Come sapete (?), EUROSTAT ha aggiornato ieri il suo Manuale sul deficit e il debito pubblico. Fra le novità di questa edizione, il paragrafo 37 a pag. 86 chiarisce che:
"se un credito fiscale può essere trasferito a terzi, deve essere considerato credito pagabile e quindi va appostato nei conti nazionali come attivo per il contribuente e passivo per lo Stato".
Morale della favola: i crediti fiscali originati dal 110% sono debito pubblico.
La distinzione fra crediti "pagabili" e "non pagabili" è risalente: la si trova anche nella precedente versione del manuale, e recita così (a pag. 82):
mentre nell'ultima versione recita così (a pag. 85):Il testo è sostanzialmente immutato: sono crediti d'imposta "pagabili", o "rimborsabili", o "non a perdere" (tradurre "wastable" non è semplicissimo, ma ai curiosi, sottoinsieme degli alfabetizzati nel XX secolo, sarà interessante sapere che il termine deriva da vastus, come "devastare", per dire, o come "guasto"...), quei crediti d'imposta il cui ammontare viene corrisposto al beneficiario in ogni caso, indipendentemente dall'entità del suo debito fiscale, anche nel caso in cui il beneficiario del credito non debba alcuna imposta (non abbia alcun "debito" fiscale).
Di conseguenza, dal lato del Governo questi crediti fiscali vanno considerati spesa pubblica, più che mancato gettito (visto che li si paga anche se gettito non c'è).
Nella simpatica sezione 2.2.2.4.3 del Manuale, denominata: "Borderline cases between payable and non-payable tax credits", aggiunta in questa versione del manuale, appare il paragrafo 37 da cui siamo partiti, e che prima non c'era, la cui ratio è chiara: dato che la possibilità di cedere il credito d'imposta implica che esso non andrà perso (par. 35), e dato che se è possibile cedere il credito d'imposta questo diventa una attività per il cedente, e quindi necessariamente una passività per qualcuno (par. 36), i crediti d'imposta cedibili sono una passività per lo Stato nel loro intero ammontare (par. 37).
Faccio astrazione (per ora) da quali saranno le conseguenze sulla finanza pubblica italiana di questa puntualizzazione, anche perché ho il vago sospetto che nessuno sia in grado di calcolarle esattamente ad oggi.
Mi limito ad alcune considerazioni, già svolte in altre sedi, e che quindi non rappresentano una assoluta novità.
Intanto, rebus sic stantibus, va osservato sine ira et studio a tutti i portatori di interesse di rigorosa ortodossia europeista assiepati alle nostre porte che nel loro mondo, nel mondo che hanno fortemente desiderato loro, l'alternativa non è fra un mondo in cui l'Italia magicamente cresce grazie al 110% e un mondo in cui l'Italia va in rovina grazie alla mancanza del 110%. Nella loro metrica, nel loro sistema valoriale, nei manuali delle loro istituzioni (che sono diventate le nostre perché loro erano in maggioranza, punto su cui torno subito dopo), l'alternativa è fra un mondo in cui l'Italia si ritrova con lo spread a 500 a causa di un deficit "eccessivo" (secondo le loro regole) e quello in cui l'Italia cresce di meno perché non promuove il settore delle costruzioni.
Ripeto: questo nel loro mondo.
Dopo di che, noi sappiamo che lo spread è un fenomeno monetario e non fiscale (ma loro non lo sanno e non ci hanno mai aiutato nella nostra battaglia culturale per farlo sapere), noi sappiamo che l'Italia viaggia 400 miliardi di euro sotto il suo tendenziale storico a causa della distorsione deflazionistica imposta dall'uso del Pil potenziale nelle regole europee (ma loro non lo sanno e non ci hanno mai aiutato nella nostra battaglia culturale per farlo sapere), ecc.
Usare la forza dell'avversario significa anche lasciarlo vivere nel mondo in cui ha voluto vivere.
Ovviamente, se vogliamo buttarla in politica, ora avversari e alleati faranno guerra da corsa sul tema, offrendo soluzioni miracolose che però, purtroppo, in questo mondo non ci sono. Ovviamente si lamenteranno catastrofi inenarrabili, come già era accaduto, ad esempio, al tempo dell'introduzione della fattura elettronica. Pareva che la Terra dovesse smettere di ruotare sul proprio asse, scagliandoci nello spazio a una velocità compresa fra gli zero (ai poli) e i 1500 km all'ora (all'equatore). Siamo ancora qui. Non voglio minimizzare: voglio solo farvi capire dove porta una certa comunicazione.
Obiezione: "Sì, vabbè, ma laggente soffronoooooooo!!1!1!"
Amici cari, se non avessi saputo che laggente soffrivano e non avessi previsto che avrebbero sofferto di più non avrei mai aperto questo blog. Laggente hanno maggioritariamente voluto questo mondo, votando per gli ortotteri nonostante fosse chiaro come sarebbe andata:
(qui, ma il ragionamento era iniziato qui e era in nuce qui), e come i fatti hanno dimostrato:
(qui). Dopo di che, i nostri amici ortotteri la fossa non se la sono scavata, grazie al reddito della gleba (aka reddito di scambio), non a caso potenziato dall'ultimo governo a trazione PD (il governo Draghi).
