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sabato 17 gennaio 2026

Il punto

...ma voi veramente volete dirmi che se fosse possibile avere un minimo spazio per esprimersi in questo modo nelle emittenti nazionali:

i telespettatori si annoierebbero? Volete veramente dirmi che la rissa e la sopraffazione (in cui comunque me la cavo abbastanza) sono le uniche modalità di informazione concepite in questa un tempo felice provincia dell'impero? A me non pare proprio, ma questo passa il convento romano. Ci rifacciamo, quando capita, sulle emittenti locali.

(...p.s.: ho fatto almeno un errore blu: chi se n'è accorto?...)


 

martedì 24 giugno 2025

Due domande (o vos qui intelligite...)

(...il passaggio all'iPhone 16 si è rivelato un disastro, la qualità delle dirette è peggiorata verticalmente, speriamo di capire perché, o me lo terrò come macchina fotografica e tornerò all'iPhone 12. Per questo motivo non so se avete potuto ascoltare le due domande che ho posto questa mattina, e quindi le ripeto qui...)


Prima domanda

Ma se quando in Iran c'era lo scià tutti stavano bene, c'era tanta libertà e prosperità, e le ragazze andavano in spiaggia col bikini, perché e da chi lo scià è stato mandato via?

Seconda domanda

Ma se da quando c'è la teocrazia tutti stanno male, c'è tanta oppressione e miseria, e le ragazze devono andare in giro col velo, perché la teocrazia resiste alle tante proteste che pure vediamo e condividiamo?

Conclusioni

Non sto cercando polemiche. Non sto difendendo né attaccando nessuno dei due regimi citati. Non mi interessa, perché io veramente penso che a casa propria ognuno debba potersi regolare come meglio crede, perché questo è quanto io vorrei per il mio Paese, cui questa possibilità è preclusa.

Mi interessa invece sapere se vi siete posti anche voi queste domande, o se magari conoscete, avendo studiato o frequentato quei luoghi, le risposte. Io da voi imparo tanto, sono certo che imparerò anche questa volta.


sabato 31 maggio 2025

Il Portogallo e le materie prime

Oggi nella prima parte dell’allenamento (quest’anno vorrei andare sul Gran Sasso e ho bisogno di alleggerirmi un po’) ho ascoltato questo:


e mi piacerebbe che lo ascoltaste anche voi.

Riflessioni?

martedì 29 aprile 2025

Produzione di eccezioni a mezzo di regole

Secondo gli operatori informativi, il dibattito oggi è riarmo sì, riarmo no (la terra dei cachi). Insomma, una versione riveduta e corretta del grande classico “burro o cannoni”, dove i cannoni sono quella roba indefinita che ormai solo loro (gli operatori informativi) chiamano Rearm EU (nel frattempo, la Commissione gli ha dato un altro nome, ancora più ridicolo), e la Lega, per buttarla un attimo in politica, sarebbe pro-burro e anti-cannoni. Chiusa la parentesi politica, specificando che in realtà la posizione della Lega è “burro e cannoni” (e mi sembra una posizione stranamente razionale, considerando chi sono i consiglieri di Salvini! 😉), vorrei fare una rapidissima riflessione con voi sul perché stiamo parlando di questa roba.

Perché stiamo parlando di riarmo?

E qui voi penserete: “Ma questo è scemo! Non lo vede che i cosacchi sono alle porte!?”

No: confesso che i cosacchi non li vedo, anche se, a tendere, vedo a sud del nostro Paese qualcosa di più pericoloso, perché potenzialmente più interessato a destabilizzare il Mediterraneo. Ma il punto non è questo. Il punto è che noi stiamo parlando di guerra e di riarmo perché per tenere insieme un sistema basato su regole che non funzionano abbiamo un disperato bisogno di violare queste regole costruendo delle eccezioni sempre più persuasive perché sempre più “eccezionali”.

Ora, il fondamento delle regole era la diffidenza dei paesi del Nord, che si credevano invincibili (e sono stati sconfitti dalla storia), nei riguardi dei paesi del Sud, che si riteneva fossero dei cialtroni (ma in questo momento noi siamo gli interlocutori privilegiati della potenza imperiale). I risultati delle regole, che ci dovevano garantire da un eccessivo incremento del debito al Sud, perché quelli del Nord non volevano pagarlo, li abbiamo visti nel post precedente, e sono stati un accumulo di debito paragonabole su scala storica solo a quello necessario a finanziare un conflitto mondiale (del resto, un conflitto mondiale c’è stato, anche se è stato un conflitto distributivo e non bellico).

Le regole avevano dei presupposti inconsistenti perché moralistici, non razionali, e quindi hanno avuto dei risultati disastrosi. Ma più in generale, è irrazionale pensare che l’azione di governo di una realtà complessa come uno Stato possa essere basata su regolette. In altre parole, altre regole (così come altre unioni europee) non sono possibili. Non è quindi strano che per tenere insieme un sistema simile si cerchi di aggirarlo indicando (come peraltro qui da tempo avevamo prefigurato) una serie di eccezioni sempre più assurde e distruttive a regole sempre più smentite dalla realtà fattuale.

Insomma: il problema non sono i cosacchi o gli houthi (che potenzialmente sono un problema). Il problema sono le regole, perché sono loro a richiedere la produzione di eccezioni. E finché non risolveremo il problema, saremo costretti ad andare di eccezione in eccezione (eccezione climatica, eccezione bellica, eccezione spaziale…) nel tentativo di giustificare caso per caso la necessità di restituire allo Stato e alla politica quella centralità che nel mondo delle regole gli si voleva togliere, ma che è indispensabile riaffermare in termini generali per una ordinata convivenza civile negli Stati e fra gli Stati.

Dixi.


venerdì 25 aprile 2025

Moro river (il mio 25 aprile)

Non poteva che finire così: l'autore del blog che non c'è non poteva che diventare il rappresentante di una Regione che non c'è, la cui arte, geografia, storia non fanno parte del bagaglio culturale dell'italiano colto. Dell'orso sanno tutti, delle piste da sci troppi, degli arrosticini molti, i più ardimentosi si spingono fino ai trabocchi, i più appassionati ricordano gli alianti di Skorzeny, i più dotti (forse) Bominaco, o Saturnino Gatti, o (ma la vedo difficile) Andrea De Litio, e poi, va da sé, qualcuno conosce Flaiano, molti credono di conoscerlo, e tutti conoscono D'Annunzio (o pretendono di conoscerlo).

Dimentico qualcosa, di quanto sapete voi?

Lo confesso: all'inizio (e parlo quindi di vent'anni fa, perché sono ormai vent'anni che lavoro in Abruzzo, e sette che indegnamente lo rappresento), quando giravo per certe città o paesi di questa Regione (di cui comunque preferivo, nella mia connaturata misantropia, le creste e gli altopiani isolati) non potevo nascondere un sentimento di sufficienza nell'imbattermi in spiacevoli soluzioni di continuità: talvolta un rudere diroccato, o un cumulo di macerie, o ancora qualche palazzina moderna, tutta cemento, intonaco e alluminio anodizzato. Lacerazioni vistose del tessuto architettonico dei centri storici, niente a che vedere col travertino di Montepulciano o col cotto di Pienza, i paesi della mia infanzia, pressoché intatti nella nitidezza del loro disegno rinascimentale; episodi che prima facie se non a trasandatezza o scarsa attenzione delle amministrazioni, potevano rinviare a storie di povertà, economica o culturale che fosse. Solo da poco ho capito una cosa che non sarebbe poi stato così difficile intuire, soprattutto a conoscere la storia dell'Abruzzo: se tanti borghi hanno perso in tutto o in parte il loro fascino antico, i loro palazzi gentilizi, le loro chiese, le loro case dagli infissi squadrati in pietra scolpita dagli scalpellini di Pennapiedimonte, le loro ringhiere in ferro battuto dagli artigiani di Guardiagrele o di Pescocostanzo, se il loro tessuto urbano è così dolorosamente lacerato, se presenta cicatrici così mal rabberciate e risarcite, un motivo c'è, ed è un motivo commovente e angoscioso, che mi fa guardare con affettuoso e coinvolto rispetto, considerandolo come testimonianza di un impreveduto e immeritato martirio, ciò da cui prima distoglievo un po' altezzosamente lo sguardo.

