venerdì 20 febbraio 2026

La sovranità appartiene ai bandi che la esercitano nel rispetto del vincolo di bilancio

(...chiedo scusa: vi ho trascurato per vari motivi, fra cui la necessità di intervenire in un dibattito molto locale, che però, come vedrete, ha anche qualcosa da insegnarci sui temi che qui ci convocano...)


Come credo di aver già raccontato a molti di voi, e oggi racconto a tutti gli altri, quando si decise, contro la mia volontà espressa in segreteria politica, di dare la fiducia al Migliore (LVI), io, lasciato passare il tumulto iniziale, e predispostomi con sana e leninista rassegnazione a mangiare il mio cucchiaino di cioccolata quotidiana (certo di non essere solo ma in ottima compagnia), un giorno (era il 2 febbraio del 2022) andai dal capo e gli dissi: "Scusa, ma visto che abbiamo deciso di buttare al cesso il voto di opinione, mi dai il permesso di andare nel collegio a recuperare un po' di voto di territorio?" Avevo infatti idea che i voti ci sarebbero serviti prima di quanto si potesse pensare, e la sensazione si dimostrò corretta. Risposta (accompagnata da un sorriso di ironica solidarietà): "Ma certo! Vai, e ricordati: quella è casa tua, non camminare sempre sulle uova!"

I tempi da cui venivamo non erano dei migliori: i vari confinamenti avevano limitato molto la mia possibilità di recarmi nel mio collegio, che all'epoca (ma di fatto ancor oggi) era l'intero Abruzzo, una Regione non grandissima (la tredicesima per superficie territoriale) ma impervia (terza per prevalenza delle aree montane) e quindi impegnativa da solcare in lungo e in largo. Erano i tempi in cui fummo costretti a limitare a 200 persone anche gli accessi al #goofy. Tra l'altro, l'infausta circostanza della limitazione degli incontri pubblici aveva determinato anche una perniciosa illusione ottica nei colleghi del Nord, i quali, abituati a fare politica sul territorio, cresciuti nel mito della militanza (intesa naturalmente come colla), attribuivano il calo di consensi cui andavamo incontro non alla sconsiderata scelta di sostenere un nemico della nostra Patria e delle nostre imprese, ma al fatto che la scellerata gestione Conte della pandemia ci aveva strappato dal contatto vivificante col terroir, un po' come Ercole callidamente aveva fatto col figlio di Gea, Anteo. Che ci crediate o no, quelli che avevano fortemente voluto suicidarsi sostenendo Draghi si raccontavano questa storia per razionalizzare le conseguenze e spogliarsi della responsabilità di un gesto che aveva sì una sua logica ed era servito senz'altro a evitare il peggio, ma naturalmente, come ogni cosa della vita, portava con sé un prezzo da pagare (e infatti alla fine non poterono non prendere atto del fatto che il problema era un altro: il tradimento delle attese di cambiamento di una vasta parte dell'elettorato, quella la cui coscienza di classe era stata destata principalmente da questo blog che non esiste...)!

Ma insomma, non è di questo che volevo parlarvi.

Confortato dalle parole del capo, mi predisposi immediatamente ad attuarle di buona lena a metà, perché certo andai, ma naturalmente continuai a camminare sulle uova. Il motivo è semplice: da scolarizzato nel XX secolo, conosco fin troppo bene la vera carta politica dell'Abruzzo, che da 3000 anni è questa e questa sarà per altri 3000 anni (a meno di conflitto nucleare importante):


All'epoca non ero ancora, come poi diventai a causa di un colpo di fulmine il 6 settembre del 2022, un Carecino, stanziato leggermente a Sud-Ovest di Iuvanum. La mia identità era più plurale: un po' Safino (collocato nella porzione a Nord-Ovest dell'areale dei Pentri, attorno ad Aufidena), un po' Pretuzio, a Nord di Interamnia, e soprattutto Vestino, in riva al mare, avendo per lo più frequentato la Budapest dell'Adriatico (scegliete voi se considerare Castellammare Adriatico come Buda o come Pest). Molti di questi confini, di cui è stupefacente la persistenza antropologica attraverso i millenni, non riuscivo a percepirli, ma di una cosa ero certo: la complessità cui mi accostavo per dovere di rappresentanza era significativa e a me largamente ignota, stavo entrando con una torcia accesa in una polveriera, ed era essenziale per la mia incolumità non inciampare. Eh, sì, perché, come potete immaginare (a meno che non siate proprio dei tontoloni), in questo mio percorso di avvicinamento al territorio dovevo fronteggiare un nemico formidabile: ovviamente, la Lega locale! Nulla di sconcertante, di imprevisto, o di patologico. La politica funziona così: è inevitabile che, per quanto possano volerti bene (poco) e riconoscere il contributo che dai al partito (non molto), in un contesto di recessione del consenso saranno per primi i tuoi amici a vederti necessariamente come un soffocante coperchio sulle loro lecite ambizioni. Menschliches, Allzumenschliches. Io in realtà andavo, o mi lusingavo di andare, per allargare il consenso nei modi che le circostanze mi concedevano, e quindi non innalzando il fiammeggiante vessillo dell'ideologia, smerdato dal sostegno tattico dato al nostro peggior nemico, ma è chiaro che soprattutto chi non sapeva come quel consenso si era formato (cioè chi non era mai stato a un #goofy, quindi praticamente tutto l'Abruzzo) non poteva vederla così. La mia presenza, che lo volessi o meno, veniva comunque vissuta come un'illecita intrusione finalizzata a dare consapevoli o peggio ancora inconsapevoli segnali politici di consenso all'una o all'altra delle tante tribù, e quindi, simmetricamente, a erodere il consenso dell'altra o dell'una, suscitando lecite perplessità o preoccupazioni di cui dovevo tenere conto per disinnescarle. Cosa andavo girando io nella regione dove lavoravo da vent'anni? La cosa appariva sospetta!

Ribadisco: nulla di strano, di anormale, di sbagliato in questo. Dinamiche umane, e la politica si fa con gli uomini, cioè con superbia, avarizia, lussuria, invidia, gola, ira e accidia (io quindi partivo svantaggiato, perché di tutte queste virtù tre me ne mancano di sicuro: vediamo chi indovina?). Il mio rispetto per l'umanità tutta (compresa quella che mi aveva eletto), e il discorsetto che ci aveva fatto Calderoli il 9 marzo 2018 al Palazzo delle Stelline (in sintesi: "voi eletti siete al servizio del territorio, non siete i padroni del territorio, le strategie sul territorio le gestisce la struttura territoriale del partito, cioè i segretari regionali e provinciali, non mettetevi a fare inutile casino..."), si era forse spinto un po' troppo oltre, nel senso che, per dirne una, quattro anni fa non avevo chiara in mente nemmeno la geografia antropica del mio partito, cioè non sapevo nemmeno a quale responsabile provinciale e cittadino chiedere il visto per accedere al suo territorio! Era un rispetto estremo per dinamiche di supremazia locale che mai avevo preteso di influenzare, un rispetto che però forse travalicava lo spassionato disinteresse per sconfinare in una colpevole indifferenza o in una trasandata inconsapevolezza: un conto è non voler influenzare, un conto è ignorare, ma certo che da presidente di Commissione permanente le cose da sapere, all'epoca dello spread, della banking union, della riforma del MES, del "non ti vaccini, ti ammali, muori", e via dicendo, erano un po' troppe perché potessi aggiungerci un crash course in antropologia politica delle nobili stirpi italiche...

