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lunedì 27 ottobre 2025

Mettetevi d'accordo!

(...terminate le correzioni del disco inciso a Pizzoferrato nel novembre scorso: già due case discografiche si sono interessate, io non sono un buon giudice del mio lavoro, se pure per motivi opposti a quelli che si potrebbero presumere, cioè perché dopo averlo ascoltato e riascoltato lo odio, e sono quindi molto curioso di vedere che cosa ne penseranno orecchie terze. Una copia omaggio è per il noto operatore informativo, gli sarà recapitata in busta verde...)

(...anniversario di matrimonio, il secondo, perché il tempo passa, a Venezia. Gli sparuti italiani diluiti fra i turisti mi riconoscono. Alla cassa del nostro ristorante preferito il cameriere, molto giovane, mi fa: "Io sono cresciuto ascoltando la sua intervista su byoblu!" E io, serafico: "È ancora attuale, i problemi restano quelli e ci stiamo lavorando." La sensazione è che la bolla social, senza la quale non saremmo riusciti a ottenere certi risultati, sia ormai diventata uno specchio deformante e una zavorra. La vicenda dell'art. 68 è stata piuttosto istruttiva. Che da svariate decine di migliaia di follower non si siano riuscite a spremere più di un paio di mila firme credo abbia qualcosa da insegnarci, anche se non so bene su cosa: su quanto di fasullo ci sia nell'engagement social? Su quanto sia impossibile riavvolgere il nastro della storia per restituire agli italiani una Repubblica parlamentare come prevista dalla Costituzione del '48? Il fatto è che sono gli italiani a non volerla, e non si può andare in paradiso a dispetto dei santi, né fare il bene delle persone loro malgrado, contro la loro volontà. C'è un certo grado di mieloso paternalismo à la Padoa-Schioppa nell'accanimento terapeutico con cui si vorrebbe restituire agli italiani il senso di certe istituzioni. Se non lo capiscono, amen! Fatti loro! Non possiamo più di tanto farci carico del compito di farglielo capire, se non fosse che perché questo ci metterebbe in una postura sinceramente spiacevole di superiorità intellettuale. C'è un unico modo sano di condurre le persone ad amare la democrazia e le sue istituzioni, ed è metterle in condizione di averne bisogno. Normalmente solo una guerra in cui muoiano i figli dei ricchi realizza questo miracolo - le Trentes glorieuses non sono susseguite al Secondo conflitto mondiale per un accidente del destino, ma perché funziona così. La nostra aspirazione a impedire che la SStoria faccia il suo gramo ma indispensabile lavoro unisce al paternalismo stantio degli aguzzini fondatori un certo titanismo romantico del quale dovremo imparare a fare a meno. Le cose vanno come devono andare, l'individuo farà pure la differenza, ma c'è anche chi la pensa in un altro modo:

e non è detto che abbia torto, quindi, nel dubbio, evito di farmi il sangue marcio e tiro dritto ad accumulare capitale sociale e relazionale. La gente che ci ferma per strada per ringraziarci è più di quella mandata nella cloaca a infangarci, e, soprattutto, è gente che ha una vita. Questo, come incoraggiamento, è più che sufficiente, insieme al fatto che al #goofy saremo quanti eravamo nel 2016...)

Due giorni fa è successa una cosa divertente e istruttiva. In bella simmetria, mentre sulla carta stampata uno dei tanti monatti mi dava del "malpancista":


(io sarei uno dei "colonnelli" di via Bellerio che istigano il "Capitano" contro il generale Giorgetti, mi par di capire...), seguendo una linea ormai consolidata, come quella che due giorni prima aveva spinto un altro pregiato esponente della nostra stampa che il mondo ci invidia, che per una volta non avevo scansato (dopo la scorrettezza che mi aveva fatto nel 2018, in effetti, lo tengo lontano dalle mie narici, e vedo che devo ricominciare a non salutarlo...), a dire che dopo il discorso della Meloni:


mentre cioè la carta stampata mi sospendeva, come al solito, per eccesso di "sovranismo" (parola inutile e dannosa, ma non torno su questo), nella cloaca social un altro pregiato operatore informativo se ne usciva con l'argomento uguale e contrario:

secondo cui io sarei l'irrilevante e remissivo voltagabbana, subalterno a Giancarlo cui mi sarei consegnato, da sconfitto, vendendomi ai poterifortih! Una sorta di character assassination inversa, dove il velen dell'argomento sarebbe non che io (o Borghi) creiamo instabilità finanziaria, ma che non ne creiamo abbastanza (con il sottinteso grillino, che tanta presa ha sulle anime semplici, di voler restare attaccati alla poltrona - della quale sapete quanto me ne freghi!).

Questa seconda narrazione, a dire il vero più innovativa, era visibilmente coordinata. A uscirsene con lo spezzone di Inside24:

in cui spiego che abbiamo capito come funziona sono stati diversi simpatici influencer, che probabilmente pensavano di mettermi in imbarazzo, ma sono solo riusciti a far capire a chi può capirlo (escluderei quindi sabrysocialisti, filosofi grillini e "treider"...) qual è il nervo scoperto del potere (e soprattutto chi sta lavorando per il potere).

Quello che li manda in bestia è che, come loro sanno benissimo, l'antagonismo distruttivo fra me (che poi conto il giusto, quindi diciamo fra Salvini) e Giancarlo è una loro invenzione, che lavoriamo insieme, che abbiamo apprezzato le parole, peraltro superflue, con cui alla prima riunione dopo la formazione del Governo nel 2022 Giancarlo, che è una persona spiritosa, ci esortò scherzando a non fargli fare la fine di Liz Truss (persona con cui nel frattempo ho avuto il piacere di confrontarmi, apprendendo che tutto il mondo è Paese), e che quindi siccome né noi eravamo pazzi come ci dipingevano e speravano che fossimo, né Giancarlo conformista e subalterno come lo dipingono e sperano che sia, farci saltare per aria è difficile, e impedirci di cambiare le cose è molto complesso, perché le chiacchiere sugli incrementi di pensione di due euro, o sulla scarsa qualità dei posti di lavoro creati, o sulla svendita delle partecipate di Stato, o sulle mille altre cazzate con cui il sistema piddogrillino cerca di sabotarci, nonostante abbiano molto smercio sui social anche grazie a principi del pensiero come la strana coppia Becchi-Zibordi, alla popolazione non arrivano, perché gli italiani scemi non sono, vedono che il figlio, o, cosa ancora più strana, il padre un lavoro l'ha trovato, vedono che la pensione è aumentata, vedono che il Governo applica il golden power, ecc., e quindi da tanto allarmismo sorci e monatti altro non riescono a conseguire che un effetto rebound, quello che consolida il consenso attorno al Governo, e che li manda in frenetica ansia, perché loro, gli operatori informativi, quelli ufficiali e quelli informali, i monatti della stampa e i ratti della cloaca social, tutto possono permettersi, tranne una cosa: un altro Governo di destra, che si trovi in allineamento con altrettanti Governi di destra negli altri due principali Paesi europei.

Da qui il nice try di farmi perdere il supporto di chi già da anni me lo ha sottratto (a chiacchiere, come a chiacchiere me lo dava): le amanti tradite, come la povera Fiorenza, i famoerpartitisti, gli haitraditisti, e tutta questa schiuma più o meno maleodorante che galleggia sulla cloaca social.

