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giovedì 16 luglio 2015

Io, l'Alzheimer e l'uscita dall'euro

(da Marco Basilisco - ma anche se non ve lo dicessi lo riconoscereste - ricevo e volentieri pubblico, mentre mi accingo a fare le mie tre ore di lavoro socialmente utile assistendo alcuni malati...)


Alberto,

diciamoci tutto. 

Tu eri troppo ottimista all’inizio, quando hai aperto il blog. 

Pensavi che l’uscita dall’euro si sarebbe verificata in tempi più brevi. E speravi che che nelle vicinanze dell’evento alcune forze politiche della sinistra europea avrebbero avuto la forza e l’intelligenza di dire “ci siamo sbagliati” coagulando una buona parte dell’elettorato di sinistra.

Hai sbagliato, ammettilo. Certo avevi degli argomenti solidi dalla tua parte, inutili richiamarli qui. Anzi, i pazzeschi sviluppi economici e politici di questi anni dimostrano, ogni giorno di più, come la costruzione della moneta unica fosse un progetto folle e insostenibile. Crollerà.

Ma mentre tu pensavi a un ictus, un colpo secco e via, poi magari si può ripartire, qui si tratta di Alzheimer. Il malato con questa patologia scende la lunga scala verso la tomba senza saltare un gradino. Prima le piccole dimenticanze che fanno salire l’ansia, poi la mancanza di orientamento, a un certo punto non si riconoscono più i figli, cominciano le allucinazioni, le crisi psicotiche, poi non si riconosce più il coniuge, arriva il pannolone, e si percorrono tutti i gradini e tutte le patologie della lungodegenza, le piaghe da decubito, i sondini, la maschera a ossigeno …

Ecco, i creatori delle antidemocratiche istituzioni europee, personalità chiaramente sadiche, non molleranno l’osso tanto facilmente e ci faranno percorrere tutta la scala che conduce fuori dalla democrazia e verso la guerra, un gradino alla volta, se necessario facendo delle piccole soste. Non ci sarà risparmiato niente.

Sto facendo un trasloco e sfrutto le ore notturne per spostare scatoloni, troppo caldo. Pochi minuti fa ho avuto il piacere di ascoltare Barisoni con Da Rold in collegamento da Atene. Da Rold ci fa sapere che Tsipras ha perso la votazione nel comitato centrale di Syriza: 109 su 211 hanno votato contro la sua proposta. Dopo di ciò Barisoni e Da Rold (ripeto: Barisoni e Da Rold) si sono fatti beffe del cosiddetto accordo “proposto” alla Grecia descrivendolo, in sintesi, come un capestro da cravattari (“usurai" per i diversamente romani) le cui previsioni economiche, per esempio sugli introiti delle privatizzazioni sono semplicemente ridicole. Tenendo conto delle dichiarazioni di Paolo Ferrero che ho avuto il dispiacere di ascoltare in diretta stamattina (sempre facendo scatoloni) per il quale l’importante è stare con Tsipras anche se accetta le imposizioni della Troika non possiamo non concludere che:

FERRERO E TSIPRAS SI COLLOCANO A DESTRA DI BARISONI E DA ROLD.

Non ci sarà risparmiato niente.
(...esatto! Va però detto che io non vi ho mai detto il contrario...)

sabato 6 giugno 2015

Non chiamatelo euro (e considerazioni su "Cambiare rotta")



Siete tutti cordialmente invitati. C'è posto, e ci sono personaggi a noi più o meno cari, ma tutti testimoni interessanti della nostra e di altre epoche (potremmo mettere questa circonlocuzione nel nostro dizionario alla voce: complici).

Mi ha molto onorato l'invito dell'autore, che mi è giunto attraverso un nostro amico, Andrea Pancani, persona molto equilibrata, come equilibrato è il testo, che ruota attorno all'argomento del prof. Giuseppe Guarino. Questo argomento lo conoscete, a/simmetrie ha anche organizzato un evento per consentire al professore di esporlo, e un altro è stato organizzato dal Dipartimento di Economia della Gabriele d'Annunzio. Sapete quindi che ho molte riserve in merito, che ho espresso al professore, e che eventualmente troverete riassunte nella recensione del libro di Polimeno (che dovrebbe apparire mercoledì sul Fatto Quotidiano).

