L’economia esiste perché esiste lo scambio, ogni scambio presuppone l’esistenza di due parti, con interessi contrapposti: l’acquirente vuole spendere di meno, il venditore vuole guadagnare di più. Molte analisi dimenticano questo dato essenziale. Per contribuire a una lettura più equilibrata della realtà abbiamo aperto questo blog, ispirato al noto pensiero di Pippo: “è strano come una discesa vista dal basso somigli a una salita”. Una verità semplice, ma dalle applicazioni non banali...
Ieri notte, mentre dormivo il sonno del giusto, per la prima volta nella sua storia questo blog ha superato la cifra di un milione di visualizzazioni mensili (mentre inizio a scrivere sono 1008518). Il picco precedente era stato di 808722 in piena crisi greca, nel luglio del 2015. Dall'inizio a novembre 2011 le visite avevano raggiunto un primo massimo locale a 586242 nel marzo 2013 (nel mese precedente si erano tenute le elezioni politiche), poi un altro massimo a luglio 2015, poi c'era stato un assestamento in un corridoio fra 400000 e 600000 durato fino al mio ingresso in politica, e fino a giugno 2018. A luglio 2018, per carenza di articoli (nel 2018 si erano ridotti a un terzo) la soglia di 400000 venne bucata verso il basso collocando il blog, ormai poco presidiato, in un corridoio fra le 200000 e le 400000 visualizzazioni (nel 2019 i post furono solo 41, anche se vi fu il terzo più visto di sempre, cioè questo, che dovette il suo successo all'essere ripreso da Quirispia, mentre il più visto di sempre era stato nel 2018 questo, sempre attuale, che dovette il suo successo all'essere ripreso dalla pagina Facebook di Salvini - ma allora c'era Luca Morisi... - e il secondo più visto di sempre era stato nel 2015 questo, che dovette il suo successo all'aver vinto i MIA Award 2015 come miglior articolo). La resistenza di 400000 venne rotta con il COVID, che costrinse molte persone a cercare rifugio e conforto nella rete, raggiungendo un massimo locale a 499000 nell'aprile del 2020 (quando, nel decimo post più letto di questo blog, vi spiegai i motivi del consenso di Conte e come questi avrebbero influito sulla gestione autoritaria della pandemia). A luglio però sfondammo il supporto a 200000 e ci collocammo in una fascia fra 100000 e 200000 visualizzazioni, dove 100000 si affermo come il nuovo supporto, e, in qualche modo, il metabolismo basale del blog. Nota bene: questo sfondamento è quindi antecedente alla scelta (da me subita) di sostenere Draghi, e quindi ha poco a che vedere con l'aver tradito i mijoni che hanno la verità in tasca (da Marione a Trombetta in giù). Nel 2023 sono tornato a scrivere. La resistenza di 200000 è stata rotta prima con un massimo locale a 383964 a giugno di quell'anno, e poi definitivamente a febbraio del 2025, e oggi siamo qui.
Quindi semo mijoni?
No, ovviamente no, e prima che amici mi fornissero dotti articoli di informatici, senza l'ausilio di cretini specializzati ero arrivato da me alla conclusione che non tutti quegli accessi fossero e siano genuini. Gli indizi erano tre: la quantità di visualizzazioni dell'ultimo post uscito (che una volta era molto più alta), la distribuzione delle visualizzazioni su post non referenziati dall'ultimo post uscito, e la concentrazione delle visualizzazioni in picchi altissimi localizzati in ore di per sé anomale (tipo alle due di notte), cui aggiungerei anche la localizzazione geografica in località esotiche come Singapore o in Paesi da cui avevamo sempre avuto un seguito discreto ma non preponderante come gli Stati Uniti. Detto fra noi: era antropologicamente impossibile che delle groupies superficiali quali voi siete, che non hanno mai cliccato su un cazzo di link nemmeno con una pistola puntata alla tempia, improvvisamente si fossero messe a beneficiare della ricchezza di ipertestualità offerta manibus plenis dal Dibattito! Evidentemente quello che gli uomini (chiamiamoli così) non volevano fare lo stava facendo una macchina: gli accessi quindi erano in buona parte (direi almeno una metà, a mio superficiale giudizio) dovuti a scraper di vario tipo, per lo più legati a programmi di intelligenza artificiale. Oggi basta cercare un post con Google perché Gemini si senta in dovere di darci la sua interpretazione del mio pensiero, magari anche qualcuno di voi ogni tanto ha chiesto a qualche servo sciocco tipo ChatGPT di fargli un riassuntino di una determinata tematica, nelle vostre tenzoni con Grok molti di voi hanno citato il blog, e secondo me qualche paraculetto ha anche usato l'intelligenza artificiale per farsi scrivere testi sull'euro basati sul nostro materiale. Le spiegazioni degli specializzati potete trovarle ad esempio qui e qui e ci spiegano appunto che Google considera i bot come esseri umani e che in altri casi il 68% del traffico di un sito era riconducibile a bot AI. Ringrazio Alessandro Greco per la conferma, ma resta il fatto che per chi, come me, scolarizzato nel XX secolo, questa community l'ha creata e le ha dato una casa (quella virtuale, cioè questo blog, e quella reale, cioè il nostro incontro annuale), non occorrevano simili autorevoli conferme. Sono anzi piuttosto stupefatto da quanto poco i gestori di altri siti sappiano del loro pubblico, al punto di confondersi in tale misura sulla genuinità del loro traffico, ma il dato di fatto è che l'eccezione non sono loro: l'eccezione sono io, cioè siamo noi! Non esistono altri esempi di community virtuale simile alla nostra, dove l'interazione fra chi ha creato lo spazio e chi ne fruisce è così stretta e così vera. Quindi è normale che gli altri debbano ricorrere a sofisticati strumenti informatici per farsi spiegare se chi lo segue sia vero o finto. Io non ne ho bisogno.
Aggiungo un paio di considerazioni sparse, e poi passo ad altro.
Io non faccio marketing, non ho nulla da vendere, non cerco consenso, me ne fotto del SEO, l'unica cosa che mi manca in questo momento è una casa in pietra in cui arrivare serenamente a 110 anni con una sorgente e una cucina a legna (ma nel frattempo ho messo da parte i soldi per procurarmela, quindi quando sarò di nuovo padrone del mio tempo potrò risolvere anche questo problema), motivo per cui il dato su chi mi stia seguendo, e se sia vero o falso, non ha per me alcun valore, essendo funzionale al perseguimento di obiettivi che non ho! Posso immaginare che in questo momento, defalcando i contatti dal Vietnam (!) e i picchi come quello delle 23 di eri sera (che comunque non era anomalo: 2500 visualizzazioni) le visualizzazioni reali siano appunto fra il 30% e il 40% di quelle "nominali", cioè che si sia tornati nel corridoio 200.000-400.000 in cui eravamo fra 2018 e 2020, o magari anche un po' più su, ma di questo numero non so esattamente cosa farci. Sono contento quando ricevo commenti intelligenti (e mi dispiace che ce ne siano meno di un tempo: i commentatori più assidui sono poveri cristi inaciditi dall'esistenza, il cui contributo sinceramente è superfluo, ma tant'è: evidentemente in questa fase questo mi merito...), ma è pur vero che ora, se voglio stimoli, ho anche altri interlocutori che prima non potevo avere e che sono più informati di voi, quindi amen.
