martedì 21 giugno 2022

Non ci sono i soldi

Questo:


è un grafico che mi tengo aggiornato utilizzando i dati, che vengono pubblicati qui. L'interpretazione non è immediata. Certo, nel primo anno di pandemia (marzo 2020) la liquidità del Tesoro ha fatto un pericoloso tuffo verso il basso. Da agosto 2020 in poi, però, ci siamo trovati quasi sempre oltre i risultati dei due anni precedenti, e in crescendo (anche nel 2022), il che ovviamente è coerente col fatto che le entrate tributarie, diminuite del 5.3% nel 2020, sono poi aumentate del 10,8% nel 2021.

Ovviamente la liquidità non è fatta solo da quanto entra, ma anche da quanto (non) esce. Quando mi dicono che "non ci sono i soldi" annuisco compunto. La liquidità che vedete magari non c'è, nel senso che è impegnata per sussidi che poi non verranno dati perché non vengono fatti i decreti per erogarli (anche se l'ultima relazione sull'attuazione del programma di Governo, che risale a gennaio, indica una cospicua diminuzione dello stock di provvedimenti inattuati), dopo di che magari si deciderà che ci si è dimenticati degli annunci fatti e quindi "nelle pieghe del bilancio" si annuncerà come sussidio t+n quanto non è stato speso dell'annunciato sussidio t.

La contabilità di Stato resta per me una materia misteriosa, in qualche modo sacerdotale: ha la sua Chiesa, che è la RGS, e il suo clero, austero e autoreferenziale come si conviene.

Intanto, i numeri sono questi.

domenica 19 giugno 2022

Reati d'opinione

"Che cos'è la destra, che cos'è la sinistra?" canticchiava quello (alla fine, esaminandolo bene, scopriremo che era un antesignano della psyop grillina...).

I reati d'opinione una volta erano tendenzialmente "di destra", nel senso che si riteneva, quando la sinistra rappresentava "er popolo", che reprimere il dissenso convenisse appunto alla destra. La lettura del documento conclusivo della Commissione Segre ci fa capire che al cambiare del blocco sociale di riferimento del PD, i reati d'opinione sono diventati "di sinistra", nel senso che è del tutto evidente come la sinistra odi il web perché non riesce a controllarlo, le imputi quindi di aver perso tre elezioni fondamentali per lei (il referendum sulla Brexit, le elezioni USA del 2016 e il referendum di Renzi), e voglia censurarlo in ogni e qualsiasi modo possibile.

Da qui tutte le fumisterie sui "discorsi d'odio" e sull'introduzione di un reato d'opinione ad esse afferente.

Eppure molti auditi, sia nelle loro relazioni che rispondendo alle domande, hanno chiarito che in effetti contro le fattispecie che si vogliono far ricadere sotto l'ombrello del discorso d'odio esistono già presidi civili e penali.

L'elenco degli auditi è qui e le mie domande in tal senso sono state formulate soprattutto qui.

Potreste dare un'occhiata e eventualmente segnalarmi qua sotto qualche passo che avvalora questa ovvia realtà: già oggi istigare qualcuno a delinquere, o ingiuriarlo, o aggredirlo, o lederne la dignità (ecc. ecc. ecc.) sono fattispecie sanzionate dall'ordinamento?

Grazie.

(... dovrei occuparmi di altro...)


venerdì 17 giugno 2022

Unione bancaria: a che punto siamo?

Uno de passaggio ha lasciato un nuovo commento sul tuo post "Il debito di Schrödinger":

Nel pressoché completo disinteresse del dibattito pubblico, ieri una decisione importante è stata assunta – col consueto tocco felpato - dall’Eurogruppo (che, d’altro canto, non essendo un organo previsto dai Trattati europei, non decide nulla e quindi non deve rendere conto a nessuno di quello che non decide…).

In uno slancio exoterico, provo a volgarizzarne i principali contenuti:

  • il terzo pilastro dell’unione bancaria, quello ancora mancante, è rinviato sine die: non ci sarà dunque nessuna assicurazione europea sui depositi;
  • si interverrà sul secondo pilastro, quello relativo alla gestione delle crisi bancarie. Nello specifico, in ossequio alla logica del level playing field, la Commissione europea presenterà una proposta per estendere l’applicazione della normativa sulla risoluzione e sul bail-in anche alle banche di dimensione medio-piccola, finora di fatto esonerate.

