mercoledì 8 aprile 2020

Tre domande sui Coronabond

(...da Charlie Brown, che non sono io, perché lui non è me, come vi ho già spiegato altre volte, anche se credo che voi non lo abbiate capito, perché non siete né lui né me. Lui è un ragazzetto sveglio, che a vostra insaputa è dietro ad alcune vicissitudini recenti che vi hanno tanto appassionato. Qui vi spiega in modo molto piano le contraddizioni di ogni progetto di mutualizzazione del debito di qualsiasi tipo, viste dall'ottica tedesca, che noi rispettiamo, non solo perché siamo umani, ma anche perché l'ottica del più forte non può che essere presa in considerazione da qualsiasi processo politico che voglia conseguire qualche risultato...)



Tre domande per quelli che “Mamma,  i tedeschi non ci danno i  Corona-bond!” .

1) Può davvero la Germania farsi carico di garantire l’enorme spesa necessaria per rimettere in piedi l’Italia? È essa davvero abbastanza forte finanziariamente per assumersi questo impegno di fonte ai mercati, nonostante il suo sistema creditizio disastrato e il suo sistema pensionistico in disequilibrio?

2) Può il modello di business tedesco, basato sul deflusso del risparmio europeo verso l’estero (via un export  prevalentemente tedesco), reggere ad un reindirizzo di quel risparmio verso la spesa interna nei paesi periferici? 

3) Può la Germania permettersi di ipotecare future tasse tedesche per usi diversi dal supporto all’industria chiave dell’automotive, la quale uscirà devastata da una crisi sistemica che ridurrà drasticamente i consumi durevoli per molti anni? 



(...ecco: vedete quanto è utile mettersi dal punto di vista del nemico? La politica serve a questo, Goofynomics serve a questo. Apprezzate il privilegio di essere qui...)

(...ah, a proposito: voi come rispondereste?...)

martedì 7 aprile 2020

Lettera dal futuro

Panagiotis Grigoriou ha lasciato un nuovo commento sul tuo post "Un requiem italiano":

Cher Alberto, chers lecteurs de Goofynomics, chers amis Italiens,

Je te suis sur ton blog et je suis rassuré, t'es en bonne santé. Depuis la Grèce nous suivons le drame Italien très émus;les yeux ouverts devant l'effondrement économique qui très probablement suivra.

Chaque économie et chaque nation devront trouver les réponses qui sont les leurs, suivant leurs propres structures économiques en brisant le cadre germano-compatible de l'Union européiste et de sa zone mark, celle de l'euro.

Je me trouve confiné à bord de notre radeau de sauvetage, notre petit et vieux voilier, amarré dans un village du Péloponnèse, avec ma femme et nos deux chats. J’écris souvent sur mon blog greekcrisis.fr tandis que mon autre activité liée au voyage greceautrement.fr est au point mort, d'après les estimations d'ici le Tourisme qui représente 25% du PIB grec ne redémarrera presque pas cette année.

Le gouvernement grec pro-Berlin offre en théorie 800 euros aux indépendants, mais c'est soumis à de conditions et que surtout, comme votre lecteur le dit cela ne couvrira même pas les frais de base.

Nous revenons à case survie, le dette grecque si je ne me trompe pas représente déjà 118% du PIB, et d'après des estimations le confinement enlève de l'économie grecque 500 millions d'euros par jour plus le trou comme on dit actuel des finances. Donc c'est la mort assurée, et le non redémarrage d'une bonne partie des petites et moyennes entreprise. L'économie grecque si le confinement prend fin en mai aura beosin de plus de 6 mois pour revenir à son niveau de février 2020, et encore c'est un scénario optimiste. La Grèce aura besoin de 100 milliards d'euros en 2020 et le danger c'est qu'un mémorandum No 4 avec la Troïka de Berlin, puisse être imposé, de même que son analogue en Italie et partout ailleurs.

Ce qui est remarqué à défaut d'être remarquable, c'est la non-surprise des Grecs devant la nouvelle crise qui risque d'être encore plus radicale que celle de la Troïka, car la production industrielle a baissé de 40% en moins d'un mois. C'est si possible la survie, mais le gouvernement vient d'interdire la pêche et la population est très choquée par cette interdiction, la pêche ici c'est autant pour survivre, pour en vendre un peu en informel, et pour compléter le pain quotidien. Certains sortent de nuit pour revenir avant le jour dans le petit port de pêche, mais c'est risqué, météo, accidents, et grosse verbalisation si ils sont pris, de 5000 euros.

Les gens ont donc si possible quitté Athènes pour les campagnes avant le confinement. Sauf que faire du survivalisme à la campagne n'est guère possible à 100%, nos besoins sont certes réduits, encore plus réduits que d'habitude, nous ramassons des citrons et des clémentines chaque jour, mais les spaghettis ne poussent pas sur les arbres, les yaourts non plus et les factures à Athènes, loyer, électricité etc ne sont pas annulées.

Finalement c'est un moment de basculement, cela-dit et pour l'instant, les gens d'ici du petit Péloponnèse, se préparent comme ils le peuvent...

Drôle de guerre... courage Amis Italiens,

Panagiotis Grigoriou

Historien Ethnologue
greekcrisis.fr


Postato da Panagiotis Grigoriou in Goofynomics alle 6 aprile 2020 18:51



(...cari diversamente europei, voi che per le lingue non siete portati: guardate il bicchiere mezzo pieno! Forse oggi è meglio non capire, altrimenti vi si rovina la sorpresa...)

domenica 5 aprile 2020

Il consenso di Conte (rally around the flag)



(...ve lo metto qui perché poi non mi rimproveriate di non avervene parlato, ma sono sicuro che non ci sia molto da commentare: sarete in grado di farlo da voi...)

venerdì 3 aprile 2020

Un requiem italiano

Emanuele T. ha lasciato un nuovo commento sul tuo post "Ein deutsches Requiem":

Scrivo da Brescia, 12 km dal centro cittadino in direzione Bergamo, in pratica vivo nel posto più pericoloso d'Italia o giù di lì.

Le giornate sono state scandite non più dalle campane della chiesa del paese, ma dalle sirene delle ambulanze; ora sembrano in calo, ma non troppo. Considerando che di ospedali non ce ne sono nel raggio di quasi 10 km, ognuna di quelle che passano molto probabilmente trasporta un compaesano o uno dei paesi limitrofi, qui il tam tam del paese dice che ai 110 casi ufficiali se ne dovrebbero aggiungere 5 volte tanti, i morti sono almeno 20 solo nel mese di Marzo.

Seguo Goofynomics da ormai 8 anni, ho conosciuto (virtualmente) prima il professore e sono molto contento che ora sia senatore di un partito che sotto la precedente leadership non mi era particolarmente gradito (non tutti i bresciani sono leghisti dopotutto, molti lo stanno diventando da un paio d'anni a questa parte), ma ora va nella direzione giusta e finché resterà quella, continuerò a farlo (riesco a leggere dietro ogni strategia per fortuna, non sono un tuttosubista).

Ho molta fiducia in lei e nei suoi colleghi e ringrazio tutti per il lavoro difficile e pesante che state facendo e soprattutto di riuscire a trovare le energie e il tempo per tenerci informati.

Ho provato negli anni a spiegare agli amici piddini ciò che avevo faticosamente appreso qui, ma per alcuni si tratta di convinzioni religiose, quindi impossibili da scalfire e quindi ho appreso la verità insita in quel post del 2013 "l'importante è desistere" o come ha commentato lei poco sopra "Fatica sprecata".

Ora sono qui a ricordare un amico deceduto oggi pomeriggio, mentre la mia attività è chiusa (dal 10 marzo, per senso di responsabilità) e per svariati motivi con i quali non voglio annoiarla, non rientro nemmeno nei famosi 600 euro per gli autonomi, con i quali sinceramente non pagherei manco un mese di affitto del negozio.

Io resisto, ce la faccio ora e ce la farò per qualche mese, mi preoccupa più il rientro (se va bene a metà Maggio, ma deve andare bene davvero) visto che la mia attività non vende certo prodotti di prima necessità e l'impoverimento della popolazione lo stavo già sperimentando da anni.

In questi giorni sono riuscito anche a sedare quella rabbia "distruttiva" nei confronti degli incompetenti che stanno attualmente al governo, ma non significa che mi sia arreso o rassegnato, anzi... l'ho forgiata in una determinazione e in una solida convinzione che tutto questo forse farà aprire gli occhi a molta gente, certamente non ai religiosi del piddinismo, ma a tutti quelli che non avevano mai approfondito le questioni politiche ed economiche e forse ora iniziano a capire; nella mia limitatissima statistica telefonica (quante chiamate fiume in questi giorni!) i più svegli hanno aperto gli occhi, alcuni sono ancora un po' dubbiosi o non hanno ben compreso il motivo e si aggrappano a questo o quel trend dei media.

La ringrazio per tutto quello che ha fatto e continua a fare e così i suoi colleghi.

Ora cerco di capacitarmi che per la prima volta in vita mia non potrò portare il mio saluto ad un amico che se ne è andato e nemmeno quella briciola di conforto che potrei offrire alla sua famiglia con la mia presenza, potrà abbandonare le mie mura domestiche.

Postato da Emanuele T. in Goofynomics alle 2 aprile 2020 02:45



(...vi ho sempre detto che non sareste stati voi a dover convincere chi poteva essere convinto...)

giovedì 2 aprile 2020

Criminal minds

No, non sto parlando dei "padri fondatori" (quelli della "durezza del vivere", dell'"un giorno ci sarà una crisi", ecc.). Sto parlando proprio di Criminal minds. Oggi, mentre lavoravo, mi sono immedesimato in un personaggio di quella serie, e sono scoppiato a ridere. Il paragone più calzante è anche il più inatteso. Vi lascio fare le vostre supposizioni, e chi indovina vince un fascicolo di emendamenti (respinti, ovviamente...).

