Avvertite anche voi un senso di smarrimento, di vuoto? Siete anche voi oppressi da un'angoscia indefinibile, che non sapete a cosa attribuire? Vi opprime, lancinante, la subitanea appercezione del non senso di questa nostra esistenza travagliata e fragile, della precarietà che insiste su di noi, tre volte periferici: alla periferia dell'Europa (per colpa vostra; #fateskifen), del Sistema solare (per colpa di Copernico), e della Galassia (qui non saprei dirvi di chi è la colpa, perché non mi ricordo chi se ne sia accorto...)? Vi siete sorpresi a ripetere fra voi, senza particolare motivo, questi versi immortali:
O natura cortese,
Son questi i doni tuoi,
Questi i diletti sono
Che tu porgi ai mortali. Uscir di pena
È diletto fra noi.
Pene tu spargi a larga mano; il duolo
Spontaneo sorge: e di piacer, quel tanto
Che per mostro e miracolo talvolta
Nasce d'affanno, è gran guadagno. Umana
Prole cara agli eterni! assai felice
Se respirar ti lice
D'alcun dolor: beata
Se te d'ogni dolor morte risana.
quegli stessi versi che io e il neoborbonico recitiamo a mo' di giaculatoria ogniqualvolta Natura matrigna Inc. (sponsor di Musica perduta) allieta le maggesi odorose con una bella adacquata, di quelle che solo lei sa dispensare, e regolarmente dispensa quando c'è da scaricare il clavicembalo e trasportarlo per trenta metri all'aperto, fino alla porta (sprangata) della sala da concerto?
No, non credo che sia stata la peperonata di vostra suocera (anche se...).
Il motivo di tanto ennui sospetto sia un altro, questo:
Ci ha lasciato (dice lui, perché l'account è sempre lì...) un uomo al quale saremmo stati degni di legare insieme i lacci dei calzari: il "goodwill ambassador" dell'UNHCR, l'artista, e figlio di artista (una catena di affetti e di talenti...).
Le motivazioni?
Bè, diciamo che si dividono in due: le sue, e quelle vere.
Per le sue, vi rinvio alla mielosa apologia nella quale il nostro caro amico si dipinge quale uomo di mondo animato da tanta buona volontà, e per questa ingiustamente vilipeso da una torma di dissennati e primitivi teppisti (voi). Se vi interessa, Google sarà il vostro pastore (e io - o la mia assistente - non siamo la vostra segretaria): quaerendo invenietis.
In verità (come esordisce sempre Uga) credo che l'apologia gliel'abbia scritta qualcuno (e non credo fosse Platone), perché la cosa si era fatta un tantinello delicata.
Come mai?
Perché animato dalla sacra presunzione di potersi permettere qualsiasi cosa, inquantonato dalla parte giusta dell'universo (quella sbagliata essendo quella di tutti gli altri), il nostro amico aveva espresso valutazioni lievemente discutibili, se non altro in termini di opportunità, perché squadernavano all'universo mondo la sua (infondata) certezza dell'altrui inferiorità, come ci aveva fatto notare l'avatar più sexy del web (anche se personalmente non bacerei mai un portacenere: l'ho fatto una volta a 17 anni ma poi ho smesso...):
Ora, io non so se l'ambasciatore fosse effettivamente "pagato". Credo di no, ma se così fosse sarei veramente l'ultimo a scandalizzarmi. In un tempo in cui il capitale vede come unica soluzione dei suoi problemi quella di prendersi tutto, non pagando il lavoro, figuratevi se mi spiace che una persona, per quanto possa non averne bisogno (che poi, chi siamo noi per giudicare i bisogni di un ottimate?) pretenda un giusto guiderdone? Quindi il problema non è l'esser "pagato", notazione poco elegante (in effetti io Cristina regolarmente la blocco proprio per questa sua rusticità, meno sexy dell'avatar).
