Visualizzazione post con etichetta Il tramonto dell'euro. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Il tramonto dell'euro. Mostra tutti i post

domenica 2 agosto 2026

Complottismo e lotta di classe

(...le ultime escursioni avevano evidenziato qualche limite dei miei scarponi - un male cane in discesa! - e quindi ieri mi era punta vaghezza di provarne un paio che avevo accantonato qualche tempo fa: e quale miglior test della Rava del ferro, su cui qui in tanti vi eravate esercitati?


anonimo ha lasciato un nuovo commento sul tuo post "I tuttosubitisti e il giorno della marmotta":

bè, la metafora finale è una vera e propria ammissione, di colpa, di responsabilità o di fallimento non ha importanza. Intuisco la fatica della salita ma, come sul monte amaro hai evitato la rava del ferro, il paradiso delle ginocchia spappolate, ho la quasi certezza che arriverai alla agognata meta politico/catartica spinto da una buona fetta di italiani. Se la testa rimane allenata ovviamente

Pubblicato da anonimo su Goofynomics il giorno 16 ago 2023, 22:47


Leo ha lasciato un nuovo commento sul tuo post "I tuttosubitisti e il giorno della marmotta":

L'ascesa più dura per arrivare a Monte Amaro per me è quella dalla Rava del ferro una sassaiola tremenda, perché nel salire ogni due passi avanti ne fai uno indietro (i piedi spesso affondano nei sassi che non sono stabili) e nello scendere in molti tratti sembra che stai facendo una gara di slalom più che un sentiero in discesa.

Rava del Ferro su YouTube a questo link

https://youtu.be/mYFMUg5emmU

Pubblicato da Leo su Goofynomics il giorno 19 ago 2023, 13:07


Forse perché non auro sed ferro recuperanda est patria, il ferro esercita su di me una certa fascinazione - ed è infatti da Pizzoferrato che vi scrivo! Ma insomma, su questa "rava" aleggiava un'aura fosca e ostile, tant'è che forse avrei fatto a meno di percorrerla, se non fosse stato che, vittima della mia ansia di migliorarmi sempre, comunque, e in tutto, lo scorso anno avevo chiesto a un amico veramente esperto - maresciallo inquadratore degli alpini - di portarmi a Monte Macellaro, e lui, per non farsi mancare niente, prima mi aveva proposto di continuare per Monte Amaro - e fino a lì, tutto bene! - e poi di "esfiltrarmi" per la via più rapida, che secondo lui sarebbe stata la direttissima o in alternativa la via normale aka Rava del ferro: e siccome tornare per la via di salita era comunque lunga, avevo accettato, percorrendo la rava per la prima volta in discesa. Il dato in qualche modo angosciante per me era che siccome la pendenza aumenta mentre si scende, l'imbocco del canalone era costantemente occultato dalla curvatura del terreno nonostante che più si scendeva e più il sentiero diventasse ripido, il che mi faceva presagire tratti esposti, o comunque la necessità prima o poi di attaccarsi a qualche corda! La ghiaia, di per sé, poteva anche essere divertente dove era sufficientemente sciolta e regolare: lì basta lasciarsi andare e in effetti ci si può sostanzialmente sciare sopra. I problemi cominciano dove il ghiaione si trasforma in sfasciume - e allora ti pianti, perché i sassi sono troppo grandi per cedere sotto il tuo peso! - e dove la ghiaia invade certi tracciolini terrosi, rendendoli, almeno per me, un incubo. Normalmente me la cavo correndo, ma se la pendenza aumenta questo tipo di soluzione non è proprio il più intuitivo. Sintesi: sulle due ore teoriche di discesa, credo di ricordare di avercene messe almeno tre, battendo il sedere in terra un certo numero di volte - a singola cifra! Però mi era rimasta la curiosità di farla in salita. Ieri la luce mi ha svegliato alle 4:30 - sono molto fotosensibile - e alle 7 ero pronto a salire. Piccolo controcazzo: le nevicate di aprile, con quella neve pesante, umida, sovrabbondante, hanno prodotto così tante valanghe che l'attacco del sentiero era completamente invaso da faggi ad alto fusto spezzati come fiammiferi! Così, giusto per ricordare che c'è qualcosa di peggio della ghiaia... Però, con tutto che cercavo di dosare le forze, memore della discesa, la salita non mi era sembrata poi così proibitiva e in tre ore e mezza (con soste) ero su. La discesa, tolto il peso psicologico di non sapere come sarebbe andata a finire - perché questa volta lo sapevo! - era decisamente più gestibile, anche se non riuscivo, con mio grande scorno, a tenere il passo dei tanti più esperti di me che avevo tenuto in rispetto salendo, ma che scendendo mi stracciavano, e secondo me un pezzo del problema è che io non scio, mentre in quel posto quella tecnica serve. L'ultimo tratto, fra due pareti di calcare bianco calcinate dal sole, sulle graniglie altresì bianche e riflettenti, con un gran caldo, con le braccia rosso peperone - ero in maniche corte! - è stato un discreto incubo. Quasi un'ora vedendo la fine del sentiero, ma progredendo lentissimamente per arrivarci intero e non ammaccato... Per fortuna avevo tutta l'acqua necessaria!

Il video di Leo rende molto bene l'idea ed è immune dal vittimismo di molti video escursionistici - rettificherei solo la geografia! Tuttavia, la rava che funziona come dice Leo non è quella del ferro, ma quella della giumenta bianca, che infatti non farò, perché ha senso farla solo con gli sci e io... non so sciare!

