L’economia esiste perché esiste lo scambio, ogni scambio presuppone l’esistenza di due parti, con interessi contrapposti: l’acquirente vuole spendere di meno, il venditore vuole guadagnare di più. Molte analisi dimenticano questo dato essenziale. Per contribuire a una lettura più equilibrata della realtà abbiamo aperto questo blog, ispirato al noto pensiero di Pippo: “è strano come una discesa vista dal basso somigli a una salita”. Una verità semplice, ma dalle applicazioni non banali...
(...si gira per il mondo e si conosce la community di Goofynomics. Max Tuna mi è sembrato uno sufficientemente strutturato da comprendere che magari in campagna elettorale il suo commento avrebbe aspettato un po’. Quelli che “non mi pubblichiiiiii1!!1!1” finiscono inesorabilmente in spam, salvo essere talora recuperati in modalità vilipendio di cadavere quando i fatti validano la mia percezione istintiva dell’inopportunità di pubblicare - spesso a tutela del commentatore! Di queste cose - quelle di cui parla Max, non le mie prassi di gestione dei commenti - parleremo il 10 luglio a Roma…)
Max Tuna ha lasciato un nuovo commento sul tuo post "Il capolavoro":
Alberto, ieri a Sassuolo hai detto che la Scuola è diventata, per interposta UE, preda delle lobby dell'informatica, che ingrassano sui soldi (tanti!) che vengono assegnati alle scuole, ma solo per fare cose sbagliate e dannose. Confermo, è così. Poiché l'argomento era collaterale rispetto alla pessima allocazione delle risorse finanziarie che stavi evidenziando, e anche più tardi, quando ci siamo stretti la mano a Formigine, stavi parlando di questioni economiche e sociali, lì per lì non ho aggiunto altro.
Quindi lo scrivo qui, perché rimanga a verbale, nel Dibattito. Il problema non è solo economico: il digitale a scuola fa proprio dei danni, e gravi. Chiunque insegni ha notato empiricamente che i ragazzi hanno sviluppato deficit cognitivi da abuso di tecnologia, smartphone e social network; deficit che con sommo sfregio vengono medicalizzati e attribuiti alle vittime stesse (con le inflazionate certificazioni sui Disturbi Specifici dell'Apprendimento), cristallizzando i problemi. C'è anche una letteratura scientifica, su questi temi: a parte il classico Demenza Digitale di Manfred Spitzer, segnalo anche il più recente The Anxious Generation: How the Great Rewiring of Childhood Is Causing an Epidemic of Mental Illness di Jonathan Haidt. Per chi vuol farsi rapidamente un'idea della gravità della situazione, con grafici esplicativi (coerenti con quelli presentati da Giorgio Matteucci in questo post), c'è anche, dello stesso autore, questo video: smartphones vs. smart kids. Tra le proposte: niente smartphone prima delle superiori; scuole libere da smartphone; niente social media prima dei 16 anni.
Insomma, il digitale a scuola è nocivo: lo sappiamo empiricamente e gli specialisti ci hanno anche spiegato il perché e come provare a rimediare. La solfa è sempre la stessa: "Il digitale a scuola non funziona, quindi ci vuole più digitale". Il fatto è che i ministri dell'Istruzione, l'attuale ma anche tutti i suoi predecessori, sembrano in balia del loro stesso ministero, che pare avere vita propria e, a prescindere dal colore dei governi, fa dai primi anni 2000 quello che vuole l'Associazione TREELLLE (con un leggerissimo problema di democrazia: perché anche la scuola dovrebbe essere "al riparo dal processo elettorale"?). Questo sottobosco ministeriale che pensa cose completamente sbagliate e agisce anche peggio, contro le evidenze scientifiche e sperimentali, andrebbe rimosso e sostituito piano piano con gente diversa e consapevole che la strada della digitalizzazione forsennata della scuola è una strada totalmente sbagliata. O vogliamo aspettare di vedere medici intontiti dall'abuso di ninnoli digitali, magari laureati con una tesi scritta dalle presunte Intelligenze Artificiali, per accorgerci del problema?
Non mi aspetto che salvare la Scuola dal suo triste declino (e a seguire l'Università) sia un compito facile o di breve periodo. Mi aspetto però che un governo come quello attuale inizi il processo di inversione di rotta, infiltrando il ministero di personale pensante, che -- sì -- valorizzi anche le bistrattate lingue classiche, per forgiare i ragazzi a quell'attenzione al dettaglio che si va perdendo. Ma non c'è molto tempo: quando andranno in pensione coloro che sono stati formati in una Scuola che tutto sommato funzionava, si perderà persino il ricordo di come si possano fare bene le cose.
