Visualizzazione post con etichetta censura. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta censura. Mostra tutti i post

domenica 24 agosto 2025

Post scriptum sul libro delle facce

Come vi dicevo nel post precedente, il libro delle facce è una piattaforma agile di cui mi servo in questi giorni sia a fini di perculatio stultorum, che a causa della sua relativa rapidità di gestione (preziosa ora che ho pochissimo campo). Certo però che resta una piattaforma per certi versi incredibilmente orientata! Guardate ad esempio cosa ho trovato nella dashboard per professionisti:


Visto che potrebbe essermi capitato di bullizzare qualche coglione, di quelli che hanno dedicato la loro inutile esistenza a trollare me, ma consapevole d'altra parte del fatto che io non condivido praticamente mai contenuti (perché questo scoraggia l'algoritmo), mi sono incuriosito e sono andato a verificare. Sapete per che cosa il libro delle facce mi accusa di essere un bullo? Per aver condiviso questo:


Ora, va bene tutto, ma che qualche faccia di merda censuri un parlamentare della Repubblica perché vuole condividere la gioia di vedere assolto in via definitiva un amico, mentre su qualsiasi piattaforma (compreso il libro delle facce) chiunque getti sterco sui miei compagni di partito viene lasciato indisturbato, ecco, questo, sinceramente, a me tanto bene non va!

Scorrendo la dashboard apprendo che:


e mi viene in mente l'amica Kitty (i romani capiranno). Scendendo ulteriormente scopro che:


Un profluvio di condizionali. Ovviamente vorrei richiedere un altro controllo, ma se clicco su "Esegui azione" vengo rinviato alla pagina di gestione degli amministratori. A differenza di Google, quindi, Pan di zucchero mi dice sì che mi consente di oppormi alle sue censure, ma poi non me ne offre la concreta possibilità. Per me può andarsene affanculo e la chiudiamo qui: poi mi informerò se hanno qualche rappresentante in Italia e nel caso passerò direttamente alla causa civile. Il danno che una decisione simile mi procura è quantificabile in parecchie decine di migliaia di euro: per loro non sono nulla, del resto, quindi se si vogliono divertire, che paghino il biglietto! Ma qualcosa mi dice che qui non avranno nulla e che inseguirli a casa loro sia praticamente impossibile.

Certo che ormai siamo nel vero fascismo: quello dei buoni, quello woke, in cui ai cattivi come me viene perfino impedito di gioire perché un amico esce da un incubo immeritato.

Come può finire?

La Bastiglia sembrava imprendibile, o almeno così veniva ritenuta, ma cadde.

Cadranno anche loro, soggetti come sono, al pari di tutti gli altri, a quel principio della fisica sociale secondo cui a ogni violenza corrisponde una violenza uguale e contraria. Se Trump ripristina e difende il voto cartaceo e abolisce quello postale, riducendo l'estensione dei brogli dem, avremo fatto un passo nella direzione giusta. Non a caso ai nostri nemici le sue allusioni a queste misure appaiono sinistre... ma io tenderei a vederle destre!

Andando, vedendo...

mercoledì 23 luglio 2025

Matteo Ricci (una storia italiana)

...e così se sò bbevuti (o ci stanno provando) il sorridente Matteo, e questa cosa naturalmente non ci piace, perché oggettivamente interferisce con un processo elettorale già ampiamente avviato, e non sappiamo nemmeno come leggerla: sarà un'inchiesta a orologeria avviata da un ipotetico magistrato "de destra", cioè abbiamo imparato a restituire quello che tante volte ci è stato fatto? La cosa non mi arrecherebbe particolare sollievo. O è semplicemente che la fregola dell'inchiesta a orologeria nella magistratura "de sinistra" è tale da travalicare gli steccati ideologici, trasformandosi in cannibalismo rituale? La cosa mi provocherebbe un sacro orrore.

Voi che sapete tutto, certamente saprete anche questo: basterebbe del resto andare a vedere chi ha promosso l'indagine e recuperare il dato su quale sia la sua corrente per tracciare una eventuale matrice ideologica, ma non è questo che mi interessa qui, non mi interessa questa storia italiana.

Come ricorderete, ci eravamo occupati di Matteo Ricci (una storia europea) nel lontano 2016. Certo, si trattava del vero Matteo Ricci, quello che è passato alla storia, mentre il nostro contemporaneo senza l'aiuto della magistratura indipendente e sovrana avrebbe avuto le sue buone difficoltà per passare alla cronaca! Era stata un'occasione per dirgli da destra una cosa di sinistra.

La lezione di politica che mi fece possiamo valutarla col senno di poi: non valeva molto più delle vostre (potete recuperarne quante ne volete nei commenti ai post del 2012: è lì che nacquero le categorie di famoerpartitismo, gestoeclatantismo, piazzaleloretismo, di cui oggi si parla come fossero cosa nuova...). 

La lezione di umiltà che mi permisi di dargli si è anch'essa rivelata parzialmente infondata. Il sorrisetto si è spento, possiamo immaginare, per un po', ma non perché siano esplose le banche del pesarese, che non hanno fatto in tempo a esplodere perché semplicemente se ne sono andate, un po' come stanno facendo ovunque. Spero che se la cavi, non ho nemmeno letto per cosa sarebbe indagato e sinceramente non me ne frega nulla: non sono io, eventualmente, a doverlo votare, e qualsiasi misfatto possa aver compiuto ai miei occhi è di parecchi ordini di grandezza inferiore rispetto a quello di fare parte della forza politica che ha distrutto il Paese eseguendo la lettera di Draghi.

Quest'ultimo sarebbe eventualmente il motivo per non votarlo, ma visto che agli elettori non interessa, perché questo grafico a loro non dice nulla:


tanto vale che se lo godano, il loro Ricci, indipendentemente dalla sua fedina penale che, ne sono certo, resterà immacolata. In fondo, questo grafico è solo un grafico, un po' come l'euro è solo una moneta. Si rientra nel principio generale secondo cui ognuno ha diritto di vivere nel mondo che ha desiderato, e ciascuno ha il diritto di opporsi al mondo che altri hanno desiderato per lui!

Il motivo per cui vi parlo di questa storia molto italiana è un altro. Ieri mi sono affacciato alla cloaca per fare al nostro vecchio amico i nostri migliori auguri di cavarsela (come al 77% accadrà, peraltro):


citando il post del 2016, e con una certa sorpresa molti di voi cliccando sul relativo link si sono trovati davanti a questa pagina:


che è, se non nelle intenzioni, almeno nei risultati, una censura applicata per motivi assolutamente incomprensibili a un deputato della Repubblica da parte del nostro migliore amico (che ci fa rimpiangere er barbetta, possiamo dircelo: e anche qui temo di essere stato profetico...).

Io ho continuato e non ho trovato nulla di particolarmente allarmante. Poi farò un controllo più approfondito, o magari, se vi va, potete farlo voi. C'è un precedente specifico, con questo post, uno di quelli cui sono più affezionato, perché meglio descrive l'antropologia dei tanti Matteo Ricci piddini, e che, se citato su Twitter, porta al medesimo avviso. Anche lì non ho trovato link particolarmente maliziosi, e naturalmente non posso chiedere a Twitter di dirmi che cosa ci sarebbe che non va (a parte il fatto che una piattaforma de sto gran cazzo censuri un parlamentare, intendo: ma questo l'ho già detto, così come credo di aver espresso e sostanzialmente praticato il desiderio di non perderci più molto tempo, essendo ambiente fortemente pilotato - come del resto vi sto dimostrando)!

C'era anche stato un precedente "in house": il 2 agosto del 2023 mi ero reso conto che blogger mi aveva tirato giù questo post sulla rissa fra Cremaschi e Landini. Dato che Google in Italia esiste (Twitter no) mi ero rivolto all'azienda. Questa mi aveva detto che il sito di Rifondazione Comunista di Milano, citato nel post, era stato violato e usato per phishing, per cui blogger aveva automaticamente tirato giù il post a tutela degli utenti. Una volta rimosso il link e chiesta una verifica, il post era tornato altrettanto automaticamente online.

Notate bene: ogni due per tre qui arrivano messaggi di spam che pubblicizzano le cose più improbabili, dalla sciamana che ti farà fare pace con tua moglie all'investimento che ti farà quintuplicare il patrimonio dal divano, ma anche commenti che iniziano normali e poi terminano con roba penalmente rilevante (pedofilia, droga, minacce di morte). Tutta roba mandata da amici che vogliono tirarci giù. Ma io cerco di non farmi fottere, e sto su da quattordici (14) anni.

Lo racconto a quelli che si lamentano quando tardo a pubblicare un commento. Vedrete che piano piano li pubblicheremo tutti. Ma la prudenza non è mai troppa: come i fatti (compresa l'approvazione oggi, dopo 1988 giorni, della "legge Siri" sul conto corrente) dimostrano, l'obiettivo politico prioritario, e anche il più sensato, è sopravvivere.

E noi sopravviveremo (e la cloaca continuerà a trasportare merda)...



sabato 11 gennaio 2025

Punturini ‘ndernescional

(… titolo ripreso dal noto saggio di Pino Aprile…)

Un amico “che io ci ho molto rispetto” mi segnala questo pregiato articolo del Völkischer Beobachter salmonato ‘ndernescional, dal titolo “A time for truth and reconciliation”. Mi sento anch’io di caldeggiarne la lettura. Confesso però che nonostante ne condivida il contenuto (e posso dimostrarlo, e lo dimostrerò) la mia prima reazione, fin dalla lettura del titolo, non è stata di assoluto e totale entusiasmo.

