sabato 7 febbraio 2026

Mo me lo segno…


(...scusatemi! Mi sono accorto di avervi trascurato a vantaggio delle due fabbriche del disagio! Devo dire che nelle loro dinamiche ci sono anche momenti di grande ilarità, e inoltre che il meccanismo algoritmico aiuta a rompere l'autoreferenzialità propria della piattaforma che ospita il blog che non esiste - ma viene saccheggiato dagli epigoni! Tuttavia il mio impegno è con voi, e devo mantenerlo. Fa parte di questo impegno una dimensione e una missione pedagogica, perennemente frustrata dalla labilità della vostra memoria e dalla vostra incapacità di rendervi conto che le cose che vi appassionano sono per definizione quelle che percepite - chi potrebbe essere affascinato da qualcosa che non traversi prima l'orizzonte dei suoi organi di senso? - ma che voi non siete padroni della vostra percezione, perché cosa farvi percepire e come farvelo percepire viene deciso altrove. Questo è, ad esempio, il motivo per cui non riesco ad appassionarmi né a "Epstin" né a Garlasco - per dirne due. Eppure alcuni di voi di cui mi fido, perché li reputo di grande intelligenza, come il nostro amico Spiderman, seguono alcune di queste vicende con attenzione. Ora, qui siamo all'eterno ritorno dell'uguale. Se andate giù, nel tagcloud, troverete questo tag che se pure non del tutto pertinente - perché qui siamo oltre lo zero - vi fornirà spunti di riflessione utili, come, appunto, la constatazione della Ewige Wiederkunft des Gleiches, e di quanto essa ci insegni sulle sorti dei movimenti rivoluzzionario - e non è un errore di ortografia, ma di metodo! Sono eternamente grato al mio patrono Sant'Alberto Magno per avermi tenuto la mano sul capo quando, prima ancora di capire esattamente perché, decisi di rifiutare, ai tempi eroici, qualsiasi prospettiva "famoerpartitista". Ora che sono nel business vedo molte cose che allora non vedevo. Alcune le ho riassunte sine ira et studio qui:


(qui il link), argomentando poi nella storica fabbrica del disagio. Vi fornisco solo alcuni fatti, perché possiate giudicare. Colleghi parlamentari che sono diventati coordinatori di Noi con Vannacci, come il senatore Fusco e il deputato Bellachioma, se ne sono andati da mesi, delusi per lo scarso respiro del progetto, e in particolare Bellachioma è rientrato in Lega. Farfallina562853 non può capirlo - anche perché forse non esiste! - ma si sta affidando a una empty black box, cioè a un'organizzazione poco trasparente di cui solo una cosa sappiamo: che dentro c'è il nulla - il che ci consola della scarsa trasparenza, perché se anche trasparenza ci fosse, non ci sarebbe nulla da vedere! Chi vuole combattere si sceglie una trincea e la difende. Chi, sotto il fuoco nemico, fa l'eroica scelta di scavarsi la propria trincea, ci segnala intanto che il nemico non gli sta sparando addosso! Che cosa avreste pensato di me e Claudio se nel 2020, al tempo di "la Lega entri nel PPE!", avessimo preso cappello e ce ne fossimo andati da una persona con cui, nel rispetto dei ruoli, siamo in confidenza da tempo? Foffoletta3503 si sarebbe sentita tutta irrorata - e buon per lei! - ma vellicare l'utero collettivo personalmente mi avrebbe precluso il togliermi questa soddisfazione:


Amici miei: rispetto tutti, anche quel razzista di eelu ei - d'altra parte, il suo è un razzismo di ritorno: dopo che lo subisci per secoli, ci sta anche che lo applichi per qualche decennio! - ma vi ricordo che la filosofia della storia di questo blog è molto semplice: le cose vanno sempre e solo come devono andare, e di solito il modo in cui è inevitabile che vadano lo trovate scritto qui in qualche post di anni addietro.