Seconda considerazione: gli 808722 del luglio 2015 erano senz'altro veri: l'IA, l'orrendo raglio che atrofizzerà le nostre capacità cognitive, non risuonava ancora per il web! Quell'anno a Montesilvano fummo 647, mentre l'anno scorso eravamo 523, in recupero dal periodo COVID che ci aveva calmierato a 200, e dopo un massimo di 707 nel 2019. Il grafico della vergogna ci spiega bene che più della disaffezione possono essere state le difficoltà economiche a calmierare (relativamente) il numero delle presenze, ma per chi come me deve frequentare per lavoro le sale altrui questi numeri sono sempre strabilianti! Il punto però è un altro, e sarebbe il caso che ve lo chiavaste in testa, per evitare i ridicoli errori di valutazione dei Marioni e delle Trombette di turno: avere un blog molto frequentato, avere una presenza social importante (ma basta guardare i numeri di qualsiasi sgallettata "no vabba igonigo!" per tornare umili), riempire sale, non significa essere milioni, e non rendersi conto di questo significa essere mijoni.
Noi non siamo stati veramente milioni nemmeno quando nel periodo 2015-2018 eravamo sorretti da un pubblico che era verosimilmente più genuino di quello attuale. Il nostro messaggio euroscettico non è bastato a dare all'unico partito euroscettico la maggioranza relativa (anche se è stato magna pars del suo quadruplicare la presenza in Parlamento), cioè non ha determinato un fenomeno comparabile a quello di AfD o del RN, e questo anche perché in quei Paesi non è stato messo su un esperimento di gatekeeping così strutturato e abile come quello costituito qui da noi dal Movimento 5 Stelle, dai fottuti ortotteri contro cui fin dall'inizio vi avevo messo in guardia, ma invano, anche perché non eravate voi quelli da convincere, ma i milioni, che sono difficili da attingere per diversi motivi, il primo dei quali (che non ci riguarda, per fortuna) è il sentirsi mijoni. La sconfitta di cui ci ha parlato Preterossi e sulle cui motivazioni così eloquentemente si interrogava (ascoltarlo è sempre un piacere) nel 2021 in realtà ha una spiegazione molto semplice: non eravamo abbastanza, la cosa che non ha funzionato è questa, e non ha funzionato oggettivamente per la presenza qui da noi di un movimento di gatekeepers coi cui cascami sinceramente sconsiglierei di flirtare ex post così come sconsigliavo di legittimarli ex ante (e tanto per essere chiari: il momento più difficile per me non è stato il dover intervenire in discussione sulla fiducia a Draghi, ma il dover accettare il "contratto di governo", perché io sapevo, e ve lo avevo detto, con chi avevamo a che fare: con la stampella del PD).
Chiaro?
No.
Ma non fa niente.
Con immutabile stima, il vostro
Guru.
(...e quindi? E quindi niente: siamo sempre qui e qui continueremo a stare per altri 46 anni. Poi dovrete cercarvi qualcun altro...)
(...rapidamente, prima di andare a Sky, volevo condividere con voi un commento al post su Arditti che ha secondo me qualcosa a che vedere anche col post precedente, quello sull'energia... ma il nesso ve lo spiegherò dopo Sky...)
Enrico Pesce ha lasciato un nuovo commento sul tuo post "In memoriam...":
Vale anche per gli adulti. Autovelox a tappeto, cinture di sicurezza anche a 30km/h, telecamere urbane, divieti di falò in spiaggia o anche solo di fermarcisi a vedere le stelle, di vendere una birretta a un diciassettenne, l'obbligo di mostrare la tessera sanitaria al distributore di sigarette, tutte innovazioni certamente meravigliose che ci assicurano di arrivare sani e salvi a una eventuale aggressione in stazione, allo scontro con un autista alcolizzato e senza patente o all'offerta di una dose nel parco. Purtroppo pagate con un continuo controllo, sempre più automatico e insindacabile, e la consapevolezza di essere di sicuro dei trasgressori. Potevamo scegliere tra la sicurezza e la libertà, abbiamo scelto la sicurezza e non abbiamo avuto né l'una né l'altra. Non è strano che poi ci si sfoghi, adulti e bambini, nei mondi virtuali dove la libertà è completamente virtuale anch'essa.
Pubblicato da Enrico Pesce su Goofynomics il giorno 21 apr 2026, 13:11
(...dichiaro aperta la discussione generale. Io me ne vado da Misiani a Sky...)
Alla fine Confindustria, quella che "se Renzi perde il Paese va in recessione":
(risultato: il Paese invece di andare in recessione nel 2017 è cresciuto fino a quando il COVID l'ha mandato in recessione nel 2020, e nel triennio 2017-2019 il tasso di crescita è stato inferiore dello 0,08%, non del 4%, rispetto alle previsioni, cioè in pratica la crescita media è stata identica a quella prevista dal Fmi nell'outlook di ottobre 2016); quella che "coi dazi di Trump perderemo 100.000 di posti di lavoro":
Sicuramente c'è poco da stare allegri, ma altrettanto certamente non aiutano le rappresentazioni distorte di quanto sta succedendo. Capisco le preoccupazioni degli imprenditori e capisco la necessità delle loro associazioni di fare pressione, ma credo che si possa dare un aiuto migliore mantenendo la lucidità. Ha dato una mano in questa direzione l'ottimo Sergio Giraldo su Twitter (suggerisco di seguirlo assiduamente), aggiungo qui qualche considerazione e qualche fonte, in modo che possiate orientarvi meglio. In fondo, visto che finora (con l'eccezione di Sergio e di pochissimi altri) hanno parlato carnivori e artiodattili (cioè cani e porci), ci sta che due parole vengano aggiunte dall'unico che su questi temi ha pubblicato su riviste di fascia A, occupandosi in particolare del caso italiano (altro esempio di articolo scientifico nato da un post di questo blog: De benza italica).
Dunque, intanto i dati sono questi:
vengono dal Commodity Market Outlook della Banca mondiale che trovate qui (ho evidenziato in arancione il campione utilizzato nel mio paper del 2015 con Mongeau Ospina) e chiariscono che c'è effettivamente stato un brusco incremento a marzo per i noti motivi (attacco all'Iran e chiusura dello Stretto di Hormuz). Tuttavia, questo incremento non ci ha ancora portato al massimo storico, e anzi il valore di marzo è il 57° valore più alto nella serie storica dei 795 valori mensili dal gennaio del 1960 (l'abbiamo presa larga). Non solo. Nonostante che l'incremento sia stato effettivamente brusco, non è il maggiore fra quelli storicamente sperimentati né se lo si considera in termini congiunturali (cioè rispetto al mese precedente):
(in questi termini è il sesto incremento mensile più rilevante, come si vede dal grafico), né se lo si considera in termini tendenziali, cioè rispetto allo stesso mese dell'anno precedente:
nel qual caso l'incremento quasi si confonde col normale "rumore" della serie, e questo per via del fatto che un anno fa il prezzo del petrolio era relativamente alto, per quanto in rapida discesa (mentre è più visibile lo shock dell'aprile 2021, che in questa metrica è il terzo più grande).
