Scusate, molto rapidamente fra una riunione e l'altra voglio mettere nel giusto risalto il commento fatto da un membro di questa community che però (congiunzione avversativa) capisce come stanno le cose:
Mich Don ha lasciato un nuovo commento sul tuo post "Istituzioni europee (ancora sul MES)":
E' proprio così. Non esiste nessuna firma materiale. I termini “firma”, “firmare”, “firmato” sono usati a sproposito (sorprende – o forse neanche tanto - che lo facciano politici, giornalisti, commentatori persino docenti che per mestiere dovrebbero essere informati). Alle riunioni, per prestare il proprio consenso basta stare zitti al momento in cui vengono tirate le conclusioni. Il consenso è l'assenza di un dissenso espresso (storicamente: per facilitare le decisioni, adesso: per...). In pratica: potresti anche parlare e opporti per tutta la riunione, ma se al momento della decisione non alzi il ditino, magari da solo, e non ti opponi apertamente: hai dato il tuo accordo (ma potrai poi dire che non hai firmato, perché materialmente non lo hai fatto, poiché non serviva firmare per essere d'accordo). La decisione del Consiglio Europeo, come ci spiega il Prof. Bagnai, indica solo un indirizzo, una direzione, non è legislativa. I dettagli (cioè tutto quello che veramente conta) verranno elaborati nei Gruppi di Lavoro del Consiglio a livello funzionari, che poi li passeranno per la decisione ai Ministri (EUROGRUPPO, ECOFIN). Ergo, se non stai attentissimo a cosa passa già in gruppo di lavoro, sarai poi fregato alle riunioni ministeriali (provate a remare contro tutti gli altri 26 che ti sfottono perché già c'era un accordo in Gruppo e non sei più in grado di confermarlo). A tutti questi livelli, mai firma, basta stare zitti,e raro anche si arrivi a procedura di voto vera e propria. Se la decisione riguarda il MES, suppongo bisogna passare agli organi del MES (diretto da Regling, il signore che ci hanno detto che si aspetta che noi e gli spagnoli ci presenteremo in ginocchio) e se si tratta di materia di spesa non già regolata dallo specifico trattato MES (inclusa la proclamata eliminazione delle condizioni per i debitori) immagino si debba emendare il trattato e passare dai Parlamenti (anche da quelli che non intendono usare i prestiti, poiché rischieranno i soldi pur se non li prenderanno). Da quello tedesco direi sicuramente sì, dal nostro...
Postato da Mich Don in Goofynomics alle 16 aprile 2020 18:51
Ho messo in evidenza i punti centrali, di cui il secondo è quello determinante ed è meramente psicologico. Mica vai a fare una figuraccia con i tuoi "omologhi", no!? E così quando si arriva al punto decisivo ti trangolli con un bel sorriso la minestra rancida che ti trovi sul piatto, quand'anche tu capisca che è rancida, e amen.
Altro punto psicologico molto importante, che ci mette in condizioni di sistematica inferiorità negoziale. L'atteggiamento italiano (da me riscontrato in numerosi vertici a palazzo Chigi) è sempre: "Eh, ma se su questo diciamo di no poi restiamo isolati, eh, ma non possiamo sempre dire di no, eh, ma su questo ci vengono dietro solo i paesi sfigati...". Il punto è un altro: non dovremmo sempre dire di sì! Un po' come nel bilanciamento fra diritto alla salute e altri diritti costituzionali, così anche nei negoziati a Bruxelles occorrerebbe trovare un equilibrio, decidere dove cedere (nel caso in cui valga la pena per ottenere qualcosa da altre parti), e dove non cedere. Ma questo Governo non sa trovare in nessun caso un punto di equilibrio: la pretesa supremazia del diritto alla salute (quando c'è la salute c'è tutto, signora mia...) è stata il pretesto per instaurare la dittatura di quelli che a inizio febbraio dicevano che non c'era rischio contagio (i virologi); analogamente, sui tavoli europei ogni pretesto è stato colto per cedere irremissibilmente sull'agenda economica, senza che sulle altre eventuali agende si sia visto un bruscolo di progresso (forse perché non lo si voleva ottenere).
