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lunedì 8 dicembre 2025

Un altro sguardo sul suicidio europeo: gli investimenti pubblici netti

(...tutto questo blog è dedicato al suicidio europeo, quello da cui gli Usa ci hanno messo in guardia due giorni fa - poi ne parliamo - e uno dei post più recenti sul tema è questo...)


AC ha lasciato un nuovo commento sul tuo post "Tre discorsi: "La political economy della LSP" (discorso numero due)":


C'è una fonte di dati, o un'analisi, affidabile sugli investimenti pubblici netti che includa paesi extra-UE "significativi"? Si fa un gran parlare (non abbastanza) del fatto che la UE sia "rimasta indietro" su più o meno tutto, e mi era venuta la curiosità di guardare a questo parametro per altri paesi, o magari gruppi di paesi, ma non trovo molto a riguardo, al di fuori dei dati (se non mi sbaglio della commissione europea) che mostra da qualche tempo. Grazie.

Pubblicato da AC su Goofynomics il giorno 7 dic 2025, 12:31


Domanda pertinente e costruttiva, a differenza di altre. Mi sono quindi attrezzato per cercare la risposta. 

Ricordo in via preliminare a chi si trovasse qui per caso che per investimenti in macroeconomia si intende la formazione di capitale fisso (non si intende cioè l'allocazione del risparmio, quella di cui parlate col vostro promotore finanziario). Ricordo quindi che gli investimenti pubblici sono la costruzione di infrastrutture pubbliche, e che in generale gli investimenti netti si ottengono da quelli lordi sottraendo il deperimento (consumo) di capitale, per cui gli investimenti lordi possono solo essere positivi, ma quelli netti possono anche essere negativi, nel qual caso ciò significa che lo stock di capitale fisso sottostante (nel caso degli investimenti pubblici, lo stock di infrastrutture) è diminuito (sono crollati dei ponti, sono state chiuse delle strade, ecc.).

Con questa precisazione, descrivo la mia ricerca.

Sono partito innanzitutto dal database Ameco (quello da cui provengono i dati che vi ho mostrato qui) seguendo questo percorso di selezione:


Tuttavia, questo database non consente di selezionare questa variabile in molti Paesi normali (la parola "normale" è più breve di "extraeuropeo" e descrive meglio i Paesi di cui si tratta, quindi in questo post "Paese normale" sta per "Paese extraeuropeo"). Di fatto, l'unico Paese normale di una certa rilevanza per cui la variabile sia disponibile sono gli Stati Uniti:


(quelli ombreggiati in grigio, fra cui, scorrendo, si trovano i principali Paesi OCSE, non sono disponibili).

Comunque, mi sono preso i dati disponibili, per Eurozona e Stati Uniti, e direi che osservandoli:


si intuisce abbastanza bene perché poi le cose sono andate così:

(la produttività Usa ha cominciato a divergere verso l'alto quando gli investimenti pubblici netti Usa hanno cominciato a divergere verso l'alto).

Sono allora andato sul database dell'OCSE, che dovrebbe fornire i conti pubblici di tutti i Paesi membri. Purtroppo inserendo questa stringa:


si ottiene questo non risultato:


Sono allora tornato sul database AMECO. La definizione di investimento pubblico netto è questa:


Formazione lorda di capitale fisso (investimento lordo), meno consumo di capitale fisso (ammortamento). Allora sono tornato dall'OCSE con una diversa domanda:


e questa volta ho ottenuto una risposta:


Ben trentaquattro database, di cui quello interessante ovviamente è questo qui:


da cui ho estratto quello che mi serviva:


cioè gli investimenti "grossi" (come direbbe l'opinion leader), cioè lordi (come dicono le persone normali), e il consumo di capitale fisso: sottraendo il secondo dai primi si ottengono gli investimenti netti.

L'estrazione l'ho fatta per i Paesi del G8, cui noi ancora apparteniamo, e che mi sembra un insieme sufficientemente significativo, perché è costituito da Stati di una certa rilevanza, ma abbastanza disparati sotto il profilo geopolitico. Questo significa che se tutti questi Paesi fanno in un modo, e solo noi in un altro, vuol dire che contromano ci andiamo noi, tanto per capirci.

I dati si presentano così:


e già si capisce come stanno le cose: solo noi europei siamo stati così folli da fare investimenti pubblici negativi. Il grafico consente però di affermare solo questo, cioè se i dati siano positivi o negativi, perché le variabili sono in valuta nazionale, che per i Paesi suicidi è l'euro, ma per i Paesi normali è la propria valuta (quindi il dollaro canadese, il dollaro statunitense, la sterlina britannica e lo yen giapponese), e quindi non sono direttamente confrontabili. Rimediamo a tutto, esprimendoli in percentuale del Pil nazionale (a sua volta misurato in valuta nazionale, che per i Paesi suicidi è l'euro, ma per i Paesi normali è la propria valuta, quindi il dollaro canadese, il dollaro statunitense, la sterlina britannica e lo yen giapponese), ma prima facciamo un confronto al volo fra gli investimenti pubblici netti dei Paesi euro calcolati così e quelli forniti da AMECO, in modo da essere sicuri che stiamo parlando più o meno della stessa cosa.




e direi due cose: la prima, che i dati ricostruiti con le fonti OCSE coincidono con quelli forniti da AMECO, e la seconda che questa coincidenza è assolutamente perfetta nel caso dell'Italia almeno fino al 2019, a indicare che la qualità delle statistiche fornite dall'ISTAT è superiore rispetto a quella delle statistiche fornite dai paraculi di Berlino e dai loro accoliti (ma su questo ci siamo già diffusi in altre sedi).

A questo punto scarichiamo dal WEO i Pil nazionali in valuta nazionale (che per i Paesi suicidi è l'euro, ma per i Paesi normali è la propria valuta, quindi il dollaro canadese, il dollaro statunitense, la sterlina britannica e lo yen giapponese), in modo da avere serie confrontabili anche come ordine di grandezza (non solo come segno), facciamo i rapporti e godiamoci lo spettacolo:


Sintesi: il rapporto fra investimenti pubblici netti e Pil oscilla in una banda fra il +2% e il -1%; nel periodo dal 1995 a oggi (il grafico arriva al 2024) solo l'Italia (e la Russia per un singolo anno) hanno avuto valori negativi di una certa rilevanza (al disotto di -0.5%); l'Italia ha avuto undici anni consecutivi di investimenti pubblici netti negativi (dal 2011 al 2021), mentre l'unico altro Paese con investimenti pubblici negativi è stato la Germania (l'altro Paese a bassa crescita nell'Eurozona), ma il periodo più lungo è stato di quattro anni, dal 2004 al 2007, in corrispondenza delle riforme Hartz del mercato del lavoro che portarono a una diminuzione del 6% dei salari tedeschi. Si conferma così quanto per noi è ovvio:

ovvero che il taglio degli investimenti pubblici è funzionale a creare disoccupazione per forzare una deflazione salariale che renda competitive le esportazioni.

Abbiamo spiegato diffusamente qui perché questa politica ha condotto all'accumulazione di squilibri interni all'Eurozona e alla loro successiva esportazione verso gli Usa (con conseguenti dazi ritorsivi trumpiani), e il video, se interessa, è sempre qui:


Il problema di questa strategia è ormai evidente: il gioco al ribasso determina un contagio. Se un Paese rilevante taglia i salari, poi gli altri devono seguirlo, e quando lo seguono la domanda interna dell'area diminuisce, e il surplus produttivo dell'area si deve scaricare sui Paesi normali, che possono essere più o meno lieti di assorbirlo. Impoverire i lavoratori per arricchire alcuni imprenditori a spese dei lavoratori dei Paesi normali è una strategia che può sembrare normale solo a dei pazzi, o a dei tedeschi. La cultura, l'antropologia, la storia, esistono. Loro sono così, e nessuno potrà cambiarli. Dato che il loro modo di essere li conduce sistematicamente a urtarsi col mondo, è di vitale importanza che fra noi e loro ci siano degli ammortizzatori, e naturalmente l'ammortizzatore più essenziale, se si parla di macroeconomia, è il cambio nominale.

