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giovedì 14 aprile 2016

Ricordate il 5 per mille ad a/simmetrie

(...mentre simpatici amici ci segnalano le evoluzioni di chi per anni vi ha tradito - se eravate di sinistra - e mentito - di qualsiasi colore foste, e si è anche vantato di soffocare il dibattito, che, come ricorderete, io avevo offerto loro ritenendo che quello fosse il luogo di elezione dove preoccuparsi di una cosa che schiaccia tutti cominciando dai lavoratori, qualcuno, o meglio "qualcuna", fa una cosa intelligente e della quale la ringrazio: ricordarvi che contribuire a un progetto di verità e giustizia, sostenere chi è in grado di portare nei media una parola di equilibrio in questo modo [ringrazio Alessandra Viero], consolidare la reputazione nel dibattito delle vostre idee, è una cosa che, volendo, non costa nulla...)



Zoe [che non è Alberto Bagnai, ma una lettrice intelligente] ha lasciato un nuovo commento sul tuo post "Infelice Atlante (il canto del cappone)":

OT in tempo di 730.

Come lo scorso anno ho cercato il codice fiscale di asimmetrie cliccando sulla scritta in rosso asimmetrie nella homepage di Goofynomics per dare il 5 per mille in sede di dichiarazione redditi modello 730.

Se posso, non darei per scontato che sia chiaro a tutti, considerando anche che vi sono sempre nuove persone che la seguono, che sostenere questo progetto contribuendo ad asimmetrie, significhi anche fare la semplice operazione, che in termini economici non costa nulla a chi la effettua, di indicare nella prima casellina in alto a sinistra del modello 730 I, sostegno del volontariato....ecc, allegato al modello 730 (Scelta per la destinazione del 5 x mille Irpef), il codice fiscale di asimmetrie 97758590588 apponendo la propria firma.


Lo stesso vale per coloro che non faranno il modello 730 ma il modello Unico 2016.

Il soggetto contribuente deve farsi parte diligente precisando agli operatori, siano essi commercialisti o CAF, di voler fare questo tipo di scelta, in quanto accade spesso che queste operazioni siano viste come una scocciatura e quindi, se non richiesto espressamente, il modello non venga compilato e quindi venga presentato in bianco.

Per questo, se posso, suggerirei di integrare la scritta in rosso della homepage di Goofynomics con quelle tre righe di indicazioni che si trovano cliccando sulla parola asimmetrie, almeno nel periodo da aprile a luglio, tempo di 730 e di modello Unico.

PS: anche coloro che non devono fare alcuna dichiarazione, ma sono in possesso di un modello CU Certificazione Unica rilasciata dal datore di lavoro per redditi di lavoro dipendente possono compilare la scheda allegata al modelello CU per effettuare la scelta.

La scheda va poi presentata ad un CAF o in posta.

Sono semplici operazioni che non costano nulla ma che possono fare la differenza.

Un sempre grazie per il suo lavoro e un saluto a tutti i lettori del blog

Postato da Zoe in Goofynomics alle 13 aprile 2016 23:02


(...grazie, Zoe. Nel giorno in cui un nostro lettore riporta alla nostra attenzione quanto c'è di peggio nel panorama giornalistico italiano - mai credo che la missione di presentare i fatti separati dalle opinioni sia stata più vilmente tradita, tu vieni a dire una parola costruttiva. Il mondo rimane in un suo imperscrutabile equilibrio. Seguirà - appena fatte slides e valigie per Lisbona - un post di "nota integrativa" al bilancio del 2015, che trovate già sul sito di a/simmetrie ed è già stato comunicato ai soci in vista dell'assemblea ordinaria, che dovrà approvarlo. Ma sapete che a me piace essere molto trasparente e dettagliato con tutti voi, indipendentemente dalla scelta di appartenere o meno all'associazione, quindi dopo faremo i conti. Le cose sono andate più o meno come avevo previsto qui. Purtroppo non sono andate meglio, ma per fortuna non sono andate peggio. Ritorno su un punto: se non fate funzionare il mercato, mandando l'euretto a chi se lo merita, o almeno togliendolo a chi non se lo merita, vi meritate quella gigantesca e ingiusta distorsione del mercato che è l'euro. Non avete altra scelta che sostenere la ricerca indipendente e per consentirle di diventare una fonte autorevole nel dibattito...)

