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martedì 13 giugno 2023

10 anni di asimmetrie europee: i video

Poco fa, su Facebook, ho rivendicato un dato oggettivo: se oggi sul MES c'è un dibattito, quel dibattito che sull'euro non c'è stato, tanto per capirci, e se questo dibattito è riuscito finora ad arginare l'autolesionistica ratifica dell'infame trattato, il motivo è semplice: c'è dibattito perché c'è stato il Dibattito, cioè questo blog che non esiste (perché ai media fa comodo che non esista). Qui si sono riunite, confrontate, coalizzate le forze sane del Paese, in un contesto purificato da narcisismi e protagonismi e vivificato da una dialettica assolutamente trasversale, quella che vedete iconicamente rappresentata da questa foto tratta dall'album del nostro secondo convegno annuale (il #goofy2):


Non è poco quello che abbiamo fatto e sono quindi ben chiare sia le ragioni di chi dall'alto (inteso come sopravvento tattico, come disponibilità di mezzi) vuole ignorarlo,  sia quelle di chi dal basso (inteso come statura morale) vuole denigrarlo. Ma ha fatto bene Benedetto Ponti a rivendicare i meriti di a/simmetrie aprendo il convegno del 15 aprile:


un convegno in cui abbiamo parlato di cosa siano le asimmetrie economiche e di come l'UE le amplifichi a casa nostra e altrui:


e in cui ci siamo confrontati da e con uomini liberi su come sostenere un dibattito efficace partendo da condizioni di inferiorità tattica:


"Sono solo chiacchiere, vogliamo i fattiiiii!", proromperà Gennaro54729447 su Twitter. Beh, certo, anche queste erano chiacchiere, ma da quelle chiacchiere sono discesi questi fatti. Il cretinismo becero di Gennaro54729447, che quando con lungimiranza scavavamo la trincea era da qualche parte a contemplare il suo ombelico, non vi confonda: una è lotta, una è l'idea, uno è il movimento che è riuscito ad incidere, spesso grazie a voi, qualche significativa volta nonostante voi.

Ed è qui, nel blog che non c'è, non altrove.

Rifletteteci, e intanto buona visione!

(...questi sono i lavori della mattina, che trovate qui, dove presto troverete anche le relazioni del pomeriggio. Nel frattempo, mi permetto di ricordarvi di sostenere a/simmetrie col vostro 5x1000. Se non siamo ancora stati incaprettati dal MES il merito non è del giurista Timballo, dell'economista Tribordi, della pubblicista Cadonetti: il merito è, sostanzialmente, di a/simmetrie e del lavoro che ha fatto e che continua a fare sulla frontiera della difesa della nostra libertà. Abbiatelo presente e tenetene conto: non vi costa nulla e vi rende molto...)

venerdì 14 aprile 2023

A (non) domani...

(...sono sfinito, ma due o tre slides in più le voglio preparare, in particolare per il mio confronto con Cottarelli. Ho visto che la lista di attesa per il convegno che non c'è è molto lunga, e, mi spiace, non potrà essere esaurita. Però segnatevi queste altre due date: 24 maggio alle ore 15, e 10 luglio tutta la giornata. Sarete informati per tempo: l'evento del 10 luglio sarà, per chi se lo ricorda, una riedizione di quello del 3 luglio 2017 - bei tempi! E intanto, a beneficio di quelli che non ci saranno, come bonus track, una slides dalla mia relazione introduttiva...)


 (...e, come avrete capito, non sto suggerendo che gli economisti siano dei superdotati! Ma domani (non) vi spiegherò come si arriva a questa conclusione...)

giovedì 30 giugno 2022

Global imbalances: il dibattito


Come vi dicevo prima, il tema che mi interessava analizzare in questo dibattito era l'evoluzioni degli squilibri globali (global imbalances) della bilancia dei pagamenti, un tema che era molto frequentato all'inizio del secolo, quando la Cina era diventata, col suo grosso surplus, il nemico numero uno degli Stati Uniti, come prima lo era stato il Giappone. All'epoca, cioè quando scrivevo questo, andava molto questo grafico:



molto "mamma li turchi!" (cioè "li cinesi"), dal quale sembrava che il surplus della Cina sarebbe esploso, naturalmente perché drogato da un cambio sottovalutato (alla Cina lo si poteva dire). Il grafico era un po' disonesto, però. Quello più corretto era espresso non in percentuale del Pil nazionale, ma in miliardi di dollari:



e il quadro che ne emergeva era molto diverso: 400 miliardi di dollari erano sì il 10% del Pil cinese, ma erano anche meno dei 700 miliardi di dollari di deficit Usa. Era quindi un po' difficile che il secondo deficit, quello Usa, più grande e preesistente, fosse stato causato dal primo, quello cinese, più piccolo e successivo, come invece si voleva far credere, addossando quindi alla Cina il peso delle necessarie manovre correttive.

L'ipocrisia di questo "quia nominor leo" mi colpiva abbastanza, tant'è che all'epoca chiudevo il mio articolo su China Economic Review con queste frasi (che oggi vi ho ricordato qui): "La supremazia degli Stati Uniti genera una crescente domanda di attività denominate in dollari, cioè un crescente indebitamento estero degli Stati Uniti. Se li osserviamo in questa prospettiva, gli squilibri attuali troverebbero soluzione in due sviluppi di medio periodo: lo sviluppo dei mercati finanziari asiatici e la diffusione dell'euro come strumento di liquidità internazionale [in modo da indirizzare verso attività denominate in yuan o in euro parte della domanda internazionale di attività finanziarie sicure, NdA]. Il secondo sviluppo, tuttavia, deve fare i conti con una verità lapalissiana, ovvero col fatto che l'euro, esattamente come il dollaro, non può circolare nel sistema monetario internazionale se non vi viene immesso! E la contropartita di un'offerta netta di euro al resto del mondo è una domanda netta di beni dal resto del mondo, cioè un deficit commerciale. A sua volta, quest'ultimo non può manifestarsi in un'economia [quella europea, NdA] che continua a crescere al di sotto del suo potenziale. In altre parole, per contribuire alla soluzione degli squilibri internazionali l'Europa, invece di adattarsi passivamente al dibattito interno agli Stati Uniti, unendosi alla richiesta americana di rivalutare lo yuan, e impegnandosi in una battaglia il cui significato e i cui esiti sono ugualmente incerti, dovrebbe semplicemente trovare il coraggio di crescere! L'Europa è [era, NdR] il secondo polo dell'economia mondiale, una sua crescita più rapida darebbe senz'altro un contributo alla soluzione del problema degli squilibri globali".

Che era poi un modo per dire che l'Eurozona, che grazie alle sue dinamiche intrinsecamente deflazionistiche era il buco nero della domanda mondiale, come abbiamo illustrato ad esempio qui parlando di sechiular staghgnieiscion, sarebbe anche diventata una fonte di squilibri, non volendo né potendo esserne la soluzione.

Naturalmente è andata esattamente come scrivevo e come oggi vi raccontavo:


gli squilibri si stavano ricomponendo a partire dal 2009, ma poi all'apparire non del vero, ma dell'austerità, la Cina passò il testimone all'Eurozona come contropartita (in surplus) del deficit Usa.

Prima di commentare l'ultimo pezzo del grafico (che è ovvio: lo shock "pandemico" ha ridato smalto per i noti motivi alle esportazioni nette cinesi, che erano scese a zero, determinando un ulteriore tuffo del deficit Usa), vorrei farvi notare che c'è del genio nell'ottusa protervia del "popolo programmaticamente profondo", come lo chiama Savinio.

Non era bastato Rising Sun a far capire come gli americani cucinino la surplus country di turno? I giappi di quel film sono tanto tanto cattivi, ma la loro vera colpa il film non la spiega: era quella di essere in surplus a fronte di un deficit Usa (e la cosa si risolse con gli accordi del Plaza, fatti "per contrastare il persistente apprezzamento del dollaro" - leggi: per costringere lo yen a rivalutare, e con il conseguente decennio perduto giapponese). Non era bastato un Tir di letteratura su quanto fosse cattiva la Cina che non rivalutava lo yuan. Eggnente proprio, la Germania voleva assolutamente assurgere lei al ruolo di cattivo (cioè di Paese in surplus) di turno...