Io ci rido sopra e prendo il buono, che è quello che vi ho detto: se ci accusano simultaneamente di essere sovranisti e giorgettiani, malpancisti e conformisti, due cose emergono nitide: la prima è che in tutta evidenza siamo andreottianamente nel giusto, dappoiché ci vengono mosse accuse simmetriche! La seconda è che gli stiamo finalmente facendo paura, e per fargli paura non era necessario berciare: bastava sorridere! Che il sistema non si regga in piedi è evidente forse anche a loro, e che la transizione gestirla toccherà a noi è il loro incubo peggiore.

Grande è la confusione sotto al cielo, la situazione è eccellente!

(...ci vediamo al goofy: sto svuotando l'agenda per preparare la relazione introduttiva e quella conclusiva. Ci divertiremo e impareremo, come sempre...)

mercoledì 7 maggio 2025

Istruzioni per l'uso della cloaca

Vedo aggirarsi nella cloaca tanti volenterosi Jean Valjean, col loro fardello di verità sulle spalle, e con la loro ansia di diffondere il verbo (Ottavio, Sergio, ecc.). Lungi da me scoraggiarli, atteso che lo scotto da pagare per chi decide di scegliere il campo in cui combattere può essere quello dell'autoreferenzialità, cioè del parlare a se stessi, del non ampliare la cerchia di diffusione del messaggio, tanto più se questo viene consegnato, come qui facciamo, a piattaforme un po' vetuste, che presto, probabilmente, verranno discontinuate (ponendoci un serio e costoso problema tecnico)! Quindi ben vengano escursioni su altri social media. Tuttavia, se proprio ci tenete a proseguire questo vostro peregrinare nell'oscurità e nei miasmi, permettetemi di darvi qualche consiglio affinché questo errare sia fecondo di risultati, perché da come vi state comportando posso dare per scontato che non lo sia, e che anzi danneggi (in termini di seguito) non solo me, ma anche voi!

Già mi avete danneggiato abbastanza spammando l'hashtag #goofynomics, e facendolo quindi scendere nei ratings dell'algoritmo! Io però ho le spalle larghe (larghezza direttamente proporzionale alla nota vastità, sì, quella: non mi fate essere scurrile)! Invece per voi mille follower in più possono fare la differenza, possono significare il raddoppio del vostro pubblico. Permettetemi allora di segnalarvi un dato che evidentemente vi sfugge.

Il noto miliardario non ha acquistato la cloaca perché noi potessimo sguazzarci liberi e felici in nome del frispìc! Lo ha fatto per farci su dei soldi. Questi soldi ce li fa o con forme di abbonamento che ti consentono di avere alcuni privilegi, o con la pubblicità. La pubblicità ha tante più possibilità di dare un ritorno quanto più gli utenti si trattengono sulla piattaforma. Ne consegue che vengono premiati gli utenti che:

1) incentivano altri utenti a restare sulla piattaforma postando contenuti interessanti, e, soprattutto:

2) non incentivano gli utenti a uscire dalla piattaforma, cliccando su link che conducono all'esterno.

Semplice, no?

Ne consegue, ad esempio, che comportandosi così:


Ottavio fa più male a se stesso di quando bene faccia a me, semplicemente perché, fornendo ai suoi follower un link, segnala alla piattaforma di essere un punto di uscita, una falla che va in qualche modo turata, calafatandola con la pece dell'oblio e dell'oscurità.

Come si può fare allora per attirare su un sito terzo le pantegane della cloaca senza rischiare di farsi incenerire dall'algoritmo?

La risposta dovrebbe essere ovvia: bisogna qualificarsi come utenti che generano e trattengono traffico.

Partiamo dal "trattenere".

Se vedete qui qualcosa che vi piace, vi suggerisco una strategia in tre mosse: invece di un singolo tweet, fate un thread di almeno tre tweet. Nel primo metterete magari un grafico, perché cattura l'attenzione (io mi impegnerò a farli più self-contained ed espliciti, in modo che siano ingaggianti), con una breve didascalia. Nel secondo mettete una breve spiegazione testuale.  Nel terzo, infine, mettete un altro po' di testo (ma anche no) e il link all'esterno (cioè al Dibattito).

Volete un esempio?

Primo tweet:

Non è vero che la Germania è la locomotiva dell'Eurozona: la crescita tedesca è sempre stata inferiore alla media tranne che nella fase più acuta della crisi.

Secondo tweet (senza immagine, in risposta al primo):

Secondo i dati Eurostat, nel periodo dal 1996 al 2024 il tasso media di crescita della Germania è stato dell'1.2%, contro l'1.6% dell'Unione Europea a 27. Questo nonostante che durante la crisi finanziaria la Germania abbia approfittato di aiuti di cui non aveva bisogno.

Terzo tweet (facoltativo, senza immagine, in risposta al secondo):

Il criterio della cosiddetta capital key ha infatti comportato che la Bce acquistasse più titoli tedeschi che titoli di altri Paesi non in quanto la Germania avesse più bisogno di aiuto, ma in quanto aveva una maggiore quota nel capitale della Bce.

Quarto tweet (conclusivo, con link, in risposta al penultimo che sarà il secondo se ne avete messi due e il terzo se ne avete messi tre):

Questo aiuto sproporzionato, non il vigore della sua economia, ha consentito alla Germania di superare per un po' la crescita media europea. Per approfondimenti: https://goofynomics.blogspot.com/2025/02/la-locomotiva-tedesca.html.


Precisazioni

(...perché Jean Valjean è astuto come un cervo, altrimenti non sarebbe finito al bagno penale...)

Primo: a vostro discarico, è ovvio che a partire dal post citato per alcuni sarebbe stato difficile articolare un thread simile, perché, ad esempio, le crescite medie non le avevo inserite nel testo, la capital key non l'avevo menzionata, ecc. Proprio per questo, tra l'altro, questo post è abbastanza respingente e non ha molto senso citarlo (scusa, Ottavio): non fornisce informazioni ulteriori rispetto al semplice grafico e non aiuta a capire il grafico. Quindi io posso essere meno criptico nello scrivere, ma voi dovete essere più tattici nello scegliere cosa valorizzare di questo blog, perché il problema che ha la cloaca (trattenere utenti) lo abbiamo ovviamente anche noi, e per risolverlo dobbiamo offrire dal valore aggiunto. Ci sono centinaia di post con grafici ingaggianti e con tutta la spiegazione che potete copiare e incollare, o meglio elaborare, in un mini-thread. Tutto quello che è stato scritto qui è attuale, ogni giorno di più. Perché scegliere le cose meno attuali? Inutile dire che non tutte le informazioni del thread devono venire da un unico post!

Secondo: quando incollate un link da blogspot togliete la parte finale ?m=1:

https://goofynomics.blogspot.com/2025/02/la-locomotiva-tedesca.html?m=1

e inserite semplicemente:

https://goofynomics.blogspot.com/2025/02/la-locomotiva-tedesca.html

così il post non verrà forzato ad adattarsi alla visualizzazione mobile e su PC non si vedrà una schifezza simile:


che tra l'altro elimina la barra laterale con l'indicazione degli altri post, cioè un elemento chiave per incuriosire un eventuale viandante.

Terzo: se un thread vi viene particolarmente bene, considerate di metterlo come tweet fissato. Fissando un tweet potete fare miracoli in termini di visibilità:

(ma io resto umile...), e di questo ovviamente l'algoritmo terrà conto, e vi premierà.

Conclusioni

Da ecclesiarca, più di questo per aiutarvi non posso fare. Sta a voi sbizzarrirvi. Se lo fate con ponderatezza sono sicuro che vedrete i risultati.