(...attenzione: il vostro 5x1000 è essenziale. Non sono però ancora in grado di dirvi quanto sia rilevante in termini quantitativi, perché non abbiamo ancora ricevuto quello che ci avete destinato con le dichiarazioni dei redditi dello scorso anno: lo riceveremo verosimilmente nel 2017. Allo stesso modo, la firma che mettete oggi si tradurrà in un incasso per l'associazione nel 2018. I tempi sono questi. Quindi, come dire: il 5x1000 sicuramente aiuta - anche se non sappiamo quanto - ma certissimamente non basta, perché quello dello scorso anno ci arriverà fra un anno. Ne parliamo dopo con calma...)

lunedì 26 novembre 2012

Fuggi, dolente core...

(0, 1... Accipicchia, questa volta a contare ci ho messo veramente poco...)

Quanti cambiamenti in così poco tempo!

Mi hanno detto che il prof. Boldrin, da qualche parte, ha riferito di una possibile svalutazione al 20% in caso di uscita dall'Eurozona. Ma come, proprio lui, uno di quelli che "l'Italia è come la Grecia e se esce finisce come lo Zimbabwe!", uno dei profeti dell'iperinflazione... Non ci son più i liberisti di una volta, quelli che la moneta è una merce, ma il suo prezzo deve essere fisso! Ci piace ricordarlo così...

E ho visto con i miei occhi, in quel blog il cui nome suona come l'invito ad alleggerirsi di un dolce peso, un articolo che, mirabile visu, si pone il vero problema, quello che qui ci poniamo da sempre, insofferenti, e ce ne scusiamo, verso gli stolti che da sinistra e da destra cercano di farci capire che in fondo è solo un problema di dimensioni delle imprese e di elasticità delle esportazioni (lorde) al prezzo.

Per carità, noi poi avremo anche torto, sicuramente i fatti ci smentiranno, ma avremo la soddisfazione intanto di essere smentiti in buona compagnia (Meade, Mundell, Fleming, Kaldor, ecc.), e poi di aver assistito all'esilarante spettacolo dei topolini che abbandonano la nave che affonda. Spettacolo che diventerebbe ancor più esilarante, lo capite bene, se alla fine si capisse (Dio non voglia) che i topolini semplicemente credevano che la nave affondasse...

E prima delle classiche navi da combattimento in fiamme al largo dei bastioni di Orione, quale spettacolo che noi umani non avremmo mai potuto immaginare ci viene oggi offerto dalla stampa italiana? Non lo sapete? Ve lo dico io: Rossana Rossanda abbandona il Manifesto, rifugiandosi dentro Sbilanciamoci. Dobbiamo quindi supporre che si sia infranto il glorioso Sbilifesto, che tante soddisfazioni ci ha dato, e che Sbilanciamoci abbia deciso di fare un passettino a sinistra (ma il goniometro l'ho perso in quarto ginnasio, non son sicuro di saper misurare centesimi di radiante a occhio, quindi lasciamo perdere). Un altro studio di caso per la nuova branca della scienza politica, la politica delle particelle: la scissione di Fermare il declino, la scissione del Manifesto... il bosone Boldrin (attenzione alle vocali), il muone Rossanda...

Vi ricordate quando parlai dei piccoli bandwagoner che crescono? Il riferimento era, evidentemente, alla redazione del Manifesto. Questa, nel pubblicare l'articolo di Cavallaro, sembrava aprirsi a una ricostruzione più equilibrata della storia economica recente, ma restava ancora lordata dalla vergogna di aver propugnato sull'attualità un dibattito spacciato come aperto, ma poi orientato, per ammissione della direttrice stessa, in senso eurista. Incredibile, no? Che un quotidiano comunista si fosse schierato a favore di un regime nel quale a pagare sono strutturalmente sempre i lavoratori, come all'estero comunemente si ammette, era decisamente più sorprendente del balenare dei raggi B di fronte alle porte di Tannhäuser. Tanto più che gli amici "comunisti" non potevano non saperlo. Mi ero, umilmente, permesso di farglielo notare due anni prima, quando illustri colleghi ancora si baloccavano con gli accorati appelli dei quali la Merkel fa l'uso gargantuesco che sapete, e che oggi mi si rimprovera di non aver firmato (non considerando che avevo di meglio da fare).

Eh, ma che volete, io non ero autorevole, giustamente non mi si ascoltava. "Ma chi è questo Bagnai, da dove salta fuori? Nei nostri tinelli non si è mai visto. E poi non è marZiano, la sua militanza dov'è? Orsù, venga negletto, e si ascoltino invece i nostri padri nobili, ci si abbeveri alle verità che essi defecano notte e dì, e ci si rafforzi così nel nostro senso di appartenenza".

Povera R.R.!

