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venerdì 21 febbraio 2025

C’è un informatico in sala?

In questi minuti registro nel blog un picco di traffico anomalo:


L’ultimo post non sta poi attirando così tanto traffico: è solo una glossa su un tema relativamente laterale. Guardando le statistiche dei contatti per minuto vedo questo:


I contatti riguardano per lo più vecchi post, non dei più letti. O qualche sito molto frequentato li ha messi in evidenza in qualche modo, oppure… oppure non ho idea! È successa una cosa simile nello scorso mese di agosto, con un picco di 50.000 visualizzazioni al giorno. Non sono riuscito a spiegarmi il perché! Il massimo mensile di visualizzazioni l’abbiamo avuto a luglio 2015 (non è difficile capire perché…), con 808.772 visualizzazioni, pari a 26.089 al giorno. In questo periodo siamo attorno alle 10.000 visualizzazioni quotidiane, in crescita, ma… qualcosa non mi torna!

Voi che sapete tutto, che idea vi siete fatti?


Addendum delle 5:09

Il fenomeno continua e la situazione ora è questa:

Il dato positivo è che rivedo post che mi dimenticavo di aver scritto, e molti sono divertenti! Mah… anzi: mha!





domenica 14 gennaio 2024

Voi non siete cattivi...

 ...ne sono certo (almeno per quanto concerne quelli di voi che conosco, o conoscevo). Sono assolutamente certo che certe cose non le fate con animus nocendi: anzi! Se vi comportate in un certo modo è, in tutta evidenza, perché pervasi dal sacro fuoco del fare qualcosa, del servire la causa, perché posseduti, inebriati dall'entusiasmo di avere compreso, e conseguentemente (?) di detenere la chiave di lettura che può aiutare gli altri a leggere il mondo nel modo giusto (?).

Questa chiave ha un nome che inizia per "v" e finisce per "erità".

Ora, è vero che più di una volta mi è capitato di farvi notare che la verità non è una categoria politica (ad esempio qui, parlandovi del Partito Unico della Verità), così come non lo è l'onestà (cha cha cha), tema quest'ultimo che affrontammo a suo tempo (nel 2012). Quindi in teoria se molti di voi (quasi tutti) pensano di poter affrontare un ragionamento politico brandendo come una clava la Verità (che poi, in generale, sarebbe quello che pensano di aver capito leggendo me e qualcun altro), non dovrebbe essere colpa mia: io, che non funziona così, ve l'ho detto! Tuttavia, siccome in pratica è probabile che qualcuna delle mie considerazioni sfugga (ad esempio, qualcuno di voi potrebbe essersi perso il post sul Partito Unico della Verità), e d'altra parte è certo che fra guardare (come una mucca guarda un cartello stradale) e leggere una differenza c'è (e voi non sempre siete dalla parte giusta di questo spartiacque), poi capita che succedano incidenti, la cui conclusione, invariabilmente, è di far passare quello che da tredici anni sta cercando di aiutarvi a ragionare in modo critico (io, non so se ci avete fatto caso...) per uno che vi irretisce con teorie astruse, e voi, che, in fondo, non siete cattivi, per dei decerebrati adepti di una setta!

Potremmo per cortesia evitarlo?

Non che mi interessi quello che voi o altri pensino di me: non vorrei stucchevolmente tornare sul mio programmatico rifiuto del consenso, che comunque resta l'unica genuina garanzia per chi questo consenso decide di darmelo! Ma siccome voi non siete cattivi, mi dispiace che altri pensino male di voi. Per evitarlo, dovreste forse unire alcuni puntini che ho cercato di fornirvi nel corso del nostro comune cammino. Proviamo a farlo, o rifarlo, partendo da un esempio, questo:


Il tizio della Biblioteca d'Alessandria non so chi sia, anche se, secondo me, non lavora male, e a me piace seguirlo in alcuni dei suoi racconti (molto interessante, ad esempio, la serie sull'esperienza coloniale italiana). L'altro immagino che sia l'idolo di molti di voi (ne ho piena contezza solo nel caso di alcune amanti tradite!), non ho mai ascoltato un suo video, e mi sembra un perfetto interprete di quella che potremmo chiamare "la banalità del sensazionale". Non è però su questa valutazione comparativa che vorrei soffermarmi, o per lo meno non ora. Le considerazioni che ho fatto non implicano che mi sembrino più plausibili le versioni dell'uno o dell'altro: sarebbe veramente idiota addentrarsi in questo ragionamento in un post che parte dal presupposto che alla fine la "Verità" (o forse dovremo chiamarla veritah) non sia una categoria politica! Alla fine, quello che vale per Report vale anche per Luogo comune (che intuisco essere il sito di Mazzucco).

Ciò su cui vorrei invece attirare la vostra attenzione sono i primissimi minuti del video del bibliotecario d'Alessandria, quelli in cui cataloga i commenti ricevuti sotto un suo altro video riguardante (a quanto capisco) l'Ucraina (e che mi interessa il giusto perché su questo, come su altri temi, la mia opinione me l'ero fatta una decina di anni fa e resta quella). Il povero bibliotecario, che sembra una persona civile, bersagliato da commenti di questo tenore: "Guarda questo video e troverai la verità!" giunge a una conclusione: "Io quel video non l'ho mai visto e non ho nessuna intenzione di vederlo, nessunissima intenzione di vederlo!"

So che sarete scandalizzati, ma secondo me la sua conclusione non è solo legittima (perché ognuno ha diritto di vedere quello che gli pare), non è solo naturale (perché chiunque venga aggredito istintivamente si difende), ma è anche, in un senso più profondo, giusta.

Strano come la parola che finisce per "erità" vista dall'altro lato finisca per "affanculo"...

E voi mi direte: "Sì, va bene (forse...), ma perché senti il bisogno di dircelo?"

Perché molti, troppi di voi (a mio avviso sarebbe troppo anche uno) si comportano come i commentatori "assertivi" del povero bibliotecario, cioè si comportano, non scientemente e scientificamente (perché non siete cattivi!), ma oggettivamente, in modo da allontanare qualsiasi lettore indifferente, o anche lievemente prevenuto a favore o contro i nostri argomenti critici, dalla lettura dei contenuti che propugnate con tanta veemenza, in modo da suscitare in chi non vi si sia ancora imbattuto un viscerale disgusto per la vostra "veritah" (che poi sarei io).

Analogamente, molti, troppi di voi, intervengono su quelli che ritengono essere troll (e che magari lo sono, in base ai parametri oggettivi che conosciamo o dovremmo conoscere) agendo da troll, cioè insultando, insistendo, ecc.

Vi risparmio esempi per carità di patria (e anche perché non ho tempo di cercarne, ma se non vi date una raddrizzata sarò costretto a farlo), come pure vi risparmio esempi di best practice (direi che Claudio può valere come repertorio di riferimento).

Mi piace invece commentare un episodio di qualche giorno fa, perché è particolarmente indicativo del fatto che voi non siete cattivi. La cosa è iniziata così:


(dal basso verso l'alto).

Sintesi: il 9 e il 10 gennaio avete disperatamente cercato di fare una cosa che non vi avevo chiesto, quando non ve l'avevo chiesta (non avendovela chiesta mai), e in un modo che vi avrei sconsigliato perché palesemente controproducente: mandare #goofynomics in tendenza.

