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lunedì 13 luglio 2026

Alieno, alloctono, esotico

(... abbreviamo un lungo viaggio per Milano. L'incontro annuale della CONSOB con il mercato è un evento interessante, parteciparvi è tanto un onore quanto un dovere, ma non lo definirei esattamente un divertimento. Per alleggerire la giornata, torniamo alle origini del nostro blog...)

Diciamocelo pure con franchezza: chi di noi non ha pensato che i francesi esagerassero coi loro logiciels (software) per i loro ordinateurs (computer)? Nessuno si sarebbe mai aspettato che che potessero definire escargot (chiocciola) il noto carattere @: sarebbe stata una duplice lesione (linguistica e gastronomica) della loro identità culturale, anche se la soluzione scelta (arobase) ha una storia interessante che non deriva da Clovis, ma da quelli che a Poitiers le avevano prese (الربع). Mi affretto ad aggiungere a uso degli imbecilli, cui questo post è affettuosamente dedicato (qualcuno dovrà pur pensare a loro!), che so bene (io) che Clovis era morto da 221 anni al tempo della battaglia di Poitiers. Ma insomma, se perfino il nemico giurato (all'epoca) degli Stati Uniti si era arreso a компьютер, la tigna di voler chiamare il calcolatore elettronico con un termine orgogliosamente autoctono, battezzato il 16 aprile del 1955, mi sembrava appunto una scelta da orgoglioni.

Fra l'altro, queste ubbie identitarie potevano facilmente indurre in errore. Non so se avete mai saputo che cosa fosse il Minitel: qualcuno lo ricorda? Per farla breve, era una specie di televideo i cui terminali si attaccavano alle prese telefoniche. Uno strumento utile, indubbiamente (la storia la trovate qui), tanto utile da indurre persone orgoglionamente francesi, come il mio carissimo amico Jean Charles, a ritenere che Internet non avrebbe avuto presa, perché non sarebbe sostanzialmente servito a nulla che già il Minitel non facesse.

Grave errore di valutazione!

E quindi, per vari motivi, questa difesa ultra vires dell'identità linguistica da parte dei miei adorati cousins (cousinage, dangereux voisinage...) mi sembrava, nel suo indubbio eroismo, un tantinello controproducente, e forse anche un pochino (si je l'ose dire) risibile.

Due giorni fa ho cambiato idea, e vorrei spiegarvi perché.

Premessa

Ho già chiarito a chi è dedicato questo post: agli imbecilli, cioè, etimologicamente, alle persone che senza il bacolo del principio di autorità non riescono ad addentrarsi in un ragionamento (sì, perché imbecille viene da "in" "baculum", dove "in" ha il significato privativo che gli proviene dal proto-indoeuropeo "ne", non quello inclusivo che gli deriverebbe dal proto-indoeuropeo "en", a testimonianza del fatto che in tutte le cose l'ordine è importante...). Dobbiamo avere pietà umana di questi nostri fratelli più deboli: la loro tutela rientra a tutti gli effetti in quegli inderogabili doveri di solidarietà sociale cui ci richiama l'art. 2 della Costituzione. Ne consegue che indurli in errore non è solo un gesto poco umano: è anche e soprattutto un gesto anticostituzionale! Resta il fatto che siccome sono imbecilli, la loro redenzione non è solo impossibile, ma anche inutile. Cimentarsi in un simile tentativo ha l'unico scopo di farci sentire in pace con la nostra coscienza: non è poca cosa, considerando che un sonno regolare, fra l'altro, pare regoli i livelli di cortisolo (il mio è comunque ampiamente nei limiti).

Procedo quindi con un primo, vano, tentativo di scrematura.

Capracotta, Marsia, Valle del Sole, Tavola Rotonda, Passo San Leonardo, Colle Rotondo di Scanno (e altri ne potrei aggiungere), che cosa hanno in comune?

Vi aiuto io (ho già provato a farlo in una delle tante fabbriche algoritmiche del disagio): sono sei dei 65 impianti sciistici dismessi censiti sull'Appennino, quelli nei cui paraggi passo più spesso. Come ho cercato (invano) di spiegare in varie fabbriche del disagio, se illo tempore tanti imprenditori hanno fatto investimenti per costruire impianti, strutture alberghiere, ristoranti, e via dicendo, è evidentemente perché si aspettavano di poter contare su un ritorno economico. Questo è tanto più vero in quanto l'epoca in cui la maggior parte di questi impianti venne concepita e realizzata non era ancora quella odierna, in cui ti muovi se intercetti un fondo "europeo", che generalmente ti viene erogato purché tu faccia cose che non servono a niente (come una pista ciclabile in mezzo a una carreggiata stradale, o una pista da sci a bassa quota!): allora gli imprenditori i soldi li mettevano di tasca loro, l'incentivo allo spreco, alla dissipazione e alla corruttela dato dall'Unione allora non era tanto forte quanto oggi!

Per darvi un'idea, proprio ieri parlavo con uno di questi imprenditori, che in uno degli impianti citati fatturava sei milioni al giorno con un chiosco di ristorazione. Tremila euri (con la "i" di imbecille), ma considerando il periodo in cui questo accadeva (un panino te lo portavi via con l'equivalente nominale di 50 centesimi) in effetti era molto di più. Ora, capite bene che se si è passati da un contesto economico di questo tipo al deserto totale evidentemente qualcosa è cambiato, e quel qualcosa non è che le città sono diventate isole di calore perché tutti hanno i condizionatori o che la statistiche sulla temperatura sono manipolate dal fatto che per vari motivi le centraline di rilevazione non sono a norma. Semplicemente, non nevica più a bassa quota, e non è mettendo a norma le centraline che si riporterebbe una neve sufficientemente stabile sulle pendici meridionali della Tavola Rotonda, o almeno non credo. D'altra parte, volendo aderire alla religio (nel senso di Lucrezio: tantum religio potuit suadere malorum) degli "imbaculi" (cui ci siamo proposti di andare incontro), non è nemmeno emettendo più anidride carbonica in Cina che si risolve il problema delle emissioni in Europa, e soprattutto non è facendo una comunicazione allarmistica (e basata su statistiche oggettivamente falsate) che si può convincere la popolazione a riflettere serenamente, anche perché questo meccanismo narrativo secondo cui quando una cosa è nociva (poniamo sia l'anidride carbonica) ce ne vuole di più (producendo più pannelli solari col carbone cinese) presso un certo pubblico è un po' usurato! Siamo pur sempre quelli che da tempo riflettono su quale fallacia logica sia argomentare che siccome l'Europa non funziona ce ne vuole di più, o siccome il reddito cala ce ne vuole di meno ("l'austerità espansiva")!

Però alla Tavola Rotonda oggettivamente non si scia: questo nessuno qui lo nega (e chi lo negasse potrebbe tranquillamente salire - a piedi, perché lo skilift è dismesso - e dimostrarci il contrario)!

Spero che agli imbaculi questo sia sufficiente per evitare di attaccare la solfa del "negazionismo"! Gli unici negazionisti sono loro: negano che il massiccio ricorso alla svalutazione interna sia stato dovuto all'inibizione della svalutazione esterna, nonostante che questa sia una verità scientifica attestata in articoli e manuali. Ma la dimensione dialettica dell'imbaculum è la proiezione: terrapiattisti che accusano gli altri di terrapiattismo, complottisti (i famosi "rubli russi") che accusano gli altri di complottismo, gente senza lettere, malamente scolarizzata al tempo del 3+2=0, che accusa di ignoranza chi ha letto libri senza figure, e via dicendo. Quindi questa premessa sarà inutile, come a suo tempo fu inutile un altro tentativo che facemmo per metterci la coscienza a posto.

L'alieno

Ricordo in modo molto vivido il mio primo incontro con un Callinectes sapidus.

Era il 23 agosto 2020. Il giorno prima una collega aveva postato sulla chat senatori una foto da cui avevo intuito che stesse passando di fronte ad Anzio, dove ero in vacanza (vi ricorderete di quando il folle aveva ventilato l'ipotesi di rinchiuderci nei confini delle regioni di residenza durante il periodo estivo, e quindi avevo diligentemente affittato casa in prossimità della colonna anziate, anziché all'Elba). Le mandai un messaggio e il giorno dopo (che era il giorno dopo del giorno prima, e quindi il 23 agosto) ce ne andammo insieme a fare il bagno a Punta Rossa. Chi sa di cosa parlo (quindi non gli imbaculi) ricorderà che l'approccio a Punta Rossa dal mare non è esattamente agevole. Chi voglia rispettare le norme, e quindi ormeggiare a cento metri dalla costa rocciosa, deve poi percorrere, appunto, cento metri a nuoto: un corridoio soggetto all'incursione di soggetti parte italiani che sfrecciano su motoscafoni non prestando sempre un'eccessiva attenzione all'ambiente circostante. La moglie di un mio caro amico era da poco stata piallata da un gommone, quindi nella traversata la mia attenzione era alla superficie, più che al fondale, tanto più che ero con SAS Uga. Sotto costa, altra distrazione: mi ritrovo faccia a faccia con una cassiopea (non la costellazione), di cui si dice che sia innocua, ma nel dubbio la segnalavo e me ne stavo alla larga. Mentre ero impegnato in queste faccende, con la coda dell'occhio vedo una specie di disco nuotare a mezz'acqua. Il tempo di porci attenzione, e questo, intuito di essere entrato nel mio campo visivo, si infila in una fessura fra due scogli a quattro metri circa di profondità. Scendo a vedere che cosa fosse, e con mia sorpresa vedo un crostaceo che si mette in difesa, sorridendomi col sorriso di Predator (dal latino praedator, praedatoris, terza declinazione maschile) e aprendo le sue chele di un inconfondibile colore blu!

"Ah, ecco cos'era!", mi traversò la mente. L'alieno si dice fosse qui da noi dal 1941 (Adriatico settentrionale), ma era assurto agli onori delle cronache dal 2020, e la colpa, ça va sans dire, sarebbe stata del global warming (che è una cosa un po' strana, considerando che a casa sua l'acqua non è esattamente caldissima, e che in Europa si era inizialmente diffuso dalla costa atlantica francese verso quella danese - in coerenza col fatto che evidentemente gli piace il fresco - ma insomma: come l'ho comprata ve la rivendo: non fate i negazionisti!).

