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giovedì 5 gennaio 2017

Rivalutare l'euro: io non sono un economista ma...

Ho sentito il dibattito su Radio3 di oggi. Quando ha iniziato a parlare tal Ferrera ho pensato "Ma questo ci tiene a premettere di non essere un economista e poi centra tutto il suo discorso pro Euro su argomenti prettamente economici? Mah, è come dire non so di cosa sto parlando ma voglio dire la mia lo stesso! Spero glielo facciano notare". Poi c'è stata la tua replica, e ho sorriso.

Se posso avrei tre domande: 
1) capisco bene che gli USA vogliono un euro più forte per vendere i loro prodotti sul mercato europeo, e che quindi non sono contenti che l'europa (leggi Germania) non rivaluti? Se ho capito bene sorge la domanda
 
2) Che strumenti di pressione hanno gli USA sulla Germania per ottenere una rivalutazione dell'euro?

3) Se ce la fanno vorrà dire che in Europa per recuperare la competitività perduta in seguito a rivalutazione si dovranno svalutare ancora di più i salari o mi sbaglio?

Ciao e grazie

Massimo

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Massimo Turatto PhD
Professor
Center for Mind/Brain Sciences (CIMeC)
University of Trento




Credo che la risposta sia molto semplice. Gli USA già con Obama hanno esperito tutte le possibili strade aperte alla moral suasion: prima hanno inserito la Germania nella lista dei paesi manipolatori di valute, poi hanno fatto scoppiare una serie di scandali tirando fuori segreti di Pulcinella vari assortiti (da VW a DB), poi hanno fatto parlare il partigiano Joe, ma la Germagna gnente: sta lì, convinta (come lo erano tutti i miei interlocutori odierni) che chi esporta è bravo, e che quindi al mondo tutti dobbiamo essere esportatori netti.

Verso dove?

Non si sa, ma il punto è che dobbiamo essere tutti sopra la media, come competitività, e quindi sotto la media, come prezzo. Il prezzo medio di un chilo di qualcosa è 3 euro? Dobbiamo tutti esportare, e quindi dobbiamo tutti produrlo a 2.5 euro al chilo.

Sì, c'è un problema, lo so. Ma i tedeschi non lo sanno.

Ecco, forse il problema del professor Ferrera, se posso, non è tanto di "non sapere l'economia ma" volerne parlare ricorrendo all'auctoritas di persone che questa auctoritas non hanno (come ha dimostrato Mario Nuti sul Manifesto e come ho puntualizzato io sul Fatto Quotidiano, smontando i loro scenari bufala quando ancora non si parlava di debunking), quanto il fatto di non rendersi conto che la media fra 3 e 2 non può essere 1 (vi risparmio la dimostrazione). Il professor Ferrera potrebbe allora dirmi di "non essere nemmeno un matematico quindi", e allora io resterei sconsolato a constatare che i politologi non hanno ancora voluto prendere in considerazione una cosa che sta sul libro di mio figlio (nel triennio delle superiori), cioè la relazione fra mercantilismo e imperialismo.

Un naturalista che non riconoscesse un elefante quando lo incontra avrebbe la mia solidarietà, nel senso che lo accompagnerei da un oculista. Ma una volta accertato di aver rimediato ad eventuali deficit percettivi (e su questi Massimo ci è stato maestro), fermo restando il rispetto che si deve a tutte le persone e a tutte le opinioni, tenderei a non prenderlo in considerazione qualora mi trovassi a decidere se l'animale che ho davanti è un cobra o un cerbiatto.

Lo stesso vale per un politologo che non riconoscesse, quando lo incontra, un progetto imperialista sul quale molti suoi colleghi hanno seri e motivati dubbi, e si baloccasse con l'idea che un progetto difeso con le unghie e coi denti dalla grande finanza internazionale sia stato concepito a beneficio degli umiliati e offesi...

Sed de hoc satis.

Il professore mi era sembrato persona equilibrata: difendere l'euro in nome dei redditi della povera gente mentre il paese è distrutto dalla deflazione necessaria per riportarci in surplus non collima esattamente con questa mia impressione. Devo ammettere di essermi sbagliato, elaboro il lutto e tiro avanti.

