Visualizzazione post con etichetta storia. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta storia. Mostra tutti i post

mercoledì 24 dicembre 2025

Dieci anni fa…

parlavamo delle stesse cose (anche se il trauma all’origine del mio sfogo di allora mi è fuggito di mente). Quindi fra dieci anni saremo ancora qua (avendo patito e forse metabolizzato altri traumi) a interrogarci sul senso del nostro impegno.

Ma dieci anni fa c’era iBbomba (il volenteroso carnefice di Draghi), e oggi Giorgia on my mind. Quindi qualche passo avanti s’è fatto, e altri se ne potranno fare, e come avevamo intuito la direzione del percorso allora, forse la stiamo intuendo anche oggi.

Buon Natale!


(… sono capitato sulle statistiche del blog e ho visto che che per motivi imperscrutabili qualcuno era andato a rileggersi questo vecchio post del 2015, un altro momento di sconforto e di amarezza come ce ne sono stati tanti, perché io non seguo i buoni consigli che vi do, primo fra tutti quello di desistere! È stata fra l’altro un’occasione per constatare come sia cambiato il pubblico del blog: molti se ne sono andati, come Mons Colombo o Citodacal, o in tempi più recenti Il Comico, cancellando la loro iscrizione, altri se ne sono andati, purtroppo o per fortuna, senza però cancellarla, come Nat e Martinetus, altri ancora hanno cancellato addirittura le loro tracce, eliminando i loro messaggi in un “momento donna” di cui mi sfuggono le motivazioni. Lutti colmati, nelle statistiche, e quindi evidentemente colmabili, soprattutto nei casi in cui le motivazioni di simili abbandoni sono leggibili - una sciura della buona borghesia come poteva convivere esistenzialmente e socialmente con la svolta leghistah? - e quindi non mi lasciano neanche un punto interrogativo in eredità. Ci sono poi quelli che sono scomparsi temo loro malgrado, come Alberto49, e per i quali sono in pena, ma ci sono anche quelli che sono ancora qui, anche se intervengono di meno, come Celso o robertobocco, e non sono pochi - e tendo a considerarli i migliori -, e quelli che sono arrivati nel frattempo, e forse sono ancora di più, altrimenti quest’anno a Montesilvano non saremmo stati quanti nel 2017, quando credevamo, o meglio credevate - perché io il famoerpartitismo l’ho sempre respinto con perdite e non mi sono mai voluto contare! - di essere mijoni! Dieci anni dopo, poi, Uga studia, er Palla si è laureato, ecc. La vita è andata avanti, e come ogni cosa viva anche questo blog ha, e ha fatto funzionare, un apparato digerente e un apparato escretore. Ogni tanto guardare indietro, a noi che non essendo progressisti possiamo permettercelo, fa bene! Constatare la strada fatta dovrebbe aiutarci a non rovinare le cene di Natale discutendo con l’inevitabile parente piddino. Lasciatelo parlare! Per noi parlano i numeri, come quelli del post precedente, e il vento della storia, leggibile consultando i post di dieci anni fa. Verrà il giorno in cui si vergogneranno di parlare. Per il momento, basta non ascoltarli e soprattutto non rispondergli!…)


domenica 16 novembre 2025

La storia siamo noi

Murmur ha lasciato un nuovo commento sul tuo post "Il goofy migliore è sempre l’ultimo":

Come verrà raccontato questo periodo tra 100 anni, quando nessuno di noi ci sarà più? Quando gli storici probabilmente dovranno anche fare uso di Intelligenze Artificiali molto più avanzate per scandagliare e analizzare l'infinita mole di documenti prodotti dall'umanità (inclusi i contenuti del Goofy che magari, per sopravvenuta obsolescenza tecnologica, non si troveranno più su Youtube ma archiviati in qualche altra forma)?

Il periodo del COVID verrà raccontato riducendo il tutto a scontro tra Lascienza e complottismi, come si fa oggi per vicende di 100 o 200 anni fa? O verrà messo in relazione alla più generale crisi della rappresentanza democratica e della distribuzione del potere che ha prodotto Brexit, Trump, Euroscetticismo? E la parentesi Eurozona/Unione Europea, come verrà giudicata dagli storici e dagli economisti del futuro?

Pubblicato da Murmur su Goofynomics il giorno 15 nov 2025, 16:17


Nel chiudere il #goofy14 mi sono posto una domanda analoga, ma forse più fruttuosa (o più assurda, giudicherete voi): ora che vediamo l'Europa andare rapidamente a destra

noi, che sappiamo perché ci sta andando, dato che lo avevamo previsto il 22 agosto del 2011 ("le politiche di destra, nel lungo periodo, avvantaggiano solo la destra"), non dovremmo forse rileggere con occhi diversi la storia dell'ultima drammatica svolta a destra del continente, quella iniziata circa un secolo fa?

Sono pressoché certo, caro Murmur, che uno storico comme il faut considererebbe con sussiegoso disdegno la mia e la tua applicazione alla storia di un metodo che probabilmente non le appartiene, quello analogico. Diciamo che su questo c'è un dibattito, e che probabilmente l'anelito verso un ragionamento rigoroso vale anche come scusante per la conclamata incapacità di imparare dagli errori del passato, visto che, in effetti, quanto il passato abbia da insegnarci dipende da quanto fondate siano le analogie che vediamo fra esso e il presente, e che un livello elevato di sofisticazione consentirà sempre di trovare distinguo in numero sufficiente da convincerci che "questa volta è diverso".

Tuttavia, nel modo asimmetrico con cui ci poniamo il problema (tu che ti chiedi come vedrà il presente uno storico del futuro, io che mi chiedo che cosa il presente dica del passato a noi che questo presente abbiamo dimostrato di comprenderlo meglio di altri perché ne abbiamo previsto un tratto molto significativo in un momento in cui il mondo sembrava stesse andando da un'altra parte - cioè a sinistra con la deposizione di Berlusconi qui, l'avvento di Hollande in Francia, ecc.), in questa asimmetria vedo un dato percettivo molto interessante. Mi sembra (ma può darsi che questa sia una mia impressione) che la maggior parte di voi non rifletta sul fatto che anche il presente è storia, e che, di converso, la storia è stata il presente di altri essere umani, né tanto migliori né tanto peggiori di noi. Questa dicotomia fra attualità e storia è largamente falsa, ancorché, me ne rendo conto, si basi su uno dei problemi più formidabili che la filosofia abbia mai dovuto gestire (non credo lo abbia risolto), quello del divenire, che da Parmenide in qua ha occupato menti più attrezzate della mia. Ma è questa dicotomia che ci consente di "chiamarci fuori" quando ragioniamo sui fatti storici, trincerandoci dietro la certezza che essi riguardino non solo (com'è ovvio) altre persone, ma persone e circostanze radicalmente diverse, realtà non confrontabili.