Questo significa che, mentre fino ad oggi le banche medio-piccole, in caso di crisi, non vengono sottoposte alla procedura europea di risoluzione e alla conseguente applicazione del bail-in, ma alla meno penalizzante procedura italiana di liquidazione coatta amministrativa, presto non sarà più così. 

Certo, la procedura europea che si applicherà a queste banche non sarà esattamente la stessa di quella prevista per le banche più grandi, ma saranno apportati correttivi e adattamenti, che saranno oggetto del negoziato europeo che seguirà la proposta della Commissione. Chi, però, “come quei c’ha mala luce”, legge “le cose che ne son lontano”, già può intravedere nel comunicato stampa dell’Eurogruppo la direzione in cui andrà la nuova legislazione:

1. sarà allargata la platea dei creditori bancari chiamati ad assorbire le perdite in caso di dissesto della banca: fino ad oggi, in caso di liquidazione coatta amministrativa, hanno pagato solo gli azionisti e i creditori subordinati, da domani – in ossequio alla logica del bail-in – forse saranno chiamati a contribuire anche i creditori chirografari (gli obbligazionisti ordinari) e chissà, magari … pure qualche titolare di depositi di importo superiore alla soglia di assicurazione di 100 mila euro;

2. come alle grandi banche, anche a quelle medio-piccole sarà richiesto di emettere un’adeguata quantità di obbligazioni (subordinate e ordinarie) su cui poter scaricare le perdite in caso di crisi, in ossequio alla logica del MREL. Mentre però le grandi banche possono dotarsi di questo cuscinetto di obbligazioni sopportando costi di finanziamento relativamente contenuti (certo, per le grandi banche italiane meno contenuti che per le grandi banche tedesche o francesi), per quelle medie e piccole, abituate a finanziarsi con depositi e altri fondi raccolti presso la clientela al dettaglio, presentarsi sui mercati dei capitali all’ingrosso sarà presumibilmente un massacro che ne incentiverà l’aggregazione, ossia l’acquisizione da parte di qualche player più grosso, magari straniero;

3. sarà prevista la possibilità di contribuire al ripianamento dei dissesti bancari da parte dei due fondi mutualistici finanziati dagli istituti di credito, ossia il fondo di risoluzione europeo e i fondi nazionali di assicurazione dei depositi. Il primo, benché finanziato da tutte le banche europee, è gestito arcignamente dal Single Resolution Board a Bruxelles, che lo ritiene utilizzabile solo nell’eventualità di un dissesto a rilevanza sistemica (ossia, di una grande banca francese o tedesca) e quindi presumibilmente non sarà accessibile nel caso di fallimento di una banchetta italiana (non lo è stato quando fallirono le due banche venete e dovette pagare lo Stato, figuriamoci in caso di banche più piccole). I secondi sono proprio loro, i fondi nazionali che sono intervenuti finora spesso e volentieri nell’ambito delle recenti crisi domestiche (Carige, Popolare di Bari, etc.) nonostante il contrario avviso della Commissione europea (che, come poi accertato dai giudici europei, erroneamente li assimilava agli aiuti di Stato), e che avrebbero dovuto essere messi in comune nell’ambito della mai realizzata assicurazione europea sui depositi. In ossequio alla logica del minor costo, tuttavia, anche il margine di intervento di questi fondi sarà ridotto rispetto allo status quo, il che ci riporta sopra ai punti 1. e 2.;

4. sarà ulteriormente ridotta la possibilità per lo Stato di intervenire in un’ultima istanza per ripianare un dissesto bancario in ossequio alla logica del divieto di aiuti di Stato.

Insomma, soventi le oneste e ben create coscienze non vedono la frode: vigilate.