Il suicidio europeo è tutto qui: il passaggio da un sistema in cui in caso di squilibri commerciali si rivalutava la valuta del Paese più forte, quello esportatore, a un sistema in cui nelle stesse circostanze bisogna tagliare i salari nel Paese più debole, quello importatore. Capite bene che soprattutto se gli squilibri si sono prodotti perché il Paese più forte è stato il primo a tagliare i salari (potendoselo permettere, visto che i suoi lavoratori stavano meglio):

il risultato complessivo non può che essere un impoverimento dell'intera area, quello che fa preoccupare Trump:


del fatto che l'Europa si indebolisca a tal punto da non essere più un alleato affidabile (sia per il potenziale rischio politico interno determinato dall'impoverimento della popolazione - il famoso costo politico dell'austerità di cui parlavamo qui, sia per la scarsità di risorse che potrebbe mettere a protezione da eventuali rischi politici esterni, o per riequilibrare la bilancia dei pagamenti cronicamente deficitaria della potenza imperiale - i poveri non sono un allettante mercato di sbocco!).

Che così ci saremmo condannati all'irrilevanza che lo eravamo detti da subito, e questo è il più amaro dei QED.

Comunque: dalle domande intelligenti di chi si accosta per sapere, nasce sempre un approfondimento. Dalle querimonie delle amanti tradite nasce solo uno sbadiglio.

Ora sapete in che condizioni siamo e perché. Possiamo solo sperare in uno shock esterno, ma di questo parliamo con più calma dopo aver ponderato il documento dei nostri alleati (e per nostri, intendo di Goofynomics).

domenica 11 giugno 2023

Le grandi opere non escludono le piccole. Replica a un (non) ppdm.

Massimo Ciuffini ha lasciato un nuovo commento sul tuo post "#sevedeva":

Forse la parte che più mi ha influenzato del Tramonto dell'Euro. Mi è capitato di inviarla (senza evidenziare la fonte) a molte persone di sinistra e ambientalisti (la mia "famiglia") e ricevere sempre consensi e condivisione sulla bontà del contenuto. Purtroppo è molto più facile unirsi sulla negazione delle ragioni della fazione avversa che su un programma di azione comune.

Paradossalmente, oggi lo invierei con la stessa attitudine a persone che si riconoscono con le politiche infrastrutturali di Salvini. Chissà che effetto otterrebbe?

Pubblicato da Massimo Ciuffini su Goofynomics il giorno 3 giu 2023, 10:12


Vuoi vedere l'effetto, Massimo? Eccolo:


Mi affretto ad aggiungere che se sicuramente Matteo ha letto questa pagina:


quando Lorenzo gli fece trovare il mio libro sul comodino, quasi altrettanto certamente le sue parole di oggi non sono influenzate da quella pagina di un distante ieri, ma dal buon senso, quel buon senso che permette a chiunque di comprendere che il "clima" è diventato l'ultimo rifugio delle canaglie che dopo aver devastato per incuria il nostro ambiente vogliono autoassolversi dalle loro responsabilità, magari perché sono in cerca di prestigiosi incarichi (ma chi troppo vuole nulla stringa)!

Per quanto io voglia sentirmi importante, arrivo ad ammettere di essere qualche volta inutile (e per dirla tutta aspiro a una più completa inutilità, come sa chi mi vive accanto: "se rinasco voglio essere inutile" è frase che molti mi hanno sentito dire)!

E ora parliamone.

Tu, Massimo, non sei un ppdm: ti conosco, ti ho visto in faccia, mi sono confrontato con te, sei una persona onesta intellettualmente. Non ti riconosci in un partito di destra come non mi ci riconoscevo io, ma questo, qui, non c'entra nulla, e anche altrove non dovrebbe entrarci. Ti sono debitore di alcune risposte che non sono riuscito a darti perché i tuoi temi non sono i miei, ma anche questo non c'entra.

Quello da cui vorrei affettuosamente metterti in guardia è il tuo lato canino: ognuno di noi lo ha, sono i riflessi cosiddetti pavloviani, dove il riferimento al cane non è minimamente inteso in senso offensivo, ma in senso storico: Pavlov scelse un animale intelligente per studiare i riflessi condizionati, forse perché intuiva che la principale fragilità delle creature intelligenti, ma anche il loro principale punto di forza, è la dimensione istintuale, e il modo in cui influenza la nostra reazione agli stimoli.

In altre parole, caro Massimo, se intuisco il velen dell'argomento, nel tuo commento grato, ma agrodolce, si cela il riflesso condizionato Salvini = destra = merda. Questa linea retta (su cui nella tua mente politica giacciono, fra infiniti altri, questi tre punti) ti conduce naturaliter a un ragionamento del tipo: "Vedi? A noi servirebbero le grandi opere, ma Salvini che è 'de destra' sta solo facendo demagogia per aiutare le mafie e le grandi imprese, devastando il territorio, mentre ecc. ecc.".

Eh, sì! Unirsi sulla negazione delle ragioni della fazione avversa è più facile, anche perché spesso non ci affidiamo a Marx per farlo, ma a Pavlov!

Per carità! Sono io il primo a dire, nei miei seminari politici, che non dovremmo mai deflettere dalla linea su cui giacciono i tre punti UE = PD = pasta di cacao! Sono io il primo a dire che (nelle sedi opportune) dovremmo essere più, e non meno, ideologici! Questo ci consentirebbe di deflazionare radicalmente tanti inutili dibattiti interni e di dare all'esterno un senso della direzione in cui vogliamo andare, che è opposta a quella di questo signore spettacolarmente ignorante dei dati, cioè è "meno Europa".

Però quello che vale per la prassi politica di un partito non vale forse per l'elaborazione intellettuale che facciamo qui: qui il riflesso pavloviano non ci aiuta, secondo me. Da nessuna parte è stato detto né pensato di sostituire le piccole opere con una grande opera. Il dibattito su quest'ultima quindi non può essere posto in dialettica con le prime, perché non sarebbe intellettualmente onesto, neanche sotto il profilo ragionieristico delle fonti di finanziamento (che saranno diverse).

In conclusione, caro Massimo: ho sempre affetto per te, ma il mio animale preferito resta il gatto! Con lui Pavlov non avrebbe avuto soddisfazioni, e su questo dovremmo aprire una riflessione. Il cane protegge il gregge, il gatto protegge le derrate. Lo fa perché mangia il topo (che forse dei tre è il più furbo, ma il meno intelligente: questa però è solo un'ipotesi, e se c'è un etologo che può aiutarci a valutarle gliene saremo grati). Il conflitto è nelle cose: la prima, suprema evidenza di quanto sia menzognera la pacchiana narrazione europea, in effetti, è la sua dimensione irenica.

Buona domenica e buona traversata. La sponda non la vediamo, ma c'è!

giovedì 18 maggio 2023

#sevedeva

 


Solo un piccolo promemoria che non è nemmeno un QED, ma un #sevedeva, con un affettuoso saluto a chi si barcamena in appassionanti (per lui) equilibrismi dialettici sul capzioso discrimine fra mitigazione e adattamento, e un avvertimento ai ggiovani, come il simpatico Leone da Maccarese incontrato ieri dalla Merlino (quello che si preoccupa degli altri perché ha intuito che è un buon modo per promuovere se stesso: buca il video e Elly - se dura - se lo prenderà): chi vi racconta che il normale è eccezionale lo fa per indurvi a considerare normale l’eccezionale. So che non la capite, cari ggiovani, ma non ci sono free lunch: la ggioventù ha tanti vantaggi, qualche svantaggio dovrà pure averlo, e uno è quello di capire le cose dopo. Posto che sia uno svantaggio, beninteso: molti di quelli che sono arrivati qui mi hanno poi detto di essere stati meglio prima, quando vivevano in beata inconsapevolezza.


giovedì 26 gennaio 2023

Segare il ramo: una postilla

Volevo aggiungere una postilla al post su "Segare il ramo", in cui concludevo che dopo aver distrutto i loro mercati di sbocco nel Sud dell'Eurozona, e essersi fatti tagliar fuori dai mercati di sbocco statunitense e cinese (e dal mercato di approvvigionamento russo), i capitalismi del Nord (aka "Germania") si trovano in questo fastidioso dilemma:

  1. o scelgono di sostenere la domanda interna, passando da un regime di crescita export led (trainata dalle esportazioni) a un regime di crescita wage led (trainata dai salari), come consigliato da alcuni banchieri centrali, col problema però di alimentare un moderato processo inflazionistico e quindi di (a) continuare a perdere competitività rispetto al Sud dell'Eurozona e (b) accettare una svalutazione dei crediti da loro accumulati in anni di esportazioni drogate dal cambio debole;
  2. o scelgono di non sostenere la domanda interna e si accartocciano su se stessi.

Messa così, però, è un po' troppo semplice, perché in effetti un altro modo di sostenere la domanda interna, oltre ai salari, ci sarebbe: la spesa pubblica, quella che i cretini chiamano "spesapubblicaimproduttiva", e che chi vuole sembrare meno cretino distingue in spesa corrente e spesa per investimenti, salvo accorgersi dopo un po' che anche una spesa corrente come gli stipendi dei medici è in realtà un investimento sulla salute dei pazienti (dipende anche dal medico, ma ci siamo capiti: lo ha capito perfino lui).