Naturalmente questo è solo l'inizio del discorso, ma intanto è un buon inizio, come lo sono sempre i dati. Ora purtroppo devo lasciarvi: il mio tempo non mi appartiene, e la scelta è fra rinunciare a iniziare un discorso, o rinunciare a portarlo fino in fondo. Forse la seconda opzione è meglio della prima, anche perché su questo blog la trasmissione la fate (anche) voi, e già questi dati offrono molto da commentare...
forzando il mio pregiudizio contro la professione cui sorprendentemente apparteneva, quella professione che ritengo, come sapete, motore primo del nostro degrado culturale e civile. Il concetto di "operatore informativo amico" per me è un ossimoro: non è un fatto soggettivo (sono amico di molti "operatori informativi", di cui alcuni sarebbero classificati come "nemici" dai nostri "comunicatori"!), è un fatto oggettivo, deriva dall'amara circostanza che siamo, purtroppo, tutti immersi in una grande menzogna, un inganno cui chi gestisce la narrazione deve compiegarsi. Il degrado cui assistiamo ha in questo la sua origine, e temo che da fare ci sia veramente poco: swords will be drawn to prove that leaves are green in summer, disse uno che nella schiera degli strenui difensori dell'ovvio, cui io appartengo, era molto più eloquente di me, ma il problema è che ormai siamo tutti stanchi, e la forza di sguainare la spada vedo che comincia a far difetto. Ad esempio: quanti di voi saranno in piazza a Milano il 18? Sarebbe un buon modo di sguainare la spada per provare che un'unione monetaria fra Paesi che non costituiscono un'area valutaria ottimale è destinata al fallimento.
Ma ho la sensazione che questa ovvietà non interessi più a nessuno (ed è in questo momento che le ovvietà bussano alla porta per esigere il loro pedaggio).
Comunque, in questo contesto infelice lui indubbiamente spiccava.
Non credo di aver mai sentito un'altra persona (a parte me) argomentare sulla base dei grandi assenti dal nostro dibattito e dal nostro armamentario dialettico: gli ordini di grandezza. Questa cosa mi colpì molto, e decisi di coinvolgerlo in una nostra iniziativa, che fu anche un'occasione per conoscerlo e farvelo conoscere meglio:
Mi aveva dato questo suo libro da leggere, un libro a suo modo coraggioso, con cui mi sentivo in sintonia perché era in consonanza con la testata d'angolo di questa nostra costruzione: la Storia non finisce (né tanto meno finisce la SStoria). Lo avevo letto con interesse, ma non ero stato in grado di dargli un minimo di feedback, perché qui non c'è mai tempo di fare nulla, annaspiamo continuamente, e gli unici momenti in cui si può dimenticare il cellulare sono i concerti, o i funerali.
Il suo è stato ieri, e mi sono sentito in dovere di esserci, nonostante che fossi probabilmente quello che lo conosceva di meno. Ho però incontrato, per fortuna, un vecchio amico, il BWV 659:
a testimonianza del buon gusto se non di chi ci aveva lasciato, di chi aveva lasciato. Reduce da un lago Vivo fatto in un'ora e venti, contro le due ore e dieci del segnavia, non potevo sfuggire all'inesorabile logica del calendario: mi capita sempre più spesso di accompagnare persone più giovani di me, e si avvicina quindi il momento in cui dovrò essere accompagnato io (e la musica vorrei scegliermela, onde evitare disastri). Il cuore non è (più) una mia debolezza, sono molto curioso di vedere da dove arriverà l'attacco, ma sono sempre più disposto a vedere il bicchiere mezzo pieno: certo, le cose da fare sono e saranno molte, ma è pur vero che nessuno è indispensabile, e che qualsiasi gioco, per quanto possa essere (stato) divertente, alla fine stanca.
(...qui il vecchio amico in una forma migliore...)
Mi sono ritirato nelle mie highlands per ragionare un po' sulla nuova edizione del Tramonto. Sto cercando di capire quali grafici aggiornare e quali no. Il mio orientamento sarebbe di lasciare il testo esattamente com'è (grafici compresi), a meno di errori clamorosi che dovessero saltare fuori, ma di inserire nella postfazione le versioni aggiornate di alcuni di essi, in particolare quelli che smentiscono o avvalorano le previsioni fatte nel testo. In generale, non è sempre semplice capire a priori quale grafico può valer la pena di aggiornare. Ad esempio, ieri mi ero annotato di aggiornare la Figura 32 "per vedere come si è andato evolvendo il trasferimento di risorse dall'economia reale alla rendita finanziaria". La Figura 32, ve lo ricordo, era questa:
e il commento era questo:
L’impatto sulla spesa per interessi è notevole come si osserva nella figura 32. A partire dal divorzio (evidenziato dalla retta verticale tratteggiata) possiamo osservare tre fasi principali, evidenziate dall’ombreggiatura. Nella prima fase, dal 1981 alla crisi del 1992, la spesa per interessi decolla verticalmente, raddoppiando dai 6 punti di Pil del 1981 ai 12 del 1993 (ricordate che nell’anno precedente i tassi di interesse erano stati fortemente innalzati, nel tentativo di difendere la parità della lira nello Sme). Simmetricamente, il fabbisogno primario (cioè al netto degli interessi), scende a picco, passando dai 5 punti del 1981 ai -3 del 1993 (un fabbisogno negativo indica un avanzo, cioè lo Stato, al netto degli interessi, stava incassando più di quanto spendeva). I due movimenti si compensano, e quindi il fabbisogno complessivo rimane più o meno stabile attorno a una media di 11 punti di Pil.
È in questa fase che il rapporto debito/Pil esplode, come abbiamo visto in figura 1, nonostante, al netto degli interessi, lo Stato sia diventato un risparmiatore netto. Attenzione: la linea tratteggiata che sale, e quella puntinata che scende, nella zona ombreggiata al centro della figura 32, non sono un mero arabesco, no, sono una cosa diversa: sono un conflitto distributivo. Se nel 1981 lo Stato dava il 5 per cento del Pil ai detentori del debito pubblico (sotto forma di spesa per interessi), e il 5 per cento del Pil alla collettività nazionale (sotto forma di spesa primaria netta), nel 1993, al termine del conflitto, lo Stato dava il 12 per cento del Pil ai detentori del debito, e prendeva il 3 per cento in termini netti dalla collettività nazionale (perché se lo Stato è in avanzo primario significa che i cittadini pagano di tasse più di quello che ricevono per servizi pubblici). E i detentori dei titoli del debito pubblico erano e sono per lo più le grosse istituzioni finanziarie. Chiaro, no? Il divorzio è anche la scelta di trasferire reddito dai contribuenti alle istituzioni finanziarie, una scelta che nelle parole del suo autore appare pienamente consapevole.
Lo sganciamento dallo Sme frena la dinamica dei tassi, e dal 1993 al 2002 la spesa per interessi prima si stabilizza e poi cala. Il fabbisogno totale crolla dai 9 punti del 1994 a un punto nel 2000, fino al 1996 per ulteriori aumenti dell’avanzo primario, e dal 1996 per la diminuzione della spesa per interessi. Questa dinamica favorisce il rientro del debito, che dai 120 punti del 1994 arriva ai 103 nel 2003. Nel frattempo la spesa per interessi si stabilizza attorno al 5 per cento del Pil, e il fabbisogno complessivo tende a crescere (con fasi alterne) seguendo il fabbisogno primario il quale, però, rimane sempre in territorio negativo (cioè rimane un avanzo).
Durante la quotidiana perlustrazione del territorio in compagnia di Rex mi è venuto in mente di provare a vedere quanto ci mettevo ad aggiornare questa figura coi dati fino all'anno in corso. In effetti, le successive revisioni delle varie fonti hanno determinato qualche minimo scollamento fra le serie di quindici anni fa e le versioni attualmente disponibili. Lo si vede ad esempio nella serie del fabbisogno pubblico totale:
L'aggiornamento del grafico porta a questo risultato:
e di commenti me ne vengono solo due: il primo è che un rientro dal deficit rapido come quello sperimentato nel post-pandemia (dal 9,4% del 2020 al 3,7% del 2024) non è un inedito per la nostra economia, perché fu altrettanto rapido (e leggermente più pronunciato) il rientro dal 9,8% del 1993 al 3% del 1997; il secondo è che dal 2010 in poi non è cambiato molto, fatta salva la parentesi della pandemia. Abbiamo sempre una spesa per interessi che, per quanto rientrata dai massimi storici dei primi anni '90, è sempre superiore al deficit complessivo, il che significa che siamo in condizioni strutturali di avanzo primario, cioè di trasferimento di valore alla rendita finanziaria. Non fidatevi troppo quando i "mercati" si lamentano dell'alto stock di debito pubblico dell'Italia! Loro su quell'alto stock ci guadagnano, e quindi non è detto che le loro lamentele vadano prese a valore facciale.
