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domenica 31 luglio 2022

Il PD odia i giovani


Per qualche strano motivo che mi è impossibile apprezzare compiutamente, i piddini sono convinti che due specifici segmenti di elettorato, gli immigrati e i giovani, siano loro terreno di conquista, e cercano di ingraziarseli in tutti i modi, con effetti sociali dirompenti ed effetti elettorali controproducenti.

Gli immigrati si dividono in due categorie: quelli regolari, e quelli irregolari. Per uno strano paradosso, che tale non è, sono proprio gli immigrati regolari a essere maggiormente infastiditi dall'immigrazione irregolare, che crea loro un danno reputazionale e fa loro una concorrenza sleale, basata sul dumping salariale (la sinistra è sempre quella dell'esercito industriale di riserva, solo che una volta cercava di ridurlo e ora di aumentarlo). La politica immigrazionista del PD quindi contraddice frontalmente l'aspirazione dello stesso PD di farsi votare dagli elettori stranieri: quand'anche tutti i soggetti regolarmente residenti in Italia acquisissero il diritto di voto (prospettiva sulla quale ci sarebbe molto da discutere!), ovviamente essi si rivolgerebbero al partito per cui già votano i soggetti operosi: operai, imprenditori, professionisti,  ecc., cioè la Lega. Quindi o il PD è in preda al delirio (o al panico), oppure l'immigrazionismo, più che a un tentativo di intercettare il voto straniero "dal basso", risponde razionalmente al desiderio di compiacere la volontà del podestà straniero, dando corso a una sua non improbabile intenzione di destabilizzazione socio-economica del nostro Paese.

I giovani sono meno ingenui di come li fa il PD. Anche chi non se lo ricorda, comunque avverte che è stato il PD a realizzare l'agenda di precarizzazione del lavoro che li costringe a cercar fortuna altrove, e nonostante il grande lavoro culturale investito per demonizzare il posto fisso (con tanto di Checco Zalone utilizzato come "arma fine di mondo"), per valorizzare il precariato come condizione esistenziale "sfidante", per rivestire di un'accattivante patina di cosmopolitismo awanagana la costrizione ad emigrare, in cuor loro quasi tutti capiscono che in questo stato delle cose c'è qualcosa che non va. Mi sorprende sempre, quando mi relaziono con ventenni, constatare quanto sia forte in loro la nostalgia per un mondo che non hanno mai conosciuto, un mondo a misura d'uomo e non di fondi monetari, un mondo che dava prospettive più distanti della prossima trimestrale di cassa, e conseguentemente permetteva di costruire un progetto di vita (che includesse anche fare figli in un'età in cui se non hai la saggezza, hai almeno la forza per educarli!), un mondo in cui i corpi intermedi avevano e davano un senso al desiderio di partecipazione.

Evidentemente, se quel mondo è desiderato da chi non ne ha avuto esperienza diretta, vuol dire che anche chi non lo ha conosciuto capisce che solo esso è compatibile con una vera democrazia e quindi con una genuina libertà. E quindi, sì, i giovani sanno che il PD li odia:


e non c'è mancetta reale o presunta che possa trattenerli dal ricambiare questo sentimento.

Per cui, caro Enrico pisano, vai avanti così: mai interrompere un pisano quando sta commettendo un errore. Se tu credi che i giovani d'oggi siano così bischeri da non capire che quello che vuoi fare è tassare, perché te lo chiede l'Europa, la casa in cui vivono grazie ai loro genitori (quelli vissuti in un mondo normale), tu t'illudi. Lo capiscono, e te lo faranno sapere.

Qui ci starebbe la nota, icastica chiusa, che però non metto, proprio per rispetto ai giovani, perché quello che la pronunciò è stato il loro volenteroso carnefice (vedi il link sopra, l'unico di questo post), e l'ha pagata, nonostante sia, politicamente, un discreto geniaccio.

Meno genialità alla Renzie, meno demagogia alla Letta, più concretezza.

Questo occorre, e lo sapete tutti, compresi gli zerovirgolisti utili idioti del PD!

Un caro saluto...

martedì 14 novembre 2017

Campo Despedienti (frazione di Giovinia)

(...da un abitante di Giovinia singolarmente a suo agio con la sua lingua materna ricevo e pubblico. A proposito: non è la prima volta che ci manda sue notizie...)




