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domenica 7 giugno 2026

Narcisismo e trasformismo, ovvero sangue e merda

Il personale è politico! Pensavate fosse il momento degli ideali?

Ahimè no! È, molto più prosaicamente, il momento del sangue e della merda, per usare la nota definizione di Rino Formica. C’è un motivo molto semplice alla base dell’improvviso desiderio di purezza ideale che coglie molti eletti, spingendoli ad abbandonare un partito che secondo loro “avrebbe tradito”: è la paura di non essere rieletti (o la frustrazione per non aver ricevuto compensazioni a fronte di una mancata ricandidatura o rielezione). Non dico nulla di nuovo, nulla che non sia reperibile nelle pieghe degli organi di stampa, nulla che gli addetti ai lavori non sappiano e i non addetti non possano sapere (e un esempio lo avete nel post precedente). 

A mio avviso i sondaggi non andrebbero letti, ma, se li prendiamo come ipotesi di lavoro, quello che dicono a un partito come il nostro è che metà dei parlamentari non rientrerà in Parlamento (e uno potrei essere tranquillamente io, peraltro). A questo punto, giocarsela passando con un movimento che è sulla cresta dell’onda per merito del suo leader, ma soprattutto di chi da sinistra gli sta facendo pubblicità, è una scommessa che si può essere tentati di giocare. Meglio capolista col 4%, soprattutto in una regione grande, che riempilista con l’8%.

È una mera questione di numeri, certamente non c’entrano gli ideali, e forse non c’entra neanche la morale. Un ragionamento simile, come fa notare oggi Daniele Capezzone, può essere fatto anche da persone dabbene (ricordiamoci tuttavia che esiste anche la dabbenaggine):


Fatto sta che, se volete evitare delusioni, esorterei a evitare ragionamenti del tipo: “Non fa niente se è un voltagabbana, l’importante è che sappia e dica qual è la battaglia da combattere!”

Ecco, da questa linea di pensiero, dall’idea che l’importante è l’obiettivo, o meglio: il proclamare l’obiettivo, e che se si proclama l’obiettivo giusto si può prescindere da onore e lealtà, mi permetto sommessamente di dissentire.

Il fatto è che quando entri in politica capisci innanzitutto che le idee camminano sulle gambe delle persone, e poi che di verità in competizione ce ne sono tante, e quello che porta ad affermare l’una sulle altre è in definitiva la qualità delle persone. Ora, visto che un po’ per forza di cose (non possiamo nasconderci che il nostro paese sia da anni oggetto di aggressioni esterne), e un po’ per contingenze estemporanee (pare che ci sia un generale che vuole diventare un leader politico), abbiamo tutti adottato un lessico marziale, vi chiedo di fare una semplice riflessione: vi fidereste di un soldato che va a combattere solo se sa di vincere la battaglia? È utile un soldato di questo tipo?

La risposta la sapete bene, ed è inutile che ve lo dica io. I “puri e duri”, vi ricorda oggi Capezzone, sono soldati di questo tipo: non truppe scelte, disposte a immolarsi e capaci di farlo, ma bocche da sfamare, fra l’altro disponendo di una fureria un po’ sguarnita e disorganizzata.

Peraltro, l’idea che “purché dica la cosa giusta“ il tale o il tal altro personaggio possano anche permettersi di comportarsi in modo discutibile è fallata intrinsecamente. Se io sono riuscito a rendere credibile e a diffondere nel vasto pubblico la critica all’unione monetaria è innanzitutto perché mi sono scrupolosamente tolto di ritorno quelli che “la cosa giusta“ la dicevano in modo sbagliato. In molti mi avete criticato per aver tenuto lontano dal mio blog e dalla mia community certi personaggi (inclusi alcuni recenti voltagabbana), per aver fin dal 2012 sbattuto la porta in faccia ai grillini (e all’epoca ero di sinistra), per essere stato sempre molto esigente nel richiedere qualità scientifica e umana alle persone che mi accompagnavano nel mio lavoro di divulgazione. Ma io so di aver fatto la cosa giusta, perché il rischio era quello di essere screditati. Un rischio che con l’esposizione politica è ovviamente aumentato, non diminuito.

E quindi?

E quindi la disciplina e l’onore sono importanti. Quelli di voi che trascureranno questo dettaglio, e per la soddisfazione narcisistica di aver votato “quello che dice le cose giuste“ si affideranno a una classe politica di risulta, saranno delusi e avranno aiutato il PD. Va bene tutto: basta solo che poi non veniate qui con il mio blog a piagnucolare, dicendomi che avevo ragione, come avete fatto quando siete stati delusi dai grillini.

martedì 12 maggio 2026

Quando si esce?

Ogni tanto qualche avventore avvinazzato del bar social, pensando di mettermi in difficoltà, mi pone questa domanda. Non capisco perché dovrei trovarmi in difficoltà: la risposta è evidente e non dipende da me né evidenzia una particolare fallacia della "mia" analisi dei limiti della moneta unica (analisi che, come sapete, mia non è se non per pochi ma significativi dettagli che il clero pavido e conformista di sinistra sta riscoprendo adesso).

L'unione monetaria è e resta un errore, come la migliore scienza economica ha pronosticato illo tempore. Tuttavia, come la storia recente ci ha ben dimostrato, un conto è la consapevolezza di trovarsi coinvolti in un evento potenzialmente catastrofico, un conto è riuscire a gestirlo politicamente, se possibile in modo razionale. Il dato politico evidente è che per quanto il rifiuto della cosiddetta "Europa" fosse diffuso nella popolazione, l'unico partito euroscettico italiano non ha mai avuto non dico la maggioranza assoluta (che comunque non sarebbe bastata) ma nemmeno quella relativa (che comunque avrebbe aiutato a porre delle buone basi). Del resto, ricorderete bene che la stragrande maggioranza della popolazione a suo tempo anelava al noto farmaco: non ne discuto le motivazioni, registro il fatto, e vi esorto a riflettere sulle analogie.

Chiedere quindi all'unico partito euroscettico di traghettare il Paese verso un ordinamento internazionale meno autodistruttivo, o rimproverargli di non averlo fatto, o peggio ancora rimproverare a chi temprando lo scettro ai regnatori ha mostrato di che lagrime grondi e di che sangue l'euro, mi sembra non tanto ingiusto, quanto stupido. L'aspirazione alla libertà, presso gli italiani, è stata finora minoritaria, o è stata (legittimamente) interpretata in un modo diverso (nel senso di desiderare maggiore schiavitù), e così come non si può andare in paradiso a dispetto dei santi, non si può uscire dall'inferno a dispetto degli elettori. Certo, c'è sempre quello secondo cui "ma chi se ne frega della maggioranza, dovevate comunque uscire!", solo che questo tipo di affermazione ha una evidente falla, che non è quella di essere tecnicamente inattuabile (un piccolo partito non solo non condiziona votazioni ma non nomina né influenza il deep state), e non è nemmeno quella di essere fascista (possiamo immaginare che un regime antidemocratico finirà in modo antidemocratico, ma non per questo dobbiamo auspicare soluzioni antidemocratiche!), ma è quella di essere paternalista nel più viscido e sinistro dei modi, quello di Aristide e di Padoa Schioppa ("noi illuminati sappiamo qual è la verità e ci porteremo il popolo suo malgrado!").

Ora, io sono entrato nel dibattito perché allarmato e disgustato dal paternalismo lurido e vigliacco della sinistra: non mi può quindi essere chiesto di adottare lo stesso atteggiamento, né rimproverato come un fallimento il non averlo praticato o proposto come metodo ai miei compagni di squadra.

Al più, a chi ha deciso di combattere questa battaglia ideale o politica (a seconda dei ruoli, che nel mio caso purtroppo coincidono) si può rimproverare di non essere riuscito a coinvolgerla, la maggioranza (relativa o assoluta) dell'elettorato.

Certo: non essere stata abbastanza credibile, astrattamente, per una proposta intellettuale o politica è by definition un fallimento, il che però non implica che la proposta fosse concettualmente errata. Se esistono i fallimenti del mercato, esisteranno anche quelli della democrazia: restano comunque rispettivamente il peggior meccanismo di allocazione delle risorse e il peggior meccanismo di governo eccetto tutti gli altri sperimentati finora, e quindi ci sta che falliscano!

Tuttavia, questa critica, di cui non si può sottovalutare la portata, è a mio avviso ingiusta in generale, e in particolare se rivolta a me.

In generale, perché ignora la sproporzione di forze in campo, evidenziata nel saggio di Thomas Fazi che presenteremo l'8 luglio in Parlamento (sarete informati qui: i posti però saranno pochi, quindi attenti...), discussa a suo tempo nel nostro convegno annuale:

e sempre più evidente ogni singolo giorno che il buon Dio mette in Terra (non "mette a terra", locuzione per la quale la fucilazione alla schiena sul posto sarebbe una punizione sproporzionatamente lieve):


(aspettiamo fiduciosi un diluvio di giovincelle dalle labbra a canotto: "no vabbà igonigo questo consiglio d'Europa").

In particolare, perché io sol uno, quando mi apparecchiai a sostener la guerra, vi dissi chiaro e tondo che il partito che poi sarebbe stato di maggioranza relativa "populista", cioè gli ortotteri (come qui chiamiamo i grillini), era un gigantesco esperimento di intercettazione del dissenso, il cui scopo era quello di diventare a tempo debito la stampella del PD. La prima cosa ve la dissi in Ortotteri e anatroccoli il 30 luglio del 2012:


la seconda in Fantapolitica il il 6 settembre del 2016:


Come i fatti hanno poi dimostrato, è con quel materiale umano che il laboratorio del Quirinale ha creato uno dei suoi più riusciti ibridi, quel Conte cui espressi in aula tutta la mia (e vostra) stima:

quello che col favore delle tenebre aveva cospirato per approvare contro il volere del parlamento la riforma del MES, che fu se non la causa, per quanto mi riguarda la concausa determinante della caduta del governo Conte I nel 2019.

