venerdì 24 aprile 2026

I segreti della nonna (e del nonno)

Una cortese utente della cloaca si è posta una questione non peregrina, che credo tutti noi ci siamo posti:


Mi sono permesso di risponderle così:


citando un grafico tratto da questo post.

Sono poi intervenuti sciapetti vari, ma, com'è vero che dal letame può nascere un fiore, anche dagli sciapi può nascere un pensiero: ovviamente non loro, nostro!

Cosa determini l'arresto delle retribuzioni reali lo sappiamo noi oggi come lo sapevano i comunisti ieri: l'integrazione monetaria, che, per i Paesi deboli, si traduce nella famigerata politica del "cambio forte" come strumento di disciplina salariale. Non è complottismo, è politica economica, è scritto sui manuali di quella materia:


(qui il solito Acocella), e non ci vuole molto a capire come funziona. Con mobilità internazionale dei capitali e cambio fisso il discorso è molto semplice: se l'operaio non accetta salari più bassi per compensare la mancanza di flessibilità del cambio, l'imprenditore delocalizza ed è finita la commedia. Non ve ne eravate accorti?

Quindi l'integrazione monetaria è un ovvio strumento di compressione salariale, e l'euro, che ne è il compimento, è solo la cristallizzazione di rapporti di forze che si sono venuti configurando all'inizio degli anni '80 (nella piena consapevolezza e altrettanto piena inerzia della sinistra).

Colgo l'occasione per rispondere alla solita obiezione: ma l'euro ce lo hanno anche gli altri! Perché solo noi ci avremmo rimesso?

Ma santi numi! Quanto ci vuole a capire che quella che per un Paese debole è una politica del cambio forte, per un Paese forte è una politica del cambio debole? Ci siamo talmente fatti condizionare dal discorso (dilettantesco) secondo cui l'euro sarebbe stato fatto per impedirci di svalutare, che non ci siamo accorti che in realtà era stato fatto per consentire alla Germania di svalutare!

E infatti, se prendiamo i quattro principali Paesi dell'Eurozona, e replichiamo il grafico dell'andamento del salario reale (sempre dal solito database AMECO Online), ponendo i salari uguali a 100 nel 1980 vediamo questo:



L'inizio della terza globalizzazione, cioè la fine della "repressione finanziaria", frena un po' tutte le economie, e questo non stupisce, visto che la vittoria della rendita sul lavoro si realizzò grazie a (e si concretizzò in) un drastico aumento dei tassi di interesse reale:


(come ci ricordano Reinhart e Sbrancia), ma qui da noi i Paesi periferici (Italia, Spagna), cioè quelli per cui l'integrazione monetaria significava adottare un cambio forte, vedono i loro salari reali più penalizzati dei paesi centrali (Francia e Germania), quelli per cui l'integrazione monetaria significava adottare un cambio debole (specifico: per la Francia questo vale fino a un certo punto, e infatti la Francia ha compensato e sta compensando con debito pubblico). Quindi i salari reali nostri (e spagnoli) si sono praticamente fermati perché occorreva comprimere i salari nominali per tenere il passo con gli altri Paesi cui eravamo legati, mentre quelli tedeschi e francesi hanno avuto più spazio per crescere.

Ma è così difficile da capire?

"Anche gli altri hanno l'euro gnegnegnè!" Quante volte abbiamo sentito questa obiezione? E bisogna essere molto ma di molto cretini per non capire che se la forza di un cambio (quello dell'euro) riflette la media ponderata della forze delle economie che lo adottano, per le economie sopra la media sarà debole e per quelle sotto la media sarà forte. Il problema dell'euro, e delle "unioni" così come le intende l'Europa in generale, è appunto questo: che essendo unioni fra disuguali non creano condizioni di parità, ma consolidano squilibri!

Ma il pensiero magico europeista è e resta quello degli sprovveduti secondo cui si può (e quindi si deve) essere tutti "sopra la media". C'è tanta povertà etica ma soprattutto intellettuale in questo modo di porsi!

