sabato 1 agosto 2020

"Caduta grave ma gestibile"

Ieri sono usciti i dati sul Pil trimestrale. Si tratta, per la precisione, delle cosiddette stime "flash", le stime preliminari che dovranno poi essere confermate il 2 ottobre (tanto tempo ci vuole a consolidare il dato). I nostri cari amici informatori, come sempre coraggiosamente schierati dalla parte del potere costituito, avevano un ovvio interesse a minimizzare il disastro (per tutelare lo storico Gualtieri) e quindi hanno fatto ricorso all'abituale espediente che ormai può trarre in inganno solo i gonzi: quello di prendere come termine di paragone implicito il primo dato pubblicato (qui il tentativo più noto e meno riuscito).

Questo il lancio di agenzia:

== Pil: Istat, nel II trim -12,4%, ai minimi dal 1995 = 
 (AGI) - Roma, 31 lug. - E' salato il conto della pandemia di
 coronavirus sull'economia. Il Pil ha fatto registrare nel II
 trimestre il valore piu' basso dal primo trimestre 1995, periodo
 di inizio dell'attuale serie storica: il calo e' stato del 12,4%
 congiunturale cioe' rispetto al I trimestre, e del 17,3% in
 termini tendenziali cioe' rispetto al II trimestre del 2019. Lo
 rende noto l'Istat. 
 Nel I trimestre, il Pil si era contratto del 5,4%. (AGI)Pit
 311001 LUG 20
 NNNN ********

A leggerlo così, distrattamente, il flusso trimestrale di Pil sembrerebbe così tornato indietro di 25 anni: al 1995. In effetti, sarebbe già un dato impressionante, tale da promuovere svariate riflessioni. Perché queste riflessioni siano proficue, bisogna però mettere il dato in prospettiva, cosa che nell'intero panorama dell'informazione italiana avete purtroppo visto fare solo qui (motivo per cui vi siete fermati qui, e avete mandato gli altri dove meritavano di andare). Vi ricordo alcuni esempi: questo, questo, questo, questo, ecc. Tutte cose che vi consiglierei di andare a riguardare, anche se avete avuto modo di rileggerle da chi le ha copiate (ovviamente senza citare la fonte).

Sul sito dell'ISTAT ci deve essere qualcosa che non capisco. La serie storica del Pil trimestrale a prezzi concatenati del 2015, edizione maggio 2020 (la più recente, e quella su cui si innestano i dati diffusi ieri) in effetti mi pare inizi nel 1995 (almeno, è possibile selezionare questa data):


ma cliccando su "Visualizza dati" riesco a vedere solo i valori fino dal 1996:


Poco male.

A differenza di altri colleghi politici, mi occupo di macroeconomia dalla metà degli anni '80. Fra i presidenti dell'ISTAT ci sono stati due miei professori e un mio compagno di stanza alla Sapienza. Fra quelli che questi dati li fanno materialmente ci sono miei amici di famiglia, compagni di scuola, o allievi. Il dato trimestrale del Pil era il mio pane quotidiano decenni prima che la crisi economica vi spingesse a occuparvi di questa roba qui. I dati quindi li ho, e li ho da quando esistono (cioè dal 1970). Ve li mostro fra brevissimo ma prima vorrei farvi notare che le stime flash danno per il secondo trimestre 2020 un valore di 356647 milioni (356,6 miliardi) di euro. Nel primo trimestre del 1996 (il più remoto che, per motivi misteriosi, il sito dell'ISTAT mi consente visualizzare) il dato era di 379,6 miliardi, cioè nel primo trimestre del 1996 stavamo messi meglio del 6.4%, o, se volete, nel secondo trimestre del 2020 stiamo del -6.1% sotto al Pil del primo trimestre 1996.

E allora intervengo a togliervi subito la sorpresa (scusatemi): per trovare un trimestre con un flusso di Pil (cioè di reddito prodotto) attorno ai 356,6 miliardi bisogna risalire non al 1995, ma al secondo trimestre del 1990:


Si capisce, vero, che quello che è successo dall'inizio dell'anno è qualcosa di un tantino fuori scala? E quanto alle "riprese a V", vedete bene che precedenti in tal senso non ce ne sono, anche perché, come è ormai chiaro a tutti, il cosiddetto aiuto europeo sarà accompagnato da misure di austerità, per cui il precedente più prossimo, a quanto possiamo intuire finora, è quello del 2012-2019. A vederla non sembra una "V". Somiglia più a una "L", ma forse non abbiamo abbastanza fantasia.

Come qui abbiamo riscontrato più volte, un grosso problema di chi governa e di chi informa è il non avere alcuna idea degli ordini di grandezza dei dati economici. Una variazione a due cifre di un dato trimestrale di contabilità nazionale non s'è mai vista. Punto. Inutile fanfalucare di riprese a "V", a "U", a "W", e chi più ne ha più ne metta.

Comunque, sempre per avere un'idea degli ordini di grandezza, vediamo che cosa occorrerebbe affinché il Pil annuale calasse solo dell'8%, come il Governo si ostina a promettere. In questa tabella vi faccio vedere i profili trimestrale e annuale corrispondenti al cosiddetto "acquisito" e ai sogni del Governo:



La crescita acquisita è quella che si avrebbe se il Pil trimestrale crescesse dello 0% (cioè restasse costante) nei prossimi due trimestri (restasse quindi a 356647 milioni in estate e in autunno). In questo caso il dato annuale del 2020 sarebbe uguale a 1476877 milioni, inferiore del -14.27% al dato del 2019, e questa è la (de) crescita acquisita ad oggi come riportata dall'ISTAT.

Per ottenere una (de)crescita annuale del solo -8% bisognerebbe invece, supponendo un tasso di crescita uniforme nei prossimi due trimestri, che il Pil trimestrale crescesse per due trimestri di seguito al 9,78%. Allargando lo zoom, si dovrebbe vedere una cosa simile:


La famosa "V" (qui in arancione), che, come capite da voi osservando i dati e la loro inerzialità, semplicemente non è nelle cose!

Molto banalmente, il terzo trimestre del 2020 comprende anche il mese di luglio 2020, e quindi anche la giornata di ieri, in cui mi sono recato a pranzo in un locale che ai bei tempi era pieno, e di cui ieri ero l'unico cliente. Devo veramente spiegarvi perché non ci sarà nessuna "V"? Ognuno di voi ha intorno a sé esempi di locali chiusi, di laboratori con su il cartello "affittasi", di palestre in cui non si tengono più corsi, di teatri vuoti, ecc. Certo, alcune attività sono ripartite: ma nessuno restituirà loro quanto hanno perso e per onorare i loro debiti con lo Stato che non le ha aiutate hanno contratto debiti con le banche. Ma soprattutto il clima di terrore alimentato dal governo che "non è affatto facile il contagio" (ricordate?) spinge chiunque possa a un elevato risparmio precauzionale. Anche chi può non spende. Perché in questa grande confusione una sola cosa è veramente chiara: che questo Governo, ove mai dovessero presentarsi ulteriori problemi, non sarebbe minimamente in grado di tutelare le famiglie e le imprese economicamente fragili, anche perché non ritiene che questo sia suo dovere. Anzi! Questo Governo si ritiene investito dalla sacra missione di purgare l'economia italiana delle scorie.

E le scorie siete voi: i professionisti, i piccoli imprenditori, gli artigiani, i ristoratori, gli artisti, ecc.

Altre categorie si aggiungeranno: la dialettica tutelati/non tutelati con un Governo simile perde rilevanza: nessuno è al sicuro da una simile mistura di subalternità e dilettantismo.

Diciamo che se ci va di lusso, ma veramente di lusso, e da questo trimestre cresciamo al 5% per due trimestri, l'anno si chiuderà al -11% (cioè tre punti sotto a quanto il Governo si ostina a propagandare). Ma affinché da questo trimestre crescessimo così, non dovremmo avere i locali e i centri storici vuoti, non dovremmo vedere i negozi chiusi, ecc. Quindi non credo che andrà così. Il che, peraltro, non smentisce la nota affermazione del ministro secondo cui la caduta sarebbe stata grave (oh, se lo è stata!), ma gestibile.

Tutto vero.

Sarebbe in effetti stata gestibile da chiunque: ma non da lui.







Nota metodologica


Un doveroso cenno a come sono stati ricostruiti i dati. La serie attualmente disponibile sul sito dell'ISTAT è quella in arancione, che, nel tratto terminale, è stata sostituita con gli ultimi dati pubblicati in questo pdf (quelli che certificano il tonfo), riportati in giallo. Prima del 1996 ho utilizzato la release 1996q3 dei conti economici trimestrali ISTAT, che è quella riportata in blu. Ovviamente quei dati non sono direttamente confrontabili con gli ultimi dati pubblicati, per diversi motivi: è cambiata la base dei prezzi utilizzata per "valorizzare" il prodotto (nel 1996 si usavano i prezzi 1990, nel 2020 si usano i prezzi 2015), sono cambiati i criteri di contabilità nazionale col passaggio al Sistema Europeo dei Conti 2010, e ci sono state altre revisioni minori. Tuttavia, quando si interviene con simili revisioni, si cerca nella misura del possibile di preservare la dinamica della serie storica, cioè di evitare che dopo la revisione anni di buona crescita si trasformino in anni di drammatica recessione. Diciamo che le revisioni dei sistemi di contabilità nazionale si fanno per ottenere misure più precise dei fenomeni analizzati, non per riscrivere la storia (o almeno non si dovrebbe), e quindi ci si aspetta che i tassi di crescita siano preservati, o comunque non siano troppo alterati, dalle revisioni.

