venerdì 1 maggio 2026

Sottotitolo

Dilettissima comunità, emerge un altro problema: a quanto sembra, onde rimarcare il fatto che si tratta di una seconda edizione (se pure nel senso minimalista che ci siamo detti: una nuova introduzione, mantenendo la vecchia, tutto il testo originale coi grafici riproporzionati e i refusi corretti - aspetto indicazioni, e una corposa postfazione di una settantina di pagine con una quindicina di grafici fra nuovi e rinnovati), pare occorra modificare il sottotitolo.

Quello precedente, ve lo ricordo, era: "Come e perché la fine della moneta unica salverebbe democrazia e benessere in Europa" (84 battute). Non mi pare che questo titolo abbia perso di attualità, tutt'altro! Direi che gli evidenti ricatti cui sono stati sottoposti governi "eurizzati" come quello greco (nel 2015, tre anni dopo la pubblicazione del saggio) hanno se mai aggiunto alle preoccupazioni che quel titolo esprimeva, anche se, come abbiamo visto, il problema ha dimensioni più ampie di quello monetario: basta vedere in che modo elettorati "non eurizzati" come quello ungherese sono stati ricattati con la minaccia di non ricevere... i vostri soldi! Il problema di democrazia esiste ed è più ampio, e il crollo dell'unione monetaria resta una condizione necessaria ma non è mai stata una condizione sufficiente, anche se la sintesi del sottotitolo sembrava suggerirlo, e su questo aspetto all'epoca si scatenarono infinite (e infime) polemiche di chi, attaccandosi all'unica cosa che aveva letto, ci imponeva sermoni intrisi di un trito benaltrismo d'accatto.

In effetti quindi la necessità di ritornare su quel sottotitolo, non fosse che per eliminarne l'ambiguità, è senz'altro uno stimolo positivo. Va anche detto che dopo quasi quindici anni l'euro è ancora con noi (il Signore ce lo conservi!): sono però sempre meno con noi il benessere e la democrazia, il primo schiacciato dalle rigidità dell'Unione economica e monetaria, e la seconda schiacciata dalla necessità di sedare il dissenso che il malessere economico porta naturaliter con sé. Probabilmente bisognerebbe partire da qui, cioè dall'idea che stiamo sacrificando il nostro futuro al Moloch di un'idea i cui evidenti rischi erano chiari fin dall'inizio (anzi: fin dal 1957, come sa chi non ha letto solo il sottotitolo)!

Avete proposte?

Perché tutti anelate a fare qualcosa: ma la bacchetta magica per farvi scomparire, quando occorre sospendervi per eccesso di petulanza, è proprio questa: chiedervi di fare qualcosa...

(...resterei nelle 80 battute...)

giovedì 30 aprile 2026

Proporzioni

Ci siamo detti che Il tramonto dell'euro è un classico, e quindi il testo non va toccato (e non sarà toccato, con l'eccezione della rimozione di alcuni refusi che vorrete segnalarmi). Però, proprio perché è un classico, merita che i suoi grafici vengano riproporzionati da così:


a così:


cioè usando il buon vecchio 1,618 che se andava bene a Fidia per il timpano del Partenone, può andar bene a Bagnai per il debito della Grecia. Tra l'altro, questo lascerà più spazio per le cosette che voglio raccontarvi nella postfazione... e ce ne sono!

 

Per maggior chiarezza: crisi e scostamento

Questo è quello che ho detto oggi in aula:


(...poveri operatori informativi, come ci sono rimasti male! Ma di loro su questo blog abbiamo parlato fin troppo. Oggi si sono esibiti in tutto il loro repertorio: inventando balle, storpiando nomi, inseguendomi coi loro microfonini... Eh, porelli! Gli era proprio piaciuta la bozza che avevano in qualche modo estorto agli uffici! Ma il mondo è di chi si sveglia presto, e di chi ha il dono del kairòs. Loro, pore stelle, non hanno né l'uno né l'altro, e così il risultato finale gli è spiaciuto, perché è un risultato che riflette l'interesse del Paese, di quel Paese che loro odiano, perché loro vi odiano, e mica si nascondono dietro un dito! A proposito, se vi pungesse vaghezza di ringraziarli per tutto il bene che ci hanno fatto in questi anni, qui avete un'opportunità da cogliere, non fosse che come valore segnaletico: Basta soldi ai giornali! Si tratta dell'ennesima opportunità che vi viene offerta per fare un gesto significativo contro nemici del Paese e della vostra prosperità, ma sarà anche l'ennesima opportunità che vi lascerete sfuggire, naturalmente... dando la colpa a #aaaaabolidiga! Che ci volete fare? Io ormai vi conosco. Se mi guardo indietro, se penso a quando ho aperto questo blog, come grido di disperazione, mai e poi mai avrei pensato di esercitare un giorno la mia concinnitas in simili aule. Invece è successo. Succedono, in effetti, anche cose inattese. Basta lasciar lavorare la vita, e la morte...)

martedì 28 aprile 2026

Ancora sul patto di stabilità: il debito

Poco fa abbiamo ragionato sui possibili effetti sulla produttività dell'Eurozona del Patto di stabilità, della sua natura prociclica, della sua tendenza a reprimere gli investimenti. I dati sono impietosi.