Ricordo ancora di quando il 16 ottobre del 2022 l'allora segretario regionale mi chiamò in urgenza per dirmi che la mia decisione di recarmi alla giornata FAI di Monteodorisio (luogo dantesco, come forse non sapete, perché Carlo d'Angiò, quello che nel 1273 aveva disegnato i confini amministrativi del mio collegio elettorale, lo aveva dato in feudo a quel tale che non diceva alcuna cosa, ma lasciavane gir, solo sguardando, a guisa di leon quando si posa: mai avreste immaginato che l'anima lombarda avesse finito i suoi giorni nel mio feudo, che all'epoca era suo, vero? Visto quante cose si imparano su Goofynomics?...), dicevo, la mia decisione di assistere alla giornata FAI aveva scatenato un importante terremoto politico con tanto di minaccia di dimissioni, perché il nostro rappresentante locale si era giustamente risentito di non essere stato preavvisato della mia presenza. Inutile dire che i vetri del Palazzo di Vetro non tremarono, ma sarebbe sciocco liquidare così, con supponenza, la questione, perché in effetti... aveva ragione il nostro esponente locale (e non lo dico perché nel frattempo siamo diventati amici e ci sentiamo spesso): in fondo, io ero il suo parlamentare, e lui aveva ben il diritto di accogliermi e di starmi vicino (ed era anche mio interesse per motivi di immagine e di sostanza essere accolto e accompagnato), quand'anche la segnalazione dell'evento e il relativo invito lo avessi avuto dal sindaco (e non da lui, come forse sarebbe stato auspicabile)! La verità è che anche con l'esperienza parlamentare, come in altre circostanze della mia vita, la mia appercezione in nulla era stata modificata dall'assunzione di un nuovo ruolo. Insomma, io sono stato sottotenente, professore associato, senatore, deputato, e varie altre cose, continuando a sentirmi Alberto (come sono e fui), e senza rendermi conto, ad esempio, che per quanto io possa voler obbedire alla mia albertità (e quindi fuggire gli uomini, inseguire il silenzio, intrattenermi con voi, ecc.), in Abruzzo sono l'onoré, e da onoré devo comportarmi, proprio per essere compliant con la mia albertità, che è anche e soprattutto un anelito inesauribile verso la perfezione (del resto, anche questo fa parte del genius loci). Sono ancora grato a chi (come nell'episodio che vi ho riferito) mi ha messo in guardia contro certe dinamiche, e mi ha aiutato a gestirle: ogni giorno si impara qualcosa.

Diverso è l'atteggiamento di quelli che sanno tutto, quelli che "siccero io eravamio esciti dall'euro ieri!". Da una parte ci sono loro, e dall'altra ci sono i voti, al termine di un percorso la cui complessità è inimmaginabile per chi non abbia deciso di intraprenderlo sforzandosi di lasciare qualche guscio d'uovo intatto! Non vi annoio oltre con questo discours de la méthode: molto avrei da dire su quanto l'esperienza del territorio mi abbia arricchito in termini di comprensione dei rapporti politici (cioè umani), ad esempio aiutandomi a capire quanto certe dinamiche fossero appunto politiche e non personali, e quindi a non prenderle sul personale ma a gestirle politicamente; in termini di conoscenza di un territorio affascinante, la cui ricchezza misconosciuta continua a stupirmi ogni giorno di più; ma anche, e di questo volevo parlarvi, in termini di accresciuta comprensione di quanto siano perverse le dinamiche in cui la sovrastruttura europea ci avviluppa, dinamiche che possono essere comprese a fondo solo quando cominci a porti delle domande concrete, quali: i soldi per riparare questa strada (o questa scuola, o questo acquedotto) da dove arrivano? Perché qui stiamo facendo una pista ciclabile invece di una strada decente? Perché ho i soldi per un asilo nido se mi serve una casa di riposo?

Ecco: di questo volevo parlarvi.

Volevo cioè condividere con voi una riflessione che stavo svolgendo a margine del convegno sulla montagna organizzato a Gamberale:

un convegno che ha avuto molto successo, che è stato visto come un'opera di buona volontà politica, e che mai e poi mai mi sarebbe venuto in mente di organizzare se il 2 febbraio del 2022 non si fosse svolto quel breve dialogo di cui vi ho riferito, semplicemente perché mai e poi mai avrei saputo chi invitarci!

Ora, giusto perché sappiate: il tema della legge sulla montagna ha sollevato infinite polemiche a livello locale, tutte accomunate dal fatto che siccome la legge è stata voluta da Calderoli, chi si sentiva "de sinistra" si è anche sentito in dovere di darle contro aprioristicamente, senza nemmeno leggerla (cosa facilmente dimostrabile e dimostrato nelle sedi opportune, inclusa la stampa locale). Una delle tante accuse mosse è che i comuni "declassati" da montani a non montani si sarebbero viste precluse alcune linee di finanziamento regionali, ovviamente articolate su fondi europei. Le cose in realtà stanno così:

e quindi, in estrema sintesi, i Comuni si stavano lamentando del fatto che non avrebbero più avuto dei soldi che non avevano mai chiesto. Ho però evitato di sbattere in faccia agli interlocutori questi numeri, perché secondo me il problema è più ampio. Quante volte, girando per il mio collegio, mi sento dire: "avrei questo progetto [o questo problema, o questa esigenza]: onoré, mica sai se c'è un bando?", e quante telefonate ricevo, ora che mi sono acquistato con la presenza (e camminando sulle uova) la fiducia degli amministratori locali, per richieste di assistenza tecnica sui bandi, sulle loro rendicontazioni, sulle piattaforme informatiche che li gestiscono e che non parlano le une con le altre, e via dicendo?

Ma è sempre stato così?

No, questa è una delle tante cose (la prossima sarà l'euro digitale, nonostante i miei tentativi da voi disertati di attirare l'attenzione su questa materia troppo arida) che sono successe inavvertitamente, col consueto meccanismo dello slittamento inesorabile e silenzioso lungo un piano inclinato. Non ricordo se questo libro:


che abbiamo tenuto colpevolmente in secondo piano rispetto agli altri su cui abbiamo formato la nostra coscienza politica, da Titanic Europa, a Il tramonto dell'euro (che tornerà ad ottobre), a Anschluss, a L'Italia può farcela, a Euro e (o?) democrazia costituzionale, a La fabbrica del falso, a Io sono il potere, a Vent'anni di sovranismo, analizzasse storicamente i meccanismi di attribuzione dei fondi europei. Fatto sta che col procedere degli anni, questi fondi, che inizialmente venivano intermediati da amministrazioni centrali e regionali, e quindi venivano convogliati alle amministrazioni locali tramite trasferimenti, sono sempre più stati attribuiti con un meccanismo di bandi "competitivi". Questo ha generato negli amministratori locali un'illusione ottica simile a quella cui soggiacciono i miei colleghi accademici: l'illusione che quella che loro chiamano "Europa" sia generosa e li finanzi perché loro sono bravi! Ora, le cose non stanno così ad almeno due livelli: il primo, che ormai avete assimilato, è che i soldi che per i superficiali vengono dalla cosiddetta "Europa" in realtà in Europa sono arrivati dalle nostre tasche (e quindi di generosità non si può parlare); il secondo, che la "competitività" introdotta dal meccanismo dei bandi non presuppone nei vincitori una particolare "bravura" scientifica o amministrativa. La compilazione del bando è ormai diventata una scienza a sé, che alimenta un'economia parassitaria della consulenza, e che scardina profondamente il senso e la logica di una sana scienza dell'amministrazione. Col meccanismo dei bandi, infatti, non sono le risorse a mettersi al servizio di una programmazione razionale, ma è la programmazione a mettersi di volta in volta a disposizione delle risorse astrattamente disponibili. Sei in un comune montano di ultrasettantenni non servito da quelle deprecabili infrastrutture non green che sono le strade provinciali? Quindi forse avresti bisogno di una strada o di un ospizio: ma se il bando è per gli asili nido, il "bravo" amministratore farà domanda (magari ritoccando un po' le statistiche demografiche) e se avrà fortuna (o un bravo consulente, lautamente remunerato) dovrà poi costruire a tamburo battente un bell'asilo nido nel deserto demografico, salvo scoprire poi (o sapere fin dall'inizio) di non avere i fondi per manutenerlo.