Per questo motivo, fin dalla mia più tenera età all'ISTAT mi spiegavano che sì, certo, la revisione numero settordici della serie storica non era direttamente confrontabile con la precedente, ma volendo si poteva "retropolare" la seconda coi tassi di crescita della prima e non si sarebbe andati troppo lontani dal vero (che peraltro in statistica non esiste, come credo sappiate). Mi sono regolato così per ricostruire i dati dal 1970q1 al 1995q4. Può anche darsi che presso l'ISTAT qualcuno abbia fatto un lavoro più raffinato, e magari che questo sia disponibile online. Se lo trovate, fatemelo sapere. Non credo che cambierà molto il senso del post: magari gli anni di ritardo non sono 30, ma solo 27, o magari 31. Direi che di questo non vale molto la pena discutere. Sarebbe invece utile discutere di come uscirne, e se questo non si può fare in un paese colonizzato, lo si può però fare in un paese libero...

lunedì 20 luglio 2020

Non potete farci niente...

Andrea Boghi ha lasciato un nuovo commento sul tuo post "Il compagno Serra":

Io ho pietà e le racconto brevemente la mia storia. Sono stato di centro-sinistra fino al 2014. In quell'anno ci sono stati degli eventi internazionali che mi hanno mostrato due cose. La prima è quanto il progetto UE non sia socialista ma liberale, la seconda è quanto la nostra stampa, ma tutto sommato anche quella estera sia bugiarda. La seconda cosa l'ho capita perchè mi sono ritrovato testimone indiretto di eventi che sapevo non essere andati come ci venivano raccontati. Questa cosa mi ha fatto capire che ogni regime ha la sua retorica e la sua propaganda, l'UE non fa eccezione. Così mi sono messo a cercare canali alternativi di informazione, tra i quali byoblu di Messora, e tramite byoblu ho conosciuto Bagnai. La storia che veniva raccontata in questi canali aveva senso, i pezzi si incastravano, le previsioni di Bagnai si realizzavano. Cresceva in me una consapevolezza tremenda. Anche se non su tutto, ma su un buon 80% delle questioni la Lega aveva ragione. Ho passato un paio d'anni a cercare di votare partiti di super-sinistra che in teoria dovevano difendere i lavoratori, ma non arrivavano all'1%. Ricordo a fine 2017 una conversazione con un mio amico filosofo marxista in cui concluse che la cosa migliore da fare era votare Lega. Dovetti ammettere che aveva ragione. E così a Marzo 2018 presi coraggio e feci quello che nella vita mai mi sarei aspettato di fare: votare a destra. Lo stesso feci per le Europee l'anno successivo. La sa una cosa? E' stata un'esperienza liberatoria, sono contento di averla fatta. Purtroppo, siccome non so mentire, ho perso tanti amici e ho litigato con la famiglia varie volte. Lei non è obbligato a rivelare per chi vota, in teoria può continuare a frequentare il circolo PD e a fare la crocetta sul simbolo della Lega alle elezioni. Io non ci riuscirei. E' dura perdere gli amici ma è più dura continuare a fare qualcosa che si sa essere sbagliato. Mi creda, la abbraccio.


Postato da Andrea Boghi in Goofynomics alle 20 luglio 2020 00:05




(...fra le tante cose che la maturazione politica che avete subito vostro malgrado, entrando nel Dibattito, cioè in questo blog, vi ha fatto conoscere, possiamo annoverare la violenza dei nonviolenti, il fascismo degli antifascisti, la censura dei tolleranti, la cattiveria dei buoni. Loro sono il male, anzi, il Male: il male della banalità, del conformismo. Con la stessa indifferenza con cui i volenterosi carnefici di Hitler accompagnavano alla morte decine, centinaia di persone, forti del loro sentirsi dalla parte giusta della Storia, così, sentendosi dalla parte giusta della Storia, i nostri amici di sinistra calpestano affetti, amicizie, legami familiari... tutto viene travolto dalla loro ideologia! Per carità... andrebbe anche bene, se non fosse che purtroppo quale sarà la parte giusta della Storia starà alla Storia a dirlo, e credo che chi ha frequentato il Dibattito possa fin da ora fare un educated guess! Aver vilipeso la propria umanità non sarà servito a nulla, se non a essere ricordati con meritato disprezzo, e naturalmente a essere ripagati con la stessa moneta. Non potete farci niente, cari amici "de sinistra". Del resto, quando commentai le prime avvisaglie dell'atteggiamento repressivo e censorio che la sinistra stava inevitabilmente e inesorabilmente portando avanti, lo definii un regalo alle destre di tutta Europa. E ora che sono a destra, di questo regalo non posso che essere grato! Verranno le urne, verrà il momento di scartarlo e di usarlo. In qua mensura mensi fueritis remetietur vobis. Vale per tutti, sempre, e a tutti i livelli. Quindi... occhio!...)

domenica 19 luglio 2020

Forsan et Giuseppi olim meminisse iuvabit

(...da Charlie Brown, che non sono io, perché lui non è me, e non è nemmeno quello che pensate voi, perché non è mai come pensate voi, ricevo questo pezzo che condivido, nel senso che lo trovo condivisibile, e quindi lo condivido con voi...)


Il fallimento di Conte al vertice "recovery" era scontato (chi entra zerbino esce pattumiera). 

Ma Conte è solo una membrana unicellulare: dietro a lui sta il DNA unionista.

Quindi questo non è il fallimento dell’avvocato di sistema Conte (il quale ha comunque centrato i suoi obiettivi professionali) ma un “momento verità” per il clan unionista e per tutti noi:

È appurato per tabulas che la UE non è una unione politica ma un accordo intergovernativo soggetto alle mutevoli circostanze, convenienze, ed esigenze dei firmatari. L’Olanda ha come obiettivo il non essere sopraffatta da una proiezione illimitata della Germania con la scusa della gestione “maggioritaria” dei fondi recovery. La Kasner nel suo inaugural  speech alla presidenza del consiglio UE non ha menzionato la crescita ma la “coesione” (il che oggi vuol dire convergenza verso l’egemonia tedesca e secondariamente francese);

È appurato per tabulas che la UE manca degli strumenti base di tutela di una vera unione politica: essa ha trattato le emergenze esistenziali sanitaria (Covid) ed economica (collasso post Covid) come “situazioni” da gestire con negoziati multilaterali. La politica resta in capo ai singoli Stati. “Più Europa” è una scemenza: questo È lo zenit dell’Europa unionista;  

È appurato per tabulas che l’unione è una costruzione  capitalistica e non una costruzione sociale. Essa è quindi logicamente ed ineluttabilmente basata sui rapporti di forza all’interno di “regole” che inevitabilmente vengono implementate a favore degli Stati più forti. La forza che oggi conta è quella economica; un domani conterà la forza militare con conseguente esplosione di tensioni franco – tedesche in una cornice ancora una volta asimmetrica (la Germania non ha una sua force di frappe).

Forsan et Giuseppi olim meminisse iuvabit.


(...ovvero, per chi ignora il latino: non sta andando benissimo, ma consolatevi: andrà peggio! Si apra la discussione...)

lunedì 13 luglio 2020

Il compagno Serra

Qualche giorno addietro un sollecito Alfredo D'Attorre su Twitter citava con accorati accenti di assenso un articolo in cui Michele Serra, noto economista, discettava (senza saperlo) di monopoli naturali, invocando l'intervento dello Stato. La privatizzazione fu un errore, ci diceva compunto Alfredo, mentre elogiava la concinnitas di Serra, che nel suo pezzo si scagliava contro "il presupposto della concorrenza come elemento salvifico e migliorativo", che decadrebbe nel caso di infrastrutture nevralgiche che per loro natura sono "un unicum". E qui siamo di fronte a due "mirabilia maragdagali", di cui stenterei a dirvi quale sia la più sorprendente! Non so se mi stupisce di più la fresca naïveté di Alfredo, che definisce "un errore" le privatizzazioni (quando invece furono una deliberata e consapevole scelta strategica di chi allora governava: e chi governava, allora?), o la tardiva resipiscenza, la riscoperta delle virtù dell'intervento pubblico in economia, da parte di chi elogiava Monti "vero liberale", dopo aver difeso a spada tratta il vero liberalizzatore Bersani. Eppure, era stato Prodi a spiegare a Serra che cosa vuol dire privatizzare! Come mai quella spiegazione ora non lo convince più? Credo che voi lo capiate bene, e quindi non devo spiegarvelo io.

Attenti, compagni: la rete nasconde, ma non ruba!

Yours.

domenica 5 luglio 2020

Iniziativa parlamentare

Sempre per farvi capire come funziona, nello spirito dei vari post "sull'ordine dei lavori", condivido con voi la risposta che sto per dare a questa email:

Gent.Le Sen. Bagnai,
 
mi rivolgo a Lei in qualita' di Presidente della 6 Commissione preposta all'esame della richiesta di modifica di cui all'oggetto come da iniziativa parlamentare della sen. Laura Garavina. A tal riguardo,  gradirei conoscere, anche a nome di tanti altri miei connazionali residenti all'estero, lo stato attuale della procedura di esame di tale richiesta  e le previsioni di definizione di essa.
 
Ringrazio anticipatamente per un Suo cortese riscontro e Le porgo i migliori saluti.

