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venerdì 15 agosto 2025

Cartabellotta in cifre

Il dott. Antonino Cartabellotta è stato audito dalla "Commissione COVID" (Commissione parlamentare di inchiesta sulla gestione dell'emergenza sanitaria causata dalla diffusione epidemica del virus SARS-CoV-2 e sulle misure adottate per prevenire e affrontare l'emergenza epidemiologica da SARS-CoV-2) in data 3 dicembre 2024. Qui il resoconto sommario, qui il video dell'audizione:


Una Commissione d'inchiesta parlamentare non né una corte d'assise né un circolo di tresette: se da una parte non ha i poteri requirenti e giudicanti della magistratura, e quello che risulta dal suo rapporto conclusivo è un giudizio esplicitamente politico (quindi, in questo senso, potenzialmente più onesto dal punto di vista intellettuale di certe sentenze che pur essendo manifestamente politiche si rifugiano sotto l'ombrello della pretesa imparzialità "tecnica" dell'ordine giudiziario), dall'altra parte è un'istituzione, non la prosecuzione di un parterre televisivo (o di una lite condominiale, o di una disputa sull'accuso) con altri mezzi. Per questo motivo, ad esempio, ho trovato fuori luogo che alla fine dell'audizione il dottor Cartabellotta venisse a stringere la mano ai commissari. Quello che si era appena svolto non era un incontro di tennis da tavolo, dove un gesto di fair play fra avversari può avere un senso e una sua eleganza, così come in ogni altro contesto sportivo e quindi antagonistico. Noi (almeno noi commissari di maggioranza) non eravamo lì per sport, ma per accertare le verità dei fatti, e in un contesto simile il fair play è drammaticamente fuori luogo, proprio perché presuppone un play fra due parti antagoniste, che in una Commissione d'inchiesta non dovrebbe esserci, essendo auspicabile che chiunque partecipi ai suoi lavori sia interessato all'accertamento della verità, cioè che non ci sia antagonismo, ma cooperazione. Aggiungo che il gesto era doppiamente fuori luogo perché il dottor Cartabellotta si era espresso con toni velatamente diffamatori nei riguardi di alcuni commissari, verosimilmente allo scopo di screditare e delegittimare un organo parlamentare.

Getterebbe altresì discredito sull'istituzione qualsiasi forma di "lite delle comari" in arene di per sé degradanti come i social, e sospetto che sia esattamente questo lo scopo di alcune provocazioni di questo genere:

quello di suscitare una reazione che consenta di giocare il ruolo della vittima di una persecuzione politica a chi deve ancora molte spiegazioni alla Commissione di inchiesta.

Peccato che con me non attacchi, e quindi non risponderò in rima baciata (cosa che, lo so, nella vostra inguaribile - e dopo quattordici anni anche insopportabile - ingenuità voi preferireste), ma mi limiterò a evidenziare, con alcuni semplici indicatori bibliometrici da un lato, e ricordando alcuni principi di epistemologia dall'altro, quanto la pretesa del dott. Cartabellotta di dare lezioni di metodo sia, per i veri addetti ai lavori, più esilarante di alcuni suoi aoristi fortissimi.

Bibliometria

Ripartiamo da un nostro vecchio amico, l'indice di Hirsch o h-index. Ve ne avevo spiegato il funzionamento al tempo della mia abilitazione scientifica nazionale, poi ne avevamo riparlato varie volte, ad esempio intrattenendoci sui professoroni e sui coNpetenti. Pur con tutti i suoi noti limiti (discussi ad esempio in Piddopedia), questo indice ha avuto il merito di riconciliarci con una visione olistica dell'essere umano: gli abissi di miseria umana su cui le vicissitudini del dibattito ci costringevano ad affacciarci erano estremamente correlati ad altrettali abissi di pochezza scientifica.

Recentemente, in una mia lezione sul concetto di paradigma in Kuhn (e poche altre cose) che trovate qui:

vi ho anche fornito evidenza di una delle distorsioni caratteristiche dell'h-index, ovvero del fatto che esso tenda a "enfatizzare il lavoro proveniente da grandi collaborazioni" (Piddopedia dixit), ovvero, che esso sia più alto in discipline in cui i paper hanno di norma un elevato numero di coautori. Chi c'era ricorderà infatti questa slide:


che commentando una tabella tratta da Malesios, C. C., & Psarakis, S. (2014). Comparison of the h-index for different fields of research using bootstrap methodology. Quality & Quantity, 48, 521-545 illustra come di norma l'h-index dei medici sia circa il triplo di quello degli economisti. L'arcano si spiega con un noto fatto stilizzato della sociologia scientifica: mentre gli economisti sono animali solitari, come l'orso, i medici operano in branchi, come le iene, o, per chi volesse xenofobicamente confinarsi alle nostre latitudini, i lupi. Fuor di metafora zoologica, il dato è che mentre il numero medio di coautori di un economista è attorno a 0,6, quello di un farmacologo, ad esempio, è attorno a 2 (circa tre volte tanto; qui). Il fenomeno è resistente a quella espansione continua e universale (cioè estesa a tutti gli ambiti) del numero di coautori di cui parlano Mike Thelwall, Nabeil Maflahi; Research coauthorship 1900–2020: Continuous, universal, and ongoing expansion. Quantitative Science Studies 2022; 3 (2): 331–344.

In altri termini, i coautori dei medici sono sempre stati più o meno il triplo di quelli degli economisti, e continuano a esserlo anche ora che il numero di coautori degli economisti è in crescita. Non è quindi strano che in media l'h-index dei medici sia il triplo di quello degli economisti: un gruppo di ricerca più numeroso incrementa le autocitazioni, le citazioni reciproche, il traino che colleghi più eminenti (i team leader del gruppo) offrono ai colleghi più irrilevanti (perché se almeno uno degli autori di un paper è rilevante, chi scrive una ricerca lo citerà, per evitare di sembrare disinformato, ma così facendo alzerà l'h-index di tutti i coautori, fossero anche delle perfette fetecchie), eccetera.

Fatta questa doverosa premessa metodologica, il dato bibliometrico è questo:


e sì, lo capite da voi: per potermi dare lezioni di metodo scientifico, per poter essere considerato mio pari come ricercatore, il dott. Cartabellotta, essendo un medico, dovrebbe avere un h-index triplo del mio, e quindi pari a (lo aiuto) 10 x 3 = 30 (cioè sostanzialmente uguale a quello di Burioni, che comunque, come vi ho mostrato a Venezia, ha un h-index piuttosto scarso per un docente del suo settore). Lo dice la scienza (in particolare, quella scienza che va sotto il nome di scientometria), e quindi suppongo che un idolatra della scienza come Cartabellotta non possa contestare questa asserzione. Invece, purtroppo, il suo h-index è inferiore al mio (lo aiuto: 9<10), a testimonianza del fatto che nonostante che lui abbia scritto più di me (38 documenti Scopus invece di 23), forse anche perché da sette anni io purtroppo non posso fare ricerca, o perché oltre ai paper ho pubblicato anche qualche CD, quello che ha scritto interessa ahimè a ben poche persone, anche se tecnicamente vale ad accreditarlo come "ricercatore", né è mia intenzione contestargli questo titolo, ci mancherebbe!

