Reduce da un duplice prelievo (una mora mi ha sfilato 117 euro, e un'altra mora mi ha sfilato 117 gocce di sangue), rifletto sulla caducità delle cose umane, e su quanto vacui siano certi rituali. A che prò farsi le analisi? Non mi riferisco al fatto che il risultato già lo so: colesterolo LDL verso l'infinito e oltre, acido urico probabilmente sotto i 9 grammi per litro (ormai sono allopurinolodipendente), omeocisteina meglio non saperlo, il resto chi se ne frega. No, mi riferisco a qualcosa di più radicale, che ho appreso, con una certa costernazione, a margine di un dotto seminario tenutosi sotto le volte affrescate di un prestigioso istituto romano. Il gentile ospite aveva proposto a un'eletta platea di persone che la pensano più o meno allo stesso modo di dibattere (ma perché dibattere se la si pensa allo stesso modo?) sull'economia, e nella sua relazione introduttiva veniva posto un tema che a voi sembrerà stantio (vabbè, ve la dico tutta: c'erano anche i famosi 60 miliardi de Lacoruzzzzzzione, all'ordine del giorno...), ma che ritorna con la petulante regolarità di una stagione poco amata: "gli economisti hanno fallito le loro previsioni"...
Il seminario, per fortuna, aveva preso da subito un'altra piega: si era parlato di altro, cioè, sostanzialmente, di tutto quello che trovate qui. Mi dicono che non devo dire "ve lo avevo detto", perché altrimenti risulto antipatico. Ma chi mi rivolge questa assennata esortazione, alla quale io rispondo con garbato apprezzamento, forse ignora due elementi importanti.
Il primo è che a me non interessa il consenso. Non è mio obiettivo essere simpatico a tutti: preferisco esserlo ai migliori. Il mio rifiuto esplicito del facile consenso è al tempo stesso la migliore garanzia di credibilità (sto semplicemente enunciando fatti, non cerco di blandire nessuno), e, paradossalmente, il miglior modo per ottenere quella adesione emotiva un po' bovina, quell'ammmmmmmoooooorrrreeeeee che molti di voi mi manifestano (sappiate che io comunque il pio bove lo amo...). Sì, insomma, per dirla in soldoni: fare lo stronzo buca lo schermo, ed è meglio essere antipatici che passare indifferenti (naturalmente cum grano salis). Quando mi servirà il consenso, vi dimostrerò che so ottenerlo. Ricordate quando dicevate che non sarei mai andato in televisione? Che non avrei mai scritto sui giornali? O che su Twitter non avrei avuto seguito perché sono troppo prolisso? Ecco, rilassatevi: non sono fatti vostri, e comunque il problema non si pone...
Il secondo motivo, meno soggettivo del primo, è che quando rivendico l'efficacia delle mie previsioni non lo faccio (solo) per (un benedetto e santo) narcisismo, ma anche (e soprattutto) per affermare la dignità della scienza economica. Vedete, questa storia che l'economia non è una scienza non è solo un'idiozia in termini epistemologici, ma è anche e soprattutto un'arma di propaganda. Basterebbe pensare a chi l'ha introdotta nel dibattito: è stato il "Trio monnezza", come i più attenti di voi ricorderanno. Ma siccome c'è sempre qualcuno che, buonisticamente, si adonta se giudichiamo gli argomenti da chi li propone, rapidamente vi spiego more geometrico perché chi dice "l'economia non è una scienza" fa propaganda per il progetto neoliberista. Il motivo è semplice: siccome tutte le ricette neoliberiste hanno fallito, e siccome "er popolo" comincia ad accorgersi che dietro queste ricette c'è un disegno politico ben preciso (comincia cioè a capire che Lausterità non è stata fatta perché occorresse consolidare il bilancio pubblico, ma perché bisognava ulteriormente distorcere a danno dei salari, cioè a vantaggio dei profitti, la distribuzione del reddito), gli intellettuali neoliberisti (piacevole ossimoro), per deresponsabilizzarsi, per chiamarsi fuori, portano avanti l'idea che l'economia non sia una scienza, che non esistano relazioni causali fra certe politiche e certi risultati, che sia tutto un po' vago, che oggi tutto sia diverso, che stiamo navigando in acque inesplorate, e via scemenzando. Questo al solo e unico scopo di non sedere dove dovrebbero, cioè sul banco degli imputati. Dà loro molto, moltissimo fastidio, quando si ricorda loro che era tutto già scritto, che essi sapevano benissimo come i loro illuminati pareri, le loro auguste prescrizioni, fossero chiaramente orientate a danno del lavoro e a vantaggio del capitale. Loro preferiscono passare per scemi, piuttosto che per criminali, e questo è comprensibile. Preferiscono svilire la propria scienza ad alchimia, piuttosto che confessare di averla deliberatamente usata a vantaggio dei pochi contro i molti. Ma non deve essere permesso mai, e tantomeno nella società dell'informazione, agli intellettuali di sottrarsi alle proprie responsabilità.