Nel frattempo, però, sine ira et studio, vi voglio far notare un dettaglio che oltre a fare la delizia dell'intenditore potrebbe anche mettervi sulla buona strada. La prassi parlamentare prevede che quando un provvedimento viene sepolto da una valanga di emendamenti (il che accade abitualmente per la legge di bilancio e per provvedimenti omnibus) si proceda con la tecnica dei "segnalati". I gruppi, come è normale, tendono a presentare più emendamenti di quanto sarebbe idealmente necessario: ogni parlamentare risponde a un territorio; ogni intervento può tradursi in più emendamenti per lasciare aperti spazi di manovra (un esempio del tutto casuale: se caricare un'imposta come la plastic tax è piuttosto improprio in un periodo in cui la nostra economia è a pezzi e alla plastica affidiamo la nostra sopravvivenza - guanti, occhiali protettivi, tubi per ventilatori... - d'altra parte abrogarla tout court può essere visto come un approfittare della situazione per piantare una bandierina politica. Una strada di compromesso può essere proporne la sospensione, e allora per lo stesso intervento presenti due emendamenti: uno che riflette quello che vorresti perché ti sembra più razionale, e uno che riflette quello che ritieni possa essere il punto di caduta accettato anche dalla controparte).

In questo modo è facile che, a prescindere da intenti ostruzionistici, gli emendamenti possano essere parecchie centinaia. Quando gli emendamenti sono stati depositati e pubblicati, quando ognuno ha fatto contenti i suoi elettori, quando gli operatori informativi hanno appagato la loro scopofilia, allora si comincia a ragionare.

Il comune interesse è che i lavori procedano spediti, quindi, salvo che ci sia un'esplicita volontà ostruzionistica, il Governo, d'intesa col Presidente di Commissione, chiede ai gruppi di "segnalare" gli emendamenti cui tengono particolarmente, con la promessa di prenderli in considerazione in cambio del ritiro degli altri. Ricorderete (forse) che su ogni votazione occorre un parere del relatore e del Governo: mi sembra chiaro che preparare una griglia di 200 pareri è più facile che prepararne una di 2000, visto che un gesto politico non è mai banale, e quindi il Governo non può semplicemente limitarsi a dire "no" pregiudizialmente, così come non può farlo l'opposizione. Il rischio di rifiutare una proposta giusta, o addirittura che i partiti di maggioranza hanno sostenuto, o stanno sostenendo, e di fare quindi una figura barbina c'è sempre, per cui bisogna studiare sempre, anche quando è sostanzialmente inutile. Meglio deflazionare il contenzioso...

Al decreto "cura Italia", in nome del patriottismo, ci era stato chiesto di presentare solo 200 emendamenti. Raccolte tutte le istanze dei colleghi, eravamo a circa 300. Quindi, si sono dovute fare delle prime scelte dolorose. Poi, a uno dei tanti tavoli col Governo, il Ministro per i rapporti col Parlamento ci ha chiesto di segnalare solo 20 emendamenti per gruppo. Noi abbiamo fatto il possibile, ma avendo un programma che solo per l'economia prevedeva dieci assi di intervento, siamo riusciti a scendere a circa una quarantina, con un certo malumore di chi aveva lavorato su un tema, e al momento cruciale vedeva che nel bilanciamento dei vari equilibri si decideva di accantonare il suo lavoro. Non fa piacere, anche se naturalmente la disciplina e lo spirito di corpo aiutano ad accettarlo.

Pensate un po' con quale gioia abbiamo quindi accolto la seguente agenzia:


+++CURA ITALIA, 519 EMENDAMENTI SEGNALATI. 81 DAL PD, 106 DA FI+++  

Public Policy) - Roma, 02 apr - Sono 519 - tra emendamenti e sub - i segnalati dai gruppi al decreto Cura Italia, all'esame della commissione Bilancio al Senato. 
 Nel dettaglio: 42 dal Movimento 5 stelle (41 emendamenti e un sub); 41 da Leu; 54 dal Misto; 81 dal Pd (56 emendamenti e 25 sub); 58 da Italia viva (47 emendamenti e 11 sub); 51 da Fratelli d'Italia (43 emendamenti e 8 sub); 106 da FORZA ITALIA (71 emendamenti e 29 sub); 45 dalla Lega (43 emendamenti e due sub); 41 dalle Autonomie (34 emendamenti e 7 sub).
 (Public Policy) @PPolicy_News 
  GAV 
 021308 apr 2020


Lo statistico che è in me non ha saputo resistere alla tentazione di calcolare il numero di segnalati pro capite, così come già avevo fatto per gli emendamenti, e il risultato è stato questo:



Vincitore anche in questa classifica il gruppo delle Autonomie (vedi alla voce: ogni parlamentare risponde al suo collegio, ma qualcuno risponde più degli altri, per ovvi motivi; ho visto riapparire con simpatia un certo emendamento su quelle bande musicali che hanno allietato tante mie serate estive, ma che in effetti con il COVID19 c'entrano poco). Noi, anche questa volta, sul podio della correttezza, con solo 0,7 emendamenti segnalati per membro del gruppo (medaglia d'argento; la medaglia d'oro come al solito a chi non ha molto interesse a creare problemi...). Certo che non è bello, dopo esserti lacerato le carni ed esserti esposto ai rimbrotti dei tuoi compagni, che ti accusano di averli trascurati, vedere che il gruppo Misto/Leu ha segnalato più del doppio di emendamenti, per una media di 4,5 a testa! Comunque, questa distribuzione ci dice molto delle tensioni interne alla maggioranza.

La domanda sgorga quindi spontanea: perché mai dovrebbe piacere a noi un decreto che piace così poco a chi lo ha scritto?

Ma non divaghiamo.

Allora: in quale personaggio di Criminal minds mi sarò identificato, mentre disciplinato e tenace mi aggiogavo al duro compito del legiferare?

mercoledì 1 aprile 2020

Ein deutsches Requiem

...è un crescendo, travolgente, per quanto non inatteso.

Hanno cominciato alcuni giornali, tirando fuori la storia, non del tutto inedita, del debito di guerra della Germania, una storia che si ripresenta con la tediosa inevitabilità di una stagione poco amata. E fino a qui, l'entusiasmo degli stolti per questo genere di argomenti era anche comprensibile.

Ha proseguito un noto (e bravo) attore, facendo un paio di giorni fa una simpatica sparata contro l'atteggiamento della Germania al tavolo del negoziato di Bruxelles. E qui, forse, qualche dubbio sarebbe dovuto venire: perché se uno fa carriera nella televisione italiana, oltre al talento, che in Italia non si nega a quasi nessuno, è sicuro che dovrà aver manifestato un discreto allineamento al pensiero unico.

O no?

Ma la prova regina è arrivata oggi, quando non un solo attore, ma un'intera compagnia ha acquistato una pagina sulla Frankfurter Allgemeine Zeitung per esortare i tedeschi a non seguire gli olandesi sulle loro posizioni egoistiche: l'Europa (?) era stata solidale con la Germania e quindi (?) adesso l'Olanda dovrebbe essere solidale (?) con l'Italia, invece (?) di sottrarle gettito con le sue pratiche fiscali aggressive (l'orazion picciola è qui per i diversamente europei).

Un'insalata dadaista di non sequitur sulla cui opportunità magari spenderemo un paio di parole.

Gli stupidi, e quel loro sottoinsieme che gestisce la rappresentazione del vostro mondo, sono andati in brodo di giuggiole, o si sono, di converso, indignati, per queste posizioni "sovraniste" (parola che, lo ribadisco, non vuol dire nulla, o meglio: mentre non dice nulla di quello che intende descrivere, dice tutto di chi la usa).

Noi, qui, spero invece che abbiamo in molti visto ripresentarsi with the tedious inevitability of an unloved season un fenomeno che tutto è tranne che una assoluta novità: il becero, provinciale, astioso antigermanesimo dei piddini.

Vi invito a rileggere le parole che scrissi l'8 novembre del 2013 scagliandomi contro "i pretesi "europeisti" che fomentano sentimenti antitedeschi giocando un gioco sporco e pericoloso"... e già allora, cioè sette anni fa, questa per chi c'era, per chi ha avuto la fortuna di partecipare a questo momento corale di presa di coscienza, al Dibattito, non era una novità (ne avevamo parlato qualche mese prima...). Sono parole di assoluta attualità, e credo quindi di non dover aggiungere molto per chi le avesse a suo tempo lette e capite.

Mi rivolgo quindi agli altri, pur consapevole della spietata ineluttabilità della prima legge della termodidattica: "Ci sono cose che, se potessero essere capite, non andrebbero spiegate" (Alberto Bagnai). E quindi sì, amico mio: se arrivato fin qui non hai ancora capito dove io voglia andare a parare, magari sarò riuscito a incuriosirti, e arriverai fino in fondo, ma difficilmente riuscirò a spiegarmi...

Sbarazzatici con questa affermazione degli ultimi due o tre lettori dall'epidermide sensibile, stabiliamo subito qual è il problema: non ha alcun senso accusare i tedeschi di attenersi alle regole cui ci siamo congiuntamente vincolati. Non sono cattivi i tedeschi a volerle applicare, sono stati stupidi certi italiani (qui genericamente individuati dal termine "piddini") a sottoscriverle senza capire che cosa stessero facendo. Quindi evocare fantasmi del passato, come il debito di guerra della Germania, o fantasmi del presente, come le pratiche fiscali sleali del paese che risolve a modo suo il problema della sostenibilità del welfare, è sommamente sciocco e pertanto controproducente. Diventa anche sommamente ridicolo quando ad adottare un simile atteggiamento recriminatorio da "asilo Mariuccia" sono politici o secredenti intellettuali "liberali". Questi, in quanto tali, dovrebbero sapere che non è certo dalla benevolenza del macellaio ecc. (e quindi, per chi abbia il parafrasometro inceppato: non è certo dalla benevolenza della Germania che ci aspettiamo di poter sovvenire ai bisogni del nostro popolo, ma dal fatto che la Germania ha cura del suo interesse - e l'interesse della Germania è che le sue banche non saltino...).