Prove me wrong!

Ho iscritto all'albo del Dibattito la profezia di YouTrend perché possiate farlo, e ora è solo questione di - poco - tempo: quindici mesi passano in fretta...)

mercoledì 28 gennaio 2026

QED 115: la (non) vana rincorsa...

Ricorderete le alate parole del migliore di tutti i vigilanti possibili:


A maggio 2022, cioè quando c'era ancora LVI, Visco aveva lanciato un monito, una cosa vagamente quirinalizia, del tipo "non si invochi la difesa del potere d'acquisto per richiedere l'adeguamento dei salari ai prezzi". E fin qui tutto ovvio: dai migliori amici dell'euro non ci possiamo aspettare la richiesta di contrastare la deflazione salariale! Fatto sta, però, che a più riprese vi avevo fatto presente che questo Governo se ne era... diciamo, aveva ignorato, le alate parole del migliore di tutti i vigilanti possibili, registrando il più elevato tasso di crescita dei salari reali, e quindi la più riuscita rincorsa (e superamento) dei prezzi da parte dei salari nominali. Lo avevamo visto qui e qui, facendo notare che con un tasso di crescita simile saremmo addirittura tornati ai livelli pre-Monti entro l'estate 2026, e avevamo comunque sostanzialmente recuperato l'impatto dell'ultimo shock inflazionistico.

Due giorni fa ci è arrivata anche la Banca d'Italia, la migliore vigilanza nazionale fra tutte le vigilanze nazionali possibili, che ci fa sapere quello che qui sapete da un po', ovvero che:


l'ultimo shock inflazionistico è ormai sostanzialmente riassorbito, per i motivi qui più volte evocati (gli interventi di taglio del cuneo, la spinta ai salari nominali data dalla diminuzione del tasso di disoccupazione, ecc.).

Per capirci, quando Visco emetteva il suo vaticinio eravamo nel puntino azzurro evidenziato qui:


e il miglior amico dell'euro ci faceva sostanzialmente sapere che secondo lui non c'era niente da fare, e in effetti non venne fatto niente. I salari reale (il potere d'acquisto) scesero ancora, poi è cambiata la musica e abbiamo raggiunto e superato la sua comfort zone (che non era la nostra).

Naturalmente la narraffione terribilista della sinistra prosegue, ma le indagini dell'ISTAT rivelano che:


la fiducia delle famiglie e delle imprese sale, e questo, non la narraffione terribilista, è coerente col fatto che i salari reali crescano e la disoccupazione diminuisca.

Per chi si fosse connesso in questo momento: quindi sto dicendo che va tutto bene?

Beh, no, direi proprio di no. Non va bene, perché i salari sono piatti dagli anni '80, come qui sappiamo bene:


(ne abbiamo parlato una delle ultime volte qui, dove cito anche la prima volta che ne abbiamo parlato),  e la produttività non c'entra, perché si è appiattita dopo. Quale sarà mai la causa? Quella indicata dai libri di testo, cioè l'integrazione monetaria, che per un Paese a valuta ritenuta debole implica naturalmente una politica del cambio forte, strumento standard di disciplina salariale, come ci ricorda il manuale di Acocella:


Ma di questo abbiamo parlato tante volte qui: chi lo voleva capire lo ha capito, e chi non voleva capirlo non lo capirà nemmeno quando (non) lo rileggerà nella ristampa del Tramonto dell'euro (a fine ottobre).