Non c'è niente da fare: per gli autori di film di fantascienza gli artropodi sono una risorsa preziosa e inesauribile! E comunque, la mia prima riflessione, da ex pescatore, nell'incontrare l'alieno fu: "Chissà di che sa?" In effetti, pare che se lo chiamano sapidus un motivo ci sia. Tutto sta ad attrezzarsi...

Intermezzo lessicale

Sempre a beneficio degli imbaculi, ricordo a me stesso di aver fatto le scuole alte prima che fossero soggette alla doppia ondata dei docenti 3+2=0 e dei pedagogisti (che sono stati al nostro sistema dell'istruzione - non educazione! - quello che gli spezzoni incendiari sono stati a Dresda), motivo per cui so ancora declinare alius, alia, aliud (alius, alius, alius, ecc.), sono abbastanza perspicace da capire che "alieno" viene da alius, so distinguere il campo semantico dell'aggettivo alieno, di cui mi capita di servirmi (ad esempio qui):


da quello relativamente più ristretto del sostantivo alieno, che pure nella mia carriera di scrittore mi è accaduto di utilizzare:


Ora, come vedete, io gli imbaculi voglio aiutarli, voglio evitare che cadano nell'errore! Questo blog è stato aperto per difendere i più deboli, inclusi anche i deboli di intelletto, e mai contravverrei allo spirito che ha animato questo progetto, perché è lo spirito che anima questa comunità, la comunità di Goofynomics, la mia comunità...

Ma con quelli che "leghista brutto cacca pupù", come vedrete, c'è poco da fare...

In baculum

Un paio di giorni fa Claudio ironizzava nella cloaca sul titolo particolarmente allarmistico di un quotidiano cui qui siamo da tempo affezionati:


Come sempre (gli) accade la sua sottolineatura ironica ha scatenato un vespaio. Gli imenotteri de quo si dividevano sostanzialmente in due categorie: quelli (minoritari) che credevano che Claudio avesse inteso il termine "alieno" nel senso di "proveniente da altro pianeta", e i Lascienziati (maggioritari).

A uno di questi ho dovuto far notare un dettaglio:


e qui confesso a voi fratelli di aver peccato, perché per esigenze di sintesi ho indotto in errore tanti "imbaculi", ma anche per un altro motivo, che spuntiamo subito: in effetti, definire anglicismo un calco dall'inglese è un po' come dare del cornuto all'asino, perché anglicismo è esso stesso un calco dall'inglese. Il termine corretto sarebbe infatti "anglismo", come ci ricordava uno alle cui lezioni ho assistito, ma pace: nessuno dei moscerini illetterati che mi sono ritrovato spatasciato sul parabrezza ha avuto il buonsenso di fare l'unica osservazione corretta (quindi me la faccio da solo), e poi del resto la stessa Three dogs usa un anglismo per definire... l'anglismo:

Ma un "costrutto importato" è chiaramente un calco linguistico:


e quindi il calco di "alien species" era in effetti sussumibile nella categoria di anglicismo.

Gli "imbaculi" sono quindi stati indotti in errore da un loro equivoco: la locuzione "specie aliene" in questo contesto era evidentemente un anglicismo in quanto calco di "alien species": uno di quei tanti calchi su cui qui ci siamo più volte fatti una sana e sconsolata risata, come gli "investimenti domestici" (che sarebbero "investimenti interni", altrimenti il Pil si chiamerebbe Pdl: Prodotto domestico lordo, e non l'acquisto di un frigorifero per la propria abitazione...). Colpa mia: avrei dovuto dire, senza margini di ambiguità, che "specie aliene è un calco dall'inglese espressione di analfabetismo di ritorno", uno dei tanti, come "un caso di studio" (a case study) che in realtà è "lo studio di un caso". Non entro nell'affascinante dibattito se tecnicamente questa, che potremmo liquidare come traduzione maccheronica (ma non lo è), e che effettivamente è un prestito, rientri fra i forestierismi, i calchi, o altre interferenze (questo è un contributo interessante). Fatto sta che se una volta si usava una diversa locuzione, e l'espressione "specie aliene" è invalsa a partire da una certa data, come ho lungamente argomentato a beneficio dei privi di baculum:

in conseguenza dell'influenza di testi scritti in lingua inglese, per definizione (by definition) quell'espressione è un anglicismo.

Punto.

Chiusa la questione di fatto, rampollano plurime domande.

La prima potrebbe essere: come facevo io, che non sono un biologo, a sapere che l'espressione prevalente nel linguaggio scientifico italiano fino all'inizio degli anni '90 per indicare una specie proveniente da altro ecosistema fosse un'altra (esotica o alloctona, non "aliena")?

Facevo così.

Perché l'italiano mi riguarda, in quanto fiorentino scolarizzato nel XX secolo, e non è certo materia di qualche pieiccdì insubre o orobico con la ricottina del rigurgito sulla barbetta incolta. In effetti, è bastato affidarsi all'amico intelligente per avere la prova di un fatto che balzava all'occhio (o all'orecchio) di chiunque avesse una minima sensibilità linguistica, affinata in una scuola italiana leggendo testi italiani senza figure.

La seconda domanda potrebbe essere: ma la lingua italiana è viva, si nutre di prestiti, non possiamo ostinarci a difenderla in una sua ipotetica purezza, tanto più che alla fine quale dovrebbe essere il suggello di questa purezza da preservare? Quello di essere un latino mal parlato?

E questa obiezione, naturalmente, ha un senso, per carità. Sono il primo io a coniare neologismi a raffica e a prendere parole in prestito dalle lingue che conosco quando coprono un campo semantico che in italiano richiederebbe il ricorso a perifrasi o in generale quando sussistano motivate esigenze di brevità, o ancora per altre esigenze espressive. Non vorrei quindi indulgere nella caratteristica fallacia piddina di considerare una cosa giusta se e in quanto la faccio io, e sbagliata se e in quanto la faccia un altro. 

Tuttavia, come sensatamente ci avvertono i Three dogs, ogni calco rimodella la semantica della lingua mutuante, quindi andrebbe effettuato con consapevolezza, inclusa la consapevolezza delle ambiguità che esso può generare ("domestico" al posto di "interno", ad esempio, secondo me ambiguità ne crea: se legge "domanda domestica" su un sito che si occupa di immobili il laico che cosa deve intendere? Che si sta parlando della domanda di case?). Ma quello che mi dà fastidio è quando si prende in prestito un termine laddove ne esiste uno assolutamente funzionale e attestato. Perché "specie aliene" invece di "specie esotiche" (che pure ancora oggi si usa in contesti scientifici)? Solo perché l'articolo 8 lettera h della CBD parla di "alien species"? Eppure né in francese, né in spagnolo, ad alcuno è venuto in mente di deflettere da espèces exotiques o da especies exóticas, pur in presenza di alternative assonanti con l'inglese (come ajeno).

E qui si apre la strada a due ipotesi, una benevola (ma irrealistica), l'altra realistica (ma malevola).

Quella benevola è che la maggiore permeabilità dei gliScienziati del nostro Paese a questi anglicismi "di ritorno" (alieno, domestico, confidente, decade...) sia favorita dalla nostra maggiore vicinanza alla lingua da cui questi termini derivano, il latino, il che ce li fa considerare ipso iure nostri, dimenticando spesso che dopo essersi fatti un giro all'estero il loro significato non è più quello, come dire... domestico!

Un abbaglio verso cui non si potrebbe che essere indulgenti.

Credo però che la verità sia un'altra, e che dietro la negligenza con cui si depreca l'uso dell'espressione autoctona a vantaggio di quella aliena (nel senso di importata) ci sia un 30% di ignoranza della propria lingua, e un 70% di subalternità, perché insomma è inutile nasconderselo: il cretino, che oggi è specializzato, ha bisogno di sentirsi 'ndernescional ammiccando alla lingua del padrone.

Ma allora, per chiuderla qui, a questa subalternità dei privi di baculum, degli imbecilli, che preferiscono non usare una parola che esiste per dimostrare a se stessi di appartenere a una cultura superiore, preferisco la morgue dei francesi, che preferiscono inventare una parola che non esiste per dimostrare al mondo di essere una cultura superiore.

E del resto il bello della politica è proprio questo: che il suo esercizio ti insegna a cambiare visione... cioè idea!

(...le visioni sono un'altra cosa, ma ve ne parlerò nella prossima decade...)

sabato 11 luglio 2026

Unire i bambeenee…

…ma non lo capirete nemmeno così. Eppure la storia di Chat Control dovrebbe essere sufficientemente eloquente. Ma non lo sarà. Non capirete mai che ovunque chiunque si stracci le vesti per i bambeenee sta cercando di manipolarvi. Una manipolazione peraltro evidente, perché quando si parla di bambeenee diventa difficile nascondere il doppiopesismo. Il PD non si smentisce mai, e la fattoria dei bambeenee è come quella delle discriminazioni, di cui ci occupammo a suo tempo: alcuni bambeenee sono più bambeenee di altri…

E ora scatenatevi pure, immagino la canea! Ma io sono paziente: quante volte ho aspettato con successo che veniste a dirmi che avevo ragione? Questa volta ci vorrà un po’ più di tempo del solito, ma sono confidente che occorrerà molto meno di una decade!

sabato 20 giugno 2026

My two cents

Dedico il 3000° post (inclusi quelli in bozza) a una brevissima riflessione: capito perché quando vedo un monatto con la telecamerina gli passo attraverso come se non esistesse?

(...e non solo a quelli del La7: so che è ingiusto e urticante, ma dovendo sbagliare preferisco attenermi alla mia regola: non esiste operatore informativo amico...)

domenica 14 giugno 2026

Lessico forestiero

Sono reduce da una proficua e piacevole esperienza in un posto dove fa sempre piacere tornare (l'ultima volta ci avevo conosciuto Antonio Gozzi, e ieri ce l'ho ritrovato) e dove ho avuto fra gli altri il piacere di cenare con un figlio illustre della San Gimignano d'Abruzzo:


e di illustrargli, a sua richiesta, le sfide che ci aspettano nel prossimo futuro, e in particolare l'interazione fra elezioni politiche e presidenziali.

