sabato 1 agosto 2020

"Caduta grave ma gestibile"

Ieri sono usciti i dati sul Pil trimestrale. Si tratta, per la precisione, delle cosiddette stime "flash", le stime preliminari che dovranno poi essere confermate il 2 ottobre (tanto tempo ci vuole a consolidare il dato). I nostri cari amici informatori, come sempre coraggiosamente schierati dalla parte del potere costituito, avevano un ovvio interesse a minimizzare il disastro (per tutelare lo storico Gualtieri) e quindi hanno fatto ricorso all'abituale espediente che ormai può trarre in inganno solo i gonzi: quello di prendere come termine di paragone implicito il primo dato pubblicato (qui il tentativo più noto e meno riuscito).

Questo il lancio di agenzia:

== Pil: Istat, nel II trim -12,4%, ai minimi dal 1995 = 
 (AGI) - Roma, 31 lug. - E' salato il conto della pandemia di
 coronavirus sull'economia. Il Pil ha fatto registrare nel II
 trimestre il valore piu' basso dal primo trimestre 1995, periodo
 di inizio dell'attuale serie storica: il calo e' stato del 12,4%
 congiunturale cioe' rispetto al I trimestre, e del 17,3% in
 termini tendenziali cioe' rispetto al II trimestre del 2019. Lo
 rende noto l'Istat. 
 Nel I trimestre, il Pil si era contratto del 5,4%. (AGI)Pit
 311001 LUG 20
 NNNN ********

A leggerlo così, distrattamente, il flusso trimestrale di Pil sembrerebbe così tornato indietro di 25 anni: al 1995. In effetti, sarebbe già un dato impressionante, tale da promuovere svariate riflessioni. Perché queste riflessioni siano proficue, bisogna però mettere il dato in prospettiva, cosa che nell'intero panorama dell'informazione italiana avete purtroppo visto fare solo qui (motivo per cui vi siete fermati qui, e avete mandato gli altri dove meritavano di andare). Vi ricordo alcuni esempi: questo, questo, questo, questo, ecc. Tutte cose che vi consiglierei di andare a riguardare, anche se avete avuto modo di rileggerle da chi le ha copiate (ovviamente senza citare la fonte).

Sul sito dell'ISTAT ci deve essere qualcosa che non capisco. La serie storica del Pil trimestrale a prezzi concatenati del 2015, edizione maggio 2020 (la più recente, e quella su cui si innestano i dati diffusi ieri) in effetti mi pare inizi nel 1995 (almeno, è possibile selezionare questa data):


ma cliccando su "Visualizza dati" riesco a vedere solo i valori fino dal 1996:


Poco male.

A differenza di altri colleghi politici, mi occupo di macroeconomia dalla metà degli anni '80. Fra i presidenti dell'ISTAT ci sono stati due miei professori e un mio compagno di stanza alla Sapienza. Fra quelli che questi dati li fanno materialmente ci sono miei amici di famiglia, compagni di scuola, o allievi. Il dato trimestrale del Pil era il mio pane quotidiano decenni prima che la crisi economica vi spingesse a occuparvi di questa roba qui. I dati quindi li ho, e li ho da quando esistono (cioè dal 1970). Ve li mostro fra brevissimo ma prima vorrei farvi notare che le stime flash danno per il secondo trimestre 2020 un valore di 356647 milioni (356,6 miliardi) di euro. Nel primo trimestre del 1996 (il più remoto che, per motivi misteriosi, il sito dell'ISTAT mi consente visualizzare) il dato era di 379,6 miliardi, cioè nel primo trimestre del 1996 stavamo messi meglio del 6.4%, o, se volete, nel secondo trimestre del 2020 stiamo del -6.1% sotto al Pil del primo trimestre 1996.

E allora intervengo a togliervi subito la sorpresa (scusatemi): per trovare un trimestre con un flusso di Pil (cioè di reddito prodotto) attorno ai 356,6 miliardi bisogna risalire non al 1995, ma al secondo trimestre del 1990:


Si capisce, vero, che quello che è successo dall'inizio dell'anno è qualcosa di un tantino fuori scala? E quanto alle "riprese a V", vedete bene che precedenti in tal senso non ce ne sono, anche perché, come è ormai chiaro a tutti, il cosiddetto aiuto europeo sarà accompagnato da misure di austerità, per cui il precedente più prossimo, a quanto possiamo intuire finora, è quello del 2012-2019. A vederla non sembra una "V". Somiglia più a una "L", ma forse non abbiamo abbastanza fantasia.

Come qui abbiamo riscontrato più volte, un grosso problema di chi governa e di chi informa è il non avere alcuna idea degli ordini di grandezza dei dati economici. Una variazione a due cifre di un dato trimestrale di contabilità nazionale non s'è mai vista. Punto. Inutile fanfalucare di riprese a "V", a "U", a "W", e chi più ne ha più ne metta.