Non si sa se piangere o ridere: la risposta sappiamo quale fu. Ci vendete troppe auto? E allora come per magia ci accorgiamo che le vostre auto inquinano, e non le compriamo più (oltre a scoperchiare qua e là un po' di altarini). Ci sono anche personaggi maliziosi, esperti di #aaaaaggeobolidiga, che sostengono nel 2022 quello che noi sostenevamo nel 2017 (e prima ancora nel Tramonto dell'euro):


e oggi parlano di proxy war e consimili awanaganate. Ma il punto è uno e uno solo: se vuoi capire chi si farà del male, follow the money. Quattro decenni di storia recente ci dicono che sarà l'esportatore netto di turno (l'importatore netto, cioè l'acquirente di ultima istanza, è sempre il solito).

Ci sarebbe ora da ragionare su come si andrà avanti.

Certo, quando la svolta grìn della Germania, il grignudyl di cui abbiamo parlato qui, ha fatto intuire che la Germania aveva avuto la bella idea di convertirsi alle tecnologie verdi soccombendo al suo connaturato Drang nach Osten (cioè, per voi che ormai siete leghisti, quindi gente semplice: buttandosi in mano alla Cina, un po' come Conte stava facendo qui), qualcosa bisognava fare. Ti piacciono tanto le terre rare cinesi (o controllate dai cinesi)? Ed ecco che nell'immediato ti diventa piuttosto indispensabile lo shale gas. Cose che capitano. Quelli che "l'euro è irreversibile" (cosa su cui concordo: il mio dubbio è se sia sostenibile...) dovrebbero anche spiegarci se europeismo e atlantismo siano compatibili, perché i grafici del current account dicono di no, tant'è che la potenza egemone del Patto Atlantico sta prendendo a sganassoni la potenza egemone dell'Unione Europea. Io, nel dubbio, andrei in ordine alfabetico: prima l'atlantismo. Poi, se ne avanza, un po' di europeismo, perché di questi europei che non hanno studiato la storia e non vogliono studiare l'economia diffido un po'...

I grafici, come diceva il compagno Lenin, hanno la testa dura, ma danno anche tante soddisfazioni a chi li sa leggere, come penso di avervi dimostrato.

E ora vi lascio: domani Abruzzo, cioè mare (la mattina) e montagna (la sera). La regione più bella d'Italia, e se ve lo dice un fiorentino ci potete credere...

(...sì, nel migliore dei mondi possibili sarebbe tanto bello recuperare un po' di autonomia strategica,  senza urtare nessuno, ma magari andando oltre la semplice constatazione che stare coi winners è meglio che stare coi losers - perché il sandalo col calzino conduce inevitabilmente alla sconfitta! Ma è possibile? Ne parleremo al goofy11 con interlocutori che vi piaceranno...)

Global imbalances

La storia degli squilibri globali è una tragicommedia in tre atti, di cui qui abbiamo una diapositiva:


(sono i saldi delle partite correnti di Cina, Eurozona e Stati Uniti, espressi in miliardi di dollari).

A qualcuno di voi queste tre spezzate non diranno un gran che. Eppure, tutta la nostra storia è espressa, riassunta e prevista da questo che per alcuni di voi resta un geroglifico! Se interessa una visita guidata, con tanto di Stele di Rosetta, ci vediamo più tardi, alle 18:30, sui canali social di a/simmetrie per un webinar con altri due componenti del comitato scientifico: Luca Fantacci e Piergiorgio Gawronski. Parleremo di debito estero, debito pubblico, inflazione e spread.

Le solite cose noiose, insomma, che però, nel disinteresse di molti di voi, hanno portato tutti noi in questo mondo interessante (per me decisamente troppo).

Posso anticiparvi di cosa parlerò io: di come l'austerità abbia trasformato l'UE in esportatrice di squilibri (e di come ciò spieghi tante cose che stanno succedendo, dalla svolta grìn alla guerra), e di come l'austerità sia servita a riequilibrare i nostri conti con l'estero, col principale risultato di indebolire la base produttiva del Paese (e la pioggerellina del PNRR non riuscirà ovviamente a restituire rigoglio a una pianta recisa)...

A dopo.

venerdì 10 dicembre 2021

59

 (...è un numero dispari, difettivo, è un numero primo sicuro, di Eisenstein, altamente cototiente, è palindromo in base 4, ed è anche la differenza fra 2021 e 1962...)

Inizia la giornata in Commissione Bilancio con una bella riunione di maggioranza per "fare sintesi" sul tema "sisma", un tema che, come sapete, riguarda quasi solo noi, motivo per cui gli altri se ne fottono disinteressano...

(...inizia l'intervento del commissario Legnini, vi lascio...)

martedì 5 marzo 2019

Questa è a/simmetrie!

Credo che tutti voi sappiate cos'è Sparta, ma qualora ve ne foste dimenticati, vi fornisco un gentle reminder:


Questa è Sparta.

A giudicare da quanto leggo su certi giornali dalla performance non particolarmente brillante, mi pare di capire che non tutti sappiano che cos'è a/simmetrie. Anche in questo caso, fornisco un gentle reminder:


Questa è a/simmetrie.

Un luogo molto meno violento, anzi: del tutto non violento, ma assolutamente non meno libero e coraggioso di Sparta. Una associazione di promozione sociale dove in modo trasparente e rispettoso delle regole cittadini di tutti gli schieramenti politici si sono riuniti per promuovere un dibattito aperto, coinvolgendo intellettuali significativi (vedi sopra), ascoltando e favorendo il confronto fra tutti (cioè tutti) gli esponenti politici:


dove si sono organizzati convegni scientifici con la partnership di associazioni scientifiche internazionali, dove si è affrontato al massimo livello possibile di rigore metodologico il tema rilevante delle asimmetrie europee, e dove si è fatta ricerca ai massimi standard di qualità metodologica su temi sollevati con la consueta faciloneria dalla corte dei miracoli che popola i nostri media (il famoso prezzo della benzina che sarebbe aumentato di sette volte...).

Tutto il resto, incluso l'assimilazione di una associazione di promozione sociale a una fondazione politica, è vile diffamazione e come tale verrà trattato.

Quando, nel 2013, ho fondato asimmetrie con Claudio Borghi, solo una cosa ci accomunava: il desiderio di promuovere un dibattito libero. A quell'epoca lui si riconosceva politicamente nello schieramento conservatore (ma non nella Lega), e io in quello progressista (ma non nel PD). Claudio si dimise dal direttivo quando entrò in politica, e così ho fatto io a dicembre scorso, per due ordini di motivi. L'attività politica mi assorbe al punto che non riesco più a produrre ricerca di qualità, e d'altra parte la presenza di un politico nel board di un'associazione scientifica si presterebbe a strumentalizzazioni (come sta facendo: ma sono gli ultimi rantoli di un sistema dei media di scarso spessore, dal quale le forze di mercato ci stanno progressivamente liberando). Aggiungo che la legge "spazzacorrotti", nei suoi lodevoli intenti, avrebbe comunque determinato, a seguito della mia esposizione politica, ulteriori aggravi burocratici per a/simmetrie, con i relativi costi di compliance che un'associazione che viveva di piccoli contributi volontari difficilmente avrebbe potuto sostenere.

Quindi ho deciso di fare un passo indietro, con un certo rammarico (tu lascerai ogne cose diletta...), ma con la certezza di aver fatto la cosa giusta. Se il progetto è valido, sopravviverà al ritiro dei suoi fondatori, soprattutto considerando che è stato lasciato in ottime mani. Se non lo è, è giusto che si estingua, come è giusto che si estingua tutto quello che non funziona, per lasciar spazio a iniziative nuove, più sane e vitali.

E a questo proposito aggiungo un disegnino:


Gli addetti ai lavori lo riconoscono, e tanto basti. Cenere alla cenere, mercato al mercato...

mercoledì 16 maggio 2018

I am a barbarian...

...precisely the one who plays harpsichord in this (and some others) recording:




(...if you find this music boring, you may have a look at this...)

venerdì 11 maggio 2018

La libertà non è gratis, e nemmeno la politica

Prima di immergermi nella lettura del DEF, del quale dovrei essere relatore in Commissione Speciale (povero Serendippo, abbracciatelo fortissimo!), vorrei ricordare una cosa a tutti quelli cui questo blog ha insegnato a leggere la realtà con occhi diversi, a unire i puntini in un quadro coerente.

