sabato 5 novembre 2022

La situazione è grave, ma non è seria

 (...rieccoci qui dopo una lunga parentesi. Il convegno di quest'anno è stato, a detta dei 299 partecipanti - 300 porta un po' male, come le Termopili e Sapri insegnano - il più appassionante di sempre. A beneficio di chi non c'era stiamo pubblicando i video sul nostro canale YouTube. Ci siamo emozionati alla rilettura di Flaiano da parte di Fabrizio Masucci, abbiamo riso alla rievocazione di due anni di delirio da parte di sua eminenza Osho, abbiamo apprezzato la fredda lucidità di Davide Tarizzo, abbiamo accolto con rispetto e attenzione anche compagni che sbagliano come l'amico Enzo Pennetta. Ma non è di questo che volevo parlarvi oggi. Oggi, come spesso abbiamo fatto qui, volevo mettere le cose in prospettiva...)


Le recenti dichiarazioni del Governatore della Banca d'Italia Ignazio Visco


(secondo cui "le prospettive dell'economia non preoccupano molto") manifestano una beatitudine su cui ci sarebbe da interrogarsi. Nella migliore delle ipotesi si potrebbe pensare che l'apparato "tecnico" voglia giocare un giochino piuttosto scontato: quello di lasciar credere che "il migliore" ci avesse posto su un sentiero virtuoso, in modo da poter addossare a chi gli è succeduto (noi) la responsabilità dei tempi grami che inevitabilmente ci attendono. Ma può anche darsi che un simile intento malizioso non ci sia, e questo è forse lo scenario peggiore. Quando l'anno prossimo saremo in recessione, voi avrete la bontà di ricordarvi che qualcuno ve l'aveva annunciata all'inizio di quest'anno, sulla base di una semplice analisi economica da libro di testo. Insomma, è la solita storia: nelle élite italiane qualcuno che ha letto il Dornbusch-Fischer c'è, ma è rara avis, e tendenzialmente non viene ascoltato, per il semplice motivo che la logica economica cozza contro certi "sogni" ideologici. Dal negazionismo verso la semplice aritmetica di ECON102 consegue un degrado generalizzato dei cosiddetti tecnici, che è forse la spiegazione più razionale di certe affermazioni avventate.

Cerchiamo allora, per l'ennesima volta, di mettere in prospettiva gli ultimi dati macroeconomici, per riflettere su quanto ci aspetta e per ribadire qualche punto di metodo.

Il Pil

...e partiamo da lui, dal Pil, il nemico ideologico degli sciroccati decrescisti. L'ultimo dato disponibile è la "stima flash" uscita il 31 ottobre scorso. I commenti evidenziano la sorpresa positiva (siamo cresciuti invece di calare), e il rapporto dell'ISTAT ci consegna una ulteriore buona notizia:


L'indice del Pil è al livello più alto dal 2010, e il suo valore in miliardi al suo valore più alto dal 2018:

(437.7 miliardi di euro).

Quindi "dall'inverno semo fora"?

No, naturalmente.

Per rendersene conto basta andare sul sito dell'Istat e ricostruire la serie partendo dal primo dato attualmente disponibile, che attualmente, per voi profani, è quello del primo trimestre 1996:

Questa semplice operazione ci permette di accertare che:

  1. il dato stimato per il terzo trimestre (estate) del 2022, cioè 437.7 miliardi, ci riporta indietro al primo trimestre del 2006 (437.9 miliardi), ovvero: siamo dove eravamo 67 trimestri fa (cioè un po' più di 16 anni fa);
  2. l'ultimo dato è inferiore del 3.5% al massimo storico raggiunto il primo trimestre del 2008 a 453.4 miliardi.

E già così si capisce che la situazione è estremamente grave. Ma quello che dovrebbe colpire nell'ultimo grafico è che vi si osserva una variabile che oscilla in un range fra i 350 e i 450 miliardi, e quindi manifesta un ciclo, senza mostrare alcuna particolare tendenza. Insomma: una variabile senza crescita di lungo periodo (in effetti, il tasso di crescita medio trimestre su trimestre è dello 0.15%). E la famosa crescita economica (che è crescita del Pil) dov'è?

Per vederla bisogna allargare lo zoom, e questo purtroppo voi non potete farlo, ma chi vi scrive sì. Usando l'edizione 1998 della contabilità nazionale trimestrale è possibile mettere questi dati in prospettiva, ricostruendo tutta la serie fino al 1970 (operazione che abbiamo fatto altre volte):

La parte evidenziata nel riquadro tratteggiato è quella che vedete nel grafico precedente. Come si intuisce, è l'ultima porzione di una storia di crescita che andava avanti da almeno 38 anni, e che nel 2008 si interrompe.

Qui ci sta un rapido approfondimento tecnico: potrebbe infatti sembrare che fino al 2008 le cose siano andate sostanzialmente bene, perché quella che si osserva è una crescita lineare con lievi oscillazioni cicliche. In effetti, le cose non stanno così, per il solito problema: 1 è l'1% di 100, ma il 10% di 10. Che cosa voglio dire? Che un aumento di 2.1 miliardi come quello del terzo trimestre del 1971 era un aumento dell'1% (perché il Pil trimestrale era poco sopra 200), mentre lo stesso aumento oggi è un aumento di circa lo 0.5% (perché il Pil trimestrale è di poco sopra 400). In altre parole, la storia che osservate non è una storia di crescita costante, ma di crescita a ritmi decrescenti, che dal 2008 diventa una storia di stagnazione.

Se aguzzate gli occhi, vedete anche bene il disastro austerità, che spezzò le gambe alla ripresa del 2011, e dal quale siamo usciti solo per cadere nel disastro COVID:


Ve lo evidenzio con un rettangolo arancione: sono cose che sapete, ma qualcuno è qui per la prima volta e ripassarle male non fa. Giusto per ricordare a chi vorrebbe percorrere la stessa strada che i salvataggi di Monti non ci hanno salvato...

Inflazione

Di questa abbiamo parlato da poco, ma ci sono aggiornamenti. L'Istat ha pubblicato i dati provvisori di ottobre: abbiamo quattro osservazioni da aggiungere, e il nostro grafico ora si presenta così:

Il giochino "mai così alta dal..." ci fa arretrare lungo l'asse dei tempi dal gennaio del 1986 al marzo del 1984 (un balzo indietro di due anni). Ma la cosa interessante non è questa, non è il giochino che interessa ai giornalisti, bensì un'altra: fra ottobre e settembre l'inflazione è aumentata di tre punti percentuali (da 8.9 in settembre a 11.9 in ottobre): un'accelerazione fortissima, la più rapida degli ultimi 66 anni. La seconda accelerazione più rapida si verificò nel settembre 1974, e portò l'inflazione al 23% dal 20.2% di agosto, con un aumento di 2.8 punti, e la terza accelerazione più rapida nel marzo del 1976, e portò l'inflazione al 13.9% dall'11.8% di febbraio, con un aumento di 2.1 punti.