Viceversa, sul fatto che andar fuori di melone quando si occupa una posizione apicale, in particolare quando si è responsabili dell'immagine di un organismo che per sua vocazione dovrebbe rivolgersi all'umanità intera, e in particolare di quella più vilipesa e sofferente, sul fatto che questo sia un grave e preoccupante errore, ecco: su questo, purtroppo, Cristina proprio non posso bloccarla. Fra l'altro, non è mica la prima volta che un figlio (nel caso in specie, figlia) d'arte abbia messo l'arte da parte per delirare sui social...
Credo che Platone abbia affrontato questo tema ne La Repubblica, appunto (non ditemi come faccio a ricordarmelo: sono noto per essere uno che non sa di cosa parla, ma fa finta di saperlo con grande dignità...).
Comunque, siccome sono anche uno che i problemi cerca di risolverli, mi ero permesso quanto meno di indicare a chi di dovere la potenziale criticità, essendo io, per vocazione e per professione, un praticante del constructive criticism:
La soluzione, poi, è arrivata spintaneamente da sé, come avete visto (questo mi ricorda il caso di un altro focoso assertore delle proprie ragioni, dipendente di un noto paradiso fiscale).
Se non fossi stato io (il più lurido dei pronomi) a formulare la prima legge della termodidattica (ci sono cose che se potessero essere capite non andrebbero spiegate), se pensassi di non perdere tempo nel rivolgermi a una persona che gira con la verità in tasca e si sente in dovere di usarla come una clava, meglio, come il gladio infuocato dell'arcangelo Michele, farei notare al sanguigno difensore della vedova e dell'orfano che l'umanità è ovunque: perfino in lui (e sì che questo richiede uno sforzo di immaginazione)! Certo, è in chi, scacciato dalle bombe statunitensi, francesi, inglesi, presto tedesche, ecc., ha visto distrutta in un istante un'esistenza, e cerca rifugio. Ma è anche in chi questo rifugio lo ha perso, o teme di perderlo, per altri motivi, solo apparentemente meno violenti.
Io non credo che l'uomo rifiuti soccorso all'uomo, se non sotto la costrizione di una qualche forma di violenza. Non credo che sia sempre razzismo chiedersi cosa dividere con chi non ha nulla, quando ogni giorno si ha di meno, e il nulla è all'orizzonte: potrebbe anche essere pragmatismo. Se in tutta questa storia, che ho seguito con l'attenzione che meritava (quasi nulla), dovessi individuare uno che si sentiva migliore degli altri, e in quanto tale in diritto, anzi, in dovere di vilipenderne le paure, i dubbi, le angosce, insomma: l'umanità!, bè, credo che saprei chi designare per questo spiacevole ruolo.
E forse lo sapete anche voi.
Comunque, non è del tutto un male che le agenzie della Nazioni Unite si siano lasciate andare, se non altro tollerandola troppo a lungo, in questo come in altri casi (che non ho avuto il tempo di sviscerare, anche se mi sarebbe piaciuto tanto), a una comunicazione intimidatoria, aggressiva, arrogante e soprattutto sciatta. La loro è stata l'arroganza del loro padrone di casa (gli Usa), ed ha contribuito a fare chiarezza. Ci ha ricordato che questa agenzie nascono per gestire il progetto imperiale americano, la pax americana. Dove sono state messe seriamente alla prova (in Ruanda, a Srebrenica,...) hanno fallito, a un punto tale che forse solo l'appartenenza a una certa banca che doveva vigilare e non l'ha fatto (e ora passa il tempo sui social a farsi i complimenti da sola) può essere considerata un più avvilente marchio se non di infamia, quanto meno di inettitudine. Va anche detto che nei tragici scenari che vi ho ricordato i morti sono stati molti di più. Tuttavia, questa storia dell'aritmetica della morte non mi convincerà mai molto: almeno, non fino a quando saremo riusciti a capire quanto valga una vita umana. Fino a quel momento, il suo valore è infinito, con tutti i paradossi che ne conseguono, e dopo quel momento non è detto che il mondo sarebbe un posto migliore: non sarà per caso che lo starets Zosima si inginocchia di fronte a Dimitri, no?