Quindi io a chi non andava data la maggioranza relativa, e perché non gli andava data, ve lo avevo spiegato molto bene. Certo: non avevo i milioni dell'UE da spendere per diffondere questo warning (più probabile che quelli o altri milioni venissero spesi per sostenere i gatekeeper), ma io da intellettuale il mio l'avevo fatto (così come da politico, quando le vicende che sapete mi costrinsero a far buon viso a cattivo gioco costringendomi in maggioranza coi gatekeeper, feci del mio meglio per ridurre il danno, motivo per cui alla fine andò così, cioè bene).

Ma alla fine di questa breve e credo serena disamina, mi sento di poter dire che a chi mi chiede "Quando si esce?" potrei, con una lieve forzatura del galateo, limitarmi a rispondere con un'altra domanda: "Che vuoi da me?"


— Monsieur l’évêque, dit-il, avec une lenteur qui venait peut-être plus encore de la dignité de l’âme que de la défaillance des forces, j’ai passé ma vie dans la méditation, l’étude et la contemplation. J’avais soixante ans quand mon pays m’a appelé, et m’a ordonné de me mêler de ses affaires. J’ai obéi. Il y avait des abus, je les ai combattus ; il y avait des tyrannies, je les ai détruites ; il y avait des droits et des principes, je les ai proclamés et confessés. Le territoire était envahi, je l’ai défendu ; la France était menacée, j’ai offert ma poitrine. Je n’étais pas riche ; je suis pauvre. J’ai été l’un des maîtres de l’État, les caves du Trésor étaient encombrées d’espèces au point qu’on était forcé d’étançonner les murs, prêts à se fendre sous le poids de l’or et de l’argent ; je dînais rue de l’Arbre-Sec à vingt-deux sous par tête. J’ai secouru les opprimés, j’ai soulagé les souffrants. J’ai déchiré la nappe de l’autel, c’est vrai ; mais c’était pour panser les blessures de la patrie. J’ai toujours soutenu la marche en avant du genre humain vers la lumière, et j’ai résisté quelquefois au progrès sans pitié. J’ai, dans l’occasion, protégé mes propres adversaires, vous autres. Et il y a, à Peteghem en Flandre, à l’endroit même où les rois mérovingiens avaient leur palais d’été, un couvent d’urbanistes, l’abbaye de Sainte-Claire en Beaulieu, que j’ai sauvé en 1793. J’ai fait mon devoir selon mes forces et le bien que j’ai pu. Après quoi j’ai été chassé, traqué, poursuivi, persécuté, noirci, raillé, conspué, maudit, proscrit. Depuis bien des années déjà, avec mes cheveux blancs, je sens que beaucoup de gens se croient sur moi le droit de mépris, j’ai pour la pauvre foule ignorante visage de damné, et j’accepte, ne haïssant personne, l’isolement de la haine. Maintenant, j’ai quatre-vingt-six ans ; je vais mourir. Qu’est-ce que vous venez me demander ?

— Votre bénédiction, dit l’évêque.


(...questo passaggio mi è rimasto impresso a prima lettura, e ancora non avevo fatto esperienza politica, più di quello dei candelabri...)







sabato 25 aprile 2026

Il mio 25 aprile

In fondo lui si era espresso in forma dubitativa: “Potevo fare di questa aula sorda e grigia un bivacco di manipoli. Potevo: ma non ho, almeno in questo primo tempo, voluto.”

Guardate invece che cosa mi ha scritto un gentile utente FB poco fa:

“Recuperate  i 120 miliardi di evasione/elusione fiscale annui!!! Ma possibile che negli ultimi 30 anni bisogna sempre sentire le solite, ridicole disamine? Che la coperta e' sempre troppo corta ? Ma possibile che il paese venga sostenuto sempre dai soliti disgraziati? Fate pagare le tasse a chi di dovere! Saremmo non solo la quarta potenza mondiale( più soldi per infrastrutture, istruzione,sanita', ricerca), ma ci sarebbe più pace e giustizia sociale. Ah, dimenticavo i 60 miliardi annui che se ne vanno in corruzione......Poi, anche per rispetto ai valori cristiani  di cui vi riempite la bocca, o a quelli ideologici della sinistra,voi, cari parlamentari, devolvete un 30% del vostro "modesto" stipendio ad un fondo per le cure sanitarie agli indigenti o per la sistemazione di strade,acquedotti e ponti e per la sistemazione idrogeologica del territorio. Sono stufo di ascoltare i vostri teatrini!!! Non sapete nemmeno quanto costa mezzo chilo di pane comune!!”

Caritatevolmente ho risposto:

“Mamma mia che concentrato di grillismo! Nostalgia del reddito di divananza? Ha detto così tante stupidaggini che non si sa da dove iniziare. Dunque: le indennità dei parlamentari sono state riviste al ribasso (tagliate, per farmi capire da lei) cinque volte dal 2000 in qua, inoltre il numero dei parlamentari è stato decurtato di oltre un terzo, quindi il 30% delle indennità parlamentari equivale a 900.000 euro al mese con cui lei vorrebbe sistemare strade, acquedotti, ponti, dissesti idrogeologici e curare gli indigenti! Ma è bellissimo, la soluzione era a portata di mano e nessuno ci aveva mai pensato! Ma lei lo sa che con una somma simile si potrebbe fare la manutenzione dell’1,57% delle strade provinciali italiane (escludendo i dissesti idrogeologici, le statali, le comunali, le autostrade)? Abbiamo svoltato, no? Problema risolto, no? La verità è una e una sola: che a voi grillini puzza la democrazia, che nel vostro intimo (o infimo) siete solo dei fascisti, nemici del Parlamento e del concetto stesso di rappresentanza democratica, per sminuire il quale proponete soluzioni che non definirei nemmeno di pancia, ma direttamente di sfintere. Io lo so quanto costa un chilo di pane, so quanto guadagna un parlamentare e quanto lavora (cosa che non sapevano gli scappati di casa con cui avete infestato le istituzioni) e so quanto costa la manutenzione delle strade. Quello che sa lei lo ha ampiamente dimostrato.”

E quindi lui poteva (nel 1922), ma non lo ha fatto. 

Le stampelle di LVI, cioè i nostri amici ortotteri, invece, potevano, e lo hanno fatto, e i risultati si vedono.

I manipoli dell’antiparlamentarismo, cioè del fascismo, bivaccano ormai ovunque: non solo a Montecitorio, ma in ogni umano consesso, in ogni arena social, in ogni studio televisivo, compresi quelli gestiti da verilibberali™️! Da questo regime change, amici miei, non si tornerà indietro facilmente (sicuramente non basterà intonare a comando la nota melodia kletzmer) perché questo cancro ha disseminato di metastasi il corpo della democrazia, e non può essere operato. L’unico modo per sconfiggerlo è attendere serenamente la morte dell’organismo che lo ospita e lo nutre. Prospettiva inquietante, lo comprendo, ma ineludibile. Quanto più è il disprezzo che gli italiani provano per la rappresentanza democratica, tanto maggiore dovrà essere il dolore e il lutto che essi dovranno subire per riapprendere ad apprezzarla.

Insomma: prima che vada meglio, dovrà andare peggio, perché, come disse il noto (ad alcuni) tassista: “Se sò magnati tutto!…”


mercoledì 22 aprile 2026

(Nun) semo mijoni!

Ieri notte, mentre dormivo il sonno del giusto, per la prima volta nella sua storia questo blog ha superato la cifra di un milione di visualizzazioni mensili (mentre inizio a scrivere sono 1008518). Il picco precedente era stato di 808722 in piena crisi greca, nel luglio del 2015. Dall'inizio a novembre 2011 le visite avevano raggiunto un primo massimo locale a 586242 nel marzo 2013 (nel mese precedente si erano tenute le elezioni politiche), poi un altro massimo a luglio 2015, poi c'era stato un assestamento in un corridoio fra 400000 e 600000 durato fino al mio ingresso in politica, e fino a giugno 2018. A luglio 2018, per carenza di articoli (nel 2018 si erano ridotti a un terzo) la soglia di 400000 venne bucata verso il basso collocando il blog, ormai poco presidiato, in un corridoio fra le 200000 e le 400000 visualizzazioni (nel 2019 i post furono solo 41, anche se vi fu il terzo più visto di sempre, cioè questo, che dovette il suo successo all'essere ripreso da Quirispia, mentre il più visto di sempre era stato nel 2018 questo, sempre attuale, che dovette il suo successo all'essere ripreso dalla pagina Facebook di Salvini - ma allora c'era Luca Morisi... - e il secondo più visto di sempre era stato nel 2015 questo, che dovette il suo successo all'aver vinto i MIA Award 2015 come miglior articolo). La resistenza di 400000 venne rotta con il COVID, che costrinse molte persone a cercare rifugio e conforto nella rete, raggiungendo un massimo locale a 499000 nell'aprile del 2020 (quando, nel decimo post più letto di questo blog, vi spiegai i motivi del consenso di Conte e come questi avrebbero influito sulla gestione autoritaria della pandemia). A luglio però sfondammo il supporto a 200000 e ci collocammo in una fascia fra 100000 e 200000 visualizzazioni, dove 100000 si affermo come il nuovo supporto, e, in qualche modo, il metabolismo basale del blog. Nota bene: questo sfondamento è quindi antecedente alla scelta (da me subita) di sostenere Draghi, e quindi ha poco a che vedere con l'aver tradito i mijoni che hanno la verità in tasca (da Marione a Trombetta in giù). Nel 2023 sono tornato a scrivere. La resistenza di 200000 è stata rotta prima con un massimo locale a 383964 a giugno di quell'anno, e poi definitivamente a febbraio del 2025, e oggi siamo qui.

Quindi semo mijoni?