L'economia è una scienza, e quindi se ho azzeccato tante previsioni non è merito mio, ma di chi non mi ha pagato per non azzeccarle.
Così, come vedete, abbiamo anche risolto il problema del narcisismo... o forse lo abbiamo spostato dal piano intellettuale a quello etico: ma io non ho detto che non mi sarei venduto: ho solo detto che nessuno ha avuto la buona idea di comprarmi!
Ora, visto che diffondere l'idea che l'economia non sia scienza è parte integrante del contrattacco neoliberista, duole (oh, se duole!) constatare che intellettuali progressisti non banali cadono in questa trappola. Durante tutto il seminario avevo tentato di riportare il dibattito sul tema cruciale: l'importanza dei linguaggi, e quindi, in primo luogo, la necessità assoluta e categorica di astenersi dall'usare categorie liberiste nell'articolare i nostri ragionamenti. Accettare il linguaggio del nemico è avere perso: va bene se vuoi solo far finta di combattere (e molti, secondo me, hanno fatto finta: ricordate la storia dei fire sales?), ma non va bene se vuoi fare sul serio (e ora è il momento di fare sul serio).
Pensate quindi come ci son rimasto quando, in chiusura dei lavori, il tema dello statuto scientifico dell'economia è tornato a galla (come si conviene alla sua natura)! Mi sono permesso di svolgere sinteticamente le considerazioni che vi ho offerto sopra, e sapete cosa mi è stato risposto da due intellettuali che stimo? Che si può parlare di scienza solo se si riesce a prevedere esattamente un evento (esempio: la predizione di un eclissi solare), e se si possono effettuare esperimenti in condizioni controllate.
Con il sangue agli occhi (perché io voglio vincere, quindi mi dolgo nello scoprirmi compagno di strada di perdenti) ho fatto gentilmente notare che i due esempi erano incongruenti, dato che nessuno ha mai portato in laboratorio un globo solare per osservarlo in condizioni controllate (l'astronomia non è propriamente sperimentale). Quanto all'esattezza delle previsioni, ho gentilmente suggerito ai miei interlocutori di chiedere al proprio medico quando sarebbero morti, invitandoli a non fidarsi di lui qualora non avesse saputo fornirgli la data esatta del triste (o lieto: c'è sempre chi vede il bicchiere mezzo pieno) evento.
Io ho detto che la Finlandia (e la Francia) erano in crisi quando nessuno ne parlava, e anzi quando tutti vedevano nella Finlandia un esempio e nella Francia una speranza. Io vedevo il tumore. Io sono uno scienziato. Io non so dire quando l'euro crollerà, come il medico, alla prima ecografia, non sa dirti quanti giorni di vita ti restano. Ma so che questa costruzione è malata e agonizzante.
A chi dice che l'economia non è una scienza, perché non prevede l'esatta data degli avvenimenti, dovrebbe essere proposto di rinunciare (o, in un mondo meno umano e più draconiano, vietato di accedere) alle cure mediche. A che ti serve uno scienziato che non è uno scienziato perché non sa dirti la cosa più importante: quanto tempo ti resta per dire la qualunque?
Ecco: io cerco di rispettare gli altri. Ma a me viene riferito il dolore di tanti. Non posso sopportare che chi ne è stato causa attiva si sottragga alle proprie responsabilità, non posso sopportare che lo faccia schernendo grandi uomini, come Keynes e Kaldor, e soprattutto non posso sopportare che chi dice di voler contrastare questi agenti del Male cada in modo così ingenuo nelle loro trappole.
Sed de hoc satis. Al seminario non sono state dette solo lievi imprecisioni. Ora ho un'intervista in radio, poi, se mi avanza tempo, vi dirò un paio di cose non banali che ho sentito. C'è sempre da imparare, e, fra l'altro, è esattamente per questo motivo che è meglio non sapere quando si morirà. Il che, peraltro, non implica che si sia immortali...
