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venerdì 11 settembre 2026

La Tromboncina

(...sembra quasi impossibile che con la vita pazzotica che conducevo nel 2024 fossi stato in grado di incidere un disco col mio violoncellista neoborbonico preferito! Invece c'ero riuscito: concerto ad agosto, registrazione a novembre. Il segreto era stato dedicare a questo progetto le vacanze. Poi c'è voluto un anno per l'editing, e ora ci siamo: da qui a gennaio usciranno alcune tracce come teaser, poi da gennaio l'album sarà disponibile sulle principali piattaforme. [Non] fatemi sapere quello che ne pensate...)

Frescobaldi, Canzona quinta detta "La Tromboncina".

(...anni passati a parlare di cose che non mi interessavano e che non capivate, riscuotendo un enorme successo! Vediamo che cosa succede quando l'argomento interessa anche a me. Commenti off-topic saranno considerati come segno di non brillantissima intelligenza e trattati chirurgicamente come tali...)

martedì 24 settembre 2024

Memorie dal territorio (il sito)

Nel fine settimana i miei 708 chilometri me li sono fatti: sabato da Roma a Ortona per il gazebo, sede di un'intervista per molti versi memorabile

(peraltro è assolutamente vero che ho particolare devozione alla figura di San Tommaso, il patrono dei non trastatori, tant'è che i meno distratti di voi ricorderanno che andai a trovarlo prima di iniziare la campagna elettorale del 2022); poi da Ortona, dove riposa San Tommaso, a Castiglione a Casauria, dove non riposa più un altro santo, San Clemente (qui un dettaglio dell'omonima abbazia: una volta avreste saputo dirmi di quale famiglia sia questo blasone...):

un santo espressione di un'altra specialità dell'Abruzzo, quella dei papi che abdicano (l'abbazia è sotto al Morrone, gli scolarizzati nel XX secolo vedranno il collegamento), per un convegno sul Parco della Maiella, che prevedeva fra l'altro la presentazione di un progetto di Marco Mazzei:


poi da Castiglione a Casauria a Pennapiedimonte, paese degli scalpellini, dove ho studiato le lingue:


e ho trovato requie nel silenzio di un centro storico impenetrabile alle auto (elettriche o meno), e quindi a misura di gatto:


aspettando che l'aurora:


mi destasse, per addentrarmi nella montagna su per la valle dell'Avello, con le sue viste spettacolari sulle Murelle:


(in previsione di una cena impegnativa da qualche parte fra Garrufo e Sant'Egidio avevo bisogno di andare in deficit...); poi di corsa (compatibilmente coi lentofanti intercettati lungo il cammino) a Tornareccio, la città dei mosaici, per Regina di Miele:


e poi, dopo la premiazione dei migliori mieli d'Abruzzo (e quindi del mondo), su in altura, a Pizzoferrato, per studiare sul mio D'Onofrio preferito


atteso che nel prossimo disco col neoborbonico è stato stabilito che io faccia tre brani solistici, che saranno, in ossequio all'impostazione del progetto, una canzona, un madrigale passaggiato e una fantasia (e qui la vedete e qualcuno la riconoscerà), quest'ultima piuttosto cervellotica e sicuramente da fare sull'organo, che il clavicembalo non renderebbe onore alla sapienza (o al sadismo) del suo contrappunto, poi giù verso il teramano dove mi aspettavano:


(e molto ci sarebbe da dire sui discorsi politici che abbiamo tenuto, dai quali molto ho capito del perché debba necessariamente andare molto peggio prima che possa andare un po' meglio - e questa mattina parlando con Nello Preterossi, che verrà al #goofy13, ho constatato che in fondo su questo punto la pensiamo ahimè tragicamente allo stesso modo), poi su a Civitella del Tronto dove ho riposato, questa volta alzandomi un po' dopo l'alba, il lunedì, per andare al Palazzo della Cultura di Teramo, di cui abbiamo non una diapositiva ma un plastico:


per assistere a una bella cerimonia, e poi di nuovo di corsa verso via XX settembre, e poi a casa.

Si scaldano varie poltrone: una è quella della 500L, l'auto blu che l'elettore mediano non si aspetta (anche perché non è blu), ma non c'è nulla da fare...