Terzo e ultimo punto per spiegarvi certi meccanismi (i punti sarebbero molti di più, ma non posso esaurirli tutti per mancanza di tempo), e in particolare per chiarire il ruolo del deep state. Una volta la classe politica era costituita o da politici o da persone competenti cooptate dalla politica. Il sorteggio degli scappati di casa o la cooptazione dei compagni di merende non venivano contemplati fra le possibilità, o almeno non così apertamente! Di conseguenza, chi accedeva a un tavolo negoziale aveva già maturato rapporti con le sue controparti in occasione delle normali frequentazioni stabilite in seno alle famiglie politiche europee, oppure, in mancanza di questo, almeno aveva per motivi professionali contezza dei dossier. L'aggressione alla politica, in nome dell'onestah, ha raggiunto il suo scopo: sgretolare la politica. I corridoi dicono quindi che oggi chi va a negoziare parte spesso battuto perché gli uffici, anche astraendo dalla nota solfa del "nessuno ci dà la linea" (che nel caso del MES abbiamo riscontrato essere una balla), adottano una strategia di minimizzazione del danno consistente nel dare al politico di turno una posizione negoziale coincidente con il punto di caduta, nella ragionevole presunzione che il politico, essendo ignorante della materia, rischierebbe di cadere in un punto più svantaggioso se gli si desse una posizione iniziale più challenging. Mi spiego: se vuoi ottenere 100, normalmente chiedi 200. Nel fogliettino che gli uffici danno al ministro non scrivono 200 ma 100, per paura che quello torni a casa con zero. Così, invece, torna a casa con 50. Banalizzo, ma questo è ovviamente un tema, e non è strettamente un "tradimentooooooh! Piazzale Loretooooooh!" secondo gli stilemi cari a quelli di voi a me meno cari.
Inutile dire che in tutto questo il mito dell'alternanza, del maggioritario, dell'asso pigliatutto in nome della governabilità fa i suoi danni. Quando l'Italia era "ingovernabile", paradossalmente era governata: Forlani passava dalla Difesa agli Esteri, ecc., ma alla fine quelli erano, quella cultura avevano, quei gabinettisti conoscevano, e quegli ambienti frequentavano. Fra i vari side effects di questa prassi c'è anche quello che i nostri interessi, se non erano difesi meglio di oggi, comunque non erano difesi peggio. Va anche capito che nell'attuale Neue Kurs, tutto onestah e governabilitah, non basteranno due legislature per costruire un tessuto e una sinergia fra parte politica e parte amministrativa tale da consentire una trasmissione fluida dell'indirizzo politico. Naturalmente come lo sappiamo noi, così lo sanno i nostri nemici (vedi alla voce: "infilare il cappio del MES al collo del Paese...").
Adesso cominciate a capire un po' meglio?
(...ah, la congiunzione avversativa ci sta tutta...)
L’economia esiste perché esiste lo scambio, ogni scambio presuppone l’esistenza di due parti, con interessi contrapposti: l’acquirente vuole spendere di meno, il venditore vuole guadagnare di più. Molte analisi dimenticano questo dato essenziale. Per contribuire a una lettura più equilibrata della realtà abbiamo aperto questo blog, ispirato al noto pensiero di Pippo: “è strano come una discesa vista dal basso somigli a una salita”. Una verità semplice, ma dalle applicazioni non banali...