L’economia esiste perché esiste lo scambio, ogni scambio presuppone l’esistenza di due parti, con interessi contrapposti: l’acquirente vuole spendere di meno, il venditore vuole guadagnare di più. Molte analisi dimenticano questo dato essenziale. Per contribuire a una lettura più equilibrata della realtà abbiamo aperto questo blog, ispirato al noto pensiero di Pippo: “è strano come una discesa vista dal basso somigli a una salita”. Una verità semplice, ma dalle applicazioni non banali...
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martedì 21 marzo 2017
giovedì 3 novembre 2016
Manchester
La prima slide del mio intervento di domani sarà questa:
la seconda questa:
e la terza questa:
Seguirà patriottico appello a difendere la credibilità della professione evitando di dire troppe cazzate, e poi la sostanza del lavoro, cioè il tentativo di avviare una riflessione seria sui costi di una dissoluzione dell'euro (non ha senso parlare di "uscita dall'euro", perché presuppone che l'euro possa resistere, il che evidentemente non è, quindi la nostra volontà di uscire, e soprattutto quella di restare, espressa dai personaggi in cerca di editore, è del tutto irrilevante...). Una riflessione che deve essere basata su quello che sappiamo, e che ogni giorno cambia (ad esempio: ora sappiamo che prima dell'uscita ci sarà una crisi bancaria, cosa che nel 2014 speravamo di poter evitare), e che magari vi presento al #goofy5 (vedo che ci sono ancora un centinaio di posti, però non vorrei che ci trovassimo a dover noleggiare un lotto di ricevitori in più per una sola persona, quindi farò fare una verifica e magari la chiudiamo anche qui, tanto siamo già di più rispetto all'anno scorso...).
Certo che la baggianata detta da .....ini (di cui domani non farò il nome perché sarebbe poco elegante), se ne fai il disegnino (prima slide), fa veramente luce! -40% in un anno seguito da -15% per almeno tre anni significa quasi due seconde guerre mondiali (nel quadro il rettangolo rosso misura appunto la perdita di output verificatasi durante la seconda guerra mondiale). Aprono la bocca e gli danno fiato, firmano la qualunque, si associano a personaggi dal curriculum scientifico evanescente, e questo perché? Alla fine, cosa stanno dimostrando? Che non sanno di cosa parlano, e non lo sanno perché ideologicamente si rifiutano di studiarlo, motivo per il quale, nel momento in cui quello che deve succedere succederà, verranno accantonati in quanto inetti. Ci sarebbe poi quel problema degli Hamptons. Perché se tu fai capire che quello che è un problema per decine di milioni di persone nel tuo paese per te non lo è, allora, forse, fai meglio a fare come faccio io: vai in cima al Greco, che lo difendi meglio!
E infatti, come avrete notato, nelle parole della simpatica e quanto mai eterogenea accolita, manca regolarmente una parola di cordoglio per le vittime, e una parola (anche insensata, come ne abbiamo sentite per tanto tempo) di proposta su come migliorarne la situazione. Il cordoglio non c'è mai stato. Quelli del primo disegnino (o dell'ultima articolessa) si sentivano e si sentono superuomini: che bisogno c'è di compatire la plebe? Le idiozie invece hanno abbondato, ma la Grecia gliele ha strozzate in gola, costringendoli a stare zitti per non ammettere che avevamo ragione noi: il sistema non è riformabile.
Ora, io dico: ma tutta quest'ansia di segnalare al mondo che non si è capito un cazzo non vi sembra irrazionale? Voglio dire: normalmente uno quando è impreparato, quando su un argomento sa ripetere solo slogan, evita di esporsi, no?
Quindi, qui potrebbe esserci qualcosa che non sappiamo. Ad esempio, gli improvvisati esperti di economia monetaria internazionale (provenienti dalle più esotiche contrade: economia della felicità, economia del lavoro, economia del niente...) potrebbero aver stretto un patto luciferno coi poteri forti che garantisca loro visibilità e reputazione anche quando sarà chiaro che avevano torto su tutta la linea e che, inducendo panico nei cittadini con le loro valutazioni approssimative (vedi sopra), hanno fattivamente danneggiato tanti singoli (e quindi l'intera nazione), inducendoli a prendere decisioni sull'onda di una emotività che non ha motivo di essere, così tradendo fra l'altro la propria missione di intellettuali.