Astraendo quindi da questi fenomeni nostrani, i liberisti a geometria variabile, che passano con disinvoltura dalla critica all'intervento dello Stato nell'economia all'implorazione di sussidi per le testate da cui pontificano, o dall'elogio delle regole (quando si applicano ai piccoli) alla melassa dei buoni sentimenti "europeisti" (quando le regole rischiano di incidere sui loro conti in banca), astraendo da questa bella d'erbe (broccoli) famiglia e d'animali (capre), cui tutto sommato vogliamo bene perché ci estorce un sorriso in tempi tanto tristi, astraendo da chi è condannato all'irrilevanza dalla sua scarsa comprensione del reale, lasciandoci alle spalle il folklore paesano di casa nostra, incombe a noi, che possiamo permettercelo, perché abbiamo praticato e vissuto intensamente quello che di meglio la Germania ha da offrire, e quindi non la sua attuale classe dirigente, ma la sua cultura e la sua arte, incombe, dicevo, a noi portare in questo dibattito ordine e razionalità.

Converrà partire da un dato. La Germania, intesa come l'attuale establishment politico tedesco, non è nostra amica: non deve esserlo (nessun medico glielo prescrive), e non può esserlo. Guardate che cosa scrivevo a pagina 250 del Tramonto dell'euro:

Le dinamiche leghiste del gioco politico tedesco fanno disperare che un rinnovamento della classe politica tedesca alteri la situazione. È grossolanamente ingenuo (per essere gentili) chi si attende mirabilia da una svolta “a sinistra” della politica tedesca. Dopo decenni di disinformazione, speculare rispetto a quella che abbiamo subito noi, l’elettorato tedesco ha assimilato l’idea che la colpa della crisi sia di noi “porci” (Piigs) del Sud, che siamo noi a minacciare il loro stile di vita (e non la loro classe politica, che ha represso salari e consumi per aumentare i profitti dei capitalisti del centro). Ora, la teoria normativa della politica economica, ma anche il semplice buon senso, ci insegnano che ciò che un politico vuole è raggiungere il potere e mantenervisi. Se un qualsiasi politico tedesco, di qualsiasi colore, facesse una timida apertura verso politiche più cooperative, il politico del colore opposto, immediatamente, avrebbe buon gioco nel tagliargli l’erba sotto i piedi dicendo: “Vedete, elettori, il mio avversario è amico dei porci, vuole compromettere il vostro stile di vita”. Ovvio, no?

(...eh già, nel 2012 per me l'aggettivo "leghista" aveva una connotazione negativa...)

Quindi la Germania, intesa come classe dirigente tedesca at large, strutturalmente non può essere nostra amica: la conquista del consenso in Germania passa necessariamente attraverso lo scaricare la colpa dei propri squilibri interni sugli altri paesi membri dell'Unione. Quali siano questi squilibri qui lo abbiamo descritto in lungo e in largo quando gli imbecilli descrivevano quel paese, lacerato da profonde contraddizioni, come una sorta di Bengodi (che tale era, ma, purtroppo, per un numero sempre più piccolo di fortunati)...

Ma noi non dobbiamo essere nemici dei tedeschi, anzi! Non è con atteggiamenti aggressivi, con rampogne, e mettendola di fronte a un passato col quale non ha mai fatto bene i conti, che si può aiutare la Germania a ragionare su quale sia il suo interesse.

Simili atteggiamenti da amante tradita sono l'inevitabile sbocco di quei nani del pensiero che hanno pensato di utilizzare l'economia per condizionare la politica, e ora non sono in grado da politici di gestire l'economia (sì, sono gli stessi che si sciacquano la bocca col "primato della politica..."). L'idea che l'adozione della moneta unica avrebbe accelerato il percorso verso un compiuto "federalismo", oltre a trascurare il solito dettaglio (ovvero: alla maggioranza dei cittadini era stato chiesto se volessero raggiungere un simile obiettivo, se volessero gli Stati Uniti d'Europa?), palesa ormai la sua natura fallimentare, e lascia a tutti noi una pesantissima eredità da gestire: basta vedere quali problemi crea in questo momento dover dipendere da istituzioni altrui per la provvista di liquidità! Ma rinfacciare alla Germania i danni di guerra non ha alcun senso, tanto più se nel farlo si continua ad agire la politica secondo le categorie del sogno, della nobile aspirazione, anziché secondo le più faticose ma proficue categorie della lucidità e della competenza.

Ecco, parliamone, di competenza e di consapevolezza... Perché credo che dobbiate saperlo: i piddini si stavano costruendo (e probabilmente si stanno tuttora costruendo, in questo momento) un Letta moment, come quello immortalato dal tweet di Claudio che ho avuto il piacere di citare in aula (correva l'anno 2013 e Letta giulivo si vantava di aver sottoscritto le regole che causarono tanti lutti)! L'inconsapevolezza dei nostri beotarchi (felice conio di nonexpedit) stava attivando le stesse dinamiche: il MES, firmato da loro, sarebbe stato pagato politicamente da noi, esattamente come l'Unione Bancaria, firmata da Letta, era costata politicamente a Renzi (che quando spavaldo diceva: "Stai sereno!" non sapeva di essere già stato ferito a morte dal suo avversario, che - a sua volta senza saperlo - gli aveva praticamente fatto esplodere il sistema bancario sotto la poltrona). Solo che... ai meno stolti di loro ho fatto notare che una o due case e un conto in banca ce l'hanno anche loro: a che cosa sarebbe servito far entrare il Paese in un percorso al cui termine si trova la patrimoniale?

Qualcuno ha capito e il fronte interno, come avrete capito, si è sgretolato: il ministro è sempre più isolato nella sua cittadella, il MEF (uno Stato nello Stato), ma la sua linea pro-MES è smentita non solo dalla sua maggioranza, ma addirittura dal suo stesso partito!

Non è certo finita qui...

Io non credo che dietro a questa pantomima, pericolosa e dispendiosa in termini di tempo, che oggi ci sarebbe così prezioso, ci sia solo incapacità di pensiero laterale, sclerosi intellettuale, subalternità al dogma. Credo che ci sia anche, consapevole o meno, la storica necessità di far sponda su una potenza esterna a fini di politica interna. Che sia la Francia di Carlo VIII, l'Unione Sovietica, o l'Unione Europea, da (quasi) sempre gli italiani chiedono aiuto all'esterno quando si trovano parte soccombente, o comunque per consolidare le proprie posizioni. In effetti oggi l'unica speranza che i nostri amici "de sinistra" hanno di sopravvivere, di perpetuarsi, è quella di riuscire a farci ostruzionismo da Bruxelles, dagli uffici della Commissione, dove si sono incistati e da dove possono, dato l'attuale ordinamento, impedire a qualsiasi Governo democraticamente eletto di agire in conformità al mandato ricevuto dai propri elettori.

Noi, che siamo europei, e che non odiamo la Germania, abbiamo chiamato amici tedeschi a spiegarci come ci si debba comportare per aiutare i nostri fratelli europei. Ma possiamo aspettarci che riesca a essere giustamente incisivo chi solo da una prospettiva "europea" può garantire la sopravvivenza del suo partito che gli italiani ormai in maggioranza schifano, ritenendolo non a torto artefice di una delle scelte politiche più infelici nella storia millenaria del Paese?

Ovviamente no.

Inutile dirvi che "i competenti", che continuano a blaterare di un MES "a condizionalità attenuata", non sapevano che questo oggetto non esiste, per i motivi spiegati qui da Marco Dani (sintesi: perché ai sensi del two pack il "contratto" col quale il MES ti presta i soldi, detto memorandum, può essere rivisto in qualsiasi momento dal Consiglio Europeo con un voto a maggioranza, e quindi è del tutto ovvio che se Salvini diventasse premier immediatamente i termini dell'accordo verrebbero rivisti riattivando le regole fiscali e costringendo il Paese ad attuare austerità). Ci avrebbero venduti per 35 miliardi, e non è detto che non lo facciano, e questo perché accettare le condizioni dei nostri creditori è l'unica speranza che gli resta di avere manforte da loro per scalzarci dal governo qualora ci arrivassimo!

Altra spiegazione non c'è, o almeno la mia fede nella razionalità umana mi fa sperare che non ci sia...

Oggi il mondo intero ha cercato di far capire a questi geni della lampada che il MES è diventato inutile, dopo l'annuncio del programma PEPP della Bce: qui Constancio (una persona che i miei lettori conoscono), qui Brooks. E se una cosa non serve a nulla, serve a qualcos'altro (come ci insegna il Pedante). Volendo allargare il discorso, ci sarebbe veramente da chiedersi, come alcuni hanno fatto, perché sia così restia ad indebitarsi a lungo termine ora che i tassi sono così bassi un'istituzione (il Tesoro) che tanto ha fatto per indebitarsi a lunga scadenza quando i tassi erano alti, fra l'altro investendo in costosi derivati per assicurarsi contro il rischio (del tutto infondato) di un loro ulteriore rialzo...

Eh, quante domande che un giorno avranno risposta...