Ma il Patto è almeno servito a farci indebitare di meno? E quali sono stati i Paesi più virtuosi?

Anche in questa dimensione, come sapete, le prestazioni del Patto lasciano a desiderare. Se facciamo pari a 100 il debito nel 1995, negli ultimi 30 anni le cose sono andate così:


Va da sé che non ha molto senso esaminare nello stesso grafico la dinamica di Paesi che hanno avuto traiettorie storiche e hanno tuttora dimensioni molto diverse. L'esplosione del debito in Estonia, per dire, non suscita particolare preoccupazione, date le dimensioni infime del Paese rispetto all'aggregato dell'Eurozona, e dato il punto di partenza particolarmente basso del debito pubblico (che è arrivato a poco più del 23% in rapporto al Pil). Ha più senso confrontare il contributo dei singoli Paesi alla crescita del debito totale, magari dal 1998 (cioè dall'anno successivo alla stipula del Patto di stabilità) ad oggi. Il risultato è questo:


e non ci riserva grandi sorprese. I Paesi piccoli hanno dato un piccolo contributo alla crescita del totale, che è stato di circa il 200% (cioè il debito in valore assoluto è triplicato), e fra i Paesi grandi quello che ha contribuito di più alla crescita complessiva è stato la Francia, il cui incremento spiega il 27% dell'incremento totale (cioè poco più di un quarto). L'Italia, che pure ereditava una situazione molto più preoccupante, spiega solo il 19%, che certo non è poco (poco meno di un quinto), ma è poco distante dal 17% della Germania (poco più di un sesto).

Ne avevamo parlato anche qui e qui, quindi per voi non sono novità. Aggiungo, a beneficio dei perfettini, che so bene che il problema non è il debito pubblico, ma quello privato estero. D'altra parte, se voi lo sapete è perché ve l'ho insegnato io nel 2011 (o dopo il 2011 ve l'ha insegnato qualcuno che l'ha imparato da me): quindi, se ve lo ricordate voi, perché dovrei essermene dimenticato io che ve l'ho insegnato?

Bene.

E ora, visto che a voi la politica interessa tanto: quali sono secondo voi le implicazioni politiche di questo freddo dato statistico?

Il patto di stabilità ha funzionato?

Dal dibattito sul Patto di stabilità e crescita è assente una domanda fondamentale: il Patto ha funzionato?

Perché prima di chiedersi se e quanto difenderlo perinde ac cadaver, o se e quanto sospenderlo (e per fare cosa), magari sarebbe utile sapere se e quanto esso ci abbia garantito crescita e sostenibilità. A questa domanda si può rispondere solo con una analisi di medio-lungo periodo. La risposta voi la sapete, ma ve la rimetto qui, visto che il tema è diventato di attualità.


La figura rappresenta la produttività oraria nella zona Euro e negli Stati Uniti. La spezzata tratteggiata marca la data dell'adozione delle regole pro-cicliche note come "Patto di stabilità". Prima dell'adozione di queste regole i Paesi europei stavano recuperando il loro gap tecnologico rispetto agli Stati Uniti: era cioè in atto un processo di catch-up che aveva portato i livelli di produttività a coincidere. Dopo l'adozione di queste regole l'Eurozona ha cominciato a falling behind, a perdere terreno rispetto agli Stati Uniti. I numeri sono abbastanza eloquenti:


Il tasso medio di crescita della produttività nell'Eurozona è passato dall'essere il doppio all'essere meno della metà di quello degli Stati Uniti. L'impossibilità per i bilanci nazionali di svolgere una funzione di stabilizzazione anticiclica, e la compressione degli investimenti pubblici netti:


(di cui abbiamo parlato qui), conseguenza del non aver mai voluto escludere le spese produttive dal computo dei parametri di bilancio (cioè dell'aver sempre rifiutato la golden rule), spiegano questi risultati deludenti, che non sono conseguenza del destino cinico e baro, ma di precise scelte di politica economica incorporate nel quadro istituzionale europeo.

