Visualizzazione post con etichetta Flassbeck. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Flassbeck. Mostra tutti i post

lunedì 2 ottobre 2017

Due eventi eccezionali (#goofy6)

Primo evento
...e finalmente a Uga è toccato l'apparecchio. Cosa c'è di eccezionale? Così fan tutte. La bella di babbo ha ereditato da me solo il carattere mite e remissivo, purtroppo non la dentatura, e così è stato giocoforza metterla nelle mani di un tecnico del settore. Io non sono un dentista, quindi...

E voi direte: "Che c'è di eccezionale?" Ma... fin qui assolutamente nulla!

La settimana scorsa siamo scesi a Prati, lei mi ha accompagnato dall'oculista (perché io non sono un oculista quindi...), e io dal dentista. Mentre lei si divertiva, ho avuto vaghezza di recarmi da un terzo specialista: il macellaio di piazza dell'Unità (quello che ha il box dal lato di via dei Gracchi, direzione Silla). Trasognato come al solito lasciavo lo studio del dentista, ragionando sul fatto che la carne rossa fa male ma... (in questo caso il "quindi" può attendere), e sulla soglia del palazzo una voce: "Buongiorno Bagnai!"

Un amico che vi presenterò (spero) mi raccontava quest'estate di come, in tenera età, si era trovato a dover subire la violenza del pubblico. Naturalmente fa piacere riscontrare l'approvazione e il sostegno di tanti, ma non ci sono free lunch, che poi, detto come lo si è sempre detto da queste parti, significa che ubi commoda ibi et incommoda. Tu vorresti essere un artista, e separarti dalle tue opere, che avvii al pubblico, affinché questo si appropri di esse, lasciando, se possibile, te a te stesso. Ma non funziona così. Siccome le tue opere sono loro, tu sei loro. E siccome loro sono tanti uni (o, come diceva ieri un mio altro amico a proposito di un altro dibattito, nessuni), ognuno pensa di avere un rapporto esclusivo con te, senza pensare che per te la somma di questi rapporti esclusivi è un discreto fardello. Ora, vi ho detto mille volte che quando ho lanciato il mio grido di dolore l'ho fatto anche nella convinzione che nessuno lo avrebbe ascoltato. Non è andata esattamente così, e capisco che devo convivere con questo risultato, accettandone le lusinghe e gli oneri. Tuttavia, se proprio dobbiamo avere un rapporto, se proprio devo lasciarmi cannibalizzare dal vostro

AMMMMMMMOREEEEEEE

(tanto caro a me quanto ingombrante, non solo tipograficamente), mi piacerebbe almeno poterlo ricambiare, mi piacerebbe che, se proprio rapporto deve essere, almeno rapporto fosse. Ora, un rapporto presuppone almeno due (nella maggior parte dei casi tre) soggetti. E come si può avere un rapporto con Nessuno? Vorrei ricordarvi che l'ultima persona alla quale uno si presentò dicendo di essere nessuno non finì benissimo (agli europeisti fornisco la chiave dell'enigma). Da qui una certa mia sollecitudine nel ricordarvi alcune fondamentali regole di buona educazione (prima ancora che di disciplina).

Ma tutto è stato invano, fino alla settimana scorsa.

Uscivo, dicevo, dallo studio del dentista e: "Buongiorno Bagnai!" E io, seccato: "Buongiorno!" E lui: "Sono l'avvocato Tizio, volevo ringraziarla". E io: "Grazie. Di cosa?" E lui: "La seguo ecc.".

La parola chiave è: "Tizio" (che è l'unico dettaglio non vero di questa storia: ma ovviamente devo tutelare l'anonimato). A voi sembrerà poco, ma per me il fatto di incontrare un lettore che, a differenza della stragrande maggioranza di voi, mi si sia presentato come una persona N-O-R-M-A-L-E è stato un dato di eccezionale importanza. Mi ha lasciato sperare che finalmente il messaggio, dopo aver fermentato per mesi nella sentina degli ex-ortotteri, ex-donaldiani, ex-signoraggiai, ex-laqualunque, e altri scappati di casa vari, cominci a diffondersi fra le persone normali, quelle che non ti vengono incontro tremebonde e afasiche come un adolescente pustoloso fradicio di languore sessuale, ma che ti tendono una mano asciutta e ferma, e ti dicono chi sono, perché fanno il loro lavoro (utile) come tu fai il tuo.