Se confermata, questa accelerazione eccezionale non lascia presagire nulla di buono. La soglia del 15% è lì, a un passo, e poi, come ben sapete, e come del resto si vede anche nel grafico, i prezzi crescono più rapidamente di quanto scendano. C'è tanta letteratura su questa asimmetria, e anche noi abbiamo contribuito, portando in classe A un articolo nato su questo blog. Questo significa che le due cifre ce le terremo per un po' (se va bene, per almeno un annetto: ma deve andare bene), e al target della Bce, il 2%, ci torneremo forse in quattro o cinque anni (nella più rosea delle prospettive).

Il che mi porta a insistere su quello che da un po' vedo come il vero problema (confortato dal fatto che non mi pare che nessuno ne parli, qui da noi: il che significa che il problema è lì...).

Il tasso di interesse

La vulgata sui benefici dell'euro, una volta sfrondata dalle scemenze sui settant'anni di pace, si riconduce a due argomenti gemelli: l'euro ci avrebbe protetto dall'inflazione, e ci avrebbe assicurato bassi tassi di interesse.

Sul perché il primo argomento fosse fasullo ci siamo soffermati diverse volte, e ora che tutti possono vedere che avevamo ragione, possiamo tornarci sopra molto rapidamente:

  1. l'euro non poteva proteggerci (e non ci sta proteggendo) da una delle principali cause di inflazione, l'aumento dei prezzi delle materie prime, semplicemente perché questi aumenti sono spesso a tre cifre (dal 100% in su) ed è semplicemente impossibile pensare di compensarli con una pari rivalutazione del cambio (ne avevamo parlato appunto nel già citato post e altrove); il ragionamento è semplice: se il prezzo del petrolio in dollari raddoppia, per acquistare un barile con la stessa quantità di euro occorre che il valore dell'euro raddoppi: ma questo significherebbe far pagare il doppio i beni europei a tutti gli acquirenti esteri, uccidendo l'economia dell'Eurozona. Quindi, l'euro non può proteggere da shock da offerta come quello che stiamo subendo.
  2. Non solo: per essere sostenibile per tutti i Paesi dell'Eurozona, l'euro era destinato a svalutarsi, cioè ad andare nella direzione contraria di quella necessaria per contenere l'inflazione. Ne abbiamo parlato tante volte, ad esempio qui.

Ma era intrinsecamente fasullo anche il secondo argomento, quello sui bassi tassi di interesse, e per un motivo ben più insidioso: non perché i tassi non si sarebbero abbassati, ma perché in questo modo sarebbero usciti dal loro valore di equilibrio, diventando, in particolare, troppo bassi per i Paesi più fragili, e inducendo così in questi Paesi un eccessivo indebitamento pubblico e privato (ne abbiamo parlato ad esempio qui e in sedi scientifiche qui).

Comunque, queste cose le sapete. La sintesi è che ci troviamo con tassi di interesse che erano sostanzialmente fuori dall'equilibrio (depressi) già prima della crisi, e con un'inflazione estremamente elevata e persistente.

Questo significa che il tasso di interesse reale, cioè la differenza fra il tasso pattuito e l'inflazione, è in terreno negativo. Ve la dico semplice: chi presta soldi al 5% con l'inflazione al 10% ci rimette, perché è sì vero che gli verrà restituito il 5% in più di quanto ha prestato, ma nonostante quel 5% in più coi soldi che gli restituiranno comprerà il 5% di beni in meno. Per farvela capire meglio, un semplice esempio:

A inizio anno il filetto costa 30 euro al chilo, quindi con 30 euro si compra un chilo di filetto. Se Tizio si fa prestare da Caio 30 euro al 5%, compra subito un chilo di filetto, e a fine anno restituisce 31.50 euro. Peccato che se l'inflazione è al 10%, a fine anno il filetto è salito a 33 euro al chilo, e quando Caio va a comprarsi un filetto con 31.50 glie ne danno 950 grammi invece di un chilo (il 5% in meno).

Per questo motivo è indispensabile, nel ragionare sulla convenienza delle scelte finanziarie, considerare il tasso di interesse reale, cioè quello depurato dall'inflazione. Se lo facciamo, ci rendiamo immediatamente conto del fatto che la situazione odierna è assolutamente fuori scala:

I tassi di interesse reali oggi sono a un minimo storico, intorno al -10%. Dal 1975 in qua non si è mai vista una cosa simile, e quando si è visto qualcosa che gli somigliava (con i tassi reali intorno al -5% alla fine degli anni '70) è scattata in tempi relativamente brevi la correzione, sotto forma di brusco rialzo dei tassi nominali. Si vede abbastanza bene qui:

(guardate ad esempio il tasso a breve, in giallo, che passa da poco sopra il 10% alla fine degli anni '70 a oltre il 20% verso il 1982).

Con tutte le cautele del caso, fra cui l'osservazione che queste sono variabili riferite alla sola Italia (mentre la nostra politica monetaria è centralizzata a livello europeo), è evidente che gli incrementi di tassi praticati finora dalla Bce rischiano di essere solo l'antipasto. Nel 2022 il tasso sui depositi presso la Bce (quello che la Bce paga alle banche che depositano liquidità presso di lei) è aumentato di due punti da -0.5 a 1.5, e un incremento parallelo si è avuto per il tasso sulle operazioni di rifinanziamento marginale (quello che la Bce richiede quando presta soldi alle banche). Non è improbabile che nel 2023 si vada per la stessa strada, animati dal pio desiderio di "ancorare le aspettative", ottenendo come unico risultato quello di zavorrare l'economia. Non ci sarebbe nulla di strano: nel 2007 il tasso sulle operazioni di rifinanziamento (che oggi è al 2%) era al 5%, e quello sui depositi (che oggi è all'1.5%) era al 3%. Se anche l'anno prossimo la Bce portasse i suoi tassi al 5% o al 6%, non si tratterebbe quindi di valori "fuori scala" in termini storici. Ma:

  1. nel 2007 l'inflazione viaggiava attorno all'1.8% e oggi intorno al 12%, quindi oggi una correzione al rialzo di altri quattro o cinque punti sarebbe verosimilmente insufficiente, mentre d'altra parte:
  2. oggi abbiamo un'economia depressa, che avrebbe un disperato bisogno di investimenti già in condizioni normali, e ha un disperatissimo bisogno di investimenti perché costretta a finanziare la transizione ecologica. Un innalzamento dei tassi di quattro o cinque punti sarebbe esiziale.

Conclusioni

Sarà che sono un dilettante, ma a differenza dei professionisti citati in apertura sono molto preoccupato. Come ho cercato di farvi capire fin dal primo post di questo blog, in economia non esiste nulla di intrinsecamente buono o cattivo: dipende dalle circostanze e dai punti di vista.

