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lunedì 17 marzo 2025

I guitti

idivev ha lasciato un nuovo commento sul tuo post "Memate, fratres!":

Bagnai,

Le scrivo poiché quello che è successo in tv mi ha scosso e non capisco perché la lega non abbia smentito questo ipocrita mostrando su tutte le reti i dati. La ceccardi é stata offesa dal prof parsi, in tv, di fronte a tutti, poiché aveva fatto notare che il Pil europeo ora è all’incirca del 50% inferiore del Pil americano rispetto al 2007, quando la condizione era di quasi parità. Un dato giusto, citato il quale, però, è stata subissata dalle offese del prof parsi, che ha tentato di smentire un dato(che le fonti ci dicono che è vero) di fronte alla tv nazionale. Mi chiedo: non è gravissima questa cosa? Ora citare un dato correttamente, che non si pieghi alla propaganda, è un crimine? Visto il successo della trasmissione (ove è andato anche lei in altre puntate) , non sarebbe opportuno diffondere, nei canali ufficiali della lega,i dati su tutte le reti( con la clip che gira in rete delle dichiarazioni del prof parsi e ceccardi) per smentire questi ipocriti, che fanno i gradassi in tv? Io ho molta paura: se ora anche citare i dati, quelli effettivi, portano all’accusa di populismo, siamo veramente in una fase oscurantista! Bisogna agire di concerto mostrando che, sì, il Pil dell’Ue nel 2023 era di 18 trilioni, contro i 27 degli states(18+9, cioè il loro 50%, fa ventisette.la ceccardi diceva il vero). Non si può lasciare impunito il prof parsi per aver umiliato con la menzogna una persona! Mi scusi se sono così astioso, ma ora si è giunti ad un limite invalicabile! Se neanche si possono citare i dati, a che serve andare in un talk show?

Pubblicato da idivev su Goofynomics il giorno 17 mar 2025, 16:17


(qui).

...e siccome natura non facit saltus:

Le conoscenze dell'illustre collega, ordinario di SPS/04 (Scienze politiche, la facoltà di quelli che non riuscivano a fare Economia e commercio, quando esisteva...) appaiono perfettamente in linea con la valutazione che della sua produzione scientifica danno i database internazionali. Un h-index uguale ad uno vuol dire che in giro per il mondo nessuno ti considera: suggerirei di comportarci secondo il consensus omnium e di lasciare questo caratterista al ruolo che gli è riservato nel vasto disegno del creato: quello di incarnare a beneficio delle casalinghe della media borghesia il ruolo dell'esperto. Il fatto che non ne azzecchi una è del tutto secondario rispetto al fatto che ha senz'altro quello che da una sciura borghese di provincia può essere concettualizzato come physique du rôle! Resta il mistero di come in certi settori disciplinari ci si possa guadagnare una cattedra avendo una produzione scientifica di tale spessore ed impatto, mentre in altri, con una produzione di pari rilievo internazionale, non si avrebbe neanche una borsa di dottorato. Ma questo non è un blog di sociologia della scienza: ci saranno senz'altro dei motivi - ça va sans dire! - e magari saranno anche buoni, se non ottimi...

(...per darvi un termine di riferimento a voi noto:

cioè questo personaggio bibliometricamente è un decimo di chi vi scrive, che, com'è noto, da sette anni è un rozzo populista a tempo pieno. Cionondimeno io, pur essendo rozzo, con le signore sono cortese. Ma si sa: il guitto è sodale della desinenza in "in": occorre aggiungere altro?...)

(...non credo che sia compito dell'ufficio stampa di un partito rettificare un collega che disonora la professione dicendo una solenne scemenza in pubblico. Sarebbe eventualmente compito dell'ateneo richiamare il collega a un comportamento meno degradante per l'immagine dell'accademia. Fatto sta che, per dirvela tutta, costui non sapevo nemmeno dove insegnasse - anche perché non riuscivo a credere che insegnasse! Dopo una breve ricerca, ho constatato che il problema non è nostro, ma suo. Ovviamente non farà nulla per risolverlo. Diciamo che se siete a Milano sapete dove non mandare vostro figlio all'università: se non sbaglio, dove l'ha fatta il Borghi!...)

sabato 28 gennaio 2023

Say "Hi!" to George Belly (la Brexit e il crollo delle università inglesi)

Nel penultimo webinar di a/simmetrie (come passa il tempo...), al minuto 1:02:42, Silvana ha chiesto via YouTube a Elisabetta Frezza: "Perché secondo te i giovani d'oggi sono così manipolabili?".