A parte che la collega è Garavini (non ho mai avuto modo di chiederle se è parente), e che io Presidente lo sarò ancora per poco, vedo che, come è anche naturale che sia, sfugge qualcosa su come funzioni in pratica il "fare leggi".

Ho fatto il possibile per farvi capire che l'iniziativa ormai è totalmente in mano al Governo, e che se si prosegue col bombardamento dei decreti ai parlamentari non resta oggettivamente tempo per altro (le ore sono 24 anche per noi).

Questo basterebbe a chiudere il discorso. Con un decreto di oltre 250 articoli alla Camera, non dovete pensare che al Senato non ci fosse da fare. Dato che la lettura è, per forza di cose, unica, quando un decreto arriva in un ramo del Parlamento, lo si "lavora" (se pure a distanza, con un controllo minore, e con una minore capacità di definire le priorità politiche) anche nell'altro ramo. Insomma: fra gli emendamenti che il duo Garavaglia-Comaroli ha valorosamente difeso in Commissione Bilancio Camera ce ne erano anche di provenienti dal Senato, e quindi anche noi, al Senato, se pure non in Commissione, ma nelle varie riunione tecniche e politiche siamo stati impegnati dal Rilancio. Questo per dire che se si procede per decreti monstre si paralizza l'intero Parlamento (non solo il ramo cui formalmente incombe, pro tempore, il ruolo di analizzare il provvedimento).

Voglio però farvi presente un altro banale aspetto procedurale, che può forse permettervi di distinguere il politico dal politicante.

Presentare un disegno di legge è certamente un gesto importante: ogni parlamentare può farlo, auspicabilmente in accordo con la linea politica del proprio gruppo (altrimenti può accomodarsi al misto). Si deposita, si fa un primo lancio di agenzia, poi il disegno viene assegnato a una Commissione, e allora si fa l'intervista al giornale locale, ecc. Un modo come un altro per certificare al proprio collegio la propria esistenza in vita!

Ma affinché il disegno di legga venga effettivamente discusso, occorre un altro passaggio: occorre che in Ufficio di Presidenza il capogruppo di Commissione del partito proponente alzi la manina e dica: "Vorremmo mettere all'ordine del giorno il disegno di legge tale!" A quel punto si apre una discussione e si decide cosa fare. Ovviamente, se la maggioranza è d'accordo con se stessa, e propone qualcosa, il Presidente non ha modo di opporsi. Laddove le decisioni non fossero unanimi, si potrebbe al più andare a votare in Commissione, e la maggioranza, coi suoi numeri, avrebbe in Commissione come in aula il potere di imporre il proprio ordine del giorno e il proprio calendario dei lavori.

Se non lo fa, è semplicemente perché, per un motivo o per un altro, ha altre priorità. Sta al proponente combattere dentro al suo partito una battaglia perché la sua proposta vada avanti, o accontentarsi dell'intervista al quotidiano locale. Va detto, per totale onestà, che le condizioni oggettive sono tali da precludere, come già vi ho raccontato, anche a una Commissione che lavora molto come la mia, di evadere tutta la quantità di disegni di legge depositati. Anche quelli, per capirci, che non sono dei meri certificati di esistenza in vita, depositati con funzione esclusivamente segnaletica.

Ma chiedere a un Presidente (per poco) di opposizione di preoccuparsi dell'iter di un disegno di legge di maggioranza è, se pure lecito, un tantino ingenuo, e questo non perché io voglia ostacolare la maggioranza (non ce n'è bisogno: fa tutto da sola, e a differenza di altri io non mi voglio prendere meriti che non ho), quanto perché non si può stare in Paradiso a dispetto dei santi: se i beati della maggioranza non hanno intenzione di parlare di "equiparazione dell'unità immobiliare posseduta a titolo di proprietà o di usufrutto in Italia dai cittadini italiani residenti all'estero alle abitazioni principali, a condizione che non risulti locata o data in comodato d'uso", tema che a livello individuale mi rendo conto possa assumere grande rilevanza, purtroppo chi sono io per poterli convincere?

Ecco, le cose funzionano così, cioè esattamente come i cialtroni de #aaaaapolitica non vorrebbero che sapeste che funzionano (perché così potrebbero continuare a raccontarvele in un modo funzionale al loro progetto fascista di abolizione della democrazia rappresentativa).

E per oggi è tutto: devo occuparmi di cose che non racconterò ai giornali...

venerdì 26 giugno 2020

Dai paesi virtuosi...

Cari amici,

qui c'è un simpaticissimo addetto stampa della Commissione che vuole raccontarvi una cosa interessante. Lascio a voi le considerazioni. Per esercizio: all'estero lo scandalo è esploso il 18 giugno scorso (con relativo crollo in borsa). Andate a vedere quando ne hanno parlato i giornali italiani! L'unionismo vacilla ovunque, perfino nelle sue roccaforti più solide, ma la nostra stampa è irreggimentata.

Buon divertimento!

A.




giovedì 25 giugno 2020

La risposta alla crisi: un confronto internazionale

"Il resto è abbastanza evidente ed oggettivo, cioè il fatto che l'Italia ha realizzato lo sforzo di politica di bilancio maggiore in Europa, secondo solo a quello della Germania, per far fronte al coronavirus".

Roberto Gualtieri, Roma, 25 giugno 2020.



Per carità, sarebbe strano se un ministro parlasse male dell'operato del proprio Governo, e in particolare del proprio Ministero. Tuttavia, con tutto il rispetto, gli argomenti del Ministro non mi sembrano all'altezza delle sue ambizioni.

Intanto, se le cose stessero come dice lui, non si capirebbe perché nelle previsioni del Fondo Monetario Internazionale (che trovate qui e che riporto di seguito) l'Italia risulti il Paese con le prospettive più catastrofiche:


In effetti, se la Francia (per scegliere un Paese confinante) avesse fatto uno sforzo sensibilmente minore del nostro, non si capirebbe per quale motivo le cose le starebbero andando marginalmente meglio che da noi.

Quindi, come dire, l'argomento di Gualtieri potrebbe essere confutato facendo notare che se veramente lo sforzo fosse stato grande, evidentemente sarebbe stato fatto nella direzione sbagliata. Resterebbero poi da riscrivere tutti i manuali di macroeconomia.

Per fortuna, però, l'argomento è falso: la macroeconomia che noi conosciamo continua ad essere valida, sono le cifre ad essere diverse.

La sintesi la trovate sempre sul sito del Fondo Monetario Internazionale, da cui traggo questo grafico:


In breve, le barre rosse sono l'importo (in rapporto al Pil) delle manovre di bilancio adottate in risposta alla crisi, mentre quelle blu si riferiscono a prestiti e garanzie (la "potenza di fuoco", cioè i soldi che dovrebbero metterci le banche). Qui le cose vanno in modo un po' diverso: in termini di manovra di bilancio, cioè, semplificando, di soldi che ci mette lo Stato, la risposta dell'Italia, in rapporto al Pil, è fra le più deboli, con quella della Francia, che però è un po' meno debole (il che spiega perché anche in Francia si prevede che le cose andranno male, ma meno che da noi). Sul lato promesse (prestiti che lo Stato garantisce, senza mettere le banche in condizioni di erogarli) noi, o meglio: Gualtieri, invece, è insuperabile. La barra blu più alta è la sua, e credo che questo lo renda fiero. Non so quanto tranquillizzi gli imprenditori, ma questo è un problema suo, visto che al governo per ora c'è lui, che sa come si fa...

Se vi interessano i dettagli, sono sulla pagina del Fondo Monetario dedicata alle risposte alla crisi da parte dei vari Paesi. Alla "I" di Italia trovate questo riassunto (che dovrebbe esservi noto e di cui posso confermarvi la veridicità):


Quindi: siamo partiti coi 25 miliardi del Cura Italia, cui (dopo la parentesi del Liquidità che si è preoccupato delle garanzie) si sono aggiunti il 15 maggio i 55 miliardi del Rilancio (che è in conversione): totale 80 miliardi, ovvero il 4,6% del Pil (1,4 + 3,2).

Alla "F" di Francia troviamo invece questo:


dove si racconta che le autorità hanno disposto in aprile un intervento pari a 110 miliardi (che è più o meno dove arriveremo noi alla fine di luglio), pari al 5% del Pil, estendendo un iniziale misura pari a 45 miliardi votata in marzo. Notate che stiamo tenendo fuori anche qui il discorso delle garanzie. Capite bene che il 5% del Pil ad aprile è una cosa diversa dall'1,4 a marzo più il 3,2 a maggio.

E in Germania com'è andata?

Alla "G" di Germania troviamo questo:

Un "antipasto" da 156 miliardi (il 4,9% del Pil), che venne servito il 23 marzo, cui si sono aggiunti il 3 giugno 130 altri miliardi (la famosa riduzione dell'IVA che il nostro Governo ha solo scimmiottato, creando più danno che altro).

Volendo, possiamo andare alla "N" di... Olanda (Netherlands):

dove vedete che fra misure di spesa e rinvii di entrate si arriva al 7.9% del Pil.

Naturalmente è difficile fare confronti in tempo reale, date le incertezze dei quadri normativi (bisogna distinguere fra quando le misure sono annunciate e quando sono implementate, e fra come le misure "partono" e come "arrivano"), ed è fra l'altro sul modo di annunciarle, queste misure, che il nostro Governo non ha brillato (come la vicenda dell'Iva, ma anche quelle dei vari rinvii delle scadenze fiscali, hanno ampiamente dimostrati).