Comunque, sempre per avere un'idea degli ordini di grandezza, vediamo che cosa occorrerebbe affinché il Pil annuale calasse solo dell'8%, come il Governo si ostina a promettere. In questa tabella vi faccio vedere i profili trimestrale e annuale corrispondenti al cosiddetto "acquisito" e ai sogni del Governo:



La crescita acquisita è quella che si avrebbe se il Pil trimestrale crescesse dello 0% (cioè restasse costante) nei prossimi due trimestri (restasse quindi a 356647 milioni in estate e in autunno). In questo caso il dato annuale del 2020 sarebbe uguale a 1476877 milioni, inferiore del -14.27% al dato del 2019, e questa è la (de) crescita acquisita ad oggi come riportata dall'ISTAT.

Per ottenere una (de)crescita annuale del solo -8% bisognerebbe invece, supponendo un tasso di crescita uniforme nei prossimi due trimestri, che il Pil trimestrale crescesse per due trimestri di seguito al 9,78%. Allargando lo zoom, si dovrebbe vedere una cosa simile:


La famosa "V" (qui in arancione), che, come capite da voi osservando i dati e la loro inerzialità, semplicemente non è nelle cose!

Molto banalmente, il terzo trimestre del 2020 comprende anche il mese di luglio 2020, e quindi anche la giornata di ieri, in cui mi sono recato a pranzo in un locale che ai bei tempi era pieno, e di cui ieri ero l'unico cliente. Devo veramente spiegarvi perché non ci sarà nessuna "V"? Ognuno di voi ha intorno a sé esempi di locali chiusi, di laboratori con su il cartello "affittasi", di palestre in cui non si tengono più corsi, di teatri vuoti, ecc. Certo, alcune attività sono ripartite: ma nessuno restituirà loro quanto hanno perso e per onorare i loro debiti con lo Stato che non le ha aiutate hanno contratto debiti con le banche. Ma soprattutto il clima di terrore alimentato dal governo che "non è affatto facile il contagio" (ricordate?) spinge chiunque possa a un elevato risparmio precauzionale. Anche chi può non spende. Perché in questa grande confusione una sola cosa è veramente chiara: che questo Governo, ove mai dovessero presentarsi ulteriori problemi, non sarebbe minimamente in grado di tutelare le famiglie e le imprese economicamente fragili, anche perché non ritiene che questo sia suo dovere. Anzi! Questo Governo si ritiene investito dalla sacra missione di purgare l'economia italiana delle scorie.

E le scorie siete voi: i professionisti, i piccoli imprenditori, gli artigiani, i ristoratori, gli artisti, ecc.

Altre categorie si aggiungeranno: la dialettica tutelati/non tutelati con un Governo simile perde rilevanza: nessuno è al sicuro da una simile mistura di subalternità e dilettantismo.

Diciamo che se ci va di lusso, ma veramente di lusso, e da questo trimestre cresciamo al 5% per due trimestri, l'anno si chiuderà al -11% (cioè tre punti sotto a quanto il Governo si ostina a propagandare). Ma affinché da questo trimestre crescessimo così, non dovremmo avere i locali e i centri storici vuoti, non dovremmo vedere i negozi chiusi, ecc. Quindi non credo che andrà così. Il che, peraltro, non smentisce la nota affermazione del ministro secondo cui la caduta sarebbe stata grave (oh, se lo è stata!), ma gestibile.

Tutto vero.

Sarebbe in effetti stata gestibile da chiunque: ma non da lui.







Nota metodologica


Un doveroso cenno a come sono stati ricostruiti i dati. La serie attualmente disponibile sul sito dell'ISTAT è quella in arancione, che, nel tratto terminale, è stata sostituita con gli ultimi dati pubblicati in questo pdf (quelli che certificano il tonfo), riportati in giallo. Prima del 1996 ho utilizzato la release 1996q3 dei conti economici trimestrali ISTAT, che è quella riportata in blu. Ovviamente quei dati non sono direttamente confrontabili con gli ultimi dati pubblicati, per diversi motivi: è cambiata la base dei prezzi utilizzata per "valorizzare" il prodotto (nel 1996 si usavano i prezzi 1990, nel 2020 si usano i prezzi 2015), sono cambiati i criteri di contabilità nazionale col passaggio al Sistema Europeo dei Conti 2010, e ci sono state altre revisioni minori. Tuttavia, quando si interviene con simili revisioni, si cerca nella misura del possibile di preservare la dinamica della serie storica, cioè di evitare che dopo la revisione anni di buona crescita si trasformino in anni di drammatica recessione. Diciamo che le revisioni dei sistemi di contabilità nazionale si fanno per ottenere misure più precise dei fenomeni analizzati, non per riscrivere la storia (o almeno non si dovrebbe), e quindi ci si aspetta che i tassi di crescita siano preservati, o comunque non siano troppo alterati, dalle revisioni.