Tornando al punto, con le buone gli USA ci hanno provato, ed era ovviamente loro interesse tentare prima questa strada perché, come ho chiarito svariate volte, è chiaro che l'uscita avrà costi anche e soprattutto per il Nord, e che il sistema finanziario statunitense è così legato a quello tedesco da voler rinviare il redde rationem, nel quale ci sarebbero costi anche per le banche USA. Ancora più importanti sono i risvolti politici. Diciamo i "democratici" non vedevano un particolare interesse nel far scoppiare un disastro prima delle elezioni USA, né ora credo nessuno lo veda nel farlo scoppiare prima delle elezioni francesi. Poi ci sono quelle tedesche (prima ci saranno state quelle olandesi) e a quel punto sai come si fa a far rivalutare l'euro dei tedeschi? Lo si fa ridiventare il marco! Molto dipende, naturalmente, da come andranno le cosa in Francia.

Ma anche su questo stiamo lavorando: c'è tanto da studiare, per chi desideri farlo con umiltà ed onestà intellettuale.

Se le cose andranno così, questo vorrà dire, ovviamente, che i tedeschi non potranno più esportare deflazione salariale. Il loro surplus commerciale si tradurrà in un apprezzamento della loro valuta, e non nella necessità per i loro "competitori che però sono anche compagni di squadra" (ben strano ruolo) di svalutare i propri salari. Si tratta insomma del meccanismo che Meade auspicava nel 1957 (sessanta anni or sono) e che ho descritto a p. 389 de "Il tramonto dell'euro": non impedire ai tedeschi di rivalutare. Naturalmente molto dipende da come la cosa verrà gestita, e anche su questo il mio testo del 2012 è piuttosto esplicito. Chi non lo ha voluto leggere con onestà intellettuale, sproloquiando di uscita a sinistra, ha regalato al capitale cinque anni di tempo per fare il porco comodo suo, anni che il capitale ha usato per tagliare le pensioni, fare il Jobs Act, ecc. Fra questi non c'è il professor Ferrera, che però occorrerebbe riflettesse sul fatto che la sua giusta preoccupazione per i deboli è un pochino fuori tempo massimo: bisognava preoccuparsene prima che arrivasse Monti...

Ovviamente ci saranno anche dei problemi di transizione: ad esempio, nell'imminenza del botto il dollaro diventerà un bene rifugio e quindi, invece di deprezzarsi per la rivalutazione attesa del marco, tenderà ad apprezzarsi perché visto come un safe haven.

Questo è come la vedo io, tenendo presente che sarebbe meglio avere un governo amico di Trump piuttosto che nemico della Merkel, per il semplice motivo che in ogni caso Trump e Merkel (o chi per lei) devono mettersi d'accordo per spartirsi i costi dell'operazione, e i tedeschi vogliono le nostre case e il nostro oro, come hanno chiarito a più riprese.

Perdonatemi se non metto molti link, ma vado veramente per uno. Quando saprete perché mi perdonerete se per una volta non ho potuto essere la vostra segretaria.



(...a proposito: spettacolare Daveri che liquida il "dividendo dell'euro"! I tassi ora sono scesi a causa di tendenze globali, non della moneta unica! Stranamente è quello che noi abbiamo sempre detto, perché era scritto nella letteratura scientifica. Ma il suo discorso richiede un commento più approfondito: ora devo occuparmi di altre persone che lui stesso non esiterebbe a riconoscere come meritevoli di più immediata attenzione. Con immutata stima...)

domenica 26 giugno 2016

Brexit e sterlina: ad Andrea Galeazzi (post ad personam)

(...ma perché quando si parla di monete sclerate? Perché? Perché?...)

Ricevo da un gentile utente questa simpatica reprimenda che immediatamente sottopongo alla vostra attenzione. Ne discuterò prima il contenuto, e poi stabilirò un modus operandi per casi come questo, che purtroppo stanno ridiventando frequenti (lo erano all'inizio del blog, poi riuscii a far capire che non era il caso, ma ora ci risiamo, forse per motivi elettorali, o forse per il ciclo delle macchie solari, o forse solo perché siamo diventati troppi...):


Andrea Galeazzi ha lasciato un nuovo commento sul tuo post "Brexit e sterlina: il "minimo storico"":

Pur essendo un estimatore del blog, stavolta i dati non sono proprio giusti. Il tasso GBP/USD (detto anche "Cable") attuale è 1.3683, ci vogliono 1.3683 dollari per comprare una sterlina, o 0.73 sterline per 1 dollaro. Fin qui è stato invertito il grafico. Il problema è che nel Luglio del 2014 è successo esattamente il contrario a quanto scritto nel post: la sterlina era FORTEMENTE sopravalutata arrivando a toccare 1.70, ossia ci volevano 1.7 dollari per comprare una sterlina. Vedere per credere: http://it.investing.com/currencies/grafico-gbp-usd
Comunque capita a tutti prendere cantonate ogni tanto.

