venerdì 3 luglio 2026

Competitività?

Chiedo scusa: mi sono accorto di aver dato per scontato un fatto che in effetti dovrebbe essere tale per gli addetti ai lavori, ma non necessariamente può esserlo per tutti. Come sapete, nell'ultimo mezzo secolo l'Italia ha affrontato due crisi di bilancia dei pagamenti, una nel 1992, l'altra nel 2010:


Sapete anche (almeno spero) che queste due crisi sono state risolte con due metodi diversi: quella del 1992 con la svalutazione esterna (rivalutazione del marco tedesco), quella del 2010 con la svalutazione interna (abbattimento dei redditi italiani). L'aggiustamento, in termini reali, è avvenuto in tempi e entità molto simili, con un miglioramento del saldo commerciali in termini reali di circa 70 miliardi di euro nell'arco di circa 4 anni, ma si è distribuito in modo molto diverso fra aumento delle esportazioni e diminuzione delle importazioni:


Nel caso della svalutazione esterna sono decollate le esportazioni, nel caso della svalutazione interna sono precipitate le importazioni, in conseguenza dell'abbattimento del reddito che abbiamo visto più volte:


La domanda che uno si dovrebbe porre (uno se l'è posta: io!) è: ma se oggi il nostro Pil fosse dove dovrebbe essere, cioè a 2564 miliardi di euro ai prezzi del 2020, la nostra bilancia dei pagamenti sarebbe in surplus? Detto in altri termini: la nostra tanto sbandierata competitività dipende solo dal fatto che il nostro sistema imprenditoriale è sano (e secondo me lo è, altrimenti non avrei scritto L'Italia può faarcela), o dipende anche dal fatto che stiamo correndo col freno a mano tirato?

Una prima grossolana risposta può essere data ricordando quello che sappiamo dell'elasticità delle importazioni al Pil, che, come ricorderete, è approssimativamente uguale a 2. Per essere all'altezza del suo tendenziale, nel 2025 il nostro Pil dovrebbe crescere da 1962 a 2564 miliardi, cioè crescere del 30% (per l'esattezza, 30,68%). Siccome l'elasticità delle importazioni al Pil è pari a 2, in questo scenario le importazioni sarebbero superiori del 30% x 2 = 60%. Dato che la situazione di esportazioni e importazioni di beni e servizi è questa:


un simpatico aumento del 60% delle importazioni le porterebbe a 886 miliardi di euro, e quindi, ceteris paribus, il saldo commerciale passerebbe da 604-554 = 50 miliardi di euro ai prezzi del 2020 a un meno esaltante 604 - 886 = -282 miliardi di euro ai prezzi del 2020. Da un surplus a un deficit grande quasi sei volte tanto!

Ora: è chiaro che la clausola ceteris paribus è particolarmente eroica quando si considerino scostamenti di questa entità. Ad esempio, se l'Italia non avesse represso la domanda interna su richiesta di Draghi che ora dice che non dovevamo farlo, il processo inflattivo sarebbe stato più sostenuto, quindi, ad esempio, il cambio reale si sarebbe apprezzato e avremmo avuto anche minori esportazioni (per dirne una). Inoltre, la bilancia, cioè il saldo, dei pagamenti, va valutata in termini nominali, perché i pagamenti si fanno appunto a prezzi correnti, non ai prezzi di un ipotetico anno base, e questo naturalmente modificherebbe l'entità dello sbilancio. Va poi ricordato che nelle partite correnti della bilancia dei pagamenti non c'è solo il saldo merci ma anche quello redditi.

