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lunedì 5 maggio 2025

QED 109: disse il grillo al tordo (sinistra e democrazia)

Questa notte era così su Europe Elects:


Questa mattina ricevo dal prof. Santarelli (che è esperto di cose rumene per motivi che alcuni di voi hanno constatato) un messaggio dal tenore esplicito "disse il grillo al tordo, sentirai il botto se non sei sordo".

Intuendone il significato, vado a verificare sul sito ufficiale:


e in effetti è un bel botto! Quasi il doppio di quanto il precedente candidato di AUR aveva ottenuto alle precedenti elezioni del 2024, quelle annullate (da circa due a quasi quattro milioni di voti). Questo, peraltro, significa che le piazze rumene piene di gente che compostamente manifestava la propria indignazione non erano un fake, come qualcuno cercava di sostenere, invitando a verificare le fonti:


(la rete nasconde ma non ruba).

Due giorni fa scrivevamo:


e effettivamente la risposta degli elettori rumeni va naturaliter nella direzione indicata, come l'acqua segue il declivio di un monte: quella di far crescere il consenso del partito osteggiato dal sistema.

Bene, ma non benissimo, intanto perché il 41% non è il 67% (ma sappiamo accontentarci!).

Poi perché immagino che la risposta repressiva sia già partita: si parlerà (ovviamente) di hacker russi, di manipolazioni social, di propaganda, ecc., dimenticando che la democrazia è propaganda, e che nel momento in cui precludi la libertà di fare propaganda, precludi la democrazia.

Questa (tratta da questo sito) cos'era?


Non mi sembra la si possa definire una razionale, asettica e politicamente corretta esposizione di posizioni politiche, giusto? Forse sarebbe più corretto definirla come la ricerca di una irrazionale risposta emotiva, o sbaglio?

Quindi la propaganda c'è sempre stata, condotta con maggiore o minore raffinatezza (preferibilmente con minore, dato che il suo obiettivo è appunto catturare il consenso emotivo della maggioranza), e nessuno se ne è adontato fino al punto di negarne la legittimità: semplicemente, ognuno ha fatto la propria! Che è poi quello che, a reti (e schermi cinematografici, e prodotti editoriali) unificate stanno facendo gli altri, da sempre, saturando qualsiasi spazio e non fosse che per questo negandoci la possibilità di contrapporre i nostri argomenti.

Il disprezzo della sinistra per la democrazia è radicale e inguaribile perché è in primis et ante omnia disprezzo per il demos. Ora, per carità, non è che io sia un esempio di empatia e immedesimazione nelle vicende e nelle passioni dei ceti popolari: non ho mai visto un festival di Sanremo né una partita di calcio (tranne quelle della nazionale, subite da bambino)! Il punto però è un altro: per quanto io possa essere programmaticamente aristocratico, non mi verrebbe mai in mente di pretendere l'esame di lettura della partitura (o di "antifascismo") da chi si accosta alle urne, né di dire apertis verbis all'elettore che è un deficiente perché si lascia influenzare dagli shorts di TokTok, e questo perché non credo che il setticlavio sia un presupposto necessario per la lettura della realtà, né che gli elettori siano dei bambinoni (nonostante che debbano subire la puerile narrazione eticizzante dei raffinati tecnici che parlano di debito buono e cattivo, e baggianate simili, che infatti rifiutano).

Negare legittimazione alla propaganda (a quella altrui, beninteso, che alla propria nessuno rinuncia!) significa dare all'elettore del cretino, aspettandosi che non se ne accorga e pretendendo, in caso contrario, che sia grato per le attenzioni di chi lo vuole salvare da se stesso!

Come siamo arrivati a un simile salto di qualità, quello per cui in nome della democrazia si nega la sostanza della democrazia (oggi la propaganda elettorale, domani il libero voto - preferibilmente cartaceo - alle urne)? Credo che la risposta sia semplice: perché il livello dello scontro si è innalzato. Ormai il problema non è più individuato nel fatto che l'elettore scelga male (a seconda dei punti di vista: scelga i cosacchi, o scelga Truman!). Oggi il problema è visto nel fatto che l'elettore scelga!