Postato da Andrea Galeazzi in Goofynomics alle 26 giugno 2016 12:32



Gentile Andrea,

la ringrazio per la stima, che cercherò strenuamente di ricambiare. Intanto, attenendomi ai fatti, constato che nell'anagrafica dei donatori di a/simmetrie il suo nome non figura. Diciamo quindi che la sua è la stima di un free rider, non per questo meno gradita.

Veniamo poi alle osservazioni che lei muove, non senza averle prima fatto notare due elementi di fondo. Il primo è che la sua insinuazione che io fornisca dati errati è abbastanza diffamatoria, come pure, ne converrà, è sgradevole il suo "capita a tutti di prendere cantonate". Lo adotto però come comoda ipotesi di lavoro per vedere se magari potesse essere successo a lei. La seconda è che il punto che lei solleva è del tutto irrilevante rispetto a quanto io intendo dimostrare. Lo ribadisco, in modo che sia chiaro: chi parla di sterlina ai minimi "storici" dice una stupidaggine, perché, comunque si rigiri il grafico (poi ne parliamo) il valore attuale della sterlina rispetto al dollaro non è estremale se ci si riferisce a quello che può essere considerato (oggi) il campione "storico", ovvero quello che inizia dalla fine del sistema di cambi fissi di Bretton Woods. Qualsiasi altro campione di riferimento è soggetto alla critica di essere scelto in modo arbitrario.

Spero lei non stia contestando questo semplice dato di fatto.

Dopo di che, entro nel merito.

La serie rappresentata nel primo grafico viene dalla fonte che le ho indicato, ed è stata estratta facendo l'operazione che qui le descrivo:


ovvero selezionando come valuta di riferimento il pound, come controparte (target currency) il dollaro statunitense, e come metodo di quotazione (notation) la "price notation", ovvero il cambio incerto per certo. Ne consegue che quello che mi viene restituito è il costo di un dollaro in sterline, e non il costo di una sterlina in dollari. Lei sarà stupito, forse perché non ha fatto un corso di economia internazionale (né da insegnante né, soprattutto, da studente), o forse perché arriva adesso su questo blog (non trovo altri suoi commenti in quest'anno, né nell'anno precedente, cosa per la quale le sono comunque grato), ma, sa com'è: capita che il cambio possa essere quotato o incerto per certo o certo per incerto.

La prima quotazione è la più razionale: la valuta estera, per un paese, normalmente è una risorsa scarsa (il Regno Unito in effetti è un caso a sé perché la sterlina è anche una valuta di riserva e entra nel paniere dei DSP, ma ora sto parlando in termini generali), per cui ha perfettamente senso chiedersi quanto costi acquisirla in unità di valuta locale.

La notazione GBP/USD, per questo tipo di cambio, è quella adottata dal collega che gestisce il Pacific Exchange Rate Service e anch'essa ha perfettamente senso. Sto infatti chiedendomi quante sterline occorrono per un dollaro, e quindi la dimensione è sterlina su dollaro. Personalmente trovo questa notazione molto intuitiva. Lei no forse perché ha una preparazione da pratico (magari a alto livello) o da praticone (detto con affetto), nel qual caso troverà normale quella che in effetti è l'anomalia britannica, ovvero quotare certo per incerto, cioè usando la "volume notation", ovvero chiedendosi quanti dollari compro con una sterlina (anziché quante sterline compro con un dollaro, che poi significa con quante sterline compro un dollaro).

Per ottenere i dati relativi, usando il database che ho suggerito ai miei lettori (e che viene spesso usato da chi fa ricerca) bisogna procedere in questo modo:


e, se lo si fa, si ottiene una serie storica indicata come USD/GBP, perché in questo caso il numero rappresenta dollari su sterline, cioè quanti dollari si scambiano con una sterlina, e quindi, se si è inglesi, è un cambio certo (una sterlina) per incerto (un incerto numero di dollari).

Fino a qui abbiamo capito una cosa: che io so quali sono le convenzioni usate da trader e ingegneri nel caso britannico (e so anche quali sono le motivazioni storiche di queste convenzioni: il passato imperiale britannico, che i britannici apparentemente ricordano...), mentre lei forse ignora i principi generali che regolano definizione e quotazione del tasso di cambio, il quale, in fondo, è un caso particolare di prezzo relativo (e quindi, come dire, il suo significato intrinseco non cambia quale che sia il numerario scelto: la valuta nazionale, o quella altrui).

Sarebbe scusabile, se non ci fosse un certo tono di rimprovero nelle sue parole: rimprovero che non ha alcun motivo di esistere, per il semplice motivo che le due modalità di quotazione (le due "notations") sono entrambe lecite, e che in questo blog le ho sempre usate entrambe, spiegandole ai miei lettori, che generalmente mi capiscono (o fanno finta).