Dichiaro aperta la discussione generale, io scappo che ho un ministro non per cena, ma per aperitivo...

lunedì 26 gennaio 2026

Il mio primo secolo

(...qualche giorno fa il duro mestiere di ecclesiarca mi ha condotto in un paese dell'entroterra, dove ho reso l'ultimo saluto al padre ultracentenario di una di voi. Qui abbiamo sempre condiviso tutto, anche i momenti più dolorosi. Il fatto di non esistere conferisce a questo blog una riservatezza che oblitera in radice qualsiasi sospetto di sconveniente ostentazione - quella tipica dei "coccodrilli" giornalistici che tanto infastidiscono il nostro Daniele! Quando a spegnersi è una vita così lunga, da un lato ci si consola pensando che, in fondo, quella che termina è stata una vita pienamente vissuta, ma dall'altro ci si sbigottisce pensando che, per lo stesso motivo, la memoria che si disperde è tanto più profonda e preziosa. Comunque, fedeli al manifesto della Goofynomics, vediamo il bicchiere mezzo pieno: l'Abruzzo è discretamente pieno di centenari, anche se non ha il primato dell'incidenza sul totale della popolazione:

e questo, quando hai 63 anni, ti dà una netta indicazione. Sono rimasto sorpreso, peraltro, di vedere al quinto posto la Toscana - anche se la mia bisnonna morì a 99 anni. Forse trapiantando l'erba cattiva della Toscana in una terreno buono come quello dell'Abruzzo si può pensare di battere il primato del Molise, perché io come andrà a finire questa storia voglio vederlo... ed era proprio di questo che desideravo parlarvi!...)

A Roccaraso ho esposto i dati che qui conoscete da tempo, quelli che al #goofy12 avevano impressionato alcuni manager, motivandomi a scrivere questo post. Come vi ho detto nel post precedente, non solo voi, non solo i manager pubblici, ma anche qualche amministratore della Lega ha capito la gravità della situazione. Perché il fatto è che quando diciamo che "nel 2023 il Pil italiano è tornato ai livelli del 2007" non stiamo dicendo che siamo usciti dalla depressione! Stiamo dicendo che abbiamo perso sedici anni di crescita, e quindi che saremo usciti dalla depressione quando avremo recuperato la posizione che avremmo avuto se non avessimo perso sedici anni di crescita!

Certo, quale sia questa posizione nessuno lo sa con esattezza: si tratta per definizione di un controfattuale che può essere stimato in vari modi, ed è soggetto a incertezza. A mero titolo di divertissement possiamo usare come modello per la stima di questo controfattuale la tendenza deterministica, cioè, per capirci, la linea retta che meglio approssima i dati nel periodo antecedente alla crisi (cioè nel periodo 1950-2007), e poi estenderla nel futuro relativo (dal 2007 in poi), come vi ho fatto vedere plurime volte:


Faccio qui due o tre rapide considerazioni (su cui lavorerò con calma, e che potete naturalmente saltare).

Primo, so bene che la tendenza deterministica, per quanto interpoli bene i dati, in linea di principio non è il modello di serie storica più appropriato per rappresentare il Pil reale. Lo sappiamo almeno dal 1982, cioè dal two Charlies paper (9049 citazioni su Scholar, a mia scienza il paper di economia più citato del dopoguerra). Quale fosse il modello più appropriato ho cominciato a spiegarvelo qui, ma non è questo il momento di riaddentrarci in quei dettagli.

Secondo, anche se la tendenza deterministica non è un modello adeguato, sarebbe comunque buona norma nell'estrapolarla calcolarne la variabilità statistica. Potremmo scoprire, magari, che la forchetta di possibili valori del Pil previsti per il 2026 con le informazioni disponibili fino al 2007 è così ampia da contenere anche il valore cui siamo effettivamente giunti. 

Prometto che mi riapproprierò della mia licenza EViews per farvi vedere anche qualche stima fatta col modello giusto, e in ogni caso con gli appropriati indicatori di dispersione (intervalli di confidenza della proiezione), ma per ora tralascerei queste (opportune) raffinatezze, limitandomi a osservare che fino a qui quello che sappiamo è che con 603 miliardi potremmo riagganciarci al treno della crescita da cui ci siamo sganciati con lo shock del 2008. Va da sé che questa è un'ipotesi impossibile (soprattutto con un ministro austeritario come Giorgiettiiiihh!11!1!), quindi possiamo mettere la cosa in un altro modo: quale dovrebbe essere il tasso di crescita dell'economia da qui in avanti perché io possa festeggiare (a Pizzoferrato) il giorno del mio centesimo compleanno, nel vicino 2062, vedendo il Pil riagganciare il treno della sua crescita tendenziale storica?

