encomi tutti personalistici, il cui unico scopo, come ci ricorda sempre Daniele Capezzone, è quello di mettere il proprio ego nel cono di luce lasciato dall'ombra del defunto di turno, qui mi limito a darvi solo una valutazione politica: il Dibattito, cioè questo blog che non esiste, ha sempre avuto ben chiaro che l'attacco sciacallo e vile cui Berlusconi veniva sottoposto all'epoca in cui iniziammo a parlare era un totale nonsense. Le condizioni in cui si trovava il Paese non potevano essere imputate a lui né tantomeno, come era uso fare nei salotti della sinistra pruriginosa e benpensante, alle intemperanze (effettive o presunte che fossero) della sua vita privata. Qui si consumò una tappa importante del mio distacco dalla sinistra: nella foga savonaroliana con cui questa riconduceva a un tema soggettivo, ad astio personale (abbondantemente intriso di invidia), le dinamiche oggettive che erano all'opera, e di cui evidentemente preferiva disinteressarsi, o peggio ancora che voleva nascondere ai propri elettori, nel timore che accadesse l'inevitabile (cioè che questi, riconosciuta la consustanzialità della sinistra con queste dinamiche oggettive, asseverata la sua natura di quinta colonna del podestà straniero, la abbandonassero, nonostante i suoi disperati tentativi di salvarsi aggrappandosi al salvagente bucato del "dirittismo").

Altro non voglio aggiungere: l'operazione "quella volta che mi disse..." o "l'ultima volta che l'ho visto..." la lasciamo volentieri agli altri. Mi limito a osservare che, in qualche modo, il Dibattito è nato, se non da lui, da quello che gli stavano facendo, e che ci stavano facendo: cioè, come ricorderete, dalla constatazione che i salvataggi che avrebbero dovuto salvarci (sottinteso: da lui, secondo la sinistra) non ci avrebbero salvato.

E così fu.

Del resto parleremo un'altra volta.

domenica 11 giugno 2023

Le grandi opere non escludono le piccole. Replica a un (non) ppdm.

Massimo Ciuffini ha lasciato un nuovo commento sul tuo post "#sevedeva":

Forse la parte che più mi ha influenzato del Tramonto dell'Euro. Mi è capitato di inviarla (senza evidenziare la fonte) a molte persone di sinistra e ambientalisti (la mia "famiglia") e ricevere sempre consensi e condivisione sulla bontà del contenuto. Purtroppo è molto più facile unirsi sulla negazione delle ragioni della fazione avversa che su un programma di azione comune.

Paradossalmente, oggi lo invierei con la stessa attitudine a persone che si riconoscono con le politiche infrastrutturali di Salvini. Chissà che effetto otterrebbe?

Pubblicato da Massimo Ciuffini su Goofynomics il giorno 3 giu 2023, 10:12


Vuoi vedere l'effetto, Massimo? Eccolo:


Mi affretto ad aggiungere che se sicuramente Matteo ha letto questa pagina:


quando Lorenzo gli fece trovare il mio libro sul comodino, quasi altrettanto certamente le sue parole di oggi non sono influenzate da quella pagina di un distante ieri, ma dal buon senso, quel buon senso che permette a chiunque di comprendere che il "clima" è diventato l'ultimo rifugio delle canaglie che dopo aver devastato per incuria il nostro ambiente vogliono autoassolversi dalle loro responsabilità, magari perché sono in cerca di prestigiosi incarichi (ma chi troppo vuole nulla stringa)!

Per quanto io voglia sentirmi importante, arrivo ad ammettere di essere qualche volta inutile (e per dirla tutta aspiro a una più completa inutilità, come sa chi mi vive accanto: "se rinasco voglio essere inutile" è frase che molti mi hanno sentito dire)!

E ora parliamone.

Tu, Massimo, non sei un ppdm: ti conosco, ti ho visto in faccia, mi sono confrontato con te, sei una persona onesta intellettualmente. Non ti riconosci in un partito di destra come non mi ci riconoscevo io, ma questo, qui, non c'entra nulla, e anche altrove non dovrebbe entrarci. Ti sono debitore di alcune risposte che non sono riuscito a darti perché i tuoi temi non sono i miei, ma anche questo non c'entra.

Quello da cui vorrei affettuosamente metterti in guardia è il tuo lato canino: ognuno di noi lo ha, sono i riflessi cosiddetti pavloviani, dove il riferimento al cane non è minimamente inteso in senso offensivo, ma in senso storico: Pavlov scelse un animale intelligente per studiare i riflessi condizionati, forse perché intuiva che la principale fragilità delle creature intelligenti, ma anche il loro principale punto di forza, è la dimensione istintuale, e il modo in cui influenza la nostra reazione agli stimoli.

In altre parole, caro Massimo, se intuisco il velen dell'argomento, nel tuo commento grato, ma agrodolce, si cela il riflesso condizionato Salvini = destra = merda. Questa linea retta (su cui nella tua mente politica giacciono, fra infiniti altri, questi tre punti) ti conduce naturaliter a un ragionamento del tipo: "Vedi? A noi servirebbero le grandi opere, ma Salvini che è 'de destra' sta solo facendo demagogia per aiutare le mafie e le grandi imprese, devastando il territorio, mentre ecc. ecc.".

Eh, sì! Unirsi sulla negazione delle ragioni della fazione avversa è più facile, anche perché spesso non ci affidiamo a Marx per farlo, ma a Pavlov!

Per carità! Sono io il primo a dire, nei miei seminari politici, che non dovremmo mai deflettere dalla linea su cui giacciono i tre punti UE = PD = pasta di cacao! Sono io il primo a dire che (nelle sedi opportune) dovremmo essere più, e non meno, ideologici! Questo ci consentirebbe di deflazionare radicalmente tanti inutili dibattiti interni e di dare all'esterno un senso della direzione in cui vogliamo andare, che è opposta a quella di questo signore spettacolarmente ignorante dei dati, cioè è "meno Europa".

Però quello che vale per la prassi politica di un partito non vale forse per l'elaborazione intellettuale che facciamo qui: qui il riflesso pavloviano non ci aiuta, secondo me. Da nessuna parte è stato detto né pensato di sostituire le piccole opere con una grande opera. Il dibattito su quest'ultima quindi non può essere posto in dialettica con le prime, perché non sarebbe intellettualmente onesto, neanche sotto il profilo ragionieristico delle fonti di finanziamento (che saranno diverse).