La Regione che non c'è è stata vittima della sua geografia che nessuno conosce, ma che la Wehrmacht conosceva bene. Si vis pacem, para bellum, e i tedeschi, in questo affini al vostro autore preferito, pensando che se qualcosa avesse potuto andar male lo avrebbe fatto, prima che le cose cominciassero ad andar male avevano mandato, travisati da turisti, dei loro cartografi a zonzo per l'Italia centromeridionale, alla ricerca di linee che si prestassero a organizzare una difesa. The Hamptons is not a defensible position, ma la sinistra orografica del Sangro (sarebbe il versante Nord, per quelli meno addentro) lo è, oh se lo è!, soprattutto, ça va sans dire, se la potenziale minaccia si immagina possa arrivare da Sud. E così i monti Pizzi, e in particolare Pizzoferrato, da dove si vede tutto, da Vasto alle montagne dello spartiacque, attrassero la loro attenzione, quella dei cartografi, e qui venne attrezzata la linea Gustav, dove vi ho portato in più di una diretta Facebook. Più in generale questa Regione, fatta di fiumi (Trigno, Sinello, Sangro, Aventino, Moro, Foro, Alento, ecc.) che scendono a pettine dalle montagne verso il mare, perpendicolarmente, creando altrettante trincee, fu il luogo dove si combatté una battaglia di ferocia uguale a quella combattuta a Ovest della cresta spartiacque, ma totalmente caduta nel dimenticatoio. Di Montecassino saprete tutti, ma della battaglia del Sangro credo sappiano pochi. La cosa che perdevo di vista era appunto questa: quello che ha fatto perdere a tanti paesi il loro antico fascino, preservato integralmente in pochi casi (Pescocostanzo fra tutti), è proprio questo: i Liberator dei liberatori, e gli Immergrün degli invasori.

Città come Orsogna, o Castel di Sangro, o la stessa Ortona


vennero completamente piallate dall'artiglieria, mentre i tedeschi resistevano alla pressione dell'ottava armata inglese di Montgomery, e dei reparti alleati: canadesi, neozelandesi, poi polacchi. E certo oggi Tommaso riposa in una diversa basilica:


che ma un motivo c'è, e va ricercato nella storia.

Una storia cui si intrecciano tante altre storie di eroismo e di viltà, fra cui suggerirei, per chi non la conoscesse, quella della brigata Maiella, che ha avuto uno dei suoi episodi culminanti proprio nella chiesa in cui ho inciso il mio ultimo disco:


(se ingrandite, vedrete nell'abside i fori delle pallottole, che i cittadini di Pizzoferrato non hanno voluto stuccare - e hanno fatto bene!).

Qualche mese fa (era a gennaio), salendo lungo la costa a Ortona da San Vito, dove ero stato a incontrare un collega per apprendere da lui alcune delle mille storie del mio collegio (perché anche questo fa parte dell'impegno che ho preso con i miei elettori: avere l'umiltà di ascoltare chi ne ha viste più di me), avendo, per una volta, tempi non troppo contingentati, mi sono lasciato tentare da una deviazione:


Their name liveth for evermore! 

Quando c'è, perché alcuni sono ignoti, cioè, come si dice nella loro lingua:

Known unto God (ed ho imparato che questa formula così ispirata ed espressiva era stata scelta da un poeta nominato dalla Imperial War Graves Commission: ci sono anche burocrazie che funzionano...). Tirava un vento porco, ma non sentivo freddo (era l'11 gennaio e poi l'avrei pagata). Erano i canadesi: passavo in rassegna smarrito e colpevole il loro schieramento:

più ordinato e solenne di quello dei miei VAM di Torricola, e pensavo che l'inglese, in fondo, è una bella lingua:


o almeno così risultava, in quelle lapidi, al confronto con la da me tanto amata e frequentata lingua francese. La sintesi e la concisione conferivano alla lingua imperiale una potenza certo amplificata dalla sacralità del luogo.

Poi, a Ortona, a casa di un altro rispettabile politico di lunga esperienza, mi sono imbattuto in un bel libro sulla battaglia di Ortona, apprendendo così dell'esistenza del "Moro river":


oggi piuttosto malridotto. Gli italiani nemmeno sanno che esista, ma gli inglesi sì e per un buon motivo: perché nonostante sia poco più di un rigagnolo, oggi maleodorante, l'Ottava Armata ci aveva messo un bel po' a superarlo.

Chissà che età aveva il ragazzo della prima foto, chissà se ha portato la pelle a casa, se ha ancora un nome, o se è noto solo a Dio. Chissà che cosa stavano osservando i suoi occhi sgranati sotto al Brodie. Chissà se ci era voluto venire, sulla sponda Sud del Moro river, o se ce lo avevano costretto, o se non si era posto troppe domande, nel partire, ritenendo che quello fosse un suo dovere, o magari ignorando che cosa questa decisione, presa o subita, significasse: fango, sangue, terrore... Noi oggi non possiamo concepire, perché non vogliamo vedere. Sta succedendo ancora, non ha mai smesso di succedere, quelli che ci hanno propinato il mito irenico dell'Europa sono gli stessi che non hanno voluto, e tuttora non vogliono, fare i conti con quello che è successo, perché vogliono rimuovere quanto sta succedendo, e soprattutto il perché stia succedendo, e il perché potrebbe succedere di nuovo (cioè il perché potrebbe succedere a noi, perché è sufficientemente chiaro, e la storia dei punturini ce lo ha definitivamente chiavato in testa, che finché non succederà a noi non capiremo che la Storia non è finita).

Vorrei dirvi molte altre cose, ma devo dormire. Non mancheranno occasioni.


(...oggi, rientrando da Pizzoferrato verso Fortunati con Rex,


a Casale Greci - c'è anche Casale Turchi, Pizzoferrato è stato costretto all'inclusività dalla sua lunga storia - due cani ci hanno aggredito. Pareva ce l'avessero con lui, che non si sottraeva. Devo dire che la mia prima reazione è stata quella di lasciare che se la spicciassero da soli. Ho sempre avuto paura dei cani: l'appostismo non è una loro virtù, la troppa confidenza con l'uomo li rende pericolosi. Quando poi ho capito che Rex era in difficoltà, ho pensato che fosse troppo facile abbandonare al suo destino qualcuno che aveva avuto la cortesia di accompagnarmi dove avrei preferito non essere solo, e allora ho fatto l'uomo: ho deciso che comandavo io, che in cima alla piramide alimentare c'ero io - anche se a mani nude avrei potuto essere smentito - e mi sono convinto di avere coraggio, "facendo brutto" ai due aggressori. Ripristinata la gerarchia naturale - cioè artificiale - delle cose, Rex si è venuto immediatamente a rifugiare fra le mie gambe, come mi hanno detto che facciano i cani quando sentono il lupo - o una sua convincente imitazione - mentre io invitavo col mio proverbiale garbo i suoi distanti cugini ad andarsene per i fatti loro. Evidentemente sono riuscito a convincerli che non mi spaventavano, ma non era così. D'altra parte, Rex è community, ormai - e qualcuno di voi sa che per quanto vi possa trovare appiccicosi e indigesti, quamdiu fecistis uni de his fratribus meis minimis, mihi fecistis. Entro certi limiti, non sempre gestibili, la paura è una scelta. Sarebbe bello non dover sondare questi limiti, ma purtroppo, come ci ricorda questo racconto, e la sua foto d'apertura, questo non è sempre possibile. Non abbiate paura... o almeno non fatelo vedere!...)

giovedì 27 marzo 2025

To defend or not to defend?

Dubbio amletico che mi viene mentre mi accingo a muovermi dall'eremo di San Maclovio (per gli amici, Macuto) in direzione di Montecitorio, dove audiremo Piotr Serafin (tanto nomini nullum par elogium).

Inzomma, parrebbe che l'UE (da pronunciare rigorosamente alla napoletana: ué!) ci consenta di fare debito, non si è capito ancora se comune o individuale (la seconda che hai detto) per riarmarci perché ce sta 'na minaccia teribbile signora mia e anche perché va rianimata l'industria manifatturiera. Peccato però che la stessa UE ci abbia impedito di indebitarci per scuole, ospedali, strade, ricerca, ecc.

Ora, il problema è che le cose stanno così:


(secondo Local fiscal multipliers of different government spending categories; una rassegna più ampia della letteratura è qui).

La domanda quindi sorge spontanea: come mai non ci avete fatto fare spesa ad alto moltiplicatore, cioè produttiva di reddito e gettito fiscale, e ci fate fare spesa a basso moltiplicatore?

Posto però che il tale capisca la domanda, suppongo che io non capirò la risposta.


...Così, tra questa

inanità s'annega il pensier mio...


mercoledì 19 marzo 2025

Risposte?