Intendiamoci: alcuni aspetti analitici dell’articolo, e in particolare la lettura del 2016 come anno di svolta in senso repressivo nella gestione di Internet, sono da me totalmente condivisi, sono cose che mi sentite dire da tempo, ma proprio per questo il vederle adesso spiattellate come ponzose e profonde analisi da un outlet così “autorevole“ più che inorgoglirmi mi fa incazzare. Come pure dovrebbe inorgoglirmi, ma invece mi fa incazzare, il richiamo alla Commissione per la verità e per la riconciliazione. Alzi la mano chi si ricorda questo (scritto mentre la Grecia veniva macellata, cosa di cui non abbiamo evidenza che l’intellettuale di turno si crucciasse)!

Si riconferma che nihil est in intellectuals quod prius non fuerit in Goofynomics, ma non vorrei che questa venisse presa per vanagloria. Sicuramente un po’ lo è, non mi attardo ad escluderlo, ma il motivo per cui il fatto che venga condivisa un’esigenza di metodo che avevo espresso 10 anni fa mi innervosisce, anziché sollevarmi o inorgoglirmi, non ha nulla a che vedere con la rivendicazione di un primato intellettuale, di una particolare originalità o tempestività. Io sono stato scolarizzato nel XX secolo e in Italia, quindi io so che dopo Omero chiunque pretenda di dire una cosa originale è sostanzialmente un illetterato.

In altre parole, quello che mi infastidisce di questo richiamo all’esperienza sudafricana (quella della Commissione sulla verità e sulla riconciliazione, dei cui risultati, a dire il vero, non vi saprei tracciare un bilancio storico), non è che venga dopo il mio (e chi sono io per pretendere di essere ascoltato?), ma sono i motivi che sottendono ad esso, e questi motivi mi infastidiscono non perché siano di per sé non condivisibili (ricordo che faccio parte di una commissione di inchiesta sul fenomeno del COVID-19, quindi ovviamente mi interessa vederci chiaro su questo fenomeno!), ma perché preludono a un inevitabile fallimento.

Che dal 2016 fosse all’opera un DISC (Distributed Idea Suppression Complex) ce ne eravamo un pochino accorti anche noi, e ne avevamo anche parlato, mettendo in guardia, pensa tu!, proprio quella sinistra che oggi piange sul latte da lei versato!

Tuttavia, invece di apprendere le lezioni della storia, la sinistra (perché il Völkischer Beobachter salmonato ‘ndernescional è un outlet di sinistra) continua a non fare i conti con alcuni caposaldi della cultura occidentale, quali la logica aristotelica e la geografia astronomica. Da quest’ultima ci deriva, in particolare, quello strumento che tendiamo a considerare banale, a dare per scontato (nonostante che la sua storia dimostri che non lo è affatto), ma che è tutt’oggi essenziale per dirimere controversie di vario tipo, e anche per attribuire ad analisi della più svariata natura il corretto valore: il calendario.

Eh sì!

Perché a leggere il contributo dell’illustre e autorevole autore non si può sfuggire alla sensazione che secondo lui “la strage e il grande scempio che fece i social colorati in rosso“ sia stata quella che qui, per non farci tirare giù dagli amici suoi (perché l’autore si propone come un pezzo della soluzione, ma il suo curriculum ce lo segnala come pezzo del problema), abbiamo deciso di chiamare metaforicamente la “punturina”, cioè la gestione ideologicamente orientata, e quindi inefficiente, della pandemia.

Ma allora come si spiega che il DISC sia attivo dal 2016, cioè da quattro anni prima che il noto fenomeno epidemiologico si manifestasse? In altre parole, una chiamata alla verità come strada maestra verso quella riconciliazione di cui tutti avvertiamo l’urgente bisogno, per essere o almeno sembrare non dico efficace (perché pur aderendo intellettualmente a questa istanza mi rendo conto del fatto che politicamente sia impraticabile), ma credibile, dovrebbe dimostrare di avere colto quali siano le contraddizioni fondamentali che hanno portato all’egemonia della menzogna, quelle che preesistevano all’eruzione del fenomeno sanitario, e che, non dobbiamo nascondercelo (pensate allo Pfizergate), ne hanno condizionato le modalità di gestione. Ma sotto questo profilo, il pregiato contributo del pezzo del problema è abbastanza deficitario: il problema è il debito pubblico (leggere per credere!) e le bolle immobiliari, con una tanto elegante quanto eloquente saldatura dei punturini ‘ndernescional ai Giannini (intesi come plurale di Giannino) ‘ndernescional.

Quello su cui abbiamo bisogno non di sapere, perché la sappiamo, ma di dirci apertamente la verità non è se nel XXI secolo da qualche parte si stiano studiando o producendo armi batteriologiche (quando ho fatto il militare nel 1989 la difesa anti-NBC era nel programma dei corsi AUC! Nel frattempo, la sigla è diventata CBRN, ma sempre di quella roba si tratta). No, di questo credo che ci interessi il giusto, anche perché non è un argomento così sorprendentemente nuovo. Sarebbe, sarà, più utile fare un’operazione di verità sulla terza globalizzazione e sulle sue dinamiche.

Questo non possiamo aspettarcelo, ovviamente, da chi su queste dinamiche prospera, il che però non rende inutile il suo contributo, tutt’altro! Vi esorto continuamente a utilizzare la forza dell’avversario, e quindi un contributo come questo può esserci molto utile dialetticamente, se però ci ricordiamo che il suo autore non è uno di noi, non è un nostro amico, anche se, per motivi in fondo estemporanei, sembra desiderare quello che tutti noi desideriamo: è e resta un nostro avversario. Questo suo (secondo) coming out quindi è utile, anzi utilissimo, ma dobbiamo ricordarci di inserire il nostro desiderio di avere una parola di verità sulla gestione della pandemia (da lui condiviso), nel contesto di una aspirazione più ampia (da lui non condivisa): quella di avere una parola di verità sulla organizzazione dei nostri rapporti sociali di produzione, e dobbiamo essere consapevoli del fatto che in questo compito il Völkischer Beobachter salmonato ‘ndernescional non può aiutarci, se non nella limitata misura in cui, come avevamo pronosticato, le politiche che ha sempre sostenuto allo scopo di ridurre la nostra fetta di torta alla fine abbiano ridotto anche la sua fetta di torta (quella destinata alla rendita finanziaria, cioè ai suoi azionisti di riferimento) perché hanno fatto collassare la torta.

Non leggete quindi questo intervento come un’esortazione alla schizzinosità, come la versione di destra di quelli che volevano “l’uscita da sinistra“, anzi! È una cosa profondamente di destra: un richiamo al senso critico, quella cosa che la sinistra ha deciso di mettere in soffitta, crimine contro l’umanità per il quale merita di scomparire, e scomparirà.

Statemi bene e ovviamente long 🍿!

giovedì 12 dicembre 2024

Il tramonto dell'euro, dodici anni dopo


 

(...come promesso nell'odierna diretta. Date un'occhiata, ne vale la pena. Aspetto i vostri commenti...)


mercoledì 6 settembre 2023

Scene dalla vita di città: la Santa Inquisizione

Qualche tempo fa vi ho spiegato, fra tante altre cose, che rivestendo una carica elettiva ho potuto accumulare un discreto capitale relazionale, quel capitale in assenza del quale ogni aspirazione politica è confinata al dominio dello spontaneismo velleitario, per il semplice motivo che da soli non si va da nessuna parte. Questo capitale mi offre di quando in quando l'opportunità di avere uno sguardo più penetrante su certi processi della vita quotidiana che potrebbero altrimenti restare confinati in una inquietante opacità, di trovare il bandolo di matasse troppo ingarbugliate per il tempo che ho da dedicare loro.

Faccio subito un esempio, questo:

È stata annullata la pubblicazione del post intitolato "QED a valanga (45 e 46): il bacio della morte"

Blogger <no-reply@google.com>

gio 27 apr, 00:47

a me

     Ciao,

          Come forse già saprai, le nostre Norme della community (https://blogger.com/go/contentpolicy) descrivono i limiti di ciò che consentiamo, e non consentiamo, su Blogger. Abbiamo ricevuto una richiesta di revisione per il tuo post intitolato "QED a valanga (45 e 46): il bacio della morte". Abbiamo stabilito che viola le nostre norme e abbiamo annullato la pubblicazione dell'URL 

http://goofynomics.blogspot.com/2015/03/qed-valanga-45-e-46-il-bacio-della-morte.html, 

rendendolo non disponibile per i lettori del blog.

     Perché la pubblicazione del tuo post del blog è stata annullata?

     I tuoi contenuti hanno violato le nostre norme relative a malware e virus. Per ulteriori informazioni, visita la pagina sulle nostre Norme della community tramite il link fornito in questa email.

     Per pubblicare nuovamente il post, aggiorna i contenuti per fare in modo che aderiscano alle Norme della community di Blogger. Dopo averli aggiornati, puoi pubblicare nuovamente i contenuti all'indirizzo 

https://www.blogger.com/go/appeal-post?blogId=2821993064219628483&postId=1583826873248852538. 

Questo comporterà una revisione del post.