Per questo motivo, fin dalla mia più tenera età all'ISTAT mi spiegavano che sì, certo, la revisione numero settordici della serie storica non era direttamente confrontabile con la precedente, ma volendo si poteva "retropolare" la seconda coi tassi di crescita della prima e non si sarebbe andati troppo lontani dal vero (che peraltro in statistica non esiste, come credo sappiate). Mi sono regolato così per ricostruire i dati dal 1970q1 al 1995q4. Può anche darsi che presso l'ISTAT qualcuno abbia fatto un lavoro più raffinato, e magari che questo sia disponibile online. Se lo trovate, fatemelo sapere. Non credo che cambierà molto il senso del post: magari gli anni di ritardo non sono 30, ma solo 27, o magari 31. Direi che di questo non vale molto la pena discutere. Sarebbe invece utile discutere di come uscirne, e se questo non si può fare in un paese colonizzato, lo si può però fare in un paese libero...

lunedì 20 luglio 2020

Non potete farci niente...

Andrea Boghi ha lasciato un nuovo commento sul tuo post "Il compagno Serra":

Io ho pietà e le racconto brevemente la mia storia. Sono stato di centro-sinistra fino al 2014. In quell'anno ci sono stati degli eventi internazionali che mi hanno mostrato due cose. La prima è quanto il progetto UE non sia socialista ma liberale, la seconda è quanto la nostra stampa, ma tutto sommato anche quella estera sia bugiarda. La seconda cosa l'ho capita perchè mi sono ritrovato testimone indiretto di eventi che sapevo non essere andati come ci venivano raccontati. Questa cosa mi ha fatto capire che ogni regime ha la sua retorica e la sua propaganda, l'UE non fa eccezione. Così mi sono messo a cercare canali alternativi di informazione, tra i quali byoblu di Messora, e tramite byoblu ho conosciuto Bagnai. La storia che veniva raccontata in questi canali aveva senso, i pezzi si incastravano, le previsioni di Bagnai si realizzavano. Cresceva in me una consapevolezza tremenda. Anche se non su tutto, ma su un buon 80% delle questioni la Lega aveva ragione. Ho passato un paio d'anni a cercare di votare partiti di super-sinistra che in teoria dovevano difendere i lavoratori, ma non arrivavano all'1%. Ricordo a fine 2017 una conversazione con un mio amico filosofo marxista in cui concluse che la cosa migliore da fare era votare Lega. Dovetti ammettere che aveva ragione. E così a Marzo 2018 presi coraggio e feci quello che nella vita mai mi sarei aspettato di fare: votare a destra. Lo stesso feci per le Europee l'anno successivo. La sa una cosa? E' stata un'esperienza liberatoria, sono contento di averla fatta. Purtroppo, siccome non so mentire, ho perso tanti amici e ho litigato con la famiglia varie volte. Lei non è obbligato a rivelare per chi vota, in teoria può continuare a frequentare il circolo PD e a fare la crocetta sul simbolo della Lega alle elezioni. Io non ci riuscirei. E' dura perdere gli amici ma è più dura continuare a fare qualcosa che si sa essere sbagliato. Mi creda, la abbraccio.


Postato da Andrea Boghi in Goofynomics alle 20 luglio 2020 00:05




(...fra le tante cose che la maturazione politica che avete subito vostro malgrado, entrando nel Dibattito, cioè in questo blog, vi ha fatto conoscere, possiamo annoverare la violenza dei nonviolenti, il fascismo degli antifascisti, la censura dei tolleranti, la cattiveria dei buoni. Loro sono il male, anzi, il Male: il male della banalità, del conformismo. Con la stessa indifferenza con cui i volenterosi carnefici di Hitler accompagnavano alla morte decine, centinaia di persone, forti del loro sentirsi dalla parte giusta della Storia, così, sentendosi dalla parte giusta della Storia, i nostri amici di sinistra calpestano affetti, amicizie, legami familiari... tutto viene travolto dalla loro ideologia! Per carità... andrebbe anche bene, se non fosse che purtroppo quale sarà la parte giusta della Storia starà alla Storia a dirlo, e credo che chi ha frequentato il Dibattito possa fin da ora fare un educated guess! Aver vilipeso la propria umanità non sarà servito a nulla, se non a essere ricordati con meritato disprezzo, e naturalmente a essere ripagati con la stessa moneta. Non potete farci niente, cari amici "de sinistra". Del resto, quando commentai le prime avvisaglie dell'atteggiamento repressivo e censorio che la sinistra stava inevitabilmente e inesorabilmente portando avanti, lo definii un regalo alle destre di tutta Europa. E ora che sono a destra, di questo regalo non posso che essere grato! Verranno le urne, verrà il momento di scartarlo e di usarlo. In qua mensura mensi fueritis remetietur vobis. Vale per tutti, sempre, e a tutti i livelli. Quindi... occhio!...)

domenica 19 luglio 2020

Forsan et Giuseppi olim meminisse iuvabit

(...da Charlie Brown, che non sono io, perché lui non è me, e non è nemmeno quello che pensate voi, perché non è mai come pensate voi, ricevo questo pezzo che condivido, nel senso che lo trovo condivisibile, e quindi lo condivido con voi...)