Gentile Professore,


qui a Giovinia rispettiamo la sua decisione, ribadita di recente, di non accettare inviti [NdCN: sono io che ringrazio voi per averla capita, cosa non ovvia, come ricorderete; comunque, vale il principio che chi vuol Cristo se lo prega...]; un po’ però ci spiace, perché se venisse a trovarci qui a Campo Despedienti (località montana meno blasonata di Campo Imperatore ma assai più frequentata – non per vacanza – dai giovini backpackers) troverebbe molte conferme ai risultati del suo lavoro di ricerca di questi anni, per cui le siamo tutti grati (del lavoro, non delle conferme).


Purtroppo nel centenario di Caporetto ai nuovi ragazzi del ’99 le cose non vanno ancora bene; sembra infatti che il presidente dell’Istat, riferendo in audizione al Parlamento sulla manovra, sia stato costretto ad ammettere che nel nostro Paese l’occupazione giovanile non ne voglia propriosapere della ripresa.


Più correttamente il fat(t)o statistico riferito dal prof. Giorgio Alleva è questo: «a settembre il tasso di disoccupazione si è attestato all’11,1%, stabile rispetto ad agosto, con un aumento per le classi 15-24 anni (+0,6 punti percentuali) e 25-34 anni (+0,7 punti)», come riportato a p. 8 dell’Audizione resa lo scorso 6 novembre alle Commissioni congiunte di Camera e Senato; il corsivo è mio, qui la fonte dove sono disponibili i dati che non commento poiché la statistica rientra nel mestiere degli statisti(ci) e, credo, fra le ancillae di quello degli economisti; il mio lavoro talvolta i dati li usa, ma riguarda invece le opportunità per i giovini, assai rarefatte e di cui segue una breve rassegna.

Qui stiamo infatti fra colsénter che delocalizzano (immagino riceva anche Lei chiamate tipo: "buongiorno [alle 21] siniore Cognomedimiamogliesbagliato, vuoli risparmare su boleta di lucegas?") e allettanti offerte per intraprendere una luminosa carriera come dabbawala de noantri a 2,50 Euro a consegna. Capita talvolta qualche offerta per dialogatori, ossia raccogliere fondi per qualche onlus del “terzo settore, quello che “rimpiazza lo Stato” come già previsto in «Possibilità economiche per i nostri nipoti, il breve saggio di John Maynard Keynes, scritto nel 1930, mentre gli Stati Uniti attraversavano la Grande Depressione, nel quale l’economista americano [sic!] già intravvedevaquesto scenario»: un vero centone di perle, eh? tipo l’idea di rendere obbligatorio il volontariato per tutti i lavoratori e studenti! 

Fantastico!


[NdCN: caro giovine: quanti capiranno "centone"?]

Resta sempre la proposta di realizzare le proprie aspirazioni professionali facendo “il salto della quaglia” e in tal caso sono utilissimi i consigli di UngiovineChecellaffatta; oppure, essendo i képis blancs fuori moda rispetto ai romantici tempi di Beau Geste, almeno «se le sfide non ti spaventano e hai voglia di dedicarti ad aiutare gli altri», puoi entrare «subito a far parte del Corpo europeo di solidarietà».

Forse ora penserà «siamo arrivati a questo, all’arruolamento!»: per via diversa, riferendosi a un recente episodio, giunge a un’analoga conclusione Angelo d’Orsi, autorevole storico delle dottrine politiche commentando un volantino che gli proponeva di far parte di una ronda di quartiere; in un’intervista, intitolata significativamente «Abbiamo abolito i partiti e rianimato il fascismo», pubblicata su Il Fatto quotidiano di ieri 13 novembre il prof. d'Orsi sembra unire alcuni puntini.


Qui a Campo Despedienti in primavera ci saranno le elezioni amministrative: non siamo ancora alla declinazione ostiense del trick or treat (pacco viveri o testata), ma potrebbe finire come a Trenzano nel bresciano, poi qualcuno si chiederà perché.


Saluti e buon lavoro.

Anonimo Italiano



(...ve la commentate da voi, e da commentare ce n'è, perché io sono un po' di fretta...)

lunedì 19 settembre 2016

Franza o Germagna... purché se magna!

(...ricevo da un giovine lettore - i giovini, si sa, sono la mia passione - questa appassionante quanto erudita digressione storico-geografico-politica sul destino della mejo goiventù di un paese a me particolarmente caro. Quale? Leggete e vi sarà risposto...)



Gentile Prof. Bagnai,

si ricorda di ITAZUBI? Le scrivo ora da Vergate sul Membro, una piccola cittadina nella pianura di Giovinia dove lo scorso giugno il Movimento del Nuovo Che Avanza ha vinto le elezioni amministrative contro il Partito del Vecchio Che Resiste.