No, ovviamente no, e prima che amici mi fornissero dotti articoli di informatici, senza l'ausilio di cretini specializzati ero arrivato da me alla conclusione che non tutti quegli accessi fossero e siano genuini. Gli indizi erano tre: la quantità di visualizzazioni dell'ultimo post uscito (che una volta era molto più alta), la distribuzione delle visualizzazioni su post non referenziati dall'ultimo post uscito, e la concentrazione delle visualizzazioni in picchi altissimi localizzati in ore di per sé anomale (tipo alle due di notte), cui aggiungerei anche la localizzazione geografica in località esotiche come Singapore o in Paesi da cui avevamo sempre avuto un seguito discreto ma non preponderante come gli Stati Uniti. Detto fra noi: era antropologicamente impossibile che delle groupies superficiali quali voi siete, che non hanno mai cliccato su un cazzo di link nemmeno con una pistola puntata alla tempia, improvvisamente si fossero messe a beneficiare della ricchezza di ipertestualità offerta manibus plenis dal Dibattito! Evidentemente quello che gli uomini (chiamiamoli così) non volevano fare lo stava facendo una macchina: gli accessi quindi erano in buona parte (direi almeno una metà, a mio superficiale giudizio) dovuti a scraper di vario tipo, per lo più legati a programmi di intelligenza artificiale. Oggi basta cercare un post con Google perché Gemini si senta in dovere di darci la sua interpretazione del mio pensiero, magari anche qualcuno di voi ogni tanto ha chiesto a qualche servo sciocco tipo ChatGPT di fargli un riassuntino di una determinata tematica, nelle vostre tenzoni con Grok molti di voi hanno citato il blog, e secondo me qualche paraculetto ha anche usato l'intelligenza artificiale per farsi scrivere testi sull'euro basati sul nostro materiale. Le spiegazioni degli specializzati potete trovarle ad esempio qui e qui e ci spiegano appunto che Google considera i bot come esseri umani e che in altri casi il 68% del traffico di un sito era riconducibile a bot AI. Ringrazio Alessandro Greco per la conferma, ma resta il fatto che per chi, come me, scolarizzato nel XX secolo, questa community l'ha creata e le ha dato una casa (quella virtuale, cioè questo blog, e quella reale, cioè il nostro incontro annuale), non occorrevano simili autorevoli conferme. Sono anzi piuttosto stupefatto da quanto poco i gestori di altri siti sappiano del loro pubblico, al punto di confondersi in tale misura sulla genuinità del loro traffico, ma il dato di fatto è che l'eccezione non sono loro: l'eccezione sono io, cioè siamo noi! Non esistono altri esempi di community virtuale simile alla nostra, dove l'interazione fra chi ha creato lo spazio e chi ne fruisce è così stretta e così vera. Quindi è normale che gli altri debbano ricorrere a sofisticati strumenti informatici per farsi spiegare se chi lo segue sia vero o finto. Io non ne ho bisogno.

Aggiungo un paio di considerazioni sparse, e poi passo ad altro.

Io non faccio marketing, non ho nulla da vendere, non cerco consenso, me ne fotto del SEO, l'unica cosa che mi manca in questo momento è una casa in pietra in cui arrivare serenamente a 110 anni con una sorgente e una cucina a legna (ma nel frattempo ho messo da parte i soldi per procurarmela, quindi quando sarò di nuovo padrone del mio tempo potrò risolvere anche questo problema), motivo per cui il dato su chi mi stia seguendo, e se sia vero o falso, non ha per me alcun valore, essendo funzionale al perseguimento di obiettivi che non ho! Posso immaginare che in questo momento, defalcando i contatti dal Vietnam (!) e i picchi come quello delle 23 di eri sera (che comunque non era anomalo: 2500 visualizzazioni) le visualizzazioni reali siano appunto fra il 30% e il 40% di quelle "nominali", cioè che si sia tornati nel corridoio 200.000-400.000 in cui eravamo fra 2018 e 2020, o magari anche un po' più su, ma di questo numero non so esattamente cosa farci. Sono contento quando ricevo commenti intelligenti (e mi dispiace che ce ne siano meno di un tempo: i commentatori più assidui sono poveri cristi inaciditi dall'esistenza, il cui contributo sinceramente è superfluo, ma tant'è: evidentemente in questa fase questo mi merito...), ma è pur vero che ora, se voglio stimoli, ho anche altri interlocutori che prima non potevo avere e che sono più informati di voi, quindi amen.

Seconda considerazione: gli 808722 del luglio 2015 erano senz'altro veri: l'IA, l'orrendo raglio che atrofizzerà le nostre capacità cognitive, non risuonava ancora per il web! Quell'anno a Montesilvano fummo 647, mentre l'anno scorso eravamo 523, in recupero dal periodo COVID che ci aveva calmierato a 200, e dopo un massimo di 707 nel 2019. Il grafico della vergogna ci spiega bene che più della disaffezione possono essere state le difficoltà economiche a calmierare (relativamente) il numero delle presenze, ma per chi come me deve frequentare per lavoro le sale altrui questi numeri sono sempre strabilianti! Il punto però è un altro, e sarebbe il caso che ve lo chiavaste in testa, per evitare i ridicoli errori di valutazione dei Marioni e delle Trombette di turno: avere un blog molto frequentato, avere una presenza social importante (ma basta guardare i numeri di qualsiasi sgallettata "no vabba igonigo!" per tornare umili), riempire sale, non significa essere milioni, e non rendersi conto di questo significa essere mijoni.

Noi non siamo stati veramente milioni nemmeno quando nel periodo 2015-2018 eravamo sorretti da un pubblico che era verosimilmente più genuino di quello attuale. Il nostro messaggio euroscettico non è bastato a dare all'unico partito euroscettico la maggioranza relativa (anche se è stato magna pars del suo quadruplicare la presenza in Parlamento), cioè non ha determinato un fenomeno comparabile a quello di AfD o del RN, e questo anche perché in quei Paesi non è stato messo su un esperimento di gatekeeping così strutturato e abile come quello costituito qui da noi dal Movimento 5 Stelle, dai fottuti ortotteri contro cui fin dall'inizio vi avevo messo in guardia, ma invano, anche perché non eravate voi quelli da convincere, ma i milioni, che sono difficili da attingere per diversi motivi, il primo dei quali (che non ci riguarda, per fortuna) è il sentirsi mijoni. La sconfitta di cui ci ha parlato Preterossi e sulle cui motivazioni così eloquentemente si interrogava (ascoltarlo è sempre un piacere) nel 2021 in realtà ha una spiegazione molto semplice: non eravamo abbastanza, la cosa che non ha funzionato è questa, e non ha funzionato oggettivamente per la presenza qui da noi di un movimento di gatekeepers coi cui cascami sinceramente sconsiglierei di flirtare ex post così come sconsigliavo di legittimarli ex ante (e tanto per essere chiari: il momento più difficile per me non è stato il dover intervenire in discussione sulla fiducia a Draghi, ma il dover accettare il "contratto di governo", perché io sapevo, e ve lo avevo detto, con chi avevamo a che fare: con la stampella del PD).

Chiaro?

No.

Ma non fa niente.

Con immutabile stima, il vostro

Guru.

(...e quindi? E quindi niente: siamo sempre qui e qui continueremo a stare per altri 46 anni. Poi dovrete cercarvi qualcun altro...)

sabato 28 marzo 2026

Commento allo sfogatoio

(...il post Sfogatoio ha suscitato molta, troppa attenzione. Ringrazio tutti e do qui una risposta collettiva, poi con calma darò quelle individuali...)


Assisto con olimpica indifferenza al divaricarsi dello scollamento fra gli interessi dell'autore di questo blog, che per forza di cose costituiscono l'argomento del blog, cioè l'economia (di cui con tutto il rispetto non capite un gran che), e gli interessi della community del blog, cioè la politica (di cui con tutto il rispetto non capite un cazzo, però vi sono grato di venirmela a insegnare aggratise)!

Non dovrebbe essere difficile capire il perché e il percome del risultato referendario.

Non l'ho detto in pubblico ex ante, mi sono limitato a dirlo in una situazione riservata a uno di voi (con cui ho vinto una scommessa) in presenza di tre altre persone (un assessore regionale col suo assistente e un manager pubblico), e non era assolutamente difficile capirlo. Dovrebbe parimenti essere facile capire perché non l'ho detto in pubblico a tutti voi: è quello che un altro amico mi ha detto chiamarsi "il paradosso del revisore". Ci sono ruoli in cui non puoi permetterti di emettere una profezia perché rischia di essere autoavverante, o semplicemente di esporti alla triste nomea di menagramo. A fronte di questo rischio, il vacuo vantaggio di vanità consistente nell'aggiungere l'ennesimo QED o VLAD è del tutto irrilevante (e, del resto, l'ultima edizione del nostro convegno annuale è stata anche un modo per chiuderla coi QED, di cui abbiamo constatato l'assoluta irrilevanza politica, perché, come mi ha detto un relatore del prossimo convegno annuale: no one lives in a counterfactual).

Tuttavia, chi segue il blog dall'inizio aveva (avrebbe avuto) gli elementi per capire come sarebbe andata a finire.

Il voto referendario non è stato un voto per la magistratura (di cui, come abbiamo capito, una metà scarsa degli italiani comunque non si fida, cosa di cui la stessa magistratura, dopo il voto, è consapevole), o per la Costituzione (di cui i nove decimi degli italiani  legittimamente ignorano genesi e contenuto), e non è nemmeno stato un voto contro il Governo (che i 99 centesimi degli italiani non sanno distinguere dal Parlamento).

Il voto referendario è stato, come tanti voti precedenti (referendari o meno), un voto in odio alla "politica", cioè ai parlamentari, cioè ai rappresentanti del popolo (perché per gli italiani "la politica" è il Parlamento, nonostante che sia sotto i loro occhi che la politica si fa in altre sedi: a Bruxelles, nell'ANM e nei private markets, rispetto ai quali il Parlamento potrebbe offrire un minimo di garanzie).

L'esito era abbastanza scontato, bastava esaminare gli sviluppi storici. Gli italiani:

  1. hanno votato (o non votato) per ridurre il numero dei parlamentari nel 2020;
  2. poi non hanno votato per riformare la giustizia ai referendum promossi dai radicali e dalla Lega nel 2021 (chiaro segno dell'irrilevanza del problema ai loro occhi, col paradosso che all'epoca il tema era talmente rilevante che perfino il PD si sentì in dovere di affrontarlo proponendo l'istituzione di un'alta corte disciplinare);
  3. poi nel 2025 da 200.000 follower siamo riusciti a estrarre appena 2.000 firme a sostegno del ripristino dell'art. 68 della Costituzione.