Del resto, parlando dei professoroni constatammo che c'erano ordinari del mio settore che pensavano di avere qualcosa da insegnarmi dall'alto di un h-index che era la metà esatta del mio: professori si diventa in tanti modi e ricercatore vuol dire tante cose...

Entrando un po' più nel dettaglio, constatiamo che Cartabellotta ha avuto 107 coautori, mentre chi vi parla solo 13, la mia pubblicazione più citata è questa, che ho scritto da solo, mentre la sua pubblicazione più citata mi pare sia il Sicily statement on evidence-based practice, una pubblicazione che non è un research paper ma una dichiarazione, e il cui corresponding author ha un h-index di 44, il secondo autore un h-index di 50, e così via (si capisce quindi da dove vengano in questo caso le citazioni del dott. Cartabellotta). Se c'è altro, sarò lieto di apprenderlo: sinceramente, non ho troppo tempo a disposizione e col poco campo che ho in montagna queste ricerche sono troppo impegnative. Sarei stupito, con queste premesse, di trovare contributi di ricerca originali (cioè descrizioni di risultati scientifici innovativi conseguiti) e significativi (cioè con molte citazioni) del dott. Cartabellotta, ma non sto dicendo che non ce ne siano. A settembre cercherò meglio (se non avrò di peggio da fare).

D'altra parte, Sicily statement è un titolo eloquente, non trovate? La Sicilia è una terra meravigliosa! Se già persone del calibro di Belton Fleisher, Joe Brada, Gary Jefferson, Tony Thirlwall, Roberto Frenkel e tanti altri si estasiavano nell'umile e misconosciuto Abruzzo (ma non per questo mi o gli è venuto in mente di essere miei coautori!), pensa Dawes e Summerskill in quale brodo di giuggiole saranno andati nella rutilante Trinacria!...

Menschliches, Allzumenschliches.

Epistemologia

Le banalitudini di Cartabellotta sulla scienza come metodo (ovviamente rigoroso, perché il metodo è rigoroso come le riforme sono strutturali e le olive greche) anziché come challenge del "pensiero unico" (cioè, nel linguaggio di Kuhn, del paradigma dominante) manderanno sicuramente in estasi le tante Marie Barbise di sinistra, le demi-vierges semicolte, tutte possedute dalla smania di ingollare e vomitare, in una lurida bulimia intellettualoide, frasi fatte da cartina del cioccolatino. Peccato che il mondo sia un po' più complesso di come piace vederlo a loro, che non vi sia alcuna teoria epistemologica seria che imposti il discrimine fra scienza (qualunque cosa essa sia) e non-scienza in questo modo, e anzi, come vi ho spiegato a lungo a Ca' Sagredo, in quel luogo altamente simbolico, il lavoro della "scienza normale" (nel senso di Kuhn), cioè di quella che chiameremmo "ricerca scientifica" è in realtà esattamente quello di confermare il paradigma (il pensiero unico), ma proprio da questo lavoro di raffinamento del paradigma emerge il suo superamento, cioè la rivoluzione scientifica, elemento di progresso, di un progresso che avanza per discontinuità (e non per "metodo rigoroso").

Ma qui forse qualcuno si è già perso: sicuramente si sono persi i SDHIC (single-digit h-index colleagues), e magari si è perso anche qualcuno di voi (ma non credo).

Conclusioni

Esorterei alla prudenza.

In Commissione COVID abbiamo avuto pasdaran della "medicina basata sulle evidenze" (traduzione maccheronica, ma d'altra parte, come ricorderete, tradummo...) trasformarsi in gattini bagnati di fronte alla richiesta di fornire alla Commissione persino la più banale delle evidences, cioè l'ordine di grandezza del tasso di letalità del COVID, o altri che, addirittura, con un'ingenuità sconcertante, confessavano di aver preso decisioni di non piccolo momento non sulla scorta delle evidences, ma sull'onda emotiva di filmati inviati loro da colleghi cinesi (#DAR), senza porsi il problema di eventuali lievissimi conflitti di interesse di varia natura che avrebbero potuto inficiare l'attendibilità di simili "fonti scientifiche". La mia personale impressione, dopo oltre un anno di lavoro in Commissione COVID e dopo cinque anni di confronto con ricercatori di statura internazionale (cioè di medici con h-index da medici) è che le posizioni del mainstream siano in rapida evoluzione. Suggerirei quindi di mantenere un signorile distacco, o quantomeno di dedicare agli attori di questa tragicommedia un'attenzione direttamente proporzionale al rapporto fra il loro h-index e le medie di settore, e di lasciar lavorare il Parlamento.

Il signal arriverà presto.

Tutto il resto è noise, cioè noia.

Tanto dovevo a voi e agli "scienziati".

giovedì 20 febbraio 2025

Sul funzionamento della scienza normale

Murmur ha lasciato un nuovo commento sul tuo post "Epistemologia for dummies: paradigmi e rivoluzioni nel pensiero di Kuhn":

Buonasera,

consapevole che per lei il tempo è una risorsa molto scarsa, commento comunque questo vecchio post perché ritengo che troverà il contenuto meritevole di quei 5 minuti necessari alla lettura.

L'antefatto è che nel 2017 Hossenfelder su Nature criticò le capacità di auto-correggersi della comunità scientifica, con un focus in particolare sulla fisica fondamentale, quella oggetto degli esperimenti dei grandi (e costosi) acceleratori.

In risposta, un collega le mandò la seguente email. Un letterale "tengo famiglia" in cui credo riconoscerà alcune delle disfunzionali dinamiche accademiche contro cui lei stesso si è più volte espresso.

Materiale da archiviare, nel caso le capitasse di incontrare nuovamente i ricercatori del Gran Sasso!

L'email:


"Actually, I would like to ask you next time think not only about short-term personal benefits but about the community in general. You understand what consequences your publication might bring for our community? What are all these Beyond Standard Model-builders with

exaggerated self-opinion going to do afterwards? What about experimentalists who survive hiding inside big multi-TeV collaborations? Can you offer them all any decent employment

alternatives? Some of them have families & young children, some of them are already too old to get employment elsewhere, for some of them academia is the only way to get US visa ...

If you like, yes, what we created is a bubble, but it helps thousands of those guys and their families not to die from hunger. We all do the same stuff, and have some trade secrets. For example, I am one of the authors of the so-called [……] model, pretty useless stuff, old refurbished [….] with a couple of new blows and whistles, but if people buy this [….] crap and it helps them to get grants, who cares? For people who pay us, all we do is just noise.

They have zero idea that elementary particles exist; they pay us from public funds (not from their own) and basically pay for “something cool”, some new crazy hype, which they need either to include into their science spending reports or (in case of universities) to attract students.