Con la scomparsa dai social dell'ambasciatore che portava tanta pena, invece, mi sento di poterlo dire: il mondo è migliorato. Lui ha emesso un segnale chiaro (l'arroganza dei potenti, a vari livelli: da quella della superpotenza che vince una guerra mondiale e giustamente poi si regola come crede, mostrando - ovviamente - il volto buono, fino all'arrivo del testimonial sbagliato, a quella di chi è nato dalla parte giusta), ma poi anche tanto rumore. Dell'averci dato il primo gli siamo grati, anche se non era sua intenzione farlo. Dell'aver intermesso, speriamo definitivamente, il secondo, pure, anche se il gesto certamente non è stato spontaneo.
Agli amici delle Nazioni Unite (qualcuno che fa qualcosa di buono ci sarà, come ovunque: da Casapound a Rifondazione...) va la mia solidarietà: a differenza che in Ruanda, o in Jugoslavia, questa volta le vittime sono state loro. E di fronte a una vittima, un homo non si chiede se se la sia cercata: prima esprime solidarietà. I conti si fanno dopo, possibilmente alla fine, ed è inutile infierire con chi, dopo aver fatto la cosa sbagliata, ha verosimilmente corretto il tiro.
Ora, sgombrato il campo dai guappi di cartone, vorremmo che gli amici dell'UNHCR ci dicessero una cosa. La loro missione, mi sembra di capire (io, si sa, vengo dalla provincia) è occuparsi dei rifugiati.
Bene.
Siamo d'accordo che se qualcuno (non mi interessa chi, il mio è un discorso puramente ipotetico: io, loro, un altro?), se qualcuno, dicevo, inducesse i rifugiati dei quali loro si occupano ad affrontare un viaggio pericoloso, ad esempio ad attraversare un mare non sempre tranquillo su imbarcazioni di fortuna, farebbe un'opera non esattamente conforme allo spirito di questa missione?
La risposta può essere un sì, un no, o anche, come certamente sarà, un eloquente silenzio. In ogni caso, temiamo che molti, dopo il capolavoro di comunicazione qui attestato, la troverebbero superflua.
D'altra parte, Oscar Wilde vi aveva avvertito: "Ignorance is like a delicate exotic fruit; touch it and the bloom is gone". Il fiore della nostra ignoranza su cosa siano le organizzazioni non governative e su come agiscano le agenzie delle Nazioni Unite è stato un pochino più che toccato. Diciamo che è stato preso a randellate (dall'ambasciatore), dopo esser stato calpestato da un altro social media manager che ricorderete, e che un certo giornale acclamò "eroe".
Now the bloom is gone.
E un exotic fruit senza bloom ho proprio timore che non se lo compri nessuno.
Per restare nei paraggi di Wilde, anch'io sono come Keynes... no, non nel senso che sono come Wilde (magari!): nel senso che I am a liberal. Quindi il mercato è sempre e comunque il mio pastore.
Ma a voi che importa? Vi finanziano gli stati, cioè noi con le nostre tasse, quindi, siamo pur franchi: il rischio che correte insultandoci è minimo.
Ciò rende tanto più apprezzabile, perché dettato da disinteressata eleganza, e non da motivi venali, il consiglio affettuoso e fraterno dato a quel brandello di umanità che, in tutta evidenza, ne aveva tanto bisogno.
E a noi piace ricordarlo così...
L’economia esiste perché esiste lo scambio, ogni scambio presuppone l’esistenza di due parti, con interessi contrapposti: l’acquirente vuole spendere di meno, il venditore vuole guadagnare di più. Molte analisi dimenticano questo dato essenziale. Per contribuire a una lettura più equilibrata della realtà abbiamo aperto questo blog, ispirato al noto pensiero di Pippo: “è strano come una discesa vista dal basso somigli a una salita”. Una verità semplice, ma dalle applicazioni non banali...