Credo che sarebbe invece un esercizio proficuo, e qui qualcuno lo ha fatto:


riflettere sul fatto che la storia siamo noi, che noi siamo nella storia, nella nostra storia, naturalmente, ma che questa storia, la nostra storia di esseri viventi che zampettano su due gambe da poco meno di quattro milioni di anni e che ha ancora più o meno lo stesso pancreas di 12.000 anni fa, quando ha posto le basi per soffrire di diabete, non può essere così radicalmente diversa da quella dei nostri simili che vivevano in un sistema economico capitalistico un centinaio di anni fa. Insomma, è sempre il solito discorso: chi ci propone "i totalitarismi" (e in particolare "le destre") del XX secolo come una imprevedibile irruzione nel divenire storico di un Male assoluto e radicale, inemendabile e incomprensibile, forse agirà in buona fede, ma sicuramente ci impedisce una lettura di quegli eventi in base alle dinamiche di classe che qui abbiamo individuato e applicato con successo, quando abbiamo preconizzato che l'austerità avrebbe fatto svoltare a destra la politica europea (QED) proprio mentre la politica europea pareva andasse a sinistra. E, in effetti, anche negli anni '30 del XX secolo era stata l'austerità a far svoltare a destra la politica europea, almeno in Germania, come ormai tutti sanno e ammettono. Solo qualche remoto sprovveduto crede più alla storiella dell'inflazzzzione di Weimar come causa del nazismo, la letteratura scientifica ha archiviato questo mito (basta leggersi Austerity and the rise of Nazi party, uno dei tanti paper che qui abbiamo scritto prima di leggerlo...). Non saprei citarvi ricerche analoghe a proposito del fascismo, ma sul nazismo c'è ormai un corpo di ricerca consolidata e autorevole secondo cui non è andata che i tedeschi siano tutti impazziti andando dietro a un folle omicida sessualmente disturbato, ma:


semplicemente che hanno cercato di reagire a governi che li avevano impoveriti praticando le politiche che qui in Italia sono state praticate dal PD, come Keynes aveva detto a suo tempo prima del nazismo, e noi qui avevamo detto prima di Monti.

Quindi, forse, l'esercizio più proficuo non è chiedersi come ci vedranno fra cento anni gli storici, perché fra cento anni noi non ci saremo, e questo quindi non ci riguarda. L'esercizio più proficuo è rendersi conto che siamo immersi in un flusso che spinge in una direzione per motivi che qui abbiamo dimostrato di conoscere meglio di altri, e che in passato ha condotto a vele spiegate verso la catastrofe. Il vero negazionismo è quello del PD, che disconosce la paternità di politiche à la Brüning, e il loro nesso causale con la solidità del consenso che sorregge la destra.

Questo, ormai, devo considerarlo il bicchiere mezzo pieno. In fondo, averlo capito, e essermi regolato di conseguenza, è quello che fa di me oggi un uomo politico relativamente visibile, e comunque abbastanza visibile da attirare la grottesca invidia dei tanti wannabe piddini à la Gerbaudo (un nuovo amico incontrato nella cloaca, ne parleremo in altra occasione...).

Ma non dobbiamo dimenticarci che siccome la storia siamo noi, e noi non siamo in una posizione di radicale alterità e terzietà rispetto a dinamiche già sperimentate e analizzate da ricercatori di varia estrazione, il bicchiere potrebbe anche rompersi...

venerdì 13 giugno 2025

Venosa

Che poi alla fine, la domanda è una e una sola, semplice, essenziale: ma se qui ci sono voluti venire i longobardi (per non farla lunga), e poi i normanni (con vari interludi a base di bizantini e saraceni), e poi gli svevi, e poi gli angioini, eccetera (la storia la sapete), ma un motivo ci sarà, o no?

In queste strade lastricate di pietra bianca, come a Montescaglioso, o a Conversano, spira lo stesso vento tiepido e secco, si palesano allo svoltare di un angolo gli stessi torrioni, le stesse facciate di cattedrali, testimonianze di un passato vivo e glorioso su cui forse si è voluto distendere il manto dell’oblio, nel deliberato intento di non accoglierlo nell’alveo della storia patria.

Ma io qui sto bene, meglio di dove si potrebbe supporre che io possa stare bene, cioè in quella Toscana dove sono nato, ma che, anche secondo i toscani che ci sono rimasti, purtroppo non esiste più. L’acqua del fiume di Eraclito non si è limitata a scorrere: è stata anche inquinata profondamente e irrimediabilmente. Qui, forse, sarà anche successa la stessa cosa, ma il mio vantaggio è che non me ne accorgo, perché, anche se a casa degli Altavilla mi sento come a casa mia, questa non è casa mia. I beni informati, peraltro, fra cui il prezioso Mauro, sostengono che esistano da queste parti insospettabili oasi di autenticità, sfuggite ai turisti e agli antropologi (ma non sempre ai prefetti, che nel sacro nome della sicurezza abrogano con un tratto di penna tradizioni millenarie - quando forse la soluzione più corretta sarebbe tenere fuori dai coglioni i turisti, soprattutto quelli attirati dai social).

La guida del castello mi spiegava Carlo Gesualdo, ed io, che sono persona di buon cuore, me lo lasciavo spiegare, salvo che, a sentirlo collocare nel tardo Seicento, non potevo trattenere un “forse un pochino prima…”.

Naturalmente, siccome siete ovunque, siete anche qui, e quindi c’era qualcuno che aveva visto la slide del post precedente, e che ha fatto la domanda dello studente (quella di cui sapeva la risposta). Ma io ho parlato prevalentemente di altro, sono partito dal grafico di Wolff, ho fatto notare che il gap fra produttività e salario reale va riempito con tanto debito, ho raccontato un po’ di storia del debito, e siamo andati avanti per un paio d’ore e oltre, con tante domande.

Ma forse la cosa che mi porterò dietro di questa giornata è un’altra, anche perché legata a un ricordo particolarmente tenero, quello di una vacanza fatta con Uga giù in Puglia da amici (li conoscete entrambi). Il legame in realtà è abbastanza tenue: un autogrill sulla Telesina dove avevamo mangiato bene e dove da allora mi fermo ogni volta, anche oggi, quando passo da queste parti. Mi siedo e sto per ordinare, quando da un tavolo si avvicina una signora poco più che mia coetanea, molto distinta e ammodo, che direttamente mi chiede: “Ma lei è Bagnai?”

Una delle tante agnizioni che hanno punteggiato la storia di questa bella d’erbe famiglia e di lettori, fra le quali resta insuperata quella del maestro Iacomini a Scurcola Marsicana: “Ma tu somigli a Bagnai!” “Ma io sono Bagnai!” (e l’un l’altro abbracciava).

