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domenica 6 luglio 2025

Carità e narcisismo

Si è alzato il vento, scuote le fronde dei faggi. Nei punti ridossati brillano le lucciole. Me ne sto al buio, disponendomi al riposo dopo una giornata di lavoro, e penso.

Il retaggio più doloroso della stagione del COVID è stato per me il rendermi conto che quanto mi illudevo di avervi trasmesso in realtà non ero riuscito a trasmettervelo, e che quindi il mio lavoro era stato inutile. Non ero riuscito a trasmettervi nulla di più di quanto voi credeste già di sapere, e questo esponeva voi a quello che poi abbiamo visto succedere, l’adorazione di vitelli di cioccolata (i vitelli d’oro col nostro budget non possiamo permetterceli), e me alla mancanza di sostegno, quando più sarebbe stato necessario (come si vide in piazza nel 2021, peraltro). Per inciso, forse non era nemmeno cioccolata, ma questo rafforza il mio discorso piuttosto che indebolirlo.

Mi colpisce oggi questo amaro lascito di un periodo da dimenticare, perché affacciandomi alla cloaca ho osservato con distaccato divertimento la vostra “indinniazione” nei riguardi di uno dei tanti idoli di cartapesta che vi siete creati (la prossima sarà la cotonata di provincia, già vi vedo arrivare) e di cui solo oggi scoprite l’inconsistenza, un’inconsistenza così palese, palmare, e radicale, da non gettare (scusatemi se ve lo dico) un’ottima luce su chi solo oggi la constata. Eppure sarebbe bastato poco per evitare delusioni! Sarebbe bastato, visto che mi seguite, seguirmi. Avreste così colto il momento in cui l’idolo oggi decaduto era stato bloccato da me per eurismo molesto, ad esempio (perché a quelli che “destra e sinistra non esistono più, signora mia!”, a chi prova un’ansia più o meno condivisibile di rifondare la topologia della politica, vorrei ricordare che la categoria più utile elaborata negli ultimi anni resta quella di PUDE…). Ma soprattutto avreste capito che chi vi si offriva come punto di riferimento in un momento in cui, non avendo capito quello che avevate letto, avevate tanto bisogno di punti di riferimento, non poteva essere un buon punto di riferimento, perché mancava di carità.

Detto in altre parole, il vintage di intellettuali che si sono svegliati e conseguentemente si sono fatti un seguito con la pandemia è composto da babbei o da furfanti. Perdonate se sono così ermetico: d’altra parte, affermazioni chiare e quindi falsificabili sono il presupposto di un discorso e quindi di un progresso scientifico. Aspetto da voi evidenze del contrario, cioè aspetto che mi citiate intellettuali “punturini” che abbiano aggiunto qualcosa a quello che qui sapevamo. Ora, non c’è nulla di male in democrazia a essere un babbeo o un furfante, o anche semplicemente un pensatore non originale e conformista, e finché qui questa roba resta fuori da qui non ci dà alcun fastidio. È però desolante capire a distanza di 13 anni che la frase chiave di un lavoro appassionato, onesto e lungimirante non è stata minimamente capita, o se è stata capita non è stata presa sul serio. Questo, in effetti, limita molto la portata di quel lavoro, e soprattutto frustra in radice quella che poteva essere la sua utilità: il fornirvi elementi per difendervi da inevitabili, prevedibili e previste aggressioni.

