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martedì 6 maggio 2025

QED 110: bisogna insistere!

Ieri su Twitter Savino Balzano chiedeva: “Che si fa?”. La famosa domanda leninista (“Che fare?”) che mi avete posto in tanti fin dall’apertura di questo blog, quattordici anni or sono. La mia risposta è stata concisa: “Gli si vota contro fino all’esaurimento (loro)”.


Oggi apprendiamo che Merz non ha avuto la fiducia del Bundestag. Non ho idea di come funzioni la costituzione tedesca e quindi non so se abbia altre possibilità e che cosa comporti questo sgradimento da parte di uno dei due rami del parlamento tedesco per le ambizioni del cancelliere in pectore. D’altra parte, da quattordici anni in qua quelli che sanno tutto qui siete voi, quindi vi leggerò con attenzione: magari qualcuno sarà anche un troll, ma certamente non è un operatore informativo, quindi vale la pena di leggerlo! 😉

Questo è un QED per motivi che dovrebbero essere evidenti: se gli si vota contro qualche risultato si ottiene. Certo, gli elettori tedeschi non hanno fatto #aaaaarivoluzzione o il gesto eclatante. Non stiamo assistendo alla vittoria (cioè alla sconfitta) definitiva. Ma sarebbe molto stupido non ammettere che un po’ di sabbia nell’ingranaggio è stata gettata, che questo è molto più di quanto ci potessimo aspettare fino a poco tempo fa, e che sta succedendo perché il popolo tedesco ha votato compatto per il partito osteggiato dal sistema. Duole ammetterlo, ma per una volta i tedeschi sono stati più intelligenti, o meno fuuuuurbi, di noi! Quale sia il partito nel mirino del sistema qui da noi è sufficientemente ovvio, e a chi segue il nostro percorso dovrebbero anche esserne ovvi i motivi, ma in tutta evidenza nelle scelte di voto di molti hanno prevalso altre “logiche". In molti, troppi, hanno ceduto alle sirene dell’astensione, quelle contro cui oggi la sinistra si scaglia, dopo averle strumentalmente schierate contro la Lega al tempo delle elezioni politiche, con un lavoro capillare su tutti i social media, al quale troppi hanno abboccato, nonostante che gli fosse stato mostrato che chi chiamava l’astensione per lo più non era un “rivoluzionario”, ma semplicemente un troll del PD che interveniva eseguendo una strategia assolutamente razionale ma anche chiaramente leggibile. Ovviamente, chapeau a chi ha saputo fare questa intelligente propaganda! Speriamo però che la giornata di oggi faccia capire a chi ci è cascato perché sarebbe meglio non cascarci…

Tanto vi dovevo, e anche qui abbiamo un interessante evoluzione da seguire con attenzione e rispetto.


sabato 3 maggio 2025

QED 108: l’euro e la compressione della democrazia

La notizia di cronaca è questa:

ed è un QED perché qui abbiamo sempre ammonito contro un ovvio dato di natura quando i lavori per comprimere la democrazia erano ancora in corso:

(qui) cercando anche di coinvolgere chi sulla difesa degli ultimo aveva fatto i soldi rifacendosi la verginità (ad esempio qui).

La compressione della democrazia è una conseguenza logica della compressione dei salari (cioè dell’euro) perché i salari sono la retribuzione della maggioranza. Punto.

Euro e democrazia, insomma, sarebbero compatibili solo se si votasse a minoranza, come fingevano di credere i troll del PD che in pandemia ci chiedevano di far cadere il Governo, e come genuinamente credevano gli scemi che gli andavano dietro seminando disfattismo.

Ma (per ora) si vota a maggioranza.

Si potrebbe chiedere: ma perché se in Germania i salari sono stati compressi nel 2004, la reazione repressiva si palesa solo il 2025. La risposta è articolata e credo istruttiva anche per noi, e consta di almeno tre pezzi.

