(...per le vostre riverite considerazioni...)
L’economia esiste perché esiste lo scambio, ogni scambio presuppone l’esistenza di due parti, con interessi contrapposti: l’acquirente vuole spendere di meno, il venditore vuole guadagnare di più. Molte analisi dimenticano questo dato essenziale. Per contribuire a una lettura più equilibrata della realtà abbiamo aperto questo blog, ispirato al noto pensiero di Pippo: “è strano come una discesa vista dal basso somigli a una salita”. Una verità semplice, ma dalle applicazioni non banali...
(...chiedo scusa: vi ho trascurato per vari motivi, fra cui la necessità di intervenire in un dibattito molto locale, che però, come vedrete, ha anche qualcosa da insegnarci sui temi che qui ci convocano...)
Come credo di aver già raccontato a molti di voi, e oggi racconto a tutti gli altri, quando si decise, contro la mia volontà espressa in segreteria politica, di dare la fiducia al Migliore (LVI), io, lasciato passare il tumulto iniziale, e predispostomi con sana e leninista rassegnazione a mangiare il mio cucchiaino di cioccolata quotidiana (certo di non essere solo ma in ottima compagnia), un giorno (era il 2 febbraio del 2022) andai dal capo e gli dissi: "Scusa, ma visto che abbiamo deciso di buttare al cesso il voto di opinione, mi dai il permesso di andare nel collegio a recuperare un po' di voto di territorio?" Avevo infatti idea che i voti ci sarebbero serviti prima di quanto si potesse pensare, e la sensazione si dimostrò corretta. Risposta (accompagnata da un sorriso di ironica solidarietà): "Ma certo! Vai, e ricordati: quella è casa tua, non camminare sempre sulle uova!"
I tempi da cui venivamo non erano dei migliori: i vari confinamenti avevano limitato molto la mia possibilità di recarmi nel mio collegio, che all'epoca (ma di fatto ancor oggi) era l'intero Abruzzo, una Regione non grandissima (la tredicesima per superficie territoriale) ma impervia (terza per prevalenza delle aree montane) e quindi impegnativa da solcare in lungo e in largo. Erano i tempi in cui fummo costretti a limitare a 200 persone anche gli accessi al #goofy. Tra l'altro, l'infausta circostanza della limitazione degli incontri pubblici aveva determinato anche una perniciosa illusione ottica nei colleghi del Nord, i quali, abituati a fare politica sul territorio, cresciuti nel mito della militanza (intesa naturalmente come colla), attribuivano il calo di consensi cui andavamo incontro non alla sconsiderata scelta di sostenere un nemico della nostra Patria e delle nostre imprese, ma al fatto che la scellerata gestione Conte della pandemia ci aveva strappato dal contatto vivificante col terroir, un po' come Ercole callidamente aveva fatto col figlio di Gea, Anteo. Che ci crediate o no, quelli che avevano fortemente voluto suicidarsi sostenendo Draghi si raccontavano questa storia per razionalizzare le conseguenze e spogliarsi della responsabilità di un gesto che aveva sì una sua logica ed era servito senz'altro a evitare il peggio, ma naturalmente, come ogni cosa della vita, portava con sé un prezzo da pagare (e infatti alla fine non poterono non prendere atto del fatto che il problema era un altro: il tradimento delle attese di cambiamento di una vasta parte dell'elettorato, quella la cui coscienza di classe era stata destata principalmente da questo blog che non esiste...)!
Ma insomma, non è di questo che volevo parlarvi.