Ma ormai l’ho capito: voi ascoltate le mie dirette perché gradite il suono della mia voce, e leggete il mio blog perché apprezzate il ritmo della mia prosa. Vi sono grato per l’apprezzamento, che mi aiuta a superare la frustrazione di non essere compreso. Ad esempio, che cosa non è chiaro in una frase così semplice come “non ci sono limiti a quello che ci potrà essere imposto”? Perché non siete riusciti a prenderla sul serio? Voglio prendermene la responsabilità: forse perché io non sono riuscito a spiegarvene il fondamento. Può sembrare strano disinfettare la sabbia, o mettersi la mascherina alle 18 perché prima il virus dorme, o una qualsiasi delle tante altre assurdità che ci sono state imposte durante la pandemia, ma chi è qui ha avuto gli elementi per capire che l’imposizione di una moneta unica ad un’area valutaria non ottimale è una assurdità che per stravolgimento della logica e per ampiezza delle conseguenze travalica di parecchi ordini di grandezza qualsiasi altra assurdità un essere umano riesca a concepire. Peraltro, una delle conseguenze di questa assurdità è mettere sotto ricatto i parlamenti che vogliano opporsi ad altre assurdità. Per questo motivo nel 2012 ammonivo che accettare questa specifica assurdità avrebbe aperto la strada a infiniti altri orrori. È per questo stesso motivo che oggi, nel 2025, chi si sveglia e scopre di vivere in un mondo, diciamo così, perfettibile, senza avere la benché minima idea di quali siano i dati strutturali che ci impediscono di migliorarlo, dovrebbe suscitare il sospetto non tanto dei ventenni, da sempre assolti per non aver compreso il fatto, ma certo di chi era qui 14 anni fa. Eppure, anche molti di questi ultimi, con mia rassegnata tristezza, sono andati dietro ai pifferai tragici. Ora, uno dopo l’altro, passata l’emotività della minaccia esistenziale diretta, li lascerete cadere nel dimenticatoio, ma intanto avremo perso tutti tempo.

Eppure, oltre all’assenza di carità, oltre a una visibile incapacità di questi figuri di accorgersi di qualcosa prima che capitasse a loro, c’è anche un altro elemento che avrebbe dovuto mettervi in guardia: il loro sterile narcisismo. Ma anche qui sono rassegnato: non posso aspettarmi e non mi aspetto che capiate il sacrificio fatto entrando in una squadra, e non perché essa sia composta di elementi scarsi, ma proprio perché, al contrario, essendo composta di elementi pregiati, impone un vincolo maggiore alla mia libertà di espressione, che non vorrei fosse mai un ostacolo al perseguimento di un fine collettivo.

Io ho saputo entrare in un partito e starci, a differenza delle tante buste di piscio che in giro per la cloaca social da anni si sbracciano per creare un partito sulle mie idee, cannibalizzando il mio seguito, ignorando un dato fondamentale: Bagnai non vorrebbe mai essere seguito da uno che segue Bagnai, ovvero, in altri termini, ogni occasione è a me gradita per sbarazzarmi di chi ignora il primo comandamento perché non ha praticato il comandamento zero (ascolta!). Eppure anche questo non è stato capito! Quando io avevo, come tuttora ho, un seguito di parecchi ordini di grandezza superiore a loro, e non pensavo mai di dare alla mia azione una esplicita veste politica entrando in un partito, mi sono sempre opposto con violenza a qualsiasi ipotesi di costituire un partito. Il dileggio che fin dall’inizio abbiamo riservato ai famoerpartitisti evidentemente a molti non è stato di lezione, come pure non lo è stato l’estrema attenzione con cui abbiamo evitato che a/simmetrie, una associazione scientifica, venisse interpretata, o peggio ancora usata, come “er partito de Bbagnai”! 

Tanti di quelli che ragliavano “Bagnai narcisistaaaa!11!1” si sono poi fatti e si fanno ogni giorno abbindolare da nullità prive di carità, di preparazione scientifica, di capacità politica.

Va bene tutto, e in fondo, quando questa cosa è cominciata, non mi aspettavo niente. Certo, se oltre al timbro della voce e al ritmo della prosa qualcuno provasse ad apprezzare anche i contenuti, forse sarebbe meno faticoso andare avanti, forse ci si farebbe meno male. Ma io quello che ho da dirvi ve lo dico perché non posso fare altrimenti. L’illusione illuministica di cambiare il corso della storia iniettando conoscenza del corpo sociale forse posso averla nutrita all’inizio, ma da essa mi sono separato da tempo, e quel lutto è stato elaborato.

Più difficile convivere con la scoperta che persone che pensavi avessero capito in realtà non hanno capito un cazzo. Ma quello che vale per loro, forse vale anche per me. Nella serena constatazione di questa simmetria, ora che il vento si è calmato, vi lascio e vi auguro una buona notte.

lunedì 18 novembre 2024

Grazie!