     Per ulteriori informazioni, consulta le seguenti risorse:

     Termini di servizio: https://www.blogger.com/go/terms

     Norme della community di Blogger: https://blogger.com/go/contentpolicy

     Cordiali saluti,

     Il team di Blogger

Sei anni fa, al ricevere una lettera simile, avrei semplicemente pensato: "Ci siamo! Andatevene a fare in culo voi e la vostra censura, fascisti di merda!" (avrei anche pensato "Ciao un cazzo!": questo tipo di lettere, lo confesso, mi mette sempre di buonumore...), dopo di che avrei tirato dritto, dedicando (o meno) all'accaduto un post, e attrezzandomi per combattere su un'altra trincea.

Oggi è un po' diverso, anche perché se da un lato tutto quello che verrà fatto a voi sarà come se fosse stato fatto a me, dall'altro tutto quello che viene fatto a me potrebbe un giorno essere fatto a voi! Quindi è mio dovere vedere che aria tira, anche per aiutarvi ad affrontare circostanze impreviste. Naturalmente di leggere i "Termini di servizio" e altri sproloqui in legalese generico assolutamente ridondanti e inutili non se ne parlava: non ne vedevo l'utilità, non ne avevo il tempo. Però (vedi alla voce "capitale relazionale") oggi posso fare una cosa che cinque anni fa non potevo fare: chiamare al telefono (o meglio: mandare un Whatsapp) ai padroni del mondo!

Per farvi capire come sono messo, dal 27 aprile in cui ho ricevuto questo avviso terroristico (io disseminatore di malware? Magari, se avessi tempo, potrei anche pensarci...) il Whatsapp ai Signori del cyberspazio l'ho mandato il 2 agosto:

Caro Demiurgo, per non so quale motivo siete andati a pescare un mio post del 2015 per tirarmelo giù. Mi piacerebbe capirne il motivo in privato, atteso che non mi risulta di aver inserito malware, pornografia, ecc.

In risposta ottengo un cortese messaggio in cui mi viene detto che effettivamente sembrava strano anche ai Signori del globo che io mi dedicassi ad attività simili, e mi chiedevano l'URL, che è questo, ma non ci cliccate: il post in questo momento non esiste più:

[redatto: dopo la lieta e istantanea conclusione di questa istruttiva storia il post si vede ed è qui. Tuttavia Google non lo indicizza più e se cercate il suo titolo nel motore di ricerca non lo trovate...]

e nel backend mi appare (e mi appariva) con gli occhietti rossi e in bozza:

Aprendolo, non è che avessi particolari lumi:


C'era la perentoria citazione in giudizio bella in evidenza in basso nel riquadro nero, c'era er martelletto del compianto Sante Licheri in alto a destra, ma il problema non veniva evidenziato in alcun modo.

Il giorno dopo (il 3 agosto) arriva la (probabile) soluzione dell'arcano: 

Caro Alberto, ho capito cosa è successo. Il sito rifondazionemilano.org è stato violato e usato per lanciare campagne di phishing. Il tuo articolo è stato bloccato automaticamente perché conteneva un link a un sito di truffe. Se vuoi mantenerlo è sufficiente rimuovere il link e fare appello.

A una rapida ricerca su tutti i link, il link incriminato risulta essere questo, che peraltro rinvia a una pagina non più esistente (sulla cui pericolosità quindi avrei qualche dubbio):

http://www.rifondazionemilano.org/nws/milano-il-direttivo-cgil-impedisce-a-cremaschi-di-parlare/

Ricorderete l'episodio.

Che Rifondazione fosse una truffa lo avevamo capito dai tempi della tabellina dello zero. Che una truffa da cui ci eravamo tenuti ben distanti potesse danneggiarci, se pure in modo trascurabile, se pure indirettamente, dopo la sua sostanziale estinzione, questo era in effetti più difficile da intuire.

Comunque, ora che ho un po' di tempo da perdere seguo le istruzioni dei Dominatori dell'universo: rimuovo il link, e clicco sul martelletto di Forum.

Vi racconterò come andrà a finire.

Intanto, fate tesoro di questa esperienza, la cui morale è che dei vostri contenuti potrebbero essere tirati giù col pretesto che altri potrebbero esserne danneggiati anche se voi non avete avuto alcuna parte attiva nella potenziale minaccia e anche se questa minaccia di fatto non esiste più, non può più nuocere:

La cosa un po' mi inquieta, per voi, ovviamente: perché voi non avete il cellulare di Dio.

Io sì, ma lo uso solo per cose futili: annoiarlo mi dispiacerebbe.

Keep in touch!


(...ci sono dei commenti in coda. Per cortesia evitate gli Gnooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooo. Mi occuperò di voi quando potrò farlo e a quel punto preferirete che non avessi avuto il tempo di farlo, perché delle vostre fisime nel frattempo si sta occupando il Mondo. Io, se potessi, vi consiglierei di non mettervi contro il Dibattito, ma la buona educazione mi preclude di dare commenti non richiesti...)

(...comunque il cellulare di Dio funziona:


ci hanno messo un nanosecondo: quindi è stata una macchina a prendere la decisione. Non c'è che dire, siamo in buone mani. Tranquilli?
...)

giovedì 6 luglio 2023

Si stava meglio quando si stava meglio

(...qualche giorno fa, affacciandomi all'orlo del cesso azzurro, ho visto qualcuno, non so dirvi se il pubblicista Cadonetti, il giurista Maltagliati, o l'economista Mascone, affermare che stava emergendo una compressione delle libertà di espressione del pensiero legata alla gestione della pandemia. Mi è venuto un po' da ridere. L'annaspare di cotanti epigoni ha un che di comico, in effetti. Ora però vorrei fare con voi una riflessione seria...)

Il presupposto di una serie di attentati alla nostra libertà di espressione, esemplificati dal lavoro della Commissione amore su cui qui ci siamo ampiamente diffusi, è l'idea affermata in modo apodittico che rispetto ad alcuni decenni fa oggi si viva in una società più violenta ma (o meglio: anche perché) più libera rispetto a quella degli anni di piombo, dove ci sarebbe stata meno violenza e meno libertà.

Da questa diagnosi consegue naturaliter una terapia, quella consegnata, con alate e allusive parole, anche al rapporto finale del succitato pregiato organo parlamentare: ridurre oggi la libertà, per ridurre oggi la violenza.

A me sembra, invece, che negli anni '70 ci fosse indubbiamente più violenza (un esempio ex multis che mi colpì, che ci colpì tutti), ma anche tanta più libertà, non fosse altro perché eravamo svincolati da quelle piattaforme che ci sono state vendute come strumento di espressione e diffusione del pensiero, ma ogni giorno di più si qualificano anche come strumenti di controllo e repressione del dissenso.

Forse potrebbe essere utile conferire a queste mie, e forse anche vostre, impressioni una qualche oggettività. Magari la mia è semplicemente nostalgia di un periodo in cui ero più magro, avevo più capelli, e non capivo un cazzo, come mi facevano affettuosamente notare i vecchietti del Dopolavoro Ferroviario. Oppure, chissà, qualche elemento misurabile esiste, e magari qualcuno se ne è occupato: non solo la corte dei miracoli woke che sfilò in Senato nella scorsa legislatura.

Ma farsi illusioni è ridicolo, non è all'altezza delle nostre riflessioni: la Storia la scrivono i vincitori, quindi, più che impegnarci a studiare, e accumulare evidenze che gli operatori informativi coprirebbero di una cappa plumbea di indifferenza o liquiderebbero con un sorrisetto sprezzante, converrà impegnarci a vincere. Non che le due cose si escludano a vicenda: ma la prima non è una condizione sufficiente per la seconda. Potrebbe comunque essere un tema per il #goofy12...

(...basterebbe ascoltare l'indegna gazzarra che l'opposizione sta facendo sulla Commissione d'inchiesta COVID per avere un esempio di cosa intendo...)

giovedì 16 giugno 2022

Gli emendamenti

Non posso nascondervi la mia preoccupazione, ma prima desidero ringraziarvi per i molti spunti che mi avete dato con la lettura delle conclusioni della Commissione amore. Queste 45 pagine uscite dal nulla (in molti sensi) e piene di insidie me le sarei dovute leggere mentre studiavo gli emendamenti alla riforma della Giustizia, le relazioni del seminario istituzionale sul disegno di legge "anti-Mediobanca" (spiegazioni qui), ecc. Molte cose che avete visto voi erano sfuggite a me e ai miei colleghi, tutti distratti da mille incombenze (che diventeranno duemila nel Parlamento dimidiato) e vi sono grato di avermele evidenziate.

La preoccupazione però c'è ed è tanto maggiore quanto più mi addentro nelle pieghe del documento.

In un periodo in cui i presidi costituzionali sono stati intaccati, quando non sbriciolati, dal principio della pretesa primazia del diritto comunitario (un principio che altri Paesi ben si guardano dall'applicare, come dimostrano le ricorrenti vicende tedesche), in un periodo in cui i nostri sistemi basati sul diritto romano si stanno metamorfosando, ad opera delle "termiti comunitarie" di cui ci parlava Giachetti, in sistemi di common law in cui la giurisprudenza di corti cui si accede non si sa bene come fa premio sui nostri codici, anche atti di soft law apparentemente innocui come le conclusioni di un'indagine "conoscitiva" sono potenzialmente tossici: possono creare precedenti, indicare direzioni, essere presi a riferimento per la stesura di norme di rango superiore, essere cioè interpretati come atti di indirizzo non essendolo (non essendo cioè né mozioni né risoluzioni, elaborate secondo certi principi e certi presidi regolamentari).

