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martedì 3 maggio 2016

La proprietà della Banca d'Italia

(...ovvero: moneta e dilettanti...)

Io non ce la faccio veramente più.

Per carità: se siete soggetti da trent'anni a una propaganda martellante, fatta anche di sapienti tentativi di depistaggio (ricordate Donald?), non è certo colpa vostra. Però, Dio santo, qui il problema è un altro: bisognerebbe sapersi collocare, stare al proprio posto. Invece no. Per convincermi ogni giorno di più del fatto che tentare di fare divulgazione corretta non è solo impossibile, ma anche inutile (cit.), ecco che vi mettete anche a farmi le lezzzzzioncine, tipo questa:

Gentile Professore,

Leggendo il suo articolo Politica monetaria, ecco l’Helicopter money: la mancia ai cittadini per non fare gli investimenti pubblici pubblicato il 27 aprile 2016 su "Il Fatto Quotidiano" mi per metto di farle notare che il monopolio dell'emissione monetaria veniva esercitato dalla Banca d'Italia le cui quote di partecipazione al capitale erano e sono in possesso, per la stragrande maggioranza, da soggetti diversi dallo Stato o da altri enti pubblici.

​Prima dell'entrata dell'Italia nell'euro, e la conseguente cessione della completa sovranità monetaria alla BCE, l'ex Ministro G. Tremonti aveva provato a riappropriarsi quanto meno della Banca d'Italia tramite la L.262/05.
Art. 19, comma 10
Con regolamento da adottare ai sensi dell’articolo 17 della legge 23 agosto 1988, n. 400, è ridefinito l’assetto proprietario della Banca d’Italia, e sono disciplinate le modalità di trasferimento, entro tre anni dalla data di entrata in vigore della presente legge, delle quote di partecipazione al capitale della Banca d’Italia in possesso di soggetti diversi dallo Stato o da altri enti pubblici.
Purtroppo tale legge è rimasta inattuata.

Inoltre, il Ministro Tremonti prevedeva nella bozza della L.262/05 la trasparenza del’operato della Banca d’Italia.

La BCE rispose che tale passaggio di quote in mano pubblica avrebbe potuto esserci ma ricordò al governo italiano che il Trattato UE all’Art. 108 (ex Art.107 di Maastricht) sancisce la piena autonomia ed indipendenza del Sistema Bancario Centrale Europeo di cui fa parte la Banca d’Italia e, pertanto, pur avendo la proprietà pubblica della Banca d’Italia il governo non poteva comunque prendere decisioni di politica monetaria anche se l’Art. 3 dello Statuto della banca centrale italiana , scritto nel 1936, prevedeva che la maggioranza delle azioni fossero pubbliche. Inoltre, la BCE invitava il governo a modificare tale Art.3 dello Statuto della Banca d’Italia aggiornandolo alla effettiva composizione societaria della stessa.

Nella stessa risposta, la BCE puntualizzava che lo Statuto del S.E.B.C. prevede il segreto sulle operazioni di politica monetaria e finanziaria delle banche centrali (rif. Parere CON/2005/34).

Cordiali saluti


...e la domanda è sempre quella: ma perché quando si parla di moneta la gente sclera?

Il gentile amico, che ovviamente è stato mandato subito a stendere (e ora penserà: "Ma che villano questo Bagnai!"), oltre a non sapere l'ovvio, cioè quello che risulta dalla Figura 31 a p. 188 del Tramonto dell'euro:

ovvero che l'evidente cambiamento di politica monetaria, con inasprimento dei tassi di interesse reali, accade, in Italia, in coincidenza con il divorzio fra Tesoro e Banca d'Italia, mentre il passaggio della Banca d'Italia in mano privata, avvenuto surrettiziamente a metà degli anni '90 con la privatizzazione del sistema bancario italiano (che ha indirettamente determinato anche la privatizzazione delle banche già pubbliche che detenevano una quota di maggioranza del capitale dell'istituto già di emissione), non ha determinato alcun a frattura visibile nell'atteggiamento della politica monetaria, oltre a non sapere questo, fa una cosa ancora più enorme: nel momento stesso in cui mi fa la lezioncina sulla proprietà della Banca centrale, mi dice anche, senza rendersene conto, i motivi per i quali essa è irrilevante (cosa che la figura qua sopra dimostrerebbe a sufficienza)!