Grazie a quelli che si sono impegnati, ma soprattutto grazie a quelli che continueranno a farlo. Oggi il PUDE fa il suo goal della bandiera, e va bene così. Noi continuiamo per realizzare il programma che vi avevo descritto qui, senza dimenticare chi è il nostro avversario, né chi è il nostro nemico (chi ci propone avversari fittizi).

lunedì 26 settembre 2016

I turbamenti del giovane Lunghini

di Leonardo Mazzei

Poi c'è chi si chiede come mai, davanti al disastro dell'euro, la sinistra brancoli nel buio più della destra. Certo, c'è il problema della direzione politica e non è poco. Ma ci sono anche economisti che sparano immani stupidaggini spacciandole per verità. Il bello è che le loro improbabili certezze neppure provano a spiegarle. Le buttano lì come fossero indiscutibili, tanto per quella mercanzia un Manifesto che le pubblica si trova sempre, così come è sicuro che un anemico sito come quello del Prc le rilancerà con gioia.

E' questo il caso di un articolo di Giorgio Lunghini, uscito venerdì scorso.


[il resto qui]






(...di mio aggiungo solo che quando a sinistra si comincia a ragionare come Oscar Giannino - economista ideologicamente vicino all'università nella quale il professor Lunghini insegna - credo sia arrivato il momento di preoccuparsi. Non è con simili sparate populiste, tutte pancia e niente dati, che si combatte la destra. Ma forse lo scopo non è quello: forse è solo tutelare, finché possibile, il valore reale dei propri sudati risparmi...)

(...non mi spreco a confutare nel merito roba simile: l'ho già fatto nei miei libri e in innumerevoli post. Inutile poi parlare di letteratura scientifica con chi non ha comprovate esperienze di ricerca nel merito: se rispondessi, probabilmente non capirebbe, così come non capirei io se venissi provocato sul cruciale tema della storia come ordine naturale in David Ricardo - tema sul quale peraltro non intervengo, perché essere di sinistra è attenersi alle proprie competenze. Comunque, se vi interessa, a dimostrazione del fatto che abbiamo già dato, c'è la serie delle leggende metropolitane bipartisan, che qui elenco per vostra comodità:

1) Svalutazione e salari
2) Cambio nominale e cambio reale
3) I tassi schizzeranno (Peternomics)
4) La svalutazione deprime la quota salari
5) La svalutazione sarà imprevedibile però sarà devastante

Ne trarrete fatti per valutare il peso delle opinioni altrui. Non aggiungo altro, se non il mio sconforto di esercitare mio malgrado una professione degradata da episodi simili, quando io per me ero chiamato a farne un'altra...)

mercoledì 2 marzo 2016

La banalità del PUDE

(...sottotitolo: Fabrizio Laria commenta - magistralmente - un incommentabile Michele Salvati. Fatica, tristezza, ribrezzo, orrore...)


Fabrizio Laria ha lasciato un nuovo commento sul tuo post "Il Lussemburgo e le riforme strutturali": 


Tanto per gradire, un corroborante Michele Salvati sul Corriere di ieri (il fegato ringrazierà):

“Credo che il governo italiano faccia bene a combattere la sua battaglia europea «come se» fosse possibile ottenere dall’Unione un significativo allentamento dell’austerità che ci impone la moneta unica”.

Però! Uno di quelli che la sanno autorevolmente lunga ci sta finalmente dicendo a chiare (sia pure incidentali) lettere che “la moneta unica ci impone austerità”! Vivaddio, questo sì che è un passo avanti! Però… però c’è qualcosa che non torna: se la moneta unica l’austerità ce la IMPONE, come è possibile ottenere un “significativo allentamento” della stessa? Ah certo, ma che stupido: dimenticavo il «come se» iniziale! Lo ammetto, i tatticismi psicologici non sono il mio forte. Ma andiamo oltre:

“È anche per evitare o attenuare queste conclusioni che il Mef ha presentato il documento al quale mi riferivo prima” [ovvero, il recente documento del Mef “A Shared European Strategy”, quello in cui si chiede, tra le altre cose, un allentamento coordinato della pressione fiscale].