Your paper made a lot of noise, and most likely will affect redistribution of High Energy Physics funds towards other areas, but I doubt that you will be able to suggest and implement any organizational changes. Also, any changes of “quality criteria” which would demonstrate uselessness of somebody’s work will have zero chance of approval. […]

I understand that all what I wrote above might sound a bit harsh (sorry for this), but this is how our society is built; and this is not only a problem in the High Energy Physics community but also exists in all other areas. My heart is bleeding when I regularly see bright and intelligent persons with independent ways of thinking leaving academia or getting kicked out, whereas obedient idiots remain, but there is nothing we can do those who get kicked out usually find better opportunities outside of academia; those who remain in academia accept the rules and enjoy the comfort of academic life. Of course, sometimes there are exceptions like string theorists Smolin and Woit, but I doubt you would like to share their destiny."

Il video completo:

Pubblicato da Murmur su Goofynomics il giorno 16 feb 2025, 18:38


Diciamo che senza essersi letti il post cui si riferisce questo commento (cioè senza aver ascoltato il video dell'intervento, che forse dovrei "sbobinare") il contenuto di questa lettera si apprezza di meno, e forse scandalizza di più. In realtà la Sabine, che mi avevate segnalato, la prende un po' troppo sul personale: è sempre stato così, e nonostante tutto ciò, ovvero nonostante la scienza, l'umanità ha progredito... Non odiate gliScienziati: sono dei poveri cristi che tengono famiglia! Se deponessero l'arroganza nessuno li pagherebbe, il loro personaggio deve obbedire a certe regole. Non sto poi a ripetervi che queste dinamiche si applicano in modo identico al mondo dell'economia. Possiamo sostituire i LHC con i DSGE (per dirne una) e alla fine il discorso sarebbe pressoché perfettamente replicabile! Ma, ripeto, ciononostante la conoscenza avanza, e la cosa su cui secondo me dovremmo concentrare l'attenzione non è tanto l'esistenza e il costo di questo autoreferenziale clero di tromboni della "matrix", quanto i meccanismi attraverso cui lavorando alla matrix questi esseri intrinsecamente, disperatamente, irrevocabilmente ottusi aprono la strada al glitch, al clinamen, all'anomalia creativa e creatrice.

Comunque, dal mondo della scienza oggi viene anche una buona notizia, questa:


Sembra una probabilità piccola, ma non lo è. Siamo però su dimensioni molto inferiori a quelle di Chicxulub, quindi non possiamo contare su questo aiutino astronomico per liberarci dai draghi come la Terra si liberò dai dinosauri. Sarà un bel regalo per il mio settantesimo compleanno: avremo visto anche questo...


(...consiglio pratico: se vedete un forte bagliore in cielo, non avvicinatevi mai alle finestre, ma anzi allontanatevene il più possibile. Se ignorate i motivi di questo consiglio disinteressato, potrete apprenderli qui. Occhio perché quello del 2032 sarà dalle tre alle nove volte più grosso..)

giovedì 30 gennaio 2025

Sull’utilità dell’OMS


(…continenza nei commenti, perché sappiamo che questo è un argomento che non viene capito da chi non vuole capirlo…)



domenica 22 dicembre 2024

Politicizzazione (s.f.)

Volevo condividere qui una riflessione che ho svolto molto succintamente, e forse imperfettamente, su uno di quei media locali che, come ci siamo spesso detti (sulla base di una esperienza ormai pluriennale), svettano come giganti nel panorama piuttosto degradato del nostro sistema informativo:

Mi riferisco in particolare a questo passaggio, che "sbobino" per la vostra convenienza:

"La politicizzazione della magistratura è un dato di fatto, che l'ordinamento prevede. L'organo di autogoverno della magistratura è composto anche di membri di nomina politica [i dieci membri laici, NdCN], è diviso in correnti politiche, e questo è un fatto di per sé sano, non malsano. Sarebbe un problema però se le opinioni politiche si nascondessero dietro dei fatti. Nel caso della sentenza di Palermo questo è scongiurato perché è stato affermato che 'il fatto non sussiste'...".

Vorrei chiarire meglio che cosa intendo, partendo dal solito principio che ognuno ha diritto alle proprie opinioni e nessuno ha diritto ai propri fatti (quindi, ad esempio, l'opinione che Salvini sia un puzzone non può diventare, e non è diventata, il fatto che abbia sequestrato delle persone, perché questo fatto non sussiste).

Intanto, è chiaro che negazionare la politicizzazione della magistratura, come fanno certi esponenti di sinistra, non ha alcun senso in re ipsa. Intanto, come chiarivo nell'intervista sopra riportata, l'articolo 104 della Costituzione definisce percorsi esplicitamente politici per la nomina di componenti del suo organo di autogoverno (incluso un importante membro di diritto, il Presidente della Repubblica, che è anche lui eletto dal Parlamento in seduta comune). Ricordo a me stesso che un'elezione non è una sorta di Pentecoste laica in cui i parlamentari si raccolgono, attendendo che cali su di loro la fiammella del "voto secondo coscienza". Un'elezione è il punto di arrivo e di suggello di un negoziato politico, condotto per trovare un compromesso e un equilibrio fra esigenze politiche, equilibrio che spesso si raggiunge trovando compensazioni in altri "tavoli".

Va anche considerato che se le elezioni dei membri laici sono in mano ai partiti stricto sensu, come sapete benissimo le elezioni dei togati sono in mano alle "correnti", che sono, di fatto, il riflesso nella comunità dei magistrati di quello che i partiti sono nella società: strutture organizzate per affermare e difendere una linea di indirizzo politico. In trasmissione da Pancani ho fatto un noto esempio, quello del Congresso di Magistratura Democratica nel 2019, intitolato: "Il giudice nell'Europa dei populismi". Il collega Bonelli, la cui ignoranza è assolutamente scusabile (ignorantia legis non excusat, ma qui si parla dell'ignoranza di un fatto storico, e quindi la scusiamo), evidentemente non sapeva che quella che lui considerava una semplice vignetta satirica era la locandina di quel convegno, ancora rinvenibile nel sito dell'associazione:


Ora: che i magistrati, essendo persone colte, siano anche persone spiritose, lo trovo più rassicurante che preoccupante! Vauro può piacere o non piacere, ma è senz'altro un vignettista efficace (sarà per questo che qualche volta ci infastidisce, ma dobbiamo ammettere che anche quella è efficacia: strano come una vignetta efficace vista da sinistra sembri fastidiosa vista da destra)!

Ma il problema di questo convegno non è la locandina e se essa sia o meno spiritosa (non lo è: è semplicemente apologetica), cosa su cui lui si è incaponito nel corso della trasmissione:

(dal minuto 10 in poi).

No, il problema di quel congresso, volendo vederci un problema, è nel suo assunto programmatico secondo cui "nell'età dei populismi il giudice è chiamato a un lavoro difficile, in bilico tra governo della realtà e ideali di giustizia" (ve l'ho evidenziato in giallo anche nello screenshot, perché so che sembra abbastanza incredibile). Ora, a meno di non voler far rientrare queste parole nella categoria cara a Flaiano delle grandi frasi che non significano niente (non sono sicuro che lui dicesse così, ma il senso era questo), e volendole prendere invece nel loro senso letterale, queste parole letteralmente dicono che secondo MD, nel 2019, il giudice poteva anche parzialmente derogare agli ideali di giustizia per assumere il difficile compito di governare la realtà nell'età dei populismi. Nel concetto di "essere in bilico" è implicito il significato di equilibrio instabile fra due elementi inconciliabili (cioè del cadere da una parte o dall'altra), e qui mi pare che si suggerisca in modo non troppo velato che alla fine sbilanciarsi dalla parte del governo della realtà sia considerato un caso ammissibile. Peraltro, il diritto, la legge, non sono la giustizia: e il giudice in teoria è soggetto solo alla legge, non a (quello che lui legittimamente ritiene sia) la giustizia. Sono due cose diverse.