Se oggi potete ascoltare queste parole, o queste parole, cioè se potete sentirvi rappresentati nelle nostre istituzioni, se potete sperare che alle parole seguano i fatti, se avete una ragionevole e fondata speranza che il nostro paese riprenda coscienza della propria dignità, e che nelle istituzioni si torni a ragionare in termini di interesse nazionale e non di pensiero magico, se questo è accaduto, lo dovete certo alla tenacia di Claudio e mia, alla nostra volontà di combattere per il nostro paese, per il nostro (cioè anche vostro) interesse: questa, naturalmente, era una condizione necessaria.

Tuttavia, non sarebbe stata sufficiente.

Affinché queste idee buone, per quanto non particolarmente originali, anzi, direi: buone proprio perché non particolarmente originali, al limite del tautologico (un accordo monetario insostenibile è insostenibile, regole fiscali procicliche sono procicliche), affinché queste idee, dicevo, potessero trasformarsi in prassi politica, potessero giungere nel Palazzo, un altro snodo è stato indispensabile. Il vero punto di svolta è stato l'ascolto che Matteo Salvini ha dato al nostro messaggio. Quello che vi permette oggi di vedervi rappresentati in Senato e alla Camera è stata l'umiltà intellettuale e l'apertura di spirito con cui Salvini ha accettato, a differenza di tutti (cioè tutti) gli altri politici italiani, di confrontarsi con una visione del mondo alternativa. Aggiungo che anche questo non sarebbe bastato. Se siamo arrivati dove per anni avete auspicato che noi arrivassimo è perché c'è una struttura, un partito, fatto di centinaia, migliaia di militanti, che da decenni lavorano in territori non sempre propizi, per creare quella rete territoriale che è, in democrazia, elemento imprescindibile per un reale esercizio della democrazia partitica. Queste persone, a loro volta, hanno avuto il buon senso e il coraggio di accogliere l'invito del loro leader a un profondo cambiamento di prospettiva.

Inutile che vi dica l'ovvio: di questo partito io non ho condiviso la storia, e in passato ho spesso avversato le posizioni. Basta leggersi il mio primo articolo esplicitamente politico, quello del 2011, dove definivo la Lega una "destra becera e nazionalista", aderendo totalmente al cliché che i media, dei quali pure sapevo la natura intrinsecamente truffaldina, mi proponevano. A mia discolpa posso dire che quella Lega era ancora la Lega Nord, animata da tensioni secessioniste, la Lega che aveva in Italia l'atteggiamento che la Germania ha in Europa: noi siamo migliori e gli altri si fottano. Questo atteggiamento è cambiato, e Matteo Salvini ha chiesto scusa al resto del paese, aprendo una nuova stagione. Capisco le diffidenze, capisco le ferite difficili da rimarginare, non voglio giudicare. Quella Lega, però, pur con i suoi limiti (se ha deciso di cambiare, significa che percepiva come un limite essere un partito regionale), stava costruendo la struttura che ha poi permesso a Claudio e a me di fare azione politica. Da allora ho anche studiato molto, deponendo la saccenza dell'intellettuale di sinistra che sa di sapere, capendo che le nazioni non sono così male se consideri l'alternativa, e che il progressismo non è una buona idea se davanti a te c'è un baratro. Ma al di là dell'evoluzione del mio pensiero, che è avvenuta qui, con voi, cui tutti voi avete assistito e partecipato, resta un fatto: quelle persone che giudicavo in modo sprezzante stavano lavorando per me, anche se io non lo sapevo, e nessuno poteva saperlo.

Allora: io sono un soldato, e se ho scelto di mettermi sotto una bandiera non è per fare distinguo, ma per combattere. Esattamente come "right or wrong, this is my country", "right or wrong this is my party", e mi dispiace molto per gli altri che si sono privati di questa risorsa, e, in alcuni casi, si sono scelti questo nemico. Quindi, anche ieri, quando sono uscito da Montecitorio per andare a parlare con i risparmiatori delle banche venete espropriati nei modi che sapete, e che mi rimproveravano anche quello che la Lega avrebbe o non avrebbe fatto (come me lo hanno rimproverato i lavoratori dell'Alitalia, come me lo rimprovera ogni tanto chi incontro, inclusi i giornalisti della stampa estera), la mia risposta non è stata: "Io non c'ero". La mia risposta è stata: "Sono qui". Il mio modo per chiedere scusa ai miei nuovi compagni del giudizio affrettato col quale li liquidai sette anni fa è andare incontro alla gente senza prendere le distanze, ma anzi rivendicando e difendendo anche una storia che non mi appartiene, che in larga parte devo ancora studiare, ma della quale, con la mia scelta, ho evidentemente deciso di condividere luci e ombre.

Io lo chiamo onore, voi fate un po' come vi pare, ma se lo spettacolo vi piace ricordatevi di una cosa: non è gratis. I manifesti costano, le sale per le riunioni costano, gli uffici stampa costano, le trasferte per le manifestazioni nazionali costano, ecc. Eppure, per coprire tutti questi costi, potete fare una cosa che non vi costa nulla: dare il 2x1000 alla Lega.

Le istruzioni per dare il 2x1000 alla Lega sono qui.



E naturalmente, siccome se a/simmetrie non ci fosse stata, né io né Claudio avremmo mai potuto creare occasioni di incontro con tutti i politici italiani, né, quindi, essere chiamati in squadra dall'unico che ci ha ascoltato, vi chiedo anche di continuare a sostenere questo progetto culturale unico, che ha saputo coniugare la ricerca in campo economico con quella nel campo della comunicazione.

Le istruzioni per dare il 5x1000 ad a/simmetrie sono qui.

E l'8x1000? Bè, lì fate un po' come vi pare! Presto, nel riquadro delle religioni, troverete anche l'euro: mi sentirei di sconsigliarvi di aderire al pensiero magico blasfemo di chi pensa, da essere umano, di aver creato qualcosa di irreversibile (poverini, hanno letto il Mas Colell, ma non la Genesi...). Quanto a me, io sto con S. Caterina: "La vita è un ponte: attraversalo, ma non porvi la tua dimora". Quindi, ora, vi lascio: oggi il ponte mi porta a Salsomaggiore, e domani a Pisa, e lunedì a Atessa, e martedì in Commissione Speciale. Non so cosa ci sia dall'altra parte del ponte, ma non ho fretta di saperlo. Intanto, sotto, vedo che il fiume si ingrossa...




(...apro e chiudo una parentesi per ricordarvi che i giornalisti stanno parlando del nulla. Massimo rispetto, per carità! I giornali devono uscire ogni giorno, e se non c'è nulla, occorrerà riempirli di nulla! Non chiedo a tutti di avere l'intelligenza di capirlo, e regolarsi di conseguenza. Mi permetto solo di fare una raccomandazione: quanto più si innalza il livello delle provocazioni, tanto più deve abbassarsi l'attenzione che prestiamo loro. Non guardate, e passate...)

sabato 14 aprile 2018

Fake wars

E così è accaduto l'evitabile.

Non che ci fossero molti dubbi. Non mi soffermo sulla cronaca: siete più informati di me, e a me informarmi interessa poco, per il semplice motivo che ogni giorno di più ho riprova di quanto desolante sia il panorama dell'informazione. Il casus belli resta dubbio, come lo fu in decine di occasioni precedenti, e quello che permetterebbe ex ante di capire quanto poi tutti capiscono ex post è una virtù apparentemente rara: un minimo di orecchio musicale.

Fa anche sorridere questo modo di fare la guerra: ci si mette d'accordo prima su quale obiettivo colpire e su quali missili tirare giù, si spendono un po' di soldi così, for the sake of show, o per quello sport tipicamente maschile che consiste nel misurarselo. Naturalmente per riparare le strade i soldi non si possono spendere: però per tirare qualche fischiabbotto sì. Si chiama keynesismo bellico, e in fondo è sempre esistito. Fare la guerra per finta con le armi vere è stato a lungo considerato una pratica nobile, e aveva anche allora un certo indotto economico, anche se, ogni tanto, le cose andavano storte, creando problemi veri. In questo caso, per esempio, se a qualcuno saltassero i nervi (ma non salteranno), potremmo morire. Ora, questa, mi rendo conto, è una prospettiva poco piacevole per il weekend, ma mi preoccupa poco, non tanto perché è anche poco probabile, ma soprattutto perché quello che mi sbigottisce, più che la prospettiva eventuale di una fine prematura, è la constatazione desolante di quanto siano imbecilli i nostri cosiddetti simili! Come si fa, come si fa, dico, a prendere per oro colato certe messe in scena, o, almeno, a non sospettare, dopo tanti precedenti, che certi fatti riportati come assodati dai giornali (ma non dalle fonti ufficiali) possano essere una messinscena?