Comunque: l'integrazione monetaria fa male a tutti, perché anche se appartieni ai "forti", il massimo che poi ottenere con la svalutazione competitiva praticata adottando una moneta per te debole è lo svuotare di potere d'acquisto i mercati dei vicini, quindi a priori direi che è decisamente meglio starne fuori, e i dati lo confermano. Guardate ad esempio come si è comportata la Norvegia, un Paese che ha saggiamente deciso di farsi i fatti suoi:


Diciamo che è passata abbastanza indenne dallo shock dei primi anni '80, anche se ha patito molto l'ultimo shock inflazionistico. E qui quelli bravi diranno: "Per forza! Dall'inizio degli anni '70 ha il petrolio, e poi non è mai entrata nell'Unione Europea!". Come la Svezia?


Di petrolio svedese non ho mai sentito parlare, mentre ricordo quando la Svezia entrò nel sistema monetario europeo, e si vede bene nel grafico come questo frenò la sua dinamica salariale. Poi però decise di non entrare nell'euro, e i risultati mi sembrano abbastanza eloquenti.

Ma naturalmente c'è sempre il cretino per cui questi risultati dipendono dal colore dei capelli: si sa, i biondi sono disciplinati e virtuosi (qui un noto esempio)! E allora come me la spiegate questa?


La Finlandia non entrò negli accordi di cambio dello SME (e si vede: guardate come vanno dritti i suoi salari negli anni '80!), poi entrò nell'UE a metà anni '90 (e si vede già una frenata) e fu socia fondatrice dell'euro. Infatti, dal 2011 (crisi del debito) i suoi salari reali sono andati decrescendo, come quelli dell'Italia, con una possibile inversione di tendenza dopo il COVID (di questa roba avevamo già parlato qui).

Insomma: l'economia sicuramente non è una scienza (così facciamo contenti gli ingenui...), ma stranamente quello che sta scritto nei suoi manuali tende a succedere nel mondo reale, indipendentemente dal colore della chioma di chi lo popola (problema che comunque, come sapete, non mi riguarda). Ed ecco spiegato il segreto della nonna (e del nonno): loro vivevano in un mondo in crescita, in cui la distribuzione del reddito non era pesantemente alterata a svantaggio del lavoro da una delle più potenti alleate del capitale finanziario: la Banca centrale indipendente! Non è un gran segreto, a dire il vero, e a me non sembra nemmeno così tanto difficile da capire. Tuttavia, lo spostarsi dell'agenda su altri temi ha il vantaggio di rendermi indulgente: ogni volta che devo farmi rispiegare da Sergio il meccanismo di formazione del prezzo marginale nei mercati energetici scuso tutti quelli che, quarantasette anni dopo, non hanno ancora capito il meccanismo di adeguamento dei salari in un mercato valutario drogato dal cambio fisso!

Solo che... dopo un annetto io sto cominciando a capire!

E gli altri?

mercoledì 22 aprile 2026

(Nun) semo mijoni!

Ieri notte, mentre dormivo il sonno del giusto, per la prima volta nella sua storia questo blog ha superato la cifra di un milione di visualizzazioni mensili (mentre inizio a scrivere sono 1008518). Il picco precedente era stato di 808722 in piena crisi greca, nel luglio del 2015. Dall'inizio a novembre 2011 le visite avevano raggiunto un primo massimo locale a 586242 nel marzo 2013 (nel mese precedente si erano tenute le elezioni politiche), poi un altro massimo a luglio 2015, poi c'era stato un assestamento in un corridoio fra 400000 e 600000 durato fino al mio ingresso in politica, e fino a giugno 2018. A luglio 2018, per carenza di articoli (nel 2018 si erano ridotti a un terzo) la soglia di 400000 venne bucata verso il basso collocando il blog, ormai poco presidiato, in un corridoio fra le 200000 e le 400000 visualizzazioni (nel 2019 i post furono solo 41, anche se vi fu il terzo più visto di sempre, cioè questo, che dovette il suo successo all'essere ripreso da Quirispia, mentre il più visto di sempre era stato nel 2018 questo, sempre attuale, che dovette il suo successo all'essere ripreso dalla pagina Facebook di Salvini - ma allora c'era Luca Morisi... - e il secondo più visto di sempre era stato nel 2015 questo, che dovette il suo successo all'aver vinto i MIA Award 2015 come miglior articolo). La resistenza di 400000 venne rotta con il COVID, che costrinse molte persone a cercare rifugio e conforto nella rete, raggiungendo un massimo locale a 499000 nell'aprile del 2020 (quando, nel decimo post più letto di questo blog, vi spiegai i motivi del consenso di Conte e come questi avrebbero influito sulla gestione autoritaria della pandemia). A luglio però sfondammo il supporto a 200000 e ci collocammo in una fascia fra 100000 e 200000 visualizzazioni, dove 100000 si affermo come il nuovo supporto, e, in qualche modo, il metabolismo basale del blog. Nota bene: questo sfondamento è quindi antecedente alla scelta (da me subita) di sostenere Draghi, e quindi ha poco a che vedere con l'aver tradito i mijoni che hanno la verità in tasca (da Marione a Trombetta in giù). Nel 2023 sono tornato a scrivere. La resistenza di 200000 è stata rotta prima con un massimo locale a 383964 a giugno di quell'anno, e poi definitivamente a febbraio del 2025, e oggi siamo qui.