Il riferimento era a quelli della climate anxiety, sui quali vi invito a rivedere questo definitivo intervento di Konstantin Kisin:


cioè a quei quattro scemi che vanno in giro a far pubblicità alle minestre in scatola (quelle mangiano: se non sai fare una O col bicchiere tanto meno sai fare una minestra con una pentola...) utilizzando come testimonial opere d'arte famose.

(...per inciso, mi sono appena degustato un cotechino fatto da me partendo dall'inizio - risparmio il corredo iconografico che potrebbe urtare le sensibilità woke. Qualcuno venga a dimostrarmi che mi farà male, lo aspetto con un bicchiere di cerasuolo...)

Nella domanda di Silvana, come in tutti gli argomenti che alludono o rinviano a una discontinuità antropologica, che contrappongono un "oggi" (o un "domani") stilizzato a uno "ieri" imprecisato, c'era qualcosa che non mi convinceva, e se non ricordo male la mia reazione si è articolata più o meno su questa linea: quando avevo quindici anni io i ventenni invece delle scatole di minestra impugnavano la P38 (che non era questa, ma qualsiasi cosa facesse rima con "poliziotto"), o se andava bene la Hazet 36 (che trovate qui, e faceva rima con "dove sei"). Se come metro per l'intensità della manipolazione usiamo la letalità dei suoi risultati, mi sembra piuttosto chiaro che negli anni '70 iGGiovaniTM fossero discretamente più manipolabili di oggi!

Questa mia impostazione del tema deriva forse da una sensibilità sviluppata in Commissione Amore, quella Commissione il cui scopo era propugnare la censura del web oggi, "perché oggi (?) c'è tanto odioh signora mia!" Ne abbiamo parlato qui, qui, quiqui, qui, qui, ecc.

A questo argomento da portierato (luogo peraltro di apprezzabili dibattiti, purtroppo non consegnati ai resoconti stenografici), io, e un manipolo di sparuti eroi del buon senso, obiettavamo fattualmente che ci sembrava ci fosse più "odioh" (qualsiasi cosa esso fosse) quando la gente si sparava o si sprangava per strada, e quando la soppressione fisica dell'avversario veniva esplicitamente rivendicata come forma lecita di conduzione del dibattito ("uccidere un fascista non è un reato"). Apprezzavamo peraltro la delicatezza con cui i nostri interlocutori in Commissione non affermavano che fosse lecito sopprimerci fisicamente, ma solo ideologicamente, censurando tutte e sole le nostre idee (percorso sul quale si sono incamminati dopo la cocente sconfitta subita con la Brexit e su cui stanno facendo passi avanti di gran carriera, come vedremo in un prossimo webinar di a/simmetrie: con l'occasione, vi ricordo di sostenere quella che, fino a gradita e consolante prova del contrario, è l'unica voce indipendente autorevole nel dibattito italiano).

Discutendone fra noi in associazione, dopo l'evento, il presidente Ponti ha esplicitato il disagio che provavo, cristallizzandolo in una limpida sentenza che riconciliava i due punti di vista: "sono più manipolati" è diverso da "sono più manipolabili".

Sì, non è da escludere, in effetti, che oggi iGGiovaniTM siano più manipolati, magari perché si investe comparativamente di più nel manipolarli (la stessa esistenza della Commissione amore ne è una prova), ma questo non vuol dire che siano di per sé più manipolabili dei loro predecessori. Verificarlo non è poi così difficile: visto che iGGiovaniTM di ieri sono iVecchiTM di oggi, basta vedere quanto questi ultimi siano refrattari alla manipolazione per tirare le proprie conclusioni, considerando che in teoria l'età dovrebbe condurre alla saggezza, e che quindi chi in tarda età ci appare come un pochino manipolabile, si può supporre lo fosse molto di più in gioventù.

Prendo un esempio a caso dal rutilante mondo del social color servizio igienico: questo tweet non molto fortunato (zero risposte, otto like, zero retweet) del professor Giorgio Ventre:


in risposta a questa mia pacata e fattuale considerazione:


che si appoggiava all'ultimo editoriale del socio (di a/simmetrie) Sergio Giraldo.

Del professor Ventre so solo che esibisce una "baio in inglisc", segnale che induce in noi un diffuso e spesso motivato scetticismo:


e che è un ingegnere, categoria che abbiamo spesso eletto a nostro avversario dialettico per una certa sua incapacità di resistere alla tuttologia e alle sue lusinghe. Naturalmente, non voglio trarre dalle nostre deludenti esperienze passate alcuna conclusione su questo specifico caso. Tuttavia, se il nostro modello concettuale fosse corretto, l'appartenenza disciplinare spiegherebbe perché il sito linkato dal suo profilo social non esiste:


Lui, comunque, credo esista e sia questo stimato collega qui. Nel caso non lo sia, mi scuso per il disguido: qui comunque non sono in discussione le persone, ma gli argomenti, e quindi l'identità di chi li sostiene nei fatti non rileva.