Il fallimento di Conte al vertice "recovery" era scontato (chi entra zerbino esce pattumiera). 

Ma Conte è solo una membrana unicellulare: dietro a lui sta il DNA unionista.

Quindi questo non è il fallimento dell’avvocato di sistema Conte (il quale ha comunque centrato i suoi obiettivi professionali) ma un “momento verità” per il clan unionista e per tutti noi:

È appurato per tabulas che la UE non è una unione politica ma un accordo intergovernativo soggetto alle mutevoli circostanze, convenienze, ed esigenze dei firmatari. L’Olanda ha come obiettivo il non essere sopraffatta da una proiezione illimitata della Germania con la scusa della gestione “maggioritaria” dei fondi recovery. La Kasner nel suo inaugural  speech alla presidenza del consiglio UE non ha menzionato la crescita ma la “coesione” (il che oggi vuol dire convergenza verso l’egemonia tedesca e secondariamente francese);

È appurato per tabulas che la UE manca degli strumenti base di tutela di una vera unione politica: essa ha trattato le emergenze esistenziali sanitaria (Covid) ed economica (collasso post Covid) come “situazioni” da gestire con negoziati multilaterali. La politica resta in capo ai singoli Stati. “Più Europa” è una scemenza: questo È lo zenit dell’Europa unionista;  

È appurato per tabulas che l’unione è una costruzione  capitalistica e non una costruzione sociale. Essa è quindi logicamente ed ineluttabilmente basata sui rapporti di forza all’interno di “regole” che inevitabilmente vengono implementate a favore degli Stati più forti. La forza che oggi conta è quella economica; un domani conterà la forza militare con conseguente esplosione di tensioni franco – tedesche in una cornice ancora una volta asimmetrica (la Germania non ha una sua force di frappe).

Forsan et Giuseppi olim meminisse iuvabit.


(...ovvero, per chi ignora il latino: non sta andando benissimo, ma consolatevi: andrà peggio! Si apra la discussione...)

lunedì 13 luglio 2020

Il compagno Serra

Qualche giorno addietro un sollecito Alfredo D'Attorre su Twitter citava con accorati accenti di assenso un articolo in cui Michele Serra, noto economista, discettava (senza saperlo) di monopoli naturali, invocando l'intervento dello Stato. La privatizzazione fu un errore, ci diceva compunto Alfredo, mentre elogiava la concinnitas di Serra, che nel suo pezzo si scagliava contro "il presupposto della concorrenza come elemento salvifico e migliorativo", che decadrebbe nel caso di infrastrutture nevralgiche che per loro natura sono "un unicum". E qui siamo di fronte a due "mirabilia maragdagali", di cui stenterei a dirvi quale sia la più sorprendente! Non so se mi stupisce di più la fresca naïveté di Alfredo, che definisce "un errore" le privatizzazioni (quando invece furono una deliberata e consapevole scelta strategica di chi allora governava: e chi governava, allora?), o la tardiva resipiscenza, la riscoperta delle virtù dell'intervento pubblico in economia, da parte di chi elogiava Monti "vero liberale", dopo aver difeso a spada tratta il vero liberalizzatore Bersani. Eppure, era stato Prodi a spiegare a Serra che cosa vuol dire privatizzare! Come mai quella spiegazione ora non lo convince più? Credo che voi lo capiate bene, e quindi non devo spiegarvelo io.

Attenti, compagni: la rete nasconde, ma non ruba!

Yours.

domenica 5 luglio 2020

Iniziativa parlamentare

Sempre per farvi capire come funziona, nello spirito dei vari post "sull'ordine dei lavori", condivido con voi la risposta che sto per dare a questa email:

Gent.Le Sen. Bagnai,
 
mi rivolgo a Lei in qualita' di Presidente della 6 Commissione preposta all'esame della richiesta di modifica di cui all'oggetto come da iniziativa parlamentare della sen. Laura Garavina. A tal riguardo,  gradirei conoscere, anche a nome di tanti altri miei connazionali residenti all'estero, lo stato attuale della procedura di esame di tale richiesta  e le previsioni di definizione di essa.
 
Ringrazio anticipatamente per un Suo cortese riscontro e Le porgo i migliori saluti.

A parte che la collega è Garavini (non ho mai avuto modo di chiederle se è parente), e che io Presidente lo sarò ancora per poco, vedo che, come è anche naturale che sia, sfugge qualcosa su come funzioni in pratica il "fare leggi".

Ho fatto il possibile per farvi capire che l'iniziativa ormai è totalmente in mano al Governo, e che se si prosegue col bombardamento dei decreti ai parlamentari non resta oggettivamente tempo per altro (le ore sono 24 anche per noi).

