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giovedì 14 luglio 2022

Lo spread



Visto che ora se ne parlerà (come sono prevedibili...), ve lo ripropongo, e nel caso siate interessati a monitorarlo vi ricordo che potete farlo ad esempio qui.

Un po' meno a portata di mano, ma sempre facilmente reperibili, sono i dati sugli acquisti di titoli di Stato da parte della BCE. Li trovate qui. Vi ho spiegato qui perché quando il prezzo di un titolo sale il suo tasso di interesse scende, e viceversa perché quando il prezzo di un titolo scende il suo tasso di interesse sale. Ovviamente anche il prezzo dei titoli, come quello di qualsiasi altro bene, dipende dalla domanda e dall'offerta. Dobbiamo quindi aspettarci che se la domanda di titoli italiani cala, il prezzo dei titoli italiani scenda, e quindi il tasso di interesse dei titoli italiani cresca, ovvero lo spread salga.

I dati dello spread raccontano proprio questa storia:


Si vede molto bene che l'impennata dello spread da metà 2018 è legata alla decisione (puramente tecnica, ça va sans dire) del presidente della Bce di ridurre fortemente gli acquisti netti di titoli italiani nel contesto del programma PSPP (Public Sector Purchase Programme, sarebbe il quantitative easing, per gli amici). Meno domanda, cala il prezzo, salgono i tassi di interesse, e i giornali se la prendono coi populisti (cioè con voi, sia ben chiaro: io ho tradito e quindi non vi conosco)!

Ora vediamo come si comporterà la presidenta...

(...il perfido Borghi ve lo ha detto più volte in diretta, ma anche se di lui mi fido mi sembrava giusto darvi gli strumenti per verificare...)

lunedì 13 giugno 2022

Il debito di Schrödinger

Oggi le agenzie riportano questa esternazione del professor Giavazzi (un vecchio amico del blog):


Dice: "E qual è il problema? Sono affermazioni sbagliate?"

No, tutt'altro! Sono quasi tutte giuste, soprattutto per la parte che distingue fra inflazione da offerta e da domanda, che qui avevamo chiarito quasi quattro mesi fa.

Dice: "E allora? Vuoi insinuare maliziosamente che è strano che il professor Giavazzi dica una cosa giusta!?"

No, assolutamente no, non è affatto strano. Ogni tanto gli capita (come del resto capita anche a me), e un altro famoso esempio è questo:


(ma potrei anche citare questo, di cui purtroppo non si parla più: vedi infra).

Dice: "Embè? Allora vuoi solo farci capire che tu sei più fico perché ci arrivi prima di lui? Mi sembra un atteggiamento un po' immaturo, poteva andare bene qualche anno fa, quando il blog aveva un'intonazione goliardica, ma ora...".

Figuriamoci! Anzi! Ho altro da fare che affermare una mia presunta supremazia intellettuale su colleghi accademici. Purtroppo ho abbandonato, temo per sempre, le fatine dell'ANVUR e della VQR (ieri mi sono dovuto intrattenere con loro, forse per l'ultima volta, in compagnia dello sherpa Romeo: gli addetti ai lavori capiranno...). Ora, purtroppo o per fortuna, ho altri obiettivi: penso positivo e propositivo, perché questo deve essere lo spirito del bravo parlamentare di maggioranza.

O no?

Comunque, i conti sono presto fatti, linearizzando. Se 2471 giorni fa il professor Giavazzi ci ha messo 1391 giorni per arrivare da dove eravamo partiti (cioè dalla constatazione che la "crisi del debito sovrano" da tutto  dipendeva tranne che dal debito sovrano), e oggi (cioè 2471 giorni dopo) ci ha messo solo 113 giorni per raggiungerci sulla constatazione che una politica monetaria restrittiva è inefficace e controproducente contro l'inflazione da offerta, vuol dire che ogni 2471 giorni il professor Giavazzi colma di 1391-113 = 1278 giorni il gap che ci separa, il che significa che fra 218 giorni saremo perfettamente in sincrono, e dal 18 gennaio 2023 dovrò rassegnarmi ad essere io il follower (quello che arranca).

Me ne farò una ragione: l'importante non è chi arriva primo a dire la cosa giusta, ma che si limiti il numero di lievi imprecisioni in circolazione.

A questo proposito, purtroppo, devo però far notare che un problemino c'è.

