lunedì 13 luglio 2026

Alieno, alloctono, esotico

(... abbreviamo un lungo viaggio per Milano. L'incontro annuale della CONSOB con il mercato è un evento interessante, parteciparvi è tanto un onore quanto un dovere, ma non lo definirei esattamente un divertimento. Per alleggerire la giornata, torniamo alle origini del nostro blog...)

Diciamocelo pure con franchezza: chi di noi non ha pensato che i francesi esagerassero coi loro logiciels (software) per i loro ordinateurs (computer)? Nessuno si sarebbe mai aspettato che che potessero definire escargot (chiocciola) il noto carattere @: sarebbe stata una duplice lesione (linguistica e gastronomica) della loro identità culturale, anche se la soluzione scelta (arobase) ha una storia interessante che non deriva da Clovis, ma da quelli che a Poitiers le avevano prese (الربع). Mi affretto ad aggiungere a uso degli imbecilli, cui questo post è affettuosamente dedicato (qualcuno dovrà pur pensare a loro!), che so bene (io) che Clovis era morto da 221 anni al tempo della battaglia di Poitiers. Ma insomma, se perfino il nemico giurato (all'epoca) degli Stati Uniti si era arreso a компьютер, la tigna di voler chiamare il calcolatore elettronico con un termine orgogliosamente autoctono, battezzato il 16 aprile del 1955, mi sembrava appunto una scelta da orgoglioni.

Fra l'altro, queste ubbie identitarie potevano facilmente indurre in errore. Non so se avete mai saputo che cosa fosse il Minitel: qualcuno lo ricorda? Per farla breve, era una specie di televideo i cui terminali si attaccavano alle prese telefoniche. Uno strumento utile, indubbiamente (la storia la trovate qui), tanto utile da indurre persone orgoglionamente francesi, come il mio carissimo amico Jean Charles, a ritenere che Internet non avrebbe avuto presa, perché non sarebbe sostanzialmente servito a nulla che già il Minitel non facesse.

Grave errore di valutazione!

E quindi, per vari motivi, questa difesa ultra vires dell'identità linguistica da parte dei miei adorati cousins (cousinage, dangereux voisinage...) mi sembrava, nel suo indubbio eroismo, un tantinello controproducente, e forse anche un pochino (si je l'ose dire) risibile.

Due giorni fa ho cambiato idea, e vorrei spiegarvi perché.

Premessa

Ho già chiarito a chi è dedicato questo post: agli imbecilli, cioè, etimologicamente, alle persone che senza il bacolo del principio di autorità non riescono ad addentrarsi in un ragionamento (sì, perché imbecille viene da "in" "baculum", dove "in" ha il significato privativo che gli proviene dal proto-indoeuropeo "ne", non quello inclusivo che gli deriverebbe dal proto-indoeuropeo "en", a testimonianza del fatto che in tutte le cose l'ordine è importante...). Dobbiamo avere pietà umana di questi nostri fratelli più deboli: la loro tutela rientra a tutti gli effetti in quegli inderogabili doveri di solidarietà sociale cui ci richiama l'art. 2 della Costituzione. Ne consegue che indurli in errore non è solo un gesto poco umano: è anche e soprattutto un gesto anticostituzionale! Resta il fatto che siccome sono imbecilli, la loro redenzione non è solo impossibile, ma anche inutile. Cimentarsi in un simile tentativo ha l'unico scopo di farci sentire in pace con la nostra coscienza: non è poca cosa, considerando che un sonno regolare, fra l'altro, pare regoli i livelli di cortisolo (il mio è comunque ampiamente nei limiti).

Procedo quindi con un primo, vano, tentativo di scrematura.

Capracotta, Marsia, Valle del Sole, Tavola Rotonda, Passo San Leonardo, Colle Rotondo di Scanno (e altri ne potrei aggiungere), che cosa hanno in comune?

Vi aiuto io (ho già provato a farlo in una delle tante fabbriche algoritmiche del disagio): sono sei dei 65 impianti sciistici dismessi censiti sull'Appennino, quelli nei cui paraggi passo più spesso. Come ho cercato (invano) di spiegare in varie fabbriche del disagio, se illo tempore tanti imprenditori hanno fatto investimenti per costruire impianti, strutture alberghiere, ristoranti, e via dicendo, è evidentemente perché si aspettavano di poter contare su un ritorno economico. Questo è tanto più vero in quanto l'epoca in cui la maggior parte di questi impianti venne concepita e realizzata non era ancora quella odierna, in cui ti muovi se intercetti un fondo "europeo", che generalmente ti viene erogato purché tu faccia cose che non servono a niente (come una pista ciclabile in mezzo a una carreggiata stradale, o una pista da sci a bassa quota!): allora gli imprenditori i soldi li mettevano di tasca loro, l'incentivo allo spreco, alla dissipazione e alla corruttela dato dall'Unione allora non era tanto forte quanto oggi!