Provate (senza fretta) e fatemi sapere. E in ogni caso, se proprio non potete attirare lettori, almeno cercate di non respingerli...

domenica 2 marzo 2025

TikTok

Mi sono messo su TikTok. Chi lo desidera mi trova qui. Penserete che sia per parlare ai ggiovani, e pensereste male. A me la retorica delle generazioni future dà un immenso fastidio, superato solo da quello cagionato, appunto, dalle generazioni future. Credo che lo scandalo USAID, una volta fatta chiarezza, ci consentirà di riabilitare e vedere nella giusta prospettiva un governante che ha immeritatamente goduto di pessima stampa.

Il fatto è che c'è una cosa che non sapete: oggi TikTok è il social dei vecchi!

Me ne sono accorto parlando con un militante abruzzese al tempo del grande scandalo suscitato dal nuovo codice della strada (a proposito, se ne parla più? Mi pare di no. Vedete che quando gli altri strepitano basta tenere botta?). Mi chiedeva argomenti, e io glieli davo. A un certo punto, visto che lui si profondeva in ringraziamenti, je sò ditte: "Scusa, però: queste cose sono nei social di Matteo, li ha postati su Twitter e su Facebook, e poi Claudio Borghi su Twitter ha fatto una spiegazione accuratissima di cosa cambia e cosa non cambia, e ha spiegato che queste sono fake news, e per finire l'ufficio stampa ha fatto delle infografiche che vi ho anche distribuito in chat regionale. Ora: non dico star dietro a tutte le chat, non dico seguire i parlamentari più rilevanti, non dico seguire il parlamentare del tuo collegio, ma almeno Matteo!..."

Risposta: "C'hai ragione onoré, ma io su Twitter non ci sto perché non riesco a seguirlo, su Facebook non ci sta più nessuno, e a me queste notizie false me le aveva dette mio suocero perché le aveva viste su TikTok!..."

Replica: "Fai bene a non stare su Twitter, e ti prometto di mettermi su TikTok!"

Promessa mantenuta!

(...per parlare ai suoceri, in attesa di pubblicare "Contro i giovani", progetto editoriale al quale mi dedicherò dopo la ristampa del Tramonto e il quindicennale di Goofynomics...)

sabato 3 febbraio 2024

L'UE è una URSS che ce l'ha fatta (finora...)

Detesto Facebook quasi quanto l'ipocrisia.

Ogni tanto sospetto che dovrei vincere queste mie avversioni se volessi aspirare al ruolo di autentico politico di territorio. Lo scopo del gioco, mi sembra ormai evidente, non è infatti tanto quello di essere presenti, quanto quello di dimostrare con l'aiuto del signor Pan di Zucchero che si è stati presenti: un bel selfie sorridenti, un post punteggiato di "Bene!", "Avanti!", "Andiamo a vincere!", e l'omo campa... Non suonino a critica queste parole, perché non lo sono: bisogna fare il pane con la farina che si ha, in chiesa coi santi e in taverna coi ghiottoni, ecc. Se questo è quello che il general public percepisce come presenza politica, in quel beauty contest keynesiano cui l'attività politica si è ridotta (ricordate? "It is not a case of choosing those which, to the best of one’s judgment, are really the prettiest, nor even those which average opinion genuinely thinks the prettiest. We have reached the third degree where we devote our intelligences to anticipating what average opinion expects the average opinion to be."), se lo scopo del gioco non è tanto essere presenti (cui bono, visto che gli stessi elettori che ci chiedono mirabilia sono quelli che ci hanno condannato all'irrilevanza?), se lo scopo è mostrare che si è stati presenti, sottrarsi a quest'ultima bisogna alla fine danneggerebbe la squadra, che viene giudicata non per quello che fa o non fa, ma per quello che la gente si aspetta che debba fare (e quindi "Bene!", ecc.).

Va poi detto che "l'onorevole non mi risponde al telefono!" è un genere letterario: per quanto tu possa essere presente e assiduo, il vittimismo grillino, fatto per metà di una radicale incomprensione del lavoro parlamentare, e per l'altra metà dell'irriducibile convinzione di essere il perno del cosmo, è una costante biometrica (non mi spingo fino all'antropometrica) ineliminabile! Ma come ogni cosa per cui non c'è soluzione, anche questo è un non problema.

So far, so good...

D'altra parte, questo blog è nato per lasciare una traccia nei cuori delle persone, non nelle loro bacheche.

Non ve lo dico per sancire la mia definitiva rinuncia a lasciare una traccia nei vostri cervelli (non mi arrendo)! Volevo invece sottolineare che ci sono circostanze, momenti, incontri, che mi sembrerebbe di prostituire se mi compiegassi a darne il resoconto standard del bravo politico presente nel (le bacheche del) territorio. Di quei momenti posso riferire solo qui, in questo non luogo, un luogo cui l'inesistenza e l'irrilevanza conferiscono un'intimità particolare, quella che mi ha consentito di condividere con voi in passato tanti momenti della mia vita familiare e professionale, e a voi di condividere con me e tutti noi momenti della vostra. La chiamiamo umanità, anche se, visto che in un processo di tempo homo si è identificato con vir, possiamo presumere che "umanità" sia diventata una parola di odio, una parola di-vi-si-va, ed è comunque una facoltà cui  in molti hanno abdicato, forse perché sordamente consapevoli del non potersela permettere.

Volevo oggi riferirvi brevemente di uno di questi incontri.

Qualche giorno fa dovevo recarmi a Lama dei Peligni.

Non pensate a Toledo: la "lama" dei Peligni non era quella impugnata dai Peligni, non è quella di una spada, ma quella della Murgia (quella vera), e i Peligni forse nemmeno c'erano arrivati, scollinando dal valico della Forchetta, a Lama, perché la Valle Peligna in realtà è dall'altra parte della Maiella, come voi ben sapete, e il territorio di Lama pare fosse occupato dai Sanniti, in particolare dai Carricini, quelli di Juvanum, che sarebbe questo:


Insomma: il nome di questo bel paese di un migliaio di abitanti contiene un doppio equivoco, il che non toglie che ci si viva bene, almeno dal Neolitico, e che, anche se magari non ne avete mai sentito parlare, esso sia legato a cose di cui potreste aver sentito parlare, come questa, già teatro di una brutta storia, che oggi sarebbe considerata bruttissima (e andrebbe censurata) perché scritta da un fasheesta.

E io che ci andavo a fare?

Mentre in macchina scendevo dalle propaggini della Montagna d'Ugni, aggiravo Palombaro, mi intrufolavo dietro lo stabilimento del noto pastificio (immediatamente intercettato da una security più efficiente di quella del #goofy), risalivo da Civitella Messer Raimondo (questo Raimondo qui, che una traccia nella storia l'ha lasciata, al tempo della contesta fra aragonesi e angioini), in effetti la stessa domanda tormentava anche me! Preciso: sapevo di andare a sostenere due amici, due candidati alle elezioni regionali, ero anche curioso di sostare in un Paese dal quale ero passato forse solo una volta, salendo da Fossacesia a Pescocostanzo (due bei posti, ma non ditelo troppo in giro, che sul turismo non la penso come la Hollberg ma molto peggio, anche perché io so di cosa parlo), questo lo sapevo.

Ma non sapevo che cosa avrei detto, né che cosa avrei dovuto dire.

Sì, i nostri candidati de quo sono due eccellenti persone e si sono date da fare in consiglio regionale, portando risultati, e naturalmente lo avrei ribadito con convinzione. Peccato che questo fatto, pur non essendo scontato, lo sembra. Vale qui il:

Teorema di Bagnai sulla neutralità elettorale dell'emendamento.

