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venerdì 11 marzo 2016

Made in Cambodia (ou la mort)

Made in Cambodia: questo è scritto nelle Asics che mi sono comprato ieri sera sulla rive gauche di Rouen, al centro commerciale di St Sever. Mi ero fatto "briffare" da A. (Branacademy, se ci sei batti un colpo, che non vedo l'ora...), il quale, provando a differenza di me diffidenza verso Big Pharma, cura la depressione con la corsa, facendosi una quarantina di chilometri a settimana (due volte dieci più una da venti). Quindi, dopo breve dibattito sul trade-off ammortizzazione/stabilità, la valutazione è caduta sulle Asics che però, cosa che non sapevo, calzano poco (e in effetti chi porta il 43 deve comprare il 45).

È sempre utile e piacevole rivolgersi a un tecnico (tranne che in economia, ma questo lo sapete). L'austerità, la ristrettezza, in caso di scarpe, può essere particolarmente dolorosa (e lo avevo provato con un precedente paio di Asics comprato su consiglio del venditore, e non di un amico: insomma, come chiedere a un CEPRiota se l'euro è buono...).

Così oggi, in chiusura di mattinata (che per me comincia abbastanza presto) ho fatto a titolo di prova questo:


(cioè la metà di quello che fa A.) e mi pare che sia andata bene, anche se qualche doloretto sarà inevitabile, visto che l'ultima volta che ho corso ero a Shanghai, su un tapis roulant (parlasi di una ventina di giorni or sono). Però qui c'era il sole e c'erano le grida dei gabbiani, che portano il respiro dell'Oceano (e l'acqua è marrone, non nera come nello Huangpu).

Naturalmente ora si dovrebbe aprire una discussione sul cambogiano che ha fatto la scarpa (e non credo abbia problemi di colesterolo), e su me che devo ad ogni costo frantumare catene di trigliceridi (ma non so fare scarpe, e non mi va di pagarle molto). Convincendomi ad esserle fedele, una splendida commessa mi ha fatto lo sconto del 40%, il che significa che se va bene ho pagato queste scarpe solo dieci volte più di quelle che sono costate al produttore! (sono sicuro che fra voi c'è anche chi sa le cifre esatte. In cambio avrò delle ulteriori lettere d'amore (interessato) da parte di Go Sport (una specie di Cisalfa locale).

Per quaranta euri una promessa a una donna si può anche fare, tanto lei sa che non verrà mantenuta...

È la globalizzazione, bellezza!

E a questo proposito, circa la manifestazione di due giorni fa contro la loi travail gli organizzatori parlano di 400000 partecipanti, la polizia di 240000. Non sono tantissimi, ma non sono nemmeno pochi e quel che è certo è che oltre a quella prevista per il 31, se ne farà un'altra il 17. I telegiornali usano Agnès Bénassy-Queré per cercare di convincere il popolo bue che licenziando si creano posti di lavoro, ma tutto sommato l'informazione non è troppo squilibrata, non raggiunge i livelli da regime, da Minculpop, ai quali ci hanno abituato i nostri giornalisti (che si ostinano a voler essere un pezzo del problema, non capendo che prima o poi arriverà anche per loro la soluzione - e me ne spiace per i pochi che conosco, e che sicuramente pagheranno al posto degli altri, come accade sempre in queste circostanze).

A titolo di esempio, se qualcuno ha letto i Miserabili, troverà familiare questa foto:


...ma chi non li ha letti non si preoccupi.

Oggi è tutto diverso, oggi c'è la Cina... anzi: la Cambodia!

mercoledì 9 marzo 2016

La cosa giusta (la loi travail)

(fonte: Normandie Actu)


Ma che spettacolo! Spettacolissimo! Solo che per apprezzarlo vi occorre un minimo di antefatto.

Dunque: qui in Francia sono arrivati anche loro al "jobs act". Non essendo provinciali come noi (ma in un modo diverso) lo chiamano "loi travail". Come di prammatica, hanno messo a promuoverlo una figura "positiva". Noi usiamo a tale scopo i padri nobili. In Francia hanno messo sta macellaretta dar grembiulino rosa, che integra due requisiti: femmina, e marocchina. Due minoranze senza una fava!

(...veramente le donne in Francia sono maggioranza, il 51.4%, ma continuano a essere sottorappresentate nelle istituzioni, come altrove, per i noti, deprecabili motivi...)

Insomma, fanno la loro legge che sostanzialmente comporta flessibilità in uscita, riduzione degli straordinari (dal 25% al 10% in più di retribuzione), possibilità per il datore di lavoro di derogare al contratto nazionale per quanto attiene agli orari di lavoro e spicci (onestamente: non ho avuto un attimo di tempo per approfondire, ma lo farò e vi riferirò...).

Laggente capiscono che qualcosa non va, e oggi c'è sciopero un po' dappertutto, con partecipazzione dei ggiovini (mica come il nostro Baroni: qui la gioventù si impegna).

Io sto scrivendo con scarsa voglia il peiper sull'uscita dall'euro, e entra il mio amico A., con aria particolarmente réjouie, dicendomi: "Ma non hai sentito la manifestazione?"

Io, veramente, no, perché le finestre lo ho sul cortile, ma comunque...

Dico: "No, e che è successo?" (traduco per i diversamente europei).

"Eh, sono andati molti studenti, voleva andare anche mia figlia ma non le ho dato il permesso perché aveva un compito in classe!" (problema che cor Palla abbiamo risolto alla radice).

Io: "Bè certo, tutta papà suo..." (perché A. è comunista cosìììììììì!)

Lui: "No, ma aspetta, il meglio deve arrivare. Perché naturalmente i sindacati [che non hanno partecipato compatti, NdC] avevano esortato i giovani a protestare davanti alla sede della Medef [che sarebbe la confindustria francese, NdC]. E quelli invece sai che hanno fatto? Sono andati a una sede del PS e l'hanno devastata!"

(vedi foto).

Ecco.

Episodio purtroppo isolato ma notate bene: Rouen sta al PS più o meno come Bologna sta al PD. Feudo incontrastato (per dire, la città metropolitana  - l'agglomération - è stata gestita da Fabius per non so quanti anni, magari è ancora qui).

Il legame fra quel poraccio di Hollande, la sua necessità di comprimere i salari, questo grafico:


e l'euro possiamo tranquillamente dare per escluso che i simpatici zuzzurelloni che giuocavano alla guerra lo capissero (e del resto non so quanti di voi saprebbero articolarlo in modo convincente).

Ma diciamo che questo è un inizio. Se non sapevano perché il nemico è il nemico, per lo meno sapevano chi è il nemico.

Il nemico è chi ha tradito. La Medef fa il suo sporco lavoro, e non ci aspettiamo altro da lei. Da un partito "de sinistra" ci aspettiamo almeno che non si costituisca suo utile idiota. Ma qui lo ha fatto, e in modo talmente evidente, che se ne sono accorti perfino i giovini.

Se ci sarà dell'altro, vi informerò.