Vale la pena di difendere queste regole?

Per quanto queste parole possano sembrare forti, l'alternativa non è fra derogare al Patto o applicarlo rigorosamente. L'alternativa è fra derogare al Patto (e possibilmente abrogarlo) o scomparire.

Ricordo infatti che il Patto viola una delle caratteristiche fondamentali del progetto di moneta unica così come era stato a suo tempo concepito e proposto in One market, one money: la capacità dei bilanci nazionali di rispondere a shock nazionali e regionali (cioè che colpissero l'intera zona) attraverso i meccanismi dello stato sociale e altre politiche:

Privando i bilanci nazionali di questa flessibilità, il Patto di stabilità è stato un tradimento fondamentale del progetto di moneta unica. Quali siano i motivi che hanno portato a proporre e accettare un simile tradimento ora poco importa: a distanza di trent'anni dobbiamo guardare avanti e riportare le cose in un alveo di razionalità, ponendo fine al lento suicidio europeo.

Tutto qua.

sabato 25 aprile 2026

Il mio 25 aprile

In fondo lui si era espresso in forma dubitativa: “Potevo fare di questa aula sorda e grigia un bivacco di manipoli. Potevo: ma non ho, almeno in questo primo tempo, voluto.”

Guardate invece che cosa mi ha scritto un gentile utente FB poco fa:

“Recuperate  i 120 miliardi di evasione/elusione fiscale annui!!! Ma possibile che negli ultimi 30 anni bisogna sempre sentire le solite, ridicole disamine? Che la coperta e' sempre troppo corta ? Ma possibile che il paese venga sostenuto sempre dai soliti disgraziati? Fate pagare le tasse a chi di dovere! Saremmo non solo la quarta potenza mondiale( più soldi per infrastrutture, istruzione,sanita', ricerca), ma ci sarebbe più pace e giustizia sociale. Ah, dimenticavo i 60 miliardi annui che se ne vanno in corruzione......Poi, anche per rispetto ai valori cristiani  di cui vi riempite la bocca, o a quelli ideologici della sinistra,voi, cari parlamentari, devolvete un 30% del vostro "modesto" stipendio ad un fondo per le cure sanitarie agli indigenti o per la sistemazione di strade,acquedotti e ponti e per la sistemazione idrogeologica del territorio. Sono stufo di ascoltare i vostri teatrini!!! Non sapete nemmeno quanto costa mezzo chilo di pane comune!!”

Caritatevolmente ho risposto:

“Mamma mia che concentrato di grillismo! Nostalgia del reddito di divananza? Ha detto così tante stupidaggini che non si sa da dove iniziare. Dunque: le indennità dei parlamentari sono state riviste al ribasso (tagliate, per farmi capire da lei) cinque volte dal 2000 in qua, inoltre il numero dei parlamentari è stato decurtato di oltre un terzo, quindi il 30% delle indennità parlamentari equivale a 900.000 euro al mese con cui lei vorrebbe sistemare strade, acquedotti, ponti, dissesti idrogeologici e curare gli indigenti! Ma è bellissimo, la soluzione era a portata di mano e nessuno ci aveva mai pensato! Ma lei lo sa che con una somma simile si potrebbe fare la manutenzione dell’1,57% delle strade provinciali italiane (escludendo i dissesti idrogeologici, le statali, le comunali, le autostrade)? Abbiamo svoltato, no? Problema risolto, no? La verità è una e una sola: che a voi grillini puzza la democrazia, che nel vostro intimo (o infimo) siete solo dei fascisti, nemici del Parlamento e del concetto stesso di rappresentanza democratica, per sminuire il quale proponete soluzioni che non definirei nemmeno di pancia, ma direttamente di sfintere. Io lo so quanto costa un chilo di pane, so quanto guadagna un parlamentare e quanto lavora (cosa che non sapevano gli scappati di casa con cui avete infestato le istituzioni) e so quanto costa la manutenzione delle strade. Quello che sa lei lo ha ampiamente dimostrato.”

E quindi lui poteva (nel 1922), ma non lo ha fatto. 

Le stampelle di LVI, cioè i nostri amici ortotteri, invece, potevano, e lo hanno fatto, e i risultati si vedono.