E le scarpe? Vanno benissimo! I tedeschi sanno fare le scarpe, questo gli va riconosciuto...)


Ho consultato le statistiche del blog. Ad agosto 2012, mentre scrivevo la prima edizione, scrissi anche 19 post. Non so se in questo agosto riuscirò a tenere il ritmo! Certamente il 10 dovrò annunciarvi il #goofy15, un'edizione che, come sempre, sarà la più bella di tutte. Altrettanto certamente ogni tanto dovrò chiedervi un favore. Ad esempio oggi...

Mentre stavo illustrando il grafico della vergogna, mi è tornato in mente il commento di un'educanda piddina che su sbilanciamoci mi aveva accusato di complottismo perché avevo squadernato le conseguenze distributive dell'integrazione monetaria. Negli anni '80 un sinistrato medio dava per acquisito che la politica del cambio forte servisse a indurre moderazione salariale. Nel corso degli anni questa consapevolezza si era sfilacciata, o veniva pudicamente nascosta a se stessi, nel tentativo forse di rifarsi una verginità distogliendo lo sguardo dall'orrore e dal tradimento di cui ci si era macchiati. Ma insomma, per la simpatica Maria Barbisa "de sinistra" io ero complottista perché sostenevo che la deflazione salariale danneggia i lavoratori (quello che oggi perfino Uva ammette con nonchalance).

Quello fu il secondo shock culturale determinante per me.

Il primo, lo ricorderete, era stato l'agghiacciante discorso di Aristide, il funzionalismo for dummies: "Alberto, sappiamo che l'euro non funziona ma realizzandolo causeremo una crisi che spingerà il popolo a chiedere gli Stati Uniti d'Europa!" Lì capii che la sinistra aveva tradito, anche se, a ben vedere, questo approccio in filigrana palesava che avere una minima legittimazione democratica - se pure ottenuta manganellando il popolo con le crisi! - alla sinistra sembrava ancora indispensabile. Non sono certo che oggi sia ancora così, dopo che incattivita dalla perdita di presa la sinistra delira di limitare il diritto di voto ai soli "colti" (intesi come chi la pensa come loro).

Il commento della Maria Barbisa che mi accusava di complottismo, invece, mi fece capire che la sinistra era morta! Ricondurre a categorie soggettive da feuilleton un fenomeno che, almeno a sinistra, mi aspettavo venisse analizzato in termini di dinamiche oggettive, e peggio ancora non saper leggere come tale un'analisi basata sulla valutazione oggettiva dei rapporti di classe! Ecco: non credo che ci potesse essere definizione migliore di "morte cerebrale della sinistra".

Ora, la cortesia che vi chiedo è questa: qualcuno di voi, credo sherpa810, tempo addietro ha ripostato il post di sbilanciamoci impreziosito da questo commento. Io ho fatto del mio meglio per trovarlo, ma ho fallito. Per caso siete in grado di ripropormelo? Nella seconda edizione vorrei fare un minimo di analisi di questa sconfortante regressione culturale.

Grazie!

venerdì 31 luglio 2026

Lavori in corso

In un giorno dedicato al commento degli ultimi dati sul Pil, mi pregio di segnalarvi che il primo grafico della seconda parte nella nuova edizione del Tramonto è questo nostro vecchio amico:


con la A di Alberto, la C di crescita e la D di depressione. Naturalmente resta aperta la facoltà di segnalare eventuali altre cose che vi abbiano particolarmente colpito (io prendo nota). Non ho molto più di un'ottantina di pagine, quindi vanno un po' selezionate. La cosa che prende meno spazio però è la risposta alla domanda (ricorrente nella cloaca, che altrimenti non sarebbe tale): "Perché non siamo usciti?".

La risposta è semplice: perché non lo avete voluto voi, dando solo il 17% all'unico partito euroscettico. Ci siamo contati per scoprire che la nostra era una battaglia minoritaria, e da quel momento in avanti, amici cari, ci si prospettava astrattamente un bivio: diventare dei piccoli Padoa Schioppa, cioè decidere noi per la maggioranza (posto che avessimo avuto i mezzi per realizzare le nostre decisioni, mezzi che naturalmente per definizione non avevamo, essendo minoranza), o iniziare una lunga traversata nel deserto delle istituzioni, nella disperata speranza che la consapevolezza potesse diffondersi fino ad attutire le conseguenze dell'inevitabile futura crisi.

Potevamo fare di più per convincere gli elettori?

E come no! Avete capito di chi parliamo, no? Di "guarandanovemijoni", "Pescaracas", "l'Italietta della liretta", ecc.

Questi sono gli elettori.

E anche qui siamo di fronte a un altro astratto bivio: dovevamo anche noi abbracciare la prospettiva epistocratica, negando il diritto di voto a dei cretini simili (resterebbe poi da capire come avremmo negato loro l'accesso alle urne...), oppure dovevamo rincretinire il nostro messaggio nella speranza di coinvolgere le loro deboli menti, salvo poi fare del loro consenso un uso migliore di quello che loro stessi ne avrebbero fatto?

Ecco, questo secondo bivio è più impervio del primo.

