Visualizzazione post con etichetta community. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta community. Mostra tutti i post

venerdì 11 settembre 2026

La Tromboncina

(...sembra quasi impossibile che con la vita pazzotica che conducevo nel 2024 fossi stato in grado di incidere un disco col mio violoncellista neoborbonico preferito! Invece c'ero riuscito: concerto ad agosto, registrazione a novembre. Il segreto era stato dedicare a questo progetto le vacanze. Poi c'è voluto un anno per l'editing, e ora ci siamo: da qui a gennaio usciranno alcune tracce come teaser, poi da gennaio l'album sarà disponibile sulle principali piattaforme. [Non] fatemi sapere quello che ne pensate...)

Frescobaldi, Canzona quinta detta "La Tromboncina".

(...anni passati a parlare di cose che non mi interessavano e che non capivate, riscuotendo un enorme successo! Vediamo che cosa succede quando l'argomento interessa anche a me. Commenti off-topic saranno considerati come segno di non brillantissima intelligenza e trattati chirurgicamente come tali...)

lunedì 31 agosto 2026

Click day

C'è stato come ogni anno, ed è andato come ogni anno, nonostante che qui non ne avessimo parlato, il che mi conferisce una ragionevole certezza di essere stato sì utile, ma di non essere più indispensabile. Si diventa adulti così, acquistando questa consapevolezza: l'adolescenza è sciapa perché si sente il sale della Terra (e qui di adolescenti ne abbiamo avuti e ne abbiamo ancora molti).

Io farò un breve intervento off records a beneficio dei presenti prima dell'apertura dei lavori.

Ci vediamo lì.


(...resta circa la metà dei posti disponibili: non c'è ragione di affrettarsi, quando saremo vicini al sold out avvertirò gli amici...)

domenica 2 agosto 2026

Complottismo e lotta di classe

(...le ultime escursioni avevano evidenziato qualche limite dei miei scarponi - un male cane in discesa! - e quindi ieri mi era punta vaghezza di provarne un paio che avevo accantonato qualche tempo fa: e quale miglior test della Rava del ferro, su cui qui in tanti vi eravate esercitati?


anonimo ha lasciato un nuovo commento sul tuo post "I tuttosubitisti e il giorno della marmotta":

bè, la metafora finale è una vera e propria ammissione, di colpa, di responsabilità o di fallimento non ha importanza. Intuisco la fatica della salita ma, come sul monte amaro hai evitato la rava del ferro, il paradiso delle ginocchia spappolate, ho la quasi certezza che arriverai alla agognata meta politico/catartica spinto da una buona fetta di italiani. Se la testa rimane allenata ovviamente

Pubblicato da anonimo su Goofynomics il giorno 16 ago 2023, 22:47


Leo ha lasciato un nuovo commento sul tuo post "I tuttosubitisti e il giorno della marmotta":

L'ascesa più dura per arrivare a Monte Amaro per me è quella dalla Rava del ferro una sassaiola tremenda, perché nel salire ogni due passi avanti ne fai uno indietro (i piedi spesso affondano nei sassi che non sono stabili) e nello scendere in molti tratti sembra che stai facendo una gara di slalom più che un sentiero in discesa.

Rava del Ferro su YouTube a questo link

https://youtu.be/mYFMUg5emmU

Pubblicato da Leo su Goofynomics il giorno 19 ago 2023, 13:07


Forse perché non auro sed ferro recuperanda est patria, il ferro esercita su di me una certa fascinazione - ed è infatti da Pizzoferrato che vi scrivo! Ma insomma, su questa "rava" aleggiava un'aura fosca e ostile, tant'è che forse avrei fatto a meno di percorrerla, se non fosse stato che, vittima della mia ansia di migliorarmi sempre, comunque, e in tutto, lo scorso anno avevo chiesto a un amico veramente esperto - maresciallo inquadratore degli alpini - di portarmi a Monte Macellaro, e lui, per non farsi mancare niente, prima mi aveva proposto di continuare per Monte Amaro - e fino a lì, tutto bene! - e poi di "esfiltrarmi" per la via più rapida, che secondo lui sarebbe stata la direttissima o in alternativa la via normale aka Rava del ferro: e siccome tornare per la via di salita era comunque lunga, avevo accettato, percorrendo la rava per la prima volta in discesa. Il dato in qualche modo angosciante per me era che siccome la pendenza aumenta mentre si scende, l'imbocco del canalone era costantemente occultato dalla curvatura del terreno nonostante che più si scendeva e più il sentiero diventasse ripido, il che mi faceva presagire tratti esposti, o comunque la necessità prima o poi di attaccarsi a qualche corda! La ghiaia, di per sé, poteva anche essere divertente dove era sufficientemente sciolta e regolare: lì basta lasciarsi andare e in effetti ci si può sostanzialmente sciare sopra. I problemi cominciano dove il ghiaione si trasforma in sfasciume - e allora ti pianti, perché i sassi sono troppo grandi per cedere sotto il tuo peso! - e dove la ghiaia invade certi tracciolini terrosi, rendendoli, almeno per me, un incubo. Normalmente me la cavo correndo, ma se la pendenza aumenta questo tipo di soluzione non è proprio il più intuitivo. Sintesi: sulle due ore teoriche di discesa, credo di ricordare di avercene messe almeno tre, battendo il sedere in terra un certo numero di volte - a singola cifra! Però mi era rimasta la curiosità di farla in salita. Ieri la luce mi ha svegliato alle 4:30 - sono molto fotosensibile - e alle 7 ero pronto a salire. Piccolo controcazzo: le nevicate di aprile, con quella neve pesante, umida, sovrabbondante, hanno prodotto così tante valanghe che l'attacco del sentiero era completamente invaso da faggi ad alto fusto spezzati come fiammiferi! Così, giusto per ricordare che c'è qualcosa di peggio della ghiaia... Però, con tutto che cercavo di dosare le forze, memore della discesa, la salita non mi era sembrata poi così proibitiva e in tre ore e mezza (con soste) ero su. La discesa, tolto il peso psicologico di non sapere come sarebbe andata a finire - perché questa volta lo sapevo! - era decisamente più gestibile, anche se non riuscivo, con mio grande scorno, a tenere il passo dei tanti più esperti di me che avevo tenuto in rispetto salendo, ma che scendendo mi stracciavano, e secondo me un pezzo del problema è che io non scio, mentre in quel posto quella tecnica serve. L'ultimo tratto, fra due pareti di calcare bianco calcinate dal sole, sulle graniglie altresì bianche e riflettenti, con un gran caldo, con le braccia rosso peperone - ero in maniche corte! - è stato un discreto incubo. Quasi un'ora vedendo la fine del sentiero, ma progredendo lentissimamente per arrivarci intero e non ammaccato... Per fortuna avevo tutta l'acqua necessaria!