Comunque, oggi ho risposto semplicemente: “Sì!”, e la signora ha proseguito: “La seguo su Facebook, lei fa i video dalla macchina!” (e io pensavo: per forza, il blog non esiste! Ma quanta gente vede questi video che a giudicare dalle statistiche sono così poco virali?…), aggiungendo: “Di che partito è?” Ovviamente, io che non mi tolgo la cravatta neanche in piscina, come dice il mio capo, non mi tolgo l’Albertino neanche in spiaggia, come non mi sarei tolto le spalline da sottotenente quando ero in servizio, però, siccome evidentemente oggi ero di buon umore, invece di indicare il marchio della bestia come faccio di solito, benignamente rispondevo: “Sono nella Lega, sono con Salvini!” E la signora, accorata ma misurata, dignitosa, composta, affidandosi, aprendosi, mi ha detto: “Mi raccomando tre cose: le ZTL, il gender nelle scuole, e il lavoro delle donne.” E mentre le prime due cose mi erano abbastanza chiare, sulla terza forse si intuiva che avevo bisogno di qualche delucidazione: “Io ho sei figli, mio marito è già pensionato, il lavoro nelle donne dovrebbe essere organizzato diversamente, dovrebbe almeno tener conto degli orari delle scuole”.

E insomma questa signora, che molto evidentemente non era community, che stava andando per motivi che comprenderete a Pietrelcina con due amiche altrettanto distinte e molto più che mie coetanee, e che per motivi imperscrutabili la mattina mi ascolta parlare su Facebook delle cose di cui parlo con voi, dopo un percorso più che decennale, cose che non sempre sono immediatamente intuitive per chi il percorso non lo ha seguito, e che possono legittimamente sembrare prive di attinenza con la realtà, astratte, fumose, per qualche motivo che ignoro, ma che mi ha commosso, ha sentito il desiderio di condividere con me queste preoccupazioni tanto concrete.

E qui ci sarebbero tante considerazioni da fare, ma ne faccio due. La prima è: perché io? E la seconda è: ci siamo abituati a considerare centrali dei temi che strutturalmente lo sono, ma che rispetto a quelle che tante persone perbene percepiscono come minacce immediate sono oggettivamente laterali (a meno di non dedicare un tempo che forse nessuno ha a ricostruire il percorso che conduce da una certa organizzazione dei rapporti sociali di produzione alle ZTL, al gender, alla negazione della maternità).

Le persone non vogliono spiegazioni, vogliono soluzioni e hanno tutto il diritto di volerle. Alla fine è anche per questo che Claudio e Massimiliano ci misero un bel po’ a convincermi…


sabato 15 febbraio 2025

Souvenir de voyage

 


(…questa la scattai il giorno in cui scrissi questo post, che resta uno di quelli cui più sono affezionato, nel luogo in cui scattai la foto riportata nel post, il luogo dove l’uomo a cavallo riposa. Per qualche motivo, pensavo che fosse un utile promemoria, ma non avrei mai sospettato che potesse essere così tanto utile. Non costringetemi a chiudere i commenti…)





venerdì 3 maggio 2024

Questa piana...


...che vedete dolcemente madida del sole della primavera, già più volte nei tempi andati arrestò col suo distaccato rigore il francese, come vi narrai qui. Ma ora, si sa, c'è il claimatceing (ogni tanto), e comunque a giugno non sarebbe assennato contare sul suo aiuto. Ne consegue che dal  petitz boutz d’homme voulentiers cholericque (per le note ragioni) questa volta a difendervi tocca a voi, con la matita.

Non è un obbligo, ma una facoltà.

Se non lo farete, poi recriminerete.

Io, dall'alto del Calvario, girerò le spalle e ad ombrìa vedrò, ancora per qualche decina di migliaia di anni, l'Adriatico, attraverso la Forchetta, giù per la valle dell'Aventino:


che non è quella cosa politica di cui ogni tanto v'è capitato di vaneggiare a voi, nel vostro tormentato delirio ossessionato dal miraggio grottesco di governi fatti cadere... sottraendogli l'opposizione!, ma quello che sgorga a Capo di Fiume dopo essersi ingrottato al Quarto di Santa Chiara, proprio lì, dietro la spalla del Pizzalto.

Poi dicono che evaporerà, il mare, ma se dovessi scommetterci un euro che non potrei riscuotere, direi che sia più facile che geli.

Questa, però, rientra nelle tante cose di cui io non ho contezza, che poi spesso coincidono con quelle su cui voi vi estenuate in goffe ordalie nella cloaca nera.

(...ed è il desiderio di sottrarmi ai suoi miasmi che mi spinge a cercare l'aria dell'altitudine...)

martedì 11 luglio 2023

La constituency (aka er teritorio)

Perdonate se vi trascuro: voi siete il mio collegio digitale, ma da quando è iniziato il cinema che sapete, e di cui vi avevo avvertito qui, io ho anche un collegio analogico, che come sapete coincide sostanzialmente con l'Abruzzo Citra, una entità amministrativa con 750 anni di vita propria, e quindi, capirete, con una forte identità, non così forte però da cancellare le identità delle tribù preesistenti: Marrucini, Frentani, Pentri (con una spruzzatina di Sanniti, anche se Canosa Sannita in realtà è nella Marrucina, ed è stata fondata nove secoli dopo la dissoluzione dei Sanniti). Diversi, ma uniti dal desiderio di difendersi da Roma, tant'è che in Abruzzo nacque la Lega (che poi andò a finire maluccio, a dimostrazione del fatto qui più volte attestato che "uniti si perde"), e in qualche modo in Abruzzo la Lega rinacque, se pure, come sapete, "a nostra insaputa", cioè attuando un fine che non era parte delle nostre intenzioni dell'epoca.

Insomma, un collegio interessante, dove sono successe e succedono così tante cose che, per averne contezza, per apprezzarne l'insieme, richiedono distanza e prospettiva storica e geografica (quella distanza che non sempre gli autoctoni possono avere o acquisire). Ma poi, per assaporarle, occorre la vicinanza, cui i miei rappresentati non sono avvezzi, a quanto mi pare di capire. A molti di loro sembra strano che un deputato sia presente, partecipi, e in effetti è strano: è tanto strano quanto il fatto che un docente universitario faccia divulgazione, tenga un blog. Ma io sono strano. Né la presenza sul territorio (per un politico), né l'attività di divulgazione (per un accademico) sono funzionali ad una carriera più rapida e fluida, e questo lo so bene. Conoscete le vicende della cosiddetta "abilitazione scientifica", e conoscete anche i miei due assiomi fondamentali sull'emendamento:

Assioma 1: nessun emendamento è a costo zero o "porta gettito", altrimenti l'elettore non lo chiederebbe (atteso che il gettito per lo Stato sono soldi che escono dalle sue tasche).

Assioma 2: nessun emendamento porta un singolo voto (per il semplice motivo che quando le cose vanno bene il cittadino - con un qualche elemento di fondatezza - ritiene che ciò gli sia dovuto).