Evidentemente la maggioranza dei nostri cosiddetti simili non ha condiviso il percorso che qui abbiamo affrontato grazie all'associazione a/simmetrie, l'unico esperimento di think tank che ha cercato di raccogliere in un luogo di elaborazione e di scambio reciproco competenze nei due rami così strettamente interconnessi dell'economia e della comunicazione. La prossima tappa del nostro percorso è questa qui:


Ci vedremo a Roma, fra esattamente una settimana, per presentare la seconda edizione del libro di Marcello Foa, vicepresidente di a/simmetrie e esperto di comunicazione, in compagnia di Vladimiro Giacché, che da un'altra prospettiva, e con un altro testo, anch'esso alla seconda edizione, ha affrontato, ben prima di certi cialtroni che ancora per poco vedremo aggirarsi sui social o nel cosiddetto palazzo (dal quale gli elettori li hanno scalzati), questo tema cruciale per la nostra democrazia.

Nei due libri che ho citato ci sono tutti gli anticorpi per difendersi dalle insidie di chi fabbrica menzogne al servizio dei governi (nessuno escluso), e da chi le convalida atteggiandosi a tuttologo indipendente. Li considero una lettura imprescindibile per chi voglia dare un contributo serio alla vita politica del paese, a qualsiasi livello intenda farlo. Purtroppo, per avere la presenza de laggente (voi), ho dovuto scegliere una data nella quale lacasta (noi) sono nei loro collegggi. Molti colleghi hanno espresso il rammarico di non poter partecipare. Organizzeremo altre presentazioni...

Ne approfitto per ricordarvi una cosa. Il dibattito sulle fake news, quello vero (non quello orchestrato dai pagliacci che vogliono imporci la loro censura fascista con la scusa che sui social si dicono le parolacce!), in Italia esiste, esattamente come quello sull'euro, solo perché esiste a/simmetrie. Io ora ho, per qualche tempo, una diversa opportunità di portare una voce di ragionevolezza nel dibattito, e, come avete visto, ne sto approfittando. Ma questa opportunità è soggetta a scadenza: non so quanto durerà, né come terminerà. Se volete mantenere in vita il dibattito, dovete mantenere in vita a/simmetrie.

Potete farlo in molti modi, e ce n'è uno, in particolare, che non vi costa nulla: devolvere all'associazione il vostro 5x1000.

Ricordate: la libertà non è gratis. Non è detto che costi sempre la vita (anche perché, con buona pace di Catone, della libertà, da morto, te ne fai poco...), ma almeno una firma su un modulo che tanto dovete firmare credo di potervela chiedere. Se poi, oltre a quella, voleste anche offrire non tanto a me (che ora lo prendo alla buvette al prezzo di 80 centesimi di euro - gli strabilianti privilegi della casta!), ma allo staff di a/simmetrie un caffè a settimana (non al giorno!), visto che qui siete 4518, raccoglieremmo 234936 euro. Sono più di quelli che abbiamo raccolto e che ci sono comunque riusciti ad arrivare a fine anno nel 2017, ma questo solo perché stiamo operando a ranghi ridotti, e in particolare non abbiamo ancora riassunto un ricercatore.

Ma di questi progetti vi parlerò in modo più organico con calma. Ora devo partire verso il profondo Nord, dove ho tanti amici, e domani sarò a Verona al Vinitaly, inaugurato dal presidente Alberti Casellati, in compagnia della mia nuova amica lacasta, e per trovare alcuni vecchi amici: amici di prima del 4 marzo, per capirci, i quali oltre alla lungimiranza hanno anche un'altra virtù: fanno il vino buono!

Qualcuno di voi so già che lo incontrerò. Gli altri... sarà per un'altra volta!

lunedì 2 ottobre 2017

Disoccupazione, precarietà e asimmetrie

Sono usciti gli ultimi dati sull'occupazione e Americo Mancini mi ha appena intervistato per il GR1 delle 24:00 (e poi delle 6:00 o delle 8:00, non ricordo bene). La situazione si presenta così:

Dopo un 2015 sostanzialmente piatto, più o meno dal novembre 2016 si intravede una certa moderata diminuzione, che ci riporta ai valori dell'autunno 2012. Certo, una differenza c'è: allora la situazione stava rapidamente peggiorando, grazie a Monti e alla sua distruzione di domanda (cioè di vostro reddito): oggi sta lievemente migliorando. Ma, appunto: lievemente! Il problema è che la variazione media del tasso di disoccupazione dal novembre 2016 a oggi è di -0.1 al mese, il che significa che occorrerebbero 52 mesi per tornare ai livelli di disoccupazione precrisi, attorno al 6%.

La domanda è: siamo sicuri di avere davanti a noi 52 mesi di queste condizioni relativamente favorevoli (non per tutti, fra l'altro): bassi tassi di interesse, bassi prezzi delle materie prime, nessun rilevante shock finanziario esterno (sull'interno mi taccio per carità di patria)?

Secondo me è improbabile.

Va anche detto che osservando i dati si nota questo:

Da quando il tasso di disoccupazione ha accennato una timida discesa, la percentuale di dipendenti con contratti a termine ha marcato una successione di massimi storici, fino a raggiungere il 16.5% nello scorso mese di agosto. Che in agosto ci sia un picco di contratti a termine è un dato ovvio. Il punto è che il picco di quest'anno è il più alto mai raggiunto.

Qualcuno potrebbe parlare di "successo delle riforme"! Vedi? Evidentemente è vero che precarizzare riduce la disoccupazione!

Certo, però... non aumenta la domanda! Il lavoratore "a termine", a meno che non sia un inguaribile ottimista (o un incosciente) credo che tenderà a tenerseli ben stretti i pochi soldi che guadagna. E se lui non spende, qualcun altro non guadagna (insomma: voi lo sapete: si chiama moltiplicatore keynesiano...).

Il nostro governo, quindi, se fosse effettivamente il governo di noi, dovrebbe fare politiche più incisive, e in particolare violare (e poi discutere) le famose "regole europee", il cui nonsenso è ormai acclarato. Invece non lo fa: preferisce stare a rimorchio della debole crescita altrui:


Ma questa strategia passiva non è particolarmente propizia, e ci espone a rischi. Diceva stamani Stefano Feltri alla rassegna di Radio3 (nonostante non sia quasi mai d'accordo con lui, ascoltarlo è stato una boccata di ossigeno, il che vi fa capire per quale deserto di luogocomunismo spicciolo siamo passati nelle settimane scorse), diceva Stefano che quando gli altri paesi peggiorano, noi facciamo un disastro, mentre quando vanno bene, noi andiamo benino. Non ha tutti i torti. Coi dati in figura, la situazione si presenta così:

Quando il tasso di crescita dell'Eurozona aumenta di un punto, il nostro aumenta di 0.86 punti, e quando diminuisce di un punto il nostro diminuisce di 2.10 punti! Naturalmente ci vorrebbe un campione più lungo, ecc. (aspettiamo gli espertoni, siamo qui per servirli). Resta il fatto che questa asimmetria nei dati c'è (e ci sono anche fior di modelli che la spiegano). L'implicazione in termini di politica economica è che stare ad aspettare gli altri non ci conviene. Nel senso che non conviene a noi cittadini. Al governo, evidentemente, sì...

venerdì 8 settembre 2017

Non c'è più nessuno...

(...quanto possiamo andare avanti così?...)



Caro Alberto, 

mentre sei in trasferta nella grande Tomania. ti riporto sotto una e-mail del nostro agente che fornisce le armerie di Marche e Umbria e che testimonia la realtà dei fatti. A Xwyswx, paesino in provincia di Macerata, a oltre 10 mesi dal terremoto dell'ottobre scroso, non abita più nessuno. Il perché sembra evincersi da questo articolo.

Dove saranno finite le casette per i terremotati? Forse alla Croce Rossa, che ha altre priorità nella Capitale.

Sarò strano io ma, leggendo queste cose, continua a venirmi alla mente questa scena... e quello che ne seguì. 