Ad esempio: i bassi tassi di interesse di cui abbiamo beneficiato fino all'anno scorso erano sì fuori dall'equilibrio, ma questo in fasi diverse ha avuto (o avrebbe avuto) esiti diversi. Se all'inizio del secolo i tassi "troppo" bassi sono stati nefasti, perché hanno indotto il settore privato a indebitarsi senza che ve ne fosse una reale necessità (alimentando bolle immobiliari), durante il COVID e fino all'anno scorso erano un'opportunità, perché avrebbero consentito il settore pubblico di indebitarsi in una fase in cui ve n'era un'estrema necessità. Il 19 maggio 2020 quelli bravi ci dicevano sul loro giornale quello che noi da qualche mese stavamo ripetendo inascoltati in aula:

Il problema di quelli bravi è che ognuno pensa di essere migliore degli altri, e quindi fra loro non si ascoltano. In ogni caso, il "più migliore" (cit.) di questo saggio avviso non ne ha fatto nulla, e ha rinunciato a indebitarsi a tassi convenienti (cioè a tassi reali negativi), forse (!) per i motivi adombrati in questo tweet:

D'altra parte, i tassi di interesse reali negativi redistribuiscono risorse dal creditore al debitore, il che li rende particolarmente odiosi al creditore, ma li rende anche un'opportunità imperdibile  (che noi abbiamo perso grazie al "migliore") per il debitore pubblico che debba "liquidare" un ingente stock di debito, come qui abbiamo imparato anni fa grazie al lavoro di Carmen Reinhart e Belen Sbrancia (uno dei tanti lavori che ho imparato a conoscere da voi, quando questo non era un blog di pandemici, ma di gente di buonsenso e buone letture). Girarci intorno è inutile, le cose stanno come le mettono le gentili autrici di questo utile saggio. Quando il debito raggiunge certi livelli, per uscirne ci sono tre strade: il default, l'iperinflazione, o la crescita moderatamente inflazionistica. Oggi che veniamo da decenni di contesto macroeconomico relativamente ordinato, e che quindi sarebbe relativamente facile "ingegnerizzare" la soluzione meno traumatica, cioè la terza, flirtiamo pericolosamente con la prima soluzione, la più traumatica, semplicemente perché chi ha saldamente in mano un capo della corda vuole tirarla senza se e senza ma dalla parte sua, pensando che se ci sarà una crisi, se la corda si spezzerà, in terra ci finirà qualcun altro.

Un meccanismo psicologico e una dinamica sociale che qui abbiamo descritto tante volte, e che determina l'avvitamento verso il basso di cui parlammo qui.

Nel frattempo, è uscita la NADEF e me la vado a leggere. Ne parliamo appena possibile...


giovedì 8 settembre 2022

Il governo Draghi for dummies

daniele ha lasciato un nuovo commento sul tuo post "La maggioranza silenziosa":

mi scusi ma questa che siamo entrati nel governo perchè così poi siamo riusciti a farlo implodere la racconti a qualcun altro. Suvvia un po' di decenza.

Pubblicato da daniele su Goofynomics il giorno 23 ago 2022, 17:03


Che tenerezza, che nostalgia!

Sul blog sono tornati i fuuuuurbi, quelli che "a loro non la si fa", quelli che sanno meglio di te, avendo meno informazioni di te (anche perché non leggono o non capiscono quelle che gli dai), che cosa è veramente successo, quelli che ti spiegano come va "er monno" (sò Diego, ti scpieco..."), con quel tono fra il saccente e il risentito che aggiunge una piacevole nota agrodolce al loro lucido delirio...

Io voglio bene ai fuuuuurbi! Sono sempre stati fonte di grande divertimento (essendo primatisti di umorismo involontario), ma anche stimolo per approfondimenti che poi, a conti fatti, sono risultati utili anche per i meno fuuuuurbi. Un esempio? Fra le prime categorie di fuuuuurbi che abbiamo incontrato, ricordo quelli che all'epoca Claudio aveva definito i "materieprimisti": mi stimolarono a scrivervi questa spiegazione delle condizioni di Marshall-Lerner che forse dovreste rileggere (o addirittura leggere, se siete così niubbi). Oggi quel tipo di fuuuuurbi lì, quelli che volevano insegnarmi l'economia, si è andato a schiantare, sotterrato dalle macerie della propria colossale scemenza. Visto come ci protegge l'euro dal costo delle materie prime? Così bene che si svaluta quando questi costi crescono (e un motivo c'è). Visto che problemi crea il deficit? Così tanti, che il debito è sceso quando ne abbiamo fatto di più (e un motivo c'è). E così via...

Si riaffaccia allora un'altra categoria di fuuuuurbi: quelli che vogliono insegnarmi la politica. Ne sono passati tanti da qui! Il nostro orto è rigoglioso perché concimato dalle loro ossa: il ciclo del carbonio, insomma. Salutiamo quindi il nostro nuovo amico daniele, cui mantengo la minuscola perché di tutte le sue discutibili scelte stilistiche è quella che lo caratterizza meglio, e accogliamo intanto il suo invito alla decenza, che ci impone di riscrivere in italiano quello che lui ci ha scritto in danielese:

Mi scusi, ma questa che siamo entrati nel governo perché così poi siamo riusciti a farlo implodere la racconti a qualcun altro. Suvvia, un po' di decenza!

(se non vedete la differenza, questo blog non è per voi).

Risolti i principali problemi che questa affermazione poneva, cioè quelli ortografici, resta un problema minore, cioè il fatto che io non ho minimamente detto quello che il nostro amico daniele, che evidentemente legge come scrive, mi attribuisce. Quello che ho detto (rectius, scritto) è facilmente reperibile nel relativo post e ve lo riporto qui:


In tutta evidenza, non ho detto che siamo entrati nel Governo "per farlo cadere".

Quello che dico è che se fossimo rimasti all'opposizione il Governo sarebbe ancora lì, sorretto dalla sua maggioranza Ursula (creando peraltro un discreto imbarazzo al suo premier, che non saprebbe come tirarsene fuori, ma questo è un altro discorso!), perché le maggioranze parlamentari non si contano sui dati dei sondaggi, o sulla vostra riverita opinione di che cosa sarebbe giusto che fosse ("avessi e fossi è 'l patrimonio dei coglioni", diceva la mia bisnonna...), ma sui seggi effettivamente assegnati alle ultime elezioni. Proprio così: se fossimo restati fuori dal recinto ad abbaiare, adesso non staremmo andando al voto, per un banale dato numerico. Il blocco composto da FI, IV, M5S (più esattamente: i suoi due monconi), PD e autonomie (che sono governative per ovvia vocazione), cioè la maggioranza Ursula, oggi fa 181 membri (senza contare le componenti del Misto governative, come gli ex amici di Speranza, cioè quelli riconducibili a una delle tante sfumature della sinistra ipocondriaca).

Siccome 320/2 = 160 (salvo prova contraria), la maggioranza Ursula, se si fosse costituita, sarebbe ancora ben salda. Per questo il PD voleva che noi non entrassimo, e mandava in giro i suoi scout per capire che intenzioni avevamo: perché in questo modo si sarebbe blindato. Ci voleva tanto a capire che se il nemico ti consiglia una cosa, forse è meglio non farla?