Cosa dice riporta infatti il gentile amico? Che la Bce ha detto pari pari: "Di chi sia il proprietario della Banca d'Italia ce ne battiamo, tanto dovrà fare quello che diciamo noi, in virtù del principio di indipendenza dall'esecutivo del SEBC (Sistema Europeo delle Banche Centrali)".

Allora, lo capite, vero, perché c'è l'euro? Perché un volonteroso dilettante si sveglia e scrive a un docente universitario con qualche pubblicazione internazionale: "Guardi professore che lei è ingenuo, mentre io che la so luuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuunga  mi pregio di farle osservare che il vero problema è la proprietà della Banca centrale, con la quale mi pregio altresì di farle osservare che le istituzioni monetarie europee hanno sancito che ci si nettano le terga!"

Io non ho parole!

Io non sono uno psichiatra, ma l'amico ne avrebbe bisogno. Qui l'analista non basta, qui ci vuole l'elettroshock, ne sono ormai convinto. Ma dico: lo dici tu qual è il problema politico e operativo, quello che evidenziavo nel mio articolo: la dipendenza della Banca centrale italiana da un burocrate non eletto che sta a Francoforte (venduta, a noi, come "indipendenza" tout court)! Lo dici tu con tanto di dotte citazioni, che ho ragione, mentre mi scrivi per permetterti di farmi notare... che ho ragione!?

Il problema è sempre il solito, quello che uno di voi descrisse magistralmente quando, commentando uno dei tanti scleri sulla moneta, disse: "Perché in fondo il problema nasce quando da bambini chiesero alla mamma perché in cambio di un pezzo di carta sporca si poteva avere un gelato, e la mamma non seppe dare una risposta convincente...". Ecco: elaboratelo, sto cazzo di lutto. La risposta ve la do io: perché con quello stesso pezzo di carta sporca il gelataio può pagarci l'affitto di casa. Ci siamo?

Bene.

La proprietà dell'istituto di emissione di per sé è irrilevante. Mi spiace per i complottisti. D'altra parte, presupporre che il passaggio "in mano privata" avrebbe fatto sfracelli, significa essere così naïf da pensare che, per fare due nomi dell'oggi, Visco e Ghizzoni abbiano visioni radicalmente opposte sulla distribuzione del reddito. Invece no. Visco e Ghizzoni oggi, come, per dire, Ciampi e Ceccatelli allora (nomi presi assolutamente a caso fra i tanti), hanno, legittimamente, visioni largamente coincidenti circa la risoluzione (a loro legittimo vantaggio) del conflitto distributivo.

Non bisogna pensare che con la "privatizzazione" la Banca d'Italia sia passata dal Robin Hood pubblico allo Hood Robin privato. E bisognerebbe anche smetterla con questi tentativi di santificazione postuma del Berlu o di Tremonti. Certo, Berlu è stato deposto, e di questo un sincero democratico non avrebbe dovuto gioire (ne abbiamo parlato), o, se lo ha fatto, non dovrebbe poi lamentarsi del fatto che la democrazia è compressa e il paese commissariato. Ma Berlu, Bersy, e tutti gli altri, sono stati sostanzialmente acquiescenti ai poteri europei (Tremonti, in più, con l'aggravante di averci mandato in merda nel 2011 per tentare di sostituirsi al suo capo).

Nel momento in cui le nostre élite hanno optato per il divorzio, si sono schierate tutte, toto corde, per il progetto fascista di austerità (sound money, sound finance). Punto. Il resto sono dettagli da dare in pasto ai complottisti per non fargli capire cosa sta succedendo (quello che ho spiegato nel post precedente).