Il video di Leo rende molto bene l'idea ed è immune dal vittimismo di molti video escursionistici - rettificherei solo la geografia! Tuttavia, la rava che funziona come dice Leo non è quella del ferro, ma quella della giumenta bianca, che infatti non farò, perché ha senso farla solo con gli sci e io... non so sciare!

E le scarpe? Vanno benissimo! I tedeschi sanno fare le scarpe, questo gli va riconosciuto...)


Ho consultato le statistiche del blog. Ad agosto 2012, mentre scrivevo la prima edizione, scrissi anche 19 post. Non so se in questo agosto riuscirò a tenere il ritmo! Certamente il 10 dovrò annunciarvi il #goofy15, un'edizione che, come sempre, sarà la più bella di tutte. Altrettanto certamente ogni tanto dovrò chiedervi un favore. Ad esempio oggi...

Mentre stavo illustrando il grafico della vergogna, mi è tornato in mente il commento di un'educanda piddina che su sbilanciamoci mi aveva accusato di complottismo perché avevo squadernato le conseguenze distributive dell'integrazione monetaria. Negli anni '80 un sinistrato medio dava per acquisito che la politica del cambio forte servisse a indurre moderazione salariale. Nel corso degli anni questa consapevolezza si era sfilacciata, o veniva pudicamente nascosta a se stessi, nel tentativo forse di rifarsi una verginità distogliendo lo sguardo dall'orrore e dal tradimento di cui ci si era macchiati. Ma insomma, per la simpatica Maria Barbisa "de sinistra" io ero complottista perché sostenevo che la deflazione salariale danneggia i lavoratori (quello che oggi perfino Uva ammette con nonchalance).

Quello fu il secondo shock culturale determinante per me.

Il primo, lo ricorderete, era stato l'agghiacciante discorso di Aristide, il funzionalismo for dummies: "Alberto, sappiamo che l'euro non funziona ma realizzandolo causeremo una crisi che spingerà il popolo a chiedere gli Stati Uniti d'Europa!" Lì capii che la sinistra aveva tradito, anche se, a ben vedere, questo approccio in filigrana palesava che avere una minima legittimazione democratica - se pure ottenuta manganellando il popolo con le crisi! - alla sinistra sembrava ancora indispensabile. Non sono certo che oggi sia ancora così, dopo che incattivita dalla perdita di presa la sinistra delira di limitare il diritto di voto ai soli "colti" (intesi come chi la pensa come loro).

Il commento della Maria Barbisa che mi accusava di complottismo, invece, mi fece capire che la sinistra era morta! Ricondurre a categorie soggettive da feuilleton un fenomeno che, almeno a sinistra, mi aspettavo venisse analizzato in termini di dinamiche oggettive, e peggio ancora non saper leggere come tale un'analisi basata sulla valutazione oggettiva dei rapporti di classe! Ecco: non credo che ci potesse essere definizione migliore di "morte cerebrale della sinistra".

Ora, la cortesia che vi chiedo è questa: qualcuno di voi, credo sherpa810, tempo addietro ha ripostato il post di sbilanciamoci impreziosito da questo commento. Io ho fatto del mio meglio per trovarlo, ma ho fallito. Per caso siete in grado di ripropormelo? Nella seconda edizione vorrei fare un minimo di analisi di questa sconfortante regressione culturale.

Grazie!

venerdì 31 luglio 2026

Lavori in corso

In un giorno dedicato al commento degli ultimi dati sul Pil, mi pregio di segnalarvi che il primo grafico della seconda parte nella nuova edizione del Tramonto è questo nostro vecchio amico:


con la A di Alberto, la C di crescita e la D di depressione. Naturalmente resta aperta la facoltà di segnalare eventuali altre cose che vi abbiano particolarmente colpito (io prendo nota). Non ho molto più di un'ottantina di pagine, quindi vanno un po' selezionate. La cosa che prende meno spazio però è la risposta alla domanda (ricorrente nella cloaca, che altrimenti non sarebbe tale): "Perché non siamo usciti?".

La risposta è semplice: perché non lo avete voluto voi, dando solo il 17% all'unico partito euroscettico. Ci siamo contati per scoprire che la nostra era una battaglia minoritaria, e da quel momento in avanti, amici cari, ci si prospettava astrattamente un bivio: diventare dei piccoli Padoa Schioppa, cioè decidere noi per la maggioranza (posto che avessimo avuto i mezzi per realizzare le nostre decisioni, mezzi che naturalmente per definizione non avevamo, essendo minoranza), o iniziare una lunga traversata nel deserto delle istituzioni, nella disperata speranza che la consapevolezza potesse diffondersi fino ad attutire le conseguenze dell'inevitabile futura crisi.

Potevamo fare di più per convincere gli elettori?

E come no! Avete capito di chi parliamo, no? Di "guarandanovemijoni", "Pescaracas", "l'Italietta della liretta", ecc.

Questi sono gli elettori.

E anche qui siamo di fronte a un altro astratto bivio: dovevamo anche noi abbracciare la prospettiva epistocratica, negando il diritto di voto a dei cretini simili (resterebbe poi da capire come avremmo negato loro l'accesso alle urne...), oppure dovevamo rincretinire il nostro messaggio nella speranza di coinvolgere le loro deboli menti, salvo poi fare del loro consenso un uso migliore di quello che loro stessi ne avrebbero fatto?

Ecco, questo secondo bivio è più impervio del primo.

Nel primo caso, perdonatemi, ma non potete chiedermi di diventare un Padoa Schioppa, una persona disposta a infliggere qualsiasi livello di violenza economica alla maggioranza pur di condurla sul sentiero della Verità che pensa di avere in tasca (ricordate: "attenuare quel diaframma di protezioni che nel corso del Ventesimo secolo hanno progressivamente allontanato l’ individuo dal contatto diretto con la durezza del vivere, con i rovesci della fortuna"). Un approccio paternalistico che mi rifiutavo di avallare ex ante, e che quindi figuratevi quanto sia disposto a considerarlo ex post, ora che perfino Draghi ne ha dichiarato il fallimento (perché sì, il riavvicinare alla durezza del vivere era tagliare le pensioni, tagliare i salari, ridurre la domanda interna: cioè quella cosa che secondo il Draghi del 2025 ci ha rovinato e secondo il Bagnai del 2011 ci avrebbe rovinato...).