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giovedì 22 giugno 2017
mercoledì 17 maggio 2017
PIIGS (il film)
(...ricevo da un amico questa recensione che vi sottopongo. Il film è piaciuto anche a Vladimiro Giacché. Sotto vi dico cosa ne penso io...)
Tre giovani registi indipendenti hanno realizzato un film
documentario “Piigs” che ricorda per alcuni aspetti “Inside Job” (documentario
del 2010 sulla crisi finanziaria USA) e le storie proletarie di Ken Loach, con
riferimento a una Cooperativa sociale costretta da molte difficoltà a causa dei
vincoli e le restrizioni imposti ai finanziamenti pubblici. Narrato da Claudio
Santamaria e con interviste a Noam Chomsky, Yanis Varoufakis ed Erri De Luca, e
ad altri economisti [Ndc: altri?] esperti di economia europea e internazionale tra cui
spiccano Paul De Grauwe e Warren Mosler, il film lavora su vari livelli e con
l’ausilio degli esperti di economia riesce a chiarire con sufficiente rigore
intellettuale gli effetti microeconomici e macroeconomici delle misure di
politica fiscale restrittiva imposte agli stati europei dopo l’adozione della
moneta unica. In particolare attraverso il piano macroeconomico, ben descritto
da De Grauwe, si comprende l’effetto pro ciclico delle misure adottate sotto
forma di riforme strutturali nei vari paesi (essenzialmente Italia e Grecia, ma
chiaramente anche Spagna e Portogallo) e il fallimento cooperativo che ha
caratterizzato l’azione dei governi di fronte alla crisi del 2009 e le sue fasi
successive. Il mancato realizzarsi di una piena cooperazione tra i paesi
dell’area euro sotto forma di una pronta e adeguata redistribuzione fiscale dal
centro alla periferia (Piigs), in presenza dello shock esterno USA della crisi
bancaria e l’avvitamento nella recessione che ne consegue. Il fattore ideologico
sottostante, relativo all’ideologia dominante nelle stanze del potere, di
chiara matrice neo liberista è ben tratteggiato anche grazie alle efficaci
interviste a Milton Friedmann dipinto come il demonio liberista. Sul piano
microeconomico l’io narrante (Santamaria) riesce attraverso le parole di Mosler
a esemplificare bene come non ci sia frattura tra gli effetti microeconomici e
macroeconomici delle misure adottate per smantellare lo stato sociale in
Europa. La crisi importata dalle banche USA costringe i Piigs, a causa
dell’impossibilità di compensare lo shock esterno con una svalutazione del
cambio, a ripiegare su pesanti misure di deflazione interna, che colpiscono sul
piano microeconomico le aziende più deboli che si fondano sul volontariato,
fino alla penosa umiliazione degli esseri umani che le compongono…
Sul piano più
alto delle ideologie, dell’analisi geopolitica e spiccano le parole di Chomsky,
Erri De Luca e la testimonianza diretta di Varoufakis. Alla radice del
male sociale resta, secondo la maggioranza degli intervistati, il disegno
incompleto dell’euro, dove a fronte di una partenza con chiari svantaggi
comparati per i Piigs non è stato disegnato un corretto schema di piena
cooperazione e redistribuzione fiscale dai paesi vincitori ai vinti, né un
adeguato meccanismo di uscita graduale per chi non riesce a nuotare con
destrezza. L’euro resta un motore apparentemente immobile, ma è in realtà un
satellite in rotta di collisione con la terra (proprio come nel film Melanconia
la luna) e gli stessi artefici della costruzione dell’Hotel California ammettono oggi l’esistenza di numerose
asimmetrie nella possibilità di intervenire a favore degli stati e di classi
intere della popolazione, che soffrono gli effetti dell’austerità fiscale
eccessiva, una volta che gli stati si siano trasformati da distributori di beni
e servizi per gli svantaggiati a meri impostori, ossia prenditori di tasse
sempre più alte. Il film si chiude con le parole di Erri de Luca che sottolinea
come gli aspetti demografici (sempre alla radice degli effetti economici) siano
ancora (lievemente anche per effetto dei controlli dei media) a sfavore degli
oppressi, una classe di pochi e male organizzati giovani individui contro la
classe dominante dei vecchi artefici, che non mollano l’osso già ampiamente
spolpato e faticosamente conquistato nel dopo guerra.