Se vogliamo, formalmente è quello che è successo con la delega fiscale, dove il famoso "documento delle Commissioni" è stato spesso citato come atto di indirizzo (non essendolo) solo perché convalidato da un voto finale. Ma c'è una differenza sostanziale, e, come tutte le differenze sostanziali, è stata l'uomo a farla. Per elaborare quell'atto di indirizzo che non era un atto di indirizzo il presidente Marattin, che qui abbiamo criticato in lungo e in largo per tanti anni, ha avuto la correttezza e lo scrupolo di creare un percorso condiviso, articolato in tempi congrui, iniziato a fine marzo dalla condivisione dell'indice della relazione finale (che qui invece è arrivato per ultimo), documento essenziale utile per individuare i nuclei tematici da vagliare politicamente, e proseguito a partire dal 13 aprile con la discussione in Commissione di ogni singolo punto dell'indice (previamente condiviso in Commissione), una discussione che dal 13 aprile si è prolungata fino al voto del 29 giugno.

Per la riforma del fisco, che incide solo sulle nostre tasche, ci sono stati dati 77 giorni di riflessione, con la volontà di giungere a una soluzione condivisa. Questa io la chiamo onestà intellettuale. Per temi che incidono su libertà primordiali come quella di espressione del pensiero e puntano pericolosamente verso la criminalizzazione del dissenso politico (come molti di voi hanno correttamente sottolineato) ce ne vengono dati 7, con l'evidente volontà di giungere a una soluzione non condivisa, cui si punta per il mero scopo tattico di strumentalizzare un nostro eventuale dissenso: "Avete visto? I fasheesti leghisti si astengono perché sono a favore dell'odioh!". Questa io non la chiamo, chiamatela voi, ma non ditemi come la chiamate, perché il tema non è questo.

Il tema qui è il seguente: al termine di un faticoso dialogo fra sordi, con una presidenza arrogante che continuamente interrompeva i colleghi che intervenivano e imponeva (senza recupero) tempi che poi essa stessa non rispettava, siamo riusciti ad aprirci uno spazio fino a lunedì 20 alle ore 13 onde depositare degli "emendamenti" che poi dovrebbero essere discussi in una seduta notturna alle 20 del 20. Cercherò di recepire e trasformare in emendamenti puntuali i vostri suggerimenti, e se volete provare a farlo voi ben venga (tipo: alla pagina X capoverso Y le parole da "sempremente" a "qualunquemente" sono soppresse; alla pagina Z capoverso W dopo le parole "i fascisti odiano e sono cattivi" aggiungere le parole "per fascisti si intendono ovviamente anche i leghisti e chiunque metta in dubbio la supremazia del diritto comunitario", ecc.).

Ma prima di farlo aspettate che vi metta a disposizione la versione definitiva, quella con l'indice, perché credo che i numeri di pagina in essa siano slittati (ripeto: Marattin aveva cominciato dall'indice, in Commissione antidiscriminazione ce lo hanno dato ieri sera).

Di tutti i sentimenti quello che prevale è la tristezza. In un blog nato all'insegna della carità, non si può non considerare con una profonda, immedicabile tristezza un'operazione che svilisce, strumentalizzandolo a fini di soppressione del dibattito democratico, un venerato simbolo che a tutti noi è caro, il simbolo di tutto quello che non vorremmo rivedere, e che sotto i nostri occhi impotenti e attoniti vediamo riproporsi, vediamo avanzare a passo dell'oca lungo una strada lastricata di buone intenzioni e agghindata di buoni sentimenti.

Tristezza e orrore.

Ma non bisogna mai arrendersi.

Vi giro più tardi il testo "definitivo". Occhio al tema dei gruppi target...


Aggiornamento delle 16:04: il testo (provvisoriamente) definitivo.


(...e già il fatto che questo documento sia infarcito di anglicismi la dice lunga, ma lasciamo stare...)

mercoledì 15 giugno 2022

Le conclusioni

Abbiamo parlato spesso dei lavori di una certa Commissione speciale da noi con affettuosa antifrasi definita "Commissione amore". Lo abbiamo fatto qui, qui, qui e qui e su altri canali in altre occasioni. Dopo poco meno di un anno di lavori condotti come ho spiegato qui, la Commissione ha prodotto il suo documento finale, che dobbiamo esaminare in una (1) settimana, e trovate qui.

Pregherei chi avesse un po' di tempo a disposizione, magari perché disoccupato, o perché sospeso dal lavoro per i noti motivi, o (ma saranno pochi) perché in vacanza, di dare un'occhiata al documento e di dirmi che cosa ne pensa entro le 19 di oggi.

Alle 20 avremo la discussione (l'unica seduta di discussione in un anno di lavoro su un tema così controverso, a testimonianza del fatto che quello che interessa alla Commissione è semplicemente avvalorare una petizione di principio), e il 22 dovremo votare.

Non aggiungo altro.

Se ci siete, battete un colpo, e fatemi qui la vostra dichiarazione di voto.

sabato 18 dicembre 2021

La fattoria delle discriminazioni, ovvero: la carità

(...oggi seduta alle 14 per la presentazione di un certo numero di emendamenti del Governo su temi abbastanza disparati, dalle delocalizzazioni - emendamento 77.0.2000 "Disposizioni in materia di cessazione dell'attività produttiva" - alla magistratura onoraria - emendamento 196.2000 "Disposizioni in materia di magistratura onoraria", presentati dal Governo dopo un attento negoziato col Parlamento, culminato in una riunione tenutasi venerdì 17 - cioè ieri - che doveva durare un'ora e ne è durata tre, così la poltrona si è scaldata per bene! La posizione del Senato era che ulteriori interventi governativi non potevano essere accettati "a scatola chiusa" e andavano quindi sottoposti ad ulteriore attività emendativa, con i cosiddetti "subemendamenti" - per gli amici: "sub". La presentazione dei sub però poneva un tema di rispetto dei tempi, atteso che, come affermato da un collega spiritoso, il Natale non poteva essere abrogato per emendamento del Governo, e l'esercizio provvisorio è a soli 13 giorni di calendario, che poi sono dieci giorni lavorativi, nel corso dei quali si deve svolgere anche il passaggio alla Camera. La posizione del Governo era che i due interventi principali fra quelli proposti non potevano essere presentati in decreti separati perché le rispettive coperture finanziarie erano disposte da questa legge di bilancio: se si fosse aspettato di approvare quest'ultima prima di procedere con un decreto autonomo, si sarebbe rischiato in almeno un caso - magistratura onoraria - la procedura d'infrazione. Alla fine si è deciso di provarci. Termine per i sub: domani alle 18. Se vi interessa seguire da vicino questa bella storia, sapete dove trovare le informazioni. Ma in realtà non volevo parlarvi di questo...)

Qualche giorno fa in Commissione "odio", quella che talora definiamo, antifrasticamente, Commissione "amore" (per esorcizzare con l'evocazione di quella scintilla labile e fioca di divinità che purtuttavia alberga in ognuno di noi il Male radicale che irrimediabilmente contamina e devasta la nostra umanità - soprattutto, come abbiamo appreso, quella di noi di destra), abbiamo avuto ospite il nostro padrone di casa (qui, come sapete, siamo a casa di Google), al quale abbiamo rivolto alcune domande:


Le domande erano articolate come articolate e sostanzialmente esaurienti sono state le risposte (la qualità degli auditi sta crescendo, dopo un inizio alquanto... alquanto!), anche se, proprio a voler entrare nel merito, c'è qualcosa di situazionistico nel discorrere lungamente di come e con quanto successo ci si adoperi per orientare i dibattiti ospitati sulla propria infrastruttura, salvo poi rifuggire dalla qualifica di editore come da un marchio d'infamia! Da un grande potere (editoriale) derivano grandi responsabilità (editoriali), ma, certo, un potere in tanto è veramente grande solo in quanto è assoluto, cioè solo in quanto riesca a svincolarsi dalle proprie responsabilità, come un'altra vicenda di cui ci stiamo occupando dimostra.

Non è però di questo che vorrei parlarvi ora.

Mi sembra ormai evidente che nella fattoria delle discriminazioni tutte le discriminazioni sono uguali, ma alcune sono più uguali delle altre. Sono stato accusato di voler sabotare il lavoro della Commissione con le mie critiche corrosive. La mia serena considerazione è che sarà il tempo a giudicare. Intanto, mi sembra ovvio che mentre si moltiplicano in tutto il Paese episodi odiosi di discriminazione anche violenta, anche a danno delle categorie più fragili (gli anziani, i bambini), e, laddove interessi, comunque in aperta violazione delle norme europee (il famoso considerando 36), quelle stesse norme cui ci compieghiamo con tanta voluttà quando a farne le spese sono gli italiani, ma alle quali ci ribelliamo con inusitata fierezza allo scopo di penalizzare ulteriormente gli italiani, mi sembra ovvio che se in un contesto simile una Commissione antidiscriminazione non si interessa del tema, delegittimarla, da parte mia, non avrebbe alcun (ulteriore) senso. Posso quindi rassicurare chiunque ne abbia bisogno sul fatto che i miei interventi non sono rivolti all'oggi e ai presenti, ma al domani e ai futuri: un giorno qualcuno (forse) potrà constatare che c'era chi lottava per difendere la libertà, come c'è sempre stato, come sempre ci sarà: nulla di eccezionale, quindi, nulla di titanico. Certo, come ho spiegato a più e più riprese, la liturgia del "giro di domande con risposta finale" non è la più indicata a far emergere maieuticamente una verità minimamente accettabile. L'adozione di questa pessima metodologia, che nessun regolamento impone, risponde evidentemente alla ferrea volontà di indirizzare la verità dove più fa comodo, e d'altra parte costringe chi desidera intervenire a sbriciolare il proprio interlocutore per rivelarne l'inconsistenza, non essendo possibile assicurare, tramite una sia pur regolata e stilizzata dialettica, che si dia spazio all'apprezzamento, ma anche alla valutazione critica, delle opinioni altrui.