Quindi semo mijoni?

No, ovviamente no, e prima che amici mi fornissero dotti articoli di informatici, senza l'ausilio di cretini specializzati ero arrivato da me alla conclusione che non tutti quegli accessi fossero e siano genuini. Gli indizi erano tre: la quantità di visualizzazioni dell'ultimo post uscito (che una volta era molto più alta), la distribuzione delle visualizzazioni su post non referenziati dall'ultimo post uscito, e la concentrazione delle visualizzazioni in picchi altissimi localizzati in ore di per sé anomale (tipo alle due di notte), cui aggiungerei anche la localizzazione geografica in località esotiche come Singapore o in Paesi da cui avevamo sempre avuto un seguito discreto ma non preponderante come gli Stati Uniti. Detto fra noi: era antropologicamente impossibile che delle groupies superficiali quali voi siete, che non hanno mai cliccato su un cazzo di link nemmeno con una pistola puntata alla tempia, improvvisamente si fossero messe a beneficiare della ricchezza di ipertestualità offerta manibus plenis dal Dibattito! Evidentemente quello che gli uomini (chiamiamoli così) non volevano fare lo stava facendo una macchina: gli accessi quindi erano in buona parte (direi almeno una metà, a mio superficiale giudizio) dovuti a scraper di vario tipo, per lo più legati a programmi di intelligenza artificiale. Oggi basta cercare un post con Google perché Gemini si senta in dovere di darci la sua interpretazione del mio pensiero, magari anche qualcuno di voi ogni tanto ha chiesto a qualche servo sciocco tipo ChatGPT di fargli un riassuntino di una determinata tematica, nelle vostre tenzoni con Grok molti di voi hanno citato il blog, e secondo me qualche paraculetto ha anche usato l'intelligenza artificiale per farsi scrivere testi sull'euro basati sul nostro materiale. Le spiegazioni degli specializzati potete trovarle ad esempio qui e qui e ci spiegano appunto che Google considera i bot come esseri umani e che in altri casi il 68% del traffico di un sito era riconducibile a bot AI. Ringrazio Alessandro Greco per la conferma, ma resta il fatto che per chi, come me, scolarizzato nel XX secolo, questa community l'ha creata e le ha dato una casa (quella virtuale, cioè questo blog, e quella reale, cioè il nostro incontro annuale), non occorrevano simili autorevoli conferme. Sono anzi piuttosto stupefatto da quanto poco i gestori di altri siti sappiano del loro pubblico, al punto di confondersi in tale misura sulla genuinità del loro traffico, ma il dato di fatto è che l'eccezione non sono loro: l'eccezione sono io, cioè siamo noi! Non esistono altri esempi di community virtuale simile alla nostra, dove l'interazione fra chi ha creato lo spazio e chi ne fruisce è così stretta e così vera. Quindi è normale che gli altri debbano ricorrere a sofisticati strumenti informatici per farsi spiegare se chi lo segue sia vero o finto. Io non ne ho bisogno.

Aggiungo un paio di considerazioni sparse, e poi passo ad altro.