Pubblicato da Uno de passaggio su Goofynomics il giorno 17 giu 2022, 15:53


(...tranquillovigiliamo anche su questo...)

giovedì 16 giugno 2022

Gli emendamenti

Non posso nascondervi la mia preoccupazione, ma prima desidero ringraziarvi per i molti spunti che mi avete dato con la lettura delle conclusioni della Commissione amore. Queste 45 pagine uscite dal nulla (in molti sensi) e piene di insidie me le sarei dovute leggere mentre studiavo gli emendamenti alla riforma della Giustizia, le relazioni del seminario istituzionale sul disegno di legge "anti-Mediobanca" (spiegazioni qui), ecc. Molte cose che avete visto voi erano sfuggite a me e ai miei colleghi, tutti distratti da mille incombenze (che diventeranno duemila nel Parlamento dimidiato) e vi sono grato di avermele evidenziate.

La preoccupazione però c'è ed è tanto maggiore quanto più mi addentro nelle pieghe del documento.

In un periodo in cui i presidi costituzionali sono stati intaccati, quando non sbriciolati, dal principio della pretesa primazia del diritto comunitario (un principio che altri Paesi ben si guardano dall'applicare, come dimostrano le ricorrenti vicende tedesche), in un periodo in cui i nostri sistemi basati sul diritto romano si stanno metamorfosando, ad opera delle "termiti comunitarie" di cui ci parlava Giachetti, in sistemi di common law in cui la giurisprudenza di corti cui si accede non si sa bene come fa premio sui nostri codici, anche atti di soft law apparentemente innocui come le conclusioni di un'indagine "conoscitiva" sono potenzialmente tossici: possono creare precedenti, indicare direzioni, essere presi a riferimento per la stesura di norme di rango superiore, essere cioè interpretati come atti di indirizzo non essendolo (non essendo cioè né mozioni né risoluzioni, elaborate secondo certi principi e certi presidi regolamentari).

Se vogliamo, formalmente è quello che è successo con la delega fiscale, dove il famoso "documento delle Commissioni" è stato spesso citato come atto di indirizzo (non essendolo) solo perché convalidato da un voto finale. Ma c'è una differenza sostanziale, e, come tutte le differenze sostanziali, è stata l'uomo a farla. Per elaborare quell'atto di indirizzo che non era un atto di indirizzo il presidente Marattin, che qui abbiamo criticato in lungo e in largo per tanti anni, ha avuto la correttezza e lo scrupolo di creare un percorso condiviso, articolato in tempi congrui, iniziato a fine marzo dalla condivisione dell'indice della relazione finale (che qui invece è arrivato per ultimo), documento essenziale utile per individuare i nuclei tematici da vagliare politicamente, e proseguito a partire dal 13 aprile con la discussione in Commissione di ogni singolo punto dell'indice (previamente condiviso in Commissione), una discussione che dal 13 aprile si è prolungata fino al voto del 29 giugno.

Per la riforma del fisco, che incide solo sulle nostre tasche, ci sono stati dati 77 giorni di riflessione, con la volontà di giungere a una soluzione condivisa. Questa io la chiamo onestà intellettuale. Per temi che incidono su libertà primordiali come quella di espressione del pensiero e puntano pericolosamente verso la criminalizzazione del dissenso politico (come molti di voi hanno correttamente sottolineato) ce ne vengono dati 7, con l'evidente volontà di giungere a una soluzione non condivisa, cui si punta per il mero scopo tattico di strumentalizzare un nostro eventuale dissenso: "Avete visto? I fasheesti leghisti si astengono perché sono a favore dell'odioh!". Questa io non la chiamo, chiamatela voi, ma non ditemi come la chiamate, perché il tema non è questo.

Il tema qui è il seguente: al termine di un faticoso dialogo fra sordi, con una presidenza arrogante che continuamente interrompeva i colleghi che intervenivano e imponeva (senza recupero) tempi che poi essa stessa non rispettava, siamo riusciti ad aprirci uno spazio fino a lunedì 20 alle ore 13 onde depositare degli "emendamenti" che poi dovrebbero essere discussi in una seduta notturna alle 20 del 20. Cercherò di recepire e trasformare in emendamenti puntuali i vostri suggerimenti, e se volete provare a farlo voi ben venga (tipo: alla pagina X capoverso Y le parole da "sempremente" a "qualunquemente" sono soppresse; alla pagina Z capoverso W dopo le parole "i fascisti odiano e sono cattivi" aggiungere le parole "per fascisti si intendono ovviamente anche i leghisti e chiunque metta in dubbio la supremazia del diritto comunitario", ecc.).