Ma insomma, anche questa non è esattamente la cosa di cui vi volevo parlare, anche se ci si avvicina.

Prima di leggere (a proposito di sabotaggi) gli emendamenti del Governo, volevo condividere con voi, che mi siete più cari e più vicini, una cosa che penso di aver capito in dieci anni di dialogo con voi, ma che le ultime vicende sanitarie mi hanno consentito di mettere a fuoco meglio: che cos'è la carità, e perché ce n'è tanto bisogno.

Le valutazioni che quelli che sanno di politica (?) facevano con me prima che entrassi in politica (ma anche dopo che ci sono entrato) prendevano spesso una piega teologale: "Vedi, Alberto, il tuo discorso, per avere un vero valore politico, dovrebbe dare una speranza alle persone che hanno fede in te...". La fede e la speranza, nel discorso degli esperti, c'erano: mancava sempre la carità per completare la terna. Eppure tutto, anche in politica, parte dalla carità.

E che cos'è la carità?

Semplicemente, è accorgersi delle cose prima che capitino a te.

Del resto, "fare la carità" in italiano è fare l'elemosina, e verosimilmente quello che spinge alcuni (pochi) di noi a frugarsi le tasche è la capacità, in alcuni più sviluppata di altri, di immedesimarsi con chi si ha di fronte sospendendo qualsiasi giudizio morale.

Alla fine questo blog si è occupato solo di questo argomento: lo ha fatto quando ha raccolto il vostro grido di disperazione, perché la condivisione fosse di conforto a chi già soffriva, ma anche di ammonimento a chi ancora non soffriva. Lo ha fatto quando ha stigmatizzato chi non riusciva a capire che stava parlando della vita delle altre persone. Lo ha fatto quando ha gioito del successo di chi, avendo tratto le giuste conseguenze da un discorso razionale, era però sufficientemente umano da condividere con gli altri la propria legittima soddisfazione. Lo abbiamo fatto creando consapevolezza. La macroeconomia, quella vera, una lezione ce la offre: "it must be war", una guerra fra poveri, naturalmente, e nessuno di noi, vi assicuro, è abbastanza ricco per uscirne indenne. Ora molti si sono accorti, finalmente, che qualcosa non va per loro, dopo aver accettato per molti, troppi anni quello che non andava per gli altri. Di questi, molti sono miei colleghi (intendo: docenti universitari), obnubilati per tanti, troppi anni da quello che il mio barocco successore alla presidenza della Commissione finanze chiama "ventisettismo mentale": l'inerzia etica e politica di chi sa che, comunque, alla fine a lui il ventisette uno stipendio arriverà.

Voi direte: "Ma c'è stato er sarto de qualità!..." (non nel senso di quello che cuce i vestiti, ovviamente...).

Sì, forse.

La minaccia esistenziale si è fatta più immediata, l'aggressione più esplicita. Ma questo non cambia di molto il senso del mio discorso, non mi aiuta a rispondere alla domanda che mi pongo e ci pongo: che cosa fare con chi si è svegliato solo quando è toccato a lui? Che cosa fare con chi ha mostrato così poca carità? E, se volete, come questione preliminare: perché la gente cerca una fede, cerca una speranza, ma non cerca la carità, cioè non ci pensa prima?

Io vedo un'umanità divisa in due categorie, ugualmente non caritatevoli: quelle che pensano che a loro non toccherà mai, e quelle che pensano solo a quanto è toccato a loro. Forse queste ultime sono, o almeno sembrano, più scusabili, perché qualcosa gli è successo, e questo qualcosa ci richiama ai nostri inderogabili doveri di solidarietà umana e sociale. Ma anche in questo occorre misura, occorrerebbe carità. Oltre un certo limite, come ci spiega Michéa, e come chi vi scrive ha constatato coi suoi occhi, l'idea che certe cose non debbano verificarsi mai più trascolora in un'altra negazione, nell'idea che esse non possano verificarsi di nuovo, magari nell'idea riconfortante che è assolutamente impossibile che esse possano mai verificarsi proprio sotto i nostri occhi, perché "questa volta è diverso" (una frase che abbiamo imparato a ridicolizzare in finanza, dove è pericolosa solo per le tasche dei gonzi, ma dalla quale non ci guardiamo mai abbastanza in storia, dove è pericolosa per le vite di tutti).

Questo è il seme del Male: l'idea di un Tempo storico rettilineo che legittimi con la negazione del Passato la disattenzione al Presente nell'attesa di un radioso Futuro.

A noi è stato detto: estote parati.

Significa anche che la storia non è mai finita, significa che noi non siamo ontologicamente migliori né peggiori di chi ci ha preceduto, significa che la memoria ha valore solo se è anche memoria del presente, attenzione al presente.

Questa memoria del presente l'abbiamo costruita e condivisa qui, questa attenzione al presente l'abbiamo suscitata e alimentata qui.

Continueremo.

(...e va anche detto che qualche soddisfazione ce la siamo tolta, e altre ce ne toglieremo...)

(...breaking news: domani sconvocati. Si inizia a votare in Commissione lunedì. Quando si finirà?...)

(...ah, a proposito di frugarsi le tasche: a differenza dei tanti che lungo questo decennio si sono messi a disposizione con accorati accenti di profonda sincerità, chiedendo di fare qualcosa, chiedendo che cosa potevano fare, c'è una persona, un amico, che ha semplicemente fatto, senza chiedere, con generosità e intelligenza: è Fausto, la persona grazie alla quale siete in grado di seguirci nella nostra attività parlamentare ed extraparlamentare. Fausto vi ha dato molto. Ora siete voi a dovergli dare qualcosa, perché se ha tanto tempo libero per seguirci in tempo reale un motivo c'è, e non è un buon motivo. Frugatevi le tasche e cliccate qui...)

sabato 10 luglio 2021

La psicologia dei buoni

Nonostante iBuoni™ siano spesso (e tendano a considerarsi sempre) intelligenti, c'è una cosa che è particolarmente difficile da fargli comprendere, per quanto sia attestata dalle fonti e sia in fondo facile da intuire: anche i nazisti credevano di essere dalla parte del giusto. Si può anzi supporre che essi lo credessero in modo particolarmente intenso, inattingibile da qualsiasi residuo di dubbio, perché in fondo nessun essere umano potrebbe giustificare ai propri occhi l'efferata intensità di certe atrocità commesse (una coscienza ce l'abbiamo tutti, credo...), se non, appunto, con un'altrettanto intensa, granitica, inscalfibile certezza di averle commesse essendo dalla parte del giusto.

Ne consegue (ma a questo punto iBuoni™ ce li siamo già persi per strada, e quindi continuiamo da soli) che qualsiasi etica fondata sul fragile pilastro del considerare se stessi nel giusto (e quindi "gli altri" dalla parte del torto) è destinata a franare miseramente sotto le proprie contraddizioni, di cui vi fornisco qui una breve antologia, prima di tornare sull'argomento con la maggiore attenzione che esso, indubbiamente, merita:





(...si potrebbe quasi dire, per tagliarla corta, che sentirsi fortemente ed esclusivamente dalla parte del giusto è, se non proprio la definizione di nazismo - rectius: di totalitarismo - quanto meno un presupposto, ovvero un ingrediente necessario di esso. Quindi, per quanto questo possa sembrare paradossale ai meno avvezzi a frequentare i libri senza figure, è ragionevole congetturare che la bontà de iBuoni™ sia sempre stata, e sempre sarà, la radice del male. Ma anche questa non è assolutamente una scoperta: se iBuoni™  capissero le canzoni che ascoltano, potrebbe bastare De Andrè a illuminarli. Invece, come sempre, questo compito pedagogico sarà riservato - altro paradosso - a quella maestra che, notoriamente, non ha allievi: la SStoria. Ma di questo, qui, abbiamo parlato tante volte mentre vedevamo arrivare quello che inevitabilmente è poi arrivato...)

mercoledì 7 luglio 2021

Commissione straordinaria per il contrasto dei fenomeni di intolleranza, razzismo, antisemitismo e istigazione all'odio e alla violenza

(...credo sia di interesse generale, perché riguarda tutti voi, il discorso che la Presidente della "Commissione straordinaria per il contrasto dei fenomeni di intolleranza, razzismo, antisemitismo e istigazione all'odio e alla discriminazione" ha tenuto nell'Ufficio di Presidenza del 20 maggio. Su questa pietra angolare si articola la passerella di audizioni cui avete assistito, attoniti, nell'ultimo mese. Si tratta di un documento che deve essere offerto al pubblico dibattito per il suo valore di testimonianza della nostra epoca. Ve lo offro senza alcun commento: mi sono limitato a aggiungere qualche grassetto...)

