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mercoledì 24 dicembre 2025

Vi faccio un regalo (noi pensavamo)

Con una certa qual sorpresa ieri mi sono imbattuto in questo:


Io pensavo (non “noi pensavamo”) che fosse già online da un pezzo, ma da un male nasce un bene: posso regalarvelo per Natale, anche se temo che questo possa indurvi nella tentazione demoniaca di entrare in tenzone col parente piddino.

Divertitevi, e sappiate resistere!

(…ma soprattutto ricordate: Monti ha salvato il Paese!…)


lunedì 3 novembre 2025

Meno cinque…

(…siamo già 510, ma c’è ancora un po’ di posto. Solo che quest’anno ci eravamo dati un target - essere cento più dello scorso anno - e lo abbiamo già raggiunto, quindi quando si chiuderanno le iscrizioni non ci sarà appello. Il picco negativo del 2020-2021 è dietro le spalle, la community è presente e risponde all’appello. Sto lavorando per i vecchi e per i nuovi…)

venerdì 31 ottobre 2025

Produzione e salari (la gnagnarella del PD)

Sono reduce dalla registrazione di una tavola rotonda che andrà in onda su Rete8 questa sera (poi vi fornirò il video su FB e Twitter), e per l'ennesima volta mi sono affettuosamente confrontato con il local hero del PD, tal senatore Michele Fina (non so se lo conosciate, ambito Orlando, uno che quello che è successo lo sa... intendo dire Orlando lo sa!).

Il gentile collega ha inanellato una serqua di lievi imprecisioni che mi hanno lasciato letteralmente tramortito, facendomi ovviamente imbelvire al secondo giro di tavolo. Voi queste cose le sapete, ma ribadirle può essere utile, nel caso incontriate uno di questi grammofoni rotti.

Il gentile collega ha avuto la faccia di dire che secondo l'OCSE i salari reali sono diminuiti dell'8%! Questo è il più classico espediente descritto ne "La fabbrica del falso": fornire una variazione senza dire a quale intervallo temporale si riferisce. La diminuzione c'è stata, ma è dal 2021, banalmente perché il Governo Draghi è quello che ha registrato il record storico di caduta del salari reali (come abbiamo fatto vedere qui):


(ma allora il PD stava muto e subalterno), mentre il Governo Meloni è in testa alle classifiche non solo in termini diacronici, ma anche in termini sincronici, perché l'OCSE qui ci dice questo:


cioè che nell'ultimo anno meglio di noi come crescita dei salari reali (cioè del potere d'acquisto dei salari) ha fatto solo la Corea del Sud. Ma questo gli imbonitori da sagra paesana ovviamente non lo dicono.

La produzione è in caduta libera? Sì, e sapete da quando? Da quando c'era lui, perché i dati dicono questo:


l'ultimo massimo della produzione industriale in Italia è stato ad aprile del 2022 (quando c'era Uva), e in Germania a novembre del 2017. La produzione industriale tedesca è in caduta libera da otto (8) anni, con una evidente accelerazione nell'ultimo paio d'anni, ed è evidente che, se pure non in crescita, la nostra produzione industriale sta tenendo botta.

Ma gli imbonitori da sagra paesana non vogliono (o non sono in grado di) collocare i dati nel contesto, e da parte loro è perfettamente razionale non farlo, perché questo contesto lo hanno creato loro, nei lunghi anni in cui da qui abbiamo criticato la loro folle subalternità all'Unione Europea, prevedendo punto per punto i disastri che questa avrebbe provocato.

Ne parliamo a Montesilvano fra una settimana (ultimi venti posti)...

martedì 14 ottobre 2025

giovedì 25 settembre 2025

Europeismo ed ecologismo

Chiedo scusa per l’interruzione: io a queste parole di Antonio Gozzi, relatore al prossimo convegno annuale di a/simmetrie, non trovo nulla da obiettare. E voi?

Eventualmente avrei qualcosa da aggiungere: l’ideologia dell’ecologismo ha forti analogie con quella dell’europeismo, e non è quindi un caso che le due vadano a braccetto.

Il concetto di “transizione” ecologica indica un percorso che parte da un luogo noto, la tecnologia presente, per andare verso l’ignoto, verso un luogo che fisicamente non c’è e forse è impossibile (ripetiamolo: non esiste abbastanza rame per cablare un mondo completamente elettrificato…). Se ci fate caso, è esattamente come il percorso “verso l’Europa”, che parte da una cosa nota (gli Stati nazionali) per andare verso una “unione sempre più stretta” (art. 1 del Trattato sull’Unione Europea), senza che sia specificato quando questa unione sarà abbastanza stretta da poter considerare raggiunto l’obiettivo. La transumanza andava dall’Aquila a Foggia: l’Unione Europea, o la transizione ecologica, dove vanno? Non si sa, non si deve sapere, perché così la responsabilità di qualsiasi incidente evitabile o inevitabile lungo il percorso non possa essere attribuita a chi lo ha proposto, ma a voi, che siete e sarete per sempre colpevoli (nel prezzolato resoconto dei media) di non voler abbastanza di una cosa che non funziona!