Sugli indirizzi di politica monetaria della Banca centrale non influisce la proprietà delle quote, ma la sua indipendenza.

Piuttosto, a me sembra strano che nel momento in cui assistiamo a quella che è in ogni caso una colossale débâcle della vigilanza bancaria, nessuno si ponga l'unica domanda che avrebbe eventualmente un remoto senso porsi: siamo tranquilli con un sistema bancario nel quale il controllante è posseduto dal controllato?

Anche questa domanda, secondo me, non è poi così rilevante come può sembrare. Ma almeno porsela ha un suo perché, visto che la "moralizzazione" del sistema che ci si aspettava conseguisse dalla sua "privatizzazione" è risultato in a un rosario di scandali infinito (tutti misteri dolorosi per i risparmiatori e gaudiosi per il management, purtroppo). Quindi, anche se il tema rilevante e prioritario è la recessione e non la malagestione (come ho spiegato), anche se la proprietà privata delle quote non implica necessariamente che il proprietario intervenga nell'operatività dell'organo di vigilanza (eventualmente, le connivenze sono di altro tipo), ora che il sistema si sta sfasciando, elementari norme di decenza imporrebbero di ragionare su questo assetto, che indubbiamente espone al sospetto (più o meno giustificato) di innominabili conflitti di interesse.

Lo stesso sospetto al quale espongono, secondo il nostro economista preferito, le reticenze del Tesoro sulla gestione dei derivati (con un #ciaone al compagno Galli, che vi esorto a non infastidire: non vedete che tenerezza che fa?).

Ma, per favore, cari amici signoraggiai: piantatela di piallarmi le gonadi con questa storia che la proprietà della Banca centrale è il problema. È tanto lei il problema quanto voi siete la soluzione: zero.

(...sed de hoc satis...)

(...invece no...)

Addendum del 4 maggio:

Dal nostro amico ricevo e pubblico:


La prossima volta, oltre al collegamento ipertestuale all'articolo su "Il Fatto Quotidiano", metta cortesemente l'immagine con il ritaglio evidenziato. Non mi dica che è uguale...


Mi scusi se ho contribuito a rafforzare l'idea dell'inutilità della divulgazione. Quanto meno, le ho dato l'ispirazione per il suo odierno articolo sul suo blog.

Cordiali saluti

Sì, l'idea dell'inutilità della divulgazione si conferma, ma non fa niente. Almeno il nostro amico è persona spiritosa e sportiva (non un vittimista paranoide come altri personaggi in cerca di pubblicità) e questo torna a suo onore e gli consente di fare un altro pezzo di strada con noi. Pezzo il cui primo passo dovrà necessariamente essere la risposta a questa domanda: "Gentile amico, lei conosce un'altra istituzione che sia in grado di pretendere che un certo foglietto di carta debba essere accettato come strumento liberatorio da obbligazione contratte ai sensi del codice civile?". Per quanto ne so io, i pagamenti con moneta elettronica o assegno possono essere legittimamente rifiutati. Un pagamento in contante no. Perché? Forse perché c'è bisogno del monopolio della forza per esercitare il monopolio della moneta, no?

Io sinceramente non la capisco, ma tranquillo: è un limite mio. E comunque, se lei mi dimostra che #sucuggino emette dei foglietti di carta che ai sensi del codice civile devono essere accettati dal creditore, allora mi avrà dimostrato che il monopolio in realtà era un duopolio. Poi vediamo se c'è qualcun altro che può farlo, e magari scopriremo che ognuno di noi può,  e quindi quello dell'emissione di moneta (a corso legale) è un mercato in concorrenza perfetta.

Suggerirei, però, fino a quando non ne abbiamo la certezza, di evitare esperimenti, perché esiste l'art. 453 del codice penale. Io non sono un avvocato, ma...