 

Negli ultimi anni la diffusione dei “discorsi d’odio” è andata aumentando in maniera esponenziale. Le più viete forme di aggressione verbale e di discriminazione contro le donne, i neri, gli omosessuali e i transessuali, le minoranze etniche, religiose e nazionali, i migranti sono state implementate dal ricorso massiccio a mezzi di comunicazione di massa sempre più sofisticati e pervasivi. Questi hanno messo nelle mani di milioni di persone strumenti di diffusione delle loro qualsiasi idee, linguaggi, stili di vita in una misura che non ha pari nella storia del genere umano. Esponenziale è stata così anche la crescita dei rischi di diffusione e magari anche di messa in pratica di linguaggi e comportamenti devianti, disumani, antisociali. 

Da anni il tema dei discorsi d'odio è divenuto oggetto di studio in sede scientifica, politica e giuridica. Credo debba essere compito della nostra Commissione riprendere quel dibattito internazionale, assicurando un nostro originale contributo in fatto di conoscenza e approfondimento. 

Una considerazione preliminare mi sembra indispensabile: i discorsi d’odio non sono solo parole. Non sono chiacchiere. Non un fenomeno magari sconveniente ma in ultima istanza circoscrivibile. A parte infatti i casi estremi dell’insulto e della diffamazione già puniti dalle leggi, in questione è il diffondersi di modi di pensare, di esprimersi, di comportarsi che hanno effetti concreti e duraturi nella vita civile. Che aumentano le diseguaglianze, aumentano le ingiustizie, aumentano il tasso di violenza. Rendono legittimi il pregiudizio, l’odio, la discriminazione. 

Il caso del linguaggio d’odio antisemita è paradigmatico. Nel corso dei secoli si sono accumulati giacimenti di odio, pregiudizio, ignoranza che sono precipitati nei fondi più oscuri dello spirito pubblico, emergendo poi nelle forme di violenza e di genocidio culminate nella tragedia della Shoah. 

Dobbiamo sapere che c’è un nesso diretto fra certe parole e certi fatti. Che se si lascia proliferare un determinato ambiente, se non si lavora a fondo dal lato della formazione e dell’informazione, ma anche della prevenzione e della repressione la situazione rischia di sfuggire di mano e si consuma una regressione dello spirito pubblico e dei livelli di civiltà. 

Si pensi anche alla violenza verbale contro le donne. Dei discordi d'odio fa parte infatti tutta una gamma di forme espressive denigratorie che favoriscono il costituirsi e il consolidarsi di stereotipi sessisti contro le donne. Un’altra prova che non si tratta solo di parole, per quanto particolarmente offensive, ma di espressioni in grado letteralmente di costituire, strutturare, consolidare una condizione di minorità della donna nella società, sul posto di lavoro, in famiglia. Perché parole capaci di costruire barriere e gerarchie, potenziare il potere di un sesso sull’altro, favorire ovvero pregiudicare carriere. Col risultato di impedire a cittadini di sesso diverso di avere pari livelli di potere e pari opportunità sociali. 

I discorsi d'odio insomma costituiscono oggi un inedito strumento di diseguaglianza e di ingiustizia. Inedito data la potenza davvero inusitata dei nuovi media.  

Questa novità e peculiarità dei nostri tempi è la ragione forse più importante che spiega e legittima la costituzione di una Commissione come la nostra.  

Può essere utile ricordare, in sede introduttiva, che lo studio sistematico dei discorsi d'odio prende le mosse negli Stati Uniti particolarmente negli anni ‘80 del ‘900, quando il temine fu usato in sede giuridica per definire la condizione delle vittime di discorsi di odio razzista. Fu da allora che si cominciarono a definire le categorie con cui appunto nominare e organizzare le nuove forme di razzismo e discriminazione a base etnica e sociale. Si trattava di parole, frasi, immagini, caricature, condotte tali da causare danno a singole persone o gruppi di cittadini, per lo più individuati con riferimento appunto a caratteristiche fisiche, al genere, agli orientamenti sessuali, alla religione, alla nazionalità. 

In sede scientifica e di filosofia del linguaggio è ormai acquisito che il linguaggio non ha solo una funzione descrittiva, di puro e semplice riflesso della realtà data, ma anche performativa, di costituzione di quella stessa realtà.  

Si capisce allora che la rete o il mondo dei social media non è solo una infrastruttura che si tratta di regolarizzare con esclusivo riferimento alla sua efficienza, pervasività, concorrenzialità, ma di un potente, anzi potentissimo, strumento di costituzione della realtà. E troppo spesso di una realtà falsa, stravolta, ingiusta e discriminante. 

Parole che sono pietre questo significa: ragionare di che cosa è divenuta oggi la nostra vita civile, che cosa è ormai il nostro modo di comunicare e di formarci una opinione e una identità, nell’epoca dell’interconnessione e interazione tendenzialmente totale delle piattaforme digitali. Nell’epoca cioè dei Big Data, Big Tech e delle cosiddette “very large online platforms”. 

Un recente caso negli Stati Uniti è stato clamoroso. A seguito di un violento attacco di massa contro il Parlamento americano, con invasione e devastazione dello stesso e con la morte anche di uno degli aggressori, addirittura il Presidente degli Stati Uniti dell’epoca Donald Trump è stato “bannato”, cioè escluso da Facebook ed Instagram. La motivazione della clamorosa iniziativa era proprio l’aver creato con le sue parole “un ambiente di cui c’era un serio rischio di violenza”. L’assalto al parlamento sarebbe stato cioè conseguenza diretta di certi discorsi d’odio politico, reiterati nel tempo e legittimati dalla fonte.  

Comunque la si pensi si tratta di un atto grave e denso di conseguenze, se ancora di recente il “comitato etico” di Facebook ha confermato, sia pure con distinguo, quel bando.  

Si capisce insomma che non siamo di fronte a banali questioni politicamente corrette. In questione è qualcosa che ci interroga sullo stato delle nostre democrazie, sui sensi e modi della moderazione del discorso politico (e non solo) in rete, sul fatto che possa essere un privato o addirittura un algoritmo a comminare il bando agli haters, se non debba essere invece la legge e in che termini ecc.  

Dovremo necessariamente parlarne. 

In questa seconda parte del mio ragionamento introduttivo dei lavori vorrei partire da alcuni punti fermi giuridici e di civiltà che ritengo debbano guidare il nostro lavoro. 

La Dichiarazione universale dei diritti umani, adottata dalle Nazioni unite nel dicembre 1948, stabilisce in primis che “tutti gli esseri umani nascono eguali in dignità e diritti”. Ma anche l’articolo 1 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea definisce inviolabile la dignità umana, così come la nostra Costituzione repubblicana già agli articoli 1 e 3 riconosce e tutela i “diritti della persona” ovvero tutela onore e dignità di una persona come un bene fondamentale e inviolabile della persona umana.  

Della persona umana, non dei soli cittadini italiani. La dignità è qualcosa che prescinde dal possesso della cittadinanza. Riguarda il nucleo intangibile della personalità umana, come stabilito anche dalla nostra giurisprudenza costituzionale. Ora la nostra è una Costituzione democratica, sociale, lavorista, personalista e parla di “pari dignità sociale” proprio perché prevede il perseguimento dell’effettiva eguaglianza e giustizia per tutte le donne e tutti gli uomini. 

Non solo non dobbiamo mai dimenticare questo quadro forte e strutturato di diritti e di doveri che ci hanno lasciato i Padri e le Madri Costituenti, ma dobbiamo rilanciarne e valorizzarne proprio la grande apertura sul presente e per il futuro. Tanto più oggi nell’epoca delle nuove sfide della tecnica e della politica. 

Le previsioni della Costituzione del 1948 sono infatti così ampie e lungimiranti da lasciare sempre aperta la possibilità di riconoscere e codificare valori e diritti nuovi. Basti pensare come in questi ultimi anni abbiano trovato riconoscimento sociale e costituzionale temi come la privacy, l’ambiente, l’Unione europea, le nuove forme di tutela del lavoro, ma anche del mercato e della concorrenza.  

Un quadro di civiltà giuridica che deve spingerci naturalmente a impostare il nostro programma di lavoro, di audizioni, di ricerca ad una interlocuzione approfondita con le istituzioni europee e sovranazionali, sempre attenti alla migliore produzione scientifica e legislativa. 

Così un’attenzione particolare dovremo riservare al lavoro che la Commissione europea sta svolgendo in tema di rinnovamento del mercato unico dei servizi digitali. Una cornice naturale per una Commissione come la nostra. 

È all'esame del Parlamento europeo e del Consiglio una proposta di Regolamento nota come Digital Services Act. Il suo obiettivo è traghettare l’Europa verso una nuova fase di regolamentazione delle piattaforme digitali.  

Si tratta evidentemente di questioni sensibili e strategiche. Che riguardano già la fase ex-ante del lavoro di quelle piattaforme, dato che oggi sono esse a stabilire preventivamente le regole per utenti e concorrenti, a decidere cosa promuovere e cosa nascondere, ad imporre argomenti, stabilire priorità. 

Tutto ciò ha a che fare direttamente con le nostre libertà. Ne va della effettiva tutela dei diritti fondamentali degli utenti e di conseguenza della qualità della democrazia nella società dell’informazione. 