Questo basterebbe a chiudere il discorso. Con un decreto di oltre 250 articoli alla Camera, non dovete pensare che al Senato non ci fosse da fare. Dato che la lettura è, per forza di cose, unica, quando un decreto arriva in un ramo del Parlamento, lo si "lavora" (se pure a distanza, con un controllo minore, e con una minore capacità di definire le priorità politiche) anche nell'altro ramo. Insomma: fra gli emendamenti che il duo Garavaglia-Comaroli ha valorosamente difeso in Commissione Bilancio Camera ce ne erano anche di provenienti dal Senato, e quindi anche noi, al Senato, se pure non in Commissione, ma nelle varie riunione tecniche e politiche siamo stati impegnati dal Rilancio. Questo per dire che se si procede per decreti monstre si paralizza l'intero Parlamento (non solo il ramo cui formalmente incombe, pro tempore, il ruolo di analizzare il provvedimento).

Voglio però farvi presente un altro banale aspetto procedurale, che può forse permettervi di distinguere il politico dal politicante.

Presentare un disegno di legge è certamente un gesto importante: ogni parlamentare può farlo, auspicabilmente in accordo con la linea politica del proprio gruppo (altrimenti può accomodarsi al misto). Si deposita, si fa un primo lancio di agenzia, poi il disegno viene assegnato a una Commissione, e allora si fa l'intervista al giornale locale, ecc. Un modo come un altro per certificare al proprio collegio la propria esistenza in vita!

Ma affinché il disegno di legga venga effettivamente discusso, occorre un altro passaggio: occorre che in Ufficio di Presidenza il capogruppo di Commissione del partito proponente alzi la manina e dica: "Vorremmo mettere all'ordine del giorno il disegno di legge tale!" A quel punto si apre una discussione e si decide cosa fare. Ovviamente, se la maggioranza è d'accordo con se stessa, e propone qualcosa, il Presidente non ha modo di opporsi. Laddove le decisioni non fossero unanimi, si potrebbe al più andare a votare in Commissione, e la maggioranza, coi suoi numeri, avrebbe in Commissione come in aula il potere di imporre il proprio ordine del giorno e il proprio calendario dei lavori.

Se non lo fa, è semplicemente perché, per un motivo o per un altro, ha altre priorità. Sta al proponente combattere dentro al suo partito una battaglia perché la sua proposta vada avanti, o accontentarsi dell'intervista al quotidiano locale. Va detto, per totale onestà, che le condizioni oggettive sono tali da precludere, come già vi ho raccontato, anche a una Commissione che lavora molto come la mia, di evadere tutta la quantità di disegni di legge depositati. Anche quelli, per capirci, che non sono dei meri certificati di esistenza in vita, depositati con funzione esclusivamente segnaletica.

Ma chiedere a un Presidente (per poco) di opposizione di preoccuparsi dell'iter di un disegno di legge di maggioranza è, se pure lecito, un tantino ingenuo, e questo non perché io voglia ostacolare la maggioranza (non ce n'è bisogno: fa tutto da sola, e a differenza di altri io non mi voglio prendere meriti che non ho), quanto perché non si può stare in Paradiso a dispetto dei santi: se i beati della maggioranza non hanno intenzione di parlare di "equiparazione dell'unità immobiliare posseduta a titolo di proprietà o di usufrutto in Italia dai cittadini italiani residenti all'estero alle abitazioni principali, a condizione che non risulti locata o data in comodato d'uso", tema che a livello individuale mi rendo conto possa assumere grande rilevanza, purtroppo chi sono io per poterli convincere?

Ecco, le cose funzionano così, cioè esattamente come i cialtroni de #aaaaapolitica non vorrebbero che sapeste che funzionano (perché così potrebbero continuare a raccontarvele in un modo funzionale al loro progetto fascista di abolizione della democrazia rappresentativa).

E per oggi è tutto: devo occuparmi di cose che non racconterò ai giornali...

venerdì 26 giugno 2020

Dai paesi virtuosi...

Cari amici,

qui c'è un simpaticissimo addetto stampa della Commissione che vuole raccontarvi una cosa interessante. Lascio a voi le considerazioni. Per esercizio: all'estero lo scandalo è esploso il 18 giugno scorso (con relativo crollo in borsa). Andate a vedere quando ne hanno parlato i giornali italiani! L'unionismo vacilla ovunque, perfino nelle sue roccaforti più solide, ma la nostra stampa è irreggimentata.

Buon divertimento!

A.




giovedì 25 giugno 2020

La risposta alla crisi: un confronto internazionale

"Il resto è abbastanza evidente ed oggettivo, cioè il fatto che l'Italia ha realizzato lo sforzo di politica di bilancio maggiore in Europa, secondo solo a quello della Germania, per far fronte al coronavirus".

Roberto Gualtieri, Roma, 25 giugno 2020.



Per carità, sarebbe strano se un ministro parlasse male dell'operato del proprio Governo, e in particolare del proprio Ministero. Tuttavia, con tutto il rispetto, gli argomenti del Ministro non mi sembrano all'altezza delle sue ambizioni.

Intanto, se le cose stessero come dice lui, non si capirebbe perché nelle previsioni del Fondo Monetario Internazionale (che trovate qui e che riporto di seguito) l'Italia risulti il Paese con le prospettive più catastrofiche:


In effetti, se la Francia (per scegliere un Paese confinante) avesse fatto uno sforzo sensibilmente minore del nostro, non si capirebbe per quale motivo le cose le starebbero andando marginalmente meglio che da noi.

