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giovedì 4 gennaio 2024

Pei malati c'è la china, pe' mattoni non c'è medicina

 (...a orecchio mi pare che fosse così, forse potrei sbagliarmi, ma certamente di poco...)

(...non voglio farla troppo lunga, ma ci sono alcuni punti che secondo me vale la pena di approfondire. Ovviamente quelli che "senatore, ma perché perde tempo con questi personaggi?" sono già stati bloccati su Twitter e saranno sbloccati solo se si recheranno di persona al giubileo del 16 novembre...)

Riassunto delle puntate precedenti

Nel post su "Gli epigoni" vi avevo fatto vedere che un tale Matteo Brandi aveva ripreso, con una didascalia inadeguata, un grafico del nostro post di fine anno:


Il perché una simile didascalia sia inadeguata è ovvio: qualsiasi eurista di passaggio potrà facilmente obiettare che nel grafico lo scostamento del Pil dalla sua traiettoria tendenziale diventa apparente dal 2009, per cui non si capisce che diavolo c'entri l'euro. Per la sciura Maria l'euro è iniziato da quando se l'è trovato in tasca (nel primo gennaio 2002), per i midwit è iniziato nel 1999, e per gli esperti nel 1997 (per i motivi esposti ad esempio qui: il percorso verso l'euro prevedeva nei due anni precedenti la valuta nazionale mantenesse il proprio cambio con l'ECU/EUR entro una banda di oscillazione estremamente ristretta, sicché de facto nell'euro ci siamo dal 1997). Questa totale mancanza di correlazione conduce a un autogol facilmente evitabile (sotto ve ne darò una dimostrazione). Del resto, un disastro simile sarebbe tranquillamente potuto succedere anche ai tempi della lira, se si fosse deciso di tagliare del 33% gli investimenti pubblici. Il problema è far capire come mai in un regime di cambi fissi, e quindi, a fortiori, in una unione monetaria, l'aggiustamento degli squilibri esterni si scarichi sull'assorbimento, cioè sulla domanda interna. Ma questo con quel grafico non lo fai capire e quindi ti metti inutilmente in una posizione dialettica debole. La posizione dialettica forte la conquisti se intitoli il grafico "Il successo dell'austerità". Che l'austerità sia iniziata durante la Grande crisi finanziaria se lo ricordano un po' tutti, ma che danni abbia fatto non lo sa quasi nessuno.

Ricordate il concetto più volte espresso che se si è in condizioni di inferiorità numerica bisogna scegliere con attenzione il campo di battaglia? Ecco: il simpatico film maker vi forniva un esempio di come fare il contrario!

Per motivi imprecisati il dibattibecco su Twitter ha però preso un'altra strada, che a me interessava molto meno: quella sulla paternità del grafico. A me i dibattibecchi divertono quando so come vanno a finire, e questo è andato a finire come vi illustro rapidamente.

Brandi dice che la fonte non ero io ma un post di tal Trombetta del 13 luglio 2023, questo:

dove noterete il commento, che esemplifica la cosa che mi infastidiva (l'autogol).

Io facevo notare due cose:

  1. che il commento a questo grafico era molto dilettantesco (ci torno dopo);
  2. che comunque, visto che il tema della proprietà intellettuale appassionava, questo grafico era ripreso da un mio post del 22 maggio.
E fino a qui per la puntata precedente. Poi la cosa è andata avanti (si fa per dire) su due filoni: proprietà intellettuale e interpretazione del grafico. Che è come dire Dumb and Dumber.

Fermate l'inutile strage!

Ribadito (e dopo ve lo proverò) che la proprietà intellettuale non era il tema, dopo questa sportellata una persona normale si sarebbe fermata. Ma qui abbiamo a che fare con individui eccezionali! Il Trombetta a questo punto accusava me di aver plagiato un lavoro dell'amico Gennaro Zezza risalente al 2019 e che Trombetta aveva citato, riportandone la fonte, il 24 luglio di quell'anno:


A questo punto non potevo che rispondere così:


citando un mio antecedente post del 2018 che effettuava questa analisi "a futura memoria", e specificando che molto probabilmente Gennaro non mi aveva copiato! Purtroppo a questi qui mancano #lebbasi, e una delle basi è che NIHIL EST IN INTELLECTU QUOD PRIUS NON FUERIT IN GOOFYNOMICS.

A scanso di equivoci ricordavo anche che la prima analisi del genere di cui mi ricordassi l'avevo fatta per criticare il compianto Saccomanni nel 2013, e che quindi forse potevamo anche piantarla lì.

A questo punto il Trombetta poteva squillare solo fuori tema, e quindi la risposta diventava "gnegnegnè hai votato la fiducia a Draghi!":


(...e meno male, altrimenti oggi sarebbe Presidente della Repubblica!...).