Nel primo caso, perdonatemi, ma non potete chiedermi di diventare un Padoa Schioppa, una persona disposta a infliggere qualsiasi livello di violenza economica alla maggioranza pur di condurla sul sentiero della Verità che pensa di avere in tasca (ricordate: "attenuare quel diaframma di protezioni che nel corso del Ventesimo secolo hanno progressivamente allontanato l’ individuo dal contatto diretto con la durezza del vivere, con i rovesci della fortuna"). Un approccio paternalistico che mi rifiutavo di avallare ex ante, e che quindi figuratevi quanto sia disposto a considerarlo ex post, ora che perfino Draghi ne ha dichiarato il fallimento (perché sì, il riavvicinare alla durezza del vivere era tagliare le pensioni, tagliare i salari, ridurre la domanda interna: cioè quella cosa che secondo il Draghi del 2025 ci ha rovinato e secondo il Bagnai del 2011 ci avrebbe rovinato...).

Ma nel secondo caso, posto che la deriva epistocratica mi ripugna non fosse che per il mero dato di fatto estetico che chi se ne fa promotore è regolarmente un poraccio che parla un italiano infarcito di barbarismi ed è palesemente refrattario a qualsiasi fruizione culturale di minima quota, è altrettanto vero che la deriva "sciura Maria" (incretinirsi per inseguire i cretini) è altrettanto ripugnante, ed è nei fatti una causa attiva dello sfaldamento del nostro sostegno, dato che il cretino, o meglio lo stupido, come ci insegna Cipolla, è imprevedibile, e quindi andare al suo inseguimento non può che determinare un messaggio politico condannato a essere (e quel che è peggio a sembrare!) estemporaneo e privo di direzione.

E questo credo chiuda il capitolo "politico" della seconda edizione, o quanto meno ne costituisca il nucleo (salvo aggiungere qualche aneddoto ad colorandum), lasciando spazio a temi più interessanti...

mercoledì 15 luglio 2026

Tre interviste

 Nel 2026 su Money.it:

Nel 2014 su Rai2:

Nel 2012 su byoblu:


Cose sbagliate non ne vedo, ma non vi potete aspettare che ne veda io, sono evidentemente di parte!

Non vedo nemmeno molte differenze (a parte l'età).

Voi ne vedete?

venerdì 10 luglio 2026

Il tramonto in cinque grafici

“Il tramonto dell’euro” riassumeva i risultati di un anno di divulgazione di teorie economiche (e 15 anni di pubblicazione di ricerche economiche) su cui c’era oggettivamente poco da discutere, e utilizzava questo patrimonio informativo per trarre conclusioni politiche su cui invece c’era e c’è ancora molto da discutere. Nel frattempo, all’anno di divulgazione se ne sono aggiunti altri 14, e all’analisi politica astratta, fatta “dall’esterno“, si è aggiunta l’esperienza politica diretta, che ho cercato di condividere nella misura del lecito e del possibile con voi.

Ora, se un anno di divulgazione ha prodotto un testo di 500 pagine, mi sembra evidentemente inopportuno condensare 14 anni di divulgazione in un testo di 7000 pagine! Non escludo che fra voi ci sia qualcuno tanto matto da comprarselo o da regalarlo. Quello che mi sento di escludere categoricamente è che ci sia qualcuno tanto matto da leggerlo!

Questo rischio, tuttavia, è scongiurato da almeno due circostanze.

La prima è che il meccanismo narrativo del blog prevede e fa ampio uso dell’espediente del “quod erat demonstrandum”, su cui abbiamo anche fatto un convegno annuale di a/simmetrie, e su cui si sono esercitati illustri semiologi. Questo significa che buona parte della narrazione successiva al 2012 è stata semplicemente una verifica delle conferme che i fatti regolarmente davano alle teorie esposte, o meglio divulgate, durante il primo anno di lavoro, che quindi non necessitano di essere ulteriormente riproposte. Il significato profondo di questo espediente non era indulgere all’odioso velavevodettismo, ma combattere in radice il più vile e repellente tentativo di un certo ceto intellettuale di sottrarsi alle proprie responsabilità: quello di affermare che l’economia non fosse una scienza, e che quindi se le cose erano andate storte in fondo la colpa non era di nessuno, perché una “non scienza“ non poteva fornire una base previsionale solida per analizzare le conseguenze di determinate scelte politiche. Ogni QED è in effetti la prova del contrario, cioè la prova del fatto che effettuando un’analisi sulla base di semplici principi economici non sarebbe stato difficile prevedere quelli che chi li aveva provocati voleva liquidare, per assolversi, come effetti collaterali imprevedibili e secondari (vi ricorda qualcosa?).

Ma questo punto può essere liquidato in modo abbastanza sintetico, riportando la confessione di Monti (“abbiamo distrutti la domanda interna”) e leggendola alla luce della palinodia di draghi (“noi credevamo che eravamo”). Per inciso, lascio draghi con la minuscola perché così me lo scrive il telefonino mentre gli detto: credo sia l’unico caso in cui l’intelligenza artificiale dimostra la sua superiorità su quella umana!

E qui si viene alla seconda ragione per cui 14 anni di divulgazione non devono necessariamente produrre 7000 pagine di testo: non solo perché questa divulgazione ulteriore è servita principalmente a ribadire concetti o a dimostrarne le implicazioni pratiche, ma anche perché oggi possiamo contare sulla confessione degli econocidi, o, se volete, possiamo appoggiarci sull’autorità di illustri colleghi con molta esperienza politica (ancorché poca esperienza di ricerca), un’autorità alla quale i nostri interlocutori non possono che inchinarsi, dopo avercela proposta per anni come la parola definitiva che squadrava da ogni lato, finché andava incontro ai loro pregiudizi e alle loro intenzioni.

