Lo stucchevole pianterello della sinistra sull'aggressione al pluralismo che si starebbe perpetrando in Rai mi ha riportato con la mente a un episodio di qualche anno fa (datarlo, come poi vedremo, non sarà difficile). Un giorno l'autore di un programma Rai mi disse che a loro avrebbe fatto anche piacere ospitarmi, perché si divertivano ad avere un po' di vita in studio, ma purtroppo non potevano farlo perché la Presidente Tarantola aveva vietato di invitarmi, dato che parlavo di certi temi in un certo modo. Sì, stiamo parlando dell'economista che Monti prese in Banca d'Italia e inviò come commissario politico in Rai, suscitando, all'epoca un vivace dibattito in Commissione di vigilanza. Attenzione! Io non sto dicendo che quella persona (l'economista) abbia detto quanto mi è stato riferito: non l'ho sentita con le mie orecchie, e io credo solo a quello che constato di persona (a differenza di voi, che ultimamente vi state comportando - spiace dirlo - come dei babbalei che abboccano a qualsiasi fanfaluca giornalistica). Sto dicendo però che a me è stato detto quanto vi ho riferito. Dopo di che, la plausibilità del referto può essere valutata andando con la mente al periodo 2012-2015 e verificando quante volte io sia andato in Rai, e quante volte in altre emittenti. A mia memoria, in quel felice periodo a me risultano 19 apparizioni televisive, di cui solo due in Rai: la prima a giugno 2012, quando il simpatico Vianello provò, senza successo, a farmi fare la figura dello zuzzurellone (ma capì presto che non era aria) e la seconda e ultima a maggio 2013, quando incontrai un nostro carissimo amico, quello dei prezzi "che sarebbero aumentati sette volte" (credo che ve lo ricordiate tutti).
Inutile dire che la conversazione con l'autore avvenne appunto a valle di questo secondo incontro: potevano anche tollerare che io non facessi la figura dello scemo, ma che la facessi fare ai mejo fichi del loro bigoncio questo no, non potevano tollerarlo.
E fu subito (felpato) editto bulgaro.
D'altra parte, lo dico sempre, e l'ho ripetuto anche al simpatico Lauro: la differenza fra sinistra e destra mi si è chiarita quando nella mia precedente vita di intellettuale mi rivolgevo con assoluto equilibrio e trasversalità sia a destra che a sinistra. A sinistra ci si premurava sempre di farmi sapere entro quali limiti mi sarei dovuto muovere, che cosa non avrei dovuto dire. A destra no. Da qui la mia conclusione: o quello che mi era stato raccontato del fascismo come periodo in cui la libertà di espressione veniva compressa era falso, o i fascisti oggi stavano dall'altra parte, appartenevano cioè a quella particolare specie di fascisti nota come antifascisti (come Flaiano aveva intuito). In ogni caso, io, da antifascista, coi fascisti non ci volevo stare, e il resto è venuto da sé. Chi crede che il pluralismo sia disporre di una pluralità di figuranti che dicono una sola cosa, quella che vuole lui, mi incute ribrezzo, è lugubre, è sinistro. Chi pensa che il pluralismo si manifesti quando persone in numero maggiore di uno dicono quello che credono, magari non la stessa cosa, possibilmente non all'unisono, auspicabilmente non zittendo l'altro, mi fa meno schifo, ed è meno sinistro.
Il fatto che chi ha esercitato una violenza brutale e incondizionata sugli altri poi frignucoli quando le vicende si riavviano naturalmente ad equilibrio fa parte delle umane cose. Credo che si siano impietositi su se stessi anche molti nazisti, per dire, ma siamo comunque legittimati dalla storia (cioè dal fatto che hanno perso le elezioni la guerra) a considerarne le vicende con distacco.
Per chi non è abbastanza intelligente da capire Luca 6, 38 non c'è medicina né redenzione.
Amen.
