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venerdì 15 agosto 2025

Cartabellotta in cifre

Il dott. Antonino Cartabellotta è stato audito dalla "Commissione COVID" (Commissione parlamentare di inchiesta sulla gestione dell'emergenza sanitaria causata dalla diffusione epidemica del virus SARS-CoV-2 e sulle misure adottate per prevenire e affrontare l'emergenza epidemiologica da SARS-CoV-2) in data 3 dicembre 2024. Qui il resoconto sommario, qui il video dell'audizione:


Una Commissione d'inchiesta parlamentare non né una corte d'assise né un circolo di tresette: se da una parte non ha i poteri requirenti e giudicanti della magistratura, e quello che risulta dal suo rapporto conclusivo è un giudizio esplicitamente politico (quindi, in questo senso, potenzialmente più onesto dal punto di vista intellettuale di certe sentenze che pur essendo manifestamente politiche si rifugiano sotto l'ombrello della pretesa imparzialità "tecnica" dell'ordine giudiziario), dall'altra parte è un'istituzione, non la prosecuzione di un parterre televisivo (o di una lite condominiale, o di una disputa sull'accuso) con altri mezzi. Per questo motivo, ad esempio, ho trovato fuori luogo che alla fine dell'audizione il dottor Cartabellotta venisse a stringere la mano ai commissari. Quello che si era appena svolto non era un incontro di tennis da tavolo, dove un gesto di fair play fra avversari può avere un senso e una sua eleganza, così come in ogni altro contesto sportivo e quindi antagonistico. Noi (almeno noi commissari di maggioranza) non eravamo lì per sport, ma per accertare le verità dei fatti, e in un contesto simile il fair play è drammaticamente fuori luogo, proprio perché presuppone un play fra due parti antagoniste, che in una Commissione d'inchiesta non dovrebbe esserci, essendo auspicabile che chiunque partecipi ai suoi lavori sia interessato all'accertamento della verità, cioè che non ci sia antagonismo, ma cooperazione. Aggiungo che il gesto era doppiamente fuori luogo perché il dottor Cartabellotta si era espresso con toni velatamente diffamatori nei riguardi di alcuni commissari, verosimilmente allo scopo di screditare e delegittimare un organo parlamentare.

Getterebbe altresì discredito sull'istituzione qualsiasi forma di "lite delle comari" in arene di per sé degradanti come i social, e sospetto che sia esattamente questo lo scopo di alcune provocazioni di questo genere:

quello di suscitare una reazione che consenta di giocare il ruolo della vittima di una persecuzione politica a chi deve ancora molte spiegazioni alla Commissione di inchiesta.

Peccato che con me non attacchi, e quindi non risponderò in rima baciata (cosa che, lo so, nella vostra inguaribile - e dopo quattordici anni anche insopportabile - ingenuità voi preferireste), ma mi limiterò a evidenziare, con alcuni semplici indicatori bibliometrici da un lato, e ricordando alcuni principi di epistemologia dall'altro, quanto la pretesa del dott. Cartabellotta di dare lezioni di metodo sia, per i veri addetti ai lavori, più esilarante di alcuni suoi aoristi fortissimi.

Bibliometria

Ripartiamo da un nostro vecchio amico, l'indice di Hirsch o h-index. Ve ne avevo spiegato il funzionamento al tempo della mia abilitazione scientifica nazionale, poi ne avevamo riparlato varie volte, ad esempio intrattenendoci sui professoroni e sui coNpetenti. Pur con tutti i suoi noti limiti (discussi ad esempio in Piddopedia), questo indice ha avuto il merito di riconciliarci con una visione olistica dell'essere umano: gli abissi di miseria umana su cui le vicissitudini del dibattito ci costringevano ad affacciarci erano estremamente correlati ad altrettali abissi di pochezza scientifica.

Recentemente, in una mia lezione sul concetto di paradigma in Kuhn (e poche altre cose) che trovate qui:

vi ho anche fornito evidenza di una delle distorsioni caratteristiche dell'h-index, ovvero del fatto che esso tenda a "enfatizzare il lavoro proveniente da grandi collaborazioni" (Piddopedia dixit), ovvero, che esso sia più alto in discipline in cui i paper hanno di norma un elevato numero di coautori. Chi c'era ricorderà infatti questa slide:


che commentando una tabella tratta da Malesios, C. C., & Psarakis, S. (2014). Comparison of the h-index for different fields of research using bootstrap methodology. Quality & Quantity, 48, 521-545 illustra come di norma l'h-index dei medici sia circa il triplo di quello degli economisti. L'arcano si spiega con un noto fatto stilizzato della sociologia scientifica: mentre gli economisti sono animali solitari, come l'orso, i medici operano in branchi, come le iene, o, per chi volesse xenofobicamente confinarsi alle nostre latitudini, i lupi. Fuor di metafora zoologica, il dato è che mentre il numero medio di coautori di un economista è attorno a 0,6, quello di un farmacologo, ad esempio, è attorno a 2 (circa tre volte tanto; qui). Il fenomeno è resistente a quella espansione continua e universale (cioè estesa a tutti gli ambiti) del numero di coautori di cui parlano Mike Thelwall, Nabeil Maflahi; Research coauthorship 1900–2020: Continuous, universal, and ongoing expansion. Quantitative Science Studies 2022; 3 (2): 331–344.

In altri termini, i coautori dei medici sono sempre stati più o meno il triplo di quelli degli economisti, e continuano a esserlo anche ora che il numero di coautori degli economisti è in crescita. Non è quindi strano che in media l'h-index dei medici sia il triplo di quello degli economisti: un gruppo di ricerca più numeroso incrementa le autocitazioni, le citazioni reciproche, il traino che colleghi più eminenti (i team leader del gruppo) offrono ai colleghi più irrilevanti (perché se almeno uno degli autori di un paper è rilevante, chi scrive una ricerca lo citerà, per evitare di sembrare disinformato, ma così facendo alzerà l'h-index di tutti i coautori, fossero anche delle perfette fetecchie), eccetera.

Fatta questa doverosa premessa metodologica, il dato bibliometrico è questo:


e sì, lo capite da voi: per potermi dare lezioni di metodo scientifico, per poter essere considerato mio pari come ricercatore, il dott. Cartabellotta, essendo un medico, dovrebbe avere un h-index triplo del mio, e quindi pari a (lo aiuto) 10 x 3 = 30 (cioè sostanzialmente uguale a quello di Burioni, che comunque, come vi ho mostrato a Venezia, ha un h-index piuttosto scarso per un docente del suo settore). Lo dice la scienza (in particolare, quella scienza che va sotto il nome di scientometria), e quindi suppongo che un idolatra della scienza come Cartabellotta non possa contestare questa asserzione. Invece, purtroppo, il suo h-index è inferiore al mio (lo aiuto: 9<10), a testimonianza del fatto che nonostante che lui abbia scritto più di me (38 documenti Scopus invece di 23), forse anche perché da sette anni io purtroppo non posso fare ricerca, o perché oltre ai paper ho pubblicato anche qualche CD, quello che ha scritto interessa ahimè a ben poche persone, anche se tecnicamente vale ad accreditarlo come "ricercatore", né è mia intenzione contestargli questo titolo, ci mancherebbe!

Del resto, parlando dei professoroni constatammo che c'erano ordinari del mio settore che pensavano di avere qualcosa da insegnarmi dall'alto di un h-index che era la metà esatta del mio: professori si diventa in tanti modi e ricercatore vuol dire tante cose...

Entrando un po' più nel dettaglio, constatiamo che Cartabellotta ha avuto 107 coautori, mentre chi vi parla solo 13, la mia pubblicazione più citata è questa, che ho scritto da solo, mentre la sua pubblicazione più citata mi pare sia il Sicily statement on evidence-based practice, una pubblicazione che non è un research paper ma una dichiarazione, e il cui corresponding author ha un h-index di 44, il secondo autore un h-index di 50, e così via (si capisce quindi da dove vengano in questo caso le citazioni del dott. Cartabellotta). Se c'è altro, sarò lieto di apprenderlo: sinceramente, non ho troppo tempo a disposizione e col poco campo che ho in montagna queste ricerche sono troppo impegnative. Sarei stupito, con queste premesse, di trovare contributi di ricerca originali (cioè descrizioni di risultati scientifici innovativi conseguiti) e significativi (cioè con molte citazioni) del dott. Cartabellotta, ma non sto dicendo che non ce ne siano. A settembre cercherò meglio (se non avrò di peggio da fare).

D'altra parte, Sicily statement è un titolo eloquente, non trovate? La Sicilia è una terra meravigliosa! Se già persone del calibro di Belton Fleisher, Joe Brada, Gary Jefferson, Tony Thirlwall, Roberto Frenkel e tanti altri si estasiavano nell'umile e misconosciuto Abruzzo (ma non per questo mi o gli è venuto in mente di essere miei coautori!), pensa Dawes e Summerskill in quale brodo di giuggiole saranno andati nella rutilante Trinacria!...

Menschliches, Allzumenschliches.

Epistemologia

Le banalitudini di Cartabellotta sulla scienza come metodo (ovviamente rigoroso, perché il metodo è rigoroso come le riforme sono strutturali e le olive greche) anziché come challenge del "pensiero unico" (cioè, nel linguaggio di Kuhn, del paradigma dominante) manderanno sicuramente in estasi le tante Marie Barbise di sinistra, le demi-vierges semicolte, tutte possedute dalla smania di ingollare e vomitare, in una lurida bulimia intellettualoide, frasi fatte da cartina del cioccolatino. Peccato che il mondo sia un po' più complesso di come piace vederlo a loro, che non vi sia alcuna teoria epistemologica seria che imposti il discrimine fra scienza (qualunque cosa essa sia) e non-scienza in questo modo, e anzi, come vi ho spiegato a lungo a Ca' Sagredo, in quel luogo altamente simbolico, il lavoro della "scienza normale" (nel senso di Kuhn), cioè di quella che chiameremmo "ricerca scientifica" è in realtà esattamente quello di confermare il paradigma (il pensiero unico), ma proprio da questo lavoro di raffinamento del paradigma emerge il suo superamento, cioè la rivoluzione scientifica, elemento di progresso, di un progresso che avanza per discontinuità (e non per "metodo rigoroso").

Ma qui forse qualcuno si è già perso: sicuramente si sono persi i SDHIC (single-digit h-index colleagues), e magari si è perso anche qualcuno di voi (ma non credo).

Conclusioni

Esorterei alla prudenza.

In Commissione COVID abbiamo avuto pasdaran della "medicina basata sulle evidenze" (traduzione maccheronica, ma d'altra parte, come ricorderete, tradummo...) trasformarsi in gattini bagnati di fronte alla richiesta di fornire alla Commissione persino la più banale delle evidences, cioè l'ordine di grandezza del tasso di letalità del COVID, o altri che, addirittura, con un'ingenuità sconcertante, confessavano di aver preso decisioni di non piccolo momento non sulla scorta delle evidences, ma sull'onda emotiva di filmati inviati loro da colleghi cinesi (#DAR), senza porsi il problema di eventuali lievissimi conflitti di interesse di varia natura che avrebbero potuto inficiare l'attendibilità di simili "fonti scientifiche". La mia personale impressione, dopo oltre un anno di lavoro in Commissione COVID e dopo cinque anni di confronto con ricercatori di statura internazionale (cioè di medici con h-index da medici) è che le posizioni del mainstream siano in rapida evoluzione. Suggerirei quindi di mantenere un signorile distacco, o quantomeno di dedicare agli attori di questa tragicommedia un'attenzione direttamente proporzionale al rapporto fra il loro h-index e le medie di settore, e di lasciar lavorare il Parlamento.