Notate l'ironia: i fondi che seguono questa trafila sono principalmente quelli che vengono definiti "fondi di coesione", eppure non c'è niente di più disgregante di questo meccanismo, per il semplice ed evidente motivo che solo comuni di grandi dimensioni possono partecipare con un minimo di speranza alla lotteria dei bandi, al "Giochi senza frontiere" dei fondi di coesione. I comuni piccoli, infatti, semplicemente non hanno le risorse umane per compilare i bandi e rendicontare nelle cervellotiche piattaforme informatiche di impostazione "europea", e quindi o si affidano all'economia parassitaria della consulenza (una delle tante economie parassitarie che la cosiddetta "Europa" alimenta nel suo anelito di travestire da "mercato" quello che in molti casi sarebbe naturaliter "Stato", cioè decisione politica...), o soccombono, vedendosi sfuggire i fantomatici fondi europei a beneficio di realtà più "attrattive" semplicemente perché più grandi. La famosa "Europa" che secondo lo stupefacente Spinelli doveva efficacemente combattere le "tendenze monopolistiche" è diventata in realtà uno strumento pervasivo di concentrazione del potere, anche attraverso le logiche perverse delle sue politiche "di coesione".

Quando è successa questa cosa?

Stabilire un punto preciso è difficile. La logica europea è quella del sorite: quand'è che l'ultima assurdità introdotta trasforma l'ordinamento in un mucchio di assurdità ingestibili? A quanto ho potuto ricostruire, l'introduzione del "bando" (cui partecipano i singoli beneficiari) anziché del trasferimento (intermediato dalle autorità centrali) come meccanismo di attribuzione dei fondi dovrebbe risalire addirittura alla programmazione 1994-1999, ma la sua prevalenza si sarebbe affermata a partire dalla programmazione 2000-2006: è da quel momento che le Regioni sarebbero diventate enti di gestione dei bandi, cui partecipano Comuni, Unioni di comuni, Province, ecc. Dal punto di vista legislativo, questo sarebbe accaduto con il Regolamento (CE) n. 1260/1999 del Consiglio del 21 giugno 1999 recante disposizioni generali sui Fondi strutturali, e con i successivi Regolamenti che assistono i Quadri finanziari pluriennali. Ma devo confessarvi di non aver fatto un'analisi sufficientemente approfondita, né di aver trovato testi che descrivano questa evoluzione: il tempo per studiare manca, ormai mi resta solo quello per constatare.

Mi terrei quindi a un livello più generale di analisi, per evidenziarvi due elementi.

Il primo, è la doppia disintermediazione della politica nazionale che si realizza con questo meccanismo: una disintermediazione degli obiettivi, che sono quelli definiti altrove (la "concorrenza", il "green", ecc.), e una disintermediazione della gestione. Il rappresentante del territorio, in questo simpatico gioco, non è più in grado di far valere, nel bene e nel male, la sua conoscenza dei problemi, né di affermare, in qualsiasi sede, una propria valutazione di priorità, in virtù del mandato che gli elettori gli hanno conferito. Ripeto: se "il bando", questa nuova entità metafisica che esercita la sua sovranità sui nostri amministratori, impone piste ciclabili, saranno piste ciclabili, e non strade provinciali, e l'eletto locale, quale che sia il suo livello, non può far altro che assecondare, se vuole apparire rilevante. Ora, questo meccanismo, naturalmente, poteva essere visto con favore in un'ottica antipolitica, quella che vedeva nell'intervento pubblico sempre e solo una fabbrica di consenso clientelare, che in quanto tale andava sottratto nella misura del possibile all'ambito di azione della classe politica locale, che lo avrebbe usato solo per perpetuare se stessa, e affidato a istanze altre, sovraordinate non solo in senso amministrativo, ma anche e soprattutto in senso morale (come le vicende della Commissione Santer, o il Qatargate, per fare due esempi, non dimostrano)! Purtroppo, anche l'accettazione di un meccanismo così assurdo e farraginoso è un frutto perverso della grillanza...

Il secondo è che siamo sempre al "pappagallo europeo". Mentre Samuelson (ma forse era Fisher) ci ricordavano che per fare un buon economista basta prendere un pappagallo e insegnargli a ripetere "domanda e offerta", voi ormai avrete capito che per fare un buon europeista basta molto meno: per l'europeista la domanda non esiste, esiste solo l'offerta, e, coerentemente, la spesa corrente non ha alcun valore, solo la spesa per investimenti fissi lordi va promossa in quanto accresce la capacità produttiva (salvo tagliarla selvaggiamente in modo prociclico, ma questo è un altro discorso). Ora, se ci fate caso, tutta la retorica della coesione, ma anche delle ripresa e resilienza, è basata sull'offertismo, un offertismo che spesso assume caratteristiche assurde, paradossali. L'esempio degli asili nido è sufficientemente eloquente. Per quanto sia plausibile che in molte realtà ce ne possa essere bisogno, resta il fatto che non è l'offerta di asili nido a far aumentare la domanda di figli (che se proprio vogliamo ricondurla a logiche economiche, magari dipende molto di più dalla stabilità delle prospettive di occupazione). Più in generale, la formazione di capitale fisico, se fosse depurata dalle scorie tossiche dell'ideologia green, avrebbe senz'altro un impatto sulla produttività in un Paese come il nostro, selvaggiamente devastato da un decennio di distruzione di capitale pubblico. Ma quello che manca sempre, in questa retorica dell'offerta, è il riconoscimento del ruolo della spesa corrente per la manutenzione e per l'esercizio del capitale fisico. Siamo sempre alla stessa storia: non è mettendo dieci trattori su un campo che lo rendi produttivo. Servono anche i contadini, e quelli sono spesa corrente. Ma dalla retorica della "spesa corrente improduttiva" nessuno sembra disposto a uscire.

Qual è la sintesi di questo lungo discorso che mette insieme cose che sapevate, e cose che forse vi e ci erano sfuggite? La sintetizzerei così: siamo in una fase in cui paradossalmente possiamo permetterci l'euro, ma non l'Unione Europea. Il primo, dopo la svalutazione interna portata avanti dal PD, in tutta evidenza non è un ostacolo alla nostra competitività, anche se ovviamente resta un freno alla nostra crescita (in quanto vincolo esterno). La seconda, però, continua a determinare distorsioni allocative e a imporre indirizzi politici fallimentari (limitandosi al campo dell'economia). Restituire al popolo la sua sovranità significa anche e soprattutto sottrarla ai bandi. Ma se mi giro intorno, sono veramente pochi, pochissimi, quelli che come me considerano assurdo questo meccanismo per cui i nostri soldi ci vengono restituiti solo se decidiamo di farci quello che altri decidono per noi. A fronte di un'assurdità simile il problema di quali sia l'unità di conto passa in secondo piano. Riprendere in mano il nostro destino è un compito più complesso di come vi viene presentato da intellettuali inesperti ed avventizi, e in questo l'esperienza del "territorio", nel bene e nel male, è una scuola imprescindibile. 