L'idea che la normalità (una strada senza buche, o un ponte che non crolla, ad esempio) non sia qualcosa che scaturisce spontaneamente dal fluido concatenarsi degli eventi, ma sia il risultato della diuturna guerra di trincea di qualcuno, questa idea, al cittadino, non viene in mente, anche se la sua stessa vita è così, la vita di ognuno di noi è così. Questo dipende un po' anche da come raccontiamo, o meglio non raccontiamo, il nostro lavoro. Condividevo questa riflessione, che poi è una riflessione sui danni dell'antipolitica, con uno dei quattro sindaci che ho visitato nell'ultimo weekend, quello di Paglieta, dove ho assistito al raduno degli alpini, un'occasione per studiare la madre dell'economia, cioè la geografia (niente è tanto pedagogico quanto capire che seccatura sia il crollo di un ponte, ad esempio: e tra le tante lezioni apprese c'è anche quella sull'importanza dei sindaci, sentinelle del territorio, talvolta a costo della vita, come nel tragico ed eroico caso di Donato Iezzi: chiudere un ponte prima che qualcuno ci passi sopra in teoria a qualcuno sembrerà normale, ma in pratica richiede attenzione e sacrificio) e la sua figlia, la storia (una storia passata un po' sotto silenzio, nonostante tanti atti di eroismo, e tanti atti di barbarie).

Mentre voi attendevate il post tecnico io viaggiavo per apprendere, e così da un altro sindaco, quello di Frisa, ho avuto una lezione privata di geologia, la madre della geografia, e quindi la nonna dell'economia e la bisnonna della storia, promossa dalla mia domanda su quanto il suo paese fosse esposto a fenomeni di dissesto (un pochino: alla strada da cui ero arrivato mancava un pezzo, e ho così imparato anche quanto costa rifare dieci metri di strada...). Ho appreso quello che in effetti potevo intuire, cioè che la Maiella una volta era una barriera corallina, come questa qui, e che la stratigrafia geologica risente dell'energia progressivamente più intensa del moto ondoso a mano a mano che il fondale emerge: perché a 500 metri di profondità il moto ondoso si avverte meno che sulla spiaggia, dove la risacca trascina i ciottoli, e da questo deriva, pensate un po', che lo strato più superficiale, cioè l'ultimo a emergere, sia di materiale più incoerente (ghiaia, per capirci), mentre il più profondo di materiale fine che si è deposto in assenza di moto ondoso (argille). Ovviamente noi non possiamo ribaltare la geologia, e quindi costruiamo (da secoli) sull'incoerente: qualche volta va bene, qualche volta meno bene, anche perché le barriere coralline non emergono senza brontolare.

Ma prima ero stato da un altro sindaco, quello di Rapino, a tagliare un nastro: anche nel collegio reale, come in quello virtuale, ci sono momenti di festa ai quali fa piacere partecipare (e un altro di questi momenti di gioia mi è stato partecipato da uno di voi a Torino di Sangro, nella lecceta).

E prima ancora da un altro sindaco, quello di Silvi, reduce da una bella riconferma, per sapere come stava, e in che modo potessi aiutarlo (e anche per stare tre ore in spiaggia all'ombra a messaggiare con Matteo: il sole l'ho preso a Paglieta insieme agli alpini).

E poi a Francavilla al Mare, dove per tanti anni ho vissuto durante l'insegnamento, a incontrare il responsabile dei giovani del mio partito, assente giustificato dalla storia di questo blog, cui però tanti suoi coetanei hanno partecipato.

Ecco, funziona anche così. Si viaggia per apprendere, ma anche per far sapere che cosa è stato fatto, e che cosa si può fare ora, a Roma. Perché qualche progresso, rispetto a dodici anni fa, lo abbiamo fatto, nella conoscenza, nella comprensione, e nell'indirizzo della macchina. Non tanto quanto potremmo desiderare, ma molto di più di quanto potessimo ragionevolmente aspettarci.

E ora che ho approfittato di un provvidenziale rinvio della convocazione vi lascio e torno al mio lavoro, non avendovi detto nemmeno un quarto di quanto ho imparato in quattro giorni di "territorio".

Fate i bravi, risponderò quando potrò.

venerdì 12 maggio 2023

Collegio e dintorni

Questi gli appuntamenti di domani:



ma sarò anche alle 19 al Sacro Cuore di Chieti per il concerto del maggio organistico teatino.

Con l’occasione, mi scuso con Alessia perché ho cancellato inavvertitamente questo suo commento:


alessia ha lasciato un nuovo commento sul tuo post "Il cane bianco":

ti dico solo GRAZIE DI TUTTO prima ho letto un commento di federico luciani che dice: sono libero perché ogni giorno mi libero ed è dannatamente vero perché una settimana e cinque giorni fa il mio amico mauro mi ha chiamato e dalla chiamata emergeva che da quando vi ho conosciuti tu con claudio e la community che ruota intorno a voi sono cambiata profondamente e come vi ho scritto: perché se potessi ritornare indietro rifarei tutto perché ad un certo punto ho incontrato voi e vi tengo stretti 🤗🧡

Pubblicato da alessia su Goofynomics il giorno 12 mag 2023, 21:03

Saremo serviti a qualcosa…



martedì 25 aprile 2023

Il 28 a Siena (politiche per un mondo nuovo)

Per i conduttori televisivi sono invariabilmente "senatore".

Lo stesso vale per molti militanti o simpatizzanti del mio stesso partito, quelli che mi conoscono da poco, da meno di voi, e che quindi ogni due per tre mi chiedono cose del tipo "ma questa settimana torna a Firenze? Ma a Roma si ferma in albergo?", e via dicendo.

Insomma: per loro sono il senatore Alberto da Firenze.

Che io sia transumato alla Camera, viva a Roma e lavori (e viva) in quello che poi sarebbe diventato, in modo del tutto imprevedibile, il "mio" collegio (cioè quello dove risiedono quelli per cui io sono il "loro" deputato), non viene colto né da chi la politica la segue per passione, né da chi la segue per professione. Ma questo è piuttosto ovvio: l'autore del blog che non esiste forse non esiste egli stesso, e comunque se esistesse non sarebbe così importante da doversene conoscere la biografia, e in ogni caso mi dicono che sia una persona riservata, che preferisce restare nell'ombra...

Quello dell'appartenenza (a un territorio) e quindi della rappresentanza (di quel territorio) è da sempre un tema intricato.

Io sono nato a Firenze, sono cresciuto a Roma, ho lavorato a Pescara, vivendo a Francavilla, ho scritto il lavoro cui tengo di più, quello che vi ha radunato qui, a Klobenstein, e ora sono precario della politica a Roma. Diciamo che sono fiorentino quando Bernardino degli Albizzeschi è massetano. In effetti, lui è nato a Massa Marittina

(appunto, a Palazzo Albizzeschi, dove me lo sono trovato davanti ieri), ma poi vissuto a Siena e in realtà ovunque per l'Italia, la versione autografa dell'opera che più lo identifica nell'iconografia (il trigramma) è conservata a Volterra:

(o forse a Prato, ma non mi imbarcherei in questa discussione scivolosa...) e il suo percorso si è interrotto all'Aquila, dove riposa sotto questa splendida copertura:

A nessuno verrebbe in mente però di chiamarlo San Bernardino da Massa: è da Siena, perché di Siena era la sua famiglia, ma soprattutto perché a Siena pronunciò i suoi discorsi più noti, le Prediche volgari (a 47 anni).