(…una breve considerazione: potrete pensare, non senza un accettabile grado di plausibilità, che siccome io sono un martello ogni problema mi sembri un chiodo, eppure credo che non solo a me, ma anche a quelli di voi dall’occhietto un po’ più vispo, potrebbe essere apparsa con evidenza la radice del problema, anche perché è sempre quella: l’offertismo. Dietro questo nefasto e pericoloso delirio campeggia tetra l’idea di una scuola che deve inseguire “er monno der lavoro” perché la disoccupazione dipende dal fatto che l’offerta di lavoro - cioè chi un lavoro lo cerca - non “meccia” la domanda - cioè chi un lavoro lo offre. Insomma, se c’è disoccupazione la colpa è del disoccupato che non sarebbe occupabile in quanto non sufficientemente awanagana (digital, sustainable, ecc.). Ora, che le cose non stiano così oggi lo dice perfino Draghi: i problemi del mercato del lavoro sono dal lato della domanda, sbriciolata dalla deflazione competitiva. Duole che si approfitti di questa situazione per sdoganare l’idea che le soluzioni vadano cercate nella direzione sbagliata per i nostri figli, ma, ovviamente, giusta per i produttori di costosi gadget tecnologici. Non è sull’offerta di lavoro che dobbiamo agire, dementizzandola, ma sulla domanda, rianimandola, e questo tutto è tranne che “luddismo”: è solo l’ennesima cosa che scritta qui dodici anni prima verrà riscoperta altrove dodici anni dopo…)
(...ma facciamo un rapido balzo in avanti nel futuro, un flash forward, come dicono quelli che ci hanno nell'E-portfolio le competenze linguistiche. Il 24 maggio del 2034, alla diciassettesima Global Conference on Education, il prof. John Shapiro, della prestigiosissima Chattanooga University, un luminare, con migliaia di citazioni su Scopus e Scholar, con un h-index stellare, con prestigiosi incarichi di consulenza per le Nazioni Unite, per l'OCSE, e per tutti i Santi Sinedri (SS) della "governance multilaterale", un pilastro delle scienze pedagogiche, presenta una relazione dal titolo accattivante: "Framing a global leadership: new fronteers". Frotte di sbarbatelli, di expat awanagana con la ricottina del rigurgitino sulla barbetta rada e trascurata, assistono alla prolusione del venerato Maestro. Quali saranno mai queste nuove frontiere della pedagogia, a quali mirabolanti strumenti potremo far ricorso, a dieci anni dall'affidamento all'IA generativa dei percorsi dei nostri studenti? Quale strumento globale occorrerà escogitare per indirizzare una leadership in grado di affrontare le sfide della globalizzazione? Queste domande pervadono il pubblico, che accoglie il luminare con uno scrosciante applauso. Shapiro chiede il silenzio, inforca gli occhiali, e con tono trasognato e ieratico si rivolge agli astanti in una lingua arcana, che non risuona più nelle loro coscienze e nei loro intelletti:
Profferite queste parole arcane, il luminare si rivolge agli astanti nell'attuale lingua universale, che qui traduco a beneficio dei diversamente analfabetizzati: "Sono qui per riferirvi i risultati di un programma di ricerca decennale, finanziato coi fondi delle Nazioni Unite, dell'Unione Europea, dell'ASEAN, dell'OCSE, e di mia moglie, avente per oggetto la ricerca di una metodologia didattica che acuisse l'attenzione, stimolasse la creatività, costringesse al rigore logico, esortasse a non trascurare alcun indizio, insomma: che desse alle generazioni future una preparazione all'altezza delle sfide che esse devono e dovranno quotidianamente affrontare nel mondo della globalizzazione, un mondo in perenne cambiamento, un cambiamento che sarebbe sostanzialmente frustrante gestire in modo reattivo e induttivo, ma che occorre affrontare con quella capacità di lettura, con quella intelligenza, che un'atteggiamento passivo rispetto all'erogazione didattica necessariamente atrofizza e spiazza. Non mi soffermo qui sulle numerose strade intraprese, sulle sperimentazioni compiute, sulle statistiche raccolte: tutta materia che troverete nel paper in corso di pubblicazione. Mi preme invece annunciarvi che il problema di trovare un simile strumento, al termine di questo percorso di ricerca decennale, che ha coinvolto le migliori menti pedagogiche dei nostri tempi, è sostanzialmente risolto. Questo strumento esiste, anzi, esisteva, e male abbiamo fatto a metterlo da parte per troppo tempo: è la versione di greco. Già una decade [decennio, NdR] fa, sui social, era evidente lo scarto antropologico fra chi, scolarizzato nel XX secolo, ne aveva beneficiato, e chi no. Oggi, al termine di un programma di ricerca decennale, possiamo confermarlo: la volontà di creare un esercito di idiots savants tutti matematica e distintivo ci ha condotto fuori strada. Certo, resta assolutamente vero che "La filosofia è scritta in questo grandissimo libro che continuamente ci sta aperto innanzi agli occhi (io dico l'universo), ma non si può intendere se prima non s'impara a intendere la lingua, e a conoscere i caratteri nei quali è scritto. Egli è scritto in lingua matematica, e i caratteri son triangoli, cerchi e altre figure geometriche, senza i quali mezzi è impossibile a intenderne umanamente parola; senza questi è un aggirarsi vanamente per un oscuro laberinto." Chi ha dedotto da queste sagge parole che la strada del futuro fosse la dittatura delle STEM, l'insegnare Analisi 2 alle future maestre, magari in libri senza parole, ha però trascurato un dettaglio, un dettaglio così evidente da essere invisibile, come spesso accade. Questa riflessione Galileo non ce l'ha consegnata sotto forma di equazioni o di formule, ma tramite parole. En archè o logos, e noi dal principio dobbiamo ricominciare...".