Qui rientrano in gioco le asimmetrie europee e il dibattito sulle regole europee, di cui io, nel mio nuovo ruolo, devo dirvi che non ho proprio idea di dove sia arrivato. Per dirvela tutta, temo che finirà così: che il Nord, dopo aver fatto schizzare verso l'alto il rapporto debito/Pil del Sud grazie all'austerità, non consentirà al Sud di usare il volano della spesa pubblica per ripartire. Di conseguenza, al Nord si continueranno a nazionalizzare le imprese invece di farle fallire (nel silenzio di DG COMP) e si spingerà un po' sull'acceleratore degli investimenti pubblici (finanziati con debito nazionale, certo non con trappole come il PNRR), mentre al Sud si consentirà di far debito solo in regime di memorandum (cioè col PNRR) e comunque non in misura sufficiente per colmare quel gap fra crescita effettiva e tendenziale che l'austerità ha aperto, come abbiamo visto qui:


(...scusate, non ho tempo di aggiornare il grafico, ma non è cambiato di molto...)

Insomma: il famoso discorso che spesa pubblica può farne chi ha lo "spazio fiscale" per farla.

Questo che cosa significa?

Significa che l'Eurozona continuerà a essere sottoposta a forze divergenti.

Nella sua prima fase, le tensioni derivavano dal cambio, che favoriva le economie del Nord, promuovendone le esportazioni e quindi la crescita, e sfavoriva quelle del Sud, deprimendone le esportazioni e quindi la crescita (i fatti sono fatti, poi ci sono le opinioni dei riveriti colleghi, come ricorderete). Nella fase attuale, tensioni dello stesso genere potrebbero derivare dalla spesa pubblica, nella misura in cui il Nord consentisse a se stesso di farne (sostenendo di avere spazio fiscale), ma continuasse a vietarlo al Sud (con la scusa che questo avrebbe poco spazio fiscale), nonostante che gli sviluppi recenti dimostrino come il maggior calo del rapporto debito/Pil, in Italia, si sia verificato negli anni di maggior deficit:


(il grafico viene dal Programma di stabilità per l'Italia del 2022).

Capite bene che una serie di deficit entro il 3%, come dal 2012 al 2019, che ci mantengano il rapporto debito/Pil stabile perché non riescono a rianimare la crescita, col debito al 150% non possiamo esattamente permettercela, considerando che siamo indebitati in una valuta estera (nel senso che il debito è definito in una valuta di cui il nostro Paese non ha pieno controllo politico).

Comunque, anche in questo caso l'economia un rimedio l'offrirebbe. Spingendo sul pedale della spesa pubblica le economie del Nord riuscirebbero a crescere più di quelle del Sud, ma quindi importerebbero anche di più, trainando con la loro domanda di beni le economie del Sud. Un meccanismo di aggiustamento lento e che passa attraverso una cosa che il Nord assolutamente non vuole, cui è allergico più che all'inflazione: un deficit del saldo commerciale.

Prevarranno le forze centrifughe o quelle centripete?

Lo vedremo abbastanza presto.

Io non credo che il contesto istituzionale attuale sia favorevole alla convergenza, ma, si sa, io sono una brutta persona. Credo invece che ove mai l'Italia consolidasse il suo attuale percorso di crescita, dopo un po' qualcuno, per spezzarle le gambe, suonerebbe la fanfara dell'attacco speculativo, motivo per cui è folle pensare di ratificare la riforma del MES, che trasforma il Trattato in una macchina per innescare crisi finanziarie a piacimento. Non che ora non sia possibile: ma proprio per questo, facilitare il compito a chi ci vuole così bene non mi sembrerebbe cosa lungimirante. L'esempio di cosa non fare lo abbiamo tutti chiaro davanti agli occhi:


Se la storia si ripeterà, quindi, non sarà farsa, ma tragedia.

Conclusioni?

Per ora non ce ne sono: sappiamo a che cosa stare attenti (alla politica dei redditi degli altri Paesi europei e alle regole fiscali), e sappiamo che piega prenderanno le cose a seconda delle scelte fatte in questi due ambiti. Ma che scelte verranno fatte non dipende solo da noi, e questo, oltre all'asteroide, ci lascia con un discreto margine di incertezza. Sarei molto contento di essere stato, per una volta, pessimista...

domenica 15 gennaio 2023

La spesa pubblica al Bar dello sport reloaded

Ihavenodream ha lasciato un nuovo commento sul tuo post "Il contributo dell'edilizia alla crescita del PIL":

Piu' che il contributo dell'edilizia io valuterei il contributo della spesa pubblica. Per come la vedo io e' abbastanza surreale valutare sulla stessa scala nazioni che hanno contributi di spesa pubblica al 20 e al 60% rispettivamente. Meno ancora nazioni che quel contributo lo realizzano in deficit o in surplus, o con debiti pubblici al 60% o al 150%

Pubblicato da Ihavenodream su Goofynomics il giorno 12 gen 2023, 11:23


tafazzi ha lasciato un nuovo commento sul tuo post "Il contributo dell'edilizia alla crescita del PIL":

Ho oramai un rigetto.

Non sono più in grado di ragionare su questo tipo di esternazioni.

A volte mi strappano un sorriso.

A volte una bestemmia.

Pubblicato da tafazzi su Goofynomics il giorno 14 gen 2023, 21:47



Sinceramente anche a me cadono le braccia, per svariati motivi.

Intanto, perché nel post sul contributo dell'edilizia alla crescita del Pil il punto non era confrontare diversi Paesi, quindi tirare in ballo questa dimensione di confronto internazionale suona come una forzatura.

Poi, perché il Dibattito si sperava che vi avesse dato qualche minima nozione su ordini di grandezza e natura delle variabili economiche.

Partendo dagli ordini di grandezza, se il problema è la solita solfa dell'Italietta cresciuta al disopra dei propri mezzi rubando il futuro ai suoi figli, alfieri (semplicemente alfieri) della lotta al cambiamento climatico che combattono con le vernici lavabili e con una disumana indifferenza verso le condizioni dei loro coetanei impegnati nella filiera dell'elettrico (quelli che hanno sporcato la statua di Cattelan li manderei in una miniera di cobalto in Congo, non perché ci tenga a Cattelan, ma perché credo nella funzione rieducativa della pena), mentre i virtuosi Paesi del Nord ecc. ecc., spiace, ma abbiamo già dato! Intanto, non esiste alcun Paese europeo che abbia un rapporto fra spesa pubblica totale e Pil vicino al 20% né al 60%. Se calcoliamo la media 2000-2022 coi dati del Fmi, il rapporto più basso si riscontra in Irlanda (34%). Per avere rapporti più bassi devi andare in Russia (33,7%), Sud Africa (27,7%), India (27,6%), ecc. Il rapporto più alto invece lo ha (notoriamente) la Francia, al 55,5%. L'Italia si attesta al 49,5%, e sopra di lei c'è sì la Grecia (50,4%), ma è l'unica eccezione in mezzo a Paesi tutti "virtuosi": Austria (51,5%), Finlandia (52,1%), Belgio (52,7%) e appunto Francia.

Insomma: sembra che nei Paesi avanzati un rapporto spesa pubblica totale/Pil fra il 40% e il 50% sia piuttosto normale, e comunque quello che ce l'ha più bassa ce l'ha 14 punti sopra il 20%, mentre quello che ce l'ha più alta ce l'ha solo 5 punti sotto il 60%. Quindi diciamo che la tendenza - dei virtuosi! - è a spendere!

Poi, c'è un problema di natura delle variabili. La spesa pubblica totale comprende anche la spesa redistributiva (in soldoni, quella pensionistica), che non entra nel calcolo del Pil perché non rappresenta produzione ma redistribuzione di reddito. Questo non significa ovviamente che la spesa per pensioni non contribuisca indirettamente alla crescita (lo fa e come, traducendosi anch'essa almeno in parte in domanda di beni e servizi), ma non lo fa direttamente (perché non corrisponde a redditi prodotti ed erogati nell'anno, ma alla redistribuzione di redditi prodotti ed erogati in altri anni) e quindi non entra nel totale del Pil. Non entrando nel totale del Pil, non è possibile valutare il contributo della sua crescita alla crescita del Pil. Lo si può fare solo per quella parte che entra nel totale del Pil: i consumi intermedi (in larghissima maggioranza, salari e stipendi) e gli investimenti pubblici.