Ma prima di farlo aspettate che vi metta a disposizione la versione definitiva, quella con l'indice, perché credo che i numeri di pagina in essa siano slittati (ripeto: Marattin aveva cominciato dall'indice, in Commissione antidiscriminazione ce lo hanno dato ieri sera).

Di tutti i sentimenti quello che prevale è la tristezza. In un blog nato all'insegna della carità, non si può non considerare con una profonda, immedicabile tristezza un'operazione che svilisce, strumentalizzandolo a fini di soppressione del dibattito democratico, un venerato simbolo che a tutti noi è caro, il simbolo di tutto quello che non vorremmo rivedere, e che sotto i nostri occhi impotenti e attoniti vediamo riproporsi, vediamo avanzare a passo dell'oca lungo una strada lastricata di buone intenzioni e agghindata di buoni sentimenti.

Tristezza e orrore.

Ma non bisogna mai arrendersi.

Vi giro più tardi il testo "definitivo". Occhio al tema dei gruppi target...


Aggiornamento delle 16:04: il testo (provvisoriamente) definitivo.


(...e già il fatto che questo documento sia infarcito di anglicismi la dice lunga, ma lasciamo stare...)

mercoledì 15 giugno 2022

Le conclusioni

Abbiamo parlato spesso dei lavori di una certa Commissione speciale da noi con affettuosa antifrasi definita "Commissione amore". Lo abbiamo fatto quiqui, qui e qui e su altri canali in altre occasioni. Dopo poco meno di un anno di lavori condotti come ho spiegato qui, la Commissione ha prodotto il suo documento finale, che dobbiamo esaminare in una (1) settimana, e trovate qui.

Pregherei chi avesse un po' di tempo a disposizione, magari perché disoccupato, o perché sospeso dal lavoro per i noti motivi, o (ma saranno pochi) perché in vacanza, di dare un'occhiata al documento e di dirmi che cosa ne pensa entro le 19 di oggi.

Alle 20 avremo la discussione (l'unica seduta di discussione in un anno di lavoro su un tema così controverso, a testimonianza del fatto che quello che interessa alla Commissione è semplicemente avvalorare una petizione di principio), e il 22 dovremo votare.

Non aggiungo altro.

Se ci siete, battete un colpo, e fatemi qui la vostra dichiarazione di voto.

lunedì 13 giugno 2022

Il debito di Schrödinger

Oggi le agenzie riportano questa esternazione del professor Giavazzi (un vecchio amico del blog):


Dice: "E qual è il problema? Sono affermazioni sbagliate?"

No, tutt'altro! Sono quasi tutte giuste, soprattutto per la parte che distingue fra inflazione da offerta e da domanda, che qui avevamo chiarito quasi quattro mesi fa.

Dice: "E allora? Vuoi insinuare maliziosamente che è strano che il professor Giavazzi dica una cosa giusta!?"

No, assolutamente no, non è affatto strano. Ogni tanto gli capita (come del resto capita anche a me), e un altro famoso esempio è questo:


(ma potrei anche citare questo, di cui purtroppo non si parla più: vedi infra).

Dice: "Embè? Allora vuoi solo farci capire che tu sei più fico perché ci arrivi prima di lui? Mi sembra un atteggiamento un po' immaturo, poteva andare bene qualche anno fa, quando il blog aveva un'intonazione goliardica, ma ora...".

Figuriamoci! Anzi! Ho altro da fare che affermare una mia presunta supremazia intellettuale su colleghi accademici. Purtroppo ho abbandonato, temo per sempre, le fatine dell'ANVUR e della VQR (ieri mi sono dovuto intrattenere con loro, forse per l'ultima volta, in compagnia dello sherpa Romeo: gli addetti ai lavori capiranno...). Ora, purtroppo o per fortuna, ho altri obiettivi: penso positivo e propositivo, perché questo deve essere lo spirito del bravo parlamentare di maggioranza.

O no?