Un abbraccio

Uno de passaggio



A: Uno de passaggio
Da: Un terremotato
Data: 08/09/2017 12.28PM
Oggetto: ordine

Buongiorno,

come da ordine la consegna doveva essere fatta nel luogo Tale del tale posto,
come da indirizzo sotto poiche' a Xwyswx dopo il terremoto non c'e piu' nessuno, quindi va
bene intestazione fattura ma variare luogo di consegna come sotto.

grazie,saluti



(...Norcia, Cascia e Visse, Dio le fece, e l'uomo le maledisse...)

(...in Tomania il seminario è molto interessante: si parla di cose che credevo passate di moda: la curva di Phillips, le aspettative adattive... Prova che, quando c'è un problema serio, si smette di giocare e si torna a usare le cose che funzionano. Succederà anche qui da noi, sperando che tutti si ricordino che certe strade sono molto pericolose...)

sabato 11 marzo 2017

Post tecnico (asimmetria di trasformata non lineare)

(...mentre al convegno su Plan B, progetto che nasce morto per i noti motivi, tutti chiedono "perché non c'è Bagnai?" - risposta; perché dovete diventare adulti - e la piccola Vysinskij de noantri - quella che "Bagnai non può venire perché ha parlato con Salvini!", che tradotto suona: "Bagnai non può venire perché fa sul serio e io alla mia cadrega in Europa ci tengo, compagni!" - la piccola Vysinskij, dicevo, defeca le sue insensatezze - "No alla sovranità, no alle nazioni!", che tradotto significa: io sto a Bruxelles, in un posto infestato dalle lobby, e quindi voglio lasciare alle grandi imprese multinazionali campo libero, abolendo il loro nemico principale e apertamente dichiarato: la sovranità popolare democraticamente espressa e disciplinata dai processi politici e costituenti nazionali - io me ne sto all'auditorium a vedere la mia Uga che pattina, e a referare l'articolo di un tale che avrei stroncato anche se fossi di cattivo umore... A cotal proposito, vi pongo un quesito tecnico. Lo capirete in sette, proverete a rispondere in tre, la risposta utile sarà una. Voi siete la mia ricchezza, e lo siete perché ho ascoltato e risposto a tutti. Ho, cioè, fatto politica, vissuto la polis, questa mia, questa nostra polis. Il risultato di operazioni come quella della piccola Vysinskij - e altre ne ho da raccontarvi - è duplice: screditare la sinistra, e far emergere come uno statista Salvini, che, per quanto abbia ovviamente fatto - e continui a fare - cose discutibili, andando a Napoli - operazione che può essere anche legittimamente derubricata a provocazione, a opportunismo, a quello che vi pare - ha almeno fatto finta di prendere in considerazione l'interesse nazionale. Gli altri non fanno nemmeno più finta, e per questo incipiam evomere illos ex ore meo. Alla piccola Vysinskij auguro buona fortuna, e quando la auguro io sapete quanto mi riesce bene. Pensate ad esempio al nostro direttore di giornale preferito...)

Considerate una variabile aleatoria x(t), dove t indica il tempo, che suppongo campionato in modo discreto, come nell'analisi delle serie storiche classica. Mi interessano i momenti della distribuzione di Dlog[x(t)], definita come log[x(t)]-log[x(t-1)]. Come sapete (se non lo sapete, questo non è il vostro post), Dlog[x(t)] approssima la variazione percentuale di x(t).

Ora: supponiamo che Dlog[x(t)] abbia una distribuzione asimmetrica, nel senso che il rapporto fra il suo terzo momento centrale e il cubo della radice quadrata del suo momento centrale (sintesi: il cubo dello scarto quadratico medio) sia diverso da zero.

Ok, se siete qui avete il pollice opponibile. Ora vediamo come lo usate (perché io non ne ho voglia).

Consideriamo ora la variabile z(t) = x(t) + k, dove k>0 è una costante. Quindi z(t) è una trasformazione lineare di x(t), con tutto quello che ne consegue. Adesso arriva la domanda: cosa mi dite dell'asimmetria di Dlog[z(t)]? Le trasformazioni lineari preservano il coefficiente di asimmetria (in particolare, l'aggiunta di una costante non ha particolare impatto sui momenti centrali). Ma in questo caso la trasformazione è non lineare. Il mio educated guess è che questo tipo di trasformazione in qualche modo "schiacci" il coefficiente di asimmetria, cioè che l'aggiunta di una costante additiva a una variabile il cui tasso di variazione percentuale ha una distribuzione asimmetrica, renda meno asimmetrica la distribuzione del tasso di variazione percentuale della variabile trasformata (sarebbe la nostra z). Se me lo dimostrate, poi vi faccio fare due risate su come funziona la #pirreviù delle riviste brave. Se la mia congettura è infondata, mi dite: hai detto una cazzata (ma naturalmente me lo dovete dimostrare).

Io intanto je do dde sega...

(...tanto per chiarire: su questo c'è un po' di letteratura, ma non risponde esattamente alla mia domanda...)

(...a proposito di gente piccina: ieri sera ho conosciuto un simpatico socialista qualcosa - non ricordo se rivoluzionario, riformatore, democratico, o similare - che aveva la caratteristica di essere amico di un nostro vecchio amico, l'uomo che sussurrava ai trulli. Mi fa: "Ma per lui sei diventato una vera ossessione, poverino, parla sempre di te? Ma che gli hai fatto? E soprattutto: perché gli hai dato visibilità?" E io, paziente: "Vedi, compagno, talora le analisi necessitano di un mezzo di contrasto. Immagina di avere un problema all'esofago: ti fai un bel bibitone di bario, due raggi, e poi lo ricachi. Ecco: questo è l'uso che faccio di certi gentili interlocutori nel dibattito: in realtà non do visibilità a loro, se non la visibilità del bario - che è opacità. Le menti opache, talora, aiutano a rendere più visibile il mio ragionamento. E poi le evacuo...". I piccoli Vysinskij, invece di evacuarli io, li lascio evacuare alla SStoria...)

giovedì 25 agosto 2016

QED 66: le asimmetrie europee

Come era prevedibile, il post precedente ha scatenato una cacofonia di querimonie e invettive da parte dei servi stolti di quel potere particolarmente ottuso che attualmente ci governa. Cose che capitano quando si toccano nervi scoperti. D'altra parte, i nostri amici euristi ormai sono ridotti come san Bartolomeo: diciamo che non stanno più nella propria pelle:


Ogni giorno il rasoio della SStoria scortica la cotenna delle loro menzogne, mettendo a nudo l'abominevole e caduca realtà del loro meraviglioso "Fogno", sicché, poverini, toccarli senza infastidirli è impresa improba.

Ci rinuncio, preferendo dare un altro colpo di misericordia ai nostri amici.

Pensate un po': la semplice idea espressa nel post precedente, ovvero che le asimmetrie strutturali del disegno europeo sono più "pervasive" (come direbbe un economista) di quanto si possa a prima vista percepire, e contaminano nei modi più subdoli e inattesi la "governance" (come direbbe un economista) di questa bella di nazioni famiglia e di vassalli, è stata confermata a strettissimo giro niente meno che da Armando Zambrano, presidente del CNI, che, come tutti sapete, è il Consiglio Nazionale degli Ingegneri.

Siccome le sue dichiarazioni sono politicamente sensibili, a futura memoria qui c'è il passo che ci interessa:


cortesemente enucleato e sottoposto alla mia attenzione su Twitter da Leo, che ringrazio perché è uno dei tanti che aiutano, fornendomi informazioni gustose come questa. Se interessa, l'originale, finché c'è, è qui.

Mi limito ad aggiungere che mentre non stento a credere che un problema sia percepito come marginale da chi non ce l'ha (vedi post precedente), non stento nemmeno a credere che l'ingegner Zambrano abbia una visione un po' oleografica dei "preziosi fondi europei". Di questo simpatico focolaio di sprechi, asimmetrie e corruzione si è occupato prima in modo divertente e istruttivo Mario Giordano, con il taglio giornalistico che gli è proprio (Non vale una lira), e poi, con dovizia di fonti e metodo scientifico, Romina Raponi (Finanziamenti comunitari), come qui avete saputo in anteprima (del resto, se qui non sapeste le cose prima, non saremmo giunti al sessantaseiesimo QED).