In un Paese come l'Italia, in cui da tempo vige il blocco del turnover, i contratti non vengono rinnovati, e gli investimenti pubblici sono calati, non sarei sorpreso di scoprire che il contributo della spesa pubblica non è stato determinante se non, verosimilmente, in negativo.

Ma ora vorrei dormirci su: se interessa, approfondiamo domani...

(...il primo episodio era qui... il tempo passa, ma non mi pare che la consapevolezza aumenti: meglio così, non rischio di restare disoccupato!...)

lunedì 4 luglio 2022

Meglio perdere un nemico che una buona risposta

Premessa: nonostante i medici, sono in ottima salute e fermamente intenzionato a sotterrarvi tutti. Sapete già, del resto, che preferisco ai matrimoni i funerali, perché sono più brevi e perché sono una soluzione, mentre i matrimoni sono più lunghi e spesso diventano un problema, ed è proprio di questo che volevo parlarvi: delle perdite di tempo.

Oggi dovevo recarmi, per avere un parere illustre, in una primaria struttura ospedaliera romana (la migliore, mi dicono...). Avevo chiesto all'aruspice cosa dovevo fare (recarmi alle 13:30 al decimo piano dell'ala X), e l'avevo fatto, con qualche difficoltà. Pensate, per dire, che arrivato all'ala X (non vi dico quale, per non violare la mia privacy!), prendo l'ascensore in compagnia di una signora. "Dove va"? "Al decimo". "Io al nono". "Prego". Ognuno spinge il suo pulsante, si arriva al nono: "Arrivederci!". Si chiudono le porte e l'ascensore sale? No, naturalmente, scende! Per fortuna si ferma all'ottavo. Scendo, faccio le scale a piedi. Voi direte: dieci meno otto fa due, quindi hai fatto due rampe. No, una, perché le scale finivano al nono piano! Allora chiamo un altro ascensore, constato anche lì la presenza del 10 sulla pulsantiera, e questa volta... arrivo al decimo piano!

Cose che capitano.

Mi presento all'accettazione, prendo il numeretto, e mi metto a lavorare: c'è il medico Tizio che ha avuto il mio numero dal consigliere regionale Caio e DEVE dirmi delle cose (che io so già, ma ovviamente me le farò ridire: però stasera!), c'è il relatore del goofy che quel giorno proprio non può, ma il giorno dopo sì, c'è la scadenza degli emendamenti del semplificazioni, ecc. Un'ora e mezza dopo (come passa il tempo quando ci si diverte!) si riaffaccia l'infermiera e serafica mi chiede: "Ah, ma lei deve andare dal professore?" (eh, no, a casa mi si era rotta l'aria condizionata e quindi ero salito dal tubo della grondaia al decimo piano di un torrione perso nella steppa per godermi un po' di fresco...) "Lo chiamo!" (e chiamalo). Poi riemerge e mi dice di seguirla. Io la seguo, disciplinatamente (il rispetto per il lavoro è iscritto nella nostra Costituzione, fin dall'Articolo 1, quello cui si ispira il partito di Speranza quando lascia senza stipendio i medici o permette ai piccoli kapò di radiarli dagli ordini...). La sora sposa, con grande spontaneità, mi fa: "Lo vede lì dove sta atterrando l'elisoccorso? Lei deve scendere e il professore l'aspetta lì. Adesso le spiego come arrivarci."

E comincia una lunga spiegazione.

A un certo punto, ricordandomi che avevo altro da fare, le dico: "La ringrazio molto per la spiegazione ma l'argomento non mi appassiona perché purtroppo devo tornare in Senato. Arrivederci!" Mi giro sui tacchi e me ne vado. "Ma quindi lei non va dal professore?"...

Prendo l'ascensore (in discesa è più facile che in salita, pensavo...). Squilla il telefono. Preso di sorpresa, non faccio in tempo a debagnaizzarmi, e quindi:

"Buongiorno professore! Guardi, ho capito che i medici si dividono in due: quelli che ti chiedono perché non ci hai pensato prima, e quelli che quando ci pensi prima non ti ricevono. Ora so dove incasellarla. Ci saranno altre occasioni." "Mi scusi, non mi hanno avvertito". "Non si preoccupi: tutti siamo utili, nessuno indispensabile".

(...tralascio il fatto che ultimamente avevo frequentato la primaria struttura ospedaliera romana a causa di un parente che invece purtroppo credo toccherà a me seppellire prima o poi, ma è nella logica delle cose e comunque non è nemmeno detto che finisca così, e avevo già avuto modo di apprezzare la competenza, l'educazione e l'umanità del personale non medico, soprattutto con i pazienti più fragili: hanno pienamente interiorizzato il mio motto, che, come sapete, è: arrogante con gli umili, servile coi potenti...)

Ovviamente adesso cercherò un altro fornitore di buoni consigli, esattamente come ho cercato un altro fornitore di servizi telefonici dopo che il precedente mi ha ingiunto di versargli 400 euro di fatture non pagate! Alla mia richiesta di avere qualche dettaglio, visto che erano tutte domiciliate sulla stessa carta, e quindi, non fosse che per il mio ruolo di parlamentare che in Commissione deve interessarsi di come funzionano i meravigliosi servizi di pagamenti diggitali, mi interessava capire, non c'è stata risposta. A questo punto ho fatto il bonifico (senza effettivamente sapere se dovessi farlo o meno), e l'ho mandato con una cortese lettera alla cafona che non mi aveva risposto e alla responsabile delle relazioni istituzionali della SpA, con queste parole: "Gentilissimi, non ho capito bene perché devo darvi questi 400 euro, ma leggendo i giornali intuisco che servono a voi più che a me quindi ve li do volentieri" (pija sti spicci)...

Il bacio di Bagnai.

(...poi quando salteranno vi dirò chi sono, e lo stesso vale per la primaria struttura ospedaliera...).

Vi prego di cogliere un dettaglio, il seguente: in entrambi i casi io non ho chiesto, né mai chiedo, perché non è mai stato il mio stile, un trattamento di favore. Non ce ne sarebbe motivo, anche perché ove mai mi venisse offerto non sarei in grado di valutare qual è il livello di servizi che viene offerto al comune cittadino o consumatore che sia. La riflessione è esattamente opposta: a meno che io non venga sistematicamente trattato peggio del comune cittadino (vedi alla modifica della Costituzione di cui parlavamo qualche post fa), se lo standard è questo c'è da stare freschi!

E adesso, flash forward...

Ora fa caldo, ma dicembre arriverà, quest'anno come negli infiniti futuri anni (fino a che fra 5 miliardi di anni, e anzi un pochino prima, il Sole, diventando una gigante rossa, porterà una crisi climatica che sarà impossibile attribuire alla CO2 e toglierà significato al concetto di dicembre...). A dicembre farà fresco, e non quest'anno (forse), non l'anno prossimo (magari), ma fra due? Tre? Insomma, fra n anni in Commissione Bifanze o Filancio (perché la Bilancio e la Finanze verranno fuse), nelle concitate e confuse fasi di elaborazione della legge di bilancio, arriverà l'emendamento "Salva primaria struttura ospedaliera romana", ma anche l'emendamento "Salva importante operatore telefonico".

Continuate voi, che mi aspettano sotto: ho una segreteria politica all'Aquila...

(...ovviamente tornerò a chiedervi come comportarvi: non bisogna cedere ai sentimenti! Immagino gli argomenti dei colleghi: "Ma se l'emendamento non passa dovranno tagliare il personaleeeeeh!" Bisognerà riflettere spassionatamente sul tema. Capite quanto è difficile costruire una squadra, capite quanto chi lavora per te o comunque a fianco a te può danneggiarti, capite quanto il giudizio che ci si fa delle circostanze e delle strutture dipende da una pluralità di eventi che è impossibile controllare, capite quanto è difficile attribuire correttamente le responsabilità, capite perché mi vedete sempre molto, molto, molto prudente? Comunque, a voi l'ho detta così: al medico del Senato l'ho detta in un altro modo: "Mi occuperò volentieri di quella struttura se dovessi diventare ministro della Difesa..."...)

(...sottotitolo del post: Come diventai un libberista...)

(...p.s.: non ho tempo di rileggere: se ci sono refusi potete indicarli nei commenti...)

mercoledì 29 giugno 2022

Marchettificio

...dopo una giornata passata a occuparmi di contatori dell'acqua, di segnalazioni per insolvenza, di deflazione del contenzioso tributario, vedo svolgersi con infinita tristezza dal monitor della mia stanza la discussione di questo culmine della civiltà giuridica occidentale, che visto dall'altra parte è il segno tangibile della nostra subalternità: la legge con cui recepiamo norme fatte altrove, con l'attenzione ai nostri problemi e la competenza che sapete (e che gli sviluppi recenti dimostrano).

