Suscita in me un moto di umana pietà la reazione di certi gazzettieri i quali, avendo per anni soffocato la voce del buon senso, tentano ora di screditarla accusandoci di violenza, solo perché per farci sentire siamo costretti a urlare, violentando, eventualmente, solo la nostra natura. Abbiamo visto che non succede solo qui: è una tendenza internazionale, pare, è l'ultimo sussulto della bestia della Menzogna, tanto più pericolosa perché ferita dal dardo della storia. Se semplicemente questi individui avessero obbedito alla deontologia della loro triste professione, l'unica a uscire più infamata della mia dalle devastanti vicende della crisi, e avessero accordato nel dibattito pari dignità a tutte le posizioni (facendo già una forzatura, poiché la verità scientifica in realtà era dov'è sempre stata e dove sempre sarà: dalla nostra parte, ed è quindi solo a noi, e non alle varie Vanne Marchi dell'euro, che avrebbero dovuto dare spazio), non sarebbe stato necessario adottare toni tanto incisivi (la cui incisività, peraltro, era dettata semplicemente dall'urgenza di scongiurare tutte le sciagure che noi, come avete visto, prevedevamo, e delle quali chi ha soffocato la nostra voce reca intera la responsabilità professionale e politica).
Non è la prima volta che un messaggio di buon senso, cioè, in definitiva, di umanità, deve essere urlato. Temo che i gazzettieri senza tetto né legge né Dio non abbiano mai sentito queste parole:
sicut scriptum est in Esaia propheta ecce mitto angelum meum ante faciem tuam qui praeparabit viam tuam vox clamantis in deserto parate viam Domini rectas facite semitas eius.
Uno dovrebbe chiedersi: ma perché bisogna urlare l'ovvio?
Evidentemente la necessità di urlare (invano?) l'ovvio fa parte della nostra eredità culturale, come ne fanno parte, appunto, le parole che ci suggeriscono di amare il nostro prossimo (che non è il nostro distante).
Perché chi vuole fare il bene non sogna, ma opera, cominciando, sempre, qui e ora.
Poi ci sono i farisei.
Poveri gazzettieri! L'evento sul quale richiamo ora la vostra attenzione non rende facile la loro operazione di spin. Mi riferisco alle giornate di studio su:
che si svolgeranno all'Eremo di Montecastello, situato a Tignale sul Garda (in provincia di Brescia), da venerdì 15 luglio a giovedì 21 luglio.
La presentazione del corso avrà luogo venerdì 15 luglio, in serata, una volta raggiunto l'eremo.
Terrò poi tre lezioni, nelle giornate di sabato 16 luglio e domenica 17 luglio:
Sabato 16 luglio, 9:30-11:30: Disuguaglianza e povertà: tendenze globali e sviluppi locali.
Sabato 16 luglio, 16:30-18:30: Terza globalizzazione e ciclo della disuguaglianza.
Domenica 17 luglio, 9:30-11:30: Globalizzazione e dottrina della Chiesa: riflessioni di un economista.
Il corso proseguirà poi con l'intervento di padre Marco Tommaso Reali, e l'intero programma lo trovate
qui. Sabato, alle 21, suonerò con Musica Perduta un programma di musica dell'oratorio di S. Filippo Neri, con brani tratti
dal nostro primo disco. Saranno con me Mauro Borgioni (sul cui cosmopolitismo mi sento di rassicurare i gazzettieri) e il violoncellista neoborbonico, Renato Criscuolo (lui, sì, un pericoloso nazionalista)!
Cosa io abbia da dire lo sapete, credo, e in parte l'ho scritto in uno dei miei lavori in corso di pubblicazione:
Bagnai, A. (2016) “Austerità, democrazia e dottrina della Chiesa: riflessioni su una crisi evitabile”, cap. 4 in Lucchese, V. (a cura di), Quale Europa? Crisi economica e partecipazione democratica, Todi: Tau editrice, pp. 71-119.
Tuttavia, se vorrete venire, sarà un'occasione per stare un po' insieme in un posto meraviglioso, in alto, in solitudine, lontano dal rumore dei gazzettieri.
Rimangono alcuni posti. Dettaglio venale (ma determinante, perché siamo in crisi, e se non lo fossimo non ci saremmo mai conosciuti): la pensione completa per i due giorni (che naturalmente comprende la partecipazione a tutti gli eventi che vi ho descritto) vi costerebbe 246 euro in camera singola e 216 euro in camera doppia.
E ora lascio ai gazzettieri l'arduo compito di travestire da pericoloso nazionalista xenofobo uno studioso che dialoga coi teologi, che si preoccupa della crescente ingiustizia sociale, e che legge Frescobaldi dalle intavolature. Certo, loro, che hanno una proiezione internazionale, al polveroso Frescobaldi preferiscono il rutilante Springsteen: born in the USE. Eppure, come potrò meglio illustrarvi se vorrete venire, i tempi di Frescobaldi erano così simili a quelli che siamo chiamati a vivere! Mentre gli USE non hanno un presente né avranno un futuro, fra l'altro anche perché
proprio chi ce li propone in realtà ha messo nero su bianco che non li vuole...
Ma questa semplice verità tecnico-giuridica esula, evidentemente, dall'orizzonte mentale particolarmente angusto dei gazzettieri, ai quali, come dicevo, va tutta la mia umana pietà: che spettacolo orribile quello di chi fa attivamente il male per cecità!
Ma potrebbe l'uomo fare il male sapendo di farlo? Ci sarebbe quel problemino dell'immagine e somiglianza... Questa però non è una domanda da fare a me, perché io non sono un teologo, quindi...
Ci vediamo all'eremo.
(...
la mia vita è già abbastanza complicata: in questo evento io intervengo, non organizzo. Le informazioni organizzative chiedetele agli organizzatori, i quali avendo organizzato sanno come sono organizzati. Chiaro?...)