Chiuso questo inciso sul pluralismo che la sinistra rimpiange (quello in cui solo i suoi pregiati esponenti erano abilitati a profferire nel servizio pubblico le loro oscene fregnacce), volevo intrattenermi brevemente con voi su una cosa che sarebbe divertente, se non fosse avvilente, perché non ce ne siamo liberati: ha solo cambiato forma. Volevo farvi vedere ex post quello che sia io che Claudio abbiamo per anni cercato di spiegarvi ex ante, cioè quanto fossero grulli quei grulli dei materieprimisti. Ve li ricordate? Quelli che "se uscissimo dall'euro svaluteremmo del 20%-30%-50% [scegliete voi, NdR], le materie prime aumenterebbero del 20%-30%-50% e quindi l'inflazione schizzerebbe al 20%-30%-50% [secondo i casi, NdR]!"
Illo tempore facevamo notare che questo ragionamento non teneva sotto diversi profili:
- il disallineamento dell'economia italiana dalle altre economie mondiali non era di un simile ordine di grandezza: tutti gli studi davano ordini di grandezza inferiori (una sintesi la trovate nel paragrafo 3 di questo studio);
- il trasferimento (pass-through) di una svalutazione sull'inflazione interna (via aumento dei prezzi delle materie prime) è di un ordine di grandezza molto inferiore al 100%: secondo gli studi più accreditati, occorrerebbero almeno 18 mesi perché il 46% della svalutazione si trasferisse all'inflazione.
Ora, i tempi interessanti, interessantissimi, in cui viviamo, non ci hanno messo di fronte a un esperimento naturale del caso 1 (siamo ancora tutti felicemente dentro)! D'altra parte, però, la crisi energetica, rectius: la crisi delle materie prime, è un eloquente esperimento naturale su quale impatto i prezzi delle materie prime abbiano sull'inflazione. Non siamo cioè in grado di verificare il primo anello del becero ragionamento dei grulli ("se uscissimo svaluteremmo del millemila per cento"), ma siamo assolutamente in grado di valutare il secondo anello del becero ragionamento dei grulli ("un aumento del prezzo delle materie prime di x determina un pari aumento dei prezzi interni di x"). Mi affretto ad aggiungere che la libertà è anche quella di dire delle grullerie. Quella di impedire agli altri di dire cose giuste però ho qualche difficoltà a considerarla come una libertà, ma non ci torno sopra.
Non che la scarsissima tenuta di questo ragionamento non fosse già evidente dai dati storici, eh! Sarebbe bastato osservarli, ma indubbiamente gli ultimi tre anni rendono certi pattern più visibili:
Ecco qua! In blu avete l'indice globale dei prezzi delle materie prime per l'Italia, tratto da
qui (inutile che vi spieghi che ogni Paese ha il suo, per il semplice motivo che se un Paese dispone già di certe materie prime, non deve acquistarle all'estero e quindi le oscillazioni delle quotazioni sul mercato globale lo lasciano nella più serena indifferenza). E in giallo? Beh, in giallo avete la cosa che nel ragionamento dei cretini dovrebbe muoversi all'unisono con i prezzi delle materie prime: l'indice dei prezzi al consumo, quello su cui si misura l'inflazione (tratto da
qui, perché l'ISTAT, nel suo anelito di purezza etnico-statistica, ci preclude di visualizzare serie lunghe di dati che, a suo dire, sarebbero non comparabili: ma insomma, il discorso è chiaro: di dati meno se ne fanno vedere e meglio è, vale per i prezzi quanto per gli effetti avversi, tanto bastano le chiassate dei grulli in TV a riscrivere la storia, o almeno così era finora...).
Notate nulla?
Mi sembra piuttosto evidente che la relazione fra i due indici è tutt'altro che di perfetta sincronia: l'indice dei prezzi al consumo tira dritto per la sua strada, mentre i prezzi delle materie prime oscillano convulsamente. L'unica possibile eccezione si vede verso la fine del grafico (a destra), dove effettivamente i prezzi interni decollano in un modo che sembra preoccupante (e in effetti lo è), ma è tutt'altro che anomalo. Intendo dire che, come voi già sapete, 1 è il 10% di 10 ma l'1% di 100: un incremento così rilevante in termini assoluti sarebbe notevole nella parte bassa del grafico (a sinistra) mentre nella parte destra lo è un po' di meno. Per confrontare in modo più sensato i vari episodi, in effetti, bisognerebbe o esprimere le variabili in logaritmi:
o prenderne i tassi di variazione (cioè, trattandosi di prezzi, i tassi di inflazione):
Quale che sia la soluzione prescelta, noterete che il tasso di crescita dei prezzi al consumo registrato negli ultimi tempi non è una assoluta novità (siamo lontani dalle due cifre di inizio anni '80) e che la volatilità dei prezzi delle materie prime è infinitamente superiore a quella dei prezzi al consumo, la cui traiettoria è fortemente inerziale.