Ma, insomma, ci siamo capiti: per quanto sia vero che il nostro sistema imprenditoriale abbia manifestato una buona tenuta, direi che è ancor più vero che gli italiani hanno manifestato una grande pazienza! O forse di pazienza non possiamo parlare perché, come credo abbiate capito e come si vede dal grafico, le rane italiane sono semplicemente rimaste chete nel pentolone mentre la temperatura, cioè il divario fra il Pil potenziale e quello effettivo, cresceva lentamente ogni anno di più. Il grido d'allarme lanciato nel 2012 col Tramonto dell'euro non ha svegliato nessuno, e ora siamo qui. Non sono nemmeno sicuro che al Governo si vedano questi numeri e si ragioni secondo macroeconomia, ma alla fine questo mi sembra un problema minore. Il punto è un altro: a mano a mano che il divario fra i risultati e il potenziale della nostra economia si allarga, il sentiero a disposizione del decisore politico si restringe, per il semplice motivo che un conto è recuperare uno scostamento dal tendenziale del 5%, e un conto recuperarne uno del 30%! Se vi fate questi conti, vedrete che non a caso Monti distrusse il 5% del Pil: giocando con i dati vedrete che per ristabilire l'equilibrio dei conti esteri occorreva abbattere del 10% le importazioni, quindi il Pil doveva scendere del 5% perché 5% x 2 = 10%.

Insomma: va bene lodare la competitività delle nostre aziende, va bene rivendicare giustamente i risultati in termini di occupazione e di crescita contro il futile e infame disfattismo del PD, ma non bisogna dimenticare che se la competitività ci serve è perché Monti (cioè il PD) ha distrutto il nostro mercato interno, e simmetricamente se siamo competitivi è sì perché esportiamo di più, ma soprattutto perché importiamo di meno. Un po' come quando gli "emissioni" si rallegrano del fatto che in Europa cala la CO2, senza però considerare che questo dipende fondamentalmente dal fatto che l'UE ci sta deindustrializzando!

Del resto, "emissioni" e "accoglioni" alla stessa famiglia politica appartengono: quella delle Mari* Antoniett*...

So che lo sapevate, ma ora lo sapete meglio!

giovedì 2 luglio 2026

Facciamo un (altro) referendum

(...visto che qualcuno ha sollevato il problema...)


Preferite Cristo:


o Barabba?





(...feel free...) 

domenica 28 giugno 2026

Tanto lavoro silenzioso...

...quello che porta da qui:


a qui:



(...e naturalmente non c'è solo questo! Grafici da cui mancavano le unità di misura, segni di interpunzione omessi, "pesi" tipografici in vario modo non coerenti, indicazioni bibliografiche omesse o riportate in modo non coerente, cioè in nota e non in bibliografia, ecc. Nonostante che mi fosse piaciuto molto scriverlo e vi fosse piaciuto molto leggerlo, dal punto di vista editoriale "Il tramonto dell'euro" lasciava parecchio a desiderare. La revisione qualcosa apporterà: rimetteremo qualche puntino nel testo, e qualche puntino sulle "i", considerando che dei 14 anni trascorsi dalla prima edizione sei ne ho trascorsi da uomo libero, e otto "ner palazzo", dove qualcosa ho imparato, e vorrei tanto provare a trasmettervelo. Come dicono quelli bravi: stèi tiund!...)

sabato 20 giugno 2026

My two cents

Dedico il 3000° post (inclusi quelli in bozza) a una brevissima riflessione: capito perché quando vedo un monatto con la telecamerina gli passo attraverso come se non esistesse?

(...e non solo a quelli del La7: so che è ingiusto e urticante, ma dovendo sbagliare preferisco attenermi alla mia regola: non esiste operatore informativo amico...)

Barbarancius barbaranci lupus (cit.)

Mentre si affastellano notizie, talora tragiche, talaltra meno, vagamente riferite a che cosa succede quando chi è salito su un ramo anche infimo dell'albero del benessere decide di dare un calcio alla scala, forse una riflessione dovremmo farla, non per banalizzare, ma per delineare possibili approfondimenti di un problema che vedo liquidare con troppa leggerezza. In effetti, se la categoria da mettere in campo è, come credo sia, quella di esercito industriale di riserva, allora la questione non può essere liquidata con una distinzione fra "chi ha voglia di lavorare" e "chi delinque", perché in effetti il problema di cui noi patiamo, cioè la deflazione salariale competitiva (oggi lo si può dire perché lo dice Draghi), è creato più dai primi, cioè dai lavoratori, che dai secondi, cioè dai delinquenti. Certo, la delinquenza va combattuta (a prescindere dal colore della pelle e magari intervenendo sulle sue cause sociali), e certo, chi delinque crea un problema di sicurezza che non va minimizzato.