Tuttavia, restiamo sul pezzo: inutile prendersela con i tedeschi se applicano le regole! Bisognava pensarci prima, quando quelli che oggi sono due Presidenti di Commissione, e allora erano privi di ruoli politici e forti solo delle loro idee e del loro coraggio, chiedevano a destra e sinistra di riflettere. Ora non è il tempo delle recriminazioni, deve essere il tempo della lucidità e della fermezza, ma soprattutto della dignità. Non ha alcun senso chiedersi piagnucolando perché tedeschi e olandesi siano così cattivi, scrivere lettere che provocano, come è facile immaginare, non un afflato di solidarietà, ma una meritata salva di pernacchie: qui, qui, qui e qui:


(per gli europeisti:

"A quanto ho capito, i Paesi Bassi non hanno mai detto di non voler dare alcun aiuto, ma solo sollevato il punto che questo deve essere accompagnato da (una qualche forma di) condizioni, altrimenti questo sostegno finanziario può essere invocato all'infinito. Mi sembra più che logico. Nei Paesi Bassi (tra gli altri) negli ultimi anni sono stati fatti tagli importanti allo scopo di ridurre il debito pubblico. Ciò non è stato fatto, o per lo meno non abbastanza, nei paesi del sud Europa.
Benissimo che l'Olanda si sia fatta sentire. Il sostegno finanziario arriverà sicuramente, ma è positivo che di una cosa come questa si stia parlando.
Comunque, non trovo per niente chic il rivolgersi alla Germania scrivendo "perché dopo la seconda guerra mondiale abbiamo cancellato il tuo debito". Fa un po' leva sul senso di colpa e - se proprio dobbiamo parlarne - quanto è stata "buona" la stessa Italia durante la guerra?")

Bisogna diventare adulti, e porre il problema nei termini in cui va posto: se le istituzioni europee non sono in grado di aiutare i paesi europei, allora il progetto europeo non ha alcun senso. Di istituzioni europee ce n'è una sola: la Bce, perché questo sono riusciti in tanti anni ad avere i "sognatori". E allora o la Bce fa quello che le altre banche centrali fanno altrove nel mondo, o occorrerà pensare a un'evoluzione del progetto. Quindi, invece di mettere all'asta i 100 miliardi che ci servono uno alla volta, si vada sul mercato, gli si dia un segnale, e si metta alla prova la Bce e la volontà dei paesi europei di mantenere in vita il progetto nell'unico modo sensato e possibile: non vagheggiando un Mes che non c'è, ma utilizzando una Bce che c'è e che già si è impegnata ad agire. Se non chiediamo 100 miliardi oggi, non ne basteranno 200 domani, questo va detto e va saputo. La storia della Grecia è molto istruttiva anche sotto quel profilo: per tirarla in lungo ci si sono spesi più miliardi di quanto un bail out immediato avrebbe richiesto. Detta in un altro modo: visto che tanto anche a bocce ferme arriveremo al 150% del rapporto debito/Pil, meglio evitare che questo aumento sia dovuto solo al collasso del Pil, e fare in modo che sia dovuto a un'accumulazione di debito che tenga però in piedi la nostra economia, cioè la capacità del Paese di onorare i propri impegni.

Dopo di che, resta il problema politico.

Io non ho certo ostilità per i tedeschi. Sono in costante contatto con amici e colleghi parlamentari tedeschi (che secondo me non hanno capito che cosa li aspetta fra una decina di giorni), e la Germania resta per me, come per qualsiasi musicista, un riferimento inevitabile. Certo, qui abbiamo stigmatizzato l'indifferenza che li portò a convivere con l'orrore, ma anche noi, come giustamente nota l'olandese qua sopra, di orrori ne abbiamo compiuti in giro per il mondo, e soprattutto gli occhi li stiamo aprendo solo ora che tocca a noi: quello che è successo in Grecia non ci è bastato ad aprirli. Su tutto prevale la compassione per un popolo dove gli sconfitti sono tanti e in crescita, il che, purtroppo, avvierà il Paese, per l'ennesima volta, su un percorso autodistruttivo.

Quale sarebbe l'interesse della Germania lo abbiamo analizzato razionalmente sulla base di lavori scientifici e ne abbiamo fatto anni addietro un manifesto, quando mai avrei pensato di diventare leghista, il cui messaggio poi è stato ripreso nel programma elettorale della Lega Salvini premier. Ma è difficile che in un contesto ormai definitivamente inquinato dall'ideologia e dalle recriminazioni si riesca ad affermare la razionalità. Lo scambio di accuse reciproche, fomentato da lettere come quella che abbiamo commentato, quella che, atteggiandosi a gesto europeo, denota solo ignoranza della cultura e delle sensibilità europee, un simile scambio di accuse approfondisce il solco che ci divide, solco tracciato dal desiderio insano di forzare le leggi del mercato per perseguire un progetto politico il cui senso, se mai c'è stato, si è perso per strada ed è oggi totalmente dileguato.

Non ha molto senso chiedersi ora chi sia stato avvantaggiato da questo percorso. La risposta è meno ovvia di quanto appaia agli ignoranti. Avrebbe invece senso chiedersi cosa fare per evitare che l'inevitabile si produca di nuovo. A me dispiace per qualche cretino che non ha capito il senso del mio tweet:


Massimiliano lo ha capito, e non è che ci volesse molto, per il semplice motivo che chiunque sia stato qui sa che l'antigermanesimo qui non abita, perché qui non abita il piddinismo. Non abbiamo "sognato" l'Europa, non abbiamo creduto che nessuno "dovesse" essere generoso, e conseguentemente non abbiamo nulla da rinfacciare e nulla da recriminare. Abbiamo un Paese da ricostruire, e per questo ci occorre una sola cosa: liquidità, esattamente come a chi viene estratto da un'auto dopo un incidente occorre un'unica cosa: sacche di sangue (e subito).

Anche questo credo che non sia stato capito da chi non capisce con che tipo di contratto sta legando il vostro destino.

E ora, prima di lasciarvi, contemplando con sconforto quanto poco la consapevolezza soggettiva (che ci sarà pur stata a quell'epoca) possa ostacolare le dinamiche oggettive della Storia, e quanto poco gli uomini siano disposti a leggere nel passato il loro futuro, anche perché la scrittura del passato è gestita dai signori del presente, cioè da quelli che si sentono al sicuro e dalla parte giusta (senza capire quello che oggi dovrebbe essere facile capire: una parte giusta non c'è, non c'è un posto sicuro per chi ritenendosi inattingibile si preclude l'esercizio della solidarietà), prima voglio dirvi un segreto:




Non omnes quidem dormiemus, sed omnes immutabimur, in momento, in ictu oculi, in novissima tuba; canet enim, et mortui suscitabuntur incorrupti, et nos immutabimur.

Dedichiamo ai nostri amici tedeschi il lor Requiem. La Wille zur Macht dei nostri fratelli tedeschi, il loro Hang zur Totale, li conduce invariabilmente al solito crocevia della Storia: quello dove, inseguendo chi è più debole di te, incontri chi è più forte di te. Sono due millenni che va così. Fa sorridere che qualcuno potesse illudersi che una moneta, istituzione fragile più di tante altre, avrebbe potuto imbrigliare queste tendenze millenarie. Impedire ai nostri fratelli tedeschi di essere quello che nel bene e nel male sono è impossibile. Rinfacciarglielo è da stolti. Non facciamo il loro storico errore: quello di dare ad altri (agli ebrei, ai Piigs) la colpa dei loro problemi. Dei nostri errori siamo responsabili noi, e, come vedete, stiamo facendo il possibile per trarre da essi un insegnamento. So che molti non vogliono capirlo, ma il semplice fatto che oggi ci sia un dibattito, e una maggioranza spaccata, sul MES, nel paese che accettò senza un plissé quel bail in da cui lo scongiuravamo di proteggersi, significa che qualche progresso è stato fatto: siamo cresciuti.

Dobbiamo solo resistere.




(...a differenza del Giacobbe di Mann, io posso facilmente concepire che avvenga quello che temo: sono più o meno dieci anni che va avanti così. Ma non ritengo che questo sia in buon motivo per arrendermi...) 

(...domani iniziamo a discutere gli emendamenti al """"Cura Italia"""" in Commissione Bilancio. Capiremo presto le intenzioni del Governo...)

domenica 29 marzo 2020

Grigliata di emendamenti

Dunque...

Come sapete, il Governo ha proposto una cabina di regia alle opposizioni, cioè un luogo finora utilizzato solo per non condividere decisioni come quella di ieri, che hanno suscitato un comprensibile allarme e una certa irritazione in molti sindaci. Questo fatto di cooperare in teoria con un Governo che non vuole cooperare in pratica rende inutilmente farraginoso il lavoro parlamentare, che già di suo, come sapete, non è esattamente snello, per la necessità di tutelare tutte le opinioni, di tenerne traccia, di dare loro modo di esprimersi.

Il decreto Cura Italia in questa fase del suo iter è l'Atto Senato 1766. La sua pagina potete facilmente raggiungerla dalla home page del Senato, ed è questa. Allo stato attuale voi potete vedere solo il testo (con la Relazione tecnica, che sta alla tragedia che incombe su di noi come l'orchestrina sta al noto iceberg: anche quell'orchestra, come la RGS, era fatta di bravi professionisti, ma il problema anche in quel caso era tragicamente un altro...), i dossier,  e le memorie depositate. Potete vedere anche la trattazione in sede consultiva, dove trovate i link alle due sedute che della Commissione che presiedo (nella prima sono intervenuto in discussione generale). Non vedete però gli emendamenti, che noi già abbiamo, raccolti nei relativi fascicoli.

Gli emendamenti a ogni articolo vengono numerati con regole precise, distinguendo intanto fra quelli soppressivi, quelli modificativi, e quelli aggiuntivi. Soppressivi e modificativi vengono numerati secondo la regola x.y, dove x è il numero dell'articolo cui si riferiscono e y il numero progressivo dell'emendamento. Il numero dell'emendamento non segue l'ordine di arrivo, ma la logica. Ad esempio, gli emendamenti soppressivi vengono illustrati, discussi e votati per primi, dato che, se li si approva, l'articolo viene appunto soppresso e non è più possibile modificarlo. Gli emendamenti identici vengono presentati consecutivamente per facilitarne la votazione congiunta. Gli emendamenti aggiuntivi, quelli cioè che propongono un articolo x-bis, o x-ter, ecc., vengono numerati secondo la regola x.0.y (cioè: c'è uno zero in mezzo).