Sono davanti a un buon bicchiere di Sangioviniese (l’IGP locale, gliene porterò due bottiglie al Goofy5 che cade proprio dopo san Martino) col funzionario responsabile per le politiche giovanili di un luogo in cui la conflittualità sociale presto potrebbe far sembrare gli anni ’70 un cartone animato; grazie al suo lavoro di divulgazione stiamo cercando di trasmettere ai nuovi amministratori alcuni concetti ormai acquisiti dai suoi lettori, fra cui quello che, in una crisi di domanda (di lavoro), agire sul piano dell’offerta (di lavoro) ha la medesima razionalità di curare il mal di denti con un collirio, con buona pace di quanti farfugliano di tubetti e dentifrici o di “sradicare un milione di giovani dal divano” col famigerato Garanzia Giovani.

Noi ce la mettiamo tutta, ma Vergate storicamente non ha mai avuto una classe dirigente eccellente [ndC: l'omoteleuto lo avrei evitato, anche se...]: quando nel XII secolo i comuni si ribellarono al Barbarossa, si alleò dapprima coi Milanesi che sfidarono l’impero e persero, così la città fu distrutta insieme con Milano e altre nel marzo 1162; imparata la lezione, Vergate allora si alleò col Barbarossa, che nel 1176 – sceso per la quinta volta in Italia – fu sconfitto a Legnano: così, per rappresaglia, i Milanesi la distrussero nuovamente (azzeccare i riposizionamenti era anche allora una questione di timing).

Oggi come allora per andare a Milano i vergatesi devono varcare il Ticino: ne consegue che Vergate è in Piemonte, perciò i suoi “giovani e adulti, fra i 18 e i 35 anni, inoccupati/disoccupati disponibili sul mercato del lavoro” possono approfittare della “quota di sussistenza” di 100 euro a settimana (più cuccia e ciotola) messa a disposizione dal Fondo Sociale Europeo per alcuni tirocini “presso imprese/enti del settore turistico-alberghiero” nel sud della Francia.

Ora, in quel territorio Marine Le Pen e il F.N. hanno già risultati elettoralmente apprezzabili e non avrebbero particolare bisogno di un aiuto da Bruxelles; inoltre, se italiani e piemontesi son piuttosto ben accolti come turisti, storicamente lo sono un po’ meno in veste di lavoratori stagionali: si pensi ai fatti dell’agosto 1893 a Aigues-Mortes.

Ma ora tutto è cambiato e probabilmente per imparare a servir correttamente una crêpe (almeno per chi ha fatto l’alberghiero e acquisito esperienza nella ristorazione in Italia) forse 4 mesi sono appena sufficienti.

Grazie e buona guarigione,

Anonimo Italiano


(...poi dice che uno se ne vuole uscire dall'unione... Comunque questa storia di Aigues-Mortes non la conoscevo, ma la trovo estremamente istruttiva e attuale. Effettivamente, la sintesi di Daniele mi pare impeccabile: senza l'aiuto di Bruxelles, Marine non ce la farebbe. La vera domanda quindi è: ma perché Bruxelles sta aiutando Marine in ogni modo possibile? Eterogenesi dei fini? La rana e lo scorpione? Vai a sapere. Germagna o Franza, purché si avanza...)

(..."più cuccia e ciotola" è spettacolare. Solo voi riuscite a tenermi in piedi. Il problema è che sta cazzo di granata non arriva. D'altra parte, è francese, mica tedesca, quindi non ci si aspetta sia in orario...)

venerdì 1 aprile 2016

Le confessioni di un erasmiano

(...il Lebenswerk del giovine Baroni...)

Nicola Baroni ha lasciato un nuovo commento sul tuo post "Da Zaventem":