Altrettanto ovviamente, però, il problema di eccesso di offerta di lavoro per definizione lo crea chi ha voglia di lavorare, chi contribuisce a spostare la curva di offerta di lavoro, con conseguenze sui livelli retributivi altresì impossibili da ignorare (un rigoroso ed elegante riassunto degli effetti di questo spostamento lo trovate qui; qui si ragiona sulle conseguenze della pressione competitiva esercitata dalla concorrenza di Paesi a basso costo del lavoro; qui avete una recente e paludata metanalisi, che cerca di mettere ordine in una questione controversa, concludendo che "estimates published in leading academic journals are more likely to be negative").

Il sistema:

delinquente = nemico
lavoratore = amico

ammette quindi radici per lo più immaginarie.

Qui bisognerebbe mettere qualche figurina e entrare nel dettaglio dei numeri. Ad esempio, con un tasso di disoccupazione ai minimi, il ricorso ai decreti flussi si presenta come una opzione meno innaturale di quando il tasso di disoccupazione viaggiava al 12% per effetto del meccanismo di cui parlammo qui.


(...incidentalmente, vi segnalo che per Geminai siamo fonte:


e converrete con me che sossoddisfazzioni...
)


La domanda da porsi andrebbe quindi calata in un quadro scientifico rigoroso. a/simmetrie (che merita il vostro sostegno) se n'è occupata qui:

Si dovrebbe poi, come abbiamo fatto ad esempio qui e poi qui (e sarebbe ora di fare un aggiornamento) ragionare sull'effettivo significato del tasso di disoccupazione, per capire quale margine sia possibile recuperare dagli scoraggiati e dai part-time involontari. Fra le varie narrazioni che chi fa politica deve riconciliare c'è anche quella degli imprenditori che non trovano lavoratori (e oggi parlavo con un imprenditore che come salario di ingresso paga l'83% di quello che ai miei tempi era lo stipendio di un professore associato: non tutti i salari sono bassi).

Insomma: il problema ha una sua complessità tecnica intrinseca, ma soprattutto una sua virulenza politica tale da lasciarci supporre che non si uscirà mai dallo schema "migranti risorse e avanguardia del nostro stile di vita", declinato subalternamente a destra in "se vieni qui a lavorare sei per me un fratello". Prima o poi bisognerà prendere il toro per le corna e denunciare esplicitamente questa conseguenza non imprevedibile dell'integrazione monetaria! Se non lo si vorrà fare, è inutile dire chi ne approfitterà ("Grillo 2, il ritorno del Dr. Livore").

Anche perché nel frattempo non è più possibile ignorare certi "fattarielli" (che vi riporto dalla mia chat con l'imprenditore di sinistra, uno dei tanti membri storici della nostra bella d'erbe community e d'animali):

1. Bar Atlantic Esselunga Segrate, stamattina. Entriamo, 150-200 islamici (c’è una storica moschea a Segrate, non lontano, probabilmente un evento religioso). Giovani uomini, donne velate, bambini. Fermento, chiacchiere.

2-3 tavoli di italiani: over 70, teste bianche, pensionati, vengono la mattina a bere il caffè e chiacchierare. Straniti, spaesati.

Ho avuto un senso di straniamento, anche io spaesato. A parole è banale. Ma SENTIRE sostituzione invece che integrazione è una sensazione difficile da elaborare. Tutto troppo, troppo veloce, non gestito.