Per questo si sta discutendo del rafforzamento delle regole di responsabilità per i gestori, un vero fondamento dell’economia digitale, a tutela di diritti fondamentali dei singoli e degli utenti, come per altro richiesto dalla Corte di Giustizia europea. Gli intermediari online debbono assumere sempre più precise responsabilità, avere specifici obblighi di intervento in caso di contenuti illegali, soprattutto rispondere ad un massimo di trasparenza ed affidabilità, in un quadro di regole stabilito dal decisore pubblico. 

A quanto si sa il nuovo Regolamento sui Digital Services prevede sanzioni rapportate al fatturato molto alte, soprattutto nel caso che i gestori non rispettino gli obblighi di controllo e rimozione di contenuti illeciti quali proprio discorsi d'odio, fake news, materiale contraffatto, illegale ecc. 

Naturalmente le nuove norme rientrano in un più complessivo piano di tutela dei diritti portato avanti da anni dall’Unione Europea, si pensi solo alla Governance dei dati informatici, un ambito di portata strategica regolato dal Regolamento generale sulla protezione dei dati (in inglese GDPR); entrato in vigore nel 2016, esso regola il modo in cui aziende e altre organizzazioni trattano i dati personali.  

Tutto questo in Europa ‘fa sistema’. Noi, una volta di più, dobbiamo porci a questo livello, evitando per quanto possibile polemiche sterili che ci devierebbero dai temi più importanti e sensibili. 

Certo dobbiamo sapere che in queste materie sono in gioco interessi rilevantissimi, ma soprattutto che sono in gioco i diritti dei cittadini europei e il futuro della giustizia, dell’eguaglianza, della democrazia.  

Il potere pubblico, cioè dei cittadini elettori e sovrani, deve mostrarsi in grado, oggi più che mai, di espandere la propria incidenza democratica, regolando mercati e diritti, implementando tutta una serie di diritti esigibili non solo verso i poteri pubblici tradizionali, ma anche verso gli attori privati. Questi del resto se già da una parte disimpegnano funzioni para-pubbliche, come eclatante nel caso proprio delle grandi piattaforme online, devono accettare oneri e responsabilità di controllo e trasparenza. Così si tutela l’interesse pubblico, si tutelano i diritti di tutti, si imposta in modo democratico il rapporto fra pubblico e privato. 

L’obiettivo deve essere quello ambizioso di un costituzionalismo digitale al tempo della società dell’informazione. Il nuovo Regolamento su Servizi Digitali non deve comprimere le libertà economiche, ma certo non è accettabile il contrario e cioè una compressione sproporzionata di altri interessi costituzionalmente rilevanti, a cominciare dalla dignità della persona. 

I discorsi d'odio costituiscono insomma una cartina di tornasole particolarmente sensibile dello stato dei nostri diritti e delle nostre libertà. Non possiamo nasconderci che andiamo verso un futuro di insidie crescenti alla dignità umana, non solo nelle forme antiche e sempre ritornanti del razzismo, dell’antisemitismo, dell’intolleranza, ma anche in quelle connesse proprio alla diffusione dei social media. 

Libertà e dignità. Promozione della prima e rispetto della seconda. Questo il discrimine sottile e delicato, mutevole e a volte sfuggente, che non però possiamo rinunciare a individuare, seguire, tracciare.  

La libertà di espressione è forse la forma più alta di libertà. Ma anch’essa, come tutte le libertà, trova sempre il suo limite nel rispetto dell’altrui diritto e dell’altrui dignità, di quei “valori condivisi” che rendono davvero civile la vita di una comunità.  

La mia libertà finisce dove inizia la libertà degli altri. Questo senso del limite, come costitutivo dell’idea stessa della libertà, dobbiamo assumerlo come dato di partenza, come premessa e canone di un lavoro. Un lavoro che sarà lungo e impegnativo, ma anche indefettibile. 

 Vorrei passare ad alcune questioni più direttamente connesse con l’avvio e l’impostazione dei nostri lavori. 

Credo che il nostro obiettivo finale debba essere l’approvazione di un documento politico o Risoluzione entro il 2022. Per ragioni pratiche legate ai tempi della sessione di bilancio, penso sarebbe utile immaginare una data di fine lavori fra novembre o primi dicembre del 2022.  

La Risoluzione dovrebbe raccogliere, oltre agli esiti del lavoro di indagine conoscitiva, anche alcune ipotesi di massima di iniziativa politica e legislativa per il Parlamento italiano.  

In questo modo lasceremmo in eredità alla prossima legislatura un lavoro importante, con anzi l’auspicio che esso possa continuare istituendo nuovamente negli anni a venire la Commissione contro l’odio e l’intolleranza.  

Per poter organizzare al meglio i nostri lavori e corrispondere adeguatamente ai compiti assai impegnativi che la mozione istitutiva ci assegna, penso sia indispensabile stabilire in modo chiaro gli ambiti d’intervento; così le varie articolazioni del nostro lavoro risulteranno come parti organiche di un ragionamento unitario e confluiranno naturalmente in un documento finale.  

Servirà senza dubbio una prima fase di audizioni di soggetti in grado di arricchire il nostro bagaglio di conoscenze e di suggerire ipotesi di lavoro e di previsione normativa. Le audizioni potrebbero cominciare nel giugno del 2021, per terminare nella primavera del 2022; per una durata dunque di circa dieci mesi, magari intervallate da focus istituzionali.  

Dopo questa fase, diciamo da maggio 2022 a settembre 2022, potrebbe svolgersi una fase di discussione politica in preparazione della Risoluzione conclusiva da approvare entro l’autunno del 2022.  

La terza fase dei lavori coinciderebbe poi con la discussione e l’approvazione in Aula della Risoluzione. 

Credo inoltre che lo strumento più utile ai nostri fini sia quello dell’Indagine conoscitiva. Si potrebbe pensare ad un’unica indagine che approfondisca natura, cause e sviluppi recenti del fenomeno del discorso d'odio con un’attenzione particolare alla evoluzione della normativa europea ed internazionale. Più determinatamente: 

a) Diffusione e innovazione dei media, loro efficacia nel produrre discorsi d’odio, valutazione delle forme di (auto-)regolazione atte a prevenire e sanzionare detti fenomeni. 

Possibili audizioni: mondo accademico, MIUR, Autorities di controllo, rappresentanti delle piattaforme dei social media;  

b) Normativa europea ed internazionale in fatto di contrasto dei fenomeni detti di hate speech ovvero di promozione dell’inclusione e non discriminazione. 

Possibili audizioni: Rappresentanti UE, Consiglio d’Europa, ECRI, OSCE, Nazioni Unite; 

c) Approfondimento delle cause sociali e culturali della generazione e diffusione dei discorsi d’odio e dei fenomeni di intolleranza e discriminazione. 

In aggiunta ed integrazione di questo lavoro di conoscenza e di indagine, credo dovremmo valutare anche l’opportunità e l’importanza di uno strumento di studio e raccolta dati quale un Osservatorio ad hoc, da costituire su proposta della Commissione stessa. 

Suo compito potrebbe essere il monitoraggio dei fenomeni dei discorsi d'odio e intolleranza, insieme alla raccolta sistematica di dati statistici e documenti risultanti dalle diverse fonti istituzionali, accademiche o associative, con particolare riferimento appunto ai fenomeni di intolleranza, discriminazione, razzismo, antisemitismo, sia nella forma dei crimini d’odio, sia dei fenomeni di discorso d'odio 

In aggiunta a questo può essere utile che la Commissione programmi sessioni di lavoro congiunte con organismi sovranazionali e internazionali e Parlamenti di altri Paesi.  

Resta inteso che entro il 30 giugno 2022 (come previsto dalla mozione istitutiva) la Commissione dovrà trasmettere al Governo e alle Camere una Relazione sull’attività svolta e in corso di svolgimento. 

Penso questa possa costituire una proficua traccia di lavoro. Una traccia aperta, parte di un lavoro che si arricchirà oltre che dei contributi dei singoli Commissari, anche dell’attivo coinvolgimento di quante più possibili realtà associative e singole personalità scientifiche ed autorevoli, tali da implementare il lavoro della nostra Commissione e collocarla in modo strategico nel dibattito pubblico sulla qualità del nostro vivere civile e sulla difesa e la promozione della nostra democrazia.  

Infine, ma non certo ultimo in ordine di importanza, il rapporto con il mondo dell’Istruzione e della Formazione. Quella certo di ragazze e ragazzi, ma più generalmente intesa come formazione permanente dell’intera nostra società civile.   

La Commissione dovrà vivere in sintonia ed osmosi con il mondo che ci circonda, non certo per surveiller et punir, ma al contrario per conoscere, formare, individuare soluzioni. Nostro compito sarà dunque contribuire a porre la nostra società nelle condizioni migliori per progredire nella libertà e nella responsabilità. 

Se riusciremo ad impostare un lavoro con questa latitudine e questa ambizione credo che avremo svolto al meglio la nostra missione di rappresentanti della Nazione e della Repubblica. 

Liliana Segre 

Maggio, 2021 



(...le audizioni cui avete assistito dovrebbero ricadere nel contesto delineato da questo programma di lavoro...)

martedì 22 giugno 2021

Save the date (e non solo)

(... io lo dico per voi, poi non dite che non ve lo avevo detto...)

Lunedì 12 luglio dalle 14:30 alle 20:00 a Roma, per parlare di regole.