Il grillismo ha ormai irrimediabilmente corrotto il popolo italiano: la scelta fra tutelare la democrazia o abbandonarsi all'invidia sociale, fra volere dignità per sé o toglierla a un altro, alla fine non è molto più difficile né molto più imprevedibile di quella fra Cristo e Barabba. Ricordo agli scolarizzati nel XXI secolo come andò:

La cena di domenica in questo senso è stata paradigmatica: tutti parlavano male dei grillini, ça va sans dire, era pur sempre una cena di "centrodestra", ma, senza nemmeno accorgersene, tutti usavano gli argomenti dei grillini, a partire dai quelli più stupidi, ma proprio per questo di più facile presa: numero e stipendi dei parlamentari (e dei membri dell'esecutivo)! Per inciso, qui trovate una breve storia dei tagli agli stipendi dei parlamentari: se siete ortotteri, premunitevi di rotolone di Scottex perché potreste averne bisogno. Inutile dire che nel frattempo quelli di chi comanda sono aumentati. Ora, il punto non è che a me questi dettagli non interessano perché non sono importanti. Il punto è che la grillanza è una strada senza uscita e a senso unico: la bavetta alla bocca scatta per chi ti viene additato come casta, e a quel punto lo scoprire che altri hanno ben maggiori privilegi economici e sociali non induce a una se pur minima riflessione! Quindi non sono entrato in questi dettagli, come pure non ho fatto notare che mentre loro azzannavano come una muta di cani rognosi i polpacci dei loro rappresentanti, ogni paio d'anni veniva messa su una nuova "agenzia indipendente" fatta di nominati (non di eletti), con emolumenti superiori e responsabilità nulle: il Governo parallelo del garante dell'unità europea, concepito per mettere i bastoni fra le ruote a un Governo che eventualmente, sorretto da una maggioranza parlamentare, volesse cambiare almeno parzialmente rotta. Quei conti lì la grillanza non li fa mai... E nemmeno la mia linea di attacco ("se considerate i grillini degli scappati di casa, perché continuate a usare i loro argomenti?") faceva presa nelle semplici menti degli astanti.

Aristotele è come il coraggio: chi non ce l'ha, non se lo può dare...

Insomma, questa della cena era la parte più pesante, ma per fortuna era anche quella ipocalorica! Mentre di domenica mattina mi preparavo ad affrontare quella calorica, a un certo punto ho visto in fondo al tunnel la luce:


e ho dovuto ammettere il mio fallimento.

Il fatto è che sì, un po' ci avevo creduto (e penso di averlo anche espresso qui) nel valore performativo della parola e della verità tecnica, diciamo, per usare un termine abusato: della scienza (economica). Anche di questo parlavo con Nello questa mattina: dell'idea che dicendo le cose come stanno (e questo l'ho senz'altro fatto, con coraggio) il pueblo avrebbe preso coscienza e avrebbe chiesto a li politichi di fare la cosa giusta altrimenti #nontivotopiùùùùùh1!!1!

Un'idea abbastanza ingenua, e per quanto questa ingenuità potesse essere scusabile in chi aveva zero esperienza di politica (e questo all'epoca era un vantaggio), nondimeno un po' me ne vergogno. Certo, c'era stato senz'altro un problema di scala, di diffusione del messaggio (tutti ricordiamo come l'editore remò contro), ma questo era inevitabile, se ci si voleva collocare fuori dal perimetro. Quello che non avevo capito, quello che non potevo capire, era innanzitutto che la vostra adesione al mio messaggio di verità tecnica ("in un'unione monetaria uno shock esogeno negativo viene assorbito dai salari"), una adesione che avrei voluto razionale, era invece emotiva. Era del resto questo che vi impediva di promuovere un'adesione razionale nei vostri interlocutori: il fatto che non potevate far capire una cosa che non avevate capito. Vi fu chiara da subito la mia disperazione e la mia verità, ma sicuramente ancora non vi sarà entrato in testa che il soldino che entra in tasca ha segno più e quello che ne esce ha segno meno, e che quando tutti i soldini sono usciti occorre farseli prestare. Sì, sappiamo che grillanza e piddanza sono figlie di un'antropologia minore, ma per quanto svantaggiati antropologicamente essi siano, volete dirmi che non sarebbero in grado di afferrare a livello razionale una cosa così semplice se gli venisse proposta con le debite cautele?