Ma, dice, l'Europa è generosa, ci ha dato il PNRR!

Ecco, appunto, parliamone.

209 miliardi (chi offre di più?), che in termini reali a fine corsa forse saranno dimezzati, ma il punto non è questo. Uno dice: c'è stata una grande moria, purtroppo non solo delle vacche, vogliamo dare un futuro diverso ai nostri figli, vogliamo cambiare il Paese, ci sono LerisorseTM. E allora uno pensa: bene! Con così tanti mijiardoni finalmente potremo risolvere dei problemi annosi. Quanto costa arrivare da Roma a Pescara in un'ora, con una vera trasversale che integri le due città e restituisca un senso alle aree interne? Sei miliardi. Non ce li vuoi mettere? E il Ponte sullo Stretto? Magari a qualcuno non piace, e allora parliamone, ma se non lo facciamo adesso, magari riconvertendo a idrogeno l'ILVA, per dare respiro a quel polo siderurgico, quando lo facciamo? Non vi piace quello? Benissimo! Avete mai fatto l'autostrada adriatica? Presente il viadotto di Tortoreto? E avete mai preso un treno AV da Milano a Bari? Ci mette intorno alle otto ore. Praticamente quanto ci vuole in macchina (correndo un po', ma Pianura Padana e Tavoliere si prestano, anche se non si dovrebbe...). Con qualche mijardone magari questo problema si potrebbe risolvere, accorciando i tempi con una vera linea ad alta velocità, no?

Poi arriva la pioggia, e si presenta così (un esempio fra i tanti):

82.000 di qua, 860.000 di là, 460.000 di là...

La vaporizzazione del mijardone...

So, ovviamente, che a nessuno di voi potrà venire in mente di dire "Bagnai è contro la culturah!" o "Bagnai è contro le aree interne!" (sono amico dei massoni, come vi ho confessato con la massima trasparenza). E naturalmente meglio averli che non averli...

Però qualcuno di quelli bravi, di quelli per i quali la produttività è un fenomeno di offerta (cioè è indifferente alle condizioni della domanda), insomma: qualcuno dei tanti liberisti anti-Smithiani che circolano nel pollaio televisivo, dovrebbe dirmi in che modo questa rugiada possa contribuire in modo risolutivo a risolvere il problema di produttività del nostro Paese di cui ci siamo occupati qui, pubblicandolo poi qui.

Fatto sta che c'è una sorta di illusione ottica cui vanno particolarmente soggetti i miei colleghi accademici, e gli amministratori locali: tutti lieti di percepire iFondieuropeiTM, forse perché poco propensi o poco capaci di individuare da dove essi provengano: dalle nostre tasche! Se uno aggiungesse questo dettaglio, cioè il fatto che sono soldi che ripagheremo (per la parte a debito) o addirittura abbiamo anticipato (per la parte a fondo perduto), forse sarebbe più motivato a porsi due domande fondamentali: ma non avremmo potuto trovarli in altro modo, ad esempio sui mercati? E se li avessimo trovati in un altro modo, li avremmo spesi così? Ma se non aggiungi questo snodo, allora l'Europa è il luogo da cui i soldi arrivano (non anche quello verso cui sono preliminarmente andati), e non importa se siano pochi o tanti, se siano spesi (o spendibili) bene o meno: l'importante è che arrivino a me! E ragionando così, ovviamente, non si va lontano... ma del resto il marchettificio è dietro l'angolo!

Per carità, la questione è a doppio taglio: c'è chi pensa, in effetti, che gli italiani siano dei minus habens cui è oggettivamente meglio proporre (e imporre) che cosa debbano fare coi propri soldi. Io continuo a non pensarla così, ma sono (da sempre) in minoranza. La cosa buona è che non mi ci sono ancora abituato.

Comunque, quando parlano di siccità, ora sapete a che cosa si riferiscono!

Torno a occuparmi di crisi d'impresa (che, se continua così, rischia di diventare un argomento appassionante anche per voi)...

martedì 21 giugno 2022

Non ci sono i soldi

Questo:


è un grafico che mi tengo aggiornato utilizzando i dati, che vengono pubblicati qui. L'interpretazione non è immediata. Certo, nel primo anno di pandemia (marzo 2020) la liquidità del Tesoro ha fatto un pericoloso tuffo verso il basso. Da agosto 2020 in poi, però, ci siamo trovati quasi sempre oltre i risultati dei due anni precedenti, e in crescendo (anche nel 2022), il che ovviamente è coerente col fatto che le entrate tributarie, diminuite del 5.3% nel 2020, sono poi aumentate del 10,8% nel 2021.

Ovviamente la liquidità non è fatta solo da quanto entra, ma anche da quanto (non) esce. Quando mi dicono che "non ci sono i soldi" annuisco compunto. La liquidità che vedete magari non c'è, nel senso che è impegnata per sussidi che poi non verranno dati perché non vengono fatti i decreti per erogarli (anche se l'ultima relazione sull'attuazione del programma di Governo, che risale a gennaio, indica una cospicua diminuzione dello stock di provvedimenti inattuati), dopo di che magari si deciderà che ci si è dimenticati degli annunci fatti e quindi "nelle pieghe del bilancio" si annuncerà come sussidio t+n quanto non è stato speso dell'annunciato sussidio t.

La contabilità di Stato resta per me una materia misteriosa, in qualche modo sacerdotale: ha la sua Chiesa, che è la RGS, e il suo clero, austero e autoreferenziale come si conviene.

Intanto, i numeri sono questi.

venerdì 22 dicembre 2017

Un canto di Natalia (Treccani #3)

(...a volte la scadenza dei sospesi è determinata dalla scelta del titolo...)



Io: "A questo proposito ho avuto piacere di sapere che la Pesco significa integrazione a livello di difesa. Sottolineo...".

Amato: "Questa è una cattiveria!"

Io: "Sì, naturalmente! Lei è esperto di cattiverie, provo a superarla." (applausi) "Mi permetto di ricordare che anche l'euro significa integrazione, e l'onorevole Amato sa benissimo che fare integrazione senza Stato è stato un problema, e tornando al discorso di Nathalie Tocci, che ha sottolineato la serietà del tema "difesa", presumo che fare l'integrazione della difesa senza uno Stato possa essere un problema ancora maggiore. Quindi, questo un po' mi preoccupa. Però non voglio parlare di questo perché non è il mio campo".

Tocci (non parla nel microfono).

Io: "Eh?"

Tocci: "Non c'è alternativa".

(al minuto 44:55)





Gentile dottoressa,

trovo finalmente il tempo di commentare la sua replica alle preoccupazioni da me espresse durante il dibattito alla Treccani. Una replica che mi ha lasciato (quasi) senza parole (in verità, quello che dovevo dire l'ho detto, e l'unico a non capirlo è stato un lettore del mio blog che si atteggia a intellettuale, un tal Serendippo: fortunata lei che si tiene fuori dal dibattito social, risparmiandosi le punzecchiature di simili tafani!). La mia parziale afasia non dipende tanto dal fatto che io considerassi la sua replica dialetticamente molto valida, quanto dal fatto che essa costituiva una tanto gigantesca, quanto (ne sono assolutamente certo) involontaria, mancanza di riguardo verso i due interlocutori più anziani e più autorevoli di noi seduti al nostro tavolo.

Mi spiego.

La sua posizione è cristallina: dobbiamo commettere quello che già sappiamo essere un tragico errore (creare un esercito senza Stato dopo aver creato una moneta senza Stato e aver assistito al suo fallimento), e questo perché "non c'è alternativa". Suppongo che questa sarebbe stata la sua posizione anche riguardo all'integrazione monetaria, laddove a 15 anni la avesse annoverata fra i suoi interessi (io quell'età, che per me arrivò e rapidamente trascorse nell'anno in cui lei nacque, mi interessavo solo di musica). Ma questo non è poi così importante, se non per il fatto che in questo caso sappiamo che un'alternativa ci sarebbe stata: ce la mostrano i vari paesi con opt-out o membri dell'ERM2, dei quali partitamente ho riferito nella mia relazione. Tuttavia, a me non interessa discutere con lei le possibili alternative (o meglio: mi interesserebbe moltissimo, nonostante io sia incompetente, solo che questa non è la sede). Mi preme viceversa sottolineare perché questo suo atteggiamento nei fatti è stato brutalmente liquidatorio verso i nostri commensali al tavolo della scienza.