Mi aveva invitato Andrea Ruggieri, conosciuto in una trasmissione televisiva della quale ricordo solo la gradita sensazione di avere, per una volta, incontrato una forma di vita intelligente in studio: lui. Quindi, quando ho ricevuto il suo invito, l'ho accettato a scatola chiusa, e ho fatto bene. Mi sono trovato in un ambiente molto connotato dall'esperienza berlusconiana, ma non per questo collimante coi pregiudizi che avete (e abbiamo) su Forza Italia. C'era molta più lucidità in Berlusconi, e ce n'è in chi lo ricorda e lo ha conosciuto, di quanto si possa comunemente presumere da alcune esternazioni che spesso vi fanno borbottare.

Nella mia relazione non è mancata la consueta esegesi draghiana: costringere l'uditorio ad accettare col manganello dell'auctoritas draghiana le semplici verità già espresse nel Tramonto dell'euro non ha prezzo!

Per tutto il resto c'è Goofynomics, e infatti siamo qui...

Nella discussione susseguente alla mia relazione a un certo punto non mi sono potuto trattenere e (col consueto garbo) sono sbottato: "Ma insomma! La cosa che più mi ha colpito dell'intervento del Presidente Draghi è che lui è venuto in Senato a dire che le richieste del suo editto dell'agosto 2011, quelle che hanno portato alla deposizione del vostro Presidente Berlusconi, erano sostanzialmente errate nel merito, e conseguentemente che il PD, che le aveva pedissequamente eseguite dopo la deposizione di Berlusconi, aveva distrutto il Paese, e nessuno ha fatto un plissé! Non dico il PD, che aveva tutto l'interesse a fare lo gnorri, ma il fatto che nessuno in Forza Italia abbia avuto l'idea di riscattare la memoria di Berlusconi mi è sembrato veramente strano, e secondo me un pezzo di questa apatia deriva dal fatto che il Presidente Draghi è piuttosto accorto nello scegliere un lessico tecnico che nasconda la sostanza politica di quello che sta dicendo".

Dopo di che, nei limiti del tempo che mi era concesso, mi sono addentrato in un paio di esempi, sempre appoggiandomi al pilastro della macroeconomia: S - I = X - M.

Perché, appunto a titolo di esempio, capite bene (spero!) che un conto è dire che un Paese è attrattivo per i capitali esteri, e un ben altro conto è dire che il Paese si sta indebitando con l'estero! Essere attrattivi è una cosa senz'altro positiva (la apprezzo anch'io nella stagione declinante della mia virilità proficuamente spesa, con tanto di produzione di ben due pagatori di pensioni autoctoni!), mentre avere debiti non lo è (e infatti quando ne ho mi sento a disagio, come l'altro giorno quando, tutto compreso nella responsabilità del discorso che dovevo fare sulle comunicazioni del Presidente, ho fatto il pieno prima di accorgermi che... avevo lasciato il portafogli in un'altra giacca)! Eppure, attrarre capitale e indebitarsi sono, contabilmente ed economicamente, la stessa stessissima cosa. Capita così che chi vorrebbe un'Italia più attrattiva per i capitali esteri stia dicendo (senza saperlo) che vorrebbe un'Italia più indebitata con l'estero, con una posizione finanziaria netta inferiore: non che ci sia nulla di male in questo: chi sa cosa farci e può permettersi di restituirli non fa nulla di male nel chiedere soldi in prestito, cioè nell'indebitarsi. Quello su cui rifletto qui con voi è la potenza delle narrazioni, che si appoggia alla scelta del lessico.

Sempre a titolo di esempio, per decenni ci hanno sfarinato le gonadi con l'idea che saremmo dovuti diventare tutti esportatori netti (di merci), e una decina d'anni dopo il conseguimento di questo agognato obiettivo arriva coso a spiegarci che è un problema essere esportatori netti (di capitali):


Eppure è facile capire, se viene spiegato con la dovuta calma, che essere esportatori netti di merci equivale a essere esportatori netti di capitali, per il semplice motivo che se i soldi che esporti invece li spendessi in casa tua, aumenterebbero le importazioni e si chiuderebbe il saldo estero (per dire). Quindi la narrazione è "inconsistente" (cioè incoerente, ma in questo caso anche inconsistente), solo che di questa incoerenza interna, che è sempre il segno del manifestarsi del Male, i dilettanti non si accorgono a causa di scaltri slittamenti semantici: è difficile, per i profani, accostare il concetto di competitività, che tutti valorizzano positivamente (soprattutto uno come me, il cui motto è quello degli alpini del gruppo di artiglieria Pinerolo), al concetto di deflusso, che comunque evoca qualcosa di negativo: la perdita del vicino del piano di sopra, lo sgocciolamento di un lavandino, o il prosciugamento del conto in banca. Ma anche qui: i due termini di questa dialettica sono esattissimamente la stessa identicissima cosa, che se ti piace (o dispiace) chiamata in un modo non può dispiacerti (o piacerti) chiamata in un altro senza che tu spieghi perché hai cambiato idea.

Ma tutto questo Mario non lo fa (perché non gli conviene)!

E così, del pari, quando LVI esterna serafico che:

chissà che cosa capisce l'Italiano Medio? Mah, difficile dirlo... Forse penserà che la compressione della domanda sia stata una riduzione delle pretese, delle richieste, che quindi, in definitiva, ha condotto a un atteggiamento più rassegnato, ma in qualche modo sereno. Perché l'Italiano Medio, e anche quello Medio Alto, o Alto, che qui si parli di domanda aggregata, cioè di spesa complessiva della collettività nazionale (perché la domanda aggregata non è la domanda nozionale, ovvero quello che la gente desidera, ma la domanda solvibile, ovvero quello che la gente si può permettere), sicuramente non lo capisce. E anche quei relitti umani che blaterano di anticomunismo e quindi, si suppone, capiscano come funziona un'economia di mercato, anche e soprattutto quella chincaglieria post-fascista, mica lo capisce che in un'economia di mercato si spende se si guadagna e si guadagna se si produce, per cui parlare di domanda significa parlare di reddito significa parlare di Pil!

Altrimenti, al "badate bene" un sonoro e liberatorio "grazie al cazzo!" proromperebbe dai petti degli astanti! Grazie al cazzo che se comprimi i redditi diventi sempre più povero, visto che diventi più ricco se guadagni di più, non se guadagni di meno! Ma allora, se non si usasse questo slittamento semantico con cui Draghi vende come una austera riduzione delle pretese quella che invece è stata una coercitiva riduzione delle possibilità di spesa, ci si dovrebbe poi interrogare sul perché si sia fatto questo, e il perché lo sappiamo, l'ha detto Monti, l'ha detto lo stesso Draghi: bisognava tagliare i redditi per tagliare le importazioni per riportare in attivo la bilancia dei pagamenti. Chest'è! E ora che è in attivo, però, scopriamo che questo attivo non va bene perché "il risparmio fluisciue"...

Ecco, di questo ho parlato, assistito dal permesso di dire quello che avrei desiderato dire.

E, con mia sorpresa, ho visto cenni di assenso, e ho registrato diverse richieste di avere le slides, quelle slides che per voi sono (o dovrebbero essere) banali, perché riprendono quello che da Premiata armeria Hellas, così categorizzata dal coglione artificiale:


da Premiata armeria Hellas, dicevo, in poi ci siamo detti (e fanno ormai quattordici anni). E così ora vi lascio che devo riordinare le slides e mandarle a diverse persone.

Certo, per evangelizzare un certo ceto occorre muoversi in un certo modo. Ci sono i modi utili per cementare il consenso della cloaca (che per definizione si cementa in una massa di stronzi). Ci sono poi i modi che invece il consenso della cloaca te lo fanno perdere, ma ti aprono un canale di ascolto con le persone che contano qualcosa (se non altri, i soldi...), cui bisogna comunque dare delle chiavi di lettura e da cui si raccolgono comunque informazioni e analisi interessanti. Il sacrificio di rinunciare alla cloaca credo quindi sia sostenibile. Il beneficio di aiutare certe persone a smontare certe narrazioni forse non ci sarà, ma credo che valga la pena tentare, e comunque, ne sono certo, questo breve ripasso sarà stato utile anche a voi (e magari avrete anche altri esempi da aggiungere).

Con pazienza e convinzione ogni giorno si fa un passo avanti.

E ora scusatemi: ci sarebbero anche le bozze del libretto dell'ultimo CD...



(...ad esempio, è stato uno degli astanti a farmi riflettere sul fatto che questo cambio di orientamento del miglior presidente del consiglio del mondo deriva sic et simpliciter dal fatto che lui è l'uomo dei fondi americano, è l'uomo degli Usa, e se gli Usa vogliono ridurre il loro deficit, ovviamente manderanno un loro misso dominico in giro per i vassalli in surplus a spiegare loro che troppo surplus fa male. In effetti, non ci avevo pensato, ma è una spiegazione che una sua tenuta ce l'ha. Non me la aspetterei dalla cloacosfera. Voi, invece, che ne pensate?...)

domenica 3 maggio 2026

Cagliostro

Oggi parlavo con un amico che fa un mestiere per certi versi simile al mio: non ha orari, e la gente lo cerca solo quando ha problemi che lui deve risolvere. Siccome in questo momento ho un problema io, ne è nato lo spunto per qualche minuto di allineamento, nel corso del quale gli ho sentito dire una cosa che sarebbe sì ovvia, ma alla quale nessuno mi sembra presti mai sufficiente attenzione. C'è un modo molto semplice per capire se quello che stiamo facendo è utile: vedere se infastidisce il nemico.

Giovedì, ad esempio, sono salito per un momento a quota periscopica e gliene ho sganciato uno che gli ha fatto del male, a giudicare dalle reazioni:





(nell'ordine: Foglio, Repubblica, Verità e Sole 24 Ore).

Il Foglio naturalmente vince a mani basse, come sempre, ma ci sono almeno due livelli di menzogna trasversali a tutte queste prestigiose testate.

Il primo è che, per una volta, il perfido Borghi non c'entrava nulla (come ha anche precisato su Twitter):


e questo per un motivo fattuale e oggettivo: perché nella giornata in cui secondo gli operatori informativi in maggioranza si sarebbe litigato (mercoledì) lui era impegnato in missione col COPASIR in Libia. Una missione, fra l'altro, per nulla segreta, tant'è che gli operatori informativi ne erano a conoscenza, dal che dovremmo forse dedurre che, più saggi (ma solo in questo) di noi, gli OI (operatori informativi) non leggono le stronzate notizie che essi stessi scrivono.

Il secondo e più spudorato livello di menzogna è che mercoledì non lo abbiamo passato a litigare, per il semplice motivo che... non avevamo un testo su cui confrontarci!