Appurato il fatto che il Trombetta i grafici non li sa scrivere, restava da appurare l'altro punto, quello più rilevante, ovvero il fatto che non li sa leggere. Fatto gravissimo perché ha indotto all'errore il fratello Brandi!

Interludio "matematico"

Qui sotto vi metto due serie di dati: una che cresce linearmente, e l'altra che cresce a tasso di crescita costante del 5%. Vi ricordo che il tasso di crescita si calcola sempre nello stesso modo:

Date un po' un'occhiata:


e qui c'è il grafico:


Che cosa notate? Dovreste notare una cosa su cui ho sempre attirato la vostra attenzione: 1 è il 10% di 10, ma anche il 5% di 20, ma anche l'1% di 100. Cosa intendo dire? Intendo dire che se una serie cresce con incremento costante, cioè aumenta linearmente (nell'esempio, aumenta di 1 in ogni intervallo temporale, per cui passa da 20 a 21, da 21 a 22, ecc.), il suo tasso di crescita è decrescente perché la stessa grandezza costante x(t) - x(t-1), nell'esempio uguale a 1, viene divisa per un x(t-1) progressivamente crescente.

Viceversa, se una serie cresce a tasso di crescita costante, i suoi incrementi sono via via più grandi, perché il 5% di 20 è sempre 1, ma il 5% di 40 è 2, il 5% di 100 è 5, ecc. Ci arrivate, voi, vero? Perché siete persone normali, quindi capite che:

  1. una serie che segue una tendenza lineare avrà un tasso di crescita decrescente;
  2. una serie che ha un tasso di crescita costante segue una tendenza esponenziale.

Non è un'enorme novità. Qui, ad esempio, abbiamo notato spesso che il tasso di crescita di pressoché tutte le economie europee è stato decrescente, come conseguenza di un fisiologico processo di convergenza (catch up). Lo avevamo fatto notare ai cialtroni del declino, e la conseguenza di questo dato fisiologico è che il Pil reale delle economie europee segue una tendenza? Lineare! Bravi! (grazie).

E infatti, nel post sulla crescita negata abbiamo visto in particolare che una tendenza lineare offre un'approssimazione (descrittiva) sufficientemente accurata per il Pil di Francia, Germania e Italia, col solo problema che in Italia nel 2009 la tendenza si spezza e diventa piatta (e abbiamo visto che questo dipende sostanzialmente da un crollo degli investimenti pubblici). Ma finché le serie rimangono in tendenza lineare, questo non significa che il loro tasso di crescita sia costante: significa che è decrescente. Se invece il tasso di crescita restasse costante, necessariamente osserveremmo un esponenziale.

Jim Carey e Jeff Daniels

...e torniamo al dibattibecco di ieri.

Nel mio post avevo fatto notare che la descrizione che l'amico Trombetta (sed magis amica veritas) fornisce del "suo" grafico è profondamente ingannevole. Lui dice infatti testualmente:

Il tasso di crescita medio annuale del PIL reale dell'Italia è stato del 5,7% tra il 1946 e il 1991, dello 0,6% dall'ingresso nell'Unione Europea e dello 0,4% dall'adozione dell'euro. Se il tasso di crescita [da quando? Dall'ingresso nell'UE, sembra di capire...] fosse rimasto quello precedente all'ingresso nella UE e nell'Eurozona [cioè al 5.7%, sembra di capire], oggi il PIL dell'Italia sarebbe più grande di quasi 500 miliardi di euro.

(lo potete controllare sopra).

Questa, mi spiace farlo notare all'amico Trombetta, è una gigantesca sciocchezza! Se il tasso di crescita fosse stato costante dal 1992 al 5.7% avremmo infatti osservato l'andamento della spezzata arancione:


per gli ovvi motivi descritti sopra. Non si doveva quindi dire "Se il tasso di crescita fosse rimasto quello precedente", ma "se il Pil fosse rimasto sulla sua tendenza precedente" (e quindi avesse continuato a svilupparsi con tasso di crescita decrescente, non costante e uguale al valore precedente all'ingresso nell'UE).

Questo voi lo avete capito, perché sarete anche poco preparati, ma almeno non siete di sinistra! Siete quindi immuni dalla filosofia del piddino, il sapere di sapere, senza sapere una beneamata, quella filosofia che avevamo descritto qui, confrontandoci con un sesquipedale cretino secondo cui un aumento del 200% equivaleva a un raddoppio. Non so se ricordate:


Incredibile dictu, ieri sera, a margine di questo dibattibecco futile, ma non inutile (sono sicuro che qualcuno di voi ha capito un po' meglio la differenza fra lineare ed esponenziale), è arrivato uno quasi peggio!