In conclusione, caro Massimo: ho sempre affetto per te, ma il mio animale preferito resta il gatto! Con lui Pavlov non avrebbe avuto soddisfazioni, e su questo dovremmo aprire una riflessione. Il cane protegge il gregge, il gatto protegge le derrate. Lo fa perché mangia il topo (che forse dei tre è il più furbo, ma il meno intelligente: questa però è solo un'ipotesi, e se c'è un etologo che può aiutarci a valutarle gliene saremo grati). Il conflitto è nelle cose: la prima, suprema evidenza di quanto sia menzognera la pacchiana narrazione europea, in effetti, è la sua dimensione irenica.

Buona domenica e buona traversata. La sponda non la vediamo, ma c'è!

venerdì 9 giugno 2023

Sul MES, il PNRR, il Dibattito, e i ppdm

Il mondo dei social è pervaso da un lutto inatteso! Decine di suoi personaggi sono scomparsi d'un botto, lasciando un vuoto colmabile. Una san Bartolomeo incruenta, ma non per questo meno sconvolgente...

L'avvocato Timballo, che con le sue raffinate analisi giuridiche aveva evidenziato nel 2023 l'incostituzionalità del MES, l'economista Tribordi, che con le sue ardite teorie monetarie ci aveva mostrato un'alternativa possibile e praticabile all'unione monetaria, la pubblicista Cadonetti, che aveva suscitato il nostro stupore dimostrandoci nel 2022 che l'Italia è un Paese a sovranità limitata (ma soprattutto in cui la lacca per capelli incontra ancora un forte smercio), e via dicendo, insomma: tutto questo pulviscolo intellettuale ritardatario i cui moti browniani ci deliziavano, finché il fascio di luce, l'occhio di bue (questo, non questo) dell'attualità ce li rendeva visibili, esaltandone la cangiante inconsistenza, questa amena e variopinta corte dei miracoli, tutti loro, puff!, sono scomparsi, sono tornati al loro nulla, una volta che l'interruttore è stato spento. Sì, parlare di MES ora è anacronistico, e sono sinceramente lieto di poter passare oltre, anziché perdere ulteriore tempo a spiegare l'ovvio a beneficio di chi lo sa, senza che questo influisca minimamente sulla sfera decisionale di chi invece non vuole o non può saperlo.

E così, i tanti saprofiti del Dibattito, le tante fetecchie che quotidianamente vi ripropongono altrove, coi soliti toni clickbait, quello che qui sapete dal 2012, tornano nell'ombra: dovranno inventarsi qualche altro argomento per entrare in un altro cono di luce, ora che, senza il loro contributo, quello creato dall'infame meccanismo di stabilità si è spento.

Per sempre? Ovviamente no: certo che se ne tornerà a parlare! Quando e come non è dato sapere, ma una cosa la sappiamo e ve l'ho sempre detta: time is on our side.

Mi fa molto piacere non perdere tempo a rispiegare il perché e il per come non si debba ratificare quell'infame Trattato, mi farà piacere raccontare, quando mi ritirerò dalla vita politica, tutto quello che ora non posso raccontarvi, tutto quello che è successo a partire da quel novembre del 2018 in cui venimmo avvertiti che le cose si stavano mettendo male, e ci organizzammo per creare una linea di resistenza, prima cercando appoggio (ahinoi!) in quegli stessi ortotteri che poi elessero la von der Leyen, poi resistendo da soli, e infine, ora, in miglior compagnia, la compagnia di una vecchia amica del blog che non c'è.

Quello che voglio o devo scrivervi io non può deciderlo il simpatico Marattin: non sono stato votato in questa maggioranza per approvare un disegno di legge di quella opposizione, e tanto basta. Quindi lo spiegone complessivo di che cosa sia l'infame trattato lo faremo, riprendendo i tweet di Claudio e integrandoli con i link alle fonti e con altre considerazioni. Lo prenderemo come esercizio di stile, ma non come esercizio di cronaca, perché, come sapete, a me, con rare eccezioni, la cronaca piace precederla, non seguirla, e questo blog, il Dibattito, nasce con questa impronta.

Lo avete visto oggi: La Verità riprende il post precedente, e lo fa con correttezza, cioè citando la fonte.

Nihil est in media quod prius non fuerit in Goofynomics.

Poi, va da sé, c'è chi come Gandola ha l'onestà di riconoscerlo, perché rispetta questo blog che non c'è, forse perché ha avuto modo di vedere quanti sono i suoi inesistenti lettori, c'è invece chi questa onestà non ce l'ha, e vive parassitando i nostri contenuti (ad esempio, intervistando persone di cui ignorava l'esistenza prima che le mettessimo in luce). Sono atteggiamenti. Ci sono giornalisti che sono diventati delle star campando due giorni dopo sui tweet di Claudio di due giorni prima, e va bene così. Purtroppo noi, accettando di entrare in politica, abbiamo rinunciato a molto tempo e a un po' di libertà di parola. Vediamo comunque il lato positivo: anche se ogni tanto ci piacerebbe imparare qualcosa dai giornali, alla fine l'importante è che "er popolo" riceva, ammantato dall'autorevolezza de "il giornale", quello che qui diciamo. E se citare la fonte è un gesto di cortesia gradito, non sempre è opportuno, perché in alcuni casi fatti oggettivi, se ricondotti alla figura di chi non vi sta scrivendo, potrebbero sembrare parziali o partigiani. Quindi alla fine tutto comprendere è tutto perdonare: c'è chi come Gandola di suo ha tanto da dire, e quando dice di altri lo riconosce, e chi di suo non ha niente da dire, e si regola di conseguenza.

Questo però non è importante. L'importante è che, come i fatti di oggi dimostrano, quella poca libertà di parole che abbiamo mantenuto sappiamo come metterla a frutto. E i lettori che non ci sono sanno che per sapere quello che non accadrà hanno i giornali, e per sapere quello che accadrà avrebbero questo blog (se ci fosse).

E poi ci sono i ppdm. Chi sono? Cosa nasconde questo acronimo? Ci arriverete facilmente da voi (ma non è necessario che me lo dimostriate nei commenti) quando ve li avrò descritti. Sono quegli omuncoli che oggi si rodono di rabbia perché il Paese non è ancora stato umiliato. Sì, perché solo dall'umiliazione del Paese avrebbero potuto trarre la meschina soddisfazione di imputarci quel fallimento o peggio ancora quel tradimento di cui tutto dì vaneggiano, per assolvere se stessi dalla vergogna di essere stati sputati dalla nostra bocca.

Ma erano mediocri, erano perdenti, erano ppdm. Qui non potevano restare: non erano di alcuna utilità. Spiace che gli spiaccia di non poter dire "avete visto gnegnegné alla fine hanno ratificato gnegnegné". Questa battaglia l'hanno persa, si inventino qualcos'altro.