Tornando al punto, però, non mi pare che un grafico come questo aggiunga molto alla nostra conoscenza, nel senso che non mostra una reale evoluzione, una "quarta fase" posteriore alla pubblicazione del Tramonto: l'assetto distributivo determinatosi dopo la crisi del 1992 resta sostanzialmente confermato, se pure su scala inferiore. Per questo motivo, in casi simili, tenderei a risparmiare spazio, evitando di aggiornare grafici che in fondo sono pleonastici.
Voi che ne dite? E ci sono grafici del Tramonto che vorreste vedere aggiornati, o che ritenete possano aggiungere qualche elemento interessante per la postfazione della nuova edizione?
(...oggi sono stato a trovare un amico che ha recentemente partecipato alle esequie di Paolo Cirino Pomicino. A Cirino Pomicino in vita non abbiamo risparmiato critiche perché ci sembrava - ed era - effettivamente enorme che una persona cui erano state attribuite certe responsabilità non avesse capito nulla, ma proprio nulla, dell'euro! Mal di poco: era senz'altro in ottima compagnia! Ogni giorno incontro persone convinte che il cambio a 1000 lire avrebbe salvato il Paese, ma lasciamo stare. Lo spiegone dettagliato, a prova di idiota, lo feci qui, e non mi va di tornare su questa storia, la cui rilevanza svanisce con l'aumentare della distanza storica. Mi sembra più rilevante, in termini di attualità, e più elegante, date le circostanze, ricordare una cosa che Cirino Pomicino aveva capito, e aveva anche espresso con un aforisma molto espressivo, che ignoravo, e che, appunto, mi è stato riferito dal mio amico. Qui di spiegoni senz'altro non c'è bisogno, atteso che essi, per quanto possano essere chiari, restano comunque inutili, poiché questa rientra fra le cose che se potessero essere capite non occorrerebbe spiegare. Per chi non capisce questa cosa, cioè per la stragrande maggioranza del popolo - ricordandovi che voi siete élite! - l'unica medicina è quella di cui, con rammarico, abbiamo parlato tante volte...)
Parlando di cose minimamente più serie, ieri sono usciti i dati mensili provvisori dell'indagine sulle forze di lavoro che a febbraio confermano una stagnazione degli occupati, con una diminuzione del -0,1% su base congiunturale (cioè rispetto al mese precedente), se pure in aumento (sempre dello 0,1%) rispetto al precedente "trimestre mobile" e rispetto al mese di febbraio 2025. Forse il modo migliore per leggere questi dati è metterli in prospettiva come avevamo fatto qui usando i dati trimestrali:
e in effetti osservando la serie su un orizzonte più ampio si constata che se da un lato la crescita del tasso di occupazione che registravamo due anni fa si conferma un record storico, dall'altro sta subendo una battuta di arresto, il che potrebbe anche starci, se non fosse che questa variabile, nonostante i progressi, in Italia resta 9 punti al di sotto della media europea (l'Italia si classifica ventisettesima su 27). Questa relativa stasi dell'occupazione in qualche modo è coerente con la relativa stasi dei salari reali che registravamo qui:
Le due cose vanno insieme e naturalmente non sono due cose buone. Va anche detto, per completezza, che il panorama complessivo non è un gran che.
Prosegue però il consolidamento delle posizioni di lavoro, con un'incidenza sempre minore di quelle a tempo determinato:
che erano andate tendenzialmente crescendo in tutto il periodo dell'austerità, da un minimo dell'11,42% del totale nel 2004-01, raggiungendo un massimo pre-COVID al 17,27% nel 2018-12, superato solo dal massimo post-COVID al 17,31% nel 2022-02. Oggi siamo al 12,89%, siamo tornati al periodo precedente la crisi dei subprime, ma c'è ancora strada da fare.
Registro solo i dati.
Per un'analisi ci vediamo con più calma, e se non ci si vede: buona Pasqua!
(...il post Sfogatoio ha suscitato molta, troppa attenzione. Ringrazio tutti e do qui una risposta collettiva, poi con calma darò quelle individuali...)
Assisto con olimpica indifferenza al divaricarsi dello scollamento fra gli interessi dell'autore di questo blog, che per forza di cose costituiscono l'argomento del blog, cioè l'economia (di cui con tutto il rispetto non capite un gran che), e gli interessi della community del blog, cioè la politica (di cui con tutto il rispetto non capite un cazzo, però vi sono grato di venirmela a insegnare aggratise)!
Non dovrebbe essere difficile capire il perché e il percome del risultato referendario.
Non l'ho detto in pubblico ex ante, mi sono limitato a dirlo in una situazione riservataa uno di voi (con cui ho vinto una scommessa) in presenza di tre altre persone (un assessore regionale col suo assistente e un manager pubblico), e non era assolutamente difficile capirlo. Dovrebbe parimenti essere facile capire perché non l'ho detto in pubblico a tutti voi: è quello che un altro amico mi ha detto chiamarsi "il paradosso del revisore". Ci sono ruoli in cui non puoi permetterti di emettere una profezia perché rischia di essere autoavverante, o semplicemente di esporti alla triste nomea di menagramo. A fronte di questo rischio, il vacuo vantaggio di vanità consistente nell'aggiungere l'ennesimo QED o VLAD è del tutto irrilevante (e, del resto, l'ultima edizione del nostro convegno annuale è stata anche un modo per chiuderla coi QED, di cui abbiamo constatato l'assoluta irrilevanza politica, perché, come mi ha detto un relatore del prossimo convegno annuale: no one lives in a counterfactual).
Tuttavia, chi segue il blog dall'inizio aveva (avrebbe avuto) gli elementi per capire come sarebbe andata a finire.
Il voto referendario non è stato un voto per la magistratura (di cui, come abbiamo capito, una metà scarsa degli italiani comunque non si fida, cosa di cui la stessa magistratura, dopo il voto, è consapevole), o per la Costituzione (di cui i nove decimi degli italiani legittimamente ignorano genesi e contenuto), e non è nemmeno stato un voto contro il Governo (che i 99 centesimi degli italiani non sanno distinguere dal Parlamento).
Il voto referendario è stato, come tanti voti precedenti (referendari o meno), un voto in odio alla "politica", cioè ai parlamentari, cioè ai rappresentanti del popolo (perché per gli italiani "la politica" è il Parlamento, nonostante che sia sotto i loro occhi che la politica si fa in altre sedi: a Bruxelles, nell'ANM e nei private markets, rispetto ai quali il Parlamento potrebbe offrire un minimo di garanzie).
L'esito era abbastanza scontato, bastava esaminare gli sviluppi storici. Gli italiani:
hanno votato (o non votato) per ridurre il numero dei parlamentari nel 2020;
poi nel 2025 da 200.000 follower siamo riusciti a estrarre appena 2.000 firme a sostegno del ripristino dell'art. 68 della Costituzione.