Purtroppo, però, non c'è solo questo: lei fa anche un errore molto spiacevole (le assicuro, mi addolora moltissimo farglielo notare ma non sarei onesto con lei se facessi finta di niente): mi attribuisce una cosa che non ho detto. Io infatti non ho detto che nel luglio del 2014 la sterlina abbia raggiunto un minimo. Io ho detto:

"Appare del tutto evidente che per un inglese i dollari non sono mai costati così tanto... dal luglio 2014 (quando il cambio era a 0.58)!"

il che significa (mi sembra strano doverglielo tradurre, ma tant'è: se posso essere utile) che quello attuale è un minimo della sterlina (perché alla chiusura di venerdì i dollari costavano relativamente tanto: ci volevano 0.73 penny per un dollaro, cioè, appunto, come dice lei, una cosa intorno agli 1.37 dollari per una sterlina), che viene dopo il massimo del luglio 2014, quando i dollari costavano relativamente poco (ci volevano appunto solo 0.58 penny per un dollaro, che, lei ne converrà, sono meno di 0.73, e che in effetti corrispondono a circa 1.7 dollari per sterlina, cosa che peraltro si vede benissimo nel secondo grafico del post precedente, per cui non vedo il bisogno di andare a citare fonti che sinceramente noi ricercatori professionisti non usiamo - per quanto pratiche possano essere per chi si diletta di questi argomenti in verità noiosissimi, a parer mio).

Non ho detto che quello attuale è un minimo che segue un altro minimo, non so se le è più chiaro così. Ho detto che quello attuale è un minimo che segue un massimo locale (che nel grafico della quotazione incerto per certo appare come un minimo locale per ovvi motivi), e l'ho detto perché volevo evidenziare una sfumatura che a lei e forse anche ad altri (ad almeno un altro di sicuro) è sfuggita, ma che nel mio post era sottolineata ironicamente, ovvero che per definire un minimo (o un massimo) "storico" basta un po' di buona volontà, e selezionare opportunamente il campione di riferimento.

Dire "non sono mai costati così tanto dal x" significa, in tutta evidenza, che si ritiene che in x ciò di cui si parla costasse poco. Siccome il soggetto della frase erano i dollari, questo significa che chi scriveva era perfettamente consapevole che in x (luglio 2014) i dollari costavano poco, cioè la sterlina valeva tanto.

Se vuole glielo dico in altri tre modi diversi ma equivalenti. Tuttavia non so se possa valerne la pena, né per me né per lei, e non voglio abusare del suo tempo.

Noi, qui, stiamo seguendo un percorso di un certo tipo. Abbiamo letto La fabbrica del falso, abbiamo letto Gli stregoni della notizia, abbiamo visto in Anschluss com'è facile far apparire miracolosa la crescita di una regione se come punto di riferimento si prendono le macerie che vi si sono lasciate, e non il tenore di vita che aveva prima del nostro arrivo, eccetera. Capisco che questo a lei interessi poco, e che lei sia magari poco addentro al nostro linguaggio, e che lei legittimamente sia poco interessato a seguire il nostro percorso.

Sa com'è, questo blog di uno che secondo lei prende cantonate sul tasso di cambio viene seguito anche da trader che fanno bei soldini con le cantonate de cujus, e qualche volta contribuiscono anche al progetto. Magari anche lei ci segue per motivi analoghi. Oppure chissà.

Il punto è un altro: come sempre, in un dialogo, un punto di incontro volendo lo si può trovare. Sono d'accordo con lei: capita a tutti di prendere cantonate, e la cantonata l'ha presa lei, ma non deve scusarsi, non è necessario.

Vede, io ci ho tenuto a spiegarle in dettaglio la mia posizione. Mi è costato un'ora e più di lavoro, ma l'ho fatto volentieri. I miei lettori, magari, inclusi quelli che contribuiscono al progetto finanziando a/simmetrie, forse avrebbero voluto leggere qualcosa di più interessante: magari i QED che avevo promesso loro. Ma lei doveva farmi una lezioncina (sbagliata) e io ho ritenuto di doverle rispondere.

Ora però basta.

Io non ho nulla contro di lei, capisco le sue ottime intenzioni, capisco la sua sicurezza di sé (e l'apprezzo), capisco che probabilmente non era sua intenzione farmi perdere tempo ma solo fare un'osservazione costruttiva (ancorché errata e dal tono non particolarmente costruttivo), capisco tutto. Non prenda però come atto di ostilità il fatto che ora la marco come "utente indesiderato" nalla coda di moderazione del blog e per un annetto non risponderò alle sue gentili osservazioni. So che rischio di perdere qualcosa, ma ho la certezza di risparmiare tempo, che in questo momento per me è prezioso, e quindi lei mi scuserà. D'altra parte, questo è il mio blog e mi regolo come credo.