Per darvi un'idea, proprio ieri parlavo con uno di questi imprenditori, che in uno degli impianti citati fatturava sei milioni al giorno con un chiosco di ristorazione. Tremila euri (con la "i" di imbecille), ma considerando il periodo in cui questo accadeva (un panino te lo portavi via con l'equivalente nominale di 50 centesimi) in effetti era molto di più. Ora, capite bene che se si è passati da un contesto economico di questo tipo al deserto totale evidentemente qualcosa è cambiato, e quel qualcosa non è che le città sono diventate isole di calore perché tutti hanno i condizionatori o che la statistiche sulla temperatura sono manipolate dal fatto che per vari motivi le centraline di rilevazione non sono a norma. Semplicemente, non nevica più a bassa quota, e non è mettendo a norma le centraline che si riporterebbe una neve sufficientemente stabile sulle pendici meridionali della Tavola Rotonda, o almeno non credo. D'altra parte, volendo aderire alla religio (nel senso di Lucrezio: tantum religio potuit suadere malorum) degli "imbaculi" (cui ci siamo proposti di andare incontro), non è nemmeno emettendo più anidride carbonica in Cina che si risolve il problema delle emissioni in Europa, e soprattutto non è facendo una comunicazione allarmistica (e basata su statistiche oggettivamente falsate) che si può convincere la popolazione a riflettere serenamente, anche perché questo meccanismo narrativo secondo cui quando una cosa è nociva (poniamo sia l'anidride carbonica) ce ne vuole di più (producendo più pannelli solari col carbone cinese) presso un certo pubblico è un po' usurato! Siamo pur sempre quelli che da tempo riflettono su quale fallacia logica sia argomentare che siccome l'Europa non funziona ce ne vuole di più, o siccome il reddito cala ce ne vuole di meno ("l'austerità espansiva")!

Però alla Tavola Rotonda oggettivamente non si scia: questo nessuno qui lo nega (e chi lo negasse potrebbe tranquillamente salire - a piedi, perché lo skilift è dismesso - e dimostrarci il contrario)!

Spero che agli imbaculi questo sia sufficiente per evitare di attaccare la solfa del "negazionismo"! Gli unici negazionisti sono loro: negano che il massiccio ricorso alla svalutazione interna sia stato dovuto all'inibizione della svalutazione interna, nonostante che questa sia una verità scientifica attestata in articoli e manuali. Ma la dimensione dialettica dell'imbaculum è la proiezione: terrapiattisti che accusano gli altri di terrapiattismo, complottisti (i famosi "rubli russi") che accusano gli altri di complottismo, gente senza lettere, malamente scolarizzata al tempo del 3+2=0, che accusa di ignoranza chi ha letto libri senza figure, e via dicendo. Quindi questa premessa sarà inutile, come a suo tempo fu inutile un altro tentativo che facemmo per metterci la coscienza a posto.

L'alieno

Ricordo in modo molto vivido il mio primo incontro con un Callinectes sapidus.

Era il 23 agosto 2020. Il giorno prima una collega aveva postato sulla chat senatori una foto da cui avevo intuito che stesse passando di fronte ad Anzio, dove ero in vacanza (vi ricorderete di quando il folle aveva ventilato l'ipotesi di rinchiuderci nei confini delle regioni di residenza durante il periodo estivo, e quindi avevo diligentemente affittato casa in prossimità della colonna anziate, anziché all'Elba). Le mandai un messaggio e il giorno dopo (che era il giorno dopo del giorno prima, e quindi il 23 agosto) ce ne andammo insieme a fare il bagno a Punta Rossa. Chi sa di cosa parlo (quindi non gli imbaculi) ricorderà che l'approccio a Punta Rossa dal mare non è esattamente agevole. Chi voglia rispettare le norme, e quindi ormeggiare a cento metri dalla costa rocciosa, deve poi percorrere, appunto, cento metri a nuoto: un corridoio soggetto all'incursione di soggetti parte italiani che sfrecciano su motoscafoni non prestando sempre un'eccessiva attenzione all'ambiente circostante. La moglie di un mio caro amico era da poco stata piallata da un gommone, quindi nella traversata la mia attenzione era alla superficie, più che al fondale, tanto più che ero con SAS Uga. Sotto costa, altra distrazione: mi ritrovo faccia a faccia con una cassiopea (non la costellazione), di cui si dice che sia innocua, ma nel dubbio la segnalavo e me ne stavo alla larga. Mentre ero impegnato in queste faccende, con la coda dell'occhio vedo una specie di disco nuotare a mezz'acqua. Il tempo di porci attenzione, e questo, intuito di essere entrato nel mio campo visivo, si infila in una fessura fra due scogli a quattro metri circa di profondità. Scendo a vedere che cosa fosse, e con mia sorpresa vedo un crostaceo che si mette in difesa, sorridendomi col sorriso di Predator (dal latino praedator, praedatoris, terza declinazione maschile) e aprendo le sue chele di un inconfondibile colore blu!