Comunque, i conti sono presto fatti, linearizzando. Se 2471 giorni fa il professor Giavazzi ci ha messo 1391 giorni per arrivare da dove eravamo partiti (cioè dalla constatazione che la "crisi del debito sovrano" da tutto  dipendeva tranne che dal debito sovrano), e oggi (cioè 2471 giorni dopo) ci ha messo solo 113 giorni per raggiungerci sulla constatazione che una politica monetaria restrittiva è inefficace e controproducente contro l'inflazione da offerta, vuol dire che ogni 2471 giorni il professor Giavazzi colma di 1391-113 = 1278 giorni il gap che ci separa, il che significa che fra 218 giorni saremo perfettamente in sincrono, e dal 18 gennaio 2023 dovrò rassegnarmi ad essere io il follower (quello che arranca).

Me ne farò una ragione: l'importante non è chi arriva primo a dire la cosa giusta, ma che si limiti il numero di lievi imprecisioni in circolazione.

A questo proposito, purtroppo, devo però far notare che un problemino c'è.

Sarebbe trascurabile, potremmo e forse dovremmo passarci sopra, ma qui abbiamo sempre avuto scrupolo di attenerci alla verità dei fatti, quindi una sottolineatura dobbiamo farla. Il Giavazzi che a settembre 2015 "il problema non è il debito pubblico" (e infatti non lo era stato) era però lo stesso che nel 2011 "dobbiamo mettere un'imposta progressiva sui redditi da capitale perché il debito pubblico è un problema":


e credo sia anche lo stesso che oggi ci dice che il PNRR (che è debito) farà scendere lo spread che è causato... dal debito (!), che quindi... è di nuovo un problema:


Questa cosa del debito di Schrödinger, che fa calare lo spread mentre lo fa crescere, è oggettivamente bellissima. Siamo all'economia quantistica, che è, lo ammetto senza remore, qualcosa di esteticamente superiore alla piatta e grigia economia quantitativa cui qui siete stati avvezzi in tanti duri anni di (vostro) apprendistato!

E quindi?

E quindi ho come la sensazione che su alcune questioni veramente di sostanza, come questa:


(che poi non era lontana dalle posizioni del compianto David Sassoli) non si voglia o non si riesca ad incidere, a causa di rapporti di forza sfavorevoli da cui nessuno scudo reputazionale vero o presunto può proteggerci, e che questa contraddizione di fondo si riverberi, giù per li rami, rampollando di fronda in fronda una pletora di altre contraddizioni che, se la situazione del Paese non fosse disperata, sarebbero anche divertenti.

Ma purtroppo la situazione del Paese non induce all'allegria.

E allora?

E allora niente: ne abbiamo parlato per un decennio, non fatemi ricominciare da capo...

Good night and good luck!

sabato 11 giugno 2022

Disastro Brexit

Eggnente... la ruota gira, e ci riporta esattamente a 10 anni fa: stessa battaglia, stessa retorica, stessi protagonisti. Piccola differenza: qualcuno ha avuto (grazie a voi) l'opportunità di crescere e di progredire nella conoscenza dei fatti e delle cose. Altri no. Non sarà molto, ma non è solo una soddisfazione personale: è anche un progresso politico.

Ci pensavo leggendo questo tweet, risalente a tre anni fa, di un nostro caro amico:


Qualcuno me lo ha portato nel flusso del discorso (onestamente, non ricordo chi: era tre giorni fa a Palermo) e io mi ci sono fatto una risata sopra. A seguire, si è innescato un simpatico dibattito:


che ha molto il sapore di quelli di dieci anni or sono. Ovviamente sono andato a controllare, e:


Ops! Una iscritta pandemica!

Non l'ho ancora schiantata, non perché creda particolarmente convincente o rilevante la sua spiegazione:


(che pure sarebbe un interessante caso di studio da sottoporre a Twitter in Commissione amore - se Twitter rispondesse alla convocazione, cosa che non fa per motivi che vi ho spiegato altrove), ma perché credevo fosse più utile, visto che è passato un po' di tempo, andare a vedere insieme che cosa è successo alla Gran Bretagna ora che, oltre allo "shock" della Brexit, abbiamo avuto anche quello della pandemia.