Gli amici di RadioRadio sono familiar with the matter e si vede: hanno preso gli spezzoni più pertinenti della risposta del Peggiore. Ai fini del mio godimento personale, questo video sarebbe eventualmente perfettibile solo inserendo lo spezzone che attesta il raggiungimento del mio scopo: quello in cui l’illustre collega, stanato sulla partita tripla, replica con stizza “col permesso del senatore Bagnai” (un pensiero mi ha traversato la mente: “per colpa tua, deputato!”). Magari mi eserciterò a tempo perso con CapCut…

Non volevo comunque la sua risposta, volevo solo fargli del male e la sua insofferenza, la sua balbuzie, hanno odore di vittoria.

Dice: “Ma è importante che abbia ammesso!”

Ma importante cosa? Importante de che!?

Le cheerleader di cotanta viltà (abbiamo, pensavamo,…) non hanno capito le domande, figurati le risposte! Perché per ritenere credibile un simile executioner bisogna essere imbecilli, e non poco, o pagati per non capire, come gli operatori informativi cui ha salvato coi soldi vostri le laute pensioni retributive.

E quindi?

E quindi l’ha detto un economista gigantesco e ve l’ha riferito uno minuscolo: it must be war. Una guerra proporzionata ai Churchill che abbiamo a disposizione: in economia hanno fatto esattamente gli stessi danni del loro predecessore e esattamente nello stesso modo (con un aggancio valutario improvvido al preciso e deliberato scopo di disciplinare i lavoratori). Ma la statura umana ovviamente è diversa: Winston non sarebbe mai venuto in aula a recriminare piagnucoloso e apologetico sul latte versato, non avrebbe mai preferito passare per un apprendista che andava a tentoni, per un dilettante dell’economia, piuttosto che per un willing executioner. Sarebbe stato ugualmente incapace di ammettere un errore, ma con grandeur, non come un Fonzie qualsiasi.Chissà come tanta miseria umana, così apparentemente (ma tatticamente) disconnessa dal principio di realtà, saprà gestire la guerra cui la sua auri sacra fames (per restare a Keynes) ci condanna?

Perché ormai la strada è delineata, con buona pace di quelli che, quando il nostro percorso è iniziato, non ci credevano.

Ricordate?

Dopo cinquanta anni di integrazione fiscale nell’Italia (monetariamente) unita abbiamo le camicie verdi in Padania: basterebbero dieci anni di integrazione fiscale nell’area euro, magari a colpi di Eurobond, per riavere le camicie brune in Germania.

Era l’agosto del 2011, sul Manifesto. Di anni ne sono passati quattordici, da allora, ma questa frase non sta invecchiando malissimo, con un doppio paradosso.

Il primo è che a essere convinti della sua veridicità dovrebbero essere in primo luogo proprio quelli che all’epoca negarono la fondatezza dei miei argomenti e che oggi, confermandosi degli imbecilli, identificano AfD con le camice brune! A loro mandiamo un abbraccio: quando non ce ne sarà più per nessuno, possiamo pensare che si comincerà dagli imbecilli, possiamo cioè illuderci che la guerra agisca sull’umanità così come, secondo gli economisti bravi, un cambio sopravvalutato agisce sull’economia: con un selection effect che colpisce per prime le aziende meno produttive. Chissà, forse il progresso così tormentato ma apparentemente almeno inesorabile dell’umanità è dovuto al fatto che in guerra muoiono prima gli imbecilli, gli uomini meno produttivi di pensiero… Non ne sarei così certo: 15 anni fa volevo mettermi in salvo, ma tutta una serie di considerazioni su cui non mi attardo ci spinsero a non farlo.

E poi in salvo dove?

Il problema naturalmente non è AfD ma il modo in cui il capitalismo regola le proprie crisi di domanda o, se volete, quella che chiamo affettuosamente la caduta tendenziale del saggio della libido. Il nostro problema, insomma, è la mancanza di fantasia del nostro nemico di classe: alla fine la soluzione è sempre quella, la distruzione di capitale fisico e umano. 🍇 non ne aveva distrutto abbastanza: incapace anche in questo!

L’altro paradosso è che io, che all’epoca avevo una visione macchiettistica della Lega (le camicie verdi!), perché questa mi era stata subdolamente instillata dai nemici della democrazia, dagli operatori informativi, che restano i veri responsabili di ogni disastro e di ogni miseria umana cui siamo andati e andremo incontro, oggi milito nella Lega, e contribuisco con le mie poche forze residue a farle dire parole di buon senso, destinate in quanto tali a essere inascoltate e verosimilmente travolte dalla SStoria. Devo quindi riconoscere che il mio giudizio all’epoca era ingeneroso, o, se volete, che avevo (non “avevamo”) sbagliato.

Purtroppo, non mi capita tanto spesso quanto vorrei.

Buona giornata!

(… per inciso, la risposta a tutti quelli che accorati e concitati, spinti dal giustificato allarme che i progetti di unione del mercato dei capitali o di unione del risparmio degli investimenti mi chiedono: “ma allora dove mettiamo i nostri soldi?” è quella consegnataci dalla saggezza secolare della plebe romana: “le casse da morto nun c’hanno saccocce”…)

(… più tardi abbiamo in audizione Elkann: che volete chiedergli?…)

martedì 11 marzo 2025

Un'utile sintesi

Qui:


trovate un'utile sintesi di tante cose che si siamo detti ultimamente, ma anche non tanto ultimamente.

Se non lo aveste sentito, ve lo segnalo. Molto di più oggi non posso fare, ho due appuntamenti importanti in settimana, domani con investitori, e sabato all'evento pre-congressuale di Ancona:


dove dovrò esporre le tesi economiche (ovviamente non tutte: la parte che mi compete, quella macroeconomica).

Un'utile occasione per far capire a chi non se ne fosse accorto (tipicamente iSondaggisti e iComunicatori, cioè il Male con la M di cioccolata) che lu moderatisme s'ha mort, e magari per ricordare a tutti perché:

Perché dovremmo essere alla C di crescita e siamo alla D di depressione, e quando eravamo alla B di Bagnai (e di Borghi) qualcuno lo aveva pronosticato...

Se volete assistere all'evento di Ancona iscrivetevi tramite questo modulo. Spero di vedervi.

(...ogni tanto riesco anche a essere ipocrita e falso, quando la causa lo richiede...)


venerdì 7 marzo 2025

Governance UE e scenari globali


(...dal minuto 58, ma ovviamente anche quello che c'è dopo, e soprattutto prima, vale la pena di ascoltarlo! Le slides sono qui...)

(...fra pochi minuti avremo un webinar ad a/simmetrie sul tema del RearmEurope. Non sarete sorpresi. La svolta bellicista era nella natura delle cose. Dopo aver distrutto il mercato interno, cioè dopo aver segato il ramo su cui era seduta, come documento nel mio intervento, la Germania è andata in cerca di mercati altrui aiutandosi con una pesante svalutazione competitiva dell'euro, che abbiamo documentato qui; respinta con perdite, prima ha cercato di riconvertire la sua economia al "green", sfruttando la paura della crisi climatica. La CO2 però come spauracchio non ha funzionato benissimo. Dopo aver distrutto il nostro tessuto industriale, presa a sberloni dai suoi elettori la leadership tedesca sta tornando indietro di gran carriera sull'agenda green, e per risolvere il problema di tener viva la propria manifattura si è data a un grande classico: fomentare la paura di un nemico esterno per convertirsi all'industria dell'armamento. Chissà se la paura di Putin farà più presa su quelle anime semplici dei tedeschi della paura della CO2! Il buonsenso comanderebbe prudenza: la CO2 ti scalda - se ti scalda lei! - sempre meno di una bomba termonucleare, ma l'idea archetipica dei cosacchi che invadono le capitali europee fa sempre presa. Quindi forse questa volta non possiamo contare sugli elettorati altrui perché ci tolgano le castagne dal fuoco. Altra storia è se dobbiamo contare su di loro. Ha senso volere che le cose vadano bene? Per toglierci di torno la fonte degli squilibri - e qui sapete tutti qual è - un conflitto mondiale è una tappa ahimè inevitabile...)

sabato 15 febbraio 2025

Souvenir de voyage

 


(…questa la scattai il giorno in cui scrissi questo post, che resta uno di quelli cui più sono affezionato, nel luogo in cui scattai la foto riportata nel post, il luogo dove l’uomo a cavallo riposa. Per qualche motivo, pensavo che fosse un utile promemoria, ma non avrei mai sospettato che potesse essere così tanto utile. Non costringetemi a chiudere i commenti…)





venerdì 27 settembre 2024

#goofy13: il programma (parte prima)

 (…i vostri suggerimenti nel post precedente, sia quelli di chi ha capito che quelli di chi non ha capito, mi sono stati molto utili. Li ho portati in una riunione costruttiva coi partner del nuovo sito, che sicuramente pensano che io sia un matto, ma probabilmente trovano stimolante lavorare con un matto. Sono sicuro che verrà fuori un bel lavoro…)

(…nei corridoi di a/simmetrie si respira l’aria torbida e malsana di una corte bizantina. Il despota ha scommesso: se il pubblico non raggiungerà una certa soglia, l’anno prossimo i cortigiani verranno deportati nei recessi più remoti del feudo. Il fatto è che se quella soglia verrà raggiunta - e ahimè temo che ci siamo! - il despota la sposterà verso l’alto, per deportare i cortigiani e tutti voi nei recessi più impervi ed ascosi del suo feudo. Il despota non ama perdere! Certo, i Monti Pizzi sono un ambiente austero. Ma quasi tutti quelli che riusciranno ad arrivarci li apprezzeranno…)

(…il ramo della Val Pescara che risale fra Morrone e Majella presenta paesaggi sorprendenti: quella che dall’autostrada si percepisce come una dolce salita verso il Passo San Leonardo è un sistema di canyon aspri, profondamente incisi, che ospitano gli eremi di Celestino, e si addentrano nel fianco occidentale della Majella, verso il vallone dell’Orfento. Sono qui da qualche parte, con poco campo. Domani gazebo…)


La risposta breve è: no!