"Ah, ecco cos'era!", mi traversò la mente. L'alieno si dice fosse qui da noi dal 1941 (Adriatico settentrionale), ma era assurto agli onori delle cronache dal 2020, e la colpa, ça va sans dire, sarebbe stata del global warming (che è una cosa un po' strana, considerando che a casa sua l'acqua non è esattamente caldissima, e che in Europa si era inizialmente diffuso dalla costa atlantica francese verso quella danese - in coerenza col fatto che evidentemente gli piace il fresco - ma insomma: come l'ho comprata ve la rivendo: non fate i negazionisti!).

Non c'è niente da fare: per gli autori di film di fantascienza gli artropodi sono una risorsa preziosa e inesauribile! E comunque, la mia prima riflessione, da ex pescatore, nell'incontrare l'alieno fu: "Chissà di che sa?" In effetti, pare che se lo chiamano sapidus un motivo ci sia. Tutto sta ad attrezzarsi...

Intermezzo lessicale

Sempre a beneficio degli imbaculi, ricordo a me stesso di aver fatto le scuole alte prima che fossero soggette alla doppia ondata dei docenti 3+2=0 e dei pedagogisti (che sono stati al nostro sistema dell'istruzione - non educazione! - quello che gli spezzoni incendiari sono stati a Dresda), motivo per cui so ancora declinare alius, alia, aliud (alius, alius, alius, ecc.), sono abbastanza perspicace da capire che "alieno" viene da alius, so distinguere il campo semantico dell'aggettivo alieno, di cui mi capita di servirmi (ad esempio qui):


da quello relativamente più ristretto del sostantivo alieno, che pure nella mia carriera di scrittore mi è accaduto di utilizzare:


Ora, come vedete, io gli imbaculi voglio aiutarli, voglio evitare che cadano nell'errore! Questo blog è stato aperto per difendere i più deboli, inclusi anche i deboli di intelletto, e mai contravverrei allo spirito che ha animato questo progetto, perché è lo spirito che anima questa comunità, la comunità di Goofynomics, la mia comunità...

Ma con quelli che "leghista brutto cacca pupù", come vedrete, c'è poco da fare...

In baculum

Un paio di giorni fa Claudio ironizzava nella cloaca sul titolo particolarmente allarmistico di un quotidiano cui qui siamo da tempo affezionati:


Come sempre (gli) accade la sua sottolineatura ironica ha scatenato un vespaio. Gli imenotteri de quo si dividevano sostanzialmente in due categorie: quelli (minoritari) che credevano che Claudio avesse inteso il termine "alieno" nel senso di "proveniente da altro pianeta", e i Lascienziati (maggioritari).

A uno di questi ho dovuto far notare un dettaglio:


e qui confesso a voi fratelli di aver peccato, perché per esigenze di sintesi ho indotto in errore tanti "imbaculi", ma anche per un altro motivo, che spuntiamo subito: in effetti, definire anglicismo un calco dall'inglese è un po' come dare del cornuto all'asino, perché anglicismo è esso stesso un calco dall'inglese. Il termine corretto sarebbe infatti "anglismo", come ci ricordava uno alle cui lezioni ho assistito, ma pace: nessuno dei moscerini illetterati che mi sono ritrovato spatasciato sul parabrezza ha avuto il buonsenso di fare l'unica osservazione corretta (quindi me la faccio da solo), e poi del resto la stessa Three dogs usa un anglismo per definire... l'anglismo:

Ma un "costrutto importato" è chiaramente un calco linguistico:


e quindi il calco di "alien species" era in effetti sussumibile nella categoria di anglicismo.