Il signal arriverà presto.

Tutto il resto è noise, cioè noia.

Tanto dovevo a voi e agli "scienziati".

domenica 27 luglio 2025

Letteratura per il #goofy14

Eccezionalmente sto lavorando da un ombrellone anziché da una croce di vetta, ma… poco cambia! Il #goofy14 prende forma, sto organizzando il convegno e la mia relazione, e vi segnalo qui, a mo’ di appunti, qualche articolo che confluirà nel mio intervento. Scoprirete che molte cose che non si potevano dire e che dicevo e vedevo solo io oggi si possono dire ed escono in riviste con “pirreviù” (o in blog importanti…). Non credo sia per voi una sorpresa, ma… buona lettura!

1) le nuove regole di bilancio sono nate morte, firmato: un autore delle nuove regole di bilancio! Utile per rispondere alla insopportabile lagna ortottera del: “Ma voi avete approvato le nuove regole che strangoleranno il paese!1!!1!1!”.

2) l’euro ha significativamente impoverito la periferia dell’Eurozona (strano, vero?).

3) il cambio fisso a partire dal 1997 ha rallentato la crescita dei salari reali in Italia (e anche qui lo sforzo per stupirci suggerisce di indossare un cinto erniario prima della lettura).

Ce ne sarebbero anche altri, ma per oggi mi fermo qui: ci sono ancora parecchi dettagli da sistemare…



martedì 1 ottobre 2024

Ancora sui contenuti: i testi

 (...sono rimasti 54 posti. Sembrano molti, ma sono pochi, perché i relatori e gli invitati da qualche parte dovremo pur metterli. Il convegno è fra 25 giorni, nell'ultima settimana la media è stata di sette prenotazioni al giorno, per me se non venite è meglio, così vinco la scommessa, ma il piagnucolo dopo quello che è successo ad aprile non sarà consentito...)

Dal lavoro sui video sono uscite tante belle proposte, tanti contenuti di cui avevo perso la memoria. Devo dire però che forse il più impressionante è proprio il primo, che mi sono riascoltato oggi facendo la consueta "prova del moribondo":


Era stato girato il 22 ottobre 2011 all'ormai mitologica assemblea di Chianciano Terme del movimento SollevAzione, cui avevano partecipato anche Sergio Cesaratto, che probabilmente ricorderete, e Marino Badiale, che ho perso di vista. Quindi, due mesi esatti (per la precisione, 61 giorni) dopo il noto articolo sul manifesto, e 25 giorni prima del 16 novembre 2011, data in cui aprii questo blog con un articolo dal titolo profetico: "I salvataggi che non ci salveranno", la cui storia vi scrissi poi parlando di un anno vissuto umoristicamente (perché non dobbiamo dimenticare che una delle chiavi di comunicazione che vi hanno tenuto qui è stato, appunto, il registro umoristico, satirico, che fosse usato per descrivere l'incapacità dei governanti della Ruritania nel gestire le frazioni improprie - quali un debito pubblico superiore al 100% del Pil - o l'inqualificabile disonestà intellettuale di chi, facendo il più prevedibile e abusato dei cherry picking, cercava di dimostrarci che NSGC è morto di ipotermia e le rivalutazioni sono espansive).

In quel video c'era sostanzialmente già tutto: il fallimento del modello tedesco, il cui apparente successo era dovuto esclusivamente a politiche di svalutazione salariale e allo sfruttamento di una domanda estera (la nostra) che sarebbe presto venuta a mancare a causa della distorsione moralistica della stessa politica tedesca (punire il debitore, dimenticando che si è indebitato per sostenere la tua economia, cioè segare il ramo su cui sei seduto); la futilità della teoria del grande pennello (metafora dell'idea cretina che esistano economie di scala politiche rese necessarie dalla scala dei due grandi Stati nazionali che si fronteggiano sullo scacchiere internazionale: USA e Cina); ma soprattutto la Goofynomics: strano come una discesa vista dal basso somigli a una salita, strano come un'esportazione tedesca vista dalla Grecia somigli a un'importazione greca, ma soprattutto strano che si accusi il greco di essere cattivo perché importa, visto che, se lui fosse bravo, il bravo tedesco non potrebbe esportare. Sostanzialmente era tutto lì.

Nel video rinvio, per i dettagli, al primo articolo di una certa ampiezza, quello, appunto, del manifesto, che però cito come "articolo di sbilanciamoci", perché il forum su La rotta d'Europa, promosso da Rossana Rossanda, era stato curato dalla redazione scientifica del blog sbilanciamoci, in cui militava il collega Mario Pianta (detto Mario Piantala), quello che mi suggerì di attenuare i toni della critica a Rossanda, ed era uscito in simultanea sul blog e sull'edizione online del manifesto.

Ecco, in una ipotetica collezione di articoli da riporre nel mausoleo quello avrebbe posizione di preminenza, non fosse che per il fatto di essere stato la causa del risveglio di molti di voi (almeno, di quelli che essendo di sinistra leggevano roba sinistra). Non saprei se considerarlo "divulgativo" o "mediatico", ma in qualche modo lo renderei visibile dalla home del sito, per il semplice motivo che come ha svegliato voi, può svegliare altri. Certo, resta il problema dell'elettore "dedestra" puro e duro di comprendonio, dell'ingenuo che chiama "comunisti" i comparuzzi del "vile affarista", e che magari può sentirsi respinto da un articolo apparso sul manifesto. Sono io il primo a dire che i numeri servono, ma i numeri, la storia lo dimostra, li avevamo quando ce ne fottevamo di chi ragiona così...

Comunque, nel caso dei testi (non scientifici) le metriche mancano, almeno quelle quantitative. Ci sono delle metriche qualitative implicite, date dal prestigio della testata, per cui uscire sul Sole 24 Ore non è come uscire sul Fatto Quotidiano (potete immaginare che il prestigio sia inversamente proporzionale alla veridicità ma ora il punto non è questo)! Non sono quindi in grado di proporvi, come nel caso dei video, una selezione basata su metriche, ma magari potrebbe aiutarvi ad aiutarmi avere un inventario almeno parziale dei miei scritti. A far data dal primo gennaio 2012 fino ad oggi la rassegna stampa parlamentare riporta 81 miei interventi (nel 2012 non c'è nulla perché non ero ancora abbastanza autorevole):