Non dovrebbe essere difficile capire perché, considerando un dato non solo simbolico: il lungo percorso di delegittimazione della politica con quello che viene ormai apertamente riconosciuto dai suoi autori come un colpo di stato:


qui da noi si avvia in sincrono con la sottoscrizione del Trattato di Maastricht, che sancisce il divorzio fra Tesoro e Banca d'Italia e il definitivo abbandono dell'Europa alle logiche della terza globalizzazione, a un assetto istituzionale in cui titolare dell'indirizzo politico è il Mercato. Nel mondo in cui governa il Mercato, perché i governi si sono privati di uno strumento essenziale di politica economica, hanno ceduto quello che era stato, nei lunghi millenni della storia, uno dei due fattori costitutivi della sovranità, cioè il potere di battere moneta, è chiaro che i percorsi devono essere definiti in altre sedi rispetto a quelle politiche e sono funzionali ad altre logiche: logiche globali, cioè sovranazionali, rispetto alle quali la semplice idea che un popolo possa autodeterminarsi è oggettivamente eversiva, per quanto possa essere proclamata in modo più o meno solenne dalle varie Grundnorm nazionali. Sappiamo che cos'è, sappiamo in che conflitto siamo invischiati: in una guerra coloniale, combattuta, come pressoché tutte le guerre coloniali, per appropriarsi di materie prime. La materia prima in questo caso è il risparmio, che si vuole sottrarre, in nome dell'efficienza, all'intermediazione pubblica, gestita dai governi, indirizzata dagli elettori, e svolta attraverso il sistema pensionistico, sanitario, educativo, ecc., per consegnarlo in modo totalitario all'intermediazione privata (nonostante che questo processo, ampliando la disuguaglianza, porti inevitabilmente a crisi di domanda, o di sovrapproduzione che dir si voglia, secondo meccanismi descritti ad esempio qui).

Ora, capisco che questo spostamento di fronte possa frastornare qualcuno, aprendo la petulante solfa secondo cui oggi "destra e sinistra non esistono più", e via luogocomunisteggiando.

Faccio un'osservazione: le strategie da regime totalitario con cui viene concretamente attuato il tentativo di salvarci da un ipotetico regime totalitario sono ormai visibili, vengono applicate in modo sfacciato, plateale. I freni inibitori sono caduti, non ci si cura di salvare le apparenza, e questo non può non turbare la coscienza dei progressisti, il cui primo imperativo morale è, da sempre, la difesa usque ad effusionem sanguinis del bon ton (da Rosa Luxemburg a Lina Sotis è stato un attimo...) Per sedarne un improbabile, ma non impossibile, moto di indignazione, li si rassicura dicendo che il male viene fatto (come di consueto) a fin di bene, viene perpetrato per salvarci dal fasheesmo. Lo scopo di questo bombardamento continuo, di queste caricaturali e petulanti richieste di abiura, di questo insistito richiamo all'esperienza dei totalitarismi storici, di cui viene infallantemente data una rappresentazione eticizzante e favolistica (la lotta del Bene contro il Male, l'imbianchino austriaco che era cattivo perché la mamma non gli dava il bacio della buona notte - senza considerare che per medicare simili traumi un'alternativa allo sterminio di interi popoli c'è, ed è scrivere un romanzo di successo), o di cui, peggio ancora, si raccontano in modo falso i presupposti oggettivi (la solita balla secondo cui il nazismo sarebbe stato causato dall'inflazione di Weimar, quando tutti ormai sanno che fu determinato dall'austerità di Brüning, al punto che perfino quel clero vile e conformista che è la professione accademica non può nasconderlo:


mentre nei nostri parterre televisivi ancora sfrecciano le carriole di Weimar...), insomma: lo scopo per cui questo apparato propagandistico schiacciante, ramificato, subdolo, onnipresente si attiva per suscitare allarme è duplice. Da un lato, come dicevamo, questa propaganda serve a rafforzare i progressisti nella convinzione di essere i buoni, di essere dalla parte del giusto, e quindi, in quanto tali, di potersi permettere esattamente le stesse pratiche che storicamente deprecavano nei cattivi, pratiche che i cattivi non si potevano permettere perché erano dalla parte del torto, mentre i buoni naturalmente possono attuare, essendo dalla parte della ragione. Un ragionamento un po' ingenuo, alla portata di quelle menti la cui semplicità si spinge fino al punto di ritenersi raffinate. Dall'altro, lo spettro dei totalitarismi storici viene agitato per scongiurare che una serie di benpensanti più o meno progressisteggianti possano porsi una domanda: "Ma è giusto che a un popolo sia precluso il decidere per se stesso?" e darsi la risposta giusta: "No!". Quello che si vuole stabilire, insomma, è il principio che se ritieni che un popolo abbia il diritto di autodeterminarsi, allora vuoi la Shoah, sei un mostro, non ha dignità di interlocutore, sei il Male, sei nazista.

Non vi sfuggirà il duplice paradosso. Primo: questo trattamento degradante viene inflitto agli elettori proprio da chi ha messo in opera politiche affini a quelle che hanno condotto al nazismo storico, cioè politiche di austerità (vedi l'estratto qua sopra, e se interessa anche la letteratura riportata dall'articolo citato). Secondo: la colpevolizzazione del patriottismo viene portata avanti come strumento di lotta politica proprio da quella parte politica (i progressisti) che del patriottismo ritengono di avere l'appalto unico, ma solo un giorno all'anno, il 25 aprile, quello in cui si gloriano di aver fatto uscire dalla porta quel nazismo che poi, come sappiamo, hanno fatto rientrare dalla finestra.