Le persone normali, perché la normalità esiste, ed è un valore (tant'è che di questi tempi risulta essere piuttosto rara), ed è quello che io voglio mi sia restituito e per cui mi sto battendo.

Tutto questo solo per dirvi che io naturalmente vi voglio bene, e non vorrei mai chiedervi una violenza che non impongo nemmeno a me, cioè quella di essere diversi da ciò che ritenete di voler essere: però, la prossima volta che mi incontrate, fate almeno finta di essere normali, così come io, spesso, devo far finta di essere diverso da quello squilibrato che sono. So quanto mi costa, e quindi posso immaginare quanto costi a voi: ma proprio per questo mi sento autorizzato a chiedervelo. E l'occasione per mettere in pratica questo precetto potrebbe presentarsi molto presto...

Secondo evento
Ieri abbiamo lanciato la sesta edizione del convegno internazionale Euro, mercati, democrazia (per gli amici, #goofy6). Anche quest'anno, come di consueto, abbiamo scelto una linea editoriale innovativa rispetto alle precedenti. Dopo l'edizione scorsa, totalmente internazionale, con relatori provenienti da Finlandia, Regno Unito, Repubblica Ceca, Spagna (o meglio: Catalogna), Stati Uniti, Ungheria, con la quale avevamo cercato di appurare se ci fosse vita fuori dall'euro, l'edizione di quest'anno si intitola Più Italia ed è interamente italiana, con due sole eccezioni di cui vi parlerò. Il tema che mi interessa approfondire è se sia vero che l'Europa sia un male necessario, lo scotto da pagare per affrontare la realtà della globalizzazione. Che l'Europa sia un male, se non addirittura il Male, per il modo in cui l'integrazione europea viene gestita (senza strategia, senza solidarietà...), è un'affermazione dalla quale credo che pochi oggi possano ragionevolmente dissentire. Siamo proprio sicuro che l'Italietta tutta sola non potrebbe sopravvivere in un mondo globalizzato nel quale paesi di dimensioni simili o inferiori (dalla Corea del Sud alla Norvegia) prosperano senza sentire il bisogno di cedere sovranità? Vogliamo continuare a dircelo, magari mentre ci inteneriamo per le legittime aspirazioni della Catalognetta o della Scoziuccia?

Come nelle edizioni precedenti, pur consapevoli del fatto che l'economia, cioè l'insopprimibile bisogno di riempire la pancia, regna sulle dinamiche storiche e politiche, rifiuteremo di fossilizzarci in una lettura economicistica della realtà (atteggiamento, questo, che una infinita legione di scalzacani a corto di argomenti ci rimprovera, ma del quale ho difficoltà a trovare traccia nel nostro lavoro). Il tema dei margini di autonomia del nostro paese infatti non ha una rilevanza esclusivamente economica (nel qual caso la risposta alla domanda: "Possiamo starcene per i fatti nostri?" sarebbe un deciso, convinto e irrefutabile: "Sì!", data l'eccellenza della nostra manifattura e la posizione di primato in una serie di altri settori, dall'agroalimentare alla moda), ma coinvolge molti altri aspetti, a partire da quelli di natura geopolitica. Avremo quindi con noi, fra gli altri, esperti di geopolitica e di strategia militare, cui porremo la domanda: "Meglio soli, o male accompagnati?" Perché non so a voi, ma a me non sembra che, dall'aggressione della Libia in giù (o anche risalendo alla vicenda iugoslava), l'Europa sia stata una buona compagnia per il nostro paese. Mi sembra insomma che in politica estera, esattamente come in politica economica, difficilmente avremmo potuto compiere da soli errori peggiori di quelli che siamo stati costretti a compiere o a subire in compagnia.

Tuttavia, io sono solo un tenente in congedo, non sono (visibilmente) uno stratega, quindi... chiederò!