(...io ho una memoria pessima, ma annoto tutto. Non vedo l'ora di pubblicare il mio diario. Ma intanto ristampiamo Il tramonto dell'euro, e rileggiamo Finanziamenti comunitari...)

(...la libertà di scrivere su un blog che nessuno legge non ha prezzo: ma anche qui proprio tutto non è il caso di scriverlo!...)

mercoledì 11 febbraio 2026

Quando una donna dice "Nein!", è "Nein!"


 (...giusto per ribadire che il problema non sono i sovranisti cattivi, ma i piddini che insistono a violentare la Germania chiedendole una cosa che lei non vuole dare: il debito comune. Il meraviglioso Fogno dell'Europa federale urta contro questo ostacolo che può essere superato solo con uno stupro o una guerra. Ma non ditelo ai piddini...)


La trombetta, i piddini, la pandemia, e la dinamica dei salari

Oggi er sor Perepè ci ha deliziato con un'altra delle sue perle

Per inciso, ho saputo che quando er sor Perepè si avventura in ambiti quantitativi per lui impervi, seguendo una sua consolidata tradizione (quella che lo portava a frequentare i #goofy per apprendere il mestiere di "sovranista quello vero") si fa correggere gli interventi da membri della community, il che (e questa è una buona notizia) ci costituisce da movimento di pensiero direttamente in religione, visto che abbiamo il nostro Giuda! Solo per farvi capire quanto complesso e sfaccettato è l'animo umano e quali forme imperscrutabili e imprevedibili prendano l'amicizia e la riconoscenza. Dico che è una buona notizia perché, ovviamente, in quanto religione potremmo concorrere all'8x1000: sapete però che c'è uno snodo tecnico (la crocefissione del profeta) che continua a lasciarmi perplesso, e quindi per il momento faremo con quello che abbiamo...

Ma torniamo al punto, anzi: ai punti, che sono due, uno tecnico e uno politico.

Partiamo da quello tecnico, perché è lì che si vede l'inconsistenza der sor Perepè, i cui squilli sempre più somigliano ai ruttini di un lattante dell'economia. Il frame in cui si situa la sua grottesca esternazione è quello creato dall'edizione 2025 dell'OECD Employment Outlook e in particolare da questa infografica:


che trovate qui, un'infografica su cui gli operatori informativi del complesso mediatico-giudiziario, e i loro useful idiots, cioè i "sovranisti", si sono buttati a pesce perché contiene un outlier (dato anomalo) che cade a fagiuolo per i disfattisti antigovernativi: quel rombo celeste in basso, a quota -8%, che è appunto il dato cui fa riferimento il nostro useful idiot preferito! 😍

Permettetemi un'incursione politica in questa trattazione tecnica: le organizzazioni sovranazionali, esattamente come il complesso mediatico-giudiziario, esattamente come il PD, sono i nostri nemici di classe. Il loro scopo non è fornire dati, ma orientare l'opinione pubblica contro le forze patriottiche. Quindi, esattamente come si deve votare contro a qualsiasi cosa sia proposta dal PD (fosse anche l'uscita dall'euro!), si deve guardare con estremo sospetto qualsiasi immagine suggestiva provenga da cotali entità (che in un mondo migliore andrebbero soppresse sic et simpliciter). Ciò vale anche e soprattutto in questo caso, come vedremo analizzando il ruttino del sor Perepè.

La prima cosa che er sor Perepè clamorosamente sbaglia è la definizione della variabile. Se i salari reali fossero diminuiti dell'8% avremmo effettivamente un serio problema! Il simpatico useful idiot (come fa a non starti simpatico un Pappagone simile?) toppa su almeno due aspetti: 

  1. omette di riportare la frequenza temporale del dato: stiamo parlando di salari reali su base trimestrale. La precisazione non è banale, perché il dato trimestrale, quand'anche sia depurato dalla stagionalità, risente di oscillazioni di carattere congiunturale, cioè è meno inerziale. Quindi, intanto a un crollo dell'8% su base trimestrale potrebbe corrispondere un'oscillazione molto più contenuta su base annuale, e d'altra parte un crollo dell'8% su base annua dei salari reali, che sono un pezzo non trascurabile del Pil, come dovreste sapere, implicherebbe un crollo più o meno proporzionale del Pil, cioè una recessione peggiore di quella patita al tempo di Monti. Inutile dire che non c'è nulla di tutto questo nei dati, e perché?
  2. perché Pappagone Perepè omette di specificare che la misura dei salari reali cui fa riferimento è quella per ora lavorata! Per salari reali si intende infatti il monte salari diviso per una misura dell'inflazione, e questi, su base trimestrale, sono aumentati del 9,8% fra 2021Q1 e 2025Q3, come potreste agevolmente verificare sui dati:

(sono i dati utilizzati in questo post, che forse dovreste rileggere).

Elaboro questo punto: servirà a mostrarvi come l'epifenomeno propalato dall'OCSE sia la classica fake truth che ha molto a che vedere con la gestione pandemica e poco con le politiche distributive di questo Governo, che, piaccia o meno, continuano a essere più progressive di quelle del PD.

Parlando (seriamente) di salari abbiamo già fatto notare che esistono almeno un paio di visibili discrepanze a seconda del denominatore utilizzato per calcolare i salari medi unitari in termini reali. L'andamento è in effetti molto diverso a seconda che si usino gli occupati, o le ore lavorate:


Le visibili differenze sono due, una di ordine tendenziale e l'altra di ordine congiunturale. Su base tendenziale, si vede che in tutto il periodo precedente alla crisi, ma anche durante e dopo, le retribuzioni orarie sono aumentate più di quelle per addetto. Tagliando con l'accetta, questo significa che gli addetti sono aumentati di più (o diminuiti di meno) delle ore lavorate, o, se volete, che le ore lavorate sono diminuite di più (o aumentate di meno) degli addetti, e infatti se ci togliamo la curiosità di vedere come è andato evolvendo il monte ore per addetto:


constateremo senza grande sorpresa che esso è andato tendenzialmente diminuendo dalle 433 ore dell'inverno 1996 giù fino alle 391 dell'inverno 2013, restando in quella zona fino al tonfo pandemico (more on this later). Il dato non ci stupisce: corrisponde, a spanna, al passaggio da una giornata lavorativa di 7,2 a una di 6,5 ore (nella media complessiva del lavoro dipendente), in conseguenza di una progressiva precarizzazione dei rapporti di lavoro, con part-time involontari ecc. Cose che sappiamo, e tendenze che abbiamo invertito.

Ma quello che qui ci interessa è la visibile anomalia congiunturale causata dalla pandemia! Come vedete, con la pandemia, a causa dei lockdown, il monte ore per addetto crolla fino a un minimo di 323 ore nella primavera del 2020. Il motivo spero vi sia chiaro. Vero è che la memoria storica costruita su fatti estemporanei, come la punturina, è più labile di altre, ma credo ricorderete che in quel periodo una categoria di persone (segnatamente i dipendenti pubblici) venivano tenuti in casa pagati per (non) lavorare, e agli altri (i dipendenti privati) si provvedeva con CIG a gogò, perché l'opzione politica era stata quella del confinamento, e le vittime del confinamento non potevano morire di fame. Naturalmente le ore di CIG non sono ore lavorate, e questo spiega il crollo delle ore per addetto.