Io non faccio marketing, non ho nulla da vendere, non cerco consenso, me ne fotto del SEO, l'unica cosa che mi manca in questo momento è una casa in pietra in cui arrivare serenamente a 110 anni con una sorgente e una cucina a legna (ma nel frattempo ho messo da parte i soldi per procurarmela, quindi quando sarò di nuovo padrone del mio tempo potrò risolvere anche questo problema), motivo per cui il dato su chi mi stia seguendo, e se sia vero o falso, non ha per me alcun valore, essendo funzionale al perseguimento di obiettivi che non ho! Posso immaginare che in questo momento, defalcando i contatti dal Vietnam (!) e i picchi come quello delle 23 di eri sera (che comunque non era anomalo: 2500 visualizzazioni) le visualizzazioni reali siano appunto fra il 30% e il 40% di quelle "nominali", cioè che si sia tornati nel corridoio 200.000-400.000 in cui eravamo fra 2018 e 2020, o magari anche un po' più su, ma di questo numero non so esattamente cosa farci. Sono contento quando ricevo commenti intelligenti (e mi dispiace che ce ne siano meno di un tempo: i commentatori più assidui sono poveri cristi inaciditi dall'esistenza, il cui contributo sinceramente è superfluo, ma tant'è: evidentemente in questa fase questo mi merito...), ma è pur vero che ora, se voglio stimoli, ho anche altri interlocutori che prima non potevo avere e che sono più informati di voi, quindi amen.

Seconda considerazione: gli 808722 del luglio 2015 erano senz'altro veri: l'IA, l'orrendo raglio che atrofizzerà le nostre capacità cognitive, non risuonava ancora per il web! Quell'anno a Montesilvano fummo 647, mentre l'anno scorso eravamo 523, in recupero dal periodo COVID che ci aveva calmierato a 200, e dopo un massimo di 707 nel 2019. Il grafico della vergogna ci spiega bene che più della disaffezione possono essere state le difficoltà economiche a calmierare (relativamente) il numero delle presenze, ma per chi come me deve frequentare per lavoro le sale altrui questi numeri sono sempre strabilianti! Il punto però è un altro, e sarebbe il caso che ve lo chiavaste in testa, per evitare i ridicoli errori di valutazione dei Marioni e delle Trombette di turno: avere un blog molto frequentato, avere una presenza social importante (ma basta guardare i numeri di qualsiasi sgallettata "no vabba igonigo!" per tornare umili), riempire sale, non significa essere milioni, e non rendersi conto di questo significa essere mijoni.

Noi non siamo stati veramente milioni nemmeno quando nel periodo 2015-2018 eravamo sorretti da un pubblico che era verosimilmente più genuino di quello attuale. Il nostro messaggio euroscettico non è bastato a dare all'unico partito euroscettico la maggioranza relativa (anche se è stato magna pars del suo quadruplicare la presenza in Parlamento), cioè non ha determinato un fenomeno comparabile a quello di AfD o del RN, e questo anche perché in quei Paesi non è stato messo su un esperimento di gatekeeping così strutturato e abile come quello costituito qui da noi dal Movimento 5 Stelle, dai fottuti ortotteri contro cui fin dall'inizio vi avevo messo in guardia, ma invano, anche perché non eravate voi quelli da convincere, ma i milioni, che sono difficili da attingere per diversi motivi, il primo dei quali (che non ci riguarda, per fortuna) è il sentirsi mijoni. La sconfitta di cui ci ha parlato Preterossi e sulle cui motivazioni così eloquentemente si interrogava (ascoltarlo è sempre un piacere) nel 2021 in realtà ha una spiegazione molto semplice: non eravamo abbastanza, la cosa che non ha funzionato è questa, e non ha funzionato oggettivamente per la presenza qui da noi di un movimento di gatekeepers coi cui cascami sinceramente sconsiglierei di flirtare ex post così come sconsigliavo di legittimarli ex ante (e tanto per essere chiari: il momento più difficile per me non è stato il dover intervenire in discussione sulla fiducia a Draghi, ma il dover accettare il "contratto di governo", perché io sapevo, e ve lo avevo detto, con chi avevamo a che fare: con la stampella del PD).

Chiaro?

No.

Ma non fa niente.

Con immutabile stima, il vostro

Guru.

(...e quindi? E quindi niente: siamo sempre qui e qui continueremo a stare per altri 46 anni. Poi dovrete cercarvi qualcun altro...)

martedì 21 aprile 2026

Potevamo scegliere?

(...rapidamente, prima di andare a Sky, volevo condividere con voi un commento al post su Arditti che ha secondo me qualcosa a che vedere anche col post precedente, quello sull'energia... ma il nesso ve lo spiegherò dopo Sky...)