(...cosa ne penso? Che chi parla di disegno incompleto dell'euro non ha capito cosa sia l'euro, cioè non ha letto il libro che spiega cos'è - o i paper sui quali quel libro si basa, un po' meno accessibili. Penso anche che chi consente a certi personaggi di presentare le cose in questo modo non sta facendo un'informazione molto scrupolosa: siamo pur sempre nel 2017! Questo ovviamente nulla toglie al valore artistico, e magari anche politico, del film: alla fine laggente si convincono con le mozzioni, più che con le quazzioni, e quindi se vogliamo che laggente si ribellano, un discorso non pienamente coerente, ma emozionalmente forte, può avere un suo valore. Bach e Baglioni hanno in comune due lettere e dodici note: è pur sempre un inizio... D'altra parte, voi lo capite bene: perché mai al mondo Nord e Sud avrebbero dovuto cooperare? Perché mai si sarebbe dovuta verificare una redistribuzione da Nord a Sud? Che fosse necessaria lo si sapeva - Mundell (1961) - e che non fosse politicamente proponibile anche - Kaldor (1971). Quindi? Quindi il disegno era perfetto e ha prodotto i risultati che doveva produrre: la distruzione del welfare, come era chiaro a Featherstone (2001). Piagnucolare "autteità bbutta attiva" come il fariseo De Grauwe non ci porta da nessuna parte. Il piddino andrà al cinema, verserà la lacrimuccia, uscirà sentendosi migliore, penserà che il giorno dopo, oltre a ritirare i vestiti in lavanderia, dovrà anche chiedere "un'altra Europa", poi se ne dimenticherà - dell'Europa, non dei vestiti - e la cosa finirà lì. Quando nostro Signore ha detto che "la verità vi renderà liberi", non si è dimenticato di aggiungere "diffidate dalle imitazioni": lo ha semplicemente scritto fra le righe. Questo il mio pre-giudizio. Dopo di che, segnalare - andando a vederlo - che un lavoro su questo tema interessa è comunque un atto politico importante, quindi se vi capita andateci. Pare che sia un film bello, e il valore estetico prescinde dal contenuto politico: l'Iliade è un elogio dell'imperialismo, che è una cosa brutta, ma può evidentemente essere raccontata in modo bello - ancorché lievemente sessista. Lì la colpa, anziché dell'austerità, pare fosse di Elena: ma chi sa leggere fra le righe capisce benissimo com'era andata. Può anche darsi che smentiate il mio pregiudizio: magari qualcuno ha già elementi per farlo. Certo, Erri De Luca - economista come Scacciavillani - che fomenta la guerra intergenerazionale fra poveri non è un buon viatico, come non lo sono il compianto Donald o Efialte. Però su questo sarei indulgente: se vuoi fare un film che laggente vedono, devi usare pupi che laggente conoscono. Bene, vi lascio: devo rispondere a John, e devo andare a suonare a Gavirate della musica che laggente non capiscono...)