  1. 05/04/2013, STAMPA, GRAZIE MA NON SONO CANDIDATO PREMIER, BAGNAI ALBERTO
  2. 05/04/2013, IL FATTO QUOTIDIANO, SOLO TORNANDO INDIPENDENTI SI PUO' RIPARTIRE, BAGNAI ALBERTO
  3. 12/06/2013, IL FATTO QUOTIDIANO, L'EUROPA SI SALVA SOLO SE BERLINO LASCIA L'EURO, BAGNAI ALBERTO
  4. 08/08/2013, IL FATTO QUOTIDIANO, L'OTTIMISMO DI LETTA? OVVIETÀ E DECIMALI, BAGNAI ALBERTO
  5. 04/09/2013, IL FATTO QUOTIDIANO, ADDIO ALL'EURO, I PERICOLI DELL'ALTERNATIVA TEDESCA, BAGNAI ALBERTO
  6. 11/09/2013, IL FATTO QUOTIDIANO, ALEMANNO I PERICOLI DELLA CONVERSIONE ANTI-EURO, BAGNAI ALBERTO
  7. 18/09/2013, IL FATTO QUOTIDIANO, DEBITO, SOLO BERLINO PUÒ TRUCCARE I CONTI, BAGNAI ALBERTO
  8. 22/09/2013, LIBERO QUOTIDIANO, ALL'ITALIA PERÒ CONVIENE ANCORA USCIRE DALL'EURO, BAGNAI ALBERTO
  9. 07/10/2013, TEMPO, ORA INVESTIAMO A LUNGO RAGGIO, BAGNAI ALBERTO
  10. 07/11/2013, SECOLO XIX, MA LA REGOLA DEL DEFICIT NON FUNZIONA BAGNAI ALBERTO, 
  11. 03/01/2014, IL FATTO QUOTIDIANO, LA FINTA EUROFESTA DELLA LETTONIA, BAGNAI ALBERTO
  12. 22/01/2014, IL FATTO QUOTIDIANO, L'INEVITABILE CADUTA DELLA FRANCIA DI HOLLANDE, BAGNAI ALBERTO
  13. 28/01/2014, IL FATTO QUOTIDIANO, L'INSOSTENIBILE PESO DEL PESO CHE HA RI-AFFOSSATO L'ARGENTINA, BAGNAI ALBERTO
  14. 26/02/2014, IL FATTO QUOTIDIANO, L'EURO FUNZIONEREBBE SOLO SE FOSSE... LA LIRA, BAGNAI ALBERTO
  15. 06/03/2014, LIBERO QUOTIDIANO, PERCHÉ SIAMO PREDE COLPA DELLE REGOLE EUROPEE SE IL PAESE È IN SVENDITA, BAGNAI ALBERTO
  16. 26/03/2014, IL FATTO QUOTIDIANO, LA SINISTRA È CIECA, LA DESTRA NO, BAGNAI ALBERTO
  17. 09/04/2014, IL FATTO QUOTIDIANO, IL FMI DIFENDE L'EURO PERCHÉ GLI DÀ LAVORO, BAGNAI ALBERTO
  18. 23/04/2014, LIBERO QUOTIDIANO, L'AUSTERITÀ BLOCCA IL RISANAMENTO E LE RIFORME NEI PAESI DEL SUD, BAGNAI ALBERTO
  19. 30/04/2014, IL FATTO QUOTIDIANO, LE CONTRADDIZIONI INSANABILI DELL'EURO BAGNAI ALBERTO, 
  20. 21/05/2014, IL FATTO QUOTIDIANO, EURO LA TRAPPOLA NASCOSTA NEL CAMBIO FISSO, BAGNAI ALBERTO
  21. 28/05/2014, IL FATTO QUOTIDIANO, LE PEN & CO. SONO LE URNE, ALTRO CHE POPULISMO, BAGNAI ALBERTO
  22. 09/07/2014, IL FATTO QUOTIDIANO, CARI FAN DELL'AUSTERITÀ, GIÙ LE MANI DALL'ISTAT, BAGNAI ALBERTO
  23. 23/07/2014, IL FATTO QUOTIDIANO, L'EUROZONA E LA LEZIONE DI BRETTON WOODS, BAGNAI ALBERTO
  24. 26/07/2014, TEMPO, SONO I DANNI DELLA MONETA FORTE IN UN PAESE DEBOLE, BAGNAI ALBERTO
  25. 30/07/2014, TEMPO, TAGLI SBAGLIATI SE C'È LA CRISI, BAGNAI ALBERTO
  26. 07/08/2014, IL FATTO QUOTIDIANO, SE VOLETE L'EURO, VOLETE LA RECESSIONE, BAGNAI ALBERTO
  27. 20/08/2014, IL FATTO QUOTIDIANO, "DA MONTI IN POI SIAMO GOVERNATI DAI CREDITORI", BAGNAI ALBERTO
  28. 22/09/2014, TEMPO, SAN MATTEO ONORA IL DEBITO, BAGNAI ALBERTO
  29. 22/10/2014, IL FATTO QUOTIDIANO, GERMANIA, L'ACQUA CALDA DEL FINTO BOOM, BAGNAI ALBERTO
  30. 26/10/2014, TEMPO, NESSUNA LEZIONE DA BRUXELLES, BAGNAI ALBERTO
  31. 21/11/2014, TEMPO, IL NEGAZIONISMO È ACQUA PASSATA, BAGNAI ALBERTO
  32. 26/11/2014, IL FATTO QUOTIDIANO, L'ITALIA PUÒ FARCELA, MA SOLTANTO SENZA EURO, BAGNAI ALBERTO
  33. 31/12/2014, IL FATTO QUOTIDIANO, DRAGHI FLOP, BAGNAI ALBERTO
  34. 06/01/2015, TEMPO, MA LE LEGGI DA SOLE NON SERVONO A NULLA, BAGNAI ALBERTO
  35. 14/01/2015, IL FATTO QUOTIDIANO, BENZINA, CADE UN ALIBI A DIFESA DELL'EURO, BAGNAI ALBERTO
  36. 17/01/2015, IL FATTO QUOTIDIANO, FRANCO SVIZZERO, LA SOTTILE LINEA TRA PROTEZIONE E BOLLA SPECULATIVA, BAGNAI ALBERTO
  37. 23/01/2015, IL FATTO QUOTIDIANO, UN'AMMISSIONE DI DEBOLEZZA CHE NON RISOLVE I PROBLEMI, BAGNAI ALBERTO
  38. 07/02/2015, IL FATTO QUOTIDIANO, BATTAGLIA NOBILE MA SPOT SBAGLIATO, GLI ERRORI DELLA TAVERNA SULL'EURO, BAGNAI ALBERTO
  39. 24/02/2015, IL FATTO QUOTIDIANO, TSIPRAS HA PERSO E NON POTEVA FARE ALTRO: IL PROBLEMA DI ATENE È L’EURO, BAGNAI ALBERTO
  40. 18/04/2015, IL FATTO QUOTIDIANO, TSIPRAS SI CREDE FURBO E PUNTA A FARSI CACCIARE, BAGNAI ALBERTO
  41. 20/05/2015, IL FATTO QUOTIDIANO, SORPRESA: L’ECONOMIST SCOPRE IL DEBITO PRIVATO, BAGNAI ALBERTO
  42. 24/05/2015, IL FATTO QUOTIDIANO, I POTERI SONO INDIPENDENTI, LA BCE DI PIÙ. E INFATTI GOVERNA, BAGNAI ALBERTO
  43. 24/06/2015, IL FATTO QUOTIDIANO, SALVINI HA RAGIONE SOLO SULL'EURO (MA IL RESTO CONTA MOLTO MENO), BAGNAI ALBERTO
  44. 28/06/2015, IL FATTO QUOTIDIANO, IL PREZZO DELLE BUGIE SUL RIGORE, BAGNAI ALBERTO
  45. 04/07/2015, TEMPO, DEMAGOGIA E MENZOGNE, BAGNAI ALBERTO
  46. 07/07/2015, IL FATTO QUOTIDIANO, DA LEONIDA A PIRRO IL PASSO È BREVE, BAGNAI ALBERTO
  47. 01/08/2015, IL FATTO QUOTIDIANO, L'ACQUA CALDA DELLA BCE, BAGNAI ALBERTO
  48. 12/08/2015, IL FATTO QUOTIDIANO, TAGLI ALLA MUSICA, RENZI FA QUELLO CHE B. NON SI SOGNAVA NEMMENO, BAGNAI ALBERTO
  49. 14/08/2015, IL FATTO QUOTIDIANO, LA GUERRA DELLE MONETE L'HA INIZIATA LA BCE, LA CINA RISPONDE, BAGNAI ALBERTO
  50. 15/08/2015, TEMPO, CONTIAMO TROPPO POCO PER RISALIRE, BAGNAI ALBERTO
  51. 02/09/2015, IL FATTO QUOTIDIANO, LE SCUSE DELL'IKEA PER TAGLIARE I SALARI DEI DIPENDENTI DEL 30%, BAGNAI ALBERTO
  52. 16/09/2015, IL FATTO QUOTIDIANO, IL PENTIMENTO DEL PROF. GIAVAZZI È IL FALLIMENTO DEI "BOCCONIANI", BAGNAI ALBERTO
  53. 18/09/2015, IL FATTO QUOTIDIANO, L'AMNESIA DI GIAVAZZI: E IL CAMBIO?, BAGNAI ALBERTO
  54. 25/09/2015, IL FATTO QUOTIDIANO, GALLINO, È TARDI PER CAPIRE CHE L'EURO NON VA, BAGNAI ALBERTO
  55. 11/11/2015, IL FATTO QUOTIDIANO, STATI UNITI D'EUROPA? MEGLIO DARE UN'OCCHIATA AI PRECEDENTI, BAGNAI ALBERTO
  56. 18/12/2015, IL FATTO QUOTIDIANO, BANCHE, IL TEMA NON È LA MALAGESTIONE, BAGNAI ALBERTO
  57. 10/02/2016, IL FATTO QUOTIDIANO, IL PROFESSOR PADOAN HA CONFESSATO CHE IL MINISTRO NON CAPISCE NIENTE, BAGNAI ALBERTO
  58. 27/04/2016, IL FATTO QUOTIDIANO, HELICOPTER MONEY? TUTTO PER NON FARE LA COSA GIUSTA: GLI INVESTIMENTI PUBBLICI, BAGNAI ALBERTO
  59. 04/05/2016, IL FATTO QUOTIDIANO, LA VERA STAGNAZIONE SECOLARE È NEI SALARI, BAGNAI ALBERTO
  60. 01/06/2016, IL FATTO QUOTIDIANO, CARO ZINGALES, LA TROIKA NON È L'UNICA POSSIBILITÀ, BAGNAI ALBERTO
  61. 16/06/2016, IL FATTO QUOTIDIANO, BREXIT, A SPAVENTARE LA UE È LA DEMOCRAZIA, BAGNAI ALBERTO
  62. 25/06/2016, IL FATTO QUOTIDIANO, IL VERO SMACCO È CHE SI RIVELI FRUTTUOSA, BAGNAI ALBERTO
  63. 06/07/2016, IL FATTO QUOTIDIANO, BREXIT, IL RIMEDIO DELL'ECONOMIA ALLE FALSE ISTERIE DEI GOVERNANTI, BAGNAI ALBERTO
  64. 10/08/2016, IL FATTO QUOTIDIANO, PRODUZIONE INDUSTRIALE I NUMERI DI UN DISASTRO CHE NON HA PRECEDENTI, BAGNAI ALBERTO
  65. 13/08/2016, TEMPO, IL VICOLO CIECO DEL GOVERNO, BAGNAI ALBERTO
  66. 17/08/2016, IL FATTO QUOTIDIANO, DUEMILA MILIARDI DI PIL ANDATI IN FUMO DAL 2008, BAGNAI ALBERTO
  67. 05/10/2016, IL FATTO QUOTIDIANO, INAUDITO! C'È UN DIBATTITO SULL'EURO ANCHE A SINISTRA, BAGNAI ALBERTO
  68. 19/10/2016, IL FATTO QUOTIDIANO, L'USCITA DALL'EURO: I DATI SMENTISCONO I SOLITI CATASTROFISTI -EURO-EXIT E CATASTROFISTI QUALCHE DATO SUL DEBITO,  BAGNAI ALBERTO, NORDVIG JENS
  69. 03/01/2017, IL FATTO QUOTIDIANO, RIECCOLI DI NUOVO A FAVORIRE LA DESTRA, BAGNAI ALBERTO
  70. 21/01/2017, IL FATTO QUOTIDIANO, QUADRIO CURZIO È POST-VERITIERO: SI SCUSI, BAGNAI ALBERTO, CARLUCCI FRANCESCO
  71. 01/02/2017, IL FATTO QUOTIDIANO, NON È IL LIBERO COMMERCIO CHE FAVORISCE I LAVORATORI, BAGNAI ALBERTO
  72. 13/05/2017, SOLE 24 ORE, I SALARI E LA QUESTIONE IRRISOLTA DELL’EURO, BAGNAI ALBERTO
  73. 17/08/2017, IL FATTO QUOTIDIANO, I DISOCCUPATI "VERI" IN ITALIA SONO IL 30%: PIÙ CHE IN GRECIA, BAGNAI ALBERTO
  74. 24/08/2017, IL FATTO QUOTIDIANO, ORLANDO PRIVATIZZA LA GIUSTIZIA ONLINE, BAGNAI ALBERTO
  75. 07/05/2018, CORRIERE DELLA SERA, «ITALIA-ARGENTINA, IL PARAGONE IMPOSSIBILE. E NON GRAZIE ALL'EURO», BORGHI AQUILINI CLAUDIO, BAGNAI ALBERTO
  76. 11/06/2020, FOGLIO, ITALIETTA NO, GRAZIE, BAGNAI ALBERTO
  77. 25/11/2021, LA VERITA', LA LEGGE DELEGA RESTA UN FANTASMA, BAGNAI ALBERTO
  78. 06/04/2022, VERITA'&AFFARI, SOTTO CONTROLLO? IL GOVERNO DRAGHI ORA RIPROVA A ADDOMESTICARE LE AUTHORITY, ALBERTO BAGNAI
  79. 14/05/2022, VERITA'&AFFARI, PER FARE BUONE LEGGI SI DEVONO ASCOLTARE ANCHE I LOBBISTI, ALBERTO BAGNAI
  80. 26/08/2022, VERITA'&AFFARI, MERCATI NERVOSI SCOMMETTONO CONTRO L'ITALIA MA IL MALATO È BERLINO (QUINDI LA BCE INTERVERRÀ), ALBERTO BAGNAI
  81. 22/12/2023, RIFORMISTA, SÌ, È UN TRATTATO IRRIFORMABILE CHE MERITEREBBE UNA DECENTE SEPOLTURA, ALBERTO BAGNAI

di cui uno sul Corriere con Claudio, uno sul Sole 24 Ore, la stragrande maggioranza (58) sul Fatto Quotidiano, e poi frattaglie sparse fra testate minori (non le corazzate, intendo). L'articolo sul Sole in effetti meriterebbe, non so se lo ricordate.