È un bene che dal punto di vista economico non ci sia molto da aggiungere né in termini divulgativi né in termini scientifici, perché questo ci permetterà di concentrarci sugli aspetti politici.

Tuttavia, in questi anni qualcosa in più abbiamo capito e quasi 15 anni di dati aggiuntivi consentono di mettere in evidenza fenomeni che ex ante vedevamo solo noi, mentre ex post non vede solo chi non vuole vederli. Sto quindi riflettendo su quali siano i cinque grafici più espressivi dei secondi 14 anni di vita del blog, i grafici, insomma, che andrebbero comunque inseriti nel nuovo testo. Vi faccio un esempio: il grafico che tutti conoscete dello scostamento fra l’andamento del Pil tendenziale e quello del Pil effettivo dopo lo shock del 2008 è senz’altro da inserire, non fosse altro che perché illustra in modo molto eloquente la motivazione alla base del testo originale. Questo grafico quindi lo metterò, probabilmente in apertura della parte addizionale.

Domanda: quali sono gli altri quattro grafici fra quelli che vi ho esposto e abbiamo discusso negli anni dal 2013 ad oggi che ritenete più utili per evidenziare il messaggio del testo, o anche semplicemente per seminare il dubbio nella mente impermeabile di un piddino?

Se possibile, soprattutto se non volete o potete descriverli in linguaggio tecnico, datemi il link al posto in cui li avete trovati. È chiaro che voi siete una platea selezionata, non siete esattamente un campione significativo in senso statistico, ma ciononostante è probabile che quello che in qualche modo ha impressionato voi sia suscettibile di impressionare anche altri…


mercoledì 8 luglio 2026

L'apposita tabbella (cit.)

Popolo di Bagnai, devi prenderti le tue responsabilità! Se Il Libro è un'opera corale, bisognerà pure che faccia qualcosa anche tu. Esaurita la vicenda dei grafici, affrontiamo rapidamente quella delle tabelle, che sono "apposite" sostanzialmente per lo stesso motivo per cui le olive sono greche e le riforme strutturali. Ho riprodotto tre versioni della stessa pagina del Tramonto: quella con la tabella originale, e due proposte diverse, che evitano a mio avviso l'effetto "insalata di font" (un'insalata che a me sta particolarmente indigesta) e altri appesantimenti vari.

Quale busta apriamo?

La 1:


la 2:


o la 3?


So che a schermo non si vede benissimo, ma ho preferito mettervi le immagini delle pagine in dimensioni originali, così se volete stamparvele vi fate meglio un'idea. Io ho le mie preferenze, ma siccome sono un sincero democratico (perché i democratici sono sinceri, come le olive sono greche) non ve le dico, altrimenti che gusto ci sarebbe a manipolarvi se vi dicessi prima dove vi voglio portare? 

Aspetto vostre e mi raccomando: una tabella (apposita) leggibile contribuisce molto...

...e ora vi lascio perché ho subito l'irruzione di Borghi!

martedì 7 luglio 2026

Non ditelo a nessuno!

(...e a chi potreste dirlo, visto che non esistete?...)

Ieri l'editore mi ha recato buone notizia dal mondo delle amazzoni: il testo è in preorder quattro mesi prima dell'uscita dichiarata, e in ottima posizione. "Francamente mai mi è capitato", così si è espresso. Del resto, perché mai un testo che andò esaurito su Amazon prima della sua uscita, tenne la testa della classifica Amazon generale per settimane, tenne la testa della classifica economia per mesi, e oggi si vende a questo prezzo:


non dovrebbe interessare ad Amazon? Il problema sono stati sempre e solo i circuiti piddini: Salone del libro, Feltrinelli, Mondadori. Ma, come notava un esperto del settore, ormai sono alla canna del gas anche loro, e una cosa che si vende probabilmente gli fa comunque gola.

Va bene l'ideologia, ma di fronte all'inedia prevale l'istinto di sopravvivenza!

A proposito: se avete un libraio che ci volete bene (sic), perché non andate a fargli una richiesta che non gli conviene rifiutare? Del tipo: "Ho saputo che esce la seconda edizione del Tramonto dell'euro, quando posso prenotarla?"

domenica 5 luglio 2026

Facciamo un'altro (sic) referendum.

(...ieri mi sono crepato sul paesaggio lunare - ancora parzialmente innevato! - della Majella, oggi vorrei chiudere il discorso "grafici", perché nel frattempo mi stanno prudendo le mani e vorrei cominciare a scrivere, dopo aver raccolto tanti appunti. Di cose da dire ce ne sono tante, speriamo di avere lo spazio per farlo, altrimenti bisognerà scrivere un testo a parte: "Il tramonto dell'Europa". Intanto, però, risolviamo il problema dei grafici...)


Visto che il popolo ha scelto Barabba (strano!), sottoponiamogli un altro importante quesito.

Volete restare nell'euro:


o uscire dall'euro:




(...ora vado a messa - mi sembra un gesto minimo di cortesia dopo essere tornato vivo da 2800 metri a 64 anni, e fra l'altro, come ho detto nell'intervista a Money.it, io rispetto le gerarchie! - al ritorno prenderò atto delle vostre pregiate conclusioni e mi metterò al lavoro per togliermi questa rottura di coglioni...)

giovedì 2 luglio 2026

Facciamo un (altro) referendum

(...visto che qualcuno ha sollevato il problema...)


Preferite Cristo:


o Barabba?





(...feel free...) 

domenica 28 giugno 2026

Tanto lavoro silenzioso...