Visualizzazione post con etichetta Ecofin. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Ecofin. Mostra tutti i post
sabato 18 aprile 2020
lunedì 6 gennaio 2020
Il diavolo dovrebbe essere nei dettagli
Torno brevissimamente (perché nonostante tutto sto anche continuando a fare ricerca, a incidere dischi, ecc., un po' clandestinamente, un po' in affanno, ma non mollo...), torno brevissimamente sull'argomento di ieri. La mia insistenza nell'applicare la legge 234, caduta in totale desuetudine per la parte riguardante i Consigli dell'Unione Europea (cioè, nel mio ambito, l'Ecofin), è stata vista con entusiasmo dai funzionari, lieti che qualcuno valorizzasse il ruolo del Parlamento (un tema sentito soprattutto al Senato per ovvi, renziani motivi), ma anche con un certo scetticismo da alcuni colleghi. L'atteggiamento, che capisco, è: "Ma tanto che te ne frega di far venire il Ministro? Quello viene, spara due o tre fumogeni, tu sai quello che sapevi prima, e non si riesce mai a ottenere un impegno preciso, o un'informazione esaustiva". Un atteggiamento comprensibile, complementare a quello di chi "tanto in Parlamento non potrai combinare nulla perché il Parlamento non conta nulla e solo al Governo potresti avere qualche possibilità di incidere".
Per carità, non nego che ci sia del vero in questo pessimismo. D'altra parte, ce lo siamo detti: la teoria della separazione dei poteri subisce in Italia uno sfalsamento caratteristico, al quale si dovrà prima o poi porre rimedio in qualche modo. A noi hanno raccontato che il Parlamento esercita la funzione legislativa (art. 70 Cost.), che il Presidente del Consiglio mantiene l'unità di indirizzo politico e amministrativo (art. 95 Cost.), e che il Presidente della Repubblica svolge una serie di funzioni di garanzia descritte dagli art. 87 e seguenti. Visto da dentro, diciamo che il potere legislativo ce l'ha il Governo (di fatto, si legifera pressoché esclusivamente per decreto legge, art. 77 Cost., o per decreto legislativo, art. 76 Cost., nel caso di recepimento di norme UE), quello di indirizzo politico tende ad assumerlo la Presidenza della Repubblica (qui un caso che ha suscitato molte polemiche), e al Parlamento viene di fatto ritagliato dal debordamento altrui un ruolo quasi notarile. Non mi interessa polemizzare: qualcuno deve comandare, altrimenti la macchina si fermerebbe. Sarebbe meglio che chi comanda fosse responsabile politicamente per le sue scelte: i funzionari non lo sono, come non lo sono altre istituzioni. Ma il Parlamento non deve piangersi addosso: deve riprendere a esercitare le sue prerogative, ad applicare le leggi (come la 234). Il clamore suscitato dall'affaire MES dimostra che pur nel ruolo di sorveglianza (più che di iniziativa o di indirizzo) che gli è rimasto, comunque il Parlamento può fare molto, se non rinuncia alle sue prerogative e se applica le leggi.
D'altra parte, fermo restando che è opportuno non far sapere al nemico deve siamo, è spassosissimo certe volte vedere dove è lui.