Aggiungo un'altra sottolineatura precisazionista: perché questo "sporco lavoro che qualcuno deve pur fare" (il governo della realtà) MD sente il bisogno di farlo "nell'età dei populismi"? Perché, ad esempio, non nell'età dei liberismi, quella in cui si crea tanta povertà e ingiustizia sociale che da una parte capisco possa interessare poco l'unico ceto realmente protetto dall'aumento del costo della vita, ma che dall'altra costituisce l'antecedente logico dei populismi che tanto preoccupano certi magistrati?

Cioè: ti preoccupano "i populismi" e vuoi reprimerli, ma non ti preoccupi quando l'austerità fa aumentare significativamente il numero delle persone a rischio di povertà ed esclusione sociale:


portando in terreno negativi gli investimenti pubblici al netto degli ammortamenti (cioè riducendo lo stock di capitale pubblico):


(lo vedete il "tempo in cui si chiudevano gli ospedali" senza che qualcuno avvertisse l'esigenza di governare la realtà?), creando i presupposti del fenomeno che tanto ti spaura?

Il fatto che oggi in Italia dei magistrati di sinistra apparentemente considerino "much social injustice and apparent cruelty as an inevitable incident in the scheme of progress" istintivamente porta a collocarli nel blocco sociale che sosteneva il paradigma economico che Keynes chiama "ricardiano" e loro chiamerebbero "neoliberista", nel quale probabilmente abitano, ma "a loro insaputa", per citare un altro esponente politico (di centrodestra, però...), cioè quello dei rentiers.

Quindi: la politicizzazione c'è, è indiscutibile, negarla sarebbe futile, ma... esattamente come vi ho chiarito che le certezze non vanno valorizzate negativamente quando si parla di ricerca, così vorrei esortarvi a non scagliarvi in modo acritico contro la "politicizzazione", che in determinate circostanze e con determinati accorgimenti mantiene un suo valore positivo (altrimenti dovremmo pensare che la Costituzione è stata scritta male, e qui non credo che nessuno lo pensi: riscritta male sì, scritta male no).

Immagino le reazioni: "Ma come!? Il giudice non deve essere imparziale, e quindi privo di giudizi di valore? Non deve attenersi esclusivamente ai fatti, in modo asettico, direi quasi scientifico?" [CSI docet, NdCN]

Ecco, torna in campo la nostra amica scienza... ed è proprio da uno scienziato che vorrei ripartire, da Gunnar Myrdal, premio Nobel per l'economia nel 1974 insieme a Friedrich von Hayek (ma per motivi ben distanti, tant'è che Myrdal propose di abolire il premio quando seppe che lo prendeva anche von Hayek...). L'opera di Myrdal era citata nel testo di politica economica di Federico Caffè, che ne ricordava il contributo dato all'analisi del ruolo dei giudizi di valore nelle scienze sociali. Il punto che solleva Myrdal è molto semplice: le scienze che si occupano della società, di come organizza il lavoro, di come distribuisce la ricchezza, e quindi in particolare l'economia, che è una scienza sociale, non possono prescindere da giudizi di valore, da una valutazione preliminare di cosa sia "meglio" per una società, di cosa sia, per capirci, il fantomatico "bene comune" (quello di cui blaterano i dilettanti dell'economia e della politica - e dell'economia politica e della politica economica). E siccome non possono farne a meno, sarebbe erroneo che avessero la pretesa di farlo: i giudizi di valore non vanno rimossi freudianamente, ma vanno esplicitati, affinché chi si accosta a una ricerca sia in grado di tenerne conto. 

Vedo (ma forse lo vedo solo io) un filo rosso che lega la pretesa di neutralità ideologica della "vera" scienza (di cui l'assenza di giudizi di valore nelle scienze sociali è una declinazione), alla pretesa di imparzialità del giudice, come, del resto, alla pretesa di obiettività del giornalista che "separa i fatti dalle opinioni": è il filo rosso dell'ingenuità.

Per sostanziare questi argomenti, sono andato a riprendere il testo di Myrdal, ma non avendo sotto mano la mia edizione italiana (nella Nuova Biblioteca Scientifica Einaudi: forse lo vedete alle mie spalle quando parlo ai telegiornali), mi sono trovato un pdf online, e rileggendolo a distanza di forse trent'anni c'è una cosa che mi ha colpito moltissimo:


Come esempio di termine value-loaded, cioè che porta con se un giudizio di valore (positivo), Myrdal sceglie proprio "integrazione economica", cioè, nel nostro contesto: "più Europa"!

Per capire che cosa si intende con termini value-loaded o con giudizi di valore: siccome la disintegrazione è un processo violento e doloroso, ovviamente l'integrazione è, a contrario, una bella cosa a prescindere, mi seguite? Ecco in che modo i giudizi di valore si insinuano nel ragionamento scientifico (e non solo nelle scienze sociali). Tuttavia Myrdal evidenzia che il fatto che un termine, anche se usato in un'indagine scientifica, abbia una implicita connotazione valoriale, non è di per sé un motivo per rifiutarlo. Aggiunge Myrdal che è stato un errore il tentativo fatto per oltre un secolo di rendere "oggettivi" i principali concetti dandone una definizione "puramente scientifica" ipoteticamente non associabile a valutazioni politiche. Questo esercizio di purificazione si è risolto nell'invenzione di sinonimi dall'aspetto più innocente: un tentativo che era destinato all'insuccesso. I giudizi di valore infatti avevano una loro logica e una loro funzione, e quindi hanno perforato anche la corazza delle definizioni "puramente scientifiche".


In effetti, "una scienza sociale disinteressata non è mai esistita e non può esistere per motivi logici". Le società umane possono essere studiate solo dal punto di vista degli ideali umani, sono questi a provocare il nostro interesse per lo studio, a indirizzarlo, e a rendere significative le nostre conclusioni. Quindi i concetti stessi, le categorie, delle scienze sociali, non possono essere definiti se non in termini di valutazioni politiche, ed è per garantire il rigore scientifico del ragionamento che queste valutazioni dovrebbero essere esplicitate. 

Questo è il punto: non è un buono scienziato sociale chi nasconde i propri pregiudizi politici magari dietro la cortina fumogena di qualche formula matematica, ma chi li dichiara e li pone esplicitamente a base del discorso.