La risposta è in questo grafico:

ed è...

























(...al primo che indovina facciamo uno sconto del 50% al prossimo #goofy, dove sarà presente uno che se ne intende...)

L’orazion picciola (Roccaraso & Rivisondoli)

(…l’impressione che da fuori si è avuta è stata questa: “Mi sono chiesto che tipo di pubblico componesse la platea. Amministratori della Lega o invitati di altre provenienze? Prevalentemente locali o di altre Regioni? Lo chiedo perché, dal video, non si percepiva quella tensione emotiva e partecipativa che solitamente si percepisce nel pubblico che ti ascolta.”…)


...e visto che non si vedevano bene vi metto qui le slides, così potrete seguire meglio:





(fonte)


(...ma caro conoscente! La risposta è nella domanda. Eppure, se ci fai caso, non è andata così male. Ci sono stati applausi e manifestazioni di consenso. La sala, per il resto, non era ovviamente quella di un #goofy. Il popolo che non esiste del blog che non esiste non ha alcun merito se non quello della sua inesistenza nell'esser silenzioso... anche quando è altrettanto e più numeroso! Ma sulla concentrazione e sulla tensione emotiva influiscono in modo determinante, com'è naturale, le motivazioni che spingono le persone a raccogliersi. Noi conosciamo le nostre. Quelle degli altri sono le più varie, e non mette nemmeno conto enumerarle. L'importante è che dopo questo intervento, che mi ha completamente spossato - non so perché! - molti si sono avvicinati per dirmi, e altri mi hanno mandato a dire, che avevo dato loro una visione nuova e illuminante di certe dinamiche. Uno alla volta, uno alla volta, come la goccia che scava la pietra...)

(...il giorno dopo il mio vicesegretario federale mi aveva detto: "Vince la squadra!" - frase che da quando sono in politica ho sentito dire tante volte, suppongo voglia dire che la squadra vince sul righello... - "Quindi niente protagonismi, diamo voce ai territori!" E io, diligentemente, mi sono messo a servizio. Quello che serviva non era un economista ma un musicista, uno che tenesse il tempo. E, modestamente, il tempo l'ho tenuto:il panel da 30 minuti ne è durati 25...)

(...comments welcome...)

(...fra le tante cose su cui la squadra - che non è il righello! - non riesce ad andare d'accordo c'è anche la sorte delle TV locali. Non è il mio dossier, e quindi mi rimetto ai superiori indirizzi che verranno espressi dai membri del righello, pardon!, della squadra cui incombe l'onere di determinarli, ma onestamente in una regione in cui il servizio pubico non mi fa apparire in video da sei mesi - e sì, nemmeno il #goofy, cui hanno presenziato/partecipato amministratori delegati di partecipate pubbliche non banali ha avuto gli onori del servizio pubico! - io vorrei capire perché non dovrei fare qualcosa per aiutare chi mi fa parlare come il servizio pubico dovrebbe far parlare un rappresentante del popolo...)

(...e se siete d'accordo anche voi che la televisione andrebbe fatta così, mettete un like al video, commentatelo, insomma, create engagement in quel canale YouTube: dobbiamo aiutare chi ci aiuta, il fatto di avere ragione non ci obbliga né a essere scortesi e irriconoscenti né a essere autoreferenziali...)

(...e a proposito del fatto che non bisogna essere irriconoscenti...)