Quello che avevo chiesto io era una cosa diversa: usare l'hashtag #goofynomics se si postava un contenuto di Goofynomics. Questa cosa un senso poteva averlo: ad esempio quello di aiutare chi fosse incuriosito dal contenuto di un post o di un tweet a trovarne di analoghi e magari ad atterrare qui. Ma mandare #goofynomics in tendenza per il gusto di farlo era controproducente sotto almeno un paio di profili, piuttosto evidenti (duole rimarcare l'ovvio). Uno è evidenziato già dallo scambio qua sopra, ma per maggior chiarezza vi fornisco un altro esempio:


Secondo voi, uno che non sa che cosa sia #goofynomics, quale interesse può provare ad approfondirlo se si trova a contatto con una simile bolla di sciroccati autoreferenziali!? Io scapperei a gambe levate, e considerate che Goofynomics c'est moi! Aggiungo una cosa più tecnica, ma se vogliamo ancora più ovvia: l'algoritmo, come è ovvio (mi ripeto) penalizza lo spam. Come si fa a essere così... così "non cattivi" da pensare che un algoritmo si faccia forzare dallo spam!? Se per andare in tendenza bastasse ripetere un hashtag sessanta volte in un tweet tutti potrebbero andare in tendenza! Ma ovviamente (insisto, perché è ovvio, com'è ovvio che non siete cattivi) l'algoritmo penalizza lo spam, da cui questo saggio consiglio:


che, permettetemi di sottolinearlo, fa un po' specie dover dare a persone che come voi sui social ci vivono!

La risposta alla domanda "perché #goofynomics non è in tendenza" era quindi molto semplice: perché voi spammando questo tag lo stavate mandando in blacklist:


Quindi, non per cattiveria (perché voi non siete cattivi), stavate conseguendo un fine che era l'opposto delle vostre intenzioni, e soprattutto delle mie (che infatti non vi avevo chiesto niente, e se vi avessi chiesto qualcosa non vi avrei chiesto questo): penalizzare l'hashtag che vi avevo chiesto di utilizzare in modo corretto (e non di provare a mandare in tendenza a genitale esterno di carnivoro).

Eggnente, voi non avete capito dove siete: eppure ho cercato di farvelo capire in ogni modo! Siete a casa di uno che non tifa per Faust.

Quelli di voi più familiari con le lingue sanno che a Roma, quando si dice di uno che non è cattivo, è perché si vuole dire che è un "cojone" (l'ortografia corretta è questa). Se ho dedicato una serata che avrei dovuto dedicare ad altro a reiterarvi la mia profonda convinzione che voi non siate cattivi, è per enfatizzare il mio sofferto e partecipato auspicio che diventiate, o almeno sembriate, meno "cojoni", perché questo non fa bene né a voi, né a me, né al supremo interesse del Dibattito.

Se poi voleste anche diventare cattivi, lo apprezzerei. In qualsiasi opera drammatica il cattivo magari perde, ma è senz'altro più affascinante e piacevole da frequentare del "cojone". E siccome, nonostante siano già passati tredici anni, siamo solo all'inizio del nostro percorso, capirete che preferirei proseguirlo senza annoiarmi...

Ma soprattutto, insisto su questo concetto, vi chiedo un minimo di coerenza con la retorica bellicista che tutti vi penetra e vi permea, la retorica dello scontro decisivo, la retorica del nemico, la retorica dell'eterna lotta del Bene (voi?) contro il Male. Prendiamo come convenient working hypothesis che si sia effettivamente in guerra e che voi siate qualcosa di simile a dei soldati. Bene. Allora io sono il vostro sergente Foley, dal che discende che dovete fare quello che dico io, quando lo dico io e come lo dico io, che è un po' il contrario di quello che avete fatto: fare una cosa che non vi avevo detto di fare, quando non vi avevo detto di farla, e come non vi avevo detto di farla!

Lo dico nel vostro interesse, non nel mio! I social sono un gioco, la vita è altrove. Ma a voi piace vincere. Secondo voi #borghidimettiti e #bagnaiarrogante sono andati in tendenza per caso? 

Secondo me no.

E allora limitatevi a fare quello che vi chiedo, o a ignorarmi. Preferisco perdere da solo che vincere in compagnia, ma se c'è una cosa che mi dà al cazzo è perdere in compagnia per colpa degli altri!