Naturalmente i giudizi di valore su cui una ricerca si fonda devono essere rilevanti e significativi per la società in cui viviamo. Tuttavia, non è così immediato orientare la propria ricerca su "quello che gli uomini effettivamente desiderano", per il semplice fatto che "gli uomini" (non nel senso di risorse, nel senso di individui) hanno informazioni molto incomplete. Una premessa di valore rilevante dovrebbe essere corretta nel senso di interpretare che cosa le persone desidererebbero se la loro conoscenza del mondo fosse più completa, ma non c'è metodo econometrico che consenta di fare questo esercizio prescindendo dalle valutazioni individuali delle persone. E quindi, ad esempio, nessuna discussione sull'opportunità di una maggiore integrazione economica internazionale ("più Europa!") è sensata, se prescinde da un insieme di valutazioni politiche che devono essere rese esplicite. Se si attribuisce un significato al termine "integrazione" senza esplicitare alcuna premessa di valore, restano le premesse implicite, che corrispondono alle preferenze politiche dell'autore, o a quelle del suo contesto nazionale. Ma, conclude Myrdal, dato che queste premesse restano nascoste, non solo lo studio è pretenzioso (perché cerca di affermarsi come neutrale e oggettivo), ma effettivamente fraudolento, anche laddove la frode sia inconsapevole.

Per sintetizzare quanto detto fin qui: una buona scienza sociale deve essere politicizzata, perché solo questo le conferisce la necessaria trasparenza, consentendo di verificare il rigore logico degli argomenti usati. Del resto, è questo, non la matematizzazione, ad affratellare le scienze sociali alle cosiddette scienze "naturali" o "dure": il fatto che si configurino come scontro politico fra paradigmi, fra concetti value-loaded, cioè il fatto che siano, entrambe le categorie di scienza, umane (eh, sì, devo darvi una brutta notizia: non esiste la scienza disumana, come non esiste la società incivile...).

Per esemplificare, e rifacendoci alla nostra esperienza di crescita in questo blog: è stata una chiara indicazione delle premesse di valore ad aiutarci a distinguere il pensiero sciamanico del "ci vuole più qualcosa (Europa, dosi, ecc.)" da un corretto ragionamento scientifico, è stata la corretta individuazione ed esplicitazione degli interessi di classe sottostanti, ad esempio, a farci capire perché per ridurre il rapporto debito/Pil sono state fatte politiche che secondo i manuali di economia lo fanno aumentare e che conseguentemente lo hanno fatto aumentare, e così via. Insomma: senza premesse di valore è pretenzioso pensare di poter unire i puntini.

Bene.

Ma con Palermo questo che c'entra?

Un po' forse c'entra. 

Sì, sono d'accordo: la moglie di Cesare ecc., la forma è sostanza ecc. Quindi l'apparenza dell'imparzialità, della de-politicizzazione, andrebbe forse mantenuta, e quando non si desideri farlo e si scenda in piazza forse è meglio trarne le conseguenze.

Ma si può anche ragionare in modo diverso. Partiamo dal presupposto che anche i magistrati non possano prescindere, nella loro attività, che è un'attività di ricerca, da giudizi di valore (mi sembra un dato fattuale: basta leggersi gli atti dei loro convegni)! E allora sarebbe ingenuo tentare di imporre loro un atteggiamento "puramente giurisdizionale", come sarebbe ingenuo nelle scienze sociali tentare di imporre un lessico e un'agenda "puramente scientifica".

Quello però che si può fare è garantire equilibrio fra i vari concorrenti nel mercato della politica: non può esserci una concorrenza sana se alcuni partecipanti possono privare gli altri della libertà, ma il reciproco non è consentito. E quindi, le cose stanno così: o si consente ai vostri rappresentanti di inquisire i magistrati (ma sinceramente, con tutto il lavoro che abbiamo da fare, e non avendo una preparazione professionale specifica, ne farei anche a meno), o si ritorna alla Costituzione del 1948, e al suo articolo 68, che assicurava l'immunità ai rappresentanti del popolo sovrano.

Il problema, insomma, non è la politicizzazione! Sarebbe molto peggio l'ipocrisia o la dissimulazione! Il problema è lo squilibrio (non la mancanza di separazione: la mancanza di equilibrio) fra i poteri.

La soluzione a questo problema è piuttosto ovvia, e i Costituenti, che ci avevano pensato, l'avevano anche introdotta in Costituzione: l'articolo 68 nella sua versione originale.

Non è l'unica soluzione, va da sé! Se ne possono immaginare tante altre: ad esempio, riformare l'art. 104 introducendo un criterio di sorteggio per il CSM, o prevedendo un CSM di soli laici o comunque con una maggioranza (o una più forte rappresentanza) di laici, o adottare un modello ibrido come quello francese in cui il procuratore mantiene un rapporto forte con l'esecutivo, o quello che volete (qui gli esperti siete voi, non crediate che me ne sia dimenticato, e certo non io).

Certo è che qualcosa andrà fatto, e probabilmente il miglior modus operandi, per chi, come noi, ha ampiamente studiato i danni fatti dall'antipolitica, è tentare di risalirne la china: finanziamento pubblico ai partiti e immunità parlamentare. Non sarà un compito facile, ma è un compito che voi dovreste ritenere necessario se non altro per esercitare quel diritto il cui esercizio è più dolce e liberatorio e tanto vi molce il cuore da mane a sera nella cloaca nera (rima intenzionale): il diritto al mugugno! Perché, questo possiamo dircelo, lamentarsi di una classe politica cui sono stati tolti strumenti fondamentali per strutturare un ceto politico e per sottrarsi a condizionamenti impropri non è un esercizio particolarmente onesto intellettualmente. Qui credo siano pochi quelli che si sono lasciati convincere che vincendo la sua lotta contro la politica il popolo si sarebbe liberato! Ma altrove sono ancora egemoni, e questo richiede un dispiego di mezzi e di impegno che nelle condizioni attuali è impossibile.

Non ci vuole più Europa: ci vuole più politica.

E chi è qui da un po' sa quanto, e perché, questi due termini, presi nella loro accezione corrente, siano così radicalmente antitetici...

giovedì 14 novembre 2024

Quando un uomo con la piccozza incontra un uomo col dubbio...

...sapete come va a finire:


Ora, nel noto film di Sergio Leone alla fine la cosa prende una piega diversa, come ricorderete.

Viceversa, a me capita sempre che sia l'uomo col dubbio (io) a stendere l'uomo con la piccozza, o con la siringa, o con consimile simbolo-feticcio della nostra amica Lascienza (quella di cui parlammo qui).

Potrebbe trattarsi di una banale coincidenza. Io ritengo invece che sia una questione di metodo. Permettetemi di rinfrescarvi la memoria.

Cominciò qui quello che fa rima con Orione:

Poverino, nessuno gli contestava, né gli contesta, nel suo ruolo di simpatico bounty killer (è delegato alla character assassination da una delle tante testate sconfitte dalla storia, onestamente non ricordo nemmeno quale), la facoltà costituzionalmente garantita (da noi, non da loro) di esprimere le sue opinioni!

Però, sempre per restare nella grande filmografia:

"ogni uomo dovrebbe conoscere i propri limiti", o almeno i propri avversari (le due cose non necessariamente coincidono ma entrambe possono salvarti se non la vita almeno la faccia).