Il fatto è che le cose in testa è difficile farle entrare. Ci si può riuscire col principio di autorità, e questa è la forza del PD: il controllo manu militari degli organi che conferiscono patenti di autorevolezza (tralascio per carità di patria un argomento caro a Daniele: l'insanabile scarsità delle scelte fatte a destra quando si tratta di presidiare questi luoghi). Oppure, si deve aspettare che entrino da un'altra parte. La mia riflessione sconsolata ormai la conoscete e l'ho esplicitata più volte: un popolo marcio di grillanza ha bisogno di un forte shock per ricominciare a desiderare la democrazia, e per violentare sufficientemente la natura di un ortottero, al punto di fargli desiderare la Costituzione del '48, occorre che accada quella cosa così drammaticamente contro l'ordine naturale delle cose che è la morte di un figlio (in guerra). Questo Céline l'aveva capito e in questo senso l'Unione sta lavorando per noi. Inutile dire che tutto il lavoro fatto qui è testimonianza del fatto che io preferirei che non si arrivasse a tanto e ho fatto, ingenuamente, imperfettamente, fallendo, quanto era in mio potere per scongiurarlo. Certo che è difficile immaginare che tocchi anche a noi quello che sta toccando a milioni di persone in giro per il mondo! Consoliamoci pensando che nel gennaio del 1914 sembrava impossibile. Quindi va bene così. Di fronte alla scala di quello che ci aspetta, la scala del mio personale fallimento resta di qualche ordine di grandezza inferiore.

Forse è anche per questo che mi scapicollo da un angolo all'altro del mio collegio, o che mi scervello a decifrare le fantasie di Frescobaldi, o che mi appassiono alle avvincenti vicende della casse professionali: per non pensare a quello che so, che qui tutti noi sappiamo, essere nella logica delle cose.

Ma alla fine non è nemmeno di questo che volevo parlarvi, anche perché non desidero aggiungere fallimento a fallimento, e se posso essermi illuso di promuovere una riflessione sulla razionalità di certe istituzioni (riflessione peraltro non originale), non posso certo illudermi di fermare con le mani il vento della SStoria!

La mia richiesta, oggi, era più semplice e più concreta. Sto ristrutturando il mio sito personale, che vorrei restasse a testimonianza dei miei tentativi (i miei personalissimi Essays in persuasion), ma vorrei anche fosse uno strumento per aiutare i niubbi a orientarsi nelle ramificazioni dei temi e delle analisi stratificatesi nel tempo, o anche semplicemente a partecipare alla vita della nostra community (quindi, in definitiva, a portare qui o al #goofy persone che cercano er sito der senatore de #aaaaaLega...).

Avete suggerimenti? Che cosa vorreste che ci fosse nel sito del vostro guru? Che cosa è servito a distogliervi dal vostro torpore? Di quali contenuti avreste bisogno? Sto guardando i siti di colleghi illustri, e sinceramente non ne trovo uno che mi convinca (mi riferisco ai siti, non ai colleghi).

Se mettete qui qualche suggerimento, magari mi aiutate a fare una cosa utile (cioè inutile, per i motivi che ci siamo detti: ma la speranza, quella, non morrà mai...).

martedì 26 gennaio 2016

La durezza del vivere (ad personam)

A cortese richiesta:


ecco la durezza del vivere:












(...il profluvio di commenti ai post precedenti dimostra solo una cosa: vi prendete troppo sul serio. Si prende troppo sul serio il malcapitato che voleva usarmi da segretaria, si prende troppo sul serio chi si pone domande esistenziali sulla didattica, si prende troppo sul serio chi si affretta a consolarmi senza aver capito che io sono un vero universitario, e che dell'università, che una volta era libera, fa parte - cioè faceva parte - lo spirito goliardico, quello spirito goliardico che qui difendo dai pretini tutti luoghi comuni, menzogna e ipocrisia espressi da certi atenei di prestigio. Sì, una cosa è seria: non usatemi mai come segretaria, perché lì avete veramente chiuso. Ma a parte questo, mi corre l'obbligo di darvi un'informazione di servizio: moriremo tutti. Ah, non lo sapevate? Bè, mi spiace, funziona così. E allora, di questa vita così breve, cosa vogliamo fare? Vogliamo renderla noiosa con la seriosità dei colleghi che oggi ci spiegano che il problema è il debito privato? Vogliamo renderla stucchevole col gentilomismo del Quaresima? Vogliamo renderla pesante con il latinorum involuto di chi vuole semplicemente distrarvi mentre vi sfila il portafogli? Not in my name. Certo, chi mi ha scritto lettere accorate è tanto tenero, come chi mi ha scritto tomi per spiegarmi come si tiene un blog. Gli voglio bene, ma evidentemente non è una cima. Lo è invece Simone Previti, o anche, per quanto mi dolga ammetterlo, il giovine Baroni, i quali hanno capito benissimo che stavo scherzando - come molti di voi - e son stati allo scherzo (come Guido e Nat, gli autori dei due ultimi fotomontaggi)...

