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martedì 21 aprile 2026

Potevamo scegliere?

(...rapidamente, prima di andare a Sky, volevo condividere con voi un commento al post su Arditti che ha secondo me qualcosa a che vedere anche col post precedente, quello sull'energia... ma il nesso ve lo spiegherò dopo Sky...)

Enrico Pesce ha lasciato un nuovo commento sul tuo post "In memoriam...":

Vale anche per gli adulti. Autovelox a tappeto, cinture di sicurezza anche a 30km/h, telecamere urbane, divieti di falò in spiaggia o anche solo di fermarcisi a vedere le stelle, di vendere una birretta a un diciassettenne, l'obbligo di mostrare la tessera sanitaria al distributore di sigarette, tutte innovazioni certamente meravigliose che ci assicurano di arrivare sani e salvi a una eventuale aggressione in stazione, allo scontro con un autista alcolizzato e senza patente o all'offerta di una dose nel parco. Purtroppo pagate con un continuo controllo, sempre più automatico e insindacabile, e la consapevolezza di essere di sicuro dei trasgressori. Potevamo scegliere tra la sicurezza e la libertà, abbiamo scelto la sicurezza e non abbiamo avuto né l'una né l'altra. Non è strano che poi ci si sfoghi, adulti e bambini, nei mondi virtuali dove la libertà è completamente virtuale anch'essa.

Pubblicato da Enrico Pesce su Goofynomics il giorno 21 apr 2026, 13:11


(...dichiaro aperta la discussione generale. Io me ne vado da Misiani a Sky...)

lunedì 8 agosto 2022

Meno tre…

 


(…stiamo lavorando per voi, scusate il disagio! L’edizione di quest’anno sarà dedicata a una cosa di cui ultimamente molti hanno apprezzato l’importanza: la libertà. Le date le sapete: dal 30 settembre al 2 ottobre. Un’edizione su tre giorni, con qualche novità, fra cui uno spazio serale - ovviamente prima dei tradizionali capannelli! Finalmente si torna a capienze umane - se pure ancora non al 100% - e a settembre, per i non freddolosi, ci sarà anche la possibilità di fare un tuffo. Inutile ricordare le regole di ingaggio, ma nel dubbio)


sabato 2 luglio 2022

La débâcle

tafazzi ha lasciato un nuovo commento sul tuo post "QED99: senatori a disagio e altre storie":

Alberto nel lungo periodo saremo tutti morti!

Uno deve pur ammettere che ha perso, non che non ci sia stato impegno,ma capita che l'altro è più forte o ha più disponibilità economiche e conoscenze.

Mi tocca guardare in faccia la realtà, poi il desiderio o sogno uno lo può sempre portare nel cuore.

Parafrasando aneddoti sportivi, capita che il Verona vinca il campionato, ma capita più spesso che lo vinca juve inter o milan.

E non è mancanza di impegno!

Pubblicato da tafazzi su Goofynomics il giorno 1 lug 2022, 22:36


Tafazzi è con noi da molto tempo, almeno dal 2014 (notate il tono burbanzoso del suo commento, e notate che era stato pubblicato: qui si modera, non si censura, quindi se sei cojone non prendertela con me ma con te stesso...), e più di una volta abbiamo avuto a che dire sul suo modo di "argomentare", ad esempio qui nel 2017. Però, per quanto io abbia potuto pensare in passato (cioè prima di febbraio 2020) che il suo contributo non fosse determinante, adesso devo ammettere come dato di fatto che almeno tafazzi non è un pandemico, uno di quelli che si sono svegliati quando è toccato a loro (cioè tardi), e quindi probabilmente una risposta gliela devo. Se dal letame può nascere un fiore, da un commento del nostro amico di lungo corso può nascere un post...

Dunque: la sconfitta, o, per dirla con naturalismo, la débâcle...

Tema appassionante, sul quale non vorrei che però nascessero equivoci. Persone più autorevoli (o meno disautorevoli) di tafazzi ci hanno già ricordato con eloquenza che "abbiamo" "perso" (dove metto due coppie di virgolette distinte: una per il "noi", perché è da dimostrare che ci sia mai stato un noi, e una per il "perso").

Forse per sbrogliare la matassa dovremmo tutti partire da una domanda: come immaginiamo il mondo dopo la "vittoria"? In tutta evidenza la risposta che molti si danno, senza nemmeno rendersene conto, è: un mondo dove non sarà più necessario lottare. Ecco, forse è meglio chiarire subito che un mondo simile non esiste, non è mai esistito, non esisterà mai. Ovviamente, siccome posso sbagliare, vi chiedo di correggermi: ove mai il mondo in cui "avevamo" "vinto" fosse esistito, sarebbe documentato e potreste attirare su di esso la mia torpida e distratta attenzione. Ve ne sarei grato: mi dareste il piacere sadico di smontarvi il giocattolo...