I manipoli dell’antiparlamentarismo, cioè del fascismo, bivaccano ormai ovunque: non solo a Montecitorio, ma in ogni umano consesso, in ogni arena social, in ogni studio televisivo, compresi quelli gestiti da verilibberali™️! Da questo regime change, amici miei, non si tornerà indietro facilmente (sicuramente non basterà intonare a comando la nota melodia kletzmer) perché questo cancro ha disseminato di metastasi il corpo della democrazia, e non può essere operato. L’unico modo per sconfiggerlo è attendere serenamente la morte dell’organismo che lo ospita e lo nutre. Prospettiva inquietante, lo comprendo, ma ineludibile. Quanto più è il disprezzo che gli italiani provano per la rappresentanza democratica, tanto maggiore dovrà essere il dolore e il lutto che essi dovranno subire per riapprendere ad apprezzarla.

Insomma: prima che vada meglio, dovrà andare peggio, perché, come disse il noto (ad alcuni) tassista: “Se sò magnati tutto!…”


venerdì 24 aprile 2026

I segreti della nonna (e del nonno)

Una cortese utente della cloaca si è posta una questione non peregrina, che credo tutti noi ci siamo posti:


Mi sono permesso di risponderle così:


citando un grafico tratto da questo post.

Sono poi intervenuti sciapetti vari, ma, com'è vero che dal letame può nascere un fiore, anche dagli sciapi può nascere un pensiero: ovviamente non loro, nostro!

Cosa determini l'arresto delle retribuzioni reali lo sappiamo noi oggi come lo sapevano i comunisti ieri: l'integrazione monetaria, che, per i Paesi deboli, si traduce nella famigerata politica del "cambio forte" come strumento di disciplina salariale. Non è complottismo, è politica economica, è scritto sui manuali di quella materia:


(qui il solito Acocella), e non ci vuole molto a capire come funziona. Con mobilità internazionale dei capitali e cambio fisso il discorso è molto semplice: se l'operaio non accetta salari più bassi per compensare la mancanza di flessibilità del cambio, l'imprenditore delocalizza ed è finita la commedia. Non ve ne eravate accorti?

Quindi l'integrazione monetaria è un ovvio strumento di compressione salariale, e l'euro, che ne è il compimento, è solo la cristallizzazione di rapporti di forze che si sono venuti configurando all'inizio degli anni '80 (nella piena consapevolezza e altrettanto piena inerzia della sinistra).

Colgo l'occasione per rispondere alla solita obiezione: ma l'euro ce lo hanno anche gli altri! Perché solo noi ci avremmo rimesso?

Ma santi numi! Quanto ci vuole a capire che quella che per un Paese debole è una politica del cambio forte, per un Paese forte è una politica del cambio debole? Ci siamo talmente fatti condizionare dal discorso (dilettantesco) secondo cui l'euro sarebbe stato fatto per impedirci di svalutare, che non ci siamo accorti che in realtà era stato fatto per consentire alla Germania di svalutare!

E infatti, se prendiamo i quattro principali Paesi dell'Eurozona, e replichiamo il grafico dell'andamento del salario reale (sempre dal solito database AMECO Online), ponendo i salari uguali a 100 nel 1980 vediamo questo:



L'inizio della terza globalizzazione, cioè la fine della "repressione finanziaria", frena un po' tutte le economie, e questo non stupisce, visto che la vittoria della rendita sul lavoro si realizzò grazie a (e si concretizzò in) un drastico aumento dei tassi di interesse reale:


(come ci ricordano Reinhart e Sbrancia), ma qui da noi i Paesi periferici (Italia, Spagna), cioè quelli per cui l'integrazione monetaria significava adottare un cambio forte, vedono i loro salari reali più penalizzati dei paesi centrali (Francia e Germania), quelli per cui l'integrazione monetaria significava adottare un cambio debole (specifico: per la Francia questo vale fino a un certo punto, e infatti la Francia ha compensato e sta compensando con debito pubblico). Quindi i salari reali nostri (e spagnoli) si sono praticamente fermati perché occorreva comprimere i salari nominali per tenere il passo con gli altri Paesi cui eravamo legati, mentre quelli tedeschi e francesi hanno avuto più spazio per crescere.

Ma è così difficile da capire?

"Anche gli altri hanno l'euro gnegnegnè!" Quante volte abbiamo sentito questa obiezione? E bisogna essere molto ma di molto cretini per non capire che se la forza di un cambio (quello dell'euro) riflette la media ponderata della forze delle economie che lo adottano, per le economie sopra la media sarà debole e per quelle sotto la media sarà forte. Il problema dell'euro, e delle "unioni" così come le intende l'Europa in generale, è appunto questo: che essendo unioni fra disuguali non creano condizioni di parità, ma consolidano squilibri!