Certo, se accecato dalla livorosa presunzione della tua superiorità morale sul "senatore della Lega" ti avventuri in un terreno che è impervio e ostile anche per molti ricercatori, quello dell'epistemologia, affermando che "la scienza è certezza" (Heisenberg scanzete, Kolmogorov nun ce penzà popo, Kuhn vatte a nasconne...), senza sapere che di fronte hai uno che per lavoro fa il ricercatore, che nella vita usa gli strumenti della statistica matematica, che ha subito decine e inflitto centinaia di referaggi su riviste di un certo prestigio, ma soprattutto che ha una forte personalità e mediamente le azzecca, la figura di merda te la sei andata a cercare. Si capisce poi che per lenire lo smacco tu ogni tanto ti esibisca in pezzi di colore il cui climax è sempre quella storia che io sarei un mediocre clavicembalista! Ricordo che i coglioni secondo cui io ero un mediocre economista, oltre a non averne azzeccata una, e a dover dire cinque o dieci anni dopo quello che io dicevo cinque o dieci anni prima, non sono comunque riusciti, con la loro simpatica mafietta, a impedirmi di avere un'idoneità da ordinario: il prossimo disco non credo che lo avrà (ci abbiamo investito poco tempo), ma quando quello dopo prenderà il suo diapason d'oro sarà mia cura recapitarlo all'uomo che fa rima con recensione, per avere, appunto, il suo giudizio informato...

Intanto AstraZeneca ha fatto dei morti accertati, salvo mio errore (ma saranno i giornal-

oni a smentirmi, eventualmente), e quindi io, se fossi nei panni in cui per fortuna non sono, mi vergognerei molto. Un simile endorsement ad Astrazeneca il giorno prima che venisse ritirato dal mercato: roba che in confronto Paperoga sembra James Bond!

Ma non voglio infierire...

Ieri ci siamo trovati da capo a dodici!

Arriva coso, come se chiama, lo scienziato a basso h-index, perché il mio è questo:


e il suo è questo:


(e lui in teoria dovrebbe fare solo quello, mentre io, come dire, ho anche qualche altro hobby, e non mi riferisco alle incisioni su organi storici), e in diretta dalla caverna di Platone (che fa rima anche lui, del resto) notifica a me, che garbatamente esortavo alla prudenza e al dubbio, che sul clima "la comunità scientifica si è espressa già!"


Ora, io mi rendo conto che il New York Times come testata giornalistica non può competere in influenza e autorevolezza con ReStart, e mi rendo conto che Gavin Schmidt:


o Zeke Hausfather:


non possono paragonarsi per competenza e produzione scientifica, come tutti vedono, al nostro showman preferito (per gli ignari: un indice di Hirsch pari a n indica che l'autore in questione ha almeno n pubblicazioni scientifiche citate almeno n volte in altre pubblicazioni scientifiche: quindi, se hai un'unica pubblicazione citata da 20.000 colleghi il tuo h-index è uno, ecc.).

L'uomo della caverna (di Roncone), del resto, su una cosa aveva assolutamente ragione: sul clima la scienza si è espressa!

Lo ha fatto per dirci che, in fondo, di quanto sta succedendo, non ci sta capendo un cazzo:


(perdonatemi se, nella mia umanistica ansia di intercettare l'attenzione operosa del mio interlocutore, mi sono situato per un attimo su un registro linguistico verosimilmente accessibile agli epistemologi all'amatriciana, alla variopinta cour des miracles di quelli che nel XXI secolo ancora si pascono di certezze, evidentemente ignari dei danni che questo atteggiamento ha causato nel XX secolo, e in tutti quelli precedenti, da che storia umana riporti...).

Apro e chiudo una parentesi per ricordarvi che è esattamente quello che un altro scienziato è venuto a dirci in Commissione COVID: che all'inizio non ci avevano capito molto (verità comprensibile), aggiungendo che per questo avevano lasciato libertà di scelta ai medici (menzogna assoluta):

(...apro e chiudo un’altra parentesi: mi scuso ma con quattro Commissioni non sempre riesco a essere presente...)

Ma questo è uno scienziato:


(vi spiegherò un giorno i limiti del confronto fra indicatori bibliometrici in settori scientifico-disciplinari diversi).

Sugli altri, invece, che cosa volete che vi dica?

Non volete studiare?

E va bene, è faticoso: se non lo so io!

Volete esprimervi su argomenti di cui non sapete un decimo di un centesimo della metà di un cazzo?

Transeat! Purtroppo da quando "sono in politica" capita anche a me di doverlo fare: vi esprimo la mia massima e più sincera solidarietà, segnalando che a quel punto diventa una questione di eleganza e di rispetto per l'interlocutore.

Ma una cosa, però, vi esorto a considerarla: non è colpa vostra, e non è merito mio, ma normalmente quello che dico si verifica. Per cui, se mi sentite pronunciare la parola "dubbio", nel vostro interesse un dubbio fatevelo venire.

Così non solo resteremo amici (io non ho nessuna animosità verso di voi, uno di voi due ce l'ha verso di me, ma gliene sono grato perché nell'attesa di rimpinguare il mio portafoglio rallegra le mie giornate!), non solo, dicevo, resteremo amici, ma soprattutto non farete figuracce!

Chi ve lo fa fare di schiantarvi contro uno che parla solo se sa quello che dice?

Poi, per carità, tutti i gusti son gusti (come disse quello che...).


sabato 20 maggio 2023

Tremate, tremate, le streghe son tornate!

...ma non possiamo bruciarle: produrremmo CO2.

"Quindi è cambiato tutto!", esclamerà il lettore ingenuo.

"No, quindi non è cambiato niente...", concluderà con amarezza il lettore smaliziato.

Tenderei a sposare quest'ultima tesi: l'atmosfera di isteria collettiva che ci circonda è decisamente da caccia alle streghe. Eppure, pensandoci meglio, devo concludere che non è nemmeno così. Dai bei tempi del Malleus maleficarum qualcosa è cambiato, qualcosa di molto importante: abbiamo imparato a lavarci le mani.

"Grazie alla scienza!", dirà il lettore piddino.

No.

Nonostante la scienza.

Perché Semmelweis oggi sarebbe De Donno, e Virchow un Burioni qualsiasi.

Quindi sostanzialmente nulla cambia, eppure, miracolosamente, impercettibilmente, episodicamente qualcosa cambia, spesso in meglio (posto che lo scopo del gioco sia vivere più a lungo). Su questo fragile e precario equilibrio si fondano le granitiche certezze degli uni e degli altri, ignari del fatto che potrebbe andar peggio.

"Ma come?" dirà il lettore boomer: "Se piove già!"

Beh, il peggio non è mai morto...