Potrebbe essere questo, certo...
Ma io credo che sia più semplice. Sì, certo, i poteri forti esistono, ma sono un po' femmina, come me, quindi si filano poco chi li corteggia troppo. Non credo che chi profferisce le bestialità che stiamo sentendo in giro lo faccia perché sappia di aver avuto da qualcuno un salvacondotto quando le cose si avvieranno all'inevitabile esito (vedi alla voce Hamptons, di cui, lo ricordo, parla Blyth: io mi limito a citarlo...). No: tutto è come sembra. Queste persone dicono certe cose perché non hanno capito (non hanno sufficienti mezzi per capire) qual è l'inevitabile esito.
Non sarà una (doppia) seconda guerra mondale, ma qualche maceria ci sarà, e sotto ci saranno loro. Mi dispiace solo per uno, ma siccome l'ho detto a lui, non lo dico a voi. Il rammarico nel vederlo in certa compagnia è abbastanza widespread nella professione, ma mi sembra appartenga ai lutti che si possono elaborare in fretta.
E a noi piace ricordarli così.
Ora ci dormo sopra, che qui i piddini abbondano: devo essere preparato...
la seconda questa:
e la terza questa:
Seguirà patriottico appello a difendere la credibilità della professione evitando di dire troppe cazzate, e poi la sostanza del lavoro, cioè il tentativo di avviare una riflessione seria sui costi di una dissoluzione dell'euro (non ha senso parlare di "uscita dall'euro", perché presuppone che l'euro possa resistere, il che evidentemente non è, quindi la nostra volontà di uscire, e soprattutto quella di restare, espressa dai personaggi in cerca di editore, è del tutto irrilevante...). Una riflessione che deve essere basata su quello che sappiamo, e che ogni giorno cambia (ad esempio: ora sappiamo che prima dell'uscita ci sarà una crisi bancaria, cosa che nel 2014 speravamo di poter evitare), e che magari vi presento al #goofy5 (vedo che ci sono ancora un centinaio di posti, però non vorrei che ci trovassimo a dover noleggiare un lotto di ricevitori in più per una sola persona, quindi farò fare una verifica e magari la chiudiamo anche qui, tanto siamo già di più rispetto all'anno scorso...).
Certo che la baggianata detta da .....ini (di cui domani non farò il nome perché sarebbe poco elegante), se ne fai il disegnino (prima slide), fa veramente luce! -40% in un anno seguito da -15% per almeno tre anni significa quasi due seconde guerre mondiali (nel quadro il rettangolo rosso misura appunto la perdita di output verificatasi durante la seconda guerra mondiale). Aprono la bocca e gli danno fiato, firmano la qualunque, si associano a personaggi dal curriculum scientifico evanescente, e questo perché? Alla fine, cosa stanno dimostrando? Che non sanno di cosa parlano, e non lo sanno perché ideologicamente si rifiutano di studiarlo, motivo per il quale, nel momento in cui quello che deve succedere succederà, verranno accantonati in quanto inetti. Ci sarebbe poi quel problema degli Hamptons. Perché se tu fai capire che quello che è un problema per decine di milioni di persone nel tuo paese per te non lo è, allora, forse, fai meglio a fare come faccio io: vai in cima al Greco, che lo difendi meglio!
E infatti, come avrete notato, nelle parole della simpatica e quanto mai eterogenea accolita, manca regolarmente una parola di cordoglio per le vittime, e una parola (anche insensata, come ne abbiamo sentite per tanto tempo) di proposta su come migliorarne la situazione. Il cordoglio non c'è mai stato. Quelli del primo disegnino (o dell'ultima articolessa) si sentivano e si sentono superuomini: che bisogno c'è di compatire la plebe? Le idiozie invece hanno abbondato, ma la Grecia gliele ha strozzate in gola, costringendoli a stare zitti per non ammettere che avevamo ragione noi: il sistema non è riformabile.
Ora, io dico: ma tutta quest'ansia di segnalare al mondo che non si è capito un cazzo non vi sembra irrazionale? Voglio dire: normalmente uno quando è impreparato, quando su un argomento sa ripetere solo slogan, evita di esporsi, no?