Sei anni dopo, nel 2040, un Ministro dell'Istruzione italiana reintrodurrà il Rocci (di carta).
Nel frattempo, i principali dipartimenti scientifici delle università italiane saranno diretti da giamaicani che avranno studiato il greco a Stanford.
Sic transit gloria mundi...)
(...i refusi correggeteli voi che ho un amico per cena. Non è un grecista, ma è uno che ha tradotto il greco, cioè uno con cui si può andare a cena...)
(...oggi ho spiegato su Facebook un paio di cose su come funziona "er monno", a beneficio dei tanti amici - del PD - che ci soccorrono coi loro consigli disinteressati:
"Er monno de #aaaaabolidiga" funziona come tutti gli altri mondi, come tutte le altre esperienze di vita sociale: ci sono fasi, e ci sono ruoli. Quello che vedete "da fuori" è la declinazione di questa semplice verità, alla portata di tutti voi, perché ognuno di voi ha una vita sociale, che attraversa fasi, e in cui riveste ruoli, che mutano con le fasi. Ad esempio, in una fase come questa, in cui la principale emergenza è senz'altro quella democratica, è del tutto naturale che per conquistare consenso si coinvolga chi ha saputo porre questo tema all'attenzione di tutti con un libro che nei fatti è una difesa appassionata e lucida del diritto di esprimere il proprio pensiero. Quando l'emergenza era quella economica, cinque anni dopo che la mannaia dell'austerità era calata amputandoci la crescita, incombeva agli economisti il compito di esporsi al fronte, era quello il loro ruolo. Ora la fase è cambiata. I "mercati" (sarebbe meglio dire: i mercanti) non ci hanno ucciso, seguire i loro consigli ci ha debilitato, come ampiamente previsto qui, ma agli altri sta andando peggio e non siamo sotto attacco. La minaccia più imminente deriva oggi dal fatto che dopo il suo infame tradimento, quello con cui ha consegnato ai mercanti i suoi elettori, perché venissero stritolati da queste politiche:
(ricordo che le parole sono di Draghi) la sinistra ovviamente non trova spazi argomentativi al di fuori della delegittimazione e della tacitazione in qualsiasi modo e al costo di qualsiasi violenza dei suoi interlocutori. Tutte cose che qui abbiamo già visto e subito, come ricorderete. Ma la stessa perdita di freni inibitori che porta la sinistra a parlare liberamente di guerra (santa, va da sé) la porta a non distanziarsi da atti di squadrismo sempre più violenti: non dobbiamo farci illusioni, nessuno scenario va escluso, in nome del Leuropa o de Ilclima immagino che qualcuno possa senza troppe remore giustificare o propugnare perfino la lotta armata, se il buongiorno si vede dal mattino, e allora forse è opportuno che l'attenzione non dico passi, ma si allarghi anche a questi temi di libertà, che qui sono sempre stati centrali, ma trattati in una chiave volutamente elitaria (li grafichi, 'e tabbelle, ricordate? Tutte quelle cose che gli amici - del PD, come poi s'è capito - mi dicevano di non mettere, altrimenti il mio discorso non sarebbe stato coinvolgente...).
Altro esempio: oggi, come dieci anni or sono, sarà Claudio il nostro candidato, e come dieci anni or sono oggi ripeterei e ripeterò la mia stessa identica dichiarazione di voto di dieci anni fa, che, al rileggerla, mi sembra non abbia poi perso freschezza. Certo: alcune cose sono cambiate, è sufficientemente ovvio. In particolare, sono ritornato sulla mia scelta di non impegnarmi in un ruolo politico, nonostante che sia ancora del tutto sottoscrivibile il fatto che in Italia ci sia, cioè ci sarebbe, bisogno di una voce autorevole, ma indipendente e terza. Alla terzietà ho rinunciato: ho barattato un po' dell'autorevolezza che mi derivava dal non essere parte in causa con una quantità insospettata di conoscenza del funzionamento della macchina. Alla fine lo scambio è stato vantaggioso, e ora il mio ruolo non è più quello di alfiere, ma di uomo macchina, e a quel ruolo mi dedico, con disciplina e abnegazione, contro le previsioni di chi, imputandomi un narcisismo irredimibile, pronosticava una mia inguaribile incapacità di stare al posto mio. L'alfiere ancora oggi è Claudio, e la scelta di questo ruolo, che Claudio sta assolvendo con la consueta abnegazione e genialità (guardate ad esempio #ilComunepiùBorghidItalia:
scaturisce anch'essa dai ruoli che la squadra ci ha assegnato. Da Presidente di una bicamerale delicata era più opportuno che mantenessi un profilo "basso", perché questo mi consente di intervenire in modo sufficientemente chiaro nelle sedi istituzionali senza che mi venga contestato il movente di una facile cattura del consenso: e così al fronte la community schiera Claudio. Ognuno di noi si impegna in squadra nel ruolo - visibile o non visibile - che chi ci coordina ci attribuisce. La nostra forza è questa, e le accozzaglie di fetecchie narcisiste che si propongono come alternativa "pura e dura" semplicemente mancano di massa per essere una squadra e di capacità critica per agire come squadra. La soddisfazione di portare quello che ogni giorno porto alla causa mi compensa dalla frustrazione di non potermi intrattenere più a lungo con voi o di non poter girare a raccogliere applausi in giro per l'Italia - soddisfazione che peraltro con l'intento di sostenere i candidati mi sto comunque concedendo:
(con l'occasione vi segnalo la necessità di iscrivervi al canale dell'Insorto: Fausto è tornato, l'ho preso nella mia segreteria, perché le squadre funzionano così: no man left behind!m mi sta aiutando, e voi aiutatelo con sottoscrizione e campanellina...).