Confortato dalle parole del capo, mi predisposi immediatamente ad attuarle di buona lena a metà, perché certo andai, ma naturalmente continuai a camminare sulle uova. Il motivo è semplice: da scolarizzato nel XX secolo, conosco fin troppo bene la vera carta politica dell'Abruzzo, che da 3000 anni è questa e questa sarà per altri 3000 anni (a meno di conflitto nucleare importante):
All'epoca non ero ancora, come poi diventai a causa di un colpo di fulmine il 6 settembre del 2022, un Carecino, stanziato leggermente a Sud-Ovest di Iuvanum. La mia identità era più plurale: un po' Safino (collocato nella porzione a Nord-Ovest dell'areale dei Pentri, attorno ad Aufidena), un po' Pretuzio, a Nord di Interamnia, e soprattutto Vestino, in riva al mare, avendo per lo più frequentato la Budapest dell'Adriatico (scegliete voi se considerare Castellammare Adriatico come Buda o come Pest). Molti di questi confini, di cui è stupefacente la persistenza antropologica attraverso i millenni, non riuscivo a percepirli, ma di una cosa ero certo: la complessità cui mi accostavo per dovere di rappresentanza era significativa e a me largamente ignota, stavo entrando con una torcia accesa in una polveriera, ed era essenziale per la mia incolumità non inciampare. Eh, sì, perché, come potete immaginare (a meno che non siate proprio dei tontoloni), in questo mio percorso di avvicinamento al territorio dovevo fronteggiare un nemico formidabile: ovviamente, la Lega locale! Nulla di sconcertante, di imprevisto, o di patologico. La politica funziona così: è inevitabile che, per quanto possano volerti bene (poco) e riconoscere il contributo che dai al partito (non molto), in un contesto di recessione del consenso saranno per primi i tuoi amici a vederti necessariamente come un soffocante coperchio sulle loro lecite ambizioni. Menschliches, Allzumenschliches. Io in realtà andavo, o mi lusingavo di andare, per allargare il consenso nei modi che le circostanze mi concedevano, e quindi non innalzando il fiammeggiante vessillo dell'ideologia, smerdato dal sostegno tattico dato al nostro peggior nemico, ma è chiaro che soprattutto chi non sapeva come quel consenso si era formato (cioè chi non era mai stato a un #goofy, quindi praticamente tutto l'Abruzzo) non poteva vederla così. La mia presenza, che lo volessi o meno, veniva comunque vissuta come un'illecita intrusione finalizzata a dare consapevoli o peggio ancora inconsapevoli segnali politici di consenso all'una o all'altra delle tante tribù, e quindi, simmetricamente, a erodere il consenso dell'altra o dell'una, suscitando lecite perplessità o preoccupazioni di cui dovevo tenere conto per disinnescarle. Cosa andavo girando io nella regione dove lavoravo da vent'anni? La cosa appariva sospetta!
Ribadisco: nulla di strano, di anormale, di sbagliato in questo. Dinamiche umane, e la politica si fa con gli uomini, cioè con superbia, avarizia, lussuria, invidia, gola, ira e accidia (io quindi partivo svantaggiato, perché di tutte queste virtù tre me ne mancano di sicuro: vediamo chi indovina?). Il mio rispetto per l'umanità tutta (compresa quella che mi aveva eletto), e il discorsetto che ci aveva fatto Calderoli il 9 marzo 2018 al Palazzo delle Stelline (in sintesi: "voi eletti siete al servizio del territorio, non siete i padroni del territorio, le strategie sul territorio le gestisce la struttura territoriale del partito, cioè i segretari regionali e provinciali, non mettetevi a fare inutile casino..."), si era forse spinto un po' troppo oltre, nel senso che, per dirne una, quattro anni fa non avevo chiara in mente nemmeno la geografia antropica del mio partito, cioè non sapevo nemmeno a quale responsabile provinciale e cittadino chiedere il visto per accedere al suo territorio! Era un rispetto estremo per dinamiche di supremazia locale che mai avevo preteso di influenzare, un rispetto che però forse travalicava lo spassionato disinteresse per sconfinare in una colpevole indifferenza o in una trasandata inconsapevolezza: un conto è non voler influenzare, un conto è ignorare, ma certo che da presidente di Commissione permanente le cose da sapere, all'epoca dello spread, della banking union, della riforma del MES, del "non ti vaccini, ti ammali, muori", e via dicendo, erano un po' troppe perché potessi aggiungerci un crash course in antropologia politica delle nobili stirpi italiche...