Il fenomeno, questo qua, prima ha esordito burbanzoso con un tweet di questa fatta:


poi cancellato. Puzza un po' di ricottina del rigurgitino, di studentello di qualche tipo di fainans, non credo di grandi letture né di studi classici (che comunque non esistono più, quindi in questo è assente giustificato). Lo si capisce dal fatto che invece di tasso di crescita parla di "tasso di rendimento composto annuo" (il rendimento del Pil? Come parli, frate?), ma la domanda non c'entrava nulla, e la potenziale sinistrosità del tipo trapelava dal suo ritenersi portatore della verità, a fronte dell'oscurantismo rappresentato dal coglione fascio legaiolo (io):


Siccome non ho mai visto una persona non capire un cazzo con così tanta intensità, ho ritenuto che fosse interessante per voi vedere lo sviluppo (o meglio, l'inviluppo) del ragionamento di questa anima persa (non filato neanche dai suoi parenti più stretti, va detto):




Delirio purissimo, ma indicativo della temperie culturale "mattonista" e del livello di degrado del cesso nero! Anche da qui, però, un insegnante sa trarre insegnamenti utili. Premesso che a questo delirante saputello era stato chiarito più volte che doveva leggersi il blog e che così avrebbe capito che il profilo esponenziale era quello che scaturiva dal controfattuale dilettantesco del Trombetta (ricordate: "Se il tasso di crescita fosse rimasto quello precedente...):


mi sembra chiaro come qui manchino le basi di qualsiasi cosa: della matematica, della statistica, ma anche della capacità di lettura di un testo!

Lo dimostra il fatto che il porello cerca di interpolare il Pil con un'esponenziale (femminile: funzione esponenziale) dal 1950, il che presupporrebbe che il tasso di crescita del Pil fosse stato costante dal 1950 a oggi (per gli ovvi motivi esposti sopra). E a chi glielo faceva notare, il povero bimbo rispondeva così:


Una cosa però è certa: se lui è intelligente io sono un coglione. Però furbo, perché senza esperienza di studi di funzione sono riuscito a farmi abilitare da ordinario. Non so se il degrado dell'università italiana sia dimostrato meglio dalla mia impreparazione o dalla preparazione di Federico: lascio decidere a voi!

La morale della favola

In trenta minuti scarsi (devo uscire con mia moglie).

Intanto: questi sono irrecuperabili. Hanno però il pregio di essere pochi.

Poi: è sempre la stessa storia. La gente parla ma non ascolta. A me che dicevo chiaramente che non mi importava che si usasse materiale mio purché lo si usasse bene, il film maker rispondeva:


Ora: non lo faccio notare a lui (perché non potrebbe capirlo), ma a voi sì: ovviamente come si fa a rendere un grafico riconoscibile lo so, e per un po' di tempo l'ho anche fatto. Guardatevi ad esempio questo, tratto da qui:


(...per inciso: post applauditissimo all'epoca, ma testimonianza di un analfabetismo politico a livello quasi mattonista: solo che io avevo speranza di crescere...).

Secondo voi, se usavo i watermark e ho smesso di farlo, mi interessa rivendicare la mia proprietà intellettuale o no? Direi di no, giusto?

E secondo voi, perché ho smesso di farlo?

Qui si entra in un discorso politico che poi è anche un déjà-vu. Molto, molto tempo fa litigai con un amico. Ve ne ho parlato qui. Alla base di quel litigio c'era la sua idea, maturata verso dicembre 2012, di convertire il lavoro del mio blog in un volantino snello, di pochi punti (il puntinismo, malattia infantile della divulgazione), magari con qualche grafico di quelli espressivi (non mi ricordo quale dei grafici del blog lui considerasse espressivi), che poi si sarebbe dovuto diffondere con una specie di operazione di guerrilla marketing per attirare consenso su non so quale partituncolo in vista delle elezioni politiche del 2013.

Quindi: col mio lavoro divulgativo (e col nucleo di lettori del blog) si sarebbe dovuto fare un lavoro politico dai contorni non ben specificati, a beneficio non si sa bene di chi.

La mia posizione all'epoca era molto semplice: siccome il blog era, all'epoca, una fonte terza e quindi in qualche modo relativamente credibile, e siccome, non se ne dolgano gli ottoni e le spade, all'epoca certe cose solo io ero in grado di farle capire in modo convincente (lo dimostrava il consenso del blog, che era poi il branco di pesci attorno cui ruotavano tanti pescicani più cani che pesci), secondo me se c'era da diffondere del materiale, quel materiale andava reso riconoscibile come proveniente da Goofynomics, per portare più gente possibile al Dibattito, e non anonimizzato come se originasse da una galassia di improbabili sfigati (mi ricordo che li chiamavo "i marxiani scalzi della Valnerina", per una serie di motivi che vi risparmio e che chi c'era ricorda...). Non mi sembrava il caso di associare al  mio lavoro scientifico e divulgativo il discredito di una affiliazione politica folcloristica ed improbabile!