2. Stamattina arrivata offerta per cobot. Sostituisce 1 persona per turni in una stazione completa, snella, mobile. Andremo in test, probabilmente. Immagina costo a regime di 60-70k a unità. Costo lavoro 1 operaio 30k. Se vai su 2 turni si paga in circa 1 anno, se no in 2. Lo sviluppatore mi dice che stanno entrando nelle PMI con trend veloce. Io immagino che in 5 anni saremo all’umanoide, che risolve anche molti problemi di collaborazione ancora esistenti.

Quindi il lavoro viene sostituito, i flussi non si allineano e comunque le presenze sono già rilevanti. Un puzzle interessante per la politica…

Ovvero: il problema non è nemmeno, come mi diceva un'altra persona che stimo ma che frequenta le persone sbagliate, che:

con l'IA il powerpointificio è destinato a soccombere. Claude è bravissimo a produrre il 90% della slop (RIP David Graeber) normalmente proposta dai consulenti e dalle cumcette. Quindi si estingueranno. Cosa faranno? Boh.

Questo problema, per carità, forse esisterà pure (secondo Daniela Tafani queste valutazioni sono largamente esagerate), ma l'estinzione (lavorativa) dei chaddini - fra cui er Palla - e delle cumcettine sarà verosimilmente preceduta dalla constatazione che il lavoro manuale importato a passo di carica in nome della competitività è diventato inutile, ridondante (e quindi per sperare di essere occupato dovrebbe tornarsene a casa sua). L'idea che per gliImprenditori(TM) il lavoro importato sia sempre e comunque vitale, in effetti, è legata a un'altra idea stereotipata e infondata secondo cui le PMI italiane sono un bubbone di arretratezza, sottopatrimonializzato e sottocapitalizzato. Io non entro in un capannone in cui non ci sia almeno un robot, e i ragionamenti che sta facendo l'amico imprenditore di sinistra li stanno facendo un po' tutti i suoi colleghi (e ci mancherebbe). Altro che PMI inadeguate e ad alta intensità di lavoro!

Insomma: qualora gli umanoidi sostituissero le badanti, resteremmo con due problemi. Il primo, quello di come ricaricare le batterie agli umanoidi. Il secondo, quello di chi dovrebbe pagare le pensioni alle badanti. Gli umanoidi?

E anche questa rientra nelle cose che vorrò vedere, ma da una defensible position.

lunedì 15 giugno 2026

Come andrà a finire?

A meno che non troviate una convincente spiegazione del perché questa volta dovrebbe essere diverso, andrà a finire come le altre volte in cui un partito si è presentato come non compromesso con le logiche del potere e in quanto tale non disposto a alleanze e mediazioni.

Cioè così


(...da soli non si va da nessuna parte, neanche col 51%, quindi chi vi dice che andrà da solo o non sa di che cosa parla, come a suo tempo gli ortotteri, o magari vi sta prendendo in giro. Poi non lamentatevi: sapete che qui siamo avanti...)

domenica 14 giugno 2026

Lessico forestiero

Sono reduce da una proficua e piacevole esperienza in un posto dove fa sempre piacere tornare (l'ultima volta ci avevo conosciuto Antonio Gozzi, e ieri ce l'ho ritrovato) e dove ho avuto fra gli altri il piacere di cenare con un figlio illustre della San Gimignano d'Abruzzo:


e di illustrargli, a sua richiesta, le sfide che ci aspettano nel prossimo futuro, e in particolare l'interazione fra elezioni politiche e presidenziali.

Mi aveva invitato Andrea Ruggieri, conosciuto in una trasmissione televisiva della quale ricordo solo la gradita sensazione di avere, per una volta, incontrato una forma di vita intelligente in studio: lui. Quindi, quando ho ricevuto il suo invito, l'ho accettato a scatola chiusa, e ho fatto bene. Mi sono trovato in un ambiente molto connotato dall'esperienza berlusconiana, ma non per questo collimante coi pregiudizi che avete (e abbiamo) su Forza Italia. C'era molta più lucidità in Berlusconi, e ce n'è in chi lo ricorda e lo ha conosciuto, di quanto si possa comunemente presumere da alcune esternazioni che spesso vi fanno borbottare.