Come sapete (?), per il deposito degli emendamenti viene fissata una scadenza in ufficio di presidenza di Commissione (che in questo caso erano le 17 di venerdì). Il relatore e il Governo però possono presentare emendamenti in qualsiasi momento, il che comporta che si assegni un certo tempo per elaborare i "sub" (emendamenti). In questo caso, siccome l'arrivo di emendamenti del Governo non era una eventualità ma una certezza, i termini li abbiamo fissati direttamente in Conferenza dei Capigruppo (dove io sostituivo il mio capo Massimiliano Romeo), e la scadenza dei "sub" è il 31.

Per una serie di problemi, oltre alla sede consultiva seguo anche la sede referente (in Bilancio abbiamo colleghi del Nord che per ovvi motivi è meglio si riguardino). Quindi, con la collaborazione a distanza dei colleghi più esperti, devo cooperare a "grigliare" gli emendamenti. Oltre al fascicolo ufficiale, infatti, ogni gruppo si fa un suo fascicolo, una "griglia", in cui inserisce le proprie valutazioni sugli emendamenti propri e altrui. Va infatti deciso quali dei propri emendamenti "segnalare", cioè proporre per una discussione approfondita, e quali di quelli altrui eventualmente approvare (o almeno non rifiutare). Non è un lavoro facilissimo in questo caso, perché il Cura Italia si occupa (male) di tutto. Di fatto è una legge di bilancio: 127 articoli (che poi diventeranno 127 commi di un maxiemendamento, prassi che serve a votare la fiducia con un'unica votazione, anziché con 127 votazioni!). Non tutti sono esperti di tutto e quindi ci aiutiamo a vicenda.

Intanto io, che ho studiato statistica, mi sono divertito a fare un grafico: quello del numero di emendamenti pro capite per gruppo parlamentare:


Vincono le autonomie, che hanno presentato 100 emendamenti, pari a 12,5 emendamenti per senatore. Noi, con i nostri 204 emendamenti, abbiamo presentato, scontentando molti colleghi che avevano cose interessanti da proporre, solo 3,5 emendamenti a testa (ricorderete anche il noto discorso dell'agganciarsi al treno). Nella maggioranza, il Gruppo Misto e Italia Viva sembrano essere piuttosto critici. Più contenti di tutti, ovviamente, i 5 Stelle, cui la prudenza suggerisce di quaeta non movere (ma tanto non durerà per sempre...).

Ora il nostro lavoro di "segnalazione" deve avvenire a due livelli: "cabina di regia" con il Governo, sperando che funzioni (per ora non ci sono segni concreti, ma aspettiamo), e ovviamente Commissione Bilancio. Siccome ci è stato detto da subito che emendamenti "costosi" non sarebbero stati accolti, la controproposta è stata di portarli in "cabina di regia" per valutarne l'inserimento nel decreto di aprile. Quindi bisognerà segnalare per la Commissione emendamenti "non costosi" (modifiche dell'ordinamento o altre a costo zero per la Ragioneria), mentre per la "cabina di regia" gli emendamenti "costosi", che in Commissione saranno però convertiti in ordini del giorno e votati, in modo che il Governo si assuma un preciso impegno a intervenire.

In teoria questa strategia ha un senso e dovrebbe essere win-win: il Governo perde meno tempo sul decreto di marzo, ma le nostre proposte più significative, venendo inserite nel testo del decreto di aprile, diventerebbero efficaci prima che se aspettassimo il termine della conversione del decreto di marzo. Infatti, mentre il testo di un decreto legge produce effetti dalla sua pubblicazione in Gazzetta (cioè prima della sua conversione), il testo di un emendamento a un decreto legge diventa legge e produce effetti solo dopo la conversione.

In teoria.

Ma in pratica abbiamo a che fare con i nostri simpatici amici la cui peculiare antropologia qui abbiamo sviscerato in tante occasioni. Possiamo immaginare che creature così ontologicamente irrazionali possano approfittare di una opportunità di miglioramento paretiano? Io sono molto scettico. Come sapete, vorrei tanto sbagliarmi, ma purtroppo ci riesco di rado.

Vedremo.

Intanto, torno alla mia grigliata...

Stampare moneta (in sette WhatsApp più uno)

Al risveglio abbiamo trovato su una prestigiosa testata nazionale un'intervista al nostro leader di cui la maggior parte dei potenziali lettori avrà scorso solo il titolo. L'invito a "stampare moneta" sostanzialmente riprende la decisione annunciata qualche giorno fa da Steven Mnuchin, che sarebbe, per capirci, il Gualtieri americano.

Tanto tempo fa uno di voi, credo in un altro blog (forse su sbilanciamoci), mi diede un'ottima chiave di lettura per capire come mai la gente quando si parla di moneta irrimediabilmente sclera, perde totalmente razionalità, dice imbecillità senza capo né coda, in totale contrasto con la prassi, l'evidenza, la teoria economica, e il buonsenso. C'è qualcosa di prerazionale, di preconscio, di più profondo. Tutto è riconducibile, sosteneva questo lettore, a un trauma infantile cui molti di noi siamo andati incontro (i cosiddetti "liberisti" senza riuscire ad elaborarlo), quando di fronte al carrello del gelataio, vedendo nostra madre ricevere l'oggetto dei nostri desideri (un cono) in cambio di un foglietto di carta sporca, abbiamo chiesto: "Mamma, come mai ti danno un gelato in cambio di un pezzo di carta?"

Le mamme hanno tante virtù, direi tutte, tranne una: non riescono a spiegare a un cinquenne l'economia monetaria (materia su cui alcuni cinquantenni continuano a dibattere e la stragrande maggioranza degli economisti a dibattersi). Il diniego di una risposta razionale da parte dell'essere che risolveva ogni nostro problema, argomentava il mio lettore, è stato per la maggior parte di noi un trauma irredimibile, tale da scatenare, nell'età adulta, tempeste emotive difficilmente spiegabili e gestibili ogni volta che si nomina quell'oggetto archetipico che è la moneta (l'ammonitrice, come certamente saprete).

Per evitare che la mamma del mio caro amico Giuseppe (no, non sei tu... sì: sei tu!) si preoccupasse, ho immediatamente redatto un rapido "primer" (non questo, questo) in sette WhatsApp più uno su come va il mondo. Affinché tanta opera non vada dispersa, la condivido qui seco voi, disponendomi con animo paziente e caritatevole a registrare sotto questo post gli scleri degli austriani.

Siete pronti?

Via!




1) la moneta oggi è totalmente fiduciaria: un foglietto di carta con cui puoi acquistare beni perché lo Stato dice che puoi farlo (corso legale). Non è più una risorsa scarsa (oro) e non è nemmeno più agganciata a una risorsa scarsa tramite un obbligo di conversione (in Italia non lo era nemmeno nel 1800: vedi alla voce “corso forzoso” che ricorderete dai libri di storia). Quindi: se l’Italia dovrà stampare buoni pasto, che cosa vieta alla Bce di stampare euro come appunto vuole fare la Fed americana?

2) ma allora lo Stato potrebbe dare un milione a testa? No! Perché? Perché se tutti andassimo a spenderlo non troveremmo abbastanza beni sul mercato e i prezzi si alzerebbero per la legge della domanda e dell’offerta che ogni casalinga conosce (quando acquista il pesce sabato alle 14 anziché venerdì alle 12). Quindi uno Stato responsabile “stampa” responsabilmente.

3) siamo in recessione da anni, con disoccupazione a due cifre. Finché ci sono risorse inutilizzate il problema dell’inflazione non c’è: i beni necessari per soddisfare la domanda possono essere prodotti assumendo persone. Prova: Draghi ha "stampato" quasi 3000 miliardi di euro e i prezzi non sono ripartiti (qui c’è un’obiezione confutabile, vado avanti poi ci torno se interessa).

4) QUINDI (attenzione: è un grande quindi): se noi distruggiamo capacità produttiva, cioè facciamo chiudere le fabbriche dove la gente potrebbe lavorare, allora in prospettiva creiamo un rischio di inflazione, perché quando alla fine lo Stato interverrà con il solito QE (stampando moneta troppo tardi) non ci saranno i luoghi della produzione.

5) è teoria? No, è storia. Infatti gli episodi di iperinflazione in occidente sono tutti legati a eventi bellici, in cui per definizione:

a) lo Stato si finanzia emettendo moneta perché non puoi tassare le persone che mandi a morire al fronte;
b) l’offerta (aka produzione) di beni è per definizione ristretta perché il nemico ti bombarda le fabbriche.

Credo siano chiare le analogie con la situazione attuale.

6) RI-QUINDI: è cruciale intervenire ora con un misurato stimolo monetario (1000 a testa?) che tenga su famiglie e imprese, perché se interverremo tardi avremo iperstagflazione: prodotto fermo e inflazione a due cifre. Il tema è la liquidità.

7) concludo: la Bce lo farà? No, perché è ancorata al paradigma ideologico della moneta come risorsa scarsa (non come strumento gestito dallo Stato a servizio dell’economia reale). Quindi...

La conclusione (cioè il punto “più uno”) è questa: se ci dicono di no, o meglio se non ci dicono di sì abbastanza in fretta, ascoltiamo quello che dice un vero intellettuale e vero servitore dello Stato.



E naturalmente, siccome voi sapete che quello che dico prima o poi succede, ad adjuvandum è immediatamente arrivata la realtà, ricordandoci che il rischio di inflazione da offerta è ormai una realtà concreta.

domenica 22 marzo 2020

Priorità e FAQ

Priorità e FAQ.