Sarebbe opportuno che chi, come l'ingegner Zambrano, ha avuto modo di sperimentare la sordità dei nostri partner, invece di farsi troppe illusioni sulla loro clemenza, riflettesse con mente pura su un concetto che è nella nostra cultura: quello di libertà, che è si cara, come sa chi per lei vita rifiuta.



(...e ora spinna questa, Pietrino, spinnala bene...)

mercoledì 24 agosto 2016

Amatrice (dormitio virginis).

Uga: "Babbo, a me piace visitare i musei".

Io: "Va bene, allora ti ci porto".

Lancinato dal senso di colpa per aver trascurato er Palla (ma anche lei), chiedo a Marta uno spiraglio nell'agenda. Il 25 giugno siamo ai Musei Capitolini e all'entrata della Pinacoteca ci accoglie questo:


Colla-del-Amatrice-morte&as.jpg
Di Ricardo André Frantz (User:Tetraktys) - taken by Ricardo André Frantz, CC BY-SA 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=2920226


Aiuto a situare: "Tu hai mai visto gente camminare sulle nuvole?"

Uga: "No."

Io: "Quindi non è completamente realistico, giusto? È simbolistico. Allora bisogna capire cosa vuole dirci. Devi ridurre il disegno all'essenziale. Sono due fasce. La struttura compositiva è a prova di piddino..."

Uga: "Cos'è un piddino?"

Io: "Niente, è una parolaccia, poi ti do un euro... Dicevo: la struttura è a prova di idiota: te la sottolinea con il fregio del muro, che separa nettamente le due fasce. Sotto c'è la Terra, e sopra il cielo. Sono due mondi separati. Sotto si soffre, si muore, ci si dispera - chi resta... Sopra si è sereni, leggeri, si ascolta la musica. Diciamo che questo quadro è una promessa. Vuoi vedere una cosa completamente diversa?"

Uga: "Sì?"

Ci spostiamo.




Io: "Ecco, anche qui ci sono cielo e Terra, ma non sono così separati: vedi, c'è una specie di scala, una spirale, in effetti ci sono due diagonali che li collegano. E il punto di partenza e quello di arrivo sono marcati con lo stesso colore: il blu. Questa struttura in diagonale ti fa capire che siamo più tardi, siamo nel '600".

E per voi che siete beati, e che quindi capite le cose difficili, ma non quelle semplici, aggiungo un altro disegnino:


Anche questo bel dipinto, come quello di Cola dell'Amatrice, è diviso in due fasce. C'è una fascia rossa, in basso, la nostra terra, dove si soffre, e dove il colore rosso indica un rischio sismico elevato (la fonte è questa e ci trovate tutte le spiegazioni). Poi c'è la fascia celeste, cioè, appunto, il Cielo, dove si vive sereni: il rischio sismico è quasi assente (tranne che dove costruiscono centrali nucleari).

E, naturalmente anche qui, come nel quadro di Cola dell'Amatrice, si presuppone che sia il Cielo a dettare legge alla Terra.

Solo che nel quadro di Cola dell'Amatrice in Cielo c'è Dio, che sa tutto (l'asintoto della conoscenza, ricordate?).

Nella carta qui sopra, invece, il Cielo è occupato da quattro burocrati belgi, ai quali non pare vero, provenendo da un passato di spietati colonizzatori, di poter essere oggi servi ossequiosi, colonizzati dalla potenza egemone, la Germania, i quali sanno solo quello che devono sapere: ovvero, che i nostri paesi vanno spremuti per tappare i buchi delle banche dei paesi egemoni. Quindi noi dobbiamo chiudere gli ospedali "piccoli", anziché renderli antisismici, perché si sa, gli ospedali piccoli sono poco efficienti, dobbiamo lasciare i territori in dissesto, perché, Dio ne guardi!, tappare buche è la metafora della spesa pubblica improduttiva (sarebbero le pillole di Keynes secondo chi ha preso il master a "ci defeco"...).

Insomma: nell'ultimo quadro, che non è simbolico, ma realistico, vediamo rappresentata plasticamente la realtà dell'asimmetria europea. Quattro avidi cialtroni in conflitto di interessi, i quali, abitando in pianure a basso rischio sismico, dettano legge e fanno la morale a 60 milioni di persone che vivono in un paese montagnoso ad alto rischio sismico, dicendogli quanto possono spendere e per cosa, senza capire che dove il rischio è alto, così dovrebbero essere le spese per prevenirlo, e che dove per andare dal punto A al punto B si deve attraversare una montagna forse è opportuno che certe strutture come gli ospedali siano più dense sul territorio (problema del quale abbiamo già parlato).

Fanno la morale, certo!

Perché sono sicuro che verrà fuori il cretino che ci dirà che le case sono crollate perché non le abbiamo adeguate alle regole europee, come "ci chiede l'Europa". Peccato che poi per adeguarle dobbiamo chiedere all'Europa i nostri soldi, e l'Europa questi soldi non ce li dà.

Non ce li dà perché non è l'Europa: è solo il sogno autoritario, distopico e interessato di un liberista, amico di un altro liberista, quello che fu fascista con Mussolini e presidente con la Repubblica.

L'Europa è un'altra cosa, ed è quasi tutta in Italia, come questo post implicitamente dimostra.

Difendiamola.

venerdì 22 aprile 2016

La fenomenologia di Maastricht e di Schengen

Nell'analizzare un progetto politico dobbiamo distinguere diversi piani. C'è il piano retorico, cioè quello dei meccanismi di persuasione adottati per raccogliere consenso (sì, in italiano lo story telling si chiama retorica, ma pochi ricordano il significato di questa parola, e si consolano dell'esser pochi col fatto del non essere i peggiori), c'è il piano degli scopi (dichiarati), c'è il piano delle motivazioni reali (spesso non dichiarate, dettate dai rapporti di forza), c'è il piano delle asimmetrie da gestire (che sono intrinseche a ogni progetto politico, che in quanto tale è espressione di poteri egemoni i quali difficilmente operano per indebolire la propria egemonia!), c'è il piano delle criticità...

Insomma: io non sono un politologo, ma Giandomenico Majone lo è, quindi incuriosito dalla sua osservazione che se dovesse riscrivere oggi il suo libro userebbe Schengen come metafora di quello che non va in Europa, ho ragionato sulle affinità strutturali fra i due pilastri liberisti del progetto europeo tanto caro alla sinistra lompo, così avida di garantire la mobilità del capitale proprio (non sia mai che per pagare il taxi che mi porta a place Vendôme io debba darmi la pena di procurarmi un conio alieno), e quella del lavoro altrui (venghino, venghino, siore e siori, che tanto a place Vendôme non c'è sindaco, per quanto "de sinistra", che consentirà mai un'operazione tipo Canal St Martin, anche se al XVI una misura simbolica è stata presa).

Le analogie sono "saisissantes", come diciamo noi europei, e ve le propongo in uno specchietto che mi è stato ispirato dall'opera di un noto ideologo eurista recentemente scomparso (vediamo se c'è qualcuno che si ricorda quale...):


Ecco, diciamo che qui c'è tutto. L'unione territoriale (abolizione delle frontiere interne) di Schengen è sostanzialmente isomorfa all'unione monetaria di Maastricht. Le intenzioni dichiarate sono sempre ottime: aiutare chi è rimasto indietro (inondandolo di capitali: Maastricht) e promuovere la libertà (di movimento: Schengen). Sembrano slogan berlusconiani, e infatti sono slogan liberisti, ma le anime belle "de sinistra" li ripetono a vanvera perché così detta loro la loro appartenenza, e quindi non si danno pena di squarciare il velo della retorica (che peraltro è una garza molto sottile) per individuare la realtà, la struttura economica del progetto, che è quella di consentire alla potenza egemone di fare dumping valutario (svalutazione competitiva attraverso l'indebolimento della moneta comune sui mercati terzi: il marco sarebbe forte, l'euro è debole e questo a un pezzo di Germania fa comodo), e di attirare lavoro compensando uno squilibrio demografico che nel dibattito viene sistematicamente ignorato (ma non da noi).