L'ampio, articolato, rispettoso e costruttivo intervento dello stimato collega (o di chiunque egli sia) merita qui una risposta altrettanto ampia, articolata, rispettosa e costruttiva, che sui social nessuno ha ritenuto di dovergli dare (cosa che posso comprendere, ma che ovviamente depreco)!

Del resto, il tema degli "universi paralleli" qui ce lo siamo posti spesso, non in chiave astrofisica ma in chiave antropologica.

Fornisco quindi la mia interpretazione del mondo in cui lo stimato collega vive, e riporto qualche dato dal mondo in cui vivo io.

Nel mondo dello stimato collega, par di capire, si considerano fonti statistiche attendibili i resoconti di organi di informazione notoriamente (e lecitamente) di parte, come il Guardian, che a quanto capisco (ma il tema mi appassiona poco) è l'equivalente britannico di Repubblica: l'ultimo rifugio degli operatori informativi woke, incapaci di fare i conti con una realtà che li ha decisamente sorpassati (ma, ribadisco: questo non menoma in alcuna misura il loro diritto di rifilarci le loro opinioni, come pure quello di spacciarcele per fatti: il senso critico deve esercitarlo il lettore, non lo scrittore!).

Nel mio mondo è uso invece rivolgersi a fonti statistiche ufficiali. Sì, è più faticoso, ma questa fatica qui vi ho insegnato a farla, e se siete rimasti vuol dire che ne avete tratto un frutto.

Nel mondo dello stimato collega, questo è evidente, è prassi trarre conclusioni generali su un fenomeno (lo stato di salute delle Università britanniche) appoggiandosi a evidenze parziali (il numero di studenti provenienti dall'Unione Europea).

Nel mio mondo, viceversa, ci si attiene alla vetusta prassi di valutare i fenomeni nel loro insieme.

Siamo proprio sicuri che la Brexit abbia determinato il crollo del sistema dell'educazione terziaria britannica, privandolo di quella linfa vitale che sono i nostri studenti, formati da menti aperte e critiche come quella dello stimato collega?

Vediamo che cosa ci dicono i numeri...

Il più recente bollettino statistico su origine e destinazione degli studenti esteri nel Regno Unito ci informa che sì, in effetti gli immatricolati in provenienza dall'Unione Europea sono calati del 53% fra l'anno accademico 2020/2021 e l'anno accademico 2021/2022 (i dati per l'a.a. 2022/2023 saranno disponibili a fine mese, ma a fine mese avrò altro da fare). Per gli ingegneri: le immatricolazioni dall'UE si sono dimezzate. Il motivo risiede nella modifica alle regole sulle tasse di immatricolazione per studenti esteri. Tuttavia, gli immatricolati in provenienza dal resto del mondo (perché, lo ricordo agli europeisti, c'è anche il resto del mondo, oltre all'UE e all'odiata perfida Albione), sono aumentati del 32%. Anche qui un motivo c'è: il Regno Unito ha adottato la Graduate immigration route, che in qualche facoltà STEM tradurrebbero come ruota per l'immigrazione graduata, e qui vi proponiamo di tradurre con "percorso per l'immigrazione dei laureati", e no, non è un gommone, né una nave negriera (che è il percorso adottato da altri Paesi per l'immigrazione di laureati veri o presunti): è un sistema di incentivi che consente ai laureati in università britanniche di risiedere per due anni nel Regno Unito dopo la laurea, allo scopo di integrarsi nel mondo del lavoro. Pare che questo abbia fatto esplodere le iscrizioni dal resto del mondo nei corsi di laurea specialistici (PG, post graduate: quelli che noi chiamiamo lauree magistrali o specialistiche).