Gli "imbaculi" sono quindi stati indotti in errore da un loro equivoco: la locuzione "specie aliene" in questo contesto era evidentemente un anglicismo in quanto calco di "alien species": uno di quei tanti calchi su cui qui ci siamo più volte fatti una sana e sconsolata risata, come gli "investimenti domestici" (che sarebbero "investimenti interni", altrimenti il Pil si chiamerebbe Pdl: Prodotto domestico lordo, e non l'acquisto di un frigorifero per la propria abitazione...). Colpa mia: avrei dovuto dire, senza margini di ambiguità, che "specie aliene è un calco dall'inglese espressione di analfabetismo di ritorno", uno dei tanti, come "un caso di studio" (a case study) che in realtà è "lo studio di un caso". Non entro nell'affascinante dibattito se tecnicamente questa, che potremmo liquidare come traduzione maccheronica (ma non lo è), e che effettivamente è un prestito, rientri fra i forestierismi, i calchi, o altre interferenze (questo è un contributo interessante). Fatto sta che se una volta si usava una diversa locuzione, e l'espressione "specie aliene" è invalsa a partire da una certa data, come ho lungamente argomentato a beneficio dei privi di baculum:

in conseguenza dell'influenza di testi scritti in lingua inglese, per definizione (by definition) quell'espressione è un anglicismo.

Punto.

Chiusa la questione di fatto, rampollano plurime domande.

La prima potrebbe essere: come facevo io, che non sono un biologo, a sapere che l'espressione prevalente nel linguaggio scientifico italiano fino all'inizio degli anni '90 per indicare una specie proveniente da altro ecosistema fosse un'altra (esotica o alloctona, non "aliena")?

Facevo così.

Perché l'italiano mi riguarda, in quanto fiorentino scolarizzato nel XX secolo, e non è certo materia di qualche pieiccdì insubre o orobico con la ricottina del rigurgito sulla barbetta incolta. In effetti, è bastato affidarsi all'amico intelligente per avere la prova di un fatto che balzava all'occhio (o all'orecchio) di chiunque avesse una minima sensibilità linguistica, affinata in una scuola italiana leggendo testi italiani senza figure.

La seconda domanda potrebbe essere: ma la lingua italiana è viva, si nutre di prestiti, non possiamo ostinarci a difenderla in una sua ipotetica purezza, tanto più che alla fine quale dovrebbe essere il suggello di questa purezza da preservare? Quello di essere un latino mal parlato?

E questa obiezione, naturalmente, ha un senso, per carità. Sono il primo io a coniare neologismi a raffica e a prendere parole in prestito dalle lingue che conosco quando coprono un campo semantico che in italiano richiederebbe il ricorso a perifrasi o in generale quando sussistano motivate esigenze di brevità, o ancora per altre esigenze espressive. Non vorrei quindi indulgere nella caratteristica fallacia piddina di considerare una cosa giusta se e in quanto la faccio io, e sbagliata se e in quanto la faccia un altro. 

Tuttavia, come sensatamente ci avvertono i Three dogs, ogni calco rimodella la semantica della lingua mutuante, quindi andrebbe effettuato con consapevolezza, inclusa la consapevolezza delle ambiguità che esso può generare ("domestico" al posto di "interno", ad esempio, secondo me ambiguità ne crea: se legge "domanda domestica" su un sito che si occupa di immobili il laico che cosa deve intendere? Che si sta parlando della domanda di case?). Ma quello che mi dà fastidio è quando si prende in prestito un termine laddove ne esiste uno assolutamente funzionale e attestato. Perché "specie aliene" invece di "specie esotiche" (che pure ancora oggi si usa in contesti scientifici)? Solo perché l'articolo 8 lettera h della CBD parla di "alien species"? Eppure né in francese, né in spagnolo, ad alcuno è venuto in mente di deflettere da espèces exotiques o da especies exóticas, pur in presenza di alternative assonanti con l'inglese (come ajeno).

E qui si apre la strada a due ipotesi, una benevola (ma irrealistica), l'altra realistica (ma malevola).

Quella benevola è che la maggiore permeabilità dei gliScienziati del nostro Paese a questi anglicismi "di ritorno" (alieno, domestico, confidente, decade...) sia favorita dalla nostra maggiore vicinanza alla lingua da cui questi termini derivano, il latino, il che ce li fa considerare ipso iure nostri, dimenticando spesso che dopo essersi fatti un giro all'estero il loro significato non è più quello, come dire... domestico!

Un abbaglio verso cui non si potrebbe che essere indulgenti.