Ma nel secondo caso, posto che la deriva epistocratica mi ripugna non fosse che per il mero dato di fatto estetico che chi se ne fa promotore è regolarmente un poraccio che parla un italiano infarcito di barbarismi ed è palesemente refrattario a qualsiasi fruizione culturale di minima quota, è altrettanto vero che la deriva "sciura Maria" (incretinirsi per inseguire i cretini) è altrettanto ripugnante, ed è nei fatti una causa attiva dello sfaldamento del nostro sostegno, dato che il cretino, o meglio lo stupido, come ci insegna Cipolla, è imprevedibile, e quindi andare al suo inseguimento non può che determinare un messaggio politico condannato a essere (e quel che è peggio a sembrare!) estemporaneo e privo di direzione.

E questo credo chiuda il capitolo "politico" della seconda edizione, o quanto meno ne costituisca il nucleo (salvo aggiungere qualche aneddoto ad colorandum), lasciando spazio a temi più interessanti...

giovedì 16 luglio 2026

Altre tre interviste

(...fa sempre piacere ricevere un complimento da una signora! Ieri ho incontrato una donna molto importante per me, che mi conosce bene, che sa come sono fatto dentro. Un fugace incontro a pagamento, ma non pensate male: l'appuntamento non era in una casa, era in una clinica. Al termine, mi ha detto che effettivamente i miei 64 non li dimostro né fuori, né dentro, e anche se un po' comincio a sentirli - ad esempio nei tempi di recupero dopo le escursioni - la cosa mi ha fatto piacere. La condivido con voi perché qualcuno, in un commento su X al post precedente, diceva: "Spero che non si dovrà aggiungerne una quarta nel 2030 o pure peggio una quinta nel 2035". Io invece conto di aggiungerne perfino una nel 2062, pensate un po'. Sì può fare...)

Abramo:


Maria:

Ida:


(...le altre sono qui...)

(...per un fenomeno strano, da quando ho perso mio padre mi mancano i miei nonni, soprattutto le mie nonne, perché il nonno materno non l'ho conosciuto - ne porto il nome per un ben preciso motivo - e quello paterno lavorava sempre. Questi video in cui mi sono imbattuto grazie all'algoritmo, che - come ogni regime totalitario - ha fatto anche cose buone, sono una delle cose più poetiche che abbia visto in vita mia: poetiche nella realizzazione, nella delicatezza, nel rispetto, e poetiche nell'intenzione, quella di trasmettere una memoria, una memoria orale. Un po' di aritmetica ci aiuterà. Nel 1926, quando questi centenari nascevano, o trotterellavano per casa sulle loro gambette di quatrani, viene istituita l'Opera nazionale Balilla, e i sindaci sono sostituiti dai podestà. Quando Guernica venne bombardata avevano 11 anni, e quando venne bombardata Ortona ne avevano 17. Quando entrò in vigore la Costituzione ne avevano 22, e quando entrò in vigore l'euro ne avevano 73. Ne hanno viste e capite, o patite, di cose, questi occhi. Quando riflettiamo alle miserie della nostra esistenza, un po' autonomamente, un po' perché condizionati - tutti lo siamo! - dal racconto falso e bugiardo dei nemici della democrazia, che scoprono ora i mali che hanno causato, fermiamoci un attimo e ascoltiamo queste storie. Non solo il Paese, ma anche i suoi abitanti, singolarmente, hanno passato momenti più difficili di questo, schiavitù più dolorose, circostanze più assurde del gigantesco suicidio collettivo che ci sta travolgendo. Perché abbiamo deciso di condannarci alla povertà e all'irrilevanza non mi è del tutto chiaro - il come sì, il perché un po' meno - ma per quanto questo possa sembrare, e in effetti sia, innaturale, la cosa più assurda del mondo resta sempre la morte di un figlio...)

(...dunque, facciamo un po' di conti... Le Guerre dei trent'anni durano trent'anni, quindi se iniziano nel 2018 terminano nel 2048. Nel 2048 sarò un arzillo ottantaseienne: magari non andrò a Monte Amaro, ma al Porrara penso di sì, o almeno al Basilio, sempre che mantenga la testa, che poi è la cosa che mi preoccupa di più. Quindi sì, nel 2030 un'intervista ci sarà di sicuro! Ma non auguratemi che sia l'ultima! Abbiamo ancora molto tempo da passare insieme, anche se confido di passarne un po' coi miei nipoti. Sempre l'aritmetica ci dice che quando nacque er Palla mio padre aveva la mia età attuale. Siamo un po' in ritardo coi nipoti, ma alla fine arriveranno, ed è per loro che mi sto tenendo in forma. D'altra parte, all'età mia mio padre era decisamente meno prestante: smettendo di fumare si era appesantito. Io, per non sbagliare, non ho cominciato, e così un problema l'ho risolto in radice. Certo, a star seduti sulla riva del Sangro il rischio di prendere i reumatismi è concreto: ma io tutti li voglio veder passare, dal primo all'ultimo, e li vedrò: ve l'ho detto che sono paziente!...)

mercoledì 15 luglio 2026

Tre interviste

 Nel 2026 su Money.it:

Nel 2014 su Rai2:

Nel 2012 su byoblu:


Cose sbagliate non ne vedo, ma non vi potete aspettare che ne veda io, sono evidentemente di parte!

Non vedo nemmeno molte differenze (a parte l'età).

Voi ne vedete?

venerdì 10 luglio 2026

Il tramonto in cinque grafici

“Il tramonto dell’euro” riassumeva i risultati di un anno di divulgazione di teorie economiche (e 15 anni di pubblicazione di ricerche economiche) su cui c’era oggettivamente poco da discutere, e utilizzava questo patrimonio informativo per trarre conclusioni politiche su cui invece c’era e c’è ancora molto da discutere. Nel frattempo, all’anno di divulgazione se ne sono aggiunti altri 14, e all’analisi politica astratta, fatta “dall’esterno“, si è aggiunta l’esperienza politica diretta, che ho cercato di condividere nella misura del lecito e del possibile con voi.

Ora, se un anno di divulgazione ha prodotto un testo di 500 pagine, mi sembra evidentemente inopportuno condensare 14 anni di divulgazione in un testo di 7000 pagine! Non escludo che fra voi ci sia qualcuno tanto matto da comprarselo o da regalarlo. Quello che mi sento di escludere categoricamente è che ci sia qualcuno tanto matto da leggerlo!

Questo rischio, tuttavia, è scongiurato da almeno due circostanze.