(hint: se avevamo vinto ma ora ci tocca di nuovo lottare e perdere vuol dire che non avevamo veramente vinto...)

Quindi, se non si potrà mai smettere di lottare, vuol dire che siccome non si potrà mai vincere, non si potrà nemmeno mai perdere, e noi non siamo stati sconfitti?

Beh, no, non è nemmeno così, ovviamente!

Quello che sto dicendo è che la guerra non finirà mai.

(dimostrazione: se esistessero sconfitte definitive la storia sarebbe finita in Genesi 4,8...)

Dopo di che, non ho nessuna difficoltà a dirvi che abbiamo perso una battaglia. Il problema è che voi non vi siete accorti di quando l'abbiamo persa, nonostante io vi avessi descritto con almeno sei anni di anticipo il perché e il percome l'avremmo persa: l'abbiamo persa nel 2018, quando le elezioni sono state vinte dai gatekeeper (e non ditemi che non vi avevo detto che erano dei gatekeeper, e non ditemi che non vi avevo detto che si sarebbero alleati col PD, ecc.).

Quindi può piacere o dispiacere (anche a me), ma purtroppo le cose hanno una fastidiosa tendenza ad andare come qui viene scritto e descritto. L'intercettazione del dissenso, l'avvelenamento dei pozzi della democrazia, erano andati a segno.

Si può ragionare all'infinito, in termini ipotetici e astratti, su come avremmo potuto difendere meglio la posizione di inferiorità tattica in cui eravamo venuti a trovarci. Uno dei rimproveri più frequenti è che abbandonare la maggioranza nel 2019 sia stato un errore: io vi ho spiegato quello che ho visto, e, ancora una volta, non ho difficoltà a dirvi che, per quanto posso capire, in effetti un errore è stato fatto, ma non ad agosto, quando voi credete che sia stato fatto, bensì, ancora una volta, prima di quando voi crediate che sia stato fatto, cioè a maggio 2019, quando a me non risulta che sia stato chiesto quello che sarebbe stato tanto naturale chiedere, attesa l'evidente ricomposizione dei pesi politici all'interno della maggioranza: un rimpasto. Si sarebbe potuto ragionare su come sostituire le tre "T" (Trenta, Tria, Toninelli), il che avrebbe forse consentito al governo di durare ancora un po' (ma Conte stava comunque mandando avanti contro il parere della sua maggioranza il negoziato sul MES, cosa che voi continuate a ignorare e sottovalutare...).

Perché è stato fatto questo errore?

Credo sia per subalternità a un mitologema grillino, quello della "poltrona": "non possiamo far vedere agli elettori che ci interessiamo di poltrone quando i problemi sono ben altri!" (inutile dire che quando si ragiona così la SStoria ti sta già apparecchiando una nuova dimensione di "ben altro" - in questo caso la pandemia - rispetto alla quale il ben altro precedente diventa un infinitesimo del terzo ordine...). Non riesco ad immaginare altro motivo per cui non si sia fatta una cosa tanto ovvia (e che non è stata fatta lo so, anche se non posso dire perché... o almeno non a tutti voi!), non riesco ad immaginare, dicevo, altro motivo se non questa devastante subalternità al più fieloso grillismo, di cui vedo troppo spesso intrisa la nostra comunicazione.

Del resto, il mitologema della poltrona è cugino di un altro devastante mitologema, quello della "sciura Maria": "non possiamo dirlo così perché la sciura Maria questo non lo capisce/non possiamo dirlo perché alla sciura Maria questo non interessa!" Quindi dopo aver fatto l'errore di non chiedere un rimpasto a maggio 2019 perché "non possiamo parlare di poltrone" abbiamo fatto l'errore di non spiegare il non errore di agosto 2019 "perché la sciura Maria così non lo capisce" (ma la sciura Dagospia sì).

Allora, visto che qui ci siamo sempre detti tutto, lasciatemi che vi dica una cosa che la sciura Maria capisce benissimo (io ci parlo tutti i giorni), e forse anche voi. Ve lo dirò in modo un po' grossier, perché vi rimanga impresso bene: il problema non sono le poltrone, il problema sono i culi (inelegante sineddoche che indica il tutto - la persona - con una sua parte - quella posteriore).

Elaboro.

Quello che gli ortotteri non vogliono che sia chiaro (perché non vogliono che accada, perché furono concepiti per impedire strutturalmente che accadesse) è che la sovranità, che appartiene al popolo, si esercita scegliendo persone. Le idee camminano sulle gambe delle persone, lottano con le braccia delle persone. E non mi riferisco alle elezioni dei vostri rappresentanti (cioè noi), ma al fatto che questi devono poi scegliere (o ratificare la scelta di) persone che eseguano un determinato indirizzo politico, quello che si ritiene derivi da (la maggioranza di) voi.