Il post che volevo scrivervi oggi riguarda proprio il mio ruolo in Commissione Enti Gestori, dove domani avremo il piacere di ricevere Assogestioni che ci parlerà di previdenza complementare. Ma per arrivare al punto devo partire da un po' lontano...)
Un'amica cui tengo molto mi ha segnalato questo evento:
sollecitandomi in particolare ad ascoltare l'intervento di Giorgio Matteucci, che inizia attorno al minuto 40 del video. Le cose da dire sarebbero molte, e molte ne diremo nel prossimo evento che a/simmetrie sta organizzando per il 10 luglio (con De Martin, Frezza, Tafani, e appunto anche Matteucci). Il punto che mi ha colpito di più, del quale secondo me nemmeno l'autore ha colto pienamente la verità e la pregnanza, è quello in cui l'autore evidenzia come la perenne ansia impostaci dalla "governance" sovranazionale di inseguire un futuro che non c'è si traduca in un sostanziale nichilismo, nella negazione del valore del presente, che viene visto non nella sua attualità di momento in cui concretamente si realizza la nostra esistenza, ma solo nella sua potenzialità di momento preparatorio di un futuro "migliore", che sarà il vero tempo in cui varrà la pena vivere, salvo scoprire, una volta arrivatici, che esso è un altro presente da negare in funzione di un ulteriore futuro.
Questa è la retorica del mondo dell'istruzione ("formare a professioni che non ci sono ancora..."), ma questa è, in generale, la retorica della sinistra, del progressismo, che, come vi dicevo ieri, è passato dalla negazione del passato in nome del "mai più" (come abbiamo imparato da Michéa), dalla proiezione verso il futuro visto come necessariamente, ontologicamente migliore del presente (il "progressismo" è innanzitutto questa visione rettilinea della storia), a una ulteriore radicalizzazione: non più la negazione del passato perché il futuro sarà migliore, ma la negazione del presente affinché il futuro sia migliore!
C'è una logica in questo: la visione rettilinea della storia non va più tanto di moda. Non tutti sono esperti di cointegrazione, ma sul fatto che rispetto ai "trenta gloriosi" abbiamo perso terreno chi c'era non ha dubbi! Il fallimento del nostro presente si ritorce contro chi in passato ce l'aveva indicato come un radioso futuro, illuminato dal sol dell'avvenire, e l'ovvia ritorsione qual è? Ovviamente quella di dire che se il futuro di ieri, cioè il presente di oggi, non ha mantenuto le promesse sinistre, la colpa è nostra: non ci siamo abbastanza sacrificati nel passato (cioè nel presente di ieri) e non ci stiamo sacrificando abbastanza oggi (cioè nel passato di domani) per poter aspirare a quello che non ci siamo meritati: un futuro di ieri, cioè un presente, decente, e che non ci meriteremo: un futuro di oggi, cioè un domani, migliore.
La sinistra sposa così non solo come tributo, come guidrigildo del pactum sceleris che la lega al grande capitale internazionale, ma come strumento dialettico che le apra uno spiraglio di sopravvivenza, la logica paternalista dei "sacrifici" che un tempo imputava all'odiato "neoliberismo". Come si cambia, non "per non morire", ma durante la putrefazione...
Ora, il problema di questa retorica futurologa, di questo nichilismo antiumano e antiumanistico (non solo perché nec minimum credula postero, ma anche perché le "professioni del futuro" sono ovviamente la dittatura delle STEM), è che non funziona. Il 10 luglio vedremo meglio perché non funziona nel campo dell'istruzione (nell'intervento di Matteucci c'è già molto), e qui mi limito a ricordare perché non funziona in ambito economico.