Ne bastano due di punti a individuare una retta, ma quando lungo la stessa retta, quella della punizione dell'odiata politica, di punti se ne allineano tre, che il quarto possa essere un outlier è una pia illusione.

L'elettorato italiano è ormai irretito e catturato dalla narrazione antipolitica: Mani Pulite prima, e il grillismo poi, col sostegno di appendici della governance globalista come Transparency International et similia, hanno confermato l'elettore medio in un'unica certezza: quella che il suo peggior nemico siano i suoi rappresentanti. La sincronia di Mani Pulite col Britannia ci dovrebbe far capire bene a chi giovi disseminare e radicare questa convinzione, e di questo qui abbiamo parlato molto (ne avete parlato soprattutto voi, ad esempio qui, quiqui, e infinite altre volte). Del resto chi mi legge da PC vedrà che la prima voce del tagcloud è "propaganda": non è un caso se qui ci siamo interessati fin da subito delle tecniche di condizionamento sociale, e se abbiamo avuto fra i graditi ospiti, nonché protagonisti, della nostra opera di divulgazione gli autori de La fabbrica del falso e Gli stregoni della notizia. Non è un caso se questo ci ha permesso di prevedere cose ben più difficili da prevedere del risultato del referendum (che su Polymarket era perdente dal 3 marzo, come mi faceva notare prima un nostro amico), come la saldatura fra PD e 5 Stelle, che oggi diamo tutti per scontata, ma che nel 2016 era leggibile solo a chi avesse i nostri strumenti di analisi.

Prima di andare avanti, però, fatemi subito fare una doverosa precisazione: non vorrei che questa constatazione fattuale (la subalternità del popolo italiano - élite comprese - alla narrazione autorazzista e antipolitica) venisse presa per la consueta, stantia recriminazione radical chic contro il popolo che vota male, signora mia!, perché ignorante o disinformato (dai bot russi o dai media controllati dal grande capitale finanziario, poco cambia). Se avessi mai voluto continuare a pensarla così (credo di non averla mai pensata così, in effetti...) sarei potuto restare di sinistra! L'odio del popolo verso i suoi rappresentanti può sembrare quello del bambino che prende a calci la gamba del tavolo contro cui ha sbattuto la testa, e forse in qualche sparuto caso sarà anche questo, ma non dobbiamo nasconderci che in realtà questo odio, per quanto possa essere controproducente (come ogni odio di sé), in effetti è una risposta perfettamente razionale al fatto che nel contesto in cui ci siamo cacciati (si dice per volontà di quello stesso popolo), i rappresentanti, per il popolo che rappresentano, non possono fare e conseguentemente non hanno fatto niente!

Fra le tante cose che gli altri non sanno e noi sappiamo c'è questa:


Il punto rosso corrisponde alla data in cui scrivevo Ortotteri e anatroccoli, il post in cui dopo una involontariamente illuminante uscita di Grillo (uscito di scena nel modo che sapete, peraltro...), secondo cui il problema non era l'euro ma il debito pubblico, commentavo:

Ma se già allora i piccoli dottor Livore marci di invidia e di odio sociale erano legione, quanti volete che siano dopo quattordici anni in cui le regole della illuminata governance europea non hanno permesso praticamente a nessuno di recuperare significativamente terreno? Tra l'altro, anche se non credo sia stato determinante, il grafico sui salari reali, che avevamo visto l'ultima volta a dicembre, aggiornato coi dati rilasciati il 4 marzo si presenta così:


In inverno la crescita si è interrotta, e questo certamente non ha aiutato. Ma anche a prescindere da questo dato congiunturale, i piccoli dottor Livore certamente non saranno diminuiti negli ultimi quattordici anni! Ognuno di noi ne conosceva uno e ora ne conosce decine. Qualsiasi tentativo, compreso questo (posto che non sia stato l'unico) di canalizzare il loro motivato risentimento (un buco di 602 miliardi nel Pil reale non è uno scherzo...) verso qualcosa di meno autolesionistico dell'odio di sé (o, for what it's worth, dei propri rappresentanti) ci possiamo dire serenamente che ha fallito. Un pezzo di questo fallimento è l'impossibilità di far capire il grafico della vergogna, ma un altro pezzo consiste nel fatto che quel grafico, se pure non compreso, è sentito fin nel midollo delle ossa dalla stragrande maggioranza degli italiani, che alla fine non sa nemmeno perché sta male, visto che non sa da quando sta male, e a causa di chi sta male. La risposta a questo malessere tanto grave quanto difficile da mettere a fuoco, perché sviluppatosi nel tempo, in modo strisciante, sotto forma di stagnazione, non di recessione, è ovviamente una risposta essa stessa sfuocata, rivolta a un bersaglio indistinto: la politica.

Ora, io ho aperto questo blog per aiutare chi stava male (e non ci sono riuscito) facendomi capire (e non ci sono riuscito), e non sarà certo ora che cambierò idea dando ai destinatari la colpa del mio (e loro) fallimento! Questo per evitare la gnagnera del "colpevolizzi l'elettore!", non senza ricordare però che l'elettore, in quanto adulto, è oggettivamente responsabile dei risultati delle sue scelte o non scelte, tant'è vero che ne paga il costo, qualora siano sbagliate.

Aggiungerei un'altra precisazione.

Voi, amici cari, siete popolo in senso giuridico, costituzionale, siete un pezzo di quel popolo cui appartiene la sovranità, ma in termini sociologici, per il semplice fatto di essere qui, siete élite e, vi assicuro, del popolo sapete meno un terzo di un quindicesimo della metà di un cazzo (detto con affetto). Che cosa pensa "er popolo" lo so io, che ogni giorno mi ci confondo e mi ci mischio, io, che ogni settimana, a Pizzoferrato, a Sant'Omero, a Villa Santa Lucia, o dove mi sputa il destino che mi sono scelto "transferiscomi poi in sulla strada, nell'hosteria; parlo con quelli che passono, dimando delle nuove de' paesi loro; intendo varie cose, e noto varii gusti e diverse fantasie d'huomini" (e naturalmente "m'ingaglioffo per tutto dí giuocando a cricca, a trich-trach, e sfogo questa malignità di questa mia sorta, sendo contento mi calpesti per questa via, per vedere se la se ne vergognassi".)

(...un pensiero affettuoso agli scolarizzati nel XXI secolo che dovranno googlare...)

Ora, naturalmente, del referendum si parlava, e quindi anch'io "in villa" ne parlavo "all'hosteria" con chi sapeva chi fossi, e con chi, grazie ai premurosi uffici del servizio pubico abruzzese, non lo sapeva affatto: huomini diversi, ma le loro fantasie erano singolarmente coincidenti (e coincidenti con il pronostico di Polymarket), l'idea che si erano fatta del referendum era una e una sola: che il loro nemico (i parlamentari) avesse trovato un modo per farla franca, per sfuggire alla scure della giustizia, e che questo andasse impedito a tutti i costi.

Gli errori giudiziari? Capitano, e poi a me non capiteranno (come l'aghetto, no?)

La totale impunità di chi li compie? Chi se ne frega, tanto a me non capiterà, e poi sempre meglio della politica che se ne sta nel palazzo a non far niente.

La volontà eversiva di imporre un indirizzo politico difforme dalla volontà popolare (ovviamente declinato in modo comprensibile da un marrucino o da un frentano o da un marsicano: "Scusa, ma come fa la polizia a garantire sicurezza se lei li mette dentro e quelli li tirano fuori?")? Sì, va bene, questo è uno scandalo, non si può più uscire di casa (all'Aquila!), ma il vero problema è che se sò magnati tutto e vogliono farla franca.

Siamo.

Ancora.

Qui.

Punto.

Il resto è pura masturbazione mentale di eletti membri della affluent society, inclusi il nostro Valeriuccio e il nostro Marcellino.

Fatta questa dovuta precisazione, andrei avanti con una considerazione che, per quanto banale, non mi sembra nessuno abbia fatto, se non io in privato ad alcuni di voi (fino a quello che vi dico qua sopra c'è in realtà arrivato anche il terzo Feltri, Mattia). Che lo si voglia o meno, il successo di Giorgia Meloni è stato anch'esso un successo dell'antipolitica. Non credo infatti che sia stato dovuto, come il successo di Matteo Salvini nel 2018, alla proposta di una diversa visione del mondo. Anzi! Pur essendo il primo a dire che i social sono una lente deformante, se per un attimo facciamo finta che dietro certi account ci siano delle persone in carne e ossa, o anche se scendiamo un attimo di qualche ponte giù dalla prima classe del Titanic, potremo constatare che molte scelte fatte dal premier, per quanto fossero esplicitamente annunciate nel programma del partito di maggioranza relativa, incontrano un certo disappunto da parte dei suoi elettori, che però o non hanno letto il programma (ipotesi più probabile) oppure si sono turati il naso e hanno premiato comunque Giorgia, e perché? Perché si era opposta a Draghi, cioè (piaccia o no) alla politica!

Sì, lo so bene che LVI non è "la politica" ma "la tecnica". Io lo so, tu lo sai, ma noi siamo élite. La "non élite", inutile girarci intorno, vedeva in LVI l'ennesima ipostasi (o metastasi) di quella oscura potenza demoniaca, fluida e indistinta, che qui gergalmente chiamiamo #aaaaabolidiga (con le cinque "a" dei Cinque Stelle).

E la "non élite" a questo si era opposta.