Ricordo ancora di quando il 16 ottobre del 2022 l'allora segretario regionale mi chiamò in urgenza per dirmi che la mia decisione di recarmi alla giornata FAI di Monteodorisio (luogo dantesco, come forse non sapete, perché Carlo d'Angiò, quello che nel 1273 aveva disegnato i confini amministrativi del mio collegio elettorale, lo aveva dato in feudo a quel tale che non diceva alcuna cosa, ma lasciavane gir, solo sguardando, a guisa di leon quando si posa: mai avreste immaginato che l'anima lombarda avesse finito i suoi giorni nel mio feudo, che all'epoca era suo, vero? Visto quante cose si imparano su Goofynomics?...), dicevo, la mia decisione di assistere alla giornata FAI aveva scatenato un importante terremoto politico con tanto di minaccia di dimissioni, perché il nostro rappresentante locale si era giustamente risentito di non essere stato preavvisato della mia presenza. Inutile dire che i vetri del Palazzo di Vetro non tremarono, ma sarebbe sciocco liquidare così, con supponenza, la questione, perché in effetti... aveva ragione il nostro esponente locale (e non lo dico perché nel frattempo siamo diventati amici e ci sentiamo spesso): in fondo, io ero il suo parlamentare, e lui aveva ben il diritto di accogliermi e di starmi vicino (ed era anche mio interesse per motivi di immagine e di sostanza essere accolto e accompagnato), quand'anche la segnalazione dell'evento e il relativo invito lo avessi avuto dal sindaco (e non da lui, come forse sarebbe stato auspicabile)! La verità è che anche con l'esperienza parlamentare, come in altre circostanze della mia vita, la mia appercezione in nulla era stata modificata dall'assunzione di un nuovo ruolo. Insomma, io sono stato sottotenente, professore associato, senatore, deputato, e varie altre cose, continuando a sentirmi Alberto (come sono e fui), e senza rendermi conto, ad esempio, che per quanto io possa voler obbedire alla mia albertità (e quindi fuggire gli uomini, inseguire il silenzio, intrattenermi con voi, ecc.), in Abruzzo sono l'onoré, e da onoré devo comportarmi, proprio per essere compliant con la mia albertità, che è anche e soprattutto un anelito inesauribile verso la perfezione (del resto, anche questo fa parte del genius loci). Sono ancora grato a chi (come nell'episodio che vi ho riferito) mi ha messo in guardia contro certe dinamiche, e mi ha aiutato a gestirle: ogni giorno si impara qualcosa.
Diverso è l'atteggiamento di quelli che sanno tutto, quelli che "siccero io eravamio esciti dall'euro ieri!". Da una parte ci sono loro, e dall'altra ci sono i voti, al termine di un percorso la cui complessità è inimmaginabile per chi non abbia deciso di intraprenderlo sforzandosi di lasciare qualche guscio d'uovo intatto! Non vi annoio oltre con questo discours de la méthode: molto avrei da dire su quanto l'esperienza del territorio mi abbia arricchito in termini di comprensione dei rapporti politici (cioè umani), ad esempio aiutandomi a capire quanto certe dinamiche fossero appunto politiche e non personali, e quindi a non prenderle sul personale ma a gestirle politicamente; in termini di conoscenza di un territorio affascinante, la cui ricchezza misconosciuta continua a stupirmi ogni giorno di più; ma anche, e di questo volevo parlarvi, in termini di accresciuta comprensione di quanto siano perverse le dinamiche in cui la sovrastruttura europea ci avviluppa, dinamiche che possono essere comprese a fondo solo quando cominci a porti delle domande concrete, quali: i soldi per riparare questa strada (o questa scuola, o questo acquedotto) da dove arrivano? Perché qui stiamo facendo una pista ciclabile invece di una strada decente? Perché ho i soldi per un asilo nido se mi serve una casa di riposo?
Ecco: di questo volevo parlarvi.
Volevo cioè condividere con voi una riflessione che stavo svolgendo a margine del convegno sulla montagna organizzato a Gamberale:
un convegno che ha avuto molto successo, che è stato visto come un'opera di buona volontà politica, e che mai e poi mai mi sarebbe venuto in mente di organizzare se il 2 febbraio del 2022 non si fosse svolto quel breve dialogo di cui vi ho riferito, semplicemente perché mai e poi mai avrei saputo chi invitarci!
Ora, giusto perché sappiate: il tema della legge sulla montagna ha sollevato infinite polemiche a livello locale, tutte accomunate dal fatto che siccome la legge è stata voluta da Calderoli, chi si sentiva "de sinistra" si è anche sentito in dovere di darle contro aprioristicamente, senza nemmeno leggerla (cosa facilmente dimostrabile e dimostrato nelle sedi opportune, inclusa la stampa locale). Una delle tante accuse mosse è che i comuni "declassati" da montani a non montani si sarebbero viste precluse alcune linee di finanziamento regionali, ovviamente articolate su fondi europei. Le cose in realtà stanno così:
e quindi, in estrema sintesi, i Comuni si stavano lamentando del fatto che non avrebbero più avuto dei soldi che non avevano mai chiesto. Ho però evitato di sbattere in faccia agli interlocutori questi numeri, perché secondo me il problema è più ampio. Quante volte, girando per il mio collegio, mi sento dire: "avrei questo progetto [o questo problema, o questa esigenza]: onoré, mica sai se c'è un bando?", e quante telefonate ricevo, ora che mi sono acquistato con la presenza (e camminando sulle uova) la fiducia degli amministratori locali, per richieste di assistenza tecnica sui bandi, sulle loro rendicontazioni, sulle piattaforme informatiche che li gestiscono e che non parlano le une con le altre, e via dicendo?
Ma è sempre stato così?