Ora: qui a forza di legnate avete appreso che 1 è il 10% di 10 ma l'1% di 100. Ci siamo occasionalmente confrontati con rinomati esperti di altre discipline, anche (e soprattutto) STEM, cui questa verità ontologica sfuggiva (ma solo perché non erano disposti a venire a patti con le sue conseguenze). Il fatto si è che siccome gli studenti in provenienza dall'UE sono meno di quelli in provenienza dal resto del mondo, come questa figura ci mostra plasticamente:

capita anche che nonostante il grave salasso di giovani menti Leuropee, documentato da questa tabella:


(da 6 a 3 in effetti è la metà: riesco a fare il calcolo anche senza usare il pollice non opponibile di cui Natura matrigna mi fornì...), il numero complessivo di studenti esteri in UK ha raggiunto un record storico non solo nella fascia di immatricolati al primo anno (lo vedete qua sopra), ma anche e soprattutto nel complesso (lo vedete qua sotto):


Se ci fate caso, dal primo anno accademico post Brexit a oggi gli studenti esteri sono aumentati del 44,924231121720411773481958268505% (la presenza di un docente STEM mi impone la salutare disciplina dell'esattezza), passando da 469.160 a 679.970. Naturalmente questo ha fatto impennare il prezzo degli scafandri da palombaro, visto che, come il prof. Ventre probabilmente sa e certamente insegna, la Brexit ha fatto sprofondare il Regno Unito nelle gelide acque dell'Atlantico (e questa non è un'opinione di qualche poraccio, ma un fatto assodato, tanto che anch'io, come tutti gli altri, tralascio di produrne la fonte perché superflua...).

Un grafico incompleto è qui (manca il 2022), un grafico completo non ho tempo di farvelo:


Allora...

Qui la prendiamo a ridere, perché è nella nostra natura, conciliante e gioviale, e perché è nello spirito più genuino, autentico e risalente della comunità accademica.

Tuttavia, a un secondo sguardo, qui da ridere c'è ben poco, e sotto plurimi profili.

Intanto, c'è da interrogarsi sullo status della logica elementare nel "curricolo" (come si usa dire) degli studi scientifici.

Quello che è successo è piuttosto chiaro: stufi degli atteggiamenti ritorsivi da mulier relicta che hanno caratterizzato il discorso pubblico sulla Brexit in UE, UK ci ha sbattuto la porta in faccia, argomentando che la qualità si paga e chiedendoci quindi di pagarla. Il fatto che evidentemente non possiamo permettercela (dal che deriva il dimezzamento delle immatricolazioni) dimostra che il failed State siamo noi, non loro!

A supporto di questa banale considerazione aggiungo due dati:

  1. il sistema educativo britannico resta assolutamente attrattivo per gli studenti del resto del mondo, e in particolare delle potenze emergenti (Cina, India, Nigeria, ecc.), come abbiamo visto sopra;
  2. noi continuiamo a esportare giovani nel Regno Unito, che quindi per essi resta attrattivo, nonostante la propaganda degli operatori informativi woke e di alcuni (la stragrandissima maggioranza) stimati colleghi (che secondo me col loro profuso livore riescono solo a rendere repulsivo - e repellente - il nostro Paese).

Ce lo ricorda l'amico Lega Esteri su Twitter (uno dei tanti scappati di casa che appartengono alla nostra community, certo non un docente di vaglia come lo stimato collega: fidatevi di me che lo conosco!), facendoci notare che:


Vi fornisco a mia volta i dati (sì, i dati, i fottuti dati, non le riverite opinioni di qualche stimato collega o di qualche operatore informativo: i dati, i da-ti!) dal sito del Ministero dell'Interno (Anagrafe degli Italiani Residenti all'Estero - AIRE), secondo cui dal 31/12/2016 al 31/12/2021 gli italiani censiti nel Regno Unito sono passati da 283.151 a 439.411, aumentando del 55,186102115125851577426885301482%, contro un incremento del 18,660941770704066143100804114062% dei residenti italiani censiti nell'intero continente europeo (da 2.685.813 a 3.187.011), il che significa che post Brexit il Regno Unito è stato moooooooooooooooooooooooooolto più attrattivo per gli italiani del resto della Leuropa.

Chi è qui da un po' può immaginare perché, chi è appena arrivato farà un po' più fatica, ma insomma: quando le cose succedono, di solito c'è un motivo, e di solito non è il Guardian né Repubblica a spiegartelo!

Vi faccio apprezzare un dettaglio: ai non-STEM credo sia chiaro che lo scenario verso cui ci stiamo allegramente dirigendo, anzi, direi in cui siamo già allegramente immersi, è quello di una nuova guerra fredda. Ove ne fossero mancate altre, direi che questa come dichiarazione di guerra non è male:


Notate però l'intelligenza di un Paese come il Regno Unito, che si guarda bene dallo sprangare le porte ai rampolli del Paese leader del blocco contrapposto (la Cina), ma anzi continua ad accoglierli a braccia aperte, perché intuisce, da vera potenza imperiale, l'importanza di continuare a esercitare la propria egemonia culturale sul blocco contrapposto. Il minimo sindacale per far sì che la lingua del mondo continui ad essere per lunghi anni a venire l'inglese, anziché il cinese! Tutto il contrario dell'atteggiamento petulante e cascettaro dell'UE nei riguardi di UK, che alla fine ci ricorda l'infausta prassi di ablarsi parte dei genitali esterni, insomma, di Abelardarsi (per gli studenti e soprattutto i docenti non STEM) per far dispetto alla moglie!