Ve la metto in un altro modo.

Siccome siete tutti grillini (ormai mi sono rassegnato, ma vi perdono: è difficile, vivendo in Italia, non bere acqua da un acquedotto italiano, e qui tutti gli acquedotti sono stati avvelenati) suppongo di procurarvi un orgasmo immediato se vi propongo la seguente modifica dell'art. 67 Cost. "Ogni parlamentare immediatamente dopo la proclamazione viene denudato, deve indossare un saio, cingere un cilicio, calzare dei sandali e recarsi in un romitaggio dell'Appennino dove vivere in assoluta castità e povertà per cinque anni, al termine dei quali viene smaltito in una una stazione di compostaggio anaerobico". Bello, no? Costituzionalizziamo il non esercizio del potere da parte dei vostri rappresentanti: solo così voi avrete l'unica certezza che pare starvi a cuore, o per lo meno sta a cuore a quelli di voi che sono grillini (tutti): quella che il potere non venga esercitato dai politici che voi avete mandato a esercitarlo!

Ma, naturalmente, anche in questo mondo puro, ma che dico puro? Incorrotto! Ma che dico incorrotto? Assolutamente sterile! In questo mondo depoliticizzato (perché la politica è merda), in cui nessun eletto potrebbe minimamente influire sul suo indirizzo, la macchina dello Stato continuerebbe ad esistere! Conseguentemente la "poltrona" di Direttore generale del Tesoro, la "poltrona" di Direttore delle Finanze, la "poltrona" di Ragioniere generale dello Stato, la "poltrona" di Direttore dell'Agenzia delle entrate, la poltrona di Direttore dell'Agenzia del Demanio, ecc., continuerebbero a esistere, come del resto quella di Ministro dell'economia e delle finanze o quella di sottosegretario alla sanità.

Quindi?

Quindi la totale depoliticizzazione, anzi: antipoliticizzazione, il totale annientamento della capacità di indirizzo politico da parte dei vostri rappresentanti non sarebbe una "depoltronizzazione". Il problema resterebbe, ma non sarebbe, come dicevo, un problema di "poltrone" (gli ingranaggi della macchina dello Stato), bensì di "culi", cioè di chi e come sarebbe mandato a occuparli. In assenza di decisioni politiche, mediate dai vostri rappresentanti nei modi consentiti dall'ordinamento (che vanno dall'elezione, alla nomina governativa, al parere delle Commissioni parlamentari competenti, ecc.), le decisioni non sarebbero mediate dai vostri rappresentanti.

Chi demonizza le "poltrone", in buona sintesi, vuole aiutarvi a credere che sia migliore per voi un mondo in cui contate di meno.

Ora: secondo me voi questo lo capite.

Il problema è che secondo alcuni voi non siete "sciure Marie": voi siete "la mia bolla", cioè un campione non rappresentativo di sciroccati leoni da tastiera. Io, che nel corso di lunghi anni ho imparato a conoscervi, so che siete magistrati, imprenditori, funzionari pubblici, insegnanti, poliziotti, ecc. (agli appassionati del genere suggerisco questo, anche se io per dormire preferisco Eugenio Coccia o Amedeo Balbi). Quindi quello che voi pensate (e che io riferisco) non conta nulla (salvo che poi quello che io prevedo si verifica sempre, ma nessuno è in grado di spiegarmi dopo perché si è verificato quello che avevo annunciato prima: forse perché non siete una bolla ma tante sciure Marie, e forse nemmeno - troppo - grilline?).

Fatto sta che di sconfitte ve ne ho già descritte in lungo e in largo due, e quindi credo sia difficile accusarmi di trionfalismo o di disonestà intellettuale. 

Ma se io faccio la parte mia ammettendo sconfitte e errori, e soprattutto evitando di farne un dramma nonostante i rovesci di fortuna e continuando a lottare nella direzione che voi mi avete indicato perché io vi ho fornito la bussola, voi però dovreste fare la parte vostra evitando il disfattismo, che poi altro non è che l'antitesi dialettica di quanto suona più falso nel racconto dei nostri nemici: il mito irenico, l'idea che esista Lapace (che secondo loro è stata data da Leuropa, forse perché non erano in Serbia al momento sbagliato, e secondo voi sarebbe data da Lavittoria).

Lapace, Leuropa e Lavittoria non esistono.

Esiste il polemos.

Spiace.

E a questo punto, chi ha bisogno di Lapace sa a chi rivolgersi (al PD), e chi ha bisogno di libertà sa a chi rivolgersi: a se stesso.