In entrambi i casi c'è però un problema, che poi, se vogliamo, in termini normativi scaturisce dall'approccio "armiamoci e partite" strutturale alla retorica politica europea (basata su quella che Majone chiama la prevalenza del processo sul risultato, e che a Roma si chiama "dimo famo"): per illudersi di andare avanti basta firmare trattati. Verificarne i risultati, il conseguimento degli obiettivi, è problema che riguarda chi verrà dopo (vedi il post precedente), il quale, a sua volta, se la caverà dicendo che i risultati non ci sono perché non sono stati firmati abbastanza trattati (o fatte abbastanza foto di gruppo in località sempre più remote dal dissenso popolare montante). Un approccio reso letale da alcune dosi di "fate presto", le quali comportano che il cambiamento istituzionale venga realizzato da un lato col metodo Juncker, e dall'altro senza definire esattamente come e da chi dovrà essere gestito (anche perché, e questo è un altro problema, la retorica del metodo "comunitario" si scontra con la realtà dell'approccio "intergovernativo", per cui si sa benissimo che quando i problemi sorgeranno, l'emergenza giustificherà che essi siano gestiti da istituzioni che non hanno alcuna particolare legittimazione a farlo, il che apre ulteriori finestre di opportunità a favore della potenza egemone, come il caso greco dimostra).

Sapete quindi che i Trattati non dicono chi debba gestire il valore esterno dell'euro (si assume che sia la Bce "indipendente" a farlo, ma, come vi ho ricordato, Wyplosz nota che questo non sta scritto da nessuna parte), e ci siamo anche detti che quando Schengen nasce non esiste un organismo che debba gestire la frontiera comune (ora esiste, è Frontex, e non mi è chiaro né quanto stia effettivamente supportando i governi nazionali, né chi paghi...). L'analogia anche qui è fulminante.

In entrambi i casi c'è un'ovvia asimmetria, a danno dei paesi più deboli (per il semplice motivo che se fossero stati più forti sarebbero riusciti a distorcerla a proprio vantaggio!): la moneta comune è troppo forte per loro, il che li rende buoni compratori dei beni prodotti dai paesi forti (da cui il vantaggio per questi ultimi), e il pezzo di frontiera comune da difendere, in assenza di improbabili invasioni vichinghe (ma chi glielo farebbe fare ai norvegesi, che sono al top nella classifica dell'indice di sviluppo umano delle Nazioni Unite, di venire a invadere dei poracci come noi? Son passati i bei tempi...), è quello gestito dai paesi più deboli (lo stato più forte essendosi nel frattempo protetto con una cintura di stati satellite ai quali fa fare il lavoro sporco, quello di selezione dei flussi migratori, salvo poi ipocritamente accusare questi stati di razzismo - del resto, Auschwitz è ancora lì per ricordarci quale popolo - o meglio: quale capitalismo - ha fatto cosa, ma i nostri media se lo ricordano solo in un giorno, che è definito appunto giorno della memoria [selettiva]...).

E, naturalmente, in entrambi i casi c'è una criticità: l'asimmetria determina di per sé squilibri, che la potenza egemone pensa di poter gestire a proprio vantaggio, e in effetti riesce a farlo, ma non per sempre: quando arriva uno shock esterno le cose si complicano per tutti, e l'irrazionalità di un sistema basato sulla pulsione primordiale di una ottusa volontà di potenza si dispiega in tutta la sua letale estemporaneità. Inizia la stagione delle pezze peggiori del buco, quella che stiamo vivendo, e che rapidamente (o anche no) volgerà alla catastrofe.

Altra analogia: lo shock viene sempre dalla potenza più egemone: gli Stati Uniti (perché i tedeschi, che sono egemoni qui, dovrebbero ricordarselo che non sono egemoni ovunque, nonostante quello che hanno messo dietro il loro scudo da 5 euro). Questo anche quando apparentemente la crisi nasce altrove (segnatamente in Siria), come accade per Schengen.

Ma anche qui, come dire, non è cattiveria, è un fatto: una crisi finanziaria in Buthan ci inquieterebbe molto per le sorti di quel simpatico regno sperduto sul tetto del mondo, cui ci sentiamo profondamente vicini in quanto cosmopoliti e internazionalisti (non siamo forse illuministicamente "de sinistra", e quindi internazionalisti col nostro portafoglio pieno, e soprattutto con le altrui terga? Quindi perché non versare una lacrimuccia anche per il Buthan - che, sia detto a beneficio degli intellettuali anime belle avulsi dalla realtà, non produce butano...), ma poi, versata la lacrimuccia, anche sti cazzi, perché se sei lo 0,003% del Pil mondiale è piuttosto difficile che tu possa creare problemi a casa altrui.

Viceversa, se la crisi si presenta in un paese che comanda perché da solo fa il 25% del Pil mondiale (o, se volete, che da solo fa il 25% del Pil mondiale perché comanda), certo che il problema non può restare solo locale!

Bene: nello specchietto sopra c'è tutto, e io da aggiungere non ho niente.

Si apra la discussione...

giovedì 14 aprile 2016

Ricordate il 5 per mille ad a/simmetrie

(...mentre simpatici amici ci segnalano le evoluzioni di chi per anni vi ha tradito - se eravate di sinistra - e mentito - di qualsiasi colore foste, e si è anche vantato di soffocare il dibattito, che, come ricorderete, io avevo offerto loro ritenendo che quello fosse il luogo di elezione dove preoccuparsi di una cosa che schiaccia tutti cominciando dai lavoratori, qualcuno, o meglio "qualcuna", fa una cosa intelligente e della quale la ringrazio: ricordarvi che contribuire a un progetto di verità e giustizia, sostenere chi è in grado di portare nei media una parola di equilibrio in questo modo [ringrazio Alessandra Viero], consolidare la reputazione nel dibattito delle vostre idee, è una cosa che, volendo, non costa nulla...)



Zoe [che non è Alberto Bagnai, ma una lettrice intelligente] ha lasciato un nuovo commento sul tuo post "Infelice Atlante (il canto del cappone)":

OT in tempo di 730.

Come lo scorso anno ho cercato il codice fiscale di asimmetrie cliccando sulla scritta in rosso asimmetrie nella homepage di Goofynomics per dare il 5 per mille in sede di dichiarazione redditi modello 730.

Se posso, non darei per scontato che sia chiaro a tutti, considerando anche che vi sono sempre nuove persone che la seguono, che sostenere questo progetto contribuendo ad asimmetrie, significhi anche fare la semplice operazione, che in termini economici non costa nulla a chi la effettua, di indicare nella prima casellina in alto a sinistra del modello 730 I, sostegno del volontariato....ecc, allegato al modello 730 (Scelta per la destinazione del 5 x mille Irpef), il codice fiscale di asimmetrie 97758590588 apponendo la propria firma.


Lo stesso vale per coloro che non faranno il modello 730 ma il modello Unico 2016.

Il soggetto contribuente deve farsi parte diligente precisando agli operatori, siano essi commercialisti o CAF, di voler fare questo tipo di scelta, in quanto accade spesso che queste operazioni siano viste come una scocciatura e quindi, se non richiesto espressamente, il modello non venga compilato e quindi venga presentato in bianco.

Per questo, se posso, suggerirei di integrare la scritta in rosso della homepage di Goofynomics con quelle tre righe di indicazioni che si trovano cliccando sulla parola asimmetrie, almeno nel periodo da aprile a luglio, tempo di 730 e di modello Unico.

PS: anche coloro che non devono fare alcuna dichiarazione, ma sono in possesso di un modello CU Certificazione Unica rilasciata dal datore di lavoro per redditi di lavoro dipendente possono compilare la scheda allegata al modelello CU per effettuare la scelta.

La scheda va poi presentata ad un CAF o in posta.

Sono semplici operazioni che non costano nulla ma che possono fare la differenza.

Un sempre grazie per il suo lavoro e un saluto a tutti i lettori del blog

Postato da Zoe in Goofynomics alle 13 aprile 2016 23:02


(...grazie, Zoe. Nel giorno in cui un nostro lettore riporta alla nostra attenzione quanto c'è di peggio nel panorama giornalistico italiano - mai credo che la missione di presentare i fatti separati dalle opinioni sia stata più vilmente tradita, tu vieni a dire una parola costruttiva. Il mondo rimane in un suo imperscrutabile equilibrio. Seguirà - appena fatte slides e valigie per Lisbona - un post di "nota integrativa" al bilancio del 2015, che trovate già sul sito di a/simmetrie ed è già stato comunicato ai soci in vista dell'assemblea ordinaria, che dovrà approvarlo. Ma sapete che a me piace essere molto trasparente e dettagliato con tutti voi, indipendentemente dalla scelta di appartenere o meno all'associazione, quindi dopo faremo i conti. Le cose sono andate più o meno come avevo previsto qui. Purtroppo non sono andate meglio, ma per fortuna non sono andate peggio. Ritorno su un punto: se non fate funzionare il mercato, mandando l'euretto a chi se lo merita, o almeno togliendolo a chi non se lo merita, vi meritate quella gigantesca e ingiusta distorsione del mercato che è l'euro. Non avete altra scelta che sostenere la ricerca indipendente e per consentirle di diventare una fonte autorevole nel dibattito...)