La prima è che il meccanismo narrativo del blog prevede e fa ampio uso dell’espediente del “quod erat demonstrandum”, su cui abbiamo anche fatto un convegno annuale di a/simmetrie, e su cui si sono esercitati illustri semiologi. Questo significa che buona parte della narrazione successiva al 2012 è stata semplicemente una verifica delle conferme che i fatti regolarmente davano alle teorie esposte, o meglio divulgate, durante il primo anno di lavoro, che quindi non necessitano di essere ulteriormente riproposte. Il significato profondo di questo espediente non era indulgere all’odioso velavevodettismo, ma combattere in radice il più vile e repellente tentativo di un certo ceto intellettuale di sottrarsi alle proprie responsabilità: quello di affermare che l’economia non fosse una scienza, e che quindi se le cose erano andate storte in fondo la colpa non era di nessuno, perché una “non scienza“ non poteva fornire una base previsionale solida per analizzare le conseguenze di determinate scelte politiche. Ogni QED è in effetti la prova del contrario, cioè la prova del fatto che effettuando un’analisi sulla base di semplici principi economici non sarebbe stato difficile prevedere quelli che chi li aveva provocati voleva liquidare, per assolversi, come effetti collaterali imprevedibili e secondari (vi ricorda qualcosa?).

Ma questo punto può essere liquidato in modo abbastanza sintetico, riportando la confessione di Monti (“abbiamo distrutti la domanda interna”) e leggendola alla luce della palinodia di draghi (“noi credevamo che eravamo”). Per inciso, lascio draghi con la minuscola perché così me lo scrive il telefonino mentre gli detto: credo sia l’unico caso in cui l’intelligenza artificiale dimostra la sua superiorità su quella umana!

E qui si viene alla seconda ragione per cui 14 anni di divulgazione non devono necessariamente produrre 7000 pagine di testo: non solo perché questa divulgazione ulteriore è servita principalmente a ribadire concetti o a dimostrarne le implicazioni pratiche, ma anche perché oggi possiamo contare sulla confessione degli econocidi, o, se volete, possiamo appoggiarci sull’autorità di illustri colleghi con molta esperienza politica (ancorché poca esperienza di ricerca), un’autorità alla quale i nostri interlocutori non possono che inchinarsi, dopo avercela proposta per anni come la parola definitiva che squadrava da ogni lato, finché andava incontro ai loro pregiudizi e alle loro intenzioni.

È un bene che dal punto di vista economico non ci sia molto da aggiungere né in termini divulgativi né in termini scientifici, perché questo ci permetterà di concentrarci sugli aspetti politici.

Tuttavia, in questi anni qualcosa in più abbiamo capito e quasi 15 anni di dati aggiuntivi consentono di mettere in evidenza fenomeni che ex ante vedevamo solo noi, mentre ex post non vede solo chi non vuole vederli. Sto quindi riflettendo su quali siano i cinque grafici più espressivi dei secondi 14 anni di vita del blog, i grafici, insomma, che andrebbero comunque inseriti nel nuovo testo. Vi faccio un esempio: il grafico che tutti conoscete dello scostamento fra l’andamento del Pil tendenziale e quello del Pil effettivo dopo lo shock del 2008 è senz’altro da inserire, non fosse altro che perché illustra in modo molto eloquente la motivazione alla base del testo originale. Questo grafico quindi lo metterò, probabilmente in apertura della parte addizionale.

Domanda: quali sono gli altri quattro grafici fra quelli che vi ho esposto e abbiamo discusso negli anni dal 2013 ad oggi che ritenete più utili per evidenziare il messaggio del testo, o anche semplicemente per seminare il dubbio nella mente impermeabile di un piddino?

Se possibile, soprattutto se non volete o potete descriverli in linguaggio tecnico, datemi il link al posto in cui li avete trovati. È chiaro che voi siete una platea selezionata, non siete esattamente un campione significativo in senso statistico, ma ciononostante è probabile che quello che in qualche modo ha impressionato voi sia suscettibile di impressionare anche altri…


mercoledì 8 luglio 2026

L'apposita tabbella (cit.)

Popolo di Bagnai, devi prenderti le tue responsabilità! Se Il Libro è un'opera corale, bisognerà pure che faccia qualcosa anche tu. Esaurita la vicenda dei grafici, affrontiamo rapidamente quella delle tabelle, che sono "apposite" sostanzialmente per lo stesso motivo per cui le olive sono greche e le riforme strutturali. Ho riprodotto tre versioni della stessa pagina del Tramonto: quella con la tabella originale, e due proposte diverse, che evitano a mio avviso l'effetto "insalata di font" (un'insalata che a me sta particolarmente indigesta) e altri appesantimenti vari.

Quale busta apriamo?

La 1:


la 2:


o la 3?


So che a schermo non si vede benissimo, ma ho preferito mettervi le immagini delle pagine in dimensioni originali, così se volete stamparvele vi fate meglio un'idea. Io ho le mie preferenze, ma siccome sono un sincero democratico (perché i democratici sono sinceri, come le olive sono greche) non ve le dico, altrimenti che gusto ci sarebbe a manipolarvi se vi dicessi prima dove vi voglio portare? 

Aspetto vostre e mi raccomando: una tabella (apposita) leggibile contribuisce molto...

...e ora vi lascio perché ho subito l'irruzione di Borghi!

martedì 7 luglio 2026

Non ditelo a nessuno!

(...e a chi potreste dirlo, visto che non esistete?...)

Ieri l'editore mi ha recato buone notizia dal mondo delle amazzoni: il testo è in preorder quattro mesi prima dell'uscita dichiarata, e in ottima posizione. "Francamente mai mi è capitato", così si è espresso. Del resto, perché mai un testo che andò esaurito su Amazon prima della sua uscita, tenne la testa della classifica Amazon generale per settimane, tenne la testa della classifica economia per mesi, e oggi si vende a questo prezzo:


non dovrebbe interessare ad Amazon? Il problema sono stati sempre e solo i circuiti piddini: Salone del libro, Feltrinelli, Mondadori. Ma, come notava un esperto del settore, ormai sono alla canna del gas anche loro, e una cosa che si vende probabilmente gli fa comunque gola.

Va bene l'ideologia, ma di fronte all'inedia prevale l'istinto di sopravvivenza!

A proposito: se avete un libraio che ci volete bene (sic), perché non andate a fargli una richiesta che non gli conviene rifiutare? Del tipo: "Ho saputo che esce la seconda edizione del Tramonto dell'euro, quando posso prenotarla?"

domenica 5 luglio 2026

Siete manipolabili

(...ho fatto bene ad andare. Oggi il noto blogger del primo secolo ricordava una cosa che è, in fondo, la pietra angolare di questo blog del XXI secolo: Confiteor tibi, Pater, Domine caeli et terrae, quia abscondisti haec a sapientibus et prudentibus et revelasti ea parvulis. Anche qui, e anche nel Tramonto dell'euro, sono state rivelate ai piccoli tante cose che erano rimaste nascoste - in plain sight - ai sapienti. Certo, poi i piccoli di queste rivelazioni ricevuto lungo i secoli qualcosa dovrebbero fare, da esse qualcosa dovrebbero apprendere. Ma il problema, purtroppo, è che voi...)