Ne bastano due di punti a individuare una retta, ma quando lungo la stessa retta, quella della punizione dell'odiata politica, di punti se ne allineano tre, che il quarto possa essere un outlier è una pia illusione.
L'elettorato italiano è ormai irretito e catturato dalla narrazione antipolitica: Mani Pulite prima, e il grillismo poi, col sostegno di appendici della governance globalista come Transparency Internationalet similia, hanno confermato l'elettore medio in un'unica certezza: quella che il suo peggior nemico siano i suoi rappresentanti. La sincronia di Mani Pulite col Britannia ci dovrebbe far capire bene a chi giovi disseminare e radicare questa convinzione, e di questo qui abbiamo parlato molto (ne avete parlato soprattutto voi, ad esempio qui, qui, qui, e infinite altre volte). Del resto chi mi legge da PC vedrà che la prima voce del tagcloud è "propaganda": non è un caso se qui ci siamo interessati fin da subito delle tecniche di condizionamento sociale, e se abbiamo avuto fra i graditi ospiti, nonché protagonisti, della nostra opera di divulgazione gli autori de La fabbrica del falso e Gli stregoni della notizia. Non è un caso se questo ci ha permesso di prevedere cose ben più difficili da prevedere del risultato del referendum (che su Polymarket era perdente dal 3 marzo, come mi faceva notare prima un nostro amico), come la saldatura fra PD e 5 Stelle, che oggi diamo tutti per scontata, ma che nel 2016 era leggibile solo a chi avesse i nostri strumenti di analisi.
Prima di andare avanti, però, fatemi subito fare una doverosa precisazione: non vorrei che questa constatazione fattuale (la subalternità del popolo italiano - élite comprese - alla narrazione autorazzista e antipolitica) venisse presa per la consueta, stantia recriminazione radical chic contro il popolo che vota male, signora mia!, perché ignorante o disinformato (dai bot russi o dai media controllati dal grande capitale finanziario, poco cambia). Se avessi mai voluto continuare a pensarla così (credo di non averla mai pensata così, in effetti...) sarei potuto restare di sinistra! L'odio del popolo verso i suoi rappresentanti può sembrare quello del bambino che prende a calci la gamba del tavolo contro cui ha sbattuto la testa, e forse in qualche sparuto caso sarà anche questo, ma non dobbiamo nasconderci che in realtà questo odio, per quanto possa essere controproducente (come ogni odio di sé), in effetti è una risposta perfettamente razionale al fatto che nel contesto in cui ci siamo cacciati (si dice per volontà di quello stesso popolo), i rappresentanti, per il popolo che rappresentano, non possono fare e conseguentemente non hanno fatto niente!
Fra le tante cose che gli altri non sanno e noi sappiamo c'è questa:
Il punto rosso corrisponde alla data in cui scrivevo Ortotteri e anatroccoli, il post in cui dopo una involontariamente illuminante uscita di Grillo (uscito di scena nel modo che sapete, peraltro...), secondo cui il problema non era l'euro ma il debito pubblico, commentavo:
Ma se già allora i piccoli dottor Livore marci di invidia e di odio sociale erano legione, quanti volete che siano dopo quattordici anni in cui le regole della illuminata governance europea non hanno permesso praticamente a nessuno di recuperare significativamente terreno? Tra l'altro, anche se non credo sia stato determinante, il grafico sui salari reali, che avevamo visto l'ultima volta a dicembre, aggiornato coi dati rilasciati il 4 marzo si presenta così:
In inverno la crescita si è interrotta, e questo certamente non ha aiutato. Ma anche a prescindere da questo dato congiunturale, i piccoli dottor Livore certamente non saranno diminuiti negli ultimi quattordici anni! Ognuno di noi ne conosceva uno e ora ne conosce decine. Qualsiasi tentativo, compreso questo (posto che non sia stato l'unico) di canalizzare il loro motivato risentimento (un buco di 602 miliardi nel Pil reale non è uno scherzo...) verso qualcosa di meno autolesionistico dell'odio di sé (o, for what it's worth, dei propri rappresentanti) ci possiamo dire serenamente che ha fallito. Un pezzo di questo fallimento è l'impossibilità di far capire il grafico della vergogna, ma un altro pezzo consiste nel fatto che quel grafico, se pure non compreso, è sentito fin nel midollo delle ossa dalla stragrande maggioranza degli italiani, che alla fine non sa nemmeno perché sta male, visto che non sa da quando sta male, e a causa di chi sta male. La risposta a questo malessere tanto grave quanto difficile da mettere a fuoco, perché sviluppatosi nel tempo, in modo strisciante, sotto forma di stagnazione, non di recessione, è ovviamente una risposta essa stessa sfuocata, rivolta a un bersaglio indistinto: la politica.
Ora, io ho aperto questo blog per aiutare chi stava male (e non ci sono riuscito) facendomi capire (e non ci sono riuscito), e non sarà certo ora che cambierò idea dando ai destinatari la colpa del mio (e loro) fallimento! Questo per evitare la gnagnera del "colpevolizzi l'elettore!", non senza ricordare però che l'elettore, in quanto adulto, è oggettivamente responsabile dei risultati delle sue scelte o non scelte, tant'è vero che ne paga il costo, qualora siano sbagliate.
Aggiungerei un'altra precisazione.
Voi, amici cari, siete popolo in senso giuridico, costituzionale, siete un pezzo di quel popolo cui appartiene la sovranità, ma in termini sociologici, per il semplice fatto di essere qui, siete élite e, vi assicuro, del popolo sapete meno un terzo di un quindicesimo della metà di un cazzo (detto con affetto). Che cosa pensa "er popolo" lo so io, che ogni giorno mi ci confondo e mi ci mischio, io, che ogni settimana, a Pizzoferrato, a Sant'Omero, a Villa Santa Lucia, o dove mi sputa il destino che mi sono scelto "transferiscomi poi in sulla strada, nell'hosteria; parlo con quelli che passono, dimando delle nuove de' paesi loro; intendo varie cose, e noto varii gusti e diverse fantasie d'huomini" (e naturalmente "m'ingaglioffo per tutto dí giuocando a cricca, a trich-trach, e sfogo questa malignità di questa mia sorta, sendo contento mi calpesti per questa via, per vedere se la se ne vergognassi".)
(...un pensiero affettuoso agli scolarizzati nel XXI secolo che dovranno googlare...)
Ora, naturalmente, del referendum si parlava, e quindi anch'io "in villa" ne parlavo "all'hosteria" con chi sapeva chi fossi, e con chi, grazie ai premurosi uffici del servizio pubico abruzzese, non lo sapeva affatto: huomini diversi, ma le loro fantasie erano singolarmente coincidenti (e coincidenti con il pronostico di Polymarket), l'idea che si erano fatta del referendum era una e una sola: che il loro nemico (i parlamentari) avesse trovato un modo per farla franca, per sfuggire alla scure della giustizia, e che questo andasse impedito a tutti i costi.
Gli errori giudiziari? Capitano, e poi a me non capiteranno (come l'aghetto, no?)
La totale impunità di chi li compie? Chi se ne frega, tanto a me non capiterà, e poi sempre meglio della politica che se ne sta nel palazzo a non far niente.
La volontà eversiva di imporre un indirizzo politico difforme dalla volontà popolare (ovviamente declinato in modo comprensibile da un marrucino o da un frentano o da un marsicano: "Scusa, ma come fa la polizia a garantire sicurezza se lei li mette dentro e quelli li tirano fuori?")? Sì, va bene, questo è uno scandalo, non si può più uscire di casa (all'Aquila!), ma il vero problema è che se sò magnati tutto e vogliono farla franca.