Ma è una risposta per certi versi pleonastica. Non serve a voi, che se siete qui è perché ve la siete già data; non serve agli altri, in particolare a quelli molto preoccupati di quanto rischiano di avere nel deltoide e poco e nulla preoccupati di quanto hanno già nel retto. Ci si abitua a tutto, soprattutto quando si pensa che capiterà agli altri.

L’interesse quindi è nella domanda: l’Europa può farcela?

Questa è la domanda che ci poniamo a dieci anni da quando ci chiedemmo se l’Italia avrebbe potuto farcela. La risposta a quest’ultimo quesito per certi versi è stata affermativa: la strada secondo noi sbagliata (la deflazione salariale) ci ha condotto nel posto secondo gli altri giusto (un attivo nei conti con l’estero), e siccome quella che conta è la metrica altrui, sì, possiamo dire che l’Italia ce l’ha fatta, anche se non ce l’hanno fatta molti italiani. Ma questo noi lo avevamo chiarito prima, e abbiamo la coscienza a posto.

Avevamo anche chiarito che i problemi dell’Italia, per quanto ci stessero a cuore, erano forse quelli meno rilevanti. Molto più inquietante era l’insostenibilità del modello di sviluppo tedesco, che nel palesarsi (“la Germania segherà il ramo su cui è seduta”) avrebbe reso attuali e concrete le prospettive di un conflitto à l’ancienne.

Parafrasando Flaiano: “Io di guerra parlavo nel 2012, adesso ne parlano anche i portieri!”

Non apriremo però i lavori con uno sciatto esegeta del poi, ma con un raffinato analista del prima, Carlo Galli, che ci parlerà di “Europa fra pace e guerra: nuove dinamiche e nuove prospettive”. Io comincio a pensare che si faccia un po’ troppo affidamento sul fatto che oggi non possa combattersi un conflitto guerreggiato sul nostro suolo perché da un lato “Leuropa ci dà Lapace”, e dall’altro se ingaggiassimo un vero conflitto ci sarebbe un’escalation nucleare e quindi “moriremmo tutti”. La stagione dei punturini almeno una cosa dovrebbe averca fatta capire: che l’unica morte che stia a cuore ai nostri cosiddetti simili è la propria, e che per scongiurarla una scommessa che comporti la morte di tutti gli altri in fondo può anche avere una sua razionalità. Quindi non ho mai creduto che l’atomica, più della balestra o della selce scheggiata, potesse esercitare per sempre una significativa deterrenza, e del resto chi non è convinto può citofonare Kiev. Ma sentiremo che cosa ne pensa Carlo.

Difendo la mia posizione, che è quella dell’umiltà. Ho fallito, e ad aver capito qui siete veramente in pochi. Siete però sempre di più di quanti abbiano capito nelle élite, in particolare in quelle tedesche, perché lì sostanzialmente nessuno ha capito che cosa sta succedendo. Ce lo spiegherà Lucio Baccaro, una new entry, parlandoci di “Le élite tedesche e la crisi del modello di crescita export-led”. I tedeschi non hanno ancora capito che se esporti beni importi problemi: questo risulta da una analisi approfondita delle loro mappe concettuali, della loro Weltanschauung, e questo ci conferma ogni giorno di più la cronaca. Il decoupling da quegli ottusi patologici e dai loro indirizzi politici suicidi (tutto il green lo è, e non vuole morire senza prima ucciderci) vi apparirà ancor più necessario dopo aver ascoltato Lucio.

Ma perché la Lue prende certe cantonate? Perché imbocca, acclamandoli come svolte epocali, quelli che in tutta evidenza, a noi normodotati, appaiono quali palesi vicoli ciechi? Che cosa ha causato questa incapacità (se è veramente tale) di pensiero strategico in Europa? Proverà a rispondere Vladimiro Giacché parlandoci de “La fine della strategia”. La mia tesi, lo sapete, è lamarckiana: le élite europee non hanno bisogno di sviluppare un organo che il contesto ambientale, quello del “pilota automatico”, le preserva dall’utilizzare. Non so come la pensi Vladimiro, ma credo in modo non molto diverso.

Ciononostante, come ci ricorda spesso Capezzone, il centrodestra ha “oi strategoi”, i teorici della destra che piace alla sinistra, e che poi è, semplicemente, quella che perde! Noi, non aspirando a tanto, ci accontenteremo di uno che la guerra, anzi, come oggi si dice, la pace, l’ha fatta per mestiere, il generale Boni. A lui e a un membro del Copasir Gianandrea Gaiani chiederà di riflettere su “La sfida della difesa europea”. Il membro del Copasir ve lo ritroverete poi ai capannelli, ma fate attenzione: è venuto a dossierarvi…

“Come siamo arrivati qui: anatomia di una crisi di civiltà” ci verrà spiegato da Nello Preterossi in chiusura della prima serata. Nello è per certi versi un nostalgico dell’esperienza gialloverde, considera la sconfitta di quell’esperienza come la nostra sconfitta, ed è già venuto a dircelo nel 2021. Non contesto che una sconfitta sia una sconfitta: vorrei però riflettere su che cosa quella sconfitta abbia da insegnarci. Secondo me non poco: ad esempio, che un gatekeeper è un gatekeeper; che la potenza non è niente senza controllo (il potere derivante da una forte legittimazione elettorale non è nulla senza la capacità tecnica di esercitarlo); ma anche che quando l’unica, o almeno la più quantitativamente rilevante, energia politica rivoluzionaria è il fascismo dell’antipolitica più becera, siamo già (cioè eravamo già) in una crisi di civiltà, e sarebbe (cioè era) ingenuo pensare che simili rivoluzioni portino altrove che alla restaurazione più plumbea. Ma su questo sarà utile e rigenerante confrontarsi. Come la penso lo sapete, e non voglio rovinarvi la serata.

Seguiranno i capannelli, quest’anno à l’ancienne. Spiaze per chi, non assistito dalla prestanza fisica, resterà escluso dal cerchio della condivisione.

(…di quello che succederà domenica ne parleremo domani. Ora provo a dormire: se mi sveglio presto farò quelle due ore di camminata di cui ho tanto bisogno, altrimenti aggiungerò due ore di sonno di cui non ho meno bisogno. Io come andrà a finire voglio vederlo e lo vedrò, perché me lo merito. Spero altrettanto di voi…)

(…le informazioni sono sul sito)

















martedì 24 settembre 2024

Memorie dal territorio (il sito)

Nel fine settimana i miei 708 chilometri me li sono fatti: sabato da Roma a Ortona per il gazebo, sede di un'intervista per molti versi memorabile

(peraltro è assolutamente vero che ho particolare devozione alla figura di San Tommaso, il patrono dei non trastatori, tant'è che i meno distratti di voi ricorderanno che andai a trovarlo prima di iniziare la campagna elettorale del 2022); poi da Ortona, dove riposa San Tommaso, a Castiglione a Casauria, dove non riposa più un altro santo, San Clemente (qui un dettaglio dell'omonima abbazia: una volta avreste saputo dirmi di quale famiglia sia questo blasone...):

un santo espressione di un'altra specialità dell'Abruzzo, quella dei papi che abdicano (l'abbazia è sotto al Morrone, gli scolarizzati nel XX secolo vedranno il collegamento), per un convegno sul Parco della Maiella, che prevedeva fra l'altro la presentazione di un progetto di Marco Mazzei:


poi da Castiglione a Casauria a Pennapiedimonte, paese degli scalpellini, dove ho studiato le lingue:


e ho trovato requie nel silenzio di un centro storico impenetrabile alle auto (elettriche o meno), e quindi a misura di gatto:


aspettando che l'aurora:


mi destasse, per addentrarmi nella montagna su per la valle dell'Avello, con le sue viste spettacolari sulle Murelle:


(in previsione di una cena impegnativa da qualche parte fra Garrufo e Sant'Egidio avevo bisogno di andare in deficit...); poi di corsa (compatibilmente coi lentofanti intercettati lungo il cammino) a Tornareccio, la città dei mosaici, per Regina di Miele:


e poi, dopo la premiazione dei migliori mieli d'Abruzzo (e quindi del mondo), su in altura, a Pizzoferrato, per studiare sul mio D'Onofrio preferito


atteso che nel prossimo disco col neoborbonico è stato stabilito che io faccia tre brani solistici, che saranno, in ossequio all'impostazione del progetto, una canzona, un madrigale passaggiato e una fantasia (e qui la vedete e qualcuno la riconoscerà), quest'ultima piuttosto cervellotica e sicuramente da fare sull'organo, che il clavicembalo non renderebbe onore alla sapienza (o al sadismo) del suo contrappunto, poi giù verso il teramano dove mi aspettavano:


(e molto ci sarebbe da dire sui discorsi politici che abbiamo tenuto, dai quali molto ho capito del perché debba necessariamente andare molto peggio prima che possa andare un po' meglio - e questa mattina parlando con Nello Preterossi, che verrà al #goofy13, ho constatato che in fondo su questo punto la pensiamo ahimè tragicamente allo stesso modo), poi su a Civitella del Tronto dove ho riposato, questa volta alzandomi un po' dopo l'alba, il lunedì, per andare al Palazzo della Cultura di Teramo, di cui abbiamo non una diapositiva ma un plastico:


per assistere a una bella cerimonia, e poi di nuovo di corsa verso via XX settembre, e poi a casa.

Si scaldano varie poltrone: una è quella della 500L, l'auto blu che l'elettore mediano non si aspetta (anche perché non è blu), ma non c'è nulla da fare...

Il grillismo ha ormai irrimediabilmente corrotto il popolo italiano: la scelta fra tutelare la democrazia o abbandonarsi all'invidia sociale, fra volere dignità per sé o toglierla a un altro, alla fine non è molto più difficile né molto più imprevedibile di quella fra Cristo e Barabba. Ricordo agli scolarizzati nel XXI secolo come andò:

La cena di domenica in questo senso è stata paradigmatica: tutti parlavano male dei grillini, ça va sans dire, era pur sempre una cena di "centrodestra", ma, senza nemmeno accorgersene, tutti usavano gli argomenti dei grillini, a partire dai quelli più stupidi, ma proprio per questo di più facile presa: numero e stipendi dei parlamentari (e dei membri dell'esecutivo)! Per inciso, qui trovate una breve storia dei tagli agli stipendi dei parlamentari: se siete ortotteri, premunitevi di rotolone di Scottex perché potreste averne bisogno. Inutile dire che nel frattempo quelli di chi comanda sono aumentati. Ora, il punto non è che a me questi dettagli non interessano perché non sono importanti. Il punto è che la grillanza è una strada senza uscita e a senso unico: la bavetta alla bocca scatta per chi ti viene additato come casta, e a quel punto lo scoprire che altri hanno ben maggiori privilegi economici e sociali non induce a una se pur minima riflessione! Quindi non sono entrato in questi dettagli, come pure non ho fatto notare che mentre loro azzannavano come una muta di cani rognosi i polpacci dei loro rappresentanti, ogni paio d'anni veniva messa su una nuova "agenzia indipendente" fatta di nominati (non di eletti), con emolumenti superiori e responsabilità nulle: il Governo parallelo del garante dell'unità europea, concepito per mettere i bastoni fra le ruote a un Governo che eventualmente, sorretto da una maggioranza parlamentare, volesse cambiare almeno parzialmente rotta. Quei conti lì la grillanza non li fa mai... E nemmeno la mia linea di attacco ("se considerate i grillini degli scappati di casa, perché continuate a usare i loro argomenti?") faceva presa nelle semplici menti degli astanti.

Aristotele è come il coraggio: chi non ce l'ha, non se lo può dare...

Insomma, questa della cena era la parte più pesante, ma per fortuna era anche quella ipocalorica! Mentre di domenica mattina mi preparavo ad affrontare quella calorica, a un certo punto ho visto in fondo al tunnel la luce:


e ho dovuto ammettere il mio fallimento.

Il fatto è che sì, un po' ci avevo creduto (e penso di averlo anche espresso qui) nel valore performativo della parola e della verità tecnica, diciamo, per usare un termine abusato: della scienza (economica). Anche di questo parlavo con Nello questa mattina: dell'idea che dicendo le cose come stanno (e questo l'ho senz'altro fatto, con coraggio) il pueblo avrebbe preso coscienza e avrebbe chiesto a li politichi di fare la cosa giusta altrimenti #nontivotopiùùùùùh1!!1!

Un'idea abbastanza ingenua, e per quanto questa ingenuità potesse essere scusabile in chi aveva zero esperienza di politica (e questo all'epoca era un vantaggio), nondimeno un po' me ne vergogno. Certo, c'era stato senz'altro un problema di scala, di diffusione del messaggio (tutti ricordiamo come l'editore remò contro), ma questo era inevitabile, se ci si voleva collocare fuori dal perimetro. Quello che non avevo capito, quello che non potevo capire, era innanzitutto che la vostra adesione al mio messaggio di verità tecnica ("in un'unione monetaria uno shock esogeno negativo viene assorbito dai salari"), una adesione che avrei voluto razionale, era invece emotiva. Era del resto questo che vi impediva di promuovere un'adesione razionale nei vostri interlocutori: il fatto che non potevate far capire una cosa che non avevate capito. Vi fu chiara da subito la mia disperazione e la mia verità, ma sicuramente ancora non vi sarà entrato in testa che il soldino che entra in tasca ha segno più e quello che ne esce ha segno meno, e che quando tutti i soldini sono usciti occorre farseli prestare. Sì, sappiamo che grillanza e piddanza sono figlie di un'antropologia minore, ma per quanto svantaggiati antropologicamente essi siano, volete dirmi che non sarebbero in grado di afferrare a livello razionale una cosa così semplice se gli venisse proposta con le debite cautele?

Il fatto è che le cose in testa è difficile farle entrare. Ci si può riuscire col principio di autorità, e questa è la forza del PD: il controllo manu militari degli organi che conferiscono patenti di autorevolezza (tralascio per carità di patria un argomento caro a Daniele: l'insanabile scarsità delle scelte fatte a destra quando si tratta di presidiare questi luoghi). Oppure, si deve aspettare che entrino da un'altra parte. La mia riflessione sconsolata ormai la conoscete e l'ho esplicitata più volte: un popolo marcio di grillanza ha bisogno di un forte shock per ricominciare a desiderare la democrazia, e per violentare sufficientemente la natura di un ortottero, al punto di fargli desiderare la Costituzione del '48, occorre che accada quella cosa così drammaticamente contro l'ordine naturale delle cose che è la morte di un figlio (in guerra). Questo Céline l'aveva capito e in questo senso l'Unione sta lavorando per noi. Inutile dire che tutto il lavoro fatto qui è testimonianza del fatto che io preferirei che non si arrivasse a tanto e ho fatto, ingenuamente, imperfettamente, fallendo, quanto era in mio potere per scongiurarlo. Certo che è difficile immaginare che tocchi anche a noi quello che sta toccando a milioni di persone in giro per il mondo! Consoliamoci pensando che nel gennaio del 1914 sembrava impossibile. Quindi va bene così. Di fronte alla scala di quello che ci aspetta, la scala del mio personale fallimento resta di qualche ordine di grandezza inferiore.

Forse è anche per questo che mi scapicollo da un angolo all'altro del mio collegio, o che mi scervello a decifrare le fantasie di Frescobaldi, o che mi appassiono alle avvincenti vicende della casse professionali: per non pensare a quello che so, che qui tutti noi sappiamo, essere nella logica delle cose.

Ma alla fine non è nemmeno di questo che volevo parlarvi, anche perché non desidero aggiungere fallimento a fallimento, e se posso essermi illuso di promuovere una riflessione sulla razionalità di certe istituzioni (riflessione peraltro non originale), non posso certo illudermi di fermare con le mani il vento della SStoria!