Avremo, naturalmente, anche economisti, ad altissimo livello (per gli amanti delle classifiche, il più alto raggiunto finora), coi quali cercheremo di riflettere sui margini di manovra economica del nostro paese, e imprenditori, cui chiederemo se l'essere italiani li abbia penalizzati, e di converso l'essere "europei" favoriti, nel loro rivolgersi con successo ai mercati internazionali. La risposta in questo caso temo di saperla, altrimenti non avrebbero accettato di farsi vedere in nostra compagnia: ma sarà interessante apprezzarla dalla loro viva voce.

Vi dicevo delle due eccezioni a questa impostazione "patriottica".

Intanto, un ospite estero ci sarà. Dopo quattro anni, tornerà a Montesilvano Panagiotis Grigoriou, un nostro amico al quale è toccato il discutibile privilegio di precederci in quella discesa agli inferi che è l'assimilazione nell'impero germanico, pardon, l'integrazione europea... E poi, a differenza dello scorso anno, in cui non volemmo giornalisti, ritenendoli inutili e quindi dannosi (cosa della quale abbiamo ormai quotidiane conferme), quest'anno avremo con noi alcuni corrispondenti di testate estere. Ci è sembrato interessante aprir loro questa finestra sul mondo dei populistfascioleghistxenofobantieuro (voi): potrebbero avere delle sorprese (loro), e starà poi a loro decidere se e come riferirle ai loro lettori.

Proprio in questi giorni, osservando il dibattito su Twitter, constatavo come questo appuntamento, che è, naturalmente, la "nostra" festa, la festa di questa comunità, una lieta occasione di incontro, abbia anche offerto, nel corso degli anni, una chiave di lettura anticipatrice di molte tendenze oggi in atto, e ci abbia permesso di inserirci nel dibattito avendo una marcia in più: quella di chi è arrivato con anticipo alle conclusioni che tanti hanno raggiunto a fatica, in ritardo, sorpresi e sospinti dalla violenza dei fatti.

Vi faccio solo tre esempi.

Nell'invitare uno degli esperti di geopolitica, un collega che lo scorso anno aveva tentato di coinvolgermi in un suo interessante progetto sul concetto di guerra economica (e io, molto a malincuore data l'amabilità della persona e l'interesse del tema, non avevo potuto aderire per raggiunti limiti fisici, e per le tante preoccupazioni che quell'anno da cancellare dal calendario aveva portato con sé), questi mi diceva: "Perché sai, è uscito un libro interessantissimo, di una studiosa americana, Kelly Greenhill, che parla delle migrazioni sotto una prospettiva molto interessante...". Gli ho fatto notare che se il libro di Kelly è uscito in italiano, è proprio perché io ne ero venuto a conoscenza grazie a una di voi (Barbara) e avevo invitato Kelly a partecipare al #goofy5 (quello del 2016):


dal che lei aveva intuito le potenzialità del suo lavoro per il nostro pubblico. Peraltro, il fatto che una persona così attenta a certi temi, come quella che conoscerete quest'anno, non fosse venuta a conoscenza di questo incontro mi ha fatto capire quanto dobbiamo ancora fare come associazione per valorizzare il nostro lavoro. Ma su questo stiamo lavorando e ne parleremo con calma.

Altro esempio: in questi giorni, Heiner Flassbeck imperversa su Twitter con affermazioni abbastanza sconclusionate, chiedendo, in un allucinato guazzabuglio di reductiones ad Hitlerum e aneliti pieuropeisti, che l'Europa venga riformata:





(se vi interessa rovistare nei detriti, potete farlo qui).