Siamo.
Ancora.
Qui.
Punto.
Il resto è pura masturbazione mentale di eletti membri della affluent society, inclusi il nostro Valeriuccio e il nostro Marcellino.
Fatta questa dovuta precisazione, andrei avanti con una considerazione che, per quanto banale, non mi sembra nessuno abbia fatto, se non io in privato ad alcuni di voi (fino a quello che vi dico qua sopra c'è in realtà arrivato anche il terzo Feltri, Mattia). Che lo si voglia o meno, il successo di Giorgia Meloni è stato anch'esso un successo dell'antipolitica. Non credo infatti che sia stato dovuto, come il successo di Matteo Salvini nel 2018, alla proposta di una diversa visione del mondo. Anzi! Pur essendo il primo a dire che i social sono una lente deformante, se per un attimo facciamo finta che dietro certi account ci siano delle persone in carne e ossa, o anche se scendiamo un attimo di qualche ponte giù dalla prima classe del Titanic, potremo constatare che molte scelte fatte dal premier, per quanto fossero esplicitamente annunciate nel programma del partito di maggioranza relativa, incontrano un certo disappunto da parte dei suoi elettori, che però o non hanno letto il programma (ipotesi più probabile) oppure si sono turati il naso e hanno premiato comunque Giorgia, e perché? Perché si era opposta a Draghi, cioè (piaccia o no) alla politica!
Sì, lo so bene che LVI non è "la politica" ma "la tecnica". Io lo so, tu lo sai, ma noi siamo élite. La "non élite", inutile girarci intorno, vedeva in LVI l'ennesima ipostasi (o metastasi) di quella oscura potenza demoniaca, fluida e indistinta, che qui gergalmente chiamiamo #aaaaabolidiga (con le cinque "a" dei Cinque Stelle).
E la "non élite" a questo si era opposta.
Aggiungo che, pur non avendo mai affrontato il tema con l'interessata, che certo non ha tempo da dedicare a analisi così salottiere, di questo credo che in qualche modo lei fosse consapevole, con l'intelligenza che la contraddistingue. Vi faccio alcuni esempi. Sappiamo tutti, autore compreso, che la riforma delle province di Delrio andrebbe smantellata, non solo perché l'aveva chiesta LVI con la lettera della BCE (al punto 3), ma soprattutto perché ha creato una situazione di ingestibilità del territorio, emersa tragicamente in fase acuta a Rigopiano, ma pervasiva e persistente in fase cronica per ogni dove (in questo momento a Silvi sta venendo giù una provinciale, ad esempio...). La risposta pare sia stata: lasciamo tutto com'è, altrimenti gli italiani ci accuseranno di pensare alle poltrone! Sappiamo tutti che la riforma costituzionale del 1993 ha gravemente alterato l'equilibrio fra i poteri dello Stato, ma la proposta (peraltro non sostenuta dal consenso popolare, a differenza di quella sulla remigrazione) per il ripristino dell'art. 68 nella sua formulazione originaria ha incontrato grande freddezza nel partito di maggioranza relativa, e anche lì l'argomento è stato: lasciamo tutto com'è, altrimenti gli italiani ci accuseranno di volere l'impunità! Aggiungo che ovviamente nel corso della legislatura borbottii a favore di un rimpasto si son sentiti, ma l'argomento era sempre: non dobbiamo far pensare agli italiani che teniamo alle poltrone!
Ora, in tutta franchezza: io ho una stima enorme dell'attuale premier, da quando Antonio Triolo me lo presentò, saranno presto quindici anni. All'inizio, però, questi argomenti mi urtavano, perché li trovavo grillini. Poi mi sono detto: Carlo Carafa non era un tipo raccomandabile, e infatti ha fatto una brutta fine, però una cosa giusta l'ha detta: vulgus vult decipi, ergo decipiatur. Del resto, è quello che vi dico sempre anch'io: quando si è in netta inferiorità numerica, bisogna sfruttare la forza dell'avversario, e se la maggioranza del popolo ti ha scelto come nemico, per batterlo devi fare (o almeno raccontare) esattamente quello che vuole lui. Si chiama demagogia, e funziona (normalmente per fottere il popolo, ma anche per aiutarlo, dato che l'una e l'altra cosa prevedono come condizione necessaria che il popolo ti dia il potere). In modo meno brutale, e forse più veritiero: le democrazie occidentali sono in mano a due categorie di persone semplici, gli elettori e "i mercati", cioè qualche decina di idiots savants acculturati in università anglosassòni. Queste persone semplici hanno bisogno di messaggi semplici: ad esempio, puoi pensare che ci sia bisogno di fare un tagliando al Governo, ma quanto è più efficace, come messaggio da dare ai mercati (o agli elettori): abbiamo garantito cinque anni di stabilità! E, attenzione, io non vi sto dicendo che questo sia sbagliato! Anzi! Una volta messi a fuoco i presupposti politici del consenso, queste scelte erano esattamente quelle che occorreva fare, e infatti, anche quando non era d'accordo (come parlamentare) me ne sono sempre stato rispettosamente zitto aspettando di capire, e ho capito. Continuo, peraltro, a essere uno di quelli che pensa che se ai casini in cui siamo aggiungessimo una simpatica bufera sui mercati non avremmo risolto un cazzo, ma questa è una mia idea (che deriva dalla convinzione che la bufera arriverà comunque - basta vedere come la Bce si sta distanziando dai private markets - e quindi meglio non prendersi la responsabilità di averla causata).
Naturalmente, su queste basi, aspettarsi che il quarto punto, cioè il referendum sulla "separazione dei poteri", potesse cadere fuori dalla retta era un po' avventato, anche perché un mandato "anti" non è esattamente un mandato a riformare il Paese, ma a combattere il nemico, cioè il Parlamento. Sotto questo profilo quindi, il cosiddetto "premierato", nella misura in cui punisce quegli infidi voltagabbana dei parlamentari che si azzardassero a prendere troppo sul serio l'art. 67 Cost., è o sarebbe stata una riforma molto più palatable (mi duole ricordarlo, ma in italiano "palatabile" non esiste ed è bene che non esista) di un referendum fatto "per sfuggire alla magistratura" (perché così è stato capito).
Chest'è.
Quindi va tutto bene e la colpa è del popolo?
None, non va tutto bene (mi sembra evidente) e la colpa non è del popolo.
Che la colpa non sia del "popolo" l'ho argomentato sufficientemente, posso anche ripetermi, ma mi sembra più utile soffermarmi sul resto.
La prima cosa che non è andata bene, una volta fatta questa scelta avventata, è stata il racconto della riforma. E il rito accusatorio, e il rito inquisitorio, e i padri costituenti, e la riforma Vassalli, e tutte cose di cui alla maggior parte delle persone non importava assolutamente nulla, quando si poteva tranquillamente raccontarla così:
cioè in modo "logico-culturale", come diceva l'amico Mario, partendo dal presupposto che ci sono alcune categorie di persone, come i medici e i magistrati, che per fare del bene devono fare del male (tagliare, incarcerare), che questo male devono poterlo fare con serenità nell'interesse di tutti, e che gli eventuali errori commessi non devono essere demonizzati ma devono essere gestiti: non ha senso arrestare per lesioni un chirurgo nel momento stesso in cui incide il derma per andare a vedere che c'è sotto, ma non ha nemmeno senso che un magistrato che lascia per dimenticanza una persona in carcere per mesi, o un magistrato specializzato nella pesca a strascico (tanto non esistono innocenti ma solo colpevoli che l'hanno fatta franca) viva nella certezza dell'impunità.