Oltre a questi 81 articoli, la rassegna stampa dal 2012 a oggi conta anche 52 interviste:

  1. 04/04/2013, GIORNALE, "FINORA CI HANNO GUADAGNATO SOLO I TEDESCHI", DE FRANCESCO GIAN MARIA
  2. 04/04/2013, ITALIA OGGI, IL PD MOLLI L'ORTODOSSIA DELL'EURO, DI SANTO GIAMPIERO
  3. 04/04/2013, IL FATTO QUOTIDIANO, "PER SALVARCI DOBBIAMO TORNARE ALLA LIRA", PALOMBI MARCO
  4. 05/04/2013, REPUBBLICA, IL PROF ANTI - EURO, CANDIDATO PREMIER A SUA INSAPUTA "MA SE BERSANI SI SCHIANTA, IO SALVO I NAUFRAGHI", CUZZOCREA ANNALISA
  5. 08/06/2013, LIBERO QUOTIDIANO, «TORNIAMO AL MARCO E POI ALLA LIRA», DE DOMINICIS FRANCESCO
  6. 18/06/2013, LIBERO QUOTIDIANO, «SGARRARE? MOSSA DA GRANDE PAESE», DE DOMINICIS FRANCESCO
  7. 01/08/2013, ITALIA OGGI, LA FRANCIA È MESSA PEGGIO DI NOI, ALBRICCI PIERPAOLO
  8. 21/11/2013, PADANIA, BAGNAI, PROF ANTI-EURO «L'ITALIA PUÒ FARCELA CON LA NUOVA LIRA», BONINI ALESSANDRO
  9. 22/03/2014, ITALIA OGGI, LA GERMANIA VIOLA QUATTRO REGOLE, VERNIZZI PIETRO
  10. 15/04/2014, LIBERO QUOTIDIANO, «ANCHE SE USCIAMO DALLA MONETA UNICA LA BENZINA NON VOLERÀ ALLE STELLE», ANTONIO CASTRO
  11. 26/06/2014, ITALIA OGGI, CI SIAMO LEGATI LE MANI DA SOLI, DA ROLD GIANLUIGI
  12. 30/10/2014, PADANIA, BAGNAI: IL GOVERNO DALL’EUROPA PRENDE SOLO SCHIAFFI, BONINI ALESSANDRO
  13. 07/11/2014, LIBERO QUOTIDIANO, «SALVINI IL NUOVO CAV? UN BENE PER L'ITALIA», CERVO MARTINO
  14. 12/02/2015, TEMPO, BAGNAI: «LUI LO HA CAPITO L’EURO VA SMANTELLATO», P.D.L.
  15. 22/02/2015, GIORNO CARLINO -NAZIONE, UE IN PANNE, C'È UNA TERZA VIA «L'EURO TOGLIE POTERE AGLI STATI», ARMINIO SIMONE
  16. 26/06/2015, LIBERO QUOTIDIANO, «L'ACCORDO GRECO SI FA, MA DURA 6 MESI», SUNSERI NINO
  17. 05/07/2015, CORRIERE DELLA SERA, «SQUILIBRI INTERNI RISOLTI IMPOVERENDO I LAVORATORI», SENSINI MARIO
  18. 20/09/2016, LIBERO QUOTIDIANO, «FUORI DALL'EURO L'ITALIA RINASCE», CASTRO ANTONIO
  19. 24/01/2018, GAZZETTA DEL MEZZOGIORNO, CRESCE IL FRONTE ANTI-EURO LA LEGA CANDIDA BAGNAI, PETROCELLI LEONARDO
  20. 25/01/2018, STAMPA, «POSSO ESSERE IO IL MEDIATORE TRA IL CARROCCIO E I GRILLINI», ILARIO LOMBARDO
  21. 14/02/2018, NAZIONE, BAGNAI, L'ANTI RENZI «SERVE BUONSENSO TORNARE A COMANDARE IN CASA PROPRIA», CIARDI LISA
  22. 07/03/2018, MF, BAGNAI: LA PRIORITÀ È LA CRESCITA, CABRINI ANDREA
  23. 25/07/2018, LA NOTIZIA SPEZZATO L'ASSE FRANCO-TEDESCO L'ITALIA ORA È CENTRALE IN EUROPA, GATTA FEDERICO, 50
  24. 26/07/2018, IL FATTO QUOTIDIANO, "BENE LE BCC, SULLE BANCHE BASTA AUTOGOL,  CARLO DI FOGGIA
  25. 05/08/2018, REPUBBLICA, BAGNAI (LEGA) "INVESTITORI PRUDENTI MA NON È SOLO L'ITALIA A FARE PAURA", CUZZOCREA ANNALISA
  26. 07/08/2018, ITALIA OGGI, E-FATTURA A PASSO VELOCE, BARTELLI CRISTINA
  27. 27/08/2018, IL FATTO QUOTIDIANO, "IL TETTO DEL DEFICIT AL 3% DEL PIL È SENZA BASI SCIENTIFICHE", FELTRI STEFANO
  28. 10/09/2018, MATTINO, «DIFFICILE PROCEDERE, MA DOPO LE EUROPEE RINEGOZIEREMO REGOLE FISCALI E MONETARIE», SANTONASTASO NANDO
  29. 24/09/2018, LA VERITA', «AI MERCATI IL DEFICIT AL 2% VA BENISSIMO, CERVO MARTINO
  30. 29/09/2018, SOLE 24 ORE, AI MERCATI INTERESSA LA CRESCITA, TROVATI GIANNI
  31. 12/01/2019, MILANO FINANZA, IL SOCCORSO? PRONTISSIMO, SATTA ANTONIO
  32. 21/01/2019, LA VERITA', «C'È UN NAZARENO ANCHE A BRUXELLES», CAPEZZONE DANIELE
  33. 15/06/2019, CORRIERE DELLA SERA, «IO MINISTRO? VALUTEREI ORA IL MIO OBIETTIVO È RIFORMARE BANKITALIA», TROCINO ALESSANDRO
  34. 17/06/2019, LA VERITA', «UNA PROCEDURA D'INFRAZIONE FAREBBE PEGGIO ALL'UE CHE A NOI», CERVO MARTINO
  35. 28/10/2019, LA VERITA', «RENZI VORREBBE UN PRESIDENTE SENZA IL CONSENSO DEGLI ITALIANI», CAPEZZONE DANIELE
  36. 04/03/2020, CORRIERE DELLA SERA, «NOI IN DISACCORDO SUL METODO CI VORREBBE UN PIANO MARSHALL», CREMONESI MARCO
  37. 06/04/2020, LA VERITA', IL PD DICE CHE IL MES È SUPERATO MA LO ACCETTA CON ALTRO NOME», CAPEZZONE DANIELE
  38. 05/05/2020, GIORNALE, ALBERTO BAGNAI «L'ESECUTIVO IN EUROPA È GREGARIO E REMISSIVO», SCOT
  39. 06/06/2020, SOLE 24 ORE, «SÌ AL MAXIPIANO SANITÀ, MA SENZA MES», FIAMMERI BARBARA
  40. 23/07/2020, MATTINO, «FREGATURA SIGNIFICA CHE NON È UN REGALO E I SOLDI CERTO NON ARRIVERANNO SUBITO», DI GIACOMO VALENTINO
  41. 30/11/2020, REPUBBLICA, BAGNAI "SVOLTA MODERATA? IL LEADER A DESTRA È SALVINI E FI NON ANDRÀ AL GOVERNO", LAURIA EMANUELE
  42. 05/02/2021, STAMPA, LA RETROMARCIA DI BAGNAI "L'HO CRITICATO SULLE BANCHE MA È PRAGMATICO COME NOI", AME. LAM.
  43. 26/11/2021, STAMPA, PER LE PARTITE IVA FATTO SOLO IL PRIMO PASSO LA NOSTRA BATTAGLIA SULLA FLAT TAX CONTINUA", L.MON.
  44. 21/02/2022, LA VERITA', «LA LEGA HA IL PIENO DIRITTO DI DISSENTIRE DAL GOVERNO», DRAGONI FABIO
  45. 01/08/2022, LIBERO QUOTIDIANO, «SULLE TASSE ENRICO È IL VENTRILOQUO DELLA UE», RUBINI FABIO
  46. 05/09/2022, LA VERITA', «MEGLIO FARE ALTRO DEBITO ORA O SBORSEREMO 100 MILIARDI», DRAGONI FABIO
  47. 31/10/2022, LA VERITA', «LO DICE PURE LA BCE: IL CONTANTE SIGNIFICA LIBERTÀ, NON EVASIONE», NOVELLA FEDERICO
  48. 23/02/2023, LIBERO QUOTIDIANO, «LA LEGA DIFENDERÀ LE IMPRESE DAI DANNI DEL GOVERNO PD-M5S», RUBINI FABIO
  49. 20/03/2023, LA VERITA', «SE I SALARI SONO BASSI È COLPA DI SINDACATI E GOVERNI DI SINISTRA», NOVELLA FEDERICO
  50. 11/11/2023, GIORNO CARLINO NAZIONE, BAGNAI (LEGA) «SUPERATA LA LEGGE FORNERO. PIÙ FLESSIBILITÀ IN USCITA», ROSSI COSIMO
  51. 23/11/2023, SOLE 24 ORE, LA CRESCITA GARANTISCE SOSTENIBILITÀ ED EQUITÀ INTERGENERAZIONALE, PRIOSCHI MATTEO
  52. 23/04/2024, SOLE 24 ORE, «L'AUTONOMIA È UN EQUILIBRIO RESPONSABILE E SOLIDALE», PRIOSCHI MATTEO

anche se naturalmente mancano quelle rilasciate alla stampa estera (per esempio, a Reuters, o al Financial Times). Anche qui, dovrebbe far fede l'autorevolezza (lasciamo stare...) della testata. Segnalo tre interviste al Corriere, quattro al Sole, tre alla Stampa, ecc. L'occasione mi torna buona per specificare qui una cosa che agli operatori informativi proprio non entra in testa: quelli che mi avvicinano da quando sono costretti a farlo, a causa della mia posizione parlamentare rilevante, tendo a disprezzarli, mentre tendo a essere riconoscente verso quelli che mi hanno avvicinato prima che entrassi in Parlamento, incuriositi dalle mie idee (che comunque non erano in grado di capire: ma la buona volontà va apprezzata). Questa cronologia aiuta a districarsi.

Chissà se il vostro entry point nel Goofyverso è stato una di queste interviste o di questi articoli, e quale? Sarebbe interessante saperlo.