Forse qualcuno ricorderà questo dibattito:

Non ho tempo di riascoltarlo, ma sono sicuro che sarebbe divertente e istruttivo. Bei tempi quelli in cui potevo "dibattere". Ora devo fare emendamenti, come questo:

(...premesso che non sarà facile che passi, la difficoltà maggiore non credo sarà ex ante con la Ragioneria, ma ex post con i tanti che "haidatoisoldiaicomunistiiii!111!1!". Voi mettetela come vi pare, ma io sinceramente con comunisti così:


vado molto più d'accordo che con certi ortaggi - e non mi riferisco tanto ar melanzana, soi-disant comunista pure lui, ma al porro...)

giovedì 22 gennaio 2026

Trumponomics

Qui:


ma per diversamente europei, europeisti, e in generale per tutte le altre forme di disagio culturale e/o psichiatrico, qui:

con due commenti.

Il primo è di un nostro amico:


e il secondo è di un mio conoscente:

Oggi tutti parlano del discorso di Trump riferendosi a quanto ha detto a proposito di Groenlandia o di Macron, ma a me pare che la cosa più significativa sia stata questo passaggio:

"But I remember not long ago, 20, 25 years ago, when good news came out about, let's say, the United States: "The United States had a great quarter, the United States had a great month!" all the stocks went up, and that's the way it's supposed to be. Now, when they say the United States had a record quarter, it's unbelievable how well it's doing. All the stocks crash because they say, "Oh no, inflation. Inflation. They're going to raise interest rates." And they do. These some of these stupid people like Powell, they raise interest rates. And what they do is they stop you from being successful. It used to be when we had a great quarter, a great month, great earnings, great anything, any good news, the stock market went up. That's the way it's going to be. We got to do that again because that's the way it should be. Now when we have a great month, they want to kill it. Like we did over 5%, where people were surprised. We should do 20%, we could do 25%.

When we announce good numbers, and the reason is they're so petrified of inflation. And growth doesn't mean inflation. We've had tremendous growth with very low inflation. In fact, growth can fight inflation, proper growth. So, we want to get back to the days when we announce great numbers because we're going to be announcing phenomenal..."

Io credo che possiate cominciare a rendervi conto di quale privilegio sia stato per voi poter accedere a una visione dei fatti economici equilibrata perché fondata sulla migliore dottrina, anziché sugli editoriali di risulta propinatici dai nostri operatori informativi. Immaginate lo shock culturale dei tanti imbecilli che per anni il complesso mediatico-giudiziario ci ha propinato come "economisti", e di quelli che gli sono andati appresso! Sta arrivando, in questi giorni, la risposta ad alcune delle domande che ci siamo posti lungo gli anni, ad esempio qui (quale strada si sceglierà per rientrare da un ammontare di debito fuori scala?) e qui con versione per svantaggiati qui (che cosa sceglieranno gli Usa fra Europa e Unione Europea?).

Compatite i poveri mentecatti che, non avendo il minimo lume di scienza economica, devono rifugiarsi  a tentoni nella narrazione consolatoria di un Trump matto, solo perché non si compiegherebbe all'insigne sapienza di un Oscar Giannino o di un Massimo Giannini (entrambi ferratissimi in economia). Gli "ino", gli "ini", gli "in" sono smarriti, disperati, perché intuiscono che il loro tempo, il tempo dell'eticizzazione favolistica, il tempo dell'economia spiegata ai (e dai) bambini, è terminato.

Il discorso è diventato adulto, fatto di domande chiare e di risposte chiare.

Quale strada si sceglierà per gestire il debito? La crescita, quindi la repressione finanziaria (exit "indipendenza delle banche centrali", sipario). Vedi i commenti di amico e conoscente.

Che cosa sceglieranno gli Stati Uniti fra Europa e Unione Europea? L'Europa (exit "Unione Europea", sipario). Vedi le linee strategiche pubblicate a dicembre (su cui andrà fatto un approfondimento: non sentitevi trascurati ma è periodo piuttosto intenso).