Credo però che la verità sia un'altra, e che dietro la negligenza con cui si depreca l'uso dell'espressione autoctona a vantaggio di quella aliena (nel senso di importata) ci sia un 30% di ignoranza della propria lingua, e un 70% di subalternità, perché insomma è inutile nasconderselo: il cretino, che oggi è specializzato, ha bisogno di sentirsi 'ndernescional ammiccando alla lingua del padrone.

Ma allora, per chiuderla qui, a questa subalternità dei privi di baculum, degli imbecilli, che preferiscono non usare una parola che esiste per dimostrare a se stessi di appartenere a una cultura superiore, preferisco la morgue dei francesi, che preferiscono inventare una parola che non esiste per dimostrare al mondo di essere una cultura superiore.

E del resto il bello della politica è proprio questo: che il suo esercizio ti insegna a cambiare visione... cioè idea!

(...le visioni sono un'altra cosa, ma ve ne parlerò nella prossima decade...)

sabato 11 luglio 2026

Unire i bambeenee…

…ma non lo capirete nemmeno così. Eppure la storia di Chat Control dovrebbe essere sufficientemente eloquente. Ma non lo sarà. Non capirete mai che ovunque chiunque si stracci le vesti per i bambeenee sta cercando di manipolarvi. Una manipolazione peraltro evidente, perché quando si parla di bambeenee diventa difficile nascondere il doppiopesismo. Il PD non si smentisce mai, e la fattoria dei bambeenee è come quella delle discriminazioni, di cui ci occupammo a suo tempo: alcuni bambeenee sono più bambeenee di altri…

E ora scatenatevi pure, immagino la canea! Ma io sono paziente: quante volte ho aspettato con successo che veniste a dirmi che avevo ragione? Questa volta ci vorrà un po’ più di tempo del solito, ma sono confidente che occorrerà molto meno di una decade!

venerdì 10 luglio 2026

Il tramonto in cinque grafici

“Il tramonto dell’euro” riassumeva i risultati di un anno di divulgazione di teorie economiche (e 15 anni di pubblicazione di ricerche economiche) su cui c’era oggettivamente poco da discutere, e utilizzava questo patrimonio informativo per trarre conclusioni politiche su cui invece c’era e c’è ancora molto da discutere. Nel frattempo, all’anno di divulgazione se ne sono aggiunti altri 14, e all’analisi politica astratta, fatta “dall’esterno“, si è aggiunta l’esperienza politica diretta, che ho cercato di condividere nella misura del lecito e del possibile con voi.

Ora, se un anno di divulgazione ha prodotto un testo di 500 pagine, mi sembra evidentemente inopportuno condensare 14 anni di divulgazione in un testo di 7000 pagine! Non escludo che fra voi ci sia qualcuno tanto matto da comprarselo o da regalarlo. Quello che mi sento di escludere categoricamente è che ci sia qualcuno tanto matto da leggerlo!

Questo rischio, tuttavia, è scongiurato da almeno due circostanze.

La prima è che il meccanismo narrativo del blog prevede e fa ampio uso dell’espediente del “quod erat demonstrandum”, su cui abbiamo anche fatto un convegno annuale di a/simmetrie, e su cui si sono esercitati illustri semiologi. Questo significa che buona parte della narrazione successiva al 2012 è stata semplicemente una verifica delle conferme che i fatti regolarmente davano alle teorie esposte, o meglio divulgate, durante il primo anno di lavoro, che quindi non necessitano di essere ulteriormente riproposte. Il significato profondo di questo espediente non era indulgere all’odioso velavevodettismo, ma combattere in radice il più vile e repellente tentativo di un certo ceto intellettuale di sottrarsi alle proprie responsabilità: quello di affermare che l’economia non fosse una scienza, e che quindi se le cose erano andate storte in fondo la colpa non era di nessuno, perché una “non scienza“ non poteva fornire una base previsionale solida per analizzare le conseguenze di determinate scelte politiche. Ogni QED è in effetti la prova del contrario, cioè la prova del fatto che effettuando un’analisi sulla base di semplici principi economici non sarebbe stato difficile prevedere quelli che chi li aveva provocati voleva liquidare, per assolversi, come effetti collaterali imprevedibili e secondari (vi ricorda qualcosa?).

Ma questo punto può essere liquidato in modo abbastanza sintetico, riportando la confessione di Monti (“abbiamo distrutti la domanda interna”) e leggendola alla luce della palinodia di draghi (“noi credevamo che eravamo”). Per inciso, lascio draghi con la minuscola perché così me lo scrive il telefonino mentre gli detto: credo sia l’unico caso in cui l’intelligenza artificiale dimostra la sua superiorità su quella umana!