(...avete fatto caso? Quelli che "la scienza non è democratica" sono anche quelli che "devi stare zitto, questo è necessariamente vero perché lo dice il 99% degli scienziati!" Quindi la scienza non è democratica, ma decide a maggioranza, motivo per cui Galilei o Semmelweis e tanti altri hanno avuto torto, ai tempi loro. La reductio ad Hitlerum a loro non poteva applicarsi, ma solo per mancanza di materia prima. Del resto, se Copernico per esprimersi ha aspettato di essere sul letto di morte, evidentemente aveva capito quello che molti di voi non vogliono capire...)

domenica 10 luglio 2022

L'astrologia non è una scienza

Lo dimostra il fatto che io e Burioni siamo nati nello stesso giorno, ma a me non verrebbe mai in mente di deridere una ragazza disabile su Twitter, in assenza peraltro di qualsiasi provocazione o attacco (che comunque difficilmente scriminerebbero una condotta simile).

D'altra parte, quello che non conosceva la geografia delle aree interne lo aveva detto:


Lo cielo i vostri movimenti inizia;

non dico tutti, ma, posto ch’i’ ’l dica,

lume v'è dato a bene e a malizia,

e libero voler; che, se fatica

ne le prime battaglie col ciel dura,

poi vince tutto, se ben si notrica.


Quando perde un motivo c'è, e qui da noi credo sia sempre quello:


Ben puoi veder che la mala condotta

è la cagion che ’l mondo ha fatto reo,

e non natura che ’n voi sia corrotta.


Se posso spezzare una lancia (senza dirvi, ovviamente, dove la spezzerei), vi esorto a considerare un dato antropologico: tante sono le forze che hanno congiurato nell'instillare in questa persona dagli orizzonti culturali estremamente concentrati l'osceno delirio di onnipotenza che si è palesato nella ributtante esternazione odierna.

Possiamo citare il corteggiamento da parte del Partito Democratico (non a caso, il partito che aveva esortato a "votare la scienza", costringendomi a scrivere un post per spiegare, ex multis, che cosa la scienza fosse). Possiamo citare il servo encomio di quegli intellettuali "organici" (nel senso di compostabili, come ognuno di noi) che lo paragonavano a un moderno Galileo:


Ma soprattutto dobbiamo citare il codardo silenzio della Commissione cosiddetta antidiscriminazione, che nonostante i miei ripetuti interventi pubblici e privati in tal senso ha sempre rifiutato di porre attenzione alle reiterate incitazioni all'odio nei confronti di un "gruppo target" creato ad arte per portare la croce dei fallimenti annunciati nella gestione governativa della pandemia: i cosiddetti novax.

I fallimenti erano stati annunciati da me in aula qui:

per chi se lo fosse dimenticato.

Di simili atti di odio il nostro è stato plurime volte autore (li ha repertoriati con cura questo account Twitter), ed esattamente in quei termini che la "Commissione amore" in teoria stigmatizza (ad esempio, la deumanizzazione del gruppo target: ricordate i cosiddetti novax paragonati a sorci?). In pratica, però, la Commissione ha consentito simili prassi senza fare un fiato, giungendo anzi fino al punto di inserire nella bozza di relazione finale un passaggio che a sua volta burioneggiava, stigmatizzando la "sfiducia epistemica" della plebe, che poi sarebbe il non fidarsi delle fake news di Stato che tutti ormai riconoscono come tali (anche se nessuno sa come venir fuori da questo imbarazzo), come il famoso "non ti vaccini, ti ammali, muori" (è ormai noto a tutti ed era noto all'epoca che il vaccino non immunizza, quindi se ti vaccini ci sta benissimo che ti ammali, è da sempre stato chiaro, e quindi era chiaro all'epoca, che la letalità della malattia non è pari al 100%, quindi se ti ammali ci sta benissimo che non muori).

Questo ovviamente non significa che la strada intrapresa non avesse, nelle condizioni date all'epoca, un senso, che ho spiegato in aula citando correttamente i numeri:

ma significa che il modo in cui la si è intrapresa, comprimendo libertà fondamentali, ingiuriando e discriminando persone che meritavano come - quasi - tutte rispetto umano, giungendo a violare regolamenti europei pur di sabotare una farmacovigilanza degna di questo nome, come ho altresì spiegato in aula:

e soprattutto rifiutandosi di approfondire il tema delle terapie e della corretta gestione domiciliare dei pazienti COVID (sul quale stavamo spingendo da aprile 2021) era un modo inaccettabile e fallimentare.

E infatti ha fallito, e gli strascichi di questo fallimento ce li porteremo dietro a lungo, come una consultazione anche affrettata della stampa locale può chiarire a ognuno di noi.

De hoc satis.

Il punto che qui mi preme sottolineare è che mai e poi mai una persona minimamente attrezzata dal punto di vista culturale avrebbe trasceso fino al punto di aggredire una donna disabile se il clima culturale creato dai media, fomentato da "giovani ricercatori" come quello sopra citato, e ampiamente tollerato dalla Commissione "antidiscriminazione", non avesse sdoganato l'idea che "uccidere un novax non è un reato". Ne abbiamo parlato qui. Anche escludendo, come ormai dobbiamo escludere, che un minimo di cultura porti con sé un minimo di carità, anche ammettendo che di norma e in media, purtroppo, vale il contrario, solo un completo cretino (e il mio coetaneo certo non lo è!) potrebbe aggredire in pubblico una donna disabile, a meno che non fosse successo qualcosa che lo legittimasse a ritenere socialmente accettabile questo comportamento.

Questo "qualcosa" è chiaramente individuabile nell'approccio per "gruppi target" che la Commissione  antidiscriminazione ha propugnato e affermato nel suo documento conclusivo. Affermare questo approccio, figlio di una barbarie culturale e giuridica che ha radici in altri Paesi, meno avvezzi di noi a riflettere sui fondamenti del diritto, significa dialetticamente affermare la libertà di odio, di ingiuria, verso chi appartiene a un gruppo "non protetto", come quello dei novax in cui il nostro ha evidentemente catalogato la nostra amica. E i risultati si sono visti: nonostante degli infiniti "gruppi" in cui la persona oggetto di questo attacco poteva essere classificata due fossero "protetti" (donna e disabile), uno, nel silenzio totale della Commissione antidiscriminazione, si era affermato nel pubblico dibattito come lecito oggetto di aggressione, il che ha legittimato il mio coetaneo ad aggredire.

Ma questa volta non tutti hanno accettato di piegare il capo, e la storia non deve finire qui.

Mi riservo di spiegarvi con calma in altra sede come ci siamo arrivati, a simili risultati, e in particolare come e perché il mio tentativo, su vostra segnalazione, di rimuovere l'approccio per "gruppi target" sia fallito.

Qui concludo osservando che dietro a quanto può sembrare il comportamento estemporaneo di uno screanzato c'è in realtà una lunga strada, che da tempo stavo presidiando (diciamo, da almeno quattro anni prima che i "pandemici" si svegliassero), perché la vedevo pericolosamente lastricata di buone intenzioni.

E infatti...

mercoledì 16 agosto 2017

Godley, Lavoie, e Draghi: un'eterna politica espansiva

Rapidissimamente, che poi devo chiamare il tecnico della caldaia, andare a fare la spesa, scrivere un articolo per il Fatto Quotidiano, scrivere una prefazione per Il Pedante, scrivere un'apologia (Tertulliano me spiccia casa), ecc.