La tua trista parabola ci è di ammonimento, ci rammenta quanto breve sia la strada che separa un padre nobile da un vecchio malvissuto. Per varcare questo guado non c'è bisogno di prendere la rincorsa.  Con la tua memorabile intervista a Giuliano Amato, capolavoro di ipocrita piaggeria, lo hai varcato d'un sol balzo, e a noi (dis)piace ricordarti così. La tua tardiva presa di distanza temo non laverà l'onta di essere stata collaborazionista di questo regime di fascismo finanziario. Di autocritica, lo so, a sinistra nemmeno se ne parla, e poi, chissà, forse l'autocritica è come l'età: non sta bene chiederla a una signora...

Fuggi, dolente core...


Troppo tardi per imparare la differenza fra collaboratore e collaborazionista. Quella differenza, sai, ci devi nascere, e forse ha ragione il mio amico Guerani quando mi fa notare che se appartieni a una parte che in Italia ha da sempre tifato per una potenza straniera, non sei esattamente nelle migliori condizioni per apprezzare certe sottigliezze. Dai carrarmati russi a Budapest, ai capitali tedeschi ad Atene: cinquanta anni di ininterrotto peana a celebrare il più prepotente. Una tradizione da rispettare, sperando che siano tempi di memoria corta. Ma purtroppo non lo sono.

Ah, e già che ci siamo, facciamo chiarezza su un altro punto. Sì, perché voi non lo sapete, ma dopo il post sui bandwagoner, cosa mi arriva per interposto collega "de sinistra"? Questo:




Ti rubo due minuti per una quaestiuncula che concerne il tuo collega Alberto Bagnai.

Premetto di non conoscerlo personalmente, ma frequento - ancorché saltuariamente - il suo blog, di cui ho spesso apprezzato l'intelligenza delle analisi e la salacia dei giudizi. Proprio per ciò, mi ha francamente stupito vedermi ridotto al rango di "bandwagoner" a causa di un mio articolo pubblicato sabato sul manifesto (vedi qui: http://goofynomics.blogspot.it/2012/10/piccoli-bandwagoner-crescono.html).

Come sai, collaboro con il manifesto dal 1999 e almeno da allora ho sempre sostenuto coerentemente le stesse posizioni sulla crisi, sull'euro, sul cosiddetto intervento pubblico nell'economia ecc.,[omissis...]. Naturalmente Bagnai non è tenuto a saperlo, così come non è tenuto a sapere che negli ultimi undici ho scritto alcuni libri e diverse decine di articoli e papers per provare a reinterpretare in chiave marxista il problema del rapporto stato-mercato. Ma prima di dar retta a chi - un po' incautamente - mi addita a bandwagoner suo (e anche tuo), magari un piccolo sforzo d'informarsi su chi sia il sottoscritto lo potrebbe fare, non credi?

Scusa il piccolo sfogo. Lascio a te la scelta se dire a Bagnai di questa mia sommessa doglianza (eventualmente anche girandogli questa mia) o meno. Attizzare polemica con un commento sul suo blog non è nelle mie corde.



Caro Cavallaro,

Beati mites, quoniam ipsi possidebunt terram (attenti alla patrimoniale, però...).

Detto questo, mi permetta di scusarmi con un intellettuale di sinistra che può esibire un curriculum di tutto rispetto (detto senza alcuna ironia), e di fare ammenda per la mia ignoranza. Sa, come dice mia suocera, paga il giusto per il peccatore, e io da molti anni, diciamo da qualche anno prima del 1999, ho smesso di interessarmi ai giornali italiani e a chi ci scrive per i motivi che dovrebbero essere chiari leggendo questo post. Evidentemente l'ho coinvolta nel mio giudizio un po' sommario e superficiale verso una categoria che tante soddisfazioni ci ha dato e ci sta dando, alla quale lei magari nemmeno appartiene, e ovviamente me ne scuso.

Devo però chiarire che il bandwagoner non si riferiva strettamente a lei. Anzi, come la discussione in quel post chiarisce, sulla sua analisi nessuno ha quasi nulla da obiettare. Mi riferivo più strettamente alla redazione, quella redazione dalla quale credo di non essere il solo ad aspettare in gesto di autocritica per lo scandaloso e squallido atteggiamento tenuto un anno e mezzo fa. Basterebbe dire: è stata una goffaggine e un errore spiattellare che a sinistra si tengono dibattiti orientati (in qualsiasi senso). In un quotidiano comunista il minimo che ci si aspetterebbe sarebbe che la redazione cacciasse a male parole un direttore che si esprime in tal senso. Ma io di giornali italiani so poco, e voglio sapere di meno, quindi passons. Dovremo pur lasciar qualcosa alla pattumiera della Storia.