Vi faccio un esempio, tratto dall'ultima audizione in Commissione:
Al minuto 1:24:45 faccio osservare al ministro che alla DG ECFIN della Commissione Europea, la direzione forse più rilevante in quel progetto ancora prevalentemente economico, è stato posto un olandese, Marteen Verwey. Risposta: "No...". Quindi né al ministro, né al suo capo segreteria tecnica Federico Giammusso, né al direttore del Dipartimento delle Finanze, professoressa Fabrizia Lapecorella, né al responsabile dell'Ufficio IV "Preparazione dei lavori per il Consiglio dei Ministri finanziari e l'Eurogruppo" della Direzione III "Rapporti finanziari internazionali" del Dipartimento del Tesoro, Luigi Di Santo, né, infine, al capo della Direzione IV "Sistema Bancario e Finanziario e Affari Legali" del Dipartimento del Tesoro, Stefano Cappiello, era giunta il 19 una notizia che a me era giunta il 18, e che non è banale per il mio lavoro, ma soprattutto per il loro! Un olandese in quella posizione significa, come commentava sardonicamente la mia fonte, mettere una pietra tombale su armonizzazione fiscale da un lato e bilancio dell'Eurozona dall'altro (per motivi che a voi non devo spiegare: a loro forse sì, ma lo farò a tempo e luogo). Eppure, sarebbe bastato guardare i siti, cosa che improvvidamente il Ministro ci ha rimproverato di non fare (e Nemesi è sempre in agguato), o anche, semplicemente, avere degli amici a Bruxelles e parlarci. Perché, come mi spiegava dopo l'audizione un nostro funzionario, un po' stupito che io dall'opposizione ne sapessi più di loro al Governo (ma ci sarà pure un qualche motivo se sono finito dove sono finito, no!? O vogliamo continuare a credere che la colpa è degli elettori straccioni e fasheestee che hanno eletto un populista squinternato?), il punto era che la nomina era passata da Gentiloni, ma non ancora formalizzata. Ma allora l'inquietante domanda diventa: con Gentiloni si parlano? Perché se io a Bruxelles ho tanti uccellini che cinguettano al mio orecchio, com'è possibile che uno che lì ci ha vissuto si perda un "dettaglio" simile?
Ecco: questo è un banale esempio di cosa significhi gestire male il rapporto con l'Unione Europea: non avere qualcuno che ti informi di simili snodi non banali! Perché se pure ci sarebbe da chiedersi quanto abbia fatto per il bene del Paese il precedente Direttore Generale, molto ideologizzato, qualche dubbio che un olandese possa fare di peggio (sono pur sempre questa roba qua) e che quindi la strategia negoziale debba prenderne atto ovviamente viene.
O no?
Ai tanti scemi che "volete cambiare l'Europa dall'interno gne gne gne" segnalo, umilmente, che a noi questa roba qui non piace, ma riteniamo che l'interesse del Paese sia meno danneggiato da persone cui quella roba non piace, ma sanno che cosa sta succedendo, piuttosto che da persone cui invece piace tantissimo, ma non sanno che cosa sta succedendo.
Tutto qui!
E ora, buon divertimento con l'audizione del Ministro. Personalmente la trovo piena di dettagli affascinanti. Vediamo quanto riuscite a individuarne voi...
(...suggerimento: tenete presente il piccolo esercizio di proporzioni che vi ho proposto in fondo al post precedente...)
Per carità, non nego che ci sia del vero in questo pessimismo. D'altra parte, ce lo siamo detti: la teoria della separazione dei poteri subisce in Italia uno sfalsamento caratteristico, al quale si dovrà prima o poi porre rimedio in qualche modo. A noi hanno raccontato che il Parlamento esercita la funzione legislativa (art. 70 Cost.), che il Presidente del Consiglio mantiene l'unità di indirizzo politico e amministrativo (art. 95 Cost.), e che il Presidente della Repubblica svolge una serie di funzioni di garanzia descritte dagli art. 87 e seguenti. Visto da dentro, diciamo che il potere legislativo ce l'ha il Governo (di fatto, si legifera pressoché esclusivamente per decreto legge, art. 77 Cost., o per decreto legislativo, art. 76 Cost., nel caso di recepimento di norme UE), quello di indirizzo politico tende ad assumerlo la Presidenza della Repubblica (qui un caso che ha suscitato molte polemiche), e al Parlamento viene di fatto ritagliato dal debordamento altrui un ruolo quasi notarile. Non mi interessa polemizzare: qualcuno deve comandare, altrimenti la macchina si fermerebbe. Sarebbe meglio che chi comanda fosse responsabile politicamente per le sue scelte: i funzionari non lo sono, come non lo sono altre istituzioni. Ma il Parlamento non deve piangersi addosso: deve riprendere a esercitare le sue prerogative, ad applicare le leggi (come la 234). Il clamore suscitato dall'affaire MES dimostra che pur nel ruolo di sorveglianza (più che di iniziativa o di indirizzo) che gli è rimasto, comunque il Parlamento può fare molto, se non rinuncia alle sue prerogative e se applica le leggi.