(...cosa ne penso? Che chi parla di disegno incompleto dell'euro non ha capito cosa sia l'euro, cioè non ha letto il libro che spiega cos'è - o i paper sui quali quel libro si basa, un po' meno accessibili. Penso anche che chi consente a certi personaggi di presentare le cose in questo modo non sta facendo un'informazione molto scrupolosa: siamo pur sempre nel 2017! Questo ovviamente nulla toglie al valore artistico, e magari anche politico, del film: alla fine laggente si convincono con le mozzioni, più che con le quazzioni, e quindi se vogliamo che laggente si ribellano, un discorso non pienamente coerente, ma emozionalmente forte, può avere un suo valore. Bach e Baglioni hanno in comune due lettere e dodici note: è pur sempre un inizio... D'altra parte, voi lo capite bene: perché mai al mondo Nord e Sud avrebbero dovuto cooperare? Perché mai si sarebbe dovuta verificare una redistribuzione da Nord a Sud? Che fosse necessaria lo si sapeva - Mundell (1961) - e che non fosse politicamente proponibile anche - Kaldor (1971). Quindi? Quindi il disegno era perfetto e ha prodotto i risultati che doveva produrre: la distruzione del welfare, come era chiaro a Featherstone (2001). Piagnucolare "autteità bbutta attiva" come il fariseo De Grauwe non ci porta da nessuna parte. Il piddino andrà al cinema, verserà la lacrimuccia, uscirà sentendosi migliore, penserà che il giorno dopo, oltre a ritirare i vestiti in lavanderia, dovrà anche chiedere "un'altra Europa", poi se ne dimenticherà - dell'Europa, non dei vestiti - e la cosa finirà lì. Quando nostro Signore ha detto che "la verità vi renderà liberi", non si è dimenticato di aggiungere "diffidate dalle imitazioni": lo ha semplicemente scritto fra le righe. Questo il mio pre-giudizio. Dopo di che, segnalare - andando a vederlo - che un lavoro su questo tema interessa è comunque un atto politico importante, quindi se vi capita andateci. Pare che sia un film bello, e il valore estetico prescinde dal contenuto politico: l'Iliade è un elogio dell'imperialismo, che è una cosa brutta, ma può evidentemente essere raccontata in modo bello - ancorché lievemente sessista. Lì la colpa, anziché dell'austerità, pare fosse di Elena: ma chi sa leggere fra le righe capisce benissimo com'era andata. Può anche darsi che smentiate il mio pregiudizio: magari qualcuno ha già elementi per farlo. Certo, Erri De Luca - economista come Scacciavillani - che fomenta la guerra intergenerazionale fra poveri non è un buon viatico, come non lo sono il compianto Donald o Efialte. Però su questo sarei indulgente: se vuoi fare un film che laggente vedono, devi usare pupi che laggente conoscono. Bene, vi lascio: devo rispondere a John, e devo andare a suonare a Gavirate della musica che laggente non capiscono...)
giovedì 27 aprile 2017
Le trasmissioni riprenderanno il più presto possibile
(...dopo la corezzzione delle bozzze. Io me ne andrei anche in giro nel brausender Wald - che magari si fanno incontri interessanti - ma ho il ginocchio destro in sciopero e comunque prima di tutto il dovere. Quindi accantono il tema dei due post precedenti, e passo in modalità ricerca scientifica:
...e comunque, grazie! Da quelli che hanno partecipato al quizzzzzone, compresi quelli che hanno barato, ho imparato più cose sulla logica della ricerca "scientifica", e soprattutto sulla forza delle sue cogenti argomentazioni, di quante non avrei potuto impararne in anni di studi, se non le avessi già sapute perché me le aveva dette uno che le aveva sperimentate prima e meglio di me:
Quindi, ora, dalla terra dei Safini, chiudo le trasmissioni per pascermi di quel cibo che solum è mio:
ma che presto spezzerò sulle vostre dure madri, incluse quelle di chi ha barato...)
sabato 25 luglio 2015
Omnibus: istruzioni per l'uso
Dilettissimi fratelli e sorelle,
domani (che poi sarebbe oggi) me tocca Omnibus con Paolo Mieli, Mario Sechi, Francesco Rutelli, sotto la ferula di Alessandra Sardoni. Giocherellando con la Vulgata sull'iPhone, guardate un po' cosa mi è capitato sotto gli occhi?