No, questa è una delle tante cose (la prossima sarà l'euro digitale, nonostante i miei tentativi da voi disertati di attirare l'attenzione su questa materia troppo arida) che sono successe inavvertitamente, col consueto meccanismo dello slittamento inesorabile e silenzioso lungo un piano inclinato. Non ricordo se questo libro:
Notate l'ironia: i fondi che seguono questa trafila sono principalmente quelli che vengono definiti "fondi di coesione", eppure non c'è niente di più disgregante di questo meccanismo, per il semplice ed evidente motivo che solo comuni di grandi dimensioni possono partecipare con un minimo di speranza alla lotteria dei bandi, al "Giochi senza frontiere" dei fondi di coesione. I comuni piccoli, infatti, semplicemente non hanno le risorse umane per compilare i bandi e rendicontare nelle cervellotiche piattaforme informatiche di impostazione "europea", e quindi o si affidano all'economia parassitaria della consulenza (una delle tante economie parassitarie che la cosiddetta "Europa" alimenta nel suo anelito di travestire da "mercato" quello che in molti casi sarebbe naturaliter "Stato", cioè decisione politica...), o soccombono, vedendosi sfuggire i fantomatici fondi europei a beneficio di realtà più "attrattive" semplicemente perché più grandi. La famosa "Europa" che secondo lo stupefacente Spinelli doveva efficacemente combattere le "tendenze monopolistiche" è diventata in realtà uno strumento pervasivo di concentrazione del potere, anche attraverso le logiche perverse delle sue politiche "di coesione".
Quando è successa questa cosa?
Stabilire un punto preciso è difficile. La logica europea è quella del sorite: quand'è che l'ultima assurdità introdotta trasforma l'ordinamento in un mucchio di assurdità ingestibili? A quanto ho potuto ricostruire, l'introduzione del "bando" (cui partecipano i singoli beneficiari) anziché del trasferimento (intermediato dalle autorità centrali) come meccanismo di attribuzione dei fondi dovrebbe risalire addirittura alla programmazione 1994-1999, ma la sua prevalenza si sarebbe affermata a partire dalla programmazione 2000-2006: è da quel momento che le Regioni sarebbero diventate enti di gestione dei bandi, cui partecipano Comuni, Unioni di comuni, Province, ecc. Dal punto di vista legislativo, questo sarebbe accaduto con il Regolamento (CE) n. 1260/1999 del Consiglio del 21 giugno 1999 recante disposizioni generali sui Fondi strutturali, e con i successivi Regolamenti che assistono i Quadri finanziari pluriennali. Ma devo confessarvi di non aver fatto un'analisi sufficientemente approfondita, né di aver trovato testi che descrivano questa evoluzione: il tempo per studiare manca, ormai mi resta solo quello per constatare.
Mi terrei quindi a un livello più generale di analisi, per evidenziarvi due elementi.
Il primo, è la doppia disintermediazione della politica nazionale che si realizza con questo meccanismo: una disintermediazione degli obiettivi, che sono quelli definiti altrove (la "concorrenza", il "green", ecc.), e una disintermediazione della gestione. Il rappresentante del territorio, in questo simpatico gioco, non è più in grado di far valere, nel bene e nel male, la sua conoscenza dei problemi, né di affermare, in qualsiasi sede, una propria valutazione di priorità, in virtù del mandato che gli elettori gli hanno conferito. Ripeto: se "il bando", questa nuova entità metafisica che esercita la sua sovranità sui nostri amministratori, impone piste ciclabili, saranno piste ciclabili, e non strade provinciali, e l'eletto locale, quale che sia il suo livello, non può far altro che assecondare, se vuole apparire rilevante. Ora, questo meccanismo, naturalmente, poteva essere visto con favore in un'ottica antipolitica, quella che vedeva nell'intervento pubblico sempre e solo una fabbrica di consenso clientelare, che in quanto tale andava sottratto nella misura del possibile all'ambito di azione della classe politica locale, che lo avrebbe usato solo per perpetuare se stessa, e affidato a istanze altre, sovraordinate non solo in senso amministrativo, ma anche e soprattutto in senso morale (come le vicende della Commissione Santer, o il Qatargate, per fare due esempi, non dimostrano)! Purtroppo, anche l'accettazione di un meccanismo così assurdo e farraginoso è un frutto perverso della grillanza...