Naturalmente in questa analisi siamo rimasti all'interno dell'Eurozona per carità di patria e per considerare situazioni direttamente confrontabili.

Conclusioni: il nostro Paese ha certamente fatto un grande sforzo. Quello di sopportare un Governo inefficiente, espressione di una maggioranza rissosa e avulsa dalla realtà.

Ricordo bene la faccia di alcuni senatori del PD, persone garbate e per bene di cui non faccio ovviamente il nome, quando a stretto giro dopo l'approvazione dello scostamento da 25 miliardi (per il Cura Italia) dovettero prendere atto dei 156 miliardi messi in campo dalla Germania. Erano sbalorditi: i 156 della Germania, rapportati al nostro Pil, corrispondevano all'incirca agli 80 che poi complessivamente abbiamo messo finora, che a loro volta erano parenti stretti dei 100 che stavamo chiedendo noi. Quando li chiedevamo, ci guardavano come matti. Ma dopo che la Germania aveva fatto a casa sua quello che noi chiedevamo a casa nostra, i colleghi rimasero frastornati: "Eh, ma noi non ci eravamo resi conto...". Loro, in effetti, no. Noi purtroppo sì, ma ora governano loro. Se almeno ci stessero a sentire...

Silver economy


(...nelle agenzie e nei servizi giornalistici ho visto le mie parole e non le ho riconosciute tutte. Ho pensato che fosse meglio mettervi a disposizione il video qui, perché qualche concetto espresso forse può esservi utile...)



martedì 23 giugno 2020

QED 93: quattro amici al bar

(...si ritorna ai QED lapidari, come erano in principio...)


Vi ricordate di quando qualcuno si chiese come mai l'Unione Europea fosse governata da un'istituzione che non aveva più legittimazione politica dei classici quattro amici al bar (pur avendo una maggiore capacità di cambiare il mondo; qui la versione per diversamente europei)?  Con il consueto ritardo di fase, che in questo caso è quotato a 1767 giorni (not bad!), oggi se lo chiede anche la prestigiosa stampa anglosassòne (NdCN: da pronunciare come Alberto Sordi quando doppia Oliver Hardy).

Potete essere fieri di essere qui e dovreste considerarlo un privilegio: quello di arrivare 1767 giorni prima, che, per chi se ne rende conto, è una bella opportunità. Io, a mia volta, ci ero arrivato perché questo blog mi aveva messo in contatto, e tutt'ora mi mette in contatto, con i massimi esperti mondiali di questi problemi, che ovviamente arrivano prima di me: sono un nano sulle spalle di giganti.

Con la stampa anglosassòne sappiamo cosa fare. Con l'Eurogruppo e i suoi editti dovremmo fare la stessa cosa, ma mi rendo conto che sia un po' più difficile. Io, ogni volta che sento dire "l'Eurogruppo ha deciso", allungo il numero dei giorni che passerò nel

Buio d’inferno e di notte privata
d’ogne pianeto, sotto pover cielo,
quant’esser può di nuvol tenebrata.

L'aveva detto uno che se ne intendeva: „Die Literatur ist überhaupt kein Beruf, sondern ein Fluch". Che poi, tradotto in italiano, significa beati voi...

(...dichiaro aperta la discussione generale: è iscritto a parlare Serendippo, ne ha facoltà...)

Una rapida considerazione sul debito italiano.

Qui ci sono i dati sul saldo pubblico primario (primary net balance) delle tre principali economie dell'Eurozona dal 1992 (anno della firma dell'infelice Trattato di Maastricht) al 2019, tratte dal World Economic Outlook dell'ottobre scorso:

France Germany Italy
1992 -24.196 0.152 10.647
1993 -42.178 -6.773 17.429
1994 -31.066 6.588 13.487
1995 -27.143 -119.622 30.268
1996 -10.479 -9.368 38.915
1997 -8.428 2.002 61.619
1998 6.686 9.773 50.952
1999 14.576 22.191 50.669
2000 18.473 25.384 42.427
2001 18.707 -8.65 31.219
2002 -8.677 -26.835 29.997
2003 -24.623 -23.445 19.809
2004 -18.401 -17.801 13.999
2005 -16.188 -19.436 3.379
2006 -1.147 17.92 11.13
2007 -3.061 66.81 49.49
2008 -12.246 56.534 33.863
2009 -95.664 -18.693 -16.193
2010 -91.912 -57.411 -1.347
2011 -55.222 30.912 12.889
2012 -53.23 51.083 33.629
2013 -40.517 41.967 27.778
2014 -39.766 53.312 22.026
2015 -38.473 61.835 22.077
2016 -40.137 66.803 20.788
2017 -25.982 67.519 21.331
2018 -21.352 85.973 24.497
2019 -44.403 60.385 24.878

Ricordo che il saldo primario è la differenza fra le entrate del bilancio pubblico e tutte le spese tranne quelle per interessi. Il segno negativo indica un deficit.

Noterete che, se escludiamo dal computo gli interessi (ingenti per i noti motivi), l'Italia è andata in deficit in due soli anni: il 2009 e il 2010.

Vi lascio quindi calcolare per esercizio la cumulata di questi saldi, fornendovi la soluzione. In Francia, i saldi cumulati ammontano a -716 miliardi, in Germania a 419 miliardi, in Italia a 702 miliardi.



Al netto degli interessi, l'Italia è il Paese che ha risparmiato di più, e infatti dal 1994 al 2007 il suo debito è sceso, arrivando dal 126% al 100% del Pil, nonostante l'eredità di tassi di interessi altissimi per gli standard attuali. Data la strategia di allungamento delle scadenze portata avanti con successo dal Dipartimento del Tesoro, ancora oggi il costo medio del debito, misurato grossolanamente come rapporto fra la spesa per interessi in un anno e lo stock di debito all'inizio dello stesso anno, è su valori relativamente elevati rispetto ai tassi prevalenti sul mercato. A titolo di esempio, nel 2019 la spesa per interessi è stata di circa 60 miliardi, che rapportati ai 2380 miliardi di debito esistenti a inizio anno danno un tasso medio ex post di circa il 2.5%. Per capirci, se il tasso medio fosse stato quello ottenuto alle aste del Btp decennale a inizio 2020 (0.94%) il "conto" degli interessi sarebbe stato molto minore (22 miliardi), e se invece fosse stato quello spuntato all'ultima asta (quella di inizio giugno, pari a 1.91%), il conto sarebbe comunque sceso a 45 miliardi.

Attenzione! Questo non è il ragionamento cretino di chi dice "avete fatto crescere la spesa per interessi perché è aumentato lo spread"! L'interesse pagato sui titoli è quello pattuito al momento dell'emissione e quindi lo spread in tanto influisce sul totale degli interessi pagati, in quanto influenza le ultime aste, che sono una frazione ridotta del totale del debito, tant'è che nonostante Borghi (!) la spesa complessiva per interessi continua a diminuire. Certo, se un maggiore spread si protrae per dieci anni, alla fine in media il debito costerà tutto di più, e questo è ovvio, ma il ragionamento che volevo fare qui non guarda al passato, ma al futuro, che è un futuro di tassi bassi e decrescenti.

Visto che tutti concordano nel constatare che ora i tassi di interesse sono a un minimo storico, e che ci resteranno ancora per un po', e visto che a differenza della Germania, dove oggi succede questo (veramente è successo da un po', ma il Corriere se ne accorge solo oggi), ieri succedeva questo, e più indietro nel tempo succedeva questo (e andando più indietro si trova dell'altro), l'Italia non ha mai fatto default e negli ultimi trent'anni ha il record di avanzo primario, non si capisce perché tanto nervosismo a proposito del debito italiano.

Certo, il debito crescerà, ma il suo rapporto al Pil crescerà soprattutto se, non facendo debito per far ripartire l'economia, ammazzeremo il Pil. A quel punto sì che il debito diventerà insostenibile, perché avremo eliminato la capacità dell'Italia di creare valore e quindi gettito fiscale con cui onorare i propri impegni (cosa che è sempre riuscita a fare). Una politica coraggiosa oggi servirebbe proprio a evitare problemi domani, anche perché ora i tassi sono bassi, domani chissà! Se i tassi dovessero riprendere a crescere, è chiaro che il momento di indebitarsi sarebbe ora! Ma in ogni caso, se la tendenza al ribasso permane, la spesa per interessi sarà destinata a diminuire e l'avanzo primario a trasformarsi in un avanzo tout court (ove lo si ritenga utile: sappiamo che non è necessario perché il rappporto debito/Pil diminuisca). In ipotesi, dopo dieci anni di interessi zero (posto che la situazione duri - e sappiamo che non durerà) il costo del debito sarebbe zero, e l'avanzo primario coinciderebbe con quello complessivo!

E allora, dobbiamo preoccuparci per uno Stato che dal 1992 ha risparmiato 700 miliardi, o per uno Stato come la Francia, che dal 1992 ne ha dilapidati altrettanti e che è in piena crisi da deficit gemelli?

A me questo sembra così evidente, ma forse sono strano io, che voi avete incautamente eletto, e avranno ragione i mercati, che voi non avete eletto, e che, a quanto si mormora nei corridoi, incapaci di usare il pallottoliere (e un minimo di prospettiva) come ho fatto io qui, ci infliggeranno un downgrade se non ci indebitiamo con il MES (cioè comandano, anche se voi non li avete votati, e fra l'altro comandano contro il loro interesse, dimostrando di non meritare il potere che si sono preso, perché la loro irrazionalità è ormai conclamata, e nel caso che qui ci riguarda si è manifestata quando hanno acclamato Monti, che ha fatto crescere il rapporto debito/Pil, come qui abbiamo detto da subito, e come qualche economista dalla non abbondantissima produzione scientifica ancora non ha capito).