Questo per la parte "stampa" (ed è una rassegna non completamente esaustiva). Poi, naturalmente, c'è la parte di produzione scientifica (che si trova anche sul mio profilo Scholar):

  1. Bagnai, A., Carlucci, F., Dassori, C., Simonetti, S. (1992) “Simulazioni di politica monetaria con un modello reale e finanziario dell’economia italiana”, in E. Giovannini (a cura di), I mercato monetari e finanziari nel breve periodo – Modelli per l’analisi e la previsione, Milano: Il Sole 24 Ore Libri.
  2. Bagnai, A. (1995) “Sostenibilità del debito e spiazzamento in un modello keynesiano dinamico”, Giornale degli Economisti e Annali di Economia, 54, 129-136.
  3. Bagnai, A. (1996) “La sostenibilità del debito pubblico: definizioni e criteri di verifica empirica”, Economia Politica, anno XIII, n. 1 (April), 13-52.
  4. Bagnai, A., Manzocchi, S. (1996) “Un’indagine empirica sulla mobilità dei capitali nei paesi in via di sviluppo”, Studi e Note di Economia, n. 1, 161-186.
  5. Bagnai, A., Manzocchi, S. (1996) “Unit root tests of capital mobility in the less developed countries”, Welt-wirtschaftliches Archiv, 132, 544-557.
  6. Bagnai, A., Manzocchi, S. (1999) “Current-account reversals in developing countries: the role of fundamentals”, Open Economies Review, 10, 143-163.
  7. Bagnai, A., Manzocchi, S. (1999) “Current-account reversals in developing countries: a perspective on Asian crisis”, International Journal of Development Planning Literature, 14, 1999 (con S. Manzocchi).
  8. Bagnai, A., Carlucci, F.  (2001) “Economic convergence of countries with a common European identity”, in M.G. Melchionni (ed.), L’identità europea alla fine del XX secolo, Firenze: Biblioteca della Rivista di Studi Politici Internazionali.
  9. Bagnai, A., Carlucci, F. (2002) “Sentieri dinamici dell’economia europea nelle simulazioni di un modello aggregato”, in De Cecco, M., Garofalo, G. (eds.) Moneta unica europea – Crescita e finanza, Roma: Donzelli, pp. 249-272.
  10. Bagnai, A., Carlucci, F. (2003) “An aggregate model for the European Union”, Economic Modelling, 20, 623-649.
  11. Bagnai, A. (2004) “Dynamic paths of the European economy: simulations with an aggregate model of the EMU as a part of the world economy”, chap. 9 in Deardorff, A. (ed.), Past, present and future of the European Union, London: Macmillan.
  12. Bagnai, A. (2005) Modelli empirici di aggiustamento e crescita – Appunti per un corso di macroeconomia dello sviluppo, Roma: Aracne, pp. 223, ISBN 88-548-0097-X.
  13. Bagnai, A. (2006) “Structural breaks and the twin deficits hypothesis”, International Economics and Economic Policy, 3, 137-155.
  14. Bagnai, A., Carlucci, F., Schiattarella, R., Tancioni, M. (2006)  “FGB-STEP: un modello di simulazione per l’analisi del mercato del lavoro”, in Economia&Lavoro, n. 3, 123-149.
  15. Bagnai, A., Galli, S., Pierucci, P., Raimondi, S. (2007) “Narrowing the US twin deficits: simulations with a world macroeconomic model”, chap. 3 in Tavidze, A. (ed.), Global Economics: New Research, Hauppauge (NY): Nova Science Publishers.
  16. Bagnai, A., Carlucci, F., Schiattarella, R., Tancioni, M. (2007) “Il modello FGB-STEP in prospettiva comparativa”, Economia&Lavoro, n. 1, 193-196.
  17. Bagnai, A. (2009) “The role of China in global external imbalances”, China Economic Review, 20, 508-526.
  18. Bagnai, A., Mongeau Ospina, C.A. (2009b) “China’s structural changes and transition process”, Chap. 1 in Z. Wu (ed.), China in the world economy, Routledge.
  19. Bagnai, A. (2009a) “Gli scenari economici dopo la crisi”, chap. 1 in Manzocchi, S. and Quintieri, B. (eds.) Il mondo è cambiato - Le opportunità per il Made in Italy, Soveria Mannelli: Rubbettino, 2009.
  20. Bagnai, A., Mongeau Ospina, C.A. (2010) La crescita della Cina – Scenari e implicazioni per altri poli dell’economia globale, Milano: Franco Angeli, pp. 254, ISBN 978-88-568-1737-9.
  21. Bagnai, A. (2010) “Structural changes, cointegration, and the empirics of Thirlwall’s law”, Applied Economics, 42, 1315-1329.
  22. Bagnai, A. (2010) “Twin deficits in CEEC economies: evidence from panel unit root tests”, Economics Bulletin, 30, 1071-1081.
  23. Bagnai, A. (2011) “Crisi finanziaria e governo dell'economia”, Costituzionalismo.it, http://www.costituzionalismo.it/articoli/406/.
  24. Bagnai, A., Sarra, A. (2012) “Small business industrial clusters in China and Italy”, China Economic Review, 23, 591-592, DOI: j.chieco.2012.05.003.
  25. Bagnai, A. (2012) “Le aporie del più Europa”, in Cesaratto, S., Pivetti, M. (eds.) Oltre l’austerità, Roma: Micromega, ISBN 9788898114030.
  26. Bagnai, A., Rieber, A., Tran, A.-D. (2012) “Generalised balance-of-payment constrained growth and South-South trade in Sub-Saharan Africa”, in Soukiazis, E., Cerqueira, P. (eds) Models of Balance of Payments Constrained Growth: History, Theory and Empirical Evidence, Houndmills, Basingstoke: Palgrave McMillan; ISBN: 9781137023940.
  27. Bagnai, A. (2012) Il tramonto dell’euro, Reggio Emilia: Imprimatur, pp. 414, ISBN 978-88-97949-28-2.
  28. Bagnai, A. (2013) “Unhappy families are all alike: Minskyan cycles, Kaldorian growth, and the Eurozone peripheral crises”, in Dejuan, O., Febrero, E., Uxo, J. (ed.) Post-Keynesian views of the Great Recession and its remedies, Houndmills, Basingstoke: Palgrave McMillan.
  29. Bagnai, A. (2013) “Introduction to the symposium: The euro, manage it or leave it!”, Comparative Economic Studies, 55, 381-386, DOI: 10.1057/ces.2013.23.
  30. Bagnai, A., Mancuso, A., Marra, A.. Mazzocchitti, M., Quaglione, D., Sarra A. (2013) “Il contributo dei centri di ricerca allo sviluppo locale: il caso dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale dell’Abruzzo e del Molise «G. Caporale»”, L’Industria, 3, 557-582.
  31. Bagnai, A., Mongeau Ospina, C.A. (2014) “The Impact of an Exchange Rate Realignment on the Italian Trade Balance: Euro vs. National Currency”, Applied Economics Quarterly, 60, 273-291, DOI: 10.3790/aeq.60.4.273.
  32. Bagnai, A. (2014) L’Italia può farcela, Milano: Il Saggiatore, pp. 496, ISBN 8842820482.
  33. Bagnai, A. (2015) “Un external compact per salvare l’Eurozona”, in Paganetto, L. (ed.) Ripensare Maastricht, Roma: Eurilink, ISBN 9788895151113.
  34. Bagnai, A. Mongeau Ospina, C.A. (2015) “Long- and short-run asymmetries and hysteresis in the Italian gasoline market”, Energy Policy, 78, 41-50, DOI: 10.1016/j.enpol.2014.12.017.
  35. Bagnai, A. (2015) “Europe’s paradoxes”, Phenomenology and Mind, 8, 94-126, DOI: 10.13128/Phe_Mi-17737 
  36. Bagnai, A., Rieber, A. Tran, A.D. (2015) “Economic growth and balance of payments constraint in Vietnam”, Journal of Post-Keynesian Economics, 38, 588-615. DOI: 10.1080/01603477.2015.1087806
  37. Bagnai, A., Rieber, A. Tran, A.D. (2016) “Sub-Saharan Africa's growth, South-South trade, and the generalised balance-of-payments constraint”, Cambridge Journal of Economics, 40, 797-820, DOI:10.1093/cje/bev020.
  38. Bagnai, A. (2016) “Austerità, democrazia e dottrina della Chiesa: riflessioni su una crisi evitabile”, cap. 4 in Lucchese, V. (a cura di), Quale Europa? Crisi economica e partecipazione democratica, Todi: Tau editrice, pp. 71-119.
  39. Bagnai, A. (2016) “Union monétaire : un point de vue italien”, in Sapir, J. (ed.) L’Euro est-il mort ?, Paris: Editions du Rocher.
  40. Bagnai, A. (2016) “Italy’s decline and the Balance-of-Payments  constraint: a multicountry analysis”, International Review of Applied Economics, 30, 1-26. DOI: 10.1080/02692171.2015.1065226
  41. Bagnai, A., Turcu, C. (2016) “Recent Monetary and Financial Developments in Europe”, Comparative Economic Studies, 58, 147-151. DOI:10.1057/ces.2016.8.
  42. Bagnai, A., Mongeau Ospina, C.A. (2016) “Asymmetric asymmetries in the Eurozone markets gasoline pricing”, Journal of Economic Asymmetries, 13, 89-99. DOI: 10.1016/j.jeca.2016.03.004
  43. Bagnai, A. (2017) “La décentralisation en Italie: le parcours du régionalisme italien entre crise économique et crise de la Constitution”, in Calmes-Brunet, S., Sagar, A. (ed.), Fédéralisme, décentralisation et régionalisation de l’Europe : perspectives comparatives, Toulouse, Rouen: L’Epitoge, vol. 1, p. 229-247.
  44. Bagnai, A., Granville, B., Mongeau Ospina, C.A. (2017) “Withdrawal of Italy from the euro area: Stochastic simulations of a structural macroeconometric model”, Economic Modelling, 64, 524-538. DOI: 10.1016/j.econmod.2017.04.010
  45. Bagnai, A., Mongeau Ospina, C.A. (2017) “Neoclassical versus Kaldorian explanations of Southern Europe’s productivity slowdown”, Acta Œconomica, 67(s1), 113-135. DOI: 10.1556/032.2017.67.S.9
  46. Bagnai, A., Mongeau Ospina, C.A. (2017) “Monetary integration vs. real disintegration: single currency and productivity divergence in the euro area”, Journal of Economic Policy Reform, DOI: 10.1080/17487870.2017.1403755
  47. Bagnai, A., Mongeau Ospina, C.A. (2018) “Asymmetries, outliers, and structural stability in the US gasoline market”, Energy Economics, 69, 250-260. DOI: 10.1016/j.eneco.2017.11.014
  48. Bagnai, A., Rieber, A. (2018) “Killing two birds with one currency: Income and fiscal policies in a growth model of a currency union”, Journal of Post Keynesian Economics, 1-25, DOI: 10.1080/01603477.2018.1458630.

dove si trovano cose accessibili anche ai laici, come Crisi finanziaria e governo dell'economia, che credo si lasci leggere anche oggi, o Le aporie del più Europa (ripubblicato nel blog), cose solo un filo più tecniche come "Unhappy families are all alike", e cose incomprensibili per i profani come l'ultimo articolo. Anche qui, sarebbe utile sapere da voi se c'è qualcosa che ha colpito la vostra fertile immaginazione. Con l'occasione, ricordo che questo è l'unico esempio di blog divulgativo i cui post, prima discussi coi lettori, sono diventati articoli scientifici, qualche volta pubblicati anche molto bene. Ricordo ad esempio il "benza paper", che nasce qui per confutare le affermazioni di un cialtrone, e alla fine è stato pubblicato qui, o la mia analisi keynesiana del declino dell'economia italiana, che nasce qui come post del primo maggio, e alla fine è stato pubblicato qui. Non conosco altri esempi di ricerca che nasca da una domanda condivisa con una community di lettori "laici", perché non credo ce ne siano...