Il secondo è che siamo sempre al "pappagallo europeo". Mentre Samuelson (ma forse era Fisher) ci ricordavano che per fare un buon economista basta prendere un pappagallo e insegnargli a ripetere "domanda e offerta", voi ormai avrete capito che per fare un buon europeista basta molto meno: per l'europeista la domanda non esiste, esiste solo l'offerta, e, coerentemente, la spesa corrente non ha alcun valore, solo la spesa per investimenti fissi lordi va promossa in quanto accresce la capacità produttiva (salvo tagliarla selvaggiamente in modo prociclico, ma questo è un altro discorso). Ora, se ci fate caso, tutta la retorica della coesione, ma anche delle ripresa e resilienza, è basata sull'offertismo, un offertismo che spesso assume caratteristiche assurde, paradossali. L'esempio degli asili nido è sufficientemente eloquente. Per quanto sia plausibile che in molte realtà ce ne possa essere bisogno, resta il fatto che non è l'offerta di asili nido a far aumentare la domanda di figli (che se proprio vogliamo ricondurla a logiche economiche, magari dipende molto di più dalla stabilità delle prospettive di occupazione). Più in generale, la formazione di capitale fisico, se fosse depurata dalle scorie tossiche dell'ideologia green, avrebbe senz'altro un impatto sulla produttività in un Paese come il nostro, selvaggiamente devastato da un decennio di distruzione di capitale pubblico. Ma quello che manca sempre, in questa retorica dell'offerta, è il riconoscimento del ruolo della spesa corrente per la manutenzione e per l'esercizio del capitale fisico. Siamo sempre alla stessa storia: non è mettendo dieci trattori su un campo che lo rendi produttivo. Servono anche i contadini, e quelli sono spesa corrente. Ma dalla retorica della "spesa corrente improduttiva" nessuno sembra disposto a uscire.
Qual è la sintesi di questo lungo discorso che mette insieme cose che sapevate, e cose che forse vi e ci erano sfuggite? La sintetizzerei così: siamo in una fase in cui paradossalmente possiamo permetterci l'euro, ma non l'Unione Europea. Il primo, dopo la svalutazione interna portata avanti dal PD, in tutta evidenza non è un ostacolo alla nostra competitività, anche se ovviamente resta un freno alla nostra crescita (in quanto vincolo esterno). La seconda, però, continua a determinare distorsioni allocative e a imporre indirizzi politici fallimentari (limitandosi al campo dell'economia). Restituire al popolo la sua sovranità significa anche e soprattutto sottrarla ai bandi. Ma se mi giro intorno, sono veramente pochi, pochissimi, quelli che come me considerano assurdo questo meccanismo per cui i nostri soldi ci vengono restituiti solo se decidiamo di farci quello che altri decidono per noi. A fronte di un'assurdità simile il problema di quali sia l'unità di conto passa in secondo piano. Riprendere in mano il nostro destino è un compito più complesso di come vi viene presentato da intellettuali inesperti ed avventizi, e in questo l'esperienza del "territorio", nel bene e nel male, è una scuola imprescindibile.
(...io ho una memoria pessima, ma annoto tutto. Non vedo l'ora di pubblicare il mio diario. Ma intanto ristampiamo Il tramonto dell'euro, e rileggiamo Finanziamenti comunitari...)
(...la libertà di scrivere su un blog che nessuno legge non ha prezzo: ma anche qui proprio tutto non è il caso di scriverlo!...)
...e visto che non si vedevano bene vi metto qui le slides, così potrete seguire meglio:
(...il giorno dopo il mio vicesegretario federale mi aveva detto: "Vince la squadra!" - frase che da quando sono in politica ho sentito dire tante volte, suppongo voglia dire che la squadra vince sul righello... - "Quindi niente protagonismi, diamo voce ai territori!" E io, diligentemente, mi sono messo a servizio. Quello che serviva non era un economista ma un musicista, uno che tenesse il tempo. E, modestamente, il tempo l'ho tenuto:il panel da 30 minuti ne è durati 25...)
(...comments welcome...)
(...fra le tante cose su cui la squadra - che non è il righello! - non riesce ad andare d'accordo c'è anche la sorte delle TV locali. Non è il mio dossier, e quindi mi rimetto ai superiori indirizzi che verranno espressi dai membri del righello, pardon!, della squadra cui incombe l'onere di determinarli, ma onestamente in una regione in cui il servizio pubico non mi fa apparire in video da sei mesi - e sì, nemmeno il #goofy, cui hanno presenziato/partecipato amministratori delegati di partecipate pubbliche non banali ha avuto gli onori del servizio pubico! - io vorrei capire perché non dovrei fare qualcosa per aiutare chi mi fa parlare come il servizio pubico dovrebbe far parlare un rappresentante del popolo...)