(...la riunione della Commissione Segre è stata piuttosto, comment dirais-je,... interessante! Se non avete niente di meglio da fare, vi consiglio di rivedervela qui. Non dobbiamo salvare solo la data, ma anche la libertà, e ove mai non vi fosse stato chiaro, questo video vi aiuterà a mettere a fuoco il problema - e a capire a che cosa serve essere "dentro": a difendere voi che state fuori - in molti sensi...)

domenica 5 novembre 2017

Fake news, hate speech, e l'impotenza degli Stati...



Caro Alberto, 

ho visto che la legge Stasi tornerà in discussione alla Camera il 6 novembre, ma francamente le mie, inizialmente assai flebili, speranze di arginarla sono definitivamente scomparse.

Tu ti sei prodigato per quanto potevi, ma dopo la full immersion di ieri con i nostri distributori algerini, sfruttando la giornata festiva in famiglia, oggi ho avuto modo di leggere un po'. Ho quindi constatato che le mie preoccupazioni sul potenziale aberrante di tali norme, sono ormai ampiamente superate dagli eventi. 

Mi riferisco, con alcuni esempi (fra i tanti):

1) ad azioni tipo il decalogo antibufale, che so hai stigmatizzato, in quasi perfetta solitudine e comunque senza che vi fosse la minima attenzione da parte di chi sarebbe deputato (in senso stretto) ad occuparsene;
2) a iniziative come questa o questa, tutte ben patrocinate;
3) a progetti di legge di tal fatta (prima firmataria la diversamente fortunata compagna dell'eurofilo Boccia).

Tutto sembra andare nella medesima direzione, per altro da te prevista (come spesso accade) con largo anticipo. 

Compressi i redditi e i servizi sociali ai cittadini, ci si appresta a comprimere definitivamente quel che resta della democrazia, smantellando lo Stato di Diritto e, per farlo meglio, si predispongono tanti "piccoli" strumenti da usare al momento opportuno per indottrinare a monte e, nel caso non sia sufficiente, per censurare, controllare e reprimere il dissenso a valle. 
Pochissimi se ne rendono conto; nessuno di quelli che avrebbe i mezzi per farne una battaglia politica se ne interessa. 

Tout se tient e sembra anche evidente che non si tratti di un fenomeno locale, ma esteso a gran parte del sedicente mondo occidentale, come il Canada, la Russia, e naturalmente Leuropa, inclusa la Germania. Il nostro Governo, con la evidente complicità di un'opposizione virtuale, così preoccupata di ciò che sarà da perdere di vista ciò che è, pare preda di un cupio dissolvi che coinvolga tutto il Paese. 

Non ho lutti da elaborare e, se voteremo, lo farò seguendo il tuo principio di catoniana memoria. 

Ma ho raggiunto una consapevolezza. Ciò che consideravo un'opzione, sarà un fine. Il tempo servirà per organizzare i mezzi. 

La prima di queste citazioni attribuite a Voltaire forse è apocrifa. Comunque la condivido.

Un grande abbraccio.

Uno de passaggio.






(...ora, a me sta bene tutto, perché tutto comprendere è tutto perdonare, però vorrei che capissimo che qui stiamo andando oltre la guerra di religione: il delirio psicotico degli euristi ormai rasenta la demenza mista, e la loro evidente schizofrenia ne oblitera qualsiasi residua capacità logica, rendendo di fatto inutile il dialogo - motivo per il quale io sto tanto bene a casa mia!

Non so se avete presente il mantra dei meno brillanti esemplari di questa umanità di risulta, quello secondo cui noi avremmo bisogno dell'Europona che ci protegge dalle multinazionalone brutte, cosa che i piccoli stati nazionali non potrebbero fare. Questo mantra, inutile rimarcarlo, collide frontalmente con altri due mantra strettamente embricati: quello secondo cui la sovranità sarebbe una cosa brutta e inutile, e quello secondo cui l'Europa ci darebbe la pace - che invece la sovranità ci toglierebbe, perché glistatinazzzionalihannocausatoleguerreeeeeeee. In effetti, il primo mantra (Europona vs. Multinazionalone) ci dice che la sovranità inutile non è, proprio perché ci viene specificato che se dobbiamo rinunciare a quella che esercitiamo al dettaglio nazionale, è solo per poterla poi esercitare all'ingrosso europeo. Quindi a chi ci dice che la sovranità è brutta, andrebbe ricordato che allo scopo di affermare questo principio ci sta anche dicendo che la sovranità logora chi non ce l'ha, mentre ci propone di darla a un soggetto che non esiste (l'Europa), e che in cambio non intende darci nulla! A quelli della pace invece dovremmo evidenziare che se auspicano l'Europona che li protegga, è perché intendono avvalersi della sua forza: quindi, "Europa che dà la pace" una sega: Europa che va in guerra in modo (teoricamente) più efficiente! Altro che superamento del nazionalismo! Esaltazione del nazionalismo e della Wille zur Macht, che sinceramente sarebbe stato meglio lasciare a quelli che nel tempo hanno mostrato di esserne affascinati - pagando sempre conti salatissimi...

Ma sarebbe inutile mettere un demente ebefrenico di fronte alle proprie contraddizioni. Non è un problema di onestà intellettuale: è un problema psichiatrico.

Consapevole quindi del fatto che la riflessione che sto per elargirvi vi sarebbe di utilità dialettica nulla con simile feccia, spendo due parole su quella che si sta palesando come la più evidente e plateale delle contraddizioni. Se vi leggete l'articolo segnalato dal socio Costantini - quello sulla censura in Germania - vedrete che tutto il busillis gira attorno al punto che, per evitare multe, i gestori dei social tenderanno a "over-censor their users to avoid high fines" (sovracensurare i propri iscritti per evitare multe).

Ma...

Ma...

Ma...

MA COME!?

Evitare multe?Ma stiamo parlando di roba tipo Facebook, la società del prossimo imperatore del mondo, Zuckerberg! E Facebook, una realtà di queste dimensioni, dovrebbe preoccuparsi di una multa impostale dalla Germagnetta? Ma i suoi server non sono posti al di fuori del territorio tedesco, in luoghi inattingibili dalla giustizia degli uomini, luoghi da dove i nuovi padroni del mondo possono fare e disfare a loro insindacabile piacimento, al punto che solo coalizzandosi i vetusti stati nazionali possono avere una remota speranza di difendersi dal loro insindacabile arbitrio? Invece, pare che Facebook, allo scopo di evitare multe in Germania, stia per assumere ben 700 persone per monitorare i propri utenti tedeschi... e qui ci starebbe un altro "ma come?", solo che non entrerebbe nello schermo e quindi ve lo risparmio: com'era quella storia che siccome siamo sur uebbe siamo tutti schedati e schedabili in automatico da un Grande Fratello che a costo zero metterebbe i cattivi dietro la lavagna? Solo una piattaforma in solo un paese ha bisogno di assumere 700 persone per valutare i casi che le verrebbero sottoposti...

Mi sembra evidente che qui c'è qualcosa che non va. Siamo di fronte a una evidente contraddizione. Evidente sì, ma non per questo non meritevole di essere esplicitata.

Qui i casi sono due, il caso A e il caso B.

Il caso A è quello in cui effettivamente la Germania può esercitare un potere coercitivo sulle grandi piattaforme social multinazionali, cioè, in sintesi, far pagar loro delle multe in casi di violazione di una legge nazionale. Se questo è vero, allora l'"Europonacheciprotegge" si palesa come inutile: se perfino in un dominio come quello del virtuale, sfuggente per definizione, e popolato da attori di statura gigantesca, uno staterello nazionale può dettare legge e farla rispettare, ciò vale tanto più in domini meno virtuali e meno monopolisticamente concentrati!

Il caso B è quello in cui quello fra Facebook che si lamenta e la Germania che fa la voce grossa è un simpatico gioco delle parti, perché in realtà la Germania non potrebbe far nulla contro Facebook, ma l'obiettivo di sedare il dissenso fa comodo a entrambi, e quindi se ne rimpallano la responsabilità, in modo che Facebook possa attribuire alle multe salate da pagare la propria volontà di imporre via over-censoring la dittatura del politicamente corretto, e che la Germania possa attribuire la propria volontà censoria agli abusi indubbiamente presenti sui social "non controllati dai gestori". Ma se le cose stessero così, allora l'Europona che ci protegge sarebbe addirittura dannosa! Se già un governo con un minimo di responsabilità politica riesce a giocare simili giochi con tanta spregiudicatezza, figuriamoci cosa potrebbe fare un potere europeo, per costruzione remoto dai processi elettorali, da qualsiasi accountabuility, e, non dimentichiamolo mai, dal principio della divisione dei poteri, e molto più infiltrabile dalle lobby!

Insomma: l'Europona è inutile nella migliore e più probabile delle ipotesi (quella in cui fra Germania e multinazionali c'è effettivamente una situazione di conflitto), salvo diventare dannosa nella peggiore delle ipotesi, quella in cui potere politico e grandi multinazionali colludono (magari perché le seconde si comprano il primo).

Spero che sia chiaro, almeno per voi. Ma se incontrate un piddino, non cercate di spiegarglielo. Non capirebbe, e non c'è bisogno che capisca: al momento opportuno, la televisione capirà per lui e, come vi ho detto e ripetuto migliaia di volte, lui verrà a farvi la lezioncina, spiegandovi che lui ve l'aveva sempre detto: l'integrazione europea, per sua natura, è un processo imperialistico e quindi liberticida.

Ci vorrà tanta pazienza...)