E qui si viene alla seconda ragione per cui 14 anni di divulgazione non devono necessariamente produrre 7000 pagine di testo: non solo perché questa divulgazione ulteriore è servita principalmente a ribadire concetti o a dimostrarne le implicazioni pratiche, ma anche perché oggi possiamo contare sulla confessione degli econocidi, o, se volete, possiamo appoggiarci sull’autorità di illustri colleghi con molta esperienza politica (ancorché poca esperienza di ricerca), un’autorità alla quale i nostri interlocutori non possono che inchinarsi, dopo avercela proposta per anni come la parola definitiva che squadrava da ogni lato, finché andava incontro ai loro pregiudizi e alle loro intenzioni.

È un bene che dal punto di vista economico non ci sia molto da aggiungere né in termini divulgativi né in termini scientifici, perché questo ci permetterà di concentrarci sugli aspetti politici.

Tuttavia, in questi anni qualcosa in più abbiamo capito e quasi 15 anni di dati aggiuntivi consentono di mettere in evidenza fenomeni che ex ante vedevamo solo noi, mentre ex post non vede solo chi non vuole vederli. Sto quindi riflettendo su quali siano i cinque grafici più espressivi dei secondi 14 anni di vita del blog, i grafici, insomma, che andrebbero comunque inseriti nel nuovo testo. Vi faccio un esempio: il grafico che tutti conoscete dello scostamento fra l’andamento del Pil tendenziale e quello del Pil effettivo dopo lo shock del 2008 è senz’altro da inserire, non fosse altro che perché illustra in modo molto eloquente la motivazione alla base del testo originale. Questo grafico quindi lo metterò, probabilmente in apertura della parte addizionale.

Domanda: quali sono gli altri quattro grafici fra quelli che vi ho esposto e abbiamo discusso negli anni dal 2013 ad oggi che ritenete più utili per evidenziare il messaggio del testo, o anche semplicemente per seminare il dubbio nella mente impermeabile di un piddino?

Se possibile, soprattutto se non volete o potete descriverli in linguaggio tecnico, datemi il link al posto in cui li avete trovati. È chiaro che voi siete una platea selezionata, non siete esattamente un campione significativo in senso statistico, ma ciononostante è probabile che quello che in qualche modo ha impressionato voi sia suscettibile di impressionare anche altri…


mercoledì 8 luglio 2026

L'apposita tabbella (cit.)

Popolo di Bagnai, devi prenderti le tue responsabilità! Se Il Libro è un'opera corale, bisognerà pure che faccia qualcosa anche tu. Esaurita la vicenda dei grafici, affrontiamo rapidamente quella delle tabelle, che sono "apposite" sostanzialmente per lo stesso motivo per cui le olive sono greche e le riforme strutturali. Ho riprodotto tre versioni della stessa pagina del Tramonto: quella con la tabella originale, e due proposte diverse, che evitano a mio avviso l'effetto "insalata di font" (un'insalata che a me sta particolarmente indigesta) e altri appesantimenti vari.

Quale busta apriamo?

La 1:


la 2:


o la 3?


So che a schermo non si vede benissimo, ma ho preferito mettervi le immagini delle pagine in dimensioni originali, così se volete stamparvele vi fate meglio un'idea. Io ho le mie preferenze, ma siccome sono un sincero democratico (perché i democratici sono sinceri, come le olive sono greche) non ve le dico, altrimenti che gusto ci sarebbe a manipolarvi se vi dicessi prima dove vi voglio portare? 

Aspetto vostre e mi raccomando: una tabella (apposita) leggibile contribuisce molto...

...e ora vi lascio perché ho subito l'irruzione di Borghi!

martedì 7 luglio 2026

Non ditelo a nessuno!

(...e a chi potreste dirlo, visto che non esistete?...)

Ieri l'editore mi ha recato buone notizia dal mondo delle amazzoni: il testo è in preorder quattro mesi prima dell'uscita dichiarata, e in ottima posizione. "Francamente mai mi è capitato", così si è espresso. Del resto, perché mai un testo che andò esaurito su Amazon prima della sua uscita, tenne la testa della classifica Amazon generale per settimane, tenne la testa della classifica economia per mesi, e oggi si vende a questo prezzo:


non dovrebbe interessare ad Amazon? Il problema sono stati sempre e solo i circuiti piddini: Salone del libro, Feltrinelli, Mondadori. Ma, come notava un esperto del settore, ormai sono alla canna del gas anche loro, e una cosa che si vende probabilmente gli fa comunque gola.

Va bene l'ideologia, ma di fronte all'inedia prevale l'istinto di sopravvivenza!