Tutte cose già dette, già viste.
Vi do qualche ordine di grandezza, per aiutarvi nell'orientamento. Da aprile 2020 a marzo 2022 i prezzi delle materie prime (incluse quelle agricole) sono aumentati del 197,9% (si fa prima a dire: sono triplicati). L'indice dei prezzi al consumo, nello stesso biennio, è aumentato del 7,2%. Quindi l'argomento "se la nostra valuta si riducesse a un terzo del valore le materie prime ci costerebbero il triplo e l'inflazione andrebbe a tre cifre" è visibilmente una cretinata, non è nei numeri, non è nelle cose, non è negli ordini di grandezza, non è nella storia dei dati. Lo si vedeva già prima, ma lo si vede meglio adesso. Diciotto mesi dopo il picco del tasso tendenziale di variazione dei prezzi delle materie prime, pari al 91,7% e raggiunto ad aprile 2021, il tasso tendenziale di variazione dei prezzi al consumo (l'inflazione) era a 8,9%.
Sì, ce lo possiamo dire: c'è qualcosa che i grulli non sanno su come gli shock esterni si trasmettano al sistema dei prezzi interni. Ne abbiamo parlato a lungo in passato, inutile tornarci su. Va da sé che esattamente come non è successo quello che i grulli prevedevano (un immediato ed identico incremento dei prezzi interni in risposta a quelli delle materie prime), non succederà quello che i grulli prevedono (un immediato ed identico decremento dei prezzi interni in risposta a quelli delle materie prime).
Altrimenti non sarebbero grulli!
Bene.
Se l'eterno ritorno dell'uguale dovesse portarci nello stesso dibattito con gli stessi, ma anche con altri, grulli, ora potremmo dirgli: "Sì, certo, come quando nel 2022 i prezzi delle materie prime triplicarono e i prezzi al consumo aumentarono del 7%!", o anche "Sì, certo, come quando nel 2021 i prezzi delle materie prime raddoppiarono, e diciotto mesi dopo l'inflazione era intorno al 9%!".
Ma servirebbe a qualcosa?
No.
Perché da quando la sinistra ha imposto come cifra del dibattito il suo squadrismo, cioè da quando "quello non lo vogliamo in televisione perché dice cose che non ci piacciono", l'unica cosa che funziona è la sopraffazione dell'avversario. E allora, sia fatta la loro volontà, cioè la vostra, che di vedere grulli in giro ne avete (giustamente) le tasche piene e glielo avete anche dimostrato (del che vi ringrazio)!
(...alla fine, quello che stupisce del Dibattito è stato vedere interlocutori del tutto ignari di quali fossero gli ordini di grandezza dei fenomeni che millantavano di conoscere. Sono certo che gli ordini di grandezza, se ci fosse possibile verificarli, ci aiuterebbero anche a risolvere altri dibattiti isomorfi, come quello sulla nuova religione. Ma in quel caso i dati, nonostante siano più banali da raccogliere - basta una catinella! - e abbiano una storia più lunga, sono estremamente difficili da recuperare per gli stessi specialisti del settore, o almeno così mi dicono. Ed è così che eventi tragici diventano eccezionali, mai visti primi, esattamente come la disoccupazione del 2014 era alta come nel 1977, ma noi, nonostante sappiamo che ci vengono dette fregnacce, perché a dirle sono i soliti fregnacciari, e col solito sussiego rancoroso e arcigno, non siamo in grado di contestarglielo, perché anche avessimo un dottorato in scienze della terra non avremmo un database condivisibile e verificabile: o, se ci fosse, nessuno è finora stato in grado di dirmi dove sia...)