Ma la stessa identica cosa vale anche per alcune scadenze temporali perentorie, come l’euro nel 1999 o l’auto elettrica nel 2035! Si propone un obiettivo tecnicamente sbagliato (ma si dice “sfidante”) sperando che il mondo si adatti (ma il mondo segue le sue logiche): lo scopo del gioco alla fine è lo stesso, lo svuotamento della classe media per rimpolpare il reddito degli oligarchi tecnocrati. E anche in questo sacrificio umano la responsabilità viene addossata alle vittime, che non hanno saputo raccogliere le sfide della modernità (cioè che hanno seguito l’ovvia razionalità economica anziché il delirio fascista di quattro idiots savants).

Ci vediamo al #goofy14!

domenica 10 agosto 2025

#goofy14: Quod Erat Demonstrandum

Ci siamo!

Le prenotazioni per il #goofy14 sono online su Eventbrite, con un titolo che è tutto un programma.

Negli ultimi due anni abbiamo visto venire al pettine una quantità impressionante di nodi, molti (ma non tutti) dei quali erano stati anticipati su questo blog, tutti comunque da a/simmetrie e dalla community di Goofynomics, in scarsa (ma eletta) compagnia. Non bisognava leggere gli astri per capire che qualcosa sarebbe andato storto: bastava leggere la realtà alla luce della teoria più standard (che fosse economica, fisica, o di altra disciplina). Bastava, insomma, un po' di cultura generale, che, non a caso, è la nemica del piddino (vedi lo smantellamento scientifico della scuola dell'obbligo) e anche del cretino (che oggi è specializzato, come ci ricordava un grande abruzzese, per me il più grande, fatto salvo Ovidio). Dobbiamo anche riflettere su quale sia il valore dell'essere dalla parte della ragione, o forse, in un'ottica diversa: su come trasformare in un valore politico l'essere sempre stati dalla parte della ragione. La riflessione più ovvia è che il principale ostacolo alla corretta attribuzione delle ragioni e dei torti, cioè al funzionamento della democrazia, è dato dal sistema dei media, corrotto fino al midollo da interessi economici e da una postura faziosa che  conferisce autorevolezza (agli occhi degli stolti) in assenza di una pur minima capacità di lettura dei dati più elementari:


L'annuncio che negli anni '80 e fino ai primi anni '90 ci sembrava un paradossale espediente letterario, quello dell'aumento della razione di cioccolata a 20 grammi dai precedenti 50 grammi, è diventato il nostro pane quotidiano, per motivi che tanto bene spiega Giraldo nel suo L'impero minore (e ne parleremo). Peraltro, credo resti valida la definizione che Stendhal dava del romanzo (uno specchio che viene trascinato lungo una strada...), tant'è che, se studiassimo meglio la storia, probabilmente scopriremmo che Orwell, più che un profeta, era un notaio, più che antivedere un ipotetico futuro, registrava semplicemente quella che già al suo tempo era la realtà dei rapporti di forza e dei relativi meccanismi di gestione.

Strano come una "profezia", vista dal futuro, somigli a un QED.

A fronte di un sistema così ben congegnato e preponderante per forze e per mezzi, un sistema che non può fallire, non dobbiamo illuderci che le nostre limpide ragioni possano avere la forza del paradossale e del controintuitivo (l'austerità che fa crescere, la razione che aumenta da 50 a 20...), soprattutto se questa forza è sostenuta dalla potenza di fuoco di chi è disposto a buttare un pozzo di soldi nell'impresa fallimentare dei media, per consolidare assetti di potere che gli garantiscono rendite multiple della ciotola di pappa gettata agli operatori informativi! Non dobbiamo quindi fare l'errore di pensare di poter convincere i nostri interlocutori: il dibattito, lo abbiamo visto spesso, crea hype, ma la conversione dell'hype in consenso, in atti concreti (che sia mettere il nome altrui su una scheda o il nome proprio in calce a un foglio) è sorprendentemente bassa, nonostante che da un lato noi si cresca numericamente sempre di più (il percorso politico un po' di visibilità l'ha aggiunta, forse un po' di più della credibilità che ha tolto), e che dall'altro l'hype sia utile perché, nel mondo autoreferenziale della decisione politica, serve a dimostrare di essere influenti (basta farsi un giretto per la cloaca per vedere che tweet su materie di assoluta rilevanza scritti dagli agguerriti e ben pagati staff di comunicatori di leader prominenti non sempre arrivano alle 39.220 visualizzazioni della mia modesta considerazione qua sopra: e Claudio fa molto meglio)! Quest'ultimo dato non è irrilevante, ma la sua rilevanza non è quella che pensate voi (creare la fantomatica maggioranza del 51%), ma è diversa: influenzare le decisioni dei leader, che anche quando esortano a non leggere i giornali, vivono comunque "in bolla" come tutti noi che facciamo parte del business (tutti, o quasi tutti...), e sono quindi soggetti a confondere l'egemonia del divano con l'egemonia gramsciana...