Enrico Pesce ha lasciato un nuovo commento sul tuo post "In memoriam...":

Vale anche per gli adulti. Autovelox a tappeto, cinture di sicurezza anche a 30km/h, telecamere urbane, divieti di falò in spiaggia o anche solo di fermarcisi a vedere le stelle, di vendere una birretta a un diciassettenne, l'obbligo di mostrare la tessera sanitaria al distributore di sigarette, tutte innovazioni certamente meravigliose che ci assicurano di arrivare sani e salvi a una eventuale aggressione in stazione, allo scontro con un autista alcolizzato e senza patente o all'offerta di una dose nel parco. Purtroppo pagate con un continuo controllo, sempre più automatico e insindacabile, e la consapevolezza di essere di sicuro dei trasgressori. Potevamo scegliere tra la sicurezza e la libertà, abbiamo scelto la sicurezza e non abbiamo avuto né l'una né l'altra. Non è strano che poi ci si sfoghi, adulti e bambini, nei mondi virtuali dove la libertà è completamente virtuale anch'essa.

Pubblicato da Enrico Pesce su Goofynomics il giorno 21 apr 2026, 13:11


(...dichiaro aperta la discussione generale. Io me ne vado da Misiani a Sky...)

Qualche dato sull'energia, parte prima.

Possiamo tirare un respiro di sollievo!

Alla fine Confindustria, quella che "se Renzi perde il Paese va in recessione":


(risultato: il Paese invece di andare in recessione nel 2017 è cresciuto fino a quando il COVID l'ha mandato in recessione nel 2020, e nel triennio 2017-2019 il tasso di crescita è stato inferiore dello 0,08%, non del 4%, rispetto alle previsioni, cioè in pratica la crescita media è stata identica a quella prevista dal Fmi nell'outlook di ottobre 2016); quella che "coi dazi di Trump perderemo 100.000 di posti di lavoro":


(risultato: da luglio 2025 a dicembre 2025 l'occupazione è aumentata di 14.000 unità invece di diminuire di 37.000 e nel 2026 gli ultimi dati disponibili ci indicano un aumento di 49.000 unità, quindi è un po' difficile che si termini l'anno con una diminuzione di 75.200); insomma, quella cosa lì si è finalmente espressa anche sulla crisi energetica con i consueti toni apocalittici:


Quindi, direte voi, possiamo stare tranquilli!

Sì e no.

Sicuramente c'è poco da stare allegri, ma altrettanto certamente non aiutano le rappresentazioni distorte di quanto sta succedendo. Capisco le preoccupazioni degli imprenditori e capisco la necessità delle loro associazioni di fare pressione, ma credo che si possa dare un aiuto migliore mantenendo la lucidità. Ha dato una mano in questa direzione l'ottimo Sergio Giraldo su Twitter (suggerisco di seguirlo assiduamente), aggiungo qui qualche considerazione e qualche fonte, in modo che possiate orientarvi meglio. In fondo, visto che finora (con l'eccezione di Sergio e di pochissimi altri) hanno parlato carnivori e artiodattili (cioè cani e porci), ci sta che due parole vengano aggiunte dall'unico che su questi temi ha pubblicato su riviste di fascia A, occupandosi in particolare del caso italiano (altro esempio di articolo scientifico nato da un post di questo blog: De benza italica).

Dunque, intanto i dati sono questi:


vengono dal Commodity Market Outlook della Banca mondiale che trovate qui (ho evidenziato in arancione il campione utilizzato nel mio paper del 2015 con Mongeau Ospina) e chiariscono che c'è effettivamente stato un brusco incremento a marzo per i noti motivi (attacco all'Iran e chiusura dello Stretto di Hormuz). Tuttavia, questo incremento non ci ha ancora portato al massimo storico, e anzi il valore di marzo è il 57° valore più alto nella serie storica dei 795 valori mensili dal gennaio del 1960 (l'abbiamo presa larga). Non solo. Nonostante che l'incremento sia stato effettivamente brusco, non è il maggiore fra quelli storicamente sperimentati né se lo si considera in termini congiunturali (cioè rispetto al mese precedente):

(in questi termini è il sesto incremento mensile più rilevante, come si vede dal grafico), né se lo si considera in termini tendenziali, cioè rispetto allo stesso mese dell'anno precedente:

nel qual caso l'incremento quasi si confonde col normale "rumore" della serie, e questo per via del fatto che un anno fa il prezzo del petrolio era relativamente alto, per quanto in rapida discesa (mentre è più visibile lo shock dell'aprile 2021, che in questa metrica è il terzo più grande).