(...frutto di infinito ascolto e coordinamento, non si può dire che abbiano il pregio dell'estrema originalità: sono solo cose di buon senso, e sono cose realizzabili. E allora, anche se le cheerleaders del novello Winston - o John Fitzgerald - non lo vogliono intendere: ci voleva molto a buttar giù due idee e dirle prima, magari senza far cifre, se parlare di denaro è inelegante? Le associazioni di categoria sono disperate, percepiscono di aver a che fare con chi una roba così - cioè una RiBa - non l'ha mai vista, con chi non ha mai compilato una fattura, con chi non ha mai dovuto spedire merce in giro per il mondo, con chi pensa che un'azienda si spenga come una lampadina. Ci sono anche spunti vostri, e come al solito vi ringrazio. Se avete domande, trovate l'indirizzo qui...)

sabato 21 marzo 2020

Venezia

Mentre aspetto la conferenza stampa del Bisconte (un amico, scherzando, dice: "Forse lo hanno sequestrato i militari..."), fra le cui innumerevoli virtù non annoveriamo la puntualità, un avviso del telefonino mi ricorda che oggi sarei dovuto essere a Venezia, per suonare al Complesso dell'Ospedaletto. Un mese fa, quando dovevo scegliere una stanza, ebbi lo shining e feci annullare la prenotazione fatta dal mio solerte staff. Me ne vado a dormire dopo una giornata passata a capire se gli iscritti all'Enasarco prendono o meno i 600 euro di mancia, come deve essere effettuata la comunicazione ex art. 56 comma 2 del decretone, in che modo si possa attivare l'opzione prevista dall'art. 58, ecc., e vi lascio con un brano che avremmo eseguito, e che comunque, prima o poi, eseguiremo:


Una storia triste, con un lieto finale, come sarà quella che stiamo vivendo.

Buonanotte.

Il tradimento, la morte

Il avait pris la main de Jean, il l’amenait devant la fenêtre.

– Regardez là-bas, sur la crête des coteaux.

Par-dessus les remparts, par-dessus les constructions voisines, la fenêtre s’ouvrait, au sud de Sedan, sur la vallée de la Meuse. C’était le fleuve se déroulant dans les vastes prairies, c’était Remilly à gauche, Pont-Maugis et Wadelincourt en face, Frénois à droite ; et les coteaux étalaient leurs pentes vertes, d’abord le Liry, ensuite la Marfée et la Croix-Piau, avec leurs grands bois. Sous le jour finissant, l’immense horizon avait une douceur profonde, d’une limpidité de cristal.

– Vous ne voyez pas, là-bas, le long des sommets, ces lignes noires en marche, ces fourmis noires qui défilent ?

Jean écarquillait les yeux, tandis que Maurice, à genoux sur son lit, tendait le cou.

– Ah ! oui, crièrent-ils ensemble. En voici une ligne, en voici une autre, une autre, une autre ! Il y en a partout.

– Eh bien ! reprit Weiss, ce sont les Prussiens... Depuis ce matin, je les regarde, et il en passe, il en passe toujours ! Ah ! je vous promets que, si nos soldats les attendent, eux se dépêchent d’arriver !... Et tous les habitants de la ville les ont vus comme moi, il n’y a vraiment que les généraux qui ont les yeux bouchés. J’ai causé tout à l’heure avec un général, il a haussé les épaules, il m’a dit que le maréchal de Mac- Mahon était absolument convaincu d’avoir à peine soixante-dix mille hommes devant lui. Dieu veuille qu’il soit bien renseigné !... Mais, regardez-les donc ! la terre en est couverte, elles viennent, elles viennent, les fourmis noires !





(...l'amico era dalle parti di Rubécourt, e in effetti, come la storia ha dimostrato: "Oui, l'armée est très mal plantée à Sedan!"...)



Ieri è morta la madre di una carissima amica di Roberta. Niente a che vedere col COVID: si nasce, si vive, e si muore da tempo, è un'altra di quelle cose che funzionano così. Le amiche e gli amici non hanno potuto e non possono essere vicini alla figlia. La defunta non voleva essere cremata, ma sarà cremata (in ossequio al principio che gli assenti hanno sempre torto). I nipoti sono dispersi per Leuropa e stanno cercando di tornare. Nella nostra cerchia ristretta credo che la nostra amica sia la prima a non avere più entrambi i genitori. D'altra parte, non siamo più dei quarantenni, e fra un po' il massimo che potremo augurarci sarà di essere noi, i prossimi, e non i nostri figli.

Generatio preterit, generatio advenit, Terra autem in aeternum stat.

La tristezza di questo momento è amplificata dal non poter rendere ai nostri morti le consuete onoranze. D'altra parte, siamo diventati umani, anzi, umane bestie, quando abbiamo appreso a togliere alle fere i miserandi avanzi, e dell'umanità passata, delle generazioni preterite, quello che ce le ricorda, e ci consente di identificarle come umane, se pure bestie, sono appunto per lo più le necropoli. La memoria di chi non ha avuto memoria dei suoi morti se non si è del tutto spersa, è senz'altro più labile, per il semplice fatto di non aver edificato luoghi di conservazione della memoria (dei morti, e quindi dei vivi).

Insomma, questa storia ci sta sottraendo non solo la democrazia, che è un'acquisizione abbastanza recente e forse mai definitivamente perfezionata, ma in qualche modo anche l'umanità, e questo è senz'altro motivo di avvilimento per tutti voi, e per me.

Ma quel che più mi grava le spalle, in questo momento, è sapere e vedere quelle file di formichine nere, che sfilano laggiù, sui colli, che alacremente, silenziosamente, incessantemente si adoperano per consegnarci ai soliti noti: en voici une ligne! En voici une autre, une autre, une autre ! Voi non le vedete e non le conoscete come le conosco io, che a mia volta sono ben lontano dal conoscerle tutte. Le formichine di Sedan, di cui per primo mi parlò il Gaddus, sono sempre al lavoro, ma oggi non sono prussiane, oh, no!

Sono italiane.


E questo è veramente duro da sopportare.




(..."da giorni, sottotraccia": ve lo dicono loro che la democrazia è sospesa e che le leggi della Repubblica sono carta straccia. Ve lo dicono come se fosse una cosa normale, anzi, una abilità commendevole, per un Governo, sottrarsi al controllo del proprio Parlamento. E, per una volta, non è una fake news...)

(...ho compassione di questi "servitori dello Stato", tutti spocchia e taccagneria. Per non essere stati in grado di percepire l'incoerenza interna della favola liberista, ora perderanno ciò cui più tengono: i loro soldi. Già ne vedo qualcuno sorridere verde. Avete voluto il mondo del mercato? Bene. Il mercato dà, il mercato toglie. Apprezzerete mordendo la polvere i vantaggi del modello sociale keynesiano, la saggezza e l'umanità dell'intermediazione pubblica del risparmio, del welfare state da voi così tanto detestato. A voi non resterà nulla: a noi resteranno le nostre letture, e i nostri morti...)

martedì 17 marzo 2020

La semplice macroeconomia del dopo crisi

La crisi è appena cominciata, o forse dovremmo dire che non è mai terminata, non sappiamo quanto sarà profondo questo terzo scalino verso il basso, ma siccome sappiamo che non è vero che questa volta è diverso, e siccome Ray Dalio (un uomo che sa come navigare attraverso le crisi) si è posizionato al ribasso, sappiamo che qualcosa dovrà succedere, e possiamo cominciare a farci delle idee basandoci sull'esperienza storica.

Intanto, oggi Goldman Sachs ci fa sapere che secondo lui andrà così:



Un bel -3.4%, secondo me ottimistico, che ci riporterebbe al Pil del 2000, cioè indietro di un ventennio esatto (il ventennio eurista, by the way). Mi sembra ormai chiaro, come lo sembra credo alla maggior parte di voi, che andiamo invece incontro a un evento di un ordine di grandezza superiore, più simile al 2009, quando, come vi ricorderete e come si vede dal grafico, facemmo un bel -5.5%. Ma insomma, non cambierebbe molto: sarebbe sempre un ventennio perduto, mese più, mese meno.

Resta da capire come andare avanti dopo, perché il problema, come facilmente capite, non è tanto e solo quello del calo dell'attività, con tutte le tragedie umane che comporta: la chiusura di negozi, alberghi, ristoranti, fabbriche, la perdita di posti di lavoro, in un clima sociale già reso preoccupante dalla visibile mancanza di controllo della situazione da parte di chi ci governa. Quello è solo l'inizio del problema, perché poi ce n'è un altro, ovvero la sostenibilità del debito: di quello privato, e di quello pubblico.

Soffermiamoci un attimo sul secondo, che è l'unico del quale i cretini parlano (sorprendentemente, cinque anni dopo questo articolo e nove dopo questo c'è ancora qualcuno in giro che non ha capito come stanno le cose, ma va bene così). Se prendiamo le cifre di cui disponiamo ora, che sono ovviamente tutte delle stime, e utilizziamo le note equazioni di accumulazione del debito, tenendo ogni altro valore uguale, e considerando le stime del FMI e della NADEF, visto che la NADEF dava un indebitamento netto di -2.2, cui si aggiunge un -1.1 per i noti motivi, arrivando a -3.3, con il Pil in calo di -3.4, immaginando (per essere molto generosi) un'inflazione all'1%, e quindi una crescita nominale al -2.4, succede che in un solo anno dal 133% di rapporto debito/Pil si passa al 140% (provare per credere, gli elementi li avete tutti). Questo nello scenario ottimistico. Secondo me si rischia di andare oltre il 140% del rapporto debito/Pil.

Da vedere sarebbe una cosa di questo tipo:


Ora, come sapete, non esiste alcuna soglia magica oltre la quale il debito diventi insostenibile o magari comprometta la crescita. I due illustri colleghi che hanno provato a dimostrare l'esistenza di una simile soglia, per fornire una abietta giustificazione ideologica all'austerità che ci ha massacrato dal 2011 in poi, hanno fatto una figura di palta di dimensioni siderali. Quindi, il fatto che si vada al 140% (stima conservativa) o oltre (come plausibile), non mi preoccupa tanto di per sé, nell'immediato, quanto per l'ovvia considerazione che comunque a un certo punto il debito dovrà cominciare a diminuire.

Questo ci insegna la Storia.