Aggiungo che, pur non avendo mai affrontato il tema con l'interessata, che certo non ha tempo da dedicare a analisi così salottiere, di questo credo che in qualche modo lei fosse consapevole, con l'intelligenza che la contraddistingue. Vi faccio alcuni esempi. Sappiamo tutti, autore compreso, che la riforma delle province di Delrio andrebbe smantellata, non solo perché l'aveva chiesta LVI con la lettera della BCE (al punto 3), ma soprattutto perché ha creato una situazione di ingestibilità del territorio, emersa tragicamente in fase acuta a Rigopiano, ma pervasiva e persistente in fase cronica per ogni dove (in questo momento a Silvi sta venendo giù una provinciale, ad esempio...). La risposta pare sia stata: lasciamo tutto com'è, altrimenti gli italiani ci accuseranno di pensare alle poltrone! Sappiamo tutti che la riforma costituzionale del 1993 ha gravemente alterato l'equilibrio fra i poteri dello Stato, ma la proposta (peraltro non sostenuta dal consenso popolare, a differenza di quella sulla remigrazione) per il ripristino dell'art. 68 nella sua formulazione originaria ha incontrato grande freddezza nel partito di maggioranza relativa, e anche lì l'argomento è stato: lasciamo tutto com'è, altrimenti gli italiani ci accuseranno di volere l'impunità! Aggiungo che ovviamente nel corso della legislatura borbottii a favore di un rimpasto si son sentiti, ma l'argomento era sempre: non dobbiamo far pensare agli italiani che teniamo alle poltrone!

Ora, in tutta franchezza: io ho una stima enorme dell'attuale premier, da quando Antonio Triolo me lo presentò, saranno presto quindici anni. All'inizio, però, questi argomenti mi urtavano, perché li trovavo grillini. Poi mi sono detto: Carlo Carafa non era un tipo raccomandabile, e infatti ha fatto una brutta fine, però una cosa giusta l'ha detta: vulgus vult decipi, ergo decipiatur. Del resto, è quello che vi dico sempre anch'io: quando si è in netta inferiorità numerica, bisogna sfruttare la forza dell'avversario, e se la maggioranza del popolo ti ha scelto come nemico, per batterlo devi fare (o almeno raccontare) esattamente quello che vuole lui. Si chiama demagogia, e funziona (normalmente per fottere il popolo, ma anche per aiutarlo, dato che l'una e l'altra cosa prevedono come condizione necessaria che il popolo ti dia il potere). In modo meno brutale, e forse più veritiero: le democrazie occidentali sono in mano a due categorie di persone semplici, gli elettori e "i mercati", cioè qualche decina di idiots savants acculturati in università anglosassòni. Queste persone semplici hanno bisogno di messaggi semplici: ad esempio, puoi pensare che ci sia bisogno di fare un tagliando al Governo, ma quanto è più efficace, come messaggio da dare ai mercati (o agli elettori): abbiamo garantito cinque anni di stabilità! E, attenzione, io non vi sto dicendo che questo sia sbagliato! Anzi! Una volta messi a fuoco i presupposti politici del consenso, queste scelte erano esattamente quelle che occorreva fare, e infatti, anche quando non era d'accordo (come parlamentare) me ne sono sempre stato rispettosamente zitto aspettando di capire, e ho capito. Continuo, peraltro, a essere uno di quelli che pensa che se ai casini in cui siamo aggiungessimo una simpatica bufera sui mercati non avremmo risolto un cazzo, ma questa è una mia idea (che deriva dalla convinzione che la bufera arriverà comunque - basta vedere come la Bce si sta distanziando dai private markets - e quindi meglio non prendersi la responsabilità di averla causata).

Naturalmente, su queste basi, aspettarsi che il quarto punto, cioè il referendum sulla "separazione dei poteri", potesse cadere fuori dalla retta era un po' avventato, anche perché un mandato "anti" non è esattamente un mandato a riformare il Paese, ma a combattere il nemico, cioè il Parlamento. Sotto questo profilo quindi, il cosiddetto "premierato", nella misura in cui punisce quegli infidi voltagabbana dei parlamentari che si azzardassero a prendere troppo sul serio l'art. 67 Cost., è o sarebbe stata una riforma molto più palatable (mi duole ricordarlo, ma in italiano "palatabile" non esiste ed è bene che non esista) di un referendum fatto "per sfuggire alla magistratura" (perché così è stato capito).

Chest'è.

Quindi va tutto bene e la colpa è del popolo?

None, non va tutto bene (mi sembra evidente) e la colpa non è del popolo.

Che la colpa non sia del "popolo" l'ho argomentato sufficientemente, posso anche ripetermi, ma mi sembra più utile soffermarmi sul resto.

La prima cosa che non è andata bene, una volta fatta questa scelta avventata, è stata il racconto della riforma. E il rito accusatorio, e il rito inquisitorio, e i padri costituenti, e la riforma Vassalli, e tutte cose di cui alla maggior parte delle persone non importava assolutamente nulla, quando si poteva tranquillamente raccontarla così:


cioè in modo "logico-culturale", come diceva l'amico Mario, partendo dal presupposto che ci sono alcune categorie di persone, come i medici e i magistrati, che per fare del bene devono fare del male (tagliare, incarcerare), che questo male devono poterlo fare con serenità nell'interesse di tutti, e che gli eventuali errori commessi non devono essere demonizzati ma devono essere gestiti: non ha senso arrestare per lesioni un chirurgo nel momento stesso in cui incide il derma per andare a vedere che c'è sotto, ma non ha nemmeno senso che un magistrato che lascia per dimenticanza una persona in carcere per mesi, o un magistrato specializzato nella pesca a strascico (tanto non esistono innocenti ma solo colpevoli che l'hanno fatta franca) viva nella certezza dell'impunità.

Gli errori sono umani, ma in questo caso si rischia che siano sopra la media, e il rischio deriva dal fatto che il processo non garantisce serenità di giudizio al giudice, perché gli avanzamenti di carriera del giudice dipendono da un organo in cui potrebbe sedere il pubblico ministero o un suo amico. Deriva da qui la richiesta di separare le carriere. Non le funzioni, che nel processo sono già distinte, ma le carriere, i giudizi sull'operato dei magistrati.

L'impunità, a sua volta, dipende dal fatto che la funzione disciplinare è affidata allo stesso organo che esercita la funzione amministrativa. Se vi fanno una multa che ritenete ingiustificata, dove andate a contestarla? In consiglio comunale? E perché mai chi ha collocato l'autovelox dovrebbe dare torto a se stesso! Andate ovviamente dal giudice di pace (entro 30 giorni), per il semplice e ovvio motivo che eviterete di rivolgervi a chi è parte in causa. Viceversa, quando un magistrato esercita male la sua funzione, a giudicare il suo operato è chiamato proprio chi lo ha messo a esercitarla (un po' come se si chiedesse al sindaco di verificare se è omologato l'autovelox che ha messo per far cassa...)! Si capisce perché non funziona, no?

On top of all that, a causa di una legge elettorale del 1975, quindi ben posteriore alla Costituzione, le elezioni in CSM avvengono col metodo proporzionale su collegio unico nazionale. Questo significa che bisogna creare dei giganteschi comitati elettorali, che vanno dalla "A" di Aosta alla "A" di Agrigento, e che servono a decidere chi mettere in lista e in quale posizione, e a organizzare la campagna elettorale, una campagna che, come tutte, si basa ovviamente sul "cosa mi dai se ti voto?". Qui sì che la politica gioca un ruolo, nel senso deteriore e partitocratico del termine, e per risolvere questo problema c'è solo un metodo, quello che gli ortotteri proponevano: il sorteggio.

2589 battute.

Punto.

Quando è intervenuto, il premier l'ha raccontata così. Poteva o doveva farlo prima? Non lo so. Sono state dette tante cose controproducenti? Certamente sì. Aggiungo che siccome l'ultracasta si è disvelata, sarebbe bastato lasciar parlare lei. Ma purtroppo c'è una destra che, nel suo desiderio di essere o apparire migliore della sinistra, si propone di superarla in tutto, anche negli errori di comunicazione.

Amen.

Il problema più serio tuttavia è e resta un altro, la cui soluzione rischia di essere rinviata alle generazioni di un futuro che a questo punto sia molto distante, perché sono convinto sempre di più che questa soluzione non possa non prevedere un passaggio molto doloroso: è il problema di come ricostruire un mondo in cui i rappresentanti del popolo siano liberi di rappresentare il popolo con un minimo di efficacia! La soluzione di questo problema passa per un percorso di emancipazione del Paese che, lo sappiamo, non è nelle corde della sinistra, e richiede quindi che la destra al potere ci vada e ci si mantenga, naturalmente dimostrando di meritarselo, e rispettando le regole (visto che chi può permettersi di non rispettarle ha vinto!).

E qui casca la destra, che oltre a non aver riflettuto con la dovuta attenzione sulla natura del suo consenso (questo riguarda tutti, anche noi), soprattutto non ha fatto una accurata selezione del popolo da rappresentare, come invece ha fatto e continua a fare la sinistra! Ce lo siamo detti tante volte qui, no? Le Marie Antoniette della sinistra al popolo che voleva pane hanno dato, in no particular order, i matrimoni omosessuali, la schwa, l'inclusione, il kleema, il voto ai ggiovani, i migranti, i bambeenee, e via dicendo. Così facendo, le Marie Antoniette sono costruite un elettorato a loro immagine e somiglianza che ha funzionato benissimo perché ha consentito loro non tanto di scegliere i soldati con cui combattere, ma il terreno su cui combattere! Non quello della distribuzione del reddito e della giustizia sociale, dove rischierebbe, se qualcuno a destra avesse un po' di cattiveria, di essere messe di fronte alle proprie responsabilità (vedi sopra il buco da 602 miliardi), ma quello di tante battaglie identitarie che, per quanto minoritarie, e anzi proprio in quanto minoritarie, sono suscettibili di attirare un forte coinvolgimento "per", l'unico in grado di sovrastare, o meglio di aggirare e indirizzare, il diffuso coinvolgimento "anti". Questo spostamento dell'asse del discorso è evidente: alla fine, scegliere la Schlein anziché Bersani ha avuto un senso, e il senso era questo (che fosse voluto e cosciente o meno). Perché sì, nei paesi dal nome non inferiore a quattro sillabe fra cui mi aggiro io, ma anche negli strati del terziario sottoproletarizzato, cioè fra il famoso "popolo" (in senso sociologico), il voto è stato contro #aaaaabolidiga, ma, beninteso (i sondaggisti lo avranno certamente misurato), a questo voto conto la politica si è aggiunto un voto contro il Governo, cioè contro il fasheesmo, cioè per i bambeenee, e così via. Quello che rende compatibili le istanze della sinistra versicolore con il qualunquismo endemico qui da noi è, del resto, proprio il fatto che quelle istanze non sembrano (e in effetti forse non sono) politiche, cioè non sembrano "politica".