Ora, il fatto che le percentuali di chi decide di schierarsi dalla parte del Male, pagando un costo reputazionale di fronte alla propria coscienza e alle proprie conoscenza, siano in crescita dimostra che questo giochino non attacca, che a ognuno puzza questo barbaro dominio. Insomma, è il discorso, per certi versi fondato, che faceva ieri elu ei:

e che da anni fa un nostro altro amico che non nomino quando dice che: "Una volta che hai deciso che sei di destra, la strada è tutta in discesa!", alludendo al fatto che, finalmente, a destra puoi dire che il cielo è celeste e il prato verde, senza dover sguainare spade e senza patire, come anche qui abbiamo patito, la censura di chi in teoria la pensa come te. Quel moto liberatorio che ha sancito il successo di Vannacci, per capirci.

Ma appunto qui vedo due motivi di preoccupazione, che vi consegno chiudendo questa omelia.

Il primo è che in discesa si prenda troppo abbrivio, che la rottura dei freni inibitori da parte degli utili idioti del cosmopolitismo borghese ne promuova una simmetrica da parte dei patrioti. Insomma, che insensibilmente si passi dal provocatorio e liberatorio "E basta con 'sto fascismo!" dell'amico Daniele a qualcosa di più, alla nostalgia, in nome dell'invocazione di un male ormai ignoto come liberazione da un male noto, o addirittura al revisionismo, sulla base del principio non privo di plausibilità secondo cui se ci raccontano tante balle sull'oggi, durante un conflitto che non vede ancora dei vincitori (vedi il tweet citato sopra), chissà quante potrebbero raccontarcene su un conflitto ormai remoto e che ha visto degli sconfitti. Questo va evitato. Dobbiamo ricordarci che noi siamo contro la sinistra perché la sinistra è l'austerità, cioè il nazismo, perché la sinistra è la negazione della libertà di espressione, cioè il nazismo, perché la sinistra è il disprezzo della sovranità dei popoli, cioè il nazismo. Dobbiamo ricordarci di non immedesimarci, neanche per un secondo, neanche in un comprensibile momento di disperazione, in ciò che intendiamo combattere, non tanto perché questo darebbe agio al nostro nemico di demonizzare il nostro impegno (quello già lo sta facendo), quanto perché dobbiamo avere chiara la direzione in cui vogliamo andare.

Il secondo motivo di preoccupazione è più immediato e concreto. Oggi sono inchiodato a letto da un colpo della strega (devo ricordarmi che gli anni non sono quelli che sento, ma quelli del calendario...) e quindi volevo scrivere questo post dal telefonino. Non è stato possibile. Nel momento in cui volevo inserire nell'interfaccia mobile di blogger il primo screenshot di questo post, ho ricevuto questa simpatica risposta:


e non c'è stato verso. A un secondo tentativo, l'inerfaccia di blogger non mi mostrava nemmeno le immagini che pure erano nella libreria delle foto. Le ho allora salvate come preferite, "cuorandole". In questo modo riuscivo a reperire (nella cartella preferiti) le immagini che non mi venivano mostrate nella libreria, e quindi a chiedere a blogger mobile di caricarle, ma la risposta era la quella che vedete qua sopra. A questo punto, fra dolori atroci e altrettanto atroci litanie, mi sono procurato il pc, l'ho aperto, e ho provato e incollare da icloud gli screenshot, ma (sorpresa?) gli screenshot che citano il voto rumeno su icloud non ci sono arrivati (due ore dopo!):


e quindi me li sono andati a prendere su Twitter usando l'interfaccia desktop (dove pare che tutto stia funzionando).

Morale: stampate i post che vi interessano, perché prima o poi, Ciamp o non Ciamp, ci tireranno giù. Molto dipenderà da cosa vorranno fare gli Stati Uniti da grandi, argomento su cui ci siamo lungamente intrattenuti, ma se tanto mi dà tanto anche gli appassionati appelli in difesa del free speech potrebbero essere meramente tattici, potrebbero riflettere, più che una intima convinzione da parte di chi, essendo padrone delle piattaforme è padrone del discorso, una mossa per mettere in difficoltà chi si è sbilanciato in modo così visibile da essere controproducente, appunto, per il controllo del discorso. Che si possa negare formalmente il ricorso alle urne è un'eventualità che ormai dobbiamo considerare plausibile, ma che resta remota. Che si spenga come una lampadina un blog che ha contribuito a mutare il quadro politico del Paese temo sia molto più probabile. Quando succederà troveremo altri modi per restare in contatto, ma intanto ricordate: la carta resiste ai blackout!

Intanto, vediamo come andrà a finire in Romania: per fortuna, in questo momento i nostri nemici sono distratti da altro, ma l'intelligenza artificiale è viva e lotta per loro...