Il primo aspetto è che, come abbiamo sempre detto, la compressione dei salari è meno percepibile se nel Paese che la mette in opera i salari sono relativamente alti, come era il caso della Germania, tanto più se viene accompagnata da politiche di sostegno finanziate in deroga alle regole europee (la famosa violazione delle regole europee da parte della Germania di cui parlammo qui). C’è quindi voluto un po’ di tempo perché i cittadini tedeschi prendessero coscienza e dessero vita a un movimento politico di contestazione dell’ordine costituito.

Il secondo aspetto è che affinché si diffondesse fra i cittadini tedeschi una piena coscienza del vicolo cieco in cui le politiche mercantiliste dei governo precedenti avevano messo il loro Paese, probabilmente occorreva che il ramo segato si schiantasse, trascinando loro nella recessione. Non possiamo aspettarci dai cittadini tedeschi quello che non abbiamo saputo fare neanche noi: preoccuparci per l’irrazionalità di un sistema quando colpisce altri, ad esempio i greci. Ma da quando colpisce loro, i cittadini tedeschi hanno votato massicciamente per AfD: un partito che ha ben chiaro come l’euro costituisca un problema, anche se, naturalmente, interpreta questo problema a modo suo, che non è necessariamente il nostro.

Il terzo aspetto è che quella prova generale di totalitarismo che è stata la pandemia, seppure non imprevedibile e non particolarmente stupefacente per chi qui l’aveva vista venire, ponendo in evidenza il tema dello scientismo anni prima che questo si manifestasse in tutta la sua virulenza, ha indubbiamente avuto l’effetto di aprire una gigantesca finestra di Overton. Una simile ingerenza nel processo democratico di un paese da parte di una istituzione sovranazionale sarebbe sembrata inconcepibile negli anni ‘90, ma forse anche negli anni ‘10, mentre oggi, dopo che ci hanno chiusi tutti dentro, dopo che lo Stato ha manifestato, per buoni o cattivi motivi, il suo volto autoritario, in qualche modo ci siamo abituati, tendiamo a considerare più normale un esito simile.

Ma è normale?

Ovviamente no.

E può funzionare?

Finché si manterranno le forme della democrazia, finché si cercherà di salvare le apparenze, altrettanto ovviamente no, perché se i cittadini capiscono che per cambiare la situazione devono portare il partito antisistema al 67%, in un modo o nell’altro ce lo porteranno, o ci proveranno, suscitando sempre più esplicite risposte repressive, fino all’abolizione delle elezioni in difesa della democrazia (che è un po’ come fare politiche di austerità per favorire la crescita o dotarsi di una valuta forte in difesa delle esportazioni, se ci pensate…). Gli elettori più progrediti, cioè quelli del paese dove la resistenza è cominciata prima, cioè voi, sanno che questa è una condizione necessaria ma non sufficiente, sanno che c’è tanto altro da fare e da costruire perché un’alternativa si realizzi, ma il consenso della maggioranza degli elettori, cioè il consenso da parte dei danneggiati del sistema, resta un elemento imprescindibile (finché si vorranno mantenere libere elezioni).

Capite bene che sto mettendo in conto che un domani si possa contestare l’utilità di libere elezioni. A quel punto sarà ovviamente impossibile contrastare pubblicamente la razionalità del sistema in cui siamo immersi. Per il momento forse lo è ancora, e quindi godetevi, con questo inevitabile QED, una bella giornata di sole.

Potrebbe andare peggio… Potrebbe piovere!

Ah, e il bicchiere mezzo pieno? C’è anche quello! A elezioni soppresse non dovremo più sorbirci non tanto la loro propaganda (che tanto già oggi è a reti unificate), quanto i loro troll, perché quando non si potrà più votare non sarà più necessario convincere le persone che votare non serve a niente!


(…se non ve lo fa capire quello che sta succedendo in Germania a cosa serve…)

sabato 8 febbraio 2025

La carta muskicida

I moscerini del Dibattito sono in fermento. Lo "gnooooooooooooooooo!" li pervade. Musk (o chi per lui) avrebbe tradito pronunciando la E-word (Europe)! E così i moscerini si sono sollevati in un compatto nugolo, costituendosi in muskicidi, nell'attesa che il parabrezza della Storia faccia chiarezza.