Dopo di che, se siamo entrati in maggioranza non è ovviamente per far cadere il Governo (il che non significa che io questo Governo lo desiderassi: ho già detto che ero contrario), ma perché qualcuno (non io) voleva sostenerlo, non rendendosi conto del fatto che questo Governo era o sarebbe comunque diventato un governo sostanzialmente a trazione PD (come dimostrano la gran parte delle scelte di sottogoverno fatte, a partire da quella del capo di gabinetto - che è una persona amabilissima, con un unico significativo difetto: è del PD! - e come confermano le scelte fatte in materia di nomine pressoché ovunque, ma soprattutto alla Rai). In quanto governo a trazione PD, il governo dimissionario non avrebbe fatto molto per venirci incontro, e in particolare avrebbe ostacolato tutte le misure che ci avrebbero potuto consentire di consolidare il nostro consenso presso il nostro elettorato. Quindi chi sosteneva l'entrata al Governo perché spinto dalle vostre richieste di "fare qualcosa" (perché erano le vostre richieste), o perché "celo chiedono i nostri imprenditori", avrebbe vista frustrata la propria lecita ambizione di poter contribuire ad alleviare le vostre sofferenze, non solo economiche.

Così è stato.

Quello che ad alcuni era chiaro ex ante, ad altri è diventato chiaro ex post, quando il risultato delle amministrative di giugno ha fotografato la situazione, e naturalmente questa consapevolezza era andata crescendo prima in chi era nella trincea parlamentare e dopo in chi era impegnato altrove in altri incarichi.

Ognuno ha i suoi tempi, per motivi oggettivi o soggettivi.

Fatto sta che la scelta di Matteo, la cui consapevolezza dei fatti posso presumere non fosse inferiore alla mia, era quella giusta. Se ora abbiamo un'opportunità concreta di vincere le elezioni è perché entrando in maggioranza abbiamo concorso a creare naturaliter quella particolare entità denominata "centrodestra di Governo", che ora, saldatosi con il "centrodestra di opposizione", è confluito nel centrodestra tout court, mettendo quest'ultimo in condizioni, grazie alle particolare dinamiche della legge elettorale, di contendere il potere al PD. E se parlo di contendere il potere non mi riferisco tanto alla maggioranza parlamentare, che, come credo abbiate capito, conta il giusto (altrimenti il PD non riuscirebbe a governare senza vincere le elezioni), ma il potere, cioè la possibilità di incidere su quegli apparati che rispondono al PD non perché questo consista di komunisti kattivi, come qualche buontempone racconta, ma perché è il naturale erede della DC, un partito che in Italia è stato al governo per 40+30 anni (ovvero 40 sotto forma di DC e 30 sotto forme mutevoli), durante i quali ha avuto ampio modo di garantirsi la lealtà della macchina.

Restando compatti abbiamo lasciato che gli altri si sgretolassero, e ora in tutti i collegi uninominali (che sono un terzo) il candidato della coalizione di centrodestra (a Chieti, io) si scontra contro candidati di singoli partiti, che non sono riusciti a mettersi insieme. Un vantaggio tattico che in effetti compensa la perdita di consenso determinata da una scelta che gli elettori non hanno capito (e io non l'avevo capita con loro, ma sono stato zitto). Proprio così: quello che mi dà il vantaggio che ho sui miei avversari è una scelta di Matteo che personalmente non avevo capito e avevo avversato. Ma aveva ragione lui.

Capisco l'ovvia obiezione: "Ma a noi che ce ne frega se tu verrai eletto? Noi abbiamo soffertooooh!"

Me ne rendo conto. Con la maggioranza Ursula (da FI a LEU) non avreste sofferto di meno e non potreste ora rivalervi su chi ha leso i vostri diritti.

Segue l'altrettanto ovvia obiezione: "Ma anche voi avete votato millemila fiducie quindi siete compliciiiih e io non vi voto piuuuuh!"

E certo! Se non lo avete capito fin qui perché le fiducie sono state votate, temo di non riuscire a farvelo capire ora. Se l'idea era di evitare che FI cedesse all'attrazione fatale del PD, votare contro il Governo e quindi schierarsi con FdI non credo fosse proprio il modo migliore. Avremmo dato al fronte "Ursula" un'ottima occasione per cacciarci fuori e compattarsi. Sarebbe stato intelligente? No. Infatti alcuni di noi (anch'io) spesso lo abbiamo chiesto, ma altri di noi (più saggi) ci hanno fatto capire che non se ne parlava.

Io dico: qui per anni e anni me le avete gonfiate con la vostra retorica bellicista: "Siamo in guerra! Il nemico! Combattiamo!", ma della guerra, e prima ancora della vita militare, mi pare che sappiate molto poco. In guerra capita che ci siano delle vittime. Pensate che non lo sappia? Sono anni e anni che qui accolgo le vostre storie di disperazione, quelle che i punturini hanno deliberatamente scelto di non raccogliere e di non ascoltare. Sono anni e anni che sudo sangue ascoltandovi, e così è stato anche negli ultimi due anni e mezzo. Ma avreste preferito la soddisfazione effimera di sentire Bagnai "che gliele canta", o la soddisfazione più concreta di poter restituire a un PD spappolato quello che vi ha fatto in questi ultimi anni?

Tanto vi dovevo.

Se non lo capite così, proveremo in un altro modo.

Oggi ho avuto tempo di spiegarvelo perché ero in missione a Milano, a spiegare più o meno le stesse cose a dei fondi, ma da domani sarò di nuovo in campagna e di tempo ne avrò molto meno. Non vi dico nemmeno l'ovvio: se vi astenete o disperdete il voto presso gli scappati di casa perché quello ha detto o quell'altro ha fatto vi danneggerete da soli e avrete anche l'opportunità di capirlo. Le "forze antisistema", la meravigliosa galassia del CLN de sta ceppa, non riuscirà ad arrivare in Parlamento e se ci riuscirà non avrà accesso a nulla che non siano l'aula, la mensa e la toilette. Non potranno fare nulla, tranne ragliare, mangiare e un'altra cosa: tutto quello che darete a loro lo toglierete a noi, cioè lo darete al PD.

Ma sapete che c'è?

Chi se ne frega!

Vinceremo lo stesso, perché le preoccupazioni ora sono altre: dopo la punturina è arrivato il punturone, l'ultima bolletta, quella che ha fatto capire a tutti (ma questa volta veramente a tutti) di che cosa stava parlando Salvini da novembre scorso. Quindi il vostro gesto "de testimonianza", la vostra ripicchetta di bambini che pigliano a calci le gambe perché hanno battuto la testa sullo spigolo del tavolo, non servirà a darvi alcuna soddisfazione, e non ci toglierà un gran che. Vi rimarrà l'amarezza di aver votato per i vostri aguzzini, credendo a quattro caratteristi arruffapopoli che millantavano di poter salvare "er monno", e a noi rimarrà, come al solito, l'onere di salvarvi da voi stessi malgrado voi stessi. So che suona paternalistico, e infatti io a salvare chi va dietro ar Cotenna rinuncerei volentieri, se non fosse che non posso lasciar andare a picco la barca che porta anche me...

daniele non l'avrà capito perché non vuole capirlo, chi lo aveva già capito ora ha qualche parola in più per spiegarlo agli altri: per oggi è tutto, domani siamo in Frentania...

mercoledì 7 settembre 2022

Il candidato in 13 minuti

 (…a grande richiesta…)




Stop alle telefonate!