Quindi, come dire, l'argomento di Gualtieri potrebbe essere confutato facendo notare che se veramente lo sforzo fosse stato grande, evidentemente sarebbe stato fatto nella direzione sbagliata. Resterebbero poi da riscrivere tutti i manuali di macroeconomia.

Per fortuna, però, l'argomento è falso: la macroeconomia che noi conosciamo continua ad essere valida, sono le cifre ad essere diverse.

La sintesi la trovate sempre sul sito del Fondo Monetario Internazionale, da cui traggo questo grafico:


In breve, le barre rosse sono l'importo (in rapporto al Pil) delle manovre di bilancio adottate in risposta alla crisi, mentre quelle blu si riferiscono a prestiti e garanzie (la "potenza di fuoco", cioè i soldi che dovrebbero metterci le banche). Qui le cose vanno in modo un po' diverso: in termini di manovra di bilancio, cioè, semplificando, di soldi che ci mette lo Stato, la risposta dell'Italia, in rapporto al Pil, è fra le più deboli, con quella della Francia, che però è un po' meno debole (il che spiega perché anche in Francia si prevede che le cose andranno male, ma meno che da noi). Sul lato promesse (prestiti che lo Stato garantisce, senza mettere le banche in condizioni di erogarli) noi, o meglio: Gualtieri, invece, è insuperabile. La barra blu più alta è la sua, e credo che questo lo renda fiero. Non so quanto tranquillizzi gli imprenditori, ma questo è un problema suo, visto che al governo per ora c'è lui, che sa come si fa...

Se vi interessano i dettagli, sono sulla pagina del Fondo Monetario dedicata alle risposte alla crisi da parte dei vari Paesi. Alla "I" di Italia trovate questo riassunto (che dovrebbe esservi noto e di cui posso confermarvi la veridicità):


Quindi: siamo partiti coi 25 miliardi del Cura Italia, cui (dopo la parentesi del Liquidità che si è preoccupato delle garanzie) si sono aggiunti il 15 maggio i 55 miliardi del Rilancio (che è in conversione): totale 80 miliardi, ovvero il 4,6% del Pil (1,4 + 3,2).

Alla "F" di Francia troviamo invece questo:


dove si racconta che le autorità hanno disposto in aprile un intervento pari a 110 miliardi (che è più o meno dove arriveremo noi alla fine di luglio), pari al 5% del Pil, estendendo un iniziale misura pari a 45 miliardi votata in marzo. Notate che stiamo tenendo fuori anche qui il discorso delle garanzie. Capite bene che il 5% del Pil ad aprile è una cosa diversa dall'1,4 a marzo più il 3,2 a maggio.

E in Germania com'è andata?

Alla "G" di Germania troviamo questo:

Un "antipasto" da 156 miliardi (il 4,9% del Pil), che venne servito il 23 marzo, cui si sono aggiunti il 3 giugno 130 altri miliardi (la famosa riduzione dell'IVA che il nostro Governo ha solo scimmiottato, creando più danno che altro).

Volendo, possiamo andare alla "N" di... Olanda (Netherlands):

dove vedete che fra misure di spesa e rinvii di entrate si arriva al 7.9% del Pil.

Naturalmente è difficile fare confronti in tempo reale, date le incertezze dei quadri normativi (bisogna distinguere fra quando le misure sono annunciate e quando sono implementate, e fra come le misure "partono" e come "arrivano"), ed è fra l'altro sul modo di annunciarle, queste misure, che il nostro Governo non ha brillato (come la vicenda dell'Iva, ma anche quelle dei vari rinvii delle scadenze fiscali, hanno ampiamente dimostrati).

Naturalmente in questa analisi siamo rimasti all'interno dell'Eurozona per carità di patria e per considerare situazioni direttamente confrontabili.

Conclusioni: il nostro Paese ha certamente fatto un grande sforzo. Quello di sopportare un Governo inefficiente, espressione di una maggioranza rissosa e avulsa dalla realtà.

Ricordo bene la faccia di alcuni senatori del PD, persone garbate e per bene di cui non faccio ovviamente il nome, quando a stretto giro dopo l'approvazione dello scostamento da 25 miliardi (per il Cura Italia) dovettero prendere atto dei 156 miliardi messi in campo dalla Germania. Erano sbalorditi: i 156 della Germania, rapportati al nostro Pil, corrispondevano all'incirca agli 80 che poi complessivamente abbiamo messo finora, che a loro volta erano parenti stretti dei 100 che stavamo chiedendo noi. Quando li chiedevamo, ci guardavano come matti. Ma dopo che la Germania aveva fatto a casa sua quello che noi chiedevamo a casa nostra, i colleghi rimasero frastornati: "Eh, ma noi non ci eravamo resi conto...". Loro, in effetti, no. Noi purtroppo sì, ma ora governano loro. Se almeno ci stessero a sentire...