Tanto vi dovevo, nel senso che lo dovevo a tafazzi, ma nutrivo un qualche sospetto che avrebbe potuto essere utile anche a voi...


(p.s.: la metafora calcistica è sempre il marker di una certa debolezza di pensiero...)

(pp.ss.: Coccia e Balbi mi fanno dormire per lo stesso motivo per cui i bambini si addormentano ascoltando le favole: perché il loro racconto mi avvince e mi stacca da me stesso, e a quel punto il corpo prende il sopravvento sull'anima e fa valere le sue ragioni, quelle della necessità di riposarsi. Perché se esiste solo il polemos, bisognerà pure dormirci su ogni tanto...)

lunedì 18 aprile 2022

Stiamo lavorando per voi...

La vita è una: o la si vive, o la si racconta. Una volta la mia vita era il Dibattito. Ne ero totalmente assorbito, resto impressionato dalla mia e vostra produttività. Ora la mia vita è un'altra. Oggi, ad esempio, mi sto occupando di questo problema, ma se vi racconto come (e con chi) me ne sto occupando, semplicemente non mi avanza il tempo per scrivere un testo 2 di questo emendamento, che si ponga come alternativa a questo emendamento.

E l'"infamelasciapassareverdeehhhh11!1!"?

Beh, che cosa c'entrino questi emendamenti col tema a tutti noi caro credo di avervelo spiegato, ma, come l'ultimo post dimostra, se non è chiaro non mi preoccupo, perché certe cose può non capirle solo chi non vuole capirle, e in democrazia la volontà dell'individuo va (o andrebbe) rispettata, il che non significa che si debba perder troppo tempo ad argomentare con chi sa di sapere, come l'amico Luca. Ogni stagione ha il suo grillismo, e quale sia il grillismo di stagione ormai lo abbiamo capito tutti (quelli che volevano capirlo, ovviamente).

Ci vuole molta pazienza, e capisco perfettamente chi non ce l'ha.


mercoledì 7 luglio 2021

Commissione straordinaria per il contrasto dei fenomeni di intolleranza, razzismo, antisemitismo e istigazione all'odio e alla violenza

(...credo sia di interesse generale, perché riguarda tutti voi, il discorso che la Presidente della "Commissione straordinaria per il contrasto dei fenomeni di intolleranza, razzismo, antisemitismo e istigazione all'odio e alla discriminazione" ha tenuto nell'Ufficio di Presidenza del 20 maggio. Su questa pietra angolare si articola la passerella di audizioni cui avete assistito, attoniti, nell'ultimo mese. Si tratta di un documento che deve essere offerto al pubblico dibattito per il suo valore di testimonianza della nostra epoca. Ve lo offro senza alcun commento: mi sono limitato a aggiungere qualche grassetto...)

 

Negli ultimi anni la diffusione dei “discorsi d’odio” è andata aumentando in maniera esponenziale. Le più viete forme di aggressione verbale e di discriminazione contro le donne, i neri, gli omosessuali e i transessuali, le minoranze etniche, religiose e nazionali, i migranti sono state implementate dal ricorso massiccio a mezzi di comunicazione di massa sempre più sofisticati e pervasivi. Questi hanno messo nelle mani di milioni di persone strumenti di diffusione delle loro qualsiasi idee, linguaggi, stili di vita in una misura che non ha pari nella storia del genere umano. Esponenziale è stata così anche la crescita dei rischi di diffusione e magari anche di messa in pratica di linguaggi e comportamenti devianti, disumani, antisociali. 

Da anni il tema dei discorsi d'odio è divenuto oggetto di studio in sede scientifica, politica e giuridica. Credo debba essere compito della nostra Commissione riprendere quel dibattito internazionale, assicurando un nostro originale contributo in fatto di conoscenza e approfondimento. 

Una considerazione preliminare mi sembra indispensabile: i discorsi d’odio non sono solo parole. Non sono chiacchiere. Non un fenomeno magari sconveniente ma in ultima istanza circoscrivibile. A parte infatti i casi estremi dell’insulto e della diffamazione già puniti dalle leggi, in questione è il diffondersi di modi di pensare, di esprimersi, di comportarsi che hanno effetti concreti e duraturi nella vita civile. Che aumentano le diseguaglianze, aumentano le ingiustizie, aumentano il tasso di violenza. Rendono legittimi il pregiudizio, l’odio, la discriminazione. 

Il caso del linguaggio d’odio antisemita è paradigmatico. Nel corso dei secoli si sono accumulati giacimenti di odio, pregiudizio, ignoranza che sono precipitati nei fondi più oscuri dello spirito pubblico, emergendo poi nelle forme di violenza e di genocidio culminate nella tragedia della Shoah. 