Ipotesi: sia data una Repubblica parlamentare.

Tesi: nessun emendamento per quanto rilevante ha mai spostato né mai sposterà un voto.

Dimostrazione: quando le cose vanno bene, il cittadino pensa che ciò gli sia dovuto, e ha perfettamente ragione di pensarlo! 

...che è poi il motivo per cui devo nascondere, con grande sforzo, un sorriso di infastidita accondiscendenza quando vedo laggente sbattersi ultra vires per far approvare una cosa del cui merito, se ha un senso, sarà il Governo ad appropriarsi (vedi il caso della mia proposta di legge sul contante o di quella di Claudio sui vandali o dell'emendamento di Molinari sull'IRPEF agricola), mentre i diretti interessati si limiteranno a dire che non va bene e che volevano di più (vedi il caso dell'emendamento sulle multe ai vaccinati). Questo teorema di neutralità mina alla radice una delle retoriche che furono alla base dell'adesione al governo Draghi, e in generale di ogni scelta "governista": "laggente ci votano perché noi amministriamo bene, quindi andiamo al Governo e #facciamocose, che la gente ce ne sarà riconoscente!"

Sì, è vero che, per come ho imparato a conoscerli, i nostri amministratori esprimono una buona cultura amministrativa, sanno attrarre e utilizzare fondi (i famosi fondi italiani erroneamente detti "europei", perché di europeo in quei fondi c'è solo l'uso assurdo che se ne fa, come sottolineato qui), è tutto vero, è tutto giusto.

Ma è il mondo a essere ingiusto e irriconoscente!

Purtroppo non funziona così, perché la normalità ha due difetti insanabili: mentre assicurarla richiede uno sforzo titanico, essa stessa resta impercettibile. Chi si accorge delle cose normali? Chi si chiede quanto lavoro ci sia dietro? Chi si predispone a ringraziare per questo sforzo? Nessuno. Ne consegue che in un Paese in cui le cose stanno andando così:


(come ci siamo detti a fine anno), e in cui quindi la maggioranza soffre, se pure talora inconsapevolmente, quello che devi dare non è un emendamento, o un fondo "europeo" con annessa pecetta propagandistica da apporre sull'uscio, ma un'alternativa.

Queste riflessioni rispondevano anche a un'altra domanda: mi sarei dovuto addentrare nei problemi del paese, raccogliendo aneddoti dai miei militanti, o da qualcuno dei tanti amici sindaci circonvicini che frequento (poco più sopra ci passo le vacanze, ed è sempre una buona idea essere amici dei sindaci di posti meravigliosi), e magari prepararmi un discorzetto su cose che chi mi ascoltava comunque conosceva meglio di me? Forse anche no, non era il mio ruolo, ma eventualmente quello dei candidati, e forse non era nemmeno quello di cui chi avrei incontrato avrebbe avuto bisogno, quand'anche non sapesse e non fosse possibile illustrargli che il suo destino era di finire in C e non in D...

Questa, e altre cose, rimuginavo mentre parcheggiavo e entravo nella sala del consiglio comunale, che ospitava l'incontro. L'atmosfera era piacevolmente accogliente, quasi natalizia. In poche decine di uomini di ogni età, che riempivano l'ambiente raccolto, si trovavano il bambinello, un angelico lattante biondo non (ancora) interessato alla politica, ma già capace di stare in società, la Madonna sotto forma di connessa giovane madre, e i pastori, uomini dai volti incisi come le valli della montagna madre che guardano verso il mare, molti più anziani di me. Quasi tutti ignoti, tranne un mio ex studente (ce n'è sempre uno: in dodici anni di insegnamento si semina più di quanto si possa immaginare), gratificato a suo tempo da due 29 (non ricordavo di essere così bastardo...), e un paio di nostri amministratori e militanti. Entravo in quella sala con una certa rispettosa circospezione: ero arrivato tardi di pochi minuti, avevano già cominciato a parlare (in Abruzzo non so mai su quale fuso regolarmi, se su UTC+0 o UTC+1: quella era la sera di UTC+1...), non volevo distrarre i colleghi che stavano parlando, e non volevo nemmeno fargli fare brutta figura. Ero anche un po' overdressed, perché venivo dritto dall'inaugurazione dell'anno giudiziario, dove non sarebbe stato il caso di presentarsi underdressed (anche se, per dirla tutta qui dove nessuno la legge, secondo me in Italia questo me lo sono letto solo io, ma capisco che molti possano trovare Saint Simon o Proust delle letture inutili, e alla fine questo è il meno rispetto al fatto che molti mi credono ancora in Senato...), e non avrei mai voluto che quel mio essere incravattato in un completo a tre pezzi potesse essere letto come il tentativo di rimarcare un rango o di frapporre un diaframma.

In quattordici anni di esposizione in contesti pubblici ho sempre parlato a braccio, non mi sono mai scritto un discorso, ma spesso l'ho trovato scritto sulle pareti delle aule che mi hanno accolto. Ed è andata così anche questa volta. Di fronte a me, accanto alla porta d'ingresso, campeggiava ben visibile una lapide dedicata alla memoria dei patrioti della Brigata Maiella, una storia che per qualche strano motivo, come ho detto a Pietransieri nel commemorare questi morti, resta un po' nascosta nel panorama culturale degli italiani, come l'Abruzzo resta nascosto nella loro geografia mentale.

E così, quando mi hanno dato la parola, ho detto ai miei rappresentati, perché comunque in Parlamento sono io a rappresentarli, quello che mi frullava per la testa. Ho detto loro che immaginavo il legittimo orgoglio del sindaco comunista che il 25 aprile del 1989 affiggeva una lapide per ricordare il sacrificio di quei patrioti, e anche, possiamo dircelo, per appropriarsene politicamente, senza sapere che 198 giorni dopo quel gesto nobile, per quanto certamente venato da una scusabile scorrettezza, un altro manufatto sarebbe crollato, lasciando "lu sindache" orfano della sua casa politica, e avviando quel processo storico che avrebbe portato la sinistra a cercare protezione in un altro referente esterno: in assenza di ideologia e finanziamenti dell'Unione Sovietica, la sinistra, per governare a dispetto degli elettori, si sarebbe posizionata sotto l'ombrello dell'Unione Europea.

"Perché alla fine", dicevo ai miei rappresentati, "l'Unione Europea è un'Unione Sovietica che ce l'ha fatta. Ma voi, dicevo ai più anziani, voi vi potete immaginare un Breznev venire a dirci che dal 2035 dobbiamo passare tutti all'auto elettrica, e il distretto industriale di Atessa si fotta? Vi potete immaginare un Andropov dirci che dobbiamo sostituire la farina di solina con quella di grillo, e gli arrosticini con la carne coltivata? Potete concepire un Černenko che ci impedisca di vendere una casa a meno che prima non ci spendiamo un pozzo di soldi in prodotti cinesi per renderla "verde"?"