Di una cosa però sono certo: al MEF non sono cattivi, non c'è nessun complotto. La subalternità ce l'hanno iscritta nella doppia elica del loro DNA, ed è, se vogliamo, il duale del loro sentirsi superuomini, del loro considerarsi una spanna sopra quei cialtroni degli (altri) italiani. Non bisogna mai dimenticare che la sinistra è fatta di italiani che si sentono superiori agli altri italiani in quanto eredi morali di quelli che hanno raccontato a se stessi di aver vinto una guerra che il Paese aveva perso, e che oggi legittimano la loro superiorità morale aderendo a quello che definiscono un progetto di pace (ignorando che la pace ce l'ha data l'aver perso una guerra), e millantando una buona accoglienza nei salotti europei - dove prendono solo sberle, senza mai restituirle! Certo, pensare che il tuo Paese sia fatto di cialtroni ti rende difficile, anzi: sgradevole e sgradito, difenderlo nelle sedi europee, soprattutto se perdi contatto con alcuni semplici dati come quelli che qui vi ho esposto e che, ne sono certo, nessun nostro governante né presente né passato ha mai opposto ai suoi "omologhi" europei, non per cattiveria, ma per ignoranza.

Sul futuro stiamo lavorando.

State saldi.

mercoledì 10 giugno 2020

Ad Ascanio detto Iulo (QED 92)

Oggi qualcuno mi ha ricordato che glielo avevo detto. Quindi ora farebbe meglio a non lamentarsi, perché più si lamenta più dà conto della sua incapacità di comprendere un testo scritto.






(...ah, sì, io non sono quello del parce sepultis, no, direi proprio di no... Ma voi, con qualche limitata e qualificata eccezione, mi volete bene anche per questo, vero? Viceversa, sono molto paziente, a differenza di voi. Quando segno qualcuno, so che prima o poi mi passerà davanti. Pensate che non sono mai andato a vedere il filmato che il guitto l'artista fece per deridere la mia chiamata. Ora l'ha chiamato mia sorella maggiore, quella che mena, Lacrisi, e non so perché, ma io trovo più umoristico questo banale dato di fatto di tanti sproloqui buonisti e bellaciaoisti. Ah, questo sia di lezione ai tanti di voi che hanno cercato di fargli capire qualcosa. Vedete? Non è necessario. Basta lasciar operare le dinamiche oggettive del sistema. Quanto a noi, l'importante è desistere...)

martedì 9 giugno 2020

Senza parole

Piano Colao: Lega, è collage nostri emendamenti (ANSA) - ROMA, 9 GIU - "La lettura del cosiddetto Piano Colao lascia esterrefatti. Quello che ci arriva a giugno inoltrato è un collage patinato di emendamenti proposti a fine marzo dalla Lega in sede di decreto Cura Italia". Così in una nota il Dipartimento economia della Lega. "Si va dalla abrogazione del codice degli appalti (emendamento 91.6 della Lega), alla compensazione dei crediti certi, liquidi ed esigibili verso la PA (emendamento 68.0.3 della Lega), al rinvio degli acconti fiscali (previsto dall'emendamento 71.0.4 della Lega), alla possibilità di avvalersi dei crediti in compensazione prima della presentazione delle dichiarazioni (emendamento 62.0.14), solo per citare quattro provvedimenti urgenti per tutelare la liquidità delle aziende e rimettere in moto l'economia da noi portati al tavolo del confronto Governo-opposizioni. Saremmo ovviamente lieti", proseguono gli economisti della Lega, "se il Governo finalmente accettasse queste proposte di buonsenso. Tuttavia va sottolineato che, dopo aver promesso a marzo ascolto, ad aprile il Governo ha bocciato in Commissione tutte le proposte che ora ci ripresenta. Evidentemente, l'Italia ha perso tre mesi solo per soddisfare la vanagloria di un premier che, incapace di visione propria, vuole assumere la paternità delle idee altrui. Per farsi perdonare questo ingiustificabile ritardo e questo ennesimo sfregio alla sovranità parlamentare, gli accoliti del Governo condiscono la loro minestra riscaldata con qualche parola d'ordine alla moda, ovviamente coniugata al futuro. La loro Italia sarà green, sostenibile, digitale, innovativa, inclusiva, ecc. Un Governo composto da quattro partiti di cui tre sconfitti alle precedenti elezioni non ha alcuna legittimazione per progettare, sia pure a chiacchiere, il futuro del Paese. Un Governo nato solo per escludere la Lega, cioè il partito di maggioranza relativa, non può più tenere in ostaggio e privo di risposte concrete un Paese che fronteggia un presente drammatico". SCA-COM 09-GIU-20 16:45



(...era molto più divertente intrattenersi qui con voi di problemi solo apparentemente più astratti, che farsi prendere in giro da questi sfollati usurpatori di democrazia. Riporto qui solo per dirvi che anche se non scrivo qui, scrivo, e scrivo per voi...)

mercoledì 3 giugno 2020

Il percorso

La vostra selezione, a esito della votazione indetta nel post precedente, è questa (ve la do in ordine di preferenza decrescente, e mettendo comunque in testa il primo post, che avremmo inserito per default):

1) I salvataggi che non ci salveranno.
2) Il romanzo di centro e di periferia.
3) Cosa sapete della Grecia (fact checking)?
4) Settanta anni di pace.
5) 1992: le lievi imprecisioni del Corsera.
6) Chi ci ha tradito e chi ci sta tradendo.
7) Svalutazione e salari (ad usum piddini): il mio 25 aprile.
8) Euro: una catastrofe annunciata.
9) Eurodelitto ed eurocastigo.
10) Stampare moneta (in sette Whatsapp più uno).

Pochi di voi hanno fatto esplicito riferimento al considerando numero 5, e pochissimi hanno motivato le loro scelte.

Naturalmente un autore è dei suoi lettori: voi siete liberi di leggere in quello che ho scritto quello che vi pare, e il problema di descrivere il mio percorso è un problema mio, non vostro!

Diciamo che se io dovessi descrivere il mio percorso in dieci mosse farei una scelta un po' diversa:

1) L'uscita dell'euro redux: la Realpolitik colpisce ancora, perché racconta come squarciai il velo di Maya, apprendendo dalla viva voce di Aristide quanto fosse fascista la natura del progetto europeo e come la sinistra si gloriasse di rivendicarla, con una tracotanza aristocratica tanto ributtante quanto ortogonale rispetto allo spirito della nostra Costituzione.

2) I salvataggi che non ci salveranno, perché fu il mio unico tentativo, abortito, di aprire un dibattito sul blog degli economisti comme il faut, cioè di quegli spregevoli conformisti dei miei colleghi, e perché pone in modo lungimirante tesi che, come sapete, i suddetti conformisti furono poi costretti a proporre come proprie (ovviamente senza citarmi, con l'onestà intellettuale che li contraddistingue).

3) Eurodelitto ed eurocastigo, perché è un buon esempio del lavoro che ho fatto con voi, e perché descrive uno degli innumerevoli incontri cui ho partecipato in cui il tradimento delle classi dirigenti di sinistra nei confronti del loro elettorato si palesava con tragica evidenza.

4) Un anno vissuto umoristicamente, perché descrive l'abietto episodio che mi motivò ad aprire questo blog, e documenta bene un errore da non fare quando hai di fronte un nemico di cui non conosci il potenziale offensivo. Loro lo hanno fatto, e io ora sono qui.

5) La solitudine, perché lì capii quando era forte e irreversibile il patto che ci legava.

6) Milano ladrona, Berlino non perdona, perché era un tentativo, credo coronato da successo (visto che vi scrivo da Palazzo Carpegna), di aprire nell'elettorato della Lega un dibattito su un punto cruciale: ogni Nord è il Sud di un'altro Nord.

7) La lezione greca e la sinistra italiana, che fu la presa d'atto di quanto sarebbe stato difficile, e probabilmente anche inutile, continuare a rivolgersi ad una classe politica i cui leader erano irrecuperabili.

8) Aspettando godo (2)..., perché documenta l'episodio che fece traboccare il vaso: la mia esclusione fascista e insensata dal convegno della sinistra di sinistra, motivata dal fatto che avevo parlato con Salveenee fasheesta. Da quel giorno fu per me chiaro che loro erano il Male e a me incombeva il compito di essere la cura.

9) Sul conservatorismo, perché è il post in cui vi annunciavo la mia scelta e le mie motivazioni.

10) La fiducia, perché testimonia che il patto scandaloso che ho stretto con voi non si è dissolto con la mia entrata in politica, che anzi è stata per molti di voi un esempio di militanza, una scelta di campo cui conformarsi.

Tranne il primo, sono tutti in ordine cronologico. Dei "vostri" salverei senz'altro il romanzo e la catastrofe annunciata. Su tutti gli altri ho delle riserve: ce ne sono di molto migliori, per convertire i piddini, di quelli che voi avete elencato, ma se voi foste in grado di convertire i piddini non verreste qui a lamentarvi di non esserci riusciti e non vi avrei consigliato, in tempi non sospetti, di desistere.

lunedì 1 giugno 2020

Goofynomics in 10 post (ci riprovo)

(...farsi capire è molto difficile e tra l'altro non è nemmeno detto che sia sempre utile. Comunque, i nostri avi ci tramandano che repetita juvant, e quindi ve lo ripeto in europeese, sul calco di una delle tante COM che ci arrivano sul tavolo...)