Ora, voi ricorderete che nell'analisi semiologica di questo blog, fatta all'ultimo goofy:

l'opponente (nel senso di Greimas) più illustre è senz'altro il nostro amico Uva, ma, come nota Acquarelli:


proprio come la nostra narrazione prevede più di un attante (l'attante prometeico Bagnai, che porta all'umanità abbrutita - voi - il fuoco della scienza, ma anche l'attante collettivo community - sempre voi! - che interviene coralmente), al tempo stesso prevede più di un opponente, e lo spettro degli opponenti è ampio:

avversari istituzionali, come la cosiddetta troika (Banca Centrale Europea, Commissione Europea e Fondo Monetario Internazionale); scientifici, economisti neoliberali e antikeneysiani (i cosiddetti “bocconiani” in primis); organi di divulgazione e di informazione considerati disinformati o al peggio collusi; la sinistra, intesa come collocazione politica a livello italiano ma anche europeo, che, secondo le tesi di Bagnai, non ha capito che se non si rimette in discussione l’euro non si possono fare politiche a protezione dei salari e del lavoro.

Da questo esauriente e dotto catalogo manca però quello che, a voi non sfuggirà, è l'anti-destinante principale della nostra narrazione: il piddino, definito come l'individuo antisocratico che sa di sapere, e come l'intellettualmente svantaggiato che possiede un unico neurone (le due definizioni non si coimplicano ma sono complementari e certamente non si escludono a vicenda).

Ora, quando si deve ragionare di rapporti, come abbiamo visto un'infinità di volte, la mancanza del secondo neurone è particolarmente invalidante, perché impedisce di considerare simultaneamente numeratore e denominatore. Generalmente nella testa del piddino la dinamica di un rapporto è quella del suo numeratore (il numeretto che sta sopra): una cella di memoria ha, e quel numero solo c'entra. Capirete quindi che per i piddini (e per i loro useful idiots) l'idea che quando un rapporto "schizza" (termine a loro grato, forse in ricordo dei fasti di una zampillante giovinezza...) può darsi semplicemente che il denominatore stia precipitando difficilmente può passare per il capo. Nel caso de quo però questo è precisamente quello che è successo. In effetti, non è stata drammatica la discesa del salari dall'inverno 2021 a oggi: è stato anomalo il valore dei salari per ora lavorata nell'inverno 2021 (e ancor più nel 2020, ma su questo torno se ho tempo), perché è stato anormalmente basso il valore delle ore lavorate a causa della (scellerata) gestione della pandemia.

Volete una controprova? Basta chiedere all'amico intelligente in quali Paesi sono stati praticati "lockdown severi" (cioè misure di confinamento rigorose) nell'inverno del 2021! L'amico intelligente ci fa sapere che:


Quindi la crescita stellare della Corea, rispetto al 2021, dipende essenzialmente dal fatto che lì non ci sono stati lockdown (ma si è seguito la strada del tracciamento), mentre il "disastro" italiano dipende dall'effetto statistico che vi ho evidenziato: non si tratta di un "crollo" dell'7,7% dopo il 2021, bensì dell'assorbimento (dopo il 2021) di uno "schizzo" del 7,3% fra autunno 2019 e primavera 2020 (in figura si vede molto bene). Naturalmente prendo Italia e Corea (del Sud) perché sono accomunate da vari aspetti dimensionali e morfologici (nazioni manifatturiere di dimensioni medio-grandi), e anche perché sono accomunate da un dato di cui nessuno vi ha parlato tranne me, nonostante fosse hidden in plain sight nella stessa infografica: il tasso di crescita trimestrale tendenziale (trimestre su trimestre dell'anno precedente) più rapido delle retribuzioni medie unitarie in termini reali (con la Corea in leggero vantaggio)! Ed ecco chiarito perché nei due Paesi in cui oggettivamente i salari sono cresciuti più in fretta si registrano due risultati così apparentemente contrastanti: per un'anomalia statistica del denominatore (quell'oggetto che piddini e utili idioti non riescono a inzeppare insieme al numeratore nell'unico neurone che hanno), causata da due modalità diverse di gestione della pandemia, su cui è stata imbastita una narrazione carogna e disfattista da parte di individui (consapevolmente o inconsapevolmente) diversamente pregevoli.

La cosa divertente è che Perepè del fenomeno è cosciente, almeno in termini astratti. Il suo eloquente (ma scombiccherato) tweet si conclude con un sentenzioso: "scegliendo opportunamente il campione si può dire qualsiasi cosa." Potreste essere tentati di credere che lui lo sa bene perché è proprio quello che fa in molti suoi interventi, compreso questo, ma vi rassicuro: Gilberto non è cattivo, non c'è malizia nel suo operato. Quasi modo genitus infans, sine dolo lac concupiscit, e poi fa il suo ruttino, cui plaude consenziente la turba che popola la cloaca.

La considerazione politica è molto sintetica e sostanzialmente innerva la prima parte di questo post: alla stessa stregua delle organizzazioni sovranazionali, del complesso mediatico-giudiziario, e dei piddini, anche i "sovranisti" sono nostri nemici di classe, e non credo di potervene dare miglior prova di quella contenuta in questo post: pur di dare addosso a noi sono disposti a farsi passivi e subalterni diffusori di fattoidi creati ad arte dalle organizzazioni internazionali per mettere in difficoltà un governo percepito come ostile, e a me spiace, ma, come sempre, la buona fede non mi interessa.

Se mi spari addosso, le tue intenzioni passano decisamente in secondo piano rispetto ai possibili risultati, e quindi, con buona pace di uno che pensava di essere di sinistra (ma per fortuna di chi lo apprezza non ha avuto tempo di esprimersi sul problema, altrimenti avreste scoperto che era un Celestini o una Dandini qualsiasi...), siccome qui di giacere sepolti in un campo di grano non abbiamo alcuna fretta, con le fetecchie sarà sempre guerra totale e preferibilmente preventiva da qualsiasi direzione esse provengano e quale che sia la loro dimensione e la loro struttura organizzativa (ovviamente proporzionando l'uso della forza e adattando la tattica alla natura dell'avversario).

Voi regolatevi come credete: l'unico amico che abbiamo in questa guerra lurida e logorante siamo noi stessi e la nostra capacità di restare lucidi.

Ciao, Perepè! Non hai vinto, e, se vuoi un consiglio, non ritentare...

Ma so che il consiglio è vano: come una falena, o come una tarma, tu sei irresistibilmente attratto dal fuoco che l'attante prometeico continua ad alimentare qui, nel Dibattito, per cui sono certo che tornerai a scottarti!

Senza rancore e con immutata stima,

Alberto

lunedì 9 febbraio 2026

Epstin

(…”Ma è un malocchio questo!” “E questo no!?”…)

Il successo di questo blog deriva da una caratteristica che altri esperimenti non potranno mai avere, cioè quella di essere un’opera collettiva. Mi avete aiutato a capire molte cose, vi chiedo la cortesia di aiutarmi a capire questa: ma perché a me di Epstin non me ne frega niente? Perché non riesco ad appassionarmene? O, di converso, perché dovrei appassionarmene, secondo voi? Che secondo il nostro nemico di classe, il complesso mediatico-giudiziario, io debba appassionarmene, è sufficientemente ovvio: non si parla di altro! Ma secondo voi, cioè secondo noi, perché dovrei rotolarmi in quel simpatico letamaio alla ricerca di non si sa bene cosa? Il vostro contributo costruttivo sarà particolarmente apprezzato, come lo è sempre stato nel corso di questi lunghi anni di percorso comune.