A loro, e a quelli di voi che gli vanno dietro, non fosse che per la ributtante e per me incomprensibile voluttà di assistere allo spettacolo delle loro miserevoli convulsioni intellettuali, va tutta la compassione umana di cui sono capace. Vi avverto: è poca. In tanti anni di incontri e di condivisioni ho visto così tanta sofferenza vera che certi atteggiamenti, ve lo dico, mi spazientiscono.

Ma voi fate come credete.

Il peggior disprezzo è l'indifferenza, sentì dire un mio amico in un remoto autobus di periferia.

Ci sono ancora riserve di insospettabile saggezza nel popolo.

Regolatevi.

lunedì 5 giugno 2023

PNRR: un confronto internazionale

(...oggi festa dell'Arma dei Carabinieri a Chieti Scalo, con la presenza di tutte le autorità locali - prefetto, questore, comandante della finanza, e naturalmente l'onoré, quello senza "h", cioè io - poi un rapido giro nella Marrucina, pranzo con un consigliere regionale, più tardi segreteria politica regionale all'Aquila, poi Roma...)

Negli ultimi due post ci siamo indignati, ma anche divertiti, nel riferire le imprese di una stampa che invece di riferire notizie che non capisce inventa le notizie che vuol far capire. C'è la vicenda, tutta da approfondire, del Metropol, che per come si presenta potrebbe essere di una gravità inaudita, da Repubblica sudamericana (aprendo scenari inquietanti sul metodo "europeista" di gestione del consenso). Ci sono le esternazioni incoerenti di certe persone che tratteggiano un quadro schizofrenicamente oscillante fra tinte luciferine ("i nuovi potenti nell'ombra") e toni da commedia all'italiana ("l'onorevole sgomita"), sperando che, nel delineare uno spettro così ampio, qualcosa di quello che dicono possa avvicinarsi alla verità (allontanandosi dalle conseguenze di una non verità...).

Torno sulla considerazione di metodo fatta a "Un giorno da pecora": con il mio ingresso nella casta (politica), i giornalisti sono diventati per me delle vacche (sacre). Non mi è consentito toccarli nemmeno con un argomento, figuriamoci con una critica, o con un minimo di sarcasmo! Quindi, non aspettatevi questo da me! Tuttavia, per quanto possiamo inchinarci al tabù che impone ai rappresentanti del popolo una posizione di subalternità rispetto alla stampa indipendente e sovrana, alla stampa che dispensa sentenze e rovina vite senza rendere conto a nessuno, nessuno avrà nulla da dire (speriamo) se, da politici, diamo qualche notizia, esercitando un minimo di supplenza rispetto a questa stampa impegnata a far politica.

Torno su un altro tema qui più volte proposto alla vostra attenzione, quello della verità. I giornalisti la sanno, quindi, se vi occorre, chiedetela a loro. Sanno, naturalmente, quella del giorno. Le nostre riflessioni qui hanno un respiro più ampio: ci interessa il metodo più del merito, la prospettiva più della contingenza, il futuro più dell'attualità. Ci siamo quindi da tempo dati un metodo per individuare non tanto le verità resistenti all'usura del tempo, quanto le menzogne palesi, e più in generale gli atteggiamenti intellettualmente truffaldini, e il metodo è semplice: la verifica della coerenza interna.

Vi faccio un esempio concreto, non la tiro tanto in lungo. L'argomentone a favore del MES è che dobbiamo approvare la ratifica perché tutti gli altri lo hanno fatto. Il confronto internazionale diventa una sorta di norma coercitivi e sopraordinata rispetto al libero convincimento di un Parlamento che riflette (se questo interessa) la volontà di un popolo sovrano. Ma... se è così importante vedere quello che fanno gli altri... perché non lo facciamo anche quando si parla di PNRR?

Semplice: perché farlo sgretolerebbe la narrazione subalterna e nemica del Paese messa su dalla sinistra e dalla sua stampa truffaldina, una narrazione la cui unica funzione è quella di mettere in difficoltà il Paese per mettere in difficoltà il Governo, raccontando come eccezionali delle dinamiche che sono assolutamente normali, data la totale irrazionalità del PNRR (che non dipende da chi lo ha accettato ma da chi lo ha proposto).

Per esempio, si sostiene che il nostro Governo sia in drammatico ritardo.

Questo è lo stato di avanzamento del PNRR in generale (cioè la percentuale di milestone e target realizzati sul totale di quelli proposti a livello europeo):


(fonte).

Visto che, a sentire gli amici dei massoni e dei servizi deviati, il nostro Paese sarebbe indietro, ci si aspetterebbe che lo "spicchio" arancione dei progetti portati a termine (fulfiled) in Italia sia inferiore, giusto? E infatti:


...e infatti no: l'Italia ha una percentuale di progetti (riforme o investimenti) realizzati superiore alla media europea. Ma se l'Italia sta sopra la media, visto che non siamo cretini come un europeista (quella strana bestia per cui tutti possono e quindi devono stare sopra la media!), ne dedurremo che qualcuno sta sotto la media, cioè ha una percentuale di progetti realizzati più bassa! E infatti:



...e infatti sì! Ad esempio, Germania, Olanda e Irlanda non ne hanno realizzato nemmeno uno dei loro milestones e targets!

Voi direte: "Beh, però non sappiamo quale sia il profilo temporale del loro NRRP (sarebbe il PNNR in inglese)!" Ma non è mica un segreto! Se invece di andar dietro ai rubli gli operatori informativi andassero in giro non dico per l'Europa (non chiedo tanto), ma per i siti europei, saprebbero, ad esempio, che la Germania per il 2022 si era posta almeno un obiettivo ambizioso (ambiffiofo, per gli iscritti ad altro partito):


(fonte).

Quindi i casi sono due: o i siti di quell'organizzazione così limpida e trasparente che è l'UE non sono all'altezza degli standard di moralità che storicamente caratterizzano quell'ambiente, e quindi danneggiano l'immagine della Germania non riportando correttamente i suoi brillanti successi, oppure questi successi non ci sono stati, e la pecora nera non siamo noi.

Uno potrebbe dire: "No: i casi sono tre, perché può anche darsi che la Germania non abbia raggiunto l'obiettivo previsto per il 2022, ma che questo non debba essere necessariamente considerato come un fallimento del piano, perché potrebbero semplicemente aver modificato il piano per adattarlo alle circostanze!" E infatti:


...e infatti sì: siccome non ce la faceva a star dietro ai propri piani, nel settembre 2022 la Germania ha sottoposto alla Commissione una modifica:


argomentando che c'erano stati ritardi "di natura eccezionale" (qui). Beh, si sa, in Germania c'è stata una pandemia e una crisi energetica, mica come da noi! Quindi è normale che lì un Governo presenti un piano che si adatta alla circostanze eccezionale e impreviste senza che una torma di mazzettari corrotti, con le valigie gonfie di contanti, prorompa in querimonie a reti unificate accusandolo di compromettere "le generazioni future" rinunciando alle "ingenti risorse del PNRR".

