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venerdì 6 maggio 2016

Pensioni, interessi, e la giravolta di Draghi

(...copio e incollo: la risposta quindi precede la domanda...)

Carissimo,

il problema principale attualmente non mi sembra quello dell'inflazione futura. Se arrivasse, arriverebbe probabilmente anche un innalzamento dei tassi di interesse nominali, e quindi i sistemi a capitalizzazione sarebbero in grado di erogare prestazioni nominali più alte; quelli a ripartizione, a loro volta, potrebbero adeguarsi all'inflazione (potendo raccogliere contributi più alti in termini nominali). Non sto dicendo che il sistema previdenziale sia neutrale rispetto all'inflazione (non saprei nemmeno indirizzarti su lavori scientifici in merito, questo non è il mio campo, ma quello di Boeri, e naturalmente la neutralità dipende in questo caso da scelte politiche, e ancora una volta questo non è il mio campo, ma quello di Boeri). Ti sto dicendo una cosa diversa: se non si crea valore, non si è in grado né di pagare interessi su un capitale, né di prelevare contributi sui redditi da lavoro. E siccome il valore lo si crea lavorando, in un sistema come quello europeo, che deve usare la disoccupazione come meccanismo di aggiustamento macroeconomico, capisci bene che le pensioni non hanno futuro in ogni caso.

Il vero problema oggi è questo. Del resto, ci sarà pure un motivo se Maurice Obstfeld, intervenendo a questa conferenza, ha messo al primo punto della sua proposta di riforma del sistema finanziario mondiale la flessibilità dei tassi di cambio!


Il motivo è ovvio: se l'aggiustamento invece che col cambio lo fai coi salari, devi necessariamente frenare la crescita per creare disoccupazione (allo scopo di convincere i lavoratori a farsi tagliare i salari), e questa è una strategia miope. Va bene ai gestori di fondi, che ragionano con un'ottica di breve periodo, e ai media collusi con questo blocco di miopi interessi finanziari (risparmio esempi), ma nel lungo periodo non può andare bene per la società (capitalisti inclusi)!

E poi, lo ha detto anche Draghi, rispondendo ai pensionati tedeschi, che i tassi di interesse sono a zero perché non c'è crescita (rovesciando quindi sulla loro leadership miope e autodistruttiva la responsabilità della performance deludente del sistema pensionistico tedesco).

In questo senso Draghi ha dato pienamente ragione a Gennaro Zezza che qualche tempo fa aveva scritto sul suo blog che secondo lui i fanatici della capitalizzazione (cioè, in buona sostanza, del mettere ancora più risparmi in mano al sistema finanziario privato) ragionano come se esistesse l'albero degli zecchini d'oro di Pinocchio.

E se Draghi dà ragione a Zezza, bisogna proprio pensare che Gennaro di ragione ne abbia da vendere (cosa della quale, come immaginate, sarei stato certo anche senza questa autorevole conferma)!

Peraltro, la prova del nove è che:

1) dopo che tutti ci avevano sfrantecato le gonadi per anni col discorso che l'euro ci avrebbe aiutato a fare investimenti perché avrebbe portato bassi tassi di interesse, discorso che io confutavo già nel 1997 alle pagine 6 e seguenti (mentre ora sappiamo che i bassi tassi di interesse in effetti portano bassa produttività);

2) dopo che Draghi ci aveva promesso che il QE avrebbe rilanciato l'economia tramite il canale degli investimenti, cosa che io confutavo fin dal 2012, cioè fin da prima che Draghi fosse costretto ad attenersi al suo bluff del whatever it takes;

ecco che ora il buon Mario ci dice che i tassi sono troppo bassi perché non ci sono investimenti, che guarda caso, sono quella cosa che i bassi tassi dovevano portare (senza riuscirci, par di capire).

Spettacolare questa giravolta, vero? Neanche una ballerina del Bol'šoj!

Ovviamente Draghi così scarica la responsabilità del suo fallimento (da noi annunciato) sui governi che non fanno le "riforme strutturali" (parola per tutte le stagioni). Ma l'unico che governa nell'Eurozona è lui, perché lui tiene i cordoni della borsa. E così, dopo aver per anni fatto il poliziotto cattivo a beneficio del sistema finanziario (sappiamo dove sono finiti i soldi del "salvataggio" della Grecia), ecco che improvvisamente la sua gang si accorge che, ops, purtroppissimo le riforme che lei aveva chiesto abbassano i salari, e quindi riveste i panni del poliziotto buono: fate la deflazione, ma non abbassate i salari!

Ma che bella questa Banca centrale che improvvisamente, ora che la mia spiegazione della crisi dell'Eurozona è diventata mainstream, e ora che mi fanno dire sui media chi è il nemico politico della nostra prosperità e della nostra pace, scopre questa vocazione da Robin Hood: vuole lanciare soldi dagli elicotteri, si preoccupa del calo dei salari...

Ma cazzo! E allora a cosa servivano le riforme che volevate, se non a favorire la svalutazione interna (cioè una maggiore competitività, cioè il taglio dei salari, cioè la deflazione), come avete detto peraltro voi!?


Spero sia più chiaro ora di cosa devi preoccuparti...

A.


Il 05/05/2016 21:19, Leonardo ha scritto:
Gentile professore,
sono un suo lettore da circa tre anni a questa parte, Le scrivo poiché non mi sono chiare le ripercussioni che avrá il sistema contributivo per i superstiti che avranno la fortuna (o sventura) di ricevere (forse) una pensione.

(Lo so, Lei non è un jukebox e Le chiedo di scusarmi dell'intrusione e di cestinare la mail all'istante qualora dovesse ritenerlo opportuno)

Arrivo al punto: nell'ipotetico caso che un futuro più o meno lontano dovessimo rivedere (per svariate ragioni) tassi d'inflazione al 7 - 8% se non a due cifre e dovesse permanere l'attuale sistema contributivo, i contributi versati oggi temo rischino di valere (ai fini del calcolo pensionistico) assai poco o quantomeno molto meno rispetto al valore attuale. Sbaglio? 
Ennesimo atto per decretare un esito infausto a chi di lavoro campa?

Mi scuso per eventuali, imprecisioni e/o stronzate espresse, "non sono un economista" "e" mi permetto di chiedere a chi di dovere, sperando che l'argomento possa suscitare interesse.

La ringrazio e mi scuso per il tempo che le sto rubando

Saluti

Leonardo



(...se uno mi fa una domanda interessante, io rispondo...)