...quello che porta da qui:


a qui:



(...e naturalmente non c'è solo questo! Grafici da cui mancavano le unità di misura, segni di interpunzione omessi, "pesi" tipografici in vario modo non coerenti, indicazioni bibliografiche omesse o riportate in modo non coerente, cioè in nota e non in bibliografia, ecc. Nonostante che mi fosse piaciuto molto scriverlo e vi fosse piaciuto molto leggerlo, dal punto di vista editoriale "Il tramonto dell'euro" lasciava parecchio a desiderare. La revisione qualcosa apporterà: rimetteremo qualche puntino nel testo, e qualche puntino sulle "i", considerando che dei 14 anni trascorsi dalla prima edizione sei ne ho trascorsi da uomo libero, e otto "ner palazzo", dove qualcosa ho imparato, e vorrei tanto provare a trasmettervelo. Come dicono quelli bravi: stèi tiund!...)

martedì 19 maggio 2026

ICYMI: Uva alla rincorsa...

Qui in Italia non possiamo aspettarcelo, ma, come forse avrete visto, all'estero qualcuno si è accorto del fatto che il nostro amico Uva ci sta inseguendo sulle nostre posizioni:


Avevo trovato il nome del Prof. Menéndez cercando i lavori accademici che citano Il tramonto dell'euro. Ce ne sono diversi, ma, salvo errore, più in area giuridica che in area economica (gli economisti hanno preferito copiare senza citare), e su questa peculiare collocazione geografica e disciplinare dell'onestà intellettuale (ma anche della disonestà) ci potremmo esercitare a lungo, se ne valesse la pena. Non credo sia così utile: sarebbe forse più utile studiare la strategia comunicativa di quel grandissimo opportunista, anche se qualcosa mi dice che, per quanto possa essere ardente il fuoco dell'ambizione che lo divora, e per quanto sia tossico il suo tentativo (riuscito) di avvelenare i pozzi del dibattito, il suo tempo è ormai finito.

Naturalmente, non è questo un motivo per abbassare la guardia, non sia mai: intanto, leggetevi Menéndez, che è comunque una boccata di aria fresca...

venerdì 15 maggio 2026

Riedizione o ristampa?

Scusate, torno a chiedervi un consiglio. Come abbiamo visto qui, dal sesto Manuale della Bilancia dei Pagamenti i criteri contabili di registrazione delle transazioni finanziarie sono cambiati, nel senso che le esportazioni di capitali, che una volta venivano registrate con segno negativo (perché si traducevano in una fuoriuscita di cassa dal Paese), ora vengono registrate con segno positivo (perché implicano una acquisizione netta di attività finanziarie estere e quindi un aumento della ricchezza estera netta del Paese).

Incidentalmente vi facevo notare che in conseguenza di questo cambiamento, che in qualche modo forza le regole della partita doppia, questo grafico del Tramonto dell'euro è inattuale:


dato che oggi i due saldi si muovono in modo sovrapponibile, anziché a specchio.

Ora mi trovo di fronte a questo dilemma:

  1. lascio tutto com'è (Figura e testo compreso)?
  2. adatto la Figura alle nuove convenzioni (e modifico il testo)?

L'opzione (1) ha il vantaggio di ridurre gli interventi sul testo, ma lo svantaggio di avere qualche cretino che dal Paese dei campanelli viene a eccepire che qui non conosciamo la bilancia dei pagamenti, nonché quello, più serio, di disorientare lettori più giovani che conoscono solo la bilancia nella sua attuale redazione economico-patrimoniale, anziché in quella per cassa (che ancora si insegna all'università, peraltro). La cosa potrebbe forse essere temperata da una nota a piè pagina che chiarisca quali convenzioni seguiva l'edizione 2012 e perché sono cambiate.

L'opzione (2) invece renderebbe il testo immediatamente fruibile anche da un giovine che apprenda oggi la bilancia dei pagamenti e che voglia verificare sulle fonti primarie i nostri ragionamenti, ma comporterebbe a cascata una serie di revisioni non indifferenti, anche sui vari grafici dei saldi settoriali.

Che ne pensate? E nel caso in cui riteniate preferibile l'opzione (2), come la gestireste (cioè in che pagine interverreste e come)?

Io ci rifletto ancora un po' su, fatemi sapere...

lunedì 4 maggio 2026

Refusi

Baio inviata, contratto discusso, approfitto del fatto che siete caldi per chiedervi una cortesia che forse vi ho già chiesto o mi avete già fatto: potreste indicarmi quali refusi avete riscontrato nella vostra copia? Sarebbe meglio se indicaste anche il numero della ristampa, perché qualcuno potrebbe già essere stato recuperato in ristampe successive.

Per darvi un’idea, vi metto qui quelli che sono emersi a una mia prima rilettura (non ancora terminata):


A pagina 69, ultimo capoverso: “è lo specchio contabile ed economico di quello dell’altro “.


A pagina 81, ultimo capoverso, punto esclamativo dopo “anzi”.


A pagina 87, primo capoverso: “dopo la sganciamento” va corretto in “dopo lo sganciamento”.


A pagina 88, seconda riga, inserire “qualcosa” prima di “non torna”. 


A pagina 89, chiudere la seconda riga con un punto esclamativo. Conseguentemente, mettere la maiuscola a capoverso.


A pagina 90, quart’ultima riga, sostituire “accetti” con “Accetta“.


A pagina 133, primo capoverso, manca la fonte bibliografica della citazione di Prodi (2001).