E poi, naturalmente, ci sarebbe il blog, rispetto al quale ci siamo posti più volte il problema di trovare un percorso di lettura, e che probabilmente potrebbe essere trasportato in Wordpress e integrato in qualche modo nel sito. Quando ne parlammo l'ultima volta avevo pensato a un percorso di questo tipo:

  1. I “salvataggi” che non ci salveranno
  2. L'uscita dell'euro redux: la Realpolitik colpisce ancora
  3. Euro: una catastrofe annunciata
  4. Premi Nobel
  5. L'Europa senza l'euro
  6. Eurodelitto ed eurocastigo
  7. Accorati appelli e tecnologia tedesca
  8. L'aritmetica del debito pubblico
  9. Lo scopo inconfessato della riforma del mercato del lavoro
  10. One(labour) market, one money.
  11. Svalutazione e salari (ad usum piddini): il mio 25 aprile
  12. Lavoro mobile o scala mobile?
  13. Mi ha scritto Claudio Borghi...
  14. Ortotteri e anatroccoli
  15. Un anno vissuto umoristicamente
  16. Il romanzo di centro e di periferia
  17. Mi faccio un regalo
  18. L'importante è desistere
  19. Il silenzio, la morte
  20. Menzogna e verità (prove tecniche di interclassismo)
  21. QED 22: il metodo Juncker e il "bail-in"
  22. Due anniversari e una nascita
  23. Mi faccio un altro regalo
  24. Audizione informale alla Commissione Finanze: il miodiscorso di fine anno
  25. Se non conosci puoi giudicare...
  26. Renzie e Priapo
  27. Non mi guardi in faccia! (il mio 24 marzo)
  28. Milano ladrona, Berlino non perdona!
  29. Perché le donne non fanno più figli (una storia europea)
  30. Azincourt (una storia europea)
  31. La lezione greca e la Sinistra Italiana: Tsipras vs.Aristotele
  32. Più guerra: la Security and Defence Union
  33. La fenomenologia di Maastricht e di Schengen
  34. Brexit: qualche cifra
  35. Renxit: perché (non) votare PD (per ora).
  36. Il piddino e l'euro: la parola al neurologo
  37. La dignità
  38. Fantapolitica
  39. Mentre guardo mio padre morire...
  40. Il ritorno delle SS
  41. @ v@zz@ d@ll@ s@n@str@
  42. Nazismo e mercantilismo
  43. La medicina non è una scienza
  44. La "political economy" dell'onorevole Boldrini secondo Michéa
  45. Aspettando godo (2)...
  46. Lascienza (tratto da una storia vera)
  47. Due domande ai giuristi
  48. La sinistra e l'istruzione
  49. La Grecia non esiste (QED 87).
  50. Sul conservatorismo
  51. La porta principale
  52. La scienza inesatta
  53. Settanta anni di pace
  54. Verso l'infimo e oltre!
  55. Come (non) funziona - prima lezione
  56. Europa e democrazia
  57. Sovranismo
  58. La fiducia

Sarebbe potuto uscire per il decennale del blog, poi qualcosa andò storto. L'editor disse qualcosa di diverso dall'unica cosa che voglio sentir dire a un editor dopo l'esperienza massacrante de L'Italia può farcela, ovvero: "Sì, buana!", mi feci rodere il chiccherone, e un altro editore (nel senso di publisher) perse un po' di soldi (il più coglione fu quello che si perse L'Italia può farcela: non mi ricordo chi fosse, forse Mondadori. Vado a Milano, in periferia, in un enorme palazzone, arriva una sciura dall'allure colta, coi fogli sciolti della bozza, fa una cosa del tipo: "Sì, è interessante, ma non si capisce molto bene lei come la pensi...". E io "me la so guardata" [cit.] e le ho detto: "Ma è semplice! Io sono un uomo di fede: credo molto in me stesso!" Mi alzai e me ne andai, e il best seller lo pubblicò il Saggiatore...). Ora forse dovrei aggiungere qualcosa, ad esempio il post sulla Fattoria delle discriminazioni. Ma insomma, anche qui, lo scopo è capire se ci sono dei contenuti che trovate particolarmente accattivanti. Ai soliti geni saputelli non spiegherò, in ossequio alla prima legge della termodidattica, che ovviamente da qualche parte ci sarà anche un cronologico di tutto quanto. Ma altrettanto ovviamente un sito deve avere una home, non può presentarsi come una enorme lista di cose sostanzialmente senza capo né coda (basta leggere questo post per capire che non funziona così!), e la home generalmente presenta qualche contenuto per aiutare il lettore a orientarsi, e magari è meglio se quei contenuti avvicinano, invece di allontanare.

Ecco: ora cominciate ad avere un'idea approssimativa di quanto voglio portare nel mio mausoleo, e di come penso debba essere la sua facciata.

Si accettano commenti, integrazioni, ecc.

(...nel frattempo i posti residui sono 53...)

mercoledì 10 maggio 2023

Tirare la cinghia

Nei commenti a un post precedente Marco, il nostro amico paradigma dell'idiot savant (non è un insulto: è un neologismo), personaggio che in questo blog regolarmente si ripresenta sotto le spoglie dell'ingengngniere piddino che pensa di argomentare in ambito economico facendo un magro e scombiccherato cherry picking su Wikipedia di teorie che a lui sembrano assistite dal principio di autorità, ci raccontava, in buona sostanza, che i francesi stanno meglio di noi (nota bene: nessuno aveva detto il contrario! Il commento dell'idiot savant si inseriva a seguito di una subordinata concessiva di idivev: "La Francia sarà pur sempre ecc.", cioè: ammesso e non concesso che la Francia sia... Ma gli idiots savants, come vedremo meglio nel caso climatico, sono a disagio con la grammatica elementare...). Comunque: Marco ci raccontava che i francesi stanno meglio di noi perché "lo stipendio netto medio a Parigi rimane un 30% maggiore che a Milano" (rigorosamente senza fonte, senza considerare che la Francia non è Parigi e l'Italia è ancor meno Milano, ecc. Ma la caratteristica dell'idiot savant è appunto che lui sa: bastandogli le sue certezze, non ritiene opportuno suffragare con la citazione delle fonti le verità che magnanimamente dispensa).

Vabbè, questa era una delle due premesse del discorso che volevo farvi oggi. Veniamo all'altra.

Poco fa il presidente di a/simmetrie, Benedetto Ponti, ha rilanciato su Twitter un grafico di Nicolas Goetzmann (che non so chi sia), a sua volta rilanciato da Philipp Heimberger, che invece sappiamo chi sia: è stato relatore a un nostro evento sulle regole europee):


Il messaggio è che i consumi alimentari dei francesi (dati mensili in milioni di euro a prezzi costanti) sono tornati al livello del 2007. Visto che a Parigi gli stipendi sono del 30% più alti perché ce l'ha detto sucuggino (cioè il cuggino di Marco), non ci resta che una linea interpretativa di questo dato: evidentemente i francesi sono molto preoccupati dalla prova costume, e quindi, pur navigando nell'oro, preferiscono accumularlo per farci il bagno come Paperon de Paperoni, anziché spenderlo in Bourgogne e Camembert (che rovinano la linea e tra l'altro dovrebbero avere il Nutriscore rosso, o almeno spero...).

Anche qui, come nel caso degli idiots savants, manca la fonte, e mi sono dannato l'anima per reperirla (con l'occasione, vi ricordo, se credete, di sostenere col vostro 5x1000 a/simmetrie, un think tank che le fonti le cita). Verosimilmente saranno fonti nazionali, perché né su Eurostat né su OCSE ho trovato una ripartizione delle spese per consumi delle famiglie a questo grado di granularità: su Eurostat e OCSE, ad esempio, ci sono le spese per consumi alimentari, ma annuali, mentre quelle trimestrali sono distinte solo fra beni non durevoli, semidurevoli e durevoli (e quelle mensili non ci sono).

Non escludo che cercando meglio si trovi qualcosa (magari voi ci riuscirete), ma a me interessava fare un confronto internazionale rapido, e l'ho fatto con quello che ho trovato, cioè questo:


Ora, a beneficio degli idiots savants, segnalo che quello riportato qua sopra è un indice, che quindi ci informa sulla dinamica, non sul livello del fenomeno: ma, se interessa, c'è anche il dato in volume (milioni di euro a prezzi costanti:

sul quale, se qui ci appassionasse il tema sollevato dal "cuggino de sucuggino" (cioè da Marco), ovvero "sono più ricchi i francesi o gli italiani?", andrebbero fatti almeno due aggiustamenti: la conversione in termini pro capite, e la correzione per la parità dei poteri d'acquisto (perché credo sia arduo ipotizzare che al Giambellino la vita costi quanto al faubourg Saint Honoré). Un vero economista, però, tenderà a essere più appassionato dalla dinamica che dalla statica. Del resto, anche per un politico, le tendenze in atto sono molto più rilevanti dei punti di partenza, per il semplice motivo che quale che sia il punto di partenza, il mandato che il politico riceve è quello di migliorarlo, per cui la domanda più rilevante diventa: stiamo migliorando o peggiorando, e di quanto? Una domanda dinamica, non statica: dove stiamo andando?, non: dove siamo?

Comunque: per quanto riguarda la dinamica, i due grafici dicono sostanzialmente la stessa cosa.

In particolare, partendo dalla fine: è confermato che la spesa per consumi non durevoli (che includono quindi anche il tabacco, il vestiario, ecc.) delle famiglie francesi è fortemente arretrata, coerentemente con l'andamento del suo sottoinsieme (le spese alimentari, quelle mostrate nel grafico dell'amico dell'amico dell'amico). L'ultimo dato trimestrale del 2022 è 83 miliardi, cugino degli 83,1 del terzo trimestre 2001 (un bel balzo indietro).

Interessa l'Italia?

Con la stessa logica, l'ultimo dato trimestrale del 2022 è 78,9 miliardi, cugino del 78,4 del primo trimestre 2015. Quindi si può raccontare, senza dire il falso, che per noi il balzo indietro indotto dalla crisi energetica, con annesso scenario inflattivo, è di soli sette anni, mentre per i francesi di oltre 20. In virtù di questa dinamica, a oggi, se misuriamo il benessere in termini di capacità di spesa per consumi non durevoli (escluse automobili, elettrodomestici, ecc., che comunque un po' di benessere contribuiscono a procurarlo), parametrando i volumi di spesa alla popolazione abbiamo che in Francia la spesa pro capite è 83 miliardi diviso 67,8 milioni, cioè 1225,5 euro al trimestre, mentre in Italia è 78,9 miliardi diviso ahimè solo 59,1 milioni, cioè 1334,9 euro al trimestre. Il cuggino di Marco non avrebbe difficoltà a dimostrarci con un modello peer reviewed che, anche se non sembra, la spesa pro capite francese è superiore del 30% a quella italiana (perché a Parigi ecc.). Viceversa i dati (ma i dati, si sa, non servono a chi detiene la Verità) stabiliscono che la spesa pro capite delle famiglie francesi in consumi non durevoli è dell'8,1% inferiore a quella delle famiglie italiane. Se vi rivolgete ai dati, anziché agli idioti revisionati da idioti (cioè dai loro peer), capite perché la gente va per strada in Francia e non qui (e torno a dire che a me dispiace che la gente debba andare per strada e non sono contento che questo succeda in un Paese che amo: sono però contento quando certi fenomeni possono essere ricondotti nell'alveo di una razionalità economica: mi aiuta a pensare che non ho sprecato il mio primo mezzo secolo).

