...che poi, tornando sul post precedente, per quel che mi riguarda alla fine il problema non è nemmeno se la Brexit abbia fatto bene o male al Regno Unito: saranno anche fatti loro!
La scelta è loro, le conseguenze anche, o almeno così dovrebbero pensarla quelli secondo cui il principale vantaggio dell'UE è quello di essere un pennello, pardon, un mercato grande, e quindi in quanto tale in grado di assorbire lo shock causato dall'inabissamento di un Paese che rappresenta solo il 2,1% del Pil mondiale (l'Italia l'1,7%, l'Europona il 14,8% - dal 20,4% del 1999, gli Stati Uniti il 15,5%, e la Cina il 18,6%: i dati sono, come sempre, qui).
Non è paradossale che chi vede freudianamente nelle dimensioni la soluzione di ogni problema si curi così tanto della dipartita di un Paese che ce l'ha relativamente piccolo, il Pil?
Il vero problema, a mio avviso, è che un'intero ceto di semicolti, la pseudo élite del Paese, precludendosi ogni freddo ragionamento razionale, si aggrappa in modo consolatorio, con sinistre consonanze fasciste, all'idea che la perfida Albione sia stata punita (?), perché l'unica dimostrazione dei vantaggi del progetto europeo di cui dispongano è quella (indiretta) consistente nel mostrare l'irreversibile decadenza di chi se ne allontana! Di che cosa questo progetto comporti per un Paese che in fondo non amano, perché se ne sentono migliori (da cui la fioritura di pretenziose e per questo involontariamente spassose baio in inglisc) poco gliene importa e poco ne capiscono.
A me invece (non so a voi) interessa molto meno quanto succede al Regno Unito (cui faccio i miei migliori auguri di circostanza) rispetto a quanto succede a casa nostra.
A titolo di esempio, il contesto attuale, oltre dimostrare che la "valuta forte" non ci difende dall'inflazione importata (verità lapalissiana che falangi di cialtroni ci hanno contestato per anni sui parterre televisivi), temo che darà un'ulteriore scossa alle granitiche certezze di chi vedeva nell'euro un potenziale concorrente del dollaro sul mercato internazionale delle valute. I due argomenti erano legati, come ricorderete dal Tramonto dell'euro:
e anche in questo, purtroppo, abbiamo avuto drammaticamente ragione. Le difficoltà dell'UE nel risollevarsi dalla propria crisi non hanno contribuito ad affermare la credibilità dell'euro, e i risultati da noi previsti (che all'epoca ci furono vivacemente contestati) non hanno mancato di prodursi:
(il grafico viene da
qui).
Sarà che so un po' ragionare (motivo per avvicinarmi con rispetto), sarà che porto sfiga (se così fosse, se veramente possedessi questa virtù propria dei grandi economisti, sarebbe opportuno avvicinarmi con ulteriore deferenza), fatto sta che dopo il 2012 (anno di pubblicazione del Tramonto dell'euro) il trend discendente dell'euro come valuta di riserva internazionale, iniziato nel 2010 con la simpatica gestione della crisi cosiddetta del debito sovrano, si accentua, in un primo periodo a vantaggio del dollaro, per poi stabilizzarsi attorno al 2016 (è la linea porpora nel grafico).
Qual è il mio educated guess, sul quale ci potremo allegramente confrontare fra dieci anni (perché queste tendenze, come i risultati della Brexit, richiedono un po' di tempo per manifestarsi nei dati con chiarezza, motivo per cui scuso quelli che nel 2012 non volevano capire che l'euro aveva un problema di credibilità determinato dai salvataggi che non ci avrebbero salvato)?
Semplice: dato che il conflitto in corso ha, fra le altre cose, propugnato uno spaccamento del sistema dei pagamenti internazionali in due (ne parlavamo nel post precedente), e dato che l'attuale linea politica europea, linea che non mi interessa contestare, è di fedeltà al blocco atlantico, ne consegue che i Paesi che, in giro per il mondo, per un motivo o per l'altro, vorranno diversificare rispetto al "rischio Paese" che il dollaro naturaliter porta con sé (il rischio di veder congelati i propri attivi in dollari, il rischio di essere esclusi dal sistema di pagamenti internazionali in dollari, ecc.) non si rivolgeranno all'euro, che in termini geopolitici presenta gli stessi rischi (in questi termini è sostanzialmente un dollaro che non ce l'ha fatta), ma cercheranno, con determinazione (non so dirvi se con successo) di creare un'alternativa (in questo caso, decisamente non la sterlina, per ovvi motivi).
Se è così, nel grafico, fra dieci anni, constateremo una nuova flessione della linea porpora (noi) e una crescita della linea verde (gli altri, verosimilmente lo yuan).
Quindi il XXI secolo sarà il secolo dello yuan (dopo quello del franco, quello della sterlina, quello del dollaro, ecc.)?
Non ho detto questo e non credo necessariamente questo.
Ho solo detto (dieci anni fa) e lo ripeto (dieci anni dopo) che l'idea che le economie di scala monetarie realizzate con l'euro ci avrebbero consentito sic et simpliciter di godere di un potere di signoraggio internazionale è stupida, perché non tiene conto dei fattori geopolitici: quelli di cui qui abbiamo sempre tenuto conto, spiegando che la vera riserva non è quella di oro, ma quella di plutonio, nonostante per motivi per me incomprensibili siamo stati costantemente accusati di fare un ragionamento grettamente economicistico.
Ma a me non interessa fare la mia apologia, come non mi interessa fare quella del Regno Unito. Mi interessa dare prospettive e fare previsioni verificabili, sperando che qualcuno possa giovarsene, o eventualmente me le contesti con argomenti, nel qual caso sarei io a trarne giovamento. Un dibattito razionale produce esternalità positive. La bizza di chi si aggrappa, livoroso e rancoroso, alla coperta di Linus delle proprie certezze propagandistiche, invece, produce solo un lieve fastidio.
Sed de hoc satis. Ci rivediamo fra un decennio.
(...il primo lo festeggiamo il prossimo 15 aprile a Roma...)