A proposito: se avete un libraio che ci volete bene (sic), perché non andate a fargli una richiesta che non gli conviene rifiutare? Del tipo: "Ho saputo che esce la seconda edizione del Tramonto dell'euro, quando posso prenotarla?"

domenica 5 luglio 2026

Siete manipolabili

(...ho fatto bene ad andare. Oggi il noto blogger del primo secolo ricordava una cosa che è, in fondo, la pietra angolare di questo blog del XXI secolo: Confiteor tibi, Pater, Domine caeli et terrae, quia abscondisti haec a sapientibus et prudentibus et revelasti ea parvulis. Anche qui, e anche nel Tramonto dell'euro, sono state rivelate ai piccoli tante cose che erano rimaste nascoste - in plain sight - ai sapienti. Certo, poi i piccoli di queste rivelazioni ricevuto lungo i secoli qualcosa dovrebbero fare, da esse qualcosa dovrebbero apprendere. Ma il problema, purtroppo, è che voi...)


...siete manipolabili! Avete visto quanto è facile con un referendum portarvi dove vuole andare chi imposta il quesito? Ma così, almeno, avete avuto l'illusione di decidere...

Facciamo un'altro (sic) referendum.

(...ieri mi sono crepato sul paesaggio lunare - ancora parzialmente innevato! - della Majella, oggi vorrei chiudere il discorso "grafici", perché nel frattempo mi stanno prudendo le mani e vorrei cominciare a scrivere, dopo aver raccolto tanti appunti. Di cose da dire ce ne sono tante, speriamo di avere lo spazio per farlo, altrimenti bisognerà scrivere un testo a parte: "Il tramonto dell'Europa". Intanto, però, risolviamo il problema dei grafici...)


Visto che il popolo ha scelto Barabba (strano!), sottoponiamogli un altro importante quesito.

Volete restare nell'euro:


o uscire dall'euro:




(...ora vado a messa - mi sembra un gesto minimo di cortesia dopo essere tornato vivo da 2800 metri a 64 anni, e fra l'altro, come ho detto nell'intervista a Money.it, io rispetto le gerarchie! - al ritorno prenderò atto delle vostre pregiate conclusioni e mi metterò al lavoro per togliermi questa rottura di coglioni...)

venerdì 3 luglio 2026

Competitività?

Chiedo scusa: mi sono accorto di aver dato per scontato un fatto che in effetti dovrebbe essere tale per gli addetti ai lavori, ma non necessariamente può esserlo per tutti. Come sapete, nell'ultimo mezzo secolo l'Italia ha affrontato due crisi di bilancia dei pagamenti, una nel 1992, l'altra nel 2010:


Sapete anche (almeno spero) che queste due crisi sono state risolte con due metodi diversi: quella del 1992 con la svalutazione esterna (rivalutazione del marco tedesco), quella del 2010 con la svalutazione interna (abbattimento dei redditi italiani). L'aggiustamento, in termini reali, è avvenuto in tempi e entità molto simili, con un miglioramento del saldo commerciali in termini reali di circa 70 miliardi di euro nell'arco di circa 4 anni, ma si è distribuito in modo molto diverso fra aumento delle esportazioni e diminuzione delle importazioni:


Nel caso della svalutazione esterna sono decollate le esportazioni, nel caso della svalutazione interna sono precipitate le importazioni, in conseguenza dell'abbattimento del reddito che abbiamo visto più volte:


La domanda che uno si dovrebbe porre (uno se l'è posta: io!) è: ma se oggi il nostro Pil fosse dove dovrebbe essere, cioè a 2564 miliardi di euro ai prezzi del 2020, la nostra bilancia dei pagamenti sarebbe in surplus? Detto in altri termini: la nostra tanto sbandierata competitività dipende solo dal fatto che il nostro sistema imprenditoriale è sano (e secondo me lo è, altrimenti non avrei scritto L'Italia può faarcela), o dipende anche dal fatto che stiamo correndo col freno a mano tirato?

Una prima grossolana risposta può essere data ricordando quello che sappiamo dell'elasticità delle importazioni al Pil, che, come ricorderete, è approssimativamente uguale a 2. Per essere all'altezza del suo tendenziale, nel 2025 il nostro Pil dovrebbe crescere da 1962 a 2564 miliardi, cioè crescere del 30% (per l'esattezza, 30,68%). Siccome l'elasticità delle importazioni al Pil è pari a 2, in questo scenario le importazioni sarebbero superiori del 30% x 2 = 60%. Dato che la situazione di esportazioni e importazioni di beni e servizi è questa:


un simpatico aumento del 60% delle importazioni le porterebbe a 886 miliardi di euro, e quindi, ceteris paribus, il saldo commerciale passerebbe da 604-554 = 50 miliardi di euro ai prezzi del 2020 a un meno esaltante 604 - 886 = -282 miliardi di euro ai prezzi del 2020. Da un surplus a un deficit grande quasi sei volte tanto!