Gli errori sono umani, ma in questo caso si rischia che siano sopra la media, e il rischio deriva dal fatto che il processo non garantisce serenità di giudizio al giudice, perché gli avanzamenti di carriera del giudice dipendono da un organo in cui potrebbe sedere il pubblico ministero o un suo amico. Deriva da qui la richiesta di separare le carriere. Non le funzioni, che nel processo sono già distinte, ma le carriere, i giudizi sull'operato dei magistrati.
L'impunità, a sua volta, dipende dal fatto che la funzione disciplinare è affidata allo stesso organo che esercita la funzione amministrativa. Se vi fanno una multa che ritenete ingiustificata, dove andate a contestarla? In consiglio comunale? E perché mai chi ha collocato l'autovelox dovrebbe dare torto a se stesso! Andate ovviamente dal giudice di pace (entro 30 giorni), per il semplice e ovvio motivo che eviterete di rivolgervi a chi è parte in causa. Viceversa, quando un magistrato esercita male la sua funzione, a giudicare il suo operato è chiamato proprio chi lo ha messo a esercitarla (un po' come se si chiedesse al sindaco di verificare se è omologato l'autovelox che ha messo per far cassa...)! Si capisce perché non funziona, no?
On top of all that, a causa di una legge elettorale del 1975, quindi ben posteriore alla Costituzione, le elezioni in CSM avvengono col metodo proporzionale su collegio unico nazionale. Questo significa che bisogna creare dei giganteschi comitati elettorali, che vanno dalla "A" di Aosta alla "A" di Agrigento, e che servono a decidere chi mettere in lista e in quale posizione, e a organizzare la campagna elettorale, una campagna che, come tutte, si basa ovviamente sul "cosa mi dai se ti voto?". Qui sì che la politica gioca un ruolo, nel senso deteriore e partitocratico del termine, e per risolvere questo problema c'è solo un metodo, quello che gli ortotteri proponevano: il sorteggio.
2589 battute.
Punto.
Quando è intervenuto, il premier l'ha raccontata così. Poteva o doveva farlo prima? Non lo so. Sono state dette tante cose controproducenti? Certamente sì. Aggiungo che siccome l'ultracasta si è disvelata, sarebbe bastato lasciar parlare lei. Ma purtroppo c'è una destra che, nel suo desiderio di essere o apparire migliore della sinistra, si propone di superarla in tutto, anche negli errori di comunicazione.
Amen.
Il problema più serio tuttavia è e resta un altro, la cui soluzione rischia di essere rinviata alle generazioni di un futuro che a questo punto sia molto distante, perché sono convinto sempre di più che questa soluzione non possa non prevedere un passaggio molto doloroso: è il problema di come ricostruire un mondo in cui i rappresentanti del popolo siano liberi di rappresentare il popolo con un minimo di efficacia! La soluzione di questo problema passa per un percorso di emancipazione del Paese che, lo sappiamo, non è nelle corde della sinistra, e richiede quindi che la destra al potere ci vada e ci si mantenga, naturalmente dimostrando di meritarselo, e rispettando le regole (visto che chi può permettersi di non rispettarle ha vinto!).
E qui casca la destra, che oltre a non aver riflettuto con la dovuta attenzione sulla natura del suo consenso (questo riguarda tutti, anche noi), soprattutto non ha fatto una accurata selezione del popolo da rappresentare, come invece ha fatto e continua a fare la sinistra! Ce lo siamo detti tante volte qui, no? Le Marie Antoniette della sinistra al popolo che voleva pane hanno dato, in no particular order, i matrimoni omosessuali, la schwa, l'inclusione, il kleema, il voto ai ggiovani, i migranti, i bambeenee, e via dicendo. Così facendo, le Marie Antoniette sono costruite un elettorato a loro immagine e somiglianza che ha funzionato benissimo perché ha consentito loro non tanto di scegliere i soldati con cui combattere, ma il terreno su cui combattere! Non quello della distribuzione del reddito e della giustizia sociale, dove rischierebbe, se qualcuno a destra avesse un po' di cattiveria, di essere messe di fronte alle proprie responsabilità (vedi sopra il buco da 602 miliardi), ma quello di tante battaglie identitarie che, per quanto minoritarie, e anzi proprio in quanto minoritarie, sono suscettibili di attirare un forte coinvolgimento "per", l'unico in grado di sovrastare, o meglio di aggirare e indirizzare, il diffuso coinvolgimento "anti". Questo spostamento dell'asse del discorso è evidente: alla fine, scegliere la Schlein anziché Bersani ha avuto un senso, e il senso era questo (che fosse voluto e cosciente o meno). Perché sì, nei paesi dal nome non inferiore a quattro sillabe fra cui mi aggiro io, ma anche negli strati del terziario sottoproletarizzato, cioè fra il famoso "popolo" (in senso sociologico), il voto è stato contro #aaaaabolidiga, ma, beninteso (i sondaggisti lo avranno certamente misurato), a questo voto conto la politica si è aggiunto un voto contro il Governo, cioè contro il fasheesmo, cioè per i bambeenee, e così via. Quello che rende compatibili le istanze della sinistra versicolore con il qualunquismo endemico qui da noi è, del resto, proprio il fatto che quelle istanze non sembrano (e in effetti forse non sono) politiche, cioè non sembrano "politica".
E questo spiega la celeste corrispondenza di amorosi sensi fra chi ha votato contro i propri interessi reali e chi ha votato per i propri interessi percepiti!
Che cosa possiamo fare?
Io tiro dritto e continuo a pensarla come quattordici anni fa:
Dobbiamo continuare a resistere, senza ignorare una consapevolezza che ormai credo abbiamo raggiunto tutti, o almeno l'ho raggiunta io, studiando meglio la storia, in particolare quella del mio collegio: chi all'epoca decise di mettere in gioco tutto, nella maggior parte dei casi lo fece perché non aveva più nulla da perdere. In altre parole, resta drammaticamente vero che perché l'amato popolo italiano, come tanti altri popoli, ricominci ad amare la democrazia, rifugga dalle lusinghe dell'antipolitica, occorre che sperimenti un po' l'alternativa. Insomma, è la solita storia, un po' paternalistica, ma non per questo meno fondata, dell'effetto Chichijima: ogni tanto occorre che, non riuscendoci nessuno, qualcosa faccia riflettere chi è nato dalla parte giusta della distribuzione del reddito che pace e democrazia devono essere conquiste quotidiane, che non si conseguono né con l'eccidio dei rappresentanti né con la tirannia delle minoranza. Non è da oggi né da ieri che faccio queste considerazioni, e non le vedo meno attuali dopo quello che è successo.