Nella mia relazione non è mancata la consueta esegesi draghiana: costringere l'uditorio ad accettare col manganello dell'auctoritas draghiana le semplici verità già espresse nel Tramonto dell'euro non ha prezzo!

Per tutto il resto c'è Goofynomics, e infatti siamo qui...

Nella discussione susseguente alla mia relazione a un certo punto non mi sono potuto trattenere e (col consueto garbo) sono sbottato: "Ma insomma! La cosa che più mi ha colpito dell'intervento del Presidente Draghi è che lui è venuto in Senato a dire che le richieste del suo editto dell'agosto 2011, quelle che hanno portato alla deposizione del vostro Presidente Berlusconi, erano sostanzialmente errate nel merito, e conseguentemente che il PD, che le aveva pedissequamente eseguite dopo la deposizione di Berlusconi, aveva distrutto il Paese, e nessuno ha fatto un plissé! Non dico il PD, che aveva tutto l'interesse a fare lo gnorri, ma il fatto che nessuno in Forza Italia abbia avuto l'idea di riscattare la memoria di Berlusconi mi è sembrato veramente strano, e secondo me un pezzo di questa apatia deriva dal fatto che il Presidente Draghi è piuttosto accorto nello scegliere un lessico tecnico che nasconda la sostanza politica di quello che sta dicendo".

Dopo di che, nei limiti del tempo che mi era concesso, mi sono addentrato in un paio di esempi, sempre appoggiandomi al pilastro della macroeconomia: S - I = X - M.

Perché, appunto a titolo di esempio, capite bene (spero!) che un conto è dire che un Paese è attrattivo per i capitali esteri, e un ben altro conto è dire che il Paese si sta indebitando con l'estero! Essere attrattivi è una cosa senz'altro positiva (la apprezzo anch'io nella stagione declinante della mia virilità proficuamente spesa, con tanto di produzione di ben due pagatori di pensioni autoctoni!), mentre avere debiti non lo è (e infatti quando ne ho mi sento a disagio, come l'altro giorno quando, tutto compreso nella responsabilità del discorso che dovevo fare sulle comunicazioni del Presidente, ho fatto il pieno prima di accorgermi che... avevo lasciato il portafogli in un'altra giacca)! Eppure, attrarre capitale e indebitarsi sono, contabilmente ed economicamente, la stessa stessissima cosa. Capita così che chi vorrebbe un'Italia più attrattiva per i capitali esteri stia dicendo (senza saperlo) che vorrebbe un'Italia più indebitata con l'estero, con una posizione finanziaria netta inferiore: non che ci sia nulla di male in questo: chi sa cosa farci e può permettersi di restituirli non fa nulla di male nel chiedere soldi in prestito, cioè nell'indebitarsi. Quello su cui rifletto qui con voi è la potenza delle narrazioni, che si appoggia alla scelta del lessico.

Sempre a titolo di esempio, per decenni ci hanno sfarinato le gonadi con l'idea che saremmo dovuti diventare tutti esportatori netti (di merci), e una decina d'anni dopo il conseguimento di questo agognato obiettivo arriva coso a spiegarci che è un problema essere esportatori netti (di capitali):


Eppure è facile capire, se viene spiegato con la dovuta calma, che essere esportatori netti di merci equivale a essere esportatori netti di capitali, per il semplice motivo che se i soldi che esporti invece li spendessi in casa tua, aumenterebbero le importazioni e si chiuderebbe il saldo estero (per dire). Quindi la narrazione è "inconsistente" (cioè incoerente, ma in questo caso anche inconsistente), solo che di questa incoerenza interna, che è sempre il segno del manifestarsi del Male, i dilettanti non si accorgono a causa di scaltri slittamenti semantici: è difficile, per i profani, accostare il concetto di competitività, che tutti valorizzano positivamente (soprattutto uno come me, il cui motto è quello degli alpini del gruppo di artiglieria Pinerolo), al concetto di deflusso, che comunque evoca qualcosa di negativo: la perdita del vicino del piano di sopra, lo sgocciolamento di un lavandino, o il prosciugamento del conto in banca. Ma anche qui: i due termini di questa dialettica sono esattissimamente la stessa identicissima cosa, che se ti piace (o dispiace) chiamata in un modo non può dispiacerti (o piacerti) chiamata in un altro senza che tu spieghi perché hai cambiato idea.