Dunque, ricapitolando: il governo presenta una proposta per attenuare o addirittura EVITARE qualcosa che sa essere INEVITABILE (guarda un po’… ma allora è il segreto di Pulcinella!). E tuttavia, secondo il nostro acuto osservatore, fa comunque bene a farlo. Ma allora, perché mai chiedere l’impossibile?

“Non tutte le proposte in esso contenute saranno respinte […]. Ma è impensabile che la Germania abbandoni le sue riserve nei confronti di una più forte mutualità: un fondo comune per affrontare fasi di disoccupazione ciclica o per attuare da subito un’assicurazione europea dei depositi bancari - per fare solo due esempi - saranno ben difficili da ottenere” 

Ma guarda un po’… due esempi scelti totalmente a caso (poi dice che i punti importanti li coglie solo quel genio ribelle di Bagnai). Comunque ok, abbiamo capito che 1) la moneta unica ci impone austerità e che 2) ovviare a questa con una maggiore mutualità esterna non esiste: da lì non si passa. Rimane in sospeso la domanda: in che senso secondo Salvati il governo ha fatto bene a chiedere l’impossibile? Qual è o quale dovrebbe essere, dati i presupposti sopra enucleati, la conseguente strategia di azione almeno potenzialmente efficace?

“Fa dunque bene l’Italia a manifestare la propria insoddisfazione per come oggi funziona l’Unione monetaria. Farebbe ancor meglio se, accanto a questa azione rivolta verso l’Europa, stimolasse una riflessione INTERNA più approfondita e radicale su come uscire dal vicolo cieco in cui siamo finiti”

Eccolo, finalmente! Ci siamo! Il colpo di genio! La perla di saggezza! Il punto di innesco del pensiero divergente-ma-stringente, del ‘giusto perché non ovvio’, del 2+2=5! Dovremmo forse reagire facendo (o almeno predisponendoci a fare) qualcosa? Certo che no, semmai facciamo bene a manifestare la nostra insoddisfazione! Dovremmo magari proporci di spezzare le catene che ci immobilizzano? Certo che no, semmai contestiamone il ‘funzionamento’! Dovremmo provare ad affrontare in qualche modo chi queste catene ce le tiene serrate addosso? Certo che no, semmai riflettiamo approfonditamente su noi stessi. E si capisce: se quelli che per gli altri sono semplici braccialetti noi li viviamo come catene, vuol dire che qualche patologia di fondo ‘tutta nostra’ ce l’abbiamo! E allora vai con la TAC…

“Tre sono gli ostacoli che bloccano l’uscita dal vicolo: la debolissima crescita della produttività, il peso del debito pubblico, l’asfissia del credito e i rischi conseguenti ad attivi inadeguati delle banche [geniale…. che poi so’ tre cose che non c’entrano niente una con l’altra, e meno che mai con la moneta unica!]. Perché l’Italia non cresce e la produttività ristagna da quasi vent’anni? È solo «colpa» della situazione di asfissia in cui la moneta unica e l’austerità ci costringono? E se la colpa non sta solo in questo, dove sta e com’è possibile rimediare?”

È solo «colpa» della moneta unica? Ma ceeerrto che no, non vorremo mica nasconderci dietro al solito alibi di circostanza! Diciamocelo in camera caritatis (per l’ennesima volta, visto che a quanto pare non ce ne siamo ancora convinti abbastanza): le vere catene sono quelle che ci stringono da dentro noi stessi! Sono i nostri squilibri interni, le nostre inerzie, le nostre autoindulgenze, il nostro adagiarci sui presunti allori, il nostro vivere al di sopra delle nostre possibilità, che nei decenni hanno minato alla base il nostro organismo. E allora che fare? Semplice, anche se non facile: smetterla una volta per tutte con le soluzioni palliative e passare finalmente a una vera e risolutiva cura d’urto contro il malefico bubbone che ci rende impediti più di qualsiasi catena esterna:

“Circa il debito pubblico, fino a pochi anni fa circolavano idee, spesso azzardate, su come sbarazzarci di una parte del suo fardello: perché non se ne parla più? A mali estremi, in fondo, ci sono solo estremi rimedi”.