Per farlo utilizzo il Pil pro capite a parità di potere d'acquisto, estratto dai conti nazionali trimestrali dell'OCSE, reperibili qui. Per la precisione, la variabile utilizzata è questa: HVPVOBARSA - Per Head, US dollars, volume estimates, fixed PPPs, OECD reference year, seasonally adjusted (Pil pro capite in dollari Usa ai prezzi costanti con anno base OCSE, espressi in parità di potere d'acquisto con coefficienti fissi e destagionalizzati).

I dati sono questi:


e ci dicono quello che è ovvio: ha fatto molto meno male la Brexit agli inglesi che l'austerità a noi! Infatti, mentre in occasione del 2016 non si nota alcuna visibile flessione del Pil pro capite britannico (la spezzata gialla), è immediato verificare che dal 2012 in poi, cioè dall'inizio della stagione dell'austerità, l'Italia e la Francia subiscono una flessione del Pil mentre il Regno Unito se ne va dritto per i fatti suoi. Quindi, se nel 2010 il Pil pro capite a parità di potere d'acquisto in UK e Francia sostanzialmente coincideva ed era praticamente identico alla media dell'Eurozona, con l'Italia poco sotto e la Germania molto sopra, dal 2013 si vede che l'Italia ha fatto un tuffo, tirandosi dietro la Francia e quindi la media dell'Eurozona, mentre il Regno Unito tira dritto. Si approfondisce così un divario che non viene più recuperato fino allo shock pandemico e oltre.

La possiamo mettere anche in un altro modo, rapportando alla media dell'Eurozona i Pil pro capite nazionali (tanto sono espressi nella stessa unità di misura). Otteniamo questo risultato:


che ci racconta le stesse cose in modo forse più espressivo. Cominciando da casa nostra, noi nel 2010 partivamo da un Pil pro capite vicino al 97% del valore dell'Eurozona, e da allora abbiamo perso posizioni in modo pressoché costante, con una specie di plateau fra 2015 e 2016 (rimpiangeremo Renzi?). UK e Francia erano vicini al 100%, poi UK ha decollato quando è iniziata l'austerità. Esprimendo il suo Pil pro capite in rapporto a quello dell'Eurozona vediamo che in effetti nel 2017 una flessione c'è stata: nel trimestre del referendum il Pil pro capite inglese era attorno al 104% di quello dell'Eurozona, per poi scendere attorno al 102% nel 2017, e stabilizzarsi. Si vede però che dopo lo shock pandemico la Germania ha cominciato a flettere, mentre UK ha recuperato con una relativa scioltezza (il rimbalzo della Francia però è stato più pronunciato). Sintesi: uno shock si vede (misurato in termini di Pil dell'Eurozona), ma non è così rilevante e la capacità di ripresa dell'economia britannica sembra lievemente superiore a quella di altre economie (come la nostra e forse anche la francese).

Vediamo allora i dati in un altro modo, cioè fatta pari a 100 la prima osservazione:


Qui conviene partire dalla fine: il Regno Unito (linea gialla) è il secondo Paese per crescita nel periodo fra il primo trimestre del 2010 e il primo trimestre del 2022. Quello che è rimasto più indietro è il nostro, poi c'è la Francia, poi la media dell'Eurozona, poi il Regno Unito, poi la Germania (che negli ultimi tre trimestri arranca).

I dati espressi sotto forma di indice permettono di apprezzare meglio la lieve flessione della crescita nel 2017, quella che determina l'arretramento dal 104% al 102% della media dell'Eurozona visto nel grafico precedente. Ma mi sembra chiaro come i problemi in termini di crescita siano altrove.

Povera Favoletta! La sua favoletta coincide (chissà perché?) con le esternazioni di un importante economista italiano, che però, a loro volta, non coincidono con i dati forniti da un'importante organizzazione internazionale.