LE ALTE PARTI CONTRAENTI (cioè io)

Visto questo blog.

Visto il parere del suo autore (cioè io).

Considerando quanto segue:

(1) Il blog, con i suoi 2068 post, ormai supera, malissimo contate, le 16.309 cartelle, cioè (a 2000 battute per cartella), le 32.619.327 battute, cioè, a sette caratteri per parola (considerando uno spazio e considerando che tendo a usare parole un po' lunghette: la media fino a "lunghette" è di 6.13 caratteri a parola, mentre le statistiche danno medie leggermente inferiori), circa 4.659.903 parole, cioè 3,68 volte La ricerca del tempo perduto (da cui abbiamo saccheggiato interi passaggi).

(2) Non tutti si sono letti quattro volte Proust, e quindi, si magna licet, possiamo serenamente accettare che quasi nessuno si sia letto una volta Bagnai.

(3) Ribadito il fatto che non capire quanto si legge è un diritto fondamentale dell'uomo, per il quale l'Unione Europea si adopera con particolare alacrità scrivendo norme illeggibili, e che questo blog ha tutelato adottando un approccio particolarmente respingente e introducendo la categoria di beatitudine.

(4) Si rende quindi necessario definire dei percorsi di lettura che consentano ai nuovi lettori di accedere a un numero umanamente sostenibile di articoli del post, possibilmente legati da un filo conduttore.

(5) In particolare, si evidenza la necessità, allo scopo di aggiornare la sezione Per cominciare, di arricchirla con un percorso di lettura politico che illustri per quali motivi nell'attuale contesto europeo chi sia animato da un genuino spirito di solidarietà umana e sociale verso le classi più fragili e di reale apertura ed accoglienza verso gli altri popoli non possa che schierarsi con un partito conservatore.

(6) Questa esigenza è accresciuta dall'emergere di ripetuti e insistenti episodi di diffamazione del lavoro qui svolto da tutti noi, episodi che oltre ad avere una risposta nelle sedi giudiziarie competenti (laddove gli ultimi fatti di cronaca ci lascino ritenere che possa valerne la pena), deve avere innanzitutto una risposta sul piano culturale.

(7) Una precedente richiesta in tal senso rivolta alla comunità dei lettori ha generato un accesso inconsulto di beatitudine di cui al considerando numero 3, traducendosi in un ingestibile fritto misto di sconclusionate e verbose manifestazioni di affetto senza alcuna segnalazione di post, o nell'indicazione dei post più illeggibili perché più tecnici e meno politici, e quindi assolutamente inutilizzabili ai fini evidenziati dal considerando numero 5.

(8) L'analisi delle risposte ha evidenziato una netta preferenza per Il romanzo di centro e di periferia e per I salvataggi che non ci salveranno, nonostante fosse stato esplicitamente chiarito che quest'ultimo post, essendo il primo del blog, sarebbe comunque stato inserito in qualsiasi percorso di lettura, ed era quindi perfettamente inutile menzionarlo.

(9) Lo spoglio delle preferenze dei lettori ha portato a una lista di 96 post (incluso il primo, che era stato richiesto di non considerare), corrispondente statisticamente a 219.963 parole, cioè a un testo situato in termini di dimensioni fra Moby Dick e l'Ulisse di Joyce.

(10) Ribadito che chi non ha capito finora merita tutto (e in effetti lo sta avendo), ma che motivi di umanità vietano di imporgli un percorso di lettura così pesante.

(11) Ricordato che i 95 post elencati (96 meno il primo, che comunque si considera inserito nel percorso), sono, in ordine alfabetico:

1992 le lievi imprecisioni del Corsera
A rata der mutuo
Ad Ascanio detto Julo
Amatrice dormitio virginis
Audizione informale alla commissione finanze
Azincourt una storia europea
BDSM lampredotto
Brexit (again)
Brexit: qualche cifra
Caro Emiliano ti scrivo
Chi ci ha tradito e chi ci sta tradendo
Confidenza fra uomini di sinistra
Cosa sapete della grecia
Cosa sapete della produttività
cosa sapete della slealtà
Cronaca di una crisia annunciata
Debito e corruzione nel mondo
Declino produttività flessibilità euro
Dixit dominus
Do you remember me volume II
Endogenous money for dummies
Euro una catastrofe annunciata
Eurodelitto ed eurocastigo
Fu vera Gloria
I collaborazionisti
I lettori di copertine e il contenuto
I poverini sono pericolosi
I tassi schizzeranno
IDE quelli che l'euro ci protegge
Il buono, il brutto e l'azero
Il dividendo dell'euro reloaded
Il metodo Furbini
Il metodo juncker
Il metodo juncker e le neuroscienze
Il NO ai media
Il romanzo di centro e di periferia
Keynes vs Tabellini
Keynesianesimo per le dame 1
Keynesianesimo per le dame 2
La crisi, la svendita e micuggino
La dignità
La filosofia del piddino: inflazione e maieutica
la germania e la crisi dell'eurozona
la locomotiva d'europa
La notte di S. Lorenzo goofy4
La resistenza all'euro
La salute e la crisi
La vittoria di tsipras
L'aritmetica del debito pubblico
Lascienza
L'austerità fa male
Lavoro mobile o scala mobile
Le ricette veloci di Giampiero Friedman
L'errore del liberista
L'Europa lo vuole: Goofy su Byoblu
L'uscita dell'euro redux
Maastricht e l'aritmetica del debito pubblico
Mani pulite poteva funzionare?
Marina e Gianluca
Marshall-Lerner
Menzogna e verità
Mi faccio un regalo
MMT no grazie per ora
Monti fact checking
Non mi guardi in faccia il mio 24 marzo
One year later (Brexit)
Ortotteri e anatroccoli
Ortotteri e anatroccoli
PD delendum est
Per i coglioni
Perché le donne non fanno più figli
Piccolo dizionario per non passare
Premiata armeria hellas 1
Premiata armeria hellas 2
Produttività salari crisi logaritmi
QED 37 la germania riassunto per i politici
QED 52 la grecia al tempo della troika
QED 53
Qed 73 perché le donne non fanno più figli
QED fuoriserie
Quanto vale una rosa
Quelli che facciamo il referendum
Renxit: perché non votare PD
Se so magnati tutto frignolo
Sechiular staghnieiscion
Settanta anni di pace
Stampare moneta
Stampare moneta l'esperienza italiana
Sul conservatorismo
Svalutazione e salari ad usum piddini
Terza globalizzazione e primo maggio
The awanagana approach to monetary theory and policy
Una fastidiosa inutile caduta di stile
Vamva who
Zingy 3 cambio e autorazzismo

(12) I post elencati al considerando 11 saranno da qui in avanti definiti come i post "nominati".


HANNO ADOTTATO IL PRESENTE REGOLAMENTO:

Articolo 1 - Votazione dei post più significativi. I lettori del blog hanno facoltà, a decorrere dalla pubblicazione del seguente post e fino alle ore 24 del 2 giugno 2020, di votare nei commenti in calce a questo post da un minimo di uno (perché zero non avrebbe senso) a un massimo di dieci post del blog scelti nella lista dei nominati di cui al considerando 11.

Articolo 2 - Cause di esclusione. I commenti recanti l'indicazione di ulteriori post, o non recanti l'indicazione di alcun post, saranno avviati serenamente allo spam.

Articolo 3 - Clausola generale europea. Alla fine farò come mi pare, ma grazie per averci creduto.

Fatto a Barrea il primo giugno 2020.



(...domani è la festa della Repubblica, e io sarò in piazza ad Avezzano. Date un senso a questa lieta ricorrenza aiutandomi a selezionare con intelligenza - la beatitudine non va sottovalutata, ma qui occorre intelligenza, che non è intelliggenza, ma di questo parliamo un'altra volta - i post che possano aiutarci a de-piddinizzare quei nostri fratelli che attualmente vacillano. L'importante è desistere, e questo ve l'ho insegnato io, ma ogni tanto può essere utile anche insistere...)

domenica 24 maggio 2020

Notizie dal fronte

Pregiatissimo Senatore Alberto Bagnai,

Mi chiamo WhFsg Sdsjsk, ho 48 anni, vivo da qualche parte e svolgo l'attività di Consulente Finanziario dal 1991, sono coniugato ed ho un figlio.

Sono un elettore della Lega ed un Suo personale estimatore.

Mi permetto di disturbarLa  scrivendoLe questa lettera in merito al Decreto Liquidità, ed in particolar modo alla possibilità di accedere al finanziamento agevolato di 25.000,00 euro. Le confesso che sono rimasto molto amareggiato dal diniego avuto per la mia richiesta di finanziamento.

Alla fine di Aprile, ho presentato la richiesta alla banca, la quale in tempi molto rapidi ha deliberato l'operazione senza intoppi, ma poi  al momento dell'erogazione, la richiesta è stata bloccata in quanto il codice Ateco dei Consulenti Finanziari non è inserito nell'elenco di quelli che possono beneficiare di questo tipo di intervento.

Egregio Senatore, noi Consulenti Finanziari abbiamo un ruolo sociale rilevante, forse poco pubblicizzato e conosciuto, seguiamo i nostri clienti e le loro famiglie, spesso da decenni, con competenza. disponibilità di tempo illimitata, dedizione ed abnegazione. Stiamo loro vicino, abbiamo pianificato negli anni le loro esigenze, supportati nelle scelte decisive della vita, come l'acquisto di immobili, la pianificazione successoria, il passaggio generazionale, il matrimonio dei figli, la serenità per la vecchiaia.