Intanto, l'ambasciatore Armellini, nella sua relazione molto intensa, che devo ancora compiutamente assimilare, aveva fatto un certo sforzo per porre in chiave dialettica l'Europa della Thatcher e quella di Spinelli. Devo dire che dal mio punto di vista, alla luce di alcune pessime letture che ho fatto (e che naturalmente le sconsiglio), questa dialettica non è esattamente hegeliana: la dialettica hegeliana prevede una tesi e un'antitesi, ma purtroppo, dopo aver letto Barra Caracciolo, non riesco a porre Spinelli in antitesi alla Thatcher. Li vedo in una stretta continuità/contiguità ideologica, saldamente inseriti in quel filone di pensiero che, come ho appreso da un'altra pessima lettura, origina dal tentativo del capitalismo di rinsaldare le proprie posizioni variamente intaccate dal carnaio da lui provocato un secolo fa (questo tentativo, riuscito, sarebbe quello che gli ingenui "di sinistra" chiamano "neoliberismo", e che tutto è salvo che "neo": fa però comodo a chi ha tradito i propri ideali e i propri elettori scusarsi col pretesto di aver dovuto affrontare un nemico nuovo...). Ma, ancora una volta, non è questa la sede per entrare nel merito degli argomenti di Armellini, sia perché qui desidero intrattenermi con lei, sia perché qui non mi interessa la polpa degli argomenti, ma lo scheletro logico che li sostiene. Facciamo quindi finta che Spinelli sia l'antitesi della tesi Thatcher (o viceversa). Di fatto, lei, con la sua lapidaria e un tantinello sprezzante chiosa TINA ha liquidato non me, ma lo sforzo fatto dall'ambasciatore Armellini di problematizzare l'evoluzione del progetto di integrazione europea, per il semplice fatto che se non c'è alternativa, allora l'unica Europa della quale disponiamo non solo in termini storici, ma in termini logici (il razionale è reale) è questa Europa ed è appunto l'Europa della Thatcher: la statista alla quale, come lei certamente non ignora, dobbiamo questo simpatico slogan.

Insomma: lei, come me, non vedeva un possibile momento di sintesi nel ragionamento di Armellini. Tuttavia, fra noi permangono interessanti differenze. Intanto, lei lo ha dichiarato (magari involontariamente), io invece no, perché mi riservavo un ulteriore spazio di riflessione prima di annientare così un altro relatore! A qualche settimana di distanza, posso dire che io non vedo possibile sintesi perché non vedo antitesi, mentre mi sembra che lei non veda sintesi perché non vede, anzi: nega, la dialettica: in un mondo senza alternative, per definizione la dialettica non ha cittadinanza. La sua sentenza, quindi, oltre all'ambasciatore, liquidava alcuni secoli di filosofia della storia. Naturalmente, senza proporre un'alternativa (in questo caso a Hegel).

Ma questo atteggiamento era ancor più irriguardoso, certamente non nelle intenzioni, ma nei fatti, verso il moderatore del dibattito, Giuliano Amato. Questi, fra l'altro, è stato un importante politico italiano. La sua affermazione che "non c'è alternativa" sminuiva, anzi: annichiliva sotto il peso di una insanabile inutilità, di un siderale vuoto di significato, tutto il progetto di vita dell'onorevole Amato, e questo per un motivo molto semplice, che ho espresso altrove: dove non c'è alternativa, non c'è politica. Quindi, nel dire in faccia all'onorevole Amato che "non c'è alternativa" lei di fatto rinfacciava a lui, e, con lui, a tutta la classe politica italiana, due colpe delle quali non saprei dire quale sia la più grave: quella di non aver saputo creare, per propria inettitudine, delle alternative praticabili a un progetto del quale i politici stessi (come ho documentato nella mia relazione) vedevano tutti gli evidenti limiti, o, in alternativa, quella di aver accettato di rivestire un ruolo che circostanze oggettive svuotavano di significato, tradendo quindi coscientemente il mandato ricevuto dai propri elettori di assicurare il benessere e la stabilità del paese.

Lei è stata un po' crudele, forse un po' troppo...

Certo, anch'io non ho risparmiato critiche a quella classe politica, quando ho fatto osservare quanto fosse paradossale l'interpretazione secondo cui l'Europa (come voi chiamate l'Unione Europea) avrebbe, fra i diversi valori aggiunti fittizi che le si attribuiscono (promuovere la pace, favorire lo sviluppo economico,...) anche quello di moralizzare la politica di paesi periferici come il nostro, che nella favoletta dei giornali padronali sarebbero affetti da una endemica corruzione. Perché mai, ho chiesto, i rappresentanti asseritamente corrotti di Untermenschen ontologicamente corrotti avrebbero accolto con tanta solerzia e felicità l'arrivo di regole destinate a "moralizzarli"? Forse l'idea che "Leuropa" ci è essenziale per moralizzarci andrebbe analizzata con un minore ingenuità. Il corrotto che si autoemenda fa abbastanza sorridere chiunque "del senso suo sia signore" (prendo in prestito da un autore europeo): la political economy del progetto europeo non è così ingenuotta, dietro c'è molto altro: in particolare, c'è la solita vecchia storia del conflitto distributivo, aka lotta di classe.

La deflazione dei salari, cui il progetto di integrazione ci condanna, non è un atto di cattiveria gratuita: è semplicemente la logica conseguenza del desiderio dei potenti di inflazionare i propri profitti! Non c'è nulla di male, basta saperlo, e regolarsi di conseguenza. Sarebbe opportuno quindi smetterla di ripetere un po' a pappagallo la storia che "c'è tanto debito pubblico signora mia". Questa storia, che personalmente confutai nel 2011, ora è confutata da tutta la professione. L'austerità non ha consolidato la finanza pubblica perché quello non era il suo scopo, perché in recessione quello scopo non ha senso, e perché se anche lo si volesse raggiungere l'austerità non sarebbe lo strumento più appropriato. Lo scopo del tagliare i redditi dei lavoratori (perché questo fa l'austerità) era, banalmente, tagliare i redditi dei lavoratori. Il suo preconcetto economico che l'integrazione della difesa è essenziale perché fa risparmiare soldi pubblici quindi poggia su basi analitiche estremamente fragili dal punto di vista economico, e questo non solo in termini "tattici", cioè congiunturali, ma anche in termini strategici.

La verità è che nel mondo liberista, nel mondo thatcheriano che a lei piace, o del quale comunque riconosce più o meno a malincuore (vis grata puellae) l'egemonia (per dispensarsi dal compito ingrato di pensare alle alternative), l'unica spesa pubblica ammissibile è quella bellica. Vede, la spesa pubblica ha questo di male, agli occhi dei liberisti: non il fatto che esponga il risparmiatore al rischio di default, perché lo Stato che non riesce ad esercitare la diligenza del buon padre di famiglia genererebbe instabilità finanziaria. Queste scemenze dei nostri pennivendoli "zero tituli" sono abbondantemente smentite dalla stessa voce del padrone (basta leggere: a proposito, ogni tanto, prima di leggere, anche consultare il curriculum di chi scrive, e l'assetto proprietario della testata, costituisce una utile forma di igiene del pensiero. Perdoni la pedanteria...). Il peccato originale della spesa pubblica, per i liberisti, è che essa crea e soprattutto ridistribuisce reddito nella direzione sbagliata: cioè a vantaggio delle classi subalterne. Lo stato sociale questo fa, e lo stesso debito pubblico, se lei ci pensa un attimo, altro non è che l'opportunità offerta a risparmiatori privi di mentalità speculativa di trasferire valore nel tempo preservandolo dall'inflazione (lasci stare che le élite tedesche, per loro disegni spero da lei chiaramente leggibili, vogliono imporre l'idea che il debito pubblico sia, anzi: debba essere, un investimento rischioso al pari di altri. L'Economist ci dice che non lo è, e il buon senso ci dice che non deve esserlo). Naturalmente, i liberisti (con alcune fulgide eccezioni, qui rappresentate) sono pragmatici. Sanno cioè, pur vituperando Keynes, che una politica di bilancio attiva in certe circostanze (diciamo: sempre) è necessaria. L'unica alternativa praticabile per loro (sì: c'è un'alternativa anche per quelli che TINA), l'unica alternativa allo stato sociale, intendo, è il keynesismo bellico, che ha una serie di interessanti caratteristiche: intanto, manda a morire quelli che potrebbero eventualmente beneficiare della ridistribuzione top-down. Quest'ultima, quindi, ancora una volta, non avviene, per abbandono di campo (di battaglia) da parte dei potenziali destinatari. Nonostante questo, il keynesismo bellico è particolarmente efficace perché, pensi un po', risolve il problema del coordinamento internazionale delle politiche economiche. Anche questa non è un'idea del tutto nuova, anzi! Toporowski ci ha ricordato che è stato Kalecki nei primi anni '30 del secolo scorso a evidenziare come un altro, determinante, vantaggio del keynesismo bellico è che chi spende in armi obbliga gli altri a fare altrettanto, il che realizza nei fatti quel coordinamento delle politiche fiscali che oggi popola solo i sogni dei cosiddetti europeisti.