Considerando che siamo nel 2017, a sentire uno che chiede di riformare Leuropa ci si potrebbe anche legittimamente chiedere se c'è o ci fa. Ma chi è stato ai "goofy" non può avere dubbio, perché ha visto coi suoi occhi lo stesso Flassbeck spiegarci apertis verbis, con la vis oratoria e la competenza che gli sono proprie e per le quali lo ammiriamo, che a causa della testardaggine tedesca l'Europa non è riformabile se non minacciando la Germania con la pistola sul tavolo (qui, al minuto 40:00):




Ora, mi sembra abbastanza chiaro che nessuna persona di buon senso può ritenere politicamente stabile un'alleanza la cui coesione si basi sulla continua minaccia del più debole al più forte. Quindi Heiner ci fa: la mia fiducia verso l'umanità (e verso le sue capacità professionali) mi portano a concludere che lui stesso non creda alle sue liturgiche invocazioni di salvifiche riforme (delle quali non sa dare dettagli). Quello che si intuisce è che le sue sparate contro l'atteggiamento della Germania erano in realtà motivate dal suo personale dissenso politico verso l'élite tedesca allora (e tuttora) dominante: in sintesi, verso la Merkel. Ma se quello che sta facendo la Merkel lo facesse la Linke (e non ci sono motivi per i quali non dovrebbe farlo), sono fermamente convinto che a lui starebbe bene, e non troverebbe nulla da ridire sull'atteggiamento mercantilistico del proprio paese, perché non puoi essere sinceramente contrario al mercantilismo tedesco se non sei sinceramente contrario all'euro (e Heiner non lo è). Nessuna riforma sensata dell'eurozona può prescindere da due caposaldi: smantellamento dell'euro e rifiuto assoluto del principio di indipendenza della banca centrale. Sono cose che voi sapete, perché vi sono state dette tanti anni fa:


Fa un po' tenerezza vedere quanto il dibattito estero sia ancora indietro, e questo deve essere per noi motivo di orgoglio ma anche di preoccupazione: se quelli che contano più di noi stanno conciati così, la strada, se non lunga, sarà comunque difficile. Più in generale, da questo breve resoconto, dovreste intuire quanto sia difficile fare politica "europea", perché agire a livello "europeo" significa, per forza di cose, trasporre a casa d'altri le proprie legittime aspirazioni, ma anche le proprie umane frustrazioni, riferite al quadro politico del proprio paese. Non è detto che quello che auspichiamo e forse funzionerebbe a casa nostra, necessariamente sarebbe auspicabile e funzionerebbe a casa d'altri, così come non è detto che capire molto in casa propria serva a capire qualcosa in casa altrui: le storie, i lessici, le grammatiche politiche differiscono da nazione a nazione, ed è esattamente questo che condanna ogni afflato internazionalista a tradursi nel migliore dei casi su un autoassolutorio cosmopolitismo borghese, nel peggiore in un più esplicito (e quindi forse anche più onesto) imperialismo.

Lo stiamo vedendo, del resto, con la triste storia della Catalogna, dove tutti hanno ragione, tutti hanno perso, e tutti sono diventati esperti di storia e politica spagnola.

E arrivo così al terzo esempio di come i #goofy abbiano permesso a chi ha partecipato non solo di divertirsi, ma anche di avere una marcia in più. Oggi mi ha strappato un indulgente sorriso di umana solidarietà l'affermazione stratosfericamente ingenua di Giorgio Cremaschi (degna persona, a modo suo) circa la pretesa natura "noeuro" di Podemos! Podemos è la rappresentanza locale, in Spagna, di quel polimorfo esperimento di intercettazione del dissenso che qui da noi si chiama 5 stelle, in Grecia Syriza, ecc. Lo abbiamo analizzato qui, e l'analisi resta valida. Ma al di là di questa evidenza analitica, noi abbiamo avuto, a Montesilvano, il privilegio di assistere in diretta alla castrazione di Podemos. Ricorderete che Montero Soler, che al #goofy2 (nel 2013) aveva pronunciato una appassionata e documentata requisitoria sui danni dell'adesione all'euro per l'economia spagnola:


e probabilmente lo ricorderete tornare al #goofy3 (nel 2014) per dirci che sì, tutto questo era vero, ma per risolvere il problema ai cittadini bisognava tralasciare le vetuste categorie di destra e sinistra, non era necessario parlare di euro, ma bisognava parlare, guarda un po', di un altro concetto tanto utile, che noi italiani (?) avevamo proposto al dibattito: quello di casta! (Qui, al minuto 37):


