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domenica 6 marzo 2016

In memoriam

Ascoltando la radio apprendo cosa fosse il senso di agonia che da qualche giorno mi opprimeva. Già. Non sono stato solo collega di persone che non mi sono scelto, come quelle delle quali vi parlavo nel post precedente, e delle quali mi è stato così facile essere migliore (lo provano le loro previsioni), e mi è così difficile sentirmi il "simile". Sono stato, sono, anche umile collega di persone che hanno avuto una scintilla di umanità e con le quali, per questo motivo, pur non avendole talora mai incontrate (come in questo caso), mi è stato immediato entrare in una simpatia profonda, ricevendo molto più di quanto mi fosse mai pensabile poter restituire.

Lui mi ha guidato verso le due vette. Ho passato giornate intere, nei miei sedici anni, ad ascoltare questo, cui un giorno parteciperò (hoc facite in meam commemorationem):


Quante cose non capivo, che ora capisco, e quante non ne avrò ancora capite, quando sarà il mio momento. Ma capivo l'essenziale: che lì c'era la verità, e quindi la vita, e quindi la via, la via da percorrere, la via che portava da qualche parte. Si capisce, no, la differenza dal vicolo cieco in cui brancolano, nel loro macabro anelito di morte, nella loro impotente bramosia di distruggere la memoria di questa bellezza cui non sono in grado di accedere, i nostri grami interlocutori, dall'ego diversamente conformato, perché mai portato al cospetto della grandezza?

Poi mi aprì quest'altro cancello:



e questa è rimasta una delle mie cantate preferite. La battaglia della vita contro la morte. La battaglia dell'Europa contro l'europeismo.

Hölle: wo ist dein Sieg?



Risorgeremo, anche se, come credo immaginiate, ci metteremo un po' più di tre giorni. Ma, del resto, siamo anche stati venduti per molto più di trenta denari. Un tipico caso di bolla, che, come tutte le bolle, esploderà...