“Il tramonto dell’euro” riassumeva i risultati di un anno di divulgazione di teorie economiche (e 15 anni di pubblicazione di ricerche economiche) su cui c’era oggettivamente poco da discutere, e utilizzava questo patrimonio informativo per trarre conclusioni politiche su cui invece c’era e c’è ancora molto da discutere. Nel frattempo, all’anno di divulgazione se ne sono aggiunti altri 14, e all’analisi politica astratta, fatta “dall’esterno“, si è aggiunta l’esperienza politica diretta, che ho cercato di condividere nella misura del lecito e del possibile con voi.
Ora, se un anno di divulgazione ha prodotto un testo di 500 pagine, mi sembra evidentemente inopportuno condensare 14 anni di divulgazione in un testo di 7000 pagine! Non escludo che fra voi ci sia qualcuno tanto matto da comprarselo o da regalarlo. Quello che mi sento di escludere categoricamente è che ci sia qualcuno tanto matto da leggerlo!
Questo rischio, tuttavia, è scongiurato da almeno due circostanze.
La prima è che il meccanismo narrativo del blog prevede e fa ampio uso dell’espediente del “quod erat demonstrandum”, su cui abbiamo anche fatto un convegno annuale di a/simmetrie, e su cui si sono esercitati illustri semiologi. Questo significa che buona parte della narrazione successiva al 2012 è stata semplicemente una verifica delle conferme che i fatti regolarmente davano alle teorie esposte, o meglio divulgate, durante il primo anno di lavoro, che quindi non necessitano di essere ulteriormente riproposte. Il significato profondo di questo espediente non era indulgere all’odioso velavevodettismo, ma combattere in radice il più vile e repellente tentativo di un certo ceto intellettuale di sottrarsi alle proprie responsabilità: quello di affermare che l’economia non fosse una scienza, e che quindi se le cose erano andate storte in fondo la colpa non era di nessuno, perché una “non scienza“ non poteva fornire una base previsionale solida per analizzare le conseguenze di determinate scelte politiche. Ogni QED è in effetti la prova del contrario, cioè la prova del fatto che effettuando un’analisi sulla base di semplici principi economici non sarebbe stato difficile prevedere quelli che chi li aveva provocati voleva liquidare, per assolversi, come effetti collaterali imprevedibili e secondari (vi ricorda qualcosa?).
Ma questo punto può essere liquidato in modo abbastanza sintetico, riportando la confessione di Monti (“abbiamo distrutti la domanda interna”) e leggendola alla luce della palinodia di draghi (“noi credevamo che eravamo”). Per inciso, lascio draghi con la minuscola perché così me lo scrive il telefonino mentre gli detto: credo sia l’unico caso in cui l’intelligenza artificiale dimostra la sua superiorità su quella umana!
E qui si viene alla seconda ragione per cui 14 anni di divulgazione non devono necessariamente produrre 7000 pagine di testo: non solo perché questa divulgazione ulteriore è servita principalmente a ribadire concetti o a dimostrarne le implicazioni pratiche, ma anche perché oggi possiamo contare sulla confessione degli econocidi, o, se volete, possiamo appoggiarci sull’autorità di illustri colleghi con molta esperienza politica (ancorché poca esperienza di ricerca), un’autorità alla quale i nostri interlocutori non possono che inchinarsi, dopo avercela proposta per anni come la parola definitiva che squadrava da ogni lato, finché andava incontro ai loro pregiudizi e alle loro intenzioni.
È un bene che dal punto di vista economico non ci sia molto da aggiungere né in termini divulgativi né in termini scientifici, perché questo ci permetterà di concentrarci sugli aspetti politici.
Tuttavia, in questi anni qualcosa in più abbiamo capito e quasi 15 anni di dati aggiuntivi consentono di mettere in evidenza fenomeni che ex ante vedevamo solo noi, mentre ex post non vede solo chi non vuole vederli. Sto quindi riflettendo su quali siano i cinque grafici più espressivi dei secondi 14 anni di vita del blog, i grafici, insomma, che andrebbero comunque inseriti nel nuovo testo. Vi faccio un esempio: il grafico che tutti conoscete dello scostamento fra l’andamento del Pil tendenziale e quello del Pil effettivo dopo lo shock del 2008 è senz’altro da inserire, non fosse altro che perché illustra in modo molto eloquente la motivazione alla base del testo originale. Questo grafico quindi lo metterò, probabilmente in apertura della parte addizionale.
Domanda: quali sono gli altri quattro grafici fra quelli che vi ho esposto e abbiamo discusso negli anni dal 2013 ad oggi che ritenete più utili per evidenziare il messaggio del testo, o anche semplicemente per seminare il dubbio nella mente impermeabile di un piddino?
Se possibile, soprattutto se non volete o potete descriverli in linguaggio tecnico, datemi il link al posto in cui li avete trovati. È chiaro che voi siete una platea selezionata, non siete esattamente un campione significativo in senso statistico, ma ciononostante è probabile che quello che in qualche modo ha impressionato voi sia suscettibile di impressionare anche altri…