Qui termina il mio dialogo con lei, e quanto segue riguarda gli altri, i superstiti.

Tenete presente che applicherò la stessa regola a chiunque intervenga per fare interventi di questo tenore.

Io cantonate ne prendo, e spesso me le avete segnalate e le ho corrette: si va dagli errori di ortografia, a errori di segno, a errori di definizione di certe variabili, e via dicendo. Fa parte del lavoro di un ricercatore professionista sottoporsi a peer review e a sua volta praticarla, nelle dovute forme. Sono felice di aver trovato in voi lettori attenti che spesso mi hanno salvato da me stesso. Ma questo blog non può diventare una vetrina per aspiranti blogger di economia, o un arengo per giovini o meno giovini che vogliono misurarselo con me. Non mi interessa. Quindi se ho scritto una scemenza, mi dite: "Albè, hai scritto una scemenza" e saremo amici. Il costo del controllo però incombe su di voi, e se alla fine salta fuori che non è una scemenza i casi sono tre: o vi conosco, o vi trovo sulla lista dei donatori di a/simmetrie, o sarete banditi. Come pure, se intervenite solo per far vedere quanto siete bravi (ripetendo cose già dette e stradette), costringendomi a leggere una pappardella insipida (non è questo il caso del nostro amico Andrea, che fra l'altro è stato molto sintetico), mi imponete un costo inutile, e quindi sono costretto a bandirvi. Qui c'è tanta gente che contribuisce portando notizie, osservazioni critiche, citazioni, riferimenti bibliografici, fonti di dati, ecc. Quelli non mi fanno perdere tempo.

Per gli altri c'è l'esilio.

Per sempre?

Chissà.

Tenete presente che io devo leggere tutto quello che scrivete, dato che non voglio prendermi una querela perché qualcuno di voi si comporta da cretino (e ce ne sono ancora molti). Quindi la sintesi è apprezzata. Tenete anche presente che cerco di farlo con assiduità, altrimenti c'è sempre il nuovo arrivato che "perché non pubblichi il messaggio di io!" e poi mi tocca bloccarlo a prescindere, non essendo questo un comportamento accettabile (ma nessuno vuole leggere le regole del blog).

Intanto, alla fine di questa lunga precisazione, siamo riusciti a ribadire l'ovvio: non c'è alcun modo di poter affermare sensatamente che i valori raggiunti dalla sterlina in chiusura di settimana siano un minimo "storico".

La sterlina raggiungerà un minimo "storico" quando occorreranno più di 91 penny per comprare un dollaro (e cioè se si svaluterà, incerto per certo, di un altro 24% rispetto alla chiusura di venerdì), oppure quando occorreranno meno di 1.09 dollari per acquistare una sterlina (e cioè se si svaluterà, certo per incerto, di un altro 20% circa rispetto alla chiusura vicina a 1.37).

Non dico che sia impossibile: abbiamo visto l'euro fare di peggio rispetto al dollaro, in tempi recenti, e in lassi di tempo relativamente brevi: ma non credo sia né per domani, né per la prossima settimana, e fino ad allora parlare di minimo storico è fattualmente errato. Comunque, visto che siamo qui per dare i numeri, vi do i miei: a mio sommesso avviso, la sterlina ha bisogno di una correzione attorno al 10% perché il saldo estero della Gran Bretagna torni sotto controllo. Non può permettersi di più, perché rischierebbe di diventare poco credibile (è pur sempre una valuta di riserva)! Non può permettersi di meno, perché il suo current account  è piuttosto depresso (soprattutto a causa del crollo della nostra domanda, che ovviamente danneggia le sue esportazioni). Ci potrebbe volere anche un semestre per realizzarla, questa correzione, e sicuramente il panico da Brexit è un ottimo modo per ottenerla, senza colpo ferire (cioè senza moneta stampare), dopo di che la tendenza potrebbe stabilizzarsi e invertirsi (come accadde dopo la crisi del 2008). Ovviamente questa è solo una mia intuizione: questa sì che potrebbe essere una cantonata, e quindi possiamo discuterne. Ma se anche voi la vedete così, intuite che tutto sommato la Brexit potrebbe non avere solo costi per gli inglesi...

(...mi riferisco solo a loro, visto che la Scozia e l'Irlanda pare vogliano andarsene per restare sotto la Merkel. Galles non pervenuto...)