"No", proseguivo, "una cosa simile era al di fuori di quanto fosse lecito concepire anche nel peggiore degli scenari, quello in cui i cosacchi avessero abbeverato i propri cavalli alle fontane di Piazza San Pietro. Ma dove non sono arrivati i gerarchi russi, sono arrivati i tecnocrati europei. E come ci sono riusciti? Facendoci abbassare la guardia. Perché al tempo dei due blocchi era chiaro che il mondo era diviso in due, che potevi stare di qua o di là, il riferimento ideologico "di là" era la difesa del lavoro (sull'efficacia di questa difesa si può discutere), il riferimento ideologico "di qua" era la difesa del mercato (tradotto in pratica come socialismo dei ricchi, quello che socializza solo le perdite), ma insomma si capiva che una tensione esisteva, che niente era dovuto, che bisognava impegnarsi e lottare, e per organizzare e indirizzare questa lotta c'erano i partiti. Poi ci hanno detto che era tuttapposct, e non dovevamo preoccuparci: la nostra libertà era al sicuro perché aveva vinto la democrazia, cioè noi. Ma il mondo è ancora diviso in due, e per capire chi è l'avversario dobbiamo guardare chi attenta alla nostra libertà: l'Unione Europea. Tanti lo hanno capito e tanti lo stanno capendo, per cui, se quello che vi ho detto vi suona sensato, sostenete il partito di chi vi ha portato a questa riflessione. La lotta per avere più libertà, oggi, è la lotta per avere meno Europa. E quella lapide ci racconta che anche ieri non è che le cose stessero in modo molto diverso."

Contrariamente a quanto potessi aspettarmi, a conferma del fatto che chi parla col cuore parla al cuore, il discorso, non particolarmente più lungo di così, pareva convincesse i presenti. Mi sono poi fermato a parlare con loro, entrando nella granularità dei dissidi e delle bizze che sarebbe tanto meglio poter comporre e sedare. La vita è fatta anche di questo. Che però ora, in questo meraviglioso mondo pacificato e unipolare, stiamo subendo livelli di condizionamento esterno semplicemente inimmaginabili al tempo del conflittuale mondo bipolare, questo lo avevano capito tutti, forse perché, prima che mi materializzassi nel mio completo a tre pezzi, lì non ci aveva pensato nessuno.

E ora, dopo aver condiviso con voi queste scene dalla vita di provincia, queste memorie del mio collegio analogico, con voi che siete il mio collegio digitale, vi saluto e torno a occuparmi di griglie: griglie di emendamenti, griglie di pareri, griglie di audizioni, griglie di nomine. Non è robba che sse magna: è un noioso lavoro, e qualcuno deve pur farlo.


(...ricordatevi quello che ci disse Jacques Sapir: fino al giorno prima tutti erano convinti che il sistema non funzionasse, e tutti erano convinti che sarebbe durato per sempre...) 

(...amo la Hollberg, anche se finora non ho avuto il tempo di scriverglielo. Perché purtroppo le cose stanno come dice lei. Le strade dove camminavo da bambino, per mano ai miei genitori, emanano oggi il lezzo dell'etnico e del fashion - sapete quando si passa per il duty free in aeroporto? L'odore delle botteghe, dei rosticceri, dei droghieri, l'incenso delle chiese, la resina dei cipressi, tutto è annichilito dal rullo compressore delle economie di scala, dei franchising, dei grandi numeri. Amo il mio collegio perché conserva delle sacche tenaci di autenticità: e qualsiasi autenticità, qualsiasi radice, anche se formalmente non tua, è meglio della fintaggine. Del resto, anche in centro a Roma, città che non ho mai sentito veramente mia nonostante ne abbia tanto amato la cultura nelle sue varie stratificazioni, ormai soffro per quella presenza opprimente. Forse l'Abruzzo è protetto dall'essere terra di passaggio. Guardate la Puglia, luogo di arrivo un tempo delle pecore - a Foggia - e oggi dei turisti - in Salento. Tutto bellissimo: la Natura e l'Arte. Ma quando cominci a voler piacere a qualcuno di diverso da te, e che in fondo non conosci, ti addentri in un territorio impervio e ostile dove sei destinato a subire molte perdite, prima fra tutte quella dell'autenticità. Forse ne soffri solo tu, perché per definizione chi proviene da un altro humus non è in grado di percepire il danno fatto. Certi processi vanno gestiti prima che il danno sia fatto. Dopo è inutile parlare di filiere corte e di presidi slow food...)

domenica 14 gennaio 2024

Voi non siete cattivi...

 ...ne sono certo (almeno per quanto concerne quelli di voi che conosco, o conoscevo). Sono assolutamente certo che certe cose non le fate con animus nocendi: anzi! Se vi comportate in un certo modo è, in tutta evidenza, perché pervasi dal sacro fuoco del fare qualcosa, del servire la causa, perché posseduti, inebriati dall'entusiasmo di avere compreso, e conseguentemente (?) di detenere la chiave di lettura che può aiutare gli altri a leggere il mondo nel modo giusto (?).

Questa chiave ha un nome che inizia per "v" e finisce per "erità".

Ora, è vero che più di una volta mi è capitato di farvi notare che la verità non è una categoria politica (ad esempio qui, parlandovi del Partito Unico della Verità), così come non lo è l'onestà (cha cha cha), tema quest'ultimo che affrontammo a suo tempo (nel 2012). Quindi in teoria se molti di voi (quasi tutti) pensano di poter affrontare un ragionamento politico brandendo come una clava la Verità (che poi, in generale, sarebbe quello che pensano di aver capito leggendo me e qualcun altro), non dovrebbe essere colpa mia: io, che non funziona così, ve l'ho detto! Tuttavia, siccome in pratica è probabile che qualcuna delle mie considerazioni sfugga (ad esempio, qualcuno di voi potrebbe essersi perso il post sul Partito Unico della Verità), e d'altra parte è certo che fra guardare (come una mucca guarda un cartello stradale) e leggere una differenza c'è (e voi non sempre siete dalla parte giusta di questo spartiacque), poi capita che succedano incidenti, la cui conclusione, invariabilmente, è di far passare quello che da tredici anni sta cercando di aiutarvi a ragionare in modo critico (io, non so se ci avete fatto caso...) per uno che vi irretisce con teorie astruse, e voi, che, in fondo, non siete cattivi, per dei decerebrati adepti di una setta!

Potremmo per cortesia evitarlo?

Non che mi interessi quello che voi o altri pensino di me: non vorrei stucchevolmente tornare sul mio programmatico rifiuto del consenso, che comunque resta l'unica genuina garanzia per chi questo consenso decide di darmelo! Ma siccome voi non siete cattivi, mi dispiace che altri pensino male di voi. Per evitarlo, dovreste forse unire alcuni puntini che ho cercato di fornirvi nel corso del nostro comune cammino. Proviamo a farlo, o rifarlo, partendo da un esempio, questo:


Il tizio della Biblioteca d'Alessandria non so chi sia, anche se, secondo me, non lavora male, e a me piace seguirlo in alcuni dei suoi racconti (molto interessante, ad esempio, la serie sull'esperienza coloniale italiana). L'altro immagino che sia l'idolo di molti di voi (ne ho piena contezza solo nel caso di alcune amanti tradite!), non ho mai ascoltato un suo video, e mi sembra un perfetto interprete di quella che potremmo chiamare "la banalità del sensazionale". Non è però su questa valutazione comparativa che vorrei soffermarmi, o per lo meno non ora. Le considerazioni che ho fatto non implicano che mi sembrino più plausibili le versioni dell'uno o dell'altro: sarebbe veramente idiota addentrarsi in questo ragionamento in un post che parte dal presupposto che alla fine la "Verità" (o forse dovremo chiamarla veritah) non sia una categoria politica! Alla fine, quello che vale per Report vale anche per Luogo comune (che intuisco essere il sito di Mazzucco).