A Siena, si parva licet, torneremo a predicare anche noi, e vi aspettiamo, il prossimo venerdì 28:


Non dimenticate di registrarvi per email a antonio.rinaldi-office@europarl.europa.eu. Le cose su cui allinearci sono molte, e non ci sarà streaming. 

(...l'occasione prossima è sostenere il nostro candidato sindaco, ma, come credo abbiate capito al #midtermgoofy, stiamo scavando la nostra trincea per l'appuntamento che ci aspetta fra un anno...)

sabato 3 settembre 2022

Il mastrogiurato

 


(…un buon esempio di persistenza delle istituzioni. Scusate se vi sto trascurando, ma l’agenda è piuttosto ricca di incontri. Si affaccia anche qualcuno di voi. Grazie!…)



domenica 14 agosto 2022

Grande è bello (una storia europea)

In questo blog che ha rianimato il dibattito su meriti e demeriti dell’integrazione europea abbiamo spesso risalito il flusso della Storia, o della SStoria, andando alla ricerca di lezioni e di categorie che potessero esserci utili nell’interpretare la stagione presente e viva, e il suon di lei. Lo abbiamo fatto con una particolare attenzione alla dialettica interna al progetto imperiale in cui da millenni, volenti o nolenti, siamo coinvolti. In questi giorni mi è capitato di leggere un libro che invece si concentra sulla dialettica esterna, cioè su come l’Europa abbia affermato la sua supremazia sul resto del mondo. Il libro, consigliatissimo ai pochi che non lo abbiano ancora letto, è Vele e cannoni, di un autore a me carissimo e consigliatomi da una persona particolarmente brillante, Lorenzo Parola, di cui vi suggerisco di ascoltare o riascoltare gli interventi in questo webinar di a/simmetrie:


Il libro è denso di dati e di stimoli, ma come sempre, come in ogni ambito dell’umano agire, più che il merito delle varie questioni affrontate a me interessa il metodo, in particolare il metodo di analisi. Sì, è importante capire come abbiamo soggiogato il resto del mondo creato, ma è più importante la riflessione sottostante sui rapporti fra egemonia politica e tecnologia, fra tecnologia e disponibilità di materie prime, fra disponibilità di materie prime ed egemonia politica (e il cerchio si chiude).

Insomma: su quello che sta succedendo ora, sotto i nostri occhi, e che molti di noi (mi ci metto anch’io, ogni tanto…) hanno difficoltà a leggere, forse proprio perché è sempre successo, ma, per qualche strano motivo, non riusciamo a rendercene conto, perché nella Storia tout court soggiaciamo alla stessa illusione cui siamo soggetti in quella finanziaria: l’illusione che questa volta sia diverso (mentre è tragicamente e spesso fantozzianamente uguale…). Ci sarebbe da riflettere sulle radici psicanalitiche di questa coazione a ripetere. Forse sono da rintracciare nell’attitudine tutta piddina, cioè propria di chi “sa di sapere”, consistente nel negare, a tutela dell’immagine di se stessi, che si siano commessi errori che si potevano evitare.

Se “questa volta” fosse veramente diverso, l’errore sarebbe scusabile, perché indotto da circostanze imprevedibili, e l’onore salvo!

Ne consegue che per salvare l’onore bisogna negare che il passato abbia qualcosa da dirci, cioè bisogna condannare noi stessi non tanto a sbagliare, quanto a ripetere esattamente gli stessi errori, come qui abbiamo argomentato parlando di Azincourt (una storia europea), un post che ci spiega bene la dialettica fra anglosfera e impero europeo.

Alla lista degli errori di prospettiva tipicamente europei che facemmo in quel post (il rifiuto della storia, la cultura politica dell’ottimismo totale, il delirio della competitività totale, l’illusione del numero, l’inganno della rigidità) la lettura di Vele e cannoni mi porta ad aggiungerne uno, quello che secondo Woody Allen è tipicamente maschile: l’invidia del pene, aka “grande è bello”. Perché leggendo Cipolla mi sono reso conto che anche lui, come me e penso tanti altri, si era chiesto per quale accidenti di motivo i francesi nonostante le lezioni di Crécy e Poitiers continuassero a insistere con la cavalleria pesante, e ho scoperto che lo stesso errore era stato anche di altri ordinamenti (tipicamente, i cavalieri mamelucchi), e dipendeva dalla necessità di affermare il prestigio della classe feudale sulle classi subalterne: insomma, dal bisogno di alcuni di proporsi come indispensabili, quando invece l’evoluzione tecnologica li aveva resi inutili. E ho anche scoperto che questo atteggiamento, oltre a determinare un’inferiorità tattica verso l’anglosfera, la determinò anche verso l’Oriente, tant’è che quando “noi”, gli occidentali, avevamo preso il controllo dell’Oceano Indiano da un secolo e fischia, “loro”, gli orientali, arrivavano alle porte di Vienna, perché i loro eserciti si articolavano sulla più efficace cavalleria leggera. E ho infine potuto, senza troppa sorpresa, constatare che il successo degli inglesi derivò, fra l’altro, dall’aver capito che “piccolo è bello”: come per il ben noto pennello, per vincere una battaglia non occorreva un cannone grande, ma molti (piccoli) grandi cannoni. L’Europa riconquistò un sopravvento tattico sulla terraferma quando riusci a fondere cannoni piccoli e trasportabili, quando dall’artiglieria da assedio (offensiva e difensiva) evolse verso l’artiglieria da campagna. Ma naturalmente sottostante a questa evoluzione c’era una parallela evoluzione delle classi sociali, il sopravvento della borghesia sull’aristocrazia terriera, ecc.

Le scemenze sul “grande è bello” che ultimamente hanno riecheggiato nei commenti di questo blog sono un pezzo del nostro collettivo non apprendere dai nostri errori, e le considerazioni dei mandarini cinesi riportate da Cipolla mi ricordano tanto quello che le mie orecchie ascoltano nei corridoi di Bruxelles. Quello che fu la fusione di cannoni in ferro oggi verosimilmente è Starlink e divremmo riflettere con serenità sulla nostra collocazione in questo scenario. Nel passare il testimone sarebbe opportuno non farsi del male inutile, per cecità ideologica, e conservare la dignità.

Ma questa volta non è diverso…

Buona lettura e a presto!

(…parleremo anche di questo al #goofy11…)



martedì 12 luglio 2022

Seguiti delle puntate precedenti...

Meglio perdere un nemico che una buona risposta (parte seconda)

(...in attesa del catartico momento Wagner, o del non meno risolutivo voto sull'emendamento salva ecc., visto che la politica è mediazione, sono tornato accompagnato da uno di voi, perché voi avrete tanti difetti - più di quanti io ne potessi inizialmente ipotizzare - ma un pregio ce l'avete, ed è determinante: siete dappertutto, ma proprio dappertutto: in ospedale, nel feudo, e all'osteria...)

