Dal dibattito sul Patto di stabilità e crescita è assente una domanda fondamentale: il Patto ha funzionato?
Perché prima di chiedersi se e quanto difenderlo perinde ac cadaver, o se e quanto sospenderlo (e per fare cosa), magari sarebbe utile sapere se e quanto esso ci abbia garantito crescita e sostenibilità. A questa domanda si può rispondere solo con una analisi di medio-lungo periodo. La risposta voi la sapete, ma ve la rimetto qui, visto che il tema è diventato di attualità.
La figura rappresenta la produttività oraria nella zona Euro e negli Stati Uniti. La spezzata tratteggiata marca la data dell'adozione delle regole pro-cicliche note come "Patto di stabilità". Prima dell'adozione di queste regole i Paesi europei stavano recuperando il loro gap tecnologico rispetto agli Stati Uniti: era cioè in atto un processo di catch-up che aveva portato i livelli di produttività a coincidere. Dopo l'adozione di queste regole l'Eurozona ha cominciato a falling behind, a perdere terreno rispetto agli Stati Uniti. I numeri sono abbastanza eloquenti:
Il tasso medio di crescita della produttività nell'Eurozona è passato dall'essere il doppio all'essere meno della metà di quello degli Stati Uniti. L'impossibilità per i bilanci nazionali di svolgere una funzione di stabilizzazione anticiclica, e la compressione degli investimenti pubblici netti:
(di cui abbiamo parlato qui), conseguenza del non aver mai voluto escludere le spese produttive dal computo dei parametri di bilancio (cioè dell'aver sempre rifiutato la golden rule), spiegano questi risultati deludenti, che non sono conseguenza del destino cinico e baro, ma di precise scelte di politica economica incorporate nel quadro istituzionale europeo.
Vale la pena di difendere queste regole?
Per quanto queste parole possano sembrare forti, l'alternativa non è fra derogare al Patto o applicarlo rigorosamente. L'alternativa è fra derogare al Patto (e possibilmente abrogarlo) o scomparire.
Ricordo infatti che il Patto viola una delle caratteristiche fondamentali del progetto di moneta unica così come era stato a suo tempo concepito e proposto in One market, one money: la capacità dei bilanci nazionali di rispondere a shock nazionali e regionali (cioè che colpissero l'intera zona) attraverso i meccanismi dello stato sociale e altre politiche:
Privando i bilanci nazionali di questa flessibilità, il Patto di stabilità è stato un tradimento fondamentale del progetto di moneta unica. Quali siano i motivi che hanno portato a proporre e accettare un simile tradimento ora poco importa: a distanza di trent'anni dobbiamo guardare avanti e riportare le cose in un alveo di razionalità, ponendo fine al lento suicidio europeo.Tutto qua.
Ma le spese «improduttive» o correnti non erano quelle con cui il dipendente pubblico compra il pane dal forno privato (TdE) da cui PIL quindi crescita? La distinzione fra produttive e improduttive per le spese pubbliche ha una valida ragion d’essere scientifica? E se sì quale?
RispondiEliminaP.S.: ovviamente a scomparire dev’essere il Patto. Altro che derogare: deve sparire.
Eggnente. Potreste vivere diecimila anni e non capireste MAI il concetto di “usare la forza dell’avversario”. È una battaglia persa. Dai, continuate a spiegarmi come va il mondo! Deve essere appagante, senz’altro molto più che fermarsi un attimo a pensare “perché Bagnai in questa fase ha scelto di spiegarlo così?”.
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