Beh, a dire il vero non solo lì... Solo nelle ultime due settimane, guardate un po' che è successo?


Danimarca, Portogallo e Irlanda hanno presentato proposte di modifica, come è normale che sia: perché anche lì c'è stata una pandemia e anche lì una crisi energetica.

Da noi la pandemia c'era solo quando serviva a incatenarci in casa o al debito del PNRR: ora ce ne siamo dimenticate le conseguenze, fra cui la crisi energetica e la necessità di dover rivedere il PNRR come hanno fatto pressoché tutti i Paesi europei.

Ma noi non possiamo, perché altrimenti la Madonnina di Bruxelles piange (o così ci viene riferito).

Ecco: se non volete parlarci del Metropol, che pure dovreste conoscere bene, meglio di quanto supponessimo, cari operatori informativi, vi fornisco io un diversivo: parlateci di come viene gestito e raccontato il PNRR negli altri Paesi europei! Se devono essere la nostra bussola sul MES, usiamoli come bussola anche per il PNRR. Sarà così più chiara per tutti la direzione verso cui stiamo andando...

domenica 4 giugno 2023

Bagnai spartitoreeeee!

Approfittando del privilegio di extraterritorialità logica che la sua non esistenza conferisce a questo blog, nel momento in cui il sistema della stampa di sinistra si disvela in tutto il suo splendore, suscitando conati nella maggioranza di voi, ne approfitto per strapparvi un sorriso utilizzando il capolavoro di arte povera del giorno, questo:


da cui si apprende che:


Quindi, cari compagni di strada, io sarei un "nuovo potente" che "sgomita", secondo i gentili autori.

Voi, che mi conoscete da tempo, sapere invece che sono una persona umile e paziente, che aspetta (altro che sgomitare!), e una persona diligente, che esegue i compiti affidatigli. Qualche volta per dovere, qualche altra con piacere.

Vi immaginate bene quale compito eseguirei con grande piacere, e in un modo o nell'altro prima o poi la pazienza premierà. Il privilegio della non esistenza è che, come dice quella là, non ti vedono arrivare. Con la differenza che lei non l'hanno vista perché non è arrivata...

QED 102: i nemici della democrazia

Oggi l'ufficio stampa della Lega ha rilasciato questa nota:


Lega: partito chiede intervento Copasir su caso Metropol =  AGI0106 3 POL 0 R01 /

 LEGA: partito chiede intervento Copasir su caso Metropol =

 (AGI) - Roma, 4 giu. - "La macchinazione contro la LEGA

 organizzata al Metropol, diventata una clava per colpire uno dei

 principali partiti italiani alla vigilia delle ultime Europee,

 si fa sempre piu' grave e sconcertante con le nuove rivelazioni

 de La Verita': a questo punto e' quantomai necessario un

 intervento del Copasir". Lo chiede la LEGA. "Oltre a quello che

 appare come un agente provocatore de l'Espresso che cercava in

 tutti i modi di incastrare la LEGA in accordo con un amico

 giornalista, al tavolo ci sarebbero stati anche uomini dei

 servizi segreti stranieri. E' vero? La nostra intelligence ha

 qualcosa da dire, anche alla luce del ruolo che aveva all'epoca

 Matteo Salvini, cioe' vicepremier e ministro dell'Interno?

 Sconcertante il silenzio della politica e di alcuni dei

 principali media del nostro Paese - si sottolinea -: questa

 operazione ha inquinato il dibattito politico e indebolito la

 nostra democrazia". (AGI)Com/Fed

 041059 GIU 23

 NNNN


In effetti, quando scrissi questo:


intuivo di non avere torto (altrimenti non mi sarei espresso), ma non mi sarei mai potuto immaginare di avere così tanta ragione!

Credevo che ci si sarebbe limitati alla disinformazione economica profusa dai nani e delle ballerine zero tituli imperanti su tutti i media, e alla censura delle poche voci competenti, come quella perpetrata dal simpatico aracnide di cui al post precedente. Ma siamo andati oltre, gli europeisti sono andati oltre.

Bene così!

Potrebbe essere un Watergate, probabilmente finirà in un water closet, ma anche in questo caso dalla vicenda trarreste utili insegnamenti: avreste la misura di quanta connivenza il sistema di potere marcio del PD trovi ancora negli apparati, e commisurereste (si spera) le vostre aspettative e le vostre istanze a una più corretta percezione del campo in cui dobbiamo combattere.

In ogni caso, ora se ne occuperà auspicabilmente il COPASIR, e al COPASIR almeno una persona amica del Paese c'è.

Tanto vi dovevo.

sabato 3 giugno 2023

Qui giacciono i materieprimisti

Lo stucchevole pianterello della sinistra sull'aggressione al pluralismo che si starebbe perpetrando in Rai mi ha riportato con la mente a un episodio di qualche anno fa (datarlo, come poi vedremo, non sarà difficile). Un giorno l'autore di un programma Rai mi disse che a loro avrebbe fatto anche piacere ospitarmi, perché si divertivano ad avere un po' di vita in studio, ma purtroppo non potevano farlo perché la Presidente Tarantola aveva vietato di invitarmi, dato che parlavo di certi temi in un certo modo. Sì, stiamo parlando dell'economista che Monti prese in Banca d'Italia e inviò come commissario politico in Rai, suscitando, all'epoca un vivace dibattito in Commissione di vigilanza. Attenzione! Io non sto dicendo che quella persona (l'economista) abbia detto quanto mi è stato riferito: non l'ho sentita con le mie orecchie, e io credo solo a quello che constato di persona (a differenza di voi, che ultimamente vi state comportando - spiace dirlo - come dei babbalei che abboccano a qualsiasi fanfaluca giornalistica). Sto dicendo però che a me è stato detto quanto vi ho riferito. Dopo di che, la plausibilità del referto può essere valutata andando con la mente al periodo 2012-2015 e verificando quante volte io sia andato in Rai, e quante volte in altre emittenti. A mia memoria, in quel felice periodo a me risultano 19 apparizioni televisive, di cui solo due in Rai: la prima a giugno 2012, quando il simpatico Vianello provò, senza successo, a farmi fare la figura dello zuzzurellone (ma capì presto che non era aria) e la seconda e ultima a maggio 2013, quando incontrai un nostro carissimo amico, quello dei prezzi "che sarebbero aumentati sette volte" (credo che ve lo ricordiate tutti).