[Al termine di un esame che non descrivo perché potrebbe urtare la sensibilità di alcuni di voi (hint: non si fa in sedazione profonda, quindi non è quello che stanno pensando i più maliziosi di voi...), durante il quale ero stato inerte come un gatto di marmo...]

Il professore: "È stato bravissimo!"

Io: "Me lo dicono tutti." Pausa. "Peccato che poi non mi stiano a sentire."

Il professore: "E la cosa più fastidiosa è quando ti dicono: avevi ragione tu!"

Io: "Intuivo che avessimo parecchi punti di contatto".

Tagliacozzo (ecc.): una storia europea (parte seconda: lo spoil system)

(...vi capita mai di apprendere accidentalmente un nome che non avevate mai sentito, sia il nome di una strada, di una persona, di una località, e da quel momento tutti i vostri itinerari, che prima l'avevano ignorata, come per incanto si trovano a passare per quella strada, tutti i vostri amici, che prima non ve ne avevano mai parlato, conoscono quella persona, e tutte le persone che incontrate hanno le loro origini, o passano le loro vacanze, o hanno i loro parenti, in quella località? Ecco: a me è successa una cosa simile con la storia di Carlo d'Angiò, il figlio di Luigi VIII, cioè il fratello di San Luigi, quello dei Francesi, appunto...)

Due giorni dopo aver rievocato i noti eventi del 23 agosto 1268, preceduti nel 1266 dalla distruzione dell'Aquila ad opera di Manfredi (che essendo di Svevia ce l'aveva su col papa, che invece era sostenuto da quelli di Francia), con successiva ricostruzione ad opera di Carlo d'Angiò dopo la sconfitta di Manfredi nella battaglia di Benevento (una specie di battaglia di Azincourt alla rovescia, con gli svevi a cavallo e i francesi armati di archi a frecce), mosso da sincera amicizia mi sono spinto a sud, oltre Benevento, in una città rasa al suolo da Manfredi per la sua fedeltà al papato (tanto per cambiare) e ritirata su da Carlo d'Angiò, appunto dopo la battaglia di Benevento.

È lo spoil system, bellezza!

Ma naturalmente, visto che ormai la storia di Carlo e di Manfredi m'era entrata in testa, la incontravo ad ogni cantone.

Lasciato l'importante (ma soprattutto fresco) centro del mondo (vengono da lì due importanti pezzi di deep state, il mio assistente legislativo, e il consigliere della mia commissione - cui non ho mai chiesto se sia angioino o svevo...), mi sono addentrato a sud verso un altro feudo. Il castello, importante, è chiuso per varie dispute fra provincia, comune, eredi, ecc.


Mi avvicino a un gruppo di persone vagamente ciangottanti in inglese, e chiedo: "Ma si può visitare?" Risponde un autoctono: "Ma lei è...". Io: "Sì, sono Alberto Bagnai". Lui: "E che ci fa qui?" Io: "Sai, sono un musicista, volevo visitare un collega." Lui mi spiega che non c'è niente da fare, ci beviamo un'acqua brillante (esiste ancora!) e poi con tre ore di autostrada torno nel forno...

E Carlo?

Questa parte dell'aneddoto è in quota: siete dappertutto. Siete nelle primarie strutture ospedaliere della capitale, ma siete anche nei feudi del Principato Ultra, e siete anche all'osteria (ma di questo parliamo dopo). Ora viene la parte Carlo d'Angiò. 

Questa mattina, dopo aver passato la serata di ieri a difendere la social media manager di se stessa, cioè Alessia, dai turpi attacchi di persone dalla vita troppo arida per poter capire che qui si è raccolta una nuova umanità, ho risposto alla social media manager di Sophie che mi chiedeva di che casa fosse questo stemma:


e la G non è di nessuna casa: è del comune di Gesualdo. Lo scudo della casa è questo:


ed è d'argento al leone di nero accompagnato da cinque gigli di rosso: le armi dei principi di Venosa

Il leone, come ognuno di voi sa, viene dal Guiscardo, duca di Puglia e padre di Ruggero Borsa, cioè nonno di Guglielmo d'Altavilla, ma non questo, bensì questo, cioè il primo signore di Gesualdo, e in quanto tale capostipite di un musicista noto per una sua applicazione piuttosto snella del diritto di famiglia dell'epoca ("uccidete questo vile e questa puttana!"). Si pone il tema di dove venissero i gigli, che la social media manager di Sophie pensava fossero di Firenze, ma non potevano esserlo, perché il giglio di Firenze è bottonato:


mentre in tutta evidenza i gigli che accompagnano il leone dei Gesualdo sono gigli di Francia:


che hanno un'origine meno bucolica e più marziale (pare). Il primo a esibirlo fu Luigi VII, e quindi lo portava anche il suo bisnipote Carlo (d'Angiò):


e c'è da pensare che i Gesualdo il giglio se lo siano meritato quando, dopo che Corrado IV lo svevo aveva restituito a Elia II Gesualdo il feudo, che era finito a dei tedeschi di passaggio, Elia aveva pensato bene di tradire lo imperatore per il papa, causando una certa irritazione nell'imperatore, ma guadagnandosi le simpatie di Carlo d'Angiò (sempre lui), che quindi, dopo la battaglia di Benevento (sempre quella), lo consolidò nelle sue terre e vi aggiunse qualche pezzetto. Ho come l'idea, ma qui mi servite voi, che oltre a essere dappertutto sapete anche tutto, che nello scudo dei Gesualdo i gigli siano rossi per lo stesso motivo per cui sono rosse le palle (dello scudo dei) Medici.

Ecco: diciamo che fra 756 anni dei nostri governi "tecnici" vi sarà meno memoria che di Carlo e Manfredi, nonostante che i primi da soli abbiano fatto quasi più danni dei secondi in due...

All'osteria

...e come Leporello del Don Giovanni la chiudiamo all'osteria.

Centro di Roma: caldo, umidità, e C4H4O2 fuori scala...

Ci alziamo per andare a pagare il conto e "Lei è Bagnai!" Io: "E tu come lo sai?" Il cuoco: "Io seguo le sue dirette, e votavo per voi, prima che sosteneste questo Governo". E io: "Amico caro, se mi segui sai come la penso, visto che lo sanno tutti!"