E poi le crisi, come quella che stiamo vivendo adesso, non soltanto a livello sanitario; li abbiamo chiamati, rassicurati, abbiamo loro scritto decine di email, abbiamo spiegato cosa stava accadendo, li abbiamo ascoltati togliendoli dall'emotività e dalla paura e persuasi a non effettuare scelte irrazionali in momenti difficili, come gli ultimi due mesi.

Siamo in trincea: negli ultimi mesi abbiamo consigliato l'acquisto di assets finanziari italiani per sostenere la nostra economia: Titoli di Stato Italiani, Azioni e Fondi di Investimento che investono sul mercato azionario italiano, cartolarizzazioni di PMI per dare liquidità al sistema imprenditoriale italiano, mi dica Lei se non stiamo svolgendo un delicato lavoro di supporto al nostra amato Paese.

Proprio in questi giorni, in queste ore personalmente, sto chiamando tutti i miei clienti per il collocamento del BTP Italia Covid 19 che inizierà lunedì.

Durante questa crisi il  fatturato è diminuito e sono certo che diminuirà sensibilmente nei prossimi mesi, non soltanto a causa del decremento causato dalla turbolenza e dal calo dei mercati finanziari, ma soprattutto a causa dei disinvestimenti che stiamo effettuando e che effettueremo per i nostri clienti imprenditori, i quali metteranno mano al proprio patrimonio personale per far sopravvivere le loro creature imprenditoriali.

La categoria professionale dei Consulenti Finanziari ancora una volta non inserita con gli ultimi emendamenti nell'elenco degli aventi diritto ai finanziamenti agevolati garantiti, sono invece stati inseriti soltanto gli Agenti Assicurativi, i Broker ed i Subagenti.

Mi pare di capire che il tema sia che la categoria venga assimilata alle banche ed agli intermediari finanziari puri a cui sono inibiti dalla UE gli aiuti di Stato.

Ma non è per niente così....

I Consulenti Finanziari sono delle microimprese con partita iva, che hanno mandati finanziari ed assicurativi, sono iscritti al Registro Unico Intermediari Assicurativi dell'Ivass, e la categoria ha avuto accesso al bonus di 600,00 euro in quanto equiparati anche agli agenti di commercio.

Sono certo che, conoscendo la Sua attenzione all'economia dell'Italia ed al Paese che produce e che investe, possa far presente al Governo che vengano rimossi gli impedimenti che al momento non ci consentono di accedere al suddetto finanziamento agevolato previsto per continuare a lavorare con serenità, a beneficio dell'attività professionale di supporto alle decine di clienti che seguo quotidianamente da trenta anni.

Grazie, un caro saluto e buon lavoro.

WhFsg Sdsjsk




«Per eliminare i kulaki come classe non è sufficiente la politica di limitazione e di eliminazione di singoli gruppi di kulaki [...] è necessario spezzare con una lotta aperta la resistenza di questa classe e privarla delle fonti economiche della sua esistenza e del suo sviluppo

(Josif Stalin)





(...un esempio fra tanti. Poi c'è la barbarie di chi se la prende indiscriminatamente con #aaaaabolidiga - mi raccomando: con cinque "a" progressivamente più strozzate in un accesso di livore e di invidia sociale inconsulto e incontenibile - e di chi non sa riconoscere una vera casta quando la incontra. Cercheremo di fare il possibile per far intendere ragione ai piccoli Stalin in pochette, ma il loro disegno è chiaro: risanare il Paese, che secondo loro significa anche e soprattutto colpire le piccole imprese "improduttive" e i ceti professionali "parassitari", coi risparmi delle vittime. Ora, la mia domanda è: posto anche che molti abbiano, perché se li sono guadagnati, i dieci o i ventimila euro necessari per provare a riaprire - e spesso ne servono di più - perché mai ce li dovrebbero mettere loro? Vogliamo dire che è colpa loro se lavorando onestamente se li sono guadagnati? Il senso qual è? Supponiamo, ancora una volta, che il reddito di sussistenza sia 10 e prendiamo due persone, di cui una guadagna 10 e l'altra 12. Supponiamo che la crisi abbatta del 10% i redditi di entrambi. Quello che guadagna 10 va a 9, quello che guadagna 12 va a 10,8. Che faccio? Certo, quello che finisce sotto la soglia di sussistenza devo aiutarlo, ma... l'altro no? E perché!? Non è mica colpa sua se ha di più! Lo scopo qual è? Salvare tutti, o portare tutti a un reddito di sussistenza? Mi sembra chiaro che lo scopo di questo Governo sia il secondo: portare tutti a un reddito di sussistenza, portare a termine l'eutanasia della classe media accompagnandoci verso una società neofeudale, dove il "terzo settore", la nuova ecclesia laica, si occuperà di soccorrere gli indigenti - lucrandoci - e i salvati (che saranno meno di quanto credono oggi) si arroccheranno in compound sorvegliati da guardie armate. Tutto bellissimo, per carità, se non fosse che è inerentemente instabile... Ma a loro non frega niente: non hanno visione, non hanno capacità di elaborare scenari. Centellinando e ostacolando gli aiuti, vi impongono una patrimoniale mascherata che, a questo punto forse va detto, legittima ex post chi si è costruito buffer di liquidità in qualsiasi modo lo abbia fatto. Perché se chi governa attenta alla vita dei governati, al futuro delle loro famiglie, difficile non legittimare una estrema difesa. La vera evasione, intanto, prosegue indisturbata, fra l'una e l'altra sparata demagogica sui paradisi fiscali e sugli olandesi cattivi... che in realtà nessuno di quelli che governano vuole realmente indurre a diversi consigli, per motivi che, dall'esterno, possiamo solo intuire! Così è, se vi pare...)

In memoriam

L'Europa ha dimensioni ottime per uno Stato? Probabilmente no. L'"Europa" (intesa come l'insieme dei membri dell'Eurozona) non sarà mai uno stato nazionale, ma potrebbe diventare qualcosa di simile a uno stato federale. Molti sostengono (correttamente) che una qualche forma di unione politica sia necessaria per rendere sostenibile l'unione monetaria. Altri sostengono la linea più netta secondo cui l'unione monetaria è semplicemente un passo verso il vero obiettivo: l'unione politica europea. Direi che questo obiettivo è antistorico. Nel 1946 al mondo c'erano 74 paesi, e oggi sono 192. Più di metà di questi paesi sono più piccoli del Massachusetts. Nel 1995 87 paesi avevano meno di cinque milioni di abitanti.

Le dimensioni ottime di un paese possono essere concepite come il risultato di un compromesso. Da una parte, i paesi piccoli hanno il vantaggio di un basso grado di conflittualità e di una relativa convergenza delle preferenze. Dall'altra, i grandi paesi hanno diversi vantaggi, fra cui annoveriamo le economie di scala nella fornitura di beni pubblici, la protezione dagli shock esterni, e le dimensioni del mercato. Tuttavia, a mano a mano che il mercato diventa più aperto, uno dei principali benefici dell'essere un grande paese diventa molto meno importante. Un paese non deve essere grande per aprirsi al mercato. Quindi la tendenza verso la riduzione delle dimensioni medie di un paese è perfettamente comprensibile in un ambiente di liberalizzazione del commercio. Perché mai un paese dovrebbe volersi rinchiudere in un'unione politica quando potrebbe essere piccolo, beneficiare di libertà di indirizzo politico, e commerciare pacificamente con resto del mondo? Non c'è bisogno di integrazione politica se c'è integrazione economica. L'integrazione economica dovrebbe procedere di pari passo col separatismo politico, come ho argomentato con Enrico Spolaore e Romain Wacziarg. L'Europa sta andando nella direzione opposta.

[...]

L'unione monetaria è utile per garantire la pace in Europa? Si dice spesso, sia nei media sia in ambito scientifico, che i costi e benefici dell'unione monetaria sono banali in confronto con l'autentico vantaggio politico dell'Unione Europea: quello di impedire conflitti militari distruttivi come quelli che condussero alle due Guerre mondiali. Questo argomento non mi sembra convincente ed è probabilmente errato. Si potrebbe anche argomentare che in effetti la probabilità di tensioni conflittuali rischi di aumentare se diversi paesi sono costretti a coordinare le loro politiche e a cercare compromessi su vari temi a causa di una unione monetaria non necessaria. Un sistema di libero scambio, accompagnato dall'indipendenza nazionale nella scelta dell'indirizzo politico, potrebbe essere più appropriato per promuovere interazioni pacifiche. Come minimo, questo ragionamento è tanto convincente quanto il suo opposto. Vorrei anche notare che considerando gli ultimi vent'anni, l'animosità fra paesi occidentali è stata raramente tanto alta quanto nei mesi recenti, mentre l'unione monetaria sta diventando una realtà.

[...]

Vorrei osservare che nei recenti progressi verso l'unificazione europea gli elettori spesso sono stati meno entusiasti dei loro politici. Questa osservazione solleva qualche dubbio sulla sostenibilità politica del processo di integrazione e indica che, in questo caso, i cittadini europei sono stati più prudenti dei loro leader.



(...qui, a p. 301...)