Ciò su cui vorrei invece attirare la vostra attenzione sono i primissimi minuti del video del bibliotecario d'Alessandria, quelli in cui cataloga i commenti ricevuti sotto un suo altro video riguardante (a quanto capisco) l'Ucraina (e che mi interessa il giusto perché su questo, come su altri temi, la mia opinione me l'ero fatta una decina di anni fa e resta quella). Il povero bibliotecario, che sembra una persona civile, bersagliato da commenti di questo tenore: "Guarda questo video e troverai la verità!" giunge a una conclusione: "Io quel video non l'ho mai visto e non ho nessuna intenzione di vederlo, nessunissima intenzione di vederlo!"

So che sarete scandalizzati, ma secondo me la sua conclusione non è solo legittima (perché ognuno ha diritto di vedere quello che gli pare), non è solo naturale (perché chiunque venga aggredito istintivamente si difende), ma è anche, in un senso più profondo, giusta.

Strano come la parola che finisce per "erità" vista dall'altro lato finisca per "affanculo"...

E voi mi direte: "Sì, va bene (forse...), ma perché senti il bisogno di dircelo?"

Perché molti, troppi di voi (a mio avviso sarebbe troppo anche uno) si comportano come i commentatori "assertivi" del povero bibliotecario, cioè si comportano, non scientemente e scientificamente (perché non siete cattivi!), ma oggettivamente, in modo da allontanare qualsiasi lettore indifferente, o anche lievemente prevenuto a favore o contro i nostri argomenti critici, dalla lettura dei contenuti che propugnate con tanta veemenza, in modo da suscitare in chi non vi si sia ancora imbattuto un viscerale disgusto per la vostra "veritah" (che poi sarei io).

Analogamente, molti, troppi di voi, intervengono su quelli che ritengono essere troll (e che magari lo sono, in base ai parametri oggettivi che conosciamo o dovremmo conoscere) agendo da troll, cioè insultando, insistendo, ecc.

Vi risparmio esempi per carità di patria (e anche perché non ho tempo di cercarne, ma se non vi date una raddrizzata sarò costretto a farlo), come pure vi risparmio esempi di best practice (direi che Claudio può valere come repertorio di riferimento).

Mi piace invece commentare un episodio di qualche giorno fa, perché è particolarmente indicativo del fatto che voi non siete cattivi. La cosa è iniziata così:


(dal basso verso l'alto).

Sintesi: il 9 e il 10 gennaio avete disperatamente cercato di fare una cosa che non vi avevo chiesto, quando non ve l'avevo chiesta (non avendovela chiesta mai), e in un modo che vi avrei sconsigliato perché palesemente controproducente: mandare #goofynomics in tendenza.

Quello che avevo chiesto io era una cosa diversa: usare l'hashtag #goofynomics se si postava un contenuto di Goofynomics. Questa cosa un senso poteva averlo: ad esempio quello di aiutare chi fosse incuriosito dal contenuto di un post o di un tweet a trovarne di analoghi e magari ad atterrare qui. Ma mandare #goofynomics in tendenza per il gusto di farlo era controproducente sotto almeno un paio di profili, piuttosto evidenti (duole rimarcare l'ovvio). Uno è evidenziato già dallo scambio qua sopra, ma per maggior chiarezza vi fornisco un altro esempio:


Secondo voi, uno che non sa che cosa sia #goofynomics, quale interesse può provare ad approfondirlo se si trova a contatto con una simile bolla di sciroccati autoreferenziali!? Io scapperei a gambe levate, e considerate che Goofynomics c'est moi! Aggiungo una cosa più tecnica, ma se vogliamo ancora più ovvia: l'algoritmo, come è ovvio (mi ripeto) penalizza lo spam. Come si fa a essere così... così "non cattivi" da pensare che un algoritmo si faccia forzare dallo spam!? Se per andare in tendenza bastasse ripetere un hashtag sessanta volte in un tweet tutti potrebbero andare in tendenza! Ma ovviamente (insisto, perché è ovvio, com'è ovvio che non siete cattivi) l'algoritmo penalizza lo spam, da cui questo saggio consiglio:


che, permettetemi di sottolinearlo, fa un po' specie dover dare a persone che come voi sui social ci vivono!

La risposta alla domanda "perché #goofynomics non è in tendenza" era quindi molto semplice: perché voi spammando questo tag lo stavate mandando in blacklist:


Quindi, non per cattiveria (perché voi non siete cattivi), stavate conseguendo un fine che era l'opposto delle vostre intenzioni, e soprattutto delle mie (che infatti non vi avevo chiesto niente, e se vi avessi chiesto qualcosa non vi avrei chiesto questo): penalizzare l'hashtag che vi avevo chiesto di utilizzare in modo corretto (e non di provare a mandare in tendenza a genitale esterno di carnivoro).

Eggnente, voi non avete capito dove siete: eppure ho cercato di farvelo capire in ogni modo! Siete a casa di uno che non tifa per Faust.

Quelli di voi più familiari con le lingue sanno che a Roma, quando si dice di uno che non è cattivo, è perché si vuole dire che è un "cojone" (l'ortografia corretta è questa). Se ho dedicato una serata che avrei dovuto dedicare ad altro a reiterarvi la mia profonda convinzione che voi non siate cattivi, è per enfatizzare il mio sofferto e partecipato auspicio che diventiate, o almeno sembriate, meno "cojoni", perché questo non fa bene né a voi, né a me, né al supremo interesse del Dibattito.

Se poi voleste anche diventare cattivi, lo apprezzerei. In qualsiasi opera drammatica il cattivo magari perde, ma è senz'altro più affascinante e piacevole da frequentare del "cojone". E siccome, nonostante siano già passati tredici anni, siamo solo all'inizio del nostro percorso, capirete che preferirei proseguirlo senza annoiarmi...

Ma soprattutto, insisto su questo concetto, vi chiedo un minimo di coerenza con la retorica bellicista che tutti vi penetra e vi permea, la retorica dello scontro decisivo, la retorica del nemico, la retorica dell'eterna lotta del Bene (voi?) contro il Male. Prendiamo come convenient working hypothesis che si sia effettivamente in guerra e che voi siate qualcosa di simile a dei soldati. Bene. Allora io sono il vostro sergente Foley, dal che discende che dovete fare quello che dico io, quando lo dico io e come lo dico io, che è un po' il contrario di quello che avete fatto: fare una cosa che non vi avevo detto di fare, quando non vi avevo detto di farla, e come non vi avevo detto di farla!

Lo dico nel vostro interesse, non nel mio! I social sono un gioco, la vita è altrove. Ma a voi piace vincere. Secondo voi #borghidimettiti e #bagnaiarrogante sono andati in tendenza per caso? 

Secondo me no.

E allora limitatevi a fare quello che vi chiedo, o a ignorarmi. Preferisco perdere da solo che vincere in compagnia, ma se c'è una cosa che mi dà al cazzo è perdere in compagnia per colpa degli altri!

Soprattutto quando non sono cattivi...

mercoledì 22 novembre 2023

...è finita la pace: esistiamo!

Un paio di giorni fa qualcuno mi ha segnalato questa agenzia:


il che significa, evidentemente, che qualcun altro si era letto questo post.

Non ho mai dubitato della capacità del Dibattito di influire sui dibattiti: era evidente in tanti aspetti, sia di forma (la preminenza improvvisamente data alla "forma blog" dai nostri concorrenti perdenti) sia di contenuto (e qui gli esempi si sprecherebbero: praticamente ogni QED del nostro blog è originato dall'ammissione da parte della "stampa" di qualcosa che qui era stato affermato con anni di anticipo). Resta il fatto che, per quanto io sappia, questa è la prima volta che il blog viene esplicitamente citato come fonte da una fonte di stampa.