sabato 7 febbraio 2026

Mo me lo segno…


(...scusatemi! Mi sono accorto di avervi trascurato a vantaggio delle due fabbriche del disagio! Devo dire che nelle loro dinamiche ci sono anche momenti di grande ilarità, e inoltre che il meccanismo algoritmico aiuta a rompere l'autoreferenzialità propria della piattaforma che ospita il blog che non esiste - ma viene saccheggiato dagli epigoni! Tuttavia il mio impegno è con voi, e devo mantenerlo. Fa parte di questo impegno una dimensione e una missione pedagogica, perennemente frustrata dalla labilità della vostra memoria e dalla vostra incapacità di rendervi conto che le cose che vi appassionano sono per definizione quelle che percepite - chi potrebbe essere affascinato da qualcosa che non traversi prima l'orizzonte dei suoi organi di senso? - ma che voi non siete padroni della vostra percezione, perché cosa farvi percepire e come farvelo percepire viene deciso altrove. Questo è, ad esempio, il motivo per cui non riesco ad appassionarmi né a "Epstin" né a Garlasco - per dirne due. Eppure alcuni di voi di cui mi fido, perché li reputo di grande intelligenza, come il nostro amico Spiderman, seguono alcune di queste vicende con attenzione. Ora, qui siamo all'eterno ritorno dell'uguale. Se andate giù, nel tagcloud, troverete questo tag che se pure non del tutto pertinente - perché qui siamo oltre lo zero - vi fornirà spunti di riflessione utili, come, appunto, la constatazione della Ewige Wiederkunft des Gleiches, e di quanto essa ci insegni sulle sorti dei movimenti rivoluzzionario - e non è un errore di ortografia, ma di metodo! Sono eternamente grato al mio patrono Sant'Alberto Magno per avermi tenuto la mano sul capo quando, prima ancora di capire esattamente perché, decisi di rifiutare, ai tempi eroici, qualsiasi prospettiva "famoerpartitista". Ora che sono nel business vedo molte cose che allora non vedevo. Alcune le ho riassunte sine ira et studio qui:


(qui il link), argomentando poi nella storica fabbrica del disagio. Vi fornisco solo alcuni fatti, perché possiate giudicare. Colleghi parlamentari che sono diventati coordinatori di Noi con Vannacci, come il senatore Fusco e il deputato Bellachioma, se ne sono andati da mesi, delusi per lo scarso respiro del progetto, e in particolare Bellachioma è rientrato in Lega. Farfallina562853 non può capirlo - anche perché forse non esiste! - ma si sta affidando a una empty black box, cioè a un'organizzazione poco trasparente di cui solo una cosa sappiamo: che dentro c'è il nulla - il che ci consola della scarsa trasparenza, perché se anche trasparenza ci fosse, non ci sarebbe nulla da vedere! Chi vuole combattere si sceglie una trincea e la difende. Chi, sotto il fuoco nemico, fa l'eroica scelta di scavarsi la propria trincea, ci segnala intanto che il nemico non gli sta sparando addosso! Che cosa avreste pensato di me e Claudio se nel 2020, al tempo di "la Lega entri nel PPE!", avessimo preso cappello e ce ne fossimo andati da una persona con cui, nel rispetto dei ruoli, siamo in confidenza da tempo? Foffoletta3503 si sarebbe sentita tutta irrorata - e buon per lei! - ma vellicare l'utero collettivo personalmente mi avrebbe precluso il togliermi questa soddisfazione:


Amici miei: rispetto tutti, anche quel razzista di eelu ei - d'altra parte, il suo è un razzismo di ritorno: dopo che lo subisci per secoli, ci sta anche che lo applichi per qualche decennio! - ma vi ricordo che la filosofia della storia di questo blog è molto semplice: le cose vanno sempre e solo come devono andare, e di solito il modo in cui è inevitabile che vadano lo trovate scritto qui in qualche post di anni addietro.

Prove me wrong!

Ho iscritto all'albo del Dibattito la profezia di YouTrend perché possiate farlo, e ora è solo questione di - poco - tempo: quindici mesi passano in fretta...)

mercoledì 28 gennaio 2026

QED 115: la (non) vana rincorsa...

Ricorderete le alate parole del migliore di tutti i vigilanti possibili:


A maggio 2022, cioè quando c'era ancora LVI, Visco aveva lanciato un monito, una cosa vagamente quirinalizia, del tipo "non si invochi la difesa del potere d'acquisto per richiedere l'adeguamento dei salari ai prezzi". E fin qui tutto ovvio: dai migliori amici dell'euro non ci possiamo aspettare la richiesta di contrastare la deflazione salariale! Fatto sta, però, che a più riprese vi avevo fatto presente che questo Governo se ne era... diciamo, aveva ignorato, le alate parole del migliore di tutti i vigilanti possibili, registrando il più elevato tasso di crescita dei salari reali, e quindi la più riuscita rincorsa (e superamento) dei prezzi da parte dei salari nominali. Lo avevamo visto qui e qui, facendo notare che con un tasso di crescita simile saremmo addirittura tornati ai livelli pre-Monti entro l'estate 2026, e avevamo comunque sostanzialmente recuperato l'impatto dell'ultimo shock inflazionistico.

Due giorni fa ci è arrivata anche la Banca d'Italia, la migliore vigilanza nazionale fra tutte le vigilanze nazionali possibili, che ci fa sapere quello che qui sapete da un po', ovvero che:


l'ultimo shock inflazionistico è ormai sostanzialmente riassorbito, per i motivi qui più volte evocati (gli interventi di taglio del cuneo, la spinta ai salari nominali data dalla diminuzione del tasso di disoccupazione, ecc.).

Per capirci, quando Visco emetteva il suo vaticinio eravamo nel puntino azzurro evidenziato qui:


e il miglior amico dell'euro ci faceva sostanzialmente sapere che secondo lui non c'era niente da fare, e in effetti non venne fatto niente. I salari reale (il potere d'acquisto) scesero ancora, poi è cambiata la musica e abbiamo raggiunto e superato la sua comfort zone (che non era la nostra).

Naturalmente la narraffione terribilista della sinistra prosegue, ma le indagini dell'ISTAT rivelano che:


la fiducia delle famiglie e delle imprese sale, e questo, non la narraffione terribilista, è coerente col fatto che i salari reali crescano e la disoccupazione diminuisca.

Per chi si fosse connesso in questo momento: quindi sto dicendo che va tutto bene?

Beh, no, direi proprio di no. Non va bene, perché i salari sono piatti dagli anni '80, come qui sappiamo bene:


(ne abbiamo parlato una delle ultime volte qui, dove cito anche la prima volta che ne abbiamo parlato),  e la produttività non c'entra, perché si è appiattita dopo. Quale sarà mai la causa? Quella indicata dai libri di testo, cioè l'integrazione monetaria, che per un Paese a valuta ritenuta debole implica naturalmente una politica del cambio forte, strumento standard di disciplina salariale, come ci ricorda il manuale di Acocella:


Ma di questo abbiamo parlato tante volte qui: chi lo voleva capire lo ha capito, e chi non voleva capirlo non lo capirà nemmeno quando (non) lo rileggerà nella ristampa del Tramonto dell'euro (a fine ottobre).