Pensare di risanare i conti di un Paese con l'austerità è esattamente come pensare di inventare un'ascensore mettendo i piedi dentro a un secchio e tirandone su il manico. Se si insiste non solo si resta dove si è, ma ci si fa del male. La distruzione di Pil, necessaria (come dice sopra Draghi) per recuperare competitività, è però nociva per il risanamento dei conti di qualsiasi operatore pubblico o privato. Lo abbiamo visto:
2) qui con riferimento al primo pilastro previdenziale (messo in oggettiva difficoltà dal calo del gettito contributivo indotto dal mix di disoccupazione e taglio delle retribuzioni);
e oggi, lellero lellero, arriva Panorama a dirci quello che, in qualche modo, ci dirà domani anche Assogestioni (e che ieri pomeriggio mi avevano detto in un incontro privato ma non riservato i rappresentanti di AEPI e Ancot):
Ma tu guarda! Ci informa compunto Panorama che se un giovano ha un salario di ingresso di 1600 euro e vive a Milano gli risulta complesso accantonare almeno 160 euro al mese per costruirsi una seconda pensione integrativa. La dottoressa Grazia Arcazzo, economista di rango internazionale (insegna a Princeton) e massima esperta mondiale di sistemi pensionistici, saprebbe spiegarci con dovizia di dettagli tecnici le ragioni di questa difficoltà, per la quale qui mi affido alla vostra intuizione.
Aggiungerei che se un autonomo deve versare dei minimi contributivi attorno ai 4000 euro l'anno (e a salire) per assicurarsi la pensione obbligatoria, ci sta anche che non riesca ad accantonare per la facoltativa.
Ve la metto giù piatta: l'idea che per avere uno stipendio decente bisognasse averne due ce l'hanno fatta digerire presentandocela sotto le nobili vesti della lecita aspirazione di tutti all'indipendenza economica e all'emancipazione. Scopo nobile, che però avrebbe comportato, una volta raggiunto, che in famiglia si guadagnasse il doppio: invece, se va bene, il tenore di vita che si riesce a permettere lavorando in due è più o meno quello che si aveva quarant'anni fa con un solo stipendio, o almeno questa è la percezione (in termini di capacità di risparmio, di tempo libero disponibile, ecc.; qui ci sono anche tante variabili sociologiche da considerare, ma insomma accontentiamoci anche qui della percezione).
L'idea che per avere una pensione decente bisognasse averne due è stata invece condita con la retorica dei sacrifici e con una narrazione truffaldina di cosa fosse il "contributivo": non un sistema (a capitalizzazione), ma un metodo di calcolo il cui scopo era quello di abbattere il tasso di sostituzione (il rapporto fra prima pensione e ultimo stipendio), rendendo così necessario ricorrere al "secondo pilastro", da finanziare con quello che resta di uno stipendio sempre più striminzito (perché "we have pursued a deliberate strategy of trying to lower wage costs") al netto di una contribuzione obbligatoria sempre più onerosa (perché il taglio dei salari ha ridotto l'ammontare dei contributi e quindi si devono innalzare le aliquote contributive nel tentativo di riportare il montante al livello precedente).
Un avvitamento senza fine verso un abisso di miseria e disperazione che nasce dall'ignoranza: l'ignoranza delle frazioni improprie, come spiegato qui.
Non solo l'austerità, distruggendo gli investimenti, ha distrutto la crescita. Non solo l'austerità, distruggendo la crescita, ha fatto aumentare il rapporto debito/Pil. Non solo l'austerità, abbattendo salari e pensioni, ha ridotto il gettito fiscale e contributivo compromettendo la sostenibilità delle pensioni obbligatorie future. Ma ha anche impedito lo sviluppo di quei fondi pensione, di quelle pensioni complementari a capitalizzazione, che nei sistemi finanziari progrediti cui in teoria certi "tecnici" aspirerebbero a traghettare il Paese, sono il motore di crescita dei mercati finanziari e quindi, secondo loro, dello sviluppo del Paese.
Il discorso di morte dei Draghi, dei Monti, del PD, è lugubremente contraddittorio: se volessero quello che dicono e dicevano di volere è del tutto ovvio, come lo era allora, che non avrebbero mai dovuto fare quello che allora ci dicevano fosse necessario, e oggi ci confessano essere stato dannoso.
Ma questi "errori" tecnici, che errori, come sapete, non sono, ma strategie deliberate di redistribuzione del reddito dai piccoli ai grandi, non sarebbero stati accettati, o almeno non sarebbero passati inosservati alle loro vittime, se non fossero stati sostenuti dalla macabra retorica nichilista della sinistra.
Questa è la responsabilità politica dei moderni collaborazionisti, e a questa responsabilità dovremo richiamarli a giugno.
(...alla fine la risorsa più preziosa del blog siete voi. Parliamo allora di risorse...)
Ciao Alberto
Il grafico è quello degli studenti per anno scolastico e livello scolastico, compilato con i dati dei rapporti statistici annuali del Ministero, dal 2013/14 (che viene assunto come base=100) fino al 2023/24.