La sondaggiocrazia è in re ipsa Likecrazia (come ci aveva ammonito a suo tempo Daniele), quindi tutto fa. Ma... la maggioranza ce l'ha solo chi controlla il flusso informativo: è quantità, e si fa con la quantità, non con la qualità. Per controllare le sorgenti e impedire che vengano avvelenate occorre tempo, e solo voi potete vendercelo, insistendo a sostenerci.

Il senso del nostro incontro è quindi, come tutti gli anni, quello di difendere la qualità perché non vada spersa, di custodire sotto le ceneri del buonsenso una brace di speranza e di verità da cui possa un giorno rianimarsi la fiamma della prosperità e della giustizia sociale. Un compito determinante che ci è stato tramandato da quando, come qualcuno ricorderà, lanciai il mio grido di allarme. Era l'agosto del 2011, e da allora molti di voi sono con me. Sarebbe ridicolo attribuire a quel grido, che pensava di sperdersi nel vuoto della disattenzione generale, un potere risolutivo nel destare le coscienze, ma sarebbe altrettanto e più ingiusto non riconoscere quanto esso abbia, per la sua parte, e attraverso il caleidoscopio dell'eterogenesi dei fini, contribuito a influire sul corso degli eventi. La forza di quel grido era la forza stessa dei fatti, la cui concatenazione non poteva che condurre a un quod erat demonstrandum, alla Canossa degli arroganti cialtroni che tutto hanno fatto per impedirci di parlare, senza riuscirci, per poi venire oggi a proclamare sui media ufficiali quello che qui è patrimonio comune da anni, ormai da decenni. Quindi, il nostro compito non è meramente difensivo e conservativo: la valutazione della nostra opera dipende, ovviamente, dalle metriche che si adottano, e in questa riflessione la saggezza di Claudio è illuminante: i "venti anni di sovranismo" (che non sono venti e non sono di sovranismo...) sono una imprescindibile lezione di metodo, e anche di questo, naturalmente, si parlerà.

Ci vediamo a Montesilvano l'8 e 9 novembre!

giovedì 7 agosto 2025

Meno tre al #goofy: appunti per Marcinelle

Nel liber scriptus in quo totum continetur ne abbiamo già parlato, come qualcuno ricorderà. Parlato di cosa? Ma di Marcinelle, appunto. Domani parteciperò a una commemorazione di quell'evento, uno dei tanti fatti tragici dell'Abruzzo di cui una certa parte politica si è appropriata a dispetto dell'evidenza storica. Lo stesso racconto del Protocollo italo-belga che viene fatto dal più subdolo organo di piddopropaganda non riesce a dar conto in modo completamente coerente delle motivazioni sottostanti al disastro. Se era vero che gli italiani venivano chiamati per fare "i lavori che i belgi non volevano più fare", come mai su 262 vittime il 36% era belga? La verità è che gli italiani venivano chiamati per fare i lavori che i belgi non potevano più fare perché già occupati altrove. L'accordo "minatori-carbone" era un accordo fra un Paese con disoccupazione all'8,8% (l'Italia) e un Paese con disoccupazione all'1,2% (il Belgio). Esattamente come in Italia non c'era lavoro per le persone che emigravano, e non c'era lavoro perché mancavano i capitali (quei capitali che poi sarebbero stati ricostituiti in parte anche con le rimesse degli emigrati), in Belgio non c'erano persone per sostenere lo sforzo produttivo che il Paese stava affrontando.

Nella direzione di questi flussi c'era quindi una logica economica e geopolitica: il lavoro andava dove occorreva, e ci andava per rinsaldare rapporti che il conflitto aveva compromesso, e per contribuire con risorse finanziarie e materie prime alla ripresa del nostro Paese.

Non credo che oggi si possa dire la stessa cosa dei flussi che riguardano il nostro Paese, ma di questo abbiamo già parlato in tante occasioni. Intanto, vi segnalo che fra tre giorni partiranno le prenotazioni per il #goofy: si torna all'antico, alla notte di San Lorenzo. Anche quest'anno impareremo e ci divertiremo. Anticipazioni non ne do: sono pur sempre il deputato del collegio dove riposa quello che si sentì dire:

QVIA VIDISTI ME THOMA CREDIDISTI BEATI QVI NON VIDERVNT ET CREDIDERVNT!