Le cose vanno quindi nella direzione che da tempo qui vi è stata indicata e voi non sarete sorpresi. Proprio per questo bisognerà ricordare alcuni dati di fatto, che sommessamente elencherò affinché moderiate i nostri entusiasmi.

Primo, una risposta può essere chiara senza per questo essere meno ipocrita. Nelle linee strategiche si parla di Stati nazionali e di superamento della globalizzazione, ma... sulla libertà dei movimenti dei suoi capitali ovviamente Trump è molto conservativo! Mi pregio di ribadire qui una cosa che ho detto inascoltato tempo fa: Ciamp non necessariamente è uno di noi! Non basta dire il fatto suo a una politica di provincia come la Kallas per indicare una volontà concreta e determinata di porre termine alla spirale depressionaria e debitogena della terza globalizzazione!

Secondo, Trump non è per sempre (purtroppo), e Roma non fu né fatta, né disfatta in un giorno. Se anche il percorso intrapreso fosse quello giusto, la possibilità di intravvedere dei cambiamenti è strettamente connessa alla capacità di Trump di crearsi una successione credibile che sappia tenere la barra. Storicamente, i leader che ci sono riusciti sono pochi, e se usciamo dal periodo storico in cui questo compito era confidato alla lotteria della genetica (la monarchia funzionava così...), forse nessuno. Speriamo bene!

Terzo, Trump non è gli Stati Uniti, e gli Stati Uniti non sono Trump (altrimenti nella sua seconda campagna presidenziale non avrebbe subito almeno due attentati). Quindi bisogna fare attenzione, essendo un vaso di coccio, a sbilanciarsi verso chi maneggia in questo momento il vaso di acciaio.

Sono cose ovvie per voi più che per me, me ne rendo conto. Molto meno ovvio, e di questo dobbiamo effettivamente rallegrarci, che in un contesto come quello di Davos arrivino, in modo assolutamente indipendente, le stesse idee che abbiamo tante volte discusso qui. I tempi maturano, che lo si voglia o no. Chi ha avuto saldezza d'animo e di mente si toglierà tante soddisfazioni.

Per tutti gli altri, c'è Mark O'Ryzzo...

martedì 20 gennaio 2026

Comunicazione di servizio

Molto brevemente (ho vostri commenti in sospeso nei post precedenti, mi scuso, sto dando più corda alle fabbriche del disagio - cloaca e facciabuco - ma voi siete sempre nel mio cuore), solo per dirvi che c'è una discreta probabilità (90%) che al prossimo #goofy, che si svolgerà il 7 e 8 novembre prossimi, venga presentata la riedizione/ristampa del Tramonto. Si parva licet, non credo che se avessimo ancora con noi Omero, l'uomo che ha reso inutili i successivi tre millenni di letteratura occidentale, penserebbe a una riedizione dell'Iliade. I classici si ristampano, non si rieditano, nemmeno quando l'autore è vivo, come sono io nel mio infimo. Quello che si fa, eventualmente, è corredarli di un apparato critico, e così sarà fatto. Abbiamo anche pronto il claim per il lancio... ma non è quello che pensate voi!

E ora scusatemi, devo prepararmi per l'Aria che tira ma soprattutto per il convegno di Roccasondoli o Riviraso che dir si voglia (da venerdì a domenica con tutti quanti, io arriverò verosimilmente il giorno prima, e farò due interventi: da solo venerdì pomeriggio a Roccaraso, con il ministro Giorgetti aka Giancarlo il sabato pomeriggio a Rivisondoli). Immagino che a molti di voi piaccia ascoltarmi, altrimenti non sareste qui. Credo sia abbastanza evidente che piace anche a me. Quello che c'è prima (tanto studio, tanto controllo delle fonti, tanto dialogo con gli esperti) è meno piacevole, ma...  no pain no gain!