Lo dico in altro modo: se hanno sbattuto la porta in faccia ai nostri studenti (e lo hanno fatto loro) è perché gli sono inutili, e se gli sono inutili è perché vengono da un'area che si sta suicidando, a forza di regole di politica economica e di scelte strategiche irrazionali (pensiamo all'energia). Ma capisco che ci sia chi, a fronte di questo che in realtà è un cocente smacco per noi, si aggrappi all'idea che non riuscendo ad andare a studiare nel Regno Unito "gliel'abbiamo fatta vedere!", come ci si aggrappa alla metaforica, consolatoria, coperta di Linus.

Forse dovremmo riflettere, come fanno perfino quelli bravi, sul perché siano così pochi gli studenti esteri a venire in Italia (meno di un decimo che nel Regno Unito), anziché favoleggiare su un inesistente crollo degli studenti esteri utili nel Regno Unito (agli inutili si può rinunciare).

Concludo.

Intanto, resta vero che una rondine non fa primavera (anche questo ce l'ha insegnato Aristotele), e che  quindi verosimilmente un prof. Ventre non rappresenta un'intera generazione, ma se tanto mi dà tanto direi che in tema di manipolabilità, cioè di permeabilità a un discorso ideologico non suffragato da concrete ed univoche evidenze fattuali, almeno alcuni giovani di ieri danno un bel distacco ai giovani di oggi!

Aggiungo che di stimati colleghi che quando si rivolgono a un politico presumono iuris et de iure di rivolgersi a uno con l'anello al naso sono piene le fosse settiche di questo blog. Ne facciamo a meno. Nel mio lavoro si impara a informarsi sulle persone cui ci si rivolge, ma io non ne ho avuto bisogno: me l'aveva insegnato mia madre, una volta si chiamava educazione, ora gli awanaganian e i baio in inglisc hanno deciso di chiamare educazione l'istruzione, e così di gente educata in giro non ce n'è più (e di gente istruita ce n'è sempre meno). Nel mio caso, poi, è facile: se sei "proudly present in the Internet Manager's Phonebook since 1990" magari ti è facile consultare una voce Wikipedia (che preesisteva alla mia entrata in politica - e un motivo ci sarà stato!), mentre ci è difficile capire perché non si riesca a trovare la tua (ma un motivo ci sarà). La mia è scritta coi piedi, ma a chi sa leggere, soprattutto fra le righe (competenza tipicamente non-STEM), può essere di aiuto per prendere le misure.

Aggiungo l'attenuante specifica della probabile partenopeità. Mi rendo conto che chi proviene da quella meravigliosa capitale europea, in cui, per un'ironia della Storia, come ricorderete, maturai la decisione di accettare con orgoglio e riconoscenza la candidatura che mi era stata offerta, mentre incidevo a Sant'Agostino degli Scalzi le sonate di un autore partenopeo (qui il CD, se interessa), nel vedere "politico" (#aaaaabolidiga) "della Lega" (l'elmo con le corna, le gare di rutti, i cori razzisti, #ionondimentico...) possa essere accecato dai preconcetti.

Ecco: ricordiamoci, noi, che a occhi chiusi si va a sbattere, se non altro contro l'evidenza!

Avrete notato che io ho parlato con estremo rispetto dello stimato collega, cosa che lui non ha fatto con me. Questo perché nella parte non-STEM della mia formazione ho imparato una cosa: che anche le montagne si incontrano, ogni tanto.

Figurati le persone!

Meglio quindi lasciare un buon ricordo, perché contare sulla mia smemoratezza sarebbe un errore.

Dello stimato collega conservo un ricordo ottimissimo, perché la sua uscita un po' guascona mi è stata di stimolo per fare un discorso sul metodo e per approfondire e fornirvi dei dati sui quali ancora non mi ero soffermato, perché non ne avevo bisogno. A differenza dell'ingegneria, la macroeconomia aiuta ad anticipare certe dinamiche socioeconomiche. Tanto per capirci, nello scrivere questo post non sono partito dai dati: me li sono andati a cercare a mano a mano che mi servivano, trovando, senza nessuna sorpresa, esattamente quello che mi aspettavo, perché è quello che la mia scienza prevede. C'è una logica in quello che sta succedendo, come c'è nel fatto che ci sia chi non si rassegnerà mai a capirlo, vivendo murato nel proprio universo parallelo fatto di rancore e wishful thinking.