Dichiaro aperta la discussione generale, io scappo che ho un ministro non per cena, ma per aperitivo...

lunedì 26 gennaio 2026

Il mio primo secolo

(...qualche giorno fa il duro mestiere di ecclesiarca mi ha condotto in un paese dell'entroterra, dove ho reso l'ultimo saluto al padre ultracentenario di una di voi. Qui abbiamo sempre condiviso tutto, anche i momenti più dolorosi. Il fatto di non esistere conferisce a questo blog una riservatezza che oblitera in radice qualsiasi sospetto di sconveniente ostentazione - quella tipica dei "coccodrilli" giornalistici che tanto infastidiscono il nostro Daniele! Quando a spegnersi è una vita così lunga, da un lato ci si consola pensando che, in fondo, quella che termina è stata una vita pienamente vissuta, ma dall'altro ci si sbigottisce pensando che, per lo stesso motivo, la memoria che si disperde è tanto più profonda e preziosa. Comunque, fedeli al manifesto della Goofynomics, vediamo il bicchiere mezzo pieno: l'Abruzzo è discretamente pieno di centenari, anche se non ha il primato dell'incidenza sul totale della popolazione:

e questo, quando hai 63 anni, ti dà una netta indicazione. Sono rimasto sorpreso, peraltro, di vedere al quinto posto la Toscana - anche se la mia bisnonna morì a 99 anni. Forse trapiantando l'erba cattiva della Toscana in una terreno buono come quello dell'Abruzzo si può pensare di battere il primato del Molise, perché io come andrà a finire questa storia voglio vederlo... ed era proprio di questo che desideravo parlarvi!...)

A Roccaraso ho esposto i dati che qui conoscete da tempo, quelli che al #goofy12 avevano impressionato alcuni manager, motivandomi a scrivere questo post. Come vi ho detto nel post precedente, non solo voi, non solo i manager pubblici, ma anche qualche amministratore della Lega ha capito la gravità della situazione. Perché il fatto è che quando diciamo che "nel 2023 il Pil italiano è tornato ai livelli del 2007" non stiamo dicendo che siamo usciti dalla depressione! Stiamo dicendo che abbiamo perso sedici anni di crescita, e quindi che saremo usciti dalla depressione quando avremo recuperato la posizione che avremmo avuto se non avessimo perso sedici anni di crescita!

Certo, quale sia questa posizione nessuno lo sa con esattezza: si tratta per definizione di un controfattuale che può essere stimato in vari modi, ed è soggetto a incertezza. A mero titolo di divertissement possiamo usare come modello per la stima di questo controfattuale la tendenza deterministica, cioè, per capirci, la linea retta che meglio approssima i dati nel periodo antecedente alla crisi (cioè nel periodo 1950-2007), e poi estenderla nel futuro relativo (dal 2007 in poi), come vi ho fatto vedere plurime volte:


Faccio qui due o tre rapide considerazioni (su cui lavorerò con calma, e che potete naturalmente saltare).

Primo, so bene che la tendenza deterministica, per quanto interpoli bene i dati, in linea di principio non è il modello di serie storica più appropriato per rappresentare il Pil reale. Lo sappiamo almeno dal 1982, cioè dal two Charlies paper (9049 citazioni su Scholar, a mia scienza il paper di economia più citato del dopoguerra). Quale fosse il modello più appropriato ho cominciato a spiegarvelo qui, ma non è questo il momento di riaddentrarci in quei dettagli.

Secondo, anche se la tendenza deterministica non è un modello adeguato, sarebbe comunque buona norma nell'estrapolarla calcolarne la variabilità statistica. Potremmo scoprire, magari, che la forchetta di possibili valori del Pil previsti per il 2026 con le informazioni disponibili fino al 2007 è così ampia da contenere anche il valore cui siamo effettivamente giunti. 

Prometto che mi riapproprierò della mia licenza EViews per farvi vedere anche qualche stima fatta col modello giusto, e in ogni caso con gli appropriati indicatori di dispersione (intervalli di confidenza della proiezione), ma per ora tralascerei queste (opportune) raffinatezze, limitandomi a osservare che fino a qui quello che sappiamo è che con 603 miliardi potremmo riagganciarci al treno della crescita da cui ci siamo sganciati con lo shock del 2008. Va da sé che questa è un'ipotesi impossibile (soprattutto con un ministro austeritario come Giorgiettiiiihh!11!1!), quindi possiamo mettere la cosa in un altro modo: quale dovrebbe essere il tasso di crescita dell'economia da qui in avanti perché io possa festeggiare (a Pizzoferrato) il giorno del mio centesimo compleanno, nel vicino 2062, vedendo il Pil riagganciare il treno della sua crescita tendenziale storica?

La risposta è in questo grafico:

ed è...

























(...al primo che indovina facciamo uno sconto del 50% al prossimo #goofy, dove sarà presente uno che se ne intende...)

L’orazion picciola (Roccaraso & Rivisondoli)

(…l’impressione che da fuori si è avuta è stata questa: “Mi sono chiesto che tipo di pubblico componesse la platea. Amministratori della Lega o invitati di altre provenienze? Prevalentemente locali o di altre Regioni? Lo chiedo perché, dal video, non si percepiva quella tensione emotiva e partecipativa che solitamente si percepisce nel pubblico che ti ascolta.”…)


...e visto che non si vedevano bene vi metto qui le slides, così potrete seguire meglio:





(fonte)


(...ma caro conoscente! La risposta è nella domanda. Eppure, se ci fai caso, non è andata così male. Ci sono stati applausi e manifestazioni di consenso. La sala, per il resto, non era ovviamente quella di un #goofy. Il popolo che non esiste del blog che non esiste non ha alcun merito se non quello della sua inesistenza nell'esser silenzioso... anche quando è altrettanto e più numeroso! Ma sulla concentrazione e sulla tensione emotiva influiscono in modo determinante, com'è naturale, le motivazioni che spingono le persone a raccogliersi. Noi conosciamo le nostre. Quelle degli altri sono le più varie, e non mette nemmeno conto enumerarle. L'importante è che dopo questo intervento, che mi ha completamente spossato - non so perché! - molti si sono avvicinati per dirmi, e altri mi hanno mandato a dire, che avevo dato loro una visione nuova e illuminante di certe dinamiche. Uno alla volta, uno alla volta, come la goccia che scava la pietra...)

(...il giorno dopo il mio vicesegretario federale mi aveva detto: "Vince la squadra!" - frase che da quando sono in politica ho sentito dire tante volte, suppongo voglia dire che la squadra vince sul righello... - "Quindi niente protagonismi, diamo voce ai territori!" E io, diligentemente, mi sono messo a servizio. Quello che serviva non era un economista ma un musicista, uno che tenesse il tempo. E, modestamente, il tempo l'ho tenuto:il panel da 30 minuti ne è durati 25...)

(...comments welcome...)

(...fra le tante cose su cui la squadra - che non è il righello! - non riesce ad andare d'accordo c'è anche la sorte delle TV locali. Non è il mio dossier, e quindi mi rimetto ai superiori indirizzi che verranno espressi dai membri del righello, pardon!, della squadra cui incombe l'onere di determinarli, ma onestamente in una regione in cui il servizio pubico non mi fa apparire in video da sei mesi - e sì, nemmeno il #goofy, cui hanno presenziato/partecipato amministratori delegati di partecipate pubbliche non banali ha avuto gli onori del servizio pubico! - io vorrei capire perché non dovrei fare qualcosa per aiutare chi mi fa parlare come il servizio pubico dovrebbe far parlare un rappresentante del popolo...)

(...e se siete d'accordo anche voi che la televisione andrebbe fatta così, mettete un like al video, commentatelo, insomma, create engagement in quel canale YouTube: dobbiamo aiutare chi ci aiuta, il fatto di avere ragione non ci obbliga né a essere scortesi e irriconoscenti né a essere autoreferenziali...)

(...e a proposito del fatto che non bisogna essere irriconoscenti...)