Claudio, nella cloaca nera, ha dedicato ai muskicidi (sua pregiata definizione) un tweet che è lungo come un post (lettura consigliata). Io vorrei dedicargli qui un post lungo come un tweet:

Goofynomics ci ha insegnato che l’Europa non è l’UE e che l’UE ha condotto alla rovina l’Europa. Quindi fino a prova contraria chi auspica che l’Europa risorga in re ipsa auspica che l’UE tramonti. Chi non capisce almeno questo è un turista del Dibattito e come tale va gestito.

Sono 278 caratteri, mi sembra (potete ricontarli, l'errore è sempre in agguato), ma credo che ci sia tutto quello che c'è da dire.

Il simpatico bestiario che Claudio evoca ("l'avvocato Perepé, il maresciallo Alicudi, la influencer Carolei, il presidente del partito Mialgia Oligarchica Imperiale"), cui aggiungerei per completezza la giornalista Cadonetti et id genus omne, non credo sia in grado di capire quale sarebbe l'eventuale prova del contrario. Voi sì, ma per ogni evenienza, e per non farci del male inutile, ve la specifico. Potremmo argomentare che Musk (o Trump, o chi per lui) "ha traditoooh!11!" se nell'auspicare in modo più o meno sincero e convinto il risorgimento europeo ne indicasse il percorso nel fatidico "più Europa". Non è escluso che questo possa accadere: ci siamo più volte intrattenuti su alcuni dati storici e culturali che rendono questa evenienza possibile, fra cui il fatto che l'UE è sostanzialmente una creazione statunitense, e il fatto che la cultura statunitense vede nel proprio ordinamento politico (gli USA) un riferimento naturale per l'organizzazione degli altri raggruppamenti regionali. Ne consegue che per uno statunitense non molto addentro alla nostra cultura gli USE possono sembrare uno sbocco ovvio e risolutivo dei problemi in cui ci dibattiamo. Proprio per questo, però, se anche Musk, o Trump, o chi per loro manifestasse un ingenuo supporto agli USE (qui da noi: SUE: Stati Uniti d'Europa) non dovremmo allarmarci più di tanto. Più che alle dichiarazioni farei riferimento ai fatti. Quello su cui concentrarci, insomma, è a chi va il loro sostegno. In Germania, ad esempio, va ad AfD. Il fatto che, per subalternità agli operatori informativi, AfD sia stata esclusa dal gruppo dei Patrioti, mi preoccupa più di quanto Musk o Trump dicano di una realtà rispetto alla quale finora si stanno comportando in un modo che, nei fatti, non è in collisione con quel percorso di indipendenza, con quel Risorgimento, che qui abbiamo sempre auspicato.

Il resto lo lasciamo ai moscerini, che anche quando sembrino aquile o pachidermi hanno segnato il proprio destino nel fatto di non capire quello che sta succedendo e perché sta succedendo. Una qualità che qui abbiamo dimostrato di avere in tempi non sospetti...


(...e ora avanti verso nuove avventure...)

mercoledì 16 agosto 2017

Godley, Lavoie, e Draghi: un'eterna politica espansiva

Rapidissimamente, che poi devo chiamare il tecnico della caldaia, andare a fare la spesa, scrivere un articolo per il Fatto Quotidiano, scrivere una prefazione per Il Pedante, scrivere un'apologia (Tertulliano me spiccia casa), ecc.

Questo post è un piccolo lago di montagna, dove confluiscono almeno due rivoli di acqua fresca e cristallina: il discorso su Lascienza, e il discorso sui rapporti di forza all'interno dell'Eurozona, messo in luce nel post precedente.

Cosa rimprovera il re che da Berlino "mannò ffora a li popoli un editto: io sò io, e tu sei un cretino, governatore de sta fava, e zitto"? Rimprovera a Draghi il fatto che l'acquisto di titoli di Stato violi la proibizione di finanziare direttamente gli Stati (insomma, violi quel "divorzio" fra Tesoro e Banca Centrale che noi abbiamo adottato spontaneamente [?] nel 1981, ma che dal 1992 è sancito dal Trattato di Maastricht). Notate che questo granellino di sabbia è stato messo nell'ingranaggio da Bernd Lucke, il fondatore di Alternativa per la Germania, il partito che vorrebbe che la Germania uscisse dall'euro.

