(...
sto partendo per Halle, dove dovrò presentare la rete INFER a un seminario organizzato dall'IWH in collaborazione con INFER: potremmo chiamarlo "Alla ricerca dell'inflazione perduta". Non presento nulla, sono in visita pastorale, magari parlerò anche di a/simmetrie, dovevo fare una discussion, ma all'ultimo l'autore si è ritirato. Vado più che altro per conoscere Gregor von Schweinitz, coautore, insieme con un ex membro del direttivo di INFER, di questo articolo, che ho citato spesso, sperando che ai cretini del 30% venisse in mente di leggerlo. Ma son vane speranze. Comunque, la vittoria, come sapete, ha molti padri, e, come avrete intuito, noi siamo ovunque e loro lo intuiscono, anche se non tutti siamo usciti dal guscio. Oggi riesce dal guscio il nostro amico Marco Basilisco, che ha avuto molto da fare, per diversi motivi. Deve raccontarci un interessante aneddoto. Dato che io mi fido, ho fatto controllare il suo referto complottista da un'esperta del settore. Vedrete anche il commento dell'esperta. Io non commento perché sto preparando slide per Maratea. Voi fate quello che potete, ma sempre carini e coccolosi, mi raccomando...)
Caro Alberto,
è tanto che non scrivo qualcosa per Goofynomics e la rabbia è pari al senso di colpa.
Una piccola osservazione, vedi se serve.
Andando
al lavoro ascoltavo Radio24 sul GRA e mi sono trovato ad ascoltare
un’utilissima trasmissione dedicata all’autotrasporto. (Il candidato è
fuori tema? Aspetta …)
Ho appreso le seguenti cose.
1)
Gli autotrasportatori del Friuli Venezia-Giulia sono in ginocchio
(fallimenti a catena, licenziamenti di massa, …) a causa di una sorta di dumping fatto dagli autotrasportatori dei paesi dell’Est che si
chiama “cabotaggio” (arrivano vuoti e non potrebbero, se ho capito
bene). La polizia stradale lavora ma non ha i mezzi per i controlli [nota per i volonterosi contributors: se ho googlato io la parola cabotaggio, potevate farlo anche voi che per definizione avete da fare meno di me, altrimenti sarei io a scrivere per il vostro blog].
3)
Last but not least: il 12 agosto a Rastatt nella Valle del Reno
cedimento dei binari “a seguito di un incidente costruttivo”. Blocco per il trasporto merci dall’Italia. I tedeschi non sono sostanzialmente in
grado di prevedere quando riprenderà il funzionamento.
Mi
hanno detto che certe espressioni come “Finirà male”, “Arriverà il
fascismo”, “Siamo in guerra” non andrebbero usate. Sono un po’ logore e
forse puzzano anche di hate speech.
Posso
però confermare che è in atto un’aggressione continuativa e coordinata
contro il nostro paese. Mi sento di dire che “la guerra economica è la
continuazione della guerra con altri mezzi”. Forse più efficaci.
Io non lo so cosa arriverà. Però so che il botto si vedrà da Alpha Centauri.
Anche Popper si salvò in Nuova Zelanda. Non è che io sono meno vigliacco di lui, quindi prendi una doppia sulla nave.
Marco Basilisco
P.S. La nostra umana solidarietà agli ingegneri tedeschi che vivono tutta la vita inseguendo un ideale irraggiungibile.
(...due osservazioni: il botto si vedrà sì da Alpha Centauri, ma fra 4,36 anni. Nel frattempo io sarò andato non solo in Nuova Zelanda, ma anche da qualche altra parte, e comunque rigorosamente da solo. Fatte queste due osservazioni, passo a riferirvi il commento dell'esperta del settore, la mia badante - l'avrete vista ai goofy...)
Tutto vero ed anche peggio.
1 - il cabotaggio danneggia sopratutto i trasportatori italiani che effettuano trasporti nazionali. Molti trasportatori stranieri ne abusano, la polizia controlla, ma non arrivano e spesso con un accurato cambio di documenti di trasporto si può sfuggire.
2 - i controlli si sono intensificati sia in AT che in CH. In Francia con la legge Macron dal 1 luglio 2016 non si scherza (protezionismo a favore dei trasportatori francesi in patria). Gli austriaci anche hanno emesso una legge restituiva a favore dei loro trasportatori, ma dopo le proteste di inizio anno (se non ricordo male il periodo) hanno smesso di applicarla, ma esiste ancora. In pratica richiedevano a tutti i trasportatori non AT una tale burocrazia per ogni singolo trasporto che iniziasse o finisse in AT che di fatto solo i trasportatori AT potevano lavorare in territorio AT.
Questo costa tanto, perché ti esclude da una fetta di mercato dei carichi, se non carichi e stai fermo senza merce da trasportare un camion ti costa circa €300 al gg, quando li recuperi?
Con più controlli aumenta il transit time dei viaggi. Esempio: se un camion mi fa 10 viaggi al mese, con più controlli ne faccio 5 ed i costi fissi (vedi sopra) come li ammortizzo?
Mettici pure che tutte le aziende ormai lavorano senza magazzino. Te la faccio breve: io ho clienti che per 5 MINUTI di ritardo in un viaggio da IT per UK (2200 km) mi fanno € 500 di penale, ed io trasportatore la posso girare alla polizia austriaca? Nein.
Anche noi, per sopravvivere, i camion li abbiamo in [paese del gruppo di Visegrad]. Ci costano tra uffici, dipendenti, autisti, leasing e service, ma in Italia sarebbe impossibile. Avremmo già chiuso.
I colossi Europe Fercam, LKW Walter, se non sbaglio loro si appoggiano molto in Bulgaria, ma dovrei verificare.
3 - non facciamo intermodale, ma non mi stupirei.
Spero di esserti stata utile.
Ecco: questi i fatti.
Con lo zelo del neofita l'amico Basilisco li condisce con un minimo di complottismo: tre coincidenze fanno un indizio, ça va sans dire, ma non una prova. In altre parole: che i paesi core facciano dumping, mentre si proteggono in ogni modo possibile, non dovete insegnarlo a me, perché sono io che l'ho insegnato a voi (seconda legge della termodidattica: non è buon maestro chi non è superato dall'allievo). Che ci sia un disegno organico e coordinato mi sembra un po' improbabile, ma non cambia di molto la sostanza. Un unico dato è oggettivo: per il punto [2] gli autotrasportatori devono ringraziare il governo italiano, che lasciando decidere alle ONG la propria politica di accoglienza, ha dato ai paesi confinanti un ottimo pretesto per rendere economicamente insostenibile l'operatività dei vettori italiani caricandoli di giustificabilissimi controlli. Le ONG i costi di questi controlli non li pagano: li paga il consumatore, "sovrano" del mercato no border di cui loro sono il poliziotto buono. Non capisco perché dobbiamo prendere i nostri fratelli europei a modello in tutto, tranne che nel loro legittimo desiderio di controllare le frontiere (desiderio che per una serie di accidenti storici, per pura fatalità, interviene quando l'Italia, nei modi che sapete, si trova in surplus di bilancia dei pagamenti). Vorrei farvi riflettere che abbandonare tutto ciò che è rete (dalle telecomunicazioni alla logistica) in mano straniera, o far comunque infiltrare, o mettere comunque questi settori in condizioni di dipendenza da aziende straniere, significa creare un enorme vulnus all'autonomia del paese. Ma nel delirio irenico dei nostri padri della patria questo, evidentemente, è destinato a restare un trascurabile dettaglio.
Il risveglio sarà duro.