A pagina 134, valutare se sostituire al paragrafo “il romanzo di centro e di periferia” la sua versione più colorata pubblicata nel blog.


A pagina 138, e in eventuali luoghi simili, valutare se sostituire o citare in nota la versione finale pubblicata di studi di cui il testo originale cita la versione working Paper (nel caso specifico quello di Reinhart e Sbrancia, 2011, pubblicato successivamente).


A pagina 145 prima riga, scrivere “secondo cui”.


A pagina 157, terzo capoverso si parla dell’approvazione del Six Pack a marzo 2011, ma in realtà mi sembra che sia stato approvato a novembre 2011.


A pagina 236, primo capoverso, si parla di “tassi di cambio effettivi bilaterali”, ma in effetti si dovrebbe parlare di “tassi di cambio reali bilaterali”.


A pagina 247, primo capoverso, risolvere il riferimento bibliografico eliminando la nota a pie pagina.


Grazzie!

Urge baio

Sì, la baio, sapete quella cosa che i cretini nella cloaca massima intasano di bandierine, dopo averci affastellato scintillanti qualifiche awanagana precedute dall'immancabile "father of two"?

Ecco.

Ovviamente serve (e di corsa pure) anche all'editore (questa cosa sta diventando la novella dello stento), per i suoi stessi venali scopi (convincere una serqua di piddini a distribuire il Malleus piddinorum, che è un po' come aprire una rivendita di aglio di Sulmona in Transilvania). Sarebbero 600 o 700 battute. Quella della prima edizione ve la rimetto qui:

Alberto Bagnai è nato a Firenze e si è laureato in Economia alla Sapienza di Roma, dove ha conseguito il dottorato in Scienze Economiche. È professore associato di politica economica presso il Dipartimento di Economia dell’Università Gabriele d’Annunzio di Chieti-Pescara. Si occupa di economie emergenti e della sostenibilità del debito pubblico ed estero e ha pubblicato saggi su riviste scientifiche nazionali e internazionali. Il suo blog goofynomics.blogspot.com è diventato un importante punto di riferimento per l’analisi della crisi dell’Eurozona.

(sono 555 battute).

Che dite? Qualcosa credo che bisognerà aggiungere. Mi ci metto, se potete fatevi venire qualche idea anche voi.

Addendum delle 12:17

Scusate, vi propongo questa:

Alberto Bagnai, nato a Firenze, ha conseguito il dottorato in Scienze Economiche alla Sapienza di Roma ed è professore associato di politica economica all’Università Gabriele d’Annunzio di Chieti-Pescara. Si è occupato di sostenibilità del debito pubblico ed estero e di economia europea. Al culmine della crisi dell’Eurozona ha aperto il blog goofynomics.blogspot.com e pubblicato “Il tramonto dell’euro”, che si sono imposti da subito come importanti riferimenti nel dibattito sull’Unione Europea, portandolo nel 2018 ad affiancare all’esperienza accademica quella parlamentare. Attualmente presiede la Commissione bicamerale di controllo degli enti previdenziali.

Vediamo chi capisce perché non la toccherei...

domenica 3 maggio 2026

Grazie!

Vi giro il commento dell'editore al testo della cedola cui voi avete messo mano con tanta passione e diligenza:

E’ perfetto. Davvero perfetto.

Sono sicuro che insieme faremo un ottimo lavoro, anche se... non potrà essere tutto condiviso, perché qualche sorpresa dovrò pur lasciarvela, no!?

Intanto grazie: quando chiamo ci siete, e questo per me conta molto (e anche per gli altri...).

sabato 2 maggio 2026

Cedola

Scusate, incoraggiato dai vostri ottimi suggerimenti sul sottotitolo (devo ancora rispondere a tutti), vi chiedo un altro aiuto: per andare in libreria a ottobre bisogna presentare il testo alla rete di vendita entro maggio. A tal nobile scopo occorre un breve testo che spieghi alla rete (che immagino piddina, ma venale) perché mai dovrebbe esporre nelle sue librerie il libro, e il motivo principale resta che se lo esponesse lo venderebbe, perché questo libro è stato molto significativo per una delle prime, più significative e più nutrite comunità digitali (e analogiche): voi!

Ricordiamoci infatti che la prima volta il libro non venne venduto solo da chi non lo proponeva! La prima stampa andò esaurita prima che il testo fosse disponibile su Amazon (e tenne la testa della classsifica generale per settimane), ma l’editore non stampava! Il nuovo editore sembra consapevole, e la tecnologia nel frattempo ha fatto progressi, ma la rete potrebbe non essere altrettanto accorta, perché la storia di questo libro, come quella di tutti i libri veramente scomodi, gli operatori informativi (quelli che hanno promosso il generale, per capirci) non l’hanno mai raccontata…

Sarebbero 1250 caratteri, trattabili fino a 1300.

Chi vuole cimentarsi?

La vera difficoltà è dare la misura e il significato di un’esperienza unica, per evitare che gli operatori editoriali vengano per la seconda volta colti di sorpresa…

venerdì 1 maggio 2026

Sottotitolo

Dilettissima comunità, emerge un altro problema: a quanto sembra, onde rimarcare il fatto che si tratta di una seconda edizione (se pure nel senso minimalista che ci siamo detti: una nuova introduzione, mantenendo la vecchia, tutto il testo originale coi grafici riproporzionati e i refusi corretti - aspetto indicazioni, e una corposa postfazione di una settantina di pagine con una quindicina di grafici fra nuovi e rinnovati), pare occorra modificare il sottotitolo.