Resta il fatto che possono spernacchiare quanto vogliono nel basso tuba della propaganda: qui come le cose stiano lo abbiamo previsto, visto, e rivisto.

Gli altri possono farsene una ragione, o farci fare una risata.

Gli saremo grati in entrambi i casi.


(...due parole per voi: quando sono, come si usa dire, "entrato in politica", vi ho detto molto chiaramente quale fosse il mio obiettivo:


Vivreste meglio, e sareste meno petulanti, se provaste a valutare la mia azione politica rispetto agli obiettivi che si era data, e che non vi avevo tenuto nascosti. Considerando questi obiettivi, possiamo serenamente dire di aver fatto qualche significativo passo avanti, ma dobbiamo restare umili e compatti, e lavorare. L'avversario ci ha molto aiutato, e quella che potrebbe essere una nostra vittoria dobbiamo essere disposti a considerarla una loro sconfitta. Non è un gioco di parole: significa che non siamo ancora padroni del terreno, né in termini culturali - direi che l'esilarante vicenda descritta in questo post lo dimostra a sufficienza! - né in termini operativi, di penetrazione nella macchina - e quello è il mio cruccio e il mio lavoro diuturno e silenzioso. Tuttavia, ricordate sempre che la nostra capacità di influire sugli eventi è direttamente proporzionale alla nostra capacità di dimostrare che esistiamo. Per questo vi aspetto al midterm goofy: perché non possa essere ignorato l'anelito di libertà che questo blog ha animato e che tutti noi incarniamo. A presto!...
)

venerdì 7 aprile 2017

ASN chi legge


(...volevano scrivere sì, me li scusino...)

Tutti i particolari in cronaca...

(Grazie. Senza le vostre segnalazioni non avrei mai saputo che potesse esserci qualcuno di così scemo da ritenere che una svalutazione della valuta nazionale dell'x% causerebbe un aumento del prezzo della benzina dell'x%, e non avrei scritto questo; non avrei mai potuto immaginare che la portinaia proprio non arrivasse a capire come mai lo scarto fra produttività francese e italiana è andato aumentando dall'entrata nell'euro, e non avrei scritto questo; non mi sarei posto tante domande, che mi sono posto perché me le ponevate voi, e non avrei cercato, e qualche volta trovato, le risposte. La mia produzione non l'ha stimolata l'ANVUR, il nuovo Ministero della Verità: l'avete stimolata voi, con la vostra ansia di sapere, un'ansia per me commovente, perché a me, sinceramente, di sapere non importava molto, come non importava molto fare carriera. Anche di questa futile smania vi sono debitore: mi ci sono messo, a far concorsi, quando ho capito che dovevo farlo per voi, per evitare che veniste liquidati come "seguaci" di uno squilibrato, marginale, accademico fallito di provincia. In questo paese infestato da cialtroni e da traditori - i nomi purtroppo li sappiamo - da conformisti e da smidollati, era piuttosto fisiologico che si tentasse di marginalizzare chi vi riportava le limpide verità consegnate agli annali della disciplina da personaggi di un certo spessore. Ma a chi ci ha provato con me è andata piuttosto male, come forse ricorderete - e comunque non è il caso di fornire qui i dettagli... Certo, occorreva che anche voi poteste opporre all'unico argomento delle pecore piddine - la fallacia ad auctoritatem - un argomento che esse fossero in grado di alloggiare nella loro angusta scatola cranica. Ora lo avete, o meglio: cominciate ad averlo, perché l'abilitazione non è la cattedra. Poi bisogna che qualcuno ti si prenda, e la vera battaglia è questa: i soldi sono pochi, gli aspiranti sono molti, le politiche dei dipartimenti non le decidono gli aspiranti, ma gli ordinari dei rispettivi dipartimenti, che sanno loro di cosa hanno bisogno e perché. Ma io su questo sono sereno. Ieri ho concluso il mio intervento dai comunisti di Albano constatando serenamente che se, come è ormai chiaro, perfino diventando presidente degli Stati Uniti si può riuscire a non contare un cazzo, non era il caso di stare in ansia per una cattedra di ordinario in P/02. Se me la sarò meritata l'avrò, possibilmente senza togliere nulla a nessuno - altrimenti non sarebbe un miglioramento paretiano. E siccome me la sono meritata l'avrò. Il mercato è il mio pastore, non manco di nulla...)

(...per inciso: sul mercato la penso come il compagno Rizzo: però, a differenza di lui, che è propenso alle battaglie campali, a me piace fare guerriglia behind the enemy lines, o, se volete, mi piace sfruttare la forza dell'avversario...)