Dobbiamo sapere che c’è un nesso diretto fra certe parole e certi fatti. Che se si lascia proliferare un determinato ambiente, se non si lavora a fondo dal lato della formazione e dell’informazione, ma anche della prevenzione e della repressione la situazione rischia di sfuggire di mano e si consuma una regressione dello spirito pubblico e dei livelli di civiltà. 

Si pensi anche alla violenza verbale contro le donne. Dei discordi d'odio fa parte infatti tutta una gamma di forme espressive denigratorie che favoriscono il costituirsi e il consolidarsi di stereotipi sessisti contro le donne. Un’altra prova che non si tratta solo di parole, per quanto particolarmente offensive, ma di espressioni in grado letteralmente di costituire, strutturare, consolidare una condizione di minorità della donna nella società, sul posto di lavoro, in famiglia. Perché parole capaci di costruire barriere e gerarchie, potenziare il potere di un sesso sull’altro, favorire ovvero pregiudicare carriere. Col risultato di impedire a cittadini di sesso diverso di avere pari livelli di potere e pari opportunità sociali. 

I discorsi d'odio insomma costituiscono oggi un inedito strumento di diseguaglianza e di ingiustizia. Inedito data la potenza davvero inusitata dei nuovi media.  

Questa novità e peculiarità dei nostri tempi è la ragione forse più importante che spiega e legittima la costituzione di una Commissione come la nostra.  

Può essere utile ricordare, in sede introduttiva, che lo studio sistematico dei discorsi d'odio prende le mosse negli Stati Uniti particolarmente negli anni ‘80 del ‘900, quando il temine fu usato in sede giuridica per definire la condizione delle vittime di discorsi di odio razzista. Fu da allora che si cominciarono a definire le categorie con cui appunto nominare e organizzare le nuove forme di razzismo e discriminazione a base etnica e sociale. Si trattava di parole, frasi, immagini, caricature, condotte tali da causare danno a singole persone o gruppi di cittadini, per lo più individuati con riferimento appunto a caratteristiche fisiche, al genere, agli orientamenti sessuali, alla religione, alla nazionalità. 

In sede scientifica e di filosofia del linguaggio è ormai acquisito che il linguaggio non ha solo una funzione descrittiva, di puro e semplice riflesso della realtà data, ma anche performativa, di costituzione di quella stessa realtà.  

Si capisce allora che la rete o il mondo dei social media non è solo una infrastruttura che si tratta di regolarizzare con esclusivo riferimento alla sua efficienza, pervasività, concorrenzialità, ma di un potente, anzi potentissimo, strumento di costituzione della realtà. E troppo spesso di una realtà falsa, stravolta, ingiusta e discriminante. 

Parole che sono pietre questo significa: ragionare di che cosa è divenuta oggi la nostra vita civile, che cosa è ormai il nostro modo di comunicare e di formarci una opinione e una identità, nell’epoca dell’interconnessione e interazione tendenzialmente totale delle piattaforme digitali. Nell’epoca cioè dei Big Data, Big Tech e delle cosiddette “very large online platforms”. 

Un recente caso negli Stati Uniti è stato clamoroso. A seguito di un violento attacco di massa contro il Parlamento americano, con invasione e devastazione dello stesso e con la morte anche di uno degli aggressori, addirittura il Presidente degli Stati Uniti dell’epoca Donald Trump è stato “bannato”, cioè escluso da Facebook ed Instagram. La motivazione della clamorosa iniziativa era proprio l’aver creato con le sue parole “un ambiente di cui c’era un serio rischio di violenza”. L’assalto al parlamento sarebbe stato cioè conseguenza diretta di certi discorsi d’odio politico, reiterati nel tempo e legittimati dalla fonte.  

Comunque la si pensi si tratta di un atto grave e denso di conseguenze, se ancora di recente il “comitato etico” di Facebook ha confermato, sia pure con distinguo, quel bando.  

Si capisce insomma che non siamo di fronte a banali questioni politicamente corrette. In questione è qualcosa che ci interroga sullo stato delle nostre democrazie, sui sensi e modi della moderazione del discorso politico (e non solo) in rete, sul fatto che possa essere un privato o addirittura un algoritmo a comminare il bando agli haters, se non debba essere invece la legge e in che termini ecc.  

Dovremo necessariamente parlarne. 

In questa seconda parte del mio ragionamento introduttivo dei lavori vorrei partire da alcuni punti fermi giuridici e di civiltà che ritengo debbano guidare il nostro lavoro. 

La Dichiarazione universale dei diritti umani, adottata dalle Nazioni unite nel dicembre 1948, stabilisce in primis che “tutti gli esseri umani nascono eguali in dignità e diritti”. Ma anche l’articolo 1 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea definisce inviolabile la dignità umana, così come la nostra Costituzione repubblicana già agli articoli 1 e 3 riconosce e tutela i “diritti della persona” ovvero tutela onore e dignità di una persona come un bene fondamentale e inviolabile della persona umana.  