Apro e chiudo una parentesi per pregarvi di non ledere i diritti del Fatto Quotidiano ogni volta che io ci pubblico un articolo. Se vogliamo credibilmente articolare la tesi secondo la quale chiudono i giornali che se lo meritano, allora però dobbiamo spendere un euretto e spicci quando incontriamo un giornale che si merita di restare aperto. Il mercato sarà il nostro pastore, e ci condurrà verso un più ampio e autorevole diritto di tribuna, se e solo se noi non cerchiamo di fotterlo. Voglio anche chiarire che a nessuno, nemmeno a me, fa piacere dare un euro e quaranta al giornale diretto da uno che ci ha dato a tutti noi, congiuntamente e singolarmente, delle merde (Marco Travaglio quando perse le staffe a Servizio Pubblico: va anche detto che io sono piuttosto stronzetto, quindi vi pregherei di scusare Travaglio se ha detto quello che pensa: la mia maieutica è irresistibile, chiamatemi ossitocina...).

Io mi sono vendicato con le armi che ho a disposizione, quelle dell'ironia:


(...caso mai non le aveste riconosciute, sono pagina 187 e 188 de L'Italia può farcela, e caso mai non li aveste riconosciuti, io sono io e lui è lui...)

ma, attenzione, non porto rancore a Marco per quello che ci ha detto, perché a me non sfugge un dettaglio che invece temo sfugga a molti: il fatto (quotidiano) che essi non la pensino come noi rende tanto più apprezzabile il fatto (non quotidiano) che essi mi diano, quando ho tempo di esercitarlo, diritto di parola su un giornale che comunque ha una sua riconosciuta autorevolezza. Nulla a che vedere col muro di gomma esercitato dalla trimurti (non li nomino per non sporcare questa pagina).

Quindi, come dire, vi esorterei a maggiore equilibrio (e magari corettezza, co' du' ere, sinnò è erore).

Vedete, questa cosa del non pensarla allo stesso modo, che poi, in un mondo aristotelico implica che uno abbia torto e l'altro ragione, non è così banale.

Ci pensavo ieri, tornando dall'incontro che vi avevo annunciato qui. Ringrazio Alessandro per aver organizzato tutto benissimo, la sala Tosti dell'ex-Aurum era piuttosto affollata, saremo stati una cinquantina, abbastanza per non respirare.

Ora, vedete, il punto è questo: Gianni Melilla, che avevo incontrato in altre occasioni, oltre ad aver voluto l'incontro, ha anche detto delle parole molto belle e da me condivise. Il problema, amici cari, è che con i chiari di luna attuali mi sto sinceramente ponendo il problema se sia il caso o meno di riportarvele! Intendiamoci: lui è un politico che sa il fatto suo, sa quello che dice, sa se può dirlo. Resta il fatto che esiste una probabilità non nulla che in una sinistra dove perfino quelli che ci sono "amici" si rifiutano di pronunciare il nostro nome in pubblico per tema di sporcarsi la bocca, io possa mettere senza volerlo in difficoltà una persona semplicemente perché dico di essere d'accordo con lui.

Non ero invece d'accordo con Valerio Cerretano (e gliel'ho detto, e ci siamo civilmente confrontati) quando ha espresso l'opinione che "ormai è tardi". Gli sò chiesto: "Perché? Per uscire?". Risposta: "No, per parlarne, perché ormai ne parla la Lega".

(...inserite una serie di bestemmie a piacere...)

Ho fatto civilmente osservare che se ne parla la Lega, di una cosa giusta (ovviamente adattando il messaggio alle sue esigenze tattiche e alle esigenze percepite del suo elettorato di riferimento), non è colpa della Lega. Eventualmente è colpa della sinistra, se, dopo aver letto l'articolo nel quale, in risposta a Rossana Rossanda, chiarivo che sarebbe finita così, cioè che l'ignavia della sinistra avrebbe favorito la destra, non ha ritenuto di agire. Qui siamo arrivati al paradosso che i Wu Minkià mi accusano di essere un fautore della Lega perché nel 2011 avevo previsto con toni allarmati e sul Manifesto che sarebbe avanzata!

Ma Dio santo: se io ti dico: "Guarda che non è normale che il mare si sia ritirato di 200 metri improvvisamente: forse è meglio se ci troviamo un posto alto dove rifugiarci", e tu mi rispondi: "Lasciami in pace, c'è il sole", poi quando lo tsunami ti si porta via, io che devo fare?

Sono stato io a provocarlo, lo tsunami?

Questa è la logica della sinistra attuale: i pretini che stanno attenti a non sporcarsi le labbra, i saccenti del DAMS che sparano minchiate abominevoli nelle quali il nesso di causa ed effetto viene distorto a beneficio del loro sapere di sapere, e via così.