(...comunque la pensiate, ci lascia un pensatore politico coraggioso e preveggente, un genuino interprete del pensiero liberale. Si può essere in disaccordo con questo pensiero, e io stesso, da keynesiano, mi sono trovato in polemica con alcune sue degenerazioni, ma non si può non riconoscere che quando esso si esprime in modo genuino e libero da condizionamenti, come in questo caso, appoggiandosi ai dati, raggiunga una coerenza interna e una capacità di lettura e di previsione delle dinamiche del reale che generalmente non troviamo nei pensatori cosiddetti progressisti, nonostante in teoria dispongano di strumenti di analisi della realtà ugualmente potenti. Vi chiedo, come ci verrebbe chiesto in aula, un minuto di silenzio...)

martedì 12 maggio 2020

Rapidissimo commento sul MES

Solo una brevissima annotazione, anzi, sarò generoso, due (da inserire nella categoria "Come funziona").

Primo: credo vi sia evidente, e ancor più lo sarebbe dopo attenta delibazione della lettura consigliata nella diretta di ieri, che il MEF se n'è andato dritto per la sua strada e che anche se fossimo stati in posizione di governo, dati i rapporti di forze, non saremmo riusciti a evitare la richiesta di accesso al MES (che a questo punto si delinea come cosa già decisa da tempo), così come non eravamo riusciti ad evitare il preventivo assenso politico alla modifica (poi non portata a termine) del Trattato. Due pezzi di una strategia complessiva, perseguita da oltre un decennio dai nostri fratelli tedeschi, con il convinto sostegno di alcuni italiani, per portare l'Italia "sotto programma", come si suol dire. Ma la responsabilità politica di questa scelta non è nostra, perché siamo per precisa scelta all'opposizione: la responsabilità è dei 5 Stelle, che dovranno gestirla. Il PD nemmeno lo nomino, tanto si sa...

Secondo: credo vi sia anche evidente che senza questa opposizione non ci sarebbe stato nemmeno un dibattito. Come in altre occasioni (pensate all'Unione Bancaria, cioè al bail in), il Paese si sarebbe legato le mani senza che nessuno di voi potesse avere una minima occasione di apprezzare quanto stava accadendo. Invece il dibattito c'è stato, abbiamo visto le voci a favore (Bufacchi, Caprarica, Sabatini,...), abbiamo visto quelle contrarie (Fitoussi, Giavazzi, Mangia, ecc.), sono tutte registrate, e direi che possiamo passare oltre, nel rispetto di tutte le opinioni, anche di quelle di chi non rispetta i fatti, o forse, semplicemente, non ha gli strumenti culturali e professionali per accertarli.

Ma le opinioni sono sacre, tutte...

Registriamole quindi tutte, e per ora chiudiamo il dibattito. Lo riapriremo, però, quando sarà chiaro chi aveva ragione e chi aveva torto. A quel punto, evidentemente, sarà finalmente possibile, e per certi versi sarà anche necessario, trarre delle conclusioni. Ma sarà stato possibile solo perché questa opposizione si è opposta. So che per molti di voi questo non è "qualcosa". Ma appunto, questa è una vostra opinione...



(...inutile dire che io so come andrà a finire: ma non voglio rovinare la sorpresa, né sembrare eccessivamente supponente, a chi non mi conoscesse. A chi mi conosce, dico che non vedo motivi per cui non vada a finire come tutte le altre volte...)

lunedì 11 maggio 2020

Il piano B

"B" come bozza.

Come tappa necessaria del vostro percorso di riavvicinamento alla realtà, mi permetto di sottoporre alla vostra attenzione un dato che dovrebbe essere evidente: è estremamente difficile tenere segreto un documento di una minima complessità (come un decreto), per il semplice motivo che a un documento simile devono necessariamente lavorare decine di persone, che devono coordinarsi fra loro e avvalersi del consiglio di decine di altre persone.

Mi rendo conto che per voi, abituati da tempo a considerare l'esercizio del potere come atto monocratico di quella che in tavernese stretto potremmo chiamare aaaaabolidiga, vista come un unicum indistinto e animato da una singola e ben definita volontà (un po' come la Germagna o aaaaCina), questo sia veramente difficile da concepire. Dice: "Conte fa er decreto! Ma nun pò tenello pe' ssè?". Il livello, ahimè, è questo, e la democrazia deve essere veramente molto bella, se riusciamo nonostante tutto ad amarla...

Eppure, guardate intorno a voi!

Quanto è difficile mettersi d'accordo in famiglia, in coppia, o anche semplicemente con se stessi!? Ogni aggregazione umana, anche quella composta da un singolo individuo, è un coacervo di interazioni (al limite con se stessi) e di conflitti (al limite, di dissidi). Si evidenziano ruoli e posizioni distinte, che alla fine vanno espresse e mediate per venirne a una. Pensa poi quando, oltre a venirne a una, occorre anche formalizzarla, sottoporla a approvazione politica (non necessariamente in sedi formali), ecc. Quanti passaggi! E ognuno di questi passaggi è una fonte di possibili "leaks", come oggi si chiamano, tanto più in un mondo in cui il giornalismo, avendo chiaramente abdicato, per manifesta inadeguatezza, alla sua potenziale funzione di fornire analisi e prospettiva (un grafico come quello del post precedente non lo troverete mai in un giornale), si è ridotto al commérage, al pettegolezzo di vicinato, allo stenografico del buco della serratura (chi ha pensato male si vergogni!), insomma: al retroscena, e tanto più in un mondo in cui l'apparire (sul giornale) fa premio sull'essere.

Quindi qualcuno disposto a spifferare qualcosa per avere un posticino di favore in qualche trafiletto si trova sempre (e quello che fa sclerare gli operatori informativi è che invece a qualcun altro di apparire non importa proprio nulla, avendo da tempo totalmente disintermediato il rapporto con i lettori).

Su questo vorrei innestare un paio di considerazioni.

La prima è che, ovviamente, di segretezza non ha proprio senso parlare quando violarla è vantaggioso. Un caso di scuola è la tatticuccia del Governicchio, che ad ogni decreto manda in giro bozze su bozze per ottenere gratis due servizi: sui social media la correzione dei principali errori materiali, e sui media tradizionali un gigantesco sondaggio. Quello che non apprendono dalle categorie produttive che non incontrano lo apprendono dalle grida che (giustamente) si levano dai media al riscontro della sciatteria e dell'involontario (?) sadismo di certe norme.

P.Q.M.

come dicono i giuristi, io non commento mai, ma proprio mai mai mai, le bozze, e anche se ovviamente mi arrivano, e per riguardo al mio ruolo mi arrivano prima che agli altri, non le diffondo. Decreto è quando esce in Gazzetta. Da quel momento è anche legge, immediatamente efficace, ed è opportuno che da allora, non da prima, i fenomeni che ci governano e i cittadini che hanno votato i partiti di maggioranza si confrontino con la realtà. Noi non facciamo ostruzionismo, come dicono certi operatori informativi scarsamente familiari con i regolamenti parlamentari, ma da qui a chiederci di lavorare gratis per il regime credo che ne corra.

Ognuno si prenda le sue responsabilità!

La seconda considerazione l'abbiamo già svolta in occasione della Brexit. Come ricorderete, alla mia richiesta fatta nella primavera del 2016 se la Commissione stesse considerando i possibili impatti macroeconomici del dopo-Brexit, la risposta di un funzionario fu che dalla fine del negoziato con Cameron gli uffici tecnici della Commissione avevano smesso di studiare questi impatti, per il semplice motivo che inevitabilmente qualcuno del gruppo di lavoro avrebbe parlato, e così facendo avrebbe palesato il fatto che la Commissione considerava possibile la Brexit, dando un segnale politico inopportuno. La retorica politica era infatti quella negazionista, as usual: TINA (there is no alternative), abbiamo solo un piano A. Ammettere l'esistenza di un piano B (come Brexit), ovvero: considerare la Brexit come un'alternativa possibile, avrebbe indebolito sul piano negoziale la Commissione. La morale della favola la traemmo all'epoca, ed era che "organizzazioni mastodontiche sono condannate ad arrivare impreparate agli appuntamenti con la SStoria".

Questo vale sempre, e l'odierno dibattito su un decreto che non c'è dovrebbe darvene sufficiente prova.

Se per un attimo uscite dalla cornice (frame) in cui i nemici della democrazia vi hanno costretto, se per un attimo vi guardate intorno, e riportate alla scala di organizzazioni come il MEF (un singolo ministero che da solo "fa provincia", come dicono a Roma) la complessità decisionale del vostro vivere quotidiano, se cortesemente, non per fare un favore a me, ma a voi stessi, smetteste di ragionare in termini di aaaaaaboledega e ibolitisci, immediatamente comprendereste che le cose non stanno come nei modelli di quegli altri fascisti intrinseci che sono gli economisti neoclassici, modelli in cui un singolo decisore razionalmente sceglie fra una serie di contingency plans ognuno dei quali ha una ben precisa e ben nota distribuzione di probabilità.

Le cose stanno in un altro modo, stanno come le racconta Rilke nei Quaderni di Malte Laurids Brigge che vi leggevo qualche sera fa. La realtà è "indescrivibilmente particolareggiata".

E quindi?

E quindi chi vi parla di piani B nel migliore dei casi non sa quello che dice.

E anche questo dibattito lo consideriamo chiuso qui, perché non c'è molto da replicare, né da commentare. Un semplice: "Grazie, non ci avevo pensato!", o anche "Grazie, non mi ero accorto che ce lo stai dicendo da almeno quattro anni!" sarà sufficiente, ma non è necessario.


(...e nel peggiore?...)