Nous devrions être assez convaincus de notre néant : mais s’il faut des coups de surprise à nos cœurs enchantés de l’amour du monde, celui-ci est assez grand et assez terrible. Ô nuit désastreuse ! ô nuit effroyable, où retentit tout à coup, comme un éclat de tonnerre, cette étonnante nouvelle : Madame se meurt, Madame est morte ! Qui de nous ne se sentit frappé à ce coup comme si quelque tragique accident avait désolé sa famille ? Au premier bruit d’un mal si étrange, on accourut à Saint-Cloud de toutes parts ; on trouve tout consterné, excepté le cœur de cette princesse. Partout on entend des cris ; partout on voit la douleur et le désespoir, et l’image de la mort. Le Roi, la Reine, Monsieur, toute la Cour tout le peuple, tout est abattu, tout est désespéré ; et il me semble que je vois l’accomplissement de cette parole du prophète : Le roi pleurera, le prince sera désolé, et les mains tomberont au peuple de douleur et d’étonnement.
Doveva essere un racconto di Maupassant, o forse Flaubert. Sicuramente l'autore era un normanno, e fra di voi c'è chi se lo ricorderà. L'ho letto non so quando, non so dove (forse rovistando nella libreria di qualcuno?), non so in quale lingua. Il protagonista è un uomo piuttosto sordido, salvo errore, cui a un certo punto muore la madre. E allora quest'uomo arido, calcolatore, insomma: il tipico normanno (il normanno, forse per la collocazione a Nord-Ovest in effetti, come saprete, tiene abbastanza del genovese, talora con conseguenze avverse - il bout de ficelle, per chi se ne rammenta), si intenerisce, prende pietà di se stesso, non essendo "vocato", come oggi si suol dire, a prenderla degli altri, e nel suo monologo interiore esclama una cosa del tipo: "È morta la mamma: non c'è più nessuno che si ricordi come ero da bambino...".
Questa frase (credo di Maupassant, più che di Flaubert: Maupassant l'ho frequentato di meno) mi è rimasta impressa, mi ha dato più di tante altre il senso del lutto, della perdita. È presso nostra madre il ricordo della nostra verità più profonda, presso di lei che ci ha conosciuto quando ancora avremmo potuto essere tante cose, salvo poi accettarci quando siamo diventati quello che siamo, lei che ci ha visto nella nostra nudità, nella nostra innocenza, lei, l'unica persona, forse, alla quale ci siamo mai rivolti sine dolo (quasi modo geniti infantes).
Allora, ieri alle cinque mi arriva il messaggio:
MB: "Mamma ha sceso l'ultimo gradino della scala. Hai visto mai toccasse puro (sic) all'euro!"
CN (cavajere nero): "Et lux perpetua luceat ei. Fatti forza. Quando sarà il funerale?"
MB: "Domani 14:30 a piazza WYTSWRQTWS"
CN: "Mi faccio forza anch'io."
MB: "Ma mica farai la scemenza di venire? Pensa a salvare il continente...".
Errore!
Mai dire al cavajere nero cosa fare.
Con 40 gradi all'ombra (ma sei nodi di vento e umidità al 30%), in un rigoroso fresco di lana antracite con cravatta berlusconiana d'ordinanza, mi sono subito la mesta cerimonia, che, sarò strano io, ma comunque mi mette sempre meno tristezza di un matrimonio. Oggi poi si parlava di uno che chiede quello che anche voi chiedete così spesso: "quomodo possumus viam scire?".
Per la risposta, rivolgersi a Iscariota, il teologo del blogghe.
Mi è servito almeno a capire da chi il buon Marco abbia preso una delle tante virtù che lo adornano, quella di essere patologicamente in ritardo. Non per dire, vero, non mi sto lamentando: il caldo mi piace, ma certo che ad aprile la cosa sarebbe stata meno impegnativa sotto il profilo cardiovascolare. Che poi, siccome sono un sentimentale, e lui sa scrivere, quindi sa parlare, mi ha fatto anche commuovere (ma questo non c'entra), e soprattutto, mentre lui ricordava sua madre, e io pensavo che chi si ricordava del vero lui non c'era più, ho capito quanta verità ci fosse nell'analogia fra l'euro e l'Alzheimer che ci aveva proposto.
Perché, pensateci, il caso greco lo dimostra: come nell'euro tutto quello che ci dicono accadrebbe dopo la sua fine (la povertà, le banche chiuse, il disordine sui mercati, la distruzione dei risparmi...) in effetti accade prima, e lo subiamo per la nostra pervicace ostinazione a tenere in vita una cosa che è già morta, così anche nell'Alzheimer il lutto più grande, la distruzione della memoria, il non avere più chi si e ci ricordi come eravamo quando eravamo veri, viene prima, e lo subiamo mentre e perché ci ostiniamo a tenere in vita una persona che è, in effetti, in qualche modo già morta.
La differenza, naturalmente, è che se ci possono essere buoni motivi (incluso quello di far crescere il Pil, sotto la voce servizi sanitari) nel tenere in vita quello che alla fine è solo un vegetale particolarmente ingombrante e pericoloso a se stesso e agli altri, non c'è alcun motivo nel tenere in vita una moneta artificiale e destinata al fallimento (tanto più che lei il Pil, cioè il nostro reddito, anziché crearlo lo distrugge).
Consolati, Marco.
Almeno a te tua madre non ha detto quello che la mia ha detto a me: che Boeri è un bell'uomo! La cara vecchietta, alla quale il mio nome di battesimo sospetto che cominci a dire poco (non sarebbe una novità in famiglia: ricordo sua madre...), non sa che quel belloccio sta per sfilarle dal portafogli un bel po' di soldini, perché, si sa, se il paese va male la colpa è dei pensionati. Ma anche questa è una storia normanna, della quale però ricordo l'autore e il titolo: Bel Ami...
E, per restare in zona:
(...oh, che poi Boeri sia un bell'uomo, e, se piace, che lo sia anche Varoufakis, non lo contesto, come in genere non contesto quello di cui me ne batto. Certo però che comincio a pensare che le suffragette abbiano fatto di molti danni, come del resto in qualche modo velatamente pensava uno che se ne intende - non di suffragette: di madri, e di danni...)
(... e così abbiamo fatto contento anche il nostro giovane amico dalla compagna diversamente cozza - ossequi, a proposito - che si lamentava del fatto che sul blog non si parlasse più di cose alte...)
(...e ora me ne vado a montare le parti, che domani si prova col neoborbonico. Come? L'ultimo gradino dell'euro? Et vos estote parati, quia, qua hora non putatis, Filius hominis venit. Verbum domini, va da sé, quindi ve potete fidà...)
(...se in questo blog c'è ancora un KPO, mi aspetto una qualche reazione...)