Si vede un forte calo delle iscrizioni alla primaria che inizia nel 2017-18 (ragionevole, visto che i bambini la iniziano a 6 anni e quelli che la iniziavano nel 2016 avrebbero dovuto essere concepiti nel 2010-11 e magari "messi in cantiere" almeno un anno prima).
Dopo 3 anni, nel 2020-21, il forte calo comincia a trasferirsi sulla media, ragionevole visto che un po' di calo c'era stato anche prima del 2017-18 e dopo una metà del ciclo della primaria ci si può aspettare che l'effetto in uscita si avverta sul ciclo successivo.
I dati sono reperibili nei rapporti disponibili qua https://www.miur.gov.it/web/guest/pubblicazioni. Non sono dati consolidati, perché i rapporti vengono stilati all'inizio dell'anno scolastico, ma se ci sono errori o approssimazioni, è ragionevole assumere che si ripercuotano nello stesso modo su tutti gli anni, per cui le tendenze non dovrebbero essere alterate.
La domanda: perché non si vede un calo sulla superiore? Da dove vengono gli studenti che non ci sono più nel sistema negli anni precedenti? Non ho un'ipotesi ma è certamente un fatto curioso.
La constatazione agghiacciante: se togliamo dal conto degli studenti quelli con cittadinanza non italiana, che in questo periodo di tempo sono aumentati, abbiamo perso in 10 anni 600 mila studenti italiani, la dimensione di una città tipo Genova o Palermo.
Ovviamente è un fenomeno che conosci bene, ma volevo condividere il dolore di aver toccato con mano la misura di questo (ennesimo) orrore (tra l'altro, si tratta di una cosa in cui mi sono imbattuto abbastanza per caso, perché cercavo sul sito del Ministero tutt'altri dati...).
In effetti in quel grafico qualquadra non mi cosa. Le superiori, fino a prova contraria, sono ancora scuola dell'obbligo, quindi non è pensabile che ad esse acceda una "clientela" schermata dalle conseguenze economiche della crisi, e in quanto tale capace di riprodursi!
Voi avete un'idea di che cosa significhino queste tendenze? In particolare, forse sarebbe utile aggiungerci il dettaglio della cittadinanza, ma anche qui non si capirebbe come mai il livello delle iscrizioni alle superiori sarebbe sostenuto da studenti non italiani, mentre alle medie e alle elementari no. Io però devo occuparmi di altro. Se il tema interessa, ci torniamo con più calma.
(...non rispondere sarà un'ammissione di colpevolezza...)
BAGNAI – Ai Ministri dell’istruzione e della salute
Premesso che:
lo stato di emergenza dichiarato con deliberazione del
Consiglio dei ministri del 31 gennaio 2020 e da ultimo prorogato con l'articolo
1, comma 1, del decreto-legge n. 221 del 2021, convertito dalla legge n.11 del
2022, fino al 31 marzo 2022, non è stato ulteriormente rinnovato, con
conseguente cessazione dello stesso alla data del 31 marzo 2022 e introduzione
nell'ordinamento di nuove disposizioni ai fini del superamento delle misure di
contrasto alla diffusione della pandemia;
in ottemperanza alle disposizioni previste dal
decreto-legge 24 marzo 2022, n. 24, recante “Disposizioni urgenti per il
superamento delle misure di contrasto alla diffusione dell’epidemia da
COVID-19, in conseguenza della cessazione dello stato di emergenza”, per il
personale docente ed educativo della scuola, “la vaccinazione costituisce requisito essenziale per lo svolgimento
delle attività didattiche a contatto con gli alunni” (ai sensi del comma 2
dell’articolo 4-ter.2 del decreto-legge 1° aprile 2021, n. 44, convertito, con
modificazioni, dalla legge 28 maggio 2021, n. 76, come modificato dal
decreto-legge 24 marzo 2022, n. 24) fino al 15 giugno 2022; la predetta norma
ha abrogato tacitamente la precedente disposizione che prevedeva la sospensione
dall’attività lavorativa del docente inadempiente e della relativa
retribuzione;
in particolare, dal 1°aprile 2022 e fino al termine delle
lezioni dell’anno scolastico 2021/2022, il personale docente inadempiente sarà
destinato ad attività di supporto all’istituzione scolastica, la cui
discrezionalità operativa è in capo ai singoli Dirigenti scolastici;
nel frattempo le linee operative del Ministero della
Salute hanno sostanzialmente equiparato gli effetti dell'evento
"vaccinazione" agli effetti dell'evento "guarigione da
Covid-19", come è dimostrato dal fatto che entrambi gli eventi sono
condizione sufficiente per ottenere il cd.