Questo post è un piccolo lago di montagna, dove confluiscono almeno due rivoli di acqua fresca e cristallina: il discorso su Lascienza, e il discorso sui rapporti di forza all'interno dell'Eurozona, messo in luce nel post precedente.

Cosa rimprovera il re che da Berlino "mannò ffora a li popoli un editto: io sò io, e tu sei un cretino, governatore de sta fava, e zitto"? Rimprovera a Draghi il fatto che l'acquisto di titoli di Stato violi la proibizione di finanziare direttamente gli Stati (insomma, violi quel "divorzio" fra Tesoro e Banca Centrale che noi abbiamo adottato spontaneamente [?] nel 1981, ma che dal 1992 è sancito dal Trattato di Maastricht). Notate che questo granellino di sabbia è stato messo nell'ingranaggio da Bernd Lucke, il fondatore di Alternativa per la Germania, il partito che vorrebbe che la Germania uscisse dall'euro.

Ora, qui bisogna in realtà difendere Draghi, e, simultaneamente, la scienza economica. Marc Lavoie, a seguito di un paio di conversazioni che abbiamo avuto a Parigi su un modello che sto per pubblicare (così facciamo stare zitti anche quelli che "Bagnainonhailmodelloteoricoooooo!"), mi ha inviato un suo articolo, scritto con Godley nel 2006 (poi pubblicato su carta nel 2007), del quale mi pregio di agevolarvi l'abstract:


Prendersela con Draghi è ingiusto e inutile (mi affretto a dire che Lucke lo sa benissimo e vuole solo creare un caso politico). Draghi segue quella che la scienza economica, in una delle sue riviste più prestigiose (tant'è che perfino gli economisti pre-keynesiani sono costretti a tenerla in classe A), aveva indicata come una strada obbligata. Per tenere insieme i cocci dell'Eurozona dopo uno shock esterno c'è solo una cosa da fare, quella che sta facendo Draghi (che cretino proprio non è!): comprare titoli, in particolare delle "weak euro countries", e comprarli in proporzione ever rising: never ceasing, still increasing, with the length of time shall grow, come le lacrime (di coccodrillo) del primo vecchione nella Susanna di Handel.

Come notava giustamente l'amico Pilon in coda a un post precedente, ora resta da vedere cosa succederà quando smetterà di farla. Non vorrei guastarvi la sorpresa, ma chi ce la fa, per saperlo, può leggersi l'articolo di Godley e Lavoie.

Agli altri basterà aspettare: Draghi scade nel 2019...




(...e voi poracci che eravate rimasti a AAAAAAAAAAAAAAAAAAAAA-LLE-LUGLIA! Ma non ci siamo proprio, non ci siamo. Handel è da un'altra parte: è qui. E nel caso vogliate sapere dove ha imparato a scrivere così, vi accontento subito: in questa cessa di città, dove insegnavano Corelli, Pasquini e Scarlatti. Un'eterna ghirlanda brillante...)

mercoledì 22 marzo 2017

Etica e utopia: i volenterosi carnefici dell'Unione



Nicola Baroni ha lasciato un nuovo commento sul tuo post "La medicina non è unascienza":

Premesso che il discorso di Alberto è chiarissimo: il tentativo di rendersi esenti da responsabilità con argomenti del genere è evidente. Tuttavia, ho un dubbio: se la dicotomia "scienza-non scienza" sia o meno un piano valido di discussione e - soprattutto - idoneo ad offrire una fotografia del problema UE-Euro. Ciò che intendo è - premesso che bisognerebbe accordarsi innanzitutto su che cosa sia scienza e poi, ma non meno importante, su cosa sia possibile aspettarsi dalla scienza - mi domando: se io arrivo a considerare le vite degli uomini come quintali o tonnellate di materia organica, sacrificabili in vista del raggiungimento di un bene superiore - la società ideale, quella della cultura della stabilità tanto cara a Monti - si può comunque continuare a parlare di scienza applicata?

Provo a rispondere. Ho paura di sì. E in questo senso mi trovo d'accordo col ragionamento fatto da Velo quando dice:

"Cosí come si è sempre saputo che la moneta é uno strumento sociale determinato dai rapporti di forza che crea vincitori e vinti, sfavoriti e avvantaggiati. Si sapeva, era previsto e si é voluto avvantaggiare alcuni. Ed é stato fatto. In questo senso la scienza economica ha funzionato benissimo..."

Io credo che un piano maggiormente idoneo ad inquadrare il problema sia espresso dalla dicotomia "astrazione-non astrazione". Mi spiego. I sostenitori e realizzatori del progetto unionista europeo mancano di aderenza alla realtà: ritengono sia possibile raggiungere in terra la società (per loro) ideale (universale) e per ottenere ciò - come ogni uomo che vive nell'astrazione - pensano di poter forzare le differenze, piegare la realtà in base alle proprie simpatie o preferenze. Per realizzare questa Utopia - entro la quale si riversano indubbiamente anche istinti di natura personale puramente egoistici e mercantilistici - essi utilizzano il massimo della scienza e delle facoltà intellettuali di cui è possibile disporre oggi. Non credo dunque che la scienza sia legata all'etica: è solo un metodo che si può usare con senso del limite (quello umano, ad esempio) o meno. Anzi, credo che proprio la questione UE-Euro manifesti il problema di dove l'intelletto umano possa arrivare se non è sostenuto da altro, un limite dato dalla presa d'atto della realtà (la quale non può essere contenuta in schemi o teorie).

Di conseguenza, tutta la loro "narrazione", i sotterfugi, i dati occultati o trasformati servono solo a coprire il problema etico che ne deriva e - certamente per molti degli "europeisti" - pure per provare a razionalizzare una verità che altrimenti dentro di sé sarebbe insostenibile (la macelleria che stanno mettendo in piedi). Ecco perché a mio avviso non occorre essere degli economisti per ritenere quel progetto profondamente dannoso: perché la loro astrazione, la loro allucinazione è percepibile con un livello di coscienza minimo. Ed ecco perché sono in molti a sostenerti in questa tua denuncia, nonostante di macroeconomia ci capiscano gran poco.



(...così, a me, di primo acchito, sembra una gigantesca supercazzola. Che la sociopatia di certi personaggi - come quelli che vorrebbero "disciplinare" le imprese (altrui) manganellandole col cambio rigido - sia comprovata, e che susciti un istintivo ribrezzo, è certo. Non occorre il dottorato per inorridire di fronte a un serial killer. Che alcuni di essi siano scollati dalla realtà, per mancanza di strumenti analitici, di tempo speso a consultare dati, o perché vivono in una bolla, è altresì palese. Però il problema che ponevo era totalmente diverso. Sul tema delle responsabilità, il piano doxa-aletheia è estremamente importante. Ogni uomo ha diritto alle proprie opinioni, nessuno ai propri fatti. Trasformare l'epistème economica in doxa è lo snodo etico rilevante, e il mio problema non è nemmeno che ci provino i soliti cialtroni, ma che dalla parte di chi ci dovrebbe aiutare di cada così facilmente in trappola. Rispetto a questo, la dicotomia astratto-concreto cosa c'entra? Voi l'avete capito, il giovine Baroni?...)