Preciso: Claudio, sapendo che non sarebbe stato in Italia quando si presumeva che il testo della risoluzione sarebbe arrivato, mi aveva pregato di stare all'erta (ma lo avrei comunque dovuto fare, visto che si votava prima alla Camera), tant'è che io già domenica avevo chiesto alla nostra chat "Risoluzioni" (una delle tante con cui ci coordiniamo, e una delle poche non messe su da me) se stessero scaldando i motori. Quanto al testo, questa volta non aveva seguito il percorso abituale, che passa per gli uffici legislativi dei gruppi, ma era stato recapitato dai rapporti col Parlamento direttamente ai capigruppo, e a noi era arrivato dopo le 22 di mercoledì. Io me ne stavo beatamente a cena in orario per me inconsueto, e avevo appena mandato a Claudio un invito a uscire dal triangolo dei palazzi, in cui egli si annida per tessere le sue sordide trame, per raggiungerci al Quartiere Africano:


ma lui mi faceva notare che stava appunto atterrando di ritorno dall'Africa e non ne voleva sapere mezza di raggiungermi, avendo cenato appunto in Africa (il che rendeva superflua una cena al Quartiere Africano). Un'ora dopo questo messaggio, in orari in cui di solito mi trovo in fase REM (22:38, sempre di mercoledì), mi arriva un suo messaggio col testo della famosa bozza ricevuta dal suo capogruppo che l'aveva ricevuta dal ministro per i rapporti col Parlamento. Alle 23:07 metto questa bozza tecnica in chat per una valutazione politica, anche il mio capogruppo conferma di averla avuta per la stessa via, e se ne discute un po'. Io crollo (ovviamente), tanto il giorno dopo mi sarei dovuto svegliare presto, ma non prima di constatare alle 23:38 che gli OI ovviamente avevano già ricevuto e pubblicato la stessa bozza, su cui stavano costruendo una narrazione inconsistente (ma questa non è una notizia). In effetti il documento era molto notarile, come ci si aspetta da un documento redatto da tecnici. Tuttavia, non menzionare nemmeno l'eccezionalità della situazione in cui si trova il Paese (la famosa crisi di Schrödinger di cui ho parlato in aula) non sembrava politicamente molto opportuno. Insomma, c'era da ragionarci un po', ma intanto c'era da dormirci sopra.

Giovedì mi sveglio presto e, legittimato dal mio ruolo di responsabile economico del partito, faccio un rapido giro di consultazioni per capire se e con chi dovevo parlare. Alle 6:05 mando un messaggio al capo, alle 6:14 a Giancarlo, alle 6:18 a Riccardo, alle 8:08 a Foti, e alle 9:08 a Ciriani. Non entro nei dettagli, ma to make a long story short emerge (in ordine inverso) che Luca mi dice di non aver preso né dover prendere parte all'elaborazione del testo, Tommaso idem, Giancarlo mi chiede la cortesia di suggerire qualche revisione che precisi il senso secondo quello che lui aveva detto in audizione (dato che lui era già in aula ad ascoltare la DG), io eseguo, lui valida (come ha detto alla stampa), e poi io mi incarico di consultare i capigruppo di maggioranza perché si sentissero fra loro, dato che l'ultima parola naturalmente doveva essere loro. Il tutto in tempi molto risicati perché il testo andava consegnato alle 10:20. Alla fine i capigruppo, che sono ovviamente i responsabili dell'indirizzo politico di maggioranza, trovano accettabile il lavoro fatto e decidono loro di firmarlo e depositarlo nei tempi previsti.

Questa è la storia delle bozze avvelenate e dell'area inquinata, in cui il mio unico ruolo è stato quello di aiutare il centrodestra a evitare di fare una figura barbina non menzionando in alcun modo il bailamme che sta succedendo sui mercati internazionali.

Ora, qui ci sarebbero alcune considerazioni di merito e di metodo da fare. Anzi, ce ne sarebbero di infinite, ma proverò a farne solo alcune, nella speranza che possano aiutarvi a essere meno emotivi (o semplicemente meno sciocchi), o meglio a non farvi trascinare da qualche furbastro sull'insidioso terreno dell'emotività e del complottismo, dove gli OI vi attendono per fiaccare il vostro morale (bene prezioso in battaglia)!

Non so se riuscirò a gerarchizzarle nel modo corretto: diciamo che intanto procederò in no particular order, poi se mai vi aiuterò a prioritizzare.

Punto primo: il documento in oggetto era la risoluzione di maggioranza sul DFP 2026 (Documento di Finanza Pubblica). Secondo il rito europeo, questo documento, elaborato dal MEF, è presentato dal Primo ministro e dal Ministro dell'Economia e delle Finanze al Consiglio dei ministri che lo approva. L'approvazione aveva avuto luogo il 22 aprile (il mercoledì precedente). Sul valore e sul ruolo di questi documenti ci siamo più volte esercitati: la mia visione non è così radicalmente negativa come quella di Claudio, nel senso che penso che comunque un quadro programmatico di riferimento possa essere utile, anche se necessariamente, non fosse che per l'ovvio problema metodologico consistente nel fornirle in forma puntuale anziché intervallare, tutte le previsioni in esso contenute saranno false e non andrebbero quindi elevate a feticcio. Ma questo agli sciamani di Bruxelles non possiamo chiederlo. Fatto sta che l'onere di definire una programmazione economica spetta all'esecutivo, che il documento non è di per sé emendabile perché non è prodotto dal lavoro parlamentare, e che il Parlamento è chiamato a esprimersi solo con una risoluzione, cioè con un documento di indirizzo in cui indica al Governo in quale modo desidererebbe che il programma venisse realizzato, con quali accortezze, con quali priorità. Questo era appunto il documento di cui io avrei "spacciato bozze avvelenate".

Ora, non vi sfuggirà questa simpatica differenza fra la teoria e la pratica.

Esattamente come nel caso dei pareri sugli emendamenti, che a ogni votazione in Commissione o in Assemblea vengono dati prima dal relatore, per segno di rispetto verso il Parlamento, e poi dal sottosegretario in nome del Governo (ma in realtà è il sottosegretario che li ha portati al relatore, e quindi in seduta il Governo si conforma al parere che ha imposto al Parlamento, e il Parlamento non ha praticamente mai la forza di votare contro il Governo, anche se ne avrebbe in teoria la potestà), anche per le risoluzioni, che sarebbero atti parlamentari, è il Governo a scrivere il testo (cioè ad accettare di farsi dare dal Parlamento l'indirizzo che ha deciso di darsi da solo).

Fino a qui tutto bene, come disse quello che cadeva da un palazzo di 50 piani.

Immagino che a qualcuno di voi questa sembrerà una intollerabile violazione delle prerogative parlamentari, e, se evoluto, della sua propria sovranità di elettore, cioè di elemento di quel popolo cui la sovranità appartiene. Bene! Ma se aveste voluto contare qualcosa (per interposto rappresentante) vi sareste dovuti opporre all'abolizione dei vitalizi (che ha reso i parlamentari ricattabili dal Governo, perché se il Governo va a casa a seguito di un incidente parlamentare chi lo ha causato rischia di restare senza indennità!) e all'abolizione del finanziamento pubblico dei partiti (che ha reso i parlamentari dipendenti dal Governo, perché i partiti non hanno più, non potendole remunerare, le competenze necessarie per scrivere un testo di legge che abbia una sua tenuta). Tolti questi due presidi di democrazia, ora la democrazia funziona così, cioè al contrario: la Repubblica non è più parlamentare ma governativa. Questo è necessariamente un male? Non direi. Il problema, eventualmente, è un altro: che purtroppo esiste un livello superiore, quello europeo, che solo il Governo può effettivamente gestire! Sono i ministri che vanno ai Consigli dell'Unione Europea (Giorgetti all'ECOFIN), ed è il premier ad andare al Consiglio Europeo. Loro sanno che cosa succede lì, non possiamo andarci tutti e seicento, per ovvi motivi. Ne consegue, però, che visto che noi più di tanto non possiamo sapere che cosa succeda su quei tavoli, ovviamente dobbiamo fidarci di chi ci mandiamo, il che presuppone, ad esempio, che se in un momento delicato come questo a livello internazionale occorre redigere un documento politicamente sensibile, sia il Governo a prendere l'iniziativa di proporne una bozza, visto che è il Governo che sa quale negoziato sta facendo in Europa, quante partite sono aperte, e quali reazioni può suscitare una parola fuori posto.

E qui già immagino che avrò perso per strada molti di voi, che obietteranno (nei commenti). Non prevengo le obiezioni altrimenti perdo tempo, preferisco enumerare gli altri punti.

Punto secondo: nelle condizioni delicate in cui siamo, il mio intervento correva il rischio di essere inopportuno e di suscitare gelosie (e a giudicare dai commenti direi che il rischio potrebbe essersi materializzato). Perché? Perché la tempistica con cui la risoluzione era stata consegnata ai capigruppo lasciava intendere che, nonostante che questo non fosse stato esplicitato, il documento andasse considerato "blindato". Lo indicava anche un altro dato procedurale, cioè il fatto che fosse stata recapitata ai capigruppo senza passare dagli uffici legislativi di maggioranza, cui quindi implicitamente era stato chiesto di non apportare modifiche. Perché se è fisiologico che il Parlamento non possa nemmeno far finta di scrivere un documento che non tocca a lui scrivere (cioè il DFP), è viceversa abituale che faccia finta di scrivere il documento che tocca a lui scrivere (cioè la risoluzione), motivo per cui il testo normalmente arriva un pochino prima. Ad esempio, la bozza di risoluzione votata in aula mercoledì 11 marzo in vista del Consiglio Europeo del 19 marzo, in occasione della quale feci questo intervento in DG:

ci era arrivata dal Senato alle 18:11 del 9 (quindi due giorni prima, non la notte prima)! Inutile dire che in questi casi il giovane ed impulsivo Borghi si infiamma (il senile e mellifluo Bagnai tende a prenderla con più filosofia...). Ora, qual era il rischio che correvo intervenendo giovedì scorso? Che se in qualche modo l'intervento fosse stato considerato come una "riapertura" di un testo blindato, tutti i legislativi avrebbero voluto metterci becco, cosa di per sé assolutamente positiva, ma nelle circostanze specifiche poco pratica, perché su una somma di proposte le più disparate non si sarebbe mai trovata la quadra e quindi ci saremmo trovati con il testo base, sinceramente un po' anodino, nonostante che comunque menzionasse la flessibilità delle regole. Quindi dovevo farlo abbastanza tardi perché non si riaprissero le danze, ma abbastanza presto per non dover scavalcare il giudizio dei capigruppo, e in modo abbastanza incisivo perché il testo avesse un significato politico, ma non troppo incisivo per evitare che si alzasse un fuoco di sbarramento dalla forza europeista o da quella austera. Questo è il motivo per cui la parola "scostamento" (cioè deficit spending) non l'ho voluta scrivere (anche se necessariamente si finirà lì), e mi sono limitato a menzionarla nel mio discorso, e questo nonostante che qualche collega (indovinate un po' chi?) mi avesse detto di metterla come posizione negoziale (alla Trump), per poi tornare indietro alla versione più palatable. Ora, a parte il fatto che la mia indole è refrattaria al levantinismo, non amo mercanteggiare, e anche nel negoziato politico cerco di mettermi al posto dell'altro, di immaginare un possibile punto di caduta, e poi vado al tavolo con quello e cerco di non perdere tempo (non credo sia il modo migliore di procedere, comunque...), in questo caso, se anche avessi voluto entrare in modalità casba, di mercanteggiare non avremmo avuto tempo. Quindi, perché inserire termini controversi? Perché suscitare inutili polemiche qui e inutili allarmi altrove? Alla fine tutto è andato come doveva andare, chi nella Lega ha voluto parlare di vittoria Lega ha potuto farlo, e chi ha voluto dire di aver tenuto il punto lo ha detto. Non è meglio quando si è tutti d'accordo (ma il risultato lo si è portato a casa)?

Punto terzo: ma di che stiamo parlando da quasi un mese a questa parte? L'Italia è in procedura di infrazione perché l'ISTAT ha deciso così in base alla sua autonomia di giudizio (vedremo poi come andrà a finire e magari faremo un post di approfondimento sulla veridicità delle previsioni primaverili del nostro bell'istituto). Ora, l'infrazione è un carattere binario: o ci sei, o non ci sei. Non esistono cinquanta sfumature di infrazione, come ho ricordato in questa intervista:


Atteso quindi che noi siamo in infrazione, un eventuale scostamento di bilancio deciso dal Parlamento nazionale (perché è al Parlamento nazionale che incombe approvarlo) non ci metterebbe in infrazionissima! Sempre in infrazione saremmo. Di converso, atteso che le clausole di salvaguardia servono a evitare che eventuali extra-deficit conducano in infrazione un Paese che non è in infrazione, allo stato attuale la loro utilità per noi, che in infrazione ci siamo, è piuttosto dubbia. Ad esempio, se noi non fossimo in infrazione, potremmo beneficiare della clausola di esenzione nazionale per fare fino all'1,5% del Pil di extradeficit per quattro anni, senza finire in infrazione purché lo dedicassimo a spese militari. Ma siccome già ci siamo, in infrazione, non vedo logicamente perché dovremmo preoccuparci di non finirci!

Sbaglio?

Quindi, se ci fate caso, tutto, ma proprio tutto, il frame del dibattito pubblico italiano è ancora una volta totalmente fuori centro (e devo dire che parlare di "uscita unilaterale dal Patto" non ha aiutato tantissimo a rimetterlo in asse...). Il nostro problema non è se finire o meno in infrazione (perché ci siamo). Il nostro problema è se finire o meno in recessione, e se vogliamo evitarlo, atteso che per lo scostamento occorre una votazione a maggioranza assoluta, e che poi, superato questo scoglio, bisogna scrivere e farsi convertire un decreto per decidere come spendere i soldi, e che i tempi di conversione di un decreto sono di 60 giorni, qui le chiacchiere stanno a zero: o entro il 15 maggio la guerra finisce, perché Trump e Xi scrivono il nuovo Trattato di Tordesillas e fanno suonare la campanella della  fine della ricreazione, con annesso controshock petrolifero da sfaldamento dell'OPEC, lupo che dorme insieme all'agnello, e Montepulciano d'Abruzzo che scorre nel torrente Parello (in alternativa al latte e miele), oppure, visto che questo non sembra probabilissimo, a inizio giugno bisognerà fare il decreto (per convertirlo entro inizio agosto) e quindi nella seconda metà di maggio si dovrà votare uno scostamento. E questo non succede perché "Cagliostro avvelena l'area"! Succede perché è in corso un oil shock.

Punto quarto: in politica esistono dei ruoli. Esercitarli quando li si hanno e rispettarli quando non li si hanno non solo fa parte di un galateo essenziale ma è anche condizione necessaria per ottenere qualcosa. Chi non esercita il ruolo che ha (esempio: quello di responsabile economia) o non rispetta il ruolo che hanno gli altri (esempio: quello di ministro) tendenzialmente non va da nessuna parte, quand'anche questo suo sconclusionato comportamento eccitasse la lascivia di tutte le Marie Barbise di Twitter (da SabrySocial a Saracomeme)! E qui si viene al punto dolente (per voi). La narrazione di una Lega "lacerata" da tensioni fra il discolo Borghi e il subdolo Bagnai da un lato, e il responsabile Giorgetti dall'altro, da chi vi viene ammannita? Dagli OI (operatori informativi). Questo significa una cosa sola: che non è vero, e che se anche fosse vera sarebbe vostro interesse smentirla, perché spaccare il nostro fronte è il primo obiettivo di qualsiasi nostro nemico. A questo proposito, mi duole dirlo, ma ho visto dei commenti di un tale livello di cretinismo politico da far cadere le braccia! E, diciamocelo pure francamente, qui nel blog che nessuno legge: un cretino non può essere nostro alleato, non tanto e non solo per un fatto estetico (di solito i cretini sono anche brutti, anche se oggi non si può più dire...), ma soprattutto per un fatto funzionale: un cretino ci danneggia in termini di immagine e di sostanza anche e soprattutto quando la pensa come noi (per il semplice motivo che essendo cretino non ha un cervello, il che rende totalmente randomico e imprevedibile il suo agire).

Faccio un esempio: mi spiegate come mai, in quale dimensione e in quale metrica sarebbero in contrasto la mia affermazione che le politiche di austerità hanno fatto crescere il rapporto debito/Pil con l'affermazione del ministro che un elevato livello di debito/Pil condiziona le politiche di un Paese? Cioè, fatemi capire: io dovrei dire che Monti ha fatto bene al portare il debito pubblico dal 119% al 131% perché debbitopubblicobellotantocepenzalabbancacentrale? Eh, no, non funziona così e non ha mai funzionato così, perché anche al tempo della lira e prima del divorzio se il rapporto debito/Pil fosse andato a livelli simili il Paese sarebbe naturalmente stato ulteriormente vincolato. A me non sembra un risultato molto brillante quello ottenuto da Monti. A voi sì? E certo che lo spread non dipende dal debito, ma dal comportamento della Banca centrale: lo abbiamo visto benissimo, altrimenti sotto COVID col debito al 150% del Pil avremmo dovuto avere lo spread a 700! Ma è altresì vero che il rapporto al Pil della spesa per interessi, quello sì che dipende dal rapporto debito/Pil, e i soldi per corrispondere gli interessi ai creditori lo Stato non li ottiene dalla Banca centrale (perché non può), ma dalle vostre tasche. Quindi sì, sarebbe meglio per tutti noi che il rapporto debito/Pil fosse più basso. La contraddizione non c'è, o, per meglio dire, non è al livello cui la vedete voi. Si può discutere sul concetto di avanzo primario come "dovere morale", si può discutere su quanto comprimere il denominatore sia la strada maestra per ridurre un rapporto, soprattutto quando è una frazione impropria (e anche di questo abbiamo parlato), ma bisognerebbe sempre ricordare che la funzione di un ministro è anche quella di lanciare segnali a quella accozzaglia di cretini specializzati che è il mercato, e che proprio se e perché devi fare uno scostamento, è tuo interesse non lanciare messaggi allarmanti.

Voi direte: eh, sì, ma anche agli elettori bisogna lanciare messaggi!

A parte il fatto che lo abbiamo appunto fatto (come dice Repubblica mentre dice il contrario), io vorrei che rifletteste su quale può essere lo scopo di questo stuolo di feticisti della dichiarazione. Un po' come quegli sciroccati che non vengono se non li si insulta, alcuni cretini social non sono appagati se chi è in posizione rilevante e sta conducendo trattative delicate non si esprime con la rozzezza da taverna con cui si può esprimere chi, ritenendosi un raffinato economista, è invece per lo più uno scemo che non capisce e non conta un beneamato cazzo! Perdonate la franchezza, ma non vorrei che qualcuno si facesse delle illusioni. Chi sta cercando sistematicamente di raccontarvi la favoletta di Bagnai e Borghi irrilevanti perché conculcati da Giorgetti (o di Giorgetti irrilevante perché bullizzato da Borghi) lo fa per indebolire la Lega, e chi propala questa narrazione non lo fa per amicizia verso la Lega. Lasciando poi da parte la Lega (cioè il dato politico), io vi dirò che quando il cretinismo supera una certa soglia tendo a prenderla sul personale. 

Il problema è molto semplice: io qui da quindici anni mi faccio il mazzo per spiegarvi prima quello che succederà dopo. In questo momento per rendere più efficace il mio messaggio mi è utile che il partito in cui milito (perché voi mi avete chiesto di militare politicamente) sia il più forte possibile. Vogliamo continuare con questa solfa che mi indebolisce? Per me va anche bene. Mi limiterò a farvi osservare che se non siamo fuori da tutto, come fa finta di volere chi gioca questo gioco (e voi boccaloni che gli andate dietro...) è semplicemente perché la maggioranza degli italiani non l'ha voluto, e la maggioranza di quelli che fanno finta di volerlo passano intere giornate a smerdare l'unico partito seriamente euroscettico. Ora, non c'è nulla di male a essere europeisti! Basta non venire a fare lezioni di euroscetticismo (e di politica, e di economia...) a me!

Ora si è fatto tardi e la chiudo qui. Sono sicuro che i commenti mi daranno modo di precisare ulteriormente il mio pensiero, perché si sa: nonostante la crisi demografica, alcune madri sono sempre incinte. Aspettiamo qui con fiducia la loro prole...