Ora: è chiaro che la clausola ceteris paribus è particolarmente eroica quando si considerino scostamenti di questa entità. Ad esempio, se l'Italia non avesse represso la domanda interna su richiesta di Draghi che ora dice che non dovevamo farlo, il processo inflattivo sarebbe stato più sostenuto, quindi, ad esempio, il cambio reale si sarebbe apprezzato e avremmo avuto anche minori esportazioni (per dirne una). Inoltre, la bilancia, cioè il saldo, dei pagamenti, va valutata in termini nominali, perché i pagamenti si fanno appunto a prezzi correnti, non ai prezzi di un ipotetico anno base, e questo naturalmente modificherebbe l'entità dello sbilancio. Va poi ricordato che nelle partite correnti della bilancia dei pagamenti non c'è solo il saldo merci ma anche quello redditi.

Ma, insomma, ci siamo capiti: per quanto sia vero che il nostro sistema imprenditoriale abbia manifestato una buona tenuta, direi che è ancor più vero che gli italiani hanno manifestato una grande pazienza! O forse di pazienza non possiamo parlare perché, come credo abbiate capito e come si vede dal grafico, le rane italiane sono semplicemente rimaste chete nel pentolone mentre la temperatura, cioè il divario fra il Pil potenziale e quello effettivo, cresceva lentamente ogni anno di più. Il grido d'allarme lanciato nel 2012 col Tramonto dell'euro non ha svegliato nessuno, e ora siamo qui. Non sono nemmeno sicuro che al Governo si vedano questi numeri e si ragioni secondo macroeconomia, ma alla fine questo mi sembra un problema minore. Il punto è un altro: a mano a mano che il divario fra i risultati e il potenziale della nostra economia si allarga, il sentiero a disposizione del decisore politico si restringe, per il semplice motivo che un conto è recuperare uno scostamento dal tendenziale del 5%, e un conto recuperarne uno del 30%! Se vi fate questi conti, vedrete che non a caso Monti distrusse il 5% del Pil: giocando con i dati vedrete che per ristabilire l'equilibrio dei conti esteri occorreva abbattere del 10% le importazioni, quindi il Pil doveva scendere del 5% perché 5% x 2 = 10%.

Insomma: va bene lodare la competitività delle nostre aziende, va bene rivendicare giustamente i risultati in termini di occupazione e di crescita contro il futile e infame disfattismo del PD, ma non bisogna dimenticare che se la competitività ci serve è perché Monti (cioè il PD) ha distrutto il nostro mercato interno, e simmetricamente se siamo competitivi è sì perché esportiamo di più, ma soprattutto perché importiamo di meno. Un po' come quando gli "emissioni" si rallegrano del fatto che in Europa cala la CO2, senza però considerare che questo dipende fondamentalmente dal fatto che l'UE ci sta deindustrializzando!

Del resto, "emissioni" e "accoglioni" alla stessa famiglia politica appartengono: quella delle Mari* Antoniett*...

So che lo sapevate, ma ora lo sapete meglio!

giovedì 2 luglio 2026

Facciamo un (altro) referendum

(...visto che qualcuno ha sollevato il problema...)


Preferite Cristo:


o Barabba?





(...feel free...) 

domenica 28 giugno 2026

Tanto lavoro silenzioso...

...quello che porta da qui:


a qui:



(...e naturalmente non c'è solo questo! Grafici da cui mancavano le unità di misura, segni di interpunzione omessi, "pesi" tipografici in vario modo non coerenti, indicazioni bibliografiche omesse o riportate in modo non coerente, cioè in nota e non in bibliografia, ecc. Nonostante che mi fosse piaciuto molto scriverlo e vi fosse piaciuto molto leggerlo, dal punto di vista editoriale "Il tramonto dell'euro" lasciava parecchio a desiderare. La revisione qualcosa apporterà: rimetteremo qualche puntino nel testo, e qualche puntino sulle "i", considerando che dei 14 anni trascorsi dalla prima edizione sei ne ho trascorsi da uomo libero, e otto "ner palazzo", dove qualcosa ho imparato, e vorrei tanto provare a trasmettervelo. Come dicono quelli bravi: stèi tiund!...)