green pass rafforzato, come risulta ad esempio dal sito https://www.dgc.gov.it/web/faq.html;
ciononostante, risulta all’interrogante che alcuni
dirigenti scolastici, col sostegno degli Uffici Scolastici Regionali, stanno
propugnando un’interpretazione restrittiva del citato disposto del DL 24 marzo
2022, n. 24, in virtù della quale al personale docente in possesso di una
certificazione verde da guarigione (e quindi di un green pass rafforzato), ma privo
di vaccinazione, viene preclusa l’attività di docenza frontale;
a parere dell’interrogante, vista anche l’assenza di
un’espressa previsione normativa, l’esclusione dall’insegnamento che riguarda
specificamente i lavoratori non vaccinati ma guariti dal COVID-19, e quindi
dotati di green pass rafforzato, è illegittima nella sua applicazione, poiché
il soggetto non è giuridicamente inadempiente all’obbligo vaccinale;
inoltre, l’infezione da virus SARS-CoV-2 determina un
differimento dell’applicazione del suddetto obbligo, secondo i termini
temporali indicati dalla circolare del Ministero della salute del 3 marzo 2021,
prot. n. 8284, e dalla circolare del Ministero della salute del 21 luglio 2021,
prot. n. 32884, parzialmente modificativa della prima circolare; sulla base di queste
circolari, ai fini della determinazione della decorrenza dell’obbligo in
oggetto, si fa in genere riferimento, in via interpretativa, al termine di sei
mesi dalla guarigione;
pertanto, il presente quadro normativo genera una
disparità di trattamento fra soggetti vaccinati e soggetti guariti
dall'infezione, equiparati solo per l'ottenimento di una certificazione
amministrativa, ma impossibilitati a svolgere la medesima mansione lavorativa,
sulla base di tempistiche dettate dal Ministero della Salute nelle circolari
sopra richiamate;
questa interpretazione è
avvalorata dalla giurisprudenza, che si sta orientando nel senso di ripristinare
la parità di trattamento fra tutti i docenti dotati di green pass rafforzato,
comunque conseguito, come dimostra la sentenza R.G. n. 203/2022 del 3 maggio 2022
emessa dal tribunale del lavoro di Grosseto.
è chiaro, pertanto, che l’attuale assetto normativo non
solo non abbia prodotto gli effetti sperati, ma ha dato luogo a diverse
storture del sistema post-emergenziale: ne è un esempio la Circolare 461 del
Ministero dell'Istruzione del 1° aprile 2022, nella parte in cui si rappresenta
“In ogni caso, per tutti l’accesso alle
strutture scolastiche è subordinato, fino al 30 aprile 2022, al possesso del
green pass base ed è consentito, fino al 15 giugno 2022, lo svolgimento delle
attività didattiche a contatto con gli alunni soltanto al personale docente ed
educativo non inadempiente con l’obbligo vaccinale, che risulti quindi in
possesso di green pass rafforzato, nonché ai soggetti esentati dalla
vaccinazione.”;
si chiede di sapere:
valutati gli effetti applicativi delle disposizioni in
materia, se intendano intraprendere delle iniziative urgenti, anche di
carattere normativo, al fine di rimuovere ogni forma di disparità di
trattamento tra docenti, al fine di garantire lo svolgimento delle attività
didattiche a contatto con gli alunni sia per i docenti vaccinati sia per coloro
che risultano guariti dall'infezione da COVID-19.
(...in verifica presso il nostro legislativo e i colleghi della Commissione 12a, perché in fondo questa non sarebbe la mia materia, anche se lo è dovuta diventare, perché la mia materia siete voi. Ma è cazzo possibile che io debba distruggere tempo, mentre il Paese è sotto altri attacchi, in questo modo, perché burocrazie incompetenti si muovono solo se portate in Tribunale? Certo che è possibile, e per noi, purtroppo, non è una novità! Vi dice niente la parola "aiuti di Stato"? Ma il dato nuovo e antropologicamente devastante della pandemia - perché un dato nuovo, oggettivamente, c'è - è quello di aver dato poteri troppo grandi a persone troppo piccole, a partire dalla più piccola delle persone grandi, quella che in aula non risponde, e di aver trasformato una pletora di presidentucoli di ordinicchi, dirigentucoli di ufficiastri, e via delirando, nella tanto archetipica quando indimenticabile portinaia di Aldo, Giovanni e Giacomo. Essi sono Legione, e essi sono il Male, un male per cui non ci sarebbe prevenzione se non il voto, perché in fondo è il male radicale del grillismo, l'invidia sociale nemica della libertà, che pervade questi ominicchi di un piacere quasi erotico nel comprimere i diritti altrui. Ma non è detto che a questo male, di cui è largamente responsabile chi ha votato ortottero, non ci sia una cura. Ci stiamo lavorando...)