Ovviamente su questo non eravamo d'accordo: da una parte c'ero io, che sono quello che vedete e che dovreste conoscere, dopo tredici anni di colloquio assiduo in cui mi sono aperto a voi, e dall'altra parte c'era la solita storia: l'ambizioncella politica, la fretta, l'urgenza, l'incapacità di elaborazione propria, ecc. Tutte cose che avrebbero comunque condotto al disastro, da cui il mio motto preferito in quel periodo: divisi si vince.

E diviso ho vinto, almeno se valutiamo il mio percorso con la metrica di quelli che avrebbero desiderato farlo loro!

Ora, in effetti, il problema non si pone più, per un motivo molto semplice. Per chi non mi conosce, io sono "er senatore da 'a Lega", quindi sono una fonte a priori inaffidabile perché di parte. Se rendessi i "miei" contenuti identificabili come tali, li renderei ipso facto inutilizzabili, perché la persona cui vorreste sottoporli si chiuderebbe a riccio in una corazza di pregiudizi antileghisti. Questo è il motivo razionale per cui non uso più da tempo i watermark (ho smesso in realtà da molto prima di entrare in politica, perché già da quando era un personaggio pubblico visibile ovviamente qualsiasi coglione riteneva di potermi giudicare sulla base delle mie pretese appartenenze ideali).

Ma questo non significa che i materiali, i punti di vista, le elaborazioni di dati che vi metto a disposizione debbano essere usati in modo dilettantesco! Chi lo fa danneggia non solo se stesso, cioè il nulla: danneggia tutti noi, insinuando il discredito verso chi difende certe posizioni. E noi questo non possiamo permettercelo.

Come diceva qualche giorno fa Giulia, e come del resto avevamo previsto, di tutti i "mijoni" autoproclamatisi tali in pandemia è rimasta solo un po' di morchia antipolitica, i temi veri (la distribuzione del reddito, quindi l'euro, la compatibilità dell'UE con il nostro ordinamento democratico, ecc.) si stanno riaffacciando con prepotenza, e ovviamente i tanti orfani del virus, che non sono solo Burioni e Bassetti, ma anche gli antiBurioni e gli antiBassetti, si riposizioneranno su questi temi facendo un sacco di danni! L'adrenalina dei 100 like sotto al tweet è irrinunciabile: ci si posiziona sui temi che tirano... a rischio di tirarli a fondo!

Vedrete che quanto vi prefiguro qui succederà. Dovremo essere molto bravi a tenere la barra e a ricordare che dietro le nostre conclusioni c'è letteratura e rigore scientifico. Di converso, dalle cialtronate che faranno gli altri potremo retrospettivamente intuire quanto accurato fosse il loro modo di informarci su altri temi.

Il tempo è sempre un utile setaccio, anche se non sempre arreca le trasformazioni che auspicheremmo portasse.

Bisogna sapersi accontentare!

martedì 15 dicembre 2015

Stampare moneta: l'esperienza italiana

Sottotitolo: requiem per due espertoni

(...uno vuole essere gentile, ma...)


Lorenzo Marchetti ha lasciato un nuovo commento sul tuo post "Stampare moneta, ovvero la convenzionalità del non...":

In America hanno stampato tanto, non mi risulta che abbiano risolto nulla, in questi anni. Hanno "galleggiato"un po'di piú rispetto ad altri, e ricordiamoci che hanno l'enorme vantaggio che il commercio tra paesi esteri é in dollari. Semplicemente aspettarsi che la gente, a fronte di prestiti facili, e denaro facile, si metta in testa di investire nella ricerca contro il cancro, inventare nuovi fonti energetiche, é utopistico. Non é mai successo. E'buono solo sulla carta. Quello che la gente fa, o meglio, i governi fanno, a fronte di credito facile, é creare bolle. Ora in America sta per riesplodere la bolla del credito (Shale oil companies, prestiti di oltre un trilione a studenti, automobili con interessi fino al 20% a gente cui le banche non facevano credito).

Creare credito dal nulla ha sicuramente contribuito a deindustrializzare gli Stati Uniti, agevolando per 30 anni le economie dell'est asiatico. La deregolamentazione finanziaria ha fatto il resto, facendo esplodere le disparitá sociali, in tutti i paesi occidentali, a moneta sovrana e non.
 

Il fatto che l'euro sia un disastro non lo nega nessuno: ma qua stiamo davanti ad un cambiamento epocale. L'euro é un fenomeno europeo locale, che ha riproposto su scala minore quello che succede fra Cina e USA: la prima crolla perché tutta votata all'export che pero'rimane invenduto perché gli USA stanno facendo austerity.
 