La mia richiesta, oggi, era più semplice e più concreta. Sto ristrutturando il mio sito personale, che vorrei restasse a testimonianza dei miei tentativi (i miei personalissimi Essays in persuasion), ma vorrei anche fosse uno strumento per aiutare i niubbi a orientarsi nelle ramificazioni dei temi e delle analisi stratificatesi nel tempo, o anche semplicemente a partecipare alla vita della nostra community (quindi, in definitiva, a portare qui o al #goofy persone che cercano er sito der senatore de #aaaaaLega...).

Avete suggerimenti? Che cosa vorreste che ci fosse nel sito del vostro guru? Che cosa è servito a distogliervi dal vostro torpore? Di quali contenuti avreste bisogno? Sto guardando i siti di colleghi illustri, e sinceramente non ne trovo uno che mi convinca (mi riferisco ai siti, non ai colleghi).

Se mettete qui qualche suggerimento, magari mi aiutate a fare una cosa utile (cioè inutile, per i motivi che ci siamo detti: ma la speranza, quella, non morrà mai...).

venerdì 3 maggio 2024

Instant QED

 


“Sei pessimista! Ma che dici!? Dai, su, siamo seri! Non potrà succedere! Non starai parlando di una guerra guerreggiata sul territorio dell’UE? È impossibile perché c’è Lue/Lanato che ci dà Lapace!…” e via così per dodici anni.

Poi, tutt’a un tratto, uno statista dalla personalità complessa e affascinante si rende conto che a casa sua non lo voterà neanche sua nonna (tant’è che pare che Renzi voglia candidarsi con lui, ma in posizione blindata nel listino bloccato, per non correre rischi), ed ecco che per alzare l’attenzione e beneficiare del “rally around the flag” si torna ai vecchi classici: l’aggressione esterna.

E a riconferma che la storia si ripete come farsa, mentre nel 1914 sta solfa poteva avere un senso, nel 2024 è tragicamente farsesca, perché basta leggersi, anche da turisti del dibattito, il post precedente per rendersi conto che nessuna aggressione esterna potrà essere più distruttiva di quella aggressione interna che abbiamo chiamato svalutazione interna.



domenica 17 settembre 2023

Mafia e immigrazione

(…da un nostro amministratore ricevo e pubblico. Mi pare colga un punto importante, poi vedete voi…)


Ciao, Alberto. Ormai siamo tutti tornati al lavoro a pieno regime e tu soprattutto avrai parecchio da fare… Io ti porto oggi una riflessione sul tema migratorio. Molto giustamente noi amministratori locali del Sud siamo messi sotto pressione per non abbassare la guardia in tema di contrasto alle mafie, talvolta con effetti paradossali, ma comunque sempre con buone intenzioni. Intanto però credo che nessuna mafia storica abbia fatto un numero di morti paragonabile, in relazione al tempo, a quello che stanno facendo le organizzazioni criminali che gestiscono il flusso dei clandestini che praticamente buttano la gente in mare, peggio della dittatura argentina. Tuttavia la preoccupazione delle articolazioni periferiche dello stato continua ad essere quella di mettere questo sistema perverso in condizione di continuare a funzionare. I prefetti si vantano pubblicamente di quanto sono bravi a sistemare i migranti (ne ho sentiti un paio con le mie orecchie), la polizia passa le proprie giornate nei porti e il contrasto ad altri fenomeni criminali langue su più fronti. Tutti continuano a parlarne come se fosse un fenomeno naturale e non sociale e quindi politico. Pensa se si ricominciasse a parlare della mafia in questo modo, dicendo cose del tipo: “ma è una questione antropologica collegata alla presenza dei geni dell’uomo di Neanderthal”, “ma è legata alla pigrizia dell’uomo meridionale causata dalle alte temperature”, “delinquono per sfuggire alla povertà causata dalle calamità naturali” ecc… Ovviamente Don Ciotti insorgerebbe a buona ragione e in questo sarebbe seguito da tutti noi. Figurarsi poi se prefetti e polizia si attivassero non per reprimere i taglieggiatori, ma per reperire risorse da destinare alle vittime al fine che continuino a pagare gli estortori per evitare pericoli per la loro incolumità, magari vantandosene pure… Messina Denaro agonizza all’Aquila, scontando giustamente la sua pena, dopo anni di latitanza, i signori della morte che organizzano il traffico di esseri umani sulle coste africane e forse anche su quelle Italiane e magari anche a Malta, Berlino e Londra, continuano a godersi il frutto dei propri crimini: verrà anche il loro turno di essere consegnati a una giustizia giusta? Se non c’è una forte presa di coscienza non credo.

(…non è mai un segno di intelligenza interpretare come fenomeni naturali, come tendenze oggettive, prive di alternative, dei fenomeni politici, frutto di scelte. Non è mai un segno di onestà intellettuale presentare come fenomeni naturali dei fenomeni politici. Che sia l’immigrazione, l’AI, la globalizzazione, chi afferma che non esistano alternative semplicemente vuole precluderci alternative, vuole limitare la nostra libertà. Nei palazzi che contano non ci si gira tanto intorno: chi ha molte decisioni da prendere tende a dare per scontato ciò che è evidente. Ricordo ancora il discorso che mi fece un paio di anni fa un’altissima funzionaria: non ne poteva più del modo sciatto e superficiale con cui il PD gestiva i dossier europei “ma se va al governo il centrodestra questi ripartono coi barconi!” Non è complottismo, è scienza (che in Italia è arrivata grazie a noi). Quindi quello che sta succedendo è chiaro. Perfino Bruno Vespa ha dovuto inquadrarlo sostanzialmente con le categorie della Greenhill. Certo, gli manca l’ultimo miglio: se le elezioni europee non ci fossero, i socialisti non avrebbero bisogno di fare campagna elettorale coi barconi. Sinceramente, fra i socialisti e l’UE ho le idee piuttosto chiare su chi sia meno utile: il problema non è certo la coesistenza di diverse visioni del mondo: il problema è costringerle a confrontarsi in un sistema malato e distorto, marcio fino al midollo, inefficiente per elefantiasi e intrinsecamente alieno alla democrazia. Questo sì che è un bel problema, tant’è che se da un lato sono ovviamente convinto che si debba fare il massimo per cambiare il fronte in UE - la volta scorsa lo impedirono nove grillini - dall’altro sono ben consapevole che questa è solo una necessaria misura difensiva, ma non può essere una misura risolutiva. Tuttavia - e qui torno al senso più profondo del contributo del nostro amico - prima di poter pensare a impostare una soluzione del problema è necessaria una profonda rivoluzione culturale che ci renda padroni del discorso. Finché le parole saranno quelle degli altri, il mondo non potrà essere che quello che desiderano loro per i loro sordidi scopi. È a questo che dovete guardare per capire se stiamo avanzando o meno. E un po’ stiamo avanzando…)




giovedì 14 settembre 2023

Inflazione da profitti?

 (...fra cinque minuti sono in radio per parlarne, su Rai1. Intanto vi appoggio qui un grafico, poi ne parliamo in modo più organico...)



venerdì 18 agosto 2023

Quota 1883

Da questa buca:


un soldato dell’invincibile Wehrmacht controllava questo territorio:


Com’è andata a finire lo sapete. Oggi i “bellaciao” sono, in piena e indiscutibile buona fede, da questa parte della linea Gustav, quella sbagliata (così ha decretato la SStoria). Un paradosso su cui riflettere, come qui abbiamo fatto per anni. Forse la sintesi più efficace di quanto ci siamo detti qui è questa: la rimozione del conflitto, l’afflato irenico delle signorinə di buona famiglia, non è composizione del conflitto, ma anzi, involontariamente, si traduce spesso nella sua esasperazione. Tralascio la consueta citazione di Rilke, che ce lo aveva detto.

E ora, visto che ho espugnato quota 1883, tengo la posizione, in fiduciosa attesa dell’ebollizione globale, e in compagnia di giumente e puledri, testimoni indifferenti di questa e altre imprese.




giovedì 7 luglio 2022

Tagliacozzo, cioè Scurcola Marsicana (ma anche Antrosano, Magliano dei Marsi e Cappelle): una storia europea

Vi ricordate di Filippo il Buono?

E perché dovremmo ricordarcene, direte voi?