D'altra parte, fermo restando che è opportuno non far sapere al nemico deve siamo, è spassosissimo certe volte vedere dove è lui.
Vi faccio un esempio, tratto dall'ultima audizione in Commissione:
Al minuto 1:24:45 faccio osservare al ministro che alla DG ECFIN della Commissione Europea, la direzione forse più rilevante in quel progetto ancora prevalentemente economico, è stato posto un olandese, Marteen Verwey. Risposta: "No...". Quindi né al ministro, né al suo capo segreteria tecnica Federico Giammusso, né al direttore del Dipartimento delle Finanze, professoressa Fabrizia Lapecorella, né al responsabile dell'Ufficio IV "Preparazione dei lavori per il Consiglio dei Ministri finanziari e l'Eurogruppo" della Direzione III "Rapporti finanziari internazionali" del Dipartimento del Tesoro, Luigi Di Santo, né, infine, al capo della Direzione IV "Sistema Bancario e Finanziario e Affari Legali" del Dipartimento del Tesoro, Stefano Cappiello, era giunta il 19 una notizia che a me era giunta il 18, e che non è banale per il mio lavoro, ma soprattutto per il loro! Un olandese in quella posizione significa, come commentava sardonicamente la mia fonte, mettere una pietra tombale su armonizzazione fiscale da un lato e bilancio dell'Eurozona dall'altro (per motivi che a voi non devo spiegare: a loro forse sì, ma lo farò a tempo e luogo). Eppure, sarebbe bastato guardare i siti, cosa che improvvidamente il Ministro ci ha rimproverato di non fare (e Nemesi è sempre in agguato), o anche, semplicemente, avere degli amici a Bruxelles e parlarci. Perché, come mi spiegava dopo l'audizione un nostro funzionario, un po' stupito che io dall'opposizione ne sapessi più di loro al Governo (ma ci sarà pure un qualche motivo se sono finito dove sono finito, no!? O vogliamo continuare a credere che la colpa è degli elettori straccioni e fasheestee che hanno eletto un populista squinternato?), il punto era che la nomina era passata da Gentiloni, ma non ancora formalizzata. Ma allora l'inquietante domanda diventa: con Gentiloni si parlano? Perché se io a Bruxelles ho tanti uccellini che cinguettano al mio orecchio, com'è possibile che uno che lì ci ha vissuto si perda un "dettaglio" simile?
Ecco: questo è un banale esempio di cosa significhi gestire male il rapporto con l'Unione Europea: non avere qualcuno che ti informi di simili snodi non banali! Perché se pure ci sarebbe da chiedersi quanto abbia fatto per il bene del Paese il precedente Direttore Generale, molto ideologizzato, qualche dubbio che un olandese possa fare di peggio (sono pur sempre questa roba qua) e che quindi la strategia negoziale debba prenderne atto ovviamente viene.
O no?
Ai tanti scemi che "volete cambiare l'Europa dall'interno gne gne gne" segnalo, umilmente, che a noi questa roba qui non piace, ma riteniamo che l'interesse del Paese sia meno danneggiato da persone cui quella roba non piace, ma sanno che cosa sta succedendo, piuttosto che da persone cui invece piace tantissimo, ma non sanno che cosa sta succedendo.
Tutto qui!
E ora, buon divertimento con l'audizione del Ministro. Personalmente la trovo piena di dettagli affascinanti. Vediamo quanto riuscite a individuarne voi...
(...suggerimento: tenete presente il piccolo esercizio di proporzioni che vi ho proposto in fondo al post precedente...)
Iscriviti a:
Post (Atom)