(...giornata di sopralluoghi: a Montesilvano per il #goofy12 [nella nuova sede!], a Chieti per il mio ufficio [ho promesso di aprirlo e mantengo la promessa], a Chieti Scalo per i mobili dell'ufficio. Ora la giornata volge al termine. Di fronte al caminetto, in beata solitudo, posso mantenere una promessa: dopo avervi parlato qui dei ppdm, vi intrattengo un po' sui gpdm, a cominciare dall'OCSE...)
Come ci ha detto Roger Bootle al #goofy10, parafrasando Zhou Enlai, è un po' presto per giudicare se la Brexit sia stata un successo o meno.
A una cosa però la Brexit è senz'altro servita, e non è una cosa trascurabile: è uno strumento pressoché infallibile per l'individuazione dei cretini. Quelli che "gnegnegnè la Brexit!", nelle loro varie declinazioni, si autocertificano come cretini non tanto perché un giudizio compiuto su certi processi storici richiederebbe un minimo di prospettiva, ed è quindi da sciocchi superficiali tranciare giudizi con l'accetta, per lo più appoggiandosi a dati che non si hanno le minime basi culturali per valutare, e che nella maggior parte dei casi non sono nemmeno statisticamente consolidati, quanto soprattutto perché dimostrano di essere del tutto inermi rispetto al "governo delle aspettative" da parte degli organi di "governans" sovranazionale. Insomma, per dirlo con parole che forse anche loro potrebbero capire: perché abboccano, da autentici babbei, ai fattoidi che i vari Fmi, OCSE, G7, G20, Commissione Europea ecc., diffondono, al preciso scopo di convincere i babbei (e i mercati, cioè i babbei cui affidiamo i nostri soldi) che indicibili sciagure attendono chi osi abbandonare il solco tracciato dai sinedri sovranazionali.
Che organismi come l'OCSE costruiscano una rappresentazione del mondo tendenziosa, orientata a sostenere tesi politiche ben precise, a costo di alterare i dati, lo abbiamo visto bene in un caso che molti di voi ricorderanno: quello delle statistiche sulla flessibilità del mercato del lavoro. Chi non se lo ricorda o non c'era fa bene ad andarselo a guardare, ma comunque riassumo brevemente il succo della questione.
Quando il ritornello era (esattamente come oggi, del resto) che l'Italia doveva "fare le riforme", l'OCSE portava a sostegno di questa petizione di principio le sue statistiche sulla protezione dei lavoratori, cioè, in altri termini, sulla rigidità del mercato del lavoro (dipendente protetto = mercato rigido). Da queste statistiche risultava, come ricorderete, che in Italia il mercato del lavoro era troppo rigido, in particolare più rigido di quello tedesco, e quindi doveva essere ulteriormente riformato, come richiesto dalla lettera di Draghi a Berlusconi. Fatto sta che dopo che gli interventi del PD (le varie riforme Fornero e Giovannini, il jobs act) ebbero reso il mercato del lavoro italiano così flessibile che nelle statistiche avremmo battuto la Germania per flessibilità, togliendo vigore alla canzoncina del "fare le riforme", l'OCSE semplicemente smise di pubblicare i dati che le avrebbero dato torto smentendo la sua ansia riformatrice! Se si fosse visto che l'Italia aveva fatto più riforme della Germania, si sarebbe dovuto smettere di chiedere riforme all'Italia (o magari cominciare a chiederne alla Germania): una cosa inammissibile per la governans sovranazionale, secondo cui chi si deve riformare è sempre e solo l'Italia. Nel corso di lunghi anni, ogni volta che incontravo un funzionario dell'OCSE, che fosse un amico o un estraneo, facevo in modo scherzoso o ingenuo questa domanda: "Ma come mai non pubblicate più le vostre statistiche così utili sulla protezione del lavoratori?" La risposta degli amici era un sorriso ironico, quella degli estranei un costernato imbarazzo: loro, sia gli amici che i nemici, lo sapevano perché non stavano pubblicando quei dati! Semplicemente perché avrebbero sconfessato il messaggio politico che i padroni del vapore volevano che venisse (e tuttora vogliono che venga) dato: quello della necessità ontologica del nostro Paese di riformare se stesso, in un perenne conato di adeguamento alla struttura dei migliori (cioè di quelli che ora sono col culo per terra in recessione, per capirci). A riprova, come vi feci vedere a suo tempo, è il fatto che le statistiche riapparvero quando, dopo aver un pochino taroccato i dati con la scusa di renderli più aderenti alla realtà (cioè alla loro ideologia), e dopo che il decreto Dignità aveva reintrodotto delle rigidità nel mercato del lavoro italiano, si poteva nuovamente sostenere che l'Italia doveva fare le riforme perché aveva un mercato del lavoro più rigido di quello della Germania!
Capito?
Facile impostare una governans così! O i dati ti danno ragione, oppure li tarocchi, o al limite smetti di pubblicarli finché, per qualche accidente della storia, non tornano a darti ragione! All'OCSE piace vincere facile, peraltro coi soldi nostri (e con redditi esentasse, come credo sappiate)!
Chi si fida del discorso di truffatori di questa risma non ne esce benissimo in termini intellettuali. Tuttavia, va anche detto che per svelare una truffa di questa natura occorre un minimo di perizia tecnica. Non è un caso che sia sfuggita praticamente a tutti i commentatori. Non si pretende quindi che i babbei diventino diffidenti per avere appreso una lezione che sicuramente non sono in grado di capire! Nel caso della Brexit, però, non occorre addentrarsi in sofisticati indicatori: basta sapere (o almeno far finta di sapere!) che cosa sia il Pil, e avere un minimo sindacale di memoria (o di capacità di navigare sul web). Chi si fa prendere in giro, quindi, è proprio un cretino, e solo un cretino.