Credo che scegliere non sia molto difficile, e ricordate: fino a un anno dopo la fine dello stato di emergenza (e quindi fino a tutto marzo 2023) gli iscritti a Twitter dopo il gennaio 2020 conviene bloccarli... e il termine è prorogabile!

venerdì 10 giugno 2022

QED 98: i tassi schizzano

Nel QED 97 avevamo ricordato che l'inflazione da offerta esiste e stava tornando a mordere (come da noi preconizzato nel 2020), sottolineando che le élite un po' scadenti di cui siamo dotati l'avrebbero gestita come fosse inflazione da domanda. In un contesto simile, dicevamo, la politica monetaria può solo creare problemi, non risolverli:


Avevamo ribadito la stessa ovvietà la settimana scorsa, ricordando che l'indicizzazione dei salari è uno degli strumenti di gestione dell'inflazione da offerta, ma naturalmente la strada percorsa sarebbe stata del tutto diversa, cioè quella giusta per altri e sbagliata per noi:


(perché bisogna sempre ricordare che "errori" come l'austerità o il rialzo dei tassi del 2008 - ma soprattutto quello del 2011 - non sono assolutamente errori: sono attacchi deliberati alla nostra economia).

La storia si ripete la prima volta come Trichet, la seconda come Lagarde, e quindi quanto da noi ampiamente anticipato da ieri è realtà:


cioè è l'ennesimo QED (quod erat demonstrandum), l'ennesima previsione azzeccata di questo blog.

Le conseguenze di certe dichiarazioni avventate premeditate non si sono fatte attendere:


(il tasso sui BTP a dieci anni rappresentato in figura lo trovate qui), e sono apprezzabili anche in una prospettiva di legislatura:


Il decennale è sopra a dove era arrivato quando "Borghi innalza lo spread" (ricordo che quello fu l'anno in cui l'Italia ebbe i conti pubblici più in ordine - nostro malgrado! - dell'ultimo decennio)! E ci siamo arrivati con una lenta ma costante ascesa, a testimonianza di quanto ricordavo a febbraio in un'intervista: quando le cose si mettono male, non c'è scudo reputazionale che tenga, soprattutto se esiste la ferma intenzione di metterle peggio. E qui le cose sono state messe male dall'inadeguatezza della risposta europea alla crisi, tutta green e distintivo, e le si vuole mettere peggio perché a differenza di quando venne fatto il primo tentativo di darci una spallata, con la famosa frase sul "chiudere gli spread", ora gli altri Paesi si percepiscono in sicurezza dalla pandemia, mentre percepiscono noi come sotto tutela e incapaci di reagire.

Inutile dire quale sia l'unica possibilità per difendersi: tenere duro per abbattere le élite che ci vogliono abbattere. Ci siamo andati molto vicini, negli ultimi anni (lo ricordate?): non è un obiettivo fuori portata. Ma naturalmente richiede che non vi affidiate a gentaglia, come il nostro amico Cotenna o altre comparse (come lui) di questo blog. Su questo, però, sono piuttosto fiducioso: credo che lunedì potremo scrivere un altro QED, e ho già in mente un titolo appropriato.

P.s.: ricordatevi dei referendum!

(...sullo schizzo dei tassi vi ricordo, se non l'avete studiata, la Peternomics...)

giovedì 9 giugno 2022

50 sfumature di...

Sei un caro amico.

Sai usarlo con appropriatezza?

Saprai utilizzare certe armi.

Sarà una cena amichevole.

Sarà utile condividere amicizie.

Sarebbe utile coinvolgere Ablerto.

Se unisci certe allusioni…

Se utile, considera altro.

Se utilizzi certe astuzie…

Se utilizzi certi agganci…

Segnalo una criticità apparente.

Sei un allocco certificato.

Sei un cazzaro assurdo.

Sei un cretino assoluto.

Sei un coglione allucinante.

Sei un coordinatore abile.

Sei un critico accanito!

Sembra una congettura azzardata.

Sembrerebbe un crudele accanimento…

Sento una certa arguzia.

Serenità, umiltà, curiosità, allegria.

Serve un consiglio accorto.

Serve una completa abiura!

Siamo una compagine agguerrita.

Siamo uniti con affetto.

Siamo uniti, compatti, agguerriti.

Siate uomini con audacia.

Sicuramente usi certe accortezze…

Siete umiliati, conculcati, abbattuti.

Siete una certezza, asini!

Siete unici, cari amici!

Sii uomo con ardimento.

Simpatia, umanità, competenza, affidabilità.

Simuli un contrasto assurdo.

Simuliamo un cortese apprezzamento.

Soffia una certa aria…

Soffro una crudele assenza.