Come ben sapete, la Storia non ci permette, o almeno non da sola, di individuare quando il debito comincerà a diminuire. Su come il debito possa diminuire invece la Storia è piuttosto categorica. Da un ammontare di debito insostenibile si può rientrare in soli tre modi, che sono quelli che qui abbiamo tante volte discusso, avvalendoci in particolare di un lavoro di due economiste, Carmen Reinhart e Belen Sbrancia:

1) crescita (assistita da regolamentazione dei mercati finanziari)
2) iperinflazione
3) default

La soluzione indolore sarebbe quella di favorire la crescita, ma questa strada ha una controindicazione, non per voi, ma per le classi dominanti: la crescita porta uguaglianza. L'austerità, come qui abbiamo imparato, non è tanto un problema di quantità, quanto di distribuzione del reddito: serve ad abbassare i salari, per recuperare competitività (ridurre i costi variabili di produzione rispetto ai concorrenti esteri), ma anche (e soprattutto) per espandere i profitti. Abbandonare il dogma della moneta "risorsa scarsa", cioè regolarsi nel modo che una volta era convenzionale (nel senso di scontato, normale), e che con tanta fatica ci hanno appreso a disapprendere, è un'operazione sgradita alla classe dominante (il capitale finanziario), perché ridurrebbe la sua quota nella distribuzione del reddito. Certo, se, come negli anni '50, '60, '70, e anche '80, si monetizzasse una parte del fabbisogno, cioè si finanziasse una certa parte della spesa pubblica con emissione di moneta (rectius: con acquisti di titoli di Stato sul primario da parte di una Banca centrale nazionale), ci sarebbero infrastrutture meno fradicie, e anche, cosa che non guasterebbe, un'inflazione meno asfittica. Perché dobbiamo sempre ricordarcelo: l'obiettivo della Bce, l'obiettivo che lei ha dato a se stessa, nella sua insondabile autodichia, è il 2%, e noi questo 2% non lo vediamo da parecchi anni. In fase di deflazione, il finanziamento diretto della spesa pubblica non crea inflazione, non è materialmente possibile che lo faccia.

E bisogna anche capirsi su che cosa sia la spesa "produttiva", la spesa "buona", la spesa "che fa crescere", cioè la spesa per investimenti.

Per gli sciocchi è solo spesa in formazione di capitale fisso: macchinari, attrezzature, capannoni, e naturalmente infrastrutture materiali. Ma forse anche nella loro vasta platea qualcuno ha avuto modo di accorgersi che esiste anche il capitale umano, che non è solo istruzione (ediuchescion, come la chiamano appunto quelli lì), ma anche sanità (cioè salute, come la chiamano sempre quelli lì). Sarò brutale, ma è meglio che lo sia io, piuttosto che la vita. Caro amico che credi a Oscar Giannino, io non ti auguro di esserci, come non lo auguro a nessuno, e comunque quello che io mi auguro è del tutto irrilevante, perché non dipende da me né evitarlo, né favorirlo, ma posto che in questo momento stia toccando a te (e comunque se non tocca a te tocca in questo momento a tanti altri che ugualmente ne avrebbero fatto a meno e ugualmente non lo meritavano), posto che ci sia tu, lì, voglio dirti una cosa che forse non sai: lo stipendio dell'infermiera che ti attacca al respiratore, come del resto quello dell'insegnante di università che ha insegnato al medico che ti sta curando quando è il caso di attaccare un respiratore, come del resto anche lo stipendio del medico stesso, ecco, quei soldi lì, proprio quelli lì, sono i soldi che tu volevi tagliare, perché nella tua contabilità sono spesa corrente improduttiva.

Il paradigma oggi è questo: di capitale umano ci si riempie la bocca sui testi dei grandi economisti, salvo poi lasciarlo deperire in pratica negandogli istruzione e sanità pubblica (che, mi perdonino gli sciocchi, non è la salute pubblica). Se ci si nega la possibilità di una crescita ordinata, con mercati finanziari regolamentati, cioè la possibilità per lo Stato di finanziare monetariamente parte della spesa pubblica, allora al termine dell'accumulazione di debito restano due soli esiti: l'iperinflazione (a tre cifre, per capirci), o la bancarotta.

Entrambi distruttivi, entrambi evitabili, ma entrambi inevitabili a meno di un cambio di paradigma.

E in effetti, tanto per esser chiari, se osservate il noto grafico delle due economiste, quello qui tante volte analizzato:


noterete un unico episodio significativo e prolungato di discesa del debito pubblico nei paesi avanzati in cui la "repressione" (cioè regolamentazione) finanziaria abbia giocato un ruolo, ed è quello successivo alla Seconda guerra mondiale, nel periodo in cui le politiche keynesiane, rese sostenibili dal controllo dei movimenti internazionali di capitale, determinarono una crescita moderatamente inflattiva, con il costo del finanziamento del Tesoro tenuto sotto controllo tramite la cooperazione fra Tesoro e Banca Centrale.

Ma c'era voluto un cambio di paradigma, quello che io chiamo l'effetto Chichijima.

E voi direte: Chichijima? E ve la andrete a googlare (come farei io...).

A Chichijima, una splendida isola del Pacifico, come spiegavo l'anno scorso al capo Molinari, accadde un episodio minore, ma significativo, della Seconda guerra mondiale. Uno stormo di Grumann Avenger che era andato a far danni venne tirato giù dalla contraerea giapponese. Capita. Di nove aviatori che riuscirono a salvarsi, otto vennero catturati dai giapponesi, che per non sbagliare li decapitarono, e ne consumarono alcune parti. Uno si salvò perché stette un po' a mollo finché non passò di lì un sommergibile della classe Gato, che se lo caricò. In effetti, quando sei a mollo nel Pacifico, meglio incontrare un sottomarino (anche se inquina) che uno squalo bianco, per dire. Questo episodio ovviamente non avrebbe alcuna relazione col tema della distribuzione del reddito, che è quello di cui qui ci occupiamo, se non fosse che il fortunato aviatore era uno de passaggio.

Avrete quindi capito qual è la mia tesi. Una tesi, se vogliamo, un po' alla Padoa Schioppa. Io sostengo, ma sono ovviamente qui per discutere questa asserzione, che i cambi di paradigma sono resi più facili quando è la classe dominante ad essere avvicinata, direttamente o indirettamente, alla durezza del vivere. Qualcosa deve segnalare a chi è nato dalla parte giusta della distribuzione del reddito che non ce n'è per nessuno. La stagione keynesiana dal Secondo dopoguerra si è nutrita della necessità di superare gli orrori appena vissuti, che avevano anche una dimensione soggettiva se vogliamo banale, prosaica, ma non per questo meno pedagogica: puoi essere ricco quanto vuoi, ma te ne fai poco se tuo figlio viene fatto a pezzi.

Mi avrete sentito dire molte volte, in privato o in pubblico, che in un mondo pre-nucleare noi avremmo già combattuto una guerra coi nostri fratelli europei, e già staremmo ricostruendo il nostro Paese. Lapace ovviamente non ce l'ha data Leuropa, ma Latomica. I fondamentali economici, così come i corsi e ricorsi storici, si inchinano di fronte a quelli fisici. Il mio ragionamento trascurava però quell'altro potente strumento di riequilibrio drastico dei rapporti fra lavoro e capitale che sono le epidemie, la cui funzione è descritta con rara efficacia da Cipolla nella Storia economica dell'Europa preindustriale. Per secoli le epidemie hanno avuto sulle guerre il vantaggio di distruggere solo lavoro, non capitale. Il vantaggio, naturalmente, era per il lavoro superstite, che, diventato relativamente scarso, riusciva ad avvantaggiarsi per un po' nella distribuzione del reddito. Oggi siamo bravi: ci laviamo le mani, e visto che tessuti relativamente comodi non hanno più costi esorbitanti, e chiunque se li può permettere, non indossiamo i vestiti dei morti (cosa che contribuiva, come ricorderete, a trasmettere la peste), e poi non dormiamo nello stesso letto, ci nutriamo in modo relativamente sano, ecc. Questa cosa orribile quindi prima o poi la fermeremo, anche se forse ci vorrà più di quanto possiamo supporre, e sicuramente non ci farà gli stessi danni della peste (anche se la spagnola in termini assoluti ne fece di più: ma nel 1918 c'era più gente in giro che nel 1348...). L'effetto "distruzione di lavoro" non sarà determinante in termini economici, ma sarà, anzi, è già soggettivamente così forte da farci sperare in un cambio di paradigma, in parte spontaneo, e in parte indotto.

La parte spontanea è quella dei liberisti che, nell'alternativa fra soffocare e avvalersi dell'odiata spesa pubblica improduttiva, fanno (quasi tutti) la scelta giusta, e si affidano al Servizio Sanitario Nazionale, che qui abbiamo difeso in tempi non sospetti. Qualcuno non capirà nemmeno così (capire non è obbligatorio), ma molti stanno capendo. La parte indotta è quella pilotata dai grandi media: con un sistema sociale ed economico al collasso, incapace di ripartire per i noti motivi, lo stato d'eccezione determinato dal virus consente un artificio mirabile: presentare come eccezionali rimedi di politica economica del tutto normali, come l'uso della politica di bilancio a fini espansivi, e il finanziamento monetario della spesa pubblica.

Le due parti del cambio di paradigma non sono ugualmente progressive. Quella spontanea lo è: la paura è un insegnante formidabile (anche etimologicamente). Quella indotta non lo è: far credere che l'intervento dello Stato nell'economia, e in particolare l'uso della sovranità monetaria, siano elementi motivati e motivabili solo con uno stato di eccezione ha due elementi chiaramente regressivi. Il primo è quello di assolvere le élite dalla colpa di non aver fatto ricorso ad essi per evitare altri lutti e altra miseria. Il secondo, più subdolo, è quello di tenere aperta una porta all'abbandono questi strumenti, cioè degli strumenti di una normale gestione keynesiana di un'economia capitalistica, non appena la pressione determinata dallo stato d'eccezione si attenui.