Dopo di che, forse bisognerebbe allargare lo zoom, e possiamo farlo in due modi: con gli indici o con i valori assoluti. Conviene farlo in entrambi i modi anche per aiutarvi a capire una cosa che agli idiots savants (sì, lo avete capito: è il termine colto per indicare i piddini antropologici) normalmente sfugge: quali informazioni forniscano gli indici.

In effetti, se osserviamo il primo grafico, notiamo che fatto 100 il 2005, nell'ultimo trimestre del 2022 i consumi non durevoli delle famiglie italiane sono a 85 e quelli delle famiglie francesi a 98 (quindi quelli italiani sono diminuiti del 15% e quelli delle famiglie francesi del 2%). Sorge quindi spontanea la domanda: ma se la diminuzione dei nostri consumi è sette volte quella dei consumi francesi, come mai non siamo andati in piazza noi?

Non è così strano, o, per l'esattezza: non è strano che non stiamo andando in piazza adesso (visto che, come già detto, in termini assoluti stiamo meglio noi dei francesi, dopo il loro ultimo tonfo).

Il punto è che, come potete vedere dal secondo grafico, nel 2005 (in effetti, dal 2000 al 2009) i consumi in beni non durevoli delle nostre famiglie erano superiori, e non di poco, a quelli delle famiglie francesi. Insomma: conducevamo una vita più agiata, come qualcuno ricorderà (certo non gli "scienziati" awanagana che vengono a scassarmi gli zenzeri su Twitter col mento ancora imbrattato dalla ricottina del rigurgitino, povere stelline...). In numeri, considerando i valori della popolazione al primo gennaio 2005, nel primo trimestre del 2005 in Francia la spesa pro capite delle famiglie in consumi non durevoli era di 84,7 miliardi diviso 62,7 milioni, cioè 1350,7 euro a trimestre (più o meno dove siamo noi ora), mentre in Italia era di 92,8 miliardi diviso 57,8 milioni, cioè 1605,6 euro a trimestre. Insomma: nel primo trimestre del 2005 (anno che scelgo solo perché è il riferimento degli indici Eurostat) gli italiani spendevano (pro capite) il 18,9% in più dei francesi in consumi durevoli, ma soprattutto spendevano il 20,2% in più di quanto gli stessi italiani spendono oggi.

Insomma: è vero che abbiamo fatto un bel tonfo da prima della crisi globale, ma è anche vero che stavamo molto meglio dei francesi, per cui oggi continuiamo a stare un po' meglio di loro, e in termini dinamici oggi l'impoverimento causato dall'ultima crisi è molto meno drammatico di quello che stanno sperimentando, purtroppo, le famiglie francesi.

Non è quindi strano che adesso in piazza ci vadano loro, come dicevo.

Quello che è strano è che mentre venivamo macellati dall'austerità (e non ditemi che non si vede quando è successo) in piazza non ci siamo scesi noi. Ma anche questo tanto strano non è: il macellaretto dell'epoca ci ha spiegato bene com'è andata, e il clima di quel periodo è riassunto da questa immagine diventata a giusto titolo iconica:


Non c'è nulla di male nel mantenere rapporti distesi con gli avversari: l'ho fatto anch'io con la Camusso quando l'ho incontrata (forse anche perché ero distratto da altro). Nel non combatterli, e nelle motivazioni per cui non li si è combattuti, però, qualcosa di male gli elettori potrebbero vederlo, e lo hanno visto.

Ora, come allora, io sono all'opposizione di questa roba qui, ora come allora dandovi i numeri e le ragioni della mia opposizione, ma ora, a differenza di allora, con qualche minimo margine di manovra in più per eradicare la malapianta che ci ha infestato, compromettendo in modo difficilmente rimarginabile il nostro benessere. Ci si sta lavorando, ma intanto, lo ribadisco: l'irrazionalità, dopo aver danneggiato chi l'ha subita, si sta rivoltando contro chi l'ha voluta. Non è Schadenfreude. Lo definirei piuttosto usare la forza dell'avversario: l'unica risorsa di chi ingaggia un combattimento in condizioni di inferiorità.

Tanto vi dovevo (o meglio, tanto dovevo al cuggino di Marco, che ora tornerà petulantemente alla riscossa...).

martedì 7 gennaio 2020

Teoria pura del piddinismo

...scusate: uno di voi, qualche tempo fa (si parla di almeno cinque anni) postò qui, o mi segnalò per email, un fantastico articolo, archiviato su SSRN, che quantificava l'impatto della literacy e della numeracy sui bias dei soggetti analizzati. Insomma: l'articolo dava rilevanza quantitativa al fenomeno qui tante volte analizzato euristicamente, secondo cui l'uomo che "sa di sapere", il semicolto, forte dei suoi imparaticci, è più restio ad apprendere concetti nuovi dell'ignorante, che è tabula rasa. Insomma: la "cultura" come corazza, anziché come chiave di lettura del reale. Se chi lo ha fatto è ancora vivo e presente, lo ringrazierei se ci segnalasse nuovamente quel lavoro, perché mi interessava seguirne gli sviluppi. Sono pressoché certo che quel filone di ricerca sarà stato debitamente sottofinanziato, ma intanto sarebbe utile sapere se aveva superato la mitica pirreviù...

mercoledì 18 settembre 2019

Leuropa e Lapace: la parola alla scienza

(...mentre a Pontida i fascioleghisti si dedicavano al loro sport preferito, il linciaggio dei martiri della democrazia, dei non violenti, due fascioleghisti, caratterizzati, com'è noto, da un livello di istruzione insufficiente, si intrattenevano, scambiando fonemi gutturali accompagnati da un rude linguaggio gestuale, su un tema speculativo, e quindi per ciò stesso fuori dalla loro portata: è scientificamente fondato affermare che Leuropa ci abbia dato Lapace, così come si sente affermare comunemente nei dibattiti? Il riassunto di quella conversazione è nell'email che vi riporto, che uno dei due fascioleghisti, quello che l'ha inviata, ha fatto tradurre dal bergamasco in italiano avvalendosi di un traduttore "de sinistra" - quindi uomo di mondo - e l'altro fascioleghista, quello che l'ha ricevuta, cioè io, fa leggere a voi, un po' perché io ormai capisco solo il bergamasco, e un po' perché se anche fosse scritta in bergamasco sicuramente non capirei quello che c'è scritto, non avendo conseguito presso la Facoltà di Statistica della Sapienza un dottorato in Scienze Economiche, a differenza di certi scienziati...)


Buongiorno Senatore Bagnai,

Come mi ha chiesto ieri a Pontida le invio l’articolo peer reviewed in cui si arriva alla conclusione che l'ultimo periodo di pace in Europa non è statisticamente significativo e che servirebbero ancora circa 150 anni di pace perché si possa dire che l’Europa è diventato un posto più pacifico dalla fine della Seconda guerra mondiale.

In questi mesi negli USA l’articolo è stato ripreso da diversi giornalisti.

L’autore è Aaron Clauset, Professore alla Colorado Boulder e membro del Santa Fe Institute for Complexity Studies. Clauset è considerato uno dei massimi esperti di analisi dei processi complessi. Suoi alcuni lavori molto citati sull’analisi quantitativa del terrorismo, e suoi alcuni metodi statistici oggi diffusamente usati per il test di ipotesi e la stima di parametri nel caso di distribuzioni power-law (NdCN: che personalmente avrei chiamato "leggi di potenza", con la "p" minuscola...).

Qualora possa interessarle, aggiungo alcune considerazioni personali.

(NdCN: qui ho tremato per lui, ma invece, come vedrete...)

L’articolo è molto rilevante perché pone fine a un dibattito che negli ultimi anni ha diviso la comunità di scienziati politici che si occupano di guerre e sicurezza internazionale. Fino a questo studio era predominante la corrente liberale, secondo cui la guerra sta diventando via via meno frequente per effetto dei processi di integrazione economica e del libero mercato.

Massimi esponenti di questa corrente di pensiero i liberali Azar Gat e Steven Pinker. In ultima analisi questi due sono i discendenti di Normann Angell, che nel 1909, in « The Great Illusion », argomentava che l’integrazione economica e politica degli stati europei aveva ormai reso la guerra in Europa un’opzione improponibile (NdCN: spectacularly ill-timed, un po' come il noto articolo di Frankel e Phillips, 1992, che affermava la raggiunta credibilità dello SME, o l'altrettanto - a voi - noto articolo di Jonung e Drea, 2010, che sosteneva come l'euro non se la stesse poi cavando così male, al contrario di quanto le solite malelingue avevano previsto).

Verso la fine di quest’anno dovrebbe uscire in italiano https://twitter.com/matteosalvinimi/status/1174069679809277953?s=20n iii« Only the dead : the persistence of war in the modern age », del Prof. Braumoeller, della Ohio State, che si propone di ricapitolare tutto quello che si sa ad oggi sull’analisi quantitativa dei conflitti e arriva alla conclusione che la guerra permane un rischio concreto, a dispetto del pensiero liberale.

A questo proposito mi viene in mente il lavoro di ricerca di Susan Woodward, del King’s College (NdCN: veramente mi sembra che sia a CUNY...), pubblicato in « Socialist Unemployment » in cui analizza come il dissolvimento della Ex-Yugoslavia e l’esplosione della violenza etnica siano stati resi possibili dalle politiche di austerity del FMI, dal debito denominato in dollari, dalle privatizzazioni.

In effetti, i lavori di Manus Midlarsky sull’eziologia del genocidio nel ventesimo secolo (« The Killing Trap ») e i lavori di Thomas Schelling sui processi di polarizzazione delle comunità multi-etniche portano al risultato che, per citare Midlarsky, « impoverimento della popolazione e società multiecnica sono una miscela esplosiva ».

Un’ultima nota: Libermann, in « Does Conquest Pay ? The exploitation of Occupied Industrial Societies » si pone il problema di quanto PIL si possa estrarre da una società industriale occupata militarmente, usando il case study delle occupazioni naziste. Se ricordo bene arriva a un limite del 30%. Si potrebbe usare questo dato come unità di misura per calcolare quanto sia distante da un’occupazione di tipo nazista il danno prodotto dalla Trojka in Grecia: tot anni di Trojka economicamente corrispondono a tot anni di occupazione nazista.

Ovviamente, essendo io un becero fascio-leghista, questa letteratura scientifica non l’ho mai letta, ma se l’avessi letta penserei che, posta in chiave divulgativa, sarebbe un interessante seminario per la scuola di formazione della Lega.

Grazie.

Cordiali saluti.