(...sono troppo stanco: ai refusi pensateci voi ma... non ditemeli per WhatsApp...)

mercoledì 22 aprile 2026

(Nun) semo mijoni!

Ieri notte, mentre dormivo il sonno del giusto, per la prima volta nella sua storia questo blog ha superato la cifra di un milione di visualizzazioni mensili (mentre inizio a scrivere sono 1008518). Il picco precedente era stato di 808722 in piena crisi greca, nel luglio del 2015. Dall'inizio a novembre 2011 le visite avevano raggiunto un primo massimo locale a 586242 nel marzo 2013 (nel mese precedente si erano tenute le elezioni politiche), poi un altro massimo a luglio 2015, poi c'era stato un assestamento in un corridoio fra 400000 e 600000 durato fino al mio ingresso in politica, e fino a giugno 2018. A luglio 2018, per carenza di articoli (nel 2018 si erano ridotti a un terzo) la soglia di 400000 venne bucata verso il basso collocando il blog, ormai poco presidiato, in un corridoio fra le 200000 e le 400000 visualizzazioni (nel 2019 i post furono solo 41, anche se vi fu il terzo più visto di sempre, cioè questo, che dovette il suo successo all'essere ripreso da Quirispia, mentre il più visto di sempre era stato nel 2018 questo, sempre attuale, che dovette il suo successo all'essere ripreso dalla pagina Facebook di Salvini - ma allora c'era Luca Morisi... - e il secondo più visto di sempre era stato nel 2015 questo, che dovette il suo successo all'aver vinto i MIA Award 2015 come miglior articolo). La resistenza di 400000 venne rotta con il COVID, che costrinse molte persone a cercare rifugio e conforto nella rete, raggiungendo un massimo locale a 499000 nell'aprile del 2020 (quando, nel decimo post più letto di questo blog, vi spiegai i motivi del consenso di Conte e come questi avrebbero influito sulla gestione autoritaria della pandemia). A luglio però sfondammo il supporto a 200000 e ci collocammo in una fascia fra 100000 e 200000 visualizzazioni, dove 100000 si affermo come il nuovo supporto, e, in qualche modo, il metabolismo basale del blog. Nota bene: questo sfondamento è quindi antecedente alla scelta (da me subita) di sostenere Draghi, e quindi ha poco a che vedere con l'aver tradito i mijoni che hanno la verità in tasca (da Marione a Trombetta in giù). Nel 2023 sono tornato a scrivere. La resistenza di 200000 è stata rotta prima con un massimo locale a 383964 a giugno di quell'anno, e poi definitivamente a febbraio del 2025, e oggi siamo qui.

Quindi semo mijoni?

No, ovviamente no, e prima che amici mi fornissero dotti articoli di informatici, senza l'ausilio di cretini specializzati ero arrivato da me alla conclusione che non tutti quegli accessi fossero e siano genuini. Gli indizi erano tre: la quantità di visualizzazioni dell'ultimo post uscito (che una volta era molto più alta), la distribuzione delle visualizzazioni su post non referenziati dall'ultimo post uscito, e la concentrazione delle visualizzazioni in picchi altissimi localizzati in ore di per sé anomale (tipo alle due di notte), cui aggiungerei anche la localizzazione geografica in località esotiche come Singapore o in Paesi da cui avevamo sempre avuto un seguito discreto ma non preponderante come gli Stati Uniti. Detto fra noi: era antropologicamente impossibile che delle groupies superficiali quali voi siete, che non hanno mai cliccato su un cazzo di link nemmeno con una pistola puntata alla tempia, improvvisamente si fossero messe a beneficiare della ricchezza di ipertestualità offerta manibus plenis dal Dibattito! Evidentemente quello che gli uomini (chiamiamoli così) non volevano fare lo stava facendo una macchina: gli accessi quindi erano in buona parte (direi almeno una metà, a mio superficiale giudizio) dovuti a scraper di vario tipo, per lo più legati a programmi di intelligenza artificiale. Oggi basta cercare un post con Google perché Gemini si senta in dovere di darci la sua interpretazione del mio pensiero, magari anche qualcuno di voi ogni tanto ha chiesto a qualche servo sciocco tipo ChatGPT di fargli un riassuntino di una determinata tematica, nelle vostre tenzoni con Grok molti di voi hanno citato il blog, e secondo me qualche paraculetto ha anche usato l'intelligenza artificiale per farsi scrivere testi sull'euro basati sul nostro materiale. Le spiegazioni degli specializzati potete trovarle ad esempio qui e qui e ci spiegano appunto che Google considera i bot come esseri umani e che in altri casi il 68% del traffico di un sito era riconducibile a bot AI. Ringrazio Alessandro Greco per la conferma, ma resta il fatto che per chi, come me, scolarizzato nel XX secolo, questa community l'ha creata e le ha dato una casa (quella virtuale, cioè questo blog, e quella reale, cioè il nostro incontro annuale), non occorrevano simili autorevoli conferme. Sono anzi piuttosto stupefatto da quanto poco i gestori di altri siti sappiano del loro pubblico, al punto di confondersi in tale misura sulla genuinità del loro traffico, ma il dato di fatto è che l'eccezione non sono loro: l'eccezione sono io, cioè siamo noi! Non esistono altri esempi di community virtuale simile alla nostra, dove l'interazione fra chi ha creato lo spazio e chi ne fruisce è così stretta e così vera. Quindi è normale che gli altri debbano ricorrere a sofisticati strumenti informatici per farsi spiegare se chi lo segue sia vero o finto. Io non ne ho bisogno.

Aggiungo un paio di considerazioni sparse, e poi passo ad altro.

Io non faccio marketing, non ho nulla da vendere, non cerco consenso, me ne fotto del SEO, l'unica cosa che mi manca in questo momento è una casa in pietra in cui arrivare serenamente a 110 anni con una sorgente e una cucina a legna (ma nel frattempo ho messo da parte i soldi per procurarmela, quindi quando sarò di nuovo padrone del mio tempo potrò risolvere anche questo problema), motivo per cui il dato su chi mi stia seguendo, e se sia vero o falso, non ha per me alcun valore, essendo funzionale al perseguimento di obiettivi che non ho! Posso immaginare che in questo momento, defalcando i contatti dal Vietnam (!) e i picchi come quello delle 23 di eri sera (che comunque non era anomalo: 2500 visualizzazioni) le visualizzazioni reali siano appunto fra il 30% e il 40% di quelle "nominali", cioè che si sia tornati nel corridoio 200.000-400.000 in cui eravamo fra 2018 e 2020, o magari anche un po' più su, ma di questo numero non so esattamente cosa farci. Sono contento quando ricevo commenti intelligenti (e mi dispiace che ce ne siano meno di un tempo: i commentatori più assidui sono poveri cristi inaciditi dall'esistenza, il cui contributo sinceramente è superfluo, ma tant'è: evidentemente in questa fase questo mi merito...), ma è pur vero che ora, se voglio stimoli, ho anche altri interlocutori che prima non potevo avere e che sono più informati di voi, quindi amen.

Seconda considerazione: gli 808722 del luglio 2015 erano senz'altro veri: l'IA, l'orrendo raglio che atrofizzerà le nostre capacità cognitive, non risuonava ancora per il web! Quell'anno a Montesilvano fummo 647, mentre l'anno scorso eravamo 523, in recupero dal periodo COVID che ci aveva calmierato a 200, e dopo un massimo di 707 nel 2019. Il grafico della vergogna ci spiega bene che più della disaffezione possono essere state le difficoltà economiche a calmierare (relativamente) il numero delle presenze, ma per chi come me deve frequentare per lavoro le sale altrui questi numeri sono sempre strabilianti! Il punto però è un altro, e sarebbe il caso che ve lo chiavaste in testa, per evitare i ridicoli errori di valutazione dei Marioni e delle Trombette di turno: avere un blog molto frequentato, avere una presenza social importante (ma basta guardare i numeri di qualsiasi sgallettata "no vabba igonigo!" per tornare umili), riempire sale, non significa essere milioni, e non rendersi conto di questo significa essere mijoni.

Noi non siamo stati veramente milioni nemmeno quando nel periodo 2015-2018 eravamo sorretti da un pubblico che era verosimilmente più genuino di quello attuale. Il nostro messaggio euroscettico non è bastato a dare all'unico partito euroscettico la maggioranza relativa (anche se è stato magna pars del suo quadruplicare la presenza in Parlamento), cioè non ha determinato un fenomeno comparabile a quello di AfD o del RN, e questo anche perché in quei Paesi non è stato messo su un esperimento di gatekeeping così strutturato e abile come quello costituito qui da noi dal Movimento 5 Stelle, dai fottuti ortotteri contro cui fin dall'inizio vi avevo messo in guardia, ma invano, anche perché non eravate voi quelli da convincere, ma i milioni, che sono difficili da attingere per diversi motivi, il primo dei quali (che non ci riguarda, per fortuna) è il sentirsi mijoni. La sconfitta di cui ci ha parlato Preterossi e sulle cui motivazioni così eloquentemente si interrogava (ascoltarlo è sempre un piacere) nel 2021 in realtà ha una spiegazione molto semplice: non eravamo abbastanza, la cosa che non ha funzionato è questa, e non ha funzionato oggettivamente per la presenza qui da noi di un movimento di gatekeepers coi cui cascami sinceramente sconsiglierei di flirtare ex post così come sconsigliavo di legittimarli ex ante (e tanto per essere chiari: il momento più difficile per me non è stato il dover intervenire in discussione sulla fiducia a Draghi, ma il dover accettare il "contratto di governo", perché io sapevo, e ve lo avevo detto, con chi avevamo a che fare: con la stampella del PD).

Chiaro?

No.

Ma non fa niente.

Con immutabile stima, il vostro

Guru.

(...e quindi? E quindi niente: siamo sempre qui e qui continueremo a stare per altri 46 anni. Poi dovrete cercarvi qualcun altro...)

venerdì 20 marzo 2026

In memoriam

"Numerosi sono i dubbi nei confronti dell'Europa. Idea nata nel dopoguerra per scongiurare altre guerre fra Stati europei, sta ora partorendo un mostro che non genererà né democrazia né stabilità né vantaggi economici per tutti. Non può generare democrazia, perché il suo Parlamento non legifera. È l'Europa dei grandi capitalisti: il popolo, gli artigiani, gli imprenditori, i cittadini non ci sono oggi né tanto meno ci saranno domani, perché non potrà mai nascere un'Europa politica."