Scusate, qui è come la storia degli ortotteri che vogliono mettere il reddito della gleba per ridurre la greppia dello Stato: ma se fossi stato realmente deluso, amareggiato, avrei mai scherzato mimando su Twitter una serie di breaking news sul vostro eccesso di ribasso!? Scusate: ma veramente ritenete sia in vostro potere amareggiarmi!? Eppure questo passo di Proust ve l'ho citato così tante volte... Scusate: ma come mi posso ragionevolmente aspettare che voi capiate le cose pur semplici che vi esprimo in modo relativamente limpido, se abbiamo visto su Twitter, con i nostri occhi, ordinari di università top 20 letteralmente non sapere cosa sia un tasso di cambio!? È del tutto ovvio ed evidente che in queste condizioni solo pochi possano farcela. Ma voi non mi seguite perché capite i miei teoremi (che miei non sono). Voi mi seguite perché intuite la mia verità. La verità di uomo, intendo, quella che a certi interlocutori naturaliter manca. Non è una adesione razionale: è emotiva. Ma tanto basta. Poi, chi vuole, con calma, si prende i libri e se li legge. Ma se lo scopo del gioco fosse quello di essere capito, allora avrebbe avuto ragione chi all'inizio mi faceva le lezioncine di comunicazione: "non mettere grafici, non mettere numeri, laggente non capiscono...".

E invece aveva torto.

Agli esperti di comunicazione mando un abbraccio affettuoso. Voi potete essere esperti quanto vi pare. Ma non potete essere me. E qui la gente viene perché ci sono

IO

Se volete, vi spiego come si fa a essere io. La risposta è - ovviamente - controintuitiva: essendo voi, cioè non leggendo quattro libri americani del cazzo, pieni di scipite banalità, e non venendo a spiegare a me che un blog è un diario di bordo e non un manuale - non avendo voi scritto né l'uno né l'altro. Siate voi stessi. Siete così? Siate così. Meglio usare solo il 2% del proprio cervello che usarne il 100% riempiendo il 98% di roba altrui (e.g.: manuali di scienza della comunicazione...).

Fidatevi. Non di me. Di voi. O magari di Sandro Penna: felice chi è diverso...

Diversi lo nasciamo, comuni lo diventiamo.

Al fine di non diventarlo, al fine di tutelare quella diversità che è poi il bene sommo, il segno della libertà, cioè di quello che il progetto imperiale europeo ci vuole togliere, da me accettate solo un consiglio: non prendetevi sul serio, e soprattutto non prendetemi sul serio. Non ho bisogno delle vostre pacche sulle spalle, credetemi. Quando ne avrò bisogno, ve le chiederò. Non mi vergogno mica a chiedere, se ho bisogno.

Comunque, visto che siamo entrati in argomento, nei prossimi giorni parliamo della dissonanza...)


(...per l'ultima cazzo di volta: solo una cosa seria: non sono la vostra segretaria. Chiaro? Il mio tempo non è vostro, e comunque ricordate: quando si impara, si impara soli. L'apprendimento, come la morte, è un atto intrinsecamente individuale. Senza uccidere (voi) il vostro io ignorante con le vostre mani, non potrete mai far prevalere il vostro nuovo io, quello sapiente. Ma dovete farlo voi. Dovete farlo voi. Dovete farlo voi. La risposta è comunque già dentro di voi. Se poi non ci arrivate, pace. Non riuscirete a convincere i vostri vicini di casa, ma vi ho già detto di non provarci nemmeno, e di non venire qua a piagnucolare se non ci riuscite. State vicino a chi veramente ha bisogno di voi, e resistete. Non può durare...)