...siete manipolabili! Avete visto quanto è facile con un referendum portarvi dove vuole andare chi imposta il quesito? Ma così, almeno, avete avuto l'illusione di decidere...

Facciamo un'altro (sic) referendum.

(...ieri mi sono crepato sul paesaggio lunare - ancora parzialmente innevato! - della Majella, oggi vorrei chiudere il discorso "grafici", perché nel frattempo mi stanno prudendo le mani e vorrei cominciare a scrivere, dopo aver raccolto tanti appunti. Di cose da dire ce ne sono tante, speriamo di avere lo spazio per farlo, altrimenti bisognerà scrivere un testo a parte: "Il tramonto dell'Europa". Intanto, però, risolviamo il problema dei grafici...)


Visto che il popolo ha scelto Barabba (strano!), sottoponiamogli un altro importante quesito.

Volete restare nell'euro:


o uscire dall'euro:




(...ora vado a messa - mi sembra un gesto minimo di cortesia dopo essere tornato vivo da 2800 metri a 64 anni, e fra l'altro, come ho detto nell'intervista a Money.it, io rispetto le gerarchie! - al ritorno prenderò atto delle vostre pregiate conclusioni e mi metterò al lavoro per togliermi questa rottura di coglioni...)

giovedì 2 luglio 2026

Facciamo un (altro) referendum

(...visto che qualcuno ha sollevato il problema...)


Preferite Cristo:


o Barabba?





(...feel free...) 

domenica 28 giugno 2026

Tanto lavoro silenzioso...

...quello che porta da qui:


a qui:



(...e naturalmente non c'è solo questo! Grafici da cui mancavano le unità di misura, segni di interpunzione omessi, "pesi" tipografici in vario modo non coerenti, indicazioni bibliografiche omesse o riportate in modo non coerente, cioè in nota e non in bibliografia, ecc. Nonostante che mi fosse piaciuto molto scriverlo e vi fosse piaciuto molto leggerlo, dal punto di vista editoriale "Il tramonto dell'euro" lasciava parecchio a desiderare. La revisione qualcosa apporterà: rimetteremo qualche puntino nel testo, e qualche puntino sulle "i", considerando che dei 14 anni trascorsi dalla prima edizione sei ne ho trascorsi da uomo libero, e otto "ner palazzo", dove qualcosa ho imparato, e vorrei tanto provare a trasmettervelo. Come dicono quelli bravi: stèi tiund!...)

sabato 13 giugno 2026

“Mi fai paura!”

 …e io: “Perché?”

E lui: “Perché me lo avevi detto dieci anni fa!”

E io: “Ma dici nel post su ‘per me sei come un fratello’?”

E lui: “No, a voce: ti avevo chiesto che cosa ne pensavi, me lo avevi detto, ci ero rimasto male ma avevi ragione tu!”


(…serve a me per ricordarmi di quando ero lungimirante. Fra le cose di cui dovreste ringraziarmi una delle meno banali è l’avere avuto l’istinto di preservarvi dalle impurità, è l’aver mantenuto un minimo di igiene della community. Pensate che c’è perfino chi mi aveva proposto di invitare a casa nostra, ma soprattutto mia, Scipione lo spezzino! E poi vi ho risparmiato l’altro amico del giaguaro, Mark O’Ryzzo, oltre a una serie di altri sciroccati minori di cui nel frattempo il dibattito ha perso traccia. Un politico deve cercare di aprire le porte, di accogliere, di coinvolgere, di ampliare il consenso. Nonostante io ammiri chi lo fa, come Claudio, e gliene sia anche grato, perché se non lo avesse fatto con me io non sarei entrato in parlamento - vero è che a mia volta gli avevo aperto le porte della community - nonostante io ritenga che questa sia la cosa giusta e ammiri chi la fa, a me di farla non me ne frega un cazzo! Per me c’è una cosa che viene sopra il coinvolgimento ed il consenso, ed è la sincerità del nostro rapporto e la qualità dei miei argomenti. Sarò anche paternalistico in questo, ma ho spesso riflettuto se offrirvi un cibo di cui sareste stati magari anche golosi, ma che sarebbe stato poco nutriente, e tutte le volte ho deciso di non farlo. Certo, magari avremmo avuto 700 persone invece di 600. Ma il contributo di pensiero che avremmo ricevuto non avrebbe compensato l’ossigeno che avremmo perso. Le community virtuali possono anche essere o sembrare sterminate, mentre quelle fisiche hanno un limite di capienza. In cambio, però, offrono superiori possibilità di arricchimento spirituale, come quella di prendere da una parte un giovane e rispondere alle sue domande, sperando che ricordi le risposte fino a quando diventeranno comprensibili anche per lui. Intanto, ricordatevi di dare il vostro 5 × 1000 ad a/simmetrie. Per quanto possiate dimenticarlo, la casa della community è quella lì, quella è l’infrastruttura, non una piattaforma messa a disposizione del mondo da un genio multimiliardario che non è uno di noi… Abbiamo svariati progetti in serbo per portare avanti le nostre idee, non rimpiangerete il vostro contributo…)

venerdì 8 maggio 2026

Show must go on (parte terza)

(...per completezza. La seconda è qui...)


Disons-le en passant, être aveugle et être aimé, c’est en effet, sur cette terre où rien n’est complet, une des formes les plus étrangement exquises du bonheur. Avoir continuellement à ses côtés une femme, une fille, une sœur, un être charmant, qui est là parce que vous avez besoin d’elle et parce qu’elle ne peut se passer de vous, se savoir indispensable à qui nous est nécessaire, pouvoir incessamment mesurer son affection à la quantité de présence qu’elle nous donne, et se dire : puisqu’elle me consacre tout son temps, c’est que j’ai tout son cœur ; voir la pensée à défaut de la figure, constater la fidélité d’un être dans l’éclipse du monde ; percevoir le frôlement d’une robe comme un bruit d’ailes, l’entendre aller et venir, sortir, rentrer, parler, chanter, et songer qu’on est le centre de ces pas, de cette parole, de ce chant ; manifester à chaque minute sa propre attraction, se sentir d’autant plus puissant qu’on est plus infirme, devenir dans l’obscurité, et par l’obscurité, l’astre autour duquel gravite cet ange, peu de félicités égalent celle-là. Le suprême bonheur de la vie, c’est la conviction qu’on est aimé ; aimé pour soi-même, disons mieux, aimé malgré soi-même ; cette conviction, l’aveugle l’a. Dans cette détresse, être servi, c’est être caressé. Lui manque-t-il quelque chose ? Non. Ce n’est point perdre la lumière qu’avoir l’amour, Et quel amour ! un amour entièrement fait de vertu. Il n’y a point de cécité où il y a certitude. L’âme à tâtons cherche l’âme, et la trouve. Et cette âme trouvée et prouvée est une femme. Une main vous soutient, c’est la sienne ; une bouche effleure votre front, c’est sa bouche ; vous entendez une respiration tout près de vous, c’est elle. Tout avoir d’elle, depuis son culte jusqu’à sa pitié, n’être jamais quitté, avoir cette douce faiblesse qui vous secourt, s’appuyer sur ce roseau inébranlable, toucher de ses mains la providence et pouvoir la prendre dans ses bras ; Dieu palpable, quel ravissement ! Le cœur, cette céleste fleur obscure, entre dans un épanouissement mystérieux. On ne donnerait pas cette ombre pour toute la clarté. L’âme ange est là, sans cesse là ; si elle s’éloigne, c’est pour revenir ; elle s’efface comme le rêve et reparaît comme la réalité. On sent de la chaleur qui approche, la voilà. On déborde de sérénité, de gaîté et d’extase ; on est un rayonnement dans la nuit. Et mille petits soins. Des riens qui sont énormes dans ce vide. Les plus ineffables accents de la voix féminine employés à vous bercer, et suppléant pour vous à l’univers évanoui. On est caressé avec de l’âme. On ne voit rien, mais on se sent adoré. C’est un paradis de ténèbres.