Ma il pensiero magico europeista è e resta quello degli sprovveduti secondo cui si può (e quindi si deve) essere tutti "sopra la media". C'è tanta povertà etica ma soprattutto intellettuale in questo modo di porsi!

Comunque: l'integrazione monetaria fa male a tutti, perché anche se appartieni ai "forti", il massimo che poi ottenere con la svalutazione competitiva praticata adottando una moneta per te debole è lo svuotare di potere d'acquisto i mercati dei vicini, quindi a priori direi che è decisamente meglio starne fuori, e i dati lo confermano. Guardate ad esempio come si è comportata la Norvegia, un Paese che ha saggiamente deciso di farsi i fatti suoi:


Diciamo che è passata abbastanza indenne dallo shock dei primi anni '80, anche se ha patito molto l'ultimo shock inflazionistico. E qui quelli bravi diranno: "Per forza! Dall'inizio degli anni '70 ha il petrolio, e poi non è mai entrata nell'Unione Europea!". Come la Svezia?


Di petrolio svedese non ho mai sentito parlare, mentre ricordo quando la Svezia entrò nel sistema monetario europeo, e si vede bene nel grafico come questo frenò la sua dinamica salariale. Poi però decise di non entrare nell'euro, e i risultati mi sembrano abbastanza eloquenti.

Ma naturalmente c'è sempre il cretino per cui questi risultati dipendono dal colore dei capelli: si sa, i biondi sono disciplinati e virtuosi (qui un noto esempio)! E allora come me la spiegate questa?


La Finlandia non entrò negli accordi di cambio dello SME (e si vede: guardate come vanno dritti i suoi salari negli anni '80!), poi entrò nell'UE a metà anni '90 (e si vede già una frenata) e fu socia fondatrice dell'euro. Infatti, dal 2011 (crisi del debito) i suoi salari reali sono andati decrescendo, come quelli dell'Italia, con una possibile inversione di tendenza dopo il COVID (di questa roba avevamo già parlato qui).

Insomma: l'economia sicuramente non è una scienza (così facciamo contenti gli ingenui...), ma stranamente quello che sta scritto nei suoi manuali tende a succedere nel mondo reale, indipendentemente dal colore della chioma di chi lo popola (problema che comunque, come sapete, non mi riguarda). Ed ecco spiegato il segreto della nonna (e del nonno): loro vivevano in un mondo in crescita, in cui la distribuzione del reddito non era pesantemente alterata a svantaggio del lavoro da una delle più potenti alleate del capitale finanziario: la Banca centrale indipendente! Non è un gran segreto, a dire il vero, e a me non sembra nemmeno così tanto difficile da capire. Tuttavia, lo spostarsi dell'agenda su altri temi ha il vantaggio di rendermi indulgente: ogni volta che devo farmi rispiegare da Sergio il meccanismo di formazione del prezzo marginale nei mercati energetici scuso tutti quelli che, quarantasette anni dopo, non hanno ancora capito il meccanismo di adeguamento dei salari in un mercato valutario drogato dal cambio fisso!

Solo che... dopo un annetto io sto cominciando a capire!

E gli altri?

mercoledì 22 aprile 2026

(Nun) semo mijoni!

Ieri notte, mentre dormivo il sonno del giusto, per la prima volta nella sua storia questo blog ha superato la cifra di un milione di visualizzazioni mensili (mentre inizio a scrivere sono 1008518). Il picco precedente era stato di 808722 in piena crisi greca, nel luglio del 2015. Dall'inizio a novembre 2011 le visite avevano raggiunto un primo massimo locale a 586242 nel marzo 2013 (nel mese precedente si erano tenute le elezioni politiche), poi un altro massimo a luglio 2015, poi c'era stato un assestamento in un corridoio fra 400000 e 600000 durato fino al mio ingresso in politica, e fino a giugno 2018. A luglio 2018, per carenza di articoli (nel 2018 si erano ridotti a un terzo) la soglia di 400000 venne bucata verso il basso collocando il blog, ormai poco presidiato, in un corridoio fra le 200000 e le 400000 visualizzazioni (nel 2019 i post furono solo 41, anche se vi fu il terzo più visto di sempre, cioè questo, che dovette il suo successo all'essere ripreso da Quirispia, mentre il più visto di sempre era stato nel 2018 questo, sempre attuale, che dovette il suo successo all'essere ripreso dalla pagina Facebook di Salvini - ma allora c'era Luca Morisi... - e il secondo più visto di sempre era stato nel 2015 questo, che dovette il suo successo all'aver vinto i MIA Award 2015 come miglior articolo). La resistenza di 400000 venne rotta con il COVID, che costrinse molte persone a cercare rifugio e conforto nella rete, raggiungendo un massimo locale a 499000 nell'aprile del 2020 (quando, nel decimo post più letto di questo blog, vi spiegai i motivi del consenso di Conte e come questi avrebbero influito sulla gestione autoritaria della pandemia). A luglio però sfondammo il supporto a 200000 e ci collocammo in una fascia fra 100000 e 200000 visualizzazioni, dove 100000 si affermo come il nuovo supporto, e, in qualche modo, il metabolismo basale del blog. Nota bene: questo sfondamento è quindi antecedente alla scelta (da me subita) di sostenere Draghi, e quindi ha poco a che vedere con l'aver tradito i mijoni che hanno la verità in tasca (da Marione a Trombetta in giù). Nel 2023 sono tornato a scrivere. La resistenza di 200000 è stata rotta prima con un massimo locale a 383964 a giugno di quell'anno, e poi definitivamente a febbraio del 2025, e oggi siamo qui.