Soprattutto quando non sono cattivi...

domenica 26 giugno 2016

Brexit e sterlina: ad Andrea Galeazzi (post ad personam)

(...ma perché quando si parla di monete sclerate? Perché? Perché?...)

Ricevo da un gentile utente questa simpatica reprimenda che immediatamente sottopongo alla vostra attenzione. Ne discuterò prima il contenuto, e poi stabilirò un modus operandi per casi come questo, che purtroppo stanno ridiventando frequenti (lo erano all'inizio del blog, poi riuscii a far capire che non era il caso, ma ora ci risiamo, forse per motivi elettorali, o forse per il ciclo delle macchie solari, o forse solo perché siamo diventati troppi...):


Andrea Galeazzi ha lasciato un nuovo commento sul tuo post "Brexit e sterlina: il "minimo storico"":

Pur essendo un estimatore del blog, stavolta i dati non sono proprio giusti. Il tasso GBP/USD (detto anche "Cable") attuale è 1.3683, ci vogliono 1.3683 dollari per comprare una sterlina, o 0.73 sterline per 1 dollaro. Fin qui è stato invertito il grafico. Il problema è che nel Luglio del 2014 è successo esattamente il contrario a quanto scritto nel post: la sterlina era FORTEMENTE sopravalutata arrivando a toccare 1.70, ossia ci volevano 1.7 dollari per comprare una sterlina. Vedere per credere: http://it.investing.com/currencies/grafico-gbp-usd
Comunque capita a tutti prendere cantonate ogni tanto.

Postato da Andrea Galeazzi in Goofynomics alle 26 giugno 2016 12:32



Gentile Andrea,

la ringrazio per la stima, che cercherò strenuamente di ricambiare. Intanto, attenendomi ai fatti, constato che nell'anagrafica dei donatori di a/simmetrie il suo nome non figura. Diciamo quindi che la sua è la stima di un free rider, non per questo meno gradita.

Veniamo poi alle osservazioni che lei muove, non senza averle prima fatto notare due elementi di fondo. Il primo è che la sua insinuazione che io fornisca dati errati è abbastanza diffamatoria, come pure, ne converrà, è sgradevole il suo "capita a tutti di prendere cantonate". Lo adotto però come comoda ipotesi di lavoro per vedere se magari potesse essere successo a lei. La seconda è che il punto che lei solleva è del tutto irrilevante rispetto a quanto io intendo dimostrare. Lo ribadisco, in modo che sia chiaro: chi parla di sterlina ai minimi "storici" dice una stupidaggine, perché, comunque si rigiri il grafico (poi ne parliamo) il valore attuale della sterlina rispetto al dollaro non è estremale se ci si riferisce a quello che può essere considerato (oggi) il campione "storico", ovvero quello che inizia dalla fine del sistema di cambi fissi di Bretton Woods. Qualsiasi altro campione di riferimento è soggetto alla critica di essere scelto in modo arbitrario.

Spero lei non stia contestando questo semplice dato di fatto.

Dopo di che, entro nel merito.

La serie rappresentata nel primo grafico viene dalla fonte che le ho indicato, ed è stata estratta facendo l'operazione che qui le descrivo:


ovvero selezionando come valuta di riferimento il pound, come controparte (target currency) il dollaro statunitense, e come metodo di quotazione (notation) la "price notation", ovvero il cambio incerto per certo. Ne consegue che quello che mi viene restituito è il costo di un dollaro in sterline, e non il costo di una sterlina in dollari. Lei sarà stupito, forse perché non ha fatto un corso di economia internazionale (né da insegnante né, soprattutto, da studente), o forse perché arriva adesso su questo blog (non trovo altri suoi commenti in quest'anno, né nell'anno precedente, cosa per la quale le sono comunque grato), ma, sa com'è: capita che il cambio possa essere quotato o incerto per certo o certo per incerto.