(...prova:

== Lega apre a Draghi con condizioni, in segreteria 'Proviamoci' =  AGI0977 3 POL 0 R01 /

 == Lega apre a Draghi con condizioni, in segreteria 'Proviamoci' =

 (AGI) - Roma, 4 feb. - Come sempre, l'ultima parola spettera' a Matteo SALVINI ma il 'conclave' della Lega da' una chance all'esecutivo di Mario Draghi. Nella riunione della segreteria politica del partito, durata circa un'ora e mezza, gli interventi piu' scettici sono solo un paio, viene riferito, quello di Alberto Bagnai e quello di Armando Siri. Mentre tutti gli altri dirigenti condividono l'idea di non chiudere alla possibilita' di un sostegno al nuovo governo, seppur con condizioni nette su contenuti, persone e durata. Il primo a intervenire e' Matteo SALVINI che esprime il suo pensiero - sostanzialmente non molto diverso da quello esplicitato in pubblico. E' una scelta "difficile", riconosce il segretario leghista. I suoi dubbi maggiori riguardano la possibilita' che un esecutivo guidato dall'ex governatore della Bce "cancelli quota 100" o sia composto da ministri del precedente governo, "come Luciana Lamorgese", cita, per esempio. Non diciamo ne' si' ne' no, andiamo a sentire cosa ci dice, aggiunge il capo della Lega, che, sabato alle consultazioni intende portare i cinque punti tematici posti gia' nei giorni scorsi: nessun aumento delle tasse, riforma della giustizia, avvio dei cantieri, rottamazione delle cartelle di Equitalia e piano vaccinale "serio". SALVINI ribadisce anche che la Lega vuole le elezioni e che si aspetta garanzie sulla durata dell'esecutivo che dovrebbe formarsi. Poi da' la parola al suo vice, Giancarlo Giorgetti, il quale ribadisce quanto sostenuto da mesi, ovvero che quello di Draghi, nella situazione economica e sociale drammatica in cui versa il Paese, e' un treno che non si puo' certo perdere. Anche Luca Zaia e' tra i piu' favorevoli. "Valutiamo seriamente il sostegno a Draghi in maniera responsabile e discutendo di impegni programmatici", dice il governatore veneto. Seguono diversi interventi, quasi tutti i governatori sono collegati. E non c'e' un 'no', qualche riserva maggiore di Bagnai e Siri. "Sostanzialmente abbiamo detto un 'Proviamoci' con riserva", spiega un 'big', "la ragione che piu' ci convince e' una: sarebbe piu' difficile spiegare un 'si'' che un 'no' ai nostri elettori". (AGI)Fed 041840 FEB 21 NNNN

...de hoc satis).

"Quindi che cosa vuoi che ti dica? Se mi fido io, puoi fidarti anche te: se non ti fidi, va bene lo stesso..."

Segue ampio dibattito sull'effetto controproducente delle sanzioni ecc. (insomma, quei meravigliosi momenti in cui mi spiegate le cose che so meglio di voi).

E così, in epanadiplosi, si chiude il post, partendo da dove eravamo partiti: "La cosa più fastidiosa è quando ti dicono: avevi ragione tu!"

E siccome è più fastidioso per loro (quelli "bravi", quelli "credibili") che per te, in fondo è quasi meglio che non te lo dicano.

La storia va dove deve andare: le scelte sbagliate si pagano, ma non tutti i cambi di casacca sono premiati dagli eventi.

Stretta è la foglia, larga la via, dite la vostra che ho scritto la mia...

domenica 18 luglio 2021

Il pensiero laterale


Povero Sderenippo... Come si fa a non volergli bene? Eppure a me sembrava di essere stato chiaro, anche troppo. Il pericolo, caso mai, è un altro, questo:


e direi che lo è fin dall'inizio. Ma in sintesi, che cosa ho voluto dirvi qui?

Forse, dando retta a Bosio, può essere utile metterla in modo diverso: voi, di quello che ho detto, che cosa avete capito? Perché alla fine non importa quello che io volevo dirvi, ma quello che voi avete capito. Provate a dirmelo con parole vostre...

mercoledì 6 aprile 2016

Morte, immortalità e storia

Il tempo scorre inesorabile e avvicina alla fine tanto quel disegno profondamente eversore dell'ordine costituito che è il progetto cosiddetto "europeo" (la cui ragion d'essere, ormai ci è chiaro, sta nel sovvertire le costituzioni democratiche nate dalle lotte patriottiche contro il progetto imperiale nazifascista), quanto, in ordine sparso, i suoi autori e corifei.

I tanti uomini politici che dicono che "non potevano sapere", o magari che "sapevano ma speravano che", o magari che non dicono proprio nulla (sperando di farla franca); i tanti intellettuali che, contravvenendo gravemente a un elementare principio etico, hanno speso in un campo non loro (l'economia) la reputazione acquisita in altri campi del sapere; i tanti giornalisti che tradendo la loro missione (impossibile?) di riportare i fatti separatamente dalle opinioni, hanno trasformato le proprie disinformate opinioni in fatti, stranamente sempre orientati a favore del capitale e del settore privato, mai a favore del lavoro e del settore pubblico. Ecco: tutti questi personaggi, che oggettivamente, indipendentemente cioè dalle loro intenzioni (che non possiamo conoscere perché non misurabili), dalla loro buona fede (che riguarda il Padreterno, l'unico che può accertarla), indipendentemente insomma dai rilievi soggettivi, hanno collaborato a un progetto altrettanto oggettivamente criminoso (perché foriero di disastri economici e quindi umani ampiamente prevedibili, previsti e quindi evitabili, come nel blog e nei libri abbiamo dimostrato), tutti questi signori moriranno, alcuni senza avere la soddisfazione (per noi) di vedere il loro progetto disfarsi miseramente, nella vergogna e nel disonore.

Moriranno tutti, come del resto noi.

Non c'è quindi da rallegrarsi particolarmente: "io non sono un biologo ma la biologia non è una scienza quindi" in questo caso non funziona (come del resto, mutatis mutandis, in economia)!

C'è però da fare una riflessione molto serena e succinta, che desidero condividere con voi.

Il privilegio di chi esercita un lavoro intellettuale è quello di sopravvivere nelle proprie opere più agevolmente di quanto ciò non possa accadere a un bigliettaio, a un mungitore, a un tornitore, a un qualsiasi altro "meccanico". Ma ubi commoda, ibi et incommoda. Ciò che ti rende immortale, in re ipsa ti espone a una valutazione post mortem. L'unico cambiamento che con la morte interviene è qualitativo, non quantitativo: il giudizio da etico diventa storico, ma, se era negativo, non può e non deve diventare automaticamente positivo per il semplice fatto che chi ha esercitato in modo discutibile la propria professione intellettuale non ci sia più.

Questo va capito e chiarito, e ovviamente vale anche per me (mi affretto a chiarirlo).

Il rispetto deve essere assoluto e totale, un rispetto fatto, in un primo momento, di silenzio (che non è oblio), un rispetto rivolto, naturalmente, al dolore dei familiari, che hanno il diritto di conservare il proprio ricordo della persona di cui soffrono la mancanza (e che si spera sarà stata con loro più premurosa di quanto sia stata col resto dell'umanità). Se hanno diritti inalienabili sulla propria sfera privata, i familiari però non hanno alcun diritto sulla storia, che deve fare il suo lavoro e che, laddove ravvisasse e documentasse un ruolo storico dei sullodati intellettuali, non potrebbe rinunciare a documentarlo e a trarne le dovute conseguenze solo perché nel frattempo i de cujus se ne sono andati.