Perché era il fratello di Agnese di Borgogna, non questa, ma questa: la madre di Giovanna di Borbone, non questa, ma quella che in 16 anni di matrimonio non era stata in grado di dare figli a Giovanni IV di Chalon-Arlay, il padre (in seconde nozze) di Filiberto di Chalon, le cui gesta abbiamo ricordato raccontando un'altra storia europea. Entrambi (Filippo, l'unico maschietto) e Agnese, la petite dernière, erano figli di Giovanni Senza Paura, a sua volta figlio di Filippo detto l'Ardito per come si era comportato a Poitiers (non questa Poitiers, ovviamente, ma questa, cioè il prequel di un'altra storia europea di cui vi ho parlato, quella di Azincourt), senza grande esito, visto che suo padre, Giovanni il Buono, quella battaglia la perse e per liberarsi dalla prigionia dovette pagare tre milioni di scudi (cioè quasi undici tonnellate) d'oro (poi dice le materie prime...). Decisamente sfortunato, a differenza di suo padre, Filippo VI il Fortunato, figlio di Carlo di Valois, e quindi nipote di un altro ardito, Filippo III, che in realtà pare fosse timido, perché schiacciato dalla personalità paterna. D'altra parte, deve essere difficile convivere con un padre santo, come Luigi IX...

Dice: va avanti molto, o ci fermiamo prima di Adamo ed Eva?

Calma: siamo arrivati, perché Luigi IX, figlio (unsurprisingly enough) di Luigi VIII il Leone e di Bianca di Castiglia, era fratello di Carlo d'Angiò, re di Sicilia, conte di Provenza e Forcalquier, ma anche d'Angiò e del Maine, principe di Taranto, principe d'Acaia, re di Gerusalemme, re d'Albania e conte di Matera (il cumulo delle cariche jure uxoris non è quindi un'assoluta novità), e io di Carlo d'Angiò volevo parlarvi, perché domani andrò ad omaggiarlo nel luogo dove vinse una battaglia, una delle tante battaglie che Germania e Francia hanno combattuto sul nostro suolo, e dove, per avventura, vinse la Francia...

Ma prima di dirvi come vinse, mi occorre dirvi dove vinse: "a Tagliacozzo!" diranno i meno incolti, fuorviati da un altro fiorentino meno ferrato in geografia:

...là da Tagliacozzo,

dove sanz’arme vinse il vecchio Alardo

(poi ne parliamo).

Ecco, mi ero sempre chiesto: ma de preciso che c'erano andati a fare a Tagliacozzo? Perché proprio in mezzo alle montagne? La cavalleria pesante? Ma ti sembra possibile?

E infatti no, non era possibile.

Perché la battaglia venne combattuta in pianura, più o meno dove ora passa l'autostrada:


e naturalmente lungo un fiume, il Salto, o forse un fiumiciattolo che verso il Salto confluiva, e che ora non c'è più. Ma insomma, qualcuno vi ha spiegato meglio di me perché capita che si dia battaglia presso i fiumi, e quindi almeno questo non vi sorprenderà.

Tagliacozzo, cittadina amabile, con quel carnaio non c'entrava molto: era quasi nove chilometri a ovest, e non solo non ci si erano combattuti, i due eserciti, ma nessuno di loro ci era nemmeno passato, perché gli Svevi, che nell'estate del 1268 erano scesi a Roma per ricongiungersi agli spagnoli di Enrico di Castiglia il Senatore e  ai genovesi di Galvano Lancia, lasciata Roma e arrivati a Carsoli avevano fatto un largo giro andando a guadare il Salto molto a Nord lungo la linea rossa, anziché prendere la via Valeria e passare dai Colli di Montebove per scendere a Tagliacozzo lungo la linea gialla (che sarebbe stata la via più naturale):


La loro intenzione era di arrivare in Puglia, per ricongiungersi con i loro alleati che si erano ribellati agli angioini. D'altra parte, Carlo d'Angiò era corso rapidamente verso Nord, per impedire questo ricongiungimento (ricorda qualcosa?). Fatto sta che i droni non c'erano, i satelliti nemmeno, e saputo che gli svevi avevano deviato verso Nord, gli angioini s'erano immaginati che volessero scendere passando dall'Aquila (che era stata fondata 14 anni prima per volere del figlio di Federico II, Corrado IV di Svevia, rasa al suolo nove anni prima da Manfredi di Sicilia, quello gentile di aspetto ma evidentemente non di modi, per essere stata fedele al papa, e fatta ricostruire due anni prima, nel 1266, appunto da Carlo d'Angiò). Per non saper né leggere né scrivere quindi gli angioini erano saliti a Ovindoli, in modo da poter divallare a est su L'Aquila le cas échéant, ma poi in qualche modo avevano saputo che, esattamente come capita di fare al vostro affezionatissimo, gli svevi stavano arrivando dallo svincolo (che non c'era) di Torano (che c'era), e quindi erano riscesi dall'altopiano, passando sotto alla Magnola, e via Santa Iona-Forme si erano andati a piazzare ad Albe, in collina (provenendo da nordest), mentre gli svevi se ne erano scesi lungo l'autostrada che non c'era accampandosi sotto al monte Carce (che c'è ancora), provenendo da nordovest:


Ora, insomma, non voglio farvela tanto lunga: s'era fatto il 23 agosto, e i due eserciti si fronteggiavano, divisi dall'autogrill di Magliano (che non c'era) e da un fiumiciattolo (che non c'è più).

Gli svevi erano di più, fra i 5000 e i 6000, anche perché, in un afflato precoce, avevano unito l'Europa: Germania (Svevia), Spagna (Castiglia) e Italia (Genova). Le economie di scala della politica. Gli angioini erano di meno, fra i 3000 e i 5000. Non credo di avervi mai raccontato una battaglia dove abbiano vinto quelli che erano di più: spesso, quando si è di meno, capita di avere con sé un alleato invisibile, la Storia. Ma, soprattutto, agli angioini, che erano più omogenei degli avversari, il buon "Alardo" (Érard de Vallery, connestabile di Champagne, che non aveva fatto il militare a Cuneo, ma in Medio Oriente) aveva detto una cosa che forse avrete sentito ripetere a qualcuno in tempi recenti: divisi si vince!

E così gli angioini, che già erano di meno, si divisero in tre (e qui già vedo europeisti e Bocconi boys assortiti stracciarsi le vesti!): il re si prese i mille migliori e si acquattò dietro Albe (per capirci, chi c'è stato: nell'avvallamento sotto - cioè a est - l'anfiteatro romano, che verosimilmente c'era ma non si vedeva, e quindi sotto la collina che culmina con la chiesa di S. Pietro, che invece c'era e si vedeva):


Gli altri due pezzi erano più o meno delle stesse dimensioni: mercenari francesi guidati dal siniscalco di Provenza, Guillaume L'Estendart, e mercenari provenzali condotti da Henri de Cusances, maresciallo di Francia.

To make a long story short (la versione lunga è qui), dopo qualche esitazione angioini (i due corpi schierati) e svevi si diedero dentro. Enrico di Castiglia ebbe la soddisfazione di abbattere Enrico di Cusances, che, per qualche motivo, portava l'uniforme coi gigli di Francia. Convinti di aver fatto fuori il re (lo scopo del gioco era sempre quello: far cadere il Governo), gli svevi si diedero alla più disordinata delle razzie: tanto, ormai, era fatta...

Ovviamente (per noi) invece no: da Antrosano sbucò il re, quello vero, coi suoi mille cavalieri scelti, e fece arrosticini degli svevi.

La morale della favola ve la condenso, ma credo sappiate leggerla da voi (e ognuno sarà in grado di trovarne altre). Non ce n'è una sola, naturalmente. Siamo sempre stati un campo di battaglia, ma siamo ancora qua. La guerra non finisce mai, e spesso nemmeno la battaglia termina quando sembra sia terminata. Lo scopo del gioco può rivelarsi un falso scopo. E, soprattutto: divisi si vince, soprattutto se c'è un Claudio Borghi Henri de Cusances che attira gli strali dei crucchi coglioni. Ah, naturalmente se siete ad Antrosano per turismo, passate da Fonte Rio, ma se ci siete per sconfiggere un nemico cercate di non farvi vedere. Ai 4000 svevi che ammazzerete, che li avete ammazzati potrete sempre dirglielo dopo. Molto meglio che dirglielo prima, col risultato di ottenere l'effetto opposto.

Oh, poi voi fate come vi pare: ognuno di noi combatte una sua guerra e ognuno ha diritto di perderla come gli pare.

Io ho altri progetti...

domenica 3 aprile 2022

Effetti collaterali

(...ovviamente non quelli di certe terapie, visto che il ministro ci ha rassicurato sul fatto che non ne hanno, convincendoci profondamente, e noi abbiamo detto che a questo punto se ne parlerà dove se ne sta parlando, cioè in tribunale...)