Ho avuto la fortuna di conoscere la mia bisnonna, la madre della madre di mio padre, Teresa da Lucignano d'Arbia, cieca da entrambi gli occhi (debolezza che si era trasmessa per li rami fino al suo nipote e mio padre ma da cui io vado esente - anche se per prudenza la pressione oculare me la controllo!), ma lucida come uno specchio lucido.

"Nonna, quando cade Pasqua fra tre anni?" "Il 30 marzo." "Quando cade la prima domenica di marzo?" "Il 2". Così, senza esitazione alcuna. Non so che algoritmo applicasse, se sapesse di epatta e fasi lunari: certo è che a differenza del nostro amico intelligente (AI) lei a casaccio non andava. Forse, mentre sgranava il rosario, recitava il calendario: ma allora avrebbe avuto una memoria di ferro! Arrivò a 99 anni, che è un buon obiettivo intermedio da proporsi: numero palindromo, ma soprattutto numero di Kaprekar (qui si imparano sempre cose utili), amata e accudita come Monseigneur Bienvenu dans son paradis de ténèbres.

Anche mio figlio ha conosciuto la sua bisnonna, Rosa, cioè la madre di mio padre, che lui chiamava "la nonna con le ruote", in conseguenza di un piede diabetico, con tutto quel che ne derivò (e anche da questa debolezza le insondabili leggi della genetica e dell'evoluzione mi hanno schermato, per non parlare del mutamento di costumi, che ci tiene alla larga dai glucidi). Certamente come nonna (per me) fu più agevole che come suocera (per mia madre): era il mio rifugio, come vi feci capire tempo addietro, la mia radice in Toscana, poi estirpata dal decorrere del tempo.

Già avrete capito dove voglio andare a parare.

Io non so quando vedrò i miei nipoti e se avrò sufficiente forza per godermeli (nel dubbio, proseguo con la sana prassi di ascoltare quasi ogni mattina correndo la rassegna stampa di Daniele: ove mai smettesse di tenerla, ne conseguirebbe un mio tracollo fisico, quindi abbonatevi al Tempo se tenete al vostro guru!), ma da un paio di giorni una cosa la so: non conosceranno il loro bisnonno. È andata così, in modo un po' imprevisto, ma con dignità e senza sofferenza. In questi casi, diciamo in caso di uscita, a capire che cosa è successo ci vuole un po', esattamente come nel caso opposto, in caso di entrata. In entrambi i casi si viene immediatamente distratti da una serie di contingenze pratiche mentre si transita su una nuova orbita, su un diverso livello di energia. Il messaggio è chiaro: cade l'ultimo diaframma fra me e la Verità (con la "l" minuscola, ovviamente). Ora sono io il decano.

L'ho detto solo al mio capo e al mio capogruppo (perché sono due amici e perché era meglio che lo sapessero), ma se da un lato a voi non voglio nasconderlo, perché in questi quindici anni abbiamo condiviso tutto, dall'altro ho tenuto la cosa riservata (quindi non l'ho detto agli uffici di assemblea, ecc.), per evitare che anche questo momento diventasse come le feste comandate un festival del servo encomio via WhatsApp. So chi mi vuole bene, e so anche perché (quindi so anche chi smetterà di volermi bene quando non conterò più un cazzo), so anche che voi non leggete questo blog (e come potreste, dato che non esiste?) ed è quindi inutile che vi esorti a tenere per voi questa condivisione che non c'è mai stata, onde evitare che chi non è di famiglia come voi (ma anche chi lo è o crede di esserlo come voi) mi intasi il cellulare, perché non serve a nulla.

Condivido solo un ricordo, che mi è tornato nitido in mente qualche sera fa, mentre cenavo con pregiati esponenti della classe dirigente di questo Paese che non riesce a volersi bene per quello che è (e che invece proprio per come è tanto affetto e cura meriterebbe). Nel discorso era caduto per vari motivi sui cui non mi dilungo il tema dell'identità nazionale (sembra strano, ma ci sono manager cui interessa...), e uno dei commensali ci raccontava la vita di suo padre, in qualche modo parallela a quella del mio: entrambi alti dirigenti in aziende pubbliche che gestivano e gestiscono servizi di rete (mio padre oggi verosimilmente sarebbe l'AD di FS Logistix), una vita in azienda, un orgoglio profondo di servirla, e per il suo tramite di servire quella Repubblica che loro avevano visto nascere. Il mio amico ricordava di quando l'azienda in cui lavorava suo padre aveva attraversato un momento di stress particolarmente acuto, e suo padre, che era già pensionato, il giorno dopo, in pendenza di emergenza, era uscito di casa ed era andato al lavoro per dare una mano. Ma la cosa strana non era questa: era che a quell'epoca, oltre vent'anni fa, il lavoro di decostruzione ancora non aveva frantumato la nostra identità, e quindi i suoi colleghi lo avevano lasciato entrare e si erano fatti aiutare, perché a quel tempo aver trascorso una vita nella stessa azienda, attraversando con varie responsabilità i vari livelli gerarchici e funzionali, veniva considerato ancora un valore aggiunto, una garanzia di competenza, non una macchia, una prova di scarso dinamismo, di renitenza alle sfide della globalizzazione, come lo considererebbe oggi un head hunter. Riflettevamo, grazie a questo ed altri episodi, su quanto fosse stato fatto in quella e in altre aziende per impedire che un certo patrimonio di cultura aziendale venisse riconosciuto e trasmesso come un valore, e su come si fosse preferito sacrificarlo a competenze asseritamente fungibili, un po' come sapere il greco, l'algebra o la geografia sono stati sacrificati sull'altare della pedagogia in un altro mondo, quello della scuola (dove la trasmissione del sapere costituisce l'oggetto sociale).