I due piani sono e devono essere tenuti separati.

Se bastasse morire per meritare un giudizio storico positivo, allora, da Attila in giù, la storia sarebbe piena solo di brave persone (esclusi alcuni viventi non abbastanza facoltosi da comprarsi un giornale). Ma naturalmente non è così. Il male esiste, ed esiste perché viene fatto, e viene fatto per i motivi più disparati: per soldi, per conformismo, per pigrizia mentale, per vendetta, per astratta volontà di potenza...

La morte, certo, ne cancella le conseguenze: ma non la morte di chi lo ha perpetrato: la morte di chi lo ha subito.

Ecco: questo non dimentichiamolo.

Quando dei nostri tempi si darà una lettura storica, quello che colpirà (ma fino a un certo punto, perché l'antisemitismo del XX secolo ha già palesato dinamiche simili, che quindi, mi dicono gli esperti, non sono, in definitiva, così sorprendenti) sarà l'ampiezza, il carattere totalizzante e totalitario della propaganda, il suo aspetto pervasivo, il modo in cui ha infiltrato e corrotto il processo democratico, rendendo fattualmente improponibile una composizione pacifica dei conflitti. Non possiamo pensare che questo elemento, a noi evidente fin da ora, non verrà studiato e documentato. Altro elemento che colpisce, questo forse sì senza precedenti, è l'odio verso il proprio paese manifestato dalle élite italiane, e non tanto per la sua intensità, quanto per il fatto che, appunto, queste élite non ce lo hanno mai nascosto (tralascio gli innumerevoli esempi, che conoscete). Anche questo elemento dovrà essere in qualche modo analizzato, nella speranza (vana?) che ciò aiuti a evitare il ripetersi di una catastrofe come quella che stiamo vivendo: un balzo all'indietro di quasi due decenni in conseguenza di politiche delle quali si sapeva che erano sbagliate ma si sperava (?) che moralizzassero (?) questo popolo di Untermenschen: voi.

Ma questo sarà un lavoro serio, cui dovranno dedicarsi professionisti, in tempi e modi compatibili con la loro scienza.

Noi possiamo solo continuare a fare opera di testimonianza. Le nostre valutazioni le terremo per noi, e guarderemo avanti, al futuro dei nostri figli.

Non abbassiamoci al livello dei nemici della nostra Costituzione.

Grazie.

lunedì 21 marzo 2016

Nonlinearity



Alors on vit un spectacle formidable.

Toute cette cavalerie, sabres levés, étendards et trompettes au vent, formée en colonne par division, descendit, d'un même mouvement et comme un seul homme, avec la précision d'un bélier de bronze qui ouvre une brèche, la colline de la Belle-Alliance, s'enfonça dans le fond redoutable où tant d'hommes déjà étaient tombés, y disparut dans la fumée, puis, sortant de cette ombre, reparut de l'autre côté du vallon, toujours compacte et serrée, montant au grand trot, à travers un nuage de mitraille crevant sur elle, l'épouvantable pente de boue du plateau de Mont-Saint-Jean. Ils montaient, graves, menaçants, imperturbables ; dans les intervalles de la mousqueterie et de l'artillerie, on entendait ce piétinement colossal. Étant deux divisions, ils étaient deux colonnes ; la division Wathier avait la droite, la division Delord avait la gauche. On croyait voir de loin s'allonger vers la crête du plateau deux immenses couleuvres d'acier. Cela traversa la bataille comme un prodige.

Rien de semblable ne s'était vu depuis la prise de la grande redoute de la Moskowa par la grosse cavalerie ; Murat y manquait, mais Ney s'y retrouvait. Il semblait que cette masse était devenue monstre et n'eût qu'une âme. Chaque escadron ondulait et se gonflait comme un anneau du polype. On les apercevait à travers une vaste fumée déchirée çà et là. Pêle-mêle de casques, de cris, de sabres, bondissement orageux des croupes des chevaux dans le canon et la fanfare, tumulte discipliné et terrible ; là-dessus les cuirasses, comme les écailles sur l'hydre. Ces récits semblent d'un autre âge. Quelque chose de pareil à cette vision apparaissait sans doute dans les vieilles épopées orphiques racontant les hommes-chevaux, les antiques hippanthropes, ces titans à face humaine et à poitrail équestre dont le galop escalada l'Olympe, horribles, invulnérables, sublimes ; dieux et bêtes.

Bizarre coïncidence numérique, vingt-six bataillons allaient recevoir ces vingt-six escadrons. Derrière la crête du plateau, à l'ombre de la batterie masquée, l'infanterie anglaise, formée en treize carrés, deux bataillons par carré, et sur deux lignes, sept sur la première, six sur la seconde, la crosse à l'épaule, couchant en joue ce qui allait venir, calme, muette, immobile, attendait. Elle ne voyait pas les cuirassiers et les cuirassiers ne la voyaient pas. Elle écoutait monter cette marée d'hommes. Elle entendait le grossissement du bruit des trois mille chevaux, le frappement alternatif et symétrique des sabots au grand trot, le froissement des cuirasses, le cliquetis des sabres, et une sorte de grand souffle farouche. Il y eut un silence redoutable, puis, subitement, une longue file de bras levés brandissant des sabres apparut au-dessus de la crête, et les casques, et les trompettes, et les étendards, et trois mille têtes à moustaches grises criant : vive l'empereur ! toute cette cavalerie déboucha sur le plateau, et ce fut comme l'entrée d'un tremblement de terre.

Tout à coup, chose tragique, à la gauche des Anglais, à notre droite, la tête de la colonne des cuirassiers se cabra avec une clameur effroyable. Parvenus au point culminant de la crête, effrénés, tout à leur furie et à leur course d’extermination sur les carrés et les canons, les cuirassiers venaient d’apercevoir entre eux et les Anglais un fossé, une fosse. C’était le chemin creux d’Ohain.



(...On croyait voir de loin s'allonger vers la crête du plateau deux immenses couleuvres d'acier. Come faccio a dirglielo, a Erick, che Céline non ce la fa, non funziona, non ha la tecnica, non ha lo spessore, non ci arriva... Comunque, voi dormite tranquilli. Come sapete, noi abbiamo vinto. E il povero Pontmercy passerà il suo brutto quarto d'ora, sarà avvicinato da persone che crederà benevole, e invece vogliono solo sfilargli il portafoglio, e poi morirà senza che suo figlio possa capire chi è suo padre. Business as usual, non è di questo che volevo parlarvi, ma di una cosa più importante: la storia è nonlineare. Quindi fatemi questo cazzo di favore: basta parlare di Germagna e Lamerika come fossero due giocatrici di scacchi. Non funziona così. C'è uno chemin creux per tutti. Ah, comunque, visto che che con un prodigio di politica sono riuscito a riconciliare Erick con Arsène, è ufficiale: #famoerpartito. Anzi, fatelo voi, che a me viene da piangere...)