(...ah, naturalmente non c'è motivo per non fare ex post il lavoro che abbiamo fatto ex ante: o meglio, un motivo c'è: sono piuttosto occupato da due revise&resubmit in classe A. Cose che capitano ai margini della comunità scientifica...)

giovedì 22 dicembre 2016

Il semaforino (ASN chi legge)

(...la prima puntata è qui...)


Bene: il semaforino è verde, quindi la domanda viene considerata ammissibile. Questo significa, in definitiva, o che io so contare fino a 20, o che al MIUR sanno contare fino a 22.


E adesso avanti verso nuove avventure...


(...nota: vi avevo promesso di superare tutte e tre le soglie, e supero tutte e tre le soglie. Ma questo è solo l'inizio di un lungo e incerto percorso...)

venerdì 2 dicembre 2016

Scopriamo le carte (ASN chi legge)

Dunque...

Questa mattina alle 6, dopo una serie di scleri determinati la sera prima dal crash del server CINECA che mi aveva impedito di farlo, ho consegnato la mia domanda per l'ASN. Dopo di che, sono andato sulla terrazza dell'hotel Forum a intrattenermi piacevolmente col compagno Gutgeld. L'intervistatrice è molto famosa a casa sua, e pensa che la colpa sia della Cina. Contenta lei...

Dopo di che, me ne son tornato a casa, ho sbrigato un po' di corrispondenza, ho preparato il sito del nostro prossimo convegno (l'anno prossimo ne faremo tre), e poi mi è venuta una curiosità. Dato che ormai la domanda l'avevo fatta, mi è venuto in mente di andare a vedere come stessero messi i potenziali concorrenti. Sono così andato sul sito dell'organico docenti, mi sono scaricato la lista degli associati di politica economica, e sono andato a vedere come stavano messi a produzione.

Tre osservazioni preliminari:

1) non tutti quelli che sono attualmente associati di P/02 (politica economica) avranno presentato domanda: alcuni perché troppo vecchi (e magari diventati associati quando non c'era bisogno di produrre molto), altri perché troppo giovani (e magari non ancora pronti a diventare ordinari, ora che dobbiamo essere tutti Pico della Mirandola);

D'altra parte:

2) colleghi bravi da altri settori (es.: P/01 o P/03, cioè economia politica e scienza delle finanze) potrebbero essere tentati di far domanda in P/02, se la loro produzione è "borderline". Ma questo non posso saperlo.

Infine:

3) P/02 è un settore non bibliometrico, che quindi non usa criteri oggettivi di valutazione della produzione scientifica. D'altra parte, il primo verbale della commissione specifica che terrà conto del numero di citazioni per anno dei singoli lavori, desunte dal database Scopus.

Nei settori bibliometrici, viceversa, il D.M. 120 stabilisce che occorre considerare il numero di citazioni e l'indice h desunto dalle basi dati Scopus (gestita dalla Elsevier) e Web of Science (gestita dalla Thomson-Reuters). Sì, sto dicendo che dobbiamo essere valutati in funzione di agenzie di rating non molto più indipendenti di quelle che dettero la tripla A a Lehman (e infatti le riviste dove scrivono quelli per i quali tutto stava andando benissimo ricevono anche loro un ottimo rating)!

Comunque, siccome è un gioco, le regole non si discutono, e sono andato per curiosità a vedere come ero classificato, cercandomi su Scopus l'"estratto conto" dei miei 133 colleghi. Un'operazione comunque interessante, che mi ha fatto scoprire forme di vita intelligenti su questo pianeta. In ogni caso, parliamo di numeri.

La mia scheda su Scopus è questa:


Ho 17 lavori repertoriati, con 66 citazioni e un h-index di sei.

Cosa vuol dire questo numeretto? Che ho almeno 6 lavori che hanno più di sei citazioni. Per capire come funziona la cosa, Scopus fa anche un grazioso grafico, che vi mostro:


La retta rossa indica il numero delle pubblicazioni, che potete immaginare ordinate dalla più citata alla meno citata. All'origine degli assi si trova chi ha zero pubblicazioni (e quindi anche zero citazioni). Poi la retta si innalza, e si arriva alla pubblicazione 1, quella più citata, che nel mio caso è questa, con 21 citazioni. La spezzata blu quindi parte da 21. Poi la retta rossa sale alla seconda pubblicazione più citata, che nel mio caso è questa, con 13 citazioni. La spezzata blu quindi scende a 13. Procedendo così, la retta e la spezzata si incontrano in un punto in qui l'ascissa (cioè il rango della pubblicazione) e l'ordinata (cioè il numero di citazioni) sono uguali, e lì ci si ferma, e quello è l'h-index. Il mio è sei (secondo Scopus), a indicare che la mia sesta pubblicazione più citata ha avuto sei citazioni.

