Visualizzazione post con etichetta Centro Studi Confindustria. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Centro Studi Confindustria. Mostra tutti i post

martedì 21 aprile 2026

Qualche dato sull'energia, parte prima.

Possiamo tirare un respiro di sollievo!

Alla fine Confindustria, quella che "se Renzi perde il Paese va in recessione":


(risultato: il Paese invece di andare in recessione nel 2017 è cresciuto fino a quando il COVID l'ha mandato in recessione nel 2020, e nel triennio 2017-2019 il tasso di crescita è stato inferiore dello 0,08%, non del 4%, rispetto alle previsioni, cioè in pratica la crescita media è stata identica a quella prevista dal Fmi nell'outlook di ottobre 2016); quella che "coi dazi di Trump perderemo 100.000 di posti di lavoro":


(risultato: da luglio 2025 a dicembre 2025 l'occupazione è aumentata di 14.000 unità invece di diminuire di 37.000 e nel 2026 gli ultimi dati disponibili ci indicano un aumento di 49.000 unità, quindi è un po' difficile che si termini l'anno con una diminuzione di 75.200); insomma, quella cosa lì si è finalmente espressa anche sulla crisi energetica con i consueti toni apocalittici:


Quindi, direte voi, possiamo stare tranquilli!

Sì e no.

Sicuramente c'è poco da stare allegri, ma altrettanto certamente non aiutano le rappresentazioni distorte di quanto sta succedendo. Capisco le preoccupazioni degli imprenditori e capisco la necessità delle loro associazioni di fare pressione, ma credo che si possa dare un aiuto migliore mantenendo la lucidità. Ha dato una mano in questa direzione l'ottimo Sergio Giraldo su Twitter (suggerisco di seguirlo assiduamente), aggiungo qui qualche considerazione e qualche fonte, in modo che possiate orientarvi meglio. In fondo, visto che finora (con l'eccezione di Sergio e di pochissimi altri) hanno parlato carnivori e artiodattili (cioè cani e porci), ci sta che due parole vengano aggiunte dall'unico che su questi temi ha pubblicato su riviste di fascia A, occupandosi in particolare del caso italiano (altro esempio di articolo scientifico nato da un post di questo blog: De benza italica).

Dunque, intanto i dati sono questi:


vengono dal Commodity Market Outlook della Banca mondiale che trovate qui (ho evidenziato in arancione il campione utilizzato nel mio paper del 2015 con Mongeau Ospina) e chiariscono che c'è effettivamente stato un brusco incremento a marzo per i noti motivi (attacco all'Iran e chiusura dello Stretto di Hormuz). Tuttavia, questo incremento non ci ha ancora portato al massimo storico, e anzi il valore di marzo è il 57° valore più alto nella serie storica dei 795 valori mensili dal gennaio del 1960 (l'abbiamo presa larga). Non solo. Nonostante che l'incremento sia stato effettivamente brusco, non è il maggiore fra quelli storicamente sperimentati né se lo si considera in termini congiunturali (cioè rispetto al mese precedente):

(in questi termini è il sesto incremento mensile più rilevante, come si vede dal grafico), né se lo si considera in termini tendenziali, cioè rispetto allo stesso mese dell'anno precedente:

nel qual caso l'incremento quasi si confonde col normale "rumore" della serie, e questo per via del fatto che un anno fa il prezzo del petrolio era relativamente alto, per quanto in rapida discesa (mentre è più visibile lo shock dell'aprile 2021, che in questa metrica è il terzo più grande).

Naturalmente questo è solo l'inizio del discorso, ma intanto è un buon inizio, come lo sono sempre i dati. Ora purtroppo devo lasciarvi: il mio tempo non mi appartiene, e la scelta è fra rinunciare a iniziare un discorso, o rinunciare a portarlo fino in fondo. Forse la seconda opzione è meglio della prima, anche perché su questo blog la trasmissione la fate (anche) voi, e già questi dati offrono molto da commentare...

venerdì 18 dicembre 2015

#sesomagnatitutto, e mentre #sparecchiavo...

Povero Padoan, povero Centro Studi Confindustria!

Per loro il fatto che la ripresa non sia gagliarda richiede il ricorso a ipotesi peregrine: sechiular staghnieiscion, dicono loro... Eppure un semplice testo di triennio chiarirebbe loro che se curi un problema di domanda con politiche dal lato dell'offerta (cioè tagliando i salari) la situazione non la risolvi, anzi: allarghi il gap deflazionistico! E allora chissà perché l'inflazione non arriva...

Per loro il fatto che il tasso di risparmio non aumenti quando la gente guadagna di meno resta un mistero. Eppure, un semplice testo di triennio chiarirebbe che S = Y - C (risparmio = reddito meno consumi), e il reddito sono (anche) quei salari che il capitalismo cialtrone e bancarottiero che domina l'associazione imprenditoriale vuole ostinatamente tagliare per risolvere i suoi problemi di conto economico (causati dall'euro, come qui ben sappiamo), mandando a fondo il paese (e quindi, alla fine, anche le loro aziende, che fra un po' non vorrà più nessuno...), mentre i consumi ormai sono calati così tanto che solo qualche "decrescista lompo", digiuno di economia e soprattutto di buon senso, può invocare una loro ulteriore compressione...

Uno sarebbe quasi tentato di fare una colletta, in puro stile @taggaunporaccio, per fornire loro, che so, un Dornbusch-Fischer usato, che sta lì, a prender polvere su qualche bancarella, mentre magari, chissà, la sua lettura potrebbe dare nuovo impulso alla rigogliosa produzione scientifica di certi capo ufficio studi.

Certo, è proprio un bel rebus...

Il rebus di Porter:



Vi devo dire la verità: a me fanno quasi tenerezza. Una risata li sta travolgendo e la pattumiera della SStoria li aspetta. Il panico di Renzi è palese, non sa più come difendersi né sul fronte interno (dove le colpe, in fondo, non sono tutte sue, come spiego oggi sul Fatto Quotidiano, ma lui, pur non essendolo ancora, comincia a sembrare bollito: la santa eterogenesi dei fini...), né sul fronte estero, dove, chissà, forse veramente pensava che la sua subalternità avrebbe pagato (lo pensavano tutti, da Fassina in giù...), che scodinzolando alla Merkel avrebbe ricevuto un incoraggiante buffetto sul coppino, e un'ossicino con un pochinina di ciccina da rosicchiare...

Chissà...

Ma a me fanno tenerezza, tenerezza e orrore, perché è evidente che stanno capendo solo ora fino a che punto hanno teso la corda. Salterà il Veneto, e poi la Puglia, e poi chissà. E allora si arriverà al famoso dilemma: ricapitalizzo in euro con la troika, o in lire? Non sono così sicuro, come molti di voi, che loro abbiano la risposta in tasca, e che la risposta sia "troika". Può darsi, per carità. Ma non ne sono così graniticamente certo: sapete quali sono le due cose infinite, nel creato, no?

E così, mi sono sentito quasi in colpa quando stamattina ho lanciato l'hashtag #sparecchiavo, che è dedicato a quelli che, dopo averci sfrantecato col frame #sesomagnatitutto, ora se la prendono con la sechiular staghnieiscion.

Povero Pier Carlo...

Lui così maschio e austero, ridotto a piagnucolare come Melisenda Mascetti: "Sparecchiavo, m'è arrivata la secular stagnation da dietro e ha fatto i su' comodi...".

Stavamo meglio quando eravamo meno importanti, noi.

E, soprattutto, stavate meglio voi...