Il target inflazionistico del 2% é irraggiungibile, semplicemente perché la globalizzazione ha schiacciato i salari e ha spostato le fonti produttive all'estero. E finché trovi popolazioni che vivono con 2 euro al giorno, di manodopera a basso costo ce ne é in abbondanza per decenni. Lo sviluppo di robotica e soprattutto telematica non erano previste ai tempi di Keynes.
 

Ci sarebbe anche da aggiungere come viene calcolata l'inflazione: ogni Paese ha i suoi parametri. Per esempio se teniamo conto dell'aumento dei costi di affitto in America l'inflazione é alta, se mettiamo in gioco gli stock borsistici, l'inflazione é schizzata alle stelle.
 

Ancora, prendiamo UK. Londra sta vivendo una bolla immobiliare spaventosa. Hanno creato miliardi di sterline dal nulla. Stanno meglio? i ricchi che affittano sicuramente.

Eppure battono moneta. E hanno saputo gestirsela? non mi pare, non per la "classe media", sicuramente.

Postato da Lorenzo Marchetti in Goofynomics alle 14 dicembre 2015 23:03 



Domenico D'Amico ha lasciato un nuovo commento sul tuo post "Stampare moneta, ovvero la convenzionalità del non...":

Ma, che sia scritto nei libri di economia, non vuol dire che la stampa di moneta sia mai stata un'opzione praticabile. E infatti non lo è (quasi) mai stato. Un tempo si studiava pure Marx, o Schumpeter (quello bono), figuriamoci; e comunque sempre male e sempre come fosse poesia. Gesell mai, neanche a parlarne; magari solo la versione storpiata da Lord Keynes, lo speculatore di borsa che non ne prendeva una, se non copiava. Poi fece poesia anche lui a Bretton Woods, ma era scena e lui da delegato del governo di sua maestà lo sapeva benissimo. Ma vanesio, ci teneva ad apparir giusto, alle posterità. Adesso queste cose non si studiano neanche più come poesia, e le pagine qui scannerizzate le fanno saltare a piè pari o al limite recitar in concisa prosa, tanto per...
La verità è che le manovre dei banchieri centrali, quelle raffinate di cui pochi economisti sanno, o capiscono le implicazioni politiche e storiche, nelle università e nei testi di economia semplicemente non ci sono, quindi non si studiano. Non si studia Schacht, né Montagu Norman, non si studia Burns, non si studiano i report della Banca d'Italia, le loro raffinatezze, né quelli della Bis, o i Survey of Current Businnes della Bea; ancor meno si studia la storia monetaria bancaria nel suo concreto dispiegarsi, quella degli yankees di Boston, l'Haute Finance evocata da Polanyi, o raccontata da Alexander del Mar. Piuttosto si fa modellistica su commissione (bancaria quasi sempre), si fanno mappe di una realtà incontenibile, se non da decisioni di chi gestisce le vere leve, quello politico-monetarie-militari-lobbistiche che plasmano e decidono senza alcun ritegno.
E allora non si comprende la realtà, se si studia l'economia in quel modo, questa è l'amara verità che si capisce dopo aver fatto quel percorso, e poi rifatto alla rovescia; ma solo se si tengono occhi ed orecchie aperte.
E in ogni caso, certe cose(la stampa di moneta da parte del tesoro come soluzione) on line vengono dette - magari all'amatriciana e senza offesa per la ridente Amatrice - da anni, da dilettanti e molto meglio di sedicenti esperti del nulla, noiosi quanto il mondo a due dimensioni delle loro matrici.
E tutto questo petulante rivendicare primigenie, avanguardismo, è quanto meno inadeguato e infine semplicemente non corrispondente al vero: come sempre, alla fine, la realtà s'incaricherà di dare a chi spetta cosa.

Postato da Domenico D'Amico in Goofynomics alle 15 dicembre 2015 17:57 



Ma perché? Perché? Perché appena si parla di moneta la gente sclera? Qui mi sembra di essere tornato indietro di quattro anni, all'inizio del nostro percorso, quando il nostro lavoro di divulgazione non aveva ancora contribuito ad alzare il livello del dibattito, costringendo i nostri avversari a battersi su un terreno sul quale non potevano che perdere: quello dei dati.

Forse aveva ragione uno di voi, particolarmente arguto, ma non ricordo chi fosse (e mi pare che commentasse sullo sbilifesto), il quale sconsolato mi diceva: "Sa, laggente si portano dietro il trauma infantile di quando, richiesta la mamma del perché in cambio di un foglietto di carta si potesse avere un gelato, non si videro dare una risposta coerente...". Certo, la prima non risposta della mamma, capisco sia un trauma, e un lutto da elaborare.

Allora vedo di aiutarvi, cari amici...