Queste considerazioni mi riportavano col pensiero a tante cene in famiglia, nel traverso fra gli Ottanta e i Novanta, in cui mio padre lamentava la calata dei consulenti, di questi estranei, ignari della materia, che si prendevano un pacco di soldi per venire a insegnare a lui e ai suoi colleghi, che sapevano benissimo farlo, il loro mestiere. Vedevo all'epoca l'entusiasmo di mia madre ogni volta che riattaccava questa geremiade (spero di non parlare troppo a SAR del mio lavoro: senz'altro, di occasioni per farlo non ne ho tante...), vedo ora qual era la posta in gioco: in nome della modernità, e del trasformare lo Stato in un Mercato che però paga come lo Stato (cioè poco), si stavano ponendo le basi per guadagnare "efficienza" trasformando una grande azienda in una scatola cinese di quasi 200 società (con altrettanti consigli di amministrazione, collegi sindacali, e organismi di vigilanza). Insomma: i "consulenti" stavano all'economia pubblica come i pedagogisti stanno all'istruzione pubblica. Stessa funzione, stesso risultato: mettere (fintamente) a mercato in nome di (finti) guadagni di efficienza, smantellando la nostra identità e la nostra cultura, saldamente fondata (un tempo) sul saggio principio rem tene, verba (et opera) sequentur.

Di questa, e di altre cose, avrei forse voluto parlare con lui ora che nel mio ruolo devo gestirne o subirne le conseguenze, ma ci sarà senz'altro tempo di farlo con calma. Aveva iniziato la sua vita dove vorrei terminare la mia, in campagna, e l'ha terminata come spero di terminare la mia, dimenticandosi, nel sonno, di respirare. 

Non preoccupatevi di me, e, soprattutto, tenetelo per voi...


(...intanto, al convegno del Dipartimento economia che si svolgerà il 27 maggio a Roma parleremo anche di capitalismo di Stato, perché è così che funziona dove le cose funzionano...)

lunedì 4 maggio 2026

Refusi

Baio inviata, contratto discusso, approfitto del fatto che siete caldi per chiedervi una cortesia che forse vi ho già chiesto o mi avete già fatto: potreste indicarmi quali refusi avete riscontrato nella vostra copia? Sarebbe meglio se indicaste anche il numero della ristampa, perché qualcuno potrebbe già essere stato recuperato in ristampe successive.

Per darvi un’idea, vi metto qui quelli che sono emersi a una mia prima rilettura (non ancora terminata):


A pagina 69, ultimo capoverso: “è lo specchio contabile ed economico di quello dell’altro “.


A pagina 81, ultimo capoverso, punto esclamativo dopo “anzi”.


A pagina 87, primo capoverso: “dopo la sganciamento” va corretto in “dopo lo sganciamento”.


A pagina 88, seconda riga, inserire “qualcosa” prima di “non torna”. 


A pagina 89, chiudere la seconda riga con un punto esclamativo. Conseguentemente, mettere la maiuscola a capoverso.


A pagina 90, quart’ultima riga, sostituire “accetti” con “Accetta“.


A pagina 133, primo capoverso, manca la fonte bibliografica della citazione di Prodi (2001).


A pagina 134, valutare se sostituire al paragrafo “il romanzo di centro e di periferia” la sua versione più colorata pubblicata nel blog.


A pagina 138, e in eventuali luoghi simili, valutare se sostituire o citare in nota la versione finale pubblicata di studi di cui il testo originale cita la versione working Paper (nel caso specifico quello di Reinhart e Sbrancia, 2011, pubblicato successivamente).


A pagina 145 prima riga, scrivere “secondo cui”.


A pagina 157, terzo capoverso si parla dell’approvazione del Six Pack a marzo 2011, ma in realtà mi sembra che sia stato approvato a novembre 2011.


A pagina 236, primo capoverso, si parla di “tassi di cambio effettivi bilaterali”, ma in effetti si dovrebbe parlare di “tassi di cambio reali bilaterali”.


A pagina 247, primo capoverso, risolvere il riferimento bibliografico eliminando la nota a pie pagina.


Grazzie!

Nun je g'entra...

Che in marchiciano (sic) significherebbe: non gli entra.

Dove? 

Fate un po' voi! Nonostante la mia esauriente spiegazione, siamo già a due bloccati. E questo ci rinvia all'eterno tema del ruolo delle opere nella salvezza dell'anima. In teoria dovremmo essere cattolici da queste parti, ma vedo una certa sfiducia nel ruolo delle opere...

(...non gli entra nel senso di "in testa non gli entra". Sapete poi come va a finire. Goofynomics è un blog salvavita, o almeno salvaterga...)

(...poi ve sblocco, calma. Quando mi ricordo...)

Urge baio

Sì, la baio, sapete quella cosa che i cretini nella cloaca massima intasano di bandierine, dopo averci affastellato scintillanti qualifiche awanagana precedute dall'immancabile "father of two"?

Ecco.

Ovviamente serve (e di corsa pure) anche all'editore (questa cosa sta diventando la novella dello stento), per i suoi stessi venali scopi (convincere una serqua di piddini a distribuire il Malleus piddinorum, che è un po' come aprire una rivendita di aglio di Sulmona in Transilvania). Sarebbero 600 o 700 battute. Quella della prima edizione ve la rimetto qui:

Alberto Bagnai è nato a Firenze e si è laureato in Economia alla Sapienza di Roma, dove ha conseguito il dottorato in Scienze Economiche. È professore associato di politica economica presso il Dipartimento di Economia dell’Università Gabriele d’Annunzio di Chieti-Pescara. Si occupa di economie emergenti e della sostenibilità del debito pubblico ed estero e ha pubblicato saggi su riviste scientifiche nazionali e internazionali. Il suo blog goofynomics.blogspot.com è diventato un importante punto di riferimento per l’analisi della crisi dell’Eurozona.

(sono 555 battute).

Che dite? Qualcosa credo che bisognerà aggiungere. Mi ci metto, se potete fatevi venire qualche idea anche voi.