La prima quotazione è la più razionale: la valuta estera, per un paese, normalmente è una risorsa scarsa (il Regno Unito in effetti è un caso a sé perché la sterlina è anche una valuta di riserva e entra nel paniere dei DSP, ma ora sto parlando in termini generali), per cui ha perfettamente senso chiedersi quanto costi acquisirla in unità di valuta locale.

La notazione GBP/USD, per questo tipo di cambio, è quella adottata dal collega che gestisce il Pacific Exchange Rate Service e anch'essa ha perfettamente senso. Sto infatti chiedendomi quante sterline occorrono per un dollaro, e quindi la dimensione è sterlina su dollaro. Personalmente trovo questa notazione molto intuitiva. Lei no forse perché ha una preparazione da pratico (magari a alto livello) o da praticone (detto con affetto), nel qual caso troverà normale quella che in effetti è l'anomalia britannica, ovvero quotare certo per incerto, cioè usando la "volume notation", ovvero chiedendosi quanti dollari compro con una sterlina (anziché quante sterline compro con un dollaro, che poi significa con quante sterline compro un dollaro).

Per ottenere i dati relativi, usando il database che ho suggerito ai miei lettori (e che viene spesso usato da chi fa ricerca) bisogna procedere in questo modo:


e, se lo si fa, si ottiene una serie storica indicata come USD/GBP, perché in questo caso il numero rappresenta dollari su sterline, cioè quanti dollari si scambiano con una sterlina, e quindi, se si è inglesi, è un cambio certo (una sterlina) per incerto (un incerto numero di dollari).

Fino a qui abbiamo capito una cosa: che io so quali sono le convenzioni usate da trader e ingegneri nel caso britannico (e so anche quali sono le motivazioni storiche di queste convenzioni: il passato imperiale britannico, che i britannici apparentemente ricordano...), mentre lei forse ignora i principi generali che regolano definizione e quotazione del tasso di cambio, il quale, in fondo, è un caso particolare di prezzo relativo (e quindi, come dire, il suo significato intrinseco non cambia quale che sia il numerario scelto: la valuta nazionale, o quella altrui).

Sarebbe scusabile, se non ci fosse un certo tono di rimprovero nelle sue parole: rimprovero che non ha alcun motivo di esistere, per il semplice motivo che le due modalità di quotazione (le due "notations") sono entrambe lecite, e che in questo blog le ho sempre usate entrambe, spiegandole ai miei lettori, che generalmente mi capiscono (o fanno finta).

Purtroppo, però, non c'è solo questo: lei fa anche un errore molto spiacevole (le assicuro, mi addolora moltissimo farglielo notare ma non sarei onesto con lei se facessi finta di niente): mi attribuisce una cosa che non ho detto. Io infatti non ho detto che nel luglio del 2014 la sterlina abbia raggiunto un minimo. Io ho detto:

"Appare del tutto evidente che per un inglese i dollari non sono mai costati così tanto... dal luglio 2014 (quando il cambio era a 0.58)!"

il che significa (mi sembra strano doverglielo tradurre, ma tant'è: se posso essere utile) che quello attuale è un minimo della sterlina (perché alla chiusura di venerdì i dollari costavano relativamente tanto: ci volevano 0.73 penny per un dollaro, cioè, appunto, come dice lei, una cosa intorno agli 1.37 dollari per una sterlina), che viene dopo il massimo del luglio 2014, quando i dollari costavano relativamente poco (ci volevano appunto solo 0.58 penny per un dollaro, che, lei ne converrà, sono meno di 0.73, e che in effetti corrispondono a circa 1.7 dollari per sterlina, cosa che peraltro si vede benissimo nel secondo grafico del post precedente, per cui non vedo il bisogno di andare a citare fonti che sinceramente noi ricercatori professionisti non usiamo - per quanto pratiche possano essere per chi si diletta di questi argomenti in verità noiosissimi, a parer mio).