Non entro nel delirio di Lorenzo, assolutamente irrecuperabile (e me ne spiace per lui). Mi limito a farvi notare un simpatico dettaglio del suo saccente profluvio di luoghi comuni (peraltro, del tutto fuori luogo dati gli intenti del mio post, ben chiari alla maggior parte dei lettori): la sua esilarante teoria secondo la quale saremmo in deflazione "perché oggi c'è la Ciiiiiiiiiiiiiiiiiina!". Come dice lui, "Il target inflazionistico del 2% é irraggiungibile, semplicemente perché la globalizzazione ha schiacciato i salari e ha spostato le fonti produttive all'estero." Cosa c'è che non va con questo argomento? Un paio di cose. Il primo è che è in contrasto logico con la maschia e virile (e fasulla) etica che impronta tutto il "ragionamento": quella secondo cui "stampare moneta" (ovvero, procedere al finanziamento monetario del deficit), sarebbe fare "credito facile" che "crea bolle" e distoglie le persone dalle loro responsabilità, impedendo loro di impegnarsi seriamente nell'"inventare nuove fonti energetiche" o nella "ricerca contro il cancro" (tutte attività notoriamente portate a termine da un settore privato debitamente disciplinato dal gold standard, come saprete...). Bene: se il problema è che la "moneta facile" (checché ciò voglia dire) rende irresponsabili, è tanto più vero che rende irresponsabili dare la colpa agli altri (la Cina)! I quali altri, va detto, sono sempre esistiti, e si sono sempre fatti pagare meno di noi, perché noi, finché abbiamo saputo gestirci nel rispetto delle nostre diversità, siamo sempre stati davanti a loro. E qui si vede la seconda cosa che non va! Da che mondo e mondo conviviamo con espertoni che la sanno luuuuuunga e che elargiscono insegnamenti etici (non essendo filosofi ma...), sempre scaricando la colpa sui soliti noti! Guardate ad esempio Alessandro Rossi, segnalato dal geniale Gondrano. Lui è un imprenditore, e quindi, giustamente, vuole pagare poco gli operai. E allora che si inventa? Che gli economisti sono tutti coglioni e lui l'unico furbo, e, naturalmente, che "oggi c'è la Ciiiiiiiiiiiiiiiina!":


Tanto per capirci, se le cose stessero come dice il Rossi, o il Marchetti, non avremmo avuto negli anni '70 inflazione a due cifre, semplicemente perché a quell'epoca la Ciiiiiiiiiiiiiina aveva un reddito medio pro capite da Africa subsahariana! La Ciiiiiiiiiiiiiiiiiiiina c'è sempre stata, ma la deflazione no, ed è un po' riduttivo attribuire la deflazione alla Ciiiiiiiiiiiiiiiiiina oggi, che i suoi salari stanno crescendo a tassi da noi dimenticati. Uno potrebbe dire: "Bè, ma negli anni '70 la Ciiiiiiiiiiiiiiiina con noi non commerciava, il suo mercato era isolato....". Ah sì? Peccato che Rossi ci faccia notare che già a fine '800 i suoi lavoratori erano in concorrenza coi nostri! Quindi forse le cose non stanno come dice il nostro amico, e se non bastasse la sua sicumera, a dimostrarlo varrà questo semplice esercizio di logica, assistito da una illustre testimonianza storica.

Sed de hoc satis.

Procediamo con la new entry, la quale, del tutto ignara di netiquette, viene a spiegarci che lui la sa luuuuuunga, e che il finanziamento monetario non è mai stato una concreta possibilità, perché [supercazzola austriano-signoraggiaia a piacere a base di Gesell e Del Mar, o in mancanza di meglio di Auriiiiiiiiiiiiiiiiiiiti].

Faccio una premessa.

Ci sono molti modi per dimostrare di non essere un fulmine di guerra, e naturalmente non c'è alcun problema a non esserlo: il mondo è bello perché è vario. Tuttavia, anche senza essere un fulmine di guerra, bisognerebbe essere in grado di afferrare la differenza fra non demonizzare uno strumento lecito di politica economica (quello che esortavo a fare nel mio post), e considerarlo una panacea (intento che i due dilettanti concordemente mi attribuiscono, senza alcun fondamento: preciso che li definisco dilettanti perché non ho trovato una singola pubblicazione scientifica a loro nome, e che dilettarsi non è un'attività disprezzabile, anzi! Ognuno si diverte come vuole e come può...).


Ma Dio santo, collocatevi!

Se non siete economisti, datevi una vernice di umiltà!

Si scrosta subito, ma sempre meglio quella dell'asfalto, che poi non vi scrostate più!

Non è possibile intervenire ex cathedra con tanta sicumera su cose delle quali si sa tanto poco!