Della persona umana, non dei soli cittadini italiani. La dignità è qualcosa che prescinde dal possesso della cittadinanza. Riguarda il nucleo intangibile della personalità umana, come stabilito anche dalla nostra giurisprudenza costituzionale. Ora la nostra è una Costituzione democratica, sociale, lavorista, personalista e parla di “pari dignità sociale” proprio perché prevede il perseguimento dell’effettiva eguaglianza e giustizia per tutte le donne e tutti gli uomini. 

Non solo non dobbiamo mai dimenticare questo quadro forte e strutturato di diritti e di doveri che ci hanno lasciato i Padri e le Madri Costituenti, ma dobbiamo rilanciarne e valorizzarne proprio la grande apertura sul presente e per il futuro. Tanto più oggi nell’epoca delle nuove sfide della tecnica e della politica. 

Le previsioni della Costituzione del 1948 sono infatti così ampie e lungimiranti da lasciare sempre aperta la possibilità di riconoscere e codificare valori e diritti nuovi. Basti pensare come in questi ultimi anni abbiano trovato riconoscimento sociale e costituzionale temi come la privacy, l’ambiente, l’Unione europea, le nuove forme di tutela del lavoro, ma anche del mercato e della concorrenza.  

Un quadro di civiltà giuridica che deve spingerci naturalmente a impostare il nostro programma di lavoro, di audizioni, di ricerca ad una interlocuzione approfondita con le istituzioni europee e sovranazionali, sempre attenti alla migliore produzione scientifica e legislativa. 

Così un’attenzione particolare dovremo riservare al lavoro che la Commissione europea sta svolgendo in tema di rinnovamento del mercato unico dei servizi digitali. Una cornice naturale per una Commissione come la nostra. 

È all'esame del Parlamento europeo e del Consiglio una proposta di Regolamento nota come Digital Services Act. Il suo obiettivo è traghettare l’Europa verso una nuova fase di regolamentazione delle piattaforme digitali.  

Si tratta evidentemente di questioni sensibili e strategiche. Che riguardano già la fase ex-ante del lavoro di quelle piattaforme, dato che oggi sono esse a stabilire preventivamente le regole per utenti e concorrenti, a decidere cosa promuovere e cosa nascondere, ad imporre argomenti, stabilire priorità. 

Tutto ciò ha a che fare direttamente con le nostre libertà. Ne va della effettiva tutela dei diritti fondamentali degli utenti e di conseguenza della qualità della democrazia nella società dell’informazione. 

Per questo si sta discutendo del rafforzamento delle regole di responsabilità per i gestori, un vero fondamento dell’economia digitale, a tutela di diritti fondamentali dei singoli e degli utenti, come per altro richiesto dalla Corte di Giustizia europea. Gli intermediari online debbono assumere sempre più precise responsabilità, avere specifici obblighi di intervento in caso di contenuti illegali, soprattutto rispondere ad un massimo di trasparenza ed affidabilità, in un quadro di regole stabilito dal decisore pubblico. 

A quanto si sa il nuovo Regolamento sui Digital Services prevede sanzioni rapportate al fatturato molto alte, soprattutto nel caso che i gestori non rispettino gli obblighi di controllo e rimozione di contenuti illeciti quali proprio discorsi d'odio, fake news, materiale contraffatto, illegale ecc. 

Naturalmente le nuove norme rientrano in un più complessivo piano di tutela dei diritti portato avanti da anni dall’Unione Europea, si pensi solo alla Governance dei dati informatici, un ambito di portata strategica regolato dal Regolamento generale sulla protezione dei dati (in inglese GDPR); entrato in vigore nel 2016, esso regola il modo in cui aziende e altre organizzazioni trattano i dati personali.  

Tutto questo in Europa ‘fa sistema’. Noi, una volta di più, dobbiamo porci a questo livello, evitando per quanto possibile polemiche sterili che ci devierebbero dai temi più importanti e sensibili. 

Certo dobbiamo sapere che in queste materie sono in gioco interessi rilevantissimi, ma soprattutto che sono in gioco i diritti dei cittadini europei e il futuro della giustizia, dell’eguaglianza, della democrazia.  

Il potere pubblico, cioè dei cittadini elettori e sovrani, deve mostrarsi in grado, oggi più che mai, di espandere la propria incidenza democratica, regolando mercati e diritti, implementando tutta una serie di diritti esigibili non solo verso i poteri pubblici tradizionali, ma anche verso gli attori privati. Questi del resto se già da una parte disimpegnano funzioni para-pubbliche, come eclatante nel caso proprio delle grandi piattaforme online, devono accettare oneri e responsabilità di controllo e trasparenza. Così si tutela l’interesse pubblico, si tutelano i diritti di tutti, si imposta in modo democratico il rapporto fra pubblico e privato. 