Ma, vede, è destino che i sogni degli europeisti siano l'incubo degli europei.

Il mondo che lei auspica, quello di un esercito unico senza Stato, ci condurrà fatalmente a una guerra imperialista. Si realizzerà così una elegante simmetria: così come la moneta unica è servita a esportare all'estero i nostri squilibri economici (perché, dopo aver spremuto i paesi periferici, la Germania, facendo svalutare l'euro, ha rivolto la sua insensata sete di surplus all'esterno dell'eurozona), l'esercito unico ci servirà a importare dall'estero squilibri geopolitici: assisteremo, sul nostro territorio, a quella "sola igiene del mondo" che pensavamo di aver esternalizzato per sempre. Ma mentre i paesi nei quali andavamo a combattere, progressivamente, si rinforzeranno e si pacificheranno sotto l'influenza di altre egemonie e con il beneficio di politiche economiche razionali, noi, governati da regole economiche irrazionali e affidati a egemoni acefali, torneremo all'epoca delle guerre di religione: quell'epoca che venne chiusa dalla creazione degli stati westfaliani, e che il tentativo di abolire questi stati, pur fallendo, riaprirà.

Non c'è alternativa?

Questo non lo credo. L'alternativa c'è, c'è sempre. Ma in sette anni di dibattito una cosa penso di averla imparata: non c'è peggior sordo di chi non vuol sentire. E quindi temo che questa alternativa dovrò continuare a cercarla probabilmente non da solo, ma quasi certamente non in sua compagnia: lei continuerà a cantare il canto del "non c'è alternativa", precludendosi la possibilità di immaginare e gestire le alternative che comunque la storia ci imporrà con il suo consueto garbo. Un po' mi dispiace, ma col tempo ho sviluppato una discreta capacità di elaborare lutti.

Per me è stato comunque un piacere fare la sua conoscenza.

Alberto




(...e tre: chi manca?...)

giovedì 2 novembre 2017

Una cortese risposta (lo spiaggiamento della classe media)

(...dopo aver ricevuto l'ennesimo sclero di un professionista che mi propone una ricetta - che non valuto - per ridurre, pensate un po'!, il debitopubblico - nel 2017! - ci penso un attimo, e do una risposta che condivido con voi. Io sto con Darwin...)

Gentile avvocato,

cosa vuole che le dica? Il suo ragionamento fila all'interno del suo mondo, che è il mondo che le rappresentano i giornali, posseduti e indirizzati dai grandi capitalisti.

Se lei è un grande capitalista (intendo: un plurimiliardario in euro, con importanti interessi in società finanziarie), allora il discorso si chiude qui: i nostri interessi sono divergenti, e la politica si occuperà di comporli.

Se lei invece non lo è, forse sarebbe ora che qualcuno le dicesse che il debito pubblico è un falso problema, e in particolare non è la causa della crisi. Io lo faccio da cinque anni (veda: http://goofynomics.blogspot.it/2011/11/i-salvataggi-che-non-ci-salveranno.html), e quelli che mi osteggiavano sono poi stati costretti a dire quello che dicevo io (veda: http://www.asimmetrie.org/op-ed/il-pentimento-del-prof-giavazzi-e-il-fallimento-dei-bocconiani/).

Da questo DATO DI FATTO (che i giornali ovviamente travisano, perché travisare è il loro lavoro) consegue che "ridurre il debito pubblico" (in qualsivoglia modo) significa amputare una gamba sana, e infatti il risultato delle politiche di "austerità" (termine non a caso coniato nell'Italia fascista, come lei forse saprà) è stato quello di far aumentare il rapporto debito/PIL (veda: https://goofynomics.blogspot.it/2017/10/della-vedova-e-le-esportazioni-treccani.html).

Quindi posso solo dirle che i suoi sforzi sono generosi e ingegnosi, ma assolutamente mal indirizzati. So già che non mi crederà, ma nonostante questo la saluto cordialmente: come sa, in natura accade spesso che animali intelligenti, come i cetacei, il cui cervello è più grande del nostro (o almeno del mio), scambino la spiaggia per il mare aperto. Loro pagano le conseguenze di questa strana decisione, e così pagherà chiunque, non essendo un plurimiliardario, continui a vedere nel debito pubblico, nelle "prebende", nei "carrozzoni", ecc., il suo nemico. Se la classe media italiana si sta estinguendo è un po' anche perché se lo merita: o vogliamo sempre dare la colpa agli altri (allo Stato, all'Europa, ecc.)? Questo non è il mio stile, e non dovrebbe essere lo stile di nessun liberale.

Cordialmente.

Alberto Bagnai


(...estinguetevi: fino a ieri ve lo chiedeva solo l'Europa. Da oggi ve lo chiedo anch'io...)

venerdì 8 settembre 2017

Non c'è più nessuno...

(...quanto possiamo andare avanti così?...)



Caro Alberto, 

mentre sei in trasferta nella grande Tomania. ti riporto sotto una e-mail del nostro agente che fornisce le armerie di Marche e Umbria e che testimonia la realtà dei fatti. A Xwyswx, paesino in provincia di Macerata, a oltre 10 mesi dal terremoto dell'ottobre scroso, non abita più nessuno. Il perché sembra evincersi da questo articolo.

Dove saranno finite le casette per i terremotati? Forse alla Croce Rossa, che ha altre priorità nella Capitale.

Sarò strano io ma, leggendo queste cose, continua a venirmi alla mente questa scena... e quello che ne seguì. 

Un abbraccio

Uno de passaggio



A: Uno de passaggio
Da: Un terremotato
Data: 08/09/2017 12.28PM
Oggetto: ordine

Buongiorno,

come da ordine la consegna doveva essere fatta nel luogo Tale del tale posto,
come da indirizzo sotto poiche' a Xwyswx dopo il terremoto non c'e piu' nessuno, quindi va
bene intestazione fattura ma variare luogo di consegna come sotto.

grazie,saluti



(...Norcia, Cascia e Visse, Dio le fece, e l'uomo le maledisse...)

(...in Tomania il seminario è molto interessante: si parla di cose che credevo passate di moda: la curva di Phillips, le aspettative adattive... Prova che, quando c'è un problema serio, si smette di giocare e si torna a usare le cose che funzionano. Succederà anche qui da noi, sperando che tutti si ricordino che certe strade sono molto pericolose...)

domenica 8 gennaio 2017

Addendum al QED precedente

(...m'ha detto micuggino che ne ha fatta proprio tanta...)

Creatura aveva espresso il desiderio di riprendere gli sci.

Dato che in questo periodo se mi chiede la Luna chiamo la Nasa ho fatto un bel sorriso e l’ho portato a Roccaraso anche se sono fuori allenamento e non me la sentivo tanto.

Adesso parla l’ex alpinista che ha fatto solo soletto Gran Paradiso, Monte Rosa e Monte Bianco (più varie cosette al Gran Sasso d’inverno): arrivato il maltempo ho messo le catene e siamo partiti in fretta e furia.

Sull’Altopiano delle Cinque Miglia è arrivato l’inferno: giuro che non ho avuto mai tanta paura. Ho pensato che non la raccontavamo o che ci avrebbero salvato i Vigili. Vedo che il Padreterno li aveva risparmiati per qualcosa di più serio.

Mai vista una cosa del genere. Arrivati a Sulmona abbiamo baciato la terra.

Che Dio li maledica.



(...lo farà...)



sabato 7 gennaio 2017

QED73: perché le donne non fanno più figli (una storia europea)

Vi ricordate di Filiberto di Chalon, principe di Orange, signore di Arlay, Nozeroy,  Rougemont, Orgelet e Montfaucon, conte di Charny e Pentièvre, visconte di Besançon, principe di Melfi, duca di Gravina, e vicerè del Regno di Napoli? Sì, proprio lui, quello che nacque il 18 marzo del 1502 a Lons-le-Saunier da Giovanni IV di Chalon-Arlay e Filiberta di Lussemburgo, figlia di Antonio di Lussemburgo. Tranquilli, non vi rifaccio tutto il pippone genealogico: avrete avuto la bontà di leggerlo qui, e la beatitudine di non capire un cazzo, come al solito.

Vediamo se leggendo questa notizia capite...