E questo spiega la celeste corrispondenza di amorosi sensi fra chi ha votato contro i propri interessi reali e chi ha votato per i propri interessi percepiti!

Che cosa possiamo fare?

Io tiro dritto e continuo a pensarla come quattordici anni fa:


Dobbiamo continuare a resistere, senza ignorare una consapevolezza che ormai credo abbiamo raggiunto tutti, o almeno l'ho raggiunta io, studiando meglio la storia, in particolare quella del mio collegio: chi all'epoca decise di mettere in gioco tutto, nella maggior parte dei casi lo fece perché non aveva più nulla da perdere. In altre parole, resta drammaticamente vero che perché l'amato popolo italiano, come tanti altri popoli, ricominci ad amare la democrazia, rifugga dalle lusinghe dell'antipolitica, occorre che sperimenti un po' l'alternativa. Insomma, è la solita storia, un po' paternalistica, ma non per questo meno fondata, dell'effetto Chichijima: ogni tanto occorre che, non riuscendoci nessuno, qualcosa faccia riflettere chi è nato dalla parte giusta della distribuzione del reddito che pace e democrazia devono essere conquiste quotidiane, che non si conseguono né con l'eccidio dei rappresentanti né con la tirannia delle minoranza. Non è da oggi né da ieri che faccio queste considerazioni, e non le vedo meno attuali dopo quello che è successo.

Dobbiamo resistere, deponendo però definitivamente la fiducia illuministica nel potere salvifico della verità. Che essa renda liberi lo si può raccontare solo se si è molto ben raccomandati, e anche in quel caso non è detto che poi vada a finire bene (così racconta la storia)! Certo, questo blog riposa ancora, in parte, su questa meravigliosa illusione. Far capire a chi non vive in un controfattuale che un altro mondo sarebbe possibile è un compito impervio e ingrato. Nel farlo sai che ti farai dei nemici (esempio: la Bce e le sue local branches), ma magari non metti in conto che il tuo nemico più accanito sarà chi astrattamente volevi aiutare! Va bene così. Non dobbiamo nemmeno arrovellarci troppo. Mentre qui ci poniamo tante domande, due forze lavorano per riportare un equilibrio: una è il rifiuto del globalismo espresso ormai dalla maggioranza degli elettorati europei (mi limito a questi perché sono quelli che ci possono aiutare a ripensare il sistema in cui siamo impaniati), e l'altra è la violenza dei mercati. Nel frattempo, per tenere la posizione bisognerà capire che il "se sò magnati tutto" è una costante biometrica inalterabile: non la puoi combattere, devi trovare un modo di girarle intorno. Non credo che questo abbia a che fare con aliquote fiscali, o con opere grandi o piccole, purtroppo. Mi limito a osservare una cosa: questo blog in qualche modo aveva anticipato il metodo della sinistra, perché aveva creato una minoranza consapevole e incazzata (che credo sia più o meno ancora qui). Quindi si possono costruire minoranze consapevoli e incazzate, che per l'antipolitica sono kriptonite, anche al di fuori del perimetro dei messaggi ammessi dall'intellighenzia "de sinistra".

Non aggiungo altro, per ora, aspettando i vostri riveriti commenti.

(...a scanso di equivoci e per risparmiarvene alcuni inutili: so benissimo che la riduzione dei parlamentari era anche nel programma della Lega del 2018. L'ho saputo dopo, a dire il vero, ma nel 2026 lo so! Quindi è inutile dirmelo. Non sarebbe inutile sapere se fosse una convinzione intima, o uno sfruttare la forza dell'avversario: ma questo non potremo saperlo mai...)

venerdì 27 febbraio 2026

Il PNRR e l'amico ingenuo

(...dovrei fare slides per Vicenza, ma il treno vibra troppo - ed è arrivato in anticipo a Bologna, peraltro, cosa che non si può dire perché smentisce la narrazione terribilista di cui parlerò ad Arona. Mi intrattengo quindi con voi, in attesa di arrivare in un luogo stabile...)

Come avrete visto, ultimamente mi sto dedicando di meno alla fabbrica del disagio nera (X, altresì detta la cloaca), mentre mi esprimo spesso sulla fabbrica del disagio azzurra (FB), quel social che tutti danno per morto, ma che in provincia (e non solo) una sua trazione ce l'ha. Instagram non mi sento di contaminarlo, su TikTok ripartirò fra breve se due o tre delle persone appartenenti alla legione del "sei il nostro eroeh11!!1! Come possiamo aiutartiiiiiih11!1!" mi useranno l'insigne cortesia di fare quello che gli dico - ma anche se non lo faranno (voi vi chiederete perché quando ci incontriamo la prima cosa che faccio è mandarvi affanculo: se passaste non dico un giorno, ma un'ora con me vi chiedereste perché non faccio di peggio).

La sensazione che mi dà Facebook è di essere meno infiltrato da bot, cioè di consentire una uscita dalle sabbie mobili dell'autoreferenzialità in cui inevitabilmente finisce il blog che non c'è (perché per arrivarci bisogno sapere che c'è!), senza però un eccessivo inquinamento o depauperamento del dibattito. In effetti, normalmente nei feedback che ho, e che sono spesso a sei cifre (ma l'obiettivo sono le sette cifre), il 75% circa è di persone che non mi seguono e si trovano per qualche arcano motivo il mio contenuto nel feed. Ne consegue che cerco di utilizzare un linguaggio più essoterico (aka "a prova di idiota"), abbandonando l'esoterico lessico familiare della nostra community, e del resto la natura stessa della piattaforma comanda una certa salutare concisione, una scrittura autocontenuta (perché se inserisci link, ad esempio per citare una fonte, l'algoritmo ti penalizza), e un uso mirato e incisivo del corredo iconografico (perché se usi più di una figura l'algoritmo ti penalizza). Abbiamo quindi a che fare con un genere letterario un po' diverso, ma che offre le sue soddisfazioni, come quella di tirare scemi i grullini mettendoli di fronte alla dimostrazione di quanto siano stati babbei nel credere a Giuseppe G. Conte (dove G. sta per "ghrhadhuidhamendhe"). A titolo di esempio, per quelli che non se la tirano con "io sui social non ci vado perché non voglio essere tracciato" (ma poi usano il cellulare e pagano con la carta), fornisco questo uno due da KO tecnico. Brandelli di grullino ovunque, ma voi, che siete comunque la punta di diamante del dibattito, meritate di più, e quindi vi darò qualcosa di più qui, nella casa del Dibattito.

Premetto che qui parlo a persone che sanno come funziona il PNRR, e hanno quindi chiaro che anche il "fondo perduto" in realtà deve essere restituito con gli interessi (spiegazione e fonti qui). Il ragionamento che svolgeremo sugli oneri finanziari del PNRR riguarderà quindi in primo luogo quelli riferiti ai cosiddetti "loans" (o prestiti, o debiti), e questo perché solo in questo caso gli oneri finanziari, essendo corrisposti direttamente dal Governo italiano alla Commissione, entrano nei conti pubblici con una apposita voce come "interessi". Quelli sul "fondo perduto" si restituiscono attraverso il bilancio comunitario, e quindi nei nostri conti pubblici transitano sotto forma di contributo a quel bilancio, senza che sia particolarmente facile distinguere fra cosa va in fondi strutturali, cosa in rimborso del capitale NGEU e cosa nel rimborso degli interessi NGEU. Il costo complessivo (il flusso totale di interessi che dovremo corrispondere da qui al 2056), quindi, è comunque sottostimato, e i 60 miliardi di cui parla l'ottimo Liturri su La Verità di oggi sono per sua stessa ammissione un educated guess. Potrebbero essere di meno, ma anche di più, e il mio educated guess è che siccome le scellerate politiche energetiche europee ci condannano a un futuro di tensioni inflazionistiche, è molto probabile che alla fine il conto sarà più salato. Qui, però, voglio parlarvi di un'altra cosa, relativamente più documentabile (e infatti la documenta Giuseppe oggi su La Verità): qual è, almeno indicativamente, il tasso di interesse sui titoli emessi dall'UE per finanziare il "recovery"? Quali sono, cioè, i tassi di interesse sugli EU-bonds, e sono veramente così convenienti rispetto a quelli dei BTP? Vi fornisco prima la risposta sintetica, tratta dall'articolo di Giuseppe, e poi i dettagli:


La sintesi, come vedete, è che in effetti a un certo punto, intorno al 2023, i prestiti PNRR hanno avuto una convenienza significativa, dell'ordine di 60 bips (BTP al 4%, EU-bonds al 3,4%), ma questo vantaggio ha riguardato solo due tranches (le cosiddette "rate"), per un totale di 22,9 miliardi (una lacrima nell'oceano del debito pubblico), mentre per tutte le altre tranches il vantaggio è stato inferiore (all'inizio 15 bips, alla fine 7 bips), e notate bene: quando il piano è stato varato non si poteva sapere che sarebbe stato vantaggioso per un certo periodo, e questo perché sostanzialmente nessuno tranne noi aveva considerato che il COVID era stato un gigantesco shock dal lato dell'offerta cui sarebbe conseguita un'inflazione da offerta, con innalzamento dei tassi e quindi allargamento dello spread fra Paesi del centro e della periferia. Il beneficio,  ex ante (eggzandi, come dicono le e gli imbecilli), non era né previsto né tenuto in conto, e infatti il progetto non veniva propagandato dicendo che sarebbe stato conveniente, ma che sarebbe stato ghradhuido.