L’obiettivo deve essere quello ambizioso di un costituzionalismo digitale al tempo della società dell’informazione. Il nuovo Regolamento su Servizi Digitali non deve comprimere le libertà economiche, ma certo non è accettabile il contrario e cioè una compressione sproporzionata di altri interessi costituzionalmente rilevanti, a cominciare dalla dignità della persona. 

I discorsi d'odio costituiscono insomma una cartina di tornasole particolarmente sensibile dello stato dei nostri diritti e delle nostre libertà. Non possiamo nasconderci che andiamo verso un futuro di insidie crescenti alla dignità umana, non solo nelle forme antiche e sempre ritornanti del razzismo, dell’antisemitismo, dell’intolleranza, ma anche in quelle connesse proprio alla diffusione dei social media. 

Libertà e dignità. Promozione della prima e rispetto della seconda. Questo il discrimine sottile e delicato, mutevole e a volte sfuggente, che non però possiamo rinunciare a individuare, seguire, tracciare.  

La libertà di espressione è forse la forma più alta di libertà. Ma anch’essa, come tutte le libertà, trova sempre il suo limite nel rispetto dell’altrui diritto e dell’altrui dignità, di quei “valori condivisi” che rendono davvero civile la vita di una comunità.  

La mia libertà finisce dove inizia la libertà degli altri. Questo senso del limite, come costitutivo dell’idea stessa della libertà, dobbiamo assumerlo come dato di partenza, come premessa e canone di un lavoro. Un lavoro che sarà lungo e impegnativo, ma anche indefettibile. 

 Vorrei passare ad alcune questioni più direttamente connesse con l’avvio e l’impostazione dei nostri lavori. 

Credo che il nostro obiettivo finale debba essere l’approvazione di un documento politico o Risoluzione entro il 2022. Per ragioni pratiche legate ai tempi della sessione di bilancio, penso sarebbe utile immaginare una data di fine lavori fra novembre o primi dicembre del 2022.  

La Risoluzione dovrebbe raccogliere, oltre agli esiti del lavoro di indagine conoscitiva, anche alcune ipotesi di massima di iniziativa politica e legislativa per il Parlamento italiano.  

In questo modo lasceremmo in eredità alla prossima legislatura un lavoro importante, con anzi l’auspicio che esso possa continuare istituendo nuovamente negli anni a venire la Commissione contro l’odio e l’intolleranza.  

Per poter organizzare al meglio i nostri lavori e corrispondere adeguatamente ai compiti assai impegnativi che la mozione istitutiva ci assegna, penso sia indispensabile stabilire in modo chiaro gli ambiti d’intervento; così le varie articolazioni del nostro lavoro risulteranno come parti organiche di un ragionamento unitario e confluiranno naturalmente in un documento finale.  

Servirà senza dubbio una prima fase di audizioni di soggetti in grado di arricchire il nostro bagaglio di conoscenze e di suggerire ipotesi di lavoro e di previsione normativa. Le audizioni potrebbero cominciare nel giugno del 2021, per terminare nella primavera del 2022; per una durata dunque di circa dieci mesi, magari intervallate da focus istituzionali.  

Dopo questa fase, diciamo da maggio 2022 a settembre 2022, potrebbe svolgersi una fase di discussione politica in preparazione della Risoluzione conclusiva da approvare entro l’autunno del 2022.  

La terza fase dei lavori coinciderebbe poi con la discussione e l’approvazione in Aula della Risoluzione. 

Credo inoltre che lo strumento più utile ai nostri fini sia quello dell’Indagine conoscitiva. Si potrebbe pensare ad un’unica indagine che approfondisca natura, cause e sviluppi recenti del fenomeno del discorso d'odio con un’attenzione particolare alla evoluzione della normativa europea ed internazionale. Più determinatamente: 

a) Diffusione e innovazione dei media, loro efficacia nel produrre discorsi d’odio, valutazione delle forme di (auto-)regolazione atte a prevenire e sanzionare detti fenomeni. 

Possibili audizioni: mondo accademico, MIUR, Autorities di controllo, rappresentanti delle piattaforme dei social media;  

b) Normativa europea ed internazionale in fatto di contrasto dei fenomeni detti di hate speech ovvero di promozione dell’inclusione e non discriminazione. 

Possibili audizioni: Rappresentanti UE, Consiglio d’Europa, ECRI, OSCE, Nazioni Unite; 

c) Approfondimento delle cause sociali e culturali della generazione e diffusione dei discorsi d’odio e dei fenomeni di intolleranza e discriminazione. 