Quindi semo mijoni?

No, ovviamente no, e prima che amici mi fornissero dotti articoli di informatici, senza l'ausilio di cretini specializzati ero arrivato da me alla conclusione che non tutti quegli accessi fossero e siano genuini. Gli indizi erano tre: la quantità di visualizzazioni dell'ultimo post uscito (che una volta era molto più alta), la distribuzione delle visualizzazioni su post non referenziati dall'ultimo post uscito, e la concentrazione delle visualizzazioni in picchi altissimi localizzati in ore di per sé anomale (tipo alle due di notte), cui aggiungerei anche la localizzazione geografica in località esotiche come Singapore o in Paesi da cui avevamo sempre avuto un seguito discreto ma non preponderante come gli Stati Uniti. Detto fra noi: era antropologicamente impossibile che delle groupies superficiali quali voi siete, che non hanno mai cliccato su un cazzo di link nemmeno con una pistola puntata alla tempia, improvvisamente si fossero messe a beneficiare della ricchezza di ipertestualità offerta manibus plenis dal Dibattito! Evidentemente quello che gli uomini (chiamiamoli così) non volevano fare lo stava facendo una macchina: gli accessi quindi erano in buona parte (direi almeno una metà, a mio superficiale giudizio) dovuti a scraper di vario tipo, per lo più legati a programmi di intelligenza artificiale. Oggi basta cercare un post con Google perché Gemini si senta in dovere di darci la sua interpretazione del mio pensiero, magari anche qualcuno di voi ogni tanto ha chiesto a qualche servo sciocco tipo ChatGPT di fargli un riassuntino di una determinata tematica, nelle vostre tenzoni con Grok molti di voi hanno citato il blog, e secondo me qualche paraculetto ha anche usato l'intelligenza artificiale per farsi scrivere testi sull'euro basati sul nostro materiale. Le spiegazioni degli specializzati potete trovarle ad esempio qui e qui e ci spiegano appunto che Google considera i bot come esseri umani e che in altri casi il 68% del traffico di un sito era riconducibile a bot AI. Ringrazio Alessandro Greco per la conferma, ma resta il fatto che per chi, come me, scolarizzato nel XX secolo, questa community l'ha creata e le ha dato una casa (quella virtuale, cioè questo blog, e quella reale, cioè il nostro incontro annuale), non occorrevano simili autorevoli conferme. Sono anzi piuttosto stupefatto da quanto poco i gestori di altri siti sappiano del loro pubblico, al punto di confondersi in tale misura sulla genuinità del loro traffico, ma il dato di fatto è che l'eccezione non sono loro: l'eccezione sono io, cioè siamo noi! Non esistono altri esempi di community virtuale simile alla nostra, dove l'interazione fra chi ha creato lo spazio e chi ne fruisce è così stretta e così vera. Quindi è normale che gli altri debbano ricorrere a sofisticati strumenti informatici per farsi spiegare se chi lo segue sia vero o finto. Io non ne ho bisogno.

Aggiungo un paio di considerazioni sparse, e poi passo ad altro.