Qui vedete la serie storica del tasso di crescita tendenziale del Pil trimestrale Usa in termini reali:

Tutti vedono, a fine corsa, il botto della primavera 2020 e il successivo rimbalzo nella primavera del 2021; molti vedranno che, prima di questo episodio eccezionale, la volatilità della crescita era andata riducendosi lungo i decenni (per i nerd, la deviazione standard passa da 2.58 nel periodo che va dal primo trimestre del 1961 all'ultimo del 1989, a 1.65 nel periodo che va dal primo trimestre del 1990 al primo trimestre del 2020); qualcuno riconoscerà i vari episodi di recessione ed espansione. A me interessa accennarvi qui a uno di questi episodi in particolare, per mettere in evidenza un fenomeno di attualità. L'episodio è questo:

e per aiutarvi a contestualizzarlo ve lo "zummo":

Nel terzo trimestre del 2001, che vi ho messo in evidenza nel grafico, successe una cosa molto grave, come ricorderete. I media gestirono l'episodio ricorrendo a due grandi classici: il "niente sarà più come prima" (e in fondo un po' è vero: da allora in poi entrare in un aereo è diventato una discreta rottura di coglioni, dal che dobbiamo trarre una lezione per il presente), e il "ha stato x" (dove x a quel tempo era il terrorismo islamico). In altre parole, non so se ve lo ricordiate (ma verificarlo non è impossibile), nell'immediato seguito di quel drammatico evento, e per i sei mesi a seguire, i Tg a reti unificate ci raccontavano che il drammatico attacco, con le sue ripercussioni, aveva portato l'economia mondiale in recessione: tutto stava andando per il meglio, ma purtroppissimo aveva stato il terrorismo a infrangere la solida crescita del mondo verso un futuro di pace e di prosperità. Ex multis, vi raccomando questo, molto indicativo del clima dell'epoca:


Sfiga!

Stava andando tutto bene, ma: "Dopo il terrore, la recessione!"

Ora, la verità è quella che dipingono i dati (e che all'epoca mi ricordo mostrai immediatamente ai miei studenti): non stava per nulla andando tutto bene! La crescita dell'economia Usa era in caduta libera dal secondo trimestre del 2000, cioè l'economia Usa, pur continuando a crescere, stava rallentando in modo molto marcato (dal 5.2% del secondo trimestre 2000 allo 0.9% del secondo trimestre 2001), il che significa che la recessione era lì prima, non dopo il terrore, e che in effetti il terrore (più esattamente, "la guerra al terrore", come la si chiamò) era stato la fine, non l'inizio della recessione, perché aveva creato quello stato di eccezione che legittimava i governi a fare la cosa giusta (politiche espansive) senza allarmare troppo quei bambini paurosi che vanno sotto il nome di mercati.

Lo abbiamo visto, del resto, anche con la pandemia. La retorica della guerra (al virus) è servita a giustificare varie cose, alcune oggettivamente ingiustificabili, ma altre assolutamente necessarie, e che tali sarebbero state a prescindere dal virus, come ad esempio la sospensione delle "regole europee", cioè di canoni di politica economica assolutamente irrazionali.

L'importante, nel fare la cosa giusta, è poterne dare la colpa a qualcuno: a Saddam Hussein, a Sars-Cov-2, insomma, a un Deus ex machina, o meglio a un diabolus in musica, a una dissonanza nel coro angelico del "va tutto bene", che possa spiegare perché si procede con misure che le circostanze avrebbero richiesto comunque, ma che in un mondo totalmente pervertito fin dalle fondamenta appaiono giustificabili solo in circostanze eccezionali.

Perché ve ne parlo? Perché esattissimamente la stessissimissima cosa sta succedendo adesso. Guardate ad esempio l'indice dei prezzi alla produzione nell'Italia del ventennio:


Anche qui, come sapete, da qualche parte c'è stato un episodio molto grave (e poco inatteso). Non ci metto il pallino perché coincide con la fine della serie storica, ma anche qui vale la pena "zummare", per capire quanto vi stanno prendendo in giro:


Il raddoppio del prezzo dei prodotti energetici si consuma sostanzialmente fra settembre 2021 e gennaio 2022. A febbraio (mese dello scoppio del conflitto) i dati per ora provvisori registrano addirittura un lieve calo, come vediamo meglio se rappresentiamo il solo indice dei prezzi alla produzione dell'energia con il suo tasso di crescita tendenziale (scala di destra):


Visto? A gennaio 2022 (un mese prima dello scoppio del conflitto) il tasso di crescita dell'indice dei prezzi dei prodotti energetici cresceva del 118% rispetto allo stesso mese dell'anno precedente, cioè gli stessi prezzi erano più che raddoppiati (chi legge questo blog sa che un incremento del 100% è un raddoppio, perché si ricorda della brutta fine fatta da un cretino di passaggio...).

E quindi?

E quindi chi vi dice che "'a bbenza è aumentata perché c'è stata 'a guèra" è un cialtrone disinformatore. Disinformato no, perché, come dice il nostro dizionario, oggi è facile documentarsi.

Esempi non ne faccio, ne troverete ad abundantiam in giro.

Nessuno vuole dire che il raddoppio dei prezzi precede lo scoppio della guerra, perché attribuendolo alla guerra si nascondono le cause effettive, quelle che avevamo chiarito ad esempio qui, avendo poi l'insigne soddisfazione di essere seguiti niente meno che da Prodi. Eh sì, cari amici: non #hastatoPutin, o non solo. Quanto c'entri la guerra lo vedremo nei dati di marzo, che ci arriveranno a maggio. Finora #hastatoLeuropa: l'esplosione dei prezzi delle fonti di energia qui da noi è dovuta essenzialmente a due ordini di fattori, entrambi europogeni:

1) il delirio "grin", che ha spinto un po' tutti a ridurre gli investimenti nel settore dei combustibili fossili;

2) il delirio "mercatista", che ha spinto a gestire gli approvvigionamenti con contratti "a pronti" anziché a termine, sulla base dell'assunto che fosse opportuno trattare una materia prima strategica come il gas affidandosi a mercati liquidi anziché a contratti a lungo termine opportunamente indicizzati:


Notate la raffinata imbecillità consistente nel presumere che la "sovranità europea sulla formazione dei prezzi del gas" rafforzando il ruolo dell'euro (?) avrebbe ridotto l'esposizione a shock esterni!

A parte il fatto tante volte evocato qui che siccome le variazioni dei prezzi delle materie prime sono spesso a tre cifre e quelle del cambio in un'economia occidentale sono al massimo a due cifre è da totale idiota pensare di poter compensare le prime con le seconde, la storia ci racconta che sono successe due cose diverse e prevedibili (tant'è che entrambe erano state prefigurate su queste pagine):

1) al riprendere della produzione mondiale la pressione della domanda ha fatto aumentare il prezzo del gas, fregando chi come Leuropa aveva pensato di fare una cosa furba comprandolo giorno per giorno anziché con contratti decennali ancorati al meno volatile prezzo del petrolio;

2) lo scoppio della guerra ha fatto capire che signore è chi detiene le risorse: se hai il gas decidi tu in che valuta fartelo pagare! Il fatto di gestire l'eurone è del tutto irrilevante se chi ti fornisce il gas decide di farsi pagare in rubletti (e se non lo paghi chiude i rubinetti, che non fa rima: fa blackout).

Che il problema non sia di per sé la guerra ma Leuropa lo dimostra non solo il fatto che l'aumento si è verificato prima che la guerra scoppiasse, ma anche il fatto che in una misura simile si è verificato solo in Europa:


Ci sono due gruppi di Paesi: quelli stupidi, dove i prezzi puntano al raddoppio (e nel nostro caso lo superano), e quelli extra-UE. Ne ho presi due molto diversi, la Svizzera e la Corea del Sud, ma la lezione è più o meno la stessa. In Europa, che sia Francia, Spagna, Germania o Italia, l'aumento è vertiginoso:


(anche se, com'è ovvio, chi ha carbone o nucleare se la passa meglio di chi non ce l'ha).

Altrove l'aumento c'è, ma è contenuto sotto al 30%. I motivi non possono essere che quelli che vi ho detto, almeno finché non me ne fornite di più convincenti.

E qui si viene a uno dei grandi effetti collaterali delle guerre, che è quello di occultare le responsabilità e quindi di garantire una ripartenza, un rinnovato slancio, ma, fatalmente... sul percorso sbagliato (quello che porta alla prossima guerra)!

La morale della favola è che non è vero che l'eurone ci protegge dall'aumento dei prezzi delle materie prime (l'impossibilità logica di questa asserzione era stata qui più volte dimostrata), mentre è vero che l'UE ci ingiunge, oltre alle regole di bilancio assurde, anche delle scelte di politica industriale (segnatamente: energetica) suicide!

E quindi?

E quindi, ovviamente, ci vuole più Europa! Mi hanno detto che devo dirlo, e lo dico, perché sono disciplinato. Voi però siete liberi di pensarla come credete...