Fascio Leghista


(...compagno? Sì, tu, che ti aggiri per curiosità fra queste pagine! Come faccio a sapere che ci sei? Lo so, e basta. Volevo rassicurarti: la conversazione cui alludo non è mai avvenuta, e questa lettera non è mai stata scritta, quindi non è mai stata da me ricevuta, perché voi, solo voi, a sinistra, solo voi, il sale della Terra, i buoni, siete in grado di accedere alle fonti del sapere scientifico, che comunque non sono tali se non avvalorano le scemenze verità da voi propugnate. Quindi, ad esempio, se anche la lettera fosse stata scritta, non sarebbe comunque vero che Clauset ha 20731 citazioni, che Midlarsky insegna alla Rutgers, ecc. Tranquillo, tranquillo, noi siamo rozzi, noi non ci arriviamo: ci arrivate solo voi, i buoni, quelli che, in quanto buoni, possono esercitare qualsiasi violenza sui loro avversari, perché gli avversari dei buoni sono i cattivi, cioè quelli contro cui qualsiasi violenza, qualsiasi sopruso, qualsiasi squadrismo è lecito. Ecco: volevo proprio dirti che siccome oltre che cattivi siamo anche stupidi, puoi continuare a dormire tranquillo. Poi, noi, nella nostra ansia di redenzione, nel nostro anelito di elevarci al livello dei buoni, quando una lunga espiazione ci avrà purificato, quando ci saremo redenti dalla nostra tara originale, in poche ore faremo quello che voi, i buoni, vi proponete di fare. Ma siccome noi siamo cattivi, e stupidi, tranquillo, rilassati: quel momento non arriverà mai! Fidati! Si sa che io le previsioni le azzecco: e questa - quale? - è la previsione fondante di questo blog...)

(...ah, ovviamente voi vedrete come al solito il bicchiere mezzo vuoto. Io invece vedo quello mezzo pieno, ma per spiegarvi perché dovrei, con quelle competenze storiche e geografiche che da fascioleghista non ho, raccontarvi di quando, a 27°04′00″N 142°12′30″E, alcuni giapponesi cenarono col fegato. Eh, no, non il loro... ma non voglio tediarvi con questi dettagli! Ci ho già annoiato a lungo il capogruppo Molinari, nel corso di un alterco gutturale, di quelli che a noi sono propri. E poi, che ve ne importa!? A voi, Leuropa ha dato Lapace, e quindi voi state tranquilli, mentre noi ci mangiamo o comunque ci mangeremo il fegato, incapaci di comprendere le meraviglie della deflazione salariale, e dell'intrinseca instabilità sociale, determinate dall'esercito industriale di invasione...)

(...per i turisti del dibattito: il motivo per cui qui c'è la parte sana della nazione è che solo qui ci sono persone in grado di leggere un post simile e tutti i suoi link, o almeno di sforzarsi a farlo. Provateci anche voi, cari turisti del dibattito: capirete che in questo paese, senza che ne foste consapevoli, stava succedendo qualcosa. Non senza fatiga si giunge al fin. Ma questo, se sei di sinistra, non sai né chi l'ha scritto, né dov'è scritto...)

domenica 3 marzo 2019

Produzione scientifica (i coNpetenti...)

Il pomeriggio volge al termine, e non mi pare vero di aver passato tutta la giornata a casa. Fatemi spendere una mezz'oretta risicata, fra lo studio di una direttiva e quello di un disegno di legge, per mettere i puntini sulle "i" della parola "competenti". Ce n'è una sola, e in effetti il punto è uno, e solo uno. In ambito scientifico la competenza si misura coi risultati raggiunti in termini di pubblicazioni. Il resto interessa meno. Le pubblicazioni si valutano sotto almeno due profili: la quantità e la qualità (fare un'unica cosa bellissima e poi dormire sugli allori non è segno di grande vivacità intellettuale). La qualità, a sua volta, può misurarsi in tanti modi: soggettivamente, o con criteri oggettivi come il numero di citazioni, partendo dal presupposto che se un lavoro ha detto qualcosa di qualitativamente rilevante, di innovativo, di utile, sarà stato preso come riferimento da un numero elevato di lavori successivi.

Come vi ho spiegato in un altro post, per combinare queste due valutazioni (qualitativa e quantitativa) si usa un indice sintetico, il cosiddetto h-index, con l'acca di Hirsch. Un h-index pari a n indica che l'autore considerato ha n lavori citati almeno n volte. Quindi, un autore con 100 lavori dei quali uno solo citato 100 volte (e gli altri zero) avrà un h-index di uno, mentre uno con solo dieci lavori ognuno citato sole dieci volte avrà un h-index di 10. Naturalmente bisogna anche intendersi su cosa si intenda per pubblicazione scientifica, cioè su quale sia la "popolazione" (in senso statistico) da considerare per calcolare queste statistiche. Google Scholar è di manica abbastanza larga: considera ad esempio anche i saggi divulgativi (e quindi, nel mio caso, Il tramonto dell'euro). Il database utilizzato come riferimento dalla comunità scientifica italiana, in particolare ai fini dell'ASN, è, come vi ho spiegato a suo tempo, Scopus, che ha criteri di ammissibilità più stringenti. In effetti, quando fai domanda per l'abilitazione ti chiedono quante pubblicazioni scientifiche hai, e di queste quante sono Scopus, e di queste quante sono di classe A (tre insiemi sempre più ristretti, perché di qualità sempre più elevata - o almeno così si presume che sia).

Va anche notato che Scholar è di pubblico accesso, ma per avere un profilo (e quindi il calcolo del proprio impatto) occorre iscriversi. Scopus è a pagamento (è gestito da un editore molto prestigioso e abbastanza caro, Elsevier), ma il profilo degli autori viene creato automaticamente.

Credo possa essere un'utile informazione di servizio, e anche una risposta fattuale agli attacchi personali di quelli che "il professorino dell'università di provincia...", riportare gli h-index ad oggi di alcuni dei protagonisti del dibattito economico italiano, di alcuni dei tanti esperti che i media ci impongono plenis manibus.

Siete pronti?

Via!

Il professorino

L'onnipresente

Il collega della Camera bassa

Il collega della Camera alta

Il collega che ci ha ripensato

Il ministro Padoan

Il collega che "la crisi del mercato ipotecario americano è seria, ma difficilmente si trasformerà in una crisi finanziaria generalizzata"

Un altro collega

Un nostro amico


Parità di genere

Ora non vorrei che voi mi accusaste di deriva sessista, in pendenza di 8 marzo, perché non ho citato alcune delle esperte di economia che i nostri media ci propongono nei dibattiti. Il fatto è che io ho cercato su Scopus Irene Tinagli e Veronica De Romanis (due fra le colleghe più presenti, almeno sulla base delle mie osservazioni - ma ammetto di non essere molto attendibile perché la televisione la guardo poco). Purtroppo non le ho trovate. Questo significa che o mi sono sbagliato (nel qual caso mi scuso), o loro non hanno pubblicazioni Scopus. Comunque, in almeno un caso questo dato bibliometrico è compatibile con l'evidenza di cui disponiamo.

Precisazioni e conclusioni

Dico che Daniel Gros ci ha ripensato, perché molto dopo aver scritto con altri One market one money (il saggio finanziato dall'Unione Europea per dire che l'unione monetaria era una buona idea) ha poi scritto questa ritrattazione. Se vi foste dimenticati di dove il professor Giavazzi ha emesso la sua previsione non azzeccatissima, vi aiuto io: qui. Questo per le precisazioni.

Per trarre le conclusioni, partirei da una sintesi: su sette protagonisti del dibattito economico e politico italiano, tre stanno meglio di me in termini di produzione scientifica (Nannicini, Gros, e Giavazzi), uno come me (ma è un pochino più anziano: Padoan), e tre peggio di me (Cottarelli, Marattin e Puglisi, ma va precisato che i secondi due sono più giovani di me e almeno uno, l'ultimo, recupererà senz'altro, dato che difficilmente l'attività politica gli sottrarrà molto tempo). Va notato che gli attacchi personali alla mia integrità scientifica, come in qualche modo è fisiologico che sia, non sono mai venuti da chi sta messo meglio di me (in particolare, col collega Nannicini ho un rapporto cordiale e rispettoso), ma, come sempre, da chi sta messo peggio (per pietas non ho aggiunto Scacciavillani, il cui h-index è 2). Mi tengo la mia aurea mediocritas, pensando che chi dà dell'incompetente a me lo dà, in re ipsa, anche a Pier Carlo, o, forse, semplicemente non sa di che cosa stia parlando. Possiamo anche dirci che forse onnipresenza non rima con competenza, e certamente non rima con produzione scientifica.

Ma anche qui ci sarebbe da discutere, e vorrei essere molto chiaro su un punto. Io sono entrato in questo dibattito conscio dei miei limiti e delle mie potenzialità, e ho portato argomenti scientifici e fattuali (dati, paper miei o altrui, ecc.). Per lunghi anni sono stato attaccato con argomenti ad personam sulla qualità e quantità dei miei paper peer-reviewed. Io continuavo a ragionare in termini di argomenti, ma visto che molti continuano a ragionare in termini di bibliometria, e visto che la bibliometria, per definizione, produce risultati misurabili, ho esposto questi risultati non perché ci creda particolarmente io, ma perché chi voleva attaccarmi li ha usati (a vanvera) contro di me. Peccato (per lui) che chi ne esce male non sia io! Quindi, ad esempio, il fatto che l'onnipresente Cottarelli abbia un h-index inferiore al mio è un problema per i tanti cialtroni che mi attaccano sulla base della mia produzione scientifica, non per me, che so riconoscere il valore dell'esperienza di economista applicato maturata da Cottarelli (esperienza che necessariamente ha sottratto tempo alla produzione scientifica). A contrario, il fatto che Giavazzi abbia un h-index stellare non mi impressiona più di tanto, perché previsioni sbagliate come quella da lui emessa nel 2007, o anche ritrattazioni come quella da lui fatta in sordina nel 2015 (quando, dopo aver sostenuto per anni le politiche di austerità sulla base del fatto che eravamo in una crisi di debito pubblico, ammise che la crisi era di debito privato, cosa che qui sostenevamo da anni), mi aiutano a dare alla bibliometria il suo giusto valore.

A questo proposito: e Rossini? Bè, Rossini è uno dei componenti della mia commissione di abilitazione, che votò contro di me sostenendo che "titoli e pubblicazioni scientifiche di
Alberto Bagnai non sono ritenuti sufficienti per il conferimento dell'abilitazione". In effetti, a quei tempi il mio h-index era 6. Sempre maggiore di 5, ma un po' più basso. Per fortuna io non credo nella bibliometria, e quindi ho considerato inoppugnabile la sua valutazione qualitativa, così come è un dato inoppugnabile che il collega che mi ha valutato condivida con Marattin non solo un h-index più basso del mio (che, come vi ho detto, non vuol dire molto), ma anche l'appartenenza allo stesso dipartimento, dove ho molti amici (il che, ovviamente, non vuol dire nulla).

La sintesi estrema è che si dovrebbero sempre rispettare gli avversari, e si dovrebbero valutare le persone dai loro argomenti. La pratica della politica insegna a farlo, vi assicuro. Mi dispiace per chi non ha potuto, né potrà mai, fare questa fondamentale esperienza di maturazione.