Passo e chiudo!

sabato 17 gennaio 2026

Il punto

...ma voi veramente volete dirmi che se fosse possibile avere un minimo spazio per esprimersi in questo modo nelle emittenti nazionali:

i telespettatori si annoierebbero? Volete veramente dirmi che la rissa e la sopraffazione (in cui comunque me la cavo abbastanza) sono le uniche modalità di informazione concepite in questa un tempo felice provincia dell'impero? A me non pare proprio, ma questo passa il convento romano. Ci rifacciamo, quando capita, sulle emittenti locali.

(...p.s.: ho fatto almeno un errore blu: chi se n'è accorto?...)


 

Bonus track: 225 anni di debito pubblico

(...il post precedente era un esperimento sociale: volevo vedere che commenti raccoglievo qui, a casa nostra, per compararli con quelli raccolti nelle due fabbriche del disagio. Devo dire che Facciabuco rispetto alla cloaca mi dà la sensazione di essere più verace: il livello è più basso che nella cloaca, ma ci sono meno infiltrazioni. Probabilmente i nostri amici ci spendono di meno perché pensano che sia una piattaforma ormai in fase terminale, ma è proprio la loro disattenzione a rendere Facciabuco interessante. A voi che siete abbonati, e quindi avete un posto in prima fila, mostro una bonus track: quello che si ottiene applicando il metodo di Reinhart e Sbrancia con i dati risalenti fino all'inizio del XIX secolo. Va fatta una precisazione: non tutti i Paesi sono presenti per tutto il campione. Nell'anno 1800 abbiamo solo i dati di Svezia, Regno Unito e Stati Uniti, cui si aggiunge l'Olanda nel 1814, poi il Portogallo nel 1851, l'Italia nel 1861, eccetera. Questo significa che prima del 1880, quando entrano Austria, Belgio, Danimarca, Francia, Germania e altri Stati, la variabilità della serie potrebbe risentire di circostanze fortuite. Esempio: ci si aspetterebbe che con la fine delle guerre napoleoniche il debito cominciasse subito a diminuire, invece aumenta perché... entra nel calcolo l'Olanda con valori sopra la media - 142% del Pil, rispetto a una media degli altri Paesi disponibili attorno all'82%! Ciononostante, la storia descritta da questa serie ha una sua plausibilità e un suo interesse....)


(...devastato dai vostri commenti al grafico precedente, questa volta commento io, che è meglio. La prima lezione è che quando vale veramente la pena di combattere un nemico, per farlo si è anche disposti a indebitarsi! I tre picchi corrispondono alle tre guerre contro Napoleone, contro Hitler, e contro il lavoro. Incidentalmente, notiamo che in due occasioni la stabilità finanziaria è stata messa a rischio per combattere due unificatori dell'Europa. Da questo dovremmo trarre - credo - una lezione accessoria ma forse non meno importante: i progetti imperialistici costano, direttamente o indirettamente, soprattutto quando sono assurdi. Un'altra lezione è che le depressioni non hanno un effetto particolarmente positivo sulla finanza pubblica. Il periodo dal 1873 al 1899 vede in effetti un generalizzato incremento del rapporto debito-Pil, corrispondente alla lunga depressione, che per quanto mi consta è il parallelo storico più calzante col periodo che stiamo vivendo - e questo è uno dei motivi per cui mi avete spesso sentito dire che questa epoca mi ricorda la Belle Époque! Non sorprende quindi che il rapporto debito/Pil cresca anche dal 1929 al 1934, e naturalmente non sorprende, per altri motivi, che cresca durante le guerre mondiali. Ci sono stati periodi in cui il rapporto è stato più alto di oggi, ma livelli simili si sono sempre dimostrati insostenibili e in qualche modo si è rientrati verso livello più contenuti. Le strade percorribili a questo fine le abbiamo elencate più volte, e sono sostanzialmente tre: default esplicito, default implicito - cioè iperinflazione, e regolamentazione del mercato dei capitali, cioè, fra l'altro, abbandono del dogma dell'indipendenza della Banca centrale. Ne parlano diffusamente Reinhart e Sbrancia in un paper che abbiamo citato più e più volte. La povertà culturale dei commenti nelle due cloache è veramente desolante. Dobbiamo evitare di perdere tempo con gli imbecilli, ma dobbiamo anche evitare di cadere nell'autoreferenzialità. Ci sono troppe persone, ancora, che queste cose semplicemente non le sanno, e non le sanno perché non "semo mijoni". Ci vuole discernimento: bisogna silenziare i provocatori e i paraculi, ma al contempo bisogna con delicatezza aprire gli occhi a chi merita di avere una opportunità. Il periodo è complesso e ognuno di noi ha una grande responsabilità. Dobbiamo escludere che la strada sbagliata venga imboccata perché non si sa quale sia quella giusta, o peggio ancora perché si pensa che chi deve decidere non possa non sapere quale sia quella giusta. Questi dati, questi fatti storici, e queste analisi - mi riferisco al grafico e ai link, che voi purtroppo non leggete - molti miei colleghi le ignorano e non gliene se ne può fare una colpa! Un apostolato che non sia petulante e respingente non dico che possa essere risolutivo, ma male non farà. Anche per questo sto ragionando su come ripubblicare l'originale...)