Carissimi,

ringrazio tutti collettivamente, e lo farò poi singolarmente, per la generosità e la rapidità con cui avete aderito al mio appello.

Aggiungo un dettaglio: un candidato non può spendere per la propria campagna elettorale più di 52.000 euro più un centesimo per ogni abitante della sua provincia (quindi, nel mio caso, qualcosa intorno ad altri 3.800 euro). Non è previsto che si maneggino ulteriori quantità di sterco del demonio. Non avendo contro, come l’altra volta, una banca visibilmente intenzionata a sabotarmi (ma io non sono rancoroso…), ci siamo già avvicinati a questa somma, e quindi vi chiedo, se non avete già contribuito, di non contribuire ulteriormente al mio conto elettorale.

Se però volete proprio sostenere la mia battaglia politica sul territorio, potete farlo contribuendo alla Lega Abruzzo.

Le regole sono leggermente diverse: i contributi ai partiti, con causale “erogazione liberale” (quindi non con altre causali tipo: “Bagnai al MEF” o “Fate schifo ma vi sostengo perché c’è Bagnai!”…) sono detraibili, ma oltre i 500 euro sono soggetti a pubblicazione nella sezione “trasparenza” del nostro sito. Se questa opzione vi interessa, l’IBAN della Lega Salvini Premier Abruzzo è:

IT 48J02 00845131000105609636

In ogni caso, ancora grazie! E ora, ricomincia la Commissione sul decreto aiuti bis…


P.s.: se con i bonifici in arrivo finissimo sopra soglia, decideremo insieme a quale opera di bene destinare l’esubero.

martedì 6 settembre 2022

Il collegio

 (…scusate, sono crepato di stanchezza, vorrei condividere di più con voi ma se non guido sto parlando con qualcuno. Voglio solo farvi vedere che esiste un’Italia bellissima che nessuno conosce. Metto qui qualche esempio: se vi incuriosisce, chiedete informazioni nei commenti…)












domenica 4 settembre 2022

Scaldare la poltrona: teoria e pratica.

La legislatura volge al termine. Approfitto del breve intervallo fra l'intervento su Sky e l'investitura del Mastrogiurato di Lanciano per tirare le somme di quattro anni di lavoro, proseguendo sul solco dei tanti post scritti qui per darvi qualche indicazione su come valutare i vostri rappresentanti (ad esempio qui, qui e qui). Un lavoro di trasparenza che nessun altro parlamentare ha fatto, perché è una perdita di tempo rispetto agli obiettivi del parlamentare standard (fare carriera), così come, del resto, nessun collega economista si era mai impegnato in Italia in un'attività di divulgazione di ampiezza pari a quella sviluppata qui, per il semplice motivo che una simile opera è una perdita di tempo rispetto agli obiettivi del docente standard (fare carriera).

Ma io ho stretto un patto con voi quando ho aperto questo blog, e a quel patto mi attengo: un patto di aiuto reciproco nella crescita della nostra consapevolezza. Spiace per chi non vuole farsene una ragione, ma passiamo oltre.

Il Parlamento è in teoria fra le istituzioni più trasparenti: tutto è pubblico e pubblicato (o quasi, come vedremo). Basta sapere dove andare a cercare. Ogni senatore, ad esempio, ha la sua scheda, raggiungibile dall'elenco dei senatori. La mia è qui:


e ci trovate quello che c'è scritto: i dati anagrafici, le iniziative legislative (i disegni di legge presentati come firmatario o cofirmatario), l'attività svolta come relatore di DDL, gli interventi svolti sui DDL (con i video di quelli svolti in assemblea), la presentazione di documenti (mozioni, interpellanze, interrogazioni), gli interventi su attività non legislative (ad esempio, sui voti di fiducia), e la documentazione patrimoniale.

Sembrano elementi sufficienti per valutare l'attività del vostro parlamentare di riferimento, o di quelli altrui, ma purtroppo non è esattamente così. Anche al netto del fatto che l'attività di un parlamentare non è solo attività legislativa, ma attività politica in senso più ampio, e quindi, ad esempio, prevede l'intervento ai vari tavoli informali (di maggioranza, di coalizione, ecc.) per definire la linea politica su provvedimenti sui quali magari il tuo nome mancherà perché vengono chiusi nell'altro ramo del Parlamento, le riunioni riservate per decidere su quali nomi fare affidamento nelle varie tornate di elezioni o nomine, le riunioni fra le aziende del territorio e gli esperti dei vari ministeri, ecc., restando nel perimetro dell'attività legislativa il sito del Senato non fornisce alcune informazioni essenziali, ed è su questa lacuna che furbastri e voltagabbana speculano per farsi una pubblicità ingannevole. Mi affretto a dire che questa non è una lacuna del sito in sé: fornire tutte le informazioni equivarrebbe a non fornirne nessuna, probabilmente, quindi va bene così: ma siamo qui per approfondire e chiarire.

Il punto da cui partire è quello di cui più volte ci siamo lamentati: come vi ho spiegato molte volte, è ormai invalsa l'abitudine di legiferare solo per decreto. Ne consegue che le iniziative legislative ordinarie, in questa legislatura più che nelle altre, lasciano abbastanza il tempo che trovano. Non escludo che ci sia qualche Rodomonte paesano che si aggira per le lande del suo territorio a vantare i meriti del suo disegno di legge sull'argomento tale, quello firmato da esso lui in persona, disegno che magari non è mai stato nemmeno incardinato (cioè non gli è stato assegnato un relatore e non se ne è iniziata la discussione in Commissione), e che quindi è rimasto carta straccia, buona per abbindolare le persone più distratte.

La verità, per voi facilmente comprensibile, è che in un mondo in cui si legifera per decreto legge, l'attività del parlamentare, più che sui disegni di legge presentati, va valutata sugli emendamenti approvati ai vari decreti andati in conversione o alle leggi di bilancio.