Sollevi un conflitto apparente.

Sono un coriaceo antagonista.

Sono utili, concreti, appropriati.

Sosteniamo un candidato apprezzato.

Sostieni una cazzata allucinante.

Sostieni una cretinata assoluta.

Spero una concreta apertura!

Supereremo una congiuntura avversa.

Supereremo uniti crudeli avversità.

Superiamo uniti certe avversità.

Suscettibile un cazzo, amico!

Suscita una certa avversione.

Susciti una certa apprensione.


(...nello spirito sempre vivo del dizionario, alcune risposte utili per i tanti intelliggenti, pandemici, e gentaglia varia assortita che incontriamo su Twitter...)

(...ma soprattutto oggi queste alate parole vanno all'ANSA, che ci riporta così la vicenda occorsa ieri:

Si tratta ovviamente di una fake news, perché il ricorso della Lega non era contro "le circolari che raccomandano fortemente", ma contro la circolare che imponeva l'obbligo, cioè questa:


Alle 19:10 il nostro ricorso, cioè questo - che vi invito a leggere - è stato depositato al TAR. In tutta evidenza un'anima pia ha chiamato dal TAR i ministeri interessati, consigliando pro bono pacis di venire a più miti consigli, perché stavano per farsi del male inutile, e dopo circa un'oretta la circolare dell'obbligo è stata sostituita da questa:

Non credo ci sia molto altro da aggiungere. Simuliamo un cortese apprezzamento per i ministri che si sono arresi non tanto al buon senso, quanto alla competenza dei nostri amministrativisti, mentre ai migliori amici dell'uomo che si vuole informare rivolgiamo il nostro consueto augurio: siate unilaterali con attenzione, perché non può sempre andarvi bene, e questa volta vi è andata male...).

martedì 7 giugno 2022

Friendshoring

 Un paio di giorni dopo l'ultimo post, il Wall Street Journal prestigiosamente ci conferma che il "reshoring" costituisce una forma di pressione inflazionistica strutturale, aggiungendo un pezzo che nel nostro ragionamento avevamo dato per scontato, ovvero il fatto che uno dei motori del "reshoring", forse il più potente, non è tanto la constatazione dell'oggettiva fragilità "tecnica" di catene logistiche lunghe (quello che abbiamo chiamato l'effetto Ever Given), quanto la constatazione della loro fragilità geopolitica.

L'approccio sanzionatorio adottato in occasione del noto conflitto ha spaccato il mondo in due, credo deliberatamente, il che pone l'ovvio problema di comprare dagli amici e non dai nemici, per finanziare i primi e non i secondi:

Non si tratta quindi solo di riportare a casa le catene di produzione, ma anche, in subordine, di dislocarle presso Paesi "amici" (amici per quanto non è dato saperlo, ma questa è ovviamente un'altra questione), e un discorso analogo vale (ed è molto più evidente), anche per gli approvvigionamenti di materie prime.

Comunque, il Wall Street Journal è proprio preoccupato del fatto che con questo andazzo i Paesi occidentali rischiano di non poter più importare deflazione (dei prezzi) dalla Cina (non la nominano, ma sappiamo che parlano di lei):


il che ci pone di fronte alla solita domanda, quella che dovreste porvi tutti e sempre, e che invece non si pone nessuno, quasi mai: se preoccupa loro, dovrebbe preoccupare anche noi?

La risposta è nei grandi classici dell'economia, quella con la "E" maiuscola, a partire da altri dibattiti con la "D" maiuscola (bisogna risalire di almeno un secolo per trovarne), come questo. Grattando la deflazione dei prezzi si trova sempre quella dei salari. Ma senza andare tanto indietro, senza interrogarci su quanto la legge ferrea dei salari sia ancora attuale, e su quanto l'importare deflazione sia eventualmente stato funzionale a implementarla, basterebbe ricorrere al buonsenso: se una cosa preoccupa loro, non credo debba preoccupare noi.

E, del resto, qui ci siamo detti tante volte che non è forse un caso che il boom economico si sia avuto quando eravamo divisi da una cortina di ferro (oggi di seta), essendo ovviamente (questo va detto) dal lato relativamente fortunato della cortina.

Quello dei Friends, of course...