Ma... come si fa a ricostruire questi dati?

Capire quale fosse il costo del "recovery" è stato un nostro cruccio fin dall'inizio. Lo testimonia questa interrogazione parlamentare di un nostro amico, che ottenne, all'epoca, questa risposta (sostanzialmente in linea con i dati ricostruiti ex post da Giuseppe):


Ma da dove vengono questi numeri?

Naturalmente, dovendo vendere i suoi EU-bonds sul mercato, la Commissione fornisce agli investitori tutte le informazioni necessarie perché questi possano decidere se acquistarli o meno, e naturalmente queste informazioni sono in una pagina che vi ho già citato, quella sulle "investor relations". Come potete facilmente immaginare, anche se il rimborso delle "rate" dovrà avvenire in trent'anni (con preammortamento ecc.), la raccolta dei fondi non è articolata tutta su titoli trentennali: sono stati collocati sul mercato titoli di varia durata, e quindi il tasso corrispondente alla singola rata può essere calcolato solo in via congetturale riferendosi alla media delle emissioni collocate nel periodo di erogazione della rata. Così, ad esempio, quando ci si avvicina ai collocamenti fatti nel 2023 il quadro si presenta in cotal guisa:

con dei bei tassi d'interesse oltre il 3%, che gli estensori originali del piano mai si sognavano di raggiungere, e che, come la sintesi di Giuseppe ci mostra, erano sì mediamente di 60 bips al di sotto del BTP in quell'anno, ma non erano zero e non erano la metà del BTP, come qualche coglione amico ingenuo va ragliando da giorni nella fabbrica azzurra del disagio, argomentando che siccome il prestito è stato di 200 miliardi e una rata di interesse di 2,8 miliardi, allora il tasso di interesse è stato dell'1,4% (come dire che se pago una rata di 200 euro per acquistare un'auto da 12.000 euro il TAEG è dell'1,6%. Facile così, no?).

E qui ci sarebbe da fare un discorso.

"Sulla matematica finanziaria", direte voi miei 20 (mila) lettori?

No.

Sulla democrazia.

Ma è un discorso delicato e doloroso, e lo faremo un'altra volta.

sabato 20 dicembre 2025

Dobbiamo veramente salvare il popolo da se stesso?

(…modificato per maggior chiarezza dopo cena…)

Ricevo da un conoscente (io non ho amici, non me li merito!) questo commento a esito del convegno di ContiamoCi! (che troverete sul canale dell’associazione o dell’insorto):


Perché sì, l’amaro calice della politica oggi mi ha riservato anche questo: una grillina che veniva a lamentarsi con me in quanto #aaaaabolidigo di come i 5stelle avevano gestito la pandemia insieme con il PD. Ora, è vero che tutto comprendere è tutto perdonare, è verissimo che un uomo politico, e in particolare un rappresentante del popolo, cioè un parlamentare, deve mantenere un comportamento dignitoso e un contegno all’altezza del mandato che ha ricevuto, è indubitabile che quell’elemento di igiene del pensiero e delle relazioni che va sotto il nome di prima legge della termodidattica:

suggerisce in questi casi di lasciar perdere, eppure, ve lo confesso, avrei voluto per un attimo fare eccezione, e dirle: “Ma brutta cogliona, lo capisci che sei tu che devi chiedere scusa a tutti noi, perché è per colpa tua e di altri imbecilli come te se quella tragedia è stata gestita nel peggiore di tutti i modi possibili? E lo sai a chi stai parlando? A uno che dal 2012 vi sta spiegando che gli ortotteri sarebbero diventati la stampella dei piddini! Tu, a me, gentile amica, lungi dal fare lezioncine, dovresti non baciare le scarpe (non basterebbe poi a me un barile di Amuchina), ma baciare le orme che esse lasciano al suolo!”, o qualcosa di altrettanto sobrio e incisivo.

Ma naturalmente ho lasciato perdere.

Si scagliano, poverini, contro il protocollo “Tachipirina e vigile attesa” (quando basta bastava semplicemente non seguirlo, come non l’ho seguito io, curandomi), ma poi l’unica terapia che riescono a concepire per i mali della democrazia, che identificano con il preciso momento in cui la sfera della loro integrità fisica e morale è stata compromessa (e non con il fatto che la loro splendida individualità se ne andava strafottendo di tutto quanto era andato succedendo per anni ai loro simili) è una terapia sintomatica: chi la declina come vendetta, chi la declina come (peggio ancora!) “Veritah”, attribuendo a questo concetto un valore performativo che l’evidenza concreta di ogni singola interazione umana smentisce.

E questo ci lascia con un grosso interrogativo, quello del titolo: dobbiamo veramente salvare il popolo da se stesso?

Alla fine, l’odiosa grillina rea confessa altro non aveva avuto che quello che si meritava! Se lo meritava per aver perpetrato il crimine supremo di attentato alla democrazia, mettendosi al servizio di un progetto antipolitico.

Vedevamo così compiersi di fronte ai nostri occhi l’auspicio che da veri libertari più volte abbiamo espresso: quanto sarebbe bello se ognuno vivesse nel mondo che ha voluto, se chi vuole l’euro si beccasse i tagli dei salari e chi vuole la lira si beccasse la crescita economica, se chi vuole i 5stelle subisse le conseguenze della subalternità alla Cina e chi vuole un partito normale potesse invece decidere per sé. Il problema è ovvio: la vita è una, e a differenza di tante casse previdenziali non ammette “gestioni separate”. Per colpa di personaggi come quella lì tutti noi abbiamo visto compressi i nostri diritti, e se proprio si dovesse ragionare di vendetta, sarebbe abbastanza facile capire da dove cominciare: da lei, che oltretutto è più attingibile di Conte! Che poi è il motivo per cui qui piazzaleloretisti e norimberghisti non sono mai stati bene accetti: non solo perché la vendetta non è una soluzione, ma soprattutto perché non è indizio di estrema accortezza invocare processi in cui si rischia di essere parte soccombente.

D’altra parte, però, credo che vi siate potuti rendere conto tutti, con i vostri occhi, che proprio la strada che questi poveri, piccoli esseri brancolanti nelle tenebre hanno così chiara davanti, quella in cui l’emersione della verità (cha cha cha) porta all’avvento di un mondo giusto, è sostanzialmente impraticabile (per inciso, oltre ad avervi spiegato che gli ortotteri si sarebbero alleati col PD, vi avevo anche preannunciato che la veritah sarebbe stata la nuova onestah).

Questa sera, credo l’abbiate capito tutti. Spero che abbiate apprezzato anche voi quanto quelle persone così convinte che la loro verità abbia un valore politico fossero in realtà assolutamente impermeabili a qualsiasi lettura della realtà che non cominciasse dalla fatidica punturina.

Mi dispiace per la Gismondo e per tanti “sicceroi” presenti: bisogna proprio non sapere un cazzo di quello che è successo in questo paese (cioè in questo blog) ed essere stati complici di tutte le porcate che c’erano state imposte prima dell’unica che interessa a loro per pensare che basti uno sforzo didattico a determinare un esito democratico. Detto in francese: a che cazzo serve ragliare contro i “poteri forti” se non si accetta di riflettere un momento sulle parole di Lucio Magri (per dirne uno) che spiega in che modo ci siamo messi in mano a quei “poteri forti”? I “poteri forti” (a proposito: qualcuno mi sa dire quali sono i poteri deboli?) fanno semplicemente il loro lavoro, che viene reso più agevole da alcuni assetti istituzionali privi di contrappesi. Magri ne citava solo uno, peraltro, quello europeo, ma il grosso del danno era stato fatto senza che lui se ne accorgesse con il divorzio fra Tesoro e Banca d’Italia, cioè con l’indipendenza della Banca centrale, che è oggi il principale vulnus democratico. Ma i nostri amici, poverini, su questo non vogliono riflettere. Basta dire #aaaaabolidiga e i “poteri forti”, il discorso si esaurisce lì, e Gramsci si rivolta nella tomba.

E a questo punto sorge un altro problema: vi siete mai chiesti voi, come me lo sto chiedendo io, quand’è che un sano e progressivoanelito didattico stringe nell’odioso paternalismo di un Padoa Schioppa? Perché alla fine il problema è questo, lo ripeto: la simpatica ortottera era vissuta nel mondo che aveva desiderato! E chi siamo noi per imporle un mondo diverso, o semplicemente per chiederle di considerarlo?

Metteteci un attimo la testa, perché immagino che la domanda a qualcuno possa non essere immediatamente chiara. Io vado a cena, e dopo ne parliamo.

venerdì 23 maggio 2025

Le auto blu, la grillanza, e il triangolo dei palazzi

Partiamo dalla fine.

Il triangolo dei palazzi è questo triangolo scaleno:


con il vertice superiore a Chigi, quello inferiore sinistro a Carpegna (individuabile per la caratteristica pianta triangolare) e quello inferiore destro a San Macuto, che poi sarebbe San Maclovio, cioè Saint-Malo (Macloviensem), che non è, come potreste pensare voi, il santo delle ostriche (che nella città cui diede il nome vanno forte, in effetti), ma un gallese, discepolo di San Brendano ed evangelizzatore della Bretagna, il cui nome pare venga dal bretone mach (ostaggio, pegno) e lou (luce, brillante), e sia quindi la versione bretone del germanico gisal (ostaggio, pegno) bertha (famoso, brillante), cioè Ghiselberto o Gilberto, e insomma dovrebbe significare una "nobile promessa", come quella, che cerco di onorare, di rappresentarvi, ma anche un "illustre ostaggio", che poi è la condizione in cui ogni tanto mi sento nell'omonimo palazzo.

Sì, perché a San Macuto (e non a Saint-Malo, purtroppo) ci sto io, precisamente lì:


Il rettangolo nero che vedete in alto a sinistra del cerchio rosso tracciato a mano libera è il tetto della nostra mensa aziendale, da cui si gode di un panorama che vale il prezzo del biglietto:


Chi sta a Chigi lo sapete, ma oggi volevo parlarvi di un altro palazzo, vicino al vertice superiore: Montecitorio.