Umberto Bossi, III Congresso straordinario della Lega Nord, Milano, 28 marzo 1998 (file 4/6, dal minuto 1:25:00)


(...vi invito ad ascoltarlo tutto...)

(...quando questa avventura è iniziata, nel 2011, avevo di lui l'immagine che me ne davano i media: un matto in canottiera, che vociferava assurdità a un pubblico di decerebrati. Per questo ora sono relativamente indulgente verso chi si fa manipolare, come chi voterà no domenica prossima: perché sono stato manipolato anch'io.

Il mio articolo sul manifesto dava del leghismo una lettura piuttosto sommaria:

"Secondo la teoria economica un’unione monetaria può reggere senza tensioni sui salari se i paesi sono fiscalmente integrati, poiché ciò facilita il trasferimento di risorse da quelli in espansione a quelli in recessione. Una “soluzione” che interviene a valle, cioè allevia i sintomi, senza curare la causa (gli squilibri esterni). È il famoso “più Europa”. Un esempio: festeggiamo quest’anno il 150° anniversario dell’unione monetaria, fiscale e politica del nostro paese. “Più Italia” l’abbiamo avuta, non vi pare? Ma 150 anni dopo la convergenza dei prezzi fra le varie regioni non è completa, e il Sud ha un indebitamento estero strutturale superiore al 15% del proprio Pil, cioè sopravvive importando capitali dal resto del mondo (ma in effetti dal resto d’Italia). Dopo cinquanta anni di integrazione fiscale nell’Italia (monetariamente) unita abbiamo le camicie verdi in Padania: basterebbero dieci anni di integrazione fiscale nell’area euro, magari a colpi di Eurobond, per riavere le camicie brune in Germania. L’integrazione fiscale non è politicamente sostenibile perché nessuno vuole pagare per gli altri, soprattutto quando i media, schiavi dell’asimmetria ideologica, bombardano con il messaggio che gli altri sono pigri, poco produttivi, che “è colpa loro”. Siano greci, turchi, o ebrei, sappiamo come va a finire quando la colpa è degli altri."

Le tensioni autonomiste, in quell'articolo, venivano ricondotte al desiderio di "non pagare per gli altri", alla resistenza verso quella "unione di trasferimenti" che una unione monetaria infelice necessariamente porta con sé. Un'analisi forse un po' liquidatoria nei toni, ma tutto sommato centrata, anche alla luce del discorso che vi ho citato sopra, e che all'epoca non conoscevo, così come non potevo sapere nel 2011 che la circostanziata denuncia dei limiti di un'unione monetaria non ottimale contenuta nel Tramonto dell'euro era stata anticipata non solo da paludati economisti britannici, ma anche dal "matto in canottiera", che ci fosse arrivato da solo, o che avesse avuto frequentazioni culturali per me insospettabili, alla luce della costante opera denigratoria condotta dagli operatori informativi cui avevo dato credito.

Non potevo nemmeno sapere che nel 2018 saremmo diventati colleghi senatori: all'epoca non mi passava nemmeno per la testa di intraprendere una carriera politica, vedevo la politica come una cosa sporca, né mai e poi mai avrei pensato di affiliarmi ai folcloristici leghisti, quelli del "matto in canottiera". Ma la vita riesce a sorprenderti, se te lo meriti. Entrando, in punta dei piedi, nel partito che mi aveva accolto, e studiandone la storia, leggendo o ascoltando le parole veramente pronunciate dai miei nuovi compagni di percorso, capivo quanto ero stato condizionato da quello che era stato lasciato filtrare per manipolarmi, capivo che solo l'impegno e la conoscenza diretta potevano restituirmi una libertà di giudizio, capivo che la persona di cui si voleva che io pensassi fosse un pazzo, era solo uno che aveva visto prima di me le aporie del sistema in cui ci eravamo andati a cacciare, che prima di me si era interrogato sui motivi che ci avessero spinti in questa tonnara, che prima e meglio e più di me aveva saputo dare a tante persone una speranza di riscatto. Mi accostavo a lui sempre con un certo timore reverenziale: lui era il fondatore e io l'ultimo arrivato, e questo a me, per quanto potessi credere di essere sostenuto da "mijoni" - voi! - era ben chiaro. L'ultimo ricordo nitido che ho risale al 12 febbraio 2019. Uscendo dall'aula passai davanti al suo banco e lui sorrise. Volli pensare che sorridesse a me e la cosa mi fece piacere, mi fece sentire accettato. Non ho assolutamente idea se fosse veramente così, se sapesse chi ero e che cosa avevo detto, come ero capitato nella sua squadra. Ma una cosa è certa: se invece di limitarmi a quanto dicevano i telegiornali fossi andato ad ascoltarmi i suoi discorsi, avrei perso meno tempo nel tentativo di rianimare il sozzo cadavere della sinistra puttana e traditrice. Poi, tre giorni dopo, ebbe un malore in casa, e non lo vidi più in aula...)

(...resta il paradosso un po' misterioso insito nel fatto che chi ha riportato in Lega le analisi di Bossi sia stato visto come il fumo negli occhi da leghisti puri e duri che si ritenevano più bossiani di Bossi. Ma questo richiederebbe capacità analitiche superiori alle mie e forse sproporzionate rispetto all'interesse dell'indagine. Non è oggi il momento del confronto, è quello del cordoglio...)

(...non potrà mai nascere un'Europa politica: #tuttoqua. Altro che "siamo stati capaci di attrarre le ingenti risorse del PNRR", o "grazie ai fondi europei abbiamo ecc."...)

giovedì 26 febbraio 2026

Ancora su Epstin

Nonostante che per principio io sia riluttante a occuparmi delle cose di cui è evidente che altri disperatamente vogliono che io mi occupi, comincio a pensare che a questa cosa forse bisognerebbe prestare attenzione, dato che mi pare si stia estendendo a macchia d’olio, tanto da far pensare che, se pure fosse un’arma di distrazione di massa, probabilmente starebbe sfuggendo di mano.

Le narrazioni palingenetiche (“il sistema sta crollandoooh1!!!1!”) mi lasciano freddo come quelle ireniche (“Leuropa ci ha dato Lapace11!!1!”), il tema degli scandali sessuali non riesce ad appassionarmi in nessuna delle sue versioni (ricorderete a mero titolo di esempio che quando ero di sinistra dissi testualmente che era futile ricondurre i nostri problemi alle scopate di Berlusconi), il tema del suicidio che non era un suicidio lo archiviamo insieme alle tante verità cui i complottisti arrivano prima dei piddini (ricordo all’epoca di aver letto una dotta dissertazione sull’osso ioide del povero Epstin e su come la sua rottura o non rottura dimostrava che il suicidio non fosse stato un suicidio: mi commuove sempre la mia capacità di ricordarmi cose di cui non me ne frega un cazzo!), e tuttavia, visto che ormai la narrazione è questa, bisognerà pure occuparsene!

Facciamo così: fatelo voi per me, che io ho un weekend piuttosto denso. Domani sono ad Arona, agli Stati generali dell’economia, per parlare di austerità, PNRR, debito europeo e Capital market union (ci sarà anche il da voi tanto deprecato Giorgetti), sabato sono a Vicenza, per parlare di monete complementari (altro tema, come il sesso, calamita per sciroccati di qualsiasi risma!). Tutte cose che voi sapete già, tutti eventi sottoposti alla consueta clausola (chi viene mi fa un favore e chi non viene me ne fa due). Sul resto ho un’unica certezza: esattamente come non sono stato dossierato dalla Finanza (forse…), per gli stessi motivi sarei molto stupito di essere menzionato nei file di Epstin!

Se poi non fosse così, fatemelo sapere: ci tengo!

mercoledì 11 febbraio 2026

La trombetta, i piddini, la pandemia, e la dinamica dei salari

Oggi er sor Perepè ci ha deliziato con un'altra delle sue perle: 

Per inciso, ho saputo che quando er sor Perepè si avventura in ambiti quantitativi per lui impervi, seguendo una sua consolidata tradizione (quella che lo portava a frequentare i #goofy per apprendere il mestiere di "sovranista quello vero") si fa correggere gli interventi da membri della community, il che (e questa è una buona notizia) ci costituisce da movimento di pensiero direttamente in religione, visto che abbiamo il nostro Giuda! Solo per farvi capire quanto complesso e sfaccettato è l'animo umano e quali forme imperscrutabili e imprevedibili prendano l'amicizia e la riconoscenza. Dico che è una buona notizia perché, ovviamente, in quanto religione potremmo concorrere all'8x1000: sapete però che c'è uno snodo tecnico (la crocefissione del profeta) che continua a lasciarmi perplesso, e quindi per il momento faremo con quello che abbiamo...

Ma torniamo al punto, anzi: ai punti, che sono due, uno tecnico e uno politico.

Partiamo da quello tecnico, perché è lì che si vede l'inconsistenza der sor Perepè, i cui squilli sempre più somigliano ai ruttini di un lattante dell'economia. Il frame in cui si situa la sua grottesca esternazione è quello creato dall'edizione 2025 dell'OECD Employment Outlook e in particolare da questa infografica:


che trovate qui, un'infografica su cui gli operatori informativi del complesso mediatico-giudiziario, e i loro useful idiots, cioè i "sovranisti", si sono buttati a pesce perché contiene un outlier (dato anomalo) che cade a fagiuolo per i disfattisti antigovernativi: quel rombo celeste in basso, a quota -8%, che è appunto il dato cui fa riferimento il nostro useful idiot preferito! 😍

Permettetemi un'incursione politica in questa trattazione tecnica: le organizzazioni sovranazionali, esattamente come il complesso mediatico-giudiziario, esattamente come il PD, sono i nostri nemici di classe. Il loro scopo non è fornire dati, ma orientare l'opinione pubblica contro le forze patriottiche. Quindi, esattamente come si deve votare contro a qualsiasi cosa sia proposta dal PD (fosse anche l'uscita dall'euro!), si deve guardare con estremo sospetto qualsiasi immagine suggestiva provenga da cotali entità (che in un mondo migliore andrebbero soppresse sic et simpliciter). Ciò vale anche e soprattutto in questo caso, come vedremo analizzando il ruttino del sor Perepè.