Forse qualcuno ricorderà questo dibattito:

Non ho tempo di riascoltarlo, ma sono sicuro che sarebbe divertente e istruttivo. Bei tempi quelli in cui potevo "dibattere". Ora devo fare emendamenti, come questo:

(...premesso che non sarà facile che passi, la difficoltà maggiore non credo sarà ex ante con la Ragioneria, ma ex post con i tanti che "haidatoisoldiaicomunistiiii!111!1!". Voi mettetela come vi pare, ma io sinceramente con comunisti così:


vado molto più d'accordo che con certi ortaggi - e non mi riferisco tanto ar melanzana, soi-disant comunista pure lui, ma al porro...)

giovedì 22 gennaio 2026

Trumponomics

Qui:


ma per diversamente europei, europeisti, e in generale per tutte le altre forme di disagio culturale e/o psichiatrico, qui:

con due commenti.

Il primo è di un nostro amico:


e il secondo è di un mio conoscente:

Oggi tutti parlano del discorso di Trump riferendosi a quanto ha detto a proposito di Groenlandia o di Macron, ma a me pare che la cosa più significativa sia stata questo passaggio:

"But I remember not long ago, 20, 25 years ago, when good news came out about, let's say, the United States: "The United States had a great quarter, the United States had a great month!" all the stocks went up, and that's the way it's supposed to be. Now, when they say the United States had a record quarter, it's unbelievable how well it's doing. All the stocks crash because they say, "Oh no, inflation. Inflation. They're going to raise interest rates." And they do. These some of these stupid people like Powell, they raise interest rates. And what they do is they stop you from being successful. It used to be when we had a great quarter, a great month, great earnings, great anything, any good news, the stock market went up. That's the way it's going to be. We got to do that again because that's the way it should be. Now when we have a great month, they want to kill it. Like we did over 5%, where people were surprised. We should do 20%, we could do 25%.

When we announce good numbers, and the reason is they're so petrified of inflation. And growth doesn't mean inflation. We've had tremendous growth with very low inflation. In fact, growth can fight inflation, proper growth. So, we want to get back to the days when we announce great numbers because we're going to be announcing phenomenal..."

Io credo che possiate cominciare a rendervi conto di quale privilegio sia stato per voi poter accedere a una visione dei fatti economici equilibrata perché fondata sulla migliore dottrina, anziché sugli editoriali di risulta propinatici dai nostri operatori informativi. Immaginate lo shock culturale dei tanti imbecilli che per anni il complesso mediatico-giudiziario ci ha propinato come "economisti", e di quelli che gli sono andati appresso! Sta arrivando, in questi giorni, la risposta ad alcune delle domande che ci siamo posti lungo gli anni, ad esempio qui (quale strada si sceglierà per rientrare da un ammontare di debito fuori scala?) e qui con versione per svantaggiati qui (che cosa sceglieranno gli Usa fra Europa e Unione Europea?).

Compatite i poveri mentecatti che, non avendo il minimo lume di scienza economica, devono rifugiarsi  a tentoni nella narrazione consolatoria di un Trump matto, solo perché non si compiegherebbe all'insigne sapienza di un Oscar Giannino o di un Massimo Giannini (entrambi ferratissimi in economia). Gli "ino", gli "ini", gli "in" sono smarriti, disperati, perché intuiscono che il loro tempo, il tempo dell'eticizzazione favolistica, il tempo dell'economia spiegata ai (e dai) bambini, è terminato.

Il discorso è diventato adulto, fatto di domande chiare e di risposte chiare.

Quale strada si sceglierà per gestire il debito? La crescita, quindi la repressione finanziaria (exit "indipendenza delle banche centrali", sipario). Vedi i commenti di amico e conoscente.

Che cosa sceglieranno gli Stati Uniti fra Europa e Unione Europea? L'Europa (exit "Unione Europea", sipario). Vedi le linee strategiche pubblicate a dicembre (su cui andrà fatto un approfondimento: non sentitevi trascurati ma è periodo piuttosto intenso).

Le cose vanno quindi nella direzione che da tempo qui vi è stata indicata e voi non sarete sorpresi. Proprio per questo bisognerà ricordare alcuni dati di fatto, che sommessamente elencherò affinché moderiate i nostri entusiasmi.

Primo, una risposta può essere chiara senza per questo essere meno ipocrita. Nelle linee strategiche si parla di Stati nazionali e di superamento della globalizzazione, ma... sulla libertà dei movimenti dei suoi capitali ovviamente Trump è molto conservativo! Mi pregio di ribadire qui una cosa che ho detto inascoltato tempo fa: Ciamp non necessariamente è uno di noi! Non basta dire il fatto suo a una politica di provincia come la Kallas per indicare una volontà concreta e determinata di porre termine alla spirale depressionaria e debitogena della terza globalizzazione!

Secondo, Trump non è per sempre (purtroppo), e Roma non fu né fatta, né disfatta in un giorno. Se anche il percorso intrapreso fosse quello giusto, la possibilità di intravvedere dei cambiamenti è strettamente connessa alla capacità di Trump di crearsi una successione credibile che sappia tenere la barra. Storicamente, i leader che ci sono riusciti sono pochi, e se usciamo dal periodo storico in cui questo compito era confidato alla lotteria della genetica (la monarchia funzionava così...), forse nessuno. Speriamo bene!

Terzo, Trump non è gli Stati Uniti, e gli Stati Uniti non sono Trump (altrimenti nella sua seconda campagna presidenziale non avrebbe subito almeno due attentati). Quindi bisogna fare attenzione, essendo un vaso di coccio, a sbilanciarsi verso chi maneggia in questo momento il vaso di acciaio.

Sono cose ovvie per voi più che per me, me ne rendo conto. Molto meno ovvio, e di questo dobbiamo effettivamente rallegrarci, che in un contesto come quello di Davos arrivino, in modo assolutamente indipendente, le stesse idee che abbiamo tante volte discusso qui. I tempi maturano, che lo si voglia o no. Chi ha avuto saldezza d'animo e di mente si toglierà tante soddisfazioni.

Per tutti gli altri, c'è Mark O'Ryzzo...

martedì 20 gennaio 2026

Comunicazione di servizio

Molto brevemente (ho vostri commenti in sospeso nei post precedenti, mi scuso, sto dando più corda alle fabbriche del disagio - cloaca e facciabuco - ma voi siete sempre nel mio cuore), solo per dirvi che c'è una discreta probabilità (90%) che al prossimo #goofy, che si svolgerà il 7 e 8 novembre prossimi, venga presentata la riedizione/ristampa del Tramonto. Si parva licet, non credo che se avessimo ancora con noi Omero, l'uomo che ha reso inutili i successivi tre millenni di letteratura occidentale, penserebbe a una riedizione dell'Iliade. I classici si ristampano, non si rieditano, nemmeno quando l'autore è vivo, come sono io nel mio infimo. Quello che si fa, eventualmente, è corredarli di un apparato critico, e così sarà fatto. Abbiamo anche pronto il claim per il lancio... ma non è quello che pensate voi!

E ora scusatemi, devo prepararmi per l'Aria che tira ma soprattutto per il convegno di Roccasondoli o Riviraso che dir si voglia (da venerdì a domenica con tutti quanti, io arriverò verosimilmente il giorno prima, e farò due interventi: da solo venerdì pomeriggio a Roccaraso, con il ministro Giorgetti aka Giancarlo il sabato pomeriggio a Rivisondoli). Immagino che a molti di voi piaccia ascoltarmi, altrimenti non sareste qui. Credo sia abbastanza evidente che piace anche a me. Quello che c'è prima (tanto studio, tanto controllo delle fonti, tanto dialogo con gli esperti) è meno piacevole, ma...  no pain no gain!

Passo e chiudo!