Quindi, a mero titolo di esempio, per quel che riguarda me il resoconto dell'attività fatto dal sito del Senato è lievemente carente (ripeto: non è una critica, è un fatto) perché mancano (dalla mia scheda, non dal sito del Senato) alcuni emendamenti approvati:

  • l'emendamento 20.0.5 testo 2 Bagnai al decreto fiscale 2018 (AS 886) con cui sono stati introdotti nel Testo Unico Bancario (TUB) i Sistemi di tutela istituzionale (limitati purtroppo alle sole banche delle province autonome), cioè uno strumento di aggregazione fra banche del territorio ampiamente adottato in Germania, che la riforma Renzi aveva escluso, imponendo lo strumento del Gruppo bancario cooperativo di cui oggi tutti si lamentano perché a tempo debito non ci avevano ascoltato.
  • l'emendamento 1.055 Bagnai alla legge di bilancio 2019 (AS 981) con cui è stata introdotta la flat tax per pensionati esteri (di cui vi dirò più in dettaglio in un post successivo, anche perché gli interventi legislativi "fantasma" sono stati più di uno: c'è stato anche un emendamento al Decreto crescita, concordato con l'Agenzia delle Entrate, quindi ci sono stati tavoli tecnici con l'Agenzia delle Entrate, ecc., e perché questo regime fiscale ha grosse potenzialità per il collegio in cui sono stato candidato);
  • l'emendamento 17.0.2 testo 2 Bagnai, Pillon al decreto legge "reclutamento PNRR" (AS 2272), con cui si prorogava fino alla fine del 2024 l'applicazione delle modifiche inerenti alle circoscrizioni giudiziarie di Chieti e L'Aquila (un tema che andrà inquadrato e riconsiderato nell'ambito di una valutazione  complessiva dell'annoso tema della revisione della geografia giudiziaria);
  • l'emendamento 149.125 Bagnai e altri alla legge di bilancio 2022 (AS 2448) con cui si riportava da 7 a 10 milioni il contributo straordinario per la città dell'Aquila.

e così via (non vi annoio, ma se l'argomento vi interessa, ce n'è per tutti i gusti: dal regime fiscale dei lavoratori impatriati alle quote di partecipazione nel capitale della Banca d'Italia).

Siamo d'accordo che se non si è del settore, trovare questa roba, che in alcuni casi può sembrare bagatellare o localistica (ma un parlamentare rappresenta pur sempre gli interessi di un territorio!), e in altri ha comportato significative modifiche dell'ordinamento fiscale o bancario, sarebbe come andare in cerca del proverbiale ago nel pagliaio, giusto?

Su ognuno di questi emendamenti, e in particolare sul primo, ci sarebbe un romanzo da scrivere, ma ora non c'è tempo per farlo. Fra un po' mi devo muovere. Vi lascio al vostro pomeriggio, e vado a terminare il mio in una città fondata nel 1179 a.C. (due anni dopo Chieti).

(...ah, naturalmente oggi abbiamo parlato di quello che sulla mia scheda non c'è, ma quando volete parliamo anche di quello che c'è...)

sabato 3 settembre 2022

Il mastrogiurato

 


(…un buon esempio di persistenza delle istituzioni. Scusate se vi sto trascurando, ma l’agenda è piuttosto ricca di incontri. Si affaccia anche qualcuno di voi. Grazie!…)



Meno venti

 (...inteso nel senso di giorni al silenzio elettorale: altrimenti, meno ventidue...)


(...ci vediamo in giro, se ci siete...)

giovedì 1 settembre 2022

Lo sterco del demonio

Un rapido post, dopo alcuni giorni in cui vi ho trascurato, per mettervi al corrente di un paio di cose, accomunate da un esecrabile stigma: quello di trattare l'abominevole sterco del demonio. Non sono sicuro però che vi dispiaceranno, o almeno non a tutti.

Il limite all'uso del contante

Partiamo dall'annosa questione del limite al denaro contante, quel limite che certamente condiziona la nostra libertà di movimento (per il semplice motivo che i mezzi di pagamento elettronico possono essere disattivati, per motivi giustificati o ingiustificati, senza che tu possa farci molto), un tema sul quale il collega Siri si è esercitato, purtroppo finora senza successo (i verbali della Commissione attestano di quante volte ho perorato la sua causa), e probabilmente limita l'evasione, anzi, secondo Padoan forse no!


Il nesso pare che non ci sia, ma che fa? Il limite lo abbiamo imposto lo stesso, perché ce lo chiede l'Europa, anzi no, ancora una volta: perché è proprio la Bce a confermare nel suo parere del 16 dicembre 2019 le importanti funzioni che il contante svolge come infrastruttura di pagamento priva di costi e essenziale per l'inclusione finanziaria di fasce deboli della popolazione, specificando che eventuali limiti all'uso del contante devono essere proporzionati agli obiettivi che si vogliono raggiungere, e che nel caso della Spagna la limitazione a 1000 euro è stata ritenuta sproporzionata:

e ricordando infine che:


la quarta direttiva antiriciclaggio impone obblighi di verifica della clientela solo per pagamenti superiori al 10.000 (diecimila) euro. Per questo motivo nel nostro programma suggeriamo che, siccome ce lo chiede l'Europa, il limite all'uso del contante sia alzato a 10.000 euro, per coerenza sistematica coi limiti proposti dalla direttiva antiriciclaggio.

Intanto, nell'ultimo milleproroghe, con relatrice Bordonali (Lega), siamo riusciti a far passare l'emendamento 3.269 Bitonci (Lega):


per rinviare a fine 2022 l'abbassamento del limite da 2000 agli assurdi e deprecati dalla Bce 1000 euro. Così, in scioltezza, fra un tradimento e l'altro!

In campagna elettorale di questo tema sentirete parlare, e sentirete dire delle scemenze colossali, come nel caso della "tachipirina e vigile attesa", per il semplice motivo che la gente le carte non se le legge. Ma del resto nemmeno io, se non fossi stato presidente di Commissione, sarei mai riuscito a venire a conoscenza del parere della Bce sui limiti al contante... Se però le cose andranno come devono andare, potremo girare pagina, e passare a occuparci di cose più importanti. Sta a voi...

Il finanziamento dei candidati

Proseguo con un'altrettanta annosa questione, quella del finanziamento de #aaaaabolidiga.

La politica costa: costa produrre materiali di propaganda, fra cui gli indispensabili facsimili (visto che nessuno ha capito come si vota), costa distribuirli, costano le persone che ti aiutano, costa la macchina che ti porta in giro, costano i palchi e gli impianti audio, e così via. Costa la democrazia, insomma: ma vi assicuro che gli estimatori delle dittature non ne fanno una questione di economia! Lo dimostra quanto sono disposti a spendere perché il loro regime preferito si affermi.

In generale, la qualità costa. Per legittimare l'attacco frontale alla democrazia rappresentativa si è quindi deciso, tra l'altro, di sottrarre fondi ai suoi principali interpreti, i partiti, in modo da poter applicare il notissimo aforisma di Chomsky:


dove a "private capital" potremmo sostituire "governi tecnici", e il discorso filerebbe. Poi, sì, lo so, è peggio di così: c'erano degli abusi ecc. Ma del resto, sono d'accordo con voi: buttare via il bambino con l'acqua sporca è doveroso, giusto? Perché se il bambino è entrato nella tinozza è perché anche lui era sporco, quindi...