Silver economy


(...nelle agenzie e nei servizi giornalistici ho visto le mie parole e non le ho riconosciute tutte. Ho pensato che fosse meglio mettervi a disposizione il video qui, perché qualche concetto espresso forse può esservi utile...)



martedì 23 giugno 2020

QED 93: quattro amici al bar

(...si ritorna ai QED lapidari, come erano in principio...)


Vi ricordate di quando qualcuno si chiese come mai l'Unione Europea fosse governata da un'istituzione che non aveva più legittimazione politica dei classici quattro amici al bar (pur avendo una maggiore capacità di cambiare il mondo; qui la versione per diversamente europei)?  Con il consueto ritardo di fase, che in questo caso è quotato a 1767 giorni (not bad!), oggi se lo chiede anche la prestigiosa stampa anglosassòne (NdCN: da pronunciare come Alberto Sordi quando doppia Oliver Hardy).

Potete essere fieri di essere qui e dovreste considerarlo un privilegio: quello di arrivare 1767 giorni prima, che, per chi se ne rende conto, è una bella opportunità. Io, a mia volta, ci ero arrivato perché questo blog mi aveva messo in contatto, e tutt'ora mi mette in contatto, con i massimi esperti mondiali di questi problemi, che ovviamente arrivano prima di me: sono un nano sulle spalle di giganti.

Con la stampa anglosassòne sappiamo cosa fare. Con l'Eurogruppo e i suoi editti dovremmo fare la stessa cosa, ma mi rendo conto che sia un po' più difficile. Io, ogni volta che sento dire "l'Eurogruppo ha deciso", allungo il numero dei giorni che passerò nel

Buio d’inferno e di notte privata
d’ogne pianeto, sotto pover cielo,
quant’esser può di nuvol tenebrata.

L'aveva detto uno che se ne intendeva: „Die Literatur ist überhaupt kein Beruf, sondern ein Fluch". Che poi, tradotto in italiano, significa beati voi...

(...dichiaro aperta la discussione generale: è iscritto a parlare Serendippo, ne ha facoltà...)

Una rapida considerazione sul debito italiano.

Qui ci sono i dati sul saldo pubblico primario (primary net balance) delle tre principali economie dell'Eurozona dal 1992 (anno della firma dell'infelice Trattato di Maastricht) al 2019, tratte dal World Economic Outlook dell'ottobre scorso:

France Germany Italy
1992 -24.196 0.152 10.647
1993 -42.178 -6.773 17.429
1994 -31.066 6.588 13.487
1995 -27.143 -119.622 30.268
1996 -10.479 -9.368 38.915
1997 -8.428 2.002 61.619
1998 6.686 9.773 50.952
1999 14.576 22.191 50.669
2000 18.473 25.384 42.427
2001 18.707 -8.65 31.219
2002 -8.677 -26.835 29.997
2003 -24.623 -23.445 19.809
2004 -18.401 -17.801 13.999
2005 -16.188 -19.436 3.379
2006 -1.147 17.92 11.13
2007 -3.061 66.81 49.49
2008 -12.246 56.534 33.863
2009 -95.664 -18.693 -16.193
2010 -91.912 -57.411 -1.347
2011 -55.222 30.912 12.889
2012 -53.23 51.083 33.629
2013 -40.517 41.967 27.778
2014 -39.766 53.312 22.026
2015 -38.473 61.835 22.077
2016 -40.137 66.803 20.788
2017 -25.982 67.519 21.331
2018 -21.352 85.973 24.497
2019 -44.403 60.385 24.878

Ricordo che il saldo primario è la differenza fra le entrate del bilancio pubblico e tutte le spese tranne quelle per interessi. Il segno negativo indica un deficit.

Noterete che, se escludiamo dal computo gli interessi (ingenti per i noti motivi), l'Italia è andata in deficit in due soli anni: il 2009 e il 2010.

Vi lascio quindi calcolare per esercizio la cumulata di questi saldi, fornendovi la soluzione. In Francia, i saldi cumulati ammontano a -716 miliardi, in Germania a 419 miliardi, in Italia a 702 miliardi.



Al netto degli interessi, l'Italia è il Paese che ha risparmiato di più, e infatti dal 1994 al 2007 il suo debito è sceso, arrivando dal 126% al 100% del Pil, nonostante l'eredità di tassi di interessi altissimi per gli standard attuali. Data la strategia di allungamento delle scadenze portata avanti con successo dal Dipartimento del Tesoro, ancora oggi il costo medio del debito, misurato grossolanamente come rapporto fra la spesa per interessi in un anno e lo stock di debito all'inizio dello stesso anno, è su valori relativamente elevati rispetto ai tassi prevalenti sul mercato. A titolo di esempio, nel 2019 la spesa per interessi è stata di circa 60 miliardi, che rapportati ai 2380 miliardi di debito esistenti a inizio anno danno un tasso medio ex post di circa il 2.5%. Per capirci, se il tasso medio fosse stato quello ottenuto alle aste del Btp decennale a inizio 2020 (0.94%) il "conto" degli interessi sarebbe stato molto minore (22 miliardi), e se invece fosse stato quello spuntato all'ultima asta (quella di inizio giugno, pari a 1.91%), il conto sarebbe comunque sceso a 45 miliardi.