Inutile dire che la conversazione con l'autore avvenne appunto a valle di questo secondo incontro: potevano anche tollerare che io non facessi la figura dello scemo, ma che la facessi fare ai mejo fichi del loro bigoncio questo no, non potevano tollerarlo.

E fu subito (felpato) editto bulgaro.

D'altra parte, lo dico sempre, e l'ho ripetuto anche al simpatico Lauro: la differenza fra sinistra e destra mi si è chiarita quando nella mia precedente vita di intellettuale mi rivolgevo con assoluto equilibrio e trasversalità sia a destra che a sinistra. A sinistra ci si premurava sempre di farmi sapere entro quali limiti mi sarei dovuto muovere, che cosa non avrei dovuto dire. A destra no. Da qui la mia conclusione: o quello che mi era stato raccontato del fascismo come periodo in cui la libertà di espressione veniva compressa era falso, o i fascisti oggi stavano dall'altra parte, appartenevano cioè a quella particolare specie di fascisti nota come antifascisti (come Flaiano aveva intuito). In ogni caso, io, da antifascista, coi fascisti non ci volevo stare, e il resto è venuto da sé. Chi crede che il pluralismo sia disporre di una pluralità di figuranti che dicono una sola cosa, quella che vuole lui, mi incute ribrezzo, è lugubre, è sinistro. Chi pensa che il pluralismo si manifesti quando persone in numero maggiore di uno dicono quello che credono, magari non la stessa cosa, possibilmente non all'unisono, auspicabilmente non zittendo l'altro, mi fa meno schifo, ed è meno sinistro.

Il fatto che chi ha esercitato una violenza brutale e incondizionata sugli altri poi frignucoli quando le vicende si riavviano naturalmente ad equilibrio fa parte delle umane cose. Credo che si siano impietositi su se stessi anche molti nazisti, per dire, ma siamo comunque legittimati dalla storia (cioè dal fatto che hanno perso le elezioni la guerra) a considerarne le vicende con distacco.

Per chi non è abbastanza intelligente da capire Luca 6, 38 non c'è medicina né redenzione.

Amen.

Chiuso questo inciso sul pluralismo che la sinistra rimpiange (quello in cui solo i suoi pregiati esponenti erano abilitati a profferire nel servizio pubblico le loro oscene fregnacce), volevo intrattenermi brevemente con voi su una cosa che sarebbe divertente, se non fosse avvilente, perché non ce ne siamo liberati: ha solo cambiato forma. Volevo farvi vedere ex post quello che sia io che Claudio abbiamo per anni cercato di spiegarvi ex ante, cioè quanto fossero grulli quei grulli dei materieprimisti. Ve li ricordate? Quelli che "se uscissimo dall'euro svaluteremmo del 20%-30%-50% [scegliete voi, NdR], le materie prime aumenterebbero del 20%-30%-50% e quindi l'inflazione schizzerebbe al 20%-30%-50% [secondo i casi, NdR]!"

Illo tempore facevamo notare che questo ragionamento non teneva sotto diversi profili:

  1. il disallineamento dell'economia italiana dalle altre economie mondiali non era di un simile ordine di grandezza: tutti gli studi davano ordini di grandezza inferiori (una sintesi la trovate nel paragrafo 3 di questo studio);
  2. il trasferimento (pass-through) di una svalutazione sull'inflazione interna (via aumento dei prezzi delle materie prime) è di un ordine di grandezza molto inferiore al 100%: secondo gli studi più accreditati, occorrerebbero almeno 18 mesi perché il 46% della svalutazione si trasferisse all'inflazione.

Ora, i tempi interessanti, interessantissimi, in cui viviamo, non ci hanno messo di fronte a un esperimento naturale del caso 1 (siamo ancora tutti felicemente dentro)! D'altra parte, però, la crisi energetica, rectius: la crisi delle materie prime, è un eloquente esperimento naturale su quale impatto i prezzi delle materie prime abbiano sull'inflazione. Non siamo cioè in grado di verificare il primo anello del becero ragionamento dei grulli ("se uscissimo svaluteremmo del millemila per cento"), ma siamo assolutamente in grado di valutare il secondo anello del becero ragionamento dei grulli ("un aumento del prezzo delle materie prime di x determina un pari aumento dei prezzi interni di x"). Mi affretto ad aggiungere che la libertà è anche quella di dire delle grullerie. Quella di impedire agli altri di dire cose giuste però ho qualche difficoltà a considerarla come una libertà, ma non ci torno sopra.

Non che la scarsissima tenuta di questo ragionamento non fosse già evidente dai dati storici, eh! Sarebbe bastato osservarli, ma indubbiamente gli ultimi tre anni rendono certi pattern più visibili:


Ecco qua! In blu avete l'indice globale dei prezzi delle materie prime per l'Italia, tratto da qui (inutile che vi spieghi che ogni Paese ha il suo, per il semplice motivo che se un Paese dispone già di certe materie prime, non deve acquistarle all'estero e quindi le oscillazioni delle quotazioni sul mercato globale lo lasciano nella più serena indifferenza). E in giallo? Beh, in giallo avete la cosa che nel ragionamento dei cretini dovrebbe muoversi all'unisono con i prezzi delle materie prime: l'indice dei prezzi al consumo, quello su cui si misura l'inflazione (tratto da qui, perché l'ISTAT, nel suo anelito di purezza etnico-statistica, ci preclude di visualizzare serie lunghe di dati che, a suo dire, sarebbero non comparabili: ma insomma, il discorso è chiaro: di dati meno se ne fanno vedere e meglio è, vale per i prezzi quanto per gli effetti avversi, tanto bastano le chiassate dei grulli in TV a riscrivere la storia, o almeno così era finora...).

Notate nulla?

Mi sembra piuttosto evidente che la relazione fra i due indici è tutt'altro che di perfetta sincronia: l'indice dei prezzi al consumo tira dritto per la sua strada, mentre i prezzi delle materie prime oscillano convulsamente. L'unica possibile eccezione si vede verso la fine del grafico (a destra), dove effettivamente i prezzi interni decollano in un modo che sembra preoccupante (e in effetti lo è), ma è tutt'altro che anomalo. Intendo dire che, come voi già sapete, 1 è il 10% di 10 ma l'1% di 100: un incremento così rilevante in termini assoluti sarebbe notevole nella parte bassa del grafico (a sinistra) mentre nella parte destra lo è un po' di meno. Per confrontare in modo più sensato i vari episodi, in effetti, bisognerebbe o esprimere le variabili in logaritmi:


o prenderne i tassi di variazione (cioè, trattandosi di prezzi, i tassi di inflazione):


Quale che sia la soluzione prescelta, noterete che il tasso di crescita dei prezzi al consumo registrato negli ultimi tempi non è una assoluta novità (siamo lontani dalle due cifre di inizio anni '80) e che la volatilità dei prezzi delle materie prime è infinitamente superiore a quella dei prezzi al consumo, la cui traiettoria è fortemente inerziale.