Io non faccio marketing, non ho nulla da vendere, non cerco consenso, me ne fotto del SEO, l'unica cosa che mi manca in questo momento è una casa in pietra in cui arrivare serenamente a 110 anni con una sorgente e una cucina a legna (ma nel frattempo ho messo da parte i soldi per procurarmela, quindi quando sarò di nuovo padrone del mio tempo potrò risolvere anche questo problema), motivo per cui il dato su chi mi stia seguendo, e se sia vero o falso, non ha per me alcun valore, essendo funzionale al perseguimento di obiettivi che non ho! Posso immaginare che in questo momento, defalcando i contatti dal Vietnam (!) e i picchi come quello delle 23 di eri sera (che comunque non era anomalo: 2500 visualizzazioni) le visualizzazioni reali siano appunto fra il 30% e il 40% di quelle "nominali", cioè che si sia tornati nel corridoio 200.000-400.000 in cui eravamo fra 2018 e 2020, o magari anche un po' più su, ma di questo numero non so esattamente cosa farci. Sono contento quando ricevo commenti intelligenti (e mi dispiace che ce ne siano meno di un tempo: i commentatori più assidui sono poveri cristi inaciditi dall'esistenza, il cui contributo sinceramente è superfluo, ma tant'è: evidentemente in questa fase questo mi merito...), ma è pur vero che ora, se voglio stimoli, ho anche altri interlocutori che prima non potevo avere e che sono più informati di voi, quindi amen.

Seconda considerazione: gli 808722 del luglio 2015 erano senz'altro veri: l'IA, l'orrendo raglio che atrofizzerà le nostre capacità cognitive, non risuonava ancora per il web! Quell'anno a Montesilvano fummo 647, mentre l'anno scorso eravamo 523, in recupero dal periodo COVID che ci aveva calmierato a 200, e dopo un massimo di 707 nel 2019. Il grafico della vergogna ci spiega bene che più della disaffezione possono essere state le difficoltà economiche a calmierare (relativamente) il numero delle presenze, ma per chi come me deve frequentare per lavoro le sale altrui questi numeri sono sempre strabilianti! Il punto però è un altro, e sarebbe il caso che ve lo chiavaste in testa, per evitare i ridicoli errori di valutazione dei Marioni e delle Trombette di turno: avere un blog molto frequentato, avere una presenza social importante (ma basta guardare i numeri di qualsiasi sgallettata "no vabba igonigo!" per tornare umili), riempire sale, non significa essere milioni, e non rendersi conto di questo significa essere mijoni.

Noi non siamo stati veramente milioni nemmeno quando nel periodo 2015-2018 eravamo sorretti da un pubblico che era verosimilmente più genuino di quello attuale. Il nostro messaggio euroscettico non è bastato a dare all'unico partito euroscettico la maggioranza relativa (anche se è stato magna pars del suo quadruplicare la presenza in Parlamento), cioè non ha determinato un fenomeno comparabile a quello di AfD o del RN, e questo anche perché in quei Paesi non è stato messo su un esperimento di gatekeeping così strutturato e abile come quello costituito qui da noi dal Movimento 5 Stelle, dai fottuti ortotteri contro cui fin dall'inizio vi avevo messo in guardia, ma invano, anche perché non eravate voi quelli da convincere, ma i milioni, che sono difficili da attingere per diversi motivi, il primo dei quali (che non ci riguarda, per fortuna) è il sentirsi mijoni. La sconfitta di cui ci ha parlato Preterossi e sulle cui motivazioni così eloquentemente si interrogava (ascoltarlo è sempre un piacere) nel 2021 in realtà ha una spiegazione molto semplice: non eravamo abbastanza, la cosa che non ha funzionato è questa, e non ha funzionato oggettivamente per la presenza qui da noi di un movimento di gatekeepers coi cui cascami sinceramente sconsiglierei di flirtare ex post così come sconsigliavo di legittimarli ex ante (e tanto per essere chiari: il momento più difficile per me non è stato il dover intervenire in discussione sulla fiducia a Draghi, ma il dover accettare il "contratto di governo", perché io sapevo, e ve lo avevo detto, con chi avevamo a che fare: con la stampella del PD).

Chiaro?

No.

Ma non fa niente.

Con immutabile stima, il vostro

Guru.

(...e quindi? E quindi niente: siamo sempre qui e qui continueremo a stare per altri 46 anni. Poi dovrete cercarvi qualcun altro...)

martedì 21 aprile 2026

Potevamo scegliere?

(...rapidamente, prima di andare a Sky, volevo condividere con voi un commento al post su Arditti che ha secondo me qualcosa a che vedere anche col post precedente, quello sull'energia... ma il nesso ve lo spiegherò dopo Sky...)