Ma certo! IL SANGUE! E’ questo che ci vuole, il sangue! Il sangue di chi se n'è colpevolmente auto-trasfuso troppo, e a ‘restituirne’ almeno una parte farebbe ora né più né meno che il suo dovere! Del resto, anche questo si capisce: se per ristabilire l’equilibrio ci vuole una cura d’urto, è giusto che il relativo impatto sia a carico in primo luogo di chi ha maggiormente e più indebitamente approfittato del periodo delle vacche grasse. Si trattasse anche di milioni di persone, poco importa: il maltolto va restituito, e comunque s’è detto che siamo in un vicolo cieco, quindi non c’è alternativa. E poi, che cosa c’è più di sinistra di una bella PATRIMONIALE, di quelle coi contro-coglioni? Oddio, ma che dico… veramente la parola “patrimoniale” non c’è mica scritta… c’è un equivoco… o forse un auto-equivoco… Sai che c’è? A scanso di comprensioni, meglio concludere buttandola un po’ in caciara (e magari facendo pure la figura di quello particolarmente acuto):

“Quanto alle banche ho prima accennato all’ostilità tedesca ad un fondo di garanzia comune e ad uno schema comune di assicurazione dei depositi: attenuare questa ostilità dovrebbe essere l’obiettivo urgente sul quale spendere le non ampie risorse negoziali del nostro governo. Avviare questa riflessione significa però dare del nostro Paese e dell’Unione monetaria un’immagine assai più negativa e preoccupante di quella che Renzi ha sinora dato. Ed è più facile che un cammello passi attraverso la cruna di un ago che Renzi si trasformi in gufo”.

Morale: caro Renzi, stai bene attento a quello che fai. Se non vuoi darti la zappa sui piedi, puoi sempre scegliere di darti una martellata sulle ginocchia. Ma se non vuoi darti nel l’una né l’altra, fai come me: continua a galleggiare allegramente sulle cazzate che spari. So bene che per uno come te questo suggerimento è superfluo, ma consideralo come un gesto d’affetto. Del resto converrai che la soddisfazione di prendere per il culo la massa dei poverini che sempre e comunque penderanno dalle tue labbra ti ripagherà ampiamente di ogni contingente tribolazione, comprese le lievi inquietudini per la perdita di qualche misera bancuccia lungo la sacra via tracciata dai tuoi augusti (nonché angusti)  predecessori.


Postato da Fabrizio Laria in  Goofynomics alle 2marzo 2016 15:08

venerdì 25 gennaio 2013

Vota PUDE!

Per quelli che non vogliono votare la mi fava (come suggerito ai leninisti de noantri nel post ad essi dedicato), c'è sempre la possibilità di votare il PUDE. Sì, vi ricordate, il Partito Unico Dell'Euro, quello che ho avuto l'onore di presentare ai media in questa lieta occasione (al minuto 4:19, per chi non se lo ricorda):


L'inarrestabile casalinga di Viareggio, quella del perché sì, ha deciso di candidarsi con questo partito, e ci invia un volantino che potremo usare per sostenere la sua campagna elettorale:


Sosteniamo la nostra amica e lettrice appassionata del blog stampando e diffondendo questo volantino, nel quale vi invito soprattutto ad apprezzare lo slogan di apertura, che forse qualcuno ricorderà...

Ecco, ora se non volete fare quello che dico io (informarvi e informare), avete almeno due alternative: la mi fava, e il PUDE. La vostra vita adesso ha un senso. La politica italiana anche: è un senso unico, in un vicolo cieco. Have fun!


P.s.: abbiamo anche un inno, grazie a Motoelettriche su Twitter. E non fa cagare come quello piddino (anche se prevedo che ci creerà problemi con quelle che "il romanzo di centro e periferia è sessista"...).