Quello precedente, ve lo ricordo, era: "Come e perché la fine della moneta unica salverebbe democrazia e benessere in Europa" (84 battute). Non mi pare che questo titolo abbia perso di attualità, tutt'altro! Direi che gli evidenti ricatti cui sono stati sottoposti governi "eurizzati" come quello greco (nel 2015, tre anni dopo la pubblicazione del saggio) hanno se mai aggiunto alle preoccupazioni che quel titolo esprimeva, anche se, come abbiamo visto, il problema ha dimensioni più ampie di quello monetario: basta vedere in che modo elettorati "non eurizzati" come quello ungherese sono stati ricattati con la minaccia di non ricevere... i vostri soldi! Il problema di democrazia esiste ed è più ampio, e il crollo dell'unione monetaria resta una condizione necessaria ma non è mai stata una condizione sufficiente, anche se la sintesi del sottotitolo sembrava suggerirlo, e su questo aspetto all'epoca si scatenarono infinite (e infime) polemiche di chi, attaccandosi all'unica cosa che aveva letto, ci imponeva sermoni intrisi di un trito benaltrismo d'accatto.

In effetti quindi la necessità di ritornare su quel sottotitolo, non fosse che per eliminarne l'ambiguità, è senz'altro uno stimolo positivo. Va anche detto che dopo quasi quindici anni l'euro è ancora con noi (il Signore ce lo conservi!): sono però sempre meno con noi il benessere e la democrazia, il primo schiacciato dalle rigidità dell'Unione economica e monetaria, e la seconda schiacciata dalla necessità di sedare il dissenso che il malessere economico porta naturaliter con sé. Probabilmente bisognerebbe partire da qui, cioè dall'idea che stiamo sacrificando il nostro futuro al Moloch di un'idea i cui evidenti rischi erano chiari fin dall'inizio (anzi: fin dal 1957, come sa chi non ha letto solo il sottotitolo)!

Avete proposte?

Perché tutti anelate a fare qualcosa: ma la bacchetta magica per farvi scomparire, quando occorre sospendervi per eccesso di petulanza, è proprio questa: chiedervi di fare qualcosa...

(...resterei nelle 80 battute...)

giovedì 30 aprile 2026

Proporzioni

Ci siamo detti che Il tramonto dell'euro è un classico, e quindi il testo non va toccato (e non sarà toccato, con l'eccezione della rimozione di alcuni refusi che vorrete segnalarmi). Però, proprio perché è un classico, merita che i suoi grafici vengano riproporzionati da così:


a così:


cioè usando il buon vecchio 1,618 che se andava bene a Fidia per il timpano del Partenone, può andar bene a Bagnai per il debito della Grecia. Tra l'altro, questo lascerà più spazio per le cosette che voglio raccontarvi nella postfazione... e ce ne sono!

 

lunedì 6 aprile 2026

Lavoro e rendita

Mi sono ritirato nelle mie highlands per ragionare un po' sulla nuova edizione del Tramonto. Sto cercando di capire quali grafici aggiornare e quali no. Il mio orientamento sarebbe di lasciare il testo esattamente com'è (grafici compresi), a meno di errori clamorosi che dovessero saltare fuori, ma di inserire nella postfazione le versioni aggiornate di alcuni di essi, in particolare quelli che smentiscono o avvalorano le previsioni fatte nel testo. In generale, non è sempre semplice capire a priori quale grafico può valer la pena di aggiornare. Ad esempio, ieri mi ero annotato di aggiornare la Figura 32 "per vedere come si è andato evolvendo il trasferimento di risorse dall'economia reale alla rendita finanziaria". La Figura 32, ve lo ricordo, era questa:


e il commento era questo:

L’impatto sulla spesa per interessi è notevole come si osserva nella figura 32. A partire dal divorzio (evidenziato dalla retta verticale tratteggiata) possiamo osservare tre fasi principali, evidenziate dall’ombreggiatura. Nella prima fase, dal 1981 alla crisi del 1992, la spesa per interessi decolla verticalmente, raddoppiando dai 6 punti di Pil del 1981 ai 12 del 1993 (ricordate che nell’anno precedente i tassi di interesse erano stati fortemente innalzati, nel tentativo di difendere la parità della lira nello Sme). Simmetricamente, il fabbisogno primario (cioè al netto degli interessi), scende a picco, passando dai 5 punti del 1981 ai -3 del 1993 (un fabbisogno negativo indica un avanzo, cioè lo Stato, al netto degli interessi, stava incassando più di quanto spendeva). I due movimenti si compensano, e quindi il fabbisogno complessivo rimane più o meno stabile attorno a una media di 11 punti di Pil.

È in questa fase che il rapporto debito/Pil esplode, come abbiamo visto in figura 1, nonostante, al netto degli interessi, lo Stato sia diventato un risparmiatore netto. Attenzione: la linea tratteggiata che sale, e quella puntinata che scende, nella zona ombreggiata al centro della figura 32, non sono un mero arabesco, no, sono una cosa diversa: sono un conflitto distributivo. Se nel 1981 lo Stato dava il 5 per cento del Pil ai detentori del debito pubblico (sotto forma di spesa per interessi), e il 5 per cento del Pil alla collettività nazionale (sotto forma di spesa primaria netta), nel 1993, al termine del conflitto, lo Stato dava il 12 per cento del Pil ai detentori del debito, e prendeva il 3 per cento in termini netti dalla collettività nazionale (perché se lo Stato è in avanzo primario significa che i cittadini pagano di tasse più di quello che ricevono per servizi pubblici). E i detentori dei titoli del debito pubblico erano e sono per lo più le grosse istituzioni finanziarie. Chiaro, no? Il divorzio è anche la scelta di trasferire reddito dai contribuenti alle istituzioni finanziarie, una scelta che nelle parole del suo autore appare pienamente consapevole.