La supercazzola su Gesell, se la cercate, vedete che il nostro nuovo amico la ripropone identica urbi et orbi: sa solo quello, mentre qui abbiamo fatto un discorso più articolato. Vorrei chiarire una cosa: non è perché avete dei dischetti di metallo in tasca che potete parlare di economia, come non è perché avete un cervello in testa (forse) che potete fare i neurologi.

Segue dimostrazione.

La "stampa di moneta" non è mai stata un'opzione praticabile? Parliamone. Ci saranno i dati, no?

Allora: io purtroppo dilettante non sono. In effetti, mi diletto sempre meno, e credo si veda. Fa parte del mio percorso di professionista anche una tesi di dottorato sul debito pubblico italiano, incluso, guarda un po', il debito monetario, cioè quello detenuto dalla Banca centrale: di fatto, la contropartita dell'emissione di moneta. Precisazione (restando sul semplice): la Banca centrale può intervenire acquistando titoli di Stato o all'emissione (sul cosiddetto mercato primario), o dopo l'emissione (sul cosiddetto mercato secondario). Le operazioni sul mercato secondario sono dette operazioni di mercato aperto, servono a regolare la liquidità del sistema, e non sono quindi di per sé assimilabili a monetizzazione del fabbisogno (dettagliuccio che a Munchau sfugge, ma passons). Sono monetizzazione del fabbisogno gli acquisti sul mercato primario, oltre, ovviamente, all'eventuale stampa di biglietti del Tesoro (che, questi sì, sono sempre stati una componente trascurabile del finanziamento) e all'uso dello scoperto di conto corrente di tesoreria.

Vi prego di notare la differenza fra le due operazioni, che poi è una differenza fra stock (quello di debito esistente) e flussi (quello di nuovo debito collocato in un'asta). Si potrebbe dire che un'operazione di acquisto sul mercato aperto monetizza il debito (perché la Banca centrale rastrella titoli pubblici dal mercato, riducendo lo stock di debito pubblico e convertendolo in moneta), mentre gli acquisti sul primario monetizzano il deficit (perché di fatto "coprono" con emissione di moneta una parte del fabbisogno da finanziare). In entrambi i casi la Banca centrale retrocede al Tesoro gli interessi sui titoli acquistati e quindi queste operazioni, nel bilancio consolidato del settore pubblico (in cui, una volta, confluivano Tesoro e Banca centrale), non hanno un costo in termini di tasso di interesse (altra fissa incomprensibile dei signoraggiai, di cui ci occupammo a suo tempo).

Per farvi capire quanto sia stato trascurabile il fenomeno dell'emissione monetaria in Italia, vi fornisco prima la composizione del debito pubblico. Quello detenuto dalla Banca centrale è quello "monetizzato". Questo è il disegnino:

tratto dalla mia tesi di dottorato (aka pieiccdì), da cui si desumono alcune cose interessanti.

Primo, che la monetizzazione del debito non è stata del tutto trascurabile! Nel 1976 il 40% del debito, pari a 40994 miliardi di lire, ovvero a 21 miliardi di euro (al cambio irreversibile, e su un debito totale di 52 miliardi) erano detenuti dalla Banca centrale!

Secondo, che il divorzio fra Tesoro e Banca d'Italia ha ovviamente influito sulla monetizzazione del debito, riducendola, ma non ne è stato condizione necessaria: la percentuale di debito detenuto da BI aveva cominciato a ridursi già dal 1977, il che significa che anche in un contesto di cooperazione, anziché di intralcio, della Banca centrale col Tesoro è possibile scegliere un mix di finanziamento (e più in generale di politica economica) che non necessariamente porti alle carriole di Weimar!

Questo per quanto riguarda il totale dello stock, cioè l'atteggiamento complessivo di politica monetaria dell'epoca. Ma per quel che riguarda la monetizzazione del deficit, cioè la creazione di base monetaria per esigenze di finanziamento del deficit, prevalentemente via acquisti sul primario (cioè alle aste), le cifre quali sono? Era veramente un fenomeno così trascurabile? Era veramente così insostenibile?

La risposta in questo caso ce la dà Spaventa, L. (1984) "La crescita del debito pubblico in Italia: evoluzione, prospettive e problemi di politica economica", Moneta e credito (uno dei tanti articoli letti e riletti mentre preparavo la tesi).

