(...in attesa del catartico momento Wagner, o del non meno risolutivo voto sull'emendamento salva ecc., visto che la politica è mediazione, sono tornato accompagnato da uno di voi, perché voi avrete tanti difetti - più di quanti io ne potessi inizialmente ipotizzare - ma un pregio ce l'avete, ed è determinante: siete dappertutto, ma proprio dappertutto: in ospedale, nel feudo, e all'osteria...)
[Al termine di un esame che non descrivo perché potrebbe urtare la sensibilità di alcuni di voi (hint: non si fa in sedazione profonda, quindi non è quello che stanno pensando i più maliziosi di voi...), durante il quale ero stato inerte come un gatto di marmo...]
Il professore: "È stato bravissimo!"
Io: "Me lo dicono tutti." Pausa. "Peccato che poi non mi stiano a sentire."
Il professore: "E la cosa più fastidiosa è quando ti dicono: avevi ragione tu!"
Io: "Intuivo che avessimo parecchi punti di contatto".
(...vi capita mai di apprendere accidentalmente un nome che non avevate mai sentito, sia il nome di una strada, di una persona, di una località, e da quel momento tutti i vostri itinerari, che prima l'avevano ignorata, come per incanto si trovano a passare per quella strada, tutti i vostri amici, che prima non ve ne avevano mai parlato, conoscono quella persona, e tutte le persone che incontrate hanno le loro origini, o passano le loro vacanze, o hanno i loro parenti, in quella località? Ecco: a me è successa una cosa simile con la storia di Carlo d'Angiò, il figlio di Luigi VIII, cioè il fratello di San Luigi, quello dei Francesi, appunto...)
Due giorni dopo aver rievocato i noti eventi del 23 agosto 1268, preceduti nel 1266 dalla distruzione dell'Aquila ad opera di Manfredi (che essendo di Svevia ce l'aveva su col papa, che invece era sostenuto da quelli di Francia), con successiva ricostruzione ad opera di Carlo d'Angiò dopo la sconfitta di Manfredi nella battaglia di Benevento (una specie di battaglia di Azincourt alla rovescia, con gli svevi a cavallo e i francesi armati di archi a frecce), mosso da sincera amicizia mi sono spinto a sud, oltre Benevento, in una città rasa al suolo da Manfredi per la sua fedeltà al papato (tanto per cambiare) e ritirata su da Carlo d'Angiò, appunto dopo la battaglia di Benevento.
È lo spoil system, bellezza!
Ma naturalmente, visto che ormai la storia di Carlo e di Manfredi m'era entrata in testa, la incontravo ad ogni cantone.
Lasciato l'importante (ma soprattutto fresco) centro del mondo (vengono da lì due importanti pezzi di deep state, il mio assistente legislativo, e il consigliere della mia commissione - cui non ho mai chiesto se sia angioino o svevo...), mi sono addentrato a sud verso un altro feudo. Il castello, importante, è chiuso per varie dispute fra provincia, comune, eredi, ecc.
Mi avvicino a un gruppo di persone vagamente ciangottanti in inglese, e chiedo: "Ma si può visitare?" Risponde un autoctono: "Ma lei è...". Io: "Sì, sono Alberto Bagnai". Lui: "E che ci fa qui?" Io: "Sai, sono un musicista, volevo visitare un collega." Lui mi spiega che non c'è niente da fare, ci beviamo un'acqua brillante (esiste ancora!) e poi con tre ore di autostrada torno nel forno...
E Carlo?
Questa parte dell'aneddoto è in quota: siete dappertutto. Siete nelle primarie strutture ospedaliere della capitale, ma siete anche nei feudi del Principato Ultra, e siete anche all'osteria (ma di questo parliamo dopo). Ora viene la parte Carlo d'Angiò.
Questa mattina, dopo aver passato la serata di ieri a difendere la social media manager di se stessa, cioè Alessia, dai turpi attacchi di persone dalla vita troppo arida per poter capire che qui si è raccolta una nuova umanità, ho risposto alla social media manager di Sophie che mi chiedeva di che casa fosse questo stemma:
e la G non è di nessuna casa: è del comune di Gesualdo. Lo scudo della casa è questo:
ed è d'argento al leone di nero accompagnato da cinque gigli di rosso: le armi dei principi di Venosa.