Attenzione! Questo non è il ragionamento cretino di chi dice "avete fatto crescere la spesa per interessi perché è aumentato lo spread"! L'interesse pagato sui titoli è quello pattuito al momento dell'emissione e quindi lo spread in tanto influisce sul totale degli interessi pagati, in quanto influenza le ultime aste, che sono una frazione ridotta del totale del debito, tant'è che nonostante Borghi (!) la spesa complessiva per interessi continua a diminuire. Certo, se un maggiore spread si protrae per dieci anni, alla fine in media il debito costerà tutto di più, e questo è ovvio, ma il ragionamento che volevo fare qui non guarda al passato, ma al futuro, che è un futuro di tassi bassi e decrescenti.

Visto che tutti concordano nel constatare che ora i tassi di interesse sono a un minimo storico, e che ci resteranno ancora per un po', e visto che a differenza della Germania, dove oggi succede questo (veramente è successo da un po', ma il Corriere se ne accorge solo oggi), ieri succedeva questo, e più indietro nel tempo succedeva questo (e andando più indietro si trova dell'altro), l'Italia non ha mai fatto default e negli ultimi trent'anni ha il record di avanzo primario, non si capisce perché tanto nervosismo a proposito del debito italiano.

Certo, il debito crescerà, ma il suo rapporto al Pil crescerà soprattutto se, non facendo debito per far ripartire l'economia, ammazzeremo il Pil. A quel punto sì che il debito diventerà insostenibile, perché avremo eliminato la capacità dell'Italia di creare valore e quindi gettito fiscale con cui onorare i propri impegni (cosa che è sempre riuscita a fare). Una politica coraggiosa oggi servirebbe proprio a evitare problemi domani, anche perché ora i tassi sono bassi, domani chissà! Se i tassi dovessero riprendere a crescere, è chiaro che il momento di indebitarsi sarebbe ora! Ma in ogni caso, se la tendenza al ribasso permane, la spesa per interessi sarà destinata a diminuire e l'avanzo primario a trasformarsi in un avanzo tout court (ove lo si ritenga utile: sappiamo che non è necessario perché il rappporto debito/Pil diminuisca). In ipotesi, dopo dieci anni di interessi zero (posto che la situazione duri - e sappiamo che non durerà) il costo del debito sarebbe zero, e l'avanzo primario coinciderebbe con quello complessivo!

E allora, dobbiamo preoccuparci per uno Stato che dal 1992 ha risparmiato 700 miliardi, o per uno Stato come la Francia, che dal 1992 ne ha dilapidati altrettanti e che è in piena crisi da deficit gemelli?

A me questo sembra così evidente, ma forse sono strano io, che voi avete incautamente eletto, e avranno ragione i mercati, che voi non avete eletto, e che, a quanto si mormora nei corridoi, incapaci di usare il pallottoliere (e un minimo di prospettiva) come ho fatto io qui, ci infliggeranno un downgrade se non ci indebitiamo con il MES (cioè comandano, anche se voi non li avete votati, e fra l'altro comandano contro il loro interesse, dimostrando di non meritare il potere che si sono preso, perché la loro irrazionalità è ormai conclamata, e nel caso che qui ci riguarda si è manifestata quando hanno acclamato Monti, che ha fatto crescere il rapporto debito/Pil, come qui abbiamo detto da subito, e come qualche economista dalla non abbondantissima produzione scientifica ancora non ha capito).

Di una cosa però sono certo: al MEF non sono cattivi, non c'è nessun complotto. La subalternità ce l'hanno iscritta nella doppia elica del loro DNA, ed è, se vogliamo, il duale del loro sentirsi superuomini, del loro considerarsi una spanna sopra quei cialtroni degli (altri) italiani. Non bisogna mai dimenticare che la sinistra è fatta di italiani che si sentono superiori agli altri italiani in quanto eredi morali di quelli che hanno raccontato a se stessi di aver vinto una guerra che il Paese aveva perso, e che oggi legittimano la loro superiorità morale aderendo a quello che definiscono un progetto di pace (ignorando che la pace ce l'ha data l'aver perso una guerra), e millantando una buona accoglienza nei salotti europei - dove prendono solo sberle, senza mai restituirle! Certo, pensare che il tuo Paese sia fatto di cialtroni ti rende difficile, anzi: sgradevole e sgradito, difenderlo nelle sedi europee, soprattutto se perdi contatto con alcuni semplici dati come quelli che qui vi ho esposto e che, ne sono certo, nessun nostro governante né presente né passato ha mai opposto ai suoi "omologhi" europei, non per cattiveria, ma per ignoranza.

Sul futuro stiamo lavorando.

State saldi.