Lo sganciamento dallo Sme frena la dinamica dei tassi, e dal 1993 al 2002 la spesa per interessi prima si stabilizza e poi cala. Il fabbisogno totale crolla dai 9 punti del 1994 a un punto nel 2000, fino al 1996 per ulteriori aumenti dell’avanzo primario, e dal 1996 per la diminuzione della spesa per interessi. Questa dinamica favorisce il rientro del debito, che dai 120 punti del 1994 arriva ai 103 nel 2003. Nel frattempo la spesa per interessi si stabilizza attorno al 5 per cento del Pil, e il fabbisogno complessivo tende a crescere (con fasi alterne) seguendo il fabbisogno primario il quale, però, rimane sempre in territorio negativo (cioè rimane un avanzo).

Durante la quotidiana perlustrazione del territorio in compagnia di Rex mi è venuto in mente di provare a vedere quanto ci mettevo ad aggiornare questa figura coi dati fino all'anno in corso. In effetti, le successive revisioni delle varie fonti hanno determinato qualche minimo scollamento fra le serie di quindici anni fa e le versioni attualmente disponibili. Lo si vede ad esempio nella serie del fabbisogno pubblico totale:


L'aggiornamento del grafico porta a questo risultato:

e di commenti me ne vengono solo due: il primo è che un rientro dal deficit rapido come quello sperimentato nel post-pandemia (dal 9,4% del 2020 al 3,7% del 2024) non è un inedito per la nostra economia, perché fu altrettanto rapido (e leggermente più pronunciato) il rientro dal 9,8% del 1993 al 3% del 1997; il secondo è che dal 2010 in poi non è cambiato molto, fatta salva la parentesi della pandemia. Abbiamo sempre una spesa per interessi che, per quanto rientrata dai massimi storici dei primi anni '90, è sempre superiore al deficit complessivo, il che significa che siamo in condizioni strutturali di avanzo primario, cioè di trasferimento di valore alla rendita finanziaria. Non fidatevi troppo quando i "mercati" si lamentano dell'alto stock di debito pubblico dell'Italia! Loro su quell'alto stock ci guadagnano, e quindi non è detto che le loro lamentele vadano prese a valore facciale.

Tornando al punto, però, non mi pare che un grafico come questo aggiunga molto alla nostra conoscenza, nel senso che non mostra una reale evoluzione, una "quarta fase" posteriore alla pubblicazione del Tramonto: l'assetto distributivo determinatosi dopo la crisi del 1992 resta sostanzialmente confermato, se pure su scala inferiore. Per questo motivo, in casi simili, tenderei a risparmiare spazio, evitando di aggiornare grafici che in fondo sono pleonastici.

Voi che ne dite? E ci sono grafici del Tramonto che vorreste vedere aggiornati, o che ritenete possano aggiungere qualche elemento interessante per la postfazione della nuova edizione?

martedì 20 gennaio 2026

Comunicazione di servizio

Molto brevemente (ho vostri commenti in sospeso nei post precedenti, mi scuso, sto dando più corda alle fabbriche del disagio - cloaca e facciabuco - ma voi siete sempre nel mio cuore), solo per dirvi che c'è una discreta probabilità (90%) che al prossimo #goofy, che si svolgerà il 7 e 8 novembre prossimi, venga presentata la riedizione/ristampa del Tramonto. Si parva licet, non credo che se avessimo ancora con noi Omero, l'uomo che ha reso inutili i successivi tre millenni di letteratura occidentale, penserebbe a una riedizione dell'Iliade. I classici si ristampano, non si rieditano, nemmeno quando l'autore è vivo, come sono io nel mio infimo. Quello che si fa, eventualmente, è corredarli di un apparato critico, e così sarà fatto. Abbiamo anche pronto il claim per il lancio... ma non è quello che pensate voi!

E ora scusatemi, devo prepararmi per l'Aria che tira ma soprattutto per il convegno di Roccasondoli o Riviraso che dir si voglia (da venerdì a domenica con tutti quanti, io arriverò verosimilmente il giorno prima, e farò due interventi: da solo venerdì pomeriggio a Roccaraso, con il ministro Giorgetti aka Giancarlo il sabato pomeriggio a Rivisondoli). Immagino che a molti di voi piaccia ascoltarmi, altrimenti non sareste qui. Credo sia abbastanza evidente che piace anche a me. Quello che c'è prima (tanto studio, tanto controllo delle fonti, tanto dialogo con gli esperti) è meno piacevole, ma...  no pain no gain!

Passo e chiudo!

sabato 17 gennaio 2026

Il punto

...ma voi veramente volete dirmi che se fosse possibile avere un minimo spazio per esprimersi in questo modo nelle emittenti nazionali:

i telespettatori si annoierebbero? Volete veramente dirmi che la rissa e la sopraffazione (in cui comunque me la cavo abbastanza) sono le uniche modalità di informazione concepite in questa un tempo felice provincia dell'impero? A me non pare proprio, ma questo passa il convento romano. Ci rifacciamo, quando capita, sulle emittenti locali.

(...p.s.: ho fatto almeno un errore blu: chi se n'è accorto?...)