(...e se siete d'accordo anche voi che la televisione andrebbe fatta così, mettete un like al video, commentatelo, insomma, create engagement in quel canale YouTube: dobbiamo aiutare chi ci aiuta, il fatto di avere ragione non ci obbliga né a essere scortesi e irriconoscenti né a essere autoreferenziali...)
(...e a proposito del fatto che non bisogna essere irriconoscenti...)
Forse qualcuno ricorderà questo dibattito:
Non ho tempo di riascoltarlo, ma sono sicuro che sarebbe divertente e istruttivo. Bei tempi quelli in cui potevo "dibattere". Ora devo fare emendamenti, come questo:
(...premesso che non sarà facile che passi, la difficoltà maggiore non credo sarà ex ante con la Ragioneria, ma ex post con i tanti che "haidatoisoldiaicomunistiiii!111!1!". Voi mettetela come vi pare, ma io sinceramente con comunisti così:
Qui siamo una community piuttosto chiusa: in questo posto viene chi sa che esiste, non c'è algoritmo che possa "sbattertelo in faccia" come fanno gli algoritmi delle altre piattaforme, proponendoti ogni tanto qualcosa di sorprendente, fin quando non credono di capire che cosa ti piace, e cominciano ad annoiarti proponendoti solo quello! Per questo motivo ogni tanto mi esprimo anche su Facebook, una piattaforma in cui ero entrato sostanzialmente per alimentare il gossip politico locale (nel vasto mondo c'è anche questo!), ma che risponde bene se si pubblicano contenuti interessanti. Per farvi un esempio, quando la Bolghèria è entrata nell'euro, ho preso uno dei tanti grafici che vi ho fatto vedere, l'ho pubblicato su Facebook con un rapido commento, e ho avuto questo riscontro:
I commenti di chi non ha seguito il nostro percorso non sono sempre informatissimi e qualche volta sono sinceramente spassosi (non manca mai quello che viene a spiegarmi che l'UE non funziona e dovremmo uscire dall'euro, di solito perché l'ha sentito dire da uno dei tanti epigoni che parassitano il nostro lavoro). Ci sono però anche commenti di qualità, ed è comunque utile sapere come la pensa "laggente".
Quello che mi ha colpito dei commenti sulla Bulgaria è che in molti di essi si collegava l'ingresso della Bulgaria nell'euro a un aggravato onere per noi in termini di contributo netto al bilancio unionale. Ora, questo ovviamente non è vero, perché la partecipazione (attiva o passiva) al bilancio dell'Unione è legata all'essere membro dell'Unione, non dell'Eurozona, e quindi tutti gli Stati dell'Europa a sette velocità (dal primo gennaio, in effetti, sei) che sono anche membri dell'Unione Europea già prendono (o danno) al bilancio. Il fatto che la Bulgaria, Paese membro dell'UE, decida di entrare nell'euro, nell'immediato non determina grandi cambiamenti in termini di nostro contributo al bilancio dell'Unione. Un ben altro paio di maniche sarebbe l'ingresso dell'Ucraina!
Mi è venuto quindi in mente che forse sarebbe il caso di approfondire, anche per noi, il tema di come funziona il bilancio della UE, affrontato l'ultima volta un paio di anni fa.
Il funzionamento è semplice: il principio fondamentale è quello di coesione, che significa, in buona sostanza, che chi è più ricco deve dare e chi è più povero deve prendere. Quindi tutti i 27 Paesi membri contribuiscono al bilancio comunitario, ma i più ricchi danno più di quanto prendono, e i più poveri prendono più di quanto danno. Ne consegue che per i più ricchi gli accreditamenti netti dal bilancio unionale sono negativi (cioè sono un contributo netto positivo, che è un accredito netto negativo: soldi che escono dal Paese), mentre per i più poveri gli accrediti netti dal bilancio unionale sono positivi (cioè sono un contributo netto negativo, che è un accredito netto positivo: soldi che entrano nel Paese). I ricchi sono contribuenti, e i poveri percettori (sì, lo so che in angliano si dice contributori e percipienti, ma io sono fatto così e non potete farci niente), con due eccezioni significative.
Ovviamente, siccome il bilancio è a saldo zero, la somma di questi netti è zero, astraendo da alcuni fronzoli contabili: di quanto sono in deficit verso l'UE i "ricchi", di tanto sono in surplus verso l'UE i "poveri".