Ma tutto questo Mario non lo fa (perché non gli conviene)!

E così, del pari, quando LVI esterna serafico che:

chissà che cosa capisce l'Italiano Medio? Mah, difficile dirlo... Forse penserà che la compressione della domanda sia stata una riduzione delle pretese, delle richieste, che quindi, in definitiva, ha condotto a un atteggiamento più rassegnato, ma in qualche modo sereno. Perché l'Italiano Medio, e anche quello Medio Alto, o Alto, che qui si parli di domanda aggregata, cioè di spesa complessiva della collettività nazionale (perché la domanda aggregata non è la domanda nozionale, ovvero quello che la gente desidera, ma la domanda solvibile, ovvero quello che la gente si può permettere), sicuramente non lo capisce. E anche quei relitti umani che blaterano di anticomunismo e quindi, si suppone, capiscano come funziona un'economia di mercato, anche e soprattutto quella chincaglieria post-fascista, mica lo capisce che in un'economia di mercato si spende se si guadagna e si guadagna se si produce, per cui parlare di domanda significa parlare di reddito significa parlare di Pil!

Altrimenti, al "badate bene" un sonoro e liberatorio "grazie al cazzo!" proromperebbe dai petti degli astanti! Grazie al cazzo che se comprimi i redditi diventi sempre più povero, visto che diventi più ricco se guadagni di più, non se guadagni di meno! Ma allora, se non si usasse questo slittamento semantico con cui Draghi vende come una austera riduzione delle pretese quella che invece è stata una coercitiva riduzione delle possibilità di spesa, ci si dovrebbe poi interrogare sul perché si sia fatto questo, e il perché lo sappiamo, l'ha detto Monti, l'ha detto lo stesso Draghi: bisognava tagliare i redditi per tagliare le importazioni per riportare in attivo la bilancia dei pagamenti. Chest'è! E ora che è in attivo, però, scopriamo che questo attivo non va bene perché "il risparmio fluisciue"...

Ecco, di questo ho parlato, assistito dal permesso di dire quello che avrei desiderato dire.

E, con mia sorpresa, ho visto cenni di assenso, e ho registrato diverse richieste di avere le slides, quelle slides che per voi sono (o dovrebbero essere) banali, perché riprendono quello che da Premiata armeria Hellas, così categorizzata dal coglione artificiale:


da Premiata armeria Hellas, dicevo, in poi ci siamo detti (e fanno ormai quattordici anni). E così ora vi lascio che devo riordinare le slides e mandarle a diverse persone.

Certo, per evangelizzare un certo ceto occorre muoversi in un certo modo. Ci sono i modi utili per cementare il consenso della cloaca (che per definizione si cementa in una massa di stronzi). Ci sono poi i modi che invece il consenso della cloaca te lo fanno perdere, ma ti aprono un canale di ascolto con le persone che contano qualcosa (se non altri, i soldi...), cui bisogna comunque dare delle chiavi di lettura e da cui si raccolgono comunque informazioni e analisi interessanti. Il sacrificio di rinunciare alla cloaca credo quindi sia sostenibile. Il beneficio di aiutare certe persone a smontare certe narrazioni forse non ci sarà, ma credo che valga la pena tentare, e comunque, ne sono certo, questo breve ripasso sarà stato utile anche a voi (e magari avrete anche altri esempi da aggiungere).

Con pazienza e convinzione ogni giorno si fa un passo avanti.

E ora scusatemi: ci sarebbero anche le bozze del libretto dell'ultimo CD...