Ora, noi, qui, sappiamo che il castacriccacoruzzione è il cavallo di battaglia delle riforme neoliberali: ovunque nel mondo il capitalismo finanziario voglia imporre le proprie leggi, procede prima coventrizzando l'opinione pubblica con questa solfa, della quale, peraltro, le origini sono note, e riportano alle istituzioni del Washington Consensus (in particolare, alla Banca Mondiale, che non a caso gestisce questo bel progettino sulle percezioni...). Abbiamo imparato che la litania della corruzione è la liturgia dominante di quella religione di odio verso lo Stato (per il tramite dell'odio e dell'invidia verso la politica) che qui da noi è il grillismo, in Spagna Podemos, ecc., e in tutto il mondo è il neoliberismo. A me le scaglie caddero dagli occhi quell'8 novembre 2014, e mi fu quindi facile, a valle di quella disclosure, prevedere con tanta accuratezza le vicende greche, e fotografare come vi ho sopra ricordato il ruolo dei partiti "de sinistra" nella gestione della crisi. Posso quindi sorridere di affermazioni un po' affrettate come questa:



Nei prossimi giorni vi fornirò altri dettagli: ma già da ora posso garantirvi che anche il #goofy6, come i suoi predecessori, sarà un evento eccezionale, che ci farà compiere il consueto balzo nel futuro del dibattito: un privilegio che di per sé vale il prezzo del biglietto, soprattutto se congiunto al piacere ineffabile di dare un volto a tante persone che qui avete conosciuto solo tramite la parola scritta.




(... credo di non essere il solo a pensarla così, considerando che in meno di un giorno sono già andati sessanta biglietti e senza che ve ne parlassi qui: comunque tranquilli, c'è posto, ma dopo il 15 novembre - o dopo i primi 400 biglietti venduti - saremo costretti ad aumentare il biglietto a 45 euro. Chi ha tempo non aspetti tempo...)

venerdì 20 novembre 2015

Euro-dinamite dall'Italia

(...traduzione dell'articolo di Heiner Flassbeck per i meno germanofoni - aka diversamente europei - a cura di Laura Filippelli...)


Lo scorso fine settimana mi trovavo in Italia per partecipare a una conferenza sull’euro. A Pescara, infatti, ormai da qualche anno Alberto Bagnai, acuto professore di Economia (il nome del suo blog italiano è goofynomics), riunisce un gran numero di politici italiani per discutere dell’euro e delle prospettive economiche dell’Italia.

Alla conferenza, iniziata sabato mattina e conclusa domenica sera, hanno preso parte circa 600 persone, appartenenti alle più disparate fazioni politiche. Sebbene Bagnai definisca sé stesso come “di sinistra” e rivolga il suo impegno “a sinistra”, è in grado di portare a Pescara anche partiti di destra. Domenica per esempio era al tavolo Matteo Salvini, segretario generale della Lega Nord, per un’intervista. Ciò che unisce i vari partecipanti è il desiderio e la determinazione a uscire (a ogni costo) dall’unione monetaria.

La diagnosi sulla situazione dell’Italia e sull’euro che ho potuto ascoltare a Pescara, va sostanzialmente nella giusta direzione. È noto che l’Italia versa in una situazione economica estremamente difficile, quasi senza via di scampo, ed è altrettanto chiaro quale grande peso abbia il commercio estero all’interno dell’area euro su questa situazione di difficoltà. E la maggior parte dei partecipanti, e prima di tutti Alberto Bagnai, sapevano anche esattamente chi è il responsabile di questa situazione: la Germania!

È sorprendente come a Pescara si siano seduti allo stesso tavolo partiti, dall’estrema sinistra all’estrema destra, che sarebbero altrimenti profondamente divisi, perché uniti dall’obiettivo comune di sviluppare un piano per uscire dall’euro nel modo migliore e più veloce possibile. Tanto è vero che si è parlato di agire in stretta collaborazione come in tempi di guerra unicamente per questo scopo, l’uscita dall’euro, ben sapendo che dopo si tornerà a percorrere strade diverse nella normale attività politica. Tutto questo riflette un impeto politico che io stesso avevo sottovalutato finora.