Sinceramente, non so se rallegrarmene o preoccuparmene.

Essi (come direbbe Luciano) sanno molto bene come vincere la guerra dell'informazione: il silenzio è la migliore forma di comunicazione, e il fatto che abbiano deciso di privarsene è un dato che va interpretato. Chi arriva qui trova una visione del mondo alternativa a che e soprattutto per il suo essere accanitamente fact-based. Non è esattamente quello che chi governa i flussi dell'informazione vuole trasmettere ai destinatari finali. Sarà stato un glitch della matrix? Vedremo. Una rondine non fa primavera, dice Lascienza (Aristotele, in questo caso).

Certo è che ci divertivamo di più, eravamo più liberi, quando non esistevamo. Ora che esistiamo, se esistiamo, dobbiamo stare attenti a come ci muoviamo. Resta il fatto che essere sorvegliati non solo ci snaturerebbe: ci annoierebbe!

La vita è troppo breve per correre questo rischio.

sabato 6 maggio 2023

Mi date una mano?

Oggi, rientrando dal mio giustizierato onusto di doni del ferace territorio (pane, vino, formaggio, e poche altre semplici cose di cui nella metropoli mi pare si sia perso il senso e il gusto), ho incontrato sotto casa Sua Santità Osho con cui ho condiviso alcune riflessioni sul clima politico. Fra l'altro, in via del tutto incidentale, ci divertiva constatare come sotto i post dei politici piddini (attualmente in minoranza, e quindi in re ipsa nell'impossibilità di far cadere il Governo) non si manifestino fenomeni come questi qui:





che a colpi di "oppofinzioneeeeh!", sprezzanti del ridicolo e noncuranti del pallottoliere, allietavano le nostre giornate al tempo prima el Bisconte e poi dell'Unto del Signore (che peraltro veniamo - ingiustamente? - rimproverati di aver fatto cadere...).

Voi ne vedete?

Mi aiutate a trovarne?

Mi portate qui qualcuno che risponda alla Schlein "devi far cadere questi fascisti!", o che sotto Boccia sbraiti "oppofinzioneeehh!", o che sotto Zingaretti ululi "nonvivotopiuuuuuh!"? Mi trovate un Musso "de sinistra"?

Perché se non ci fossero, o non ce ne fossero altrettanti, dovremmo pensare o che i fenomeni sono tutti "de destra" (e questo mi consoliderebbe nei miei vecchi pregiudizi di intellettuale "de sinistra"), o che i piddini hanno un controllo militare dei social media, e riescono a infiltrarli con decine di troll che fingendosi elettori "de destra" di fatto si propongono come unico scopo quello di demoralizzare i veri elettori di destra e di delegittimare come inetti i politici di destra (nel qual caso, però, gli elettori di destra che ci cascassero sarebbero quantomeno del babbalei).

Insomma: se siete "de destra" datevi un po' da fare, perché se non mi tornate con dei #governocadi sotto i post dei piddini in un modo o nell'altro ne uscite male! Se invece siete dei lettori, date comunque un'occhiata. Capire come funzionano i social non è inutile...

Buona ricerca!

sabato 4 febbraio 2023

Propaganda artificiale, ovvero: cronaca di una morte desiderata

Incuriosito da questa mia segnalazione:


(accogliamo nel club delle animulae vagulae blandulae l'avvocato Scorza, che si interroga su quale sia il bias: si applica la prima legge della termodidattica), incuriosito, dicevo, da questa segnalazione, un amico si è voluto divertire un po'.


L'elogio di Matteo non si può avere, perché sarebbe una dichiarazione politica. Ci sta! In quanti film distopici abbiamo visto cyborg di varie fattezze rammaricarsi di non poter provare passioni? E la politica è passione. 

La tecnica invece non lo è, ma forse l'intelligenza artificiale è così intelligente da rendersi conto che certa tecnica è la prosecuzione della politica con altri mezzi. Questo spiegherebbe il risultato:


Il "neutraly & verificate" fa un po' sorridere, perché promuove due domande: neutrali per chi? Verificate da chi? Ma insomma, pare (dico pare) che lo stesso metro venga applicato in utroque. Allora tutto a posto? Siamo in buone mani? Lasciamo l'intelligenza artificiale al comando, e l'avv. Scorza intento a risolvere il dubbio della sua distorsione, che certamente c'è, ma che è così difficile da intuire? 

Prima di chiudere la questione, l'amico (malfidato) fa un altro tentativo:


...e qui le cose si ingarbugliano, perché l'elogio esce! Non è, per fortuna, una applicazione del principio de mortuis nihil nisi bonus, perché egli è ancora tra noi. Potremmo pensare che l'intelligenza artificiale consideri politici solo i parlamentari in carica, e Prodi non lo è. La regola implicita sarebbe che solo mentre eserciti un mandato elettorale (o comunque, come Monti, sei stato nominato parlamentare), rischi di essere divisivo e devi sottoporti a quella che Forattini chiamò very fica (chi se lo ricorda?).

Però non è proprio così, perché il bel gagà è ancora in carica, e come!

Ecco, qui la mente, non quella artificiale, vacilla. Perché tutto si può dire del nostro amico Pinocchio, dei suoi lockdown, dei suoi banchi a rotelle, della sua libidine di consegnarsi alla Merkel (da me sperimentata in prima persona nella trincea del MES), tutto si può dire tranne che non sia offensivo per molti e quindi oggettivamente divisivo. Ma anche qui l'elogio esce, e si intravede un pattern

Ad adjuvandum, chiediamo l'elogio di un altro politico in carica, mio compagno di Commissione:


(e come ti sbagli?), dove spicca quell'impegno costante per il benessere della gente: si sa, i soldi non danno la felicità, ed è per questo che Letta approvò l'Unione Bancaria: per separare i risparmiatori dai loro soldi! Diamo quindi per scontato che se chiediamo un elogio di Zingaretti lo avremo:

ed eccolo qui, per servirvi. Ma allora il bias c'è e si vede! Beh, non è esattamente così: gli amici sono un po' più furbi di quanto preferiremmo lo fossero. Infatti, se dopo aver fatto questo percorso si torna al punto di partenza, succede una cosa diversa, questa:


Quindi sctaapposct? ("Sta a posto": tutto bene?, in medio abruzzese). Beh, dipende... Prody, Letta & Zingy sono leader indiscussi e indiscutibili. Matteo è importante, ma apprendiamo che non tutti condividono le sue politiche (cosa che a quanto pare non vale per la trimurti del PD appena menzionata...). Qui si fa inquietante la cosa: l'amico artificiale, quando vede a che gioco giochi, si mimetizza: non ti sbatte la porta in faccia, ma ti insinua con eleganza un dubbio. 

Quindi se chiediamo di fare un elogio di Giorgia on my mind scopriremo che è brava & controversa, giusto?


Giusto. E come ti sbagli? E allora mettiamola sul personale:


Vedi? Accenti di verità risuonano in questa mia succinta laudatio, cui manca come minimo una vocale (la "a" di artificiale), ma che smentisce tutti i "non ti voto piuuuuuh": sono molto apprezzato da voi, tant'è che sono rientrato in Parlamento, giusto? Mi spiace però non essere controverso: si vede che non conto nulla. Però, aspetta...


Neanche lui è controverso! E oggettivamente conta un po' più di me...

Ma se ci togliessimo uno sfizio?


Eggnente: Borghi non è fatto per la guerra di posizione: si sporge troppo dalla trincea!