Sarebbe trascurabile, potremmo e forse dovremmo passarci sopra, ma qui abbiamo sempre avuto scrupolo di attenerci alla verità dei fatti, quindi una sottolineatura dobbiamo farla. Il Giavazzi che a settembre 2015 "il problema non è il debito pubblico" (e infatti non lo era stato) era però lo stesso che nel 2011 "dobbiamo mettere un'imposta progressiva sui redditi da capitale perché il debito pubblico è un problema":


e credo sia anche lo stesso che oggi ci dice che il PNRR (che è debito) farà scendere lo spread che è causato... dal debito (!), che quindi... è di nuovo un problema:


Questa cosa del debito di Schrödinger, che fa calare lo spread mentre lo fa crescere, è oggettivamente bellissima. Siamo all'economia quantistica, che è, lo ammetto senza remore, qualcosa di esteticamente superiore alla piatta e grigia economia quantitativa cui qui siete stati avvezzi in tanti duri anni di (vostro) apprendistato!

E quindi?

E quindi ho come la sensazione che su alcune questioni veramente di sostanza, come questa:


(che poi non era lontana dalle posizioni del compianto David Sassoli) non si voglia o non si riesca ad incidere, a causa di rapporti di forza sfavorevoli da cui nessuno scudo reputazionale vero o presunto può proteggerci, e che questa contraddizione di fondo si riverberi, giù per li rami, rampollando di fronda in fronda una pletora di altre contraddizioni che, se la situazione del Paese non fosse disperata, sarebbero anche divertenti.

Ma purtroppo la situazione del Paese non induce all'allegria.

E allora?

E allora niente: ne abbiamo parlato per un decennio, non fatemi ricominciare da capo...

Good night and good luck!

giovedì 9 aprile 2020

Lettera alla Germania

(...oggi Matteo Salvini ha pubblicato su Facebook questa lettera alla Germania, che vi ripropongo qui in versione illustrata...)



Gentile "Die Welt",

ho visto con stupore il vostro titolo odierno che parla di "mafia che aspetta i soldi dall'Europa". Vorrei ricordare ai vostri lettori, che meritano un’informazione equilibrata, che l'Italia è contribuente netto dell’Unione Europea dal 1989.

(fonte: EU Budget Financial Report 2008, 2018)

Da allora, gli italiani hanno versato al bilancio dell’Unione un totale di 81 miliardi di euro. L'Italia ha anche fatto la sua parte con i fondi salvastati, versando a vario titolo oltre 57 miliardi.


Come documentano studi di università tedesche, fra cui l’ESMT di Berlino, in molti casi, incluso quello della Grecia, il 95% dei fondi versati da paesi come l’Italia sono stati immediatamente girati alle banche creditrici, fra cui quelle tedesche.

(fonte: Jörg Rocholl, Axel Stahmer (2016), Where did the Greek bailout money go? ESMT White Paper No. WP-16-02)

Siamo stati in grado di contribuire al progetto europeo anche perché dal 1992 l’Italia ha sempre avuto un avanzo primario del bilancio pubblico, tranne che nei due anni più gravi della crisi.


Quello che appesantisce il bilancio pubblico italiano è la spesa per interessi, e in questo senso la decisione della signora Merkel di coinvolgere nel salvataggio della Grecia gli investitori privati (Private Sector Involvement), scatenando il fenomeno dello spread, ci ha penalizzato, mentre ha permesso alla Germania di finanziarsi a tassi negativi e di attirare capitali in cerca di un porto sicuro. Il Leibniz Institut di Halle ha dimostrato che grazie a questa mossa la Germania ha beneficiato di circa 100 miliardi di afflussi di capitali, sottratti ai mercati finanziari degli altri paesi membri.

(Dany, G., Gropp, R. E., Littke, H., & von Schweinitz, G. (2015). Germany's Benefit from the Greek Crisis (No. 7/2015). IWH Online)

Vorrei infine ricordare che dall'inizio della crisi la Germania sta violando la regola che limita al 6% il surplus estero.


Il successo delle imprese esportatrici tedesche, per il quale vi facciamo i nostri complimenti, significa però che l’economia tedesca prospera sulla spesa di altri paesi, che sono suoi clienti, e che quindi converrebbe trattare con rispetto.

In sintesi: i miliardi non sono mai arrivati in Italia dall'UE, né via bilancio comunitario, né via fondi salvastati, ma hanno preso sempre e solo direzione contraria, dall'Italia verso l’Europa, e noi non abbiamo mai chiesto se andassero a finanziare la malavita tedesca. Ci rimane invece qualche curiosità su chi finanzi, e per quali motivi, le tante navi delle ONG che nel Mediterraneo traghettano immigrati clandestini. Saremmo lieti di leggere su "Die Welt" un’inchiesta su questo problema, magari basata su fatti e non su insulti, per capirne un po’ di più su un fenomeno che avviene in violazione delle leggi nazionali e comunitarie e che riguarda e danneggia tutti, a partire dagli stessi immigrati.

Cordialmente,
Matteo Salvini



(...prima o poi qualcuno doveva dirglielo. Rispettosamente. Non credo contaste su Conte per dire queste quattro verità. Temo purtroppo che siano state dette troppo tardi, ma meglio tardi che mai...)