A destra nessuno ha rifiutato il confronto, o mi ha censurato, perché avevo parlato con persone "di sinistra", forse perché a loro sembrava normale che lo avessi fatto, sapendo che sono di sinistra. A sinistra molti hanno rifiutato il confronto, o mi hanno censurato, perché avevo parlato (o semplicemente supponevano che fossi disposto a parlare) con persone "di destra".
A destra qualcuno ha letto i miei libri. A sinistra nessuno ha letto i miei libri.
Né a destra né a sinistra li hanno capiti.
Ma questa, evidentemente, è colpa mia.
In ogni caso, questi sono i fatti, e a voi sono noti (accetto rettifiche ed esempi del contrario). La differenza antropologica fra destra e sinistra in Italia è tutta in questi fatti. Evidentemente per chi è "di sinistra" accettare il confronto sugli
argomenti, anziché sulle appartenenze, significa essere di destra, e
possiamo intuirne le ragioni. Parafrasando un altro toscano amante ricambiato del periodare simmetrico:
"Il y a toujours eu du je ne sais quoi en toute la gauche italienne.
Elle a voulu se mêler d’économie, dès son enfance, et dans un temps où
elle ne protégeait pas les petits intérêts, qui n’ont jamais été son
faible ; et où elle n’avait pas été achetée par les grands, qui, d’un
autre sens, n’ont pas été son fort".
Poi ci sono le opinioni, delle quali, semicitando l'ispettore Callaghan, vi evidenzio che esse sono come le palle: ognuno ha le sue. L'ispettore Bagnai aggiunge che molti non le hanno proprio, e nel caso delle opinioni si limitano a usare quelle altrui (con le palle risulta più difficile).
Questa non è una novità. L'ispettore Flaiano l'aveva ben detto: "i giovani hanno quasi tutti il coraggio delle opinioni altrui" (e infatti sono prevalentemente euristi).
Se qualche fesso qua sotto intendesse uscirsene con la stantia chiacchiera da bar ortottero "destra e sinistra non esistono più" sappia che verrà stroncato. Destra e sinistra esisteranno sempre, non solo nella loro dimensione antropologica (descritta nel caso italiano da quanto precede), ma anche e soprattutto nella loro dimensione strutturale, economica (che non coincide con quella antropologica, nel senso che persone antropologicamente "di sinistra" possono facilmente essere, e anzi generalmente sono, strutturalmente di destra, come moltissimi hanno notato prima e meglio di me). La dimensione economica è molto semplice da definire: è di destra (Pasolini avrebbe detto: è fascista) chiunque crede che il mercato si autoregoli, e quindi in re ipsa delegittima lo stato democratico nel suo ruolo di mediatore del conflitto sociale. Quindi, ad esempio, è di destra chiunque difenda i Trattati europei e l'ideologia ad essi sottostante (nonostante sia associata al polveroso santino del liberista Spinelli). Il liberismo è intrinsecamente autoritario e illiberale, perché, come dice il Pedante, per imporre lo stato minimo ci vuole lo stato onnipotente.
Non a caso, per dire che il liberismo ha fallito, il Fmi comincia con l'elencare i suoi pretesi successi partendo dal Cile di Pinochet (sono i dettagli che fanno la delizia dell'intenditore).
Keynes era un liberale, anche se i gianninizzeri non lo capiscono.
Ma questa, evidentemente, è colpa loro.
L’economia esiste perché esiste lo scambio, ogni scambio presuppone l’esistenza di due parti, con interessi contrapposti: l’acquirente vuole spendere di meno, il venditore vuole guadagnare di più. Molte analisi dimenticano questo dato essenziale. Per contribuire a una lettura più equilibrata della realtà abbiamo aperto questo blog, ispirato al noto pensiero di Pippo: “è strano come una discesa vista dal basso somigli a una salita”. Una verità semplice, ma dalle applicazioni non banali...
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lunedì 13 giugno 2016
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