Comunque, la legge 18 novembre 1981, n. 659, rubricata “Modifiche ed integrazioni alla legge 2 maggio 1974, n. 195, sul contributo dello Stato al finanziamento dei partiti politici”, all’art. 4 estende:

ai  membri  del  Parlamento nazionale, ai membri italiani del Parlamento europeo, ai  consiglieri regionali,  provinciali  e  comunali,  ai  candidati  alle   predette cariche, ai raggruppamenti interni dei  partiti  politici  nonché  a coloro che rivestono  cariche  di  presidenza,  di  segreteria  e  di direzione politica e amministrativa a livello  nazionale,  regionale, provinciale e comunale nei partiti politici

i divieti posti dall’art. 7 della legge 2 maggio 1974, n. 195: sostanzialmente, il divieto di ricevere finanziamenti da organi della pubblica amministrazione, enti pubblici, società partecipate ecc.. Questo divieto prima (cioè dal 1974) riguardava solo i partiti politici: dal 1981 venne esteso ai parlamentari in carica, ai candidati, ecc. Tutti questi soggetti, però, possono lecitamente ricevere contributi dai soggetti IRPEF e dai soggetti IRES di natura privatistica.

Sempre nello stesso articolo si afferma che in caso di contributi ai candidati da parte di questi ultimi soggetti (persone fisiche e società private):

per  un  importo  che  nell'anno superi euro tremila, sotto qualsiasi forma, compresa la  messa  a disposizione di servizi, il soggetto che li eroga ed il soggetto  che li riceve sono tenuti a farne dichiarazione congiunta, sottoscrivendo un unico documento, depositato presso la Presidenza della Camera  dei deputati ovvero a questa indirizzato con raccomandata con  avviso  di ricevimento. Detti finanziamenti o contributi o servizi,  per  quanto riguarda la campagna elettorale, possono anche  essere  dichiarati  a mezzo di autocertificazione dei candidati.

Al disotto di questa soglia (e quindi fino a euro 2999,99) non è previsto l’obbligo di dichiarazione congiunta.

La cosa strana è che mentre le erogazioni liberali ai partiti danno luogo a una detrazione del 26% degli importi compresi tra 30 e 30.000 euro annui (per cui la detrazione può andare da 7,8 a 7.800 euro annui, ma non si applica agli importi delle erogazioni liberali eccedenti 30.000 euro), i contributi a favore dei candidati non sono defiscalizzabili (quindi né detraibili né deducibili). Insomma: chi dà a un candidato non ha modo di recuperare.

Valgono poi le stesse storie con cui ci intrattenemmo quattro anni fa: i contributi devono essere tracciati (e ci mancherebbe), quindi vanno fatto su un conto particolare che le banche generalmente si rifiutano di aprirti (la democrazia a loro non serve), il candidato non può né deve lordarsi le mani con lo sterco del demonio, ma a ciò deve essere preposta persona di sua fiducia, il mandatario elettorale, ecc. (non vi annoio con gli infiniti dettagli bizantini che il delirio giustizialista e la furia savonaroliana degli onestih ci impone).

E la sintesi di questo discorso è: la mia campagna elettorale è partita.

Sarà una campagna fulminea e relativamente dispendiosa. Se ritenete giusto sostenermi con un contributo, potete scrivere a info@albertobagnai.it per avere istruzioni sul da farsi.

Altrimenti, amici come prima: ma visto che avete spesso chiesto di poter fare qualcosa, mi sembrava scorretto nei vostri riguardi non dirvi che cosa potete fare, ora che una cosa da fare c'è...

sabato 27 agosto 2022

Tachipirina e vigile attesa

La campagna elettorale si presenta come il luogo d'elezione dei colpi bassi e delle mistificazioni. Ognuno si regola secondo la propria eleganza e secondo l'intelligenza del proprio elettorato. Se tutti gli elettori sapessero leggere fra le righe, i dibattiti sarebbero molto più composti. A differenza di molti musicisti, però, quasi tutti gli elettori leggono meglio sopra le righe (nel regno dei tagli in collo e in testa, dove molti amici musicisti si perdono...). Ne consegue naturaliter uno scadimento della qualità del dibattito che può essere arginato in un unico modo: coi dati, e da un solo tipo di interlocutori: quelli che, essendo in buona fede, non hanno paura dei dati, come chi vi scrive (da dodici anni a questa parte).

I simpatici siparietti in cui si sono prodotti ieri alcuni utenti diversamente onesti intellettualmente del social azzurro cesso ci offrono il destro per esemplificare questo punto di metodo e per chiarire un punto di merito: che cosa abbiamo fatto per portare in Parlamento una parola di buon senso sul trattamento domiciliare del COVID, quella cosa che secondo i virologi a gettone di presenza non si poteva fare, e che invece alcune nostre amministrazioni avevano sperimentato con successo fin dall'inizio della pandemia, in parallelo a, e attingendo a, esperienze che non sarebbero dovute passare inosservate a Roma.

Il fattore scatenante dei summenzionati siparietti è stata la scoperta, non dell'acqua calda, ma quasi: dei FANS. Ieri il Corriere della Sera ci informava che (udite, udite!):


Una cosa che tutti noi sapevamo, inclusi i medici di famiglia meno incompetenti toccati in sorte ad alcuni di noi, e che lo stesso gruppo di lavoro guidato da Remuzzi (vi indico i nomi di questi pericolosi no vax: Fredy Suter, Elena Consolaro, Stefania Pedroni, Chiara Moroni, Elena Pastò, Maria Vittoria Paganini, Grazia Pravettoni, Umberto Cantarelli, Nadia Rubis, Norberto Perico, Annalisa Perna, Tobia Peracchi, Piero Ruggenenti e Giuseppe Remuzzi) aveva già pubblicato in uno studio iniziato a marzo 2021 e pubblicato a giugno 2021:

Lo studio uscito il 25 agosto scorso, due giorni fa, è invece questo:


e il messaggio principale è il solito: i FANS (farmaci antinfiammatori non steroidei, in inglese NSAID, non-steroidal anti-inflammatory drugs, e quindi ibuprofene, indometacina, nimesulide, ecc.: non dico i nomi commerciali perché non sono uno scienziato a gettone di presenza...) se assunti tempestivamente abbattono in modo drastico il rischio di ospedalizzazioni. Una semplice verità che la stampa quella seria ha cercato in tutti i modi di nascondere e demonizzare, rendendosi oggettivamente corresponsabile di una lunga serie di eventi incresciosi, ma senza riuscire a sorprenderci più di tanto, essendo noi da lungo tempo abituati alle sue balle.

Questa cosa quindi si sapeva (c'erano evidenze antecedenti allo studio di Remuzzi, ma non entro in questo), tant'è che qui suppongo molti la sapessero e se ne siano giovati (come me), il che apre ovviamente la strada a una vasta serie di considerazioni, riconducibili a una, la principale: perché non se ne è voluto tenere conto a livello nazionale (visto che a livello locale c'erano best practice significative e citate perfino dalla stampa internazionale)?

Sappiamo anche la risposta, ma per il momento la teniamo per noi. Prima bisogna risolvere un problema di rapporti di forza, senza risolvere il quale la veritah rischia di avere lo stesso ruolo e di fare la stessa fine dell'onestah. Sta a voi farvi furbi, e dotarvi di una maggioranza competente e informata in Commissione d'inchiesta COVID.