Enrico Pesce ha lasciato un nuovo commento sul tuo post "In memoriam...":

Vale anche per gli adulti. Autovelox a tappeto, cinture di sicurezza anche a 30km/h, telecamere urbane, divieti di falò in spiaggia o anche solo di fermarcisi a vedere le stelle, di vendere una birretta a un diciassettenne, l'obbligo di mostrare la tessera sanitaria al distributore di sigarette, tutte innovazioni certamente meravigliose che ci assicurano di arrivare sani e salvi a una eventuale aggressione in stazione, allo scontro con un autista alcolizzato e senza patente o all'offerta di una dose nel parco. Purtroppo pagate con un continuo controllo, sempre più automatico e insindacabile, e la consapevolezza di essere di sicuro dei trasgressori. Potevamo scegliere tra la sicurezza e la libertà, abbiamo scelto la sicurezza e non abbiamo avuto né l'una né l'altra. Non è strano che poi ci si sfoghi, adulti e bambini, nei mondi virtuali dove la libertà è completamente virtuale anch'essa.

Pubblicato da Enrico Pesce su Goofynomics il giorno 21 apr 2026, 13:11


(...dichiaro aperta la discussione generale. Io me ne vado da Misiani a Sky...)

Qualche dato sull'energia, parte prima.

Possiamo tirare un respiro di sollievo!

Alla fine Confindustria, quella che "se Renzi perde il Paese va in recessione":


(risultato: il Paese invece di andare in recessione nel 2017 è cresciuto fino a quando il COVID l'ha mandato in recessione nel 2020, e nel triennio 2017-2019 il tasso di crescita è stato inferiore dello 0,08%, non del 4%, rispetto alle previsioni, cioè in pratica la crescita media è stata identica a quella prevista dal Fmi nell'outlook di ottobre 2016); quella che "coi dazi di Trump perderemo 100.000 di posti di lavoro":


(risultato: da luglio 2025 a dicembre 2025 l'occupazione è aumentata di 14.000 unità invece di diminuire di 37.000 e nel 2026 gli ultimi dati disponibili ci indicano un aumento di 49.000 unità, quindi è un po' difficile che si termini l'anno con una diminuzione di 75.200); insomma, quella cosa lì si è finalmente espressa anche sulla crisi energetica con i consueti toni apocalittici:


Quindi, direte voi, possiamo stare tranquilli!

Sì e no.

Sicuramente c'è poco da stare allegri, ma altrettanto certamente non aiutano le rappresentazioni distorte di quanto sta succedendo. Capisco le preoccupazioni degli imprenditori e capisco la necessità delle loro associazioni di fare pressione, ma credo che si possa dare un aiuto migliore mantenendo la lucidità. Ha dato una mano in questa direzione l'ottimo Sergio Giraldo su Twitter (suggerisco di seguirlo assiduamente), aggiungo qui qualche considerazione e qualche fonte, in modo che possiate orientarvi meglio. In fondo, visto che finora (con l'eccezione di Sergio e di pochissimi altri) hanno parlato carnivori e artiodattili (cioè cani e porci), ci sta che due parole vengano aggiunte dall'unico che su questi temi ha pubblicato su riviste di fascia A, occupandosi in particolare del caso italiano (altro esempio di articolo scientifico nato da un post di questo blog: De benza italica).

Dunque, intanto i dati sono questi:


vengono dal Commodity Market Outlook della Banca mondiale che trovate qui (ho evidenziato in arancione il campione utilizzato nel mio paper del 2015 con Mongeau Ospina) e chiariscono che c'è effettivamente stato un brusco incremento a marzo per i noti motivi (attacco all'Iran e chiusura dello Stretto di Hormuz). Tuttavia, questo incremento non ci ha ancora portato al massimo storico, e anzi il valore di marzo è il 57° valore più alto nella serie storica dei 795 valori mensili dal gennaio del 1960 (l'abbiamo presa larga). Non solo. Nonostante che l'incremento sia stato effettivamente brusco, non è il maggiore fra quelli storicamente sperimentati né se lo si considera in termini congiunturali (cioè rispetto al mese precedente):

(in questi termini è il sesto incremento mensile più rilevante, come si vede dal grafico), né se lo si considera in termini tendenziali, cioè rispetto allo stesso mese dell'anno precedente:

nel qual caso l'incremento quasi si confonde col normale "rumore" della serie, e questo per via del fatto che un anno fa il prezzo del petrolio era relativamente alto, per quanto in rapida discesa (mentre è più visibile lo shock dell'aprile 2021, che in questa metrica è il terzo più grande).

Naturalmente questo è solo l'inizio del discorso, ma intanto è un buon inizio, come lo sono sempre i dati. Ora purtroppo devo lasciarvi: il mio tempo non mi appartiene, e la scelta è fra rinunciare a iniziare un discorso, o rinunciare a portarlo fino in fondo. Forse la seconda opzione è meglio della prima, anche perché su questo blog la trasmissione la fate (anche) voi, e già questi dati offrono molto da commentare...