Tutte cose già dette, già viste.

Vi do qualche ordine di grandezza, per aiutarvi nell'orientamento. Da aprile 2020 a marzo 2022 i prezzi delle materie prime (incluse quelle agricole) sono aumentati del 197,9% (si fa prima a dire: sono triplicati). L'indice dei prezzi al consumo, nello stesso biennio, è aumentato del 7,2%. Quindi l'argomento "se la nostra valuta si riducesse a un terzo del valore le materie prime ci costerebbero il triplo e l'inflazione andrebbe a tre cifre" è visibilmente una cretinata, non è nei numeri, non è nelle cose, non è negli ordini di grandezza, non è nella storia dei dati. Lo si vedeva già prima, ma lo si vede meglio adesso. Diciotto mesi dopo il picco del tasso tendenziale di variazione dei prezzi delle materie prime, pari al 91,7% e raggiunto ad aprile 2021, il tasso tendenziale di variazione dei prezzi al consumo (l'inflazione) era a 8,9%. 

Sì, ce lo possiamo dire: c'è qualcosa che i grulli non sanno su come gli shock esterni si trasmettano al sistema dei prezzi interni. Ne abbiamo parlato a lungo in passato, inutile tornarci su. Va da sé che esattamente come non è successo quello che i grulli prevedevano (un immediato ed identico incremento dei prezzi interni in risposta a quelli delle materie prime), non succederà quello che i grulli prevedono (un immediato ed identico decremento dei prezzi interni in risposta a quelli delle materie prime).

Altrimenti non sarebbero grulli!

Bene.

Se l'eterno ritorno dell'uguale dovesse portarci nello stesso dibattito con gli stessi, ma anche con altri, grulli, ora potremmo dirgli: "Sì, certo, come quando nel 2022 i prezzi delle materie prime triplicarono e i prezzi al consumo aumentarono del 7%!", o anche "Sì, certo, come quando nel 2021 i prezzi delle materie prime raddoppiarono, e diciotto mesi dopo l'inflazione era intorno al 9%!".

Ma servirebbe a qualcosa?

No.

Perché da quando la sinistra ha imposto come cifra del dibattito il suo squadrismo, cioè da quando "quello non lo vogliamo in televisione perché dice cose che non ci piacciono", l'unica cosa che funziona è la sopraffazione dell'avversario. E allora, sia fatta la loro volontà, cioè la vostra, che di vedere grulli in giro ne avete (giustamente) le tasche piene e glielo avete anche dimostrato (del che vi ringrazio)!

(...alla fine, quello che stupisce del Dibattito è stato vedere interlocutori del tutto ignari di quali fossero gli ordini di grandezza dei fenomeni che millantavano di conoscere. Sono certo che gli ordini di grandezza, se ci fosse possibile verificarli, ci aiuterebbero anche a risolvere altri dibattiti isomorfi, come quello sulla nuova religione. Ma in quel caso i dati, nonostante siano più banali da raccogliere - basta una catinella! - e abbiano una storia più lunga, sono estremamente difficili da recuperare per gli stessi specialisti del settore, o almeno così mi dicono. Ed è così che eventi tragici diventano eccezionali, mai visti primi, esattamente come la disoccupazione del 2014 era alta come nel 1977, ma noi, nonostante sappiamo che ci vengono dette fregnacce, perché a dirle sono i soliti fregnacciari, e col solito sussiego rancoroso e arcigno, non siamo in grado di contestarglielo, perché anche avessimo un dottorato in scienze della terra non avremmo un database condivisibile e verificabile: o, se ci fosse, nessuno è finora stato in grado di dirmi dove sia...)

venerdì 2 giugno 2023

"Dàmmela, e ppoi te sposo": su Calvo, Belli, e la time consistency del MES

Voi la citazione la conoscevate, non perché foste colti, ma perché avete dovuto subirmi per tanti anni, e qualcuno si sarà ricordato di averla già letta qui, poco meno di 11 anni fa. Dagospia invece è stato còlto (di sorpresa), poverino:


(da quando se n'è andato il noto rampollo la qualità è un po' scesa). La scelta della foto però mi ha messo di buon umore: è una foto di almeno quattro anni fa (salvo errore, a giudicare dalla montatura degli occhiali) e dimostra quindi che io con le borse sotto gli occhi ci sono nato!

Posso rinunciare a preoccuparmi: non è il sonno che mi manca, ma il tempo, e su questo nessuno può farci nulla.

Se volete veramente sapere com'è andata potete vedervi la puntata:


Mi sono molto divertito. Unico appunto: la conoscenza del francese da quelle parti scarseggia:


(qui), ma, come avrete visto, io resto umile: non è certo colpa dell'affascinante Geppi se gli autori (questi personaggi in cerca di editore...) nella mia agiografia avevano omesso un dettaglio importante: ho insegnato per lungo tempo in Francia, e cogliermi in castagna sul francese è un po' più difficile che cogliermi in castagna sui dati macroeconomici...

Comunque: avrei potuto dirlo con Dante (Inf., XXVII, 110), o con Calvo (1978): "any economy where individuals are sensitive to the announcement of future policies has, in principle, the seeds of time inconsistency" (qualsiasi economia in cui gli individui reagiscano all'annuncio di politiche future ha in sé, in linea di principio, il germe dell'incoerenza temporale), ma sempre la stessa cosa sarebbe stata, ed era riferita a un aspetto circoscritto, il più surreale, del dibattito sul MES: l'idea che l'Italia dovrebbe accettare di ratificare la riforma di questa istituzione perché solo così potrebbe ottenere una revisione del PNRR (o delle regole europee).

Di surreale, in questo approccio, ci sono due cose.

La prima è che l'approccio "dammela, e ppoi te sposo" è soggetto a un ovvio problema di incoerenza temporale (ovvero: alla non remota ipotesi che dopo aver preso quello che gli serviva, l'altra parte contraente non ti dia quello che ti aveva promesso, e che serve a te). Detto brutalmente: c'è ovviamente il rischio che dopo aver modificato il MES per tappare i buchi delle proprie banche, il "Nord" non voglia farsi ricondurre a ragione sulla linea dell'austerità.

Non è un'assoluta novità, del resto.