Dobbiamo resistere, deponendo però definitivamente la fiducia illuministica nel potere salvifico della verità. Che essa renda liberi lo si può raccontare solo se si è molto ben raccomandati, e anche in quel caso non è detto che poi vada a finire bene (così racconta la storia)! Certo, questo blog riposa ancora, in parte, su questa meravigliosa illusione. Far capire a chi non vive in un controfattuale che un altro mondo sarebbe possibile è un compito impervio e ingrato. Nel farlo sai che ti farai dei nemici (esempio: la Bce e le sue local branches), ma magari non metti in conto che il tuo nemico più accanito sarà chi astrattamente volevi aiutare! Va bene così. Non dobbiamo nemmeno arrovellarci troppo. Mentre qui ci poniamo tante domande, due forze lavorano per riportare un equilibrio: una è il rifiuto del globalismo espresso ormai dalla maggioranza degli elettorati europei (mi limito a questi perché sono quelli che ci possono aiutare a ripensare il sistema in cui siamo impaniati), e l'altra è la violenza dei mercati. Nel frattempo, per tenere la posizione bisognerà capire che il "se sò magnati tutto" è una costante biometrica inalterabile: non la puoi combattere, devi trovare un modo di girarle intorno. Non credo che questo abbia a che fare con aliquote fiscali, o con opere grandi o piccole, purtroppo. Mi limito a osservare una cosa: questo blog in qualche modo aveva anticipato il metodo della sinistra, perché aveva creato una minoranza consapevole e incazzata (che credo sia più o meno ancora qui). Quindi si possono costruire minoranze consapevoli e incazzate, che per l'antipolitica sono kriptonite, anche al di fuori del perimetro dei messaggi ammessi dall'intellighenzia "de sinistra".
Non aggiungo altro, per ora, aspettando i vostri riveriti commenti.
(...a scanso di equivoci e per risparmiarvene alcuni inutili: so benissimo che la riduzione dei parlamentari era anche nel programma della Lega del 2018. L'ho saputo dopo, a dire il vero, ma nel 2026 lo so! Quindi è inutile dirmelo. Non sarebbe inutile sapere se fosse una convinzione intima, o uno sfruttare la forza dell'avversario: ma questo non potremo saperlo mai...)
Proseguo dall'ultimo post sulla bilancia dei pagamenti investigando le conseguenze dei flussi, deflussi, e reflussi di capitali sugli stock di ricchezza, cioè sulla quantità complessiva di attività estere (extra Eurozona) detenute dai residenti dell'Eurozona, e di attività emesse nell'Eurozona detenute dal residenti esteri (che sono quindi passività per l'Eurozona: se uno statunitense comprasse per qualche motivo un Btp, sarebbe un'attività per lui, ma per noi sarebbe sempre debito pubblico).
I cambiamenti di struttura nel saldo finanziario (cioè, al netto di errori ed omissioni, nella somma algebrica del saldo delle partite correnti e del conto capitale) sono sostanzialmente due. Il primo, fra 2011 e 2012, è il passaggio da una situazione di sostanziale pareggio, con un saldo in media nullo, a una situazione di surplus, cioè di deflusso di capitali/accreditamento estero netto a una media di oltre 300 miliardi di dollari l'anno. Il secondo, localizzato nello stesso punto, riguarda la composizione del saldo finanziario: questo incremento medio di 300 miliardi di dollari è spiegato principalmente dalla componente di investimenti di portafoglio (che sono, lo ricordo, quelli fatti a scopo di gestione della liquidità, non di controllo di aziende). Il flusso di investimenti di portafoglio passa infatti da un deficit di circa 150 miliardi di dollari l'anno (afflusso di capitali/indebitamento netto) a un surplus di oltre 100 miliardi di dollari l'anno (deflusso di capitali/accreditamento netto), spiegando in buona sostanza quasi tutto l'incremento di 300 miliardi dell'accreditamento estero netto complessivo.
In termini di stock quindi ci aspettiamo che la posizione finanziaria netta (attività meno passività) cominci a migliorare dal 2012, e che questo dipenda in particolare dagli investimenti di portafoglio, il cui stock (netto) dovrebbe aumentare (nel senso che dovrebbero aumentare i titoli esteri nei portafogli europei, al netto dei titoli europei nei portafogli esteri).
L'andamento degli stock è in effetti più o meno coerente con queste considerazioni:
anche se non mancano discrepanze, su cui ci soffermeremo. Nel grafico vedete le attività e le passività lorde dell'Eurozona verso il resto del mondo (scala di sinistra) e la posizione netta (attività meno passività, scala di destra). In effetti la posizione netta comincia a migliorare (dal 2014 anziché dal 2012) fino a tornare positiva nel 2024. Dato che le passività crescono sempre, questo miglioramento è dovuto al fatto che le attività crescono più in fretta, come avevamo visto anche in questo grafico, riferito ai flussi, presentato nel post precedente:
La dinamica degli stock è quindi coerente con quella dei flussi: se l'accreditamento è più alto dell'indebitamento, i crediti crescono più dei debiti e la posizione netta migliora.
Circa la composizione della posizione netta, questo grafico:
chiarisce che, in effetti, a essere migliorata è soprattutto la posizione netta degli investimenti di portafoglio, che nel complesso è e resta debitoria (cioè sono più i titoli - azioni e obbligazioni - europei collocati all'estero che i titoli esteri acquistati da europei), ma dal 2013 si riduce in valore assoluto, cioè "migliora" (o peggiora: questo tipo di evoluzione può anche significare che all'estero hanno meno voglia di prestarci soldi, ma non entro ora in questo tema).
Nei dati di stock, ripeto, vediamo quindi riflessa in modo abbastanza fedele la dinamica di quelli di flusso, con una significativa eccezione: perché mai dal 1999 al 2013 la posizione creditoria netta sull'estero (NIIP) diminuisce, nonostante che il flusso di accreditamento netto verso l'estero sia in media sostanzialmente nullo?
Questa cosa in realtà non è difficile da capire sulla base delle nostre esperienze personali: quelli di noi che riescono ad avere un flusso di risparmio lo investono in strumenti finanziari, e in linea di principio la somma lungo gli anni di questi risparmi è la ricchezza individuale, ma naturalmente il valore di questa ricchezza non si traduce nella mera somma algebrica dei risparmi accumulati, ma risente anche del valore degli investimenti fatti: 100 euro di risparmi investiti in azioni nell'anno t (flusso di risparmio) possono diventare alla fine dell'anno 120 o 80 a seconda che l'azione sia salita o scesa. La posizione netta sull'estero misura la ricchezza, non il risparmio, del Paese, e quindi risente del valore degli investimenti, motivo per cui può muoversi in su o in giù a seconda di come si muovono i tassi di interesse, i corsi azionari, e i tassi di cambio, anche se il saldo finanziario (FAB) è sostanzialmente nullo. Eh già, perché trattandosi di investimenti internazionali, ovviamente contano anche i tassi di cambio!
A titolo di esempio, immaginate il caso in cui un residente europeo emette un titolo denominato in euro e lo vende a un residente statunitense a un cambio ipoteticamente pari a 1. I 100 euro di debito europeo verso gli Usa corrispondono quindi a 100 dollari di debito europeo verso gli Usa. Se poi l'euro si rivaluta, salendo ad esempio a 1,2 dollari per euro (quotazione certo per incerto: un euro compra 1,2 dollari), il debito è sempre di 100 euro, ma nel frattempo purtroppissimo è diventato di 120 dollari, e quindi la posizione finanziaria netta espressa in dollari peggiora. Nel primo decennio del secolo in Europa è successo proprio questo, e ve lo spiega in modo limpido la BCE in questo riquadro esplicativo del 2010, mentre in questo successivo Occasional paper del 2017 chiarisce che questi effetti non sono stati invece determinanti nella fase di rientro dalle posizioni nette negative (cioè dalle esposizioni debitorie nette), operazione per la quale il vecchio metodo di tirare la cinghia (cioè di portare in terreno positivo il CAB e quindi il FAB, le partite correnti e quindi il saldo finanziario) si era dimostrato insostituibile.
E così abbiamo messo un'altra piccola tessera nel mosaico della nostra comprensione.
Ovviamente, seguitemi per altri trucchetti... perché ora bisogna tornare sul discorso di LVI, di cui non credo che tutti abbiano colto ogni sfumatura (e vale senz'altro la pena di approfondirle)...