Ma intanto: è vero che i FANS, la cui efficacia era riconosciuta da diversi studi e dalla pratica clinica di non pochi medici onesti e coraggiosi (oltre che incoraggiata da alcune amministrazioni di centrodestra come quella del Piemonte), non erano consigliati dai protocolli di terapia domiciliare del ministero? E in caso affermativo, come si è riusciti, prima della pubblicazione di quest'ultimo studio, a farceli rientrare?

Ieri, sui social, sentendo la malaparata (cioè l'avvicinarsi di quella che ho chiamato scherzosamente Vaccinopoli), una quantità di sozzi troll piddini negava che il protocollo per le terapie domiciliari proposto dal ministero fosse la famigerata coppia "tachipirina e vigile attesa". I FANS sarebbero stati consigliati fin da novembre 2020, si dice, e quindi da prima del primo studio di Remuzzi, e di altri passaggi su cui vi riferirò. Vediamo allora se è così. Carta canta, villan dorme, e troll crepa.

Intanto, qui trovate la circolare ministeriale 0024970 del 30 novembre 2020, quella della "tachipirina e vigile attesa", che in realtà è: "vigile attesa e paracetamolo":

 


Ho evidenziato i tre punti salienti, a pagina 10 della circolare, per mettere in evidenza che quando si parla del famigerato protocollo (che ha causato numerosi lutti, come ormai temo sia difficile nascondere, ma apprezzo lo sforzo di chi ci sta provando) ci si riferisce specificamente al trattamento domiciliare dei pazienti asintomatici o paucisintomatici. A questi pazienti i FANS non venivano consigliati. Questo è fattuale. Il fatto che a pagina 12 della stessa circolare ci sia scritto questo:


non rileva, perché la menzione dei FANS è isolata dal contesto del trattamento domiciliare. Certo, se uno ha male alle articolazioni l'ibuprofene tendenzialmente se lo prende e l'AIFA non lo sconsigliava, che è altro da dire che l'ibuprofene venisse consigliato per il trattamento domiciliare precoce del COVID. A novembre 2020 sia il ministero che i suoi esperti a gettone di presenza non consigliavano i FANS per il trattamento domiciliare precoce di pazienti paucisintomatici (di cui alcuni, se non trattati, rischiavano di diventare sintomatici, e di questi alcuni, se la vigile attesa si fosse prolungata troppo, rischiavano di lasciarci le penne).

Giusto per chiarirci le idee: volete vedere come è fatta, invece, una circolare ministeriale che suggerisce l'uso di FANS in queste circostanze (e che quindi recepisci quello che a molti di noi era chiaro e che lo studio di Remuzzi ci ricorda)? Semplice: è fatta come la circolare 017498 del 26 aprile 2021:


(...scusate, devo dire una cosa a un amico, il troll che ieri diceva che i FANS erano consigliati per il trattamento domiciliare fin da novembre 2020: la vedi la differenza, gigantesco pezzo di me…ntitore?...)

E adesso, premesso che grazie alla simpatica campagna giornalistica che vi ho documentato sopra, e grazie agli sforzi profusi dai virologi a gettone di presenza, una percentuale se non maggioritaria molto significativa di MMG questa cosa ancora non la sa, ci sarebbe da ragionare su che cosa fosse successo fra il 30 novembre 2020 e il 26 aprile 2021 per convincere il generale Speranza ad arrendersi all'evidenza.

Due cose:

1) la presentazione di questo documento in questa conferenza stampa (video qui);

2) l'approvazione di questo ordine del giorno.

Inutile chi vi dica chi ci ha lavorato, a queste cose (che sono solo una parte di quanto è stato fatto).

Sicceravate voi, ci avreste sicuramente lavorato voi (e vi sareste fatti impallinare del primo amico dell'uomo che si vuole informare che fosse passato là davanti: peraltro, anch'io la mia parte di merda me la sono presa, ma stranamente la palma del martirio la reca chi non ha fatto un beneamato cazzo perché non era in condizione di farlo...). Siccerano loro, i veritierih (degni eredi degli onestih), avrebbero sicuramente fatto meglio, come le vicende delle loro aggregazioni politiche dimostrano.

Ma c'ero io.

E così ora sapete anche un'altra cosa: io il fascicolo per la Commissione d'inchiesta COVID ce l'ho già pronto. Eccolo qui:


tutto in ordine, fatto da me, perché naturalmente nel mondo del "fate qualcosaaaaaaah!", ma anche nel mondo del "quanto sei bravo quanto sei bello quanto ti amiamoooooh!", morire se qualcuno disloca una falange del suo mignolo quando ti capita di chiedergli una mano, non fosse che a mettere in fila le sentenze che hanno smantellato l'approccio del Governo, o i paper che progressivamente hanno consolidato le ragioni di chi fin dall'inizio aveva ragione. Quindi Bagnai è il segretario di se stesso, ed è per questo, del resto, che è molto soddisfatto del suo segretario (quello personale, cioè se stesso, ma ovviamente anche quello federale, cioè Matteo, e quello regionale, cioè Luigi). Ma, anche se voi non ve ne rendete conto da fuori, Bagnai è soprattutto un uomo fortunato perché è capitato in un vero partito, con un ufficio legislativo, con referenti in tutti i ministeri. Considerate l'alternativa (che non c'è): voi ce li vedete i tre senatori eletti da un partituncolo antitutto, che confluiranno nel gruppo misto egemonizzato dagli amici di Speranza, andare all'ufficio legislativo del loro gruppo e chiedere le carte (come quelle che vi ho fatto vedere e che il legislativo del gruppo sarà istruito a non dargli)? Ovviamente non gliele darebbero nemmeno se sapessero come trovarle (io le trovo nel mio hard disk perché mi sono portato avanti col lavoro). Voi vi immaginate che cosa potranno fare persone condannate non dalla politica, ma da Natura matrigna, che li ha dotati di un carattere irascibile, a stare all'opposizione, e quindi tenute rigorosamente fuori dai ministeri e dai cassetti delle loro scrivanie? Potranno fare la radice quadrata di zero, perché non avranno materialmente gli strumenti per fare qualcosa, e questo indipendentemente dalle considerazioni soggettive che vi ho esposto e di cui chi non è convinto si convincerà a suo danno, dopo aver ripercorso quel sentiero che qui da dieci anni vi esorto a non percorrere: quello dell'antipolitica.

Tanto vi dovevo. E ora, se volete continuare a ragliare cazzate in utroque, sentitevi liberi di farlo: s'ode a destra un "hai tradotoooh", a sinistra risponde un "Speranza ha sempre consigliato i FANS"...

Divertitevi così, se vi diverte. Io ho da lavorare: vado a Tortoreto alla presentazione della candidatura di un amico e di una brava persona, come sono tutti i miei colleghi: Antonio Zennaro.

Se siete nei paraggi, ci vediamo fra un'ora alla Capannina...