Il leone, come ognuno di voi sa, viene dal Guiscardo, duca di Puglia e padre di Ruggero Borsa, cioè nonno di Guglielmo d'Altavilla, ma non questo, bensì questo, cioè il primo signore di Gesualdo, e in quanto tale capostipite di un musicista noto per una sua applicazione piuttosto snella del diritto di famiglia dell'epoca ("uccidete questo vile e questa puttana!"). Si pone il tema di dove venissero i gigli, che la social media manager di Sophie pensava fossero di Firenze, ma non potevano esserlo, perché il giglio di Firenze è bottonato:
mentre in tutta evidenza i gigli che accompagnano il leone dei Gesualdo sono gigli di Francia:
che hanno un'origine meno bucolica e più marziale (
pare). Il primo a esibirlo fu Luigi VII, e quindi lo portava anche il suo bisnipote Carlo (d'Angiò):
e c'è da pensare che i Gesualdo il giglio se lo siano meritato quando, dopo che Corrado IV lo svevo aveva restituito a Elia II Gesualdo il feudo, che era finito a dei tedeschi di passaggio, Elia aveva pensato bene di tradire lo imperatore per il papa, causando una certa irritazione nell'imperatore, ma guadagnandosi le simpatie di Carlo d'Angiò (sempre lui), che quindi, dopo la battaglia di Benevento (sempre quella), lo consolidò nelle sue terre e vi aggiunse qualche pezzetto. Ho come l'idea, ma qui mi servite voi, che oltre a essere dappertutto sapete anche tutto, che nello scudo dei Gesualdo i gigli siano rossi per lo stesso motivo per cui sono rosse le palle (dello scudo dei) Medici.
Ecco: diciamo che fra 756 anni dei nostri governi "tecnici" vi sarà meno memoria che di Carlo e Manfredi, nonostante che i primi da soli abbiano fatto quasi più danni dei secondi in due...
All'osteria
...e come Leporello del Don Giovanni la chiudiamo all'osteria.
Centro di Roma: caldo, umidità, e C4H4O2 fuori scala...
Ci alziamo per andare a pagare il conto e "Lei è Bagnai!" Io: "E tu come lo sai?" Il cuoco: "Io seguo le sue dirette, e votavo per voi, prima che sosteneste questo Governo". E io: "Amico caro, se mi segui sai come la penso, visto che lo sanno tutti!"
(...prova:
== Lega apre a Draghi con condizioni, in segreteria 'Proviamoci' = AGI0977 3 POL 0 R01 /
== Lega apre a Draghi con condizioni, in segreteria 'Proviamoci' =
(AGI) - Roma, 4 feb. - Come sempre, l'ultima parola spettera' a Matteo SALVINI ma il 'conclave' della Lega da' una chance all'esecutivo di Mario Draghi. Nella riunione della segreteria politica del partito, durata circa un'ora e mezza, gli interventi piu' scettici sono solo un paio, viene riferito, quello di Alberto Bagnai e quello di Armando Siri. Mentre tutti gli altri dirigenti condividono l'idea di non chiudere alla possibilita' di un sostegno al nuovo governo, seppur con condizioni nette su contenuti, persone e durata. Il primo a intervenire e' Matteo SALVINI che esprime il suo pensiero - sostanzialmente non molto diverso da quello esplicitato in pubblico. E' una scelta "difficile", riconosce il segretario leghista. I suoi dubbi maggiori riguardano la possibilita' che un esecutivo guidato dall'ex governatore della Bce "cancelli quota 100" o sia composto da ministri del precedente governo, "come Luciana Lamorgese", cita, per esempio. Non diciamo ne' si' ne' no, andiamo a sentire cosa ci dice, aggiunge il capo della Lega, che, sabato alle consultazioni intende portare i cinque punti tematici posti gia' nei giorni scorsi: nessun aumento delle tasse, riforma della giustizia, avvio dei cantieri, rottamazione delle cartelle di Equitalia e piano vaccinale "serio". SALVINI ribadisce anche che la Lega vuole le elezioni e che si aspetta garanzie sulla durata dell'esecutivo che dovrebbe formarsi. Poi da' la parola al suo vice, Giancarlo Giorgetti, il quale ribadisce quanto sostenuto da mesi, ovvero che quello di Draghi, nella situazione economica e sociale drammatica in cui versa il Paese, e' un treno che non si puo' certo perdere. Anche Luca Zaia e' tra i piu' favorevoli. "Valutiamo seriamente il sostegno a Draghi in maniera responsabile e discutendo di impegni programmatici", dice il governatore veneto. Seguono diversi interventi, quasi tutti i governatori sono collegati. E non c'e' un 'no', qualche riserva maggiore di Bagnai e Siri. "Sostanzialmente abbiamo detto un 'Proviamoci' con riserva", spiega un 'big', "la ragione che piu' ci convince e' una: sarebbe piu' difficile spiegare un 'si'' che un 'no' ai nostri elettori". (AGI)Fed 041840 FEB 21 NNNN
...de hoc satis).
"Quindi che cosa vuoi che ti dica? Se mi fido io, puoi fidarti anche te: se non ti fidi, va bene lo stesso..."
Segue ampio dibattito sull'effetto controproducente delle sanzioni ecc. (insomma, quei meravigliosi momenti in cui mi spiegate le cose che so meglio di voi).
E così, in epanadiplosi, si chiude il post, partendo da dove eravamo partiti: "La cosa più fastidiosa è quando ti dicono: avevi ragione tu!"
E siccome è più fastidioso per loro (quelli "bravi", quelli "credibili") che per te, in fondo è quasi meglio che non te lo dicano.
La storia va dove deve andare: le scelte sbagliate si pagano, ma non tutti i cambi di casacca sono premiati dagli eventi.
Stretta è la foglia, larga la via, dite la vostra che ho scritto la mia...