L'incoerenza temporale è connaturata all'Unione monetaria. Anche lì è stata un "dammela (la moneta unica) e ppoi ce sposamo (cioè facciamo quello stato federale europeo che secondo tutti gli economisti sarebbe necessario a renderla sostenibile)". La moneta unica c'è, la prova d'amore è stata accordata, ma il matrimonio, lo stato federale, non c'è, e non perché non lo vogliamo noi, ma perché non lo vogliono quei Don Giovanni incalliti dei tedeschi (ricorderete Il romanzo di centro e di periferia...). Chiaro quindi che le cose non funzionino al meglio, e il negazionismo, mascherato da ottimismo della volontà, non porta da nessuna parte.

Il MES, peraltro, è una delle tante dimostrazioni che le cose non funzionano benissimo, proprio perché è un modo (quello sbagliato) per gestire i problemi che un certo velleitarismo ha creato. Vi risulta che negli Stati Uniti (o nell'ASEAN) ci sia qualcosa di simile? Negli Stati Uniti c'è la banca centrale, cari amici... e tanto basta! Del resto, la vicenda Crédit Suisse dimostra che quando il gioco si fa duro, solo le banche centrali possono rimettere le cose a posto, e questa cosa è talmente evidente che perfino chi non avrebbe interesse a rimarcarla (il Single Resolution Board) ve lo dice con totale trasparenza:

Il motivo per cui il PD ha mandato il Paese a sbattere, in estrema sintesi, è appunto il suo negazionismo: negare che le regole (monetarie, fiscali) creassero problemi. Chi invece come noi lo sa può gestire il problema, che non vuol dire risolverlo (da soli sarebbe arduo), ma vuol dire per esempio riportare il Paese in crescita in un periodo in cui perfino la locomotiva tedesca (che non è mai stata tale) sta andando a marcia indietro!

Ma il discorso "ratificate, altrimenti niente revisione delle regole e del PNRR" è surreale anche per un altro motivo.

Posto che la revisione delle regole fiscali o del PNRR è evidentemente una cosa buona, perché le vecchie regole hanno creato questo bel capolavoro qui:


e il PNRR sta manifestando tutte le criticità che avevamo preannunciato, dire: "non ti do una cosa per te buona se non ratifichi il MES", significa confessare con una discreta dose di ingenuità che la ratifica del MES è una cosa cattiva per il Paese, una cosa che ti viene imposta per compensare quello che la controparte vede come un favore che ti sta rendendo!

Insomma: che non dovremmo ratificarlo lo dicono loro, quando ragionano così.

Non l'ho detto io! Non son quell'io che i fieri detti sciolse...

Ma poi, se ci pensate, problemi complessi spesso hanno una soluzione semplice, e basta essere stati scolarizzati nel XX secolo per individuarla.

Ad esempio: quando Cerno, alla Merlino che mi incalzava con un "volete prendervi tutto!" (alludendo a posizioni di potere), ha fatto notare che: "Se dici così, stai implicitamente confessando che finora sono stati gli altri ad avere tutto!", ha chiuso in modo tombale un dibattito stucchevole con un semplice ricorso al principio del terzo escluso.

Qui la cosa è ancora più semplice: io sono un parlamentare di maggioranza: perché dovrei votare un disegno di legge dell'opposizione? Se i miei elettori avessero voluto questo, avrebbero votato Marattin e il suo partito, certo non me e il centrodestra, no?

A un livello di minore rozzezza o maggiore sofisticazione: se quando una sinistra sinistramente a corto di argomenti va a tirar fuori una cosa che in Europa non credo interessi a nessuno (perché non credo che a nessuno faccia comodo mettersi contro il nostro Governo) nel futile tentativo di metterci in difficoltà non la rimettiamo al posto suo (nel capace cassonetto della Storia) votandole contro, ogni giorno ne tirerà fuori una nuova per distrarci con dibattiti futili e farci perdere tempo prezioso. Se la sinistra è minoranza, la si tratti da minoranza: vae victis! Oppure, ogni giorno sarà cinema a colori sul nulla...

Nei rapporti esterni, poi, vale quello che dicevamo sopra: siete diventati meno ottusi, volete tentare di rendere razionale il PNRR e il quadro di governance macroeconomica? Benissimo: stupiteci! Poi, cioè visto cammello, si potrà parlare di ratifica, cioè dare moneta. Perché di lunghe promesse (poi ti sposo) con l'attender corto se ne son viste fin troppe. E se non vi sta bene, attaccateci! In recessione ci siete voi, non noi, le nostre banche hanno i bilanci puliti, le vostre meno, e sul debito pubblico ragioniamo: qui è aumentato per colpa vostra, non nostra, quindi anche basta, no? E se poi dovremo fallire, falliremo! Per noi sarebbe una premièreper voi no: sarebbe solo l'anticamera di un ulteriore fallimento.

Siamo sicuri di voler giocare questo gioco?

Cerchiamo di stare tutti calmi.

Mi sembra evidente che, come ripetutamente accade, per recuperare demagogicamente consenso in alcuni Paesi del Nord certi partiti stiano additando ai loro elettorati un nemico esterno (noi) come causa del loro problemi. Purtroppo noi non c'entriamo un gran che. In questo gioco ci abbiamo solo rimesso, il che significa che ci hanno guadagnato altri. Non è un atteggiamento molto europeista avventurarsi su chine scivolose per il progetto europeo nel tentativo di recuperare consenso in casa propria. Non è una cosa europeista, ma è una cosa europea, perché purtroppo il progetto europeo funziona così, e questa è una delle sue più irrimediabili e corrosive fragilità: la dipendenza dai cicli elettorali nazionali.

Spiace.

Ma ora vi lascio: domani (cioè oggi) è la festa della Repubblica, e la festeggerò nel mio collegio. Dormiamo sopra a questa giornata impegnativa, ma divertente, e non reagiamo alle provocazioni.

(...ah, l'autore che ha copiato un mio titolo in effetti un po' ridicolo si è reso, ma non lo saprà mai, perché...)

martedì 30 maggio 2023

CRMA

Questa mattina alle 12:57 ricevo un messaggio da un funzionario parlamentare. Vedo subito rosso, non per via dell'incolpevole, diligente funzionario, ma perché nel messaggio c'era una macchia rossa:


Giro il documento rosso in chat XIV, e apprendo così dai colleghi quello che avrei dovuto capire da me (se avessi avuto tempo di leggere tutto, incluso il titolo del documento sopra la macchia rossa!): ho vinto una relazione in Commissione XIV, sono diventato, a mia insaputa, relatore di questa roba qui. Un po' mortificato per la mia negligenza, ho cercato di capire come potessi essermi perso l'assegnazione di un incarico di grande interesse per me e in generale di una certa responsabilità, almeno in teoria (cioè almeno se il Parlamento italiano venisse ascoltato da qualcuno in Leuropa). Semplice! L'ultimo ufficio di presidenza si era svolto il 24:


quando noi eravamo impegnati in questa roba qui, peraltro attinente:

 

Il saggio Candiani c'era arrivato subito: "Ti sei perso l'UdP perché eri al tuo convegno e poi ci siamo dimenticati di avvertirti!" Ci sta, le cose da fare sono veramente tante. Il mio 24 maggio era così, per darvi un'idea:


(un lieve accavallamento di impegni nel primo pomeriggio). Gli altri giorni sono anche peggio. Ma si cerca comunque di tenere il filo del discorso.