Questa conferenza, durante la quale ho presentato la mia consueta analisi della crisi dell’euro, pur facendo io solitamente parte di quella schiera di persone che mettevano in guardia contro decisioni affrettate, dimostra chiaramente due aspetti. Primo, in paesi come l’Italia (ma vale anche per la Francia) sta crescendo sempre più velocemente la consapevolezza che l’unione monetaria non solo non abbia portato nulla di positivo dal punto di vista economico, bensì – e in questo il ruolo di una Germania mercantilista è centrale – che sia anche responsabile della malattia incurabile che lentamente sta consumando questi paesi. È chiaro quasi a tutti ormai che l’idea di poter raggiungere la Germania tramite delle “riforme”, considerati i suoi forti e persistenti avanzi delle partite correnti, fosse una mera illusione.

Secondo, la dimensione del problema di questi paesi, qui in Germania viene tragicamente sottovalutata. Molti credono, come ho potuto constatare ancora a Berlino solo lo scorso lunedì, che vista la crisi dei profughi e il terrorismo, l’euro e la situazione economica siano passati in secondo piano. Questo è un fatale errore di valutazione. In Francia ci si occuperà probabilmente per giorni e forse settimane per lo più di terrorismo, ma la catastrofe economica tornerà immancabilmente alla ribalta, e verrà attribuita sempre più direttamente all’euro e indirettamente alla Germania. Non è certo un caso che Wolfgang Münchau affermi in questi giorni sulla rivista Spiegel-Online ciò che nessuno per ora osa ammettere: è colpa della Germania. Münchau ha infatti partecipato a una conferenza in Inghilterra dai toni e dai contenuti evidentemente simili a quelli di Pescara.

È palese che il tentativo della politica tedesca di coprire le colpe della Germania con dimostrazioni di forza, o di nascondere la polvere sotto il tappeto, sia definitivamente fallito. Fattore scatenante di questa ondata anti-euro è senza dubbio il comportamento spietato della Troika nei confronti della Grecia durante l’estate scorsa, ma anche in assenza di questo comportamento, prima o poi non sarebbe stato più possibile nascondere il fatto che la Germania stessa non rispetta alcune norme fondamentali, mentre ammonisce di continuo gli altri paesi per la violazione delle norme.

Sì, non è un’esagerazione: la Germania viola la norma più importante di tutte quando si parla della convivenza tra Stati. Questa norma dice che bisogna dare un po’ di ossigeno ai paesi partner e che tutti devono avere la possibilità di migliorare la propria situazione economica in seguito a una grande recessione, invece di restare bloccati in una situazione di stagnazione e alti tassi di disoccupazione. È chiaro che prima o poi arriverà il momento in cui gli altri “ti ripagano con la stessa moneta” in modo incontrollato e incontrollabile. Dopo l’esperienza di questo fine settimana, questo momento mi sembra molto più vicino di quanto non immaginiamo.



(...si apra la discussione, ma non mi fate le fidanZatine anZiose, perché sto preparandomi per Parigi e ho ben altri cazzi che gestire la coda di moderazzzzione del blog. Quindi dite le vostre minchiate come io dico le mie, ma siate così gentili da avere un minimo di pazienza se non riuscirò a sbloccarle subito, ok? Daje, che tutti dicono che siamo una bella community! Non è che si vedano tanto spesso 600 persone che riescono con tanta credibbbilità a far finta di capire quello che viene detto. Siete tutto il mio orgoglio! Poi rispondo anche a Flassbeck, ma in tedesco - devo esercitarmi - e con un vincolo esterno simile capirete che le attese in aeroporto passeranno in un lampo...)


(...Laura, grazie! Solo una cosa: se dobbiamo frequentarci, devi prendere una decisione. Non nel senso di lasciare il tuo eventuale uomo, ma nel senso - forse più doloroso - di decidere se per te la terza persona singolare del verbo essere si scrive, in maiuscolo, È o E'. Non farmele convivere, è una convivenza impossibile. Sacrificane una. Questa volta l'ho fatto per te, ma, come sai, perder tempo ecc....)