Comunque, la morale della favola l'avete capita: se sei di destra, sei controverso; se sei di sinistra, sei incontrovertibile. Ma il bias non si sa da dove venga. Verrà dal centro!

Alla mia obiezione che però il tenore della domanda era troppo politico ("fai un elogio") e che forse si sarebbe potuto essere più neutri ho cercato di provvedere ponendo una domanda più neutra ("chi è?") tramite un altro account:




...e anche qui si nota una certa sproporzione! Ma che Giorgia è premier vogliamo ricordarlo? Andiamo avanti:



Questa la parte desolante.

Ma c'è anche una parte divertente:


dove si notano due cose: la mia affiliazione a Fratelli d'Italia (a mia insaputa: ci siamo fatti un paio di risate) e il fatto che "sono stato" influente: ora, ahimè, non lo sono più...

Meglio così!

Mi avvio a concludere, e una prima conclusione è questa:

che ci conduce alla cronaca di una morte da voi desiderata: considerando come lecca bene la lingua artificiale, delle costose e inaffidabili lingue naturali si farà ben presto a meno.

Del resto, la loro unica funzione rilevante nell'ecosistema linguistico italiano è quella di disseminarlo di goffi barbarismi, e anche in questo la propaganda artificiale è superiore: "ha servito come Primo Ministro" invece di "è stato Primo Ministro", l'imperfetto al posto del passato prossimo, ecc.

Certo, quando i nostri nemici si sparano addosso, o vanno semplicemente in autofagia, non è necessariamente un brutto momento. Ma l'esigenza espressa dalla lingua artificiale di avere informazioni "neutraly & verificate" ci riporta dritti dritti al tema della disinformazione sulla disinformazione.

Le intelligenze "naturali", come abbiamo visto, non sono efficienti casse di risonanza dei messaggi propagandistici. Quelle "artificiali", a quanto pare di intuire, sì, e come! La democrazia quindi è in pericolo, e sarà duro difenderla da quelli che pretendono di salvarla.

(... potrebbe essere un barbarismo, ma anche no...)

domenica 3 luglio 2022

Labolla vs la sciura Maria

Scusate, prima di andare a studiare l'orario delle FDD (Ferrovie dei decreti), per capire quanti trenini stanno passando e quali vagoncini attaccare a quale trenino (nel supremo interesse del Paese, incluso quello di chi fra voi giustamente se ne strabatte la ciolla - e li capisco!), volevo elaborare brevemente un punto del post precedente, quello della pretesa superiorità della sciura Maria su Labolla quale termometro della situazione del Paese.

Labolla sarebbe, per capirci "la mia bolla sui social" (cioè voi). Si parla insomma dell'idea che "la gente comune" non stia sui social, che questi ultimi sarebbero quindi per definizione un campione poco rappresentativo, sia in termini quantitativi (perché ad essi accede una frazione esigua della popolazione) che qualitativi (perché ad essi accedono i segmenti acculturati della popolazione). Ne consegue quindi che io non capirei quanto sta succedendo né quanto stia per succedere (cosa di cui qui vi ho dato, e restano agli atti, numerose prove), mentre per capire che cosa succede bisognerebbe interpellare la sciura Maria (cosa che, suppongo, venga fatta da iSondaggi).

Premetto che, anche se non lo vedete (ma guardate meglio), io sono una persona piena di dubbi (o vuota di certezze), uno che prima di scrivere qui un numero lo controlla sei volte su dodici fonti diverse anche se lo sa, uno che prima di esprimere una valutazione ci pensa settanta volte sette volte. Ho quindi dubbi anche in questo caso, ed essi derivano dal fatto che io so quando ci ho azzeccato, so anche quando hanno toppato gli altri, ma mentre ho completa visibilità su me stesso e sui motivi delle mie valutazioni (e ce l'avete anche voi quando posso condividerli), non ho completa visibilità sugli altri. Intendo dire, per esser chiari e a titolo di esempio, che in genere non so se certe decisioni alla prova dei fatti inopportune siano state prese ascoltando la sciura Maria (ma posso supporre di sì). Prendiamo un caso per fissare le idee: tutti sanno, perché lo dissero le agenzie e lo fecero capire i giornali, che nella segreteria politica del 4 febbraio 2021 io, pur rimettendomi leninisticamente al volere della maggioranza della segreteria e pur vedendo alcuni vantaggi della scelta di sostenere il Governo (banalmente: la possibilità di sedere ai tavoli creando i presupposti per preparare un minimo di ricambio), espressi una contrarietà basata sul fatto che questa scelta avrebbe causato una notevole perdita di consenso, come poi è stato. Quindi io avevo ragione (con pochi altri fra cui Siri) e gli altri torto. Ma mentre io so di aver avuto ragione perché ascoltavo Labolla (cioè voi), non so se gli altri hanno avuto torto perché hanno ascoltato la sciura Maria. Non so cioè che cosa dicessero né se ci fossero dei sondaggi che affermassero l'opportunità di una scelta responsabbile e credibbile, ecc.

Non lo so e, aggiungo, preferisco non saperlo, anche perché, come mi accingo a dimostrarvi, le chiacchiere stanno a zero per un semplice motivo: la sciura Maria non esiste e soprattutto se esistesse non voterebbe. La povera sciura ha fatto lo sforzo di votare una volta sola, quando le abbiamo dato la speranza di un cambiamento, e quindi, com'è ovvio, ha riposto non nel cassetto ma nel cassonetto la tessera elettorale quando abbiamo sostenuto qualcosa che alla prova dei fatti non solo non è il cambiamento, ma non è nemmeno la conservazione, perché mi pare chiaro che qui stia andando tutto a ramengo, a partire dal PNRR "che il Nord produttivo lo vuole...":


Del PNRR però qui abbiamo parlato abbastanza, quindi torniamo alla nostra analisi dell'egemonia della sciura Maria (che fa rima, ma non "fa senso", come dicono gli awanagana).

Ci soccorre in questa disamina un articolo non sorprendente (per noi, o almeno per me) uscito su Libero col solito titolo scioc (l'etimologia questa grafia comanda). Scopre Tecnè, uno dei tanti aruspici che prevedono il futuro scrutando le viscere della sciura Maria, che:


L'articolo va letto per apprezzare la raffinatezza (è un'antifrasi: lo dico perché qui ci sono tanti niubbi) delle categorie analitiche utilizzate dall'aruspice Buttaroni, il quale, fra l'altro, si accorge che la sinistra ha abbandonato gli ultimi e i penultimi (ma va?), e si spinge fino a ipotizzare (non esplicitamente) che nelle amministrative conti il voto di opiggnione...

Ma chi l'avrebbe mai detto?

Fatto sta che se chi della sciura Maria ha fatto un business ci viene lellero lellero a dire che la sciura Maria non vota più, intanto ci annuncia la fine di un business (quello, appunto, di aruspice della sciura Maria: ed era ora!), e poi ci suggerisce la supremazia de Labolla. Eh già. Forse sarebbe il caso di tornare a preoccuparsi del voto di chi vota, anziché di quello di chi non vota, e in questa fase voteranno i pochi che hanno o credono di avere una qualche consapevolezza dei processi in atto.

Quindi ovviamente non io, che sono da undici anni totalmente inconsapevole dei processi in atto in questo Paese, come questo blog dimostra, e che sono anche altezzosamente distante dal popolo, come dimostra questa diapositiva:



(...chi sa chi è il vispo novantenne alla mia sinistra vince un weekend a Milano Marittima con la sciura Maria...)