Addendum delle 12:17

Scusate, vi propongo questa:

Alberto Bagnai, nato a Firenze, ha conseguito il dottorato in Scienze Economiche alla Sapienza di Roma ed è professore associato di politica economica all’Università Gabriele d’Annunzio di Chieti-Pescara. Si è occupato di sostenibilità del debito pubblico ed estero e di economia europea. Al culmine della crisi dell’Eurozona ha aperto il blog goofynomics.blogspot.com e pubblicato “Il tramonto dell’euro”, che si sono imposti da subito come importanti riferimenti nel dibattito sull’Unione Europea, portandolo nel 2018 ad affiancare all’esperienza accademica quella parlamentare. Attualmente presiede la Commissione bicamerale di controllo degli enti previdenziali.

Vediamo chi capisce perché non la toccherei...

domenica 3 maggio 2026

Grazie!

Vi giro il commento dell'editore al testo della cedola cui voi avete messo mano con tanta passione e diligenza:

E’ perfetto. Davvero perfetto.

Sono sicuro che insieme faremo un ottimo lavoro, anche se... non potrà essere tutto condiviso, perché qualche sorpresa dovrò pur lasciarvela, no!?

Intanto grazie: quando chiamo ci siete, e questo per me conta molto (e anche per gli altri...).

Gli amici

(...prevenire è meglio che curare, ma curare è molto più divertente...)

Molto rapidamente.

Io non ho amici. O meglio: non sono sicuro di averne. Però so quando saprò di avere amici, e sarà quando non conterò più un cazzo (o comunque verrò percepito come irrilevante)! Il momento cruciale potrebbe essere ad esempio l'uscita dal Parlamento (posto che, se non un potere, il Parlamento almeno ti dà un ruolo tale da attirare le invidie di tanti, anche qui fra voi, cari amici...). A quel punto, la cappa mielosa e soffocante di tanti inviti, di tanti buongiornissimo, di tante blandizie, di tante lusinghe, si dissolverà, e tornerò a respirare aria pura. Io continuerò a non aver bisogno di nessuno (pare sia una caratteristica di tutti i sagittari), e potrò serenamente prendere atto di chi (e perché) continuerà ad avere bisogno di me. Uno scolarizzato nel XX secolo possiede un fornitissimo toolbox per gestire situazioni simili.

Purtroppo però ho molti conoscenti. Il mio numero di telefono ce l'hanno 4976 persone (in realtà molte di più perché c'è sempre qualche imbecille che ti inserisce senza consenso in chat popolatissime: 4976 sono quelli che ho registrato io nella mia rubrica), ce l'hanno anche molti di voi, cari conoscenti, e capisco il sottile brivido che pervade il membro della community nel disporre di un filo diretto col proprio adorato guru.

Tutto comprendere è quasi tutto perdonare.

Quasi tutto.

Perché se volete parlarmi del primo dentino di vostro figlio, della crisi (o della felicità) della vostra coppia, se volete condividere con me un momento di sconforto, se avete una difficoltà di qualsiasi natura cui io possa cercare di ovviare, anche semplicemente dandovi un ascolto che magari altrove non trovate, direi perfino se volete parlarmi del campionato di calcio, e direi financo se volete darmi una lezione di economia, io ci sarò sempre.

Ma se vi azzardate a rispondere in privato su WhatsApp a un quesito che pongo pubblicamente sul blog, io blocco (come il compianto Faletti, per capirci), e blocco senza remissione, senza pietà, senza spiegazioni e, con un'unica eccezione, senza avvertimento, ma, lo confesso, con un discreto piacere.

Il motivo è molto semplice, e dovreste apprezzarlo voi per primi: se io sollevo una discussione in seno a questa bella d'erbe famiglia e di conoscenti, desidero appunto che essa sia una discussione pubblica, affinché ciascuno possa prendere atto dei contributi dati dagli altri, col duplice beneficio di evitare duplicazioni e di contribuire all'avanzamento della risposta collettiva. Essere nani sulle spalle di nani è sempre meglio che esserlo al livello del suolo, non trovate? Se la risposta mi arriva in privato, tutto questo viene naturalmente a mancare. Mi pongo quindi il problema se trascrivere io il contributo in un commento del blog, o bloccare chi aggira la pubblica agorà, e scelgo la cosa più rapida, forte del fatto che se nessuno è indispensabile (nemmeno io, pensate un po'!), il tempo resta però una risorsa scarsa: si può quindi rinunciare a un contributo non indispensabile, soprattutto se, da sagittari, si possiede una curiosità selettiva e controintuitiva (mi commuove ogni giorno da quando sono in politica la mia sterminata capacità di appassionarmi di cose di cui non me ne fregherebbe nulla, e di converso una cosa che mi interessa suscita la mia curiosità solo se mi viene presentata seguendo le mie regole).

Perché poi, in definitiva, qual è il punto di non scrivere sul blog?

Non essere tracciati.

Ora, chi esprime questa peraltro lecita, condivisibile, incoraggiabile aspirazione, d'altra parte, non gira senza carta di credito, senza telefono cellulare o smartphone, non paga tutto in contanti né si muove solo con mezzi propri ecc. Quindi è tracciato. E se sono io il primo a dire a molti di voi (a seconda del ruolo che rivestono) che sarebbe meglio per loro usare uno pseudonimo per intervenire in pubblico (e il più autorevole esempio di questa prassi è Luciano Barra Caracciolo, che qui si palesò con lo pseudonimo di Quarantotto, quello che poi divenne il titolo del suo blog; preciso che non gli consigliai io di usare uno pseudonimo perché prima che intervenisse qui non lo conoscevo: se lo consigliò da solo perché è persona di viva intelligenza, come sapete, cui sono anche molto grato per avermi suggerito il titolo de Il tramonto dell'euro, come forse non sapete), se sono quindi io il primo a dire (ovviamente inascoltato, ti pare...) che comunque in certi casi è meglio pseudonimizzarsi, in altri casi direi che tentare di coprirsi dietro una barriera più impenetrabile di quella di uno pseudonimo è un pochino grottesco, perché temo sia impossibile. Non che la cosa mi piaccia, non che non sostenga qualsiasi tentativo per mantenere uno spazio di riservatezza, ma ormai lo avete capito: l'unica speranza che abbiamo di non essere tracciati è non entrare nel radar, cioè (e qui si torna a bomba) non contare un cazzo!

Quindi, perso per perso, perché non contribuire (con le dovute minime preoccupazioni) a questo bello e unico esperimento di intelligenza collettiva, anziché aggiungere un WhatsApp alla lista di chi già tanti ne deve gestire, e che quando ha qualcosa da chiedere a voi personalmente, per una risposta altrettanto personale, ve lo chiede in privato e non in pubblico?

Quindi la regola è: domanda pubblica, risposta pubblica; domanda privata, risposta privata.

Ricordando sempre che domandare è lecito.

Bloccare è cortesia.

(...buona domenica, ci vediamo al Tg2...)