Non capite? Allora vi metto un richiamo:



Una delle tante previsioni di questo blog si dimostra corretta, la più certa e la più triste.

Condizioni di tempo non inusuali, e l'evento non innaturale di un parto può trasformarsi in una tragedia - e se non lo fa, è solo per la dedizione e l'eroismo di quegli stessi servitori dello Stato che vengono regolarmente denigrati e vilipesi dai media servi e bancarottieri.

Sul Piano delle Cinque Miglia una volta morivano i mercenari altrui. Ora rischiano la vita le nostre donne, nel tentativo di mettere al mondo i nostri figli. A proposito: se andate a sciare a Roccaraso, tranquilli! Nel caso qualcosa vada storto, vi farete una bella gita in elicottero fino a L'Aquila. L'ortopedia più vicina l'hanno chiusa, o la stanno per chiudere, mi dicevano (ma voi verificate). Del resto, a che servono gli ospedali? L'ha detto Giampaolo Galli, l'ha ripetuto Michele Emiliano: i piccoli ospedali sono pericolosi. Evidentemente, secondo loro, lo sono molto più di una gita in elicottero durante una tormenta di neve, che comunque costa di meno... a loro!

Il Signore è infinitamente misericordioso e saprà lui come regolarsi. Un FATE PRESTO sarebbe blasfemo: lo soffoco nel mio petto.

Voi, nel frattempo, tranquilli: continuate a dire che Tizio ha toni inaccettabili, che Caio nel 1996 ha fatto questo e quest'altro, che Sempronio non sa come si usa la forchetta a tavola, e che Mevio quindici anni fa ha votato la legge tale.

Estinguetevi così, con dignità, e soprattutto senza far piangere la Madonnina del rigore di Bruxelles...

martedì 13 dicembre 2016

Eugenetica pensionista

Roberto ha lasciato un nuovo commento sul tuo post "Cinquantaquattro":

L'obiettivo era chiaro. Adesso diventa esplicito:

Tagliamo le pensioni più alte così schiattate mediamente prima e lo Stato risparmia

"Chi percepisce pensioni più alte ha un tasso di mortalità più basso della media nazionale e questo ci dice che interventi perequativi sugli assegni in essere avrebbero un impatto sul sistema pensionistico ancora più forte, diventando una forma di risparmio importante". Lo ha detto il presidente dell'INPS, Tito Boeri aprendo il convegno dell'Ordine degli attuari.



A seguire, i grafici dell'indicatore di sostenibilità del debito lungo a lungo termine (cioè comprensivo delle passività implicite determinate dal sistema pensionistico), tratto da edizioni successive del Fiscal Sustainability Report della Commissione Europea:


Edizione 2012



Edizione 2013



Edizione 2015


La metodologia di calcolo di questo indicatore è dettagliata, se interessa, nelle fonti citate (perché noi citiamo le fonti, a differenza dei merdia), ma il senso è abbastanza evidente dalle indicazioni riportate sugli assi. I paesi più a sinistra hanno una posizione fiscale iniziale più favorevole, e quelli più in basso migliori proiezioni demografiche a lungo termine. L'Italia è sempre a sinistra e in basso, in particolare sotto la soglia trasversale che separa chi non ha problemi di sostenibilità a lungo termine (praticamente, solo noi e l'Ungheria) da chi ne ha (praticamente tutti gli altri, Germania inclusa). E voi vi chiederete: ma come fa l'Italia ad avere una posizione fiscale favorevole? E io vi risponderò: ma forse perché ha da sempre un ingente avanzo primario che non si è particolarmente ridotto nemmeno durante la recessione!

Che ne dite?

Somiglia alla canzoncina che vi cantano unanimi tutti i nostri merdia?

A me pare di no. A sentire loro, i merdia, noi abbiamo un debito insostenibile, e soprattutto invecchiamo troppo, sicché, siccome nessuno ci paga i contributi, dobbiamo importare risorse, non per abbassare i salari, ma per alzare le pensioni. Rinuncio a fare esempi: tutti vi dicono la stessa cosa da sempre: che dovete fare sacrifici, perché avete vissuto al di sopra dei vostri mezzi, perché avete (o avrete, o avreste avuto) pensioni troppo generose, perché fate (o avete fatto, o farete) pochi figli, ecc.

Apro e chiudo una parentesi per pormi una domanda che ha risposta: esiste un singolo cazzo di motivo al mondo per il quale noi dovremmo sovvenzionare con soldi pubblici una manica di cialtroni che ci mentono tutti nello stesso modo? Secondo me no. I finanziamenti pubblici all'editoria avevano un senso quando esistevano i giornali di partito: voci che non avrebbero avuto mercato, ma che esprimevano, per forza di cose, posizioni ideologiche diversificate. In quel caso il finanziamento pubblico effettivamente garantiva il pluralismo. Oggi non ci sono più i partiti, non ci sono più i giornali di partito, non ci sono più le ideologie, perché ce n'è una sola: quella al soldo del grande capitale finanziario. E dobbiamo essere noi a sovvenzionare la sua voce? Secondo me no. Quindi, visto che occorre risparmiare, la prima cosa che un governo oculato dovrebbe fare (and believe me, it will) sarà sopprimere qualsiasi forma di elemosina ai merdia. Perché se da un lato abbiamo la Commissione Europea che autorevolmente certifica la sostenibilità a lungo termine del nostro debito per quattro anni di fila, e dall'altra abbiamo il coro unanime, senza una singola voce dissonante, dei merdia che ci esortano a sacrifici in nome del dissesto delle nostre finanze, bè, allora forse qualche misura bisognerà pur prenderla! Intanto, se i merdia devono rappresentare un'unica opinione, preferisco sia la mia, e non quella di chi mi sta fottendo. Magari i rapporti di forza non mi permetteranno mai di realizzare questo legittimo programma: accetto la possibilità di essere sconfitto, ma non quella di farmi prendere in giro. E poi, chi sa... Dio è morto, Marx è morto, ma Fukuyama non sta troppo bene, anzi, credo non sia mai stato troppo bene, almeno con la testa... Parentesi chiusa.

Bene, torniamo al punto.

A quanto pare, noi di risparmi "importanti" non abbiamo bisogno, secondo la Commissione e secondo un'analisi descrittiva dei principali indicatori di sostenibilità. Ma allora perché Boeri ci tiene così tanto a realizzarli, questi risparmi "importanti", al punto di esprimerne l'insopprimibile esigenza in un modo oggettivamente infelice, che sembra alludere alla necessità di sottrarre risorse a chi ne ha abbastanza per campare, in modo da porre fine ai suoi giorni, e al peso di essi sull'erario?

Siamo quasi certi che l'intenzione di Boeri non era questa, e assolutamente certi che lui negherebbe che mai lo sia stata. D'altra parte, se uno "istrutto" come lui (che, non dimentichiamolo, era pur sempre quello che confondeva la sovranità monetaria con l'emissione di miniassegni) sente il bisogno di ricordarci una verità così banale, come quella in condizioni migliori si vive più a lungo, certo che un po' di puzza di bruciato la si sente...

Ma sarebbe un errore: è solo che il prestigioso accademico, fiore all'occhiello delle nostre élite, ha voluto condividere con noi il suo ultimo lavoro, realizzato con una coautrice di assoluto spicco, del quale qui vi fornisco il risultato principale:


Eh già! Pare proprio che, considerando 209 paesi fra quelli elencati nei World Development Indicators per i quali entrambi i dati sono disponibili, fra reddito medo pro capite e speranza di vita alla nascita ci sia una certa correlazione. I soldi non danno la felicità, forse, ma certamente danno più tempo per godersi la propria infelicità.

Ora, considerando che secondo la Commissione Europea noi, anche senza bisogno di "tagliare" soldi (e anni di vita) ai pensionati avremmo già un sistema pensionistico sostenibile, tutti questi tagli a cosa serviranno mai? Avranno forse qualcosa a che vedere con quei quattro o cinque miliardi che servono al Monte dei Paschi di Siena, o con quegli altri tredici o quindici che servono a Unicredit, e che a quanto pare adesso, dopo aver preso un paio di batoste elettorali, l'Unione Europea è così generosa da accordarci di provvedere con fondi pubblici (mentre prima della Brexit e del no al referendum i nostri risparmiatori potevano tranquillamente impiccarsi)?

Ah, saperlo, saperlo...

Certo che, se uno è così ansioso di trovare soldi che secondo una fonte tanto autorevole già ci sono, ovviamente non sarà per destinarli allo scopo per il quale essi sono appunto già sufficienti (la copertura delle pensioni), ma necessariamente ad altri scopi.

Quali?

Lo scopriremo solo vivendo... se ce lo consentiranno.