(...attenzione: il vostro 5x1000 è essenziale. Non sono però ancora in grado di dirvi quanto sia rilevante in termini quantitativi, perché non abbiamo ancora ricevuto quello che ci avete destinato con le dichiarazioni dei redditi dello scorso anno: lo riceveremo verosimilmente nel 2017. Allo stesso modo, la firma che mettete oggi si tradurrà in un incasso per l'associazione nel 2018. I tempi sono questi. Quindi, come dire: il 5x1000 sicuramente aiuta - anche se non sappiamo quanto - ma certissimamente non basta, perché quello dello scorso anno ci arriverà fra un anno. Ne parliamo dopo con calma...)

lunedì 21 marzo 2016

Più Europa: asimmetrie asimmetriche




(...ieri sera, dopo un ultimo round di revisioni che aveva suscitato il mio contenuto ma partecipe entusiasmo, esortavo Christian a inviare il paper all'editor purché io non ne sapessi più gnente. Oggi mi scrive che l'editor ha accettato. Spinto dall'entusiasmo per questa bella notizia, mi sono fatto gli 11 km di cui sopra in 75 minuti, che quindi fa 75/11=6,8 minuti al chilometro. Insomma: ho aggiunto più Europa al solito percorso. Intorno a me erano tutti poco sopra i 6, a occhio, ma non ho cercato di tenere il loro passo perché temevo il referaggio del menisco destro. Il paper è Asymmetric asymmetries in Eurozone markets gasoline pricing, e il giornale che lo ha accettato è - avete indovinato - il Journal of Economic Asymmetries - rivista Scopus, in fascia D nella VQR. Si tratta della prosecuzione di un progetto di ricerca nato in uno studio televisivo, come spiego nelle slides con le quali lo ho presentato al LEO di Orléans:




Dal letame può nascere un fiore, e da una lieve imprecisione sono già nati due paper, uno dei quali addirittura in fascia A, come ricorderete. D'altra parte, se ci chiamiamo a/simmetrie bisognerà pure che ci occupiamo di quella roba lì, no?

La ricerca nasce dal desiderio di verificare se anche negli altri mercati dell'Eurozona accade quanto abbiamo riscontrato in Italia, ovvero che:

1) la risposta a variazioni del cambio è positivamente asimmetrica (nel senso che gli aumenti/svalutazioni vengono trasferiti sul prezzo della benzina più delle diminuzioni/rivalutazioni);

2) la risposta a variazioni del prezzo del barile in dollari è negativamente asimmetrica (nel senso che gli aumenti vengono trasferiti sul prezzo della benzina meno delle diminuzioni)

La risposta è sì, e quindi la domanda successiva è: perché? Ci possono essere diverse spiegazioni, inclusa la più banale: magari il modello statistico che usiamo è sbagliato (un motivo potrebbe essere che non tiene conto della volatilità dei prezzi). Ma ce ne sono anche di meno banali.

In effetti, nella letteratura sulla determinazione dei prezzi in regime di oligopolio (cioè nel mondo reale, non in quello delle fiabe dove vive gente così) è stato notato il cosiddetto adjustment size puzzle: in presenza di inflazione moderata (cioè da vent'anni a questa parte) le diminuzioni di prezzo sono meno frequenti, ma più grandi degli aumenti. Che c'entra l'inflazione? C'entra. Perché dovete pensare che cambiare i prezzi, per l'impresa, comporta costi, che tecnicamente si chiamano menu costs. L'esistenza di questi costi farà sì che se l'impresa può evitare di cambiare - in una direzione o nell'altra - il prezzo, lo farà. Ora pensate un attimo a cosa comporta l'inflazione. L'inflazione è di per sé un aumento generalizzato del livello dei prezzi. Ci potranno essere distorsioni nei prezzi relativi (cioè: un prezzo potrà aumentare in percentuale più di un altro), ma se l'inflazione è a due cifre, per dire, sicuramente tutta la struttura dei prezzi traslerà verso l'alto. Ci sarà cioè un drift, una deriva dell'intera struttura di prezzi verso l'alto. Immaginatevi un produttore che in un determinato mercato fronteggia uno shock negativo sui costi (ad esempio, su quelli delle materie prime): significa che i suoi costi diminuiscono. In teoria, a questo punto, data la struttura oligopolistica del mercato, il produttore ha due scelte estreme - più tutte quelle intermedie: o lascia fisso il prezzo, e quindi il suo margine di profitto si amplia, o trasferisce la diminuzione dei costi sul prezzo, e quindi sostiene un menu cost e riduce il margine di profitto. Nel secondo caso - quello di trasferimento ovvero pass-through della variazione dei costi sui prezzi, al ribasso, il produttore ci perde due volte: ha il danno emergente del menu cost, e il lucro cessante del mancato aumento del margine di profitto. Perché dovrebbe farlo? Ma è semplice: perché il mercato è oligopolistico, per cui può darsi che se non abbassa il prezzo lui, lo abbassi un concorrente, e gli soffi una quota di mercato - facendo volumi più elevati con un margine più ridotto, cosa che potrebbe convenirgli, anche perché poi il cliente si fidelizza, ecc. Ma se l'inflazione è elevata, tutti i prezzi tenderanno comunque a slittare verso l'alto! Quindi il produttore che in presenza di inflazione elevata fronteggia uno shock idiosincratico negativo dei suoi costi - che diminuiscono - non ha particolare interesse ad abbassare i prezzi per non perdere la quota di mercato: può anche stare dov'è, senza incorrere in menu cost, perché tanto il suo concorrente che, ipoteticamente, volesse fare una politica predatoria e abbassare il prezzo, in tempi rapidi sarebbe sospinto dal drift dell'inflazione al punto di partenza.

Se invece l'inflazione è bassa, le cose non vanno così, ovviamente: in quel caso, se c'è uno shock negativo sui costi, conviene adattare i prezzi abbastanza rapidamente e energicamente, perché se il concorrente fa una politica predatoria, non ci possiamo aspettare che il drift riporti rapidamente il suo prezzo al punto di partenza. La minore velocità della crescita dei prezzi implica che chi si adatta gode di un vantaggio competitivo più a lungo e quindi soffia una quota di mercato consistente a chi non si è voluto adattare.

Questo è il motivo per il quale si osservano asimmetrie negative nel pricing. Non succede mica solo a noi! Le hanno trovate anche altri. Il punto interessante del nostro lavoro è che le asimmetrie nel mercato della benzina sono asimmetriche: quella rispetto al prezzo dei dollari (cambio) è positiva, mentre quella rispetto al prezzo del petrolio è negativa. L'idea che avanziamo è che questo dipende dal fatto che siccome ci hanno gonfiato il cranio con la storia che l'euro era stabile, le sue variazioni, a differenza di quelle del prezzo del barile, non segnalano un cambiamento del contesto inflazionistico. Insomma: quando il barile scende, tutti se ne accorgono, si aspettano rallentamento dell'inflazione, e prendono misure come se l'inflazione fosse bassa - cioè adattano energicamente i prezzi al ribasso. Quando il cambio si apprezza invece no, perché né il consumatore né il produttore vedono alcuna relazione fra cambio e inflazione. "Si sa, l'euro ci ha dato stabilità, signora mia!"

Ecco, solo per dirvi che nel frattempo mi occupo anche di cose così, che poi servono a far capire la differenza fra un economista e un influencer minore - o un economista che si occupa di altre cose, diversamente utili.

Naturalmente il merito di questo piccolo allungamento di CV - mio e di Christian - è soprattutto vostro e del sostegno che date ad a/simmetrie (se lo date. Se non lo date, ma volete darlo, cliccate qui). Senza di esso non ci sarebbe possibile portare avanti questa e altre ricerche, delle quali presto vi parlerò, e che sono un po' più vicine al nostro core business - come direbbe un manager del CONAD!).