Ho fatto l'Erasmus. 6 mesi a Parigi. Ho conosciuto numerosissimi studenti Erasmus e molti miei compagni universitari e amici lo hanno fatto. Con alcuni ci siamo ospitati vicendevolmente. Spagna, Portogallo, Germania, Francia, Austria, Turchia, Irlanda, Repubblica Ceca, Inghilterra.
TUTTI e dico TUTTI sanno perfettamente, prima di andare, che non si va in Erasmus per motivi didattici (salvo per la lingua che però impari se quello è un tuo obiettivo primario, e non sei obbligato a farlo, o preferibilmente già la sai). Chi dà esami durante lo scambio ottiene, di norma, il 18 GA-RAN-TI-TO, qualunque sia la prestazione; spesso l'oggetto consiste in un programma estremamente ridotto rispetto allo stesso per gli studenti autoctoni e la pazienza del professore di turno assomiglia a qualcosa che neanche Gesù nel Getsemani. L'esame di lingua obbligatorio invece viaggia tra i due estremi della farsa, nella peggiore delle ipotesi e della spintarella, nella migliore. Non di più. Io scelsi di farlo davvero all'ultimo secondo. Gli esami universitari in Italia già li avevo dati e dunque optai per la semplice "ricerca tesi", unica scelta possibile peraltro. Studiai da zero (0) la grammatica base e in tre settimane fui obbligato a dare l'esame, l'ultimo disponibile. Secondo loro avevo un B1 informatico con un punteggio di 72/100. Ridicolo. Impossibile avere un B1 dopo sole tre (3) settimane di approccio ad una lingua. Buon per me. E partii.

Ora, esistono due macrocategorie di studenti che partono e non sono "quelli che si ubriacano o scopano in giro" contro quelli che non lo fanno. Questa suddivisione esiste anche tra quelli che se ne rimangono a casa, alla pari. No. la vera distinzione è tra quelli rincoglioniti e quelli che non lo sono. Mi spiego. Quelli rincoglioniti sono coloro che, oltre a uscire dal proprio paese, escono pure dalla campana di vetro dentro la quale erano accoccolati e rimangono pertanto sconvolti dal contatto con l'aria: "Che figata! esperienza fulminante, ma allora esiste altro oltre a Grottibizzurago sul Mincio": insomma diventano, poiché si sentono, improvvisamente "internazionali" solo perché hanno vissuto in una nuova bolla gigantesca. Tornano “at home” e dicono: "L'Italia fa schifo è provinciale [ ma guarda…], l'Uni di Grottibizzurago sul Mincio è teribbile, la vita vera è un'altra, adesso ti spiego [ avete notato che, dopo aver perso la verginità, specie i maschietti, e in Erasmus capita in buon numero, diventano tutti dei navigati ammiragli della vagina, dispensatori dei più grandi consigli in materia?... No grazie, sarei satollo, salutami Federica].


BISOGNA andare all'estero perché lì [ehm.. dove, pirla?] ci sono opportunità" bla bla e via con minchiate di quel tenore. Questi sono coloro che NON si accorgono che all'estero anche se lavori, anche se sai la lingua sarai comunque uno straniero e che questa cosa ha il suo peso. Ma soprattutto SONO QUELLI CHE NON SI ACCORGONO CHE ANCHE L'ERASMUS è UN'ALTRA CAMPANA DI VETRO: dov'è che puoi vivere all'estero, senza ALCUNA responsabilità se non divertirti, in mezzo soltanto ad altrettanti te, senza doverti preoccupare di come vivere perché mamma, papà, la tua università (cioè il TUO Stato) e l'UE (che poi è quella che mette meno soldi di tutti alla fine) ti cullano dolcemente attraverso periodici bonifici bancari?

L'altro tipo, invece, è quello che quando va in Erasmus queste cose le comprende bene e capisce chiaramente che Severgnini e Eco quando parlano della generazione Erasmus (cioè un gruppo che è andato in vacanza in soldoni, una vacanza che indubbiamente può dare molto in esperienza umana e che consiglierei di provare ove possibile) stanno vedendo la madonna di Medjugorje. Sono dei rincoglioniti anche loro (sono convinto che non sempre lo fanno apposta; a volte v’è proprio che uno è rincoglionito); è davvero una cosa grande come una casa, lo sanno tutti, professori compresi. Insomma, tornando allo “studente Erasmus”, come al solito, la distinzione è tra chi vuole dormire e chi no. Come sempre, come ovunque. La generazione Erasmus semplicemente non esiste ed è argomento che fomenta solo l'odio generazionale perché nei fatti è mettere vecchi contro giovani.


PS
Solo un'ultima cosa. L'Erasmus è per famiglie economicamente serene, ma non necessariamente abbienti, anche se ho capito il discorso che fa Alberto. Io, tempo addietro, mi ero messo da parte soldi lavoricchiando e che poi ho deciso, dato che già li avevo, di mettere lì. Poi, siccome prendevo la borsa di studio regionale, metà l'ho impiegata allo stesso modo. UniVerona, infine, dava 130 euro al mese oltre a quelli forniti dall'UE. Quindi senza il mio paese, senza uno stato che dà (compresa la CAF francese) io NON partivo.