Melilla?

Un'oasi nel deserto.

E allora diciamoci tutto, cazzo, volete?

Nel 2012 Lega e Rifondazione (o quello che c'era, la storia ve la potete ripassare su Wikipedia) non è che fossero molto distanti in termini di dimensioni: qualcosa un po' sotto (o sopra) il 5%, in termini di consensi elettorali (ovviamente adesso arriveranno gli espertoni a dire che ecc. ecc., ma il senso rimane questo).

Bene.

Io dove andavo nel 2012?

A Casal Bertone, a parlare con Ferrero, come ricorderete, e come potete ancora, se vi interessa, vedere, grazie al lavoro di Fiorenzo Fraioli. Ero andato forse dalla Lega? Avevo cercato contatti? A me non risulta. Se risulta a voi... A me la strada più naturale sembrava fosse chiedere alla sinistra di preoccuparsi di difendere i lavoratori da un progetto di deflazione salariale antioperaia.

LVCIANVS BARCA DIXIT AD MCMLXXVIII

E quale fu la risposta di Ferrero, oltre all'atteggiamento patronising del tipo "ragazzo, lasciami lavorare, tu forse sai l'economia ma io so la politica?" (e i risultati si sono visti in entrambi i casi...). La risposta fu quella di organizzare un seminario con gli intellettuali d'area, molti dei quali (fra cui Bellofiore) si chiedevano perché Ferrero avesse fatto la scemenza aggravata dalla scortesia di non invitarmi (perché Casal Bertone era stato organizzato da uno di noi), mentre qualcuno (inutile dire chi) fece il discorsetto "eh, ma io sò più bbravo de Bbagnai perché lui non sa che ci sono i fire sales" (un giorno spieghiamo questo discorso a un po' di imprenditori e gli diciamo dove confrontarsi civilmente con chi l'ha fatto), e solo Mimmo Porcaro portò una parola di buon senso.

Chiaro?

Al dialogo venne opposto un ingiustificato ostracismo, questo ricordiamocelo. Non sarebbe poi stata l'ultima volta, con risvolti anche grotteschi (non entro in dettagli).

Ora: io non so quanti di voi abbiano votato obtorto collo Lega per esprimere la propria contrarietà all'euro, quanti di voi abbiano rinunciato ad esprimere la propria contrarietà all'euro pur di non votare Lega (verosimilmente io sarei fra i secondi, come vi ho già detto a suo tempo), ma uscendo ieri da quella sala dove 50 persone erano comunque tutte visibilmente conspevoli delle dinamiche in atto, al punto di chiedere impegni precisi al loro rappresentante, era piuttosto difficile sfuggire alla sensazione che lavorandoci su, con un po' di coraggio, er Nutella avrebbe potuto essere lui, ora, non dico al 20%, ma al 15% sì. Di intellettuali con la testa sulle spalle ne aveva almeno un paio a disposizione, di viscidi disposti ad accodarsi un discreto numero, e avrebbe tranquillamente potuto pascolare nelle verdi praterie della verità. Qua dentro, ne sono sicuro, ci sono molte persone che vorrebbero poter esprimere la propria contrarietà al delirio eurista in una prospettiva di tutela del lavoro e della costituzione, in una prospettiva di sinistra.

Ecco, ricordiamoci di come sono andate esattamente le cose: di chi avrebbe potuto fare la differenza, e non l'ha fatta, privandovi di questa possibilità; di chi ha bussato a tutte le porte, prendendosi il peso degli sputi di quelli della porta accanto; e ricordiamoci soprattutto di tutti quelli che sono morti mentre a sinistra si parlava di fire sales e di quota salari.

Ma forse il verde a Ferrero non piaceva, essendo il colore della Lega, e ha preferito tenersi il colore della menzogna, il color crema di nocciola...

Come vi avrò raccontato, correggendo le bozze del libro er Pennellone mi diceva: "Ma perché citi sempre Ferrero?" E io: "Perché per me è il paradigma della sinistra ignava. Ti ricordi quando ecc." (perché anche lui è uno di noi). E lui: "Sì, ma ora siamo nel 2014: non se lo ricorda più nessuno...". A tanto argomento altro non mi restò da rispondere che prendere il "filone" Word e fare un bel "Sostituisci" Ferrero con Tsipras. Ma noi però non dimentichiamo.

Chiaro?