Passo a dimostrarvi quello che intendo, dati alla mano.
Il referendum sulla Brexit ebbe luogo a giugno 2016. Tutti ricordano l'epica maratona in cui Claudio Borghi tenne fieramente testa a un "mitraglietta" che da strafottente trascolorò in depresso. Eh, no, non era andata come volevano loro (cioè, direbbe Luciano, Essi). Ma la rappresaglia non tardò ad attendere. Basta confrontare lo scenario previsionale che il Fmi aveva emesso ad aprile (prima della Brexit), con quello che emise a ottobre (dopo la Brexit):
Lo scenario costruito post-Brexit, ovviamente, era a tinte fosche: secondo il Fmi, il Pil a partire dal 2017 sarebbe stato sistematicamente inferiore a quello che ci si attendeva ragionevolmente nello scenario pre-Brexit, con un divario crescente dall'1.2% nel 2017 al 2.5% nel 2021. I traditori sarebbero stati puniti! La Strafexpedition dei mercati avrebbe scongiurato eventuali tentativi di emulazione, chiarendo che extra Europam nulla salus. Del resto, questo è quello che all'epoca diceva Lascienza, cioè che nel lungo periodo ci sarebbe stato un calo del Pil, rispetto al sentiero tendenziale, in un range dal -1% al -25%.
A quel tempo si poteva chiacchierare quanto si voleva (mi ricordo uno spassosissimo seminario a Villa Mondragone, dove tutto il Santo Sinedrio di Tor Vergata si stracciava le vesti, con qualificatissimi ospiti indernescional, e io mi aggiravo sornione, nascondendo i miei sentimenti sotto una plumbea cappa di indifferenza)...
Ora però, sette anni dopo, i dati ci sono. E com'è andata? Così:
Dal 2017 al 2019, per tre lunghi anni, i dati storici si sono allineati pressoché esattamente allo scenario "alto", quello costruito nell'aprile 2016, cioè prima della Brexit. Lo scenario "basso", quello punitivo, quello diffuso dopo la Brexit perché i gonzi potessero ululare, come effettivamente hanno ululato, "la Brexit sarà un disastroooooo...." si è quindi rivelato totalmente farlocco: uno strumento di governo delle aspettative (dei gonzi), un esercizio di retorica politica, una pessima prova di capacità econometrica.
Poi è arrivato il COVID a ricordarci che...
Ma questo giochetto di deprimere le previsioni del Regno Unito per alimentare il coro dei gonzi non lo ha mica fatto solo il Fmi!
Magari!
In questo blog che non c'è (anche se ultimamente qualche giornalista s'è accorto della sua esistenza) abbiamo spesso evidenziato la simpatica distorsione positiva, l'ottimismo della volontà, che anima le previsioni macroeconomiche dei padroni del vapore. Qui un esempio:
discusso in dettaglio in questo post.
Può essere interessante quindi andare a vedere le previsioni a due anni che l'OCSE pubblica e mantiene regolarmente sul suo sito. Se tanto mi dà tanto, così come quelle dell'Italia sono sbagliate per eccesso, perché promettevano, a un Paese che si era piegato, una crescita che non arrivava mai, quelle per il Regno Unito saranno sbagliate per difetto, perché minacciavano a un Paese che non si era piegato una recessione che non arrivava mai!
E infatti:
Le previsioni per il Regno Unito sono sistematicamente distorte al ribasso, con due sole eccezioni: quella fatta a metà 2019 per il 2020 (e grazie!), e quella fatta a metà 2021 per il 2022. Insomma: Britannia delenda est. Ma l'unica cosa che esce distrutta da questo accanimento è la repiutescion degli economisti dell'OCSE (e dei loro lauti stipendi esentasse: perché qui Grillo ferit Grillo pereat!). A riprova, vi fornisco lo stesso esercizio fatto con la Germania:
Ed ecco che, (un)surprisingly enough, le previsioni sono per lo più distorte verso l'alto, con l'unica significativa eccezione della previsione fatta a metà 2020 (in pieno panico) del tonfo che si sarebbe fatto nel 2020. In quel caso la previsione è distorta verso il basso, causa panico, appunto, situandosi attorno al -8% a fronte di uno storico che è stato poco meno del -4%. In tutti gli altri casi le previsioni sono ridicolmente ottimistiche, a partire da quella fatta lo scorso anno per l'anno in corso, con una crescita vicina al 2% quando ora si ritiene che il risultato annuale sarà zero se va bene, data la recessione in cui la Germania è prevedibilmente caduta (e quando questa previsione ridicola è stata fatta tutti gli elementi che ci portavano a dubitare della solidità della crescita tedesca erano già lì: la crisi delle materie prime, quella energetica, e la guerra - mancava solo il suicidio dei gasdotti, che sarebbe arrivato a settembre).
Diciamo che per essere dei peracottari sono pagati bene, troppo bene. Oppure, ed è questa la cosa su cui inviterei a riflettere (se questo blog esistesse) chi cretino non è, o magari lo è, ma non vuole sembrarlo, il lavoro di certi geni delle previsioni non è quello di fornire un quadro asettico degli scenari probabili, ma quello di "governare" le aspettative, di far credere che la realtà si stia conformando ai pregiudizi che si vogliono disseminare per sostenere una certa azione di governo.
Ecco: se le cose stessero così, avremmo a che fare con dei veri professionisti!
E ora, chi vuole ragionare, ragioni, e chi vuole ululare, ululi! Io il mio dovere l'ho fatto, e col vostro permesso ci dormo sopra!