(...con una simile leadership Giovinia non ha un futuro...)

giovedì 31 marzo 2016

EU Youth Guarantee (da Giovinia)

Gentile Professore,

questa settimana purtroppo, a causa del maltempo, la nave postale non ha potuto recapitare alla biblioteca civica di Giovinia (credits: A. Bagnai) la monografia Finanziamenti comunitari. Condizionalità senza frontiere(credits: R. Raponi), che qui vorremmo leggere – pur consapevoli dei rischi per la salute – per verificare se nel lavoro di tutti i giorni vi sia qualche riscontro alle tesi di fondo anche di questo volume. Qui la situazione occupazionale è grave ma non è seria (credits: E. Flaiano), in particolare per le ragazze e i ragazzi tra i 18 e i 30 anni che, secondo il locale ufficio statistica, assommano a oltre 100.000 Choosy & Bamboccioni (credits: E. Fornero, T. Padoa Schioppa); di questi quasi uno su due è disoccupato o inoccupato e ha creduto di poter forse esser aiutato a trovarsi un impiego grazie a una buona Raccomandazione, ossia questa:


http://eur-lex.europa.eu/LexUriServ/LexUriServ.do?uri=OJ:C:2013:120:0001:0006:IT:PDF


Noterà che la Raccomandazione nel preambolo rileva gli «elevati costi causati da giovani che non si trovano né in situazione lavorativa, né seguono un percorso scolastico o formativo (NEET) [e che] tali costi ammontano attualmente all'1,2 % del PIL». La condizione di NEET parrebbe essere una costruzione delle scienze sociali, a cui però non sembra corrispondere nel nostro ordinamento uno specifico status giuridico; però per una volta siamo primi in Europa:


http://www.repubblica.it/economia/2015/11/09/news/generazione_neet_niente_studio_ne_lavoro_in_europa_siamo_primi_e_non_e_un_bel_record-126959060/


In sostanza sono un (o una) NEET quando nonstudiononlavoro nonguardolatv nonvadoalcinema nonfacciosport (credits: CCCP Fedeli alla linea / CSI). Solo in tal caso posso rivolgermi al PON IOG, che non è il saggio di una saga fantasy, ma il Programma Operativo Nazionale “Iniziativa Occupazione Giovani” realizzato grazie all’intervento economico del FSE (Fondo Sociale Europeo), noto in particolare grazie alla c.d. “Garanzia Giovani”:


http://www.garanziagiovani.gov.it/ScopriComeFunziona/Pagine/default.aspx


che prevede, fra le misure adottate, anche una rivolta a favorire la “Mobilità professionale transnazionale e territoriale”. Nella tarda primavera del 2014 in una riunione alla sede locale del Ministero delle Camminate Beote (credits: Monty Python) lo EU Youth Guaranteeci fu presentato grosso modo come un sacco di soldi che l’Europa ci regala per risolvere i nostri problemi scuotendo il gioviniese dalla sua colpevole ignavia fatta di Divano & Pleistescion. Il senso comune (e forse una robusta bibliografia) suggerisce però che se la causa più immediata (próphasis, credits Tucidide) dei problemi occupazionali delle ragazze e ragazzi di Giovinia sia stata la crisi iniziata nel 2007-2008, quelle più profonde (aitíai, credits Tucidide) sono da ricercare forse nella feroce deindustrializzazione che ha colpito il suo territorio da circa due decenni e che non è stata accompagnata da alternative credibili in grado di creare posti di lavoro altrettanto stabili (per esempio gli “eventi”, ancorché grandi, per loro natura non possono creare un’occupazione duratura). Non si conosce ancora se “Garanzia Giovani” ha centrato il suo obiettivo, ma in generale i risultati non sembrano incoraggianti:


http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/02/01/garanzia-giovani-i-pagamenti-bloccati-per-mesi-cosi-siamo-costretti-a-rinunciare/2413537/


però la fiducia nella bontà di fondo del progetto resta alta, se “conclusasi al 31 dicembre 2015 la prima fase del Programma, ne inizia una seconda”, almeno in alcune regioni:


http://www.garanziagiovani.gov.it/EventiNews/News/Pagine/2016/Il-report-e-online-Focus-sulla-Regione-Piemonte.aspx


Forse ci vuole solo più Europa e funziona,

grazie e saluti.



(...i credits per Giovinia vanno al Giovine Baroni. A me quelli per la lapidaria definizione: "Giovinia è un'espressione anagrafica"...)