Ora, qui bisogna in realtà difendere Draghi, e, simultaneamente, la scienza economica. Marc Lavoie, a seguito di un paio di conversazioni che abbiamo avuto a Parigi su un modello che sto per pubblicare (così facciamo stare zitti anche quelli che "Bagnainonhailmodelloteoricoooooo!"), mi ha inviato un suo articolo, scritto con Godley nel 2006 (poi pubblicato su carta nel 2007), del quale mi pregio di agevolarvi l'abstract:


Prendersela con Draghi è ingiusto e inutile (mi affretto a dire che Lucke lo sa benissimo e vuole solo creare un caso politico). Draghi segue quella che la scienza economica, in una delle sue riviste più prestigiose (tant'è che perfino gli economisti pre-keynesiani sono costretti a tenerla in classe A), aveva indicata come una strada obbligata. Per tenere insieme i cocci dell'Eurozona dopo uno shock esterno c'è solo una cosa da fare, quella che sta facendo Draghi (che cretino proprio non è!): comprare titoli, in particolare delle "weak euro countries", e comprarli in proporzione ever rising: never ceasing, still increasing, with the length of time shall grow, come le lacrime (di coccodrillo) del primo vecchione nella Susanna di Handel.

Come notava giustamente l'amico Pilon in coda a un post precedente, ora resta da vedere cosa succederà quando smetterà di farla. Non vorrei guastarvi la sorpresa, ma chi ce la fa, per saperlo, può leggersi l'articolo di Godley e Lavoie.

Agli altri basterà aspettare: Draghi scade nel 2019...




(...e voi poracci che eravate rimasti a AAAAAAAAAAAAAAAAAAAAA-LLE-LUGLIA! Ma non ci siamo proprio, non ci siamo. Handel è da un'altra parte: è qui. E nel caso vogliate sapere dove ha imparato a scrivere così, vi accontento subito: in questa cessa di città, dove insegnavano Corelli, Pasquini e Scarlatti. Un'eterna ghirlanda brillante...)

domenica 4 settembre 2016

Mecklemburg-Vorpommern wählt

Fabio Sciatore ha lasciato un nuovo commento sul tuo post "Il piddino e l'euro: la parola al neurologo": 

Vediamo un po'...

Ovviamente oggi il frame è tutto volto a farci credere che in Meclemburgo l'Afd ha preso un botto di voti perché non condividono la politica della Merkel sui migranti, e che l'esito del voto è ovviamente una sconfitta politica per la Merkel.

Neanche a farlo apposta ho trovato queste due cose (su due fonti per altro non affidabilissime, ma tant'è; domani faccio un giretto su Eurostat): in Meclemburgo il tasso di disoccupazione doppia quello nazionale, e stanno avendo grossi problemi per via delle sanzioni imposte alla Russia, e inoltre è la regione che ospita meno immigrati di tutte le altre. Quindi, esattamente come accaduto con le amministrative francesi, in cui si è provato ad agitare la motivazione psicologica del terrorismo, probabilmente qui hanno avuto più peso i soldi in tasca. Ma la cosa più interessante si ricava dagli exit-poll confrontati con i dati delle precedenti elezioni: da questa immagine traspare come chi abbia perso di più, sempre in attesa dei dati ufficiali, sono i partiti di sinistra. Sono loro, i buoni, i veri sconfitti, non la Merkel. Ipotizzando la parità di elettorato si può dire che i voti siano passati dai partiti di sinistra all'Afd.

Reggeranno i piddini alla propaganda? Sappiamo che per definizione non è possibile, sapendo di sapere sanno anche cosa sapere. 

Postato da Fabio Sciatore inGoofynomics alle 4settembre 2016 20:44


(...non ho altro da aggiungere. Andate avanti voi. Io sono stanco, svuotato, sfinito. Qualcuno sa perché, altri lo immagineranno...)