Certo, il reddito della gleba l'ho votato anch'io (ero presidente delle Commissioni riunite in cui è stato fatto), certo, la fiducia al governo a trazione PD l'ho votata anch'io (mi hanno anche imposto, per nonnismo, di intervenire in discussione generale!). Di come funziona ne abbiamo già parlato e se volete ne riparliamo: so che gli intelliggentiTM non vorranno mai ammetterlo, ma questo doloroso percorso è servito a porre le basi per depiddinizzare il Paese, stante che, purtroppo, l'unico metodo di provata efficacia per la depiddinizzazione di un singolo o di un'entità collettiva è il metodo Céline:
Sì, com'è noto, e come la vicenda della punturina ha dimostrato, il "potere", chiunque o qualunque cosa esso sia, è riuscito a destrutturarci così tanto, abolendo la carità ("accorgersi delle cose prima che capitino a te"), che ormai solo la minaccia esistenziale diretta (choses bien cruelles) smuove le coscienze e promuove una reazione. Reazione labile perché dura quanto la minaccia stessa, e perché non vale a creare una solidarietà e una coscienza collettiva, "di classe", si sarebbe detto un tempo (ora non si può più dire). C'è voluta la paura di morire (per il COVID o per il vaccino, poco importa), perché la stragrande maggioranza si accorgesse del fatto che qualcosa non andava, che la Costituzione era un baluardo friabile, ecc. Voi direte: che c'entra? Io credo che un po' c'entri. Chi non s'era svegliato mentre la Grecia veniva macellata, o quando noi venivamo purgati con l'austerità, si è svegliato quando è toccato a lui, perché se un "noi" non esiste, non si può costruire, allora comanda "io", "il più lurido dei pronomi". Non solo non devi chiederti per chi suona la campana, ma anche come suonerà, perché una cosa è certa: se non ti dai da fare, se ti muovi da solo sarai suonato...
Tornando all'epicedio del 110%, che cosa volete che vi dica?
Da un lato, timeo Danaos et dona ferentes. Una cosa che veniva dagli ortotteri poteva funzionare?
Dall'altro, timeo Danaos et dona ferentes. Dietro il motivato e plausibile rigetto tecnico di EUROSTAT si intravedono una circostanza contingente (se una misura simile fosse stata proposta in Germania, sarei stato curioso di vedere come sarebbe andata a finire), e una posizione ideologica (sappiamo, perché ci è stato detto in Commissione finanze, che prima del tema di "debito pubblico" il precedente Tesoro osteggiava questa misura perché introduceva una moneta fiscale parallela: tanto ci venne detto dal presidente). Il tema "astratto" del monopolio della moneta merce diventa qui concreto: il 110% offriva un rischio potenziale per le finanze pubbliche (ma come è noto si potrebbe controargomentare che il gettito indiretto generato dalla misura vale a colmare questo passivo). Il vero rischio però era di natura ideologica: far toccare con mano ai cittadini la natura fiduciaria ("creditizia") della moneta, quella che i banchieri centrali, se messi alle strette, confessano. Il paradigma della "moneta merce" è quello della scarsità della moneta ("non ci sono i soldi"). Un paradigma un po' farlocco, atteso che mentre si dice che i soldi non ci sono (per investimenti pubblici), se ne stampano a manetta! Ma anche qui: nel mondo dei tanti "io" destrutturati, la stampa a rullo fatta col quantitative easing non si vede, mentre la possibilità di pagare con un credito fiscale un lavoro si vede. Il solito problema delle illusioni ottiche: mentre i benefici dell'euro sono tangibili, i suoi rischi intangibili. Di converso, mentre le criticità del QE sono intangibili, i benefici del 110% sono stati tangibili. Continuare su questa strada avrebbe aperto qualche occhio di troppo.
Perché poi, alla fine, il tema è sempre il solito: anche se fosse deficit, perché mai a un Paese che è stato ridotto così:
dovrebbe essere impedito di farne, per ritornare dov'era?
Mi avvio a concludere, per i dimofamo e i sicceroio.
Credo vi ricordiate di quel mio studente che in campagna elettorale mi apostrofò: "Professore, io continuo ad ammirarla come docente, ma ha perso la mia stima come politico!"
Io "me lo sò guardato" e gli ho detto: "Amico caro, intanto ti ringrazio per l'ammirazione, e poi voglio chiederti: secondo te lo scopo del gioco qual è? Prenderlo in tasca? Perché se è così, allora ti segnalo che una tasca ce l'hai anche tu!" (non sono sicuro di aver detto tasca, ma il resto è testuale). Tradotto: chiedere a questo Governo di farsi travolgere dallo spread non mi sembra una buona idea, e non perché "così andresti a casaaaahhh1!!1!" (anche perché abbiamo visto ben altri rivolgimenti di Governi non seguiti da elezioni anticipate), ma perché c'è da costruire in Europa la filiera che sappia resistere a roba di questo tipo, che sappia negoziare regole di bilancio sensate, ecc.
I torti e le ragioni li sappiamo o crediamo di saperli, ma contano il giusto. Il successo non è garantito, ma arrendersi sicuramente non ci avvicina ad esso.
Il prossimo appuntamento sono le europee del 2024. Ci dobbiamo arrivare come un "noi", non come un'accozzaglia di "io" isterici e onfaloscopici, dobbiamo arrivarci sapendo situare nel corretto contesto le differenti tessere del puzzle e individuando con chiarezza il nostro avversario.
Quattro anni fa i voti per sconfiggerlo si contavano su due mani.
Fra un anno?
Dipende da noi. Ne parleremo il 15 aprile al #midtermgoofy, dove sono lieto di annunciarvi la presenza di...
(...chi indovina entra gratis!...)
(...mi permetto di aggiungere: dipende da voi, perché io sono solo uno e quello che dovevo fare, indicarvi dove e chi fosse, l'ho fatto sufficientemente per tempo...)