Il "quasi" sopra si riferisce al fatto che, per motivi che forse sono negli omissis, stranamente nel suo articolo mi pare non si citasse lo Sme. Pareva, ad alcuni miei lettori, che lei non volesse infrangere certi tabù. Che il divorzio fosse conseguenza dello Sme, che l'ademocraticità del fascismo finanziario nel quale viviamo fosse diretta conseguenza dell'adozione di un cambio rigido, lo diceva perfino Andreatta nel 1991 (certo, con parole diverse: ma il nesso di causalità era ben esplicitato). E allora perché non unire i puntini? Per non parlar male del cambio fisso in un giornale eurista?

Ecco, chiariamoci: io ovviamente non ho nulla contro di lei, però c'è un problemino: siamo in guerra, sa? E allora, vede, mi ripeto: in guerra chi lavora per chi è dall'altra parte non è un collaboratore: è un collaborazionista. Questo è il mio forte motivo di dissenso da lei e dal comune amico che ha fatto da tramite. Mi sembra sfugga, sicuramente in buona fede, che chi ha credibilità (come lei ha, tant'è che le credo sulla parola) e autorevolezza scientifica, deve smettere di legittimare con la propria presenza gli organi di disinformazione di regime. Come questo blog dimostra, se si ha coraggio e tenacia c'è modo di farsi ascoltare senza venire a compromessi, senza patire ostracismi. E infatti l'amica direttrice cosa diceva, sarcastica, nella sua sdegnata lettera di dimissioni: "che mille blog fioriscano!" Certo: mille blog fioriranno, e verranno su proprio bene, sul letame delle vostre menzogne, cari compagni del Manifesto!

Prevengo due obiezioni: l'unità della sinistra, e la foglia di fico.

"Ma Alberto, noi dobbiamo rivolgerci al nostro popolo, quello resta un giornale di riferimento". No, non è vero: quello è un giornale di destra e se ne sono accorti tutti. Perfino la Rossanda! Capisce? La Rossanda! Quindi la storia dell'unità della sinistra e del parlare al nostro popolo non attacca. Anzi: proprio ora è giunto il momento di dare un segnale di forte dissenso da questi organi, di isolare e di attaccare chi uccide la democrazia facendo disinformazione di regime.

"Ma Alberto, anche tu ti esprimi su organi più o meno di regime, vai in televisione, scrivi sul Fatto Quotidiano". Certo! Anch'io quindi mi offro, come dire, nel ruolo di foglia di fico, di piano B, se vogliamo, o per lo meno questo mi è stato rimproverato all'inizio: "perdi purezza, ti comprometti...". Mettiamo sia così. Ma ci sono due problemini. Il primo non potete verificarlo, ma ve lo dico io: né in televisione né sul Fatto né da nessuna parte nessuno si è mai permesso di dirmi quello che dovevo dire, e chi lo ha fatto è stato mandato in un certo posto subito (ed è successo solo due volte, e solo a sinistra estrema: una ve l'ho raccontata, l'altra ve la racconterò fra un anno come promesso). Il secondo problemino, invece, potete verificarlo: quando scrivo sul Fatto sarò anche una foglia di fico, ma almeno parlo a decine di migliaia di persone e promuovo dibattiti ampi. Forse mi "prostituisco" (intellettualmente, perché nessuno mi paga), ma non me ne accorgo (perché nessuno mi censura), e certo non è per parlare a quei quattro gatti confusi che ancora si fanno abbindolare dal titolo di "quotidiano comunista". Anche così ho aumentato la visibilità del mio messaggio.

Io non mi permetto di darle alcun consiglio.Veda lei il da farsi, e mi scusi: non volevo urtare la sua sensibilità. Rimane il fatto che, fino all'improbabile autocritica, o al più probabile, meritato, collasso, per me chi si affaccia da quelle colonne lavora per il nemico. Certe cose le accetto se le dice il Sole 24 Ore, non le accetto se le dice il Manifesto. E a quest'ultima frase applico la prima legge della termodidattica: ci sono cose che se potessero essere capite non andrebbero spiegate.

Son certo che lei mi capisce senza bisogno che io mi spieghi. Come capirà che se parlo di nemico, e non semplicemente di avversario, è perché a causa di certe scelte economiche abbiamo già visto i primi morti.





(Ultimo sassolino: G., tu sei piddino dentro, però in fondo ti voglio bene perché suoni. Detto questo, hai contezza del fatto che da un paio d'anni c'è un tuo archetto sul mio pianoforte? Che faccio, lo regalo ar Palla, che vuole seguire le tue orme? O ti serve?)