Un grafico, tre lezioni

 

Poi naturalmente noi, come Marietta nella favola, facciamo scenari, fantastichiamo… e rischiamo di inciampare! Questo grafico contiene molte lezioni. Ve ne evidenzio tre, dalla più alla meno recente:

1) l’ultimo incremento di debito corrisponde alla pandemia (2020), è stato gestito pressoché ovunque con politiche anticicliche (qui da noi ad esempio sospendendo il Patto di stabilità), ed è già stato riassorbito;

2) il penultimo incremento di debito corrisponde alla crisi finanziaria globale (2008), è stato gestito con politiche procicliche (qui da noi Six pack e Fiscal compact) che lo hanno amplificato, e in vent’anni non sarà riassorbito;

3) il debito aveva raggiunto un minimo verso la fine degli anni ‘70, poi si è affermato il dogma dell’indipendenza della banca centrale, con le sue politiche di alti tassi di interesse e quindi la necessità di indebitarsi per ripagare il costo del debito, ed è iniziata una crescita inesorabile.

Il dibattito sulle regole monetarie (indipendenza della Banca centrale) e fiscali (austerità) va fatto considerandone i risultati. In oltre un secolo abbiamo ampi esempi di cosa funzioni e cosa fallisca. Trump non è un pazzo: sta solo difendendo l’occidente (come lo chiama lui) dal default (ovviamente non per idealismo ma per pragmatismo).

Preferiamo l’idealismo delle regole tedesche, o il pragmatismo americano?


mercoledì 14 gennaio 2026

Awakenings (l'indipendenza della Banca centrale)

Ieri su Twitter l'eterno secondo ci ha fatto sapere nientepopodimeno che:


"People think" (cioè "laggente credono", una specie di "noi credevamo", ma più paraculo...) che l'indipendenza della Bce sia un dato di natura, ci ha comunicato l'eterno secondo, mentre secondo lui (!) non lo è.

Ma tu guarda!

Ve lo sareste mai immaginato?

Tutto il Tramonto dell'euro e buona parte di questo blog sono dedicati a smentire questa idea e a illustrare le motivazioni di classe della cosiddetta indipendenza, ma noi siamo di buon cuore e quindi cerchiamo di stupirci (con un piccolo sforzo).

Comunque, proprio perché ne ho scritto tanto, e tanto prima di tanti altri, questa sera di scrivere non mi va, e preferisco che lo facciate voi. Prima di cenare con un nostro amico vi lascio quindi con questa assegnazione: "il candidato illustri in che modo il seguente grafico è collegato a questa improvvisa ondata di risvegli circa il ruolo dell'indipendenza della Banca centrale":


(...dai, che è facile!...)