(...fra poche ore ho un concerto a Frascati. Poi proseguo per Pescara, dove, lunedì mattina, inizio un breve corso di quattro ore per quattro giorni sull'analisi delle serie storiche. Penso di partire dalle nozioni elementari sui processi stocastici, e di arrivare, se il Signore mi assiste, allo studio dei filtri lineari nel dominio delle frequenze. Mi sono chiesto se fosse il caso di preparare slides. Mi sono risposto di no. Nel mondo, chi sa fa e chi non sa insegna. All'università, chi sa insegna e chi non sa fa slides. Il flusso ottimale dell'erogazione didattica è quello del gessetto sulla lavagna. Il pennarello già non va bene, è troppo veloce, e troppo colorato. I poveri dottorandi si annoieranno? Fatti loro! Sono il penultimo anello della catena alimentare accademica, e anche se io non sono certo il primo, a loro toccherà subire. Sono proprio curioso di vedere come la prenderanno. Lego questa mia decisione a due fatti recenti. Ieri sera Roberta a cena ricordava l'idea bislacca di diseducare i ragazzi allo studio individuale, commentando che la mossa era politicamente azzardata, perché rendeva evidente la volontà dei nostri governi, da quello dove si distinse Luigi Berlinguer in giù, di distruggere il nostro sistema di istruzione. I nostri politici si lamentano, con lacrime di coccodrillo, del fatto che i nostri giovani migliori sono costretti ad andare all'estero, ecc. A parte che chi li costringe sono loro, i politici, con le loro scelte dissennate - questo blog nacque per denunciarle - il punto è che fra un po' giovani migliori non ce ne saranno più: un anno di istruzione superiore in meno, niente compiti a casa, presidi sceriffo e precariato diffuso, programmi infestati dalla propaganda (Giulia inizia studiando l'identità europea!) e scritti dai pedagoghi diversamente ligi al fisco dell'OCSE (vi pare normale che al linguistico - o anche a ragioneria - si studi analisi matematica? Quella è roba da scientifico, cari...). Questa è una aggressione coordinata e continuativa a un modello che funzionava, perché insegnava a pensare, e perché portava i nostri studiosi in posizioni di eccellenza non solo scientifica ma anche accademica in tutto il mondo. Perché la sinistra vuole distruggere la nostra cultura? Parte della risposta temo sia nel post precedente: per gli stessi motivi per i quali è passata da una giusta, vibrante difesa dell'indipendenza nazionale, a una squallida, gesuitica subalternità a potenze straniere. Essere indipendenti significa in primo luogo pensare con la propria testa: e per poterlo fare, occorre essere avviati all'uso di quello strumento critico che il capitalismo massimamente teme: il libro senza figure. Se solo oggi un pedagogo capisce cosa io abbia inteso, sottolineandovi per anni l'importanza di questo strumento, devo pensare che la maggior parte di voi non lo abbia ancora capito e non lo capirà mai...)
Stefano
Longagnani ha lasciato un nuovo commento sul tuo post "La retorica
dell'eccellenza":
Prendo spunto dal
post su Facebook, dove a proposito di questo post Alberto scrive «oggi niente
grafici», per condividere con voi una (tarda e triste) illuminazione.
Oggi su Amazon ho
letto un commento di uno studente universitario, tale Rob, che recensiva un
testo di storia che ha acquistato, indicatogli come testo di studio dal proprio
professore.
E leggendo ho
capito. Ho finalmente capito l'insistenza di Alberto sui " libri senza
figure".
Lo studente nella
sua recensione ha assegnato un giudizio pessimo al testo d'esame soprattutto
perché «E' quasi assente un qualsiasi tipo di aiuto mnemonico(riassunti,
schemi, linee del tempo, esercizi)e le cartine sono poche e in toni di grigio
(!)» (il punto esclamativo tra parentesi e la mancanza di spazi sono
nell'originale). E ha ribadito che tale libro «come manuale è decisamente
sconsigliabile (opinione condivisa da tutti gli studenti universitari con cui
mi è capitato di parlarne)», ma che «il libro non è pensato come manuale, ma
per come testo per lettori interessati alla materia» (errori già presenti nella
recensione originale).
Capite?!
Non si tratta di
un testo idoneo allo studio, dato che è scritto per lettori
"interessati"!
Questi poveri
ragazzi sono talmente abituati ai libri scolastici odierni, pieni zeppi di
premasticati "aiuti mnemonici", che si abituano alla presenza di tali
"aiuti". E senza tali "aiuti" fanno fatica ad approcciare
un libro "senza figure". Arrivano a considerare tali aggiunte un
supporto INDISPENSABILE al "proprio" pensiero, non accorgendosi che
di "proprio" nella loro testa rischia di non esserci più nulla.
Non si rendono
conto di aver studiato per anni su riassunti, schemi, mappe, ecc. elaborati da
altre teste, non dalla propria.
Infatti i
riassunti, gli schemi, le mappe concettuali già a disposizione, oltre ad
effettuare una selezione del materiale secondo i criteri di chi li crea,
inibiscono la capacità di ragionare con la propria testa, proprio perché
esternalizzano il pensiero, e quindi dispensano dallo scegliere ciò che è
importante ricordare e collegare.
Senza individuare
autonomamente i concetti chiave, senza evidenziare da sé le relazioni che li
legano e quindi senza produrre in proprio i supporti alla memorizzazione (ed
alla comprensione), il pensiero critico semplicemente non c'è.
...
Pev non pavlave
delle cavtine in scala di gvigi...! Che ovvove!
Postato da
Stefano Longagnani in Goofynomics alle 17 settembre 2017 10:19
(...bravo, Stefano, bravo: meglio tardi che mai...)