Un buon mezzo per prepararsi questa ritirata è quello di presentare l'esercizio di normali strumenti di politica economica sotto forme inutilmente stravaganti: l'helicopter money, per esempio, può sembrare keynesiana solo a uno sciocco (e infatti sembra keynesiana a molti), ma di keynesiano non ha nulla. Keynesiano, come qui abbiamo imparato, è l'intervento dello Stato nel circuito di intermediazione del risparmio, è la regolamentazione dei mercati (in primo luogo quelli finanziari), cioè è esattamente il contrario del dare soldi a pioggia agli individui, sperando che il meccanismo di coordinamento dei prezzi conduca a un ottimo sociale. Keynesiano sarebbe un grande piano di infrastrutturazione, ma soprattutto pagare decentemente gli insegnanti, a partire da quelli elementari, pagare decentemente gli infermieri, i medici, e gli agenti di polizia (tutta spesa corrente), sarebbe avere un governo politico che facesse politica economica avendo a disposizione tutti gli strumenti della politica economica, e un corpo elettorale che potesse giudicare lui la qualità dei politici, anziché farla giudicare dai mercati della cui infallibilità nei prossimi giorni avremo plurime prove.

I cambi di paradigma hanno molti nemici: si trovano nella minoranza avvantaggiata dallo stato delle cose. Ma hanno anche un grande alleato: la Storia.

Io ci dormo sopra: domani sarà un giorno interessante, e io sarò in capigruppo per il mio partito.

Buona notte...


(...a scanso di equivoci: credo vi sia chiaro che chi tifa MES tifa default, questo lo capite, no? Ecco, questo non è un cambio di paradigma...)

domenica 15 marzo 2020

Leuropeisti anonimi (ancora sul MES)

Vorrei approfittare di questa occasione in cui, dopo il calcio in faccia della Lagarde e i 550 miliardi "col trucco" dei tedeschi, sono ormai rimasti pochi europeisti ancora acritici, che resistono come gli ultimi giapponesi sulle isole. E forse pure quelli sulle isole stanno incominciando a farsi qualche domanda.

Avrei quindi una riflessione anche per voi unioneuropeisti, assolutamente a-partitica, anzi persino pro-euro (sì avete letto bene). La trovata della Lagarde, che quasi sicuramente è stata intenzionale ma che rischiava di mandare a catafascio tutto ed ha richiesto quindi la veloce smentita del Capo Economista della BCE, ha reso chiaro e cristallino il fatto che (l'ha dovuto confermare anche Visco) è l'azione e l'intenzione della BCE che regola lo spread e il costo e la disponibilità de iSoldi(TM).

Non possono deviare da quello che devono fare, nemmeno per minaccia, senza riparare subito in fretta, altrimenti crolla l'Euro. Vi piace (o non vi piace) l'Euro? Non importa, qui abbiamo una BCE che agisce, gratis, per tenerlo su. DEVE farlo. Bluffa finché può (causando scosse che se non ci fosse la Fed a pararci andrebbe persino peggio che -16%) ma, messa alle strette, lì deve andare.

Mi spiegate dunque, cari unioneuropeisti, perché vorreste firmare e riconfermare il MES per pagare assai salato quello che potete avere GRATIS????? Non ha alcun senso economico farlo, di qualsiasi parte politica voi siate. E' come comprare a caro prezzo una Seat Marbella oggi come auto di scorta, quando col contratto auto di cortesia c'è già scritto che, se serve, vi danno una Ferrari.

Anzi visto che siete pro-Euro ha meno senso per voi che per noi, che potremmo volere il MES perché se mai lo si dovesse usare, è più conveniente uscire dall'Euro che ristrutturare i BTP per applicare il MES (una uscita con shock ma... perdita probabile e recuperabile contro perdita certa e definitiva; altro ragionamento assolutamente apolitico - come diceva Zio Paperone, "gli affari sono affari").

Probabilmente si può scrivere meglio di come l'ho scritto io, ma credo sia un punto importante che può far riflettere. In fondo anch'io un tempo ero Leuropeista. Poi ho riflettuto. Sarebbe una riflessione da fare alle riunioni tipo alcolisti anonimi.

Leuropeisti Anonimi!

Postato da Ussi in Goofynomics alle 15 marzo 2020 13:49



(...siccome invece non credo che si potesse dire meglio di così, ve lo metto in evidenza. Ci sono gli stupidi, i maledetti stupidi, e i Leuropeisti anonimi, che però, a quanto pare, possono decidere di smettere. Fallo anche tu!...)

(...i beneinformati mi segnalano che la signora dalla vita appagante - lo dice lei ai giornali, quindi posso ripeterlo su un blog - l'ha fatto apposta, ma è stata respinta con perdite da Trump, che ha manifestato appoggio all'Italia, e dai mercati, che hanno sottratto appoggio a Francia e Germania. Sai com'è: dopo anni passati a segare un ramo, non è che puoi mettertici a ballare sopra! Meglio tenere un profilo basso, come giustamente hanno costume di fare i banchieri centrali. Ho una lunga sfilza di cose che trovo discutibili nella gestione Visco, ad esempio, ma di una cosa non posso che essergli grato: di non aver rivelato al mondo dettagli della sua vita privata! Sulle dichiarazioni a mercati aperti, invece, qualcosa da dire che l'avrei, ma, come ben sapete, questo non è il momento delle polemiche...)

sabato 14 marzo 2020

Domandare è lecito...

Scusate, a futura memoria, perché magari serve, la lista delle nostre richieste al Governo. Comments welcome, come sempre (compresi quelli di Serendippo):


Settore finanziario

Sospensione dei mutui: adoperarsi perché l’Accordo sul credito fra ABI e categorie produttive diventi effettivamente operativo con automatismi o almeno norme certe e uniformi.
Linee di credito agevolato soprattutto per il finanziamento del capitale circolante.
Innalzamento a 5 milioni dell’importo garantito dal Fondo di garanzia per le PMI.

Fisco e aziende

Sospensione per l’intero territorio nazionale dal 16/3 fino al termine della crisi da COVID19:

  • dei termini di tutti i versamenti e gli adempimenti tributari, contributivi e assistenziali
  • di tutti i termini procedimentali e processuali e legali connessi alle procedure esecutive
  • dell’applicazione degli ISA 
  • del codice appalti con adozione modello europeo
  • dell’art. 3 del Decreto fiscale 2019, consentendo lo sblocco delle compensazioni fiscali
  • della sugar tax, della plastic tax e delle limitazioni all’uso del contante

Moratoria anche nella riscossione ordinaria, straordinaria, coattiva e in pendenza di giudizio.

Innalzamento da 400.000 a 2.000.000 euro di fatturato per la sospensione generalizzata dei versamenti IVA (secondo la definizione di microimpresa)

Innalzamento da 700.000 euro a un milione del limite per la compensazione dei crediti.

Regimi sperimentali sul triennio 2020-2022

Regime forfettario al 15% come da L. Bilancio 2019 (espungere modifiche LB 2020) a tutti i soggetti con volume d’affari fino a 100.000 euro con coefficienti di redditività ATECO.

  • Applicato alle ditte individuali, professionisti, sas, snc, studi associati e srl in opzione
  • Nessuna tenuta della contabilità
  • Senza fatturazione elettronica od invio telematico corrispettivi
  • Non applicabilità degli ISA
  • Non applicabilità IVA e ritenute
  • Versamento solo a saldo 2021, acconto non superiore a quello versato anno precedente;

Soggetti IRES e Irpef con va da 100.000 fino a 10 milioni (piccola impresa, definizione europea)

  • IRES/IRPEF al 20% su reddito in contabilità ordinaria e semplificata
  • Cancellazione dell’Irap con compensazione alle Regioni
  • Acconto non superiore a quello versato anno precedente
  • No ISA per triennio 2020/2022

Aliquota fissa del 5% per 3/5 anni Spa, srl, snc, sas, ditte individuali e professionisti

  • Che iniziano una nuova attività 
  • Che sono in stato di crisi conclamata come da codice crisi impresa (concordato preventivo, ristrutturazione aziendale…) ed ex legge fallimentare


Cedolare secca e locazioni

  • Cedolare secca con aliquota del 15% a estesa a tutti gli affitti commerciali, direzionali, artigianali ed industriali, se viene applicata contrattualmente una riduzione dell’affitto praticato di almeno il 30% rispetto anno 2019
  • Credito d’imposta (o onere deducibile) riconosciuto al proprietario e conduttore in misura pari all’imposta di registro versata sui contratti di affitto.

Provvedimento generale di riapertura termini per:

  • rottamazione ter
  • saldo e stralcio anno 2018.
  • chiusura liti pendenti processo tributario 2018

Lavoro

Estensione della Cassa Integrazione Guadagni in deroga a tutti i settori colpiti dalla crisi.

Rimozione dei paletti dal Fondo di Integrazione Salariale per renderlo accessibile alle microimprese (partite IVA a partire da un dipendente).

Enti locali

Contributi straordinari a Comuni Consorzi e Provincie per infrastrutture, scuole, manutenzioni e opere pubbliche (sul modello spagnolo) per almeno 3 miliardi.

Sblocco di qualsiasi vincolo di destinazione delle entrate correnti dei bilanci dei Comuni a fini di spesa corrente in presenza di pareggio di bilancio.

Rinegoziazione di tutti i mutui dei Comuni e Provincie.


Imprese

Piano di rilancio delle grandi opere infrastrutturali sul modello Genova.

Piano di produzione straordinaria e controllo della distribuzione di materiale di protezione (mascherine e detergenti), con controllo delle speculazioni.

Moratoria sul pagamento delle bollette di acqua, luce e gas, con successiva rateizzazione.

Misure per il rilancio delle zone rosse

Rapida certificazione di queste zone come ZES (zona economica speciale).

Totale defiscalizzazione del lavoro straordinario affinché i lavoratori possano essere incentivati al recupero della produttività persa causa sospensione dell’attività.

Automatismi per definire le modalità di “copertura” totale per i lavoratori della zona rossa impossibilitati ad andare al lavoro causa ordinanza governativa.



(...ora vediamo...)