16 Ecce ego mitto vos sicut oves in medio luporum; estote ergo prudentes sicut serpentes et simplices sicut columbae.
17 Cavete autem ab hominibus; tradent enim vos in conciliis, et in synagogis suis flagellabunt vos;
18 et ad praesides et ad reges ducemini propter me in testimonium illis et gentibus.
19 Cum autem tradent vos, nolite cogitare quomodo aut quid loquamini; dabitur enim vobis in illa hora quid loquamini.
20 Non enim vos estis, qui loquimini, sed Spiritus Patris vestri, qui loquitur in vobis.
Eh, quanto è vero... Nolite cogitare quomodo aut quid loquamini...
È inutile pensarci, perché
Allora, io ora ci dormo sopra, poi Dieu et mon droit.
Chi, sentendomi parlare domani, fosse punto dalla vaghezza (vaghezza, che vuol dire desiderio, perché noi si dice vago: lo diceva la mi' nonna, spesso in negativa - "non ne sono vaga" - e lo diceva quell'altro, sapete: "vago già di cercar dentro e dintorno la divina foresta spessa e viva...), fosse punto, disais-je, dalla vaghezza di passare da queste parti, magari perché potrebbe capitargli, chi sa, di avvertire una certa coerenza interna nel mio discorso, la coerenza delle cose che funzionano (si parva licet...), suggerisco il solito percorso didattico, e magari, visto che la Grecia va di moda, un rapido ripasso di quello che nani e ballerine di regime non vogliono che sappiate. Magari, dopo questo breve cammino, le parole profferite dai viventi pilastri del tempio della Natura (economica) gli appariranno meno confuse...
I greci sono stati traditi, e noi lo sapevamo, così come siamo stati traditi noi (e purtroppo sapevamo anche questo).
Ma per capire che due più due non fa cinque bisogna saper contare almeno fino a tre:
domani (che poi sarebbe oggi) me tocca Omnibus con Paolo Mieli, Mario Sechi, Francesco Rutelli, sotto la ferula di Alessandra Sardoni. Giocherellando con la Vulgata sull'iPhone, guardate un po' cosa mi è capitato sotto gli occhi?
16 Ecce ego mitto vos sicut oves in medio luporum; estote ergo prudentes sicut serpentes et simplices sicut columbae.
17 Cavete autem ab hominibus; tradent enim vos in conciliis, et in synagogis suis flagellabunt vos;
18 et ad praesides et ad reges ducemini propter me in testimonium illis et gentibus.
19 Cum autem tradent vos, nolite cogitare quomodo aut quid loquamini; dabitur enim vobis in illa hora quid loquamini.
20 Non enim vos estis, qui loquimini, sed Spiritus Patris vestri, qui loquitur in vobis.
Eh, quanto è vero... Nolite cogitare quomodo aut quid loquamini...
È inutile pensarci, perché
Allora, io ora ci dormo sopra, poi Dieu et mon droit.
Chi, sentendomi parlare domani, fosse punto dalla vaghezza (vaghezza, che vuol dire desiderio, perché noi si dice vago: lo diceva la mi' nonna, spesso in negativa - "non ne sono vaga" - e lo diceva quell'altro, sapete: "vago già di cercar dentro e dintorno la divina foresta spessa e viva...), fosse punto, disais-je, dalla vaghezza di passare da queste parti, magari perché potrebbe capitargli, chi sa, di avvertire una certa coerenza interna nel mio discorso, la coerenza delle cose che funzionano (si parva licet...), suggerisco il solito percorso didattico, e magari, visto che la Grecia va di moda, un rapido ripasso di quello che nani e ballerine di regime non vogliono che sappiate. Magari, dopo questo breve cammino, le parole profferite dai viventi pilastri del tempio della Natura (economica) gli appariranno meno confuse...
I greci sono stati traditi, e noi lo sapevamo, così come siamo stati traditi noi (e purtroppo sapevamo anche questo).
Ma per capire che due più due non fa cinque bisogna saper contare almeno fino a tre:
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