Non ho detto che quello attuale è un minimo che segue un altro minimo, non so se le è più chiaro così. Ho detto che quello attuale è un minimo che segue un massimo locale (che nel grafico della quotazione incerto per certo appare come un minimo locale per ovvi motivi), e l'ho detto perché volevo evidenziare una sfumatura che a lei e forse anche ad altri (ad almeno un altro di sicuro) è sfuggita, ma che nel mio post era sottolineata ironicamente, ovvero che per definire un minimo (o un massimo) "storico" basta un po' di buona volontà, e selezionare opportunamente il campione di riferimento.

Dire "non sono mai costati così tanto dal x" significa, in tutta evidenza, che si ritiene che in x ciò di cui si parla costasse poco. Siccome il soggetto della frase erano i dollari, questo significa che chi scriveva era perfettamente consapevole che in x (luglio 2014) i dollari costavano poco, cioè la sterlina valeva tanto.

Se vuole glielo dico in altri tre modi diversi ma equivalenti. Tuttavia non so se possa valerne la pena, né per me né per lei, e non voglio abusare del suo tempo.

Noi, qui, stiamo seguendo un percorso di un certo tipo. Abbiamo letto La fabbrica del falso, abbiamo letto Gli stregoni della notizia, abbiamo visto in Anschluss com'è facile far apparire miracolosa la crescita di una regione se come punto di riferimento si prendono le macerie che vi si sono lasciate, e non il tenore di vita che aveva prima del nostro arrivo, eccetera. Capisco che questo a lei interessi poco, e che lei sia magari poco addentro al nostro linguaggio, e che lei legittimamente sia poco interessato a seguire il nostro percorso.

Sa com'è, questo blog di uno che secondo lei prende cantonate sul tasso di cambio viene seguito anche da trader che fanno bei soldini con le cantonate de cujus, e qualche volta contribuiscono anche al progetto. Magari anche lei ci segue per motivi analoghi. Oppure chissà.

Il punto è un altro: come sempre, in un dialogo, un punto di incontro volendo lo si può trovare. Sono d'accordo con lei: capita a tutti di prendere cantonate, e la cantonata l'ha presa lei, ma non deve scusarsi, non è necessario.

Vede, io ci ho tenuto a spiegarle in dettaglio la mia posizione. Mi è costato un'ora e più di lavoro, ma l'ho fatto volentieri. I miei lettori, magari, inclusi quelli che contribuiscono al progetto finanziando a/simmetrie, forse avrebbero voluto leggere qualcosa di più interessante: magari i QED che avevo promesso loro. Ma lei doveva farmi una lezioncina (sbagliata) e io ho ritenuto di doverle rispondere.

Ora però basta.

Io non ho nulla contro di lei, capisco le sue ottime intenzioni, capisco la sua sicurezza di sé (e l'apprezzo), capisco che probabilmente non era sua intenzione farmi perdere tempo ma solo fare un'osservazione costruttiva (ancorché errata e dal tono non particolarmente costruttivo), capisco tutto. Non prenda però come atto di ostilità il fatto che ora la marco come "utente indesiderato" nalla coda di moderazione del blog e per un annetto non risponderò alle sue gentili osservazioni. So che rischio di perdere qualcosa, ma ho la certezza di risparmiare tempo, che in questo momento per me è prezioso, e quindi lei mi scuserà. D'altra parte, questo è il mio blog e mi regolo come credo.

Qui termina il mio dialogo con lei, e quanto segue riguarda gli altri, i superstiti.

Tenete presente che applicherò la stessa regola a chiunque intervenga per fare interventi di questo tenore.