La prima cosa che er sor Perepè clamorosamente sbaglia è la definizione della variabile. Se i salari reali fossero diminuiti dell'8% avremmo effettivamente un serio problema! Il simpatico useful idiot (come fa a non starti simpatico un Pappagone simile?) toppa su almeno due aspetti: 

  1. omette di riportare la frequenza temporale del dato: stiamo parlando di salari reali su base trimestrale. La precisazione non è banale, perché il dato trimestrale, quand'anche sia depurato dalla stagionalità, risente di oscillazioni di carattere congiunturale, cioè è meno inerziale. Quindi, intanto a un crollo dell'8% su base trimestrale potrebbe corrispondere un'oscillazione molto più contenuta su base annuale, e d'altra parte un crollo dell'8% su base annua dei salari reali, che sono un pezzo non trascurabile del Pil, come dovreste sapere, implicherebbe un crollo più o meno proporzionale del Pil, cioè una recessione peggiore di quella patita al tempo di Monti. Inutile dire che non c'è nulla di tutto questo nei dati, e perché?
  2. perché Pappagone Perepè omette di specificare che la misura dei salari reali cui fa riferimento è quella per ora lavorata! Per salari reali si intende infatti il monte salari diviso per una misura dell'inflazione, e questi, su base trimestrale, sono aumentati del 9,8% fra 2021Q1 e 2025Q3, come potreste agevolmente verificare sui dati:

(sono i dati utilizzati in questo post, che forse dovreste rileggere).

Elaboro questo punto: servirà a mostrarvi come l'epifenomeno propalato dall'OCSE sia la classica fake truth che ha molto a che vedere con la gestione pandemica e poco con le politiche distributive di questo Governo, che, piaccia o meno, continuano a essere più progressive di quelle del PD.

Parlando (seriamente) di salari abbiamo già fatto notare che esistono almeno un paio di visibili discrepanze a seconda del denominatore utilizzato per calcolare i salari medi unitari in termini reali. L'andamento è in effetti molto diverso a seconda che si usino gli occupati, o le ore lavorate:


Le visibili differenze sono due, una di ordine tendenziale e l'altra di ordine congiunturale. Su base tendenziale, si vede che in tutto il periodo precedente alla crisi, ma anche durante e dopo, le retribuzioni orarie sono aumentate più di quelle per addetto. Tagliando con l'accetta, questo significa che gli addetti sono aumentati di più (o diminuiti di meno) delle ore lavorate, o, se volete, che le ore lavorate sono diminuite di più (o aumentate di meno) degli addetti, e infatti se ci togliamo la curiosità di vedere come è andato evolvendo il monte ore per addetto:


constateremo senza grande sorpresa che esso è andato tendenzialmente diminuendo dalle 433 ore dell'inverno 1996 giù fino alle 391 dell'inverno 2013, restando in quella zona fino al tonfo pandemico (more on this later). Il dato non ci stupisce: corrisponde, a spanna, al passaggio da una giornata lavorativa di 7,2 a una di 6,5 ore (nella media complessiva del lavoro dipendente), in conseguenza di una progressiva precarizzazione dei rapporti di lavoro, con part-time involontari ecc. Cose che sappiamo, e tendenze che abbiamo invertito.

Ma quello che qui ci interessa è la visibile anomalia congiunturale causata dalla pandemia! Come vedete, con la pandemia, a causa dei lockdown, il monte ore per addetto crolla fino a un minimo di 323 ore nella primavera del 2020. Il motivo spero vi sia chiaro. Vero è che la memoria storica costruita su fatti estemporanei, come la punturina, è più labile di altre, ma credo ricorderete che in quel periodo una categoria di persone (segnatamente i dipendenti pubblici) venivano tenuti in casa pagati per (non) lavorare, e agli altri (i dipendenti privati) si provvedeva con CIG a gogò, perché l'opzione politica era stata quella del confinamento, e le vittime del confinamento non potevano morire di fame. Naturalmente le ore di CIG non sono ore lavorate, e questo spiega il crollo delle ore per addetto.

Ora, voi ricorderete che nell'analisi semiologica di questo blog, fatta all'ultimo goofy:

l'opponente (nel senso di Greimas) più illustre è senz'altro il nostro amico Uva, ma, come nota Acquarelli:


proprio come la nostra narrazione prevede più di un attante (l'attante prometeico Bagnai, che porta all'umanità abbrutita - voi - il fuoco della scienza, ma anche l'attante collettivo community - sempre voi! - che interviene coralmente), al tempo stesso prevede più di un opponente, e lo spettro degli opponenti è ampio:

avversari istituzionali, come la cosiddetta troika (Banca Centrale Europea, Commissione Europea e Fondo Monetario Internazionale); scientifici, economisti neoliberali e antikeneysiani (i cosiddetti “bocconiani” in primis); organi di divulgazione e di informazione considerati disinformati o al peggio collusi; la sinistra, intesa come collocazione politica a livello italiano ma anche europeo, che, secondo le tesi di Bagnai, non ha capito che se non si rimette in discussione l’euro non si possono fare politiche a protezione dei salari e del lavoro.

Da questo esauriente e dotto catalogo manca però quello che, a voi non sfuggirà, è l'anti-destinante principale della nostra narrazione: il piddino, definito come l'individuo antisocratico che sa di sapere, e come l'intellettualmente svantaggiato che possiede un unico neurone (le due definizioni non si coimplicano ma sono complementari e certamente non si escludono a vicenda).

Ora, quando si deve ragionare di rapporti, come abbiamo visto un'infinità di volte, la mancanza del secondo neurone è particolarmente invalidante, perché impedisce di considerare simultaneamente numeratore e denominatore. Generalmente nella testa del piddino la dinamica di un rapporto è quella del suo numeratore (il numeretto che sta sopra): una cella di memoria ha, e quel numero solo c'entra. Capirete quindi che per i piddini (e per i loro useful idiots) l'idea che quando un rapporto "schizza" (termine a loro grato, forse in ricordo dei fasti di una zampillante giovinezza...) può darsi semplicemente che il denominatore stia precipitando difficilmente può passare per il capo. Nel caso de quo però questo è precisamente quello che è successo. In effetti, non è stata drammatica la discesa del salari dall'inverno 2021 a oggi: è stato anomalo il valore dei salari per ora lavorata nell'inverno 2021 (e ancor più nel 2020, ma su questo torno se ho tempo), perché è stato anormalmente basso il valore delle ore lavorate a causa della (scellerata) gestione della pandemia.

Volete una controprova? Basta chiedere all'amico intelligente in quali Paesi sono stati praticati "lockdown severi" (cioè misure di confinamento rigorose) nell'inverno del 2021! L'amico intelligente ci fa sapere che:


Quindi la crescita stellare della Corea, rispetto al 2021, dipende essenzialmente dal fatto che lì non ci sono stati lockdown (ma si è seguito la strada del tracciamento), mentre il "disastro" italiano dipende dall'effetto statistico che vi ho evidenziato: non si tratta di un "crollo" dell'7,7% dopo il 2021, bensì dell'assorbimento (dopo il 2021) di uno "schizzo" del 7,3% fra autunno 2019 e primavera 2020 (in figura si vede molto bene). Naturalmente prendo Italia e Corea (del Sud) perché sono accomunate da vari aspetti dimensionali e morfologici (nazioni manifatturiere di dimensioni medio-grandi), e anche perché sono accomunate da un dato di cui nessuno vi ha parlato tranne me, nonostante fosse hidden in plain sight nella stessa infografica: il tasso di crescita trimestrale tendenziale (trimestre su trimestre dell'anno precedente) più rapido delle retribuzioni medie unitarie in termini reali (con la Corea in leggero vantaggio)! Ed ecco chiarito perché nei due Paesi in cui oggettivamente i salari sono cresciuti più in fretta si registrano due risultati così apparentemente contrastanti: per un'anomalia statistica del denominatore (quell'oggetto che piddini e utili idioti non riescono a inzeppare insieme al numeratore nell'unico neurone che hanno), causata da due modalità diverse di gestione della pandemia, su cui è stata imbastita una narrazione carogna e disfattista da parte di individui (consapevolmente o inconsapevolmente) diversamente pregevoli.

La cosa divertente è che Perepè del fenomeno è cosciente, almeno in termini astratti. Il suo eloquente (ma scombiccherato) tweet si conclude con un sentenzioso: "scegliendo opportunamente il campione si può dire qualsiasi cosa." Potreste essere tentati di credere che lui lo sa bene perché è proprio quello che fa in molti suoi interventi, compreso questo, ma vi rassicuro: Gilberto non è cattivo, non c'è malizia nel suo operato. Quasi modo genitus infans, sine dolo lac concupiscit, e poi fa il suo ruttino, cui plaude consenziente la turba che popola la cloaca.

La considerazione politica è molto sintetica e sostanzialmente innerva la prima parte di questo post: alla stessa stregua delle organizzazioni sovranazionali, del complesso mediatico-giudiziario, e dei piddini, anche i "sovranisti" sono nostri nemici di classe, e non credo di potervene dare miglior prova di quella contenuta in questo post: pur di dare addosso a noi sono disposti a farsi passivi e subalterni diffusori di fattoidi creati ad arte dalle organizzazioni internazionali per mettere in difficoltà un governo percepito come ostile, e a me spiace, ma, come sempre, la buona fede non mi interessa.

Se mi spari addosso, le tue intenzioni passano decisamente in secondo piano rispetto ai possibili risultati, e quindi, con buona pace di uno che pensava di essere di sinistra (ma per fortuna di chi lo apprezza non ha avuto tempo di esprimersi sul problema, altrimenti avreste scoperto che era un Celestini o una Dandini qualsiasi...), siccome qui di giacere sepolti in un campo di grano non abbiamo alcuna fretta, con le fetecchie sarà sempre guerra totale e preferibilmente preventiva da qualsiasi direzione esse provengano e quale che sia la loro dimensione e la loro struttura organizzativa (ovviamente proporzionando l'uso della forza e adattando la tattica alla natura dell'avversario).

Voi regolatevi come credete: l'unico amico che abbiamo in questa guerra lurida e logorante siamo noi stessi e la nostra capacità di restare lucidi.

Ciao, Perepè! Non hai vinto, e, se vuoi un consiglio, non ritentare...

Ma so che il consiglio è vano: come una falena, o come una tarma, tu sei irresistibilmente attratto dal fuoco che l'attante prometeico continua ad alimentare qui, nel Dibattito, per cui sono certo che tornerai a scottarti!

Senza rancore e con immutata stima,

Alberto