A pag. 256 Spaventa definisce le variabili che poi utilizza nella sua analisi (alla quale io mi rifeci per il mio articolo del 1996 sulla sostenibilità del debito pubblico, articolo che, se interessa, trovate qui, ma che naturalmente vi sconsiglio di leggere: tutta roba teorica, da economisti cialtroni che nulla sanno, tant'è che Antonio Pedone - uno de passaggio - incontrandomi in ascensore mi disse: 'Sa che il suo articolo è interessante? L'ho adottato fra i testi del corso avanzato di Scienza delle finanze'. Capirete che per uno che aveva appena preso servizio come ricercatore erano soddisfazzzzioni. Ho rivisto Pedone alla premiazione del Tramonto dell'euro, e anche quelle son soddisfazzzzioni: secondo me sa, come e più di noi. Gli piacque molto il mio riferimento a Meade e mi segnalò un suo testo, probabilmente la Theory of international economic policy, nel quale Meade descrive in lungo e in largo le diverse modalità di controllo dei movimenti di capitali. Ma capisco anche che alla fine uno si stanchi...):


Il coefficiente di monetizzazione del debito, la lettera greca "mi" (per gli ingiengngngnieri: "mu"), è il rapporto fra la variazione della base monetaria del Tesoro (base monetaria creata a fronte di operazioni di finanziamento del fabbisogno) e il fabbisogno. Sarebbe quella "u" con una zampetta lunga a sinistra (lo dico per i diversamente grecisti...).

Siccome sono cose che si misurano, poi Spaventa ci spiega come si è sviluppata nel tempo questa variabile "trascurabile". Lo fa nella Tabella 4 a p. 268:

Una fonte di finanziamento trascurabbbilissima! Dal 1961 al divorzio il finanziamento monetario ha contato in media per il 37% della copertura del deficit (sto considerando la misura che esclude i BOT messi dalle banche a riserva obbligatoria - possibilità offerta fino al 1976). Ci siamo? Si intuisce la differenza fra un dilettante e un professionista?

Ora, voi direte: "Ma il finanziamento con base monetaria era insostenibbbbile, creava inflazzzzzzione!" Lo direte se fate rima con voi stessi, cioè se siete espertoni. Se invece guarderete i dati (lo so, è faticoso: ho rovinato una famiglia, e una famiglia piuttosto solida, in quattro anni, per metterli insieme e farveli vedere), se guarderete i dati vedrete questo:


Ora, non vi chiedo di essere dei computer umani, ma basta poco a vedere che fra le due serie non c'è tantissima relazione: spesso si muovono insieme, e spesso in senso opposto. Morale della favola: la loro correlazione è debole e negativa: -0.18.

Tornando alla Tabella 4, e con buona pace degli espertoni che " Eh, ma c'era il conto corrente di tesoreria!", due cose sono chiare:

1) che per avere un coefficiente di monetizzazione negativo (come nel 1977) o basso (come nel 1979) il divorzio non era necessario;

2) che per portare rapidamente a zero (dal 1983 e al netto di alcune porcate fatte all'epoca, spiegate in nota) il coefficiente di monetizzazione, il divorzio è stato sufficiente.

Riassumendo:

1) il finanziamento con base monetaria del deficit è stato un fenomeno importante, in media pari a oltre un terzo del deficit per almeno due decenni,

2) esso non sembra particolarmente correlato all'emergenza del fenomeno inflattivo (e chi ha letto IPF sa perché),

3) il divorzio fra Tesoro e Banca d'Italia, preso con le modalità e le motivazioni che qui e su Orizzonte48 sono state analizzate in lungo e in largo, ha precluso questa possibilità.

Perché?

Perché sì.

Questi sono dati, questa è letteratura scientifica. Per tutto il resto, c'è il plastico commento del giovine Baroni:

Nicola Baroni ha lasciato un nuovo commento sul tuo post "Stampare moneta, ovvero la convenzionalità del non...":

Ecco, io non sono un economista, ma secondo me sulla questione Duncan ci aveva visto giusto MacDuff. Le prove erano ovunque. Poi mi sta bene il discorso sui BRICS, però in tema di pericoli vedo più il bosco di Birnan a dirla tutta. Oggi c'è il bosco di Birnan!

Posso avere altri due corretti per favore?
Postato da Nicola Baroni in Goofynomics alle 15 dicembre 2015 20:14



(...state giocando con la pelle delle persone, cazzo! Deponete la vostra sicumera. Qui si parla della vita di vostri simili! Non avete un minimo di empatia? Pensate veramente, nella savana della globalizzazione, di essere leoni? Non lo sembrate, ma anche se lo foste, ricordatevi che chi è leone per la gazzella, è bersaglio per il Jarrett. Non Keith: 375... Quindi non conviene, forse, mettersi d'accordo, anziché vagheggiare un mondo a misura di superuomo, pensando di essere tali, col grave rischio di essere deluso dai fatti? Ho compassione di voi, signoraggiai austro-auritiani, e della vostra ignoranza dei fatti e delle cose. La guerra del Vietnam! Ma cazzo, il dilemma di Triffin allora? Eh, quella è teoria... Per favore, rientrate in voi. State al vostro posto. Fatevi questo regalo, qui, e nella vita. Vi ringrazio per avermi offerto la possibilità di mostrare dei dati che, per quanto banali, pochi conoscono, ma ora andate con Dio...)