Io cantonate ne prendo, e spesso me le avete segnalate e le ho corrette: si va dagli errori di ortografia, a errori di segno, a errori di definizione di certe variabili, e via dicendo. Fa parte del lavoro di un ricercatore professionista sottoporsi a peer review e a sua volta praticarla, nelle dovute forme. Sono felice di aver trovato in voi lettori attenti che spesso mi hanno salvato da me stesso. Ma questo blog non può diventare una vetrina per aspiranti blogger di economia, o un arengo per giovini o meno giovini che vogliono misurarselo con me. Non mi interessa. Quindi se ho scritto una scemenza, mi dite: "Albè, hai scritto una scemenza" e saremo amici. Il costo del controllo però incombe su di voi, e se alla fine salta fuori che non è una scemenza i casi sono tre: o vi conosco, o vi trovo sulla lista dei donatori di a/simmetrie, o sarete banditi. Come pure, se intervenite solo per far vedere quanto siete bravi (ripetendo cose già dette e stradette), costringendomi a leggere una pappardella insipida (non è questo il caso del nostro amico Andrea, che fra l'altro è stato molto sintetico), mi imponete un costo inutile, e quindi sono costretto a bandirvi. Qui c'è tanta gente che contribuisce portando notizie, osservazioni critiche, citazioni, riferimenti bibliografici, fonti di dati, ecc. Quelli non mi fanno perdere tempo.

Per gli altri c'è l'esilio.

Per sempre?

Chissà.

Tenete presente che io devo leggere tutto quello che scrivete, dato che non voglio prendermi una querela perché qualcuno di voi si comporta da cretino (e ce ne sono ancora molti). Quindi la sintesi è apprezzata. Tenete anche presente che cerco di farlo con assiduità, altrimenti c'è sempre il nuovo arrivato che "perché non pubblichi il messaggio di io!" e poi mi tocca bloccarlo a prescindere, non essendo questo un comportamento accettabile (ma nessuno vuole leggere le regole del blog).

Intanto, alla fine di questa lunga precisazione, siamo riusciti a ribadire l'ovvio: non c'è alcun modo di poter affermare sensatamente che i valori raggiunti dalla sterlina in chiusura di settimana siano un minimo "storico".

La sterlina raggiungerà un minimo "storico" quando occorreranno più di 91 penny per comprare un dollaro (e cioè se si svaluterà, incerto per certo, di un altro 24% rispetto alla chiusura di venerdì), oppure quando occorreranno meno di 1.09 dollari per acquistare una sterlina (e cioè se si svaluterà, certo per incerto, di un altro 20% circa rispetto alla chiusura vicina a 1.37).

Non dico che sia impossibile: abbiamo visto l'euro fare di peggio rispetto al dollaro, in tempi recenti, e in lassi di tempo relativamente brevi: ma non credo sia né per domani, né per la prossima settimana, e fino ad allora parlare di minimo storico è fattualmente errato. Comunque, visto che siamo qui per dare i numeri, vi do i miei: a mio sommesso avviso, la sterlina ha bisogno di una correzione attorno al 10% perché il saldo estero della Gran Bretagna torni sotto controllo. Non può permettersi di più, perché rischierebbe di diventare poco credibile (è pur sempre una valuta di riserva)! Non può permettersi di meno, perché il suo current account  è piuttosto depresso (soprattutto a causa del crollo della nostra domanda, che ovviamente danneggia le sue esportazioni). Ci potrebbe volere anche un semestre per realizzarla, questa correzione, e sicuramente il panico da Brexit è un ottimo modo per ottenerla, senza colpo ferire (cioè senza moneta stampare), dopo di che la tendenza potrebbe stabilizzarsi e invertirsi (come accadde dopo la crisi del 2008). Ovviamente questa è solo una mia intuizione: questa sì che potrebbe essere una cantonata, e quindi possiamo discuterne. Ma se anche voi la vedete così, intuite che tutto sommato la Brexit potrebbe non avere solo costi per gli inglesi...

(...mi riferisco solo a loro, visto che la Scozia e l'Irlanda pare vogliano andarsene per restare sotto la Merkel. Galles non pervenuto...)