Quindi, qui potrebbe esserci qualcosa che non sappiamo. Ad esempio, gli improvvisati esperti di economia monetaria internazionale (provenienti dalle più esotiche contrade: economia della felicità, economia del lavoro, economia del niente...) potrebbero aver stretto un patto luciferno coi poteri forti che garantisca loro visibilità e reputazione anche quando sarà chiaro che avevano torto su tutta la linea e che, inducendo panico nei cittadini con le loro valutazioni approssimative (vedi sopra), hanno fattivamente danneggiato tanti singoli (e quindi l'intera nazione), inducendoli a prendere decisioni sull'onda di una emotività che non ha motivo di essere, così tradendo fra l'altro la propria missione di intellettuali.
Potrebbe essere questo, certo...
Ma io credo che sia più semplice. Sì, certo, i poteri forti esistono, ma sono un po' femmina, come me, quindi si filano poco chi li corteggia troppo. Non credo che chi profferisce le bestialità che stiamo sentendo in giro lo faccia perché sappia di aver avuto da qualcuno un salvacondotto quando le cose si avvieranno all'inevitabile esito (vedi alla voce Hamptons, di cui, lo ricordo, parla Blyth: io mi limito a citarlo...). No: tutto è come sembra. Queste persone dicono certe cose perché non hanno capito (non hanno sufficienti mezzi per capire) qual è l'inevitabile esito.
Non sarà una (doppia) seconda guerra mondale, ma qualche maceria ci sarà, e sotto ci saranno loro. Mi dispiace solo per uno, ma siccome l'ho detto a lui, non lo dico a voi. Il rammarico nel vederlo in certa compagnia è abbastanza widespread nella professione, ma mi sembra appartenga ai lutti che si possono elaborare in fretta.
E a noi piace ricordarli così.
Ora ci dormo sopra, che qui i piddini abbondano: devo essere preparato...
mercoledì 6 aprile 2016
Morte, immortalità e storia
Il tempo scorre inesorabile e avvicina alla fine tanto quel disegno profondamente eversore dell'ordine costituito che è il progetto cosiddetto "europeo" (la cui ragion d'essere, ormai ci è chiaro, sta nel sovvertire le costituzioni democratiche nate dalle lotte patriottiche contro il progetto imperiale nazifascista), quanto, in ordine sparso, i suoi autori e corifei.
I tanti uomini politici che dicono che "non potevano sapere", o magari che "sapevano ma speravano che", o magari che non dicono proprio nulla (sperando di farla franca); i tanti intellettuali che, contravvenendo gravemente a un elementare principio etico, hanno speso in un campo non loro (l'economia) la reputazione acquisita in altri campi del sapere; i tanti giornalisti che tradendo la loro missione (impossibile?) di riportare i fatti separatamente dalle opinioni, hanno trasformato le proprie disinformate opinioni in fatti, stranamente sempre orientati a favore del capitale e del settore privato, mai a favore del lavoro e del settore pubblico. Ecco: tutti questi personaggi, che oggettivamente, indipendentemente cioè dalle loro intenzioni (che non possiamo conoscere perché non misurabili), dalla loro buona fede (che riguarda il Padreterno, l'unico che può accertarla), indipendentemente insomma dai rilievi soggettivi, hanno collaborato a un progetto altrettanto oggettivamente criminoso (perché foriero di disastri economici e quindi umani ampiamente prevedibili, previsti e quindi evitabili, come nel blog e nei libri abbiamo dimostrato), tutti questi signori moriranno, alcuni senza avere la soddisfazione (per noi) di vedere il loro progetto disfarsi miseramente, nella vergogna e nel disonore.
Moriranno tutti, come del resto noi.
Non c'è quindi da rallegrarsi particolarmente: "io non sono un biologo ma la biologia non è una scienza quindi" in questo caso non funziona (come del resto, mutatis mutandis, in economia)!
C'è però da fare una riflessione molto serena e succinta, che desidero condividere con voi.
Il privilegio di chi esercita un lavoro intellettuale è quello di sopravvivere nelle proprie opere più agevolmente di quanto ciò non possa accadere a un bigliettaio, a un mungitore, a un tornitore, a un qualsiasi altro "meccanico". Ma ubi commoda, ibi et incommoda. Ciò che ti rende immortale, in re ipsa ti espone a una valutazione post mortem. L'unico cambiamento che con la morte interviene è qualitativo, non quantitativo: il giudizio da etico diventa storico, ma, se era negativo, non può e non deve diventare automaticamente positivo per il semplice fatto che chi ha esercitato in modo discutibile la propria professione intellettuale non ci sia più.
Questo va capito e chiarito, e ovviamente vale anche per me (mi affretto a chiarirlo).
Il rispetto deve essere assoluto e totale, un rispetto fatto, in un primo momento, di silenzio (che non è oblio), un rispetto rivolto, naturalmente, al dolore dei familiari, che hanno il diritto di conservare il proprio ricordo della persona di cui soffrono la mancanza (e che si spera sarà stata con loro più premurosa di quanto sia stata col resto dell'umanità). Se hanno diritti inalienabili sulla propria sfera privata, i familiari però non hanno alcun diritto sulla storia, che deve fare il suo lavoro e che, laddove ravvisasse e documentasse un ruolo storico dei sullodati intellettuali, non potrebbe rinunciare a documentarlo e a trarne le dovute conseguenze solo perché nel frattempo i de cujus se ne sono andati.
I due piani sono e devono essere tenuti separati.
Se bastasse morire per meritare un giudizio storico positivo, allora, da Attila in giù, la storia sarebbe piena solo di brave persone (esclusi alcuni viventi non abbastanza facoltosi da comprarsi un giornale). Ma naturalmente non è così. Il male esiste, ed esiste perché viene fatto, e viene fatto per i motivi più disparati: per soldi, per conformismo, per pigrizia mentale, per vendetta, per astratta volontà di potenza...
La morte, certo, ne cancella le conseguenze: ma non la morte di chi lo ha perpetrato: la morte di chi lo ha subito.
Ecco: questo non dimentichiamolo.
Quando dei nostri tempi si darà una lettura storica, quello che colpirà (ma fino a un certo punto, perché l'antisemitismo del XX secolo ha già palesato dinamiche simili, che quindi, mi dicono gli esperti, non sono, in definitiva, così sorprendenti) sarà l'ampiezza, il carattere totalizzante e totalitario della propaganda, il suo aspetto pervasivo, il modo in cui ha infiltrato e corrotto il processo democratico, rendendo fattualmente improponibile una composizione pacifica dei conflitti. Non possiamo pensare che questo elemento, a noi evidente fin da ora, non verrà studiato e documentato. Altro elemento che colpisce, questo forse sì senza precedenti, è l'odio verso il proprio paese manifestato dalle élite italiane, e non tanto per la sua intensità, quanto per il fatto che, appunto, queste élite non ce lo hanno mai nascosto (tralascio gli innumerevoli esempi, che conoscete). Anche questo elemento dovrà essere in qualche modo analizzato, nella speranza (vana?) che ciò aiuti a evitare il ripetersi di una catastrofe come quella che stiamo vivendo: un balzo all'indietro di quasi due decenni in conseguenza di politiche delle quali si sapeva che erano sbagliate ma si sperava (?) che moralizzassero (?) questo popolo di Untermenschen: voi.
Ma questo sarà un lavoro serio, cui dovranno dedicarsi professionisti, in tempi e modi compatibili con la loro scienza.
Noi possiamo solo continuare a fare opera di testimonianza. Le nostre valutazioni le terremo per noi, e guarderemo avanti, al futuro dei nostri figli.
Non abbassiamoci al livello dei nemici della nostra Costituzione.
Grazie.
I tanti uomini politici che dicono che "non potevano sapere", o magari che "sapevano ma speravano che", o magari che non dicono proprio nulla (sperando di farla franca); i tanti intellettuali che, contravvenendo gravemente a un elementare principio etico, hanno speso in un campo non loro (l'economia) la reputazione acquisita in altri campi del sapere; i tanti giornalisti che tradendo la loro missione (impossibile?) di riportare i fatti separatamente dalle opinioni, hanno trasformato le proprie disinformate opinioni in fatti, stranamente sempre orientati a favore del capitale e del settore privato, mai a favore del lavoro e del settore pubblico. Ecco: tutti questi personaggi, che oggettivamente, indipendentemente cioè dalle loro intenzioni (che non possiamo conoscere perché non misurabili), dalla loro buona fede (che riguarda il Padreterno, l'unico che può accertarla), indipendentemente insomma dai rilievi soggettivi, hanno collaborato a un progetto altrettanto oggettivamente criminoso (perché foriero di disastri economici e quindi umani ampiamente prevedibili, previsti e quindi evitabili, come nel blog e nei libri abbiamo dimostrato), tutti questi signori moriranno, alcuni senza avere la soddisfazione (per noi) di vedere il loro progetto disfarsi miseramente, nella vergogna e nel disonore.
Moriranno tutti, come del resto noi.
Non c'è quindi da rallegrarsi particolarmente: "io non sono un biologo ma la biologia non è una scienza quindi" in questo caso non funziona (come del resto, mutatis mutandis, in economia)!
C'è però da fare una riflessione molto serena e succinta, che desidero condividere con voi.
Il privilegio di chi esercita un lavoro intellettuale è quello di sopravvivere nelle proprie opere più agevolmente di quanto ciò non possa accadere a un bigliettaio, a un mungitore, a un tornitore, a un qualsiasi altro "meccanico". Ma ubi commoda, ibi et incommoda. Ciò che ti rende immortale, in re ipsa ti espone a una valutazione post mortem. L'unico cambiamento che con la morte interviene è qualitativo, non quantitativo: il giudizio da etico diventa storico, ma, se era negativo, non può e non deve diventare automaticamente positivo per il semplice fatto che chi ha esercitato in modo discutibile la propria professione intellettuale non ci sia più.
Questo va capito e chiarito, e ovviamente vale anche per me (mi affretto a chiarirlo).
Il rispetto deve essere assoluto e totale, un rispetto fatto, in un primo momento, di silenzio (che non è oblio), un rispetto rivolto, naturalmente, al dolore dei familiari, che hanno il diritto di conservare il proprio ricordo della persona di cui soffrono la mancanza (e che si spera sarà stata con loro più premurosa di quanto sia stata col resto dell'umanità). Se hanno diritti inalienabili sulla propria sfera privata, i familiari però non hanno alcun diritto sulla storia, che deve fare il suo lavoro e che, laddove ravvisasse e documentasse un ruolo storico dei sullodati intellettuali, non potrebbe rinunciare a documentarlo e a trarne le dovute conseguenze solo perché nel frattempo i de cujus se ne sono andati.
I due piani sono e devono essere tenuti separati.
Se bastasse morire per meritare un giudizio storico positivo, allora, da Attila in giù, la storia sarebbe piena solo di brave persone (esclusi alcuni viventi non abbastanza facoltosi da comprarsi un giornale). Ma naturalmente non è così. Il male esiste, ed esiste perché viene fatto, e viene fatto per i motivi più disparati: per soldi, per conformismo, per pigrizia mentale, per vendetta, per astratta volontà di potenza...
La morte, certo, ne cancella le conseguenze: ma non la morte di chi lo ha perpetrato: la morte di chi lo ha subito.
Ecco: questo non dimentichiamolo.
Quando dei nostri tempi si darà una lettura storica, quello che colpirà (ma fino a un certo punto, perché l'antisemitismo del XX secolo ha già palesato dinamiche simili, che quindi, mi dicono gli esperti, non sono, in definitiva, così sorprendenti) sarà l'ampiezza, il carattere totalizzante e totalitario della propaganda, il suo aspetto pervasivo, il modo in cui ha infiltrato e corrotto il processo democratico, rendendo fattualmente improponibile una composizione pacifica dei conflitti. Non possiamo pensare che questo elemento, a noi evidente fin da ora, non verrà studiato e documentato. Altro elemento che colpisce, questo forse sì senza precedenti, è l'odio verso il proprio paese manifestato dalle élite italiane, e non tanto per la sua intensità, quanto per il fatto che, appunto, queste élite non ce lo hanno mai nascosto (tralascio gli innumerevoli esempi, che conoscete). Anche questo elemento dovrà essere in qualche modo analizzato, nella speranza (vana?) che ciò aiuti a evitare il ripetersi di una catastrofe come quella che stiamo vivendo: un balzo all'indietro di quasi due decenni in conseguenza di politiche delle quali si sapeva che erano sbagliate ma si sperava (?) che moralizzassero (?) questo popolo di Untermenschen: voi.
Ma questo sarà un lavoro serio, cui dovranno dedicarsi professionisti, in tempi e modi compatibili con la loro scienza.
Noi possiamo solo continuare a fare opera di testimonianza. Le nostre valutazioni le terremo per noi, e guarderemo avanti, al futuro dei nostri figli.
Non abbassiamoci al livello dei nemici della nostra Costituzione.
Grazie.
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