Dall'alto si distingue bene la zona meridionale, quella edificata nel 1653 dal Bernini per i Ludovisi, costruita attorno al caratteristico cortile quadrato (come è quadrato quello di Palazzo Madama), e la zona settentrionale, edificata da Ernesto Basile all'inizio del XX secolo, dove si distingue l'emiciclo dell'aula, inquadrato dalle quattro torri angolari. A occidente del Palazzo dovreste vedere una specie di quadrilatero sbilenco dall'allure trapezoidale, questo:


circoscritto fra via di Campo Marzio a ovest, piazza del Parlamento a nord, via della Missione a est, e il palazzo dei gruppi a sud, e sì, si capisce che cos'è: è il parcheggio, che consta di due parti. Quella più settentrionale, fuori dalla zona rossa e dalle sbarre, è delimitata dalle fioriere tonde che circoscrivono un pezzo di Piazza del Parlamento, mentre quella meridionale è circondata da un muro e ha gli stalli delimitati da strisce bianche. Fra dentro e fuori, stipandole in doppia fila, ci andranno al massimo un centinaio di automobili, e naturalmente i posti auto non sono solo per i parlamentari: parcheggiano anche i funzionari. Intendiamoci: quello che vi ho descritto è il parcheggio dei mezzi propri dei parlamentari (o dei funzionari), cioè quello dove parcheggio io la mattina nel terminare le mie dirette. La maggior parte dei colleghi vengono in treno o in aereo, non hanno automobili da parcheggiare, quindi con un centinaio di posti si riescono ad accontentare quasi tutti (e nel tutti vanno anche, nelle occasioni speciali, le scorte di ministri e sottosegretari, che parcheggiano a via della Missione aspettando di recuperare chi è loro affidato).

Ancora oggi, quando qualcuno sa che faccio il parlamentare, chiede a me o al mio entourage: "Ma quindi ha l'auto blu?"

E io: "No, ho scelto il colore complementare!" (come sa chi mi segue).

Ma...

Le auto blu, questa turpe effigie del sardanapalesco spreco della casta, questo ingiusto privilegio di cui godono i corrotti politici, avranno pure un parcheggio, una rimessa, saranno pure da qualche parte, o scompaiono nel triangolo dei palazzi come gli aerosiluranti Avenger nel triangolo delle Bermude?

Certo che c'è, l'autorimessa delle auto blu! Eccola:


con le sue 600 auto blu, una per ogni parlamentare.

Che dite?

Sono sei, non seicento?

E lo dite a me!? Io lo so che sono sei, perché sei sono gli autisti della Camera: per quanto bravi siano, non ce la farebbero a guidare contemporaneamente cento auto a testa, giusto? Guidano a turno quelle sei auto che chi ha diritto di usare (io ce l'ho), a condizioni ben precise, deve prenotare in anticipo, altrimenti rischia di restare a piedi, perché gli aventi diritto all'uso di quelle auto sono i membri dell'ufficio di presidenza dell'assemblea, i questori, i presidenti delle Commissione permanenti e i presidenti delle Commissioni bicamerali e delle altre Commissioni d'inchiesta, di vigilanza, ecc. Per capirci: 15 fra vicepresidenti, questori e segretari d'assemblea, 14 presidenti di Commissioni permanenti, oltre una ventina di presidenti di Commissioni bicamerali, per un totale di circa una sessantina di persone. Diciamo che una poltrona per due sarebbe un sogno: qui abbiamo una macchina per dieci, il che comporta, per dirne una, che quando si deve andare tutti, per ridurre gli sprechi si chiama un NCC che con dei simpatici pulmini carica una decina di colleghi alla volta e li porta su al Quirinale (generalmente le occasioni importanti sono quelle sul colle più alto), facendo la spola.

Io ovviamente mi rifiuto e vado a piedi.

E quindi?

E quindi la storia che i parlamentari scialacquerebbero i vostri soldi (ed emetterebbero CO2) viaggiando in lungo e in largo in auto blu è una panzana inventata da delinquenti cui solo dei cretini potevano credere. La grillanza in fondo è questo. Duole tuttavia constatare che ci hanno creduto in 60 milioni di italiani, il che, se non vogliamo (perché non vogliamo) prenderlo come dimostrazione della loro scarsa intelligenza, dobbiamo però prenderlo come dimostrazione della grande forza persuasiva della propaganda, che ha fatto credere a 60 milioni di italiani che 600 auto potessero essere parcheggiate in 60 metri quadri, e, per chiudere con una nota positiva, come una dimostrazione di quale miracolo sia la democrazia: babbei simili, usando il loro diritto di voto costituzionalmente garantito anche ai babbei, non sono riusciti a far fallire il Paese più bello del mondo, che resta ancora in piedi nonostante gli sforzi dei suoi più accaniti e formidabili nemici: quelli interni!

Perché una domanda su dove venissero parcheggiate, queste 600 (e ora, in teoria, 400) auto blu forse (dico forse) chi era ed è così graniticamente convinto della loro esistenza avrebbe dovuto porsela, no!? Il suolo, al centro di Roma, è una risorsa scarsa, ma mai quanto i neuroni dei posseduti dalla grillanza.

Con questa farina, amici cari, dobbiamo impastare ogni giorno, e se il pane che vi offriamo non sempre vi piace, considerate come è stata adulterata la materia prima!

Nel nostro dizionario è scritto: "oggi è facile documentarsi", e ve ne ho appena dato una prova. Un cellulare e Google Maps bastano a fare a pezzi il mito fondativo della grillanza (sono convinto che al tempo di Marco Aurelio le bighe blu dei senatori saranno state oggetto di appassionate perorazioni, o almeno questo ci dicevamo, quando ero al Senato, con una piacevole e spiritosa assistente parlamentare).

Vedete quanto poco ci vuole a prendervi in giro? Ma vedete anche quanto poco ci vorrebbe, presumendo la buona e non la cattiva fede, a fare strame delle menzogne che i delinquenti forgiano per fuorviarvi?

E allora, forse, dovremmo fare una riflessione sul concetto di rappresentanza e di delega. Ma ce la riserviamo a domani.

Per questa sera vi lascio calcolare quanti metri sarebbe alta una catasta di 600 auto blu rimessate in uno spazio di 60 metri quadrati. Visto che le elementari non sono più quelle di una volta, l'intelligenza artificiale vi aiuterà...

mercoledì 5 febbraio 2025

“Mani pulite” e il Britannia: un altro caso di “nessuna correlazione”?

 (…qui…)


(…la loro assodata capacità di fottervi sarà sempre superiore al vostro eventuale desiderio di non farvi fottere. Vulgus vult decipi ergo decipiatur…)



lunedì 6 gennaio 2025

Uno vale uno...

...e una vale (quasi) zero, rispetto a quanto ci ha e ci hanno raccontato!

Claudio ci si è messo di buzzo buono, come solo lui sa fare, e l'ha pestata come l'uva, scoperchiando un vaso di Pandora di millanterie e approssimazioni più o meno innocenti (sarà chi di dovere a giudicare). Trovate tutto nel melmoso flusso della cloaca nera (se vi interessa il genere miasmi...).

Io vi regalo solo un interna corporis dal mio staff.

Durante le mie due campagne elettorali, che voi avete provato a finanziare (la prima volta Unicredit si mise scandalosamente di traverso, come voi ricorderete e io non dimentico) questa storia del rischio di decadenza in caso di irregolarità nel maneggiare lo sterco del Demonio mi assillava. Detesto la burocrazia: pur riconoscendone e apprezzandone la funzione, sono insofferente di certi adempimenti e terrorizzato dalla mia distrazione. In questo caso ero anche indignato per la presunzione di colpevolezza che grava su chiunque decida di mettersi a disposizione di un progetto politico, insomma, sul clima creato da quelli dell'onestah (cha cha cha). Sapete bene che da sempre stigmatizzo l'antipolitica (basta rileggersi questo, dove descrivevo gli ortotteri per quello che sono e che valgono, in tempi in cui non passava né a me né a altri nemmeno per l'anticamera del cervello un mio coinvolgimento in politica).

Il risultato era che il mio povero staff viveva perennemente in camera iperbarica, sotto la pressione di un'atmosfera particolarmente pesante, quella che solo io so creare. Eppure, noi avevamo un vademecum prodotto dal partito, con tutte le norme rilevanti, e la nomina del mandatario veniva gestita dal notaio di fiducia del partito insieme con l'accettazione di candidatura (quindi il percorso era in qualche modo già blindato). Essere un partito significa anche dover pensare a questo, ma essere un perfezionista significa vedere il bicchiere rotto, come dice S.A.R.

Vi risparmio quindi i commenti del mio prezioso staff all'ipotesi che qualcuno possa anche solo pensare che "vabbè, abbiamo scherzato, in fondo sono poche decine di migliaia di euro non tracciati..." e via così (anche trascurando il non dettaglio che c'è uno che si è fatto mesi agli arresti domiciliari per finanziamenti completamente leciti e tracciati).

Sarebbe in effetti scandaloso.

Non credo che nessuno, tanto meno gli onesti, possa trarre vantaggio dal fare ostentatamente due pesi e due misure. Se vogliono, proprio loro, far passare il principio che chi si attiene alle regole è un coglione, si accomodino! Gli adepti della divananza li avranno sempre con loro (figurarsi!), ma un bagno simile chiuderebbe parecchi percorsi politici. E così la divina Provvidenza e l'umana improvvidenza ci consentiranno di porre rimedio a un accidente della Storia: in un mondo che va a destra, una Regione che va a sinistra possiamo classificarla in questa categoria.

(..."e i 49 migliooooniiiii11!!1!"... Fanno rima con te, gentile amico. Stai bene e riguardati!...)

(...comunque sarebbe bastata l'opposizione dal Consiglio regionale alle girandoline cinesi che tanto bramava quando era al Governo. E nell'uno e nell'altro caso resta sullo sfondo la suprema domanda: perché?...)