Dico subito che se andate su Scholar vedete una situazione diversa: lì l'h-index è 11, perché si tiene conto di un numero più ampio di pubblicazioni, fra le quali Il tramonto dell'euro, che ha 51 citazioni, molte delle quali su rivista internazionale. Ma tutto questo Scopus non lo sa, e quindi ho preferito lasciar perdere (e peraltro non ho messo Il Tramonto nella mia domanda, avendo altro da metterci).

La domanda quindi diventa: ma 17 pubblicazioni su Scopus, con un h-index di 6, sono poche o tante per un associato di politica economica? Un qualche indizio lo si può avere andando a vedere come stanno messi gli altri, ma ricordando sempre che l'abilitazione non è una valutazione comparativa: se sei meglio degli altri, insomma, potrebbero comunque non abilitarti, ritenendo che tu non sia abbastanza buono. Allora, parto dalla sintesi. La mia situazione è questa:


Con 17 lavori sono sopra alla mediana dei docenti del mio settore (P/02) nella mia fascia (associato), mediana che è pari a 11. Significa che metà degli associati di P02 ha al più 11 lavori. Io in effetti sono al terzo quartile, ovvero: solo il 25% degli associati di P02 ha più di 17 lavori (considerati da Scopus, ovviamente). Quindi qui direi che va bene. Ad oggi quello con più lavori su Scopus ne ha 63, con 105 citazioni, ma il suo h-index è più basso del mio (solo 5), il che significa che molti di questi lavori non sono stati citati, come mostra il relativo grafico:

(i lavori dal 34° in poi hanno zero citazioni, e se escludiamo le autocitazioni l'h-index scende a quattro, mentre il mio resta a sei).

Sono sopra la mediana, ma sotto il terzo quartile, anche come numero di citazioni. In effetti, il 50% degli associati di P/02 ha meno di 49 citazioni, e io ne ho 66, il che però non mi permette di accedere al 25% dei più citati, i quali hanno tutti almeno 112 citazioni.

Il più citato ha addirittura 624 citazioni ed è oggettivamente una bestia (in senso positivo): 40 pubblicazioni con h-index di 13. Si occupa di economia ambientale, ha coautori molto bravi, scrive su ottime riviste.

Poi c'è l'h-index. È interessante vedere come si muove rispetto al numero di pubblicazioni e al numero di citazioni.



Io sono sempre il puntolino rosso. Nell'ultimo grafico vedete che io sono, fra quelli con h-index 6, quello che ha meno citazioni. Questo significa che gli altri hanno probabilmente fatto più cose, ma meno interessanti (le loro citazioni in più sono disperse fra tanti lavori, nessuno dei quali è stato citato più di sei volte).

Comunque, tornando alla classifica, anche in questo caso io sono sopra il terzo quartile. Il 25% più "bravo" dei miei colleghi ha un h-index Scopus superiore a cinque. Il mio è sei. Quello del più bravo, come si vede dal grafico, è 14, e ci arriva un autore che a me piace molto e che credo di avervi anche citato spesso, nonostante sia un pezzo del problema e non della soluzione. Diciamo che gli dobbiamo la soddisfazione di aver visto il Manifesto sorpassato a sinistra dal Fondo Monetario Internazionale. Non che ci volesse molto, ma è comunque un bel vedere...

Sintesi: due indicatori su tre mi collocano nel 25% dei più "produttivi", ma ci sono molte cose da considerare:

1) magari decidono di abilitare solo il 10%;

2) possono arrivare persone brave da altri settori;

3) ci possono essere colleghi più giovani di me che hanno fatto più di me;

e via dicendo. Quindi ora aspettiamo di vedere cosa succede...

Con questa visita guidata nella mia aurea mediocritas si conclude una giornata piuttosto lunga. Quella di domani lo sarà ancora di più: andiamo verso l'equinozio di primavera!























(...e verso la sconfitta di Renzi. Ma di questo parliamo domani, magari. Voi intanto controllate la tessera elettorale, perché, come questo post dimostra, niente è gratis, e tutto richiede impegno...)

(...magari rifacciamo questo gioco con Scholar o con WoS per vedere lì le cose come vanno. Su WoS ho solo 8 pubblicazioni, quello è un club più esclusivo, mentre su Scholar ne ho 73, ma a Google nulla sfugge, e si carica anche le mie vecchie dispense di econometria...)