Il criterio principale per valutare la condizione economica di un Paese è il reddito nazionale lordo pro capite in termini nominali a parità dei poteri d'acquisto. Per darvi un'idea, questa è la distribuzione degli scarti percentuali dei redditi pro capite nazionali dal reddito pro capite unionale nel 2021:
Sono andato sul noto sito a scaricare accrediti dal e contributi al bilancio comunitario nel 2024, e il risultato è questo:
Si capisce meglio come funziona se si esprimono questi contributi in rapporto al Pil nominale dei singoli Paesi. Viene fuori una roba di questo tipo:
Mentre la somma dei contributi netti in valore assoluto è zero (non esattamente, ma non entro in queste difficoltà), per il semplice motivo che se qualcuno prende (segno più) è perché qualcuno ha dato (segno meno) e in somma algebrica questi valori non possono che annullarsi, la somma dei contributi in rapporto al Pil non deve necessariamente essere nulla e non ci aspettiamo che lo sia: è anzi più facile che sia positiva. In effetti, visto che sopra la media del reddito si trovano Paesi grandi, e che sotto la media si trovano Paesi molto piccoli, ci aspettiamo che nei Paesi grandi il contributo a un bilancio che complessivamente cuba circa l'1% del Pil complessivo sia su frazioni di decimali (e infatti non arriva allo 0,5% del Pil nemmeno in Germania), mentre nei Paesi piccoli le somme ricevute siano più impattanti, e in effetti in Slovacchia, Croazia, Bulgaria, Grecia, Estonia e Lituania superano l'1% del Pil, mentre in Lettonia arrivano al 2,5% del Pil. Non mi sono dimenticato nulla? Sì, mi sono dimenticato le sedi delle prestigiose istituzioni: Belgio (+1,1 del Pil nel 2024) e Lussemburgo (+2,8% del Pil, sempre nel 2024).
Paradossalmente (ma fino a un certo punto) i più interessati a essere europeisti sono quindi due Paesi "ricchi" (considerando che tali sono anche perché albergano la nota cupola parassitaria).
La relazione inversa fra scarto rispetto alla media del reddito, e ammontare degli accrediti netti rispetto al Pil, si vede abbastanza bene nei dati:
Bene: spero che ora sia più chiaro a tutti come funziona.
Domani... lo spiego anche a quelli di là!
La mattinata è iniziata con una vivace discussione nella chat della Community abruzzese, discussione originata da un aggiornamento di questa notizia:
ma nelle pieghe del discorso è emerso che il game changer, secondo alcuni, risaliva a tre anni fa:
Questa cosa la sapete bene, anche Claudio ve la ricorda spessissimo, ma vorrei farvela vedere in dettaglio (impegno preso con gli amici abruzzesi). Per comodità, non partirò dal tempo di Checco e Nina, ma dall'inizio del secolo, in modo da avere tutti i dati in un unico foglio, questo, che trovate alla pagina EU spending and revenue 2021-2027. Vi fornisco i flussi al netto delle operazioni straordinarie (cioè escludendo gli esborsi del PNRR, che sono debiti da rimborsare), ma se volete avere il quadro di cassa completo potete tranquillamente riprodurvelo coi dati. Quello che ci serve quindi, anno per anno, sono le "national contributions" (soldi che gli Stati membri danno al bilancio, i contributi al bilancio dell'Unione), le "total expenditures" (fondi che l'UE attribuisce agli Stati membri perché li spendano, e quindi i fondi che provengono dal bilancio dell'Unione), e naturalmente il Pil (per fare un rapporto).
Con un po' di santa pazienza (purtroppo oggi sono influenzato e quindi me ne sto alla scrivania a lavorare), l'impianto dei calcoli è questo qui:
A differenza di Dostoevskij, che avrà avuto i suoi buoni o cattivi motivi, io non sono sospettabile di animosità verso il nobile popolo polacco, che mi ha dato tanto. Sono cresciuto ascoltando questo ripetuto e ripetuto dalla mia mamma:
(non so se adesso mi chiuderanno il sito); per motivi che non saprei nemmeno spiegarvi e sui quali è comunque inconferente dilungarsi questo:
ha cambiato significativamente il mio rapporto col pianoforte e col romanticismo (cosa di cui gli sono grato); mi piacciono i pierogi e i tramonti lunghi. Sono anche uno poco attaccato ai soldi. Però l'idea che questi qui ci fottano coi nostri soldi a me dà un pochino fastidio, forse un po' di più dell'idea che con i nostri soldi la UE, in cambio del bel servizio che ci rende, si faccia pubblicità, deturpando le nostre scuole con le sue placche infami.
Tutto qua.
Corrado Luciani ha lasciato un nuovo commento sul tuo post "Chi ha dato e chi ha avuto: i numeri veri dei fondi UE":
Commento tardivo perché ho letto l'articolo da poco. Tuttavia i contributi a fondo perduto (esclusi quindi i prestiti) vengono restituiti non completamente, ma pro quota in base al PIL e quindi comunque sborsiamo una parte e non tutto quello che abbiamo ricevuto (comunque ben superiore alla pro quota del PIL). Non è così?