Bene: a Valerio ho detto quello che penso: non credo sia troppo tardi. Prima o poi la sinistra dovrà far suo questo tema. Magari lo farà dopo la Terza Guerra Mondiale (e in questo caso sarà duro dare la responsabilità al cattivo di turno), ma lo farà. In alternativa, la Lega potrebbe far proprio l'altro tema assente dal dibattito: quello del lavoro e della Costituzione. E allora, certo, sarebbe tutto molto più difficile, perché ai monopoli ideologici e al diritto divino di riservarsi certi argomenti oramai, dati i risultati, non ci crede più nessuno. Fortunatamente (da sinistra) la Lega ha l'handicap di occuparsi molto di ruspe, e di non essere un partito nazionale.

"Le politiche di destra nel lungo periodo avvantaggiano solo la destra", dicevo nel 2011, ed è successo.

Ma nel breve periodo potrebbe essere l'adozione tattica di politiche di sinistra ad avvantaggiare la destra.

Quando succederà, poi, diranno che è colpa mia. E chi lo farà succedere? Tutti quelli che andranno a costituire "er nuovo soggetto de sinistra" su questi presupposti: la gratitudine all'euro, l'autorazzismo, la colpevolizzazione della piccola e media impresa, e via così...

Ma la colpa sarà mia perché li sto mettendo in guardia...


(...facciamo così: io i nomi li so ma non li dico, mica posso rovinarvi sempre le sorprese. E poi, cerchiamo di vedere il bicchiere mezzo pieno: anche se a Roma non se ne rendono conto, in giro per l'Italia un po' di sinistra c'è. Io continuo a lavorarci...)

(Porcaro viene al goofy4).

venerdì 28 dicembre 2012

Mi faccio un regalo

(dopo una giornata funestata su Twitter dalle punzecchiature dei soliti donaldiani dalla limitata capacità di comprensione, una giornata nella quale non ha funzionato nulla, e che non finirà mai - devo ancora iniziare a lavorare per domani, mi faccio un regalo. Una lettera che mi ha commosso come ha commosso voi. Due cose mi aiutano a superare i tanti dubbi e le tante paure: la qualità di chi mi critica, e quella di chi mi sostiene.)



Caro Alberto, ho 68 anni, una licenza di scuola media e il fisico appesantito da una vita di lavoro nei campi,
ma la testa è ancora in grado di capire quanto bene sta facendo a tutti noi. La seguo da alcuni mesi armato di vocabolario e buona volontà (sono a metà del suo libro) e mi permetto di scrivere queste righe perchè, mentre vedevo i video dell'incontro ai Magazzini Popolari Casal Bertone, mi sono ritrovato con le lacrime agli occhi.
Io sono di Sinistra, perchè in tutta la mia vita ho amato condividere con gli altri il pane,le gioie e la fatica. Vedere ora come ci stiamo facendo del male, per me non è solo tristezza ma anche una rabbia infinita.
La ringrazio sinceramente con tutto il cuore.
Antonio Mazzanti




Dedicato a quelli che "ma cosa vuol dire oggi sinistra". Leggete con attenzione, c'è scritto... E anche a quelli che "tu mi censuri...". Non si chiama censura, si chiama pietà. Ne avete bisogno.

lunedì 17 dicembre 2012

La tabellina dello zero










(il resoconto dell'incontro di giovedì 13 dicembre 2012 ai Magazzini Popolari di Casal Bertone, con un grazie a ecodellarete)


Me ne sono andato via con la tristezza di quando sei stato a visitare un parente in ospedale, sapendo benissimo (tu) che lui da lì non uscirà (perché il cancro è come le corna: l'unico a non saperne niente è quello che se lo porta addosso), ma per un quarto d'ora, parlando del più e del meno, hai sostenuto la conversazione sui progetti futuri del morituro, sfuggendo il suo sguardo, avido di una conferma che era oltre il tuo potere dargli...

Sì, sì, aspettiamo la Linke... o anche l'apocalisse Maya, che in fondo è un evento più probabile... e intanto giochiamo alla politica, che è un bel gioco di società, cervellotico, esclusivo e inutile, come il bridge...


(p.s.: può darsi che eco abbia in serbo qualche altro video dell'evento, lo posterò qui. Il video di Milano - Camera del Lavoro - sta subendo qualche ritardo per problemi tecnici, ma arriva, tranquilli, ci pensa il grande byoblu)

Addendum del 18/12: ho aggiunto gli ultimi due video. Purtroppo non sono in serbo, ma in italiano, e quindi, come giustamente nota istwine, non è che ci si capisca molto. Resta la tristezza.