(...ad esempio, è stato uno degli astanti a farmi riflettere sul fatto che questo cambio di orientamento del miglior presidente del consiglio del mondo deriva sic et simpliciter dal fatto che lui è l'uomo dei fondi americano, è l'uomo degli Usa, e se gli Usa vogliono ridurre il loro deficit, ovviamente manderanno un loro misso dominico in giro per i vassalli in surplus a spiegare loro che troppo surplus fa male. In effetti, non ci avevo pensato, ma è una spiegazione che una sua tenuta ce l'ha. Non me la aspetterei dalla cloacosfera. Voi, invece, che ne pensate?...)

sabato 13 giugno 2026

“Mi fai paura!”

 …e io: “Perché?”

E lui: “Perché me lo avevi detto dieci anni fa!”

E io: “Ma dici nel post su ‘per me sei come un fratello’?”

E lui: “No, a voce: ti avevo chiesto che cosa ne pensavi, me lo avevi detto, ci ero rimasto male ma avevi ragione tu!”


(…serve a me per ricordarmi di quando ero lungimirante. Fra le cose di cui dovreste ringraziarmi una delle meno banali è l’avere avuto l’istinto di preservarvi dalle impurità, è l’aver mantenuto un minimo di igiene della community. Pensate che c’è perfino chi mi aveva proposto di invitare a casa nostra, ma soprattutto mia, Scipione lo spezzino! E poi vi ho risparmiato l’altro amico del giaguaro, Mark O’Ryzzo, oltre a una serie di altri sciroccati minori di cui nel frattempo il dibattito ha perso traccia. Un politico deve cercare di aprire le porte, di accogliere, di coinvolgere, di ampliare il consenso. Nonostante io ammiri chi lo fa, come Claudio, e gliene sia anche grato, perché se non lo avesse fatto con me io non sarei entrato in parlamento - vero è che a mia volta gli avevo aperto le porte della community - nonostante io ritenga che questa sia la cosa giusta e ammiri chi la fa, a me di farla non me ne frega un cazzo! Per me c’è una cosa che viene sopra il coinvolgimento ed il consenso, ed è la sincerità del nostro rapporto e la qualità dei miei argomenti. Sarò anche paternalistico in questo, ma ho spesso riflettuto se offrirvi un cibo di cui sareste stati magari anche golosi, ma che sarebbe stato poco nutriente, e tutte le volte ho deciso di non farlo. Certo, magari avremmo avuto 700 persone invece di 600. Ma il contributo di pensiero che avremmo ricevuto non avrebbe compensato l’ossigeno che avremmo perso. Le community virtuali possono anche essere o sembrare sterminate, mentre quelle fisiche hanno un limite di capienza. In cambio, però, offrono superiori possibilità di arricchimento spirituale, come quella di prendere da una parte un giovane e rispondere alle sue domande, sperando che ricordi le risposte fino a quando diventeranno comprensibili anche per lui. Intanto, ricordatevi di dare il vostro 5 × 1000 ad a/simmetrie. Per quanto possiate dimenticarlo, la casa della community è quella lì, quella è l’infrastruttura, non una piattaforma messa a disposizione del mondo da un genio multimiliardario che non è uno di noi… Abbiamo svariati progetti in serbo per portare avanti le nostre idee, non rimpiangerete il vostro contributo…)

domenica 7 giugno 2026

Narcisismo e trasformismo, ovvero sangue e merda

Il personale è politico! Pensavate fosse il momento degli ideali?

Ahimè no! È, molto più prosaicamente, il momento del sangue e della merda, per usare la nota definizione di Rino Formica. C’è un motivo molto semplice alla base dell’improvviso desiderio di purezza ideale che coglie molti eletti, spingendoli ad abbandonare un partito che secondo loro “avrebbe tradito”: è la paura di non essere rieletti (o la frustrazione per non aver ricevuto compensazioni a fronte di una mancata ricandidatura o rielezione). Non dico nulla di nuovo, nulla che non sia reperibile nelle pieghe degli organi di stampa, nulla che gli addetti ai lavori non sappiano e i non addetti non possano sapere (e un esempio lo avete nel post precedente). 