In aggiunta ed integrazione di questo lavoro di conoscenza e di indagine, credo dovremmo valutare anche l’opportunità e l’importanza di uno strumento di studio e raccolta dati quale un Osservatorio ad hoc, da costituire su proposta della Commissione stessa. 

Suo compito potrebbe essere il monitoraggio dei fenomeni dei discorsi d'odio e intolleranza, insieme alla raccolta sistematica di dati statistici e documenti risultanti dalle diverse fonti istituzionali, accademiche o associative, con particolare riferimento appunto ai fenomeni di intolleranza, discriminazione, razzismo, antisemitismo, sia nella forma dei crimini d’odio, sia dei fenomeni di discorso d'odio 

In aggiunta a questo può essere utile che la Commissione programmi sessioni di lavoro congiunte con organismi sovranazionali e internazionali e Parlamenti di altri Paesi.  

Resta inteso che entro il 30 giugno 2022 (come previsto dalla mozione istitutiva) la Commissione dovrà trasmettere al Governo e alle Camere una Relazione sull’attività svolta e in corso di svolgimento. 

Penso questa possa costituire una proficua traccia di lavoro. Una traccia aperta, parte di un lavoro che si arricchirà oltre che dei contributi dei singoli Commissari, anche dell’attivo coinvolgimento di quante più possibili realtà associative e singole personalità scientifiche ed autorevoli, tali da implementare il lavoro della nostra Commissione e collocarla in modo strategico nel dibattito pubblico sulla qualità del nostro vivere civile e sulla difesa e la promozione della nostra democrazia.  

Infine, ma non certo ultimo in ordine di importanza, il rapporto con il mondo dell’Istruzione e della Formazione. Quella certo di ragazze e ragazzi, ma più generalmente intesa come formazione permanente dell’intera nostra società civile.   

La Commissione dovrà vivere in sintonia ed osmosi con il mondo che ci circonda, non certo per surveiller et punir, ma al contrario per conoscere, formare, individuare soluzioni. Nostro compito sarà dunque contribuire a porre la nostra società nelle condizioni migliori per progredire nella libertà e nella responsabilità. 

Se riusciremo ad impostare un lavoro con questa latitudine e questa ambizione credo che avremo svolto al meglio la nostra missione di rappresentanti della Nazione e della Repubblica. 

Liliana Segre 

Maggio, 2021 



(...le audizioni cui avete assistito dovrebbero ricadere nel contesto delineato da questo programma di lavoro...)

mercoledì 28 marzo 2018

Senatori: ieri, e oggi.

...oggi portiamo un nastro giallo, per solidarietà col popolo della Catalogna.

Una signora di gentile aspetto, mentre me ne vado dalla buvette alla sala Maccari per un problema di certificato di sicurezza del PC, che andava sottoposto ai nostri esperti, incrocia il mio sguardo (o viceversa), e interloquisce: "Scusi, volevo chiederle, ma perché portate quel nastro?"

Io: "Sa, è per solidarietà con la Catalogna, perché noi siamo questi qui..." (e mi tocco l'Albertino - aka Power Ranger - qui in una rara immagine di repertorio risalente al 2015:


quando avevo dormito a Legnano di ritorno da un concerto).

Lei sorride, e dice: "Ah, io pensavo che avesse a che fare con la ricerca...".

Io: "Certo! Con la ricerca della libertà."






(...Com’io da loro sguardo fui partito,
un poco me volgendo a l’altro polo,
là onde ’l Carro già era sparito,

vidi presso di me un veglio solo,
degno di tanta reverenza in vista,
che più non dee a padre alcun figliuolo.

Lunga la barba e di pel bianco mista
portava, a’ suoi capelli simigliante,
de’ quai cadeva al petto doppia lista...
)



(...oh, naturalmente adesso si scatenerà un appassionante dibbbattito sulle autonomie e la loro relazione più o meno sana col progetto europeo. Io da fiorentino mi avvalgo della facoltà di non rispondere, limitandomi a una serena, fattuale constatazione: se esiste il Belgio, potrebbe tranquillamente esistere la Serenissima! Immagino ora la ridda di interpretazioni. Vi esorto serenamente a farle collassare in un unico punto, questo: meglio perdere un amico, che una buona risposta...)

martedì 25 aprile 2017

Vago già...

...di cercar dentro e d'intorno
la divina foresta spessa e viva
ch'agli occhi temperava il novo giorno

senza più aspettar lasciai la riva,
prendendo la campagna lento lento,
su per lo suol che d'ogni parte oliva.



(...mia nonna diceva: "non ne son vaga...". Poi, nella mia famiglia, si sperse l'uso della nostra lingua... e arrivò er Palla!...)