Pubblicato da Corrado Luciani su Goofynomics il giorno 2 giu 2025, 08:48
No, non è proprio così. E non lo è, caro Corrado, per motivi in effetti non agevolmente verificabili. Sul PNRR sei stato disinformato anche tu, come tutti, e di questo non sei certo colpevole. Tuttavia, già l'insistere a chiamare "a fondo perduto" una cosa che a fondo perduto non è (io dico sempre: "le sovvenzioni, cioè i contributi cosiddetti a fondo perduto") è parente del perseverare a chiamare Europa l'Unione Europea, e questo in noi suscita un sentimento di sospetto.
Ma ragioniamo spassionatamente.
Noi abbiamo avuto sovvenzioni per quasi 72 miliardi:
Comunque, finché si tratta di prendere, possiamo anche pensare che ci sia andata bene (ovviamente, senza voler considerare i costi di transazione determinati principalmente dal non poter decidere le priorità di spesa e dal dover sostenere i costi di una serie di nuovi adempimenti burocratici, fra cui il ReGiS).
Si dimentica però sempre che il rimborso, invece, andrà fatto pro quota e noi siamo contribuenti netti.
Ora, il punto che a tutti sfugge (perché viene accuratamente tenuto nascosto) è questo: quanto andrà rimborsato? Il fatto è che nessuno lo sa esattamente. Per quanto possa sembrare strano, il primo studio scientifico sugli scenari di rimborso del "fondo perduto", cioè delle sovvenzioni, cioè sulla parte che incombe sul bilancio europeo, è stato fatto nell'ottobre del 2023 per la Commissione bilancio della precedente legislatura europea su richiesta dei cattivissimi sovranisti e lo trovi qui. Soggiungo che richiesto da chi vi parla se esistessero studi precedenti su questo tema non banale nel quadro di una audizione parlamentare svoltasi il 27 marzo scorso:
Ora, to make a long story short, il succo dei loro findings è questo qui:
Ora, il calcolo può essere complicato a piacere. Suggerisco due direzioni: nel periodo del rimborso noi non saremo solo contribuenti, ma anche beneficiari del bilancio comunitario; inoltre, come ogni prestito, anche le sovvenzioni aiutano a risolvere un problema di liquidità.
Giusto!
Tuttavia: noi resteremo per forza di cose contribuenti netti al bilancio comunitario (avendo un Pil pro capite maggiore di quello degli altri e in crescita), e quindi non dovremo ringraziare nessuno, mentre qualcuno dovrebbe ringraziare noi. Inoltre, il problema di liquidità poteva essere risolto da Draghi quando vigeva la clausola di sospensione generale e il debito era a costo virtualmente nullo: perché si è scelto questo modo così opaco e bizantino di gestirlo?
Perché quello che si voleva, quello che Conte, in particolare, voleva, e ci fu chiaro fin dal suo primo discorso in Senato (con quell'incongruo richiamo all'Unione Bancaria, del tutto non concordato e fuori linea), era rendere il Paese schiavo di Bruxelles. Siamo riusciti a impedirgli di realizzare questo suo piano via MES, ma non siamo riusciti a impedirgli di realizzarlo via PNRR, che resta, sotto questo profilo, un MES che ce l'ha fatta.
Ma attenzione: potrebbe andare ancora peggio! Se leggete con attenzione lo studio di Claeys et al. ci troverete la parola del demonio: rollover. Quello sarebbe l'inizio della fine, e uno dei modi per introdurlo potrebbe anche essere la (lodevole) intenzione di gestire in modo meno drastico il piano di rientro da NGEU. Sarebbe però mettere il piede nella porta degli Eurobond, cioè della definitiva fine della nostra autonomia decisionale.
Pensiamoci bene!
Dopo il caldo patito a Scurcola:
(sempre meno di quello stoicamente sofferto dai finti angioini drappeggiati nel broccato) e l'umido patito a Mosciano:
la mia idea era questa:
così, per mettere da parte un po' di freddo da portare a Roma, ma il cielo non esattamente promettente:
mi aveva indotto a più miti consigli, inducendomi a fermarmi un po' più giù, in uno de:
tutti a me cari, ma forse questo un po' di più, per il suo pregio architettonico:e per l'eleganza dei suoi paesaggi:
Ho dormito in un edificio vecchio e quindi saggio:Domande cui un modesto senatore del territorio non sa dare risposta, ma voi forse sì...