Non sarò certo io a frustrare la vostra aspirazione alla beatitudine!

Ci vediamo domani...

Dal nido del falco

Sono arrivato. Domattina collegamento a l'Aria che tira, non in Zoom ma con lo "zainetto" (mandano una troupe, il che mi consacrerà definitivamente come personaggio qui in paese). Dopo pranzo riunione col coordinatore provinciale. Dopodomani (ma in realtà ormai domani, cioè venerdì) sveglia prestissimo, perché bisogna essere dalla parte opposta della gigantesca montagna, a Manoppello, all'ora in cui qualcosa andò storto a Marcinelle. Poi gommista, poi due incontri coi militanti, poi si torna in quota. Dopodomani (cioè sabato) per ora è previsto solo un concerto d'organo a Carunchio, ma andrò almeno un'oretta prima per fare due chiacchiere col sindaco, e poi non so se tornare al nido del falco, o proseguire verso un non luogo che non esiste.

Non che siano proprio vacanze, ma almeno ci sono dodici gradi.

Il primo giorno libero è domenica, ma è il giorno libero di tutti, e quindi dovrò scegliere bene la montagna in cui andare da solo (e un'idea ce l'ho, ma... non la dico, per restare solo!).

Il problema più serio, quello del collegamento Internet, alla fine mi sembra risolto. Ora, per tre settimane, guarderò il mondo da questo oblò:


(sì, quello che vedete è Roio del Sangro, a sud della linea Gustav).

Se non esagererò coi grafici riuscirò anche a restare in contatto con voi. Di cose da dire ne avrei, e magari cominciamo domani, dopo la riunione di coordinamento, a meno che lo spirto guerrier ch'entro mi rugge non mi spinga verso il bosco o verso l'alto, in cerca di altri animali asociali.

Intanto, buona notte! Domani si parlerà di dazi. La cronaca ha più fantasia dei cronachisti, ma essere in squadra significa anche cercare di rendere divertenti delle cose noiose. Il gap che separa chi è qui da chi guarda la TV è incolmabile, temo, e sinceramente fra divertire voi e tentare di istruire chi nel 2025 ancora non ha capito non ho esitazioni! La vita è troppo breve per annoiarsi. Le vacanze, poi, sono brevissime (per chi ce le ha) e quindi scusandomi per aver abusato del vostro tempo mi congedo.


(...nella migliore delle tradizioni, il 10 partono le iscrizioni al goofy...)

domenica 27 luglio 2025

Letteratura per il #goofy14

Eccezionalmente sto lavorando da un ombrellone anziché da una croce di vetta, ma… poco cambia! Il #goofy14 prende forma, sto organizzando il convegno e la mia relazione, e vi segnalo qui, a mo’ di appunti, qualche articolo che confluirà nel mio intervento. Scoprirete che molte cose che non si potevano dire e che dicevo e vedevo solo io oggi si possono dire ed escono in riviste con “pirreviù” (o in blog importanti…). Non credo sia per voi una sorpresa, ma… buona lettura!

1) le nuove regole di bilancio sono nate morte, firmato: un autore delle nuove regole di bilancio! Utile per rispondere alla insopportabile lagna ortottera del: “Ma voi avete approvato le nuove regole che strangoleranno il paese!1!!1!1!”.

2) l’euro ha significativamente impoverito la periferia dell’Eurozona (strano, vero?).

3) il cambio fisso a partire dal 1997 ha rallentato la crescita dei salari reali in Italia (e anche qui lo sforzo per stupirci suggerisce di indossare un cinto erniario prima della lettura).

Ce ne sarebbero anche altri, ma per oggi mi fermo qui: ci sono ancora parecchi dettagli da sistemare…



lunedì 7 aprile 2025

#goofy14: il sondaggio (do something!)

Scusate, un po' perché questo eterno ritorno dell'uguale è trascolorato dalla "s" di seducente a quella di stucchevole, un po' perché proprio non ho tempo per metterci la testa, non riesco a concepire dei nomi di persone che potrebbero venire a dirci dopo quello che noi sapevamo prima (ma in modo interessante), né tanto meno (perché ce ne saranno) quelli di nomi che possano dirci ora che cosa potrebbe succedere dopo.

Voi, al #goofy14, chi invitereste e soprattutto: perché?

Scusate se vi chiedo una mano, ma ogni tanto bisogna pure che anche voi vi abbassiate a "do something", accogliendo l'autorevole invito di LVI.

Accetto suggerimenti (e poi fo come mi pare).

Gradite anche "dissenting voices".

Mi raccomando: do something!