A mio avviso i sondaggi non andrebbero letti, ma, se li prendiamo come ipotesi di lavoro, quello che dicono a un partito come il nostro è che metà dei parlamentari non rientrerà in Parlamento (e uno potrei essere tranquillamente io, peraltro). A questo punto, giocarsela passando con un movimento che è sulla cresta dell’onda per merito del suo leader, ma soprattutto di chi da sinistra gli sta facendo pubblicità, è una scommessa che si può essere tentati di giocare. Meglio capolista col 4%, soprattutto in una regione grande, che riempilista con l’8%.

È una mera questione di numeri, certamente non c’entrano gli ideali, e forse non c’entra neanche la morale. Un ragionamento simile, come fa notare oggi Daniele Capezzone, può essere fatto anche da persone dabbene (ricordiamoci tuttavia che esiste anche la dabbenaggine):


Fatto sta che, se volete evitare delusioni, esorterei a evitare ragionamenti del tipo: “Non fa niente se è un voltagabbana, l’importante è che sappia e dica qual è la battaglia da combattere!”

Ecco, da questa linea di pensiero, dall’idea che l’importante è l’obiettivo, o meglio: il proclamare l’obiettivo, e che se si proclama l’obiettivo giusto si può prescindere da onore e lealtà, mi permetto sommessamente di dissentire.

Il fatto è che quando entri in politica capisci innanzitutto che le idee camminano sulle gambe delle persone, e poi che di verità in competizione ce ne sono tante, e quello che porta ad affermare l’una sulle altre è in definitiva la qualità delle persone. Ora, visto che un po’ per forza di cose (non possiamo nasconderci che il nostro paese sia da anni oggetto di aggressioni esterne), e un po’ per contingenze estemporanee (pare che ci sia un generale che vuole diventare un leader politico), abbiamo tutti adottato un lessico marziale, vi chiedo di fare una semplice riflessione: vi fidereste di un soldato che va a combattere solo se sa di vincere la battaglia? È utile un soldato di questo tipo?

La risposta la sapete bene, ed è inutile che ve lo dica io. I “puri e duri”, vi ricorda oggi Capezzone, sono soldati di questo tipo: non truppe scelte, disposte a immolarsi e capaci di farlo, ma bocche da sfamare, fra l’altro disponendo di una fureria un po’ sguarnita e disorganizzata.

Peraltro, l’idea che “purché dica la cosa giusta“ il tale o il tal altro personaggio possano anche permettersi di comportarsi in modo discutibile è fallata intrinsecamente. Se io sono riuscito a rendere credibile e a diffondere nel vasto pubblico la critica all’unione monetaria è innanzitutto perché mi sono scrupolosamente tolto di ritorno quelli che “la cosa giusta“ la dicevano in modo sbagliato. In molti mi avete criticato per aver tenuto lontano dal mio blog e dalla mia community certi personaggi (inclusi alcuni recenti voltagabbana), per aver fin dal 2012 sbattuto la porta in faccia ai grillini (e all’epoca ero di sinistra), per essere stato sempre molto esigente nel richiedere qualità scientifica e umana alle persone che mi accompagnavano nel mio lavoro di divulgazione. Ma io so di aver fatto la cosa giusta, perché il rischio era quello di essere screditati. Un rischio che con l’esposizione politica è ovviamente aumentato, non diminuito.

E quindi?

E quindi la disciplina e l’onore sono importanti. Quelli di voi che trascureranno questo dettaglio, e per la soddisfazione narcisistica di aver votato “quello che dice le cose giuste“ si affideranno a una classe politica di risulta, saranno delusi e avranno aiutato il PD. Va bene tutto: basta solo che poi non veniate qui con il mio blog a piagnucolare, dicendomi che avevo ragione, come avete fatto quando siete stati delusi dai grillini.