Ed eccomi così alle prese con l'ennesimo ributtante acronimo (CRMA, pronuncia siaremei, Critical Raw Materials Act) generato dalla burocrazia di Babele. Il testo originale è qui, il dossier parlamentare qui. Una lettura forse affascinante per un antropologo dei tempi che verranno, certamente inquietante per un contemporaneo, soprattutto se politico.

Due cose spiccano in particolare.

Una, l'ignoranza dei traduttori leuropei, che sono effettivamente di pessima qualità, se confrontati con quelli del nostro Parlamento. L'europeese è vomitevole in originale (cioè nella lingua dell'unico Paese che finora se n'è andato, come da nota profezia), ma tradotto diventa urticante, scortica le mucose del cavo orofaringeo. Ci sono poi problemucci di cultura generale, alcuni scusabili, come confondere il tantalio con Tantalo (in effetti fra il re della Lidia e l'elemento di peso atomico 73 targato Ta come Taranto una relazione c'è, ma poteva essere partorita solo dalla mente di uno scandinavo), altri sinceramente un po' meno, come il sorprendente "comune logaritmo" di cui si parla in appendice, traduzione di "common logarithm", che in italiano si direbbe logaritmo decimale (o volgare). Fatto sta che il "comune logaritmo" degli stipendiati europei a me ha fatto subito pensare all'abbandonato carro di Asterix in Britannia (quelli si che erano traduttori)!

Poi, per carità: se uno sa di che cosa si sta parlando, si orienta.

Ma se invece uno non lo sa, molto di meno, e questo forse spiega la seconda cosa che spicca a una prima, superficiale lettura: la radicale e insanabile inconsapevolezza, o forse la rimozione freudiana, di quanto la scarsità che rende certe materie prime, tutto a un tratto, "critiche" o "strategiche", sia indotta da quella che abbiamo chiamato cesura ecologica. Questa inconsapevolezza ha due origini. Una è l'ignoranza. Dice: "come sò ste tère? Sò rare...", quindi, come dire: in alcuni casi è il lessico che ti guida a prendere la scarsità di certe risorse come un dato di natura. Ma le cose non stanno esattamente così: i lantanoidi per lo più non sono "rari", come una fugace consultazione di Wikimm... potrebbe facilmente illustrarci: iodio, mercurio, argento e oro (per dirne quattro) sono molto più rari de "e tère rare". Fatto si è che veicolare subliminalmente l'idea di una scarsità naturale aiuta, perché evita di fare i conti col fatto che quello che ci aspetta nei prossimi anni è un man-made disaster, il secondo causato dalla Leuropa. L'altra è la religione: il dogma del claimatceing non può essere messo in discussione, non è ammissibile: there is no alternative, noi tireremo dritto, è Greta che traccia il solco e la BCE che lo difende... Insomma: sempre la stessa solfa, da qualche secolo a questa parte: ma può essere utile sapere in quali nuove bottiglie ci venga venduto il vecchio vino.

Tuttavia, questa inconsapevolezza non è senza conseguenze. Una maggiore coscienza del fatto che "le tere nun sò rare" di per sé, che siamo noi a renderle tali con scelte di politica industriale concepite nell'interesse di alcuni (incluse le ex potenze coloniali, perché la cesura ecologica è anche e soprattutto neocolonialismo) e contro quello di altri, una maggiore coscienza di questo dato che spero di avervi fatto apprezzare, costringerebbe gli euroti a venire a patti col fatto che il loro delirio sta rendendo oggettivamente "rari", "critici", "scarsi" in termini economici anche elementi estremamente abbondanti in termini fisici sulla crosta terrestre, come il silicio (secondo elemento più abbondante), l'alluminio (terzo elemento più abbondante):


(qui), lo stesso ferro (che in lega col carbonio dà l'acciaio, indispensabile ad esempio per le torri eoliche). Se fate caso al ragionamento di Gianclaudio, emergono chiaramente, nella religione climatica, con annessa cesura ecologica, le stesse fallacie logiche che abbiamo visto all'opera nella religione eurista, con annessa cesura monetaria. Tutto un bello snocciolare scadenze perentorie e parametri fissi, che tanto si prestano a comporre accattivanti infografiche:


(scadenze e parametri che, per inciso, sono concepiti come una tagliola per il Sud in cui spesso rimane preso il cacciatore del Nord), ma una radicale, sbalorditiva incapacità di ragionare in modo olistico, di tenere insieme non dico tre o quattro, ma almeno due pezzi di un problema! Esempio: se passi da una fonte di energia estremamente concentrata ed efficiente come il fossile, ovviamente devi alleggerire i mezzi di trasporto, quindi passare a un metallo leggero come l'alluminio, che sarebbe sì abbondante, ma non lo è, perché la sua produzione richiede, notoriamente, grandi quantità di energia, che sono proprio quelle di cui, rinunciando al fossile, ti troverai a non disporre. Una serie di circoli viziosi, di aporie logiche, di retroazioni perverse che non possono non condurre al fallimento del progetto, in pieno isomorfismo logico con quelle scatenate dalla moneta unica (che, per dirne solo una, induceva ad indebitarsi di più i Paesi più indebitati, distorcendo al ribasso il loro costo del denaro, mentre inibiva la loro capacità di ripagare i debiti contratti, distorcendo al rialzo il loro tassi di cambio reale). Sempre sempre sempre la stessa storia: quattro nazisti chiusi nel loro bunker, che li isola dalla realtà, ma non dalla sconfitta, dettano regole, regole, regole, figlie di un'astrazione malata, di una morbosa Wille zur Macht (che oggi assume il pomposo nome di "sovranità europea"), incuranti delle vite altrui, pronti a masticare la loro capsula di cianuro piuttosto che ad ammettere di aver sbagliato.

Quanto possiamo ancora tollerare di essere "governati" in questo modo?

(...vabbè, io ci dormo sopra. Tra l'altro, domani forse non posso neanche incardinare il provvedimento perché comandato di servizio sulla trincea delle casalinghe disperate: L'Aria che tira! Sarà un interessante esperimento di bilocazione: il Paradiso può attendere, ma la santità è a portata di mano...)