Naturalmente questo è solo l'inizio del discorso, ma intanto è un buon inizio, come lo sono sempre i dati. Ora purtroppo devo lasciarvi: il mio tempo non mi appartiene, e la scelta è fra rinunciare a iniziare un discorso, o rinunciare a portarlo fino in fondo. Forse la seconda opzione è meglio della prima, anche perché su questo blog la trasmissione la fate (anche) voi, e già questi dati offrono molto da commentare...

giovedì 9 aprile 2026

In memoriam...

La prima volta credo di averlo incontrato qui:

ma è qui che la sua lucidità mi aveva colpito:

forzando il mio pregiudizio contro la professione cui sorprendentemente apparteneva, quella professione che ritengo, come sapete, motore primo del nostro degrado culturale e civile. Il concetto di "operatore informativo amico" per me è un ossimoro: non è un fatto soggettivo (sono amico di molti "operatori informativi", di cui alcuni sarebbero classificati come "nemici" dai nostri "comunicatori"!), è un fatto oggettivo, deriva dall'amara circostanza che siamo, purtroppo, tutti immersi in una grande menzogna, un inganno cui chi gestisce la narrazione deve compiegarsi. Il degrado cui assistiamo ha in questo la sua origine, e temo che da fare ci sia veramente poco: swords will be drawn to prove that leaves are green in summer, disse uno che nella schiera degli strenui difensori dell'ovvio, cui io appartengo, era molto più eloquente di me, ma il problema è che ormai siamo tutti stanchi, e la forza di sguainare la spada vedo che comincia a far difetto. Ad esempio: quanti di voi saranno in piazza a Milano il 18? Sarebbe un buon modo di sguainare la spada per provare che un'unione monetaria fra Paesi che non costituiscono un'area valutaria ottimale è destinata al fallimento.

Ma ho la sensazione che questa ovvietà non interessi più a nessuno (ed è in questo momento che le ovvietà bussano alla porta per esigere il loro pedaggio).

Comunque, in questo contesto infelice lui indubbiamente spiccava.

Non credo di aver mai sentito un'altra persona (a parte me) argomentare sulla base dei grandi assenti dal nostro dibattito e dal nostro armamentario dialettico: gli ordini di grandezza. Questa cosa mi colpì molto, e decisi di coinvolgerlo in una nostra iniziativa, che fu anche un'occasione per conoscerlo e farvelo conoscere meglio:


Mi aveva dato questo suo libro da leggere, un libro a suo modo coraggioso, con cui mi sentivo in sintonia perché era in consonanza con la testata d'angolo di questa nostra costruzione: la Storia non finisce (né tanto meno finisce la SStoria). Lo avevo letto con interesse, ma non ero stato in grado di dargli un minimo di feedback, perché qui non c'è mai tempo di fare nulla, annaspiamo continuamente, e gli unici momenti in cui si può dimenticare il cellulare sono i concerti, o i funerali.

Il suo è stato ieri, e mi sono sentito in dovere di esserci, nonostante che fossi probabilmente quello che lo conosceva di meno. Ho però incontrato, per fortuna, un vecchio amico, il BWV 659:

a testimonianza del buon gusto se non di chi ci aveva lasciato, di chi aveva lasciato. Reduce da un lago Vivo fatto in un'ora e venti, contro le due ore e dieci del segnavia, non potevo sfuggire all'inesorabile logica del calendario: mi capita sempre più spesso di accompagnare persone più giovani di me, e si avvicina quindi il momento in cui dovrò essere accompagnato io (e la musica vorrei scegliermela, onde evitare disastri). Il cuore non è (più) una mia debolezza, sono molto curioso di vedere da dove arriverà l'attacco, ma sono sempre più disposto a vedere il bicchiere mezzo pieno: certo, le cose da fare sono e saranno molte, ma è pur vero che nessuno è indispensabile, e che qualsiasi gioco, per quanto possa essere (stato) divertente, alla fine stanca.

(...qui il vecchio amico in una forma migliore...)

lunedì 6 aprile 2026

Lavoro e rendita

Mi sono ritirato nelle mie highlands per ragionare un po' sulla nuova edizione del Tramonto. Sto cercando di capire quali grafici aggiornare e quali no. Il mio orientamento sarebbe di lasciare il testo esattamente com'è (grafici compresi), a meno di errori clamorosi che dovessero saltare fuori, ma di inserire nella postfazione le versioni aggiornate di alcuni di essi, in particolare quelli che smentiscono o avvalorano le previsioni fatte nel testo. In generale, non è sempre semplice capire a priori quale grafico può valer la pena di aggiornare. Ad esempio, ieri mi ero annotato di aggiornare la Figura 32 "per vedere come si è andato evolvendo il trasferimento di risorse dall'economia reale alla rendita finanziaria". La Figura 32, ve lo ricordo, era questa:


e il commento era questo:

L’impatto sulla spesa per interessi è notevole come si osserva nella figura 32. A partire dal divorzio (evidenziato dalla retta verticale tratteggiata) possiamo osservare tre fasi principali, evidenziate dall’ombreggiatura. Nella prima fase, dal 1981 alla crisi del 1992, la spesa per interessi decolla verticalmente, raddoppiando dai 6 punti di Pil del 1981 ai 12 del 1993 (ricordate che nell’anno precedente i tassi di interesse erano stati fortemente innalzati, nel tentativo di difendere la parità della lira nello Sme). Simmetricamente, il fabbisogno primario (cioè al netto degli interessi), scende a picco, passando dai 5 punti del 1981 ai -3 del 1993 (un fabbisogno negativo indica un avanzo, cioè lo Stato, al netto degli interessi, stava incassando più di quanto spendeva). I due movimenti si compensano, e quindi il fabbisogno complessivo rimane più o meno stabile attorno a una media di 11 punti di Pil.

È in questa fase che il rapporto debito/Pil esplode, come abbiamo visto in figura 1, nonostante, al netto degli interessi, lo Stato sia diventato un risparmiatore netto. Attenzione: la linea tratteggiata che sale, e quella puntinata che scende, nella zona ombreggiata al centro della figura 32, non sono un mero arabesco, no, sono una cosa diversa: sono un conflitto distributivo. Se nel 1981 lo Stato dava il 5 per cento del Pil ai detentori del debito pubblico (sotto forma di spesa per interessi), e il 5 per cento del Pil alla collettività nazionale (sotto forma di spesa primaria netta), nel 1993, al termine del conflitto, lo Stato dava il 12 per cento del Pil ai detentori del debito, e prendeva il 3 per cento in termini netti dalla collettività nazionale (perché se lo Stato è in avanzo primario significa che i cittadini pagano di tasse più di quello che ricevono per servizi pubblici). E i detentori dei titoli del debito pubblico erano e sono per lo più le grosse istituzioni finanziarie. Chiaro, no? Il divorzio è anche la scelta di trasferire reddito dai contribuenti alle istituzioni finanziarie, una scelta che nelle parole del suo autore appare pienamente consapevole.

Lo sganciamento dallo Sme frena la dinamica dei tassi, e dal 1993 al 2002 la spesa per interessi prima si stabilizza e poi cala. Il fabbisogno totale crolla dai 9 punti del 1994 a un punto nel 2000, fino al 1996 per ulteriori aumenti dell’avanzo primario, e dal 1996 per la diminuzione della spesa per interessi. Questa dinamica favorisce il rientro del debito, che dai 120 punti del 1994 arriva ai 103 nel 2003. Nel frattempo la spesa per interessi si stabilizza attorno al 5 per cento del Pil, e il fabbisogno complessivo tende a crescere (con fasi alterne) seguendo il fabbisogno primario il quale, però, rimane sempre in territorio negativo (cioè rimane un avanzo).

Durante la quotidiana perlustrazione del territorio in compagnia di Rex mi è venuto in mente di provare a vedere quanto ci mettevo ad aggiornare questa figura coi dati fino all'anno in corso. In effetti, le successive revisioni delle varie fonti hanno determinato qualche minimo scollamento fra le serie di quindici anni fa e le versioni attualmente disponibili. Lo si vede ad esempio nella serie del fabbisogno pubblico totale:


L'aggiornamento del grafico porta a questo risultato:

e di commenti me ne vengono solo due: il primo è che un rientro dal deficit rapido come quello sperimentato nel post-pandemia (dal 9,4% del 2020 al 3,7% del 2024) non è un inedito per la nostra economia, perché fu altrettanto rapido (e leggermente più pronunciato) il rientro dal 9,8% del 1993 al 3% del 1997; il secondo è che dal 2010 in poi non è cambiato molto, fatta salva la parentesi della pandemia. Abbiamo sempre una spesa per interessi che, per quanto rientrata dai massimi storici dei primi anni '90, è sempre superiore al deficit complessivo, il che significa che siamo in condizioni strutturali di avanzo primario, cioè di trasferimento di valore alla rendita finanziaria. Non fidatevi troppo quando i "mercati" si lamentano dell'alto stock di debito pubblico dell'Italia! Loro su quell'alto stock ci guadagnano, e quindi non è detto che le loro lamentele vadano prese a valore facciale.

Tornando al punto, però, non mi pare che un grafico come questo aggiunga molto alla nostra conoscenza, nel senso che non mostra una reale evoluzione, una "quarta fase" posteriore alla pubblicazione del Tramonto: l'assetto distributivo determinatosi dopo la crisi del 1992 resta sostanzialmente confermato, se pure su scala inferiore. Per questo motivo, in casi simili, tenderei a risparmiare spazio, evitando di aggiornare grafici che in fondo sono pleonastici.

Voi che ne dite? E ci sono grafici del Tramonto che vorreste vedere aggiornati, o che ritenete possano aggiungere qualche elemento interessante per la postfazione della nuova edizione?

giovedì 2 aprile 2026

Il Parlamento è come la salute...

...quando manca te ne accorgi.


(...oggi sono stato a trovare un amico che ha recentemente partecipato alle esequie di Paolo Cirino Pomicino. A Cirino Pomicino in vita non abbiamo risparmiato critiche perché ci sembrava - ed era - effettivamente enorme che una persona cui erano state attribuite certe responsabilità non avesse capito nulla, ma proprio nulla, dell'euro! Mal di poco: era senz'altro in ottima compagnia! Ogni giorno incontro persone convinte che il cambio a 1000 lire avrebbe salvato il Paese, ma lasciamo stare. Lo spiegone dettagliato, a prova di idiota, lo feci qui, e non mi va di tornare su questa storia, la cui rilevanza svanisce con l'aumentare della distanza storica. Mi sembra più rilevante, in termini di attualità, e più elegante, date le circostanze, ricordare una cosa che Cirino Pomicino aveva capito, e aveva anche espresso con un aforisma molto espressivo, che ignoravo, e che, appunto, mi è stato riferito dal mio amico. Qui di spiegoni senz'altro non c'è bisogno, atteso che essi, per quanto possano essere chiari, restano comunque inutili, poiché questa rientra fra le cose che se potessero essere capite non occorrerebbe spiegare. Per chi non capisce questa cosa, cioè per la stragrande maggioranza del popolo - ricordandovi che voi siete élite! - l'unica medicina è quella di cui, con rammarico, abbiamo parlato tante volte...)

Occupati: un aggiornamento

Parlando di cose minimamente più serie, ieri sono usciti i dati mensili provvisori dell'indagine sulle forze di lavoro che a febbraio confermano una stagnazione degli occupati, con una diminuzione del -0,1% su base congiunturale (cioè rispetto al mese precedente), se pure in aumento (sempre dello 0,1%) rispetto al precedente "trimestre mobile" e rispetto al mese di febbraio 2025. Forse il modo migliore per leggere questi dati è metterli in prospettiva come avevamo fatto qui usando i dati trimestrali:


e in effetti osservando la serie su un orizzonte più ampio si constata che se da un lato la crescita del tasso di occupazione che registravamo due anni fa si conferma un record storico, dall'altro sta subendo una battuta di arresto, il che potrebbe anche starci, se non fosse che questa variabile, nonostante i progressi, in Italia resta 9 punti al di sotto della media europea (l'Italia si classifica ventisettesima su 27). Questa relativa stasi dell'occupazione in qualche modo è coerente con la relativa stasi dei salari reali che registravamo qui:


Le due cose vanno insieme e naturalmente non sono due cose buone. Va anche detto, per completezza, che il panorama complessivo non è un gran che.

Prosegue però il consolidamento delle posizioni di lavoro, con un'incidenza sempre minore di quelle a tempo determinato:


che erano andate tendenzialmente crescendo in tutto il periodo dell'austerità, da un minimo dell'11,42% del totale nel 2004-01, raggiungendo un massimo pre-COVID al 17,27% nel 2018-12, superato solo dal massimo post-COVID al 17,31% nel 2022-02. Oggi siamo al 12,89%, siamo tornati al periodo precedente la crisi dei subprime, ma c'